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copia gratutita Anno II - numero 6 2 aprile 2009 N.27 SPECIALE POLITICA NASCE IL PDL MA POCHE LE NOVITA’ ATTUALITA’ PONTINIA LA SITUAZIONE DELL’ EX MIRALANZA SEZZE APRE LO SPORTELLO DEL CONSUMATORE CINEMA GRAN TORINO CAPOLAVORO TARGATO EASTWOOD MUSICA LED ZEPPELIN PIETRA MILIARE DEL ROCK SPORT IN RICORDO DI GIOVANNI PARISI E PIERO DI TRAPANO www.onirikaedizioni.it www.myspace.com/mondoreale distribuito da Onirika edizioni quindicinale di informazione ed opinione

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ONIRIKA EDIZIONI PRESENTA Direttore responsabile Simone Di Giulio Vicedirettore Luca Morazzano Caporedattore Alessandro Mattei Redattori Domiziana Tosatti Simona Tranquilli Giuseppe Lestingi Paola Bernasconi Marco Abbenda Marco Fanella Agnese Ciotti Sonia Tondo Maria Cristina Tora Roberto Tartaglia Luisa Belardinelli Responsabile web Alessandra Carconi Grafica e impaginazione e sito internet studio Sketch[idea] Paola Caetani e Marco Martelletta AGN ESE A LESSA N DRO L U CA SIMONA MARCO A. SIMON E PAOLA B. A LESSA N DRA DOMI Z I AN A LUISA S ON I A Stampato presso la “CIVERCHIA arti grafiche” via Pantanaccio 82/B Latina www.myspace.com/mondoreale INFO: mondorealemagazine@gmail.com La redazione di MondoRe@le, sede di Onirika Edizioni, si trova in via Casali IV Tratto snc, 04018 Sezze (LT) Testata registrata presso il Tribunale di Latina il 29 febbraio 2008 RG 128/08 VG Cr.323 Registrazione Stampa N.892 Iscritto al ROC dal 7 marzo 2008 N° iscrizione 17028 ROB ER TO GIUSEPPE MARCO F. M. CRISTINA MARCO M. OGNI FORMA DI COLLABORAZIONE CON ONIRIKA EDIZIONI, SALVO ACCORDI PRESI IN PRECEDENZA, È DA RITENERSI TOTALMENTE GRATUITA PAOLA C. Chiuso in redazione il 31 marzo 2009

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OMMARIO 4 EDITORIALE 6 INCHIESTA A15 DA Colline e pia nure di delizie Di dovuto, c onsentito e decisamen te fuori luogo Numero 27 | 2 aprile 200 9 36 -37 LIBRI I manoscritt i non brucian o 38 - 39 DVD DA I fratelli Coe n a prova di ri sate DA 16 POLITICA A 20 PDL nuovo p artito soliti volti 40 NEWS CULTURA A 42 44 TENDENZE DESIGN Aprile dolce dormire... DA 21 NEWS ATTUALITA ’ A 27 Un corso di formazion e per l’educazi one stradale 28-29 DA VIA COSTA 30 -31 CINEMA DA 45 GIANBASTARDO Gli imposito ri 46 - 47 SPORT Gran Torino capolavoro di Clint Il ricordo di Giov Frasca si ferm anni Parisi a ai quarti all’ Irish Ope n 32 MUSICA A 34 Led Zeppeli n e la sfida di “Carni Alt ernative” 48 CONTROCOPERTINA Ciao Piero...

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EDITORIALE MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 DI DOVUTO, CONSENTITO E DECISAMENTE FUORI LUOGO Simone Di Giulio C redo di averlo chiarito un sacco di volte questo concetto, ma la clamorosa involuzione delle scorse settimane mi impone un’ulteriore riflessione. E poi come si dice repetita iuvant, anche perché probabilmente i personaggi in questione hanno bisogno di leggerle almeno un paio di volte le cose che penso per infilarsele nella testa. Quindi ripeto: accetto critiche su forma e contenuto, quello che scrivo equivale a quello che penso. Padroni assoluti di non accettarlo, di criticarlo, di parlare male di me alle spalle, di dirmelo in faccia. Davvero. Quelle che non accetto sono altre critiche. Non accetto quando si parla male di chi ha deciso di imbarcarsi su questo progetto mettendoci cuore e passione. Non accetto ‘allisciamenti’ vari per farmi cambiare opinione (ottenete l’esatto contrario vi avverto). E non accetto, nella maniera più assoluta, critiche sul metodo. Vi piaccia o non vi piaccia, è questo il mio metodo, lo faccio così il mestiere di giornalista. Sta bene alla redazione del mio giornale, a chi ha deciso di collaborare a questo progetto e sta bene, presumibilmente, a chi ha contattato me per scrivere su altri giornali. E’ me che hanno voluto (pensatela come vi pare tanto la notte ci dormo lo stesso), prendendo di me il buono e il cattivo. Hanno chiamato me, forse consapevoli di quanto sono riuscito a fare in questi 6 anni di professione. Ora. Se decido di scrivere che a Sezze un consigliere di opposizione potrebbe (potrebbe) passare in maggioranza, lo faccio seguendo i miei ragionamenti, giusti o sbagliati che siano, lo propongo al giornale (se non è il mio), il giornale accetta di pubblicarlo e fine della storia. E’ inutile che il giorno dopo questo consigliere mi chiami e cominci a sparare stronzate sulla sua devozione al partito (quale se è lecito chiedere?) e sulla sua correttezza nei confronti degli elettori. Resto della mia idea. Se non ti hanno fatto passare in maggioranza, mio caro, forse è perché alla maggioranza non interessa il tuo enorme bacino di preferenze (160 più o meno) che ti ha permesso di ottenere un posto in consiglio. Tutto qui. Quindi, per favore, risparmiaci discorsi retorici applicati all’arte della politica, in cui tu, in una condizione normale, non saresti in grado nemmeno di pulire i pennelli dopo che sono stati utilizzati. Altra situazione. Gruppo politico (lo chiamo gruppo per non essere offensivo). Avete un occhio nell’individuare problemi che farebbe invidia a Cassandra, state sempre sul pezzo, capite le situazioni politiche in corso e state là pronti a tirare sassate se qualcuno sbaglia. Avete anche un sito in cui le vostre idee trovano il giusto risalto. Da me cosa diamine volete? Sono o non sono padrone di ritenere poco validi i vostri interventi? Avete la pretesa di parlare di tutto, da Obama al Protocollo di Kyoto, passando per l’Astral e la Dondi, fino ad arrivare ai parcheggi e alle buche per strada. Sempre pronti ad attaccare, forti della vostra integrità morale e dei 250 voti che prendete quando vi candidate. Non sono un moralizzatore (lungi da me), ma per farmi la barba la mattina mi ci vuole uno specchio (sarà per questo che non la faccio tutte le mattine), quindi devo necessariamente guardarmi in faccia. Forse voi ve la fate a memoria e per questo motivo avete tutto il mio apprezzamento. Dal profondo. 4

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 COLLINE E PIANURE DI DELIZIE G irare per paesi alla scoperta dei loro angoli caratteristici, dei beni architettonici, delle chiese, dei parchi, delle ricchezze storiche e archeologiche che custodiscono, magari facendo qualche bella passeggiata naturalistica in percorsi organizzati e poi via a rifocillarsi in punti ristoro a base di prodotti tipici enogastronomici. Che bello un simile scenario per gite fuoriporta alla domenica, o per l’intero week end. Che bello poterlo fare a pochi chilometri da casa nostra, imparando a conoscere prima il posto in cui abitiamo e poi i paesi che lo circondano. Purtroppo però nei nostri paesi questo non è possibile tranne che se non ti organizzi con un robusto e soprattutto fantasioso fai da te. Occorre tanta immaginazione infatti per vedere i paesi dei monti lepini e quelli della pianura circostante come mete turistiche affascinanti e non certo perché mancano le potenzialità. In fondo, andando ad analizzare gli ingredienti richiesti per creare un mix di sicura attrattiva, a componenti singoli siamo ben messi, ma quello che manca è il complesso articolato finale. E ciò nonostante che all’intuizione di creare un’offerta sistematica, scoperta dell’acqua calda, in molti ci sono già arrivati da svariati anni. Ma i risultati non si sono mai visti, a fronte di fior di milioni spesi e di fiumi di parole naufragate nell’oceano dei buoni propositi. Di concreto resta però poco, i paladini dei nostri territori e dei frutti delle nostre terre, sono ancora ben saldi in sella, e le produzioni, tipiche, igp, doc e dop, sono sempre più in affanno su un mercato restio ad aprire loro le porte (forse perché nemmeno si bussa). Ciò nonostante le delizie restano ed è giusto decantarle convinti della loro bontà, e del fatto che quelli che non le ha mai assaggiate, non sanno cosa si perdono; senza secondi fini, senza aspirare a premi o finanziamenti di sorta. 6

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 LATINA LA TERRA DEI KIWI di Simona Tranquilli ra i tesori della gastronomia italiana i territori pontini spiccano per la varietà dei prodotti e per la qualità indiscussa dei suoi beni alimentari, invidiati da tutto il mondo. Veri e propri patrimoni della terra che contraddistinguono la nostra provincia sia a livello nazionale che internazionale. Il capoluogo pontino emerge in particolare per il suo “oro verde”: il kiwi, più precisamente la specie botanica Actinidia Deliciosa. La produzione della coltura è, infatti, particolarmente ampia nelle province di Latina e Roma e si tratta di un prodotto che ormai da diversi anni contraddistingue il Comune pontino la cui origine, però, è ben lontana dalla nostra nazione. T Il kiwi, infatti, nasce in Cina più di settecento anni fa ed è arrivato nella nostra penisola nella seconda metà del 1900. La provincia di Latina è stata tra le prime a ospitare impianti specializzati della coltura a partire dagli anni ’70. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli alla specie che hanno consentito un rapido sviluppo del kiwi, consacrando il capoluogo come uno dei poli produttivi più rilevanti del frutto. La specie pontina, inoltre, può fregiarsi del marchio europeo di qualità IGP, iscritto nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette. Per quanto riguarda l’aspetto nutrizionale il kiwi mette d’accordo sia i medici che i consumatori, si tratta, infatti, di un alimento particolarmente amato e soprattutto consigliato per il suo elevato contenuto di vitamina C e la ricchezza di fibra alimentare. Inoltre contribuisce ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue e la sua ricchezza di vitamine lo rende anche un valido prodotto cosmetico naturale. Una vera e propria miniera alimentare insomma che può essere utilizzata in mille modi, per confezionare marmellate, gelatine di frutta, per la preparazione di sciroppi e liquori, ma anche per le classiche guarnizioni di crostate e dolci. 7

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 C e la invidiano in molti. E per il suo profumo e per quel sapore genuino. Il suo colore poi, la sua mollica e quella crosta che sa di forno a legna appena acceso. Ne andiamo tutti orgogliosi della nostra pagnotta, del Pane di Sezze che ci fa contraddistinguere da chiunque altro paese. La sua bontà l’apprezzano tutti, dai cittadini e a chi pensa di appartenere a chissà quale elite. Il pane a Sezze, oltre ad essere un prodotto caratteristico, è la storia della nostra città, la storia che rasenta la leggenda e il mito. La tradizione, infatti, vuole che tutte le famiglie setine impastavano la massa e la pagnotta veniva cotta nei rioni dove c’erano i forni. La panificazione rappresentava anche un importante di Alessandro Mattei elemento distintivo della scala sociale dei setini. C’era, ad esempio, chi aveva il forno in casa e quindi anche la farina, e chi possedeva soltanto quest’ultima e doveva arrangiarsi portando la pagnotta a cuocere. C’era anche chi non aveva né l’uno né l’altra e si guadagnava il pane lavorando nei forni degli altri e per gli altri. Anche se ancora oggi il pane di Sezze conserva le sue straordinarie peculiarità, ci sono campanelli di allarme che non vanno sottovalutati. La qualità dei grani che il nostro territorio una volta offriva sta scomparendo. E questo sta accadendo a causa della chiusura dei mulini locali. I pochi cereali setini stanno per essere miscelati con altri di differente provenienza, inferiori per qualità. C’è il rischio, insomma, che l’originaria bontà sparisca del tutto. Occorrono politiche agricole mirate, volte a preservare uno dei pochi prodotti che ci rendono ancora fieri. SEZZE LA BONTÀ DEL PANE CHE RISCHIA DI SPARIRE LE CROSTATINE DI VISCIOLO. MA OCCHIO ALLE IMITAZIONI di Alessandro Mattei S 8 e le troviamo anche nei Discount vuol dire che la richiesta è alta tanto quanto il rischio di imitazioni. La verità è che le vere crostatine di Sezze, preparate con uova e marmellata di visciole, sono inconfondibili per il sapore dolce e leggermente acidulo caratteristico della marmellata stessa. Ancora oggi la preparazione del tipico dolce setino è nella maggior parte dei casi tradizionale e, a differenza del passato, il dolcetto che crea tanta invidia fuori le mura della città non viene preparato solo in occasione di particolari festività ma sempre, in ogni evenienza e non più in ambito prettamente domestico e familiare. L’apertura di forni artigianali locali e di pasticcerie, infatti, garantisce nel mercato la presenza delle crostatine di Sezze, con tanto di fregatura se non si leggono attentamente le note sulla provenienza del prodotto. Anche per le pastarelle di visciolo però non ci sono mai state in passato politiche di promozione e valorizzazione del nostrano prodotto. Di recente è stato promosso un Convegno sul visciolo ma occorre ben altro per evitare che anche quest’ usanza scompaia dalle tavole dei sezzesi.

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 QUANDO C’ERA L’AGRICOLTURA di Simone Di Giulio C’ era una volta l’agricoltura come motore di sviluppo. La storia dei prodotti tipici e di quelli caratteristici presenti sul territorio pontino potrebbe iniziare così, con Sezze a fare quasi da capostipite rispetto a questa triste realtà creatasi da qualche anno a questa parte. La punta di diamante è il carciofo, che dopo anni di attesa ha ricevuto, nel 2002, il tanto agognato marchio Igp (Identificazione geografica protetta). La tradizione e la cultura radicata nel territorio hanno fortunatamente costretto a valorizzare questo prodotto. Il marchio di qualità ha altresì obbligato a mantenere le coltivazioni praticamente invariate nel corso dei decenni. Da più di trenta anni l’amministrazione e le associazioni locali gli dedicano una sagra, che è ormai entrata nella storia e nel costume territoriale. Ma sfortunatamente altri prodotti caratteristici hanno pagato un prezzo maggiore rispetto al crollo del mondo agricolo e all’industrializzazione forzata. Lattuga, indivia, carciofi, fagioli, cipolle, zucchine e zucche, pomodori, cocomeri e meloni restano gli ortaggi maggiormente coltivati nella piana di Sezze, un tempo definita l’orto della Pianura Pontina. Tiene ancora la lavorazione dei prodotti in loco, ma le leggi del mercato hanno imposto pesanti restrizioni alla capacità dell’agricoltura pontina di essere competitiva. E le amministrazioni fanno poco per mantenere alta la garanzia di qualità dei prodotti, che spesso i coltivatori devono vendere sottocosto per venire incontro alle esigenze del mercato. Occorrerebbe una difesa maggiore di un settore che in questi periodi di crisi fatica a rimanere in piedi. Ma, come troppo spesso succede, alle chiacchiere non corrispondono fatti. 9

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 PRIVERNO VOCAZIONE ALL’ESPORTAZIONE di Giuseppe Lestingi l comprensorio lepino, con i suoi comuni arroccati in piccole colline, offre una vasta ed accurata scelta di prodotti gastronomici locali. Le piccole imprese di prodotti locali sono riuscite a ritagliarsi una piccola fetta di mercato al di fuori dei propri confini esportando le squisite pietanze che il nostro territorio produce. Priverno è un esempio di questa tendenza che affonda le sue radici nella tradizione culinaria, giunta fino ad oggi senza essere scalfita dalla globalizzazione. L’industria che bene si presta a questa esportazione è quella dei carciofi sott’olio e delle mozzarelle di bufala. Al di fuori del nostro territorio sono molto apprezzati e riescono a classificarsi al vertice di concorsi prestigiosi indetti in alcune province d’Italia. La falia, l’incrocio tra pane e pizza, riscuote notevole successo tra i privernesi.. La tradizione la vuole affiancata ai broccoletti e alle salsicce prodotte con la ricetta, per lo più segreta, dei macellai locali. Questo binomio di pane, carne e verdura riesce a soddisfare i palati più esigenti degli abitanti della Cammilla, oltre a quello dei turisti che nei “club del gusto” assaporano gli squisiti piatti apprezzandone i sapori. I piatti serviti a tavola I e nei ristoranti risultano più appettitosi se conditi con l’olio extra vergine d’oliva proveniente dalle colline che circondano l’antica città medievale. L’olio prodotto a Priverno ha una rilevanza mondiale. Gli imprenditori locali fanno affari con paesi del nord e del sud america e non è un caso che a New York sia molto apprezzato. Anche le fettuccine all’uovo, le zuppe di legumi e verdura, l’abbacchio e un tempo le lumache e le rane sono diventate parte della dieta seguita dai privernesi. Questi sapori che ai palati risultano gustosi e “salati” possono essere addolciti dalle ciambelle col vino o dalle ciambelle cresciute ottenuti mescolando acqua con farina, lievito e uva passita con qualche cucchiaio di miele che i privernesi doc conoscono bene.. I piatti gustosi devono essere accompagnati dalla presenza del “nettare degli dei” servito a tavola dentro il fiasco. Chi ha la fortuna di avere un terreno fertile nelle zone di mezz’agosto dove l’uva cresce rigogliosa allora il gioco è fatto. Occhio a non alzare troppo il gomito! 10

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 SERMONETA NEL FEUDO DEI TRA E DOLCI POLENTA Altro prodotto non derivante dalla propria tradizione, ma adottato da secoli, è la polenta. Era il 1503 quando Guglielmo Caetani dopo un lungo esilio a Mantova, fece ritorno a Sermoneta appena avuta notizia della morte di Alessandro VI Borgia, il Papa che gli aveva tolto il feudo con la scomunica e fatto uccidere due fratelli. Guglielmo ritornando al suo paese portò con se il seme del granoturco venuto dall’America e lo seminò sui su fertili territori. La farina del granturco fu usata inizialmente per procurare pietanze ai prigionieri del castello ed in seguito dai poveri e dai pastori come cibo quotidiano. A quei tempi a Sermoneta tra i poveri vi erano molti pastori scesi dai monti dell’alto Lazio e dall’Abruzzo alla ricerca di pascoli più verdi per i loro bestiami. Questi in occasione della festa di Sant’Antonio Abate protettore degli animali domestici, che ricorre il 17 gennaio, scendevano in paese a far benedire i loro animali ed in questa occasione veniva offerto loro e a tutta la popolazione un piatto di polenta condita con carne di maiale e cucinata sulla pubblica piazza. Tale usanza è rimasta negli anni e dal 1977 viene curata dall’associazione Festeggiamenti del Centro Storico che ogni anno organizza a Sermoneta, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, la Sagra della Polenta. CAETANI B uona produttrice di olio, anche se non ai livelli di molti altri paesi Lepini, Sermoneta trova il proprio prodotto tipico e caratterizzante nella ‘ serpetta’, il dolce più antico della cittadina che fu dei Caetani. L’impasto si ottiene con ingredienti molto semplici come zucchero, uova e farina. La caratteristica forma di serpetta fa riferimento allo stemma (formato dall’onda con l’aquila) della famiglia Caetani. Nell’antichità questo dolce rappresentava proprio il particolare dell’onda. Per la particolare consistenza e l’alta percentuale calorica viene prodotto soprattutto nel periodo invernale. 11

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 NORMA LA CASTAGNA ran parte del territorio di media montagna di Norma è coltivata a castagneto. In autunno vengono raccolte una gran quantità di castagne pregiate. In questo periodo, ancora oggi, le case del paese sono illuminate dalla luce dei camini accesi sui quali, le famiglie riunite, cucinano le caldarroste, lentamente e a fuoco diretto, utilizzando le tipiche padelle forate. Per la loro pastosità, le castagne di Norma sono ottime se accompagnate dai vini rossi tipici della zona che ne esaltano il sapore. Un tempo venivano consumate anche secche, come rudimentali caramelle, ma oggi si essiccano principalmente per essere trasformate in farina. La farina di castagne è l’ingrediente fondamentale per il castagnaccio, un dolce arricchito da pinoli e cacao. A Norma le castagne vengono È LA REGINA DEI PRODOTTI CARATTERISTICI G 12 arrostite con una tecnica ed un rito particolare e fatte riposare e stufare sotto le felci. Tradizione alla base della Sagra dedicata al frutto dell’autunno, che torna ormai da decenni e che si svolge ogni ultimo fine settimana di ottobre, richiamando migliaia di visitatori e coinvolgendo l’intera popolazione nella raccolta nelle settimane precedenti. Caratteristiche sono le ‘baracche’ realizzate con rami di olivo, presso le quali i turisti possono assaggiare le caldarroste accompagnate dal locale vino fragolino. Ma non solo anche, anche funghi porcini, che nelle campagne normesi si trovano in quantità. Piatto forte della ristorazione locale, il porcino, che ha un colore variabile dal caffellatte, al bruno sempre più scuro al centro, è considerato il re dei funghi. Spunta nei periodi che vanno da maggio a giugno, o da fine estate al primo autunno, favorito dalle piogge e dalla temperatura calda.

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 I prodotti tipici ci sono, quello che però manca è la capacità di ottimizzarne la produzione per creare intorno a loro un indotto economico che dal mero folclore possa spingersi fino a creare un indotto economico prezioso come l’oro per l’economia di un paese altrimenti ridotta veramente al nocciolo. Questa è la situazione di Maenza e delle sue produzioni tipiche, rinomate fuori i confini del paesello arroccato sulla collina ormai più per sentito dire che non per effettiva rilevanza commerciale. L’origine di essi, è la terra, che da linfa agli alberi di olive e di ciliegie, i due gioielli di Maenza. Entrambi piccoli e tondi però, olive e ciliegie, con i loro derivati, potrebbero senza dubbio venire sfruttati meglio per potenziare l’economia locale creando un sistema valido di commercializzazione che, dalla fase di produzione, a quella di vendita del prodotto finito, oltre ad un introito economico nella vendita, apporterebbe anche una certa mobilitazione lavorativa nel procedimento di produzione. All’atto pratico però la situazione è ben diversa da questa ipotesi. Le piantagioni di ciliegie sono rivolte al lumicino. Di un progetto pilota avviato nel 2002 per il rilancio della coltivazione del ciliegio, si sono perse le tracce e ogni anno, quando è tempo della tradizionale sagra, gli organizzatori devono industriarsi per reperire robusti quantitativi del goloso frutto rosso appetito dai turisti. Analoga ma sottilmente differenziato il capitolo riguardante olive ed olio. Gli alberi non mancano di certo così come i quantitativi di olive stagionalmente macerate nei frantoi sono da capogiro. Il circolo d’indotto però finisce spesso qui. Manca infatti la capacità di mettere a sistema le piccole produzioni proprie a creare una sorta di cooperativa capace di far arrivare anche fondi ed incentivi statali per tali produzioni e soprattutto capace di gestire poi la vendita del prodotto finito, ovvero dell’olio di Maneza. Il pregiato liquido dorato infatti, è tanto famoso e appetito quanto di difficile distribuzione e troppo spesso, sostanziosi quantitativi, restano invenduti nelle cantine dei rispettivi proprietari perché è mancato l’anello di raccordo sul mercato tra venditori e potenziali clienti. MAENZA OLIVE e CILIEGIE di Luca Morazzano PICCOLI, TONDI, PREGIATI E POCO SFRUTTATI: 13

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27 | 2 APRILE 2009 ROCCAGORGA UVA FRAGOLA E OLIO DI OLIVA FESTE, MA SOLO QUELLE di Agnese Ciotti P rodotto tipico e indotto economico rappresentano oggi un connubio essenziale per molti territori. Roccagorga non è tra quei territori fortunati, non perché non possegga prodotti di un certo interesse enogastronomico, ma perché purtroppo è stata gestita da amministrazioni che non hanno riconosciuto in quei prodotti e in quel territorio una risorsa potenziale. Ogni anno viene festeggiata la festa dell’uva fragola. Si degusta il fragolino, si balla il saltarello e si pensa di mangiare uva del posto che in realtà viene acquistata da un normale grossista del settore. Quella che era una bella festa, radicata nella tradizione e nella vita del paese, è andata scemando, come il frutto cui è dedicata. Le coltivazioni sono sempre meno, nessuna iniziativa per degli studi sul prodotto o progetti per la sua lavorazione, né per la tutela. Lo stesso dicasi per l’olio di oliva. Questa è stata una annata straordinaria, eppure molti uliveti sono incolti e abbandonati. C’è stata in passato qualche edizione del premio “L’olio delle colline”, ma come tutte le belle iniziative è durata poco. Nessun premio per quest’anno e nessun progetto di recupero dei terreni incolti per la messa in produzione e magari la richiesta per il marchio Dop. Ma è possibile che Roccagorga secondo la classe politica non abbia nulla da sfruttare e debba continuare ad attingere risorse tra l’altro da opere pubbliche necessarie solo a scempiarne il volto? L’uva fragola e l’olio non sono le uniche particolarità. I dolcetti secchi di un certo forno riscuotono un notevole gradimento, e che dire della tartufaia a S.Erasmo di cui molti ignorano l’esistenza? Orchidee autoctone e ricette gustose per la lavorazione dei prodotti della terra. E’ il prodotto che manca o la ‘fantasia? 14

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 27| 2 APRILE 2009 SABAUDIA LA CULTURA… A TAVOLA di Vito Di Ventura S abaudia, San Felice Circeo e Terracina costituiscono il cosiddetto “triangolo d’oro” per la fertilità della terra in grado di produrre una ricca varietà di prodotti orto frutticoli che per qualità si sono, da tempo, imposti sul mercato europeo. Tra i vari prodotti, particolare menzione spetta allo zucchino locale che ha ottenuto di fatto il marchio IGP, Indicazione Geografica Protetta, che ne testimonia il legame con il territorio, il suo clima e, in generale, le sue caratteristiche morfologiche. Tale legame, però va inteso non solo in termini geografici, ma, soprattutto, in termini culturali, in quanto affonda le sue radici nella tradizione del territorio. Ecco che allora parlare di carote, sedani, cocomeri, melanzane, pomodori, lattughe e insalate va ben oltre il valore oggettivo, il loro sapore, per assumerne uno più profondo e significativo, che parla di noi e ci identifica attraverso ciò che la “cucina” esprime e tramanda, cioè la cultura di un popolo nelle sue abitudini di vita quotidiana. In tale contesto, le cooperative presenti a Sabaudia, rappresentano quindi una realtà imprenditoriale e produttiva di grande importanza, non soltanto per il loro fatturato o per posti di lavoro, certamente significativi, ma, soprattutto, in quanto ambasciatrici delle tradizioni e della cultura nostrana che attraverso la buona tavola sviluppano turismo e quest’ultimo, in sintonia con i prodotti, non può che essere di qualità. Sempre parlando di carote, sedani, cocomeri, melanzane, pomodori, lattughe e insalate, possiamo dare un consiglio a tutte le donne, utilizzandoli possono ricavarne benefici per il viso, per la cellulite, per la circolazione, per la ritenzione idrica e tante altre problematiche del corpo. 15

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