Voce Speciale Padre Domenico

 

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La Voce delle Cese Speciale Padre Domenico 15 dicembre 2013

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Mensile gratuito della Pro-Loco di Cese dei Marsi Anno VIII - Edizione speciale - 15 Dicembre 2013 Osvaldo Cipollone - “Un’eco di note e di passi” (2010) PADRE DOMENICO DA CESE, UN FRATE CON LE STIMMATE Emidio Petracca, il futuro Padre Domenico, nasce a Cese il 27 marzo 1905 da Giovanni Petracca e Caterina Tucceri, che abitavano al n. 30 di Via Isonzo (all’epoca “Via del Pozzo”). A quei tempi il battesimo veniva celebrato subito dopo la nascita, e così avviene anche per quel bambino. La cerimonia viene officiata nella Chiesa di S. Maria dal parroco di allora, Don Antonio De Angelis (di Luco), affiancato da Don Serafino De Sperdutis di Cese. Al neonato viene imposto il nome del Santo invocato contro i terremoti; un segno premonitore, se si pensa che il bambino avrebbe vissuto la triste vicenda del sisma all’età di soli 10 anni. Quando crolla la chiesa parrocchiale, il 13 gennaio 1915, Emidio è presente alla messa del mattino; salvatosi dalle macerie, dopo qualche anno si fa frate, svolgendo principalmente il proprio impegno nel Santuario del Volto Santo a Manoppello (PE). Scompare il 17 settembre 1978, investito da un’auto a Torino, dove si era recato per visitare la Sacra Sindone. Di lui si dice che:  Da piccolissimo sia stato consacrato al Signore dalla madre.  A soli tre anni abbia avuto un malore accompagnato da sintomi erroneamente scambiati per poliomielite (la malattia infettiva a quei tempi era molto diffusa nel territorio). Sembra che le suppliche dirette alla Madonna di Cese abbiano contribuito alla guarigione del piccolo.  Dopo che la maestra aveva tenuto una lezione sul terremoto, egli abbia affermato: «Domani anche qui ci sarà il terremoto». Era il 12 gennaio del 1915, il giorno che precedette il sisma.  Sia stato estratto incolume dalle macerie della chiesa da un misterioso personaggio che non corrispondeva a nessuno dei suoi compaesani o parenti. Anni più tardi, Padre Domenico avrebbe riconosciuto nell’immagine del Volto Santo il proprio salvatore.  Avesse le stimmate alle mani, ai piedi ed al costato e le nascondesse coprendole con strisce di carta.  Abbia conosciuto direttamente Padre Pio da Pietrelcina, con cui sembra avesse stretto rapporti di amicizia e confidenza. Sembra sia stato anche testimone del dono di ubiquità di Padre Pio.  Rivolgendosi al giovane che lo aveva investito, l’abbia rassicurato dicendogli: «Non essere afflitto per me, oramai sono solo un povero vecchio frate …»

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Roberto Cipollone TRACCE CESENSI Su Padre Domenico sono state scritte numerose pagine riferibili a contesti ed ambiti d’interesse piuttosto ampi. Non è dunque ambizione di queste poche righe apportare contributi inediti ad un ritratto tanto complesso ed affascinante. Con questo numero speciale de “La Voce” vogliamo però raccogliere i tratti essenziali della sua figura per omaggiarne la memoria e lasciare una piccola traccia dell’affetto di Cese verso il “suo” frate. Un segno di vicinanza e partecipazione nella giornata in cui si ricorda il “messaggio di Padre Domenico a 35 anni dalla sua morte”. Un modo per mantenere vivi i suoi passi lungo la memoria di Cese. Il nostro borgo conserva ancora oggi orgogliosamente le spoglie di Padre Domenico presso la cappella di famiglia del cimitero. I segni più evidenti della devozione al frate di Cese sono rappresentati dalle continue visite alla sua tomba da parte di numerosi parrocchiani, fedeli e gente comune, che regolarmente giunge nel nostro paese soprattutto da Manoppello e dai paesi vicini. I messaggi lasciati sul quaderno delle presenze, gli oggetti ed i quadri portati in dono nella cappella conservano il senso del profondo legame tra i fedeli ed il padre spirituale. Fino a qualche tempo fa, inoltre, nella cappella cimiteriale erano conservate anche alcune bande di tessuto utilizzate da Padre Domenico per coprire le stimmate sulle mani, sui piedi e sul costato. Nel 2008, su proposta della comunità locale, l’Amministrazione Comunale di Avezzano ha posto una targa commemorativa sulla parete della casa nativa di Padre Domenico, in via Isonzo. La cerimonia si è svolta alla presenza di numerosi fedeli, di rappresentanze civili, militari e religiose, tra cui il Vescovo dei Marsi mons. Pietro Santoro, che ha benedetto la targa marmorea e ricordato la figura del frate. In foto: la casa natale, la targa, la tomba, i quadri dei fedeli nella cappella di famiglia ed un’immagine di Padre Domenico a Cese. 2

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CRONISTORIA DEL SUO PERCORSO RELIGIOSO               3 Novembre 1921 – Dopo molte insistenze, e dopo aver vinto la ritrosia del padre Giovanni, Emidio Petracca si presenta al Convento dei frati Cappuccini di Avezzano per diventare fra’ Domenico da Cese. Settembre 1922 – Entra nel Noviziato di Penne / Ottobre 1923 – Fa professione religiosa (prende i voti) Fine 1923 – Diventato religioso, viene inviato nel convento dell’Aquila per gli studi teologici. Inizi 1925 – Deve interrompere gli studi in seguito ad arruolamento presso la caserma di sanità a Firenze. Metà 1927 – Dopo 18 mesi è posto in congedo e torna all’Aquila per prepararsi alla professione solenne. 8 Aprile 1928 – Emette la professione Solenne nelle mani del Superiore Provinciale, Padre Roberto. 11 Ottobre 1931 - Viene ordinato sacerdote nella chiesa della Maternità di Maria, a Sulmona. Fine 1931 – Novello sacerdote, è nominato Cappellano presso l’ospedale civile dell’Aquila. 1935 – Passa nel convento di Avezzano come religioso e sacerdote residente. 1940 – Chiede di essere arruolato come Cappellano Militare e parte per Trieste, in zona di guerra. Metà anni ’40 – Svolge il ministero presso il Convento di Luco dei Marsi, dove rimane almeno sei anni. Primi anni ’50 – È riportata la sua presenza presso la chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso, a Trasacco, dove esegue alcuni lavori di restauro. Svolge il proprio ministero in diverse località della Marsica. 1954 – Entra nel Convento dei Cappuccini a Campli / 1964 (?) - Svolge il proprio ministero a Caramanico. 1965 – Dopo l’illuminante visita dell’anno precedente, chiede di poter entrare nel Santuario del Volto Santo a Manoppello, dove viene accolto nell’ottobre dello stesso anno. Vi rimarrà sino alla fine. Tratto da “Campli Nostra Notizie” Anno III Numero 11 Ottobre-Dicembre 2005 RICORDO DI PADRE DOMENICO A CAMPLI Anni ‘50. Convento dei Cappuccini a Campli. La freccia indica Padre Domenico. Dal 1954 al 1963 il convento Cappuccino di Campli ospitò Padre Domenico, francescano dotato di grande carisma da considerare un vero mistico dei nostri tempi. Ispirato taumaturgo, amico di San (Padre) Pio, annovera ancora oggi numerosi figli spirituali. A Campli molti ricordano la sua spiritualità; confessarsi con lui dava un sollievo speciale, riconciliava se stessi con il Signore. Le sue parole erano appaganti, piene di pace e serenità, davano la forza per affrontare con grazia anche la vita fatta di sacrifici. A ricordo del fruttuoso “passaggio” nella nostra comunità di Padre Domenico da Cese di Avezzano, ne ricordiamo la figura con una breve biografia tratta da un opuscolo redatto a testimonianza dei figli spirituali. Padre Domenico Cappuccino, al secolo Emidio Petracca, nacque a Cese di Avezzano (L’Aquila) il 27 marzo 1905. Nell’agosto 1942, quand’era cappellano militare, fece voto di vittima col consenso del Padre Guardiano cappuccino del convento di Ragusa (Croazia) e in quell’anno ebbe la stigmatizzazione sanguinante ai piedi, mani e costato, che egli copriva con carta, perché non era possibile trovare guanti e calze. Fino al 20 ottobre 1944 le piaghe rimasero con ferite continue - Stimmate che sanguinarono sino alla quaresima del 1974. Nell’ottobre del 1965 venne mandato a Manoppello dove vi é il Santuario del Volto Santo. Instancabile cantore del Volto di Cristo, ne ha diffuso il culto in varie parti d’Italia e all’estero. Anche a Ruvo di Puglia (BA) ha realizzato tale pubblica devozione per la quale tanto lavorò e tantissimo pregò. Inoltre formò l’ASSOCIAZIONE DEL VOLTO SANTO, la cui finalità é di scoprire il Volto di Cristo nei poveri, negli ammalati, nei vecchi, nei fanciulli, in tutti gli emarginati, convinti di fare a Cristo quanto, facciamo ad essi. Egli ripeteva sempre: «Tu ìl bene lo devi fare per amore di Dio e non per la riconoscenza umana, perché solo il Signore é riconoscente e sincero, solo Lui vede chi sei, e ci puoi contare, perché il Signore non inganna mai». Egli é stato uno spirito francescano che ha attirato a Cristo tante persone, cambiando letteralmente la propria vita. 3

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PADRE DOMENICO E IL VOLTO SANTO Nel 1964, Padre Domenico fu accompagnato a Manoppello da Padre Gaudenzio, prima di recarsi a Penne per gli esercizi spirituali. Il Superiore, Padre Enrico, verso sera lo portò a vedere il velo del Volto Santo. Padre Domenico, a tale vista, cadde in ginocchio e sembrò esultare. Il Padre Guardiano, che d’abitudine costatava lo stupore e la meraviglia di chiunque osservasse l’immagine, fu colpito da tale atteggiamento. Ne chiese il motivo. Padre Domenico assicurò il Superiore d’essere stato contento d’aver visto il velo. Anzi. Presolo sottobraccio, gli raccontò che l’Immagine del Volto Santo era il medesimo volto “tutto sangue” che lo venne a “scavare” dalle macerie, quando da ragazzo fu sepolto durante il terremoto. (Luigi Cozzi) Inizia così il percorso comune del frate e del Volto Santo, un “binomio inscindibile” che accompagnerà gran parte dell’impegno di fede di Padre Domenico. Di certo il Santuario di Manoppello, recentemente divenuto “Basilica”, deve molta dell’attuale predilezione dei fedeli al carisma, alla dedizione ed all’opera del frate di Cese. In breve, è il frate che ha promosso il culto del Volto Santo da quando fu mandato al convento di Manoppello. Questo è il suo primo e non unico merito. Quello che sappiamo e che abbiamo saputo sulla reliquia, lo dobbiamo alla sua intuizione mistica. Gli studi sul velo di bisso sono iniziati dopo circa vent’anni dalla sua morte e sono la conferma di quanto affermava il padre di Cese. (Michele Ippedico) Padre Domenico aveva una particolare devozione verso questo Volto ed era felice di poter guidare i pellegrini a contemplarne la bellezza da vicino. […] Ricerche scientifiche hanno confermato la sorprendente mancanza di pittura sul velo (che fa trasparire perfettamente il Volto dalle due facciate), sottile quanto le ali di una farfalla. Non è il volto della Passione, bensì della Risurrezione, come ha sempre affermato Padre Domenico. (Mario Sgarbossa) Nel 1977, in occasione del Congresso Eucaristico di Pescara, il Cappuccino organizzò una mostra fotografica con diverse immagini del sudario, destando l’interesse del giornalista Renzo Allegri. Il suo articolo venne notato nel 1979 da Suor Blandina Paschalis, trappista che in seguito avrebbe identificato una serie di coincidenze fisiognomiche tra il Volto Santo e la Sindone di Torino. «Era innamorato del Volto Santo; non poteva morire che così, contemplando le vestigia di Cristo nella Sindone di Torino», scrisse alla sua morte il Superiore Padre Luciano, rimarcando la nota che per molti va oltre il confine della pura coincidenza. 4

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PADRE DOMENICO E PADRE PIO DA PIETRELCINA A sinistra, Padre Pio negli anni ’20. A destra, Padre Domenico nei primi anni ’30. Il rapporto tra Padre Domenico e Padre Pio detiene un’importanza del tutto particolare nella comprensione delle loro vicende umane e religiose. Sembra che i due si conoscessero già dal 1940 ed avessero stretto un rapporto ideale molto forte. Quando già era asceso agli onori delle cronache, Padre Pio dirottava molti suoi fedeli dal frate di Cese, dicendo ai pellegrini abruzzesi: “Perché fate tanta strada per venirmi a trovare? Avete Padre Domenico!” Sulla relazione tra i due, scrive Mario Sgarbossa nel proprio saggio: «Come Padre Pio da Pietrelcina, Padre Domenico, appartiene all’Ordine francescano, che ha ridato alla cristianità freschezza e giovinezza: due “vecchi” campioni della santità che hanno calamitato attorno a sé devoti entusiasti, ma anche accese critiche di chi è stato a guardare e, forse, ad augurarsi una caduta. Padre Pio di Pietrelcina (Francesco Forgione, 1887-1968) e Padre Domenico da Cese (Emidio Petracca, 1905-1978), due vite parallele che s’incontrano misteriosamente per il particolare carisma della bilocazione e per la forza di catalizzare prodigi e grazie per quanti ricorrevano a loro, e sono migliaia. […] Voglio riferire di una testimonianza tra le tante che mi lasciò l’ex maresciallo dei carabinieri, Nicola Iacobone. “Una sera di maggio del 1976, telefonando a Padre Domenico si sentì dire: ‘Chiamami più tardi, c’è qui con me Padre Pio’. – Iacobone, indiscreto - Perché non me lo passi al telefono? - Qualche attimo di silenzio, poi la risposta di Padre Domenico - Non si può, il Volto Santo non lo permette” ». La circostanza più nota in relazione al legame tra Padre Pio e Padre Domenico è la diretta testimonianza di quest’ultimo all’ultimo episodio di bilocazione del Santo di Pietrelcina. Il tema ha calamitato l’interesse internazionale anche grazie ad alcuni articoli di stampa recentemente pubblicati. Per gli scettici può rappresentare una curiosità in più sulla vita del frate di Pietrelcina; per chi crede, è un prodigio riferito a una delle figure più controverse eppure più amate della fede cattolica, che svela oggi un legame inatteso con l’Abruzzo. A raccontare la vicenda che risale al 1968 è la rivista ufficiale del “Volto Santo” di Manoppello. All’alba del giorno precedente la sua morte, mentre si trovava fisicamente a San Giovanni Rotondo, Padre Pio (oggi San Pio) apparve ad un frate cappuccino, Padre Domenico da Cese, all’interno del Santuario di Manoppello. I due si conoscevano dal 1940 ed avevano stretto un rapporto ideale molto forte. Padre Domenico riferì a pochi intimi di aver visto il frate di Pietrelcina inginocchiato al primo banco del coro e con il capo tra le mani. Padre Pio si rivolgeva al volto santo, implorandolo: «Io non mi fido più – avrebbe detto rivolgendosi all’icona del Cristo - Prega per me. Arrivederci in Paradiso!». La notte successiva, il 23 settembre 1968, Padre Pio morì. La storia della «bilocazione» del santo era stata descritta nel 1979 da Bruno Sammaciccia, in uno scritto circolato tra una ristretta cerchia di persone. A confermarla è Padre Vincenzo D’Elpidio. È la prima volta che l’episodio è reso pubblico, «con la necessaria cautela – spiega il rettore del santuario, Padre Carmine Cucinelli – e senza alcun desiderio di sensazionalismo, soltanto perché utile per comprendere la vita di Padre Domenico». [“Il Tempo” - 10 Agosto 2005] Venerato ogni anno da decine di migliaia di fedeli, il “Volto Santo” era conosciuto da San Pio da Pietrelcina tramite padre Domenico, il quale gli portava immagini della reliquia nelle sue visite a San Giovanni Rotondo. «E’ il più grande miracolo che abbiamo», avrebbe detto Padre Pio al frate marsicano. […]Tra i casi di “bilocazione” attribuiti a padre Pio, la rivista del Santuario definisce l’episodio di Manoppello «forse quello più straordinario», pur con la «necessaria cautela e senza alcun desiderio di sensazionalismo». A confermare l’episodio è oggi un altro frate, Vincenzo D’Elpidio, il quale ne era stato messo a conoscenza dallo stesso padre Domenico, sia pure in modo sintetico, «per quella riservatezza che contrassegnava la vita del frate di Cese, che non amava parlare di sé». [La Gazzetta del Mezzogiorno] 5

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TESTIMONIANZE E SEGNI MISTICI Numerosissime sono le testimonianze documentate relative alle straordinarie facoltà di Padre Domenico; risulta pertanto impossibile riportarle tutte in queste poche righe. Tenteremo, ad ogni modo, di sintetizzare qui alcuni cenni utili a delineare meglio la sua figura e la sua eredità spirituale, ben consapevoli di quanto questo aspetto rappresenti la dimensione più complessa e delicata della vicenda. Ciascun lettore potrà dunque interpretare i “segni” e le testimonianze qui riportate alla luce delle proprie inclinazioni e del proprio credo, approfondendo necessariamente l’argomento con l’ausilio dei testi riportati in bibliografia. LE STIMMATE Il segno più eclatante, e allo stesso tempo controverso della “misticità” di Padre Domenico, è quello che lo ha a lungo accomunato a Padre Pio, ossia le stimmate. Dalle diverse testimonianze acquisite, si può dedurre che la stigmatizzazione sanguinante a piedi, mani e costato sia durata dal 1942 alla quaresima del 1974, mentre i primi dolori intensi risalgono al 1930. Il frate nascondeva le sanguinazioni con strisce di carta, alcune delle quali sono state poi raccolte in una teca nel cimitero di Cese. Sul tema, Mario Sgarbossa riporta le parole dello stesso frate: “Certo non avrei mai potuto supporre di diventare un giorno un’anima prediletta del mio Signore Gesù: una sua vittima, piagata per amor suo. Le piaghe danno dolore… Quello sulla parte esterna per lo più non è forte. La sofferenza più viva la provo internamente al cuore”. LA LOTTA CON IL MALIGNO “Avendo il demonio un certo potere su di me, egli mi disturba nei modi più diversi. I suoi assalti sono frequenti. Avvengono ogni giorno”, diceva Padre Domenico, aggiungendo: “Gli assalti più violenti li subisco quando sono coricato. Ora è una vociaccia, ora un trillo improvviso di campanello che mi sveglia di soprassalto. Sento colpi sul comodino o il petardo che scoppia da satana”. Sull’argomento, il giornalista e studioso Mario Sgarbossa riporta alcuni episodi sensazionali a lui riferiti dal maresciallo Nicola Iacobone. «Un giorno, racconta il maresciallo Nicola Iacobone che spesso era ospite del convento, padre Domenico si intrattenne oltre cinque ore da solo con un uomo che abitava nei pressi di Pescara. Il maresciallo Iacobone lo aveva accompagnato in auto fino alla sua abitazione e lo aveva atteso fuori tutto il tempo. Finalmente, verso mezzanotte, padre Domenico uscì da quella casa. Sembrava molto preoccupato e gli raccomandò più volte di guidare con prudenza sulla via del ritorno. Giunti a Manoppello, il maresciallo vide comparire dinanzi a padre Domenico la sagoma terrificante di un uomo tutto nero, alto circa due metri e completamente nudo. Ne fu così sconvolto che estrasse la pistola per sparargli, pensando a un aggressore, ma il frate lo fermò. Era inutile sparargli, gli spiegò, perché era Lucifero, che subito sparì e si inabissò in un pozzo accanto. Il diavolo era uscito dalla casa di quell’uomo che padre Domenico aveva convinto a rinunciare al peccato e voleva vendicarsi della bruciante sconfitta. […] Satana aveva quindi minacciato il cappuccino di spingere l’auto in un burrone sulla via del ritorno e padre Domenico aveva raccomandato al maresciallo di guidare con prudenza, invocando ripetutamente la protezione del Volto Santo di Gesù». LA BILOCAZIONE E L’ANGELO CUSTODE Da diverse fonti viene riferita la presenza visiva di Padre Domenico (nel cuore della notte) in casa di alcuni fedeli; altri, invece, in più occasioni ne incrociavano la figura in luoghi lontani dal Convento in cui era effettivamente presente. A quanti parlavano esplicitamente di bilocazione, Padre Domenico era solto rispondere: “È il mio Angelo custode che prende il mio posto”. L’arcangelo Michele è stata una presenza consueta nella vita del frate, che lo vedeva a sé vicino anche all’interno del confessionale, da dove riusciva a svelargli i segreti più nascosti dei penitenti. Nel 1979, a quasi un anno dalla morte di Padre Domenico, il cappellano militare don Aldo Bollini, ora defunto, offrì questa interessante testimonianza sulle sue frequenti “bilocazioni” al pari di Padre Pio: “Mia madre una volta mi disse che verso le tre del mattino, mentre pregava, aveva visto un frate grande e grosso attraversare la stanza mentre lei recitava un’Ave Maria; sia lei che io pensammo a Padre Domenico, col quale parlai appena tornato a Chieti. Ed egli mi confermò: «Mi avevi chiesto di pregare per tua madre ed io ci sono andato» ”. [Mario Sgarbossa] Il più rilevante episodio di bilocazione potrebbe essere quello relativo alla presenza del frate di Cese al funerale di Padre Pio. Alcuni dettagli in merito sono riportati più avanti (“Padre Domenico da Cese misteriosamente presente alla processione funebre di Padre Pio”). 6

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TESTIMONIANZE E SEGNI MISTICI LA PREVEGGENZA In relazione alle sue facoltà interpretative e previsionali, Bruno Sammaciccia, autore di uno dei primi studi sulla figura del frate di Cese, afferma: «Io non so se era profeta, un chiaroveggente o un ispirato, ma so che le sue previsioni di solito erano infallibili». La signora Caterina Di Fabio testimonia di essersi recata da Padre Domenico nel 1966 per cercare di sapere qualcosa su suo figlio Luigi, disperso in Russia nel 1941, e di aver ricevuto rassicurazioni dal frate, che le avrebbe detto: “Stai tranquilla che il prossimo anno ti ritornerà a casa con una moglie russa e due figli”. Dopo tredici mesi, la previsione si avverò in ogni minimo dettaglio. Da diversi autori è riferita la prodigiosa previsione di Padre Domenico circa le sorti delle successioni papali dell’anno 1978. Il 6 agosto 1978, durante la festa del Volto Santo, nel trambusto della folla, ad un certo punto si raccolse, occhi fissi al suolo, mormorando: «Paolo Vi sta morendo». A quanti più tardi gli chiedevano chi sarebbe stato il successore del papa defunto, formulò una doppia previsione, che lì per lì non fu compresa: «Il papa verrà dal mare» (Giovanni Paolo I da Venezia), poi soggiunse: «Il papa sarà uno straniero e verrà dal freddo, dal nord» (Giovanni Paolo II dalla Polonia). Anche “sorella morte” fu in qualche modo “vista in anticipo” da Padre Domenico, che ad alcuni confratelli e fedeli confidò in serenità: «Morirò vicino ad un marciapiede». LE GUARIGIONI Michele Ippedico, nel riportare la vicenda della devota Amalia Di Rella, fa riferimento a numerose testimonianze di fede ed a guarigioni documentate attribuibili a Padre Domenico. «Dopo la morte del frate sono state prodotte le prove dell’avvenuta guarigione di Amalia Di Rella e non solo di lei, ma molti hanno testimoniato i suoi carismi, adesso che la Chiesa ha aperto la causa di beatificazione». La signora Gina Orfei di Acqusanta Terme (Ascoli Piceno), devota di Padre Domenico, testimonia di essere stata da lui guarita da un tumore al seno alla fine degli anni ’70. Nel 1985 Felicia Vito in Paoletti, di Ascoli Piceno, guarì da un fibroma vescicolare dopo aver sentito la voce di Padre Domenico dirle “Ti ho fatto la grazia”. La signora Fernanda Gabrielli, amica di Felicia Vito, si rivolse a lei in seguito alla tremenda diagnosi di tumore al cervello per suo figlio Massimiliano; pregarono insieme Padre Domenico, e in qualche giorno il figlio guarì, dopo aver avvertito “un freddo rigido” sulla testa. Altea Andreozzi, di Macerata, testimonia di essere stata guarita da un fibroma all’utero per intercessione di Padre Domenico, e di aver da lui ricevuto altre grazie per sua madre e per suo figlio. Ulteriori guarigioni avvenute grazie a Padre Domenico sono riferite, fra gli altri, dall’ingegner Ciriaco Meldolesi e da Emanuele Del Vecchio. Suor Pia Agostina Lazzarini scrive esplicitamente che nel 1970 suo padre Giulio guarì perfettamente da tumore maligno al rene destro “per intercessione della preghiera di P. Domenico”, aggiungendo che in quel periodo lo stesso frate fu ricoverato all’ospedale SS. Annunziata di Chieti “per violente emorragie renali”. Nonostante i numerosi attestati ricevuti anche quando era in vita, il frate di Cese cercò sempre di frenare gli entusiasmi dei devoti. Ad un confratello che cercava di rendere i suoi carismi di pubblico dominio, ripeteva sempre: «Ne parlerai dopo la mia morte». BIBLIOGRAFIA SU PADRE DOMENICO • • • • • • • • AA.VV. “Testimonianze firmate da confratelli e fedeli scritti di P. Domenico da Cese, Frate Minore Cappuccino della Provincia d’Abruzzo” Paul Badde, “The Face of God. The Rediscovery of the True Face of Jesus” - Ignatius Press 2010 Osvaldo Cipollone, “Un’eco di note e di passi” - Mondo Stampa, Roma 2010 Luigi Cozzi, “Un fiore della Marsica, Padre Domenico da Cese” - I figli spirituali 2005 Paul MacLeod, “Padre Pio’s last visit” - The Voice of Padre Pio Bruno Sammaciccia, “Padre Domenico Cappuccino. Un grande spirito francescano” - Tip. Giuseppe Fagiani, Pescara 1979. Bruno Sammaciccia, “Gesù il Cristo. In memoria di Padre Domenico del Volto Santo cappuccino” Tip. Porziuncola. Santa Maria degli Angeli (PG) 1992. Mario Sgarbossa, “Padre Domenico da Cese e il mistero del Volto Santo di Manoppello” - Pescara 2007 7

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Michele Ippedico, “Da quando gli occhi di Dio guardarono la città di Ruvo” PADRE DOMENICO E LA STORIA DI AMALIA DI RELLA Amalia Di Rella nasce a Ruvo di Puglia il 25 maggio 1934. Dall’età di dieci anni comincia ad accusare un’infinita serie di malattie e malanni che la perseguiteranno per decenni. Dopo un primo pellegrinaggio a Manoppello, si reca una seconda volta presso il Santuario del Volto Santo nel maggio del 1970, insieme con il cognato e con le suore Alcantarine di Molfetta. Dopo quattro ore giungono a Manoppello e vanno direttamente al santuario. Nessuno immagina quello che le sta per accadere. In quel momento aveva il viso brutto, gonfio e flaccido. In chiesa la portano a braccio, simile ad una deposizione. Quando giungono di primo mattino la chiesa è vuota. Un frate apre la porta principale e, appena la vede, chiama un certo padre Domenico da Cese. Arriva un frate alto e robusto che fa impressione a guardarlo, con una barba lunghissima e bianca, un vocione dall’inconfondibile accento abruzzese. “Dove sta l’ammalata?” È il primo impatto che Amalia ha con padre Domenico da Cese. Questo uomo aveva ricevuto da Dio dei poteri straordinari. Era capace di scrutare nelle anime e rivelare peccati che la coscienza si sarebbe vergognata di confessare. Per un periodo della sua vita, ha avuto le stigmate alle mani e ai piedi, poi scomparse. A vederlo metteva soggezione, ma sotto la potenza del corpo maestoso, si nascondeva un tenerissimo bambino di Dio. Quando incontra Amalia, sembra che si beffi di lei, la prenda in giro per le sue pur documentate malattie. Le ordina di andare a vendere i ricordini e le corone nella navata destra, sotto lo sguardo perplesso di Michele Lobascio. Amalia ubbidisce attonita. Durante la festa, segue la processione sotto braccio del cognato che pensa: “Questa mi cade a terra da un momento all’altro.” Non è così. La futura Discepola del Volto Santo canta inni, mangia al convento, compreso il dolce, fino alla sazietà. Ritrova forze ed energie; è la guarigione dalle malattie ben documentate che la tormentavano. Padre Domenico la prende sotto la sua direzione spirituale. Ella gli narra della sua esistenza di malata e delle sue attese spirituali. La vita cambia da quel giorno. Sulla strada del ritorno da Manoppello, Amalia si sente forte e viva. Le sue energie si sono centuplicate. Il sorriso non riesce ad esprimere la gioia, eppure deve tacere. Quando i parenti la vedono, rimangono senza fiato. Sono stupiti. Si muove in modo tanto agevole quanto naturale. Non prende più medicine. È ridiventata bella e in salute iniziando una nuova giovinezza. Guarita, comincia ad intensificare la sua missione: dedicarsi agli ammalati e a far conoscere e ad adorare il volto di Cristo. Con padre Domenico progetta che una copia, la più bella possibile, sia sistemata nel Purgatorio. Da allora è stata bene, e i suoi successivi malesseri sono stati di natura mistica; lei li ha nascosti, ma grazie alla testimonianza di molti sono stati svelati dopo la sua morte. Questi fenomeni sono stati documenti dalla testimonianza dalle persone che l’hanno conosciuta, hanno visto e vissuto insieme sia nell’associazione di Ruvo che nella comunità di Andria. Il Signore vuole che stia bene per condurla all’altare. Infatti il 30 gennaio 1974 ottiene il ministero speciale dell'Eucarestia e l’11 febbraio 1976 prende la vestizione e i voti nella chiesa di Manoppello, consacrandosi alla Madonna del Carmelo. Il suo sogno si realizzerà appieno, quando prenderà quelli perpetui il 12 febbraio 1981, sotto Monsignor Garzia, nella chiesa del Purgatorio. 8

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LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE Lo scorso 25 novembre, l’Arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte ha reso pubblica la notizia che nella propria Arcidiocesi s’intende avviare “l’iter richiesto per la causa di beatificazione di fra’ Domenico da Cese, Cappuccino”. L’Arcivescovo ha comunicato che nel consiglio presbiterale tenutosi a Chieti il 17 ottobre, gli è pervenuta la richiesta per l’avvio della causa di padre Domenico Petracca da parte dei Cappuccini, e chiederà a Roma il nulla-osta per procedere. Padre Eugenio Di Giamberardino, parroco di Santa Maria Incoronata di Vasto e studioso del Volto Santo, ha scritto recentemente: «La notizia dell’avvio dell’iter diocesano è motivo di gioia per quanti hanno conosciuto padre Domenico e hanno sperimentato i benefici del suo ministero sacerdotale. Per ora si tratta solo dell'inizio di un percorso che richiederà tempo e lavoro». Il processo, in realtà, è iniziato già nel 2009, anno in cui il Rettore della Basilica del Volto Santo di Manoppello, padre Carmine Cucinelli, ed i confratelli, in primis Padre Eugenio Di Giamberardino e fra’ Vincenzo d’Elpidio, hanno avviato la ricerca e la raccolta di testimonianze e di scritti di Padre Domenico per la causa di beatificazione. Già nel 2006, la stessa causa era stata caldeggiata dal Vescovo di Sora Luca Brandolini, che aveva accompagnato il proprio desiderio con la preghiera riportata qui affianco. In merito al processo di beatificazione ed alle qualità di Padre Domenico, scrive il giornalista Mario Sgarbossa: «Le numerose testimonianze di guarigioni di confratelli e di persone d’ogni ceto sociale ottenute con le preghiere di Padre Domenico, prima e dopo la sua morte, sollecitano l’avvio dell’auspicata beatificazione. Esse sono state raccolte per iniziativa di uno dei confratelli, fra Vincenzo d’Elpidio, che ebbe il privilegio di viverle in prima persona». Aggiunge inoltre lo stesso autore, in merito alle prove a cui il frate era costantemente chiamato: «Il Signore, oltre ai dolori della sua Passione, cioè le stimmate non sanguinanti (sic), diede a padre Domenico delle sofferenze supplementari per riparare i peccati impuri dei sacerdoti che cedono alle tentazioni della carne. Per questo il diavolo lo picchiava e lo vessava senza tregua, soprattutto di notte, per disturbargli il sonno». In una commossa testimonianza, Padre Guglielmo Alimonti disse: “Era un santo sacerdote. Non parlo dei segni carismatici che erano sotto gli occhi di tutti e che tuttavia gli hanno procurato sofferenze e umiliazioni”. Il confratello elenca alcuni contrassegni della sua santità: “preghiera costante, grande carità con tutti e tanta tenerezza verso Gesù e la Madonna”. Padre Luciano Antonelli lo definisce maestro di semplicità e modestia: “Dall’infanzia alla morte, nella sofferenza e nella gioia, uomo di Dio, sempre per il bene dei fratelli”. Onori, quelli tributati al frate del Volto Santo, che sembrano stridere con la sua natura riservata e votata all’umiltà. Ad una delle sue figlie spirituali, suor Maria, così spiegò uno dei doni a lui maggiormente riconosciuti, il saper leggere nell’intimo delle anime. “Non sono un indovino come voi dite, ma è lo Spirito del Signore che illumina la mia mente per aiutare le anime che lo cercano con cuore sincero”. Un segno di estrema modestia, che non può che accrescere la stima nei confronti di questo “Servo di Dio” che auspichiamo poter chiamare presto “Beato”. 9

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DOCUMENTI E SCRITTI DI PADRE DOMENICO A destra, una breve lettera inviata dal frate ad una delle sue figlie spirituali, nel settembre del 1975. Scrive Padre Domenico: «Gentilisssima, prego tanto il Volto Santo del Nostro Signore Gesù Cristo per ottenervi le desiderate grazie. Vi benedico tutti di vero cuore». Seppur nella sua essenzialità, lo scritto testimonia la profonda fede del padre nel potere della preghiera e nella devozione al Volto Santo, confermando anche la sua grande disponibilità ad accogliere le istanze ed i moti d’animo di tutti i fedeli che si rivolgevano a lui. A destra, una lettera scritta in risposta al maresciallo Nicola Iacobone, suo amico e fedele devoto. Gennaio 1975. Gentilissimo Nicola, io devo sempre smentire quello che la (gente) vede o crede di vedere su di me o intorno a me, primo, perché quello che avviene intorno io non lo capisco. Secondo, quello che Gesù manifesta attraverso me non lo fa capire perché devo essere umile mansueto e paziente. Poi tutte quelle trasformazioni che voi chiedete le otterremo pregando sempre il Volto Santo vivente nel SS.mo Sudario che fu avvolto sul viso di Gesù e riporta le miracolose sembianze del Redentore e Salvatore del mondo. Gesù può fare su di voi tutto, è onnipotente e può darvi tutti i beni. Prego e vi benedico di vero cuore e vi auguro pace e bene, prosperità e lunga vita. P. Domenico Di recente è riapparso sul web un video ripreso da un documentario dell’Istituto Luce ed intitolato “Padre Domenico da Cese misteriosamente presente alla processione funebre di Padre Pio” (fotogramma in basso). La didascalia in lingua inglese recita: “Il frate con la lunga barba bianca che appare in video in basso a sinistra sembra essere proprio Padre Domenico da Cese (o Padre Domenico del Volto Santo) che assiste al funerale di Padre Pio. Coloro che lo conoscevano bene possono attestare che questa sia la sua immagine in persona. Ma lo stesso frate fu visto anche nel monastero dei Cappuccini (sua dimora), lontano 200 km dal luogo del funerale, allo stesso tempo”. In effetti il frate presente al funerale sembra essere proprio Padre Domenico, mentre le testimonianze dei confratelli confermano che egli, nella stessa data, si trovava in convento con loro. 10

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Immagini di Padre Domenico Padre Domenico ai tempi in cui era cappellano militare sul fronte dei Balcani. A Padre Pio, conosciuto proprio durante il conflitto bellico, nel 1940, il frate di Cese disse: “Non mi sono fatto frate per fare la guerra”. In contemplazione davanti a Gesù Crocifisso, che era il centro delle sue meditazioni quotidiane. Un fraterno gesto di gioia del frate, ritratto sull’altare della chiesa di Cese. Padre Domenico usualmente si prestava con semplicità all’obiettivo dei fotografi, poiché, diceva senza sottrarsi, “è il loro lavoro”. Padre Domenico a Cese, in visita alla nipote Caterina Petracca, qui ritratta con lui assieme al marito Franco Di Lorenzo e ad un’amica. Tra le dita l’immancabile rosario, che lo accompagnava sempre con il crocifisso. 11

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Immagini di Padre Domenico NUMERO SPECIALE DE “LA VOCE DELLE CESE” CURATO DA ROBERTO CIPOLLONE Per informazioni, proposte, commenti e suggerimenti scrivete a: Redazione “La Voce delle Cese”, Pro Loco Cese dei Marsi, Via C.Cattaneo 2, 67051 Cese di Avezzano (AQ) oppure a: lavocedellecese@tiscali.it . Sito web: www.lecese.it Pagina facebook: www.facebook.com/lavoce.dellecese

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