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copia gratutita Anno II - numero 10 02 giugno 2009 N.31 POLITICA TUTTO PRONTO PER IL VOTO A ROCCAGORGA ATTUALITA’ SEZZE ADESSO L’ACQUA DELLO SCALO NON È NEMMENO PIÙ POTABILE MAENZA LA POLEMICA DI PUCCI SUL TAGLIO DELLA LISTA PONTINIA DISSESTO: UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO FILM QUANDO IL CINEMA INCONTRA LA LETTERATURA MUSICA STASERA FRANZ FERDINAND! www.onirikaedizioni.it www.myspace.com/mondoreale distribuito da Onirika edizioni quindicinale di informazione ed opinione

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ONIRIKA EDIZIONI PRESENTA Direttore responsabile Simone Di Giulio Vicedirettore Luca Morazzano Caporedattore Alessandro Mattei Redattori Domiziana Tosatti Simona Tranquilli Giuseppe Lestingi Paola Bernasconi Marco Abbenda Marco Fanella Agnese Ciotti Sonia Tondo Maria Cristina Tora Roberto Tartaglia Luisa Belardinelli Vito Di Ventura Mauro Costanzi Responsabile web Alessandra Carconi Grafica e impaginazione e sito internet studio Sketch[idea] Paola Caetani e Marco Martelletta Stampato presso la “CIVERCHIA arti grafiche” via Pantanaccio 82/B Latina www.myspace.com/mondoreale INFO: mondorealemagazine@gmail.com La redazione di MondoRe@le, sede di Onirika Edizioni, si trova in via Casali IV Tratto snc, 04018 Sezze (LT) Testata registrata presso il Tribunale di Latina il 29 febbraio 2008 RG 128/08 VG Cr.323 Registrazione Stampa N.892 Iscritto al ROC dal 7 marzo 2008 N° iscrizione 17028 AGN ESE A LESSA N DRO L U CA SIMONA MARCO A. SIMON E PAOLA B. A LESSA N DRA DOMI Z I AN A LUISA S ON I A ROB ER TO GIUSEPPE MARCO F. M. CRISTINA MARCO M. OGNI FORMA DI COLLABORAZIONE CON ONIRIKA EDIZIONI, SALVO ACCORDI PRESI IN PRECEDENZA, È DA RITENERSI TOTALMENTE GRATUITA PAOLA C. Chiuso in redazione il 31 maggio 2009

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MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 OMMARIO 4 EDITORIALE 6 INCHIESTA A 23 DA Ospedale Sa n Carlo? CHIUDIAMO LO Numero 31 | 02 giugno 2009 34 - 35 FILM 36 - 37 LIBRI DA Quando il cin ema incontra la letteratura Appunti di le ttura Abruzzo, è te mpo di ricostruire 24 POLITICA Roccagorga , tutto pronto per la lotta a tre 38 MUSICA A 40 Stasera Franz Ferdin and! 26 - 27 ATTUALITA’ DA DA Sezze, l’acqu a non c’è e se c’è non è potabile 42 NEWS C A 45 ULTURA Prima casa... 28 NEWS A A 33 TTUALITA ’ 46 TENDENZE DESIGN 47 FUMETTI Giambastard o in Star Spe ck

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EDITORIALE MONDORE@LE | NUMERO 30 | 16 MAGGIO 2009 on credo più alle strutture sanitarie pubbliche. Le esperienze raccolte in prima persona negli ultimi anni mi hanno spinto a questa triste considerazione. Non mi fido più di una classe politica che riesce ad accumulare più di 10 miliardi di Euro di debito in un solo settore, per poi cominciare a tagliare invece di curare. Marrazzo e Storace si sono rimbalzati la palla del “Colpa mia, colpa sua” e la situazione non è affatto migliorata. Anzi. L’uomo di Mi manda Rai3 altro non ha potuto fare che iniziare una serie di tagli scientifici a quello che l’ex addetto stampa di Fini aveva iniziato a rompere. In virtù di queste ‘intelligenti’ prese di posizione di due che farebbero fatica a svolgere il ruolo di amministratori di un condominio alla Garbatella, si è creata una situazione paradossale. Mentre ancora si parla di baroni e di raccomandati nelle università, in Italia sembra esserci una sorta di protocollo non scritto che i sanitari rispettano alla perfezione e che riguarda gli over 70 che richiedono cure ospedaliere. Si potrebbe anche arrivare a capirne i motivi. Gli ultrasettantenni non lavorano (dopo il mazzo che si sono fatti in periodi neri per il Paese), si ammalano facilmente e le medicine per curarli di solito costano tantissimo in quanto salvavita. Oltretutto pagano una miseria di tasse, usufruiscono di agevolazioni fiscali ed hanno un costo fisso per lo Stato, la pensione. Chiaro? Si spiega facilmente il fatto che ‘non servano’ alla società e che quindi si può anche ‘tendere a lasciarli andare verso l’inevitabile’. E’ un ragionamento lecito? Ed è lecito devastarsi per il diritto alla vita di Eluana Englaro che vive 17 anni in stato vegetativo e non ha nemmeno il diritto di morire in pace, mentre si fa poco o niente per una 87enne che qualche anno ancora l’avrebbe potuto vivere con figli e nipoti? Alla faccia del giuramento di Ippocrate. Credo che per fare certe professioni ci debba essere alla base una passione fuori dal normale. Se si va in ospedale a lavorare solo per farsi le classiche 8 ore tappandosi il naso e mettendosi la mano libera davanti agli occhi per non vedere il marciume imperante di strutture vuote e assolutamente inutili, non è meglio starsene a casa? Non è preferibile chiuderlo il “San Carlo” di Sezze, piuttosto che riempirsi la bocca nelle campagne elettorali parlando di difesa della struttura e di rilancio dei reparti? Serve davvero a qualcuno (intendo i poveri cristi che pagano le tasse, non gli amministratori a cui probabilmente serve) illudersi che la situazione migliorerà e si tonerà ai fasti di un tempo? Lo sanno tutti all’ospedale di Sezze e i ragionamenti che queste persone trasmettono sono del tipo: “Tanto posso anche mettermi a fare miracoli alla E.R. oppure alla Dr House. Domani un Marrazzo qualsiasi si può svegliare, può leggere i dati sul debito sanitario notando i vari passaggi segnati in rosso e può decidere di chiudere l’intera struttura mandandoci a spasso”. E allora che venga chiuso, che ci venga fatto un mega parcheggio o un altro centro commerciale. Oppure qualcuno si prenda la briga di andare dai parenti degli over 70 a dirgli: “Avete soldi? Portate il vostro caro in una struttura privata. Lì se paghi ti curano e forse c’è qualche possibilità in più di far valere il sacrosanto diritto alla vita”. N 4

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 UNA POPOLAZIONE MESSA IN GINOCCHIO di Armida Tondo A lle 3:32 un boato pauroso, una scossa prolungata, interminabile, sembra non finire mai. Poi il silenzio irreale a cui seguono a distanza di poco le urla  della gente impaurita, scossa, ferita nel profondo, nei suoi affetti, nelle proprie cose. Inizia così la tragedia degli abruzzesi. Inizia con un  terremoto di 5,8 gradi della scala Richter con epicentro  registrato a circa 10 km dall’Aquila. La scossa, nettamente avvertita in tutto il centro Italia, dalla Romagna a Napoli, ha provocato vittime, centomila sfollati e centinaia di milioni di euro di danni. Una tragedia che a tutt’oggi vivono  sulla loro  pelle, messa a nudo da un assurdo, quanto imprevedibile,  appuntamento con il destino. Sconvolgenti, oltre alle immagini cruente che fanno ritornare alla mente quelle più recenti dell’Umbria e quelle meno recenti del Friuli. Il presidente del consiglio ha promesso grandi cose, alcune sono già divenute bufale… ma cosa c’è di più importante della vita umana, cosa c’è di più importante della ricostruzione morale e materiale di un’area così tanto devastata e martirizzata che grida disperatamente aiuto? Continuo a chiedermi come si possono prendere in giro persone che hanno perso gli affetti più cari? Forse c’è l’interesse degli imprenditori che devono, in nome del dio denaro, compiere questa missione passando sui cadaveri di una tragedia immane? Tristemente il tutto viene prospettato come una necessità che deve soddisfare interesse collettivo. Ciò fa capire che la morte merita rispetto al di là di qualunque altro aspetto della vita. Abbiamo salvato la faccia di fronte all’opinione pubblica mondiale che si è precipitata a dare testimonianza di solidarietà che nelle ore dopo il terremoto ha coinvolto tutto il nostro Paese attraverso l’organizzazione di punti di raccolta sangue e generi di primissima necessità. A tutto ciò deve seguire,   adeguandosi ad  una legge vecchia come il mondo, il momento di proseguire, il guardare avanti  con la consapevolezza che mai potranno essere cancellate dai  nostri occhi e dai  nostri cuori le immagini degli uomini, delle donne e dei bambini morti tragicamente per volontà del destino. Occorrerà guardare avanti, dunque,  con la fiducia e la forza che il popolo italiano ha sempre dimostrato nei momenti più bui della propria storia. Ma occorrerà, anche guardare al futuro vigilando affinché tutto venga fatto bene ed in tempi rapidi, eviteremo così  che l’immane tragedia abruzzese si trasformi nell’enorme giro d’affari che ha rappresentato l’Irpinia, utile a pochissimi e non alla collettività. 6 Foto Bruno Tamiozzo

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 UNA ALLEANZA FRA TELEFONO AZZURRO E GLI ENTI LOCALI PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE DEI MINORI NELLE AREE ABRUZZESI COLPITE DAL TERREMOTO di Luisa Belardinelli La popolazione delle aree dell’Abruzzo colpite dal terremoto è stata esposta a numerosi fattori di rischio per la salute mentale: l’essere in pericolo di vita, la morte di familiari e di persone care, la perdita del lavoro e della casa, l’esposizione a drammatiche immagini di morte e devastazione, infatti, rendono adulti e bambini particolarmente vulnerabili allo sviluppo di stati di ansia e paura, difficoltà relazionali e dell’adattamento sociale, laddove non veri e propri disturbi mentali. Data l’entità della devastazione ed in base ad un confronto con precedenti disastri naturali e in particolare terremoti (come quello in Armenia o in Turchia), si stima che fino al 50% della popolazione colpita possa presentare significative difficoltà psicologiche; di questa il 5-10% potrà sviluppare un disturbo psichiatrico conclamato (National Center for Post-traumatic Stress Disorder , 2005). Da queste considerazioni nasce l’intervento di Telefono Azzurro, che insieme al Dipartimento di Salute mentale dell’Aquila, al Servizio Psichiatrico Universitario di Diagnosi e Cura dell’Aquila, ed all’ UO Neuropsichiatria Infantile dell’Università degli Studi dell’Aquila ha presentato i giorni scorsi presso la Tenda AFM (Azienda Municipalizzata Farmacie de L’Aquila) un Programma di intervento per la promozione della salute mentale nelle aree dell’Abruzzo colpite dal terremoto. Perché tutto questo? Nei giorni immediatamente successivi al trauma, il 114 emergenza infanzia, un servizio telefonico gratuito gestito da Telefono azzurro, riceveva le telefonate di richiesta d’aiuto da parte dei genitori dei bambini abruzzesi, preoccupati per i propri figli: “Mio figlio piccolo ha paura che il terremoto nei prossimi giorni distrugga anche il nostro paese, ed io cerco di evitare l’argomento. Faccio bene?”. In quella fase di gestione in emergenza, gli operatori specializzati del 114 hanno risposto a tutte queste domande, fornendo aiuto e supporto alle famiglie. Oggi, Telefono Azzurro, assieme alle istituzioni ed agli enti locali, vuole garantire a tutte queste persone un aiuto nel segno della continuità, perché, purtroppo, sono attese delle conseguenze del sisma del 6 Aprile sulla salute mentale delle popolazioni colpite, conseguenze che vanno gestite da subito con un sistema di rete efficace e professionale. “L’esperienza di Telefono Azzurro”, ha dichiarato il Professor Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro e Professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Modena e Reggio Emilia, “deriva dall’intervento sul campo, come nel caso del terremoto di San Giuliano, o dello Tsunami del 2004, ed dalle collaborazioni internazionali come quella con il professor Laor dell’Università di Tel Aviv che cura dal punto di vista mentale i ragazzi israeliani e palestinesi coinvolti negli attentati. Da tutte queste esperienze ci è assolutamente chiaro come al di là della gestione immediata dell’emergenza, nei mesi successivi sono molteplici i disturbi della salute mentale che possono colpire i bambini e le loro famiglie, e che quindi l’attività da svolgere in questo periodo deve essere tesa a far sì che i segnali vengano colti per tempo, attraverso un’attività formativa ed informativa 7

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 diretta ai bambini, ai genitori, agli insegnanti ed ai servizi sociali”.Il progetto presentato i giorni scorsi grazie alla partnership stipulata con L’Afm (Azienda Municipalizzata Farmacie de L’Aquila) e con l’A.S.L del L’Aquila, è partito subito con una fase informativa costituita da un piano editoriale: due opuscoli dedicati a genitori ed insegnanti per aiutarli ad individuare le forme migliori di intervento a tutela della salute mentale di bambini e adolescenti vittime del sisma, dal titolo: “Piccoli e Grandi traumi” e “Quando una persona cara non c’è più”. Nel primo, “Piccoli e grandi traumi” si spiega agli adulti quali comportamenti sono indicati in generale nel rapporto quotidiano con i figli, quando si è vittime di un trauma come quello accaduto: è importante ad esempio aiutarli ad esprimere quello che pensano e sentono, rispettando i sentimenti e le idee che esprimono; controllare il loro stato fisico, potendo l’ansia dei bambini esprimersi attraverso il corpo; proteggerli, laddove necessario, da inutili esposizioni a situazioni che ricordino l’evento vissuto (ad esempio immagini televisive), rassicurarli sul fatto che è del tutto normale sentirsi tristi e arrabbiati e che non devono sentirsi “cattivi” o “sbagliati” se sperimentano queste emozioni. Il secondo opuscolo, “Quando una persona cara non c’è più”, mira a spiegare come aiutare i bambini colpiti dal lutto a viverlo: lasciare che nominino e parlino della persona scomparsa tutte le volte che ne sentono il bisogno (anche se ascoltarli può essere doloroso), che esprimano domande e perplessità, anche se possono sembrare strane o ripetitive; ricordare insieme a loro i momenti belli vissuti con la persona cara sono momenti essenziali nell’elaborazione del lutto. Allo stesso modo usare estrema attenzione nell’uso degli eufemismi e delle frasi fatte: ad esempio, che la persona “si è addormentata per sempre” può indurre nel bambino la paura di andare a dormire; allo stesso modo dire che “la zia è partita per un lungo viaggio” può risvegliare nel bambino la paura dei viaggi o illuderlo sul fatto che potrà tornare.  Una seconda parte del progetto, in fase d’approvazione, prevede la formazione degli operatori della salute mentale presenti in loco sugli effetti dei traumi sulla popolazione e sulla gestione delle conseguenti reazioni post-traumatiche, a breve e a lungo termine; la realizzazione di attività ludiche ed educative per soggetti in età evolutiva; l’implementazione di attività di prevenzione del disagio all’interno del contesto scolastico; la realizzazione di attività di screening utili ad individuare i soggetti più a rischio di sviluppare disturbi psicopatologici. Per le attività sul territorio Telefono Azzurro ha allestito un camper, ed ha messo a disposizione un team composto da professionisti della salute mentale e venti volontari appositamente formati. Per le attività ludico-ricreative, i giochi sono stati donati dai cittadini italiani. Per informazioni è possibile contattare l’ufficio comunicazione di Telefono Azzurro chiamando al numero 06 44292685. 114: UN NUMERO PER L’EMERGENZA INFANZIA di Luisa Belardinelli Telefono Azzurro già nelle ore immediatamente successive alla prima scossa di terremoto si è reso disponibile ad intervenire a supporto della Protezione civile con operatori esperti nell’intervento in situazioni traumatiche e volontari pronti a raggiungere l’Abruzzo per prestare un primo soccorso psicologico ai bambini e agli adolescenti e alle famiglie coinvolte in questo dramma. Pertanto, in accordo con il Ministero per le Pari Opportunità,  Telefono Azzurro ha messo a disposizione la linea telefonica 114 emergenza infanzia, per dare supporto non solo ai bambini delle zone colpite dal sisma, ma anche a quei bambini che, nelle altre zone d’Italia, o perché hanno percepito materialmente le scosse, o perché rimasti impressionati dalle immagini trasmesse in tv, hanno bisogno di un supporto, un consiglio, di ascolto. E’ sempre opportuno ricordare che determinati dettagli trasmessi in tv – a maggior ragione se ripetutamente riproposti possono accrescere la loro ansia e le loro paure, soprattutto quando siano raccontate storie drammatiche che riguardano altri bambini. 8

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 LA PAROLA AI FATTI: L’INTERVENTO DELLA CASERMA CASACA di Vito Di Ventura Terremoto! Solo a pronunciare la parola fa paura, perché il terremoto non è solo sinonimo di distruzione e di morte, ma di scombussolamento totale, definitivo, irreversibile della propria vita. Tutto ciò che eri riuscito a costruire a costo di sacrifici, le persone più care, gli affetti, i ricordi… d’un tratto tutto sparisce, risucchiato nel nulla, immortalato in un’istantanea cosmica della vita. E sei solo, senza più punti di riferimento e certezze del domani. Ma la vita rinasce e palpita anche nelle situazioni più tremende, tra le macerie e le distruzioni, così accanto alla morte troviamo straordinari esempi di solidarietà umana, di generosità e d’Amore, quello con la “A” maiuscola. Proprio come quello di alcuni militari volontari del CASACA di Sabaudia che nel tempo libero prestano la loro opera di volontariato nel NOS, Nucleo Operativo di Soccorso di Terracina, coordinato da Achille Parisella e dotato di 6 unità cinofile. Questi ragazzi si sono precipitati tra le macerie di Tempera, Pacaniza ed Onna sin dalle prime ore e per quattro giorni e quattro notti, sotto una pioggia battente, non si sono mai fermati. Hanno sofferto la fame, il sonno, la stanchezza, il dolore fisico e morale, ma con la loro preziosissima opera hanno contribuito a recuperare 7 persone, di cui ben 3 ancora in vita. Hanno salvato “Tre” vite umane! “La terra continuava a tremare, ma la gente, seppure sconvolta dal dolore, era impaziente e speranzosa di ritrovare i propri familiari vivi. Essendo padre di due bambini, mi sono immedesimato nel loro dolore e nella loro sofferenza, che purtroppo rimangono indescrivibili e inspiegabili”, ripete Emiliano De Filippis, 1° C.M. VSP, esperto manovratore di macchine movimento terra, grazie alla cui perizia sono stati estratti i sette corpi. “Quando estraevamo persone ancora in vita, la gente manifestava la gioia applaudendo, mentre s’ammutoliva in un silenzio irreale e straziante quando venivano estratti corpi senza vita. In particolare, non dimenticherò mai il corpo di un bambino segnalato dai nostri cani ed estratto vivo dalle macerie”. I cani delle unità cinofile li chiamano “angeli a quattro zampe”, con il loro muso s’infilano negli spazi più stretti ed annusano, vanno su e giù, girano e ritornano indietro fino a quando non sono sicuri. Quando fiutano qualcosa abbaiano ed allora inizia l’opera dell’uomo. Grazie a questi “angeli” sono state estratte vive molte vite umane. Essi, insieme ai Vigili del Fuoco, all’Esercito e agli uomini della Protezione Civile, non si sono mai fermati da quel lunedì 6 aprile 2009. Complimenti a voi ragazzi e ai vostri “angeli a quattro zampe”; siete stati grandiosi e noi siamo orgogliosi di voi. 9

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 ROCCAGORGA FOR ABRUZZO di Agnese Ciotti ‘Roccagorga for Abruzzo’ è l’iniziativa ideata da Anelio Palombi e supportata da un gruppo di giovani per regalare una giornata diversa agli ospiti del campo base di Acquasanta, presso il campo da rugby de L’Aquila. Una giornata di musica, una raccolta fondi devoluta all’associazione per disabili XXIV maggio, un attimo di spensieratezza a chi in questo momento ne ha bisogno. ‘Sono rimasto scioccato dalle immagini del terremoto ed ho sentito il bisogno di fare qualcosa, ma che fosse alla mia portata’. Palombi, cantante di professione, è stato responsabile dell’animazione per alcune importanti agenzie in Italia e all’estero. ‘Il mio lavoro è far divertire le persone e ritengo sia importante in una situazione del genere aiutare a ridere, a cantare, a non pensarci. Ovviamente nel massimo rispetto di chi in questa tragedia ha perso tutto, la vita e il resto.’ I fondi sono stati raccolti attraverso una lotteria con i premi offerti dai commercianti di Roccagorga, anche l’amministrazione ha dato un contributo. Anche io ho partecipato alla spedizione e devo dire che è stata una esperienza unica. L’arrivo ha riservato ai nostri occhi il parcheggio pieno davanti al campo, con ambulanze e un presidio di volontari all’ingresso. Effettuato il riconoscimento siamo entrati muniti di cartellino con nome e cognome. Tante tende azzurre coprivano completamente il suolo. Bagni chimici sui lati e in fondo. Sotto gli spalti il locale delle lavanderie con sei o sette lavatrici ed una vasca. All’ingresso del campo una tenda per l’accoglienza, una biblioteca con collegamento internet, lo studio degli psicologi, l’ufficio informazioni, la tenda medica, e lo spazio bimbi pieno di giochi e colori, e una mensa enorme. Un tendone per la scuola e l’ufficio postale mobile. Tanti volontari, che con rotazione settimanale da tutta Italia raggiungono il campo a prestare servizio. Non manca nulla, i soccorsi ci sono, anche i servizi. Ma non si può vivere così per troppo tempo. Manca l’intimità della persona, della famiglia. Mancano gli spazi e la libertà di poter decidere con chi e come avere rapporti. C’è la paura di tornare a dormire sotto un tetto, dentro quattro mura che iniziano a tremare e poi cadono. C’è chi al campo è costretto a starci sempre e chi invece va solo a mangiare o a dormire. C’è gente che non vuole parlare e chi invece ha l’ansia di raccontare quella notte. Chi è felice 10

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 di essere ancora vivo e chi avendo perso tutto vorrebbe non avercela fatta. Una ragazza ha raccontato come ha fatto appena in tempo a chiudere la porta quando la casa è crollata. Le ho chiesto se lo racconterà ai nipoti, mi ha detto di no. La vita nel campo è strana, si fanno i conti con cose assurde, come i pidocchi. Per fortuna la diffusione è stata circoscritta e arrestata. L’ingresso della banda ha sorpreso un po’ tutti, qualcuno contento qualcuno indifferente. Sono stati attimi commoventi, era come se la musica nonostante la sua allegria non riuscisse a rompere un pesante silenzio, una sofferenza silenziosa che non si può placare solo con le note. Ma quelle note hanno omaggiato gli aquilani, la loro forza, la loro dignità, la loro profonda ferita. Dopo il concerto che si è svolto sotto il sole a picco con una temperatura di circa 30 gradi, il pranzo nel tendone, tutti insieme, noi che la sera saremmo tornati a casa, a fare una doccia nel nostro bagno e a dormire nel nostro letto e loro, che per chi sa quanto dovranno continuare a fare la doccia a turno e a dormire con ormai non più sconosciuti. La voce è unanime, tutti sperano di non essere abbandonati e che si provveda presto a dare un’abitazione a chi non l’ha più. Nel pomeriggio ho provato a recarmi al centro della città, ma gli ingressi sono presidiati. E’ possibile accedere solo se autorizzati. Il transito non è consentito neppure ai pedoni. In giro si vedono decine di gru, che segnano cantieri aperti, c’è uno strano silenzio e tante macchine dei corpi militari sulle strade. I manifesti pubblicitari hanno le date vicine al giorno del 6 aprlile, come se il tempo si fosse fermato. Tornati al campo, Anelio e Fabrizio hanno iniziato il a cantare. Per i primi 10 minuti due o tre spettatori, poi pian piano la gente si è avvicinata, si è seduta e ha battuto le meni. Hanno cantato, riso, pianto, ballato. Hanno ringraziato noi, ma il vero ringraziamento va a loro. Nessuno è riuscito a risparmiare le lacrime davanti alla disperazione, nonostante l’intenzione di regalare un sorriso. Siamo tornati a casa perplessi, stravolti, ricchi di qualcosa di importante. Ricchi degli abbracci della signora Bruna e dei sorrisi della Giulia, della forza di Ilaria e dell’ingenuità Giorgia che festeggerà i suoi cinque anni nel tendone dei bimbi. Una signora ha detto che il terremoto è stata una lezione, l’altra ha risposto che purtroppo non a tutti è servita. Trovare un senso a ciò che è accaduto a L’Aquila e provvedere perché, nei limiti del possibile a mano e mente umana, non riaccada più. Questo si deve alle vittime del terremoto. 11

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 SIAMO SCOSSI MA NON CROLLEREMO Paola Bernasconi uando mi è stato proposto di scrivere qualcosa per l’inchiesta sull’Abruzzo ho pensato subito a lui, a Paolo Tasciotti: perché è come se fosse parte della mia famiglia; perché sapevo non avrei perso tempo a parlare delle solite cose; perché ero sicura che andando lì aveva fatto un buon lavoro ed io ero curiosa di saperne di più. Paolo si è laureato in Scienze e tecniche psicologiche della Salute e sviluppo dell’età evolutiva, qualificandosi successivamente come Dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità. D’accordo nel vederci alle 18 a casa sua mi accoglie con un buon caffè e fumando la prima sigaretta iniziamo a parlare per fermarci quasi due ore e circa sei sigarette complessive dopo. Quello di seguito è quello che è venuto fuori dopo una lunga chiacchierata. Q 12

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 Quando sei stato in Abruzzo? - Siamo partiti per cinque giorni, dal 24 al 28 aprile. In che veste siete stati lì? - Da Sezze siamo partiti in sei con il camper sul quale poi abbiamo dormito. Insieme a me c’erano Remo Grenga, Laura Terella, Francesco Zaccheo, Maria Grazia Cardarello e Luca Petrianni. Eravamo con i VVA (Vigili Volontari Ausiliari) della Protezione Civile di Latina. Siamo stati indirizzati verso Fossa dove abbiamo incontrato anche altri gruppi di volontari e scout provenienti da tutto il Lazio. Che cosa hai visto lì? Cosa ti ha colpito immediatamente? Paolo accenna un mezzo sorriso prima di rispondere. - Appena siamo arrivati abbiamo visto una casa completamente diroccata: su una parete c’era una grande scritta che diceva: “Siamo scossi ma non crolleremo”. Ecco, questo era quello che risuonava sempre nelle nostre orecchie: questa voglia di rialzarsi e non lasciarsi andare. E poi questo colore blu delle tende che avvolgeva tutto e ricopriva il campo. Con che idea siete partiti? Come volevate aiutare la popolazione colpita dal terremoto? - Con noi portavamo diversi materiali ludici e ricreativi per giocare insieme ai bambini. Abbiamo anche donato uno splendido teatrino per le marionette. Purtroppo però, quando siamo arrivati, ci siamo resi conto che servivano soprattutto braccia e l’idea di partenza è un po’ cambiata. Ci siamo adattati alla situazione. Alcuni di noi hanno aiutato in cucina, altri alla mensa o nella ricostruzione di qualcosa. Nello specifico i ragazzi partiti con me hanno costruito da zero uno spazio coperto per stirare e stendere i panni. Alla nostra partenza era già perfettamente funzionante e veniva regolarmente utilizzato, può sembrare una stupidaggine ma ti assicuro che è stato veramente molto apprezzato dalle signore del campo. E tu di cosa ti sei occupato? - Il Disaster manager mi ha chiamato affidandomi il compito di Psicologo del campo. Se ne stava andando un equipe di psicologi e mi hanno aggiornato sulla situazione e sul lavoro che avevano svolto. È un po’ come se avessi dato loro il cambio ma in maniera del tutto fortuita. Una parte del lavoro che mi impegnava quasi tutta la giornata era quello di accompagnare i cittadini per il recupero delle masserizie: in pratica rientrare nelle case in paese insieme agli abitanti e ai Vigili del fuoco per cercare di riprendere oggetti o altro. È molto importante per chi ha perso tutto recuperare simboli affettivi o identificativi come foto, certificati di laurea, pupazzi ed è anche molto delicato; io ero lì per aiutarli a sostenere questi momenti fondamentali e a mantenere la calma. In che senso? - Nel senso che poteva capitare che all’interno di una stessa famiglia volessero rientrare a casa più di una persona per volta e questo era impossibile per via delle norme di sicurezza. In quei casi io ero lì per tentare di mediare cercando di far ritrovare loro un equilibrio emotivo. La maggior parte degli abitanti inoltre voleva rientrare nelle proprie case anche più di una volta nonostante la paura. È normale: ogni giorno c’erano nuove scosse e tutti erano preoccupati e volevano tenere d’occhio la propria abitazione. Ecco perché c’era una lista con dei turni da rispettare. Che impressione ti ha fatto entrare in un paese disabitato? - Quello che più ti colpisce è quel silenzio assurdo tra le strade. Tutto è deserto tranne qualche gatto qua e là. Alcune case sono ancora in piedi ma altre sono totalmente distrutte, soprattutto quelle al centro di Fossa. Il problema di questo paese in particolare sta nel fatto che, essendo a ridosso della montagna da cui si sono staccati enormi massi che hanno dilaniato alcune abitazioni, dovrà aspettare molto prima che possa essere rimesso in sicurezza. Durante le scosse si sentiva un gran boato dall’interno della montagna. Come pensi sia organizzato il campo a Fossa, soprattutto per quello che riguarda l’aspetto legato al sostegno psicologico per la popolazione? - Nulla è lasciato al caso. Per quanto riguarda i servizi minimi tutto è garantito: infermieria, cucina, docce, bagni… c’è anche una sala internet con wi-fi. Ogni tenda ha le brandine e la stufa ed è stata montata una tenda scuola per i più piccoli. Dal punto di vista del supporto psicologico invece manca una continuità: il fatto che mi trovassi lì subito prima della partenza degli altri psicologi non era stato voluto. Allo stesso modo, fortunatamente, quando siamo ripartiti noi un altro psicologo è arrivato al campo. Ovviamente ognuno ha lasciato una relazione 13

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INCHIESTA ma è stato impossibile attuare interventi specifici. Siamo stati lì come una presenza rassicurante e gradita. Eravamo noi a cercare loro: molti avevano bisogno di parlare e il problema più sentito era quello dei risvegli notturni continui. Si è lavorato sull’emotività dando dei consigli per mantenere la calma e placare l’ansia nonostante le continue scosse. Non avevo nessuna direttiva: ho lavorato d’istinto non tirandomi indietro soprattutto per cercare di sostenere la popolazione che è logorata dall’incertezza. La sera poi avevamo una riunione con tutti i responsabili dei gruppi di volontari. L’obiettivo di tutti era principalmente uno: responsabilizzare i cittadini aiutandoli a ricrearsi una vita attiva. C’era chi se ne stava per conto proprio nella tenda montata fuori dal campo, chi nel giardino della propria abitazione e collaborava poco con il resto della comunità. Ovviamente non erano visti di buon occhio dagli altri cittadini. La cosa strana era non vedere ragazzi dal 18 ai 30 anni in giro per il campo: se ne stavano poco distanti e non aiutavano molto nelle attività. Le cicche nel posacenere si accavallano e Paolo continua a parlare saltando da un ricordo all’altro. Si vede che è emozionato quasi si vergognasse di raccontare quello che ha fatto. Cosa ti è rimasto di questa esperienza a livello professionale e personale? - E’ stata un’esperienza molto più grande di me e con una grande responsabilità: ho avuto paura di essere lì e dell’incarico enorme che mi era stato affidato ma è stato importante esserci. Tutti ci siamo impegnati completamente per sostenere questa popolazione così forte. Lì ho sentito di essere veramente utile e indispensabile, una figura di riferimento e mi è dispiaciuto andare via e tornare alle comodità di casa. Ho in mente tante immagini: i mobili accatastati per strada, gli sguardi impauriti, la commozione di alcune signore al momento della partenza, i bambini che si rincorrono tra le tende… Lì in questo momento c’è bisogno principalmente di soldi: i magazzini sono pieni di scorte e i volontari ci sono. Ora bisogna solo aiutare questi sopravvissuti a ricostruirsi un’esistenza vera. È ora di cena quando vado via. Un’altra sigaretta e lascio Paolo col suo solito sorriso, ringraziandolo per la chiacchierata e per quello che ha saputo fare lì, a Fossa. MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 Foto Bruno Tamiozzo Foto Bruno Tamiozzo 14

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 31 | 02 GIUGNO 2009 LA CORSA DELLA MACCHINA DELLA SOLIDARIETA’ di Domiziana Tosatti SERMONETA La macchina della solidarietà è scattata immediata e tutte le associazioni nazionali di volontariato si sono stretti intorno alla popolazione abruzzese, privata di quanto più caro aveva ed era riuscita a costruire in anni e anni. Una gara straordinaria, per far sentire le genti un po’ meno disperate, almeno non sole e abbandonate a se stesse ed alle interminabili scosse che per giorni e giorni hanno fatto tremare tutto. Era metà mattina di lunedì 6 aprile quando telefonai al presidente della Protezione civile di Sermoneta, Antonio Mercuri, per capire se e come il distaccamento di Sermoneta si sarebbe reso utile. E Antonio Mercuri mi disse testualmente ‘Il Dipartimento nazionale ha vietato ogni tipo di iniziativa autonoma, i primi ad andare saranno le associazioni dotate di equipaggiamento necessario, quali tende e camper. Noi non li abbiamo e per il momento non possiamo andare. Io però sto facendo una gran fatica a tenere buoni i miei volontari, che vogliono andare a tutti i costi per fare qualcosa’. Non potevano, non subito, e per lunghi giorni si sono sentiti impotenti. Dopo 19 giorni, finalmente, è arrivato il ‘placet’ dal Dipartimento e dal 25 aprile e per una settimana intera 4 volontari hanno lavorato nel campo del Comune di sant’Eusanio Forconese. Riccardo Lelli, Gabriele Mosaico, Antonio Falconi e Gianluca Diana hanno lavorato alla manutenzione ed al completamento degli impianti elettrici, idraulici e di ventilazione del campo. In particolare il volontario Gianluca Diana è stato impegnato anche con i mezzi adibiti al movimento terra. Il loro modo di operare, altamente professionale, l’impegno, la grande disponibilità ha fatto sì che il sindaco del comune terremotato contattasse personalmente il primo cittadino e l’assessore alla Protezione civile di Sermoneta per ringraziarli personalmente ed invitarli a difendere e salvaguardare la struttura sermonetana, che si è distinta non solo per capacità ed impegno, ma anche nel rapporto umano con i suoi concittadini. E tra le macerie sono nate nuove e forti amicizie, non solo tra ‘salvato e salvatore’, ma tra persone e famiglie che hanno condiviso la speranza, seppur in ruoli diversi, nella medesima tragedia. Foto Bruno Tamiozzo 15

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