Giornalino Novembre 2013

 

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Giornalino della fraternità Santa Maria di Gesù "la Gancia" Termini Imerese

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Anno XII - n. 11 - Novembre 2013 “Abbi pietà Signore! Tante volte siamo … di Enzo Giunta pag. 3 IN QUESTO NUMERO Vivere in Assisi 2013 Stop ai crimini, non alla vita! Amnesty International La ricetta del mese pag.13 pag.14 pag.14 pag.15 pag.15 Messaggio dei Vescovi di Sicilia ai fedeli … I Vescovi delle Chiese di Siciliapag. 5 Angela di Foligno è santa di Maria Grazia D’Agostino pag.10 pag.11 pag.12 di Mariella Campagna Da parte nostra … Buon Compleanno Benedetta dal Santo Padre Francesco la … pag. 6 Storia di una missione Arcidiocesi PA News Giornata Regionale dei Giovani In Fraternità … Notizie e Avvenimenti di Michela Piazza pag. 7 Arcidiocesi PA News di Ignazio Cusimano del Diacono Pino Grasso on si può ridurre la maternità ad un ruolo sociale, né promuovere un’emancipazione che abbandoni i tratti che caratterizzano il mondo femminile, inoltre occorre valorizzare la donna sia in ambito civile sia ecclesiale”. È quanto si è augurato Papa Francesco in occasione dell’udienza ai partecipanti al 25° anniversario della Lettera Apostolica “Mulieris dignitatem” del Beato e prossimo santo Giovanni Paolo II. “Si tratta di un docu- “N

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pag. 2 NOVEMBRE 2013 mento storico – ha aggiunto il Santo Padre – il primo del Magistero pontificio dedicato interamente al tema della donna. Dio affida in modo speciale l’uomo, l’essere umano alla donna”. Uno speciale affidamento che si riferisce in modo evidente alla maternità. “Tante cose possono cambiare e sono cambiate nell’evoluzione culturale e sociale - ha detto ancora papa Francesco - ma rimane il fatto che è la donna che concepisce, porta in grembo e partorisce i figli degli uomini. E questo non è semplicemente un dato biologico, ma comporta una ricchezza di implicazioni sia per la donna stessa, per il suo modo di essere, sia per le sue relazioni, per il modo di porsi rispetto alla vita umana e alla vita in genere. Chiamando la donna alla maternità, Dio le ha affidato in una maniera del tutto speciale l’essere umano”. Per il Papa però ci sono due pericoli sempre presenti, due estremi opposti che mortificano la donna e la sua vocazione. “Il primo è di ridurre la maternità ad un ruolo sociale, ad un compito, anche se nobile, ma che di fatto mette in disparte la donna con le sue potenzialità, non la valorizza pienamente nella costruzione della comunità. Questo sia in ambito civile, sia in ambito ecclesiale. E, come reazione a questo, c’è l’altro pericolo, in senso opposto, quello di promuovere una specie di emancipazione che, per occupare gli spazi sottratti dal maschile, abbandona il femminile con i tratti preziosi che lo caratterizza”. La donna, ha così sottolineato, ha “una sensibilità In Fraternità con Francesco particolare per le ‘cose di Dio’, soprattutto nell’aiutarci a comprendere la misericordia, la tenerezza e l’amore che Dio ha per noi. Anche a me piace pensare che la Chiesa non è “il” Chiesa: è “la” Chiesa. La Chiesa è donna, è madre, e questo è bello. Dovete pensare e approfondire su questo”. La “Mulieris dignitatem” - ha ancora affermato - si pone in questo contesto, e offre una riflessione profonda, organica, con una solida base antropologica illuminata dalla Rivelazione”. Quindi ha esortato a ripartire per quel lavoro di approfondimento e di promozione che già più volte ha avuto modo di auspicare. “Anche nella Chiesa - ha detto - è importante chiedersi: quale presenza ha la donna? Può essere valorizzata maggiormente? Io soffro quando vedo nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali che il ruolo di servizio - che tutti noi abbiamo e dobbiamo avere - che il ruolo di servizio della donna scivola verso un ruolo di “servidumbre” (cioè servizio ndr). Quando io vedo donne che fanno cose di “servidumbre”, è che non si capisce bene quello che deve fare una donna”. Questa realtà, ha concluso Papa Francesco, “mi sta molto a cuore”. E dovrebbe stare a cuore non soltanto del Papa, ma di tutta la Chiesa perché le donne svolgono un ruolo molto importante al suo interno, sia come educatrici e catechiste, sia come depositarie di quella delicatezza e di quel garbo che sa indicare “le cose di Dio”.

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In Fraternità con Francesco NOVEMBRE 2013 pag. 3 “ABBI PIETÀ SIGNORE! TANTE VOLTE SIAMO ACCECATI DALLA NOSTRA VITA COMODA E NON VEDIAMO QUELLI CHE MUOIONO VICINO A NOI” P arole semplici ma pesanti che Papa Francesco ha affidato alla “rete” per raggiungere le donne e gli uomini di buona volontà. Spero, tuttavia, che il messaggio tocchi anche il cuore dei tanti - troppi - indifferenti che assistono, quasi infastiditi, ad una vera e propria ecatombe. Davanti ad una vicenda così complessa, che appare sfuggire alle capacità di controllo delle stesse istituzioni nazionali, occorre interrogarsi sia per individuare responsabilità sia per dare risposte e, se ancora in tempo, ricercare le più opportune soluzioni. Io credo che il nord del mondo, quello industrializzato e ricco, stia raccogliendo, ancora inconsapevolmente, i frutti del proprio egoismo. Anni e secoli di colonialismo, vecchio e nuovo, di sfruttamento delle risorse naturali dei Paesi sottosviluppati, di sostegno ai regimi dittatoriali, sanguinari e fantoccio, oggi evidenziano tutte le problematicità. In pratica, i nodi sono venuti al pettine. Le prime avvisaglie le abbiamo registrate con l’Albania, i Paesi balcanici e quelli dell’Europa dell’est. Ma ormai dobbiamo prendere atto che un intero continente, l’Africa, in ebollizione da decenni, ha fatto saltare il coperchio, scaricando le tensioni sull’Europa. Ma l’Europa si sta dimostrando impreparata, incapace e terribilmente egoista. Non basta la visita a Lampedusa di Barroso (Presidente della Commissione europea). Non basta la sua commozione dinanzi alle centinaia di bare allineate in attesa di sepoltura. Non basta la promessa di un contributo all’Italia di 30 milioni. Gli Stati membri debbono affrontare sinergicamente l’immane tragedia della fuga di centinaia di migliaia di persone dalla fame, dalle persecu- zioni, dalla morte. E non impedendo gli sbarchi o ricorrendo ai respingimenti, come vorrebbero i rappresentanti della Lega Nord, bensì creando un cordone umanitario di mezzi aeronavali che, ai margini delle acque territoriali dei vari Paesi africani, svolga un ruolo di prima ed immediata accoglienza e gestisca il trasferimento dei migranti in tutta l’Europa. Tale spiegamento di forze, inoltre, impedirebbe ai nuovi schiavisti di utilizzare dai porti di partenza le così dette “navi madri”, sulle quali vengono imbarcati i profughi, per il primo tratto di viaggio, per poi essere scaricati sulle “carrette del mare” che spesso si tramutano in trappole mortali. Ed a proposito di nuovi schiavisti, sembra ormai chiaro che sono parte di una articolata regia della criminalità organizzata internazionale, cui non mi meraviglierei se si scoprisse che partecipi la stessa mafia, pronta come sempre a buttarsi dove il fango è più sordido, purché ci sia da lucrare. Un altro aspetto poi va considerato se si vuole seriamente e responsabilmente affrontare e risolvere il problema. Occorre combattere il neocolonialismo, oggi molto attivo attraverso le multinazionali che controllano lo sfruttamento delle risorse naturali di cui è ricca l’Africa (petrolio, metalli e pietre preziose, gas, ecc.) e che nel Paese dove sono allocati i giacimenti lasciano soltanto le tangenti pagate ai politici ed ai funzionari corrotti. Ma per conseguire questo obiettivo occorre l’intervento delle Nazioni Unite e degli altri organismi internazionali che, purtroppo, spesso non riescono a decidere, bloccati dai veti incrociati degli interessi contrapposti. Tuttavia, sembra che gli organismi europei, dopo gli ultimi avvenimenti che hanno particolarmente toccato l’opinione pubblica, siano inten-

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pag. 4 NOVEMBRE 2013 zionati a svolgere un ruolo più attivo sia per il cordone umanitario sia per migliorare l’accoglienza in favore, soprattutto, dei minori, delle donne e dei profughi dalle guerre e dalle persecuzioni religiose ed etniche. Purtroppo, le relazioni tra i vari Stati europei sono ancora caratterizzate da una diplomazia lenta e complicata, che non agevola l’individuazione delle soluzioni più semplici. Ma dobbiamo essere fiduciosi nell’azione di sensibilizzazione e di stimolo del Governo italiano. Un altro aspetto, infine, ritengo che debba essere considerato, anche perché, per certi versi, può costituire un contributo fondamentale per la soluzione di una parte rilevante del problema. I flussi migratori da molti Paesi africani sono causati dalla estrema povertà, dalla mancanza di scuole ed ospedali e, soprattutto, di lavoro. Ebbene, parallelamente al contrasto del neocolonialismo e dello sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali, l’Europa e le nazioni industrializzate do- In Fraternità con Francesco vrebbero sostenere, con proprie risorse, la costruzione in loco di infrastrutture, la coltivazione della terra, il corretto sfruttamento dei giacimenti minerari. Con la ripresa sociale ed economica, con la diffusione della cultura, prenderà piede la democrazia, il rispetto della diversità religiosa ed etnica. Ovviamente, non intendo dire che l’Europa o l’Occidente in genere debbono esportare ed imporre la nostra cultura e la nostra religione, è un sistema appartenente al passato e che è stato causa di lotte e di scontri. Credo, invece, che si debbano recuperare le radici comuni delle grandi religioni monoteiste e farci rendere consapevoli che l’emigrazione è uno dei fenomeni della vita e della storia dell’uomo e che la nostra “vita comoda” di oggi è soltanto un intermezzo che può renderci ciechi. E allora: “Abbi pietà Signore! Tante volte siamo accecati dalla nostra vita comoda e non vediamo quelli che muoiono vicino a noi”. Enzo Giunta

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In Fraternità con Francesco NOVEMBRE 2013 pag. 5 MESSAGGIO DEI VESCOVI DI SICILIA AI FEDELI E AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ ALL’INDOMANI DELLA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA R iuniti per la consueta sessione autunnale a Siracusa nel 60° anniversario della lacrimazione della Beata Vergine Maria, noi, Vescovi di Sicilia, abbiamo trattato i temi concernenti la vita delle nostre Chiese. Da un lato, abbiamo avuto presente la catastrofe sconvolgente dei naufraghi nelle acque di Lampedusa e, dall’altro, i giovani che abbiamo incontrato in un’esperienza di fraternità e di comunione. In questa città è stato immediato riandare con la memoria all’apostolo Paolo, qui approdato da Malta e rimasto per tre giorni (cfr At 28,11-12), e rivivere con lui, attraverso il racconto del libro degli Atti degli Apostoli, la forte tensione drammatica delle sciagure in mare con gravissimi e ripetuti rischi perCi siamo lasciati interrogare dalle migliaia di la vita. persone morte nel nostro mare Mediterraneo, provocati dai gesti e dalle parole di Papa Francesco nel corso della sua visita a Lampedusa dell’8 luglio scorso. Il Papa continua a riproporci l’interrogativo: “Dov’è tuo fratello?” e torna a metterci in guardia dalla “globalizzazione dell’indifferenza che ci rende tutti «innominati», responsabili senza nome e senza volto”. E di fronte a tanti morti non ci siamo sottratti alla nostra responsabilità pastorale per rivolgere una parola accorata ai fedeli e alle persone di buona volontà. Questi morti, e le migliaia che negli anni sono stati travolti in queste acque, chiedono verità, giustizia e solidarietà. È ora di abbandonare l’ipocrisia di chi continua a pensare che il fenomeno migratorio sia un’emergenza che si auspica ancora di breve durata. La consapevolezza che spregiudicati criminali speculano sul dolore di persone in fuga dalle persecuzioni e dalle guerre non può far pagare a questi ultimi la malvagità dei mercanti di morte. Il grido di aiuto e la domanda di soccorso non possono lasciare freddi o indifferenti noi e quanti, per cultura e per sensibilità, sentiamo forte a partire dal Vangelo il senso dell’accoglienza e del dialogo. La gente di Lampedusa, alla quale va la nostra gratitudine e la nostra ammirazione per l’instancabile apertura di cuore nei confronti di quanti hanno cercato approdo tra loro, ha mostrato al mondo il valore e l’efficacia dei gesti semplici e significativi del quotidiano: la vicinanza, il soccorso, il pianto, la collera, la pazienza. E nello stesso tempo ha dimostrato l’inutilità controproducente di talune risposte istituzionali che non hanno contribuito a risolvere il problema, ma anzi hanno moltiplicato il numero delle vittime. Di fronte a tanto dolore, che sembra non aver fine, occorre cambiare atteggiamento a partire dalle nostre comunità e coinvolgendo quanti si sentono interrogati da questa sfida umanitaria. A tal proposito invitiamo a vivere il prossimo Avvento come tempo di fraternità e di condivisione nella luce del mistero dell’incarnazione. Solo facendoci prossimi ai nostri fratelli ultimi, infatti, potremo dare un senso alla celebrazione liturgica del Figlio di Dio fatto uomo. Sarà un’occasione propizia per approfondire la conoscenza del fenomeno migratorio, liberandosi da pregiudizi e luoghi comuni; per studiare forme possibili di aiuto e di solidarietà verso gli immigrati; per sollecitare interventi politici ai diversi livelli che contribuiscano ad affrontare realisticamente il problema e a elaborare soluzioni efficaci. Gli innumerevoli morti (uomini, donne, bambini), che sono seppelliti nel Mediterraneo con la loro speranza di vita e di libertà, scuotono le nostre coscienze con il loro grido di giustizia. Che il nostro silenzio e la nostra inerzia non vanifichino il loro sacrificio. Ai nostri giovani, per primi, abbiamo affidato questo messaggio e questa consegna, certi che sapranno dare voce e cuore alla speranza. A loro ci rivolgiamo con le parole dei padri conciliari nel cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II perché saranno loro a raccogliere il meglio dell’esempio e dell’insegnamento dei genitori e dei maestri per formare la società di domani: “Costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!”. Siracusa, 12 ottobre 2013 I Vescovi delle Chiese di Sicilia

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pag. 6 NOVEMBRE 2013 In Fraternità con Francesco ANGELA DA FOLIGNO È SANTA Pubblichiamo il comunicato della diocesi di Foligno con cui ha annunciato il significato della canonizzazione della beata Angela, Terziaria Francescana. “Il 9 ottobre 2013, il Santo Padre Francesco, accolta la relazione di Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha esteso alla Chiesa Universale il Culto liturgico in onore della Beata Angela da Foligno, dell’Ordine Secolare di San Francesco; nata a Foligno (Italia) intorno al 1248 ed ivi morta il 4 gennaio 1309, iscrivendola nel catalogo dei Santi.” Con queste parole la Santa Sede ha annunciato oggi, 11 ottobre, il compimento del processo che attribuisce ad Angela il titolo di Santa attraverso la canonizzazione equipollente, al suono festoso delle campane della chiesa di San Francesco e della Cattedrale. La canonizzazione equipollente avviene senza una solenne celebrazione liturgica, ma con la firma da parte del Papa di un decreto che, riconoscendo l’esistenza di un culto che supera i confini della Diocesi di Foligno e della Famiglia francescana in cui è permesso ormai da secoli, lo estende alla Chiesa universale. Del resto, più volte i Papi – da ultimo Benedetto XVI nella catechesi tenuta durante l’udienza del 13 ottobre 2010 – hanno chiamato Angela “Santa” in occasioni pubbliche, confermando di fatto il valore unanimemente riconosciuto dai teologi e dai fedeli alla sua esperienza mistica. Tra gli atti di venerazione, ricordiamo quello del Beato Giovanni Paolo II che, in visita a Foligno il 20 giugno 1993, volle pregare dinanzi all’urna della Mistica folignate. Papa Francesco è giunto alla decisione di iscrivere Angela nel catalogo dei Santi in virtù della determinazione di Papa Benedetto XVI che, autorizzando la Congregazione a derogare alla comune prassi in presenza di un culto antico, universale e ininterrotto, ha impresso una sostanziale accelerazione alla causa. Per provvidenziale coincidenza, la canonizzazione di Angela da Foligno avviene proprio all’indomani della visita di Papa Francesco ad Assisi, nella città che vide alcuni passi decisivi della conversione di Sant’Angela sulle orme di San Francesco, e a pochi giorni dall’annuncio della canonizzazione di Giovanni Paolo II, a lei molto devoto. Sant’Angela da Foligno, definita “Maestra dei Teologi”, nacque a Foligno da famiglia agiata nel 1248 circa. Nella sua giovinezza non compì studi approfonditi ed ebbe una vita segnata dal peccato, fino alla conversione avvenuta nel 1285 circa. Persi in breve tempo la madre, il marito e i figli, entrò verso il 1291 nel Terz’Ordine Francescano. Le scarse notizie sulla sua vita ci giungono dal Memoriale, compilato dal confessore frate A. (Arnaldo?) tra il 1292 ed il 1296 per sottoporre la sua esperienza mistica ad una commissione di teologi. Esso è contenuto nel più ampio Liber, opera di grande intensità e testo fondamentale della mistica, che ripercorre la sua esperienza dal raggiungimento della consapevolezza del peccato fino all’unione con la Trinità, dalla necessità della conoscenza di sé fino al desiderio di dare istruzioni ai figli spirituali riuniti nel Cenacolo. Morì a Foligno il 4 gennaio 1309 ed i suoi resti sono venerati nella Chiesa Conventuale di San Francesco. La memoria liturgica – fissata al 4 gennaio, suo dies natalis – sarà celebrata nel 2014 con particolare solennità, per rendere grazie a Dio di aver donato alla sua Chiesa l’esempio e l’intercessione di Sant’Angela da Foligno: hanno accettato l’invito a partecipare alla celebrazione il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Card. Angelo Amato, ed il Segretario della stessa Congregazione S. E. mons. Marcello Bartolucci. Inoltre, domenica 30 marzo 2014, IV di Quaresima, la Diocesi di Foligno si recherà in pellegrinaggio ad Assisi sulle orme di Angela.

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In Fraternità con Francesco NOVEMBRE 2013 pag. 7 STORIA DI UNA MISSIONE … (Congo – Brazzaville 2 - 27 agosto 2013) T empo fa Benedetto XVI, in occasione della giornata delle missioni, ha esortato ciascuno a ravvivare in sé la consapevolezza del mandato missionario di Cristo di fare “discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19), sulle orme di san Paolo, l’Apostolo delle Genti. “Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21,24): scopo della missione della Chiesa, infatti, è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento. L’invito è quello di sentire l’ansia e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa, perché tutti si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità amorevole di Dio. La Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo. La Chiesa deve agire per mettersi al servizio dell’umanità, specialmente di quella più sofferente ed emarginata, perché “l’impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo... è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l’umanità” (Evangelii nuntiandi, 1), che “conosce stupende conquiste, ma sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza” (Redemptoris missio, 2). La missione vera della Chiesa è quella di “contagiare” di speranza tutti i popoli. Per questo Cristo chiama, giustifica, santifica e invia i suoi discepoli ad annunciare il Regno di Dio, perché tutte le nazioni diventino Popolo di Dio. È so- lo in tale missione che si comprende ed autentica il vero cammino storico dell’umanità: la missione universale deve divenire una costante fondamentale della vita della Chiesa. Annunciare il Vangelo deve essere per noi, come già per l’apostolo Paolo, impegno impreteribile e primario. …inizia così la mia breve, ma intensa, esperienza missionaria in Africa. Decido di partecipare ai weekend di formazione alla “Missione ad Gentes”, per giovani e adulti, presso il Convento Santa Maria di Gesù ad Ispica. Contatto Fra Giancarlo Guastellaresponsabile delle missioni-e cominciano nove mesi di preparazione. È stata una gestazione lunga e impegnativa, ogni incontro ci ha offerto tanti spunti di riflessione utili per la vita, e della mia in particolare: forse perché era arrivato il momento di svegliarsi dal torpore e far emergere quella spinta missionaria che non era mai stata ascoltata con serietà! Durante i weekend di formazione molte volte mi sono interrogata su cosa mi venisse chiesto, sul perché venisse chiesto proprio a me… sarei mai stata all’altezza di queste richieste? Tante volte ho considerato che, forse, un’esperienza del genere sarebbe servita più a ricever qualcosa per la mia vita piuttosto che a donare, ed allora riflettevo che non era lo spirito giusto per affrontare il tutto; ma intanto i mesi passavano e si doveva giungere alla scelta definitiva, che era quella di avere il coraggio di dire “Sì”. Non è stato semplice perché erano tanti i timori e tante le paure dettati sia dalle notizie che

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pag. 8 NOVEMBRE 2013 In Fraternità con Francesco giungevano dall’esterno, sia perché dire un sì completo costa un po’, costa sacrifici, significa mettersi in gioco. Ero lacerata dalla voglia di andare, ma anche dalla paura di partire: continuavo a chiedermi perché volessi affrontare questo viaggio. In realtà ogni cristiano è chiamato a staccarsi dal proprio mondo per andare verso il nuovo e l’altro. In particolare il missionario ad “gentes” si stacca dal suo mondo e dalla sua cultura per avvicinarsi ad un mondo diverso. Man mano che passava il tempo capivo che l’esodo non si misura sulla distanza geografica che comunque resta un segno, ma sulla distanza culturale e religiosa. L’esodo non si misura sul dare (poiché si può dare senza uscire da sé), ma nel capire e nel lasciarsi coinvolgere. Detto fatto. Prima ancora che potessi rendermene conto, avevo già fatto i vaccini di rito e il biglietto per Brazzaville. La mia missione doveva essere una partenza, un distacco dal mio mondo, ma anche spinta verso un altro mondo. Una partenza non solo geografica ma anche culturale: bisognava partire con la testa! Ad un certo punto ho capito che io non avevo fatto nulla per essere mandata, l’iniziativa era di Dio. Non stavo andando per portare un mio progetto, finalmente mi ero solamente messa a disposizione e ho tirato fuori un po’ di coraggio per andare a presentare un progetto non mio, ma pensato per me. Il 2 Agosto, giorno del Perdono di Assisi, si parte! L’impatto con il mondo africano è stato spiazzante, guardavo con tanto stupore e meraviglia tutto ciò che mi circondava:, le auto tutte verdi, le donne con i loro vestiti colorati e con il proprio “fagottino” dietro la schiena. Fra Loris, frate siciliano, da 6 anni missionario in Africa, ci aspettava fuori dall’aeroporto con il furgone bianco; caricate le valige e saliti a bordo tutti stipati, comincia l’avventura! Durante il tragitto per giungere al centro Ndako Ya Bandeko, che si trova nel quartiere Makabandilou, Fra Loris, non ha fatto altro che suonare all’ impazzata il clacson per scansare pedoni, taxi e pullman stracarichi di gente e di tanto altro. Già si avvertiva nell’aria un caos calmo, si avvertiva una povertà ricca, le case di lamiera, le botteghe con le insegne dipinte a mano, le fognature a cielo aperto, le strade di sabbia dove facilmente si rischia di sbandare o restare intrappolati… un’altra cultura, un altro modo di concepire la vita… Piano piano le finestre chiuse si sono spalancate e giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, sorrisi dopo sorrisi, strette di mano dopo strette di mano, ho assistito al miracolo dell’incontro con l’altro. Ho vissuto in una maniera che ha stravolto completamente i ritmi ai quali ero abituata, mi sono ritrovata a fare cose che non avevo mai fatto: sveglia prestissimo, doccia fredda, bucato a mano nelle acque del fiume, abiti che non rimanevano puliti se non per poche ore, piedi sempre neri, cibi molto lontani ai nostri sapori, condividere con altre persone lo stesso “letto” per dormire e la stessa tazzina del caffè, tanto lavoro manuale (imbiancare, disegnare e dipingere pareti, risistemare la scuola materna dei bambini dove quest’anno svolgeranno il loro anno scolastico sui banchi e le panche ridipinte da noi! Che gioia!). Ma tutto questo è stato spontaneo e naturale, neanche per un attimo ho rimpianto le mie comodità! La bellezza di vivere per tre settimane la vita del villaggio di Makoua, posto sulla linea dell’Equatore, è stata intercalata da diversi momenti intensi e di condivisione: con le sorelle clarisse, con il segretario del Nunzio Apostolico Don

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In Fraternità con Francesco NOVEMBRE 2013 pag. 9 Andrea, con Fra Adolfo e i ragazzi di strada del Centro di Makabandilu, con le suore della Saint Croix, con Fra Italo e tutti i giovani Frati Congolesi, con tutte le famiglie, Maman e Papà, che si occupano dei 23 ettari di terreno, di proprietà dei frati- adibiti a coltivazione di manioca, ananas, banane, arachidi - della falegnameria e del centro di saldatura per piccole riparazioni e grandi lavori. Grazie a queste attività i frati si autofinanziano e contestualmente possono aiutare, dando da lavorare, tante famiglie disagiate. Nelle strutture che ci hanno ospitano, nei villaggi sperduti nella foresta dove ci siamo recati e dalle famiglie che abbiamo visitato, veniamo acPlateau, dove si possono trovare prodotti artigiacolti con gioia, veniamo ringraziati con un Bayo nali: collane, statuette di legno, quadretti di sab(ciao) che sembra non finire più, con cibi e bebia… vande e talvolta con un sacchetto da portare a Tanti sono i ricordi e le persone che porto con casa… Durante le nostre trasferte non capita mai me in Italia e che rimarranno sempre nel mio di passare inosservati: Mundele Mundele (biancuore. Rientrando a casa ho capito, con il passachi) ci gridano, e i bambini ci corrono incontro re dei giorni, che il mio compito era sempliceincuriositi. mente, si fa per dire, cioè quello di vivere e porÈ arrivato il momento di rientrare a casa, con tare la mia testimonianza, con la mia presenza, un po’ di tristezza! essendo me stessa. Il 27 Agosto si parte, dopo aver trascorso gli Questa esperienza mi ha regalato la gioia delultimi momenti nella capitale Brazzaville alle la semplicità, della gratitudine, della comprenprese con test istantanei, per capire se qualcuno sione, dell’umiltà e della fraternità; la bellezza di noi ha preso la malaria (per fortuna tutti sani e del tempo che scorre, ma che è solo tuo: le giorsalvi!), e le visite al Mercato di Potò Potò (dove nate erano lunghe, cariche di emozioni e ricche vendono stoffe meravigliose) e al Mercato di di avvenimenti. Anche nella semplicità e negli stenti vedevi tanti sorrisi disarmanti e tante carezze, tanta curiosità per i nostri vestiti e le nostre scarpe, per i nostri capelli lunghi e senza treccine. L’emozione è tanta mentre scrivo, perché ripercorro i miei 25 giorni Africani e sento il cuore battere perché rivedo tutti, uno per uno, i bellissimi volti che trasmettono un senso di pace e di serenità. Spero solo che quello che ho vissuto non sia il seme caduto tra le spine, ma che germogli e porti molto frutto nella mia vita, e non solo. Ora non mi resta che ringraziare Dio e le persone straordinarie che hanno voluto che la loro storia si incrociasse con la mia (e parlo dei miei splendidi amici e compagni di missione) che ringrazio singolarmente: fra Giancarlo, Fra Stefano, Giovanni, Gianluca, Nino, Sabina e la piccola ma coraggiosa Selene, …grazie! e che BOBOTO (Pace) sia sempre con voi! Michela Piazza

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pag. 10 NOVEMBRE 2013 In Fraternità con Francesco “VIVERE IN ASSISI 2013” Un viaggio tra gli insegnamenti francescani ivere in Assisi” non è stato solo un evento religioso ma un vero e proprio viaggio surreale in un’epoca di quasi mille anni fa accuratamente ricreata attraverso personaggi, ambienti, luci e testi. “Vivere in Assisi” è stato tante cose. È stato riflettere sulla condizione dell’uomo e del suo rapporto con Dio e con gli altri. E’ stato rivivere gli insegnamenti di San Francesco non solo in due ore di rappresentazione storico-religiosa ma durante l’intera giornata vissuta in maniera conviviale. E’ stato scoprire come una intera comunità sia capace di lavorare in sintonia per la realizzazione di un progetto in cui crede fortemente e che offre una morale così forte come lo sono gli insegnamenti francescani. Ed è stato il premio, per noi visitatori di Termini Imerese, di una lunga e faticosa giornata iniziata alle sette del mattino e conclusasi in nottata. Giornata tanto faticosa quanto ricca di momenti indimenticabili la cui memoria resta legata al paese di Gangi e alle abitazioni private messe a disposizione dalla comunità gangitana come locations per la manifestazione. Un “donare” difficile da trovare in altre comunità ma finalizzato ad un sentire comune: trasmettere gli insegnamenti di San Francesco. E “Vivere in Assisi 2013” questo obiettivo lo ha raggiunto. A conclusione del viaggio, infatti, si è rimasti meravigliati della profondità di senso che la manifestazione ha offerto. Forte e di grande impatto è stata la prima scena dominata dalla figura della morte che porta il “pellegrino” a riflettere su ciò che oggi si presenta come l’opposto delle Beatitudini, tema da cui è partita l’edizione 2013. Quindi sentimenti, comportamenti fisici e atteggiamenti mentali che negano il senso delle beatitudini e che, “V paradossalmente, ne prendono il posto all’interno di una società in cui padroneggia il male nelle sue forme più svariate. Condizioni che portano l’uomo ad una morte non fisica ma dello spirito, ad una morte senza salvezza. Da questa attestazione si passa alla scoperta di Dio, del suo progetto di salvezza per l’uomo e di come tale progetto è sentito da Chiara e da Francesco al punto da trasformarsi in insegnamenti destinati a vivere ancora oggi, dopo quasi un millennio. Significativo, in tal senso, è il dialogo di una coppia di coniugi la cui vita si trasforma radicalmente grazie a quanto predicato dal poverello di Assisi. Da commercianti dediti alla truffa diventano “servitori” della vita e del prossimo grazie all’incontro con il frate. Cambiano dunque il modo di vivere la propria vita iniziando a percepirla come un dono a servizio di Dio e del bisognoso. Così, intrattenendo un reale dialogo con le decine di visitatori, parlano della loro esperienza mistica e consigliano con grande ardore di rivedere la propria esistenza e soprattutto il modo di porsi nei confronti della vita e del prossimo. Tutto sull’esempio di Francesco che ha riempito le loro vite tanto da esprimere sempre gioia, anche durante la sopportazione delle croci quotidiane. È un messaggio forte quello che gli organizzatori ed i figuranti (eccezionalmente bravi nel mettere in scena sentimenti ed emozioni richiesti dalle scene) hanno voluto trasmettere. Un messaggio racchiuso nella struttura stessa della manifestazione. L’edizione di quest’anno, incentrata sulla Beatitudini, ha presentato la storia di San Francesco e di Santa Chiara non come la storia di due personaggi che hanno lasciato insegnamenti profondi nella vita cristiana dei

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In Fraternità con Francesco NOVEMBRE 2013 pag. 11 Fondamentale nel raggiungere l’anima dei cattolici ma sono stati gli stessi insegnamenti i visitatori è stata l’interpretazione, quanto mai veri protagonisti di “Vivere in Assisi 2013”. reale, dei figuranti capaci di assumere un ruolo Insegnamenti che, attraverso Francesco e Chiara, “interattivo” con il pellegrino perché è lui il vero si sono originati e poi diffusi. Tant’è che entrambi obiettivo di “Vivere in Assisi”. E’ a lui che vanno appaiono all’inizio (Chiara) e alla fine trasmessi gli insegnamenti di Francesco e lo si (Francesco) del viaggio in cui i pellegrini capisce soprattutto nella scena della coppia di vengono catapultati. coniugi come in quelle finali, in cui il poverello di Passando ad un pensiero del tutto personale, Assisi costruisce la Chiesa insieme ai fratelli e in mi piace sottolineare che la consapevolezza che cui vengono recitate e celebrate le Beatitudini di sia stata una manifestazione capace di cogliere Francesco. nel segno l’obiettivo per il quale è nato mi viene A tal proposito, degna di nota è infine la scena sollecitata dall’essermi scoperta meravigliata in cui una giovane nobildonna si rivolge a dei nell’avere, seppure per pochi secondi, creduto mendicanti manifestando il suo disprezzo per la veramente di essere in Assisi. E questo durante il loro condizione. Sfortunati, come lei stessa li sali scendi (perché di questo si è trattato per due definisce, a cui con spregio e derisione getta del ore piene) da una via ad un’altra del paese, da una pane duro in terra. Con lo stesso atteggiamento, la stanza ad una scala ad una porta che come un giovane nobildonna si rivolge ai visitatorilabirinto rivela al visitatore pellegrino posti, scene pellegrini facendosi fare largo dalla guardia per e sentimenti sempre nuovi. Sarà stato questo oltrepassare la folla e sottolineare la sua continuo passaggio da un luogo ad un altro, sarà superiorità dettata dal possedimento di beni e stata l’ambientazione storica curata nei dettagli, ricchezze materiali. sarà stato il gioco di luci e di sonorità, saranno “Vivere in Assisi” si ripete ogni due anni e mai state tutte queste cose messe insieme, ma di certo è uguale alle edizioni precedenti. Restiamo quindi è stato come esser tolti da una realtà e vivere, per in attesa di rivivere la manifestazione nel 2015. quel tempo in cui si svolge l’intera storia, in un’altra dimensione fatta di persone, ambienti e Maria Grazia D’Agostino parole che vogliono arrivare all’anima di chi ne è coinvolto nella partecipazione. BENEDETTA DAL SANTO PADRE FRANCESCO LA PRIMA PIETRA DELLA CHIESA DEL BEATO PINO PUGLISI adre Puglisi è una delle pietre su cui poggia la Chiesa”. Lo ha detto il Santo Padre Francesco al cardinale Paolo Romeo, mercoledì 16 ottobre, al termine dell’udienza generale in una piazza San Pietro gremitissima di fedeli. Il Papa ha benedetto la prima pietra dell’erigenda chiesa di Brancaccio che sarà intitolata al Beato Pino Puglisi. Ad accompagnare il cardinale Romeo c’erano il parroco della parrocchia di San Gaetano - Maria SS. del Divino Amore, don Maurizio Francoforte e il segretario dell’Arcivescovo, don Fabrizio Moscato. “Il Santo Padre, che è rimasto per qualche attimo “P in preghiera, è rimasto molto colpito – dichiara il cardinale – e con grande amorevolezza ha poggiato le sue mani sulla lastra marmorea”. Nella pietra in marmo è stata incisa la frase che affida alla memoria futura la posa della prima pietra: “Panormi A.D. MMXIII die XX mensis octobris Paulus Card. Romeo primarium hunc lapidem a Summo Pontifice Francisco benedictum in fundamentis istius novi templi posuit”. Il blocco marmoreo è stato collocato, con rito solenne, dal card. Paolo Romeo, domenica 20 ottobre, nel terreno di via Fichidindia a Brancaccio. (Arcidiocesi PA News)

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pag. 12 NOVEMBRE 2013 In Fraternità con Francesco ltre tremila giovani, provenienti da tutta la Regione, si sono ritrovati nel Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa il 12 e 13 ottobre per la “Giornata Regionale dei Giovani” dal titolo” Se credi puoi…!, che si è conclusa con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, che ha detto ai giovani: “La fede sfida il futuro, il futuro sfida la fede”. Presenti i diciotto vescovi di Sicilia che nella giornata di sabato hanno animato la catechesi. “Ogni vescovo si è confrontato con un gruppo di giovani appartenente ad un’altra diocesi - ha spiegato don Dario Mostaccio, direttore regionale dell’Ufficio di pastorale giovanile -. Domande libere, risposte chiare da parte dei vescovi per cercare di aiutare i giovani nel loro cammino di fede”. Ed i giovani sono rimasti entusiasti della catechesi, nel corso della quale si è parlato anche di immigrazione, e di Papa Francesco: “Ci parla al cuore - dice Luca della Diocesi di Siracusa -. E’ un Papa che sa comunicare con noi in maniera diretta e sa farsi comprendere”. La tragedia di Lampedusa in primo piano: “Mi piacerebbe poter fare qualcosa - dice Emanuela della Diocesi di Caltanissetta -. Purtroppo molte leggi oggi limitano anche certe azioni, fosse per me li accoglierei tutti”. “E’ un accoglienza continua - spiega Monica della Diocesi di Agrigento -. Noi come diocesi siamo stati particolarmente interessati al fenomeno: ci adoperiamo continuamente per aiutarli, ma ci rendiamo conto che non è facile ed ogni vita persa in mare e una sconfitta da ricordare”. In piazza Santa Lucia, la Festa annuncio con canti, balli e la messa in scena del musical su Maria “Eccomi, son qui” a cura dell’associazione culturale “Metanoeite” di Caltanissetta. Stamane la celebrazione Eucaristica in Santuario. “La fede in Gesù Cristo ci mette in movimento, ci indica un cammino da seguire - ha detto il card. Romeo nel corso della sua omelia -. Anche quando esso GIORNATA REGIONALE DEI GIOVANI O sembra un cammino in comprensibile o apparentemente inutile ma è durante il cammino nel corso di questo fiducioso abbandono che la fede si trova e porta il suo frutto. Il nostro rapporto con Dio deve andare bene al di là delle cose che chiediamo, dalla fede alla gratitudine per ciò che nasce dalla Fede: questa è salvezza. In questo “cuore mariano” della nostra bella Sicilia non possiamo non guardare a Maria che prima di tutto è modello della fede. La fede di Maria la rende discepola, la fa camminare dietro al figlio Gesù. Da Maria impariamo che nella sede possiamo muoverci. Maria è modello di un’accoglienza fiduciosa dei piani di Dio. La vergine Maria e anche modello di fedeltà. La fedeltà al progetto di Dio si misura nella sfida del quotidiano e Maria prova il dramma di questa sfida nel suo cuore nella sua umanità. Maria ci insegna quella fedeltà quotidiana al nostro dovere che si esprime nella responsabilità che da uomini e donne abbiamo di fronte a questa società. Maria e anche madre che piange lacrime di compassione per la famiglia umana segnata da tante ferite di odio discriminazione povertà perversione violenza. Sono lacrime che indicano lo sbocco della fede: lavorare per l’unità della famiglia umana vivendo la carità. Il compimento del nostro credere, ritrovarci insieme a condividere il cammino nelle difficoltà. È il forte messaggio lanciato da Papa Francesco nella recente visita a Lampedusa quest’estate: “siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere: domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza”. Saper piangere sulle povertà dell’uomo, sui drammi sociali, sulle difficoltà del cammino comune con la consapevolezza che nessun fratello ci è estraneo e la nostra fede non ci garantisce un quieto vivere di egoismo ma diventa impegno d’amore, servizio per il bene dell’altro: il bene comune”.(Arcidiocesi PA News)

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In Fraternità con Francesco NOVEMBRE 2013 pag. 13 STOP AI CRIMINI, NON ALLA VITA! uesto è QMondialestato lolaslogandidella 10cheGiornata contro Pena Morte, si è celebrata il 10 ottobre, indetta per la prima volta nel 2003 dalla Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte. La Coalizione, fondata a Roma nel maggio 2002, è composta da organizzazioni impegnate nel campo dei diritti umani, di associazioni legali, di sindacati e di autorità locali e regionali che hanno unito le forze per lavorare insieme con l’obiettivo di eliminare la pena di morte nel mondo. Oltre ad Amnesty International, vi aderiscono la Fédération Internationale des Droits de l’Homme (FIDH), Penal Reform International (PRI), la Fédération Internationale de l’Action des Chrétiens pour l’Abolition de la Torture (FIACAT), Madri contro la pena di morte e la tortura, la Comunità di Sant’Egidio, la Regione Toscana ed i comuni di Matera, Reggio Emilia e Venezia, Nessuno tocchi Caino, la Coalizione italiana contro la pena di morte, il Comitato Paul Rougeau nonché alcune associazioni attive in paesi mantenitori come Forum 90 in Giappone e Journey of Hope negli USA. L’obiettivo principale della Giornata Mondiale è una pressione concreta e periodica sui governi e le istituzioni per l’abolizione della pena di morte nel mondo. I temi individuati ogni anno sono scelti in base a priorità e possibilità di successo. Altri obiettivi sono: • incoraggiare una discussione sulla pena di morte nell’opinione pubblica; • dimostrare con determinazione l’opposizione alla pena capitale; • esercitare pressione sui paesi mantenitori al fine di fermare le esecuzioni e di abolire la pena di morte; • creare legami con altre organizzazioni abolizioniste che fanno parte della Coalizione; • pubblicizzare la Coalizione e il suo lavoro. a Quest’anno la campagna contro la pena di morte è stata concentrata contro la pena capitale nei paesi caraibici anglofoni, dove ne è ammesso l’uso per il reato di omicidio, i temi principali sono stati la criminalità, la sicurezza e la pena capitale. La Coalizione Mondiale concentrando la questione sull’emergenza dei Caraibi è decisa nell’intento di «spostare il dibattito sulla pena di morte dalle reazioni emotive in risposta al crimine violento a una discussione nell’ambito dei diritti umani», richiede un «rispetto degli standard internazionali sul processo equo per gli imputati e maggiori garanzie in tutto il procedimento penale. Troppo spesso le condanne a morte sono state precedute da un’inadeguata rappresentanza legale, da una mancanza di perizie psichiatriche, da confessioni estorte con maltrattamenti o tortura». In paesi quali le Barbados, Trinidad, Tobago vige ancora la sentenza capitale imposta con mandato obbligatorio. Amnesty ne chiederà l’abolizione, in quanto essa «impedisce ai giudici di prendere in considerazione la storia personale dell’imputato ed eventuali circostanze attenuanti, come la malattia mentale, che potrebbero evitargli una condanna a morte», ponendosi in contrasto con alcune norme del Diritto Internazionale. A proposito del problema criminalità, agli esponenti politici si chiede di spostare il baricentro delle priorità sui problemi del sistema penale dei propri paesi, contro le esecuzioni capitali come soluzione rapida: «non vi è alcuna prova convincente sul fatto che la pena di morte abbia un effetto deterrente speciale. Occorre piuttosto concentrarsi nella ricerca di rimedi efficaci per affrontare la criminalità» - ha dichiarato Audrey Gaughran, direttrice dei Temi globali di Amnesty International. «Le vittime del crimine meritano giustizia, ma la pena di morte non è la risposta». Amnesty International

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pag. 14 NOVEMBRE 2013 In Fraternità con Francesco LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Care amiche, vi suggerisco il Parfait di mandorle, è un semifreddo di origini siciliane a base di panna e di mandorle, in particolar modo è un dessert tipico della cucina palermitana. La preparazione di questo dolce non prevede particolari competenze culinarie, anzi al contrario farà fare un figurone anche a chi con i fornelli è totalmente negato, provatelo. Parfait di mandorle Ingredienti: 6 tuorli d’uovo, 400 gr di zucchero, 1 litro di panna fresca, 50 gr di pasta di mandorle, 200 gr di granella di mandorle caramellate, 200 gr di cioccolato fondente. ___________________________________ Procedimento: Sbattere i tuorli con 200 gr di zucchero fino a formare una spuma. A parte montare la panna con il resto dello zucchero e quando è montata aggiungere le uova, la pasta di mandorle e metà della granella di mandorle. Amalgamare bene facendo attenzione a non smontare la panna. Prendete la forma per i plumcake e nel fondo versate l’altra metà della granella di mandorle, versate sopra il parfait e coprite con la pellicola. Mettete in freezer almeno 6 ore prima di servire. Al momento di servire il parfait riscaldate a bagnomaria o microonde il cioccolato fondente e versatelo di sopra caldo. Ciao DA PARTE NOSTRA … __________________________________ Sentite condoglianze: • alla consorella Agata Gatto Calderone e famiglia per la morte del fratello; • a Melania e Antonio Papania e famiglia per la morte del cognato; • alla consorella Febronia Lamicela (Vice Ministra regionale OFS) e famiglia per la morte della sorella. Ricordiamo: • tutti i giovedì dalle ore 16.45 Adorazione Eucaristica, alle 17.30 Celebrazione del Vespro, Benedizione Eucaristica, a seguire la Celebrazione Eucaristica; • ogni primo giovedì del mese Adorazione Eucaristica presso la Cappella “S. Elisabetta d’Ungheria” dell’Ospedale. Alle ore 10.00 esposizione del Santissimo Sacramento, alle ore 12.00 Benedizione Eucaristica e riposizione del Santissimo Sacramento; • il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30, vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento. Invitiamo a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. Quale Fede per il nostro tempo ... Un cammino di Luce sulle orme di Francesco d’Assisi. È un percorso formativo di sette incontri aperto a tutti, per aiutarvi a comprendere meglio la realtà odierna, le fragilità e l’esigenza di una fede consapevole e nel contempo conoscere Francesco, la fraternità dell’OFS per iniziare, eventualmente, un cammino di discernimento. Primo incontro martedì 5 novembre. Gli altri incontri si svolgeranno nel mese di novembre nei giorni 12, 19 e 26, a dicembre nei giorni 3, 10 e 17. Gli incontri si svolgeranno in Chiesa alle ore 18.45. Vieni e vedi!

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In Fraternità con Francesco NOVEMBRE 2013 pag. 15 Novembre 2013 Valenti Pettino Francesco Franco Ilaria Li Causi Francesca Romano Ignazia Grigoli Maria Elena Lo Bello Rosa ________________ Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno giorno 1 2 4 6 7 7 Rosso Roberto Spalla Antonio Campagna Vincenza Liotta Maria Volo Giovanna Auguri !!! giorno giorno giorno giorno giorno 10 12 13 18 23 IN FRATERNITÀ … NOTIZIE ED AVVENIMENTI ________________ di Ignazio Cusimano Festa di San Francesco. Anche quest’anno, la nostra Fraternità si è ritrovata, come primo appuntamento dell’anno fraterno, con i festeggiamenti in onore del nostro Serafico Padre S. Francesco. Come avviene già dal 2000 la novena è iniziata al Monastero S. Chiara. Il 28 settembre con un pellegrinaggio abbiamo trasferito le immagini dei santi Francesco e Chiara in Convento dove è continuata la novena, predicata quest’anno dai parroci di Termini Imerese, che si sono alternati nei vari giorni. Nelle sere del 30 settembre e del 1 e 2 ottobre si sono svolte tre spettacoli in piazza: nella prima sera una divertente commedia in dialetto presentata dall’Associazione Diversamente Abili “Il tesoro ritrovato” di Belmonte Mezzano (PA); nella seconda sera un meraviglioso recital ideato dai nostri giovani della Gi.Fra. “Sulle orme di Francesco e Chiara”; nella terza sera un’ altra divertente commedia in dialetto presentata dall’Associazione Italiana Persone Down di Termini Imerese. Come tradizione, nella celebrazione del Transito di S. Francesco, il Sindaco della nostra città ha acceso la lampada votiva a nome di tutta la cittadinanza. Giorno 4 numerosi fedeli hanno partecipato alle Celebrazioni Eucaristiche e alla processione. Ringraziamenti. Il nostro Ministro Giusy Fusco, a nome di tutto il Consiglio dell’OFS, ringrazia tutti coloro che a vario titolo con il loro impegno hanno contribuito e reso possibile i festeggiamenti in onore di S. Francesco. Un grazie particolare a tutti i giovani della nostra Gi.Fra. che, oltre ad animare le celebrazioni, sono stati bravissimi a preparare in poco tempo lo spettacolo “Sulle orme di Francesco e Chiara”. “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”(Gv17,3). Questo è il tema proposto dal Consiglio Regionale per l’incontro zonale OFS, che si svolgerà in tutte le zone della Sicilia domenica 10 novembre. Per le Fraternità della nostra zona l’incontro si svolgerà nel nostro Convento con inizio alle ore 9.00 e si concluderà nel pomeriggio con la Celebrazione Eucaristica al Monastero alle ore 16.30 circa. Festa di Santa Elisabetta d’Ungheria, Patrona del nostro Ordine. Ricordiamo a tutti i professi, ai formandi e agli iniziandi dell’OFS di seguire il programma delle celebrazioni in onore di S. Elisabetta. Dal 14 al 16 il Triduo e il 17, giorno della festa, tutti i Francescani Secolari rinnoveremo i Consigli Evangelici dell’OFS. Sabato 16 ci ritroveremo tutti alle ore 15.45 presso la Cappella dell’ospedale per la Celebrazione Eucaristica e il rinnovo del mandato da parte dei fratelli e delle sorelle impegnati nella missione “Santa Elisabetta”. Conclusione dell’Anno della Fede. Domenica 24 novembre, solennità di Cristo Re, si conclude l’Anno della Fede indetto dal Papa Benedetto XVI. Il Consiglio Nazionale dell’OFS, per l’occasione, propone a tutte le Fraternità d’Italia un momento di preghiera, che il Consiglio della nostra Fraternità ha programmato, con le ammissioni all’OFS, giovedì 21 alle ore 18.00 al Monastero S. Chiara. Festa di tutti i Santi dell’Ordine Serafico. Come ogni anno il 29 novembre ci ritroveremo tutti al Monastero S. Chiara per celebrare la festa di tutti i Santi Francescani: alle ore 17.30 Santo Rosario e alle ore 18.00 la solenne Celebrazione Eucaristica. “La Colletta Alimentare”. Si svolgerà in tutta Italia sabato 30 novembre, a iniziativa promossa dalla Fondazione Banco Alimentare. Anche noi come Fraternità parteciperemo a questa iniziativa andando nel supermercato assegnatoci per la raccolta viveri destinati alle famiglie in difficoltà. Quanti sono disponibili a svolgere questo servizio volontario, devono dare comunicazione al più presto al Ministro Giusy Fusco.

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