Una lettera per noi - capitolo 5. ABA Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e i disordini alimentari.

 

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Raccolta di emozioni, pensieri e racconti scritti da noi durante questo viaggio difficile e doloroso. Per informazioni: www.bulimianoressia.it

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unaletterapernoi@gmail.com Capitolo 5 “Nonostante il dolore dobbiamo agire, collegare i pensieri, chiedere aiuto alle persone giuste. Quando riusciamo a maneggiare questa sofferenza, ne usciamo lentamente più cresciuti”. Fabiola De Clercq 2

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Abbracci Lettera non firmata Una mattina di sole, noi, sul tavolo due tazze e un pacco di biscotti panna e cacao . Vuoi un Abbraccio? Sì. E all’improvviso entra tutto dentro. Sono parole, è caldo, sono occhi, lacrime e sorrisi, è famiglia, è un’isola, sono le tue mani, è così semplice, è il sole la mattina, profuma, è sapore. Si scioglie lentamente e vorrei che durasse per sempre. La vita deve avere questo sapore. C’è una porta socchiusa che vorrei spalancare, della luce che vorrei far entrare, a passi lenti, timidi e rispettosi. E poi c’è Lei. Che fluttua sopra di me e non mi abbandona mai. Per fortuna che c’è Lei. Per fortuna ci sei tu che non mi abbandoni mai. La mia certezza, da cui non mi separo mai. Mi consola e mi protegge. Mi fa da scudo e mi ascolta. È il mio terzo braccio, è la mia stampella, è la mia causa e il mio sintomo, è parte di me. Come sarebbe una vita senza te? Impossibile anche solo pensarci. Vorrei riuscire a placarti, a soddisfarti. Eppure cedere e concedermi non è ancora concepibile. Ma dove la mettiamo tutta questa stanchezza? Questo cerchio al centro della pancia che stringe ma non si chiude? I mal di testa e le notti insonni? Questa fame indicibile e non voluta che ci controlla e ci vuole suoi schiavi? Di cosa ho fame? È Lei che mi divora e mi fagocita. E a volte non ho scampo. La resistenza è la protagonista dei miei giorni, mi accompagna sempre e non mi lascia mai sola. È una lotta continua ed estenuante che non mi da tregua. E io vorrei tanto riposarmi e riprendere le mie forze. C’è una cosa a cui vorrei dare un nome. Così, finalmente, dopo anni di silenzio e di indicibile, mi prendo per mano e mi ci porto, in terapia. Mi accompagno con la premura di una madre, rassicurandomi e dicendomi non ti 3 Una lettera t e ra p ep 2013 U n a lle tper e r a n.5 enro in o i Un e t Noi |I r

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di Stefania Abbracci lascerò mai e ci sarò sempre. Perché nessuno l’ha mai fatto e allora adesso lo faccio io. Che so che ne ho bisogno. Ho bisogno di tutto questo amore. Più di una caloria, più del cibo. Io ho bisogno. È questo il nuovo mantra. E questo è per me. E me lo merito. E anche io ho dei bisogni. Ma soprattutto, è concesso soddisfarli. Bisogna che inizi a fare una lista di tutti questi bisogni. Di quelli veri, carnali e impulsivi, di pancia, necessari, primordiali, prenatali, che fanno volare, quelli che ti divorano e che devi gustare. Arrivo e all’inizio è sempre tutto molto confuso, più di quanto mi aspetti. Oggi vorrei parlare di cibo a patto che non parliamo di cibo, gli dico. E poi devo respirare, e l’aria mi entra dentro tutta d’un fiato, come acqua, come vita. Grazie al consiglio di una psicologa dell’ABA, alla cui porta bussai in cerca di risposte, è iniziata per me una nuova stagione. In quel momento stavo già percorrendo un bellissimo cammino terapeutico ma non ero ancora riuscita a parlare di cibo, il mio ultimo presidio, con il mio psicologo. E credevo che avrei potuto farcela altrove, in un altro luogo dedicato esclusivamente a quello. Quel giorno la psicoterapeuta che mi ricevette nello Spazio Accoglienza dell’ABA di Bologna mi disse che quel luogo esisteva già, era già mio e a me dedicato, dovevo solo chiedere e finalmente trovare il coraggio di affidarmi al mio psicoterapeuta. Ero in buone mani. Ed è così che è andata. Non so dove mi porterà questo percorso, né se avrò il coraggio di affrontare e scendere ad un compromesso con la dittatrice che abita in me, vive nei miei vuoti e detta discipline ferree mettendo continuamente alla prova la mia resistenza. Ma è iniziato, e va bene così. Oggi so che il futuro è una pagina bianca ancora tutta da scrivere. E che il mondo gira in fretta, e la primavera è già qui. Eppur si muove. E alle volte, in questo girotondo, è necessario fare un passo indietro, rallentare e fermarsi. Accettare lo scorrere del tempo, riconoscerne l’effettivo passo per accorgersi che la sabbia nella clessidra scivola lenta e sei tu che corri. E guardare. E ammirare. E ricordare. E riflettere. E poi, riallacciare i fili. E allora scopri che era necessario e che ha senso solo seguire i tuoi tempi. 4

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di Stefania Abbracci Che ha senso solo lasciare che le cose finiscano e cambino, lasciare andare la presa, lasciare che tutto scorra per scoprire che non ti travolgerà ma l’essenziale ti passerà accanto e finalmente lo vedrai. Fermarsi un attimo, e lasciare che tutto scorra. Fermarsi un attimo a guardare. E poi vedersi. Scorgersi tra la folla, tra tutto quel colore. E allora riprendere insieme. Riprendere a fluire. Bisogna rassegnarsi per rinascere. Lasciare andare la paura e camminare più leggeri. Liberarsi di ciò di cui non abbiamo più bisogno oggi e che esisteva per soddisfare vecchi bisogni che appartenevano al passato. Perché oggi di bisogni ne abbiamo altri e nuovi e siamo in grado di affrontarli e soddisfarli. E a volte ci penso, quando mi guardo da fuori. È bellissimo vederti da qui. Sei fiumi di colori in movimento, sei sgargiante e intonatissima. Tutto è armonia, anche se non lo percepivi ed è ancora difficile. Ma va già meglio. Hai un quadro colorato e una tela nuova tutta da dipingere, tutta per te. E un futuro con cui riempirla per renderla un capolavoro, la tua vita. La vita che verrà. Perché c’è una vita che verrà. È già qui. Bisogna solo aprire le porte a questa luce che batte forte per entrare, avere il coraggio e la forza di lasciarsi inondare da tutta questa luce inattesa Ti avvolgerà e sarà calda, sarà materna e accogliente, avrà un sapore e finalmente tutto si scioglierà, come in un abbraccio. SPAZIO ACCOGLIENZA L’ABA offre, a chiunque ne senta la necessità, un primo incontro gratuito durante il quale è possibile ricevere informazioni sulla cura e conoscere l’équipe. Per maggiori info: 800.16.56.16 5 Una lettera t e ra p ep 2013 U n a lle tper e r a n.5 enro in o i Un e t Noi |I r

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Rubrica a cura della Redazione dell’ABA Due righe a proposito di Aprire la porta a colori inattesi, a una luce sconosciuta, o restare nell’oscura certezza della propria stanza? Ci si sorprende della difficoltà che comporta rivolgersi al nuovo, lasciarsi alle spalle schemi e certezze costruite con tanto sacrificio. Se iniziare una terapia è difficile, portarla a termine lo è ancora di più. Quell’abbraccio lontano di cui si è tanto sentito il bisogno, spaventa nel momento in cui sembra divenire possibile, quegli occhi abituati all’oscurità temono la luce… Chi ha già vissuto sulla propria pelle il cambiamento, scrive così: *“Gli occhi di chi ha esplorato i grigi abissi della malinconia, della depressione, dell’anoressia e della bulimia sapranno vedere e godere di tutti i colori del mondo” È una promessa! Tratto da: Fabiola De Clercq, 1998, Fame d’Amore, Rizzoli “Il cambiamento si manifesta nel non avere più l’angoscia e la fretta di cercare a ogni costo la soluzione a una mancanza, il sollievo immediato a un dolore. Chiedere non è più una debolezza, né la trasgressione a un ordine interno, severo e inflessibile. Ho compreso forse che tutto quello che è rigido è destinato a spaccarsi” Tratto da: Fabiola De Clercq, 1995, Donne invisibili, Bompiani 6

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Guardare altrove Una paziente ABA “A un certo momento tu senti la vita così ed una cosa indimenticabile. […] E dentro di te c'è qualcosa che non ti abbandonerà mai più” Esther Hillesum La mia lettera è di oggi anche se ancora non sono nate parole adatte a sostituire quelle vecchie, quelle da tempo e nel tempo sedimentate su mille fogli sparsi. Le rivedo simili a braci ormai spente, le ricordo ottuse ma taglienti, contenitori vuoti che oggi si trasformano in domande prepotenti. Le risposte possono essere estremamente complesse ed ancor più ambivalenti, tanto in superficie quanto esplorandone la fonte e i molteplici significati: io ora però posso essere semplice. Vorrei dire qualcosa di vecchissimo ma con parole appena nate. Vorrei che ciò che è stato per me un abisso forse inconsolabile, lasciasse a chi legge risonanze leggere: quella sensazione che mai si osa chiamare subito speranza ma che si cerca al più presto di proteggere trovandole un posto sicuro se possibile. Per molto tempo sono rimasta priva di uno spazio interiore atto a custodire il difficile intreccio di desideri, opinioni, sentimenti ed emozioni, che mi avrebbe permesso di dare un senso alla relazione con gli altri e con me stessa. Ho perso la sorgente della mia continuità, spezzato il filo sottile che unisce il senso attraverso i giorni così diversi e simili; ho dimenticato le vertigini del perenne volo che porta prima ad afferrare la verità di uno sguardo e poi a rimuginare su un gesto geroglifico. Sono implosa nella vergogna camminando per chilometri tra gli abitanti sconosciuti della mia città, fianco a fianco alla sola certezza nonché inconfondibile necessità di masticare, ingoiare; l'immancabile lucidità tutta rivolta al vuoto che sentivo dentro, lucidità spinta al limite e quindi fallace, ingannatrice. Paralizzata nel mio tempo incoerente, mi abbandonavo alla vista di ombre che entravano ed uscivano come lampi da luoghi odiosi in quanto funzionali al mio impellente rifiuto di 7 Una lettera t e ra p ep 2013 U n a lle tper e r a n.5 enro in o i Un e t Noi |I r

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Una paziente ABA Guardare altrove me stessa, alla mia bulimia.Vedevo accendersi i lampioni e le persone sulla via del ritorno, sceglievo di perdere treni che mi avrebbero riportata a casa: sentivo il freddo insinuarsi ovunque sotto il mio cappotto e poco importava se in quei momenti sentivo piangere ogni millimetro della mia pelle.E non avrei pianto nei panni di vittima della sfortuna o di chissà quale ingiustizia: lo avrei fatto perché nonostante tutto scorgevo intorno a me la possibilità di una vita. Quanto è stato difficile provare a distogliere gli occhi dalla palude del mio quotidiano per sforzarmi di donare dignità ed importanza alle mie idee! E quanta resistenza prima di poter sospettare nelle mie parole il battito di un cuore. Inaspettatamente mi sono scoperta nel lento e laborioso tentativo di dare un senso ad un tipo di sofferenza che in molti dei sui aspetti appare come il contrario di tutto ciò che di buono c'è in questo mondo. Mi è servito molto tempo per imparare la pazienza, i silenzi dell'attesa e la gioia libera di riconoscere in me dei germogli, l'innato stupore di vederli trasformati in speranze e desideri grazie all'indispensabile calore di un aiuto. Una ad una, come foglie autunnali, le pretese e le scuse fittizie si sono staccate dalla mia mente ormai indurita dal disincanto e dall'insofferenza. Quel disincanto e quell’insofferenza che avevano custodito un male apparsomi per troppo tempo così inspiegabile ma così avidamente ricercato infine strumentalizzato. Un male collaudato con tutte le risorse di cui ancora potevo disporre. Ho iniziato a far chiarezza sul mio vissuto nel momento in cui mi sono sentita aiutata, sempre rispettosamente ma tenacemente, a guardare altrove ovvero a smettere di studiare e dividere la mia croce, per provare a muovere altri tasselli, i più insospettabili della mia vita. Dismetto un poco alla volta il mio abito di sensi di colpa, ho iniziato a farlo ancora quando non mi sentivo degna del mio respiro, quando tra le lenzuola la mano appoggiata sul mio cuore mi impressionava e struggeva. Tu batti instancabile per me, ed io? Io che cosa sto facendo? Dove sto andando? Ho pianto molto, spesso mi sono sforzata di credere, ripetendomelo e se mai fosse servito a qualcosa, che per andare dove non sai devi passare per dove non sai. 8

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Una paziente ABA Guardare altrove A volte mi chiedo quanto ancora avrei resistito, certo non c'era più niente da contaminare, smantellato il mio carattere, malsana ed ambigua ogni altra apparente via d'uscita che non fosse quel confortante e competente aiuto che ho trovato all’ ABA. Aiuto che per me è arrivato dopo una dolorosa attesa ma pur sempre prestissimo per il crescente bisogno che esso ha saputo dapprima instillare ed in seguito insegnarmi ad alimentare. Poco dopo aver intravisto un sostegno reale, già era nata la fiducia, già il passo era pronto a sostenermi. Non ho saltato oscuri burroni, non ho scalato montagne infernali né bevuto intrugli di coraggio, odio o allegria gratuita. Ho fatto ben di più: ho onestamente raccolto me stessa proprio laddove mi sentivo insopportabile, inguardabile, muta. Due righe a proposito di Il passato di questa ragazza era caratterizzato da una struggente mancanza di senso, da un’esistenza presa nella morsa della bulimia. Il vuoto. Quale direzione prendere? Cosa desiderare? Anche la relazione con l’altro perdeva di senso. Persone, ombre che entravano e uscivano da spazi sentiti ostili, odiosi. Un tempo dilatato, paralizzante, stagnante da cui è stato faticoso sottrarsi per cucire, attraverso una terapia, una nuova trama della propria vita. Finestre che si aprono sulla propria storia, che permettono di sviluppare uno sguardo diverso su di sé e riscoprire il valore della relazione. NUMERO VERDE ABA LUN.-VEN. 9.00 - 19.00 SAB. 9.00 - 17.00 9 U n a lle tper e r a n.5 enro in o i Un e t Noi |I r Una lettera t e ra p ep 2013

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