Cronache di Cammini n° 4 - ottobre 2013

 

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Numero 4

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Cronache di Cammini n° 4 Cronache di Cammini percorsi, soste, storie nel camminare Pubblicazione semestrale del Dott. Luciano Mazzucco Direttore Responsabile Dott. Niccolò Mazzucco - Numero 4 – ottobre 2013 - Il cammino del sale Ritenuto dall’antichità il ‘quinto elemento‘ e poi chiamato ‘l’oro bianco’ nel corso dell’evoluzione dell’uomo, il sale è stato presto riconosciuto nella sua preziosità. Dalle sue miniere a cielo aperto, per il suo trasporto, sono nati i primi percorsi, quelle vie che hanno aperto il cammino per mete lontane, portando cultura commercio e conoscenza. Questi itinerari nel corso dei secoli sono stati coperti da quelle che sono oggi le strade di grande comunicazione, ma con una ricerca accurata si possono trovare ancora, sotto il nome di Vie del Sale, sentieri che sono rimasti immutati in mezzo alla natura e con panorami bellissimi. 1

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Cronache di Cammini n° 4 Il Sale di Luigi Antignani Durante un “cammino” una pellegrina, nel ricevere ospitalità, al pane e all’ acqua si è vista offrire anche un sacchetto di sale. Di questo gesto ha serbato un vivo ricordo e ha sempre cercato di scoprirne il suo significato. Da qui è nata l'idea di una ricerca sul tema del sale e non solo perché molte strade di pellegrinaggio sono nate proprio su quei tracciati creati dal trasporto del sale ma per rendere omaggio a quella esperienza che ha lasciato il suo segno. Il “Sale”, in latino “sal”, indicava “acqua salsa” (acqua salata), sinonimo di “sole” che nel significato mitologico è energia luminosa o luce solare liquida incorporata in una struttura in grado di creare e conservare la vita. In greco “als” [alz] veniva usato per indicare ciò che proveniva o che aveva attinenza con il mare, mentre per i Celti “hall” (sale) era assonante a “heil” che designava ciò che era ritenuto sacro (oltre a vibrazione di luce). Il sale è una combinazione di sodio (Na) e cloro (Cl) in un rapporto di 1:1 disposti in modo da formare una struttura cubica e allo stato solido assume una struttura cristallina, per risultato di un processo di sedimentazione. Di solito viene estratto dal mare ma è abbondantemente presente anche nelle rocce della crosta terrestre. Con la disgregazione naturale il sodio e cloro, essendo solubili, vengono disciolti e portati via dalle acque di ruscelli e fiumi per essere trasportato nei laghi, mari ed oceani. Mentre l'acqua evapora, il sale rimane e quando supera il punto di saturazione si deposita sotto forma di crosta dura. I depositi di sale si formano in bacini chiusi di solito in zone climatiche calde idonee a determinare una forte evaporazione, ma sono anche presenti in depositi terrestri fin sulle montagne. 2 Se l'acqua è l'elemento primario per la sopravvivenza, il sale viene subito dopo come importanza in quanto è fondamentale per il metabolismo cellulare. Il principio vitale comune a tutti gli esseri viventi su cui si fonda il metabolismo è l'Osmosi: un processo per cui i liquidi corporei si trasferiscono da una cellula all'altra in relazione alla concentrazione salina nelle cellule. Il sale quindi è necessario per la vita: la soluzione fisiologica (acqua con lo 0,9% di cloruro di sodio) rappresenta la preparazione fondamentale ed essenziale per idratare l'organismo in condizioni di necessità. Gli alchimisti lo definivano il “Quinto elemento”, dopo gli altri quattro elementi fondamentali e cioè l'acqua, la terra, l'aria e il fuoco. Le proprietà fondamentali del sale sono molteplici e principalmente rappresentate come Protezione, Purificazione, Guarigione e Conservazione che ritroviamo presenti quando si ripercorre la storia del sale nelle diverse epoche della storia umana. Si ritiene che il sale sia stato scoperto fin dall'uomo preistorico nell'osservare il comportamento di alcuni animali che lo ricercavano sulle rocce. Ancora oggi si possono osservare gli stambecchi, definiti “acrobati“, sulla parete della diga del lago Cingino in Piemonte che per cercare un po' di sale incrostato sulle pietre delle rocce (salnitro) sono costretti ad eseguire

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Cronache di Cammini n° 4 delle vere scalate in verticale con il pericolo costante di precipitare nel vuoto. La storia della produzione, approvvigionamento e consumo del sale è intrecciata strettamente con la storia dei popoli e nel rapporto tra il singolo cittadino con il proprio stato. Solo da poco il sale è diventato un bene comune di scontata reperibilità ma prima del XX secolo il suo bisogno universale si scontrava con la difficoltà di averlo. Il sale era principalmente indispensabile per conservare il cibo attraverso la salagione, in particolare del pesce e della carne, cosa che era già nota ai fenici e agli egiziani. Presso gli antichi romani invece il sale assume anche una valenza economica, infatti veniva usato come l'equivalente della moneta: il salarium (oggi salario), indicava la paga che i soldati romani ricevevano, mentre nella nostra realtà il salario rappresenta ancora la paga mensile dell'operaio. Sempre nell'antica Roma uno schiavo veniva barattato con un blocco di sale della grandezza del suo piede. Gli antichi romani quindi ne fecero una vera e propria attività economica. Anche nel medioevo il sale fu usato come moneta di scambio e divenne anche un’imposta, la “Gabella” pretesa da Filippo il Bello. La storia del sale è anche la storia di commercio universale, di flotte che hanno attraversato i mari, di carovane che hanno attraversato il deserto e le montagne, di mercanti che hanno risalito i fiumi di interi continenti. Essa comincia fin dalla comparsa delle prime civiltà, quella dei Sumeri a Babilonia, quella dell’Egitto, quella dell’Indo, verso il V o VI millennio a.C., quella della Cina nel III millennio a.C., quella degli Ittiti e degli Ebrei intorno al Mar Morto nel II millennio a.C.. Queste popolazioni, nel passaggio dallo stato di cacciatori allo stato di allevatori, avevano il problema di conservare le derrate alimentari, in particolare la carne degli animali, fino a che si scoprì che la carne ed il pesce potevano essere conservati coprendoli con il sale. Con l’ascesa dell’Impero romano la produzione ed il commercio del sale divennero importantissimi in tutto l'Impero, si aprirono nuove vie commerciali e incominciavano a sorgere delle proprie vie di comunicazioni a conferma dell'importanza commerciale che aveva il sale. Anche le popolazioni nomadi erano interessate e svolgevano questo importante commercio. La relazione che esiste in Nord Africa tra le risorse di sale e gli insediamenti umani è sottolineata dallo storico greco Erodoto, nel V secolo a.C.. I giacimenti a cui Erodoto fa riferimento sono il risultato del prosciugamento di un bacino di acqua salmastra e ancora oggi, come allora, imponenti carovane di cammelli attraversano il deserto trasportando il sale lungo le antiche vie lungo le quali hanno viaggiato un tempo anche oro e schiavi. 3

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Cronache di Cammini n° 4 Il commercio del sale è quasi sempre stato controllato dal potere costituito; basti pensare che in Italia solo nel 1975 è cessato il monopolio sulla vendita del sale da parte dello Stato che imponeva una imposta sul prezzo di vendita. Il sale assume un proprio significato anche nell’ ambito del sacro. Gli antichi greci e gli ebrei impiegavano il sale durante i sacrifici così come all'interno dei templi romani le vestali preparavano una salamoia per salare la "mola" sacrificale. In alcuni eventi storici il sale viene descritto come mezzo di distruzione: dopo aver annientato Cartagine, i romani sparsero il sale sul suolo della città al fine di renderlo sterile per sempre, così come nella Bibbia si racconta che abbia fatto Abimelech dopo aver espugnato la città di Sichem (Giudici 9,45). Omero lo chiamava "sostanza divina", e ”particolarmente caro agli dei" lo definiva Platone. A Roma, l'ottavo giorno dopo la nascita di un bimbo, gli si passava un pezzetto di sale per tenere lontani da lui i demoni e i geni del male. Anche nel- la civiltà cristiana, dei grani di sale venivano posti in bocca al battezzato. Plinio il Vecchio nella sua “Storia naturale” gli dedica ben sette capitoli. Nel recente passato, prima dell’arrivo dei moderni prodotti chimici aveva un uso fondamentale a livello domestico nella pulizia della casa. Alcune usanze rimangono valide ancora oggi come: evitare che le candele colino, togliere la fuliggine, mantenere freschi i fiori recisi, sgelare i marciapiedi e le strade, deodorare le scarpe, testare la freschezza delle uova, pulire il frigorifero, pulire l’argenteria ossidata, rimuovere l’odore di cipolla dalle mani, prevenire la formazione di muffa, ravvivare i colori, togliere le macchie di sudore, sbiancare il cotone o il lino, e molti altri. Da sempre molte delle nostre attività sono connesse all'uso del Sale: come conservare, mangiare, allevare, pagare, raffreddare, medicare, curare, scambiare, commerciare, pregare e molte altre attività hanno avuto bisogno di questo semplice elemento per poter essere realizzate e evolvere nei processi fondamentali dell’esistenza. La foto di Guido Il Lago Nero, una perla nella conca della Val di Sestaione - Abetone 4

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Cronache di Cammini n° 4 Il Bigallo, un antico ospitale di Niccolò Mazzucco Il toponimo “Bigallo” ha probabilmente origine nella forma latina di Bivius Galli, indicante il bivio tra l’antica via del Gallo e la via Aretina sulla strada che da Firenze portava verso Arezzo passando per il valico di San Donato. In tal luogo fu fondato attorno al 1214 da un ricco cittadino fiorentino, Dioticidiede di Buonaguida del Dado, una struttura assistenziale nota come “Spedale del Bigallo”. Dopo un primo periodo sotto la proprietà delle Monache Domenicane di Ripoli, l’ospedale fu donato nel 1245 alla Compagnia Maggiore dei Capitani di Santa Maria delle Fede. Tale compagnia, era stata fondata appena un anno prima, nel 1244, da un certo Pietro da Verona, inquisitore domenicano, ai posteri noto come San Pier Martire, allo scopo di costituire una vera e proprio milizia delle fede. Al tempo, infatti, a Firenze come in tutta la Penisola, si era diffusa la corrente eretica del catarismo. Senza entrare nei dettagli teologici della questione, basti sapere che l’Eresia Catara rappresentò la principale alternativa religiosa alla Chiesa Cattolica tra XII e XIII secolo, anche per l’appoggio che ricevette dalla fazione dei ghibellini, che agivano in chiave antipapale. Dopo l’intensa battaglia contro il catarismo operata in Lombardia (e si parla di battaglia vera e propria, fatta di armi e uccisioni, non solo di omelie e conversioni), il domenicano Pietro da Verona fu quindi inviato a Firenze, alla Basilica di Santa Maria Novella. Fu allora, che per garantire e confermare la lotta all’eresia, fondò una compagnia, una Sacra Milizia, conferendo a dodici cittadini il titolo di Capitani contro le Eresie. L’aspetto delle milizie a noi moderni potrebbe evocare le divise del Ku Klux Klan soprattutto per via del cappuccio a punta che questi portavano, e certa- Disegno di Rolando Gheri 5

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Cronache di Cammini n° 4 mente l’aspetto repressivo e bellicoso costituì una parte importante dell’operato della compagnia. Tra i momenti più acuti degli scontri è da ricordare la battaglia di Santa Felicita, dal luogo dove presumibilmente avvenne lo scontro, proprio dove oggi si trova la Chiesa di Santa Felicita e dove è ancora visibile una colonna in granito in ricordo dell’evento. Tra i compiti della compagnia, tuttavia, non vi era solo quello di estirpare le eresie, ma anche quello di condurre opere pie e di misericordia verso poveri e bisognosi. Fu così che gli fu donato il complesso architettonico del Bigallo, che in vero rappresentò la prima grossa donazione ai Capitani di Santa Maria, che proprio in virtù della nuova acquisizione poterono iniziare a costruire l’Oratorio del Bigallo locato in centro a Firenze. L’Ospedale rimase di proprietà della Compagnia anche dopo il suo accorpamento a quella della Misericordia e solo alla fine del Quattrocento la struttura passò alle Monache di Clausura, che ne fecero il loro nuovo convento, mantenendo aperto lo spedale per poveri e viandanti. Tuttavia, la clausura a cui erano tenute le monache comportò la netta separazione dei due ambienti (spedale e monastero) e la chiusura dell'ortogiardino, trasformato in chiostro. Nel corso del 1600 venne modificata la chiesa e costruita la sagrestia, fino a che nel 1754 cessò ufficialmente l'attività dello Spe- dale. Recentemente l’Ospedale è stato ristrutturato riportandolo all’antica funzione di ospitalità; è infatti attivo un ostello ed un centro di formazione. Per un’ala del complesso (il bigallino) è in progetto una struttura convegnistica e di alta formazione. Bibliografia Follini, V. & Rastrelli, M. 1971 - Firenze Antica e Moderna Illustrata, Volume 4, Firenze, pp. 208-215. AA.VV. 1999 - Vita e Carità nel Pian di Ripoli, La Misericordia di Badia a Ripoli nel XXX anno dalla fondazione, Misericordia di Badia a Ripoli, Firenze. Cronache di Cammini Pubblicazione culturale di percorsi, soste, storie nel camminare. Diffusione semestrale a stampa. Anno 3° - Numero 4 - ottobre 2013 --------------------Direttore Responsabile: Niccolò Mazzucco Redazione: Lucia Mazzucco, Giovanna Palagi, Lucia Gallori, Vera Biagioni. Direzione, Redazione: Via V. da Filicaia 22, 50135 Firenze Tel. e fax 055-679925 E-mail: cronachedicammini@gmail.com Sito web. http://www.cronachedicammini.com Registrazione Tribunale di Firenze n° 4157 del 3.8.2011 Stampa: Officine Grafiche Elettra. Via B. Dei, 70. Firenze Tel 055-473.809 Proprietario/Editore: Dott. Luciano Mazzucco. Codice Fiscale: MZZLCN53D10D612O Partita Iva: 03843620489 — e-mail: lucimak@tin.it Sito web: http://www.ortopediamazzucco.com Conto corrente postale n° 74677162 IBAN: IT56 N076 0102 8000 0007 4677 162 intestato a: Dott. Luciano Mazzucco. Specialista in Ortopedia e Traumatologia Via V. da Filicaia, 22- 50135 Firenze. Tel/fax 055-679925 Studio: Via della Rondinella, 66/1— 50135 Firenze Tel 055-6540048/049 6

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Cronache di Cammini n° 4 Aloe pianta meravigliosa di Laura Mazzucco Poli Se vi capita di essere pellegrini in Terra Santa non perdete l’occasione di salire al Monte Tabor, quello della Trasfigurazione: c’è un bel sentiero che a zig zag sale su dal parcheggio degli autobus. In cima, vicino alla chiesa, c’è il Convento dei francescani con delle belle aiuole piene di aloe , l’aloe arborescens. E’ stato proprio un francescano , padre Zago, brasiliano, che ha divulgato l’uso del frullato di aloe come preventivo e coadiuvante nella cura dei tumori. Questa pianta nella forma Aloe Vera era usata come emolliente e curativa della pelle fin dai tempi antichissimi, fin dal popolo ebreo, usata anche nell’imbalsamazione dei corpi. Nei Vangeli si narra che le pie donne andarono al sepolcro per prendersi cura del corpo martoriato di Gesù con aromi e balsami contenenti aloe e mirra. Quell’aloe era quella “ vera “ originaria dell’Arabia e diffusamente coltivata nel bacino del Mediterraneo. Nelle varie farmacopee europee veniva citata come purgante; essendo molto amara la polvere veniva usata anche nelle manine di bambini piccoli per togliere loro il vizio di succhiarsi il dito. Oggi è diffusa soprattutto l’aloe arborescens, una variante brasiliana che ha proprietà cosmetiche e curative superiore a quelle dell’aloe “ vera “. E’ coltivata in serre che ricreano il clima subtropicale del Brasile. Proprietà : E’ un eccellente integratore vitaminico, ottimo disintossicante naturale, utile per la depurazione del sangue e regolazione dell’intestino. Rigenera le abrasioni della pelle, i danni delle ustioni prevenendo la formazione della vescica. E’ un valido supporto per lenire patologie dolorose come artrite reumatoide, dolori muscolari, allergie 7 dell’apparato respiratorio. L’applicazione più importante resta comunque quella di coadiuvante nelle cure antitumorali. Una esperienza personale la propone anche quando arriva l’Herpes labiale in quanto asciuga la pelle e fa sì che non si formi la ferita. Fa un fiore bellissimo. Oggi è diffusa in molte aiuole delle città di mare o del sud, nelle varie specie. Dal punto di vista del suo aspetto decorativo, si può trovare facilmente nei vivai o mercati, negli scaffali delle piante grasse. Se invece l’interesse è per l’aspetto curativo è meglio cercare la pianta nei vivai specializzati. Il frullato si trova in farmacia, ma si può facilmente preparare in casa. Il metodo è semplice e gli ingredienti sono aloe , miele e grappa.

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Cronache di Cammini n° 4 Cammino e terza età: muoversi per non rompersi di Luciano Mazzucco* e Alessandra Matucci** La struttura dello scheletro umano è composta da ossa connesse fra loro tramite articolazioni, permettendo così il movimento tramite l’azione muscolare. L’osso è composto principalmente di una parte cellulare, (quindi tessuto vivo) e di una parte minerale con sali di calcio, fosforo, ecc.. Le cellule producono proteine che organizzano e legano la parte minerale con quella cellulare per costituire una struttura ossea compatta ed omogenea, adatta a sopportare il peso del corpo ed il suo movimento nello spazio. Tuttavia, nell’arco della vita, la struttura delle ossa non è sempre uguale ed è sottoposta ad alcuni naturali cambiamenti; con l’accrescimento infantile ed adolescenziale, lo scheletro arriva progressivamente a raggiungere il massimo della sua crescita intorno ai venti anni. Poi inizia una fase di stabilizzazione per alcuni decenni in cui l’osso non cresce più, per cui il lavoro delle cellule ossee è quello di rimaneggiare in maniera continua la struttura in relazione al tipo di stimolo meccanico sopportato: alcune parti ossee non utili vengono riassorbite a vantaggio di altre parti ossee che vengono rinforzate, in un equilibrio continuo di distruzione e crescita ossea. Nell’età adulta avanzata, iniziano a prevalere i fenomeni di riassorbimento e riduzione della massa ossea. Nel maschio il riassorbimento (e quindi l’indebolimento dell’osso) è costante e molto lento; nella femmina invece, dopo la menopausa, il processo procede in modo più importante e veloce. Va detto infatti che nella donna, gli ormoni sessuali (soprattutto gli estrogeni), durante il periodo di fertilità, svolgono un importante ruolo di protezione dell’osso, visto come riserva di tessuto per un eventuale figlio e per l’allattamento. Con la menopausa, dai 50 anni circa, la protezione degli estrogeni viene a mancare in modo repentino e quindi la donna raggiunge molto prima dell’ uomo lo stato di fragilità ossea con aumento del rischio di fratture. Si parla prima di osteopenia (cioè carenza di osso) e poi di osteoporosi (indebolimento importante della struttura ossea). Le ossa fragili sono meno efficienti e più facilmente soggette a fratture anche per traumi modesti soprattutto al collo del femore, alle vertebre dorsali o lombari e al polso. Talvolta sono sufficienti piccole “incrinature” dell’osso senza arrivare alla frattura vera e propria (micro-fratture) per avere dolori continui. Come dimostrato dalle statistiche oltre i 60-70 anni la donna è sottoposta molto più facilmente a fratture del collo del femore e dei corpi vertebrali, in rapporto di 4 a 1 rispetto al maschio. Per la diagnosi di osteoporosi abbiamo a disposizione l’esame MOC (mineralometria ossea computerizzata) che, in modo non invasivo, permette un’analisi della quantità della massa ossea presente nel nostro scheletro. Si consiglia alle donne, dopo la menopausa, eseguire tale esame ogni 2 o 3 anni. L’osteoporosi può essere efficacemente prevenuta e per tale motivo l’OMS ( Organizzazione Mondiale Sanità) l’ha introdotta nel programma di intervento per le malattie legate agli stili di vita. Come pensiamo ad evitare i chili di troppo o le prime rughe occorre pensare in tempo alla salute del nostro osso. Essendo un tessuto vivo, l’osso risente notevolmente dell’ambiente in cui viviamo e del tipo di vita che conduciamo. Il primo stimolo che induce le cellule ossee (chiamate “osteociti”) a lavorare e produrre la sostanza proteica (detta “matrice”) è soprattutto il carico. Un osso sottoposto a carico si adatta al carico stesso e organizza la sua struttura in relazione a quel tipo di stimolo. Il nostro principale stimolo meccanico è la postura, cioè la stazione eretta ed il cammino. Un esempio di questo aspetto è dato dagli astronauti che nello spazio, in assenza della forza di gravità, hanno notevolmente ridotti gli stimoli meccanici e vanno incontro ad indebolimento delle loro ossa. Anche in caso di una frattura ossea trattata in gesso si manifestano segni di demineralizzazione per la forzata immobilizzazione. Da qui l’importanza di una vita attiva: muo- * Specialista in Ortopedia e Traumatologia. ASL di Firenze. Osp. S.Maria Annunziata Bagno a Ripoli (Fi) ** Specialista in Reumatologia. ASL di Firenze. Nuovo Osp. S.Giovanni di Dio Firenze 8

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Cronache di Cammini n° 4 Fratture della colonna vertebrale, del collo del femore e del polso versi per non rompersi. Una attività fisica costante e mirata stimola il deposito di calcio rafforzando le strutture dell’osso, dei muscoli e delle articolazioni, mantiene i riflessi pronti riducendo il rischio di cadute, migliora l’aspetto fisico e la fiducia in se stessi, migliora nel complesso la persona. Praticare attività fisica è semplice e accessibile a tutti: qualche breve periodo quotidiano di esercizi di ginnastica, un quarto d’ora di cyclette, salire e scendere gradini, ballare e camminare mezz’ora quotidiana fino alla passeggiata del fine settimana, magari più impegnativa. E’ consigliabile camminare il più rapidamente possibile ma ognuno con il suo ritmo; è sempre preferibile l’attività quotidiana, magari breve, ad una più impe- gnativa ma saltuaria. E’ importante evitare grandi sollecitazioni sulla colonna vertebrale per cui la corsa o altre attività più impegnative e potenzialmente traumatiche dovrebbero essere evitate, a meno che non si tratti di soggetti allenati che sempre hanno praticato queste attività. Se abbiamo già la osteoporosi è bene avere una attività con ginnastica adattata seguita da personale dedicato. Diamo al nostro osso tutto ciò che serve per stare sano. L’esposizione al sole aiuta la nostra pelle a produrre vitamina D che insieme ad un adeguato apporto alimentare di calcio con gli alimenti rappresentano fattori importanti di prevenzione. Mantenere una corretta alimentazione assumendo latticini parzialmente o totalmente scremati (non cambia la dose di calcio rispetto a quelli interi), con l’apporto di cereali, verdure e pesce fresco (acciughe polpi calamari, sarde, ecc.). Non eccedere con le proteine (carne), controllare l’uso di caffè e sale da cucina (aumentano l’escrezione di calcio con le urine), limitare l’uso di spinaci asparagi e pomodori ( gli ossalati riducono l’assorbimento del calcio). L’acqua minerale ha più contenuto di calcio della oligominerale ma ... quella del rubinetto ancora di più. Il fumo è un fattore predisponente all’osteoporosi, quindi sarebbe da evitare o limitare il più possibile. Non sempre purtroppo , i soli provvedimenti igienico sanitari riescono a prevenire l’eccessiva perdita di massa ossea e quando siamo di fronte alla vera malattia le cose sono molto diverse e deve necessariamente entrare in campo la competenza tecnica specifica del medico che è il solo in grado di “mettere insieme le cose“ e decidere una terapia. Il medico ha a disposizione tutta una serie di trattamenti farmacologici sia per la prevenzione che per il trattamento dell’osteoporosi ormai conclamata. In base all’ esame clinico e alla valutazione di esami ematici per metabolismo fosfocalcico potranno essere utilizzate varie sostanze come il Calcio, la vitamina D per via orale o intramuscolare in vari dosaggi , la vitamina K2 (che regolarizza la mineralizzazione dell'osso), il silicio, i sali di fluoro, i bisfosfonati per via orale intramuscolare e endovenosa ( ostacolano il riassorbimento osseo), la terapia ormonale sostitutiva. 9

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Cronache di Cammini n° 4 Le Beghine di Barbara Barducci Quello delle beghine è un movimento di donne sorto nei paesi del Nord d’Europa alla fine del XII secolo. Le beghine erano donne che scelsero di vivere la loro vita umana e spirituale in totale indipendenza dal controllo maschile, familiare ed ecclesiastico, dedicandosi all’assistenza ai bisognosi, alla preghiera, alla ricerca dell’unione con Dio. Nel XII secolo si verifica un impulso religioso molto intenso che porta ad una esaltazione spirituale uomini e donne di tutti gli strati sociali. In questo fervore religioso si espande un sentimento di ribellione contro il potere costituito, contro una parte del clero corrotto e contro la Chiesa che viene accusata di avere troppo potere temporale in contrasto con gli ideali dettati dal vangelo. Il clima creatosi favorisce la nascita di nuovi movimenti che vogliono vivere la loro fede e i valori evangelici senza prendere i voti e assoggettarsi agli obblighi conventuali. Fra questi movimenti uno dei più originali è senz’altro il movimento beghinale. Agli inizi le beghine si dedicano alle opere di carità e alla preghiera rimanendo ciascuna nella propria casa ma in seguito, aumentando di numero, si raggruppano in case vicine, allineate, a forma di quadrilatero, circondate da mura, con una chiesetta al centro e prendono il nome di beghinaggi. I beghinaggi nascono in molte città dell’Europa del Nord ed in minor numero anche nel Sud. L’epicentro di questi raggruppamenti lo troviamo nella diocesi di Liegi. Il numero delle beghine aumenta rapidamente, e ciò anche a causa dello squilibrio demografico causato dalle crociate alle quali parteciparono un gran numero di giovani molti dei quali non fecero più ritorno. Al momento di mag- giore espansione nel secolo XIII si parla di un milione di beghine. Il movimento delle beghine non ha una precisa origine, né un unico regolamento, né una fondatrice e un ordine gerarchico. Pur ispirandosi tutte ai valori del vangelo ogni beghinaggio ha un proprio regolamento, una propria responsabile che chiamano “Grande Dama” secondo lo stile e le metafore dell’amor cortese che vede nella Dama non più un demone, ma una creatura sublime che innalza l’uomo a Dio. Del nome beghine non si conosce l’esatta origine né il significato, sappiamo però che fu anche considerato un termine dispregiativo. Le beghine si conquistarono una loro indipendenza istituzionale resa possibile dall’autonomia economica derivata dal loro lavoro, del quale conservavano i proventi. Vari erano i mestieri che esercitarono: la sbiancatura della lana, filatura e tessitura, manutenzione di abiti liturgici, fabbricazione di candele, cucito, ricamo merletto, agricoltura. Le beghine si consacrano al servizio di Dio senza tuttavia rompere i legami con il mondo e prestando sempre il loro aiuto 10

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Cronache di Cammini n° 4 ai bisognosi. Un ruolo importante delle beghine è l’assistenza ai malati e ai poveri ed accorrono in luoghi colpiti da epidemie prestando il loro prezioso servizio. Nel 1832 il beghinaggio di Gand riceve una medaglia d’oro per la sua dedizione contro il colera. Nei beghinaggi viene altresì data assistenza alimentare agli indigenti mediante le Tavole del Santo Spirito, preludio alle mense per i poveri. Le beghine ricoprono un ruolo importante anche in campo educativo e culturale aprendo scuole gratuite per i poveri. Isabella de Wit con la sua scuola ad Anderlecht, vicino a Bruxelles, è considerata l’iniziatrice dell’insegnamento pubblico gratuito in quella regione. Per le beghine è molto importante la preghiera e nella loro spiritualità vi è una notevole componente di misticismo. Fin dagli inizi del movimento alcune beghine furono pervase da un grande desiderio di accostarsi spesso all’Eucarestia alla quale riservarono sempre un’intensa devozione. La storia ci racconta di beghine che ebbero un grande ruolo nella vita umana e contemplativa. Donne generose, intellettuali, brillanti, di grande cultura sia profana sia teologica, godettero di una fama tanto grande da influenzare celebri teologi del loro tempo. Fra queste Julienne Cornillon (1193-1258) della comunità beghinale curò i lebbrosi nel lazzaretto di Mont Cornillon. Sarà lei a promuovere l’istituzione della festa del Corpus Domini nella diocesi di Liegi, poi estesa a tutta la Chiesa da papa Urbano IV con Bolla Transiturus nel 1264. Marguerite Porete (+1310). Conosce la Bibbia che secondo la notizia di un cronista tradusse in vernacolare. Di lei ci resta una versione in francese del suo libro capolavoro mistico Lo specchio delle anime semplici. Machtild di Magdebourg- (+1282). Al monastero di ragazze di alto rango preferisce una comunità di Beghine. Scrive il trattato La luce fluente delle Divinità. Molti critici pensano che la sua opera abbia ispirato Dante Alighieri per il personaggio di Matelda presentato nel Purgatorio. E l’elenco delle grandi beghine potrebbe continuare. La borghesia e il clero vedono di malocchio queste donne che rifiutano il matrimonio e il convento e si organizzano in gruppi femminili indipendenti. Le beghine hanno idee affini ai begardi, un movimento maschile sorto sulle orme di quello beghinale. Nel 1312 il concilio di Vienna presieduto da papa Clemente V dichiara eretico il movimento beghinale e dei begardi. L’Inquisizione condanna al rogo alcune beghine, e fra queste la stessa Marguerite Porete arsa sul rogo a Parigi nel 1310 insieme al suo libro Lo Specchio. In seguito altri papi intervengono per mitigare le condanne: Giovanni XXII per le beghine del Brabante (Belgio) e Clemente VI per quelle olandesi. Nel secolo XIII erano sorti beghinaggi in quasi tutti i paesi d’Europa e il Belgio ne contava il maggior numero con ben 94, dei quali però ne sono rimasti solo una trentina. Dopo il secolo XVI solo in Belgio rimase una loro presenza considerevole. Nel 1960 in Belgio erano ancora attivi 11 beghinaggi con 600 beghine e nel 2002 le beghine rimaste erano solo sei. L’ultima beghina morì a Gand nel 2008. Ai nostri giorni, i beghinaggi sopravvissuti alle varie distruzioni rimangono imperniati nel tessuto cittadino ospitando residenze universitarie, istituzioni civiche, ordini religiosi. L’Unesco ne ha riconosciuti 13 come Patrimonio dell’Umanità. 11

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Cronache di Cammini n° 4 Il ponte dei pellegrini di Alcina Masetti Il monastero che si trova ad Aubrac, sulla Via Podiense nella regione dell’Aumont, è stato costruito nel XII secolo da un fiammingo, il visconte Adalhard. Egli volle dare alla strada che passa per quel paese una protezione per i pellegrini, poiché quando, durante il suo cammino, fu assalito dai briganti fece voto di costruire un ricovero se avesse avuta salva la vita. Dal monastero, poi, nacque la tradizione che nei giorni di maltempo e soprattutto con la neve, venissero suonate le campane come guida e punto di riferimento per i viandanti. Il suo ponte a Saint – Chely d’Aubrac, che attraversa la Boralde, è classificato dall’Unesco nei beni culturali per il Patrimonio dell’Umanità. Si trova in fondo ad una strada che si chiamava la ‘strada dei tessitori’, la via romana degli Infruts, e diventò il Ponte dei Pellegri- ni. Il ponte è a doppio arco e sul parapetto c’è una croce in pietra del XIV secolo. Nello zoccolo rivolto verso la strada una scultura rappresenta un pellegrino, infatti si nota il mantello e un bastone, ma questo pellegrino sulla strada di Aubrac ha una devozione in più: un grosso rosario. 12

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