joe berti ottobre 2013

 

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giornalino scolastico

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N om e s oc i età V o l um e 1 , N um e r o 1 D a ta T ITOLO NOT IZI AR IO SOMMARIO: B E N T O R N AT I E B E N V E N U T I ! ! ! 2 3 Strage Lampedusa 11/10 :non c’è più tempo! Candia classi prime Ruffini 2013 Il circolo dei lettori Recensioni Conosci te stesso I pensieri di Oliver 4 5 9 6 7 Eccoci, siamo di nuovo qui con il primo numero del nostro giornalino scolastico! Stiamo lavorando per creare alcune rubriche di attualità e molte altre a proposito di ciò che viene organizzato dalla nostra scuola...abbiamo creato una rubrica a proposito di una sezione della scuola: ogni numero ci occuperemo di presentarne una. CHI SIAMO?? La redazione è formata da Lorenzo Bazzano, Maddalena Bardarelli, Marta Della Croce, Paola Gullone, Matilda Ferraris Giorgia Pellegrino Ma siamo sempre noi !!! Questa volta è toccato alla sezione A , ma preparatevi a leggere un articolo anche sulla vostra! Nell’edizione di quest’anno avrete una sorpresa narrativa che potrete trovare al fondo del giornale. IL J O E B E R T I È A N C O R A U N A VO LTA C O N VO I

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Pagina 2 V o l um e 1 , N um e r o 1 L’ E C AT O M B E D I L A M P E D U S A Abbiamo assistito ad un’altra tragedia. Evitabile. Giovedì 3 ottobre: alle otto del mattino appare, come una specie di miraggio una nave in fiamme, che illumina le acque cristalline del mare di Lampedusa. Di navi come quelle a Lampedusa se ne vedono molte ogni giorno: a bordo ci sono cinquecento uomini, donne e bambini in fuga dai loro Paesi d’origine, in fuga da dittatori sanguinari, da guerre civili, repressioni, fame, ingiustizie, indigenza. Quella nave sta naufragando a causa di una perdita, inopinata, e le fiamme sono il frutto di un vano e disperato tentativo di lanciare un SOS alla Guardia Costiera, o semplicemente a qualche barca di passaggio. Un vano tentativo appunto, nonostante il passaggio, vicino alla barca infuocata, di tre pescherecci. Ma qui sta il bello. Come mai quei tre pescherecci hanno voltato le spalle agli immigrati? Paura forse? Indifferenza? Razzismo? No, nulla di tutto questo. Siamo in Italia e siamo originali: una legge del 2008, la famigerata Bossi-Fini, stabilisce che in caso si compia l’istintivo gesto di recare aiuto ad un barcone in pericolo, si rischi il carcere per favoreggiamento alla clandestinità. Allo stesso tempo, nel caso non si faccia, il carcere si rischia comunque: per omesso soccorso. Legge o non legge, comunque, la pesca mattutina, per i pescatori di Lampedusa si è trasformata in un momento macabro: la triste conta delle sacche contenenti i corpi delle vittime, la macabra ricerca dei corpi dispersi nel mare. Sono terribili le testimonianze dei sopravvissuti. Tra queste, mi ha colpito quella di Dakarai, un bambino, che racconta di essere stato costretto a bere acqua mista a carburante per evitare di morire di sete. Dice che la gola ancora gli brucia, poi gli scappa un sorriso, un sorriso di bambino, sincero. Dopo una prima ondata di indifferenza (il Paese quel giorno era bloccato, tanto per cambiare, per il volere supremo del signor B), la politica ha aperto gli occhi e ha dato sfoggio di tutta la sua ipocrisia. Ipocrita è stato vedere Alfano scuro in volto, a capo chino, sul luogo della tragedia; Alfano è, del resto, uno dei firmatari di quella abietta legge. Ipocrita è stata la giornata di lutto nazionale, culminata con il minuto di silenzio (momento IN RICORDO catartico inutile, come inutile è piangersi addosso, senza voler ammettere che la gravità di ciò che è accaduto si poteva quantomeno ridimensionare ). Secco il commento di papa Francesco: “è una vergogna”. Napolitano invoca che si inizi a lavorare per rivedere le leggi che ostacolano l’accoglienza (si doveva fare prima, inutile ripeterlo). Provocatorio è Alfano: “è una scena che offende l’Europa, che non può ignorarla”. Una cosa giusta, almeno, l’ha detta. Sembrava quasi, però, che quel giorno l’Italia fosse davvero interessata a ciò che era accaduto. Sembrava che finalmente quei cinquecento immigrati non fossero etichettati a priori come criminali, clandestini, ma che potessero essere considerate persone in cerca di futuro, di libertà, di speranze, in cerca di un appiglio che evidentemente l’Italia non è in grado di offrire. Persone dotate di un coraggio tale da permettere loro di fuggire verso una meta sconosciuta. E’ durato poco questo momento, neanche il tempo di riadat- tarsi alla cruda realtà. A dimostrarlo è stato il modo in cui le vittime sono state seppellite: in bare anonime, contrassegnate da un semplice numero. Il funerale in realtà ancora non c’è stato. Le bare sono state abbandonate e ancora non hanno trovato un luogo di sepoltura. Sembra che in queste settimane si sia fatta una gara dell’ipocrisia: basti pensare al tormentone creato dopo la morte di Priebke che invece una sepoltura l’ha trovata. Come ha detto Gramellini, abbiamo pianto lacrime di coccodrillo per una settimana per poi seppellire tutto nel menefreghismo collettivo. L’atto conclusivo di questa vicenda è il corteo della Lega Nord contro l’immigrazione clandestina e gli scontri che si sono creati tra i leghisti e i manifestanti No Tav, scontri che hanno agitato le strade di Torino. L’intervento delle forze dell’ordine è stato perentorio, ma si è concentrato sui No Tav. Gesto che puzza molto di una precisa, ennesima presa di posizione da parte di uno Stato sempre più miope e sempre meno credibile. Lorenzo Bazzano

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T i to l o n o ti z i a r i o Pagina 3 11 O T T O B R E - N O N C ' È P I Ù T E M P O , RIPRENDIAMOCI TUTTO. La prima manifestazione. La prima vera manifestazione dell’anno a cui abbiamo voluto partecipare. Per molti è stata significativa;significativo era andare a riscattare le proprie opinioni in piazza, insieme ad altri nostri coetanei. Pronti a condividere idee e opinioni, pronti a tutto, a rivendicare il nostro futuro. “L’11 ottobre noi studenti scenderemo in tutte le piazze d’Italia. Per rivendicare e costruire una scuola pubblica finalmente in grado di garantire il nostro futuro, grazie a un rifinanziamento complessivo.” Si parla di futuro, si parla di tagli, si parla della crisi. Si parla di ciò che ci tolgono, di ciò di cui ci privano. Nel nostro piccolo e nel nostro grande. Nel nostro futuro e nel nostro presente. In Piazza Arbarello eravamo riuniti, lì pronti a farci sentire. Dicevamo la nostra, sfilavamo tutti insieme, con la musica a noi significativa e i nostri cori. Insieme fino alla fine per rivendicare ciò per cui lottavamo e credevamo. Siamo partiti da piazza Arbarello e siamo poi arrivati in piazza Castello dove ci siamo uniti al corteo universitario abbiamo attra- Diritto negato versato i giardini reali portando in giro per le strade la nostra voglia di cambiare , di dire la nostra. Siamo arrivati alla facoltà di giurisprudenza di Torino l'abbiamo attraversata e siamo, infine,giunti alla sede della GTT. L'abbiamo "occupata" e fatto assemblea; lì abbiamo sentito le opinioni di ognuno di noi, un gruppo di persone per lo più estranee ma unite da un unico ideale. Speriamo che l'entusiasmo che abbiamo ora non si spenga mai perche' quando si ha la forza per combattere si ha la forza per vivere. Matilda Ferraris e Maddalena Bardelli Futuro calpestato Se vuoi vedere il video: Www.youreporter.it/ideo_manifestazione_torino_11_ottobre_2013

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Pagina 4 V o l um e 1 , N um e r o 1 G I TA A L PA R C O AV V E N T U R A 11 SETTEMBRE 2013: gli studenti del primo anno del Liceo Gioberti si cimentano con corde e moschettoni al Parco Avventura di Candia, nonché mountain-bikes e canoe. Panico. Il ragazzo davanti ha appena superato il famigerato “Salto di Tarzan”, come lo chiama l’istruttore: un salto nel vuoto attaccato ad una corda. Per carità, niente di pericoloso, ma la strizza si fa sentire. Ora tocca a me: guardo sotto. Le foglie che di solito mi cadono in testa o in faccia oscurandomi la vista nei momenti meno opportuni volteggiano e si spiaccicano per terra, dodici metri più sotto. Beh, forse il sogno di volare che ho sempre avuto da bambina non era poi così intelligente. Chiedo al ragazzo che è davanti: -Come è andata? Fa tanta paura?La sua voce tremolante tradisce la sua stessa risposta: No, stai tranquilla, non è poi così impressionante come sembra…-. È riuscito a risalire oltre la rete messa lì per attutire l’arrivo non così morbido: pare proprio tocchi a me. Mi guardo intorno speranzosa: non so, un rapimento alieno o qualcosa del genere a quel punto mi paiono dei miraggi pur di non saltare. Ma la ragazza dietro di me mi riporta bruscamente alla realtà:- Marta, mi sa che dovresti saltare, si sta formando la coda…Le mani tremano mentre stacco il moschettone dal gancio di sicurezza e lo attacco alla corda: a questo punto, beh, o la va o la spacca. Speriamo solo che a spaccarmi non sia io. Una voce che non sembra la mia dice:-Io allora salto, eh… Metto il piede fuori dalla piat- LE RECLUTE DEL LICEO GIOBERTI ALLA LORO PRIMA ESPERIENZA FUORI PORTA taforma, ma lo riporto subito indietro. Le attrazioni di questo parco avventura hanno il magico potere di farmi venire in mente le imprecazioni più fantasiose. Giro la testa e vedo le ragazza dietro di me: dalla sua faccia capisco che non sembra molto intenzionata ad aspettare ancora. Allora prendo un bel respiro, e mi butto. L’urlo nasce spontaneo dalla mia bocca, mentre percorro i metri che mi separano dall’albero davanti sorprendentemente veloce. Un’improvvisa visione di me spiaccicata sull’albero si fa strada nella mia testa. Oh, dai, è impossibile ammazzarsi: altra gente l’ha fatto prima di me, no? La scaccio e mi godo la sensazione di leggerezza che deriva dall’essere appesa solo ad una corda. La grande rete verde si fa strada all’improvviso nel campo visivo: mi attacco ad essa con le unghie, memore delle spiegazioni dell’istruttore e dei suoi racconti di ragazzi che non sono riusciti ad attaccarsi alla rete e sono rimasti penzolanti. Il mondo smette per un attimo di girare e penso che quel famoso salto non era poi così male. La ragazza dietro di me mi pone la stessa domanda che io stessa ho fatto prima al ragazzo. Rispondo con sincerità: Tranquilla, è facile.Mi accorgo che la voce mi trema ancora: allora forse il ragazzo di prima non era terrorizzato, forse era solo l’effetto del salto. Di colpo esco dalla trance in cui ti trovavo: devo risalire la rete verde per arrivare alla piattaforma. Prevedo che stasera le mie braccia saranno UN PO’ indolenzite. Ma tutto sommato mi è piaciuto. Ora devo pensare alla prossima sfida: un’ora di stradine sterrate e fangose in sella a una mountain bike. Benvenuti al Parco Avventura Anthares World di Candia. Didascalia dell'immagine o della fotografia

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T i to l o n o ti z i a r i o Pagina 5 GARE D'ISTITUTO ATLETICA LEGGERA C L A S S I P R I M E L I N G U I S T I C O E Q UA R T E G I N N A S I O Ancora una volta quest'anno nei primi giorni di Ottobre si sono svolte le gare d'istituto di atletica leggera delle classi prime e quarte ginnasio. Sono come sempre state un occasioed entrare a far parte della FANTASTICA squadra di atletica del Gioberti! La speranza di tutti gli studenti è che questa manifestazione sportiva si possa ripetere ne per creare uno spirito di unità tra gli alunni delle neoclassi che hanno avuto la possibilità di divertirsi e socializzare per una giornata in un contesto diverso da quello dei banchi di scuola e in un tempo meno limitato di quello dell'intervallo. Le gare hanno visto come sempre dei vincitori e dei vinti, ma i ragazzi sono stati ugualmente esortati a cimentarsi in quasi tutte le discipline dell'atletica leggera e si sono divertiti. La disciplina che è risultata la più ostica è stata la resistenza che consiste nella corsa dei 600 metri ovvero un giro e mezzo del campo di atletica; è stata la disciplina che ha richiesto più sforzo fisico. Invece la disciplina che è risultata più “distruttiva” è il salto degli ostacoli: i quali nonostante fossero decisamente bassi hanno costituito ugualmente un problema per molti ragazzi. La classe che si è distinta per le sue spiccate capacità atletiche è la I^i, che oltre ad aver occupato numerose volte il podio ha anche ottenuto una buonissima media di risultati come classe. I ragazzi che si sono particolarmente distinti in questi giochi avranno la possibilità di partecipare ai campionati studenteschi negl'anni futuri in modo da dare la possibilità ad altri ragazzi di trascorrere una magnifica mattinata come quella del 4 ottobre di quest'anno! E non dimentichiamo, un immenso grazie ai professori di educazione fisica e non, che hanno dato WWW la Squadra di Atletica del Gioberti!!! la loro disponibilità per questo evento e senza i quali nulla di tutto ciò sarebbe possibile...GRAZIE PROF!! Un altro grazie va agli allievi più grazie ed agli ex-allievi che hanno avuto la pazienza di: cronometrare,misurare sgolarsi per tutta la mattinata...sono stati fondamentali e speriamo si siano divertiti anche loro

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Pagina 6 V o l um e 1 , N um e r o 1 LA PRIMA REGOLA DEL FIGHT CLUB: MAI PARLARE DEL FIGHT CLUB. Ok, so a cosa state pensando: “Ma questo film è vecchio come il cucco!!” Allora vi rispondo: lo so che è vecchio come il cucco, ma si dà il caso che io l'abbia visto da poco, e devo dire che è un bellissimo lungometraggio. In definitiva, praticamente l'intera trama del film è occupata dallo sdoppiamento d'identità del protagonista, un giovane consulente assicurativo completamente stordito dal jet lag (o discronia, quindi la condizione clinica che si verifica quando si attraversano vari fusi orari come dopo un lungo viaggio in aereo, quindi il caso del nostro personaggio, per la quale quando si atterra ci si sente stanchi, confusi e chi più ne ha più ne metta. In parole povere va in palla il proprio orologio interno). Comincia quindi a seguire dei gruppi di ascolto per persone affette da mali incurabili, come il cancro, per cercare di calmarsi. Problema: Marla Singer. Questa donna fa esattamente la stessa cosa, frequentando quei corsi per trovare delle persone che siano sincere con lei, e questo non va giù al protagonista, che quindi ricomincia con l'insonnia, la confusione e tutti i sintomi del jet lag. Si dà il caso che durante uno dei voli, il nostro Mr. X (chiamiamolo così, perché non ci dice il suo nome) incontra Tyler (interpretato da uno straordinario Brad Pitt), un venditore di sapone. Un giorno, dopo il lavoro, X torna a casa. Ma quale casa? È andato tutto distrutto in un incendio! E cosa fa il nostro furbone? Eh, sì, telefona all'unica persona che gli viene in mente: Tyler. Si incontrano, Tyler decide di ospitare X nella sua “tana”, e da lì creano il Fight Club, un posto dove gli Didascalia dell'immagine o della fotografia uomini stanchi della propria routine possono farsi valere nella lotta libera contro altre persone nella loro stessa condizione. La situazione degenera. Il Club s'ingrandisce fino a diventare una massa di migliaia di uomini insoddisfatti e pericolosi (molto pericolosi) che si rovescia per le strade (di tutta l'America, perché dalla sede di San Francisco si sono create piano piano delle succursali) pronti a combattere e morire contro la “disumana società”. Quindi tutta la violenza racchiusa nel Fight Club esplode e prende il nome di Progetto Mail colpo fortunatamente non è mortale per X (lo stesso non si può dire del nostro caro Brad). Il film termina con una visione di X che guarda dalla finestra con Marla (Marla Singer, ve la ricordate?) la sua inevitabile opera, ossia il bomardamento di dodici grattacieli che ospitavano degli istituti di credito (erano stati sgombrati prima di venir fatti esplodere, non temete!), al fine di ristabilire la “parità” tra le persone e, come c'è da aspettarsi, di creare il caos. Ora vi chiederete: “Ma come ha fatto a non accorgersi che non c'era mai stato nessun Tyler?” Beh, l'importante è che ce ne siamo accorti noi, no? Altrimenti, che film sarebbe? yhem, guidato naturalmente da X e da Tyler, che ad un certo punto del film... PUF!! Scompare nel nulla. Da qui si comincia ad intuire qualcosina, ma nulla di troppo esplicito. Torniamo alla storia. X comincia a cercare Tyler per tutta l'America, scoprendo l'esistenza delle “succursali”, chiedendo in giro dell'amico, venendo sempre apostrofato con “Signore” (niente da obiettare, in fondo lui era il capo in seconda del Fight Club originario) e capendo sempre meno di quello che sta succedendo intorno a lui. Fino a che non trova il caro Brad in una stanza di albergo, che gli svela l'arcano mistero della storia. Rullo di tamburi... lui e X sono la stessa persona! Il che dà una spiegazione più che plausibile all'intera storia, no? Spaventato, denuncia la pericolosità della situazione alla polizia; dopodiché combatte contro il suo alter-ego (ebbene sì, si stende da solo). Alla fine decide di spararsi per far scomparire Tyler e se stesso, ma

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T i to l o n o ti z i a r i o Pagina 7 Γνωθι σαυτόν- conosci te stesso (e chi ti sta intorno) Per chi vive questa scuola da tempo e per chi è appena arrivato, per chi non vede l'ora di andarsene e per chi ci è affezionato, siamo s siamo sicuri di conoscerci davvero? Ogni mese una sezione presenterà se stessa, è aperta la caccia alle differenze. dell'anno scolastico 2009/2010.Non avevano idea di ciò che avrebbero dovuto affrontare. Le tracce delle loro prodezze si sono perse nel tempo, mescolandosi con le leggende popolari. Pare tuttavia che abbiano condotto diverse imprese degne di lode. Si racconta di draghi sputafuoco, orchi assassini, professori ninja, caramelle al propoli ed innumerevoli altre pericolose creature di cui Presentarsi in un testo è forse la cosa più difficile che ci sia, ma presentare un gruppo, di cui ci si può sentire pienamente parte, oppure no, è più complesso ancora. È interessante persone le vedere come diverse differenze, risolvano chi Il risultato sono ricche peculiarità dovute all’età, al percorso affrontato, al tipo di gruppo classe. La III A, quasi giunta al capolinea, parla dell’arduo percorso affrontato: ” Tanto tempo fa in una galassia lontana un gruppo di trentuno coraggiosi studenti si iscrisse al liceo Gioberti e decise di dare vita a quella che venne denominata la IV A questo problema: chi esalta l’integrazione, chi le perdite. Si racconta di draghi sputa fuoco, orchi assassini.. La IV A al Ruffini nessuno ormai parla più volen- tieri.Purtroppo però l'unica certezza è che di quel folto gruppo iniziale, nonostante i numerosi reclutamenti successivi alla nascita dell'ordine, i più sono dati per dispersi. Chi per terra, chi per mare, chi per bramosia di gloria e chi per spirito di sacrificio, non si contano neppure quelli che hanno dovuto abbandonare la causa. Ad oggi si narra che i superstiti, dopo anni di monacale reclusione al terzo piano in cui hanno avuto modo di continuare il proprio addestramento tra i ghiacci e la desolazione, che non è raro trovare a tali altitudini, siano stipati in un'aula pentagonale, ove, senza internet né tapparelle e con l'illuminazione a momenti alterni, conducono una vita di privazioni per temprare il proprio spirito preparandosi alla loro ultima e certamente più difficile impresa di sempre.” (Tommaso Natta) La IV, al contrario, gode ancora dell’ottimismo di chi ha appena iniziato un viaggio che occuperà il periodo, o almeno così dicono, più bello della vita. Speriamo che, giunti alla fine, non debbano ricredersi. ” Siamo arrivati in una nuova scuola, un nuovo ambiente nuove materie e professioni arrivati da percorsi diversi ma ecco trenta ragazzi tutti diversi gli uni dagli altri in una sola classe. Si è creata subito una forte

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Pagina 8 V o l um e 1 , N um e r o 1 intesa e un grande rapporto in questo primo mese abbiamo affrontato insieme interrogazioni di latino, compiti di greco e gare di atletica. Abbiamo vissuto questo primo mese come se ci fossimo conosciuti da sempre, è questa é stata la nostra forza” (Matilda Ferraris) Noi di I, ebbene sì anche io da quest’anno sono nella A, siamo, citando una mia com- si- pagna, un “melting pot”. La Siamo diventati un melting pot tuazione è ancora più complicata di quella della quarta poiché ci sono stati degli inserimenti in un gruppo classe già formato, che, tuttavia, si è ritrovato piuttosto scombussolato dal nostro arrivo. “Già dal primo anno la classe ha imparato ad apprezzare le differenze che sono dovute alle diverse esperienze e a diverse età, poi quest'anno Siamo diventati un "melting pot" di varie classi e scuole andando a formare un nutrito gruppo che trova la sua omogeneità in quello che accade qui e oggi invece che soffermarsi su ieri. Copriamo quasi metà decennio dei famigerati anni '90, amia- mo tutti la sfida e sappiamo scendere in piazza per i nostri ideali; non sappiamo ancora cosa sostiene Democrito mentre possiamo recitare a menadito la teoria dell'essere di Parmenide, abbiamo imparato ad apprezzare le parole contate e diffidare delle virgolette e tutto in un solo mese. Danno sempre alle classi prime un paio di mesi per conoscersi e un pomeriggio al Ruffini, un'occasione avuta due anni fa che ci ha portato a sfidarci per imparare a collaborare, anche con le “new entry”, citando un membro del corpo docenti, anche senza un secondo “progetto accoglienza”. (Febe Ferro) Infine, la VA, non a torto d’altronde, sostiene che sia impossibile descriversi come un gruppo omogeneo: “È piuttosto difficile pensare a una classe come a un’entità unica piuttosto che a un insieme di individui del tutto eterogenei per carattere, abitudini e interessi. Il rischio è di cadere nella generalizzazione e semplificazione: si potrebbe scrivere che siamo bizzarri quanto una formica che prende il sole in un giorno d'inverno e intelligentissimi come un topo tra due molluschi. Oppure, mettendo da parte il mondo animale, ci sono i fannulloni e le secchione, donne in carriera novelle, come se la nostra classe fosse un’azienda. La verità è che non c’è alternativa, se davvero volete conoscere la nostra classe, conoscete i suoi componenti, uno ad uno.” (Serena Guida e Lorenzo Tomaselli)

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T i to l o n o ti z i a r i o Pagina 9 I PENSIERI DI OLIVER Ep.1 Lo scherzo della sveglia Sono Oliver, frequento il primo anno di liceo classico e quest’anno vi renderò partecipi dei miei interessantissimi pensieri. Punto 1: classe nuova, sono stato bocciato. Diciamo che non sono un asso in greco. Non approfondiamo. Punto 2: primo giorno. Parliamone. Io vorrei tanto sapere se c’è qualcuno, chiunque, che pensa che il primo giorno non sia un trauma. Soprattutto se devi andarci con la consapevolezza di dover stare in quella gabbia di matti un anno di più… Bene, non vedo mani alzate. Quindi la domandina del giorno è: cosa si può fare per rendere questa giornata funesta meno funesta?Cosa? Cos’ho fatto io?... Davvero lo volete sapere? Non garantisco la vostra incolumità se avrete l’ardire di provarci, è a vostro rischio e pericolo. Allora… ore 14:50 del 9 settembre: ideazione del piano malvagio. Chiamo Oscar, il mio migliore amico (quando i vostri nomi iniziano e finiscono con la stessa lettera vorrà dire qualcosa, no?): come al solito è da lucchetti degli armadi delle classi nella scrivania della bidella. Finora tutto ok. Nessuno in vista. Nel frattempo Oscar ha già programmato le sveglie, che ora sono pronte per essere chiuse a chiave negli armadi in attesa dell’ora X. Sgattaioliamo fuori dalla scuola appena in tempo per vedere la massa di studenti che arriva da dietro l’angolo, pronti per un emozionante (?) primo giorno. Suona la campanella, entriamo in classe. Le sveglie sono programmate per le 10:00, suoneranno per cinque minuti e poi smetteranno di colpo. Peccato che per quei cinque Marica (la sua ragazza, un vero tesoro), quindi mi risponde lei. Ciao Ri! C’è Oscar lì da te? Hey Oliver! Sì, te lo passo subito. Stammi bene! … Oilà, bestia! Che si dice? Ti godi l’ultimogiorno di libertà? Meno di te di sicuro non ho ancora finito i compiti, ma questo è il meno. Che si fa domani? Ci serve qualcosa che risollevi gli animi ai non più primini! Contano tutti su di noi! Hahahaha sei sempre il solito! Che ne dici dello scherzo della sveglia? Perfetto! Andiamo a prenderne qualcuna nel Magazzino? (Dovete sapere che il padre di Oscar lavora da Tiger, e si dà il caso che ogni tanto, spesso in realtà, si dimentichi le chiavi del magazzino a casa. E chi non ne approfitterebbe a quel punto?) Sì certo, quante ne servono?Io farei solo il nostro piano… fai 10. Ok, a domani. Alle 6:00 daminuti i prof non troveranno le chiavi degli armadi…Mi guardo attorno per vedere se conosco qualcuno a parte Oscar. Tutte facce nuove, a parte Azzurra, che di azzurro ha ben poco, anzi! A parte le lenti a contatto si trucca talmente tanto che credo che quelli del WWF la stiano cercando per farla riprodurre con l’ultimo esemplare di panda rimasto nella loro riserva. 9:55… Io e Oscar non riusciamo a stare fermi sulla sedia. Mi accorgo di stare scarabocchiando degli orologi sul banco. Antisgamo proprio. Li cancello alla svelta. 9:59… Mi mangio una Golea- Paola Gullone Didascalia dell'immagine o della fotografia vanti alla palestra. Ore 6:00 del 10 settembre: attuazione del piano malvagio. L’anno scorso abbiamo scoperto un passaggio supernascosto di fianco alla palestra che porta ai bagni. Oscar arriva con lo zaino pieno di sveglie di Tiger, come previsto. Andiamo nel vicolo, Oscar mi aiuta a salire sulla finestra del bagno, mi passa gli zaini e io lo aiuto ad entrare. Mentre lui fa il palo io vado a prendere le chiavi dei “Ci serve qualcosa che risollevi gli animi ai non più primini!” dor. 30 secondi… Faccio l’occhiolino a Oscar. 5… 4… 3… 2… 1…

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Pa g in a 10 V o l um e 1 , N um e r o 1 A TU PER TU CON MAURO GONELLA Il 16 ottobre la scuola ha ospitato, nell’ambito del circolo di lettura, lo scrittore Mauro Gonella. La maggior parte di voi che leggete questo articolo (credo pochi) non saprà di chi si tratti. Non stupisce che sia così: Mauro Gonella non è infatti né un pilastro dell’editoria, né tantomeno un nome conosciuto. E ne è perfettamente consapevole. Mauro Gonella è laureato in biologia e insegna matematica alle scuole superiori. Scrive, come lui stesso spiega durante la sua conferenza, prevalentemente per soddisfazione personale. Non scrive certo per soldi: ammette lui stesso che questa attività non gli ha recato alcun tipo di profitto. Il mondo dell’editoria è un mondo in cui sono il denaro e la fama a comandare (tanto per cambiare). Sono quasi 500 mila i manoscritti che quotidianamente vengono presentati alle case editrici; di questi, mediamente, solo 160 vengono pubblicati, e di questi 160, solo l’1% è fonte di guadagno per l’autore; gli autori vengono a loro volta gerarchizzati: si distinguono autori esordienti, la “classe media”, e la “casta” (famigerata casta). E’ facile dedurre come un professore di Gonella si diverte a giocare con i numeri e con la letteratura matematica non possa ritagliarsi uno spazio importante in quest’ambiente. Eppure, Mauro Gonella nell’editoria non stonerebbe. I suoi racconti brevi, le sue poesie, le sue favole sono giocose, ironiche, mordaci, spiazzanti. Gonella gioca con le parole, con i dialoghi, con i contrasti. La sua scrittura leggera, ma mai banale, si avvicina molto allo stile di Stefano Benni (a cui Gonella, peraltro, si ispira, come si ispira ad altri suoi idoli, Pennac e Buzzati su tutti). Numerologiocando è il titolo di una raccolta di racconti e poesie in cui Gonella si diverte a giocare con i numeri e con la letteratura. Sono racconti piacevoli, divertenti, velatamente provocatori. Una raccolta dove trova spazio un racconto geniale: Uno di noi, una spassosa e libera rivisitazione della Creazione, in cui Dio crea il mondo cu- cinando una omelette e combina, fondamentalmente, un gran casino. Gonella è coinvolgente quando legge e recita i suoi racconti. Gonella è soprattutto autoironico (ebbene sì, l’autoironia esiste, e bisognerebbe farne uso) e proprio questo, credo, gli permette di essere originale. Per chiunque lo voglia conoscere meglio, l’appuntamento è a Fantoppia, un posto frutto della sua vasta fantasia: un misto fra fantasia ed utopia. Un posto in cui, spero, autori come Mauro Gonella hanno il successo che si meritano.

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LA NOSTRA VOCE Jo e B e r ti LEGGI. LEGGI. LEGGI. ehi! Si proprio tu! Ascolta: vuoi avere una voce e sentire quelle dei tuoi coetanei? Bene. Leggi, leggi quel che abbiamo da dirti! Seguici!! In fondo abbiamo tutti bisogno di questo, di leggere e conoscere ciò che succede nella nostra scuola, vita.

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