Maestri del lavoro in camicia nera

 

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storia della stella al merito del lavoro dall'inizio del secolo fino al 1943

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PREFAZIONE La storia della Onorificenza della Stella al Merito del Lavoro (con diritto di fregiarsi del titolo di Maestro del Lavoro) nasce e si snoda contestualmente allo sviluppo culturale e sociale dell'Italia a cavallo fra il 1800 ed il 1900, nei primi anni, cioè, della sua riconquistata unità territoriale e del conseguente sforzo, come nazione, inteso a raggiungere una identità che la ponesse allo stesso livello di prestigio degli altri Paesi europei. E', altresì, necessario trovare un collante unico, un denominatore comune che serva ad amalgamare culture locali assai diverse e fortemente radicate sul territorio. Tale onorificenza diventa, pertanto, strumento di equiparazione e di incentivazione per i Governi di quell'epoca ed è, forse, più importante l'effetto globale dell'operazione in se stessa di quanto non sia il riconoscimento ai singoli insigniti degli indubbi meriti acquisiti. Questo è quanto emerge dallo studio dell'autore di questo interessante libro, il dottor Mauro Nemesio Rossi (Presidente de Centro Studi ed Alta formazione dei Maestri del Lavoro) che, peraltro, prende in esame quel particolare periodo storico che va dal 1923 al 1943 cioè il periodo posto in mezzo ai due conflitti mondiali e che viene solitamente indicato con l'espressione: "ventennio fascista". Indubbiamente il regime di quegli anni si è trovato di fronte al non facile problema di traghettare una società certamente non evoluta, sostanzialmente povera di risorse e che risentiva 3

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di forti squilibri sociali. L'emergente proletariato operaio auspicava riforme che contribuissero a garantire non solo una maggiore sicurezza economica ma anche una dignità nuova. Risulta, pertanto, assai acuta l'osservazione dell'autore quando indica nella onorificenza, istituita dall'allora Regno d'Italia, la nascita di una sorta di "aristocrazia del proletariato", la nascita cioè di una nuova nobiltà da affiancare se non contrapporre a quella già esistente che, però, traesse origine non già dai meriti acquisiti presso un Papa od un Re ma sul lavoro e dal lavoro. È, altresì, interessante l'intreccio fra la storia dello sviluppo di questa onorificenza e la storia dell'onorificenza dei Cavalieri del Lavoro di coloro, cioè, che rappresentano l'aristocrazia dell'imprenditoria italiana. Sarà proprio da questo intreccio di interessi fra figure di emergenti datori di lavoratori, nati spesso tra le stesse fila dei lavoratori, ed i loro lavoratori dipendenti che nascerà l'attuale ossatura del sistema imprenditoriale italiano. Anche in questo l'autore compie un'abile operazione di ricerca storica riproponendo, attraverso le citazioni di discorsi pronunciati o di brani giornalistici scritti, il clima all'interno delle aziende, gli atteggiamenti ed, in ultima analisi, i sentimenti dell'epoca. Altrettanto piacevole è la ricostruzione, per immagini e per racconti, della vita e della evoluzione lavorativa di alcuni insigniti della Stella al Merito del Lavoro. Infine, poiché la Federazione dei Maestri del Lavoro ha, recentemente, realizzato l'Albo d'Oro dei Maestri del Lavoro dal 1952 ai giorni nostri, particolarmente importante risulta questo lavoro del dottor Rossi che va a colmare, con rigore storico unito ad una gradevole arguzia letteraria, una parte considerevole del vuoto degli anni che vanno dalla nascita dell'onorificenza al 1952. Gianluigi Diamantini 4

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Al merito del lavoro er comprendere la natura della “Stella al Merito del Lavoro” bisogna partire da lontano. Il punto zero potrebbe essere la costituzione dell'Ordine Cavalleresco al Merito Agrario, Industriale e Commerciale, che fu istituito il 9 maggio 1901 da Vittorio Emanuele III, su proposta di Giuseppe Zanardelli, in quel momento Presidente del Consiglio e Ministro "ad interim" per l'Agricoltura, l'Industria e il Commercio. In precedenza con Regio Decreto del 1° maggio 1898 n. 195 non a caso la data della promulgazione del decreto venne fatta coincidere con quella della festa dei lavoratori voluta proprio dal Re Umberto I, era stata istituita, senza che però ne venisse data in seguito pratica esecuzione, una decorazione con medaglia d’oro o d'argento destinata a premiare coloro che avessero acquisito titoli di segnalate benemerenze nell'agricoltura, nell'industria e nel commercio. In sostanza si istituiva una nuova nobiltà da conquistare sul campo da affiancarsi a quella già esistente per censo e successione, una nobiltà accessibile da parte di tutti, senza discriminazione alcuna di rendite, stato sociale, cultura, sesso e religione e riservata a tutti coloro i quali a ogni livello e settore si fossero impegnati con successo nel lavoro ottenendo risultati positivi oltre che per se stessi anche per il Paese.1 "In questo giudizio c'è probabilmente un supplemento di patriottismo rispetto alla concreta realtà dell'Italia di allora. Esso esprime tuttavia la consapevolezza di un percorso senza 1 Italo Scalera, I grandi imprenditori del XIX secolo – CEDAM - Libro in rete consultabile gratuitamente. 5

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ritorno che nei decenni successivi, una volta allentata la spinta dell'emigrazione verso paesi lontani e consumato il dramma di due guerre e di una dittatura avrebbe visto crescere le città e spopolarsi le campagne per giungere poi agli anni del boom allo sviluppo delle fabbriche di un terziario sempre più avanzato ed al nostro ingresso tra le prime potenze in termini di ricchezza prodotta nel pianeta. A questa vicenda i Cavalieri del Lavoro hanno dato un contributo importante: basta leggere gli elenchi degli insigniti dei primi anni per apprezzare tutta la distanza che separa l'economia e le società globalizzate di internet da quelle dei nostri nonni, centrate sui ritmi, la cultura e la vita del mondo agricolo, ma soprattutto innovandolo delle virtù della creatività, dello spirito di sacrificio, della volontà di crescere cogliendo le opportunità dello sviluppo tecnologico e del mercato"2 Il nuovo Re Vittorio Emanuele III si era insediato da appena undici mesi quando per necessità, come spesso accade in alcuni periodi storici della nazione, fu costretto a mettere alla guida del paese un uomo di sicura fede democratica e liberale. Per assecondare le istanze che venivano dal mondo del lavoro e dalle piazze, chiamò Zanardelli, già settantacinquenne, a formare un nuovo governo nel febbraio del 1901. Al nome di Zanardelli sono legate: la riforma del codice penale, nell’ambito del quale fu abolita la pena di morte; fu sancita la libertà di sciopero, riunione e associazione; l’introduzione di una rigorosa normativa sul lavoro minorile e femminile. Zanardelli tentò anche, inutilmente, l’introduzione del divorzio presentando un apposito disegno di legge. 2 Adolfo Diana, prefazione al libro “Cavalieri del Lavoro” Cent’anni di imprenditoria a cura di Nino Castronovo, Modena 2001 6

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Con questi presupposti era naturale che l’Italia dell’epoca riconoscesse i meriti del lavoro. Bisogna però aspettare vent’anni dal 1901, per aggiungere all’ordine cavalleresco la descrizione "al Merito del Lavoro". Un motto che non fu cambiato dal Regime fascista nel 1923 anche se le ambizioni mussoliniane che si ispiravano ai fasti dell’antica Roma, avrebbero potuto suggerire una più corretta e universale massima in latino. La stessa dicitura fu mantenuta da Camera e Senato nel 1952, quando l'ordine dei Cavalieri del Lavoro fu riassestato con legge della Repubblica, per sottolineare che il lavoro dava merito ed elevava gli industriali a ordine equestre mentre accontentava i lavoratori con un’onorificenza. Non ebbe uguale fortuna la ristrutturazione della legge per conferimento della Stella al Merito del Lavoro che non fu mai elevata al rango di ordine, ma nella quale si volle solo aggiungere che la decorazione della “Stella al Merito del Lavoro” comportava il titolo di “Maestro del Lavoro”. Una magra consolazione. Le motivazioni che portarono all'istituzione del nuovo ordine equestre, quello dei Cavalieri del Lavoro sono sancite nel decreto del re Vittorio Emanuele III: “riconoscere le benemerenze di coloro che si sono segnalati per lavoro benefico” e sono “singolarmente utili alla società nella quale vivono, per l'incremento che danno all'agricoltura, all'industria e al commercio”. Nella sostanza queste motivazioni rimasero immutate sia nel 1952, quando l'onorificenza fu adeguata e riconosciuta dopo il cambiamento costituzionale dello Stato, sia nel 1986, quando le norme per il conferimento dell'onorificenza furono di nuovo modificate. 7

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Per quanto riguarda la “Stella al Merito del Lavoro”, la mancanza di un inventario degli insigniti, operazione mai attuata dalla Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro, fa si che tutta la storia dell’onorificenza di questo periodo non sia stata mai scritta né si conoscono i profili degli insigniti. Ben diversa e la situazione presso la Federazione dei Cavalieri del lavoro dove esistono fascicoli di nominati dal 1902 al 1914 e si scoprono figure sconosciute alla storia, ma in realtà con ruoli e funzioni tutt'altro che trascurabili, per ricostruire "dal basso" uno spaccato sociale dell'Italia. Da uno studio condotto da Michelangelo Salpietro qualche anno fa, rintracciabile in formato pdf in rete, dal titolo: “L’archivio storico dei Cavalieri del Lavoro” si rileva come sia possibile risalire agli iscritti all’ordine e a quegli imprenditori che con le loro iniziative avevano condizionato non solo sugli assetti produttivi, ma anche sui costumi e sulle abitudini di vita. Tra questi: la Scuola Industriale di Terni sorta, a opera di Amilcare Spadoni da un patto di pacificazione cittadina dopo il memorabile sciopero all'Acciaieria del 1907; le opere di mutualità, largamente sussidiate dalla Società Metallurgica Italiana, realizzate da Luigi Orlando; il Tubercolosario aperto ad Alessandria da Teresio Borsalino, intitolato al nome del padre Giuseppe. Sempre dall’archivio dei Cavalieri del Lavoro risulta che alcuni dei fascicoli riguardano capitani d'azienda, ma altri artigiani, commercianti e, sia pure in numero ridottissimo, operai. Fino al 1914 l'onorificenza “al Merito del Lavoro” fu concessa ai produttori, una categoria che includeva anche gli operai, che avessero "mediante la loro collaborazione, efficacemente contribuito allo sviluppo e alle produzioni di un'azienda". E’ 8

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con l’avvento del fascismo e forse anche per un riconoscimento agli imprenditori che avevano sorretto la scalata di Mussolini al potere, nel 1923 per gli operai fu istituita la “Stella al Merito del Lavoro”. Per tutti l’esempio di Anselmo Oldrini che, diventato capo reparto della sezione modelli in legno nell'Officina meccanica Franco Tosi di Legnano da operaio intagliatore dei modelli in legno per la fusione dei pezzi, fu nominato Cavaliere del 9

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