2009-2010 1

 

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Lions Elba

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Anno lionistico 2009-2010 N. 1 Sommario RICORDO Giorgio Barsotti EDITORIALE Luciano Gelli CRONACA Riassetto elettrico AT dell’isola d’Elba, conferenza dell’Ing. E. Gambardella. 41^ Charter Night. Assegnata la 16^ Targa Lion; Festa di mezz’estate. Elba pre-medicea, Cosimo il Grande, conferenza dei Proff. G. Cipriani e G. Battaglini Dislessia e disturbi specifici sull’apprendimento; conferenza, relatori: Ing. G. Guidi, Sig.ra M. Disperati, Dott. C. Coscarella. LA VOCE DEI LIONS Luciano Gelli Lucio Rizzo Vittorio G. Falanca Umberto Innocenti Vittorio G. Falanca La sentenza Prevenzione dell’obesità in età pediatrica Storie di porti turistici Dino (poesia) Il recupero della Lyra Addio Giorgio! 2 4 4 4 5 6 6 7 9 9 11 11 13 13 14 14 14 18 19 20 21 22 23 RUBRICHE Interventi ed elargizioni Spigolature Organigramma del Lions Club Albo del Club Albo della Targa Lions Il Gonfalone del Club Disponibilità dei Lions CHI PARLA DI NOI (rassegna stampa) Copertina: Lion Prof. Giancarlo Castelvecchi, 1975 – tempera. E’ stampato in proprio a cura del Lions Club Isola d’Elba. Viene distribuito ai soci del Club in due edizioni nell’arco dell’anno sociale: il n. 1 a Dicembre in occasione della Festa degli Auguri, il n. 2 a Giugno per la celebrazione della Charter Night. La redazione ringrazia tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione della pubblicazione. La composizione di questo numero comprende il periodo dall’ 01.06.09 al 30.11.09. Notizie e commenti stampa successivi saranno inseriti nella prossima edizione.

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2 In questa edizione mi è sembrato opportuno trasgredire alla confermata consuetudine di iniziare il Notiziario con l’editoriale del Presidente per porre in primo piano una memoria del Prof. Giorgio Barsotti sulla recente scomparsa del lion Dott. Giorgio Danesi. Prof. Giorgio Barsotti Giorgio Danesi ci ha lasciato per sempre. Se n’è andato in silenzio, quel silenzio a cui la malattia lo aveva condannato da qualche tempo e che solo i suoi cari e, in particolare Giannina, riuscivano talvolta ad interpretare. Il 12 novembre il Lions Club “Isola d’Elba” ha dedicato un meeting al ricordo di Giorgio. Nessuna retorica né parole di circostanza, ma le voci autorevoli e commosse di tre amici: Luciano Gelli, presidente del Club, Luigi Maroni e Elvio Bolano, hanno ricordato la figura del medico, dell’uomo e del lions. Stimato da tutta la comunità per la capacità e l’umanità con cui svolgeva la sua professione di medico, gli erano riconosciute doti di sensibilità, di profonda bontà unita ad una disponibilità assoluta ad ascoltare quanti si rivolgevano a lui per un consiglio o una richiesta d’aiuto. Come lions ha saputo interpretare al meglio il motto che ci distingue e che è il vanto della nostra associazione: Servire gli altri. Giorgio, infatti, ha messo continuamente a disposizione di tutti la sua capacità professionale, la sua incredibile conoscenza di fatti e persone, con generosità, ma anche con spirito critico, condito sempre da humour raffinato e sagace. Fra i tanti contributi che Giorgio ha dato al lionismo, anche durante l’anno della sua presidenza, il suo fiore all’occhiello resta l’organizzazione della vendita delle azalee, evento che si rinnova ogni anno in favore dell’Associazione per la ricerca contro il cancro. Giorgio, con la sua verve, la sua capacità organizzativa, la sua umanità unita ad una ricerca ostinata della perfezione, ha saputo coinvolgere lions, leonesse e leos nella realizzazione di un evento di successo che, oltre a rendere un servizio di grande utilità, ha saputo avvicinare il nostro Club alla gente facendo conoscere uomini e donne che operano per il bene della comunità. A Giorgio, grande amico, nobile figura di uomo, di medico e di lions, si adatta perfettamente una frase scritta da George Byron: < Ho vissuto e non ho vissuto invano >.

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3 Il nostro Giorgio fra le sue azalee

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4 Dott. Luciano Gelli ono gìà trascorsi cinque mesi dall’inizio della mia terza presidenza e, senza falsa modestia, credo di aver espletato un buon lavoro. La festa di mezza estate con la premiazione del prof. Castellaccci e l’intervento del governatore Vinicio Serino, il primo incontro nella chiesa del SS. Sacramento con la gratificante presenza del Prof. Cipriani e del Prof. Battaglini, hanno riscosso l’approvazione generale e lasciano ben sperare per il prosieguo di analoghe iniziative. In contrasto con tanti piccoli avvenimenti si pone l’irreparabile perdita di Giorgio Danesi. Per quanti successi abbiamo raccolto niente potrà restituirci la calda presenza di Giorgio, un uomo, un professionista, un lion esemplare che è stato punto di riferimento e guida per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo. La giostra continua a girare a dispetto di chi è dovuto scendere, ma i nostri cuori conserveranno incancellabilmente il sorriso di Giorgio e la signorilità del suo essere. _______________________________ Conferenza-dibattito, Portoferraio 13.07.09 Relatore Dott. Ing. Edoardo Gambardella iniziata con l’illustrazione del settore di attività in cui è impegnata TERNA, società proprietaria al 98% della rete elettrica nazionale, uscita nel 2005 dal gruppo ENEL, oggi società indipendente che si occupa della trasmissione dell’energia prodotta in Italia da vari soggetti o importata dall’estero, la conferenza-dibattito tenuta dall’ing. Edoardo Gambardella sul riassetto elettrico AT (alta tensione) dell’isola d’Elba, organizzata in serata conviviale dal Lions Club Isola d’Elba Sabato 13 Giugno nei locali dell’Hotel Airone di Portoferraio. L’ing. Gambardella in conferenza. Gambardella, ingegnere elettrotecnico che attualmente in TERNA (Trasmissione Elettricità Rete Nazionale) ricopre il ruolo di direttore responsabile dell’area operativa di Toscana ed Emilia Romagna, ha voluto all’inizio sottolineare come TERNA, nell’ambito della realizzazione dei propri impianti, si impegni sempre a ricercare soluzioni condivise, nei limiti del possibile, con Amministrazioni locali, associazioni ambientaliste ecc. In tal senso, aiutandosi con proiezioni di suggestive immagini, ha illustrato alcuni esempi di recenti interventi eseguiti nell’ottica dello sviluppo sostenibile come la posa in opera di tralicci dalla sagoma artistica, studiati da celebri architetti e già avvenuta nei dintorni di Firenze, o l’installazione di sistemi dissuasivi atti ad evitare il mortale urto dei volatili sui cavi elettrici aerei attuata nei dintorni di Piombino. Giungendo quindi al cuore dell’argomento, il relatore ha evidenziato la necessità, al fine di riuscire a coprire i crescenti fabbisogni di energia dell’Isola e di aumentare l’affidabilità del servizio elettrico medesimo, sia di raddoppiare l’esistente collegamento sottomarino a 132 KV che collega l’Elba al continente, sia di rinnovare l’attuale linea terrestre a 132 KV S.Giuseppe-Portoferraio. Ciò comporterà fra l’altro l’abbandono degli ormai vetusti cavi elettrici sottomarini a media tensione oggi in uso, nonché della centralina turbogas di Portoferraio;

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5 complesso di interventi questo che vedrà TERNA impegnata presumibilmente fino al 2012. guidoncino del Club offertogli, insieme ai sentiti ringraziamenti per la disponibilità dimostrata, dal presidente del sodalizio Mauro Antonini. Procchio, Hotel del Golfo Sabato 4 Luglio 2009 stato con un ultimo atto di attenzione verso le necessità della nostra comunità, consistente nella donazione di un defibrillatore da collocare nei locali dello stadio del Carburo di Portoferraio, che si è concluso il quarantunesimo anno sociale del Lions Club Isola d’Elba. Da sinistra l’Ing. Gambardella e il Presidente Antonini Il complesso ed ambizioso progetto, già autorizzato dal Ministero col consenso delle Amministrazioni locali ed enti interessati per quanto riguarda la parte terrestre ed in fase di autorizzazione per quanto riguarda la parte sottomarina, ha previsto soluzioni tecniche che, grazie ad un forte maggior impegno economico da parte della TERNA, permetteranno da una parte di ridurre i sostegni dell’attuale linea S. Giuseppe-Portoferraio dai 48 esistenti ai 20 della nuova linea, dall’altra di evitare la realizzazione di un nuovo elettrodotto a 132 KV all’interno dell’Isola che avrebbe comportato l’installazione di 80 nuovi sostegni. Quest’ultimo obiettivo si è potuto raggiungere grazie all’allungamento del cavo sottomarino di ben 15 Km rispetto a quanto originariamente previsto, avendone deciso l’approdo a Portoferraio. Sono poi state illustrate le modalità di posa dei cavi sottomarini in particolare con le accortezze che sono necessarie per proteggerli da danni imputabili ad agenti naturali come la posidonia o ad attività dell’uomo come la pesca a strascico. Questo complesso di lavori, anche se in corso di esecuzione potrà comportare disagi per la cittadinanza soprattutto a causa dei previsti interventi di interramento dei cavi che dovranno necessariamente avvenire sulla viabilità stradale, metterà l’Elba nella condizione di garantirsi per i prossimi 50 – 60 anni, soprattutto nel periodo estivo, un adeguato approvvigionamento energetico in grado di assicurare lo sviluppo delle molteplici attività presenti nel comprensorio. Terminata la relazione hanno posto quesiti i lions Cervini, Falanca, Cocco, Antonini ai quali l’Ing. Gambardella ha risposto in maniera esauriente. A conclusione il relatore ha gradevolmente accettato, a ricordo dell’incontro, il Un momento del passaggio di consegne. La Charter Night, celebrata la sera di sabato 4 Luglio nei locali dell’Hotel del Golfo di Procchio, ha costituito altresì un’eccellente cornice per l’ammissione di due nuovi soci: la D.ssa Franca Zanichelli, Direttore del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ed il Rag. Roberto Olivari, albergatore elbano, e per la consueta distribuzione a lions ed ospiti del n. 2 del Notiziario del club. La serata si è conclusa con la cerimonia del “passaggio della campana” fra il presidente uscente Mauro Antonini ed il subentrante Dr. Luciano Gelli, giunto con questa nomina al traguardo del terzo mandato alla direzione del sodalizio. Antonini ha riassunto le tappe dell’attività dell’ultimo anno, che alla fine ha visto il nostro club premiato con un fregio da apporre sul gonfalone per essersi distinto nella campagna per la raccolta di occhiali usati, mentre Gelli ha accennato agli impegni dell’immediato futuro, non dimenticando di dedicare al termine una standing ovation a due Lions e Signore assenti: Giorgio e Giannina Danesi e Luigi e Carla Maroni.

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6 Festa di Mezz’Estate Procchio, Hotel del Golfo, Sabato 08.08.2009 o ricevuto numerosi attestati e un buon numero di onorificenze, ma la Targa del Lions Club isola d’Elba, un qualcosa che viene dallo scoglio e dai miei compaesani, mi riempie di orgoglio e di commozione.” Conferenza, Chiesa del SS. Sacramento Portoferraio, Sabato 24 Ottobre 2009 on poteva essere più azzeccata la scelta del luogo in cui ambientare la conferenza dal titolo: ELBA PREMEDICEA: COSIMO IL GRANDE, L’UOMO CHE HA CAMBIATO I DESTINI DELL’ELBA, tenutasi, su organizzazione del Lions Club Isola d’Elba, nel pomeriggio di Sabato 24 Ottobre. L’incontro infatti ha avuto luogo a Porto-ferraio nella chiesa del SS. Sacramento edi-ficata nel sedicesimo secolo proprio per vo-lere di Cosimo de’ Medici. L’interesse per un argomento così importante per la storia della nostra isola ha richiamato un folto pubblico di fronte al quale ha aperto i lavori il presidente del sodalizio elbano Dr. Luciano Gelli presentando, al termine della sua breve introduzione, i due relatori: il Prof. Giuseppe Battaglini, storico e già direttore della Biblioteca Comunale Foresiana di Portoferraio, ed il Prof. Giovanni Cipriani, , professore associato di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università degli Studi di Firenze. Il momento clou della cerimonia. Con queste parole il Professor Enrico Castellacci eminente ortopedico, responsabile medico della nazionale di calcio campione del mondo nel 2006, direttore della sezione medica del settore tecnico FIGC, ha aperto il suo intervento. Con una dialettica invidiabile, il Professore ha subito catturato l’attenzione dei numerosi presenti, descrivendo alcuni particolari del proprio impegno lavorativo e scientifico per poi passare ad una intrigante descrizione delle magiche notti tedesche quando, a dispetto di tutto e tutti, i ragazzi di Marcello Lippi ridavano a milioni di spettatori il gusto e la fierezza di essere italiani. La cerimonia si è svolta in occasione della festa di mezza estate, una sorta di benvenuto e bentornato che i lions isolani tributano ogni anno agli amici continentali presenti all’Elba. Dopo Castellacci ha preso la parola il Governatore del distretto 108 LA, professor Vinicio Serino, che, con la sua nota facondia ha delineato alcuni tratti del programma che intende portare avanti durante il suo mandato e non ha lesinato encomi al Club isolano per la soddisfacente conduzione della serata. La Targa Lion è un riconoscimento che il Lions Club Isola d’Elba assegna, a norma di apposito regolamento, non più di una volta l’anno e solo negli anni in cui si individui un personaggio meritevole. Materialmente essa è costituita da una fusione in bronzo, opera del Prof. Giancarlo Castelvecchi, simboleggiante: civismo, cultura, lavoro, sport. Da sin. i Proff. G. Battaglini e G. Cipriani. Il Prof. Battaglini, invitato per primo al pulpito, ha relazionato sul periodo che ha preceduto l’avvento di Cosimo il Grande; periodo per il quale, come ha egli precisato, non esistendo una organica documentazione storica, si è costretti a ricostruirne la trama attingendo ad episodi e racconti di vari fatti. La relazione di Battaglini ha spaziato sui molti secoli di storia che hanno preceduto il 1548, anno di fondazione della città di Cosmopoli. Il finire di questo lungo

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7 periodo che, come ha precisato il relatore, ha visto la popolazione elbana spostarsi alternativamente coi propri insediamenti verso il mare, come nel caso delle ville romane e delle marine di Rio, Marciana e Campo, o all’interno spintavi dalle numerose incursioni piratesche, con i vari insediamenti collinari tuttora esistenti, è stato caratterizzato soprattutto dall’ascesa al potere della famiglia degli Appiani che, venduta sul finire del ‘300 Pisa ai Visconti, acquisì il territorio che comprende i dintorni di Piombino e l’Elba, ancor oggi coincidente con i termini della diocesi di Massa, stabilendovi la propria dinastia sino al 1815, anno del congresso di Vienna. In questo ampio e nel contempo conciso spaziare della nostra storia, Battaglini ha toccato i vari punti salienti che l’hanno caratterizzata come l’interesse verso il nostro territorio per le sue ricchezze minerarie e la posizione strategica manifestato dalle vicine Siena, Firenze e Genova, la politica matrimoniale degli Appiani che li ha portati ad imparentarsi coi Papi, la pestilenza del 1348 che ha decimato la popolazione, ecc. lingua fiorentina da proporre come lingua italiana, la terribile guerra contro Siena che portò alla sua conquista, l’estensione dello stato fiorentino a tutta la Maremma e all’Elba ed infine l’istituzione del titolo di Granduca, inesistente sino a quel momento, costituiscono i punti salienti toccati dal professor Cipriani in quello che aveva i connotati, anziché di una relazione professionale, di un avvincente racconto punteggiato di tanto in tanto dalla narrazione in chiave spiritosa o comica di vari episodi verificatisi nel periodo in questione. A conclusione dell’incontro, dopo aver rivolto al parroco Don Salvatore un particolare ringraziamento per la sensibilità dimostrata nel mettere a disposizione la Chiesa del SS. Sacramento, il presidente Gelli, visto il successo dell’evento, ha voluto anticipare la programmazione per il prossimo mese di Gennaio di una nuova conferenza che avrà come argomento la fondazione di Cosmopoli e che costituirà in pratica il prosieguo di questa appena conclusa. La serata è continuata con una conviviale presso il ristorante La Caletta di Porto Azzurro, al termine della quale gli intervenuti hanno posto numerose domande ai relatori sugli argomenti trattati ottenendo esaurienti risposte. Al termine non poteva mancare, a ricordo della giornata, la tradizionale consegna dei guidoncini ai due professori. Portoferraio, Sabato 28.11 2009 Conferenza nella Sala della Provincia Una nutrita rappresentanza del corpo insegnante elbano, genitori, gente comune, curiosi hanno affollato a Portoferraio, nel pomeriggio di saRitratto di Cosimo, Granduca di Toscana La parola è quindi passata al Prof. Cipriani che, con la sua particolare capacità di attrarre e coinvolgere l’attenzione degli ascoltatori, ha trattato della vita di Cosimo a partire dalla sua ascesa al potere, avvenuta nel 1537 quando aveva solo diciotto anni, sino alla sua morte causata nel 1570 da ictus. Cosimo il grande si rivelò da subito, come ha relazionato Cipriani, una vera volpe politica. Il matrimonio con Eleonora di Toledo, la fortificazione delle più importanti città toscane per lo stretto controllo della popolazione, la costruzione di una fortezza all’Elba e la nascita di Cosmopoli, la creazione di un’accademia per lo studio della da sin. Coscarella, Guidi, Gelli, Disperati. bato 28 Novembre u.s., la Sala Congressi della Provincia, la cui disponibilità è stata ottenuta nonostante il giorno prefestivo

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grazie al diretto interessamento dell’assessore provinciale Catalina Schezzini, per assistere ad una conferenza–dibattito organizzata dal nostro Club sul tema “Dislessia e disturbi specifici sull’apprendimento (DSA)”. Hanno relazionato sull’argomento, che in questi ultimi anni ha assunto un ruolo di grande interesse nel mondo della scuola, il lion Ing. Guido Guidi: responsabile della promozione multimediale dell’Ateneo Fiorentino e del service sulla lotta alla dislessia indetto dal distretto lion 108LA (Toscana) per l’anno sociale in corso, la Sig.ra Morena Disperati: responsabile della Sezione AID di Pistoia, il Dott. Caludio Coscarella: referente elbano per l’AID. 8 L’intervento del Dott. Claudio Coscarella. Il presidente del Lions Club Isola d’Elba Dott. Luciano Gelli ha introdotto l’argomento in maniera volutamente breve per lasciare spazio alle relazioni ed agli interventi dalla platea che, come già si intuiva, era molto interessata alla materia. L’ing. Guido Guido, primo a prendere la parola, ha voluto precisare in primo luogo che cosa non è la dislessia (sia che si tratti di disgrafia, disortografia o discalculia); essa, come ha chiarito Guidi, non è una malattia, non è un ritardo mentale, non è un handicap, non è un problema psicologico, pertanto non si deve parlare né di cure né di guarigioni; la dislessia è un disturbo neurobiologico su base genetica che lascia inalterate tutte le altre funzioni intellettive. In Italia, paese dalla lingua trasparente che si legge quasi come si scrive, interessa circa il 4% della popolazione, a differenza dei paesi anglofoni dove tale indice può raggiungere valori sino all’11%. Mentre sullo schermo, fra le proiezioni di schemi e tabelle statistiche scorrevano anche le immagini di personaggi affetti da dislessia come Leonardo da Vinci, Einstein, Agatha Christie, Walt Disney, John Lennon, Silvester Stallone, ecc. il relatore ha approfondito vari aspetti della problematica, come quello legislativo, quello degli strumenti, da non considerare come aiuti, quali calcolatrici e P.C. da fornire ai dislessici per superare le loro difficoltà, quello della formazione degli insegnati della scuola primaria. E proprio su quest’ultimo tema Guidi ha annunciato che il distretto lions 108LA (Toscana) ha programmato corsi di 18 ore per i docenti elementari della nostra regione, fra i quali si sono particolarmente distinti per aver da tempo ben affrontato la problematica quelli delle province di Firenze e Pistoia e dell’isola d’Elba, che verranno tenuti da esperti appartenenti all’associazione lionistica. La parole è quindi passata alla Sig.ra Disperati che, fornendo all’inizio notizie sull’A.I.D., ha ricordato come quest’associazione nata nel 1997 abbia diffuso su tutto il territorio nazionale informazioni su quest’argomento che sino allora era totalmente sconosciuto. Dopo aver fatto rilevare l’arretratezza del nostro paese rispetto ad altre nazioni in materia legislativa su questo settore, la Disperati ha puntualizzato che è nella scuola, soprattutto in quella primaria, che si deve operare sui ragazzi dislessici, in quanto è proprio verso il mese di Gennaio della 1^ elementare che di solito viene rilevato il disturbo in soggetti che al di fuori dell’ambito scolastico non presentano alcuna problematica. La relatrice ha proseguito ricordando che un bambino affetto da dislessia, nella maggioranza dei casi, una volta approdato all’università, è in grado di studiare da solo e come la risonanza magnetica, alla quale lei stessa ed il figlio entrambe dislessici si sono sottoposti, sia in grado di rilevare le anomalie della parte cerebrale predisposta a certe funzioni. Il Dott. Coscarella, ultimo relatore ad intervenire, ha eseguito, con l’aiuto di eloquenti proiezioni di grafici e schemi, un’approfondita analisi tecnica sulla dislessia soffermandosi in particolare sulle diversità fra chi è affetto da questa anomalia e chi non lo è e sulle difficoltà di molti soggetti nel decifrare e riportare in scrittura lettere, sillabe e parole. Coscarella, nello specificare che esistono tre gradi di dislessia: lieve, medio-lieve, severa, ha ricordato che l’insuccesso scolastico talvolta può essere di sprone a migliorare, ma purtroppo in molti casi produce un rifiuto dell’apprendimento e della scuola aprendo la via dell’emarginazione e della malavita. Il relatore ha toccato molti aspetti di questa complessa problematica come quello psicologico, legislativo, dell’insegnamento fornendo ai presenti utilissime informazioni e consigli sul comportamento da tenere nei riguardi dei dilessici in ambito scolastico, domestico e del lavoro. L’incontro si è concluso con le domande, anche critiche e provocatori, poste dal pubblico in platea, alle quali i relatori hanno esaurientemente risposto. In serata lions ed ospiti si sono ritrovati in conviviale al ristorante La Caletta di Porto Azzurro dove Guidi, Disperati e Coscarella, dopo aver risposto ancora ad altre domande, hanno ricevuto, in tradizionale omaggio, il guidoncino del Club.

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9 Luciano Gelli ntonio odiava la scuola. Pur frequentando da soli tre mesi la prima classe delle elementari, provava un’avversione crescente e, al tempo stesso, una sorta di paura incontrollabile nei confronti dell’ambiente chiuso, stantio ed opprimente che lo incarcerava, costringendo il suo corpo ad una immobilità innaturale cui non era mai stato abituato. Senza contare quei ragazzini pieni di boria, sempre pronti a fare i belli con la maestra, un branco di prepotenti che lo sfottevano ad ogni occasione chiamandolo deficiente e che, non contenti, un paio di volte alla settimana, avevano preso l’abitudine di assalirlo in quattro o cinque mentre tornava a casa. Già questo sarebbe stato più che sufficiente a scoraggiare un bambino di sei anni nato e cresciuto in campagna la cui unica amicizia era stata un bastardino dal pelo biondo e ispido che rispondeva al nome di Pippo e che lo seguiva ciecamente in qualunque posto decidesse di andare per scoprire nuove meraviglie. Un caso a parte era la maestra, allampanata, brutta, vecchia, curva in avanti per colpa di una frattura vertebrale subita molti anni prima, con un ridicolo nasone arrossato e le gambe gonfie come i meloni invernini che piacevano tanto alla nonna. Donna antipatica solo a vedersi, l’insegnante si divertiva a provocarlo fino a fargli sentire male allo stomaco e una gran voglia di vomitare, e, come se non bastasse, sembrava godere un piacere sadico nel riprenderlo davanti a tutta la scolaresca imputandogli scarsa attenzione e nessun tipo di impegno. In effetti l’attempata insegnante, già dalle prime battute, si era fatta l’idea che il bimbo fosse molto limitato, mentalmente incapace di stare al passo con gli altri allievi, refrattario agli sforzi da lei sostenuti per trasferirgli un briciolo d’istruzione. Pareva che lettura e scrittura fossero esercizi al di sopra delle facoltà di quello scolaro recalcitrante e ottuso. Nella sua lunga carriera, ormai più che quarantennale, ne aveva visti tanti bambini negati per lo studio, forzati a frequentare la scuola perché obbligati da una legge che non sapeva vedere oltre il proprio naso. Col tempo si era convinta che cercare di migliorare certe teste era impresa faticosa quanto sterile, meglio limitarsi a fornire una parvenza di infarinatura formativa e poi, dopo cinque anni di inutili sacrifici, avviare quegli esseri sfortunatamente inferiori ad un proficuo lavoro manuale, l’unico appropriato alle loro ridotte capacità. Un buon muratore può valere più di un cattivo architetto! E invece no! Con un pietismo inconcludente ci si ostinava a torturare i poco dotati obbligandoli a compiti mal digeriti, umiliandoli con bocciature e voti scadenti, costringendoli a scaldare il banco di scuola a dispetto di risultati sconfortanti o, per essere esatti, disastrosi. Sì, la signorina Gianna, anziana zitella giunta al termine di una carriera povera di soddisfazioni, aveva pronunziato nel proprio intimo una sentenza inappellabile, un giudizio marchiato dal fuoco della sua enorme esperienza: Antonio era e sarebbe rimasto il classico somaro scansafatiche, un soggetto che non meritava il minimo interesse. I compagni di classe avevano avvertito nell’atteggiamento della maestra una severità di giudizio mista ad una involontaria ostilità e, istintivamente, si erano adeguati e avevano preso a sfottere il coetaneo, bersagliandolo con malignità infantili divenute di volta in volta più crudeli. Antonio era giunto in città nel mese di luglio dopo che il padre era stato assunto in comune come operaio addetto alla manutenzione delle strade. Prima abitava in provincia, assieme ai nonni, in una casetta sgangherata, abbarbicata su una collina arida. I genitori del bimbo si arrabattavano in lavori saltuari e cercavano di strappare al terreno sassoso piccoli lembi di terra da coltivare a frutta e ortaggi. Una vita grama che, comunque, permetteva al loro unico figlio di scorrazzare in lungo e largo, di arrampicarsi sugli alberi per spiare i nidi degli uccelli, di catturare grilli e farfalle, di correre fino allo sfinimento sul bianco stradone polveroso diretto alla provinciale. Il profumo dei boschi umidi di pioggia, la gioia di un cesto pieno di funghi, la pace che poteva provare disteso al sole in mezzo ad un campicello di erba medica col vento che gli carezzava i capelli erano stati cancellati di colpo. Senza preavviso, la selvaggia libertà era finita e Antonio si era trovato a vivere in un

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10 appartamento scalcinato di due stanze, prigioniero di un palazzone di periferia. Poche settimane più tardi, esattamente nel periodo in cui andava a vendemmiare con i nonni, chino a raccogliere grappoli dolci come il miele, la mamma lo aveva condotto davanti ad un grande edificio grigio, facendolo addentrare in un piazzale asfaltato, brulicante di bambini e genitori. Al suono della campanella il piccolo scolaro aveva ricevuto un bacio sulla guancia ed una raccomandazione pronunziata con voce che non ammetteva repliche: “ Cerca di comportarti bene e non fare arrabbiare la maestra.” Lui si era aggrappato ad una gamba della mamma, puntando i piedi a terra con tanta forza che lei aveva dovuto sollevarlo di peso e prenderlo in braccio fino all’ingresso della scuola. Qui, un bidello sbrigativo lo aveva afferrato per la collottola e lo aveva trascinato in aula mentre scalciava e mugolava come un animale ferito. C’era voluto del tempo prima che si calmasse e si rendesse conto di trovarsi in presenza di altri coetanei che, evidentemente, non pativano il medesimo spavento e sedevano quasi con disinvoltura sui piccoli banchi di plastica lucida. Essendo arrivato in classe con un leggero ritardo, si era visto costretto ad occupare da solo l’ultimo banco della fila di destra, un posto defilato, lontano dalla cattedra e vicino alla finestra che gli trasmetteva la luce del giorno e sembrava invitarlo alla fuga. La maestra lo aveva guardato con severità poi aveva cominciato a fare l’appello e lui aveva cercato di imitare i gesti di quanti lo avevano preceduto, alzandosi di scatto quando gli era parso di sentir nominare il suo cognome. Il difficile era arrivato poco più tardi quando gli era stata rivolta una domanda diretta: “ Da dove vieni? Cosa fanno i tuoi genitori?” Di solito Antonio parlava pochissimo e sempre con grande difficoltà; quella mattina, sentendosi sotto esame, non riuscì ad articolare parola tanto che l’insegnante interpretò quel silenzio come un primo atto di ribellione. Col passare dei giorni il quadro andò peggiorando: l’alunno continuava a tacere cocciuto, apparentemente estraneo alle attività di classe; per giunta sembrava ostinarsi nel far cadere a terra la penna o spuntava la matita al primo tentativo di tracciare sul quaderno uno sgorbio qualsiasi. Quando si trattò di copiare una vocale che la signorina aveva tracciato sulla nera superficie della lavagna, giunse il vero disastro. Una pagina venne stracciata da cima a fondo, il quaderno finì sotto i piedi dello scolaro più vicino, poi Antonio, rosso in faccia si alzò di scatto e corse fuori dall’aula senza chiedere il permesso. Pochi istanti dopo venne riportato in classe, tenuto ancora per la collottola dalla mano ruvida del bidello e dovette trascorrere le due ore successive in castigo, dietro la lavagna, con la faccia rivolta al muro mentre, appena possibile, i compagni lo bersagliavano con palline di carta bagnate di sputo. Gianna, la maestra, pur sforzandosi di portare pazienza e imponendosi almeno di fingere l’ impegno che doveva assolvere, decise in cuor suo che l’impresa era disperata e che avrebbe sprecato meno tempo dedicandosi a scolari più brillanti e volenterosi. La condanna era inappellabile ma non per questo meno necessaria: la pula deve venire separata dal buon grano. A casa i due genitori erano troppo stanchi e ignoranti per aggiornarsi sulle attività scolastiche del figlio. Il babbo aveva rimediato un secondo lavoro come lavapiatti in un ristorante del centro mentre la mamma era impegnata dalle due del pomeriggio fino a mezzanotte per assistere e vigilare una vecchia benestante che abitava a pochi isolati di distanza. In pratica Antonio riusciva a scambiare qualche parola con la mamma al mattino mentre faceva colazione con caffellatte e pane avanzato dal giorno prima. Senza considerare che, anche se non ne avevano mai discusso con la dovuta franchezza, né il marito né la moglie pensavano di aver messo al mondo un bambino completamente normale. Troppo silenzioso, quasi incapace di mettere insieme un intero discorso, chiuso in una sua realtà che non ammetteva intrusi. Quante volte la mamma ne aveva osservato di nascosto i gesti poco coordinati, le mosse involontarie che gli facevano girare la testa di scatto, i misteriosi disegni che suo figlio sembrava tracciare nell’aria con l’indice teso e tremante. Quel bambino era un mistero troppo grande per una coppia di semianalfabeti, bisognava limitarsi ad amarlo e a lavorare sodo per non fargli mancare niente. Da parte sua, Antonio soffriva intensamente, piangeva nel buio del suo letto al ricordo dei dispetti subiti dai compagni e dei rimproveri ricorrenti della maestra, pronunziati con acrimonia, pesanti come macigni. Nessuno aveva colpa di come andavano le cose se non lui, unico responsabile di tanti disastri.

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11 PREVENZIONE PRIMARIA: deve essere effettuata a livello della famiglia, della scuola e dell’ambiente dove vive il bambino. Il programma basato sulla famiglia consiste nel coinvolgere attivamente tutto il nucleo familiare ad adottare abitudini alimentari e sitili di vita corretti. Nella scuola il Personale Docente deve essere coinvolto in progetti di educazione alla salute comprendenti sia un’alimentazione corretta che una maggiore attività fisica nell’ambito della settimana scolastica. Per quanto riguarda l’ambiente sarebbe utile intervenire a livello dei MassMedia come avvenuto in molti paesi europei che hanno vietato la pubblicità di alimenti rivolta direttamente ai bambini ed inoltre , soprattutto nelle città, un numero maggiore di spazi aperti, piste ciclabili, parchi e centri sportivi per favorire l’attività fisica sia del bambino che dell’adolescente. PREVENZIONE SECONDARIA: La prevenzione secondaria si basa sulla rieducazione delle abitudini alimentari modificando comportamenti non corretti (orari, tempi e modi) dell’intera famiglia. Il Pediatra deve intervenire non solo dal punto di vista antropometrico (controllo del peso, della massa grassa ecc.) ma anche psicologico sia sul bambino che in ambito familiare. L’obiettivo deve essere quello di ridurre il sovrappeso non solo consigliando una dieta normocalorica ma soprattutto potenziando l’attività fisica ed effettuando un monitoraggio clinico nel tempo. Dirett. U.O. Pediatria Ospedale Portoferraio Dott. Lucio Rizzo Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha definito l’obesità come una “epidemia globale”. Negli ultimi anni infatti si è verificato un aumento della prevalenza dell’obesità a partire dall’età pediatrica in tutti i paesi occidentali. In Italia secondo una recente indagine ISTAT la percentuale di bambini e adolescenti obesi (6 – 17 anni) è circa il 24% con differenze tra i maschi (27%) e le femmine (21%). Esistono differenze anche tra le regioni con la Sardegna che ha una percentuale di obesità minore (16,6%) e la Campania che occupa una posizione peggiore (36%). La Toscana si attesta su valori del 17%. Negli USA il 37% della popolazione infantile è caratterizzata da bambini sovrappeso o obesi. Alcuni studi statistici prevedono che in assenza di interventi in meno di 15 anni l’Italia avrà la stessa percentuale degli USA. Le conseguenze non saranno solo rappresentate dal fatto che il 25-50% dei bambini obesi avrà lo stesso problema nell’età adulta con tutti i rischi connessi a tale condizione ma, a tutt’oggi è noto che 1 bambino obeso su 3 sviluppa patologie quali ipertensione, ipercolesterolemia, diabete mellito e problemi ortopedici (valgismo, osteocondriti, ecc.). Inoltre possono insorgere problematiche psicologiche e di inserimento sociale. Per quanto riguarda le cause anche se è presente una componente genetica (30%) i maggiori responsabili dell’obesità sono i comportamenti alimentari e le abitudini di vita scorretti (70%). I bambini e gli adolescenti si stanno “ammalando” di sedentarietà in quanto hanno nettamente ridotto le attività motorie, dedicandosi maggiormente all’utilizzo della TV, del computer e di internet. Tale riduzione è più evidente soprattutto negli adolescenti. I comportamenti alimentari scorretti consistono nell’assumere cibi ipercalorici quali merendine, pizze, patatine, bibite dolcificate, ecc. Cosa fare quindi per ridurre l’incidenza dell’obesità infantile a sua volta responsabile dell’obesità dell’adulto e conseguenti rischi cardiovascolari e metabolici (diabete ecc.)? E’ sicuramente indispensabile adottare una efficace prevenzione atta a ridurre i costi umani, sociali ed economici dell’obesità. Distinguiamo due tipi di prevenzione: primaria e secondaria. Vittorio G. Falanca a storia recente dell’Elba, a partire dal dopo guerra, la conosciamo tutti più o meno bene; ma forse vale la pena ricordarne alcuni aspetti come per l’appunto quello che riguarda la realizzazione nella nostra bella Isola di porti turistici. Contemporaneamente all’esaurirsi delle attività industriali e minerarie si è affermata all’Elba la vocazione turistica; questa si è sviluppata, grazie alle ricchezze naturali e storiche presenti sull’Isola nonché all’intraprendenza imprenditoriale nei vari settori, comportando altresì il sorgere di un notevole indotto costituito principalmente dai vari servizi pubblici e privati.

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Ma ahimè manca una cosa: il porto turistico, o meglio i porti turistici. In tutti questi anni sull’argomento ne abbiamo viste e sentite veramente, come si suol dire, di tutti i colori; anche il nostro Club ha ospitato relatori che hanno illustrato a noi ed ai nostri ospiti novità e proposte in materia, spesso corredate da piani redatti, naturalmente non gratuitamente, da noti studi tecnici. E così sono stati realizzati vari progetti localizzati dapprima nei luoghi più favorevoli dal punto di vista geomorfologico e nautico e poi, essendo le proposte regolarmente bocciate, forse sotto l’influenza dell’emergente isterismo ambientale o per concorrenza campanilistica o altro, via via in punti della costa sempre meno indicati. Abbiamo visto porti turistici, sempre però solo sulla carta, nella baia di Portoferraio, nel golfo di Porto Azzurro, a Fonza, a Rio Marina, a Cavo, nell’insenatura dell’Enfola, persino uno scavato all’interno nella piana dello Schiopparello e addirittura uno a Pomonte. Si è arrivati finanche ad affermare che per “ben note ragioni tecnico-nautiche” i porti avrebbero dovuto essere almeno tre in quanto, come fu spiegato, al navigante che viene da SE (es. da Anzio) conviene approdare al porto turistico di Porto Azzurro, mentre per quello che proviene da N (es. da Viareggio) il miglior atterraggio è a Portoferraio, colui che infine giunge da W (es. Bastia) preferisce senz’altro trovare il suo approdo a Pomonte o al massimo a Fonza. Bella comodità eh? Ma tant’è che non c’è stato proprio niente da fare; niente porti turistici: né tre, né due e nemmeno uno! E allora? Visto che nella vicina Francia e nella stessa costa italiana i porti turistici li fanno eccome! Numerosi, belli, grandi, piccoli, con retroterra attrezzato, con lavoro per tante categorie sia in modo diretto sia indiretto, e che qui non siamo riusciti a realizzarne alcuno, che ti fanno alcuni elbani? Beh! Si guardano intorno e scoprono la presenza di un porto turistico già bell’e pronto. Soddisfatti per la scoperta a cui nessuno aveva ancora pensato (meno male!) ed incoraggiati dal buon risultato ottenuto dall’aver adattato la Darsena Medicea di Portoferraio da porto mercantile, quale fu in origine, ad approdo turistico (e si badi bene ad approdo, non a porto turistico, che è tutt’altra cosa), pensano e si chiedono: “E perché non continuiamo su questa strada?”. Detto fatto ipotizzano di adibire al traffico lusorio la Calata Depositi e tutta la banchina d’Alto Fondale compreso il raccordo che la collega alla Calata Italia. E quando soffia lo scirocco? “Niente paura, costruiamo un bel pennello a partire più o meno dal molo Gallo in direzione SW, cioè verso il centro delle acque portuali, in modo da proteggere tutto il nuovo bacino da destinare al diporto”. 12 Qualcuno a questo punto si chiede: “E le navi da crociera?” E osserva al proposito che siamo riusciti a conquistarne gli approdi tanto faticosamente in molti anni, grazie all’impegno di amministratori, Autorità Marittima e Portuale, A.P.T., tecnici (fra i quali prezioso fu il contributo dell’allora pilota del porto: il nostro lion Com.te Luigi Burelli), politici, operatori del settore, ecc., investendo del denaro, cimentandosi con l’agguerrita concorrenza dei porti vicini, soprattutto quelli della Corsica, illustrando e lustrando a tale scopo quanto di interessante c’è da visitare sotto il profilo storico, archeologico e naturalistico. Si è proprio sfruttato il fatto che gran parte di ciò si trova giusto a due passi dall’attracco dell’Alto Fondale, banchina realizzata con azzeccata lungimiranza nei primi anni ‘70 proprio per questo scopo, a costo di notevoli oneri finanziari, con fondazioni basate a ben 10 m. di profondità e con caratteristiche tali da poter ospitare navi anche di rilevanti dimensioni: insieme di qualità tecniche e turistiche questo non riscontrabile agli ormeggi degli altri pontili del porto. M/n Carousel alla banchina Alto Fondale “Macché crociere e crociere - si risponde – noi vogliamo gli Yachts (o i liotti come qualcuno li chiama). Le navi passeggeri, se proprio vogliono venire, possono benissimo starsene alla fonda in rada e traghettare le migliaia di persone presenti a bordo, fra passeggeri ed equipaggio, coi tenders”. E a questo proposito si è arrivati persino ad individuare un paio di giorni la settimana in cui queste unità, a quanto sembrerebbe non gradite all’Elba, possono sostare, se proprio insistono, all’ancoraggio nella rada di Portoferraio; per gli altri cinque giorni meglio che non si presentino proprio, vadano pure a Bastia, Portovecchio, Ajaccio o dove cavolo preferiscono, tanto qui abbiamo i liotti. I connotati della guerra fra poveri sembrano esserci proprio tutti. E prima che produca i suoi dannosi effetti sarebbe proprio il caso di farlo, una volta per tutte, questo benedetto porto turistico.... almeno uno!

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13 Tecnica, al quale fornii tutte le informazioni ed i dettagli necessari ad individuare lo scafo oggetto del furto. Dopo pochi minuti, non più di 4 o 5, la motovedetta CP 805, un moderno mezzo nautico in dotazione alla Guardia Costiera, per intendersi quella appartenente alla serie veloce, bianca con un vistoso tubolare arancione che ne circonda tutto lo scafo, lasciava l’ormeggio al comando del maresciallo Giuffrida dirigendosi a velocità sostenuta alla ricerca della “Lyra”. Intanto anch’io avevo raggiunto la mia pilotina, in dotazione al corpo piloti del porto, e con essa uscivo dal porto per collaborare, naturalmente tutto nel mio interesse..., alle ricerche. Sulla torta naturalmente non poteva mancare la fatidica ciliegina! In zona infatti proprio quel giorno, fenomeno non molto frequente nelle nostro mare, gravava una densa foschia; ciò nonostante in poco tempo, grazie anche alle avanzate tecnologie di cui disponeva, Giuffrida riuscì a localizzare la mia barca nei pressi appunto di Monte Grosso, ad avvicinarsi, giusto in tempo per scorgere il ragazzo che vistosi scoperto si dava alla fuga, a prenderla a rimorchio per liberarla dall’insidia dei vicini scogli e a passare poco dopo alla mia pilotina, con la quale nel frattempo ero sopraggiunto, la cima di traino, consentendomi di ricondurre la Lyra indenne al suo ormeggio. Unberto Innocenti La certezza del nulla sprona all’avventura l’uomo che, alla ricerca della vita, lascia alle spalle lo scoglio……. unico punto fermo di una vita vissuta intensamente. Tutti ti rispettano, nessuno ti conosce, nessuno conosce la via percorsa, nessuno è interessato alle tue tracce. Alla fine di un percorso già scritto l’amore, più forte della vita, annulla la distanza e permette all’essenza dell’uomo di realizzare un sogno bambino. Disperso dal vento, accolto dal mare riposi davanti allo scoglio testimone del passato e compagno del futuro. Gennaio 2009 Vittorio G. Falanca i trattava con tutta probabilità di un ragazzo dell’Est europeo quello che, individuato dalla motovedetta della Guardia Costiera CP 805, si avvicinò a pochi metri dalla scogliera di Monte Grosso, abbandonò il natante rubato poco prima e, raggiunta con un paio di bracciate la costa, si dileguò nella macchia che ricopre quella parte della costa settentrionale dell’isola d’Elba. Il fatto accadde l’11 marzo del 1994; in prima mattinata venni avvisato da un cittadino attento ed onesto, tale Andrea Corsi, che dalla località Magazzini aveva notato la mia barca, un piccolo cabinato a vela con fuoribordo ausiliario, compiere strane manovre nel golfo dell’Ottone, come se fosse alla ricerca di chissà cosa, e quindi dirigersi a Nord, costeggiando, verso Capo della Vita. Dopo essermi rapidamente accertato che la Lyra, questo era il nome della mia barca, fosse stata effettivamente asportata dal suo ormeggio al pontile del Circolo Nautico di S. Giovanni, avvertii immediatamente via radio la centrale operativa della Capitaneria di Porto di Portoferraio, ottenendo pronta risposta attraverso il Ten. di Vascello Maurizio Zini, capo della Sezione Ricostruzione grafica dell’avvenimento. Credo che il racconto di questo aneddoto ci debba indurre a trarre alcune considerazioni che vanno ben aldilà della semplicità dell’accaduto. Pensiamo infatti se al posto della mia barca di poco valore, che per le modeste dimensioni era classificata come natante, ci fosse stata una nave di passaggio con un ferito o un malato grave a bordo, o se si fosse verificata una collisione con naufraghi, un inquinamento, un aereo precipitato o quant’altro, la rapida successione cronologica dei fatti descritti si sarebbe comunque verificata con la stessa rapidità a qualsiasi orario, anche, come in questo caso, con visibilità ridotta.

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Conclusione: possiamo essere soddisfatti ed orgogliosi dei Servizi Pubblici esistenti nel nostro Paese e dei risultati meravigliosi che spesso ci offrono. 14 La vicenda ebbe anche un prologo; l’indomani infatti il ragazzo fu sorpreso e fermato a Cavo mentre era intento a rubare un’altra imbarcazione ormeggiata in quel porticciolo. è un service del Club al pari degli altri attuati di anno in anno. Fra le sue componenti una delle più importanti è la rubrica LA VOCE DEI LIONS. Essa contiene gli elaborati e le foto che i soci fanno pervenire all’addetto stampa. Non mancate di “far sentire la vostra voce”, è un diritto-dovere di ogni lion e contribuisce all’arricchimento della pubblicazione. ________________________________________________ Defibrillatore E’ stato donato all’Associazione Sportiva Audace di Portoferraio un defibrillatore per l’importo di € 1.860,00 (bilancio 2008-09). Ragazzi di Chernobyl Alla Parrocchia di San Giuseppe di Portoferraio è stato elargito l’importo di € 500,00 quale contributo per l’accoglienza ai ragazzi di Chernobyl, da diversi anni ospiti all’Elba per un periodo durante la stagione estiva (bilancio 2008-09). Vittime di Kabul Seguendo il suggerimento del Governatore Distrettuale il Club ha stanziato l’importo di € 300,00 quale sostegno ai familiari dei militari italiani recentemente periti nell’attentato a Kabul. Ennio Cervini ZC ha assunto per l’anno lionistico in corso l’oneroso incarico di Delegato della Zona L che comprende i clubs di Cecina, Isola d’Elba, Livorno Host, Livorno Porto Mediceo, Piombino. Alessandro Massarelli è confermato anche per il corrente anno sociale quale membro del Comitato Statuti e Regolamenti in rappresentanza per la Va Circoscrizione.

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15 a Luciano Gelli il Governatore ha affidato l’incarico di responsabile per il service distrettuale: Concorso letterario nazionale sulla dislessia. Irene Barsotti il 25 Luglio ha sigillato la sua unione col marito Alessandro Pieretti in una bella cerimonia nunziale. Ma non è mica finita qui! Perché il 6 Settembre, con infinita gioia dei nonni: il lion Prof. Giorgio Barsotti e la sua Sig.ra Grazia, ha dato alla luce un bel maschietto al quale è stato imposto il nome di Alessio. Tanti, tanti auguri da tutto il Club. Chiara Maroni Eh si! Si tratta proprio di un momento di ottima prolificità per il Club, è questo infatti il nome di un’altra femminuccia che il 18 Novembre è venuta alla luce nella casa di Tommaso, Arianna e Nicola Maroni. Anche a loro, ma in particolare ai nonni: il lion Dott. Luigi Maroni e la Sig.ra Carla i più sinceri auguri da tutti noi. Alberto Spinetti Vi rimandiamo all’ultima pagina della rubrica Chi parla di noi per alcuni dei tanti commenti stampa sulle prodezze automobilistiche del nostro lion.

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