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copia gratutita Anno II - numero 8 2 maggio 2009 N.29 POLITICA SABAUDIA PREPARATIVI IN VISTA DEL VOTO LUCCI SI PRENDE IL PDL ATTUALITA’ LATINA TUTTO PRONTO PER L’ARRIVO DEGLI ALPINI CINEMA NON CONVINCE IL CHE DI SODENBERGH MUSICA NIRVANA UN CAPOLAVORO DI NOME NEVERMIND LEGITTIMO BRIGANTAGGIO ARRIVA IL NUOVO DISCO SPORT LA SAMAGOR DICE ADDIO AL TORNEO PROMOZIONE. RISCHIANO SEZZE E TERRACINA www.onirikaedizioni.it www.myspace.com/mondoreale distribuito da Onirika edizioni quindicinale di informazione ed opinione

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MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 ONIRIKA EDIZIONI PRESENTA Direttore responsabile Simone Di Giulio Vicedirettore Luca Morazzano Caporedattore Alessandro Mattei Redattori Domiziana Tosatti Simona Tranquilli Giuseppe Lestingi Paola Bernasconi Marco Abbenda Marco Fanella Agnese Ciotti Sonia Armida Tondo Maria Cristina Tora Roberto Tartaglia Luisa Belardinelli Responsabile web Alessandra Carconi Grafica e impaginazione e sito internet studio Sketch[idea] Paola Caetani e Marco Martelletta AGN ESE A LESSA N DRO L U CA SIMONA MARCO A. SIMON E PAOLA B. A LESSA N DRA DOMI Z I AN A LUISA S ON I A A RMIDA Stampato presso la “CIVERCHIA arti grafiche” via Pantanaccio 82/B Latina www.myspace.com/mondoreale INFO: mondorealemagazine@gmail.com La redazione di MondoRe@le, sede di Onirika Edizioni, si trova in via Casali IV Tratto snc, 04018 Sezze (LT) Testata registrata presso il Tribunale di Latina il 29 febbraio 2008 RG 128/08 VG Cr.323 Registrazione Stampa N.892 Iscritto al ROC dal 7 marzo 2008 N° iscrizione 17028 ROB ER TO GIUSEPPE MARCO F. M. CRISTINA MARCO M. OGNI FORMA DI COLLABORAZIONE CON ONIRIKA EDIZIONI, SALVO ACCORDI PRESI IN PRECEDENZA, È DA RITENERSI TOTALMENTE GRATUITA PAOLA C. Chiuso in redazione il 29 aprile 2009

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OMMARIO 36 - 37 CINEMA 4 EDITORIALE 6 INCHIESTA A18 DA Vecchi marp ioni e nuove leve. Preferisco, m io malgrado , i primi Non convinc e il ‘CHE’ di Sodenberg h Numero 29 | 2 maggio 2 009 38 - 39 MUSICA EX sindaci, v iaggio nelle ammin istrazioni che furono NIRVANA Un capolavo ro di nome Nevermind 40 - 41 LIBRI 20-21 DA VIA COSTA Le più recen ti iniziative dell’amminis trazione MALAUSSÈN E: Professione Capo espiato rio NEW 42 - 44 CULTS URA DA 22 A 25 POLITICA Sabaudia, Lu cci si prende il P DL Maenza, la C acciotti unisce la sin istra 45 TENDENZE DESIGN Speciale Fest a della mam ma 46 NEWS SPORT 47 FUMETTI CO.DI.CI. in p ia Gianbastard o ne “la crea tura” DA 26 NEWS A A 34 TTUALITA ’ 48 CONTROCOPERTINA zza

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EDITORIALE MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 VECCHI MARPIONI E NUOVE LEVE. PREFERISCO, MIO MALGRADO, I PRIMI iulio Simone Di G I n una condizione normale starei qui a difendere la mia generazione come fecero Roger Daltrey e Pete Townshend oltre quaranta anni fa quando facevano scintille negli Who. In una condizione normale giustificherei alcuni atteggiamenti da parte dei cosiddetti ‘rivoluzionari’ al cospetto di bacchettoni che non fanno altro che criticare e rivendicare a forza di motti del tipo “quando le cose funzionavano davvero”. In una condizione normale, ma questa non è più una condizione normale. Nel tema di italiano agli esami di maturità arrivai persino a concepire una frase del genere: “La società ha bisogno di figli, non di padri” (la mia avversione totale a svolgere elaborati in cui sapevo di poter prendere la sufficienza). In commissione quella frase non la capì nessuno, tanto che il primo voto del tema fu un allucinante ‘NG’. Poi all’orale cercai di arrampicarmi sugli specchi per spiegarla e strappai un 6 poco convinto da parte di quei professori bacchettoni appartenenti ad un sistema che ero convinto di poter cambiare. A distanza di anni ho sempre cercato di difendere questo assunto, forse per un sentimentalismo e una fiducia che mi porto dietro da quando sono piccolo. Ho sempre cercato di giustificare eccessi dettati dalla passione, dalla giovane età, dall’inesperienza. Ma adesso questa idea dentro di me sta radicalmente mutando. Rileggendo, mentre si impaginava il numero 29, le interviste ai vecchi sindaci (ai sindaci emeriti come ha suggerito Antonio Maurizi), ho trovato idee, spesso non realizzate o realizzate parzialmente. Ma idee, dati concreti, progetti di sviluppo. Sia chiaro: ognuno di noi ha pregi e difetti. Quindi non sto elogiando le vecchie leve e bistrattando le nuove. Ma il dubbio mi viene. Leggendo i programmi elettorali del ventunesimo secolo si scoprono iniziative senza capo né coda, si leggono promesse irrealizzabili. I vecchi amministratori forse erano un po’ più realistici e se questi territori sono cresciuti in parte lo dobbiamo al loro operato. La delusione poi arriva quando il salto generazionale si materializza sotto le forme attuali. Che manca una classe politica e amministrativa valida e competente l’ho scritto anche sui kleenex. Che questa classe ogni giorno che passa conferma la mia tesi lo lascio giudicare ad altri, anche se mantengo ferma la mia convinzione. Io guardo con rispetto le generazioni passate, non approvo in pieno le loro scelte, ma li rispetto. Per i giovani finora, invece, ho mandato sempre avanti il cuore e tenuto in disparte la ragione. Oggi, a distanza di anni, devo ammettere che sbagliavo. Le ultime esperienze maturate mi hanno fatto rivedere le mie tesi. Sinceramente faccio fatica a capire i ragionamenti dei trentenni, sempre sul chi va là per la paura di perdere chissà cosa a favore di chissà chi. Ancora meno mi riconosco nei ventenni, a cui forse le onde elettromagnetiche dei cellulari hanno spento quel minimo di materia grigia ancora funzionante, alla faccia di tutti gli scienziati che dicono che non fanno male. Resto basito di fronte alle prese di posizione di un pubblico amministratore che passa metà giornata in consiglio e metà in cantiere (hai un buon lavoro, chi te l’ha fatto fare di candidarti e poi non prenderti le responsabilità del caso?). Resto basito di fronte ai consigli dei giovani che fanno strategie che li tengono fermi un anno e mezzo senza fare nulla. Anzi no. Un anno e mezzo in cui è stato organizzato un torneo di PlayStation. Boh. Forse sono io che invecchio precocemente. 4

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AMICI DI MONDO RE@LE La redazione di Mondo Re@le ha deciso di dedicare questo angolo al materiale (poesie, disegni, ecc...) recapitate al giornale. Per contattare la redazione di Mondo Re@le, per informazioni o inserzioni pubblicitarie: e-mail: mondorealemagazine@gmail.com Tel. 339.49.66.093 www.mysp ac www.mysp e.com/Gloryficus ace.com/m www.mysp alapeggio ace www.mysp .com/regnodeimon di ace.com/m arcoabben www.mysp da ace.com/b www.mysp banio ace.com/s imonedigiu www.mysp lio ace.co www.marc m/lumor_space oabbenda .com i nostri spa zi... l’angolo dei lettori poesie NEBBIA Luci soffuse, confuse in una sera piovosa, pioggia a tratti torrenziale. Si scorge appena la strada, il rumore sordo delle auto. Ombrelli a nascondere i passanti lesti verso casa. Un copioso rigagno segno di un giornata senza sole. Ma è pure il tempo che fa pensare e riflettere. E’ la tristezza che accompagna le nostre intimità nella nebbia di ciò che è dentro, è ora il capire. Ed il desiderio di bagnarsi in quell’acqua liberatoria; correre ed alzare lo sguardo con le braccia verso l’alto, zuppi a chiedere venia per implorare giustizia di un passato amaro. Vediamo il nostro film dai vetri appannati della finestra. Poi chiosare il pensiero unico e disegnare un cuore. Finalmente un momento di felicità. LeoneC 5

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 EX SINDACI, VIAGGIO NELLE AMMINISTRAZIONI CHE FURONO La memoria storica, riferita soprattutto alla politica, è spesso fondamentale per cogliere le dinamiche e capire i passaggi che hanno portato ad un determinato stato di cose. Proprio per questo motivo in questo numero abbiamo voluto ripercorrere per tappe la storia dei maggiori Comuni pontini. E abbiamo deciso di farlo attraverso le testimonianze dirette dei primi cittadini che nel corso dei decenni hanno caratterizzato la crescita di questi Comuni. Attraverso le loro parole abbiamo tentato, si spera con successo, di spiegare l’evoluzione di questo territorio. La nostra panoramica parte addirittura dal 1975, quando sicuramente politica ed amministrazione avevano connotati differenti rispetto ai tempi odierni. Tantissime cose sono cambiate da allora. A partire dal modo di votare, che nel corso di un trentennio ha mutato radicalmente proprio il concetto di fiducia degli elettori nei confronti degli amministratori. Prima si votavano i simboli, dal 1994 i primi cittadini che si confrontavano con l’elettorato ci hanno dovuto mettere la faccia. In mezzo tante cose, a cominciare da Tangentopoli, periodo fondamentale per il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, che da una parte ha cambiato i valori di fiducia, ma dall’altra ha aumentato esponenzialmente le responsabilità di chi accettava incarichi. Nella nostra inchiesta abbiamo cercato di rendere il tutto meno ‘politico’ possibile, mettendo i personaggi ed i loro sogni di città di fronte a tutto il resto. Speriamo di esserci riusciti con la testimonianza diretta dei sindaci. Siamo partiti da un presupposto preso in prestito da uno dei più grandi giornalisti italiani, Indro Montanelli, che soleva dire: “Non si può conoscere il proprio presente se non si ha ben chiaro il proprio passato”. 6

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 LATINA di Luisa Belardinelli AJMONE FINESTRA SINDACO DAL 1993 AL 2003 “I o ho quel che ho donato” è con questo pensiero ‘d’annunziano’ che Ajmone Finestra, ex combattente di Salò, ex senatore dell’Msi ed ex sindaco di Latina riassume il nostro incontro, volto soprattutto a conoscere il suo pensiero politico di oggi per rapportarlo a quello di ieri. Un uomo, Finestra, che la storia l’ha vissuta veramente e che, istintivamente e con passione, la scrive con orgoglio giorno dopo giorno. questo trovò un vizio di forma.. Ed ancora oggi non mi spiego questo maledetto “vizio” da dove è scaturito. Diciamo che il nostro piano avrebbe procurato non pochi fastidi. Vado fiero del fatto che scontrandomi non poco con chi si opponeva al progetto, mi sono adoperato a mettere le basi per la realizzazione del Polo Universitario pontino. Una bella battaglia Si nota un forte legame con i giovani, con le nuove generazioni. Cosa serve alla città per crescere? “I ragazzi vogliono un ancoraggio sicuro nei valori. Tutti i giovani che hanno aderito alla Repubblica Sociale Italiana, ad esempio, lo hanno fatto per gli ideali, per l’onore, non hanno voluto rinnegare nulla. Oggi per crescere bisogna quindi svecchiare la politica, servono coraggio e cultura. Una formazione politica, anche nuova, deve avere dei punti di riferimento, degli agganci con la storia, altrimenti è condannata a non avere un avvenire tra le nuove generazioni. Pareri fermi e decisi, forse troppo diplomatici. Un uomo tutto d’un pezzo, con la risposta sempre pronta anche quando, con un po’ di malizia, si cerca di rivolgergli l’ultima domanda, apparentemente semplice, ma che avrebbe potuto scaturire forti polemiche. Si legge in passate dichiarazioni la forte critica mossa al centrodestra in merito alla scelta dei candidati giusti. Era un problema dei suoi tempi o è ancora un problema attuale? “Sia in passato che oggi prevale l’interesse del singolo e non della collettività. Se parliamo della situazione nazionale, le sembra giusto e democratico che io non possa votare la figura politica che più mi rappresenta? Io lo trovo aberrante questo sistema. Aspetto con ansia il Referendum sulla legge elettorale. E’ l’unica cosa a cui veramente sono interessato ora”. “Non bisogna ne rinnegare, ne restaurare. Ultimamente si è tentato di rinnegare un po’ tutto, come a volte accade a destra, e questo è sbagliato”. E’ così, in modo un po’ malinconico, che Finestra esordisce alla prima domanda su cosa è cambiato oggi rispetto al modo di fare politica. “Io sono sempre rimasto fermo sui miei ideali. Sono stato votato non solo perché fascista, ma soprattutto perché ho sempre sostenuto i valori nazionali e sociali. Ho ottenuto consensi anche da gente non di destra. Oggi è diverso, gli ideali sono tutti legati ai soldi, al potere esclusivamente economico. Una volta invece si moriva per gli ideali, si scendeva nelle piazze, si lottava. La passione politica era nell’aria”. C’è una cosa di cui va particolarmente fiero e una che lo rammarica dei suoi mandati? “Ho sempre fatto politica per non far dimenticare le radici storiche di Latina. Dopo quasi 50 anni di egemonia democristiana, Latina è stato il primo grande Comune d’Italia ad avere un sindaco di destra. Dopo anni di emarginazione, improvvisamente una grande città aveva riconfermato la sua identità, i suoi valori, le sue radici. Questa è stata la mia prima soddisfazione”. Ma la sua carriera da sindaco non è stata così semplice “Quando ho iniziato mi sono trovato ad affrontare una situazione economica di vera e propria crisi. Ho cercato di incrementare i controlli sull’evasione fiscale, prima vera piaga di Latina. Abbiamo tentato di ridare una spolverata al piano regolatore, affidando la guida dell’ambizioso progetto di ‘sviluppo ordinato’ al dott. Cervellati, senza purtroppo ottenere risultati positivi. Presentato al TAR, 7

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 stato sindaco quando la politica era veramente un’altra cosa. Quando i partiti erano scuole di esperienza e luogo di confronto. Allora non ci si improvvisava politici, e non esistevano i politicanti e le mezze calzette. Antonio Maurizi sindaco di Sezze dal 1991 al 1994 per il Psi ricorda quei tempi con nostalgia. Quindici anni fa la città era diversa, vi erano altri problemi, ma anche questioni e progetti tutt’ora attuali. Il primo sindaco dopo il crollo del Pci si racconta auspicando un ritorno «al saper fare» ma soprattutto «al fare sapere». E’ ANTONIO MAURIZI SINDACO DAL 1991 AL 1994 di Alessandro Mattei SEZZE errori commessi, invece, mi assumo la responsabilità di essere stato tra coloro che dopo i risultati del ‘90 non capirono di avviare un ragionamento a sinistra tra Psi e Pci». E la Dondi? «La Dondi non è stata un errore. Ma è stato un fallimento la gestione della Concessionaria e la politica è stata incapace di controllare». Cosa ha cercato di cambiare e invece ancora oggi non si realizza? «Un problema sociale. Mi riferisco alla realizzazione della Rsa. Già allora mancava una struttura pubblica e ci inserimmo in un finanziamento regionale di 6 miliardi di lire, ottenendolo. Nostro malgrado oggi ancora non siamo in grado di realizzarla». Cosa consiglia al sindaco Campoli? «Campoli ha maturato una grande esperienza politica quando il partito era ancora partito. Non penso che abbia bisogno di consigli. Credo però che occorre solo concretizzare alcuni dei punti essenziali del programma: il depuratore e il Prg». Come è cambiata la città? «Stiamo parlando di 15 anni fa. Ci sono stati tantissimi cambiamenti, sia sotto l’aspetto politico che sociale. La trasformazione dei partiti legati a tangentopoli ha avuto anche a Sezze delle ripercussioni. Fino a quegli anni si registrava la presenza di 4/5 gruppi politici. All’epoca il consiglio era composto da 30 consiglieri. Oggi siamo in 20 ma con 400 aspiranti consiglieri alla volta. In quegli anni poi è iniziato il fenomeno immigrazione, che debbo dire la città ha saputo ben affrontare. Fatto salvi alcuni episodi di intolleranza». E’ cambiato anche il modo di fare politica? C’è disinteresse? «Non c’è dubbio. Basti pensare alla funzione delle sedi dei partiti politici setini. C’era una attività politica che faceva breccia. Il Partito era un luogo dove si programmava il futuro del paese. Chi fa politica oggi lo fa per interessi personali e i giovani li vedo sempre più assenti». L’errore che ha commesso? E quale l’intuizione più azzeccata? «Inizierei dall’intuizione, ossia dall’idea di realizzazione il parcheggio interrato al Monumento. Un parcheggio a livello che avrebbe assunto la classica figura architettonica di una piazza. Quella è stata una grossa intuizione ma non è stata presentata in maniera corretta. Oggi i nemici più acerrimi del ‘91 mi danno ragione. Esiste ancora il problema dei parcheggi. Tra agli 8

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 SEZZE di Simone Di Giulio GIANCARLO SIDDERA SINDACO DAL 1994 AL 2003 a giunta guidata da Giancarlo Siddera si insediò nel novembre del 1994. Per la prima volta erano i cittadini a scegliere direttamente il sindaco e Siddera si impose al primo turno, raccogliendo i consensi dagli elettori che uscivano da un periodo difficile per la politica setina, con Tangentopoli che ridimensionò alcuni importanti partiti e con il periodo burrascoso che portò al commissariamento di Fausto De Angelis, che solo da qualche mese, per questioni di equilibrio, aveva preso il posto di Antonio Maurizi sulla poltrona di sindaco. di un’alleanza tra il Pds ed il partito Popolare. Ci trovammo ad affrontare una dimensione del tutto nuova e fummo costretti a costruire sia sul lato prettamente amministrativo che politico”. Quattro anni più tardi quelle difficoltà emersero più nettamente nella tornata elettorale della fiducia al governo Siddera. Per la prima volta il blocco comunista di Sezze pagò la situazione di stasi in cui si era trovata nel corso dei decenni precedenti: “Avemmo – ammette Siddera – serie difficoltà a parlare con il nostro elettorato. Andammo al ballottaggio contro Luigi Ottaviani, avversario degnissimo, e ci imponemmo anche grazie alla forte rappresentanza civica, che in quel periodo cominciò a pesare in termini di voti. Da quel momento cominciò una fase che si potrebbe definire di stabilizzazione, nella quale cominciammo a porre le basi per il futuro, cercando di migliorare la qualità dei servizi da offrire ai cittadini, soprattutto in riferimento alla raccolta differenziata dei rifiuti e alla realizzazione della società municipalizzata di Sezze. Un occhio di riguardo – prosegue l’ex primo cittadino – cercammo di averlo nei confronti dei quartieri periferici. Inoltre creammo la nuova caserma dei Carabinieri, proprio a testimonianza della necessità di sviluppare nuovi servizi”. Nessun rammarico per Siddera nella sua esperienza da sindaco, proprio in virtù delle difficoltà riscontrate da quella classe dirigente in quel determinato periodo storico: “Aprimmo e ci dovemmo confrontare – conclude Siddera – con alcune problematiche che fino ad allora non erano state affrontate, come il Piano Regolatore Generale, una delle mie grandi soddisfazioni da sindaco, che ci permise di cominciare a dare un volto nuovo alla città e che, anche se alla fine non si riuscì a realizzare, pose le basi per le future amministrazioni, che spero presto lo metteranno in atto”. L “Era un periodo difficile – spiega Siddera – in cui ci trovammo subito a fare fronte a tante attese da parte dei cittadini. Le nuove leggi imponevano una separazione netta tra politica e gestione della cosa pubblica. All’inizio – confessa l’ex primo cittadino – la situazione in maggioranza fu abbastanza complicata, considerato che per la prima volta in provincia di Latina il governo era davvero di centrosinistra, frutto 9

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 Q uando con la redazione abbiamo deciso di fare l’intervista a chi potesse darci una visione personale dello stato delle città, che andranno alle urne a giugno, il tema deciso era: lo stato della città di ieri, di oggi e di domani, per quanto riguarda la città del Parco non ho avuto dubbi sulla persona da contattare Salvatore Schintu, che è stato primo cittadino nella passata amministrazione. Salvatore Schintu nasce nel Movimento Sociale e dopo Fiuggi, conferma la sua fedeltà ad Alleanza Nazionale, ora responsabile del raggruppamento Nuova Area per il Pdl di Sabaudia, con l’adesione di: Antonio Nania, Saverio Minervini, Giuseppe Venditti, Enzo Cestra e Stefano Reggi. SALVATORE SCHINTU SINDACO DAL 2002 AL 2007 di Armida Tondo SABAUDIA D ott. Schintu innanzitutto volevo ringraziarla a nome della redazione per la disponibilità e il tempo concessoci. Lei, è stato Sindaco di Sabaudia e pertanto c’interessa sapere la sua opinione su com’era la città durante il suo mandato da Sindaco “Rispondo per immagini: pensiamo a parchi e giardini ordinati e puliti, pensiamo alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico sul tetto del comune, ai risultati ottenuti nella raccolta differenziata. Ripensiamo ai Racconti di Sabaudia, ai Corti di Sabaudia, a Notte Mediterranea, alle due edizioni della corsa di ciclismo Tirreno-Adriatico o ai Mondiali di Boxe. Pensiamo ai trend in crescita del turismo, alle promozioni in agricoltura, al recupero d’aree degradate, alla realizzazione di opere pubbliche. Ricordiamo i successi nel recupero dell’enorme deficit di bilancio ereditato (oltre undici miliardi di vecchie lire) e nella positiva gestione del patrimonio comunale. Pensiamo alla storica vittoria che ha sancito l’insussistenza degli usi civici nel nostro territorio; pensiamo al riconoscimento della nostra proprietà sui tumuleti di Paola e sulle terre di Molella e Palazzo”. Quali sono le sue constatazioni sullo stato attuale di Sabaudia? “Sabaudia è diventata una città grigia, sporca, una città ove le lotte tra le fazioni all’interno della maggioranza stanno svilendo un’intera comunità e vanificando anni di sacrifici. Può una città turistica presentare tronchi di palme ormai morte ad ornamento dei viali o cumuli di residui vegetali nella bellissima Piazza Roma? Può una città turistica taglieggiare i turisti con parcheggi a pagamento svincolati da qualunque logica di servizi prestati?”. Cosa vorrebbe e farebbe per il futuro di Sabaudia? “Accenniamo a cinque temi particolarmente rilevanti: partendo dal binomio Turismo-Sport occorrerà programmare un massiccio investimento in infrastrutture per ottimizzare tra ottobre ed aprile l’uso delle strutture alberghiere. Ci riferiamo alla realizzazione di una piscina coperta, ad una pista d’atletica leggera, ad un nuova struttura coperta per gli sport indoor. La presenza di tali strutture può favorire il turismo sportivo di bassa stagione, creando centinaia di posti di lavoro, grazie al nostro eccezionale clima, adatto ad ospitare team plurispecialistici. Sarà sviluppata l’edilizia residenziale pubblica, adeguando l’offerta d’unità abitative alla domanda di giovani coppie e militari. Sarà incentivata la formazione di cooperative di giovani per favorire l’occupazione nel terzo settore. Vi sarà uno straordinario sforzo dell’amministrazione comunale e dei suoi uffici per rilanciare il tema della trasparenza e della correttezza amministrativa quale antidoto verso ogni tentativo di infiltrazioni malavitose. Saranno promossi incentivi per agricoltura, commercio ed artigianato, a favore quindi del tessuto produttivo della città.”. 10

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 NORMA di Domiziana Tosatti MARIO CASSONI SINDACO DAL 1985 AL 2004 C lasse 1952, Mario Cassoni fu dapprima nominato assessore ai lavori pubblici nel 1980 e poi sindaco nel 1985. Ha governato per quattro mandati, fino al 2004, perseguendo il progetto di un paese all’avanguardia, all’interno di una logica di un nuovo sviluppo economico e turistico comprensoriale. Forgiato politicamente nelle sezioni del Pci, è stato sempre eletto con liste ‘unitarie’, dove la sinistra era al fianco di forza civili e sociali. C ome è cambiato il paese e quali le emergenze affrontate sin da subito? Quando siamo arrivati al governo il paese era alla deriva. Abbiamo lavorato sull’emergenza assoluta dei servizi essenziali, quali l’acqua potabile, i rifiuti buttati a cielo aperto per mancanza di cassonetti, l’assetto viario urbano ed extraurbano, la pubblica illuminazione. C’era poi l’emergenza sociale delle scuole, con un istituto dell’infanzia statale iniziato da anni e mai completato. Abbiamo poi dato un assetto tecnico al Comune che non c’era, pur essendo fondamentale per la progettazione del paese. Siamo stata la prima amministrazione a risolvere l’emergenza abitativa, procedendo ad una sanatoria e alla dotazione del primo Prg, ma anche costruendo, in tutto il quarto di secolo al governo 60 alloggi di edilizia popolare. Come replica a chi lo ha sempre considerato il sindaco delle opere pubbliche e null’altro? Le nostre opere erano necessarie, ma anche all’avanguardia rispetto alle zone limitrofe. Basti pensare che nel 1990 abbiamo inaugurato uno dei centri anziani più grandi e ben strutturati della Regione Lazio. E questa, per esempio, non è un’opera fine a se stessa. Intorno al centro anziani abbiamo costruito una rete di servizi sociali che all’epoca ci costava circa 300milioni. Lo sbaglio più grande e l’idea programmatica di maggiore spessore? Lo sbaglio sta nella scelta delle persone cui è stato affidato il compito della continuità. Di intuizioni ne abbiamo avute molte. Quelle di maggior rilievo sono stati, da un lato, l’avvio degli scavi nel sito archeologico, dall’altra la realizzazione di strutture importanti per il turismo, quali l’albergo, le piscine o il campo di terza generazione. Dopo le emergenze, le sue giunte si sono contraddistinte per la ricchezza delle opere pubbliche. Ho avuto la fortuna di lavorare con giunte in grado di programmare, progettare ed intercettare finanziamenti pubblici. Quello che ha contraddistinto i nostri anni di governo è stata la capacità di una seria programmazione e l’abilità di realizzare opere a totale carico di Stato e Regione, senza mai alzare le tasse. Il risultato è stato che nel 2004 il nostro Comune era tra i più ricchi della Provincia in opere ed infrastrutture. 11

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INCHIESTA ario Ronci è nato il 10/04/1946 ed è stato sindaco di Priverno dal 1976 al 1980 con una giunta di sinistra composta da Pci Psi Pri Psdi. Come tutti i sindaci che ebbero a governare a ridosso degli anni ottanta, nel suo mandato visse il passaggio di realtà dei vari paesi a cavallo tra la crisi degli anni settanta e il boom economico degli anni ottanta. Sono passati quasi trenta anni dalla fine della legislatura che ha visto Renzi governare come sindaco di una Priverno ben diversa, se non altra per distanza temporale, da quella di oggi: Era una Priverno che veniva da una fase di amministrazione importante soprattutto perché riportò ad un’epoca di giunte coese e capaci di lasciare il segno. Fino al 1970 in consiglio si era vissuta una situazione molto litigiosa e poco produttiva. Nel 1970 addirittura ci furono sette sindaci in pochi mesi. Come mio predecessore, dal ‘71 al ’75, il sindaco Ernesto Pucci fece un ottimo lavoro. Con quella la mia legislatura fu un tutt’uno all’insegna di un programma decennale. C’era da avviare un lavoro di recupero di credibilità. Vennero effettuati interventi importanti nel settore dei servizi pubblici, dell’urbanistica e nel settore scuola. Il nostro merito fu quello di riuscire a sfruttare le risorse a disposizione. Io fui solo il coordinatore di un ottimo gruppo. Per il settore urbanistico realizzammo due interi quartieri di case cooperative e privati come Osteria dei Pignatari e a Ceriara per oltre cento alloggi in un area che vanta un totale di 1500 abitanti. Realizzammo il primo piano di recupero centro storico a Santa Chiara con il recupero di tutto il quartiere e la realizzazione degli alloggi IACP, gli attuali ATER. Trenta anni dopo pare che ne siano passati più di cento per quanto sono distanti gli anni ottanta agli anni che viviamo oggi: Gli ultimi anni sono appartenuti ad una fase molto particolare e delicata a livello nazionale e Priverno non è stata esente. Ci sono state fasi di stanca generale, ma il rimprovero che muovo agli attuali governanti è quello di non aver saputo dare nuovi input e nuovi stimoli. A mio modo di vedere Priverno oggi è una città a encefalogramma piatto. Manca il dialogo dei politici con i cittadini e con le forze sociali del paese. Manca la necessaria partecipazione della gente e la città arretra proprio per questo. In questo modo è difficile individuare le priorità. Ci sono stati per lo più tanti interventi estetici ma i veri nodi restano tutti. I MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 M MARIO RONCI SINDACO DAL 1976 AL 1980 di Luca Morazzano PRIVERNO lavori di Palazzo Zaccaleoni sono fermi e con loro tanti altri cantieri. Il consiglio comunale ha perso di vista il suo ruolo. La mia critica è anche all’opposizione. Sono lontani dalla gente e un’amministrazione che parla alla pancia più che al cuore e alla testa della gente non può riuscire a svolgere in toto il suo compito. Negli ultimi anni sono stati perse battaglie importanti e sono stati chiusi uffici importanti che rappresentavano un sevizio importante per i cittadini; su tutti l’ospedale Regina Elena. Dovendo esprimere una direzione verso cui lavorare per il futuro, qual è l’indirizzo proposto da Ronci: In una città come Priverno ci sarebbero potenzialità ed occasioni da sfruttare per giocare un ruolo cruciale nella società di oggi. Nel corso degli anni sono state fatte tante cose come la realizzazione dei musei e la valorizzazione dei monumenti. Allo stesso modo però Priverno ha perso l’occasione di essere protagonista. Bisogna recuperare il dialogo con le altre realtà vicine a noi. Con una scala di riferimento territoriale più ampia infatti si riuscirebbe ad avere più facoltà contrattuale in un mercato allettante come quello del turismo. Penso ad un pacchetto integrato turisti attratti dalle bellezze di Priverno ma anche dai paesi limitrofi Le potenzialità per farlo ci sono tutte specialmente alla luce dell’ultimo rinnovamento del piano strade con l’apertura della Frosinone-mare e della nuova 156. 12

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 PRIVERNO di Luca Morazzano MARIO RENZI SINDACO DAL 1985 AL 1990 E DAL 1994 AL 2003 M ario Renzi è nato il 26-02-1951 e all’età di quarantaquattro anni è stato eletto sindaco di Priverno per ben tre volte. La prima, con una maggioranza composta da PCI e PRI rimanendo in carica dal 1985 al 1990; la seconda e la terza, continuativamente dal 1994 al 2003 con una giunta di centro sinistra che gli ha permesso la rielezione per i due mandati consecutivi permessi dalla legge italiana dopo la riforma. venne avviato il recupero del Borgo di Fossanova, e del cinema-teatro Reali. Purtroppo Priverno ha pagato un pesante dazio dal 90 al 93 con tanto di scandalo tangenti che portò lo scioglimento del consiglio. Negli ultimi anni Priverno ha cambiato orientamento politico e il sindaco Macci al secondo mandato ha visto la sua maggioranza addirittura rafforzata. Mario Renzi, da sindaco uscente come legge il presente del suo paese? Nella Priverno attuale vedo degli aspetti positivi ma anche tanti altri negativi. Mi fa piacere vedere approvato il piano regolatore che noi allestimmo oltre dieci anni addietro, ma vedere le modifiche apportate mi porta a dire che ne è stato forse frainteso il senso. C’è voluto troppo tempo per l’approvazione e lo sbaglio dell’attuale sindaco è quello di non essersi affidato alla consulenza di tecnici specializzati che avrebbero potuto prevedere alcune difficoltà palesi. Priverno oggi è bloccata. Sul piano traffico sono stati persi cinque anni per fare approvare pochi certificati. Sulle opere più sostanziose poi, i lavori sono bloccati e mi riferisco a San Giorgio sulle mura, o a Via Volpe il cui piano di recupero è bloccato da due anni. Quali potrebbero essere gli indirizzamenti da seguire per impostare un futuro produttivo che possa porre una Priverno capace di sfruttare le proprie potenzialità? Prima di tutto penso che la politica deva cambiare atteggiamento. A mio modo di vedere Priverno sta scontando una sorta di isolamento su tanti fronti mentre invece bisogna sforzarsi di trovare sinergie forti con le realtà dei paesi limitrofi. Bisogna lavorare sul turismo ma sono andati persi finanziamenti di circa due milioni di euro per il rilancio di Fossanova. Siamo usciti dalla Compagnia dei Lepini decretando un isolamento rispetto agli altri comuni dei monti lepini mentre un’attrattiva aggiunta dei nostri paesi è quella di creare un’offerta comprensiva. Gli stessi politici poi, devono smettere di fare comparse di facciata e mere rappresentanze ad eventi ed occasioni in genere. La politica va fatta in mezzo alla gente e questo aspetto è stato perso negli anni. La ricostruzione della Priverno da lui governata per totali quindi anni quindi si divide in due tronconi, di cui uno relativo al primo mandato e latro relativo ai dieci anni filati del secondo: Appena eletto, sapevo che la Priverno che avrei governato era una piccola città con un’economia basata sull’edilizia e la gran parte della popolazione maschile svolgeva la mansione di operaio edile pendolare. Creammo possibilità d’impiego nella stessa Priverno e per i pendolari vennero migliorati i servizi legati alla stazione. Nel secondo mandato invece si cominciava a intravedere l’impostazione progettate sulla legge 64 sullo sviluppo del Mezzogiorno con l’istituzione della famosa cassa. Impostammo i lavori che diedero vita ai musei e alla ristrutturazione del parco di San Martino. Altro importante impulso venne dato alle scuole superiori; proprio in quegli anni videro la luce il liceo scientifico, il liceo industriale e un sensibile potenziamento dell’agrario. Venne riqualificato il centro storico per spingere il turismo e nella stessa ottica 13

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 ontinia - spiega Giuseppe Mochi, ex sindaco di Pontinia e da sempre il più grande rivale politico di Eligio Tombolillo - è cambiata ben poco dai tempi della mia amministrazione ad oggi. Tutti si sarebbero aspettati un importante salto di qualità da questa giunta, un cambio radicale, una marcia in più, come promesso nella campagna elettorale, ma non c’è stato. Sono stati presi diversi importanti impegni che ad oggi non sono stati rispettati. Si è quasi giunti alla fine di questa legislatura e non si è fatto ancora nulla sui temi più importanti. Fra tutti i passi avanti promessi in merito alla riduzione di tasse e costi delle mense scolastiche e alla raccolta differenziata. La messa in atto di quest’ultimo punto porterebbe ad importanti mutamenti in merito alla riduzione delle tasse comunali. L’attuale amministrazione ha sostanzialmente dato vita a piccole opere pubbliche e si è occupata per lo più della routine, ma la situazione è rimasta stabile. Anzi, in alcuni ambiti è addirittura peggiorata. Si sono aggravate, ad esempio, alcune questioni in merito alla società Trasco. L’amministrazione Tombolillo si è fatta carico di un importante peso come quello del rifiuto all’istallazione delle centrali a biomasse e turbogas nell’area di Mazzocchio, ma va detto che le decisioni più importanti prese in merito sono da attribuire anche ad una forte opposizione che ha fatto bene il proprio dovere. Per dare una vera svolta al futuro di Pontinia – continua Mochi – occorrerebbe mettere gli imprenditori locali nelle condizioni di lavorare, e di farlo al meglio, altrimenti si rischia di subire una nuova forte ondata di migrazione, come la si ebbe anni addietro. Questa sarebbe una grave perdita per un paese giovane come Pontinia. Non si può bloccare, ad esempio, un progetto importante come quello del centro commerciale nell’area dell’ex Mira Lanza. Una simile istallazione, infatti, porterebbe nuova occupazione e non recherebbe alcun danno alle attività commerciali presenti sul territorio comunale. Altro punto importante è quello della messa in sicurezza delle strade. Sono iniziati alcuni lavori ma il manto presenta diverse problematiche, soprattutto nelle zone di campagna. Il centro cittadino, inoltre, avrebbe bisogno di nuove rotonde per regolare il traffico nei pressi di alcuni incroci pericolosi. Nella prossima competizione elettorale – conclude l’ex sindaco - ci saranno “P GIUSEPPE MOCHI SINDACO DAL 2003 AL 2006 di Roberto Tartaglia PONTINIA altri meccanismi, altre regole, altri schieramenti. Il neonato PDL punterà di sicuro alla conquista della maggioranza. In questi ultimi anni ci si è scontrati su molti temi, ma non ci si è mai davvero confrontati. Penso che sia ora di aprire un nuova era di fatta di confronti.” 14

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 29 | 2 MAGGIO 2009 MAENZA di Luca Morazzano ANTONIO CIMINISINDACO DAL SINDACO DAL 1970 AL 1985 ntonio Cimini è nato il 24 giugno del 1934 ed è stato sindaco di Maenza dal 1970 al 1985 come esponente della Democrazia Cristiana. Tre quindi i mandati svolti in un periodo particolarmente delicato in cui il paese lepino, come tutta la nazione, provava a ridisegnare il proprio aspetto e la propria economia su un modello più moderno. Nell’attuale legislatura targata Mastracci, giunta ormai agli ultimi mesi del suo mandato, Antonio Cimini ricopre la carica di vicesindaco e di assessore. cui faccio parte, abbiamo provato a potenziare i servizi sociali e di assistenza ai cittadini. Come interpreta da politico navigato gli orizzonti futuri su cui dovrà fare perno Maenza: Penso che nell’immediato l’obiettivo è quello di ultimare i lavori cui è stato dato inizio durante l’attuale legislatura. Per il futuro invece bisogna lavorare sodo sul binomio Castello – Ostello come viatico obbligato per un rilancio turistico del paese. Attraverso la promozione culturale e dei monumenti, attraverso la realizzazione di un museo, la capacità attrattiva del nostro paese crescerebbe in maniera esponenziale diventando appetibile per i turisti. In quest’ottica, e in quella di rilancio culturale c’è anche la ristrutturazione di San Giacomo, un luogo ideale per l’aggregazione, per il teatro, conferenze, convegni e tutto ciò che rientra nella sfera della cultura. A Che tipo di paese trovò Cimini al momento della sua elezione a sindaco e che tipo di cambiamenti avvennero nell’arco dei quindici anni dei suoi mandati: Nel 1970, Maenza era un paese abbandonato che rispecchiava un periodo difficile generale. Nel nostro paese il fenomeno degli emigranti aveva svuotato i centri abitati. A Maenza, nello specifico, ad esempio non c’era il campo sportivo, mancava l’energia elettrica in gran parte della campagna. Furono apportati importanti interventi sulle strade che non c’erano proprio o si limitavano a piccole mulattiere. Venne fatta una sorta di bonifica del territorio anche perché la vocazione agricola e olearia del nostro territorio, passava obbligatoriamente per il potenziamento delle infrastrutture. Grande orgoglio fu la realizzazione della scuola media che prima non c’era. Nel centro vennero rifatte le condutture dell’acqua e vennero risistemate le scuole di campagna che all’epoca svolgevano una funzione importante. Da vicesindaco ed assessore dell’attuale giunta, Cimini riesce ad offrire una fedele fotografia della situazione attuale di Maenza: Penso che il presente, abbia segnato per Maenza un deciso cambiamento e un miglioramento. Si è cercato di offrire al paese una connotazione più moderna e funzionale con le difficoltà di Maenza, una piccola realtà, con le potenzialità ridotte. Purtroppo è marcato il problema della disoccupazione, in particolar modo per i giovani, ma Maenza riflette la situazione nazionale. Per quanto in potere dell’attuale amministrazione di 15

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