LedandZeppelin, di Leopoldo Chiummo

 

Embed or link this publication

Description

Anteprima

Popular Pages


p. 1



[close]

p. 2



[close]

p. 3

EDU Edizioni DrawUp www.edizionidrawup.it Collana Sentieri

[close]

p. 4

Collana Sentieri LEDANDZEPPELIN Storia d’amore precaria di Leopoldo Chiummo Proprietà letteraria riservata ©2013 Edizioni DrawUp Latina (LT) - Viale Le Corbusier, 421 Email: redazione@edizionidrawup.it Sito: www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: Roberto Di Mauro per Edizioni DrawUp I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. Seppure ispirato da una storia vera, ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale. ISBN 978-88-98017-80-5

[close]

p. 5

Leopoldo Chiummo ledandzeppelin Storia d’amore precaria

[close]

p. 6



[close]

p. 7

“Assurdo cosa accadde quando ti vidi per la prima volta, portavo un cuore entrando nella stanza ma uscendo non lo avevo più. Amore come vetro, lo infranse al primo colpo.” (Marco Castoldi)

[close]

p. 8



[close]

p. 9

ZERO È paradossale. La fica spesso tira più del cazzo e i sogni delle volte si avverano. Mica sempre. Avere un vicino di casa che tiene la musica a palla dalle dieci del mattino fino a mezzanotte circa, per esempio. E spesso ci canta sopra con veemenza ed armonia devo dire, tutta musica di mio gradimento, è assurdo, a fine mese lo bacerò. Per la cronaca rientrato adesso mi accoglie un Bowie d'annata invecchiato in botti di piemontese rovere, sole giallo limone trasformato in arancio è sceso, per la seconda sera finti temporali hanno inscenato teatrini di pioggia improbabile sopra le nostre teste. In questa città vi è un inganno. Come in tutte le città. Ma qui appare più evidente, l'ambiguità. E quanto ci dà fastidio quando non ci capiscono, quando non ci ascoltano, e più non ci ascoltano e più parliamo forte, e più parliamo forte e più ci dimentichiamo il suono dolce del piano, che non è salita e non è discesa, è il tempo che spetta pure all’attesa, l’Arimo, semplicemente lo spazio in cui contemplare la possibile resa dei conti che dovrebbero tornare, son solo andati a fare spesa. Ed è proprio quando senti che perdere il controllo potrebbe costarti caro che ti assale un desiderio irrefrenabile nella carne che ti istiga a perderlo. Il controllo. È il potrebbe che ci ammalia, il condizionale, cioè potrebbe essere pure gratis, potremmo persino farla franca, perché ci hanno sempre detto che perdere il controllo è brutto e cattivo. Il Babau. Bastava dire che era pericoloso, si poteva stare un po’ più rilassati, tutto qua. Prontipartenzaevia. 7

[close]

p. 10

ledandzeppelin __________________________________________________________________ UNO Sono le 18 in punto del primo di Agosto di ben duemiladieci anni dopo quel buontempone di Gesù Cristo, io sono a Torino, e io sono Led. Parcheggio la macchina in corso Marconi e appena scendo guardo verso quella che era la finestra del suo bagno, cioè lì si faceva la doccia, pisciava, cacava, leggeva l’Internazionale, rifletteva sui massimi sistemi per ridurli al minimo, si toglieva i peli dalle ascelle. In quel bagno anche io ne ho fatte delle belle. Di cacate no, non mi riesce mai troppo bene andare di corpo nei bagni degli altri poiché mi faccio un po’ di paranoie per l’odore che posso lasciare, anzi che lascio, e talvolta raddoppio. Però ci ho fatto delle belle riflessioni su quella tazza, magari dopo bevuto il caffè, senza fumare però, altra cosa che non mi facilita la defecazione in ambienti estranei, dai, la sigaretta sulla tazza del cesso mentre caghi al mattino è un lusso senza pari talmente è dispari. Comunque, in quel bagno ci sono stato anche io, parecchie volte, nel regno di Zeppelin, il dirigibile di morbida carne e zucchero che mi ha portato ancora una volta sotto questo palazzo, anche se lei non abita più qua da Marzo, da quando i suoi genitori hanno deciso di comprarle una casa nella zona di via Nizza e praticamente sbattercela dentro, erano mesi che cercava una casa ed è probabile che ci avrebbe messo anche tre anni prima di dire sì, prima di firmare il contratto, così i suoi si sono rotti le palle e hanno scelto per lei. È che Zeppelin a volte pare proprio sconnessa dal tempo, cioè, pare che non s’incontrino proprio, eppure sono in stretta relazione lei ed il tempo, Zeppelin è riuscita a fermarmi il cuore per quasi due anni, e pure il cazzo, senza dubbio alcuno. Mi avvio con felpato passo verso il prato del Valentino dove mi attendono Marisol e Syd and Barrett che mi terranno compagnia in questo Agosto metropolitano torinese, o meglio, Sansalvariese, perché per me questo quartiere, San Salvario, è il vero centro della città, il resto di Torino è periferia. Il fatto è comunque che da qualche tempo a questa parte ricomincio a sentirmi sano, perché l’amore a volte è una patologia, saprò come estirparla via? Alla radice, al quadrato, e in fondo e mica tanto in fondo posso ritenermi un uomo fortunato, o dovrei dire un ragazzo, perché a quasi trentott’anni questo mi sento nell’età del precariato. Mi lascio alle spalle Mar8

[close]

p. 11

Leopoldo Chiummo __________________________________________________________________ coni ed ecco di faccia il Castello del Valentino, che città quadrata piena di angoli tondi, Torino, la mia amica Marisol mi ha appena mandato un messaggio in cui dice che mi attende sul balcone principale sotto il sole sopra il verde del giardino, insieme a lei mi darà il benvenuto per questo mese piemontese anche Syd, mentre Barrett si vedrà forse domani, oggi ha portato altrove le sue mani. Il radiologo e il macchinista. Si prospettano leggere sere, che a volte ti sembra proprio di stare al mare qui, anche se circondato dalle Alpi, alcuni locali del Valentino ti danno persino la stuoia per stenderti nel prato come su di una grande spiaggia verde, e ancora oggi ciò che a volte mi fa sentire fortunato è il respirare l’aria da disteso nelle notti estive a guardare le stelle senza troppe menate, risentimenti, dolori. Attraversata la strada da macchine e tram avanzo spedito, ho voglia di abbracciare la mia piccola e dolce amica gianduiotta ma mi fermo un istante ancora e riguardo il palazzo che fu dei miei sogni, perché sapete, io qui davvero l’ho vissuto il sogno, e davvero questo di Zeppelin era il regno, lei era la mia regina e la regina si sa, può fare qualsiasi movimento sulla scacchiera. Ecco cosa è che frega il Re, il non accettare di dover fare un solo passo alla volta. Io volevo correre. Eppure eccomi fermo ancora qui. A macinare sguardi e sorrisi. A ricordar di me. Di quello che poteva essere e non è stato, di quello che pareva non avrebbe mai potuto esistere ed invece ho vissuto, e che a dirla tutta poi, detto tra noi, i sogni quando si avverano mica sono più sogni. Diventano realtà. Che è tutta un’altra storia. 9

[close]

p. 12

ledandzeppelin __________________________________________________________________ Primo Quadro Urbino, Mensa Universitaria del Collegio Tridente 5 Agosto 2008 ore 20.43 È il ritmo a rapirmi lo sguardo. Una macchia di rosa colore che si distingue in maniera netta e beffarda da tutto il resto intorno, centinaia di ragazzi e ragazze colorate all’interno della mensa ma io d’improvviso vedo lei seppur lontana, io vedo proprio lei, seppur lontana, la macchia di colore dal ritmo inconsueto, che a tratti è avanguardista e a tratti desueto. “È lei” dico ad Eddie che sta seduto di fronte a me pazzo beone bergamasco, biondo vichingo rapace dall’acume sopraffino, si fa un sorso d’acqua dal bicchiere di plastica guardandomi e facendolo come se fosse vino, sia l’acqua, sia il mio sguardo, se non fossi così cazzutamente eterosessuale, se non mi piacesse così tanto la fica e tutto ciò che le fa da contorno giuro che me lo scoperei, un diavolo angelico, un ometto da evitare, un ometto da incontrare. Ecco. Forse io ed Eddie non ci dovevamo incontrare, o almeno non ad Urbino, un uomo sposato da qualche anno e naturalmente con la stessa moglie e con un pargoletto di cinque anni, Eddie, ed un uomo che da nove anni convive con la stessa donna, Led, mica più un pargoletto, io. Trentanove anni lui trentacinque il soprascritto, ad Urbino, la freschezza del tempo si manifesta in maniera impietosa, qui, non puoi non sentir l’odore fresco della rosa, non c’è congestione emotiva che tenga, qui gli odori e i sapori ti rapiscono e difficilmente hai a disposizione il denaro per il riscatto, nel Ducato del Montefeltro la moneta è d’altro tipo, e certamente fuori corso. “Ti ha guardato anche lei” dice Eddie. “Davvero?” “Cazzo sì. Secondo me gli piaci.” 10

[close]

p. 13

Leopoldo Chiummo __________________________________________________________________ Mi sa che piace anche a me, anche se è solo una macchia di colore con forme conturbanti, ma cazzo sembra proprio lei. Lei chi? Zeppelin. Un giorno lo diverrà ma è come se istantaneamente io lo sapessi già. Ci sono delle cose che si comprendono in un istante, altre che seppure ti scervelli una vita non arrivi a comprenderle mai. Mistero dei neuroni, rendiamo grazie a Freud. Continuo a fissare i suoi movimenti e sento che qualcuno bussa nel mio petto e pare proprio che insista, senza ritegno, senza scomporsi. Bussa. Che quando l’ormone dell’innamoramento parte rimane indietro chiunque ci sia in pista, non c’è motivo, non c’è ragionamento, è un portento, lancia saette di fuoco e baci di pietra, ti dà uno schiaffo che ringiovanisce, l’amore ti avvolge e ti porta via con sé. L’amore è un Dio a tempo. L’amore è una puttana di lusso. L’amore è un libro in prestito e quando ce n’è, di amore, è consigliabile farne abuso, mica buon uso, quello vien da sé come il male o le nuvole o il moto del mare. E soprattutto, l’amore, non perdona. Mentre l’odio si consuma. Sii perfetto se precipiti. Uscendo dalla mensa incrocio nuovamente il suo sguardo, è blu di un intenso imprevisto, io vibro e non è il cellulare, bensì cellule in fermento, costellazioni di aminoacidi in delirio con desiderio e passione e paura di cemento, vado a darmi una sciacquata di faccia, al cesso, poi veloce ritorno da Eddie e basta uno sguardo complice e il motore è avviato, ciak si gira, e tra l’altro, buona la prima. 11

[close]

p. 14

ledandzeppelin __________________________________________________________________ Quadro Secondo Clusone, Bergamo 15 Agosto 2008 ore 18 “Certo che sei bello carico in questi giorni, l’Università ti sta facendo bene.” Scorriamo tra i monti della Val Seriana io e Micol e due bestie pelose a quattro zampe, scorriamo in macchina, a piedi, cantando e ululando e facendo quello che ci va, io son su di giri di brutto, arrivo da giorni di corteggiamento a Zeppelin che si sono coronati in un abbraccio alle tre del mattino su di una terrazza del campus, niente di più, ma per me tutto. Sento che è solo il primo passo, non devo avere fretta, peccato che poi ce l’avrò e già lo so, spesso si fa così, ci diciamo delle cose e poi facciamo tutt’altro, ma so che tra dieci giorni la rivedrò ad Urbino, mentre adesso sono qui e questa attesa è carica di speranza, il delirio è tale che io posso addirittura apparire innamorato della donna che in questo momento ho in parte. Micol. Una donna buona, una donna mansueta e semplice, ha un suo fascino che custodisce senza malizia, una donna su cui puoi contare e da nove anni conto su di lei e lei conta su di me. Le relazioni, talvolta, divengono matematica. Un insieme di numeri. Cioè lei vede un uomo energico, entusiasta, che si ferma nei prati a fare il giocoliere con tre limoni, che corre coi cani, che canta canzoni in macchina, gioca a carte, è gentile, premuroso, è l’uomo dei sogni insomma. Però non scopa. Son tanti davvero tanti giorni che io e Micol non facciamo all’amore, quasi sei mesi, e possiamo dire e fare tutto quello che vogliamo ma quando un maschio e una femmina convivono sotto lo stesso tetto e non scopano qualcosa non funziona, cioè quando non è una scelta intendo, 12

[close]

p. 15

Leopoldo Chiummo __________________________________________________________________ nel senso che non è che io mi scopo mia madre perché vive sotto il mio stesso tetto o la fidanzata del mio migliore amico in casa durante una vacanza, anche se ammettiamolo il pensiero viene, non sulla madre, sulla fidanzata dell’amico, cioè è un istinto del tutto normale, sano, così come diventa insano il non saperlo gestire. Certo, se ti viene anche sulla madre, il pensiero, i casi sono due, o sei Jim Morrison o è meglio che ti fai vedere da qualcuno che ne capisce. Ma uno bravo però. Comunque quando un maschio ed una femmina che stanno insieme non trombano più vuole dire che la musica sta finendo. Se già non è finita. Dai. Insomma poi da settimana scorsa che ho visto Zeppelin il mio cazzo è come un ago di bussola orientato verso Urbino ma tutta l’energia prodotta da questo innamoramento io la posso usare per qualsiasi cosa, che potere immenso, peccato che Micol lo scambi ancora per amore. Per lei. Eppure io semplicemente sembra proprio che me ne fotta, perché è pure questo in realtà, l’amore. Fottere. Ma è diretto altrove, questo amore, quindi Micol è fottuta. E così questo teatro colorato montano che stiamo vivendo io e lei presto si potrà trasformare in un teatro degli orrori, come ci illudi Tom, di essere ancora tutti vivi, mentre guardiamo sempre dall’altra parte. Interiori. 13

[close]

Comments

no comments yet