Rivista della Sezione Ligure

 

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La Rivista della Sezione Ligure del CAI - Speciale Rifugi 2012

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Rivista della Sezione Ligure del CAI - Quota Zero - Spedizione in abbonamento Postale - iscrizione al R.O.C. 7478 del 29/08/1991 - Autorizzazione Tribunale Genova n.7 del 1969 Rivista della Sezione Ligure del CAI - Quota Zero - Speciale Rifugi 2012 Club Alpino Italiano riVisTa seZiONe ligure della speciale rifugi 2012

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L’imponente Corno Stella

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RIVISTA DELLA SEZIONE LIGURE del Club Alpino Italiano Speciale rifugi 2012 www.cailiguregenova.it DIRETTORE Gianni Carravieri DIRETTORE RESPONSABILE Paolo Gardino CAPOREDATTORE Roberto Schenone CURATORE NUMERO SPECIALE RIFUGI Marina Moranduzzo REDAZIONE Stefania Martini Caterina Mordeglia Gian Carlo Nardi Vittorio Pescia Roberto Sitzia PROGETTO GRAFICO Marta Tosco IMPAGINAZIONE Marta Tosco CTP e STAMPA Arti Grafiche Bi.Ci.Di. Genova Molassana Autorizzazione del Tribunale di Genova numero 7/1969 Abbonamento annuale Cinque Euro Per contattarci: redazione@cailiguregenova.it In copertina: Foto aerea del Rifugio Parco Antola Foto di M. Carraro da archivio Ente Parco Antola In questa pagina: Corno Stella Foto di G. Berges Editoriale di Angelo Testa Cent’anni di storia dei nostri rifugi di Angelo Testa Il Rifugio Genova di Roberto Sitzia Il Rifugio Pagarì di Roberto Schenone Il Rifugio Questa di Marina Moranduzzo Il Rifugio Bozano di Stefania Martini Il Rifugio Zanotti di Caterina Mordeglia Il Rifugio Talarico di Caterina Mordeglia I Bivacchi di Marina Moranduzzo Il Rifugio Aronte di Marina Moranduzzo Il Rifugio Parco Antola di Marina Moranduzzo (Itinerari al Monte Antola a cura di Gian Carlo Nardi) 2 4 8 14 20 26 32 36 39 42 43 Per informazioni sui rifugi della Sezione Ligure www.cailiguregenova.it Segreteria 010 592122, segreteria.cailigure@fastwebnet.it Sul sito (Commissione Rifugi) è scaricabile l’opuscolo “Rifugi e bivacchi della Sezione Ligure del Club Alpino Italiano” edito dalla Sezione nel 1997.

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SPECIALE RIfuGI Editoriale EdIToRIALE Angelo Testa Q uesto numero della Rivista, che la Sezione ha voluto dedicare interamente ai suoi rifugi, mi offre l’opportunità di parlare un po’ anche del lato meno conosciuto di questo mondo particolare e cioè del lavoro paziente e meticoloso della Commissione Rifugi, della figura caratteristica del gestore, talvolta cordiale e bonario, altre volte severo e burbero, e degli artigiani, operai, elicotteristi e tecnici che eseguono i complicati lavori di manutenzione edile ad alta quota. La storia e la descrizione dei nostri rifugi sono contenuti in quel piccolo gioiello che è il ’libretto verde‘ intitolato “Rifugi e bivacchi della Sezione Ligure del Club Alpino Italiano” edito nell’aprile del 1997 ad opera della Commissione Rifugi allora in carica, diretta dall’amico Franz Guiglia, il quale, al termine del suo bellissimo editoriale, parlando dell’impegno della Sezione per i suoi rifugi terminava con la frase emblematica : “...e non è un impegno da poco!”. Dall’8 maggio 2001 sono il responsabile della Commissione Rifugi, insieme ad alcuni amici che mi hanno accompagnato fino ad oggi in questa avventura e che ringrazio per l’impegno e la passione con la quale hanno sempre operato in regime di puro volontariato rubando tempo alla famiglia, ai propri impegni e, spesso, sacrificando ferie e permessi dal lavoro. Sono bastati pochi mesi per capire che la frase di Franz non era affatto una boutade ma una assoluta verità e in questi undici anni di attività ne abbiamo avuto solo solide conferme. La complessità dei rapporti con i gestori, personaggi abbastanza particolari che necessitano di un approccio speciale e diversificato, la delicatezza di quelli, importantissimi, con gli enti locali (Parco, Provincia, Comuni, ATL, Comunità Montane ecc.) e con il CAI Centrale, che devono essere curati con continuità ed attenzione, le difficoltà che si incontrano, create dalla loro stessa caratteristica specificità, nella preventivazione e nell’esecuzione dei lavori edili in alta quota, sono le principali problematiche affrontate in questi anni e che ci hanno fatto sudare le proverbiali ‘sette camicie’. Già così sarebbe abbastanza carne al fuoco ma, nel frattempo, si sono aggiunte ulteriori complicazioni che ci hanno costretto ad aumentare l’impegno in termini di mano d’opera per la Commissione Rifugi ed in termini economici per le casse della Sezione. In particolare due fattori sono stati la causa di questo incremento economico-lavorativo. Uno è il verificarsi dell’emanazione di una serie consistente di nuove leggi, decreti, regolamenti, sia statali che regionali che hanno inciso pesantemente su tutte le attività correlate alla vita ed alla sopravvivenza dei rifugi. L’altro fattore è conseguente al cambiamento della tipologia dei frequentatori tipo dei rifugi, che non è certo da considerarsi episodico ma realistico, con riscontri su tutto l’arco alpino, e che si caratterizza nella pressante richiesta di un comfort superiore nella dotazione interna. Il rifugio, per gran parte dei nuovi frequentatori, è considerato ormai come un albergo in alta quota e quindi si chiederanno, quasi si pretenderanno, acqua calda, docce, bagni confortevoli e numerosi, riscaldamento, collegamento internet e chi più ne ha più ne metta. La legge del mercato, implacabile, ci costringe ad adeguarci nostro malgrado, con la sgradevole percezione che sta ormai scomparendo la funzione vera ed originaria del rifugio, il ‘presidio in quota’, la garanzia di un riparo sicuro, anche se semplice e spartano, per riposarsi e mangiare prima della salita del giorno dopo o anche solo per godere dell’ineguagliabile atmosfera di serenità e di pace che sa offrirti l’ambiente del rifugio. Anche i gestori hanno dovuto adeguarsi, mantenendo nel limite del possibile il loro tradizionale e genuino stile da uomini di montagna, ma nel contempo imparando a compilare registri per l’antincendio, a diversificare la conservazione dei cibi in base alla loro tipologia, a fare controlli per la potabilità dell’acqua, ad aumentare e variare l’offerta delle portate e tante altre cose fino a qualche tempo fa inimmaginabili. 2

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A mandare in ulteriore sofferenza i gestori hanno contribuito anche il progressivo aumento dei costi di gestione e la contemporanea lieve flessione della frequentazione della montagna, in particolare relativa agli escursionisti ed alpinisti nazionali, compensata in parte da un incremento delle presenza di frequentatori d’oltralpe. In ogni caso i nostri gestori, e specialmente quelli con rifugi di piccola capienza, faticano non poco ad avere un utile di gestione proporzionato all’impegno a cui si sottopongono nei soli tre mesi di apertura estiva. Tutte queste difficoltà ci impegnano strenuamente, ma questo gruppo, fortemente unito e coeso sin dall’inizio, non ha mai perso voglia ed entusiasmo perché convinto che una manutenzione attenta e costante, oltre che una precisa finalità espressa dal Regolamento Generale del CAI che, al Titolo I, Capo I, Art.1, comma d) recita testualmente “facilita la diffusione della frequentazione della montagna e delle escursioni, anche in forma collettiva, costruendo e mantenendo in efficienza strutture ricettive e sentieri”, è una cosa comunque saggia perché è l’unica strada per salvaguardare un enorme patrimonio economico e storico della Sezione. è giusto dire che la Sezione, durante questi anni in cui ha operato la Commissione Rifugi da me diretta, nella persona dei Presidenti che si sono succeduti, da Dino Romano, a Gino Dellacasa, a Gian Piero Zunino e a Gianni Carravieri, attualmente in carica, ha sempre sostenuto ed appoggiato il nostro lavoro. Tutti i nostri rifugi sono, allo stato attuale, in buone condizioni di conservazione, adeguati alle normative in vigore, anche se in alcuni casi qualcosa occorre ancora fare, con gestori capaci, pur con i loro umanissimi difetti, e con i quali c’è un rapporto positivo che speriamo venga mantenuto ancora a lungo. Più che soddisfacente è anche il rapporto con i rappresentanti degli enti locali e del CAI Regionale e Centrale, verso i quali, come già accennato prima, l’attenzione deve essere sempre particolare, i contatti devono essere piuttosto frequenti ed improntati ad una seria e fattiva collaborazione in modo che loro percepiscano chiaramente che la Sezione Ligure Genova vuole qualificare in modo sempre più concreto la sua presenza sul territorio delle bellissime Alpi Marittime. EdIToRIALE Il vecchio Rifugio Pagarì. (G. Bisio) SPECIALE RIfuGI 3

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SPECIALE RIfuGI Cent’anni di storia dei nostri rifugi SToRIA Angelo Testa M i sembra doveroso, prima di iniziare una presentazione tecnica aggiornata al 2012, riprendere integralmente quanto scritto da Franz Guiglia nel ‘libretto verde’ edito dalla nostra Sezione nel 1997, sulla nascita dei nostri rifugi e sulle motivazioni che hanno portato alla loro realizzazione. Franz è riuscito ad ottenere questo splendido risultato grazie ad una attenta lettura della “Storia della Sezione Ligure nei suoi primi 50 anni di vita”, scritta da Bartolomeo Figari negli anni 1956-57. Nel 1894 la Sezione, nell’intento di favorire la conoscenza e la frequentazione del nostro Appennino, adattò a rifugio un casolare alle Capanne di Carrega (1370 m), ai piedi del Monte Carmo, e lo inaugurò il primo luglio dello stesso anno. Successivamente promosse la costruzione del rifugio-osteria sul Monte Antola (1538 m), che venne inaugurato il 29 giugno 1895 alla presenza di oltre cento persone, tra le quali una quindicina di gentili signore, “gradita eccezione – riportò la relazione apparsa sulla Rivista Mensile – per le solite gite della Ligure”. Queste due costruzioni, che non erano di proprietà della Sezione, in seguito vennero abbandonate e continuarono a funzionare come rifugi privati. A seguito del Congresso Nazionale del CAI del 1896, l’Assemblea Sezionale deliberò la realizzazione di un Rifugio nelle Alpi Marittime. Si giunse così alla costruzione del Rifugio Genova, solennemente inaugurato il 15 agosto 1898. I due rifugi deII’Antola e delle Capanne di Carrega, nel frattempo, venivano giudicati non più sufficienti e cosi, nel 1899, l’Assemblea dei soci deliberava la costruzione di un nuovo rifugio alle Capanne di Cosola, ai piedi del M. Chiappo. La costruzione del rifugio, su terreno di proprietà della Sezione e su progetto del socio Ing. F. Ghigliotti, fu portata a termine nell’anno seguente. II nuovo rifugio, dedicato a Lorenzo Pareto, illustre geologo genovese che nella prima metà del secolo XIX era stato un precursore dell’alpinismo, fu inaugurato il 13 giugno 1901 alla presenza di una numerosa comitiva di soci: era sorto così il quarto rifugio della Sezione. Intanto, specialmente ad opera di Lorenzo Bozano ed Emilio Questa, si era iniziata quella esplorazione delle Alpi Apuane, che procurò alla Sezione il vanto di averle valorizzate e fatte conoscere agli alpinisti italiani: oltre alla “Guida delle Alpi Apuane”, si giunse alla realizzazione del Rifugio Aronte al Passo della Focolaccia, costruito nel 1901 su disegni dell’Ing. Carlo Agosto, che si richiamò alla caratteristica linea dei rifugi dei Pirenei. Esso venne inaugurato il 20 maggio 1902, in una giornata di bufera veramente eccezionale e certamente poco gradita alla comitiva di oltre quaranta soci intervenuti, la maggior parte dei quali vedeva le Apuane per la prima volta. Già da tempo si parlava di un nuovo rifugio da costruirsi in Valmasca nelle Alpi Marittime: tuttavia, negli anni successivi, una serie di vicissitudini costrinsero a modificare la località prescelta. Infine, nel giugno del 1913 fu inaugurato il Rifugio Pagarì al Passo omonimo . Nel giugno del 1906 venivano definiti gli accordi con la Compagnia dei Pastori di S. Elmo di Briga Marittima (che ne erano proprietari) per l’ affitto di un fabbricato alle Selle di Carnino o di S. Domenico (1905 m) che, convenientemente restaurato ed arredato per poter ospitare una decina di persone, si voleva adibire a rifugio per la zona del Marguareis. I necessari lavori vennero portati a compimento nell’anno successivo, ed il nuovo Rifugio Selle di Camino veniva ufficialmente inaugurato il 29 giugno 1908. Da tempo si era convenuto che il Rifugio Pareto aveva ormai assolto al suo compito e, poichè nel frattempo era sorto a breve distanza un alberghetto, il rifugio fu ceduto al prezzo di 2000 lire, cifra che rappresentava all’incirca la somma occorsa per la sua costruzione sedici anni prima. Nel 1918 morì Lorenzo Bozano, già Segretario, poi Vice-Presidente ed infine Presidente della Sezione per oltre un decennio. L’Assemblea del dicembre 1918 deliberò di onorare 4

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la sua nobile figura dedicandogli due rifugi, uno dei quali da realizzarsi subito nell’Alto Vallone dell’Argentera. Il Rifugio fu preparato a Genova, montato sul posto ed inaugurato nell’agosto 1921. Sotto la presidenza di Figari, negli anni ‘20, la Sezione dimostrò una “meravigliosa vitalità, che consentiva di formulare i più rosei auspici per il suo avvenire”: gite sociali, campeggi estivi, guide alpinistiche, mostre fotografiche e, ben inteso, nuovi rifugi. La Sezione era da tempo in trattative con l’Autorità militare per la cessione di un baraccamento al Passo Garlenda (M. Saccarello), da adibire a rifugio: ottenuto l’accordo, aderì di buon grado alla proposta di cedere tale edificio alla nuova Sottosezione “Alpi Marittime” di Oneglia. Questa allestì ed arredò l’ edificio e ne curò l’inaugurazione il 30 luglio del 1921, alla presenza di una rappresentanza della Sezione Ligure. Tale rifugio fu dedicato alla memoria del socio Jacopo Novaro, tenente degli alpini, caduto in guerra. Nel 1923 la Sezione portò a felice conclusione nuove trattative con l’autorità militare per la cessione di un vecchio ricovero militare in muratura al Lago delle Portette, sopra il Piano del Valasco, sul bordo della grande bastionata che sbarra la valle sotto i contrafforti della Testa del Claus e della Testa delle Portette, in località sicura dalle valanghe ed in posizione meravigliosa, sia per le interessanti scalate di roccia, sia per il grandioso panorama. Nel giugno del 1925 terminati i necessari lavori di ristrutturazione, si procedette all’inaugurazione. Si presentò in quegli anni un’altra occasione da non perdere: il trattato di pace seguito alla vittoriosa guerra del 1915, che aveva assegnato all’Italia i suoi confini naturali al Brennero, aveva dato altresì al Governo italiano la possibilità di incamerare i rifugi alpini che venivano a trovarsi nel territorio passato all’Italia. Si trattava di una cinquantina di rifugi, già appartenenti al Club Alpino TedescoAustriaco (DÖAV): essi furono dati in concessione al CAI Centrale, iI quale fece appello alle grosse Sezioni affinché assumessero la gestione degli stessi, chiedendo in cambio il rimborso delle spese sostenute per rimetterli in efficienza, essendo stati tutti più o meno danneggiati dagli eventi bellici. La Sezione Ligure, giunta un pò in ritardo, chiese nel 1923 l’assegnazione della Schluterhütte al Passo di Poma, della Sezione di Brema del DÖAV, per la quale versò alla Sede Centrale la somma di 25.000 lire a titolo di rimborso spese per il ripristino. Il Comune di Genova volle offrire la bandiera nazionale e quella genovese da inalberarsi al rifugio, al quale veniva imposto il nome di Genova. Nell’agosto del 1925 se ne fece la solenne inaugurazione alla presenza delle autorità civili e militari di Bolzano e del Vicepodestà di Genova, il quale tenne il discorso inaugurale. Dopo la seconda guerra mondiale, sia per ragioni organizzative e logistiche, che per far fronte alle spese di ricostruzione dei rifugi nelle Marittime danneggiati dalla guerra, venne ceduto alla Sezione CAI di Bressanone: il Rifugio comunque, per precisi accordi, mantenne e mantiene tuttora il nome di Genova al Passo di Poma. Nel 1925 l’attività sciistica, in pieno sviluppo, si era indirizzata verso il gruppo dell’Antola, il cui vecchio rifugio, abbandonato dalla Sezione, era rimasto completamente in esercizio al noto Musante, del quale però nessuno era soddisfatto: si pensò quindi di creare su quella montagna un punto di appoggio per sciatori e turisti. Profittando di una favorevole occasione si acquistò un immobile situato vicino alla vetta e si provvide a trasformarlo in rifugio-albergo. Per portare a compimento l’operazione si creò una Società Anonima (Società Immobiliare Alpina Ligure, con capitale interamente sottoscritto dai soci della Sezione), della quale il Presidente della Sezione Felice Bensa era il maggior azionista. Da lui pertanto prese il nome il rifugio, quando il 29 maggio 1927, dopo importanti lavori di trasformazione e adattamento su progetto del socio Ing. V. Vitelli, si provvide all’inaugurazione. Questo rifugio fu poi ceduto subito dopo la seconda guerra mondiale. In questi anni è da segnalare l’intensa attività del Vice-presidente Federico Federici, in particolare per i rifugi, ai quali dedicò tempo e cure: oltre alla manutenzione degli stessi si deve a lui la realizzazione del bivacco fisso del Baus, a quota 2568 metri, nel Massiccio dell’Argentera. Fu inaugurato il 30 giugno 1929 e subito si dimostrò utilissimo. Era previsto nella stessa epoca il collocamento di un secondo analogo bivacco sul versante occidentale del Gelas; tale bivacco venne invece SToRIA SPECIALE RIfuGI 5

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SPECIALE RIfuGI posto sulla sponda del lago Bianco, ai piedi del Ghiacciaio NE del Gelas, e fu purtroppo distrutto da una valanga nell’inverno 1937-38. In seguito, un nuovo piccolo ricovero in muratura costruito dalla Sezione, su impulso di A. Sabbadini, sorse in località Pera de Fener (2698 m), alla base del Ghiacciaio N del Gelas: inaugurato il 9 ottobre 1938 alla presenza di una rappresentanza del Club AIpino Francese; fu distrutto in seguito ad eventi bellici. Con gli anni ‘30 termina purtroppo il documento storico del Figari . Per gli anni seguenti ci siamo avvalsi degli articoli scritti sulla Rivista Sezionale soprattutto da Ferrante Massa e da Gianni Pastine. Da tali scritti apprendiamo che verso la fine degli anni ‘30, ci fu un forte impegno della Sezione per migliorare il Rifugio Pagarì ed il Rifugio Questa, e che entrambi vennero restaurati negli anni 1949-50. Fu di questi stessi anni la ricostruzione, il ripristino e l’inaugurazione di due rifugi costruiti all’inizio della seconda guerra mondiale, situati uno ai Prati del Vallone di Pontebernardo e, l’altro, nell’alto Vallone del Piz. Questo fervore di attività per i rifugi prese le mosse dall’istituzione in Sezione, nel 1948, delle varie Commissioni: tra queste, la Commissione “Rifugi” risulta particolarmente attiva grazie al binomio Abbiati - Guderzo, che la conducevano. Essi infatti riuscirono a trascinare numerosi gruppi di soci che si impegnarono in particolar modo nella manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri rifugi, portando a spalle (o, nella migliore delle ipotesi, a dorso di mulo) tutti i materiali necessari ai lavori. Il Massa, nel suo articolo sulla vita del la Sezione, menziona, oltre ai due responsabili sopracitati, i soci C. Cisi, R. Avanzini, E. Podestà, A. Pareto, A. Buscaglione, A. Sabbadini, D. Pettinati, E. De Juliis, V. Galletto, E. Malabava, G. Castellano, A. Giordana; a questi e molti altri uomini, giovani e meno giovani, la Sezione deve molto ed è qui doveroso ricordarli. Gli anni ‘50 videro un ulteriore ampliamento del Questa (1952) ed un rimodernamento del Bozano (1957) e del Genova. Dobbiamo arrivare agli anni ‘70 per veder sorgere nuovi rifugi e bivacchi ad opera della Sezione. In effetti, nel 1968, una comunicazione di esproprio da parte dell’ENEL condannava a morte il glorioso Rifugio Genova, per far posto ad un bacino idroelettrico; tuttavia, in contropartita, l’Ente si impegnava a costruire un nuovo, più grande rifugio poco più a monte. Solo nel ‘73 incominciarono i lavori che, peraltro, non ci permisero di usufruire del nuovo rifugio fino a quando i cantieri dell’ENEL non abbandonarono definitivamente la zona. Il nuovo Rifugio Genova, dedicato a B. Figari, fu così inaugurato solo nell‘agosto 1981. In quell’epoca sorsero ben tre nuovi bivacchi di tipo prefabbricato, a ricordo di alpinisti della Sezione. Nel luglio del 1976 fu inaugurato il bivacco Guiglia ai Laghi di Fremamorta. Nello stesso anno fu inaugurato anche il bivacco Costi nell’Alto Vallone del Limbo che, successivamente, fu dedicato anche a Falchero, inseparabile compagno di cordata di Costi. Nel 1982, infine, fu posto un nuovo bivacco all’Altopiano del Baus, a fianco del glorioso bivacco oramai inservibile, a ricordo dei soci Franco Piana, Giorgio Nicora e Lorenzo Pomodoro, istruttori della Scuola Nazionale di Alpinismo “B. Figari “, caduti in quegli anni in montagna. Sempre nel 1982, grazie all’eredità Marchesini, venne sottoposto a risanamento conservativo il Rifugio Federici, che assunse la denominazione di Federici - Marchesini. L’ampliamento del Rifugio Questa, nell’estate del 1986, è l’ultimo importante lavoro da ricordare (fino al 1990 NdR) . Nel 1988 la Sezione si decise ad un passo che stava maturando da tempo: la cessione in comodato trentennale del Rifugio Aronte sulle Apuane alla Sezione del CAI di Massa, in grado di curare meglio gli urgenti e sostanziali lavori di ripristino dell’edificio e degli arredi, nonché di difenderlo dall’irrispettosa aggressione dell’enorme cava che opera nelle immediate vicinanze. Da tale data l’impegno della Sezione, anche in linea con le direttive del CAI Centrale, non è più indirizzato alla realizzazione di nuovi rifugi e/o bivacchi, ma solo al miglioramento di quelli esistenti, in particolare per adeguarli alle vigenti normative igienico-sanitarie e di sicurezza che ormai regolano anche questo settore... e non è impegno da poco! SToRIA 6

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Con questa frase, assolutamente premonitrice ma per difetto, visto che, il solo miglioramento si è rivelerà in seguito molto più corposo e faticoso di quanto si potesse immaginare, Franz Guiglia terminava questo suo piccolo capolavoro, che, come già detto, riproponiamo integralmente anche perchè è diventato ormai un vero e proprio punto di riferimento, in particolare per noi che ci occupiamo dei Rifugi della Sezione ma anche per tutti coloro, soci e non soci, che si interessano a questo affascinante argomento. L’emanazione, in particolare a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, da parte della Regione Piemonte di una serie di leggi che hanno regolamentato in modo organico, ma anche piuttosto restrittivo, le caratteristiche tecnico-edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza dei rifugi alpini ed escursionistici, affiancate da opportuni finanziamenti dedicati, ha permesso, ma, forse, è meglio dire costretto molte sezioni ad eseguire consistenti interventi di ristrutturazione. Anche la Sezione Ligure si è opportunamente adeguata, così il Federici-Marchesini al Pagarì nel 1999 è stato ristrutturato ed il Bozano negli anni 2000 e 2001 è stato addirittura ricostruito, ma anche tutti gli altri rifugi, da quegli anni fino ai nostri giorni, sono stati oggetto di lavori, alcuni per migliorarli da un punto di vista funzionale, ma la maggior parte per adeguarli, nei tempi indicati, alle nuove normative, superando i rigorosi ed appositi sopralluoghi effettuati con una certa Inaugurazione del nuovo rifugio Questa -1987. (G.Bisio) frequenza degli incaricati degli Enti preposti al controllo. Questa concitata fase di pluridecennale attività nel nostro caso è culminata con il nuovissimo intervento di adeguamento normativo al Rifugio Federici Marchesini al Pagarì (inaugurazione estate 2012) e per fare il quale abbiamo usufruito del finanziamento, sulla metà del costo dell’intervento, del “Fondo Stabile pro Rifugi”, provvidenziale creazione del CAI, attivo già dal 2006 con l’approvazione dell’Assemblea dei Delegati di Varese. Se il grande lavoro di manutenzione ordinaria e straordinaria, fatto dal 2005 al 2012, darà i suoi frutti come ci aspettiamo, la quantità di lavoro e di spesa per gli anni a venire dovrebbe stabilizzarsi su regimi più normali, anche se nuove leggi e nuovi regolamenti, che interessano direttamente o indirettamente l’attività dei rifugi, sono già stati emanati ed incombono sui nostri bilanci: è prevedibile che saremo nuovamente costretti ad adeguarci. è doveroso comunque essere sempre attenti a cogliere le opportunità che si possono presentare e a monitorare i cambiamenti delle abitudini e delle richieste dei frequentatori della montagna e dei rifugi, adeguandoci prontamente ed attuando le necessarie iniziative, con l’obbligo di mantenere sempre un controllo delle spese puntuale ed oculato. Angelo Testa SToRIA SPECIALE RIfuGI 7

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SPECIALE RIfuGI Il Rifugio Genova RIfuGIo GEnovA Un rifugio ‘per tutti’ Roberto Sitzia U na fredda mattinata di un martedì d’agosto mi accoglie nel meraviglioso anfiteatro che ospita il lago dalla Rovina. è uno dei primi week-end di bel tempo di un’estate piuttosto ballerina e la gente non vede l’ora di fare quattro passi in montagna. Posteggio poco prima dell’area attrezzata e, indossati gli scarponi, mi dirigo verso la base dell’enorme costone roccioso alto circa 400 metri. Da qui partono per il rifugio Genova due sentieri ben distinti: uno costeggia a ritroso la valle per poi risalire più dolcemente verso la diga dell’Enel; l’altro è più diretto e, anche se non scorgo tutta la traccia, deduco che salga ripido lungo il bastione roccioso che si erge proprio sotto la diga. Già molte persone, alcuni con bambini, stanno salendo per questo sentiero e quindi decido di seguirli. Mi accorgo che il percorso non solo è molto ripido, ma anche decisamente non banale: in alcuni punti la roccia viscida rende poco agile il passaggio e anche l’esposizione è piuttosto marcata; mi chiedo con che coraggio facciano passare i bambini da questo sentiero! Ogni tanto mi fermo per guardare il panorama che salendo si apre sempre di più verso il fondo valle, la giornata tersa mi rivela un incredibile scorcio fino alla pianura padana, mentre in lontananza si scorge l’onnipresente catena della Alpi. Il sentiero ‘scorciatoia’ finisce riunendosi al sentiero più lungo. Mentalmente prendo nota di fare al ritorno l’altro sentiero, non solo per guardare la valle da un’altra prospettiva, ma perché la scorciatoia in discesa presenta, a parer mio, troppe insidie: un passo falso e si rischia di scivolare giù per la bastionata rocciosa. Una volta arrivati alla diga la salita finisce e la vista si apre sulla vallata del Chiotas; camminando comodamente lungo una strada sterrata, arrivo in venti minuti circa al rifugio Genova. L’edificio è costruito tra i due laghi della valle, il Bacino artificiale del Chiotas e il lago del Brocan, e la struttura a tre piani non si impone in modo troppo prepotente nella valle. è ancora presto e la pace regna sovrana lasciando tutto il paesaggio al suo legittimo proprietario: la montagna. Mi addentro nel rifugio e con piacere riscopro il tepore di un ambiente caldo. Dario, il rifugista, non c’è perché è andato a fare spesa in valle, pur essendo martedì è sempre la settimana di Ferragosto e si prevede il pienone. Decido quindi di esplorare la valle per capire quello che ha da offrire e intanto cominciano ad arrivare le prime persone, per ora solamente famiglie con bambini: mi domando se anche loro abbiano fatto il sentiero più duro. Il mio pellegrinare mi porta fino dal pas- Panorama del rifugio e della sua valle. (R. Sitzia) 8

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so del Baus e poi lungo il lago Brocan, dove cime di ogni difficoltà svettano nell’enorme anfiteatro che ospita il rifugio. Mi rendo conto che la valle ospita infinite attività, che vanno dall’alpinismo classico al ‘merenderismo’. Infatti verso l’ora di pranzo scorgo, dall’alto della mia posizione, un’invasione di persone nei pressi del rifugio. L’attività è diventata frenetica e si iniziano a preparare le tavolate per dar da mangiare alle famiglie che arrivano fino a qui: polenta, pasta e arrosto sono le pietanze più gettonate. Per ora di escursionisti ‘veri’ non se ne vedono, ma è comprensibile. La posizione strategica e il breve avvicinamento fanno del rifugio Genova un posto per tutti e questa è l’ora delle famiglie. Capisco anche il motivo di tanta calca per mangiare: il cibo è ottimo! In luoghi come questi dare un servizio di qualità, pur rimanendo nello spirito del rifugio, è fondamentale. Nel caos della giornata riesco anche a strappare qualche parola a Dario che si rivela la persona giusta per un luogo che ospita un così grande insieme eterogeneo di persone. Sa accogliere sia gli alpinisti, sia gli escursionisti che le semplici persone che vogliono solo passare una giornata tra le bellezze del luogo. Il discorso verte anche sui sentieri che salgono dall’area attrezzata e con mio stupore vengo a sapere che la scorciatoia viene usata di frequente e troppo spesso anche in discesa. Mi dice che anche il percorso più lungo ha qualche problema: in un punto è franato e il sentiero in alcuni tratti ha una corda fissa per aiutare le persone, ma è un problema che spera di risolvere per il prossimo anno, ma in ogni caso vedo che le famiglie non si fanno intimorire e durante la mia discesa incontro una famigliola tedesca con due bimbi a seguito che passa tranquillamente lungo il sentiero franato. Il Rifugio Genova è un luogo per tutti, che rispecchia, nel bene e nel male, il nuovo modo di andare in montagna, e credo che Dario ed il suo staff riescano appieno a soddisfare tutte le esigenze dei nuovi e dei vecchi frequentatori dell’ambiente montano. RIfuGIo GEnovA SPECIALE RIfuGI 9

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SPECIALE RIfuGI Cenni storici RIfuGIo GEnovA La storia del rifugio ebbe inizio nel 1896, quando il congresso nazionale del CAI volle valorizzare le Alpi Marittime, a quel tempo sconosciute e prive di rifugi: affidò dunque alla Sezione Ligure il compito di costruirne uno. L’ubicazione ideale per la costruzione del nuovo rifugio fu trovata nel Gias del Monighet soprano, a 1914 m. I lavori, basati sui disegni del socio Ing. Felice Ghigliotti, iniziarono il 22 luglio del 1897 e furono terminati a tempo di record il 10 settembre dello stesso anno. Nel 1968 l’ENEL iniziò la costruzione della diga del Chiotas ed il rifugio venne abbandonato e ricostruito, grazie anche alle sovvenzioni dell’ENEL, poco più a monte sulle rive del lago Brocan. Il progetto dell’Ing. Nam venne portato a termine del 1975, ma si dovette attendere la fine del lavori della diga per poter aprire il rifugio, che fu inaugurato il 14 agosto del 1981. I monti rendono il rifugio un puntino... (R. Sitzia) Intervista al custode Dario, da quanto tempo fai il rifugista? Faccio il rifugista al Rifugio Genova da vent’anni, ma soltanto dal 2011 sono ‘da solo’. Prima di allora ero il Vice di Flavio Poggio. Cosa significa per te svolgere questa attività? Fare il rifugista è un lavoro stancante ma mi ripaga il contatto con la gente e l’incontro con tante persone anche di nazionalità diverse: italiana, cinese, tedesca, svizzera, francese. è il poter parlare con loro, sapere dove vanno, cosa fanno e, perché no, anche le loro storie appaga le fatiche quotidiane. Qui si inizia la giornata andando in valle per comprare i viveri e poi si continua col cucinare e con il dare le dovute informazioni sulle condizioni dei sentieri o le indicazioni sui percorsi. Il rifugista deve saper fare tutto e, in certe situazioni, conoscere tutto. Il rifugio è di semplice accesso quindi frequentatissimo: a inizio stagione bastano due persone ma poi fortunatamente arrivano figli e amici a dare una mano. In vent’anni hai notato un cambiamento nella frequentazione del rifugio? Dario, il rifugista, al lavoro. (R. Sitzia) 10

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Un tempo il rifugio era un luogo di aggregazione dove ci si faceva da mangiare, si beveva, si cantava. Ora si è arrivati a pretendere un rifugio-alberghetto-ristorante e molte persone vogliono quasi lo stesso trattamento di un albergo. Anche la tipologia degli ospiti è cambiata: ci sono meno escursionisti italiani e più famiglie che si fermano al lago a mangiare un panino. D’altro canto il fatto che tanti stranieri, francesi, tedeschi, austriaci, scelgano le nostre montagne è positivo, perché significa che le nostre montagne sono conosciute ed apprezzate anche fuori dall’Italia. L’ interno del rifugio (R. Sitzia) Scheda tecnica Coordinate WGS84 Cartografia Rifugio Genova “Bartolomeo Figari al Brocan” (2015 m) UTM 32T 366,800E 4891,120N Lat/Lon 44°10’N 7°20’E Carta AsF 1:25000 – 5 Argentera Mercantour Tavoletta IGM 1:25.000 – F90 I SE Entracque IGC, Carta 1:50.000 f. 8 Alpi Marittime e Liguri. Parco Alpi Marittime, Cartoguida 1:25.000 Didier et Richard, Carte 1:50.000, Haut Pays Nicois. E. Montagna, L. Montaldo e F. Salesi, Alpi Marittime II, Milano, CAI-TCI, 1990. A. Parodi, Nelle Alpi del Sole, Itinerari alpinistici sulle tracce dei pionieri dalla Liguria al Monviso, Cogoleto (GE), Andrea Parodi Editore, 2005. Guida ai sentieri alpini della Provincia di Cuneo. II. Valli Stura, Gesso e Vermegnana, Cuneo, Provincia di Cuneo, 2005. A. Parodi, R. Pockaj, A. Costa, Sentieri e meraviglie delle Alpi Marittime, Andrea Parodi Editore, 2010. Sito internet: 70 rifugi del CAI Piemonte (www.rifugiinpiemonte.it) Dario Giorsetti 340 4614189 0171 978138 gestore@rifugiogenova.it www.rifugiogenova.it 65 (locale invernale 12) dal 15/06 al 15/09 Gran Tour Bibliografia Gestore Telefono gestore Telefono rifugio E-mail Sito Posti letto Periodo di apertura RIfuGIo GEnovA Escursionisti “assalgono” il rifugio. (R. Sitzia) Struttura su itinerario strutturato Traversata delle Alpi - Via Alpina Struttura su dell’Argentera sentiero segnalato SPECIALE RIfuGI 11

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SPECIALE RIfuGI Accesso Da San Giacomo di Entraque seguire le indicazioni per il Lago delle Rovine. Arrivati nei pressi delle diga di Entracque bisogna percorrere ancora circa 8 km di strada. Dal campeggio si seguono le indicazioni per il Rifugio Genova (1h e mezza di cammino). Esistono due percorsi per raggiungere la destinazione: il primo costeggia dolcemente il pendio Est, mentre il secondo sale ripido a fianco della diga. Quest’ultimo per i suoi tratti esposti deve essere intrapreso solo in condizioni di bel tempo ed è sconsigliato in discesa. Durante i mesi estivi è disponibile una navetta che dal lago della Rovina porta alla sommità della diga, da cui si può raggiungere comodamente a piedi il rifugio in circa mezz’ora. Le persone con problemi o bagagli ingombranti possono contattare il gestore per essere trasportati fino al rifugio con servizio navetta. RIfuGIo GEnovA 12 Il lago Brocan. (R. Sitzia)

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Itinerari Escursionistici Rifugio Soria Ellena (1840 m, difficoltà E, tempo 3h) Rifugio Morelli (2430 m, difficoltà E, 3h 30’) Rifugio Remondino (2430 m, difficoltà E, 4h) Rifugio Cougourde (2090 m, difficoltà EE, 4h 30’) Un via vai continuo di escursionisti (R. Sitzia) Itinerari Alpinistici Cima sud dell’Argentera (3297 m, difficoltà PD-, 5 h) Dal Rifugio Genova si prende il sentiero per arrivare al bivacco del Baus. Arrivati al passo dei Detriti (3122 m), si segue a sinistra la traccia che oltrepassa il piccolo sperone che scende verso settentrione, per poi ritornare sul crinale principale (3130 m) segnato da ometti di pietre, dove già si nota, nella sua integrità, la parete Sudest della Cima Sud dell’Argentera. Da qui due possibilità per proseguire verso la vetta: seguendo i segni rossi attraversare verso destra un tratto di parete rocciosa, con passaggi di II grado, oppure seguire direttamente il filo di cresta fino alla forcellina alla base della cresta Sud-est di Cima Genova (3145 m). Segue cengia non tecnicamente difficile, ma molto esposta ed in alcuni punti anche un po’ sporgente. All’inizio la cengia scende leggermente e dopo un po’ si incontra un saltino roccioso (F+), protetto da un cavo d’acciaio. Il percorso ora comincia a salire fino ad arrivare ad una biforcazione formata da due canali rocciosi; si prende il canale destro e si scala (F, con cavi d’acciaio) fino ad arrivare in vista della croce della vetta, che si raggiunge facilmente dopo un breve tratto di arrampicata (3297 m). Cima Nord dell’Argentera (3286 m, difficoltà F, 5h) Cima dell’Agnel (2927 m, difficoltà PD, 3h 30’) Cima Brocan (3054 m, difficoltà PD, 4h) Baus (3067 m, difficoltà F, 4h) Punta Ciamberline (2792 m, difficoltà F, 3h) Cima della Valletta scura (2862 m, difficoltà F, 4h) Cima del Baus, Torre Patrizia, Sperone della solitudine (sviluppo 700 m, difficoltà D+) Cima del Baus, Sperone Silvia (Sviluppo 400 m, difficoltà TD) Cima nord dell’Argentera, sperone est (Sviluppo 350 m, difficoltà D) RIfuGIo GEnovA Arrampicata sportiva Vicino al rifugio sono state chiodate alcune vie di uno o più tiri che vanno dal 5+ al 6b. A pochi minuti di distanza, si trova invece una placconata attrezzata da Cesare Ravaschietto per i più piccoli o chi per ha voglia di arrampicare in sicurezza. Esistono poi, sempre nei dintorni del rifugio, massi da bouldering di varia difficoltà. SPECIALE RIfuGI 13

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