Nino Ucchino

 

Embed or link this publication

Description

Reflexa - Contaminazioni a Palermo

Popular Pages


p. 1

Reflexa Contaminazioni - Contaminations Nino Ucchino

[close]

p. 2

Reflexa Contaminazioni - Contaminations Nino Ucchino a cura di Francesco Gallo Mazzeo Fondazione Federico II Editore

[close]

p. 3

A mia madre

[close]

p. 4

REFLEXA Presidente Giovanni Ardizzone Direttore Francesco Forgione Segreteria Organizzativa Carmelo Antico Progetto grafico Impaginazione Catalogo Rosy Ingrassia In collaborazione con a cura di Francesco Gallo Mazzeo Collaborazione Allestimento Fabrizio Sergi Fotografie Vittorino Puglia Traduzioni Renata Bologna Nino Ucchino ringrazia la Fondazione Federico II e il suo Presidente per aver ospitato la sua mostra di opere scultoree in una delle sedi più prestigiose del nostro Paese. L’artista ringrazia, inoltre, tutto il personale e gli addetti ai lavori che hanno collaborato alla buona riuscita dell’esposizione, ed ancora, l’amministrazione comunale di Palermo per aver concesso lo spazio pubblico di Piazza Politeama per l’installazione di una sua opera. Ha il piacere, anche, di condividere questo evento con la sua amica e collega Fiamma Zagara assieme a Mimmo Targia che ha dato l’input perché questo si realizzasse, a Francesco Gallo con il quale condivide già da molti anni eventi culturali ed artistici e alle prestigiose Gallerie Benucci di Roma che da tempo ospitano le sue opere. Un ringraziamento va anche a Oreste Bisazza Terracini per la composizione poetica che mi ha dedicato Reflexa: contaminazioni, contaminations: Nino Ucchino / a cura di Francesco Gallo Mazzeo. Palermo: Fondazione Federico 2, 2013. ISBN 978-88-96729-25-0 1. Ucchino, Nino – Cataloghi di esposizioni. I. Ucchino, Nino <1952->. II. Gallo Mazzeo, Francesco. 730.92 CDD-22 SBN Pal0262161 CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana “Alberto Bombace” Reflexa 10 ottobre - 8 novembre 2013 SALE DUCA DI MONTALTO PALAZZO REALE - PALERMO Copyright Edizione © Fondazione Federico II Via Nicolò Garzilli, 36 90141 Palermo Copyright opere © Nino Ucchino Riproduzione vietata, tutti i diritti riservati dalla legge sui diritti d’autore

[close]

p. 5

INDICE Prefazione / Preface Giovanni Ardizzone Nomen et figura Francesco Gallo Mazzeo Introduzione / Introduction Mimmo Targia Realizzazione delle opere in acciaio For the creation of works in steel Nino Ucchino 7 9 12 15 Opere / Works 17 Biografia / Biography Mostre / Expositions 77 79

[close]

p. 6



[close]

p. 7

Preface The exhibition “Contaminations” that joints, in one moment, the works of two famous contemporary artists like Fiamma Zagara and Nino Ucchino, represents an institutional moment important for the Fondazione Federico II. The works, wisely chosen and architecturally arranged by the curator Francesco Gallo Mazzeo, sign and improve the lines of a modernity perfectly linked to the antiquity of the hall (Duca di Montalto) that collects them. Fiamma Zagara, Neapolitan by birth, Roman for adoption, works with plastic materials assembled in enigmatic structures which could stand up on the wall or it could also strongly free-stand .The artist signs a moment that will be printed for a long time in his mind and for this reason we are grateful, in the conviction that hers is a lesson of style, of poeticalness, of humanity. Dionysian isn’t just the story of a creative frenzy, joyous and festive, but it’s the show of a drama, maybe a tragedy. Her companion of Contaminations is Nino Ucchino, wise Sicilian sculptor of the province of Messina, who works steel like marzipan affirming his personal primate upon all the techniques. Ucchino is a sculptor all round, author of monuments which defy the squares and the avenues as protagonists of the culture of the image and the city, therefore they represent all of us. The series of Reflexa is more intimate, made to stay in the inner part of life, and as the same name suggests, to let each one reflect about the work itself, make it become aim of the view and protagonist of the venture. The task of the Fondazione Federico II is to purpose cultural events, exhibiting the high profile of it the quality with its divulging ability, so that, it could be possible to overcome important function to which culture is called today. We are thinking about deepen more over this sight, to let the Fondazione become a headlight of civilization for the role that Sicily has to play, that did before and that will realize in the future always as an encounter of languages, uses, costumes and traditions. A task that culture and art take seriously as evidenced by the seriousness and the competence with which this exhibition is presented, in the form, in the content. Giovanni Ardizzone President of Sicilian Regional Assembly and Fondazione Federico II Prefazione La mostra Contaminazioni che riunisce, in un unico momento, le opere di due importanti artisti contemporanei come Fiamma Zagara e Nino Ucchino, rappresenta una tappa istituzionale importante per la Fondazione Federico II. Le opere, sapientemente scelte e architettonicamente allestite dal curatore Francesco Gallo Mazzeo, segnano ed incrementano le linee di una modernità che si lega perfettamente all’antichità della sala (Duca di Montalto) che le raccoglie. Fiamma Zagara, napoletana di nascita e romana di adozione, lavora con materiali plastici assemblati in enigmatiche strutture che possono stare a parete oppure si stagliano potentemente in forma autoportante. L’artista segna un momento che si stamperà per lungo tempo nella nostra mente e di questo le siamo grati, nella convinzione che la sua è una lezione di stile, di poeticità, di umanità. Dionisiache non è solo storia di furore creativo, gioioso e festoso, ma una manifestazione di dramma, forse anche di tragedia. Compagno di Contaminazioni di Fiamma è Nino Ucchino, sapiente scultore siciliano della provincia di Messina, che lavora l’acciaio come se fosse marzapane, affermando il primato della persona su tutte le tecniche. Ucchino è uno scultore a tutto tondo, autore di monumenti che sfidano le piazze e i viali come protagonisti di una cultura dell’immagine e della città, quindi di tutti noi. La serie di Reflexa è più intima, fatta per stare in interni della vita e, come dice la sua denominazione, per riflettere ognuno di noi nell’opera, farlo diventare oggetto del vedere e protagonista dell’impresa. Compito della Fondazione Federico II è quello di proporre avvenimenti culturali, espositivi che mettano insieme l’alto profilo, la qualità con la capacità divulgativa, per l’importante funzione che la cultura svolge nel nostro tempo. Pensiamo di approfondire ancora di più questo solco, per fare in modo che la Fondazione sia un faro di civiltà, per quel ruolo che la Sicilia deve svolgere, che ha svolto e che nel futuro sarà sempre più incontro di lingue, di usi, di costumi, di tradizioni. Un compito che la cultura e l’arte prendono molto sul serio, come dimostra la serietà e la competenza con cui questa mostra si presenta, nella forma, nel contenuto. Giovanni Ardizzone Presidente dell’Assemblea regionale siciliana e della Fondazione Federico II 7

[close]

p. 8

8

[close]

p. 9

Nomen et figura Francesco Gallo Mazzeo The beginning was giving by a mirrored surface flanked on a black background. Polish stainless steel; painted wood, streaked. One, artifice, for excellence, Promethean challenge to the knowledge of Gods, a secret stolen to the hermetic register of knowledge, where everything is written, but not able to be read if not after passing the enigma and dissolving the knot; the other, natural time register, calendar of expansions, of transformations, of status transitions, of unpredictability, nevertheless this is the way facts happen, as natural events, also those belonging to human beings, where the case plays over the needs, case more than needs. Where steel is the instant reflected in the eternity,an absolute flashing lasting as long as a smile, with changing actors, while its machine is the inexorably bet to register the passages on the setting, a huge eye pointed on each of us, in the time, in the space. Wood may vary because bringing inside, discontinuity, indelibly signing the crossing to another season, as a metaphor of conditioned extendibility in the forms of different traces, now wide, or some other times stood, to give a special meaning to mirth, to misery. Between mirrored steel and wood in black is consumed a story and a negation, in means without feelings, the one between lights and darknesses, visibility and invisibility, where iconographic plots cross starting from Caravaggio’s fantastic realism, standing the sign of drama, of tragedy, of the consuming events recalling death, with its fantastic auras, but also with all the sign of its decay and decomposition following the coral event: it’s the immersion of painting in the deep caverns of nigrum’s darkness, in which are placed poetic migrations and imaginary tales of artists gravitating in a Gothic view and a romantic halo, as happening in Goya, David and Bacon. In a growing of spiritual paganism, of absorption to the black background of the night, with the overt tragedy of light, till the scarification of image, till transposing to deformity. L’incipit è dato da una superficie specchiante, affiancata ad un fondo nero. Acciaio, lucido, inossidabile; legno, dipinto, striato. L’uno, artificio, per eccellenza, sfida prometeica al sapere degli dei, segreto rubato al registro ermetico del sapere, là dove tutto è scritto, ma non si lascia leggere se non dopo avere superato l’enigma e sciolto il nodo; l’altro, registro naturale del tempo, calendario del transito, delle dilatazioni, delle trasformazioni, dei passaggi di stato, delle imprevedibilità, ma è proprio così che avvengono i fatti, gli avvenimenti della natura, anche quelli dell’uomo, dove agisce il caso oltre la necessità, il caso più della necessità. Là dove l’acciaio è l’attimo riflesso nell’eternità, un’intermittenza assoluta che dura quanto un sorriso, con attori che mutano, mentre la sua macchina è là puntata inesorabilmente a registrare i passaggi nello sfondo, un grande occhio puntato su ognuno di noi, nel tempo, nello spazio. Il legno è una variabile che porta nelle proprie carni, la discontinuità, che segna in maniera indelebile un passaggio da una stagione all’altra, come metafora di una estensibilità condizionata, nelle forme di tracce difformi, ora larghe ora strette, a significare una gioia, una sofferenza. Tra acciaio specchiante e legno in nero, si consuma una storia e una negazione, in un mezzo senza sentimento, quella tra luce ed ombra, tra visibilità e invisibilità, dove passano trame iconografiche che a partire dal realismo fantastico di Caravaggio, stagliano il segno del dramma, della tragedia, del consumarsi di eventi che richiamano la morte, con la sua aura fantastica, ma anche con tutto il segno del degrado e della decomposizione che segue l’evento corale: è l’immersione della pittura negli antri profondi dell’oscurità del nigrum, entro cui trovano posto migrazioni poetiche e favole immaginarie di artisti che gravitano nell’ottica gotica e nell’alone romantico, come in Goya, David o Bacon. In un crescendo di paganesimo spirituale, di assorbimento nel fondo nero della notte, con la conclamata tragedia della luce, fino alla scarificazione dell’immagine, fino al trasparire nella deformità. 9

[close]

p. 10

10

[close]

p. 11

The arrival of black, negation, is the route belonging to the linguistic relegation as subtraction of body and soul, as a voyage in the deepness of the past as for the future, specular action responding with the maximum of the lightness, negativity in positivity, but with the same effect for which the minimum responds to the maximum, reaching a “conspiratio oppositorum” which its trade mark becomes the Gorgone’s disgust in the mirrored view and therefore with terror in its eyes dyeing in its own image. Comprehending all the conceptual framework which presides over this work on death and universality, absorbing it in the sponginess of that is implied left by the tonal spirit, of the confluence of colours, for effect of being combined in a symbolic door of complexity which is a step over the poetic that saw artists like Bonalumi, Castellani, Colombo, Simeti, Cotani. Tracing the furrow in which arises Ucchino, with its original blending white and black in the projective and lighting form typical of mirrors, opaque and soft form, typical of wood. This singularity I want to name it as Reflexa. Accosting steel and wood, seemed to be a way to evoke a plastic sense of Greek virtues, solar and harsh body condition, with the complementary phantasmal sense arising by immobility, absence of moving, while in its obscured carnality you feel the distant past of the lymph, dilated as breath leaving its indelible mark. L’arrivo al nero, negatività, è un percorso che appartiene alla retrocessione del linguaggio come sottrazione di corpo e di anima, come viaggio nella profondità del tempo a ritroso, quanto in quello futuro, specularità che corrisponde col massimo della luce, negatività nella positività, ma con uguale effetto, per cui il minimo corrisponde con il massimo, giungendo ad una conspiratio oppositorum il cui marchio diventa l’orrore della Gorgone nel vedersi specchiata e quindi con il terrore negli occhi per il morire della sua stessa immagine. Comprendendo tutto l’ambito concettuale che presiede questo lavoro sulla morte e l’universalità, assorbendolo nella spugnosità di tutto ciò che è implicito lascito dello spirito tonali stico, della confluenza dei colori, per effetto del loro essere accostati in una porta simbolica della complessività che è un passo oltre la poetica che ha visto artisti come Bonalumi, Castellani, Colombo, Simeti, Cotani. Tracciare il solco, entro cui si pone Ucchino, con il suo originale mettere insieme il bianco e il nero nella forma proiettiva e lucida tipica dello specchio, nella forma opaca e morbida, tipica del legno. Questa singolarità voglio denominarla Reflexa. Accostare acciaio e legno, mi è sembrato un modo di evocare un senso plastico della virtù greca, solare, aspra, condizione del corpo, con il complementare senso fantasmatico che viene dalla immobilità, dall’assenza del movimento, mentre nella sua carnalità oscurata si avverte il passato remoto della linfa, dilatata come un respiro che ha lasciato la sua impronta. 11

[close]

p. 12

introduction Mimmo Targia It’s a privilege for me to tell about the idea of the birth of the exhibition “Contaminations”of two dear friends working in two different places pretty far along the peninsula, but artistically very close. I know Ucchino since about 20 years ago, when for my job I in the started the Ionian Coast. I used to get up early to set my arrival with the sunrise on the waterfront of Santa Teresa of Riva and behold, almost by magic, between the town still sleepy and the sea, were standing a succession of steel sculptures a real “linear field of urban art”. Boccavento, Sirena, Galassiopea, are the first ones to enjoy the sun rays slowly rising between Scilla and Cariddi, provoking in me, then and now, great and immutable emotions. Sculptures as sentinels signing, puncturing and presiding one of the most beautiful tourist site of Sicily. Since that period – it was 1993 – the artist had travelled so much that today Nino Ucchino offers the privilege, as Sicilian, to give this splendid publication to the exigent people of the island, the serial Reflexa. Nino never ceases to amaze us, with his steel rounds on black wooden panels. He manages to tame all strong materials, like steel, giving us fabulous and suggestive images that under the beat of the light generate unique feelings. Almost to follow the light and the reflections that generates on the metal, creating effects variable each moment, by standers start turning around the sculpture, abducted by this game of complicity between light, image and work that seems smiling slyly, reflecting the solar personality of the author. But I’d make a wrong to Fiamma Zagara, his venture companion in this exhibition named “Contaminations”, Introduzione Mimmo Targia È per me un privilegio poter raccontare l’idea della nascita dell’esposizione “Contaminazioni” dei due cari amici che operano in posti della Penisola lontani, ma artisticamente vicini. Conosco il maestro Nino Ucchino da circa 20 anni, da quando per motivi di lavoro cominciai a frequentare la riviera ionica. Mi alzavo presto al mattino per far coincidere il mio arrivo sul lungomare di Santa Teresa di Riva con l’alba, ed ecco che quasi d’incanto, tra la cittadina ancora assonnata ed il mare, si stagliava una successione di sculture in acciaio, un vero e proprio “campo d’arte lineare urbano”. Boccavento, Sirena, Galassiopea, a godere per prime, della luce del sole che lentamente si levava come d’incanto tra Scilla e Cariddi, suscitando in me, allora come oggi, grandi e immutate emozioni. Sculture come sentinelle, che segnano, puntualizzano e presidiano uno dei territori turistici più belli di Sicilia. Da allora - era il 1993 - di strada ne ha percorsa tanta l’artista Nino Ucchino, che oggi ci offre il privilegio, da Siciliano, di donare questa splendida pubblicazione all’esigente pubblico della capitale dell’Isola, la serie Reflexa. Nino non finisce mai di stupirci, coi suoi tondi in acciaio su tavole di legno nero. Riesce ad addomesticare mirabilmente la dura materia, l’acciaio, regalandoci immagini affabulanti e suggestive che, sotto il batter della luce, generano emozioni uniche. Quasi a voler inseguire la luce e i riflessi che genera sul metallo, creando effetti mutevoli ad ogni attimo, gli astanti iniziano, a girare intorno alla scultura, rapiti da questo gioco di complicità tra la luce, lo sguardo e l’opera che sembra sorridere sorniona, riflettendo il carattere solare dell’artista. Ma non vorrei fare un torto a Fiamma Zagara, sua compagna di viaggio in questa mostra dal titolo Contaminazioni, per- 12

[close]

p. 13

because if this event is going to be realized, that is for the fascinating effect of the “Dionysian”, coloured and material works evoke and so many emotions inspire in the visitors. The encounter with Fiamma last winter in Rome, was almost casual and fulminate. I met her at the Benucci Gallery where one of her contemporary works was exposed that struck me seriously.It was a work “of fire”, of that fire that is alive with an incandescent nucleus able to capture the look for minutes. I didn’t hesitate a moment. I thought that the fire could be reflected in the cool steels of Nino Ucchino, creating periphrasis of bombastic silences and glacial flames. Since that day the voyage was realized and it was a great joy to see them together in the magnificent frame of sala Duca di Montalto,seat of the Sicilian Parliament. There are artists in some ways far away, opposed, but, as it’s known, opposites attracts, each end up. And here is the emotional image that was realized, thanks to the sensibility demonstrated by the President Giovanni Ardizzone and to the intuitable collaboration offered by the staff of the Fondazione Federico II with its new and enthusiast general manager that realized the exhibition “Contaminations”. I wish Fiamma and Nino could realize fabulous successes of great cultural significance of the Sicilian territory (and not only), the island always ready to offer extraordinary pages of arts and history for the world challenging the law of times, with the wish that instead of passing and disappearing, they could remain for ever in the collective memory. ché se questo evento si è realizzato, lo si deve al fascino che le Dionisiache, opere colorate e materiche di questa artista esercitano e le tante emozioni che suscitano nel visitatore. L’incontro con Fiamma, l’inverno scorso a Roma, è stato quasi casuale e fulminante. La conobbi, presso la Galleria Benucci, dove era esposto uno suoi lavori contemporanei che mi colpì particolarmente. Era un’opera “di fuoco”, di quel fuoco ancora vivo che con il suo nucleo incandescente è in grado di catturare lo sguardo per interi minuti. Non esitai un attimo. Pensai che quel fuoco poteva specchiarsi tra i freddi acciai di Nino Ucchino, creando una antifrasi di roboanti silenzi e di vampe glaciali. Da quel giorno ad oggi il viaggio è stato compiuto ed è una grande gioia vederli insieme nella magnifica cornice della Sala Duca di Montalto al Palazzo Reale, sede del Parlamento Siciliano. Sono artisti per certi versi lontani, opposti, ma, come è noto, gli opposti finiscono sempre per attrarsi. Ed ecco che l’immagine emozionale si è avverata, grazie alla sensibilità da subito mostrata dal presidente Giovanni Ardizzone e all’instancabile collaborazione offerta dallo staff della Fondazione Federico II che con il suo nuovo ed entusiasta direttore ha reso possibile l’allestimento della mostra Contaminazioni. Auguro pertanto a Fiamma e a Nino straordinari successi di grande portata culturale in terra di Sicilia (e non solo), isola da sempre in grado di offrire al mondo straordinarie pagine d’arte e cultura che sfidano la legge del tempo, con l’auspicio che invece di “passare” e dileguarsi, restino presenti ed eternate nella memoria collettiva. 13

[close]

p. 14

14

[close]

p. 15

For the creation of works in steel Nino Ucchino The material I used, already for several years, and that I still use, is stainless steel. A kind of metal with which I was able to synthesize all my graphic, pictorial and sculptural experiences. In the figurative works I experienced how to model the steel to realize anatomic forms that seem to pass by the merger instead it’s merely the result of a great effort and technical expertise in welding and shaping with a hammer steel plates. The difficulties are greater when dealing with monumental works. I bend and beat the metal adapting it to complex shapes by applying a dense network of welds in order to give to all parts a particular plasticity accentuated and enriched by a myriad of multicoloured reflections. Sometimes on the surfaces of the works welding stops leaving some parts transpire steel mirror polished finish, which together, to all the works expressive power and originality will inevitably arousing attraction. realizzazione delle opere in acciaio Nino Ucchino La materia di cui mi sono servito, già da molti anni, e che ancora utilizzo, è l’acciaio inox. Metallo con il quale ho potuto finalmente sintetizzare tutte le mie esperienze grafiche, pittoriche e scultoree. Nelle opere figurative, ho sperimentato come modellare l’acciaio per realizzare forme anatomiche che sembrano passate per una fusione, invece è solo frutto di grande fatica e perizia tecnica, nel saldare e nel modellare a colpi di martello lastre d’acciaio. Le difficoltà sono ancora maggiori quando si tratta di opere monumentali. Piego e batto il metallo adattandolo a complesse forme, applicandovi successivamente una fitta rete di saldature così da conferire a tutte le parti una particolare plasticità, accentuata e arricchita da una miriade di riflessi anche policromi. A tratti, sulle superfici delle opere, la saldatura si interrompe lasciando trasparire delle parti d’acciaio lucidate a specchio, che nell’insieme, attribuiscono a tutte le opere forza espressiva e originalità suscitando inevitabilmente attrazione. Laboratorio Atelier di Savoca 15

[close]

Comments

no comments yet