Joe Berti Novembre 2013

 

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giornalino scolastico

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J OE B E RTI CHE MESE MOVIMENTATO!! SOMMARIO: Uragano Libera e il Gioberti Speciale Elezioi Tra simpatia e dediIpazia Intervista Violenza sulle donne Conosci te stesso Bentornato da Marte Archeologia che pasRecensione I pensieri di Oliver 2 4 5 6 7 9 11 12 14 15 16 17 Che mese è quello appena trascorso! E’ arrivato l’autunno e ha portato non solo pioggia e freddo ma anche turbolenze elettorali e politiche. Abbiamo cercato di documentare anche questa volta ciò che si è verificato al gioberti in un clima convulso di campagna elettorale e studio sempre più pressante. Vi invitiamo a leggerci e ricordiamo che la nostra redazione è sempre aperta a tutti coloro che vogliano parteci- parvi e far sentire la propria voce. BUONA LETTURA!! P.S. qualcuno forse ancora non lo sa ma ci trovate anche sul sito del liceo! LA NOSTRA REDAZIONE DI NOVEMBRE Cecilia Parigi Alessia Grillone Giorgia Pellegrino Francesca Lendini Lorenzo Bazzano Paola Gullone Tomaso Natta Mddalena bardarelli Marta Della Croce

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P a g in a 2 N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 URAGANO E’ tempo di uragani, un po’ per tutti. In senso letterale e in senso metaforico. Ora capirete, seguitemi. L’uragano Washi (non capisco perché si debbano dare nomi agli uragani) ha messo in ginocchio le Filippine, provocando migliaia di morti soprattutto nelle zone del Mindanao (l’area più povera della zona sud del Paese) e causando alluvioni e fiumi di fango. Talmente grave la situazione da dic hiarare stat o d’emergenza. Altra calamità, che ci riguarda più da vicino, il ciclone che si è abbattuto sulla Sardegna causando 16 morti. La differenza tra i due disastri naturali è abissale: in Sardegna infatti il contributo dell’uomo è stato fondamentale per aggravare i danni. Quasi tutte le abitazioni crollate sono state infatti il frutto degli orribili anni ’80 italiani, gli anni della grande speculazione edilizia dove si costruiva ovunque, e il contributo dell’uomo è stato fondamentale per aggravare i danni. male (i fatidici anni in cui il debito pubblico ha iniziato ad essere insostenibile). Ecco spiegato come mai in Sardegna ci sono case che sorgono sugli argini dei fiumi o nelle zone paludose, magari grazie a un bell’appalto truccato, che in come sempre, l’intervento del governo che ha stanziato 500 milioni di euro e che ha bollato l’evento ricorrendo al solito specchio per le allodole, quello dell’ evento straordinario, millenario, della catastrofe imprevedibile. In Italia va anche mol- Italia va tanto di moda. A questo aggiungo volentieri l’ignobile legge di stabilità del governo Monti che blocca di fatto i fondi di cui le Regioni dispongono impedendo loro di promuovere investimenti (stesso motivo per cui a scuola mancano tapparelle, riscaldamento, ecc.) Questo ha certamente ostacolato la messa in sicurezza di alcune strutture oltre a impedire di stanziare fondi regionali per le ricostruzioni. Tardivo, servate il Palazzo della Regione, dove i consiglieri hanno bellam e n t e sperperato i soldi (pubblici) dei rimborsi elettorali per l’acquisto di borse, gioielli, pizze, casse di champagne, salumi to di moda sbeffeggiare gli elettori. Fate due passi fuori dalla scuola, arrivate in piazza Castello e os-

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Joe Berti P a g in a 3 (costati 30.000 euro, spero che il colesterolo vi sia schizzato alle stelle) e copertoni per le auto (appesantite evidentemente dal carico di tutte quelle cose). A questo scandalo vanno aggiunte le 38.000 firme false raccolte dalla lista che Roberto Cota ha presentato alle scorse elezioni. Scaramucce. Uno scandalo che annovera il Piemonte tra le 16 regioni italiane indagate, primato in Europa (tiè). Uno scandalo che in un Paese normale avrebbe provocato un uragano di proteste, cortei e richieste di dimissioni. Ma il nostro non è un Paese normale, e la vicenda del Piemonte ha lasciato l’atmosfera serena, il sole è tornato in fretta a risplendere sui consiglieri che continueranno il loro onesto lavoro. Un uragano di polemiche si è invece abbattuto sul ministro della giustizia, l’imponente Cancellieri, che si di- stingue per la sua singolare femminilità. La polemica nasce dalla sua richiesta di scarcerazione nei confronti della figlia di Salvatore Ligresti, imprenditori che de- teneva il 5% di alcune s.p.a. italiane, arrestato insieme ai figli per falso in bilancio (era già stato peraltro indagato mafia). Secondo una parte dell’opinione pubblica, al di là delle condizioni di salute molto gravi della figlia di Ligresti (affetta da anoressia), la Cancellieri avrebbe fatto pressione sulla scarcerazione per via dell’amicizia che da tempo lega il ministro e la famiglia Ligresti. Non ho i mezzi suffi- cienti per esprimermi sulla vicenda, né approvo quei giornalisti che si fingono magistrati, che pubblicano intercettazioni e che pronunciano sentenze in anticipo. Quello che è certo è che 16 regioni italiane indagate, primato in Europa l’uragano che si è scagliato contro la Cancellieri non è stato sufficiente a farla dimettere, anzi, il ministro potrà tranquillamente sedersi in Parlamento, forte di un voto di fiducia incassato nettamente. Spero, ma dubito, che il prossimo mese il sole torni a splende- re e porti notizie rassicuranti. Lorenzo Bazzano

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P a g in a 4 N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 LIBERA E IL GIOBERTI Mi è stato chiesto/ordinato dalla professoressa De Maria, che nonostante non sia più mia insegnante continua ad esercitare un terribile potere su di me, di scrivere un articolo che spiegasse a studenti dei primi anni che avevano riscontrato un grande interesse per l’argomento, come funzioni il presidio di Libera Giuseppe Letizia della nostra scuola. Ho rivolto dunque delle domande a Serena Miceli, una delle referenti del presidio insieme a Marco Melatti, che mirano a presentare origine, funzioni e organizzazione del presidio della scuola. Non si tratta di un’autentica intervista ma piuttosto di un quadro generale di una delle opportunità che la scuola offre, opportunità che può rivelare un fondamentale aspetto educativo su temi che tutti gli italiani e non solo gli studenti non dovrebbero mai dimenticare. 1. Cos’è un presidio di Libera? Un presidio consiste in un gruppo di persone, in questo caso studenti, che agiscono all’interno della rete di Libera a livello comunale, regionale e scolastico. L’associazione di Libera nasce nel 1995 e mira a sensibilizzare e formare i cittadini italiani sul problema sociale mafioso attraverso iniziative mirate. 2. Com’è nato il presidio di Libera del liceo Gioberti?L’idea è nata da una discussione tra me e altri studenti durante un’assemblea d’istituto riguardante il precedente presidio di Libera che esisteva al Gioberti pochi anni fa. Il presidio è stato intitolato a Giuseppe Letizia, una vittima innocente di mafia, dalla cui storia siamo stai particolarmente impressionati. Si trattava di un bambino che fu casualmente testimone oculare di un omicidio di origine mafiosa e per questo successivamente ucciso da un’iniezione letale somministratagli da un medico. 3. Di cosa si discute durante le riunioni del presidio? Le riunioni del presidio sono pomeridiane e si tengono all’interno del nostro liceo principalmente nella sede ma talvolta anche in succursale. Durante queste assemblee viene deciso un tema che si svilupperà durante la riunione talvolta approfondito da interventi di altri membri di Libera Piemonte esterni al presidio. Le riunioni sono anche finalizzate all’organizzazione di attività come ad esempio il mercatino di Libera, alla raccolta di idee per incontri successivi e ovviamente alla sensibilizzazione e informazioni di eventuali studenti interessati a diventare parte del presidio della scuola. 4. Sono coinvolti dei professori? Non ci sono professori membri del presidio essendo formato unicamente da studenti della scuola ma professori che aiutano nell’organizzare alcune attività come la professoressa Venturino o nei contatti con l’associazione Libera Piemonte come la professoressa Gargano. 5. In che modo introducete gli aspiranti membri al lavoro del presidio? Li invitiamo a partecipare alle riunioni dove sarà possibile chiarire eventuali dubbi e ascoltare i nuovi temi che si tratteranno negli incontri successivi. Inoltre a tutte le assemblee d’istituto il alcuni membri del presidio tengono un gruppo talvolta aiutati da esterni. 6. Come funziona il presidio all’esterno della scuola? I referenti del presidio devono partecipare una volta al mese ai coordinamenti cioè assemblee alle quali partecipano tutti i presidi della rete Libera Piemonte. A questi incontri abbiamo per ora preferito assistere senza intervenire essendo uno dei gruppi più giovani e essendo sempre molto interessati ai dibattiti che hanno luogo in questi momenti di confronto. 7. Ritieni fondamentale la presenza di un presidio di Libera in una scuola? Lo ritengo importante perché consente di venire a contatto con realtà di cui non sempre si tratta a scuola anche per semplici problemi di tempistica, certamente non per omertà. 8. Avete mai incontrato ostacoli nel realizzare iniziative da voi proposte? Il presidio non è mai stato ostacolato anche se alcuni aspetti della collaborazione con la scuola potrebbero essere migliorati. 9. Pensi che il presidio riuscirà a mantenersi attivo al Gioberti? Lo spero tanto ma mi sembra di vedere interesse nell’azione del presidio. 10.Sei soddisfatta dell’ andamento generale del presidio?Sì molto ma alcuni aspetti si possono sempre migliorare come per esempio au- mentare l’azione del presidio all’esterno della scuola per esempio entrando in contatto con altri presidi delle scuole di Torino. Infine invito tutti gli studenti a partecipare alle riunioni e a non dimenticare la presenza del problema della mafia che caratterizza il nostro paese. Francesca Lendin

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Joe Berti P a g in a 5 SPECIALE ELEZIONI Per noi primini è tutto più difficile. E’ difficile adattarsi e orientarci. L’abbiamo provato tutti una ormai perfettamente integrati. In ogni caso ci sono sempre novità per tutti: nuovi professori, compagni, elezioni. Infatti appena sono arrivata qui era tutto strano ed enorme per me, riferendomi anche solo alla grandezza dell’istituto. Poi mi si è aperta la porta alla “politica scolastica”, organo che non ho mai incontrato prima. I più grandi me ne parlavano, e io vedevo tutto ciò come un sogno lontano. Ormai non è più così, anzi ora devo adattarmici. Credo di parlare a nome di tutti i primini o almeno della maggior parte: la nostra esperienza in questo campo è cominciata nel momento in cui abbiamo eletto i nostri rappresentanti di classe, elezione che può risultare poco importante ma di certo non per noi. Poi il turno dei rappresentanti della consulta il cui compito principale è quello di garantire il più ampio confronto nel nostro liceo. Tale compito è possibile tramite la realizzazione di volta, chi più recentemente, chi invece quattro anni fa; poi ovviamente ci sono gli studenti dell’ultimo anno progetti che coinvolgano il più elevato numero di istituti possibili. Importante è anche ottimizzare le attività extracurricolari ed infine istituire un mezzo di comunicazione tra noi, piccolo liceo, ed enti maggiori (con riferimento in particolar modo allo Statuto delle studentesse e degli studenti, di cui la maggior parte di noi non ne conosceva ancora l’esistenza). E infine l’elezione dei rappresentanti d’istituto , coloro che porteranno la nostra voce non in ambito regionale come la consulta, ma nel nostro liceo e negli altri. Gli eletti sono Luca Bignante e Valentina Maurella della lista 2, Jean-Marie Reure e Guglielmo Barberi della lista 1. I punti erano fondamentalmente gli stessi ma ogni lista aveva differenti priorità. Il punto cardine della lista due, come è stato ribadito più volte dagli stessi esponenti, è stato la protesta per la legge riguardante il fumo nelle scuole; la lista 1 ha proposto, invece, di installare un distributore di preservativi nell'istituto per poterli comprare ad una cifra più modica. Inoltre, questa lista ha promosso i "diritti della succursale" dove le circolari arrivano spesso con ritardo o, a volte, non arrivano. I candidati di entrambe le liste hanno promesso di impegnarsi per favorire un maggiore sviluppo nelle comunicazioni, per cercare di aumentare l'attività degli studenti all'interno della scuola e far in modo che si possa provare a cambiare e migliorare qualcosa. Insomma, è stato un mese alquanto movimento e confusionario, ma, in fondo, è bello far parte di un gruppo e del mondo “dei più grandi.” Non ci è tutto ancora chiarissimo ma, con l’aiuto e la buona volontà, dicono, si ottiene tutto! Per cui, non ci resta che sperare e guardare avanti. Maddalena Bardelli Matilda Ferraris

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P a g in a 6 N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 TRA SIMPATIA E DEDIZIONE Finalmente è giunto il momento tanto atteso, quello che nessuno di noi poteva aspettare un minuto di più: sto parlando delle fantastiche elezioni scolastiche! Quest'anno più di altri si sono rivelate una sorpresa. Tra giochi di potere, intrighi, raggiri e mazzette, non è stato facile per i numerosi candidati ottenere gli ambiti posti di rappresentanza. Per superare questa difficoltà, i candidati alla Consulta hanno deciso di istituire, all'insaputa di tutti, delle gare in cui confrontarsi per abilità retorica. Ma non si sono limitati a destreggiarsi con l'elaborazione stilistica dei rispettivi discorsi, che pure non mancava. Particolarmente significative sono state le anafore del “cioè” e le accumulazioni create dalla mirata scelta di riformulare più volte frasi situate in punti strategici del discorso. Scelta, questa, che non è assolutamente da attribuire all'incuria del linguaggio della quale un ascoltatore rozzo e illetterato potrebbe accusarli. Infatti, cost ant em e nte volti alla ricerca di un effetto di se i candidati alla Consulta hanno saputo intrattenerci con simili dimostrazioni di bravura, i candidati alla rappresentanza d'Istituto non sono certo stati da meno, anzi straniamento utile a tenere desta l'attenzione dell'uditorio, i nostri candidati si sono anche adoperati in studiati stravolgimenti lessicali. E' così che la Consulta, organismo di cui pochi studenti sono a conoscenza, rischia di diventare “un po' come l'Olandese Volante”. Per non parlare delle serate organizzate dalla Consulta all'insaputa degli studenti che si trovavano ignari ad ascoltare “sottocassa” i propri “beat preferiti”. Ma se i candidati alla Consulta hanno saputo intrattenerci con simili dimostrazioni di bravura, i candidati alla rappresentanza d'Istituto non sono certo stati da meno, anzi. Riguardo a loro il nostro apprezzamento non può limitarsi al labor limae, che ha caratterizzato le loro arringhe e che ha portato in alcuni casi alla coniazione di interessanti neologismi, come il lemma “scassevole”, né alla varietas dello stile che mescolava un registro elevato ad uno quotidiano. Difatti hanno potuto esibire la propria maestria anche nella ricerca delle proposte. Affatto efficace la scelta della lista 1 di mettere come primo punto la fondamentale festa d'Istituto, alla quale è dedicato il primo paragrafo, e come secondo punto (indovinate!) sempre la festa d'Istituto, della quale, attraverso questo raffinato procedimento, viene ulteriormente sottolineata la centralità. Altra proposta interessante è stata quella di opporsi al ministro della Salute ed al suo divieto di fumo nelle scuole, proposta che svet- ta tra tutte per probabilità di successo. E non bisogna dimenticare la proposta di aderire al progetto di portare nelle scuole superiori distributori di profilattici a prezzo dimezzato, brillante alternativa al solito colloquio con il personale del Consultorio, organo che, al di là delle noiose lezioni di educazione sessuale, fa ben poco per prevenire la diffusione di malattie veneree tra i giovani, salvo il fatto di fornire gratuitamente profilattici a chi ne faccia richiesta. Insomma, in questo clima di allegria e di competizione nel contempo, anche quest'anno abbiamo avuto i nostri vincitori. Speriamo solo che anche le generazioni future riescano ad offrirci un simile intrattenimento. Tommaso Natta

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Joe Berti P a g in a 7 IPAZIA:EMBLEMA DELLA LIBERTA’ DI PENSIERO La mattina del 22 ottobre 2013 nella sede del liceo classico Vincenzo Gioberti avviene un incontro incentrato su un personaggio ricordato per i suoi studi sulla filosofia e sull’astronomia vissuto a cavallo tra il IV e V secolo d.C. Fin qui niente di strano, ma se consideriamo che questo personaggio in realtà è una donna allora la cosa potrebbe stupirvi. Si tratta di Ipazia, vissuta, appunto, in quest’epoca ad Alessandria d’Egitto,un a figura che riuniva in se stessa bellezza fisica e intelligenza ma che fu uccisa in un modo selvaggio e indi quasi un quarto d’ora davanti all’aula magna, finalmente le porte si aprono e riusciamo a prendere posto sulle sedie disposte a semicerchio intorno al lato destro dell’aula (forma che ricorda un teatro greco). Una volta che tutti si sono sistemati, viene proiettata una presentazione che ci parla brevemente di questo personaggio facendo anche riferimento a delle fonti di alcuni autori. Da esse ci viene presentata una donna estremamente saggia, che incuteva timore ma anche rispetto,che, grazie alla sua cultura, aveva una grande libertà di parola e di azione e che non aveva alcuna vergogna di stare e di insegnare in gruppi di uomini (Socrate Scolastico), amata dalla sua città e spesso interrogata dai capi nel momento in cui dovevano occuparsi delle cariche pubbliche (Damascio). La sua straordinaria cultura viene addirittura lodata in un epigramma di Pallada. Ma chi era davvero Ipazia? Ipazia, figlia del filosofo, geometra e insegnante Teone, nasce ad Alessandria d’Egitto (la data oscilla tra il 355 e il 370). Fu proprio grazie agli insegnamenti del padre che ella s’interessò agli studi scientifici e diventò talmente abile da superarlo soprattutto nel campo algebrico. Rivelò anche straordinarie capacità nelle materie filosofiche e s’affidò alla cultura neoplatonica. Quindi, nel 393 si ritrovò a capo della scuola alessandrina e si dice che tutti accorressero per seguire le sue lezioni. A lei sono anche attribuiti studi astronomici e matematici, oltre che all’invenzione dell’astrolabio e dell’idroscopio. La conoscenza di questo personaggio è integrata da un video di un’intervista a 313= libertà di culto per i Silvia Rochey, cristiani per ordine di Costantino (editto di Milano) autrice di una 380= cristianesimo diventa biografia della religione ufficile stessa Ipazia, dell’Impero per ordine di che la definisce Teodosio (editto di come la prima Tessalonica) 391- 392=il paganesimo non leader del movi- viene più accettato, frequenti mento femmini- saccheggi (decreti Teodosiani) sta in un mondo in cui solo gli uomini avevano diritti e la donna era messa al pari delle bestie. Ipazia è inoltre un nome parlante e può essere infatti interpretato in due modi: come derivazione di ipathos che significa altissima o console( traduzione che lascia intendere il suo rango sociale) o come derivazione di ipathe che sarebbe la più alta nota del pentagramma greco e anche il più alto tra gli astri. Quindi comincia a parlare Margherita Patti, l’attrice e allo stesso tempo la regista della rappresentazione che andrà in scena più tardi: prima di tutto ci introduce nella situazione religiosa dell’epoca di Ipazia, dove ci sono rapporti ostili tra pagani e cristiani, saccheggi, ribellioni e razzie, dunque una società in disordine e un’atmosfera di tensione. Ipazia, essendo pagana e a- triso di ignoranza . Essa ha affascinato molti nel corso del tempo tanto che recentemente è stato pure girato un film su di lei ( Agorà di Alejandro Amenàbar con Rachel Weisz, 2009) Dopo un’attesa

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P a g in a 8 N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 vendo attirato l’invidia del vescovo Cirillo (che aveva programmi anti-ebraici e contro i pagani), rischiava molti pericoli nel predicare per strada, come era solita fare, le dottrine di Platone o di un qualunque altro filosofo. Tuttavia, non si fa spaventare, ma anzi ha quasi una visione serena di quello che succede intorno a lei, si chiede con ingenuità perché non può “dovrei avere predicare, lei supera le diversità religiose poipaura di una ché è convinta che la passeggiata?” cultura rende tutti quanti uguali. Ovviamente da Cirillo e dai cristiani una persona che, prima di tutto, è una donna, è pagana e soprattutto acculturata è considerata come una strega e quindi pericolosa. Di conseguenza, va tolta di mezzo e dà allora l’ordine ad alcuni monaci parabolani, provenienti dal deserto della Nitria e spesso descritti come rozzi, più vicini ad animali che a degli esseri umani, di ucciderla, e Ipazia viene uccisa in un modo terribile: dopo averla fatta scendere dal carro sul quale si trovava, la trascinano verso un tempio, la spogliano, le cavano gli occhi (privandola di ciò che le era servito per scrutare il cielo), la feriscono con dei cocci, viene fatta a pezzi e il suo corpo viene bruciato. Da notare che Cirillo, un assassino, verrà poi fatto santo. Dopo questa piccola presentazione del personaggio, arriva il momento della rappresentazione teatrale su Ipazia, interpretata dall’attrice Margherita Patti. Inoltre, per rendere la scena più a tema grazie alla disposizione delle sedie a semicerchio attorno a essa a mo’ di teatro greco. Ella mette in scena gli ultimi momenti della vita della donna, che si sveglia la mattina del giorno in cui morirà, pensando che quella sia una giornata da vivere più intensamente delle altre. Anche se è l’unico personaggio presente sulla scena, dalle sue battute si deduce la presenza di altri personaggi come il fratello Difilo e dei suoi assassini, e anche se dietro non c’è una scenografia o oggetti di scena, l’attrice riesce a t r a s p o r t a r c i nell’Alessandria dell’epoca e riusciamo a immaginare Ipazia mentre cammina per le strade della città o parla con altre persone. Ci vengono presentati i pensieri e i ricordi della donna non con un tono sicuro, freddo e calcolatore come dovrebbe esserlo quello di una scienziata, ma con passione , dolore e anche purezza. Con nostalgia ricorda il padre ormai morto da tempo e il fatto di essere diventata una donna senza l’aiuto di una madre. Ricorda i bei tempi in cui il padre l’accompagnava in giro per la città e al contempo le faceva da insegnante parlandole delle stelle e del famoso faro. Insomma, quella che abbiamo davanti è una persona completamente diversa da quello che ci saremmo aspettati dalla sua biografia. Viene anche tirata fuori la passione con la quale studiava, che era tale da spingerla a lavorare persino di notte e a lume di candela. Dopo tutti questi flashback i suoi pensieri ritornano al presente in cui per una donna pagana che insegna è pericoloso farsi vedere pubblicamente. Ma, nonostante le esortazioni del fratello Difilo, non ha paura, “dovrei avere paura di una passeggiata?” dice infatti. Nulla può fermare la sua ostinazione ma, quando i paraboloni la trovano, si nota la sua paura mista a una punta di perplessità. Dalle sue parole si sente, nel momento in cui viene uccisa, l’ orrore e la violenza della scena . Infine, dopo tanti dolori, ritroviamo Ipazia in una specie di aldilà dove ancora continua a ricordare e a considerare quella mattina come una mattina diversa e da vivere più intensamente delle altre. Cecilia Parigi

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Joe Berti P a g in a 9 INTERVISTA A MARGHERITA PATTI Alla fine del debutto di Margherita Patti, nonostante le esortazioni a porre domande, la mia timidezza ha prevalso e ho dovuto aspettare che tutti gli spettatori si avviassero verso la porta per riuscire ad avvicinarmi e a fare le mie domande, alle quali l’attrice ha risposto con disponibilità e gentilezza, e per questo la ringrazio caldamente: “Si sentiva molto in soggezione? Come si nella capacità di decifrare il più possibile tutto ciò che ci circonda.” “E’ stata sua l’idea dell’approfondimento sulle donne?” “L'idea di approfondire il tema della violenza nei confronti delle donne è stata soprattutto della Prof.ssa Maggi, ma io l'ho accolta di buon grado perché il tema purtroppo è molto attuale e Ipazia ci ha permesso approfondirlo, anche lei è stata vitti"maschile"che non era disposto,né tantomeno pronto a tollerarne l' intrusione.” “ Quale tipologia di personaggi preferisce interpretare (storici, inventati dalla fantasia dell’autore, provenienti dalla tradizione epica)?” “Mi piace recitare qualsupera la paura di recitare?” “No,non mi sentivo in soggezione,la soggezione è un sentimento che non si prova quasi mai quando si recita ,al contrario dell'emozione che è giusto ci sia sempre ed è indispensabile per cercare di comunicare delle "verità",nel caso della replica del 22 ottobre era bello avervi tutti intorno e recitare senza la distanza che in genere c'è tra palcoscenico e sala nei teatri canonici. La paura del recitare non si supera ma si padroneggia sempre di più con gli anni e con l'esperienza.” “Si immedesima in Ipazia? Si è riconosciuta in qualche aspetto della figura di Ipazia?” “Cerco di immedesimarmi il più possibile nei personaggi che vado a rappresentare, con Ipazia ho in comune il senso della libertà e la sua fiducia nella conoscenza che si tramuta ma di una atroce violenza da parte del mondo maschile che, come avviene purtroppo ancora oggi , non riesce a considerare la donna come essere umano con una propria siasi personaggio anche se io ho una formazione classica e di tipo tradizionale poiché ho frequentato l'Accademia Nazionale D'Arte drammatica Silvio d'Amico e ho una laurea in Lettere ,quindi un "back ground"(per usare un termine che va tanto di moda) prettamente u- dignità e personali aspirazioni ,ma spesso solo come oggetto di possesso. Ipazia era una donna tenuta in grande considerazione ,con il suo operato essa entrava a pieno titolo in quell'universo prettamente manistico, questo sicuramente mi fa privilegiare i personaggi classici e che provengono da una tradizione consolidata,ma ogni personaggio rappresenta un nuovo viaggio e nell'affrontarlo si cresce sia artisticamente che dal punto di vista personale. “Secondo lei che cosa rappresenta la figura di Ipazia?” “La figura di Ipazia secondo me

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P a g in a 1 0 N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 è ancora molto attuale e rappresenta come ti ho già detto la libertà del pensiero,la fiducia nella scienza e nel genere umano,l'amore per la conoscenza e soprattutto l'enorme valore dell'insegnamento. I maestri hanno la grande responsabilità ma anche la gioia di formare le generazioni future per lasciare un mondo migliore come memoria di sé" “Conoscevo già Ipazia perché avevo fatto una ricerca su di lei due anni fa e ho visto anche il film e mi affascina molto come personaggio perché per me rappresenta la libertà di pensiero. Io vedo Ipazia come una donna forte e decisa, che non si fa abbattere dai pregiudizi. Tuttavia, mi pare di aver capito, nella sua rappresentazione di questo personaggio ha tirato fuori il suo carattere più passionale (il fatto di non avere mai avuto una madre, per esempio). Se è così, c'è un motivo?” “Anche per me Ipazia rappresenta la libertà di pensiero , la sete di conoscenza e l'apertura verso il mondo e anche secondo me è un personaggio forte e deciso,ma il fatto che tu abbia visto nella mia interpretazione una componente di passionalità è vero,in fondo come tu sai passione viene dal verbo patire che vuol dire tà e quindi se come attori riusciamo ad interessarvi e soprattutto a farvi tacere (scherzo!!) mi sembra una bella vittoria!! Sì, ci sono delle differenze con il pubblico "normale" serale perché il pubblico dei teatri canonici è un pubblico che sceglie di andare a vedere la rappresentazione e mai si sognerebbe di disturbare o commentare ,voi invece in genere venite condotti a teatro da qualcuno che nella maggior parte dei soffrire, stare al mondo con fatica affrontando i problemi di tutti i giorni ma farlo con grande dignità, questo aspetto in Ipazia c'è ed è, a parer mio, molto importante. Il fatto di essere cresciuta senza la madre è solo accennato nel testo ma io l'ho tenuto presente perché questo le dà (per necessità di cose) una familiarità maggiore rispetto alle altre donne con il mondo maschile. Il suo punto di riferimento affettivo,infatti come si evince più di una volta dal testo, è rapcasi ha scelto per voi e siete in linea di massima diffidenti e ,come è giusto che sia vista l'età, qualche volta anche polemici,quindi è una grande scommessa per l'attore!! Comunque se e quando scatta la magia del teatro tutto il pubblico si assomiglia e l'importante per chi come me sta dall'altra parte è riuscire a creare emozioni. “ recitare davanti ai ragazzi è molto bello perché voi siete dei giudici senza pietà e quindi se come attori riusciamo ad interessarvi e soprattutto a farvi tacere (scherzo!!) mi sembra una bella vittoria!! presentato soprattutto dal padre Teone.” “E’ la prima volta che lavora a contatto con i ragazzi? Com’è recitare davanti a un gruppo di sedicenni? E’ diverso dal recitare davanti a un pubblico diverso?” “Io ho una grande esperienza di spettacoli fatti per le scuole pensa che giovedì prossimo debutterò con un gruppo di miei colleghi con il Miles Gloriosus di Plauto allestito proprio per le scuole,recitare davanti ai ragazzi è molto bello perché voi siete dei giudici senza pie-

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Joe Berti P a g in a 1 1 LA VIOLENZA SULLE DONNE: UNA REALTA’ IN CRESCITA COSTANTE mi 10 anni si è registrato che essa è diventata endemica dovunque, in tutte le classi e i ceti economici. Il 14,3 % di coloro che usano violenza sulle donne è costituito dai loro partner. Il 24,7% delle violenze è costituito da quelle fisiche e sessuali, il 93% delle donne che subisce violenza non denuncia il partner e il 96% non denuncia altri conoscenti .Il problema persiste anche in altre parti del mondo, per esempio in Cina, dove le figlie femmine vengono spesso uccise alla nascita perché sono i figli maschi a essere preferiti e le donne cinesi sono anche costrette a un aborto selettivo. Tornando in Italia e, in particolare,nell’ambito familiare, si riscontrano minacce, maltrattamenti,percosse e abusi sessuali. Nei casi più gravi, le figlie sono sottoposte a incesto. Secondol Organizzazione mondiale della sanità una donna su 5 ha subito violenza. Secondo i dati ISTAT del 2006 6 milioni e 743 mila, ovvero il 31,9%, delle donne in Italia tra i 16 e 70 anni hanno dichiarato di essere state vittime di violenza almeno una volta. La Convenzione di Istanbul dell’11 /5/2011 ha trattato di questo problema crescente e verrà ratificata a giugno 2013. Sulla base delle indicazioni approvate in questa sede nell’ottobre 2013 è stato approvato in Parlamento, senza la presenza della Lega, del M5S e del SEL, il Decreto Legge 93/2013, con il quale entrano in vigore nuove norme e nuove pene: querela irrevocabile nei casi più gravi, patrocinio gratuito, permesso di soggiorno per le straniere vittime di violenza, pene aumentate di 1/3 La violenza sulle se ci sono minori, allontanadonne è mento immediaconsiderata reato t o dal 1993. dall’individuo violento, inform a z i o n e sull’iter giudiziario e sull’individuo violento. Inoltre, tra i fattori precedenti di violenza domestica riguardanti l’individuo violento: la disoccupazione, l’uso di droga, il fatto di aver visto il proprio padre picchiare la propria madre, il fatto che la coppia non è sposata, problemi economici, il fatto di non avere un diploma, la coppia proviene da ceti sociali differenti. Ipazia, tuttavia, non sarà l’ultima a subire una violenza di questo genere: infatti, il discorso diventa più ampio e arriviamo infatti alla riflessione sulla violenza nei confronti delle donne. Viene prima di tutto proiettato un video dove delle attrici, tra cui Angela Finocchiaro, leggono alcune testimonianze di donne che hanno subito violenza. Le letture si alternano ad alcuni dati ISTAT , spesso spaventosi, secondo i quali il 44% delle donne in Italia considerano la violenza sbagliata ma non come reato, spesso la morte di donne tra i 16 e 44 anni a causa di violenza è più frequente rispetto alla morte di cancro o altre malattie, 6 milioni di donne in Italia tra i 16 e 70 anni subiscono violenza, e solo pochi uomini colpevoli di questo reato vengono imputati. La violenza sulle donne è considerata reato dal 1993. Tutto ciò sembra essere diventato “di moda”, infatti negli ulti-

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P a g in a 1 2 N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 CONOSCI TE STESSO (E CHI TI STA INTORNO) presto per formulare una descrizione dettagliata di questa prima;c'è da tener conto, infatti, che siamo qui da appena un paio di mesi e la strada che si protende dinanzi a noi ci attende paziente.Ma se ci volete davvero conoscere, non riuscirete perché solo noi sappiamo farlo davvero, da dentro, con i nostri pregi e i nostri difetti; non è possibile vederci da fuori poiché ognuno conosce se stesso e il resto non conta.: non si conosce mai davvero qualcosa che non ci appartiene. Siamo tanti, è vero, ma è divertente ed entusiasmante passare le giornate con così tanta gente intorno, persone amiche… Certo, nelle ore scolastiche possiamo sembrare quasi svogliati o assenti, ma abbiamo verificato che lo svago riesce a tirar fuori il lato divertente e coinvolgente che si nasconde in noi. Ci attendono cinque anni, ogni giorno, ogni ora della mattina da passare insieme. L'entusiasmo si fa sentire già ora, ora che siamo dei primini alle prese con le prime parole di un tedesco incomprensibile, ma la volontà c’è ed è tanta e noi ce la faremo!E per concludere, come dice un proverbio cinese “ L'unità di un popolo sa trasformare l'argilla in oro” (Francesca Caposeno). La IIF non si fa non ha difficoltà a sfatare i luoghi comuni che si potrebbero appioppare a una classe di sole ragazze, pur non rinunciando a una vanità tipicamente femminile: La prima afferma di ricavare il coraggio e la volontà di affrontare questo percorso di studi dalla sua eterogeneità: “Cosa ci differenzia dalle al- Questo mese si presenterà la F, una sezione del linguistico succursale alle prese con l’incomprensibilità del tedesco, aule troppo piccole, cancellini volanti, classi al femminile e anni di passaggio. tre classi? Cosa ci rende speciali ai nostri occhi?Chi siamo? Chi più e chi meno siamo tutti diversi gli uni dagli altri; ma è forse questo ciò che ci terrà uniti, d'altronde due poli di diverso segno si attraggono. E noi siamo proprio così.Naturalmente è ancora ”Per descrivere la nostra classe dovrei occupare pagine e pagine e il risultato sarebbe comunque riduttivo. Ma dato che non ho così tanto spazio, ne' voi avete la pazienza di leggerle, proverò a riassumere. Siamo diciannove ragazze e, nonostante interessi contrastanti e idee opposte sui più svariati argomenti, siamo riuscite a diventare grandi amiche. Siamo quasi sempre insieme, divise in piccoli gruppetti; anche dopo la scuola, per studiare o semplicemente per divertirci.Mi rendo conto che non è facile capire una classe da poche frasi, ma descrivere un gruppo, anche inserendo tutte le sfaccettature personali, non rende l'idea, come farebbero le nostre diciannove storie.Ora dovrei assicurarvi che siamo una classe tranquilla e silenziosa come si conviene a delle ragazze per bene, ma non posso far- lo, per amore di giustizia. Anzi, siamo chiacchierone, parliamo sempre e spesso solo per sentire le nostre voci.E non capisco neppure di cosa discutiamo per tanto tempo, facendo impazzire tutti i professori, che, contrariamente a quanto sembra, ci amano (o almeno spero!).Allo stesso modo, non mi capacito della velocità con la quale litighiamo, ci insultiamo anche, per poi riderci insieme qualche ora dopo. In questo caso, smentiamo l'idea di molti che le ragazze siano vendicative (uno pari tra noi e i luoghi comuni).Purtroppo non mi viene in mente nulla di interessante per concludere, niente che faccia in modo che vi ricordiate di noi. E non siate troppo severi nel definirci vanitose; dopotutto, siamo ragazze.” (Alice Garbaccio) Se la se- conda si dimostra unita, la quarta si definisce non molto affiatata, forse a causa della crescita che porta alla differenziazione di ideali, opinioni e interessi, in un contesto di passaggio che ricorda il Purgatorio dantesco: ”La quarta è un anno di passaggio. La quarta è quell’anno in cui ti chiedi sempre più frequentemente quanto manchi al sabato sera, al ponte, alle vacanze di Natale e infine a giugno. La quarta non ha quell’eccitazione, quello spirito di curiosità della terza, quando arrivano le materie nuove e quando conosci i nuovi professori e non ha nemmeno l’ansia della maturità che caratterizza tutto l’anno di quinta, dove però almeno si intravede l’uscita da quelle

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Joe Berti particolarmente affiatata, ma credo che nessuna lo sia. Penso che più si vada avanti negli anni più ognuno di noi cresca e sviluppi la sua mentalità, perciò è normale che in una classe di 17 -18enni non si condividano le stesse idee e spesso si litighi (nel nostro caso ci si azzuffi anche) perché non siamo più i bambini spaventati della prima superiore, quelli che facevano sempre i compiti e studiavano sempre per le interrogazioni, quelli che non osavano contraddire un professore o che piangevano per un brutto voto, ora siamo degli adulti e, come tali, ci confrontiamo ogni giorno sulle tematiche più disparate. Nonostante ciò, non si può negare che un po’ siamo cresciuti insieme e che ci aspetta ancora più di un anno da passare in questo liceo che chissà, forse ricorderemo con il sorriso, o forse con una lacrima.” (Irene Santagostino) Infine la quinta sceglie di presentarsi offrendoci uno spaccato di vita quotidiana: ”Cinque teste bionde, due nere, una rossa e sedici castane. Due paia di occhi azzurri, due verdi e venti marroni. Non c’è nessun vampiro o supere- P a g in a 1 3 quattro mura di una classe che in un certo senso sono state la tua casa per ben cinque anni. In quarta si studia il Purgatorio di Dante. Curioso no? È proprio l’anno di transizione tra l’Inferno dei primi tre anni, e il Paradiso del diplomato. Che dire della IVF? Non siamo una classe roe come in certi libri; eppure qualcosa di speciale nell’aria intorno a noi c’è. Forse ho capito: laggiù, nel banco vicino alla finestra, c’è un genio! No, non è neppure questo. Qualcuno canta, due si aggiungono e fanno la musica di sottofondo. Un libro di Nietzsche qui, uno di Garcia Marquez là e poi i davanzali coperti da quelli scolastici che si ammucchiano tra le cuffie dei lettori mp3, i paraspifferi e le lamentele della bidella. Ancora nulla. La lavagna multimediale non funziona! Niente paura non c’è bisogno del tecnico perché lui, proprio lì, è un esperto di informatica. Suona la campanella e si riversano tutti fuori. C’è sempre qualcosa di cui parlare e un brusio di fondo accompagna tutto l’intervallo. Loro accanto alla porta stanno litigando; ah no, ora ride mentre lei la solleva. L’odore pungente del mandarino si mescola con quello caldo e secco del caffè forte che avvolge la classe, forse un po’ troppo piccola per ventiquattro persone, ma tutto sommato accoglien- Non c’è nessun vampiro o supereroe come in certi libri; eppure qualcosa di speciale nell’aria intorno a noi c’è. te. Lui tamburella sul banco, lei si sforza di tenere gli occhi aperti, quella sputacchia un po’ mentre ride e l’altro si asciuga le mani bagnate nella sciarpa di quell’altra. Qui accanto, lei con il pacchettino di cracker guarda con occhi da cucciolo lui con mezza baguette farcita. Loro là, nell’angolo, guardano un video sul telefono, a sinistra altri tre ripassano. Lei ha dimenticato un libro, ma, tranquilli, quella davanti glielo presterà. Altre due scompaiono nell’armadio per cercare i loro. Lei, lì accanto al muro, è quella che, non importa quale materia si stia spiegando, sarà sempre la prescelta per leggere i brani. C’è un’ora buca: dopo un attimo di silenzio il giubilo è unanime. C’è una cosa che abbiamo tutti in comune nonostante tutte le nostre differenze: il sorriso. Forse ho finalmente capito cos’abbiamo di speciale: secondo qualcuno saremo anche confusionari, a volte indisciplinati e facciamo volare i cancellini, ma nessuno può negare che siamo una grande famiglia. Un po’ come la scatenata dozzina, moltiplicata per due!” (Guino Monica.) Alessia Grillone Giorgia Pellegrino

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P a g in a 1 4 N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 BENTORNATO DA MARTE Esperienze come questa lasciano un segno indelebile e, cosa peggiore di tutte, sono perfettamente normali in un Paese governato dall’anarchia, dalla guerra civile, dal fanatismo. Domenico Quirico è invitato per La Stampa già da molti anni e da vero esperto delle dinamiche mediorientali sa benissimo a cosa va incontro. Già in passato, a Tripoli, era stato arrestato, per poi essere rilasciato qualche giorno dopo. La sua esperienza in Siria si è trasformata invece in un inferno, in 152 giorni di prigionia, di camere buie, di fame, di lotta contro il tempo, di mancanza di pietà, di due tentati evasioni, di silenzio, di abbandono; abbandono degli altri, della famiglia e di Dio. Quirico è stato tradito dalla rivoluzione contro il dittatore Assad, una rivoluzione che non è più e che è degenerata in fanatismo, in odio ingiustificato e incontrastato. La Siria, racconta Quirico nel suo libro Sono tornato da Marte, è il Paese dove regna il Male, dove il Male lavora, inturgidisce come gli acini dell’uva sotto il sole, un Paese dove anche i bambini gioiscono nel fare del male. Sai qual è la mia idea del giornalismo; bisogna andare dove la gente soffre e ogni tanto ci tocca soffrire come loro per fare il nostro mestiere. E’ la prima cosa che ha detto al direttore de La Stampa, Mario Calabresi, immediatamente dopo il suo atterraggio in Italia. Parole asciutte, distaccate (e quindi professionali). Un’esperienza come la sua bisognerebbe viverla per comprenderla fino in fondo, le parole possono raccontarla fino a un certo punto. Quirico viaggia spesso con alcuni libri; i libri, scrive, ti parlano. La cultura ti parla. La cultura. L’unica cosa che ti resta quando ti tolgono Sono tornato da Marte, è il Paese dove regna il Male tutto, quando ti tolgono i vestiti, le scarpe, l’umanità. La cultura, i libri, che per Quirico hanno rappresentato un debole appiglio alla realtà, alla normalità in contrasto con una brutalità che era diventata quotidiana. Quirico però, nel nostro interessante incontro, non parla di tutto questo. Ci racconta la situazione della Siria e del Medioriente così come l’ha sempre vista, letta, trattata. Quando gli chiedo come un’esperienza come la sua cambi la quotidianità di uomo, lui mi risponde che tutto tornerà alla normalità quando avrà la possibilità di tornare ad essere un giornalista, un inviato di guerra, non un ex sequestrato (in qualunque modo si voglia dire). Questo mi ha colpito; Quirico non è un martire e come tale non ha alcuna intenzione di passare. Ecco perché l’ho definito professionale. La sua esperienza, ci dice, è del tutto secondaria a quanto quotidianamente accade dove una guerra persiste ormai non più per ideali ma per avidità. Domenico è potuto finalmente tornare a casa dove ha potuto tagliare l’erba che la sua famiglia aveva lasciato incolta, non per scaramanzia, ma semplicemente perché quello era un compito che spettava al papà. Quirico è stato su Marte, e ha scoperto che i Marziani sono molto cattivi. Bentornato.

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Joe berti N u m e r o 2 — N o v e m br e 2 0 1 3 ARCHEOLOGIA :CHE PASSIONE! Quando, per la prima volta sentiamo la parola "archeologo", la prima persona che ci viene in mente è lui, Indana Jones. Più avventuriero che archeologo, in verità. Invece il signor Gianbattista, che ci accoglie, giovedì 14 novembre, al Museo di Antichità, non sembra tanto un intrepido avventuriero, modello Indiana. Anzi, sembra una persona piuttosto normale: ci accompagna in una sala conferenze, dove la 4A, la 4B e la 4D (accompagnate dalle rispettive professoresse)si accomodano (si fa per dire). I ragazzi, assonnati (non dimenticate che sono le otto e mezza di mattina, praticamente l'alba) e infreddoliti, si installano nella sala con un po' di confusione, ma le paroline magiche delle professoresse ("Alla fine del laboratorio ci sarà una verifica, e il voto farà media per storia!") li trasformano in studenti interessati e pronti a prendere appunti. Ma comunque la lezione si rivela interessante: nonostante mostri di parole tipo "termiluminoscienza" e l'orribile verde/giallo illeggibile di alcune diapositive, riusciamo ci insegnano le differenze tra storia e archeologia, i diversi tipi di reperti e i vari metodi di datazione. tutti a comprendere i punti cruciali della spiegazione sull'archeologia. Le spiegazioni dell'archeologo e gli interventi della sua collega Patrizia (spesso fondamentali: il discorso di mr. Gianbattista a volte è proprio un po' strano, ma si sa che i grandi geni non badano a certe inezie) ci insegnano le differenze tra storia e archeologia, i diversi tipi di reperti e i vari metodi di datazione. A questa prima lezione ne segue una seconda e poi ci sarà, a fine novembre, una visita al Museo di Antichità. Ma non dimentichiamo la gita che aspetta le quarte ad aprile: un'uscita didattica in una villa romana ad Almese, a scavare e a trovare (forse) dei veri reperti. E speriamo che i quartini si rivelino dei novelli Indiana Jones degni di questo nome. marta della croce

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