Oltre il Pil 2013 - Rapporto

 

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Rapporto oltre il Pil 2013

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Oltre il Pil 2013 La geografia del benessere nelle regioni italiane e nelle città metropolitane Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013 1

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Oltre il Pil 2013 La geografia del benessere nelle regioni italiane e nelle città metropolitane a cura di Unioncamere del Veneto - Area Studi e Ricerche Via delle Industrie, 19/d – 30175 Venezia Tel: 041 0999311 – Fax: 041 0999303 e-mail: centrostudi@ven.camcom.it web site: www.unioncameredelveneto.it Stampato nel mese di dicembre 2013 dalla Litostampa Veneta Srl – Venezia Mestre La riproduzione a fini non commerciali e/o diffusione parziale o totale dei testi e delle tavole contenute nel presente volume è consentita esclusivamente con la citazione completa della fonte: “Unioncamere del Veneto – Oltre il Pil 2013”

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Sommario Presentazione .......................................................................................................................................................... 3 Introduzione .............................................................................................................................................................5 1. Misurare il benessere oltre il Pil ................................................................................................................ 7 2. Il livello di benessere in Veneto e nelle regioni italiane .................................................................. 21 Un quadro d’insieme ........................................................................................................................................................ 23 Benessere materiale ........................................................................................................................................................ 31 Lavoro .................................................................................................................................................................................... 39 Istruzione ............................................................................................................................................................................... 47 Sicurezza ................................................................................................................................................................................ 53 Uso del tempo ..................................................................................................................................................................... 59 Rapporti personali e sociali ........................................................................................................................................... 65 Ambiente ................................................................................................................................................................................ 73 Salute ....................................................................................................................................................................................... 79 3. Il livello di benessere a Venezia e nelle città metropolitane .............................................................. 89 Un quadro d’insieme ........................................................................................................................................................ 91 Benessere materiale ..................................................................................................................................................... 101 Lavoro ................................................................................................................................................................................... 107 Istruzione ........................................................................................................................................................................... 113 Sicurezza ............................................................................................................................................................................ 119 Uso del tempo ..................................................................................................................................................................... 125 Rapporti personali e sociali ........................................................................................................................................ 131 Ambiente ............................................................................................................................................................................. 137 Salute ..................................................................................................................................................................................... 145 4. Conclusioni e sviluppi futuri .................................................................................................................... 157 Appunti e suggerimenti per i policy maker ........................................................................................................... 159 Sviluppi futuri del progetto .......................................................................................................................................160 Bibliografia e sitografia .................................................................................................................................... 161 Appendici (solo on-line) Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013 1

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La ricerca è stata promossa dalla Camera di Commercio di Venezia e realizzata da Unioncamere del Veneto, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nell’ambito del progetto “Oltre il Pil”. La progettazione della ricerca, la raccolta, la sistematizzazione, l’analisi dei dati e delle fonti sono state curate da un gruppo di lavoro coordinato da Serafino Pitingaro, responsabile dell’Area Studi e Ricerche di Unioncamere del Veneto e Silvio Giove, associato di Matematica Applicata dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e composto da Alessandra Grespan e Matteo Sostero di Unioncamere Veneto, Giovanni Bertin, Stefano Campostrini, Ludovico Carrino e Giovanni Rataj dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. La redazione del rapporto è stata curata dall’Area Studi e Ricerche di Unioncamere Veneto, con contributi di tutti i componenti del gruppo di lavoro. Un particolare ringraziamento va a Filomena Maggino dell’Università di Firenze, a Luca Farnia della Fondazione Eni “Enrico Mattei”, a Gianni Fasano dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, a Stefania Porchia della società Sinodè di Padova, a tutti gli esperti che hanno partecipato agli incontri di gruppo nei quali è stata utilizzata la Nominal Group Technique (NGT) e a tutti coloro che in qualità di tecnici ed esperti hanno partecipato alle riunioni del gruppo di lavoro “Oltre il Pil” per gli spunti, i consigli e i suggerimenti forniti durante le fasi di progettazione, stesura e revisione del rapporto. 2 Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013

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Presentazione Attualmente il Pil è lo strumento di misura maggiormente utilizzato dalle autorità per monitorare la situazione generale in cui si trova la società. È il parametro standard usato dai responsabili politici di tutto il mondo e ampiamente citato nei dibattiti pubblici. Tuttavia, oggi, con i cambiamenti intervenuti nel corso degli anni, il Pil non può più costituire l’unica chiave di lettura di tutte le questioni oggetto di dibattito politico. Nel 2008 l’effetto della crisi finanziaria ed economica, che ha investito tutti i Paesi avanzati, ma anche quelli emergenti, ha portato alla più grave recessione economica degli ultimi ottant’anni. Nell’attuale situazione d’incertezza è sempre più avvertita la necessità di misurare aspetti che vadano oltre quelli risultanti da transazioni di mercato o da processi economici formali. Pur essendo un indicatore importante della crescita economica, il Pil infatti non può essere l’unico indicatore ad orientare le politiche necessarie a far fronte alle sfide future poiché non esiste nessun nesso diretto tra la crescita economica e i progressi che riguardano altri aspetti della qualità della vita e che rispecchiano l’evolvere concreto della dimensione sociale, umana e ambientale di una collettività. La crisi economica diventa quindi l’occasione per rivedere i nostri modelli di sviluppo e ricercare una nuova idea di benessere. Per avere un ambiente ideale per lo sviluppo umano occorre puntare sulla revisione del nostro modello di sviluppo, non più basato sulla quantificazione della crescita ma su aspetti legati alla persona, alla famiglia e alle istituzioni: una società che non riesce a sviluppare e a valorizzare la personalità dei suoi cittadini perde in competitività. Seguendo il filone francese, inaugurato dalla cosiddetta “Commissione Stiglitz”, e anticipando quello nazionale, che fa riferimento al progetto BES (Benessere Equo e Sostenibile) dell’Istat, nell’ottobre 2009 Unioncamere Veneto e Camera di Commercio di Venezia hanno promosso e avviato, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, un progetto denominato “Oltre il Pil” con l’obiettivo di revisionare la misurazione del benessere, puntando a valorizzare le qualità e le eccellenze di un territorio oltre il dato del Pil. Il presente rapporto illustra i risultati raggiunti dal gruppo di lavoro “Oltre il Pil” in quattro anni di intenso lavoro di ricerca, analisi e sintesi. Tale contributo descrive l’impegno congiunto del sistema camerale veneto e dell’Università di Venezia nel proporre una metodologia che rappresenti il compromesso ottimale tra ricchezza informativa, disponibilità di dati statistici e capacità di tenere in considerazione la multidimensionalità intrinseca nell’esercizio di costruzione di un indicatore sintetico a livello regionale e locale per valutare il benessere e la qualità della vita. FERNANDO ZILIO Presidente Unioncamere del Veneto Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013 3

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Introduzione Il Pil è sicuramente l’indicatore che da più tempo costituisce il punto di partenza per il dibattito e la scelta delle politiche. La stessa comunità europea utilizza questa misura come base per stimare lo sviluppo dei singoli paesi e per valutarne la capacità di sostenere le spese pubbliche. La forza di questo indicatore, però, non sta nella sua capacità di rappresentare il benessere di un paese, o di uno specifico territorio, ma piuttosto nella sua relativa semplicità interpretativa, nella chiarezza e semplicità delle informazioni utilizzate ed infine nella sua comparabilità e diffusione in tutti i paesi. Del resto, la fragilità di questo indicatore è presente agli esperti ed ai politici da molti anni, e dal famoso discorso di Robert Kennedy si auspica un suo superamento. In altre parole noi costruiamo il dibattito sullo sviluppo a partire da informazioni che riteniamo essere poco capaci di informarci sul benessere delle popolazioni. Ora tentare di superare le criticità poste sul Pil significa riuscire a costruire indicatori che riescono a tener conto della complessità dei fattori che influenzano il benessere ma, contemporaneamente, riuscire a tradurre questa complessità in misure sufficientemente semplici per poter essere comprese e tradursi in flussi informativi comparabili anche con realtà territoriali lontane fra di loro. In questo dibattito si è innestato il lavoro di ricerca che qui presentiamo. Lo studio, di carattere sperimentale, si è posto l’obiettivo di portare un contributo al superamento delle criticità unanimemente espresse da studiosi e policy maker. In questa prospettiva, riteniamo che il lavoro di ricerca abbia tentato di: - - La ricerca ha sicuramente portato un contributo interessante per migliorare la capacità di analisi dei territori e ha messo a disposizione dei decisori un set di informazioni utili alla definizione delle politiche che possono contribuire allo sviluppo del benessere, ma ha anche aiutato a metter a fuoco le difficoltà ed i problemi aperti che dovranno essere affrontati per superare la fase di sperimentazione di misure alternative al Pil. In particolare, tali problemi attengono alla: - rappresentare non solo la dimensione economica, ma le diverse dimensioni che nel tempo la letteratura ha indicato essere importanti per la valutazione della qualità della vita della popolazione di uno specifico territorio; produrre una misura sintetica di benessere ed un insieme di indicatori che consentono di supportare le decisioni. Questa scelta consente di monitorare i cambiamenti nel benessere di una popolazione e, contemporaneamente, di analizzare quali dimensioni del benessere stanno contribuendo a migliorare o a peggiorare le condizioni di vita della popolazione. Dal punto di vista del decision making questo aiuta a tener conto della complessità dei fattori che oggi si associano al concetto dello sviluppo e della sua sostenibilità; coinvolgere gli stakeholder nella definizione delle regole di aggregazione delle dimensioni del benessere. Questa scelta è dovuta al convincimento che tale aggregazione è sempre soggettiva e che richiede una esplicitazione delle preferenze degli attori sociali che partecipano alla costruzione del benessere di un territorio. comparabilità trasversale o territoriale, in riferimento alla necessità di avere misure sub regionali (a livello di comune), che consentono di avere informazioni coerenti con i contesti di definizione delle politiche, e sovra nazionali e fra regioni di paesi diversi; comparabilità longitudinale o temporale. In questo caso il problema prevalente è dato dalla complessità sottesa alla frequenza temporale con cui vengono raccolte le informazioni che servono per rappresentare le diverse dimensioni del benessere; comparazione o, meglio, integrazione con altri studi che stanno affrontando le stesse problematiche in contesti territoriali diversi. Questa prospettiva è particolarmente importante perché la capacità informativa di questi indicatori non è (quasi mai) assoluta ed assume senso nell’assunzione di una prospettiva comparativa. 5 Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013

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Inoltre, il lavoro di ricerca ha evidenziato altre due tematiche importanti che meritano un approfondimento sul piano della riflessione teoria e su quello della sperimentazione empirica. Un primo tema riguarda il coinvolgimento degli stakeholder nella definizione della funzione di aggregazione dei singoli indicatori. Questa prospettiva è risultata molto utile e potenzialmente interessante perché consente di tener conto dei dibattiti nei sistemi locali che sviluppano le politiche, ma costituisce un possibile fattori di criticità nella comparazione dei territori considerati. Un secondo aspetto sul quale sviluppare la ricerca futura attiene alla sperimentazione dell’uso di queste misure nei processi decisionali utilizzati per la definizione delle politiche. In che misura questi indicatori possono supportare il confronto fra gli attori sociali, possono entrare nella definizione dei piani strategici territoriali e possono essere reali strumenti di monitoraggio degli effetti prodotti dai piani? Tutte queste sono questioni aperte che attengono al complesso processo che tiene insieme gli aspetti scientifici sottesi alla costruzione d’informazioni affidabili e capaci di rappresentare il benessere e le dinamiche decisionali che producono politiche di promozione del benessere di un determinato territorio. 6 Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013

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1. Misurare il benessere oltre il Pil Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013 7

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1. Misurare il benessere oltre il Pil 1.1 Cosa considerare per misurare il concetto di benessere? Definire cosa sia il benessere è sicuramente un compito delicato che pone non poche difficoltà. Si tratta infatti di un concetto che coinvolge molteplici ambiti e che può essere affrontato da numerosi punti di vista, aprendo questioni di carattere economico, sociale, ambientale, politico e addirittura etico. La multidimensionalità del benessere trova numerosi riscontri anche in letteratura (Rawls 1971, Townsend 1979, Sen 1985 e Nussbaum, 2000) che partono dal presupposto che porre l’attenzione sugli aspetti principalmente monetari delle condizioni di vita non sia sufficiente per ottenere un quadro attendibile ed organico sullo stato di benessere di un territorio. Proprio a causa della necessità di allargare la prospettiva dell’analisi, affrontare un tema come quello del benessere comporta un rischio ben preciso: quello di procedere senza una logica, senza una strategia, ed arrivare inevitabilmente ad uno stadio in cui mille punti di vista si confrontano senza avere la capacità di integrarsi in una strategia organica di approccio al tema. In poche parole, si rischia di rimanere fermi senza arrivare ad un punto di approdo e senza immergersi nelle profondità dell’argomento. Il progetto Oltre il Pil, avviato nell’ottobre 2009 da Unioncamere Veneto e Camera di Commercio di Venezia, in collaborazione con Università Ca’ Foscari di Venezia, è nato proprio per indagare queste profondità attraverso metodologie d’avanguardia e ricavarne dei risultati chiari, trasparenti e particolarmente utili specie nell’attuale fase di incertezza economica. Un’ipotesi comunemente condivisa (K.F. Schuessler, G.A. Fisher, 1985) e posta alla base delle analisi di benessere è quella che vede nella massimizzazione della qualità della vita l’obiettivo ultimo sia del singolo essere umano, sia dei programmi e delle politiche sociali adottate a livello pubblico. Al di là di ciò, il concetto di qualità di vita – o benessere – in sé è di difficile definizione, ed in linea di principio potrebbe essere composto da tante dimensioni quanti sono gli aspetti della vita umana. Questa sua particolare natura lo rende un argomento fortemente multidisciplinare, che può essere affrontato contemporaneamente negli aspetti sociologici, politici, psicologici e, non ultimi, economici. Nel modello di Liu (1975), ad esempio, ogni persona è espressa come una funzione di due variabili: PH, che riflette fattori fisici, e PS, che riflette fattori psicologici. I fattori fisici sono beni materiali e servizi pubblici (alloggio, istruzione, cure mediche, la protezione della polizia), ed i fattori psicologici sono elementi immateriali (autostima, la dignità, la mancanza di ansia). Il modello assume che siano le quantità relative di PH e PS a determinare la qualità di vita di un individuo. Definire la qualità della vita significa necessariamente indagare le due componenti che costituiscono il termine stesso: “qualità”, rappresenta il lato della valutazione; si vuole ottenere una misura, possibilmente compresa in un intervallo che abbia un limite inferiore ed un limite superiore, a cui far eventualmente corrispondere un giudizio di valore (qualità di vita “buona” o “scadente”), e da poter confrontare tra individui, gruppi sociali, nazioni, e nel tempo; “vita”, rappresenta la base filosofica, la definizione della dimensione umana e dei bisogni, materiali e immateriali, che l’uomo tenta di soddisfare. - Appare evidente come queste due componenti siano strettamente legate l’una all’altra: è impossibile procedere alla fase di valutazione se non si ha chiaro il multiforme insieme di variabili che vogliamo rappresentino la “vita”, e allo stesso tempo è difficile poter concettualmente inserire nell’analisi una variabile che non sia in alcun modo misurabile. È probabile che, stabilire cosa rappresenti la “vita” sia uno step che debba precedere quello di raccolta dei dati e di valutazione; tuttavia, la volontà di ottenere una quantificazione omnicomprensiva del benessere che possa essere confrontabile nel tempo e nello spazio si scontra spesso con una disponibilità di dati insoddisfacente, sia per materiale assenza di dati, sia per gli eccessivi costi e tempi di reperimento degli stessi. La problematica di misurazione deve dunque esser tenuta in considerazione durante la fase di costruzione teorica. Vi sono diversi modi di “disegnare” un’analisi sulla qualità della vita: si può concentrare l’attenzione sull’individuo piuttosto che sulla società in genere, si possono individuare un insieme di aspetti oggettivi che siano rappresentativi di una buona vita, oppure una serie di variabili soggettive dalle quali inferire valutazioni sulla soddisfazione, sulla felicità o in generale sullo stato d’animo degli individui. Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013 9

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Questo vasto insieme di variabili oggettive o soggettive può riferirsi ad aspetti funzionali della vita (attività individuali come lavorare o viaggiare, oppure condizioni personali come il grado di istruzione, di reddito o di salute) piuttosto che ad un insieme di capacità come, ad esempio, il godimento di servizi essenziali, la partecipazione alla vita pubblica, le relazioni interpersonali. La scelta di quali elementi siano o meno costitutivi del benessere è di certo un passaggio arbitrario dell’analisi – talvolta esposto a controversie - e può essere influenzato anche da considerazioni di carattere temporale o geografico (adattare la scelta alle caratteristiche del territorio o alle caratteristiche socio-economiche prevalenti), oppure dall’obiettivo dell’analisi (se, ad esempio, si ha la necessità di dover confrontare aree geografiche molto diverse tra loro, ciò potrebbe imporre di restringere la scelta ai soli indicatori reperibili in tutti i territori oggetto d’indagine). 1. Misurare il benessere oltre il Pil 1.2 Le problematiche legate al Pil come indicatore di benessere Le brevi considerazioni teoriche fin qui esposte hanno delineato le complessità insite in un’analisi sul benessere e, pur non fornendo delle soluzioni perfette sul come risolverle, mettono in guardia da approcci che presentano strumenti relativamente semplici e immediati per indagare le condizioni di benessere di un territorio. In particolare è illusorio usare il Prodotto interno lordo (Pil) come misura sintetica del benessere di un territorio. L’incapacità del Pil di rappresentare il benessere di una popolazione è un argomento riconosciuto a livello scientifico, politico e condiviso dalla maggior parte dei decision maker che contribuiscono allo sviluppo locale. Introdotto dopo la grande depressione americana del 1929, l’utilizzo del Pil come indicatore sintetico fu immediatamente criticato dallo stesso Simon Kuznets (1946), economista a capo dello staff di ricercatori addetti alla sua definizione. Egli constatò subito che il suo impiego andava oltre le intenzioni e affermò che “il benessere di una nazione difficilmente può essere rappresentato da una misura della produzione come il Pil”, invitando dunque il Senato americano ad usarlo con maggiore cautela. Successivamente, Robert Kennedy nel 1968 lo definì una misura troppo limitativa che sottostima il livello e gli standard di vita di una collettività1. Il Pil fin dall’inizio è stato quindi messo in discussione e, nel corso degli anni, è stato continuamente contrassegnato da critiche dirette e indirette. Le critiche dirette riguardavano le modalità di calcolo, le voci prese in considerazione e quelle escluse, quelle indirette sono comparse con l’evoluzione del concetto di benessere tra gli economisti allontanandosi nel tempo dalle misure quantitative e monetarie e spostandosi sempre più verso elementi soggettivi di valutazione degli individui e delle condizioni di vita delle società. Il Pil è nato quando l’obiettivo maggiore era la crescita economica, ma non si può mirare solo a questa finalità dinnanzi ai problemi ambientali, alle disuguaglianze e alla globalizzazione. Così, a poco a poco il Pil è stato smitizzato e nel corso degli anni è sorto un movimento pluri-decennale che ha messo in luce i limiti del Pil evidenziando tre aspetti2: 1. 2. 3. In sostanza, alla base delle correnti di pensiero che destabilizzano tale indicatore c’è la convinzione che “è difficile riconoscere nel Pil un indice credibile del benessere, perché è lecito dubitare che basti un numero a esprimere un concetto così complesso”3. La disputa sui limiti del Pil e sulla distinzione tra crescita economica e concetti di benessere e sviluppo viene dunque da lontano e segue tappe ben precise che hanno rafforzato il dibattito sull’importanza della multidimensionalità dello sviluppo (UNDPT 1992, Sen 1993, OECD 2004). 1 2 3 il Pil non è un buon misuratore del benessere; il modello di benessere perseguito e identificato con la crescita del Pil non si può estendere al mondo e la sua crescita non solo non va perseguita in assoluto ma va controllata e contenuta; esiste una sostanziale differenza tra crescita economica e i concetti di benessere e di sviluppo. 10 “Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta” (discorso di Robert Kennedy, 1968). Carra A. E. (2010). Dacrema P. (2007). Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013

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Recentemente un forte impulso è stato dato dalla Commissione Stiglitz4 che ha suggerito di spostare l’enfasi dalla misura della produzione economica verso il benessere delle persone. La Commissione ha ribadito come molte delle determinanti del benessere non siano risorse monetarie bensì condizioni legate alla vita di ciascuno di noi (salute, relazioni interpersonali, ambiente di lavoro, qualità delle istituzioni, tempo libero). Inoltre, le risorse monetarie potrebbero non essere accessibili per tutti allo stesso modo, potrebbero non essere disponibili sul mercato o avere dei prezzi non uniformi a livello territoriale, il che renderebbe più problematico un confronto in termini di reddito reale. In ogni caso, un approccio che fondi la misura del benessere sulla disponibilità di determinate risorse, monetarie o non monetarie, sarebbe comunque insufficiente: le modalità stesse in cui esse concorrono a formare il benessere variano da individuo a individuo, tanto che anche chi avesse una dotazione più povera in termini di risorse potrebbe comunque raggiungere un livello di felicità e di soddisfazione maggiore rispetto ad un individuo più ricco, grazie ad una maggiore capacità di apprezzare (e di sfruttare) ciò che ha a sua disposizione. Limitare dunque l’analisi del benessere ad un aggregato di beni e servizi consumati e al reddito porterebbe l’analisi a risultati incompleti e inadeguati. È quindi chiaro che il Pil come misura (unica) del benessere ha delle forti limitazioni, ed è necessario estendere le misurazioni ad altre dimensioni, in particolare quelle ambientali e sociali. I lavori della Commissione Stiglitz hanno stimolato un ampio dibattito a livello internazionale ed un susseguirsi di proposte operative da parte di enti di ricerca ma anche di governi locali. Numerosi sono stati gli approcci che anche a livello italiano hanno suggerito indicatori e metodi di analisi, fino alla recente iniziativa congiunta CNEL-ISTAT per misurare il Benessere Equo e Sostenibile (BES)5. Seguendo questo filone, Camera di Commercio di Venezia, Unioncamere Veneto ed Università di Venezia hanno istituito un gruppo di lavoro per proporre una metodologia che rappresenti il compromesso ottimale tra ricchezza informativa, disponibilità di dati, capacità di tenere in debita considerazione la multidimensionalità intrinseca nell’esercizio di costruzione di un indicatore aggregato a livello regionale e locale6. 1. Misurare il benessere oltre il Pil 1.3 La proposta di un modello di analisi del benessere Arrivare ad una definizione della qualità di vita rappresenta, come si è già ricordato, una fase cruciale dell’analisi. La scelta di quali elementi includere o escludere è inevitabilmente condizionata dalle intenzioni e dalle convinzioni dei ricercatori, ed è per questo che il gruppo di lavoro ha condotto un’approfondita analisi della letteratura e delle esperienze già condotte sul tema, in modo di poter basare il proprio lavoro su fondamenta solide e riconosciute in campo accademico a livello mondiale. Il core del progetto Oltre il Pil fa fondamento sulle indicazioni fornite dalla Commissione Stiglitz e in particolare sulle macro aree della qualità di vita da essa proposte e sulla cui rilevanza vi è un significativo accordo nella letteratura recente sull’argomento. Partendo dalle otto aree tematiche suggerite da Stiglitz, Sen e Fitoussi, il gruppo di lavoro ha elaborato un framework concettuale secondo un sistema gerarchico ad albero (decisional tree structure). Il fulcro del framework concettuale è ovviamente il concetto di benessere che, nell’albero gerarchico rappresenta il punto più alto (radice), o meglio, il punto di arrivo che culmina in un indicatore sintetico di benessere (figura 1.1). Come già detto, il concetto di benessere non è di semplice definizione perché può essere affrontato da numerosi punti di vista. Spesso però nel considerare il concetto di benessere bisogna tener conto anche di un altro concetto di altrettanta importanza: quello della sostenibilità. Può considerarsi uno sviluppo del benessere uno scenario in cui l’ambito economico è solido, ma questo a scapito dell’ambiente e delle persone? È questo uno sviluppo sostenibile? 4 5 6 Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013 Per approfondimenti si vedano i documenti della Commission on the Measurement of Economic Performance and social Progress, http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/en/index.htm. Per approfondimenti si vedano i documenti disponibili su http://www.misuredelbenessere.it Per approfondimenti si rinvia ai documenti disponibili su http://www.oltreilpil.it 11

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Figura 1.1 – La struttura dell’albero gerarchico: i primi due livelli 1. Misurare il benessere oltre il Pil Il concetto di sviluppo sostenibile impone la necessità di considerare contemporaneamente tre ambiti essenziali: economia, società e ambiente. Nello schema concettuale essi rappresentano tre colonne portanti denominate pilastri fortemente legate al concetto di sostenibilità7. Gli individui, l’ambiente e i sistemi economici sono, indiscutibilmente, connessi e correlati: si pensi, per esempio, ai diversi contesti politici dei paesi europei, dove vengono attuate politiche di sviluppo diverse (dovute essenzialmente a diversità territoriali e marginalità differenti), ma dove gli obiettivi finali sono spesso condivisi e delineati da indirizzi comunitari. La crescita economica resta sicuramente determinante (difficile pensare ad una società priva di investimenti), ma da sola, senza la comprensione di tutti i fattori che contribuiscono al benessere, non può ridursi ad essere l’unico obiettivo da considerare. La crescita economica è inoltre correlata al miglioramento della qualità della vita (come per esempio l’aumento dei livelli di istruzione o delle speranza di vita alla nascita), ma questo non spiega come questa crescita si sviluppa, se essa durerà, e se certi settori, fondamentali per il benessere, vengano trascurati a scapito di altri. Rientrano all’interno di questo pensiero le questioni degli squilibri economici, dell’impoverimento delle risorse ambientali, di una maggiore coesione all’interno della società. Inoltre, uno sviluppo sostenibile introduce concetti come salari equi, profitti ragionevoli, politiche per le fasce deboli, impatto ambientale. Questi concetti sono anche alla base delle possibili sinergie fra i tre pilastri, e di come sia possibile, per esempio, uno sviluppo ambientale anche legato ad uno sviluppo economico (si pensi all’ampio dibattito intorno alla green economy). Lo sviluppo sostenibile ha quindi delle caratteristiche prettamente multidimensionali, e richiede una considerazione simultanea dei tre pilastri che lo compongono, che sono così definiti: - - Proprio per l’importanza del concetto di sostenibilità, il framework concettuale ha previsto anche un indice sintetico che lo rappresenti. L’indice di sostenibilità costituisce una risorsa aggiuntiva in termini 7 la sostenibilità sociale (pilastro società), che può essere descritta come la capacità di sostenere uno sviluppo del benessere umano in ambiti fondamentali come la sicurezza, l’istruzione o i rapporti personali senza eccessive discriminazioni tra individui o gruppi di individui; la sostenibilità ambientale (pilastro ambiente), che rappresenta la capacità di proteggere e di valorizzare, all’interno del proprio territorio, l’ambiente in quanto peculiarità unica del territorio stesso, garantendo le funzioni di: supporto alla vita degli organismi viventi; fornire le risorse naturali come acqua, ossigeno e così via, e le materie prime per i processi produttivi; ed infine come bene estetico per il benessere della vita umana (Pireddu 2002); la sostenibilità economica (pilastro economia), che si può intendere come la capacità di un sistema economico di produrre una crescita durevole generando reddito e lavoro utili al sostentamento degli individui. 12 A livello legislativo comunitario l’articolo 3, comma 3, del Trattato dell’UE si stabilisce che: “L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico”. Per approfondimento si consulti il sito http://europa.eu/legislation_summaries/, riassunto ufficiale del Trattato dell’Unione europea. Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013

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di comprensione del benessere di un territorio perché permette di verificare laddove il benessere sia anche sostenibile. Ai tre pillastri della sostenibilità, se ne aggiunge un altro, a sé stante, che rappresenta il quarto pilastro del framework concettuale e senza il quale non si può pensare di dare una definizione esauriente di benessere: il pilastro della salute. La scelta di analizzare separatamente tale pilastro è stato il risultato di una approfondita riflessione del gruppo di lavoro, in quanto in letteratura si tende ad inserire tale aspetto all’interno del pilastro della società. La salute, definita come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”8, è un fattore fondamentale da considerare e influenza fortemente sia la lunghezza che la qualità della vita di una persona. Scarsi livelli di qualità di vita possono certamente dipendere da precarie condizioni di salute9, sotto forma di difficoltà fisica o mentale, che possono precludere o limitare la piena partecipazione alla vita sociale. Anche una condizione di sofferenza dovuta ad altri fattori, come per esempio l’essere disoccupati, può col tempo generare od aggravare lo stato di salute. La capacità, da parte della comunità in cui si vive, di offrire sostegno, assistenza e cure a coloro i quali soffrano di malattie di ogni genere, siano esse contratte alla nascita piuttosto che durante la vita lavorativa o nella vecchiaia, costituisce un fattore fondamentale della qualità di vita individuale. Una società non prospera in condizioni negative di salute. Le implicazioni che questo comporta sono molteplici, sia da un punto di vista strutturale (si pensi all’invecchiamento della popolazione e su quanto questo influisca sulle scelte di politica previdenziale), sia sotto la prospettiva che più direttamente coinvolge la condizione di salute nella popolazione (ad esempio le politiche di prevenzione della salute, intese come investimento su di uno stato futuro di salute migliore, con aspettative di vita e condizioni di salute più favorevoli). La difficoltà di sintetizzare un concetto così complesso in pochi indicatori che ne siano sufficientemente rappresentativi e che, soprattutto, sappiano cogliere le differenze, ha portato quindi alla scelta di analizzare separatamente il pilastro della salute, rispetto alle altre colonne portanti dell’albero gerarchico. Figura 1.2 – La struttura dell’albero gerarchico: i primi tre livelli 1. Misurare il benessere oltre il Pil 8 9 Unioncamere del Veneto - Oltre il Pil 2013 Preambolo della Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), adottato durante la Conferenza Internazionale sulla Salute, New York 1946 ed entrata ufficialmente in vigore nell’aprile del 1948. Si veda Stiglitz et al. (2009), p.156. 13

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