Bilancio Sociale 2012

 

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Bilancio Sociale 2012

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BILANCIO S O C I AL E 2012

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indice Lettera del Presidente Nota del Tesoriere 4 5 Identità La storia I nostri valori Opinioni Gli obiettivi strategici Il sistema Federmanager Assetto istituzionale e governance associativa La struttura centrale 8 10 12 19 24 35 38 Relazione sociale I nostri stakeholder Nota del Direttore Generale Le attività di servizio 44 45 48 RELAZIONE ECONOMICA Lo stato patrimoniale Il conto economico Le risorse disponibili L’impiego delle risorse Rendicontazione delle Associazioni Territoriali 56 58 59 60 61 3

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Lettera del Presidente Ci sono momenti in cui non solo è opportuno ma è assolutamente necessario, fermarsi per riflettere, contestualizzare, riprogettare e riprendere il proprio percorso con stimoli nuovi, con rinnovate certezze e con una visione più aderente alla situazione in essere. Sono fermamente convinto che questo valga per gli individui ma anche per i soggetti collettivi, per le Organizzazioni. Quest’approccio è reso ancor più necessario in fasi storiche connotate da forti criticità e/o elementi di discontinuità, da tensioni economiche e sociali in grado di influenzare i comportamenti, le politiche, gli stessi modelli di sviluppo. Federmanager, nel 2012, nel centro di una profonda e perdurante crisi, ha fatto esattamente questo decidendo di affiancare alla sua quotidiana azione sindacale, una fase di riflessione per interrogare se stessa e i dirigenti rappresentati. E su questo ha impegnato Organi e struttura operativa, lo ha fatto nella convinzione di dover offrire una base conoscitiva fondamentale per i prossimi anni. Abbiamo convenuto che era giusto interrogarci sul nostro modo di fare rappresentanza, sul nostro modello organizzativo, sul nostro modo di comunicare con gli interlocutori interni ed esterni. Abbiamo concordato fosse giunto il tempo di tornare ad interrogare i dirigenti su uno dei suoi principali elementi distintivi e cioè il Contratto di lavoro e poi su se stessi, sulla auto percezione, sul loro essere “uomo o donna manager” fuori dall’impresa, nelle relazioni sociali e familiari, sui bisogni e le attese più profonde a cui Federmanager ed il suo sistema può contribuire a dare risposte. Lo abbiamo fatto ritenendo giusto aggiornare chiavi di lettura e modelli interpretativi considerato che le ultime indagini su dette tematiche datavano inizi anni novanta; tanto tempo fa, alla luce di quanto avvenuto in questo arco temporale e che ha cambiato radicalmente la Categoria e le sue attese. Fare rappresentanza, sfuggendo ai rischi dell’auto referenzialità è stato ed è uno dei capisaldi culturali di Federmanager; risultare in linea con l’evoluzione del ruolo manageriale uno dei suoi obiettivi strategici. Ma non ci siamo limitati a guardarci allo specchio: non solo progettazione di indagini conoscitive e sondaggi, non solo riprogettazione di sistemi di comunicazione, di modelli organizzativi e di campagne di sviluppo associativo, il 2012 è stato anche ricco di azioni ed iniziative sindacali e “politiche”, un insieme di cui il bilancio sociale fornisce un quadro sintetico ma sufficiente a farne cogliere complessità ed impegno gestionale. Molteplici iniziative per crisi aziendali; decine di interventi a livello politico parlamentare; il passaggio non semplice e scontato da “Costituente Manageriale” alla nuova CIDA; il rafforzamento del ruolo sociale del management e la tutela della sua immagine, hanno fatto da sfondo ad una azione sindacale che la Categoria ha apprezzato come dimostra, nonostante la crisi occupazionale, la buona tenuta associativa della Federazione. Una conferma di consenso che rappresenta un incentivo fondamentale a fare ancora di più per mettersi ulteriormente al servizio una Categoria che costituisce fattore determinante per la competitività e la modernizzazione delle nostre imprese e del nostro Paese. Giorgio Ambrogioni 4

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nota del tesoriere Questa è la ottava edizione del Bilancio Sociale di Federmanager e rendiconta sulle attività svolte nel corso dell’anno 2012. Pur mantenendo l’impostazione generale precedente sono state apportate alcune modifiche, grafiche e non, finalizzate a renderne la lettura più agevole ed efficace. Obiettivo della rendicontazione è comunicare ai portatori di interesse identità e valori della Federazione, i suoi criteri di governance, gli obiettivi posti e i risultati raggiunti, le modalità di gestione delle risorse economiche. Il periodo di competenza è l’anno solare 2012, in linea con le modalità di elaborazione del Bilancio di Esercizio, con alcuni riferimenti al biennio 2011-2012, qualora significativo. L’ambito della rendicontazione è quello relativo alle attività svolte da Federmanager in ambito nazionale, per mezzo della propria Struttura centrale e degli Organi Federali. Il Bilancio Sociale è articolato in tre principali sezioni: • nella prima si descrive l’identità della Federazione evidenziandone la storia, l’organizzazione, le modalità di governance, la missione, le strategie e gli obiettivi; • la seconda sezione costituisce la cosiddetta relazione sociale e si prefigge di mettere in evidenza le attività svolte dalle varie componenti del sistema Federmanager a tutela della categoria; • la terza sezione è la relazione economica e si propone di rendere conto sull’acquisizione delle risorse, sulla determinazione della quota disponibile al netto dei costi di gestione e su come le risorse disponibili siano state impiegate per lo svolgimento delle attività istituzionali. I dati economici esposti nel documento sono ricavati dal Bilancio di Esercizio di Federmanager, verificato dalla società di revisione KPMG e sottoposto all’approvazione del Consiglio Nazionale del 5-6 luglio 2013. Alla redazione del documento si è dedicato un apposito Gruppo di Lavoro, che, con la supervisione della Presidenza e della Direzione Generale, ha provveduto alla raccolta delle informazioni e dei dati ed alla elaborazione dei testi. A tutti i componenti del Gruppo di Lavoro, e in particolare al collega Alberto Toniolo che lo ha coordinato e ad Assunta Passarelli che ha curato l’edizione del documento, vanno i miei più sentiti ringraziamenti. Giangaetano Bissaro 5

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IDENTITÀ La storia I nostri valori Opinioni Gli obiettivi strategici Il sistema Federmanager Assetto istituzionale e governance associativa La struttura centrale

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LA STORIA GLI ANNI NOVANTA LA CRESCITA La storia di Federmanager mette in evidenza le basi sulle quali è stata costruita la capacità di dialogo e rappresentanza della classe dirigente industriale e testimonia anche l’attenzione della Federazione al rinnovamento e la sua attitudine a gestire i cambiamenti imposti dall’evoluzione del sistema economico e sociale. 1990 Fndai propone a Confindustria e Confapi la costituzione di due fondi per la gestione della previdenza integrativa a capitalizzazione: nascono Previndai e Previndapi. 1991 Fndai costituisce Progetti Manageriali Srl ed affida ad essa compiti nel campo dell’editoria, del mercato del lavoro e dei servizi innovativi. Per iniziativa di Fndai e del Sindacato Romano Dirigenti Aziende Industriali nasce Assidai, fondo di assistenza sanitaria integrativo del Fasi. 1993 La Fndai, con l’obiettivo di assistere i dirigenti interessati alla ricerca di nuove opportunità professionali, dà vita alla “Operazione dirigenti in mobilità”, e promuove l’apertura di “Sportelli territoriali” per assistere i dirigenti; dal 2001 gli sportelli territoriali diventano centri di orientamento e formazione manageriale. 1994 Viene costituito il Gruppo Giovani Dirigenti con l’intento di promuovere la partecipazione dei giovani alle attività federali. 1995 Su iniziativa della Fndai, l’Idi - Istituto Dirigenti Italiani - costituito nel 1973 dall’Aldai - Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali -, diventa ente nazionale “cogestito” da Fndai e Confapi per erogare servizi formativi ai dirigenti delle piccole e medie imprese così come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. 1996 In concomitanza con l’anno europeo della formazione permanente, Fndai e Confindustria danno vita alla Fondazione Giuseppe Taliercio, tra le più grandi Fondazioni, a livello europeo, per lo sviluppo, la cultura e la formazione manageriale. 2000 Fndai assume la denominazione Federmanager. COSTITUZIONE E PRIMO SVILUPPO 1945 Nasce l’Associazione Nazionale Dirigenti di Aziende Industriali. 1946 L’Associazione Nazionale Dirigenti Industriali si trasforma in Fndai - Federazione Nazionale Dirigenti di Aziende Industriali. Tra la Fndai e le neo costituite Associazioni dei dirigenti del Commercio, delle Assicurazioni e del Credito, viene costituita la Cida - Confederazione Italiana Dirigenti di Azienda. 1953 La Fndai promuove la trasformazione del proprio Istituto previdenziale di categoria, l’Inpdai, in Ente di diritto pubblico. 1954 La Fndai promuove, per accordo sindacale, la costituzione del Fasdai - Fondo per l’Assistenza Sanitaria Dirigenti Aziende Industriali. 1978 Per legge, vengono sciolte le “mutue” e viene costituito il Servizio Sanitario Nazionale; per garantire il livello di prestazioni già erogato dal Fasdai, la Fndai costituisce, in forma unilaterale, il Fasi - Fondo Assistenza Sanitaria Integrativa. 1979 Il Fasi viene contrattualizzato e quindi “cogestito” con le Organizzazioni imprenditoriali. 8

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GLI ANNI DUEMILA NUOVI SERVIZI E BILATERALITÀ 2001 Federmanager promuove la costituzione di Federprofessional, l’associazione dei manager “atipici”. 2002 La Fondazione Giuseppe Taliercio diventa Fondirigenti: ente bilaterale Federmanager Confindustria per la formazione continua. Vises, una società no-profit costituita prevalentemente da dirigenti industriali, attraverso un patto associativo diventa la Onlus di riferimento di Federmanager per le attività rivolte al sociale. 2005 Federmanager, Aon spa e Assidai danno vita a Praesidium, una società di brokeraggio assicurativo incaricata di individuare e proporre servizi mirati alle esigenze specifiche della categoria. 2006 Federmanager e Confindustria promuovono, nell’ambito di Fondirigenti, la nascita dell’Agenzia per l’intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro dirigenziale. 2007 Federmanager e Confindustria costituiscono presso il Fasi la “GSR - Gestione Separata di Sostegno al Reddito”, un sistema bilaterale a supporto dei dirigenti involontariamente disoccupati. 2008 Federmanager e Confindustria concordano di costituire Fasi Open, una gestione separata del Fondo finalizzata ad offrire tutele sanitarie alle imprese interessate a garantire prestazioni di qualità anche al personale non dirigente. 2009 Viene costituito il gruppo Federmanager Minerva in rappresentanza delle donne dirigenti o quadro, con l’intento di realizzare progetti specifici per la valorizzazione delle differenze di genere seguendo criteri selettivi basati sulla meritocrazia. 2010 Federmanager costituisce la società Federmanager Academy, che assume il ruolo di punto di riferimento per la formazione manageriale dei dirigenti che operano nelle aziende fornitrici di beni e servizi. A seguito della decisione di acquisire la sede nazionale di Via Ravenna, viene costituita la società di scopo Federmanager Real Estate che ne diventa proprietaria. Nel Ccnl sottoscritto tra Federmanager e Confapi viene contrattualizzata la figura del “quadro superiore”. 2011 Federmanager apre l’iscrizione diretta dei “quadri apicali” presso le Associazioni Territoriali e integra la sua denominazione in Federazione Nazionale Dirigenti e Quadri Apicali di Aziende Industriali. Federmanager e Manageritalia insieme a Cida e Confedir-Mit danno vita a “Costituente Manageriale” la nuova organizzazione di rappresentanza unitaria del management pubblico e privato. 2012 Viene costituita formalmente da Federazioni e Associazioni della Cida e di Confedir Mit, Cida Manager e Alte Professionalità per l’Italia. Ad agosto un evento a cui partecipano circa 500 manager dà l’avvio a #Prioritalia, un movimento d’opinione che vuole contribuire con l’apporto dei manager a cambiare e rilanciare il Paese. A novembre, alla presenza del Presidente del Consiglio Monti, si riuniscono per la prima volta gli Stati Generali di Cida - Manager e Alte Professionalità per l’Italia. 9

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i nostri valori Come Organizzazione dei dirigenti industriali abbiamo da tempo focalizzato e condiviso una particolare attenzione sui valori che devono connotare una classe dirigente moderna e responsabile, in quanto riteniamo che dalla condivisione di questi possa e debba rinascere una nuova classe dirigente per la quale sia la meritocrazia a prevalere e non il garantismo, la cultura strategica e non il vivere alla giornata, la cultura dell'innovazione e non della conservazione, il gioco di squadra e non l’individualismo, la prospettiva internazionale e non il provincialismo. Di questi valori vogliamo essere “portatori sani” e testimoni quotidiani nelle imprese come nella vita di tutti i giorni evitando il diffuso rischio di “dissociazione” tra i valori che formano il nostro privato quotidiano e quelli che professiamo nell'impresa. Abbiamo l’ambizione di costituire un sistema di rappresentanza fondato su valori in grado di sostenere e rilanciare uno sviluppo sostenibile senza dimenticare che dal rafforzamento del nostro essere rappresentanza discende la possibilità, in concreto, di essere leader in grado di colmare il divario tra realtà e visione. Ciò non deve farci dimenticare la necessità di operare anche al nostro interno con la revisione organizzativa del nostro sistema, sul quale stiamo operando, e con un maggiore coinvolgimento delle donne e dei giovani dai quali attendiamo un deciso contributo. Disponiamo di tutti gli strumenti necessari: è ora di utilizzarli a pieno. Carlo Poledrini Vice Presidente 10

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VISIONE Federmanager ritiene suo principale compito quello di lavorare con i propri associati: • per mantenere e sviluppare il proprio patrimonio di idee e di valori; • per consolidare la visione di una società più aperta, equa e pronta a riconoscere professionalità ed esperienza dei manager; • per mettere in atto concreti progetti per il miglioramento del sistema economico e produttivo del Paese. I profondi mutamenti in atto nella società pongono per loro stessa natura un problema di ruolo e di identità e indirizzano la Federazione a lavorare per affermare una presenza attiva, permeabile al confronto, capace di tradurre i buoni propositi in strategie ed azioni concrete per il miglioramento della qualità del lavoro, da cui proviene il benessere per ogni civiltà. La sfida per i sistemi di rappresentanza e per l’affermazione del ruolo e dei diritti dei manager si gioca sul terreno della crescita associativa, in qualità e quantità. Se la storia cammina con l’uomo, Federmanager intende continuare a mantenere la “cadenza” giusta per indirizzare coerentemente quel cammino verso un orizzonte di progresso possibile. Un progresso che parte dai territori e dalla diversità di culture e provenienze che rimangono la nostra principale ricchezza. Federmanager vuole essere uno spazio aperto che oltre ad erogare una piattaforma avanzata di servizi integrati, ha come suo baricentro il manager che vive in prima linea le trasformazioni in atto, misurandosi quotidianamente con questioni vitali: dal rinnovo del contratto, alla difesa di un percorso di carriera sempre più insidiato da nuove forme di precariato e incertezza, alla riforma del welfare e delle pensioni, alla domanda sempre più capillare di formazione permanente, elemento indispensabile per l'aggiornamento dei saperi. MISSIONE Nei confronti degli associati l’attività del sistema federale è finalizzata a: • promuovere l’adesione e la partecipazione della categoria alle attività dell’organizzazione; • stimolare il ruolo attivo degli associati coinvolgendoli in progetti di settore o su temi di interesse generale; • rappresentare e tutelare gli interessi generali della categoria, anche negli ambiti della previdenza e assistenza integrativa, della formazione e della ricerca di una nuova occupazione; • favorire il networking tra manager, in campo nazionale e internazionale; • promuovere e fornire servizi a favore della categoria. Federmanager si propone anche di assumere un ruolo di attore sociale e culturale nell’interesse del Paese: • mettendo a disposizione della società una categoria consapevole dei propri doveri e delle proprie responsabilità; • promuovendo, anche in rapporto con le altre componenti sociali, lo sviluppo di relazioni tese a perseguire l’interesse comune; • fornendo il contributo della categoria allo sviluppo attraverso valutazioni e proposte da condividere con gli interlocutori istituzionali, politici e sociali; • partecipando al processo di modernizzazione e di crescita economico - sociale del Paese e del territorio, anche favorendo la formazione permanente sia professionale che in senso culturale più ampio. 11

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opinioni In questa sezione alcune “firme d’autore” che hanno collaborato con Federmanager ne evidenziano ruolo e missione sociale in una fase certamente cruciale non solo per l’Italia, ma per tutto il mondo occidentale. Le testimonianze di Tito Boeri, Carlo Dell’Aringa, Marc Lazar, Stefano Manzocchi, Antonio Polito e Carlo Trigilia sono state raccolte da Massimiliano Cannata in alcune occasioni di confronto pubblico; eventi, incontri e convegni che hanno visto ciascun interlocutore impegnato sui grandi temi dell’attualità: lavoro, sviluppo, riforma del welfare, futuro del sindacato. LA RISORSA DEI TERRITORI di TITO BOERI Docente di economia del lavoro, Università Bocconi di Milano Occorre un cambiamento delle relazioni industriali, con una presenza più forte dei territori. Non so se siamo maturi per compiere questo salto ma penso sia importante rafforzare il decentramento della contrattazione a livello aziendale più che territoriale. Sarebbe infatti difficile far conciliare gli interessi di imprese che, su un territorio, operano in competizione. In questa direzione bisognerebbe prima di tutto recepire l’accordo del luglio e poi del settembre 2011; in secondo luogo impegnarsi a varare una legge sulle rappresentanze sindacali che sarebbe importante per permettere che la contrattazione avvenga con degli interlocutori credibili; terzo importante aspetto, occorre introdurre il salario minimo orario. Si tratta di un fattore potente per decentrare la contrattazione, in quanto toglierebbe i riferimenti obbligati alla giurisprudenza nel fissare il cosiddetto salario equo. Avvertire nella giusta dimensione il valore della responsabilità sociale vuol dire inoltre impegnarsi su settori cruciali della nostra economia che stanno soffrendo: dal manifatturiero ai trasporti, dal tessile agli elettrodomestici, ambiti in cui un Sindacato attento ai problemi del Paese e libero da logiche pregiudiziali dovrà far sentire il suo apporto. Le “riforme a costo zero”, su cui insisto da molto tempo, non sono utopie, piuttosto sono interventi necessari. Qualche esempio? Intanto le esportazioni, bisognerebbe migliorare il funzionamento del mercato del lavoro. Altro aspetto è legato alla modalità degli ingressi nel circuito produttivo: la riforma del precedente governo poteva essere più coraggiosa introducendo una modalità che poteva servire ai giovani per entrare dalla porta principale, mi riferisco alla possibile adozione di un contratto unico a tutele progressive in relazione alla durata dell’impiego. Altra strada da seguire: la transizione scuola - lavoro. Abbiamo registrato un fallimento dei trienni che sta pesantemente influenzando gli investimenti in capitale umano. Bisognerebbe rendere questo percorso maggiormente professionalizzante, creando delle scuole di alta formazione all’interno delle sedi universitarie decentrate, con percorsi di studio da concordare con le piccole imprese. Sarebbe un modo per formare quelle qualifiche intermedie richieste dalle imprese che oggi non vengono offerte dal nostro sistema educativo. 12

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C’È BISOGNO DI UNA SVOLTA DI TIPO MANAGERIALE di CARLO DELL’ARINGA Sottosegretario al Ministero del Lavoro, docente di economia politica, Università Cattolica di Milano Quando ho deciso di dare il mio contributo per avviare e portare a termine gli incontri territoriali organizzati da Federmanager nell’ottica del rinnovo del CCNL ho avuto modo di apprezzare il documento elaborato sul welfare nel campo della contrattazione collettiva. Da quell’analisi puntuale è apparso evidente che l’investimento, in termini di competenza e know-how avviato già molti anni fa dalla Federazione, è risultato utile in questo delicato momento della storia italiana. Come sappiamo i dirigenti stanno soffrendo l’impatto di questa crisi sul piano occupazionale in un contesto che sta determinando il progressivo allontanamento della pensione. Il welfare, l’assistenza, gli ammortizzatori, l’accompagnamento verso la pensione, sono temi importanti che devono stare al centro della contrattazione collettiva, quando siamo alla vigilia del rinnovo contrattuale. In particolare occorre sottolineare il ruolo del manager in questa lunga e interminabile crisi. Le associazioni, come Federmanager, che hanno un compito di rappresentanza, devono guardare agli interessi del Paese, tenendo presente le esigenze delle realtà aziendali. Il nostro sistema economico e con esso l’impianto stesso delle relazioni industriali hanno bisogno di ammodernarsi, di investire, di far crescere quell’universo delle piccole imprese che nella storia recente è stato il tessuto connettivo che ha tenuto in piedi il modello – Italia. Oggi c’è bisogno di una svolta di tipo manageriale, che consenta di dare effetto agli investimenti organizzativi e di processo, che possono servire a innovare i prodotti e ad affrontare meglio la sfida dell’occupazione. Le organizzazioni sindacali hanno recentemente fatto un grosso sforzo insieme a Confindustria per creare le condizioni di contesto che dovranno portare a una norma sulla rappresentanza. Questa azione che ha portato finalmente le parti sociali a ricompattarsi, è un segno importante. L’apporto dei corpi intermedi è fondamentale, anche nella prospettiva di tenuta di questo esecutivo, che è sostenuto da una maggioranza non sempre omogenea. Salvaguardare i diritti rimane la sfida principale, anche se in questo momento va più che mai assunta, da parte di tutti gli attori, la responsabilità portare a compimento quelle riforme e quei provvedimenti che possono servire ad aumentare la produttività e quindi la ricchezza del Paese. 13

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CI SONO LE CONDIZIONI PER APRIRE UNA NUOVA STAGIONE PER LE RELAZIONI INDUSTRIALI di MARC LAZAR Docente di storia e sociologia politica a Parigi presso l’Università Science PO di Parigi e Presidente della School of Government della Luiss In Italia quasi tutti i commentatori criticano fortemente l’atteggiamento della classe politica in rapporto alla crisi, denunciandone una supposta incapacità. In verità in tutti Paesi europei, in particolare voglio riferirmi ai Paesi occidentali, la crisi ha messo a dura prova l’efficienza e l’organizzazione democratica. La storia di questi ultimi anni segnata dalla recessione e da un oggettivo arretramento di quei Paesi che avevano mantenuto la leadership globale ha dimostrato l’importanza e la necessità di avere un reale governo economico europeo, che si possa tradurre in una vera strategia di crescita comune. Ho collaborato con Federmanager, sviluppando un affascinante viaggio nei territori della penisola per cercare di fissare alcune priorità e individuare quale sarà il futuro per l’Italia del XXI secolo. Articolare la politica in sintonia con le organizzazioni rappresentative degli interessi sarà un must irrinunciabile, senza di cui sarà impossibile voltare pagina. Si è aperta la discussione sulla possibilità di arrivare ad una legge sulla rappresentanza, un’esigenza fatta propria da Confindustria e dai Sindacati confederali che lo scorso 31 maggio avevano sottoscritto un dettagliato protocollo d’intesa. Ci sono le condizioni per aprire una nuova stagione nel campo delle relazioni industriali. In quest’ottica il ruolo di Federmanager, sarà decisivo. Il metodo di lavoro che porterà al rinnovo del CCNL va già nella direzione giusta, perché ha messo per la prima volta in risalto non solo e non tanto le legittime esigenze di rivendicazione e di tutela, quanto la visione di un dialogo sociale aperto a tutto tondo sui problemi di una categoria, che non si identifica ( o che si identifica sempre meno) nella dimensione tradizionale della dirigenza. E’ cambiato il mondo, sta cambiando il ruolo sociale e la funzione stessa di una categoria che in molti casi ha dovuto accettare nuovi percorsi di impiego e di carriera, segnati dalla flessibilità quando non dal precariato. Saranno queste le nuove sfide del sindacato di domani. Il trend appare abbastanza chiaro. Lo ha ricordato molto bene lo scrittore ed ex imprenditore Edoardo Nesi nel su ultimo saggio: “l’Italia ha per troppo tempo fatto la politica dello struzzo”. Di lavoro da fare per il prossimo futuro c’è n’è tanto: aprire il mercato del lavoro ai giovani e alle donne, liberalizzare alcuni settori dell’economia, aumentare la concorrenza, facilitare l’internazionalizzazione delle imprese, rendere attrattivo il territorio per gli investimenti stranieri, riformare le pensioni. Questo presuppone un rispetto della legalità, un’amministrazione pubblica più efficiente, ma anche e soprattutto un sindacato dinamico e al passo con i tempi, rapido nel presidiare i grandi temi del lavoro e della produttività, favorevole a sostenere una vera riforma fiscale e un impegno per la promozione del merito e della ricerca. 14

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OCCORRE RIPARTIRE DA ELITE COSMOPOLITE, APERTE AL MONDO NUOVO di STEFANO MANZOCCHI Ordinario di economia internazionale direttore del Lab of European Economics della LUISS Forse non ci siamo resi conto di essere entrati in un “mondo nuovo”, letteralmente in un pianeta sconosciuto, altro che crisi, termine passepartout che ha finito col perdere la sua forza semantica ingoiando il declino dell’Occidente in maniera semplicistica e indifferenziata. Siamo di fronte a qualcosa di più grave e profondo. In questo nuovo pianeta sono stati proiettati tutti dentro, dalle potenze tradizionali, compresa quella Germania assurta, oggi, a simbolo del rigore e dell’austerità, alle nuove potenze emergenti, che stanno modificando gli equilibri geopolitici. La conseguenza è che da un lato l’Occidente è sempre più sollecitato a confrontarsi con società e culture diverse, molto più competitive che nel passato, dall’altro bisogna comprendere che l’imperativo che ci portava a orientare le categorie interpretative esclusivamente sui principi e sui costumi atlantici non può reggere più. Bisogna guardare all’Italia del XXI Secolo da una prospettiva molto ampia, che trova la sua origine nel disegno di un’Europa da ricostruire a partire dalla consapevolezza che bisognerà attrezzarsi per reggere la competizione esercitata dalle nuove forze economiche e geopolitiche che dominano il Pianeta. Di questa rivoluzione anche un sindacato moderno non può non tenere conto, perché anche le strutture associative che si occupano di rappresentare gli interessi legittimi, devono mutare strategia. Il ciclo di seminari promosso da Federmanager ha messo in risalto l’esigenza di una svolta, l’iniziativa, che è poi coerente con il lavoro che si sta svolgendo per il rinnovo del contratto, va letta come lo stimolo per porre le premesse di un cambio di passo, capace di rivitalizzare i sistemi democratici e i processi economici, che non sono disgiunti. Questa svolta da tutti auspicata deve avere un respiro europeo, per essere efficace. Non è più tempo di mezze misure, di compromessi al ribasso. Occorre un “Risveglio della storia”, per citare il titolo dell’ultimo saggio del filosofo Alain Badiou, che risulta possibile solo se torna in campo un’idea forte, che può essere matrice del cambiamento, imponendo i ritmi di una temporalità coerente con la velocità del progresso che attraversa questo “nuovo pianeta” che abitiamo. Occorre una nuova leadership culturale, perché il conflitto non sia lacerante, perché non ci sia quella delegittimazione dell’avversario che ha segnato la storia della “seconda repubblica” già al tramonto. I partiti devono riformarsi, aprirsi alla società civile, far rifluire nuova linfa e nuove idee, facendo con responsabilità quel lavoro di sintesi alta degli interessi contrapposti, che rimane il compito precipuo di ogni soggetto politico – sindacale. È urgente la necessità di formare una classe dirigente cosmopolita, meno incline al provincialismo, pronta a replicare le esperienze di successo anche in territori lontani da quelli di appartenenza. Paesi come Brasile, Russia, India e Cina, che malgrado la frenata degli ultimi mesi presentano indici di crescita importanti hanno molto da insegnarci sotto questo profilo. Se avremo paura di confrontarci saremo fuori dai giochi. Altrimenti tutti i ragionamenti sulla politica, la leadership e la rappresentanza degli interessi rischiano di diventare un puro esercizio accademico. 15

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