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60 pagine di 152

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In copertina: Lido delle bionde, Sirmione. © Battista Lazzarini 2012.

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Guardare Oltre... di Battista Lazzarini Vedere il mondo con occhi nuovi, occhi del cuore... Numeri Primi Editore

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Numeri Primi Editore © 2012 - Via Castello 183, Serle (Brescia) ISBN 978-88-97456-05-6 p r o p r i e t à l e t t e r a r i a r i s e r v a t a Guardare Oltre Prima edizione Dicembre 2013 Copyright © 2013_ Numeri Primi Editore

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“Non vogliamo dimostrare niente, vogliamo solo mostrare”. Federico Fellini

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Questa è la superficie. Pensa adesso - o meglio intuisci - che cosa c’è di là da essa, che cosa deve essere la realtà se questo è il suo aspetto. Susan Sontag

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11 Introduzione Nella pratica della fotografia ho scoperto la possibilità di sostare, in silenzio, faccia a faccia col mondo, di vivere una rinnovata unione col reale grazie alla quale trarre maggior vitalità e consapevolezza. Col tempo si è reso evidente che l’obiettivo di tale pratica non era tanto il conseguimento di un risultato puramente estetico, quanto il vivere un’esperienza che mi aiutasse ad entrare in contatto con zone profonde del mio essere, che mi addestrasse a cogliere le mie sensazioni, emozioni, che mi aprisse alla novità e al mistero, che mi avvicinasse all’Altro, educandomi ad una disponibilità all’incontro1. La fotografia, ora mi è chiaro, è per coloro che “la fanno” e non solo per coloro che “la guardano”; grazie a lei ho ritrovato istinti semplici, ho riscoperto primitive sensazioni. In un’epoca in cui la visione è inquadrata, diretta, La massima conoscenza è sapere che siamo circondati dal mistero. Albert Schweitzer Un uomo che a cinquant'anni vede il mondo come lo vedeva a venti, ha sprecato trent'anni della sua vita. Muhammad Ali 1 Il filosofo francese Emmanuel Lévinas ha indagato a fondo la relazione all’Altro. L’Altro ci scompiglia, risveglia, inquieta, ci “disintossica” dalla velenosa ossessione della nostra identità, dal problema dell’io. Tra sé e l’Altro non deve esserci tuttavia sintesi poiché è proprio in questa differenza che si riconosce il valore prezioso dell’unicità. Non dobbiamo aver paura dell’Altro, ma metterci in relazione, essere “disponibili” all’incontro. Emmanuel Lévinas, La traccia dell'altro, Pironti, Napoli, 1979.

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12 manipolata dai mezzi di comunicazione, la fotografia potrebbe avere un ruolo importante nel riappropriarsi di una libertà visiva; avere la possibilità di decidere cosa guardare, cosa far vedere e come, è un grande piacere fisico e spirituale 2. La pratica fotografica ha il potere di guidare lo sguardo oltre: al di là delle apparenze e della superficialità, oltre la banalità del pregiudizio e dell’esteriorità, di guidarlo verso ciò che è essenziale. Questo percorso virtuoso non tollera la frenesia, ma cresce e si sviluppa in chi ha la pazienza di praticare con costanza. L’esperienza del vedere è spesso attutita, contratta, condizionata: non si è capaci di aspettare, di rinunciare ai pensieri, non si è attenti alle percezioni più fini, siamo irrigiditi, distaccati, distratti dal fare, dal produrre. Bisogna vedere e udire ma saper tacere. B. Gracián y Morales La vita di oggi, in particolare, impone di prevedere e pianificare, focalizzando l’attenzione unicamente su ciò che è noto e conosciuto, sui dati in proprio possesso, non c’è più tempo per “guardarsi attorno”, di provare piacere osservando, di contemplare l’unicità e la varietà di ciò che ci circonda. Così si preferisce l’aridità di un concetto all’esperienza, sostituendo la In questo mondo non vediamo le cose come sono. Le vediamo come siamo, perché ciò che vediamo dipende principalmente da ciò che stiamo cercando. John Lubbock fredda astrazione del ragionamento alla realtà viva e molteplice. Per chi perpetua inconsapevolmente queste abitudini, la vita diventa ripetitiva, noiosa, sterile. Lo sguardo gradualmente si spegne, diviene incapace di gettare nuova luce sul mondo, la realtà appare nota, scontata, svuotata di qualsiasi attrattiva. Tutto scivola tiepidamente addosso: si è storditi, anestetizzati. Talvolta 2 Sylvain Roumette nell’intervista a Robert Doisneau in: Robert Doisneau, Fotonote, Contrasto, 2006.

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13 un evento improvviso e straordinario sembra poter riaccendere il sopito interesse per la vita... Ma ahimè, per breve tempo. La fotografia può facilitare la crescita delle facoltà creative3, educare ad uno stile di vita più energico e positivo, più umano; aiuta ad aprire gli occhi del cuore, a dare così del tu, finalmente, alle cose; educa a sentirle, non solo a pensarle, a cogliere la realtà in modo diretto, a vivere una forma più intensa di conoscenza. Se, nel silenzio dei pensieri, si provasse per un istante a rinunciare al rumore del mondo4 , allora ci si potrebbe stupire per le cose più semplici. Se solo si avesse il coraggio di guardare oltre, con la voglia di cogliere qualcosa in più di se stessi e del mondo, se solo non si avesse quella dannata paura di cambiare, sarebbe donata la possibilità di afferrare “immediatamente la totalità e l’individualità di tutte le cose5”. Mi chiedo, del resto se sia ancora possibile invertire la rotta e tornare così a vedere e a sentire, finalmente, il sapore delle cose. Ne ho la speranza! Si dovrebbe dimenticare tutto per imparare di nuovo a guardare, smettere di credere di sapere, per avvertire nuovamente il desiderio di sentire le cose. Osservare, stupirsi, contemplare: tracce È un pensatore: vale a dire è bravo a vedere le cose più semplici di quel che sono. Friedrich Nietzsche La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose. Henry Miller 3 Ho creduto prudente non abusare di alcune parole quali: “arte, artistico, artista” per via dei fraintendimenti a cui danno spesso luogo. Cos’è comunemente l’arte, chi è per tutti l’artista? Forse è colui che ottiene consenso e successo, il genio dotato di raro talento e d’un innato estro creativo? Io credo invece che i valori e i beni da esse significati, siano generosamente concessi, se pur in varia forma e grado, a tutta l’umanità e che ognuno abbia il dovere di accrescerli e condividerli per un comune progresso. Quante le chiacchiere, i pensieri e le immagini che ingolfano oggi il cuore e la mente dell’uomo: una vera colata di spazzatura che ci sommerge soffocando la nostra vitalità. Eppure, mi accorgo, quanto è difficile rinunciarvi! Eugen Herrigel, Lo Zen e il tiro con l’arco, Adelphi, Milano 2011. 4 5

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16 fredda immagine sullo schermo. La realtà non è più un’esperienza Se misuri tutto non puoi vedere ciò che non si può misurare! Anonimo da vivere ma solo un’informazione da acquisire, un file da salvare o condividere! Si è distratti da se stessi, assorti nei propri pensieri, sempre in fuga dal presente, storditi e alienati da invadenti tecnologie o attratti da nuove potenti illusioni10 . La fotografia può ricondurre al presente, immergere nello spettacolo della vita; aiuta a non indugiare sui propri pensieri, invita a vedere cosa succede... “Non giudicare. Sentire. E vedere, vedere, vedere...” 11. Non lasciamo che la vita con le sue esperienze sia intralciata continuamente da idee e pensieri, conserviamo la percezione di quanto sta accadendo dentro di noi qui e ora12. Liberati dal velo che la distorce, si potrà finalmente contemplare la vera essenza della realtà13. Mi pare che la società tenti di superare la fase di crisi che la colpisce rifugiandosi altrove: è una vera e propria fuga verso mondi migliori per trovare pace e serenità. I modi possono essere i più diversi: isolamento nel proprio “nido” domestico, viaggio o fuga verso luoghi esotici idealizzati, stati alterati o anestetizzati della coscienza per l’uso di alcol, droghe, abuso di medicinali, immersioni prolungate nel “virtuale” mondo dei social network... 10 11 Pierre Assouline, Henri cartier-Bresson, Biografia di uno sguardo, Photology, Milano 2006, pag. 132. John Callanan, The Spirit of Tony de Mello. A. Handbook of Meditation Exercises, Mercier Press, Cork-Dublin 1993. Traduzione dall’inglese di Laura Cangemi, Edizioni Piemme Pocket 2003. 12 13 L’immagine del “velo” è stata utilizzata per la prima volta nei Veda, antichi testi sacri della religione e della cultura induista (XX sec. a.C), ma il concetto è stato ripreso successivamente anche da vari filosofi moderni come Arthur Schopenhauer. Questo illusorio “velo” separando gli esseri individuali dalla percezione della realtà che appare loro come sfocata e alterata, impedisce di ottenere la vera conoscenza e con essa la libertà.

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17 1. L’esperienza del vedere La vista: percepire e interpretare La conoscenza della realtà che ci circonda è mediata dai sensi che permettono di percepire lievi variazioni di temperatura, avvertire un tenue soffio di vento, udire i suoni, gustare e giudicare la qualità di un cibo, apprezzare la fragranza di un profumo, vedere e conoscere, se fosse possibile, il mondo intero. Tutti i sensi sono ugualmente indispensabili, ma alla vista si riconosce una sorta di supremazia in quanto consente di collocarsi in uno spazio, di muoversi con sicurezza, di conoscere forme, dimensioni, colori, di decifrare i gesti e le espressioni di un volto, di riconoscere una persona. Nella Grecia antica, i filosofi ritenevano che l’essere umano vivesse in due mondi distinti: quello interno, personale e soggettivo, fatto di esperienze, sensazioni, percezioni e quello esterno, oggettivo, regolato da leggi fisiche, in cui risiedono i corpi materiali dotati di energia. Il collegamento tra il mondo interno e quello esterno era realizzato attraverso i sensi: il senso più importante, la base di Nessun grande artista vede mai le cose come veramente sono. Altrimenti non sarebbe più un artista. Oscar Wilde

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18 tutta la conoscenza umana e il modello per il funzionamento della mente, era proprio la vista. Scrive Platone: “…la vista, a mio Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei. Niccolò Machiavelli giudizio, è diventata per noi causa della più grande utilità, in quanto dei ragionamenti che ora vengono fatti intorno all’universo, nessuno sarebbe mai stato fatto, se noi non avessimo visto né gli astri, né il sole, né il cielo”14 . La visione umana è dunque, da sempre, il tramite tra l’osservatore e la realtà esterna; lo studio della visione si pone come obiettivo la ricerca di una relazione tra l’occhio dell’osservatore e l’oggetto dell’osservazione allo scopo di comprendere come l’essere umano vede, in senso letterale, il mondo esterno e quindi poterlo interpretare e capire. Ma la visione si può inquadrare anche nel tema più vasto della conoscenza generale del mondo: vedere è anche conoscere e i due concetti sono strettamente legati. Ancora oggi in molte lingue, compreso l’italiano, il verbo “vedere” ha anche il significato di “capire”, “afferrare”. Tuttavia nel processo di conoscenzainterpretazione del mondo concorrono sempre tutti i sensi. Il professor Mauro Ceroni, docente di neurologia all’Università di Pavia, ritiene che “l’interpretazione delle sensazioni visive, si rafforza, cresce e definisce, fin dai primi istanti di vita, grazie alle informazioni provenienti dagli altri sensi. L’immagine retinica non può suggerire da sola la forma da attribuire all’oggetto che l’ha provocata, ma abbinando il dato visivo con quello proveniente dal tatto siamo in grado di definire tale forma. Potremmo azzardarci a dire - prosegue il professore - che esiste un sesto senso, che chiameremo coscienza, il quale raggruppa tutti i diversi stimoli 14 Vedere mi è costato aprire gli occhi a tutto ciò che non vorrei vedere. Antonio Porchia, Platone, Timeo.

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39 2. Ostacoli e veli da rimuovere Il miraggio dell’eternità Quante ombre, quante opacità oggi negli occhi dell’uomo. Pochi gli specchi tersi, rari gli sguardi puri in cui tuffarsi e dai quali non ci si può nascondere! Pensiamo allo sguardo di un bambino o a quello di un malato 49. Fissare il proprio sguardo sul loro è garanzia di cambiamento: in quegli occhi si riflettono le nostre abitudini, le nostre maschere, le nostre macchie. Vederle così palesate ci fa soffrire e per non soffrire si è costretti a cambiare. Del resto, lo sguardo può ritrovare la sua luce solo nel momento in cui capisce di non essere eterno, quando impara che tutto è prezioso perché irripetibile. Tutto si trasforma, nessuno escluso. Se si danno La consapevolezza della morte ci incoraggia a vivere. Paulo Coelho 49 Frank Ostaseski, Saper accompagnare. Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte, Oscar Mondadori 2004.

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40 le cose per scontate, nulla sembrerà tanto bello o interessante da Che parte ne occupano le lacrime, gli affanni? E la morte desiderata prima dell'ora e le malattie e la paura? Che parte ne hanno gli anni dell'inesperienza o quelli inutili della vecchiaia? La metà della vita, poi, la passiamo dormendo. Aggiungi fatiche, dolori, pericoli e capirai che anche di una vita lunghissima se ne vive una minima parte. Lucio Anneo Seneca rivolgervi lo sguardo; la vita apparirà grigia e noiosa, monotona nel suo apparente ripetersi. L’individuo che si ritrova in una tale oscurità è condannato a inseguire il miraggio della gratificazione personale ad ogni costo, con ogni mezzo. Egli dimentica, ahimè, che l’intero universo è lì per lui, in ogni istante, davanti ai suoi occhi e che potrebbe riceverlo tutto in sé e rimanerne sgomento! Se ci si rende conto che in ogni vita è insita anche la morte, allora ogni vita, anche la più insignificante, ogni cosa, anche la più piccola e vile, ritroverà la sua unicità, il suo valore. Dimenticare la morte è dare la vita per scontata, inseguire il miraggio di stimoli sempre nuovi, ogni volta più intensi. Nulla può bastare, nulla soddisfare, se non fugacemente. Anche l’eccitazione più intensa si stempera precocemente, come una calda goccia d’emozione in un freddo mare d’insoddisfazione. Alla luce della morte, quello che conta veramente diventa chiaro, il tempo riacquista il suo valore50, ci si accorge che le cose semplici della vita hanno ancora la capacità di stupirci; il nostro sguardo ritrova allora il giusto equilibrio, il punto di vista più favorevole per osservare e gustare ogni espressione della vita. 50 Il tema del tempo e della morte è stato indagato fin dall’antichità; valide e attualissime riflessioni si trovano ad esempio nelle Aepistules morales ad Lucilium composte tra il 62 e il 65 d.C. dal grande filosofo latino Lucio Anneo Seneca.

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61 Creatività ed immaginazione possono aiutarci a guardare oltre, dalle cose più basse alle più elevate, fino a restare senza voce, finalmente uniti al mistero ineffabile della stessa esistenza 89. Un sentiero in salita, lastricato di essenzialità, un ascesa cadenzata da passi silenziosi, umili, rinunciando alla pretesa della perfezione per vedere, credere e costruire quotidianamente una nuova, migliore realtà: non un sogno ma una realtà trasfigurata. Il buon agricoltore ama l’aratura e le sementi quanto le messi. Charles Péguy 89 Anonimo, La nube della non conoscenza, introduzione e note di A.Gentili, Ancora, Milano 1981. Il mistero legato all’autore di quest’opera è grande quanto la bellezza dei suoi contenuti. La stesura risale al secolo XIV; è forse uno dei più intensi trattati spirituali della civiltà occidentale e dell’intera umanità.

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