FuoriAsse 9

 

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FuoriAsse - Officina della cultura

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FUOR ASSE Officina della Cultura Numero 9 [Ottobre 2013]

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FUOR ASSE Editor ale Una questione di libertà interiore Nessun secolo ha mai celebrato il culto dell’immagine come il nostro. Tale culto si scontra paradossalmente con una ricerca simultanea di realismo, che nella letteratura e nell’arte si mostra mosso da un'intenzionalità precisa e da una conseguente logica strutturante. È tuttavia vero che la letteratura di una nazione costituisce uno specchio della società in un tempo definito, e si trasforma di opera in opera rappresentando una sintesi vivente dell'anima e del pensiero d'un popolo. In un paese congelato come l’Italia, in cui da anni non si muove una foglia, in cui cambia tutto ciò che è moda e apparenza, cambiano i governi, cambiano i palinsesti televisivi, ma nulla di essenziale sembra cambiare davvero, c’è ancora, per fortuna, chi crede nell’importanza di una coscienza critica e vive la critica letteraria come atto di responsabilità. Un’idea di ricerca e di studio che ben si coniuga con l’intento che l’immagine di copertina di questo nuovo numero vuole rappresentare: “L'essere umano è bulimico. Ingurgita risorse, spazio, energia, vita… ben al disopra di ciò che gli possa bastare per la propria sussistenza”. Il primo piano di un volto maschile mostra con efficacia la difficoltà di arginare l’appetito compulsivo ed istintivo. E ci serve con forza riallacciarci al concetto di voragine, per rappresentare in modo metaforico quanto tale difficoltà si manifesti in tutti i campi dell’arte, della cultura e della natura umana: l’essere umano bulimico altro non è che specchio della società odierna. E se ci affannassimo a leggere e a scrivere, e a parlare di arte perché è la vita stessa che “tradotta” sulla carta è più facile da digerire? Oppure questo continuo arrancare altro non è che la conseguenza della mancanza di una denuncia sociale elusa dal continuo dibattito sulla valorizzazione dei quartieri e sulla multiculturalità? All’interno di questo numero tanti sono gli spunti e i temi affrontati con un piglio particolare, e che spostano la nostra attenzione verso ciò che maggiormente ci circonda: e nei riguardi della vita moderna e del sociale. Lo scopo, si può dire, è civile. A partire dalla sintesi veneziana di Vito Santoro, “in cui l’evocato rigore estetico e il valore formale a volte costituiscono una maschera dietro cui nascondere la mancanza di una visione del mondo e l’incapacità di stabilire un dialogo con lo spettatore”, fino a La città che ha perduto l’anima di Nando Vitale: un percorso dentro una New York di quartieri valorizzati sì, e integrati, ma in cui “il contatto tra ricchi, poveri e ceto medio ha cancellato le antiche abitudini”, e che si ritrova ad essere «una macchina senza testa che “produce” senza soluzione di continuità, al solo scopo di far crescere la ricchezza». La perdita di autenticità e l’estetica della standardizzazione hanno portato all’apparenza (unico valore) e alla cultura del consumo. Sarebbe importante, in FUOR ASSE

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un momento come questo iniziare ad immaginare nuovi mo(n)di di ricerca andando all’origine di siti storici. Dovremmo iniziare a discutere della possibilità concreta di conservare i luoghi di origine a partire dai piccoli quartieri e luoghi di rappresentanza storica. Ri-tornare a Torino, per esempio, potrebbe voler dire voltare pagina andando alla ricerca delle antiche librerie che conservano il valore e il profumo dei testi antichi. Potremmo insomma, passo dopo passo, intravedere un varco che si apre verso una nuova forma di identità culturale. Non meno significativo è il percorso imbastito da Sara Calderoni, che partendo dai pezzi fondativi della letteratura è in grado di riconoscere “la bellezza residua”. Sono molti, oggi, i testi di narrativa italiana che trattano della bellezza della donna e della banale volgarità dello stereotipo. Il corpo della donna risente del forte condizionamento sociale che impone un’idea di bellezza se non altro artefatta, che suggerisce un’idea di bellezza universale costruita a immagine e somiglianza di una società ormai sfiancata e sprofondata in un consumismo frenetico e compulsivo. L’immagine del corpo della donna finisce così per coincidere soltanto con l’oggetto del desiderio. La letteratura è esperienza, e la critica letteraria può aiutare a indagare quel che un testo scritto può trasmettere della vita reale. Serpeggia in queste ricerche una peculiare necessità interiore di un alter ego etico che possa farci da guida. E in un tempo difficile come questo la ricerca di un autentico maestro è necessaria. È l’elezione di uno spirito libero, che aiuti il lettore a stare sulle pagine con onestà intellettuale. Ma anche tale ricerca è innanzitutto una questione di libertà interiore. Caterina Arcangelo ©Ibai Acevedo FUOR ASSE

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Officina della Cultura FUOR ASSE NOMEN OMEN Consideriamo Black Maui, l’autore della copertina di FuoriAsse, e la sua opera in stretto collegamento con i contenuti esposti sul nuovo Fuoriasse, e soprattutto per l’idea di attrito con la realtà e con l’ambiente circostante che l’opera di Maui scaturisce. Tra le tante questioni affrontate sull’essere umano e i suoi impulsi ci piace considerare la scrittura, in prima approssimazione, un bisogno fondamentale dell’uomo. Ed ecco che spicca in maniera particolare la domanda: «perché si scrive»? Ma è proprio all’interno di questa stessa domanda che sembrano fare capolino interrogativi ancora più radicali sull’esistenza. È per parlare di scrittura che diamo risalto a ciò che per tutti questi mesi ha fatto da traino a una delle azioni più significative della nostra associazione: Labirinti Festival. Il festival nasce e si sviluppa intorno a un progetto di selezione di materiale inedito (prosa e poesia), a cura di Erika Nicchiosini. Durante la rassegna i racconti e le poesie giunte in finale saranno non solo segnalati tramite l’utilizzo di “plot” ma anche grazie alla presenza di un attore che leggerà alcuni stralci delle opere finaliste. Lo stesso materiale è di volta in volta pubblicato su FuoriAsse. In questo numero troverete segnalati gli inediti Beati i pazzi che credendosi pesci possono nuotare anche quando il mare non c’è di Silvio Valpreda (prosa) e BIANCO/NERO di Berte Bakary (poesia). Ricordiamo il centenario della nascita di Albert Camus attraverso la segnalazione di un testo di Antonio Castronuovo, ALFABETO CAMUS Lessico della rivolta. Dello stesso autore all’interno della rivista leggerete Né lager né gulag. Il pensiero di Camus sui campi di concentramento. Approfittiamo di questo spazio per ringraziare una folta schiera di collaboratori che rendono possibile sia la pubblicazione di questo nuovo numero che la realizzazione di Labirinti festival. Buona Lettura Redazione FuoriAsse FUOR ASSE

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FUOR ASSE Parole 25- 26 -27 ottobre LABirinti festival ospita un’originale programmazione di incontri, in un’inconsueta e innovativa commistione fra letteratura, multimedialità e cinema. Incontri con autori e critici, conferenze e documentari all’OPEN 011, corso Venezia 11, Torino. www.cooperativaletteraria.it Continua FUOR ASSE

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FUOR ASSE Officina della Cultura Direttore Responsabile Cooperativa Letteraria Erika Nicchiosini, Vito Santoro, Sara Calderoni, Nando Vitale, Claudio Morandini, Alessandro Baito, Mario Greco, Pier Paolo Di Mino, Silvio Valpreda, Cristina De Lauretis, Marco Annicchiarico Redazione Direzione artistica, ideazione e progetto gra co Mario Greco Direttore Editoriale Caterina Arcangelo Antonio Castronuovo, Raffaello Palumbo Mosca, Domenico Calcaterra, Massimiliano Di Mino, Francesca Scotti, Veronica Leffe, Hanno collaborato a questo numero La copertina di questo numero Black Maui Foto Tatsuo Suzuki, Issaf Turki, Valeria Sorce, Marcella Savino, Yu Wei Kuo, Brion Gysin, Francesca Scotti, Ornella Manzi, Paul Bilik, Maria Grazia Galatà, Roberta Toscano, Matt Weber, Koci Hernandez, Kaiyu Gie Ma, Ibai Acevedo, Marco De Meo, Enrico Carpegna, Micha Rainer Pali, Sarah Lawrie, Davide Dutto FUOR ASSE

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Riflessi Metropolitani La biblioteca essenziale Alphaville Cinevisioni di TERRANULLIUS 82 a cura di 38 Nando Vitale. a cura di 18 Vito Santoro FUOR ASSE La signora del Castello a cura di Il rovescio Sara Calderoni 22 Officina della Cultura e il diritto Il pensiero di Camus sui campi di concentramento di Antonio Castronuovo Dalla parte della geogra a. Archeologia di nuvole e visioni di Domenico Calcaterra Né lager né gulag Un amore in nito per la lettura: Pubblici infortuni di Alessandro Piperno di Ra aello Palumbo Mosca a cura di LABirinti Erika Nicchiosini di Parole 11 “La città che ha perduto l’anima” 38 di Nando Vitale Riflessi Metropolitani Il partito di Wall Street incontra la sua nemesi di David Harvey Cyril Pedrosa Fumetto d’autore a cura di Francesca Scotti Mario Greco Intervista Zerocalcare La fotografia non è a cura di un telefono 84 Silvio Valpreda 76 Le recensioni di a cura di Cooperativa Letteraria Claudio Morandini 64 di Caterina Arcangelo VICEVERSA “Il barbiere di anime” di Erika Nicchiosini “Prose dal dissesto” 50 Antiromanzo e avanguardia negli anni sessanta 88 Il Garage del a cura di sergente Pepe Marco Annicchiarico Le Novità EDITORIALI La Copertina di 8 Black Maui FUOR ASSE Palcoscenico e 73 Parola a cura di Alessandro Baito 86 a cura di LA BIBLIOTECA ESSENZIALE DI NARRAZIONI POPOLARI Istantanee Cristina De Lauretis TERRANULLIUS 82 92 LABirinti di Nuvole Roberto Bolaño, “Tra parentesi” FUOR ASSE di Massimiliano Di Mino

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La Copertina di FUOR ASSE Black Maui Voragine Laureato in Comunicazione Internazionale, si trasferisce nel 2003 in Canada, per frequentare la Vancouver Film School dove si applica nello studio del 3D e dove ha la possibilità di conoscere e vivere un ambiente poliedrico che ritornerà poi nelle sue opere. Nei soggetti che rappresenta spesso si percepisce l’ispirazione derivante da fotogrammi cinematogra ci, la ricerca della luce notata in un “frame”( 1\25 di secondo) durante il lavoro quotidiano e la tensione del movimento congelato in un immagine che è l'essenza dell'animazione. Dopo un periodo lavorativo a Londra si trasferisce a Milano, dove lavora come 3D Animator e VFX artist, contribuendo alla realizzazione di numerosi spot carichi di e etti speciali , come SKY gladiatore , no a scon nare ,piu' recentemente,nel campo dei video clip musicali con Le sparatorie sul tetto, in TUTTO L'AMORE CHE HO , Di Jovanotti. Continua ad applicarsi e a studiare le varie tecniche, a na le sue capacità fotogra che, si esercita e nel 2009 espone al Leoncavallo di Milano per la mostra collettiva “Istinto e degenerazioni”: qui ha la possibilità di confrontarsi e conoscere altri artisti emergenti, sempre pronto ad aprirsi a nuove testimonianze e a vari input. Ma la vera “emersione” avviene l'anno seguente quando gli propongono una personale a Berlino e qui si esibisce dal vivo all’interno della galleria già allestita con alcune sue opere, in un ambiente multisensoriale tipico della vivacità artistica e culturale della capitale tedesca. Attualmente vieve a Milano e collabora frequentemente come "guest" con l' associazione Anonimartisti. “Prediligo una pittura veloce e dai tratti molto larghi, che intricandosi però, creano una tta rete di dettagli e di colpi di luce”. Black Maui Kamil Vojnar FUOR ASSE 8

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L'Arte è un Trauma causato dall'impatto con il mondo. Non a caso veniamo alla luce con un grido, un pianto, un vagito. Dal momento della nascita, la nostra, è una ricerca della pace, di un equilibrio perduto. Diventiamo soggetti indipendenti che devono fare i conti con la realtà, in competizione con l'ambiente circostante, i nostri simili e i nostri limiti. Sfortunatamente non siamo in grado di essere consapevoli di questo trauma e del nostro bisogno di un ritorno ad un equilibrio fisiologico con il mondo che ci circonda. Perdendo questa sintonia olistica, ogni individuo perde forma giorno dopo giorno in una sopravvivenza quotidiana. Tutti i bambini infatti sono aritsti, producono l'arte più sincera, in un gioco di reinterpretazione delle esperienze, spesso estrapolandone il vero ed il bello. Con il tempo ci si dimentica di questa natura fragile e vulnerabile o peggio ancora si cerca di atrofizzarla perchè pericolosa. E' chi conserva questa ingenuità, questa tenerezza, che continua a ricercare la bellezza e la verità, in senso lato. Credo che l' essenza dell' arte sia la capacità di emozionare, ed è proprio tramite le emozioni che abbiamo conferma di essere vivi. Per questo a volte la stessa arte riveste un ruolo di coscienza sociale, anche quando non è schierata politicamente, una sveglia per i dormienti. Prima ancora della coscienza sociale, vuole risvegliare la consapevolezza dell'essere umani, rivendica la preziosità del dubbio; non solo nell'artista, ma anche e sopratutto nel fruitore occasionale. lo stesso Nietzsche afferma che nel superuomo c'è più fanciullo che nell'uomo, perchè deve riscorpire la capacità di meravigliarsi del mondo. E' l'uomo che per superare se stessso deve tornare un po' bestia e riconoscere l'essenza della sua natura. le emozioni e gli impulsi. Black Maui La Copertina di FUOR ASSE

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FUOR ASSE Segnala Lessico della rivolta Antonio Castronuovo La rivoluzione è sfrenata, immoderata; la rivolta è invece il campo della misura, quel limite che Camus riscoprì nei Greci e trasferì nel “Pensiero meridiano”, l’affusolato capitolo finale dell’Uomo in rivolta. Vi si legge: «La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini». La misura è l’accoglienza della finitudine umana, è la mediazione che si è in grado di realizzare tra uomini, è la purezza dell’azione che non tracima nel terrore. ALFABETO CAMUS Albert Camus è uno dei riferimenti intellettuali del Novecento. Si affermò nel 1942 col romanzo Lo straniero e col saggio Il mito di Sisifo, cui seguirono altre opere destinate alla fama: La peste, L’uomo in rivolta, La caduta. Nel 1957 vinse il Premio Nobel per la letteratura. Il messaggio della rivolta come sola via per opporsi all’insensatezza del mondo, la simpatia per i movimenti libertari, la radicale scelta antitotalitaria, il rifiuto della politica-professione a favore dell’etica e la concezione ‘mediterranea’ ne fanno l’espressione di una coscienza libera e inquieta, figura di spicco di un patrimonio ideale che non ha perso smalto. FUOR ASSE 10

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a cura di Erika Nicchiosini LABirinti Storie ©Black Maui ©Micha Rainer Pali Tra le forme letterarie un posto non secondario viene riservato al genere umoristico, ossia ad una narrazione che mira a far ridere il lettore. L’umorismo, contiene in sé la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà. Fondamentale, in questo senso, sono gli studi del filosofo francese Henri Bergson. Ne Il riso. Saggio sul significato del comico (1900), Bergson riflette su due aspetti fondamentali del comico. In primo luogo nota come non vi sia “… nulla di comico al di fuori di ciò che propriamente umano”. Anche quando l’oggetto del comico non è una persona, ciò che in noi suscita il riso è un aspetto di quell’oggetto o animale che richiama alla mente atteggiamenti o situazioni umane. In seconda istanza, l’apprezzamento della situazione comica prevede una “anestesia momentanea del cuore”, ossia l’eliminazione dell’identificazione con l’oggetto o la persona oggetto del riso. Il riso suscita, in coloro che lo provano di fronte ad una situazione comica, una naturale FUOR ASSE situazione di complicità. Bergson vede il comico come una sorta di “castigo sociale” con cui la comunità individua, respinge e corregge una serie di comportamenti contrari allo “slancio vitale”, identificato come la forza che muove la vita. Influenzato dal filosofo francese, fu Luigi Pirandello a “teorizzare”, nel 1908, la poetica dell’umorismo. Nel saggio L’umorismo (1908) uscito a quattro anni di distanza del capolavoro pirandelliano Il fu Mattia Pascal (1904), il grande scrittore siciliano traccia una netta distinzione tra “comico” ed “umoristico”: se il primo viene inteso come avvertimento del contrario, quindi come pura intuizione di una contraddizione (come per Bergson), l’umorismo è inteso come sentimento del contrario, l’elaborazione razionale e successiva al comico che porta a un sentimento di identificazione e compassione nei confronti della persona di cui ci si prende gioco. Nell’umorismo, insomma, è presente la consapevolezza della fragilità umana, da cui nasce un compatimento per le deLABirinti di Parole 11

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bolezze altrui che sono anche le proprie. Ma se per Bergson la vita dello spirito può essere ostacolata dalle esigenze della macchina corporea e la forma della vita sociale può soffocarne il senso, per Pirandello il soffocamento è intrinseco nella vita associata. Dalla necessità di dare un senso alla vita, soprattutto nei rapporti con gli altri, nasce “l’autoinganno”: esso prende la forma della maschera dell’auto imposizione di un’identità fissa e predefinita dai valori morali e culturali, estranea e non autentica, che sfocia nella crisi dell’io. Nel suo racconto Silvio Valpreda pare attingere in qualche modo alla teoria pirandelliana dell’umorismo. Il geometra Mario Sorini, prossimo al compimento del suo settantacinquesimo anno e alla pensione, progetta meticolosamente il suo salto nella pazzia. Il suo sogno è quello di camminare nudo sotto la pioggia, insultare la gente e dimenticare tutte le responsabilità che gli hanno gravato la vita. L’unica identità a cui anela è quella di “vecchio pazzo”, compatito e sbeffeggiato, ma finalmente libero. Con ironia, umorismo e una sottile vena comica, perché non è possibile non sorridere dei pensieri di Sorini, Valpreda ci conduce con arguzia in una sorta di viaggio nell’inconscio del geometra: impossibile non identificarsi nel protagonista di cui mano a mano si svelano le amarezze, le piccole lotte familiari, le contraddizioni di una vita passata a crearsi una posizione moralmente e socialmente accettabile. La follia diventa fuga e affrancamento che, purtroppo, non sarà realizzato: il richiamo alle regole e al buon costume non lo permetteranno. FUOR ASSE “Beati i pazzi che credendosi pesci possono nuotare anche quando il mare non c’è” di Silvio valpreda Si stava avvicinando la data fatidica, quella che il geometra Mario Sorini aveva fissato per la svolta della sua vita. Tra esattamente trentuno ore e qualche minuto sarebbe diventato matto e avrebbe compiuto settantacinque anni. In realtà i fatti sarebbero accaduti secondo l’ordine inverso: prima il compleanno e poi, di conseguenza, la pazzia. Ci aveva ragionato a lungo su quella cosa ed era già da tempo che si stava preparando, da ancora prima di andare in pensione, quando ancora lavorava alla VETERCEMENTI. Aveva passato gran parte della sua vita in quell’ufficio polveroso, sicuramente la maggior parte della sua vita attiva. Il geometra Sorini non considerava vita attiva quella passata a dormire, a sonnecchiare davanti alla televisione, il tempo trascorso in bagno e quello dedicato agli spostamenti nel traffico cittadino. Tra trentuno ore sarebbe ufficialmente diventato vecchio e pazzo. Un vecchio pazzo che, in quanto tale, non doveva assumersi le responsabilità di ciò che avrebbe detto o fatto. Si pregustava il momento in cui avrebbe finalmente insultato chi meno gli garbava e la gente avrebbe LABirinti di Parole

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mormorato scuotendo la testa: “è solo un povero pazzo”. Che lo compatissero pure, anzi era proprio quello il ruolo al quale ambiva, ma lui avrebbe potuto davvero dire cosa voleva. E fare qualsiasi cosa, come per esempio uscire di casa a culo nudo ridendo a crepapelle. Chi lo avrebbe potuto fermare? A quell’età anagrafica e con lo status di pazzo, nessuno! Ancora trentuno ore, delle quali almeno otto passate a dormire ed un’altra ora tra gabinetto e doccia. Quindi ventidue ore di vita attiva prima del gran momento, anche meno se si fosse dedicato per l’ultima volta a guardare qualche becero show televisivo. Una volta diventato pazzo avrebbe liberato la mente in mille fantasie e non ci sarebbe più stato spazio per l’intrattenimento passivo che per anni aveva sorbito dal tubo catodico, ma fino ad allora si sarebbe mantenuto nella normalità. Il fratello Alfredo sarebbe stato il primo sul quale riversare la sua follia, ma da perfetto matto avrebbe agito d’impulso senza nulla di preordinato. Sarebbe anche potuto accadere che qualche estraneo casualmente sarebbe stato coinvolto dalla sua pazzia prima di Alfredo. Non poteva sapere con esattezza come il sé stesso vecchio pazzo avrebbe affrontato il fratello, ma era sicuro che sarebbe stato molto diverso da come lo aveva trattato in tutti quegli anni. Alfredo aveva otto anni meno di lui, era il suo fratello minore e, cosa molto importante, a differenza di lui era nato dopo la fine della guerra. ©Tatsuo Suzuki FUOR ASSE LABirinti di Parole

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Per anni, fino a quando era stata viva, sua madre aveva passato ad Alfredo un assegno mensile. In punto di morte lei aveva fatto giurare a Mario che avrebbe provveduto lui ad aiutare il fratello minore, almeno fino a quando non si fosse sistemato. Alfredo non si sistemava mai e ogni mese, a volte anche ogni quindici giorni, era venuto a suonare alla porta di Mario per chiedergli soldi. Arrivava sempre con la stessa aria contrita e dimessa da pretino di periferia e raccontava di quanto fosse sfortunato, di come fosse quasi sul punto di mettersi a posto, ma qualcuno con cattiveria glielo stava impedendo. La ex moglie, un ispettore della finanza che senza prove si era accanito contro di lui, il socio in affari, un vicino, i genitori di un’amichetta della figlia che lo avevano denunciato. Ovviamente tutte le sue beghe si potevano riparare con una piccola somma che se Mario gli avesse prestato lo avrebbe salvato. Giurava ogni volta che il debito verso il fratello sarebbe stato presto restituito, ma poi venivano sempre altri imprevisti ed altre richieste. Dapprima Mario aveva messo da parte la sua quota dell’eredità materna che consisteva in un piccolo appartamentino ed alcuni titoli di stato, per far fronte alle necessità di Alfredo, ma nel giro di pochi anni tutto venne dissipato e il geometra Sorini iniziò a usare i risparmi del proprio lavoro per rispondere alle richieste del fratello. In tutta quella storia gli faceva ulteriore male il fatto che la sua stessa moglie, Rosa, prendesse le difese di Alfredo piuttosto che le sue. Nonostante Alfredo avesse sempre automobili nuove e di grossa cilinFUOR ASSE ©Tatsuo Suzuki drata e loro in tutta la vita avessero solamente sostituito tre volte la macchina con dei modelli superutilitari facendoli durare oltre ogni limite, la signora Rosa provava pena per il cognato e lo considerava afflitto da solitudine e sfortuna; per questo aveva sempre spinto il marito a sacrificarsi per Alfredo. Ma avrebbe provato anche lei come si vive insieme ad un vecchio pazzo! E se invece avesse deciso di andarsene, tanto meglio per tutti e due. Tra trentuno ore, la signora Rosa, dimentica del compleanno del marito sarebbe tornata dal bingo con le amiche e si sarebbe trovata di fronte un vecchio pazzo. Anche l’orario, il geometra Sorini voleva che fosse preciso: sapeva di essere nato alle 16.30 ed a quell’ora in punto avrebbe iniziato ad essere matto, dopo aver compiuto i settantacinque anni. Anche il corpo sarebbe stato liberato. Mario Sorini si era sempre sentito goffo ed aveva sempre cercato di nascondere il suo fisico. Nelle rare villeggiature al mare, che tra mille difficoltà erano riusciti a permettersi, non si era mai sentito a suo agio in costume. LABirinti di Parole

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in costume. Adesso da vecchio con l’addome sformato dallo stomaco prominente e l’uccello ridotto a un cencio penzoloni, se ne sarebbe andato in giro nudo sotto la pioggia con l’ingenua sfrontatezza che gli avrebbe regalato la pazzia che aveva deciso di inaugurare il momento del suo settantacinquesimo compleanno. Libero in tutto e verso tutti. Mentre il geometra Sorini pensava a queste cose, ricalcolando mentalmente le ore mancanti alla svolta, squillò il telefono. Dall’altra parte del filo la voce compunta di un maresciallo dei Carabinieri lo avvertì che sua moglie, uscendo da casa del figlio dove era andata a stirare il bucato alla nuora, era stata investita da un ragazzo con uno scooter. Niente di troppo grave ma era al pronto soccorso con una gamba e un braccio fratturati. Mario si infilò in fretta il cappotto e si precipitò in ospedale. Nel tragitto, alla guida della sua vecchia Panda, pensò che nei prossimi mesi Rosa non avrebbe potuto muoversi e lui avrebbe dovuto accudirla e far fronte a tutta una serie di esigenze pratiche. Immediatamente si rese conto che questa situazione non sarebbe stata compatibile con il suo programmato ammattimento. In fin dei conti, si disse, poteva iniziare ad essere un vecchio pazzo a partire dal settantaseiesimo compleanno. Silvio Valpreda Artista pop concettuale, scrittore e curatore, Silvio Valpreda, torinese di nascita e ivi attualmente residente, ha vissuto e lavorato in Messico, Germania, Cina e Inghilterra. Laureato in Ingegneria meccanica, pur interessandosi fin da subito di arte e di scrittura, entra nel mondo della produzione industriale per ragioni economiche. Dopo varie esperienze nel settore dell’automotive, nel settore design, una serie di attività svolte a livello manageriale lo pongono a confronto con l’immoralità estrema dell’industria, completamente asservita alla logica del profitto. Nel 2007, dopo una breve esperienza in un centro missionario in Tanzania, abbandona il mondo dell’industria, licenziandosi. Come artista, focalizza il suo interesse sulla percezione sociale delle idee e sull’ambiguità del concetto di giustizia applicando metodologie di ricerca e medium espressivi differenti. Come scrittore ha pubblicato Tacere (Il molo) e Circo Inferno (Gaffi Editore). FUOR ASSE LABirinti di Parole

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