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B sto go TTEM a di SE ico 16 un L ro TO A me N Nu ME A NT PU AP RE Anno II - numero14 agosto 2009 N.35 NEWS ATTUALITA’ LATINA il SI della Commissione Lavori Pubblici alla METRO MAENZA Pucci tuona sul caso Polidoro MUSICA Intervista “Ad occhi chiusi” a Roberto Caetani EVENTI Cantagirando Norma musica festival Medioevo in festa CULTURA Umberto De Angelis “FARZA” luminare del gioco SPORT Il 2009-10 di UCF e Vis Sezze Setina Alex e Gabriele, dimensione Lazio Il successo del Calcio Balilla a Sezze www.onirikaedizioni.it www.myspace.com/mondoreale distribuito da Onirika edizioni copia gratutita quindicinale di informazione ed opinione

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ONIRIKA EDIZIONI presenta Direttore responsabile Simone Di Giulio Vicedirettore Luca Morazzano Caporedattore Alessandro Mattei Redattori Domiziana Tosatti Simona Tranquilli Giuseppe Lestingi Paola Bernasconi Marco Abbenda Marco Fanella Agnese Ciotti Sonia Tondo Maria Cristina Tora Roberto Tartaglia Luisa Belardinelli Vito Di Ventura Mauro Costanzi Giulia Mattei Responsabile web Alessandra Carconi Grafica e impaginazione e sito internet studio Sketch[idea] Paola Caetani e Marco Martelletta Domi ziana to Rober Stampato presso la “CIVERCHIA arti grafiche” via Pantanaccio 82/B Latina www.myspace.com/mondoreale INFO: mondorealemagazine@gmail.com La redazione di MondoRe@le, sede di Onirika Edizioni, si trova in via Casali IV Tratto snc, 04018 Sezze (LT) Testata registrata presso il Tribunale di Latina il 29 febbraio 2008 RG 128/08 VG Cr.323 Registrazione Stampa N.892 Iscritto al ROC dal 7 marzo 2008 N° iscrizione 17028 OGNI FORMA DI COLLABORAZIONE CON ONIRIKA EDIZIONI, SALVO ACCORDI PRESI IN PRECEDENZA, È DA RITENERSI TOTALMENTE GRATUITA Vito Chiuso in redazione il 5 agosto 2009

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OMMARIO 4 EDITORIALE Buone vaca nze a tutti. O no ? Numero 35 | agosto 200 9 30 - 31 LIBRI DA Consigli per la le sotto l’ombre ttura llone 6 A 19 DA DA INCHIESTA Barriere inso rmontabili 32 MUSICA A 35 Roberto Cae tani racconta il su o viaggio “Ad occhi ch iusi” 20 A 24 LATINA •Metro, il SI della comm issione • Strade e div ertimento si curo • Atral, nuov i scioperi all’ orizzonte • Nexans, inte sa cassa inte grazione MAENZA, il caso Polidoro PARCO CIRC EO, la rispost a di Benede NUOVA GEA tto , Cianfarani di nuovo pre SEZZE, si pe sidente nsa ad altri a utovelox NEWS ATTU ALITA’ DA 36 A 41 NEWS CULT URA • Cantagiran do • Norma mu sica festival 2009 • Latina, Colo ri suoni e sa pori • Priverno, M edioevo in fe sta • Pontinia la salsiccia da record DA 26 SCRITTURA CREATIVA A 28 Il racconto della redazio ne di M ondoRe @le DA 42 A 47 SPORT • Calcio Balill a un success o la tappa se • La stagione tina della Vis Sezz e Setina • La nuova g eografia del calcio lepino • UCF Sezze, pronta alla sfi da A2 • La favola d i Orelli e Anto nucci

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gosto, tempo di vacanze anche per la redazione di Mondo Re@le che con questo numero se ne va in ferie dando appuntamento ai propri lettori, quelli cartacei e quelli on line, per settembre. Il quindicinale “nero” (anche se la veste grafica 2009 realizzata da Sketch ci ha privato di questa dominanza estetica) infatti torna il 16 del prossimo mese prendendosi di fatto circa quattro settimane di sosta per ricaricare le batterie e riorganizzare le idee. Per congedare tutto il corpo redazionale in un ipotetico rompete le fila, sono d’obbligo e anche piacevoli i complimenti a tutti per il lavoro fatto anche se non mancano le tirate d’orecchie e i richiami che ognuno di noi conosce e che porterà con sé in ferie per farne tesoro alla ripresa delle attività. Vogliamo essere ancora più carichi e più puntuali perché i risultati raggiunti (parlano i numeri pubblicati fino ad ora, le inchieste svolte, le interviste esclusive a personaggi non di tutti i giorni e le news sempre puntuali) da settembre non siano più un motivo di vanto ma un nuovo punto di partenza. Vacanze anche per Onirika Edizioni (si fa per dire visto che il calderone organizzativo dell’associazione è in perenne fermento) che si ritrova di fatto in ferie suo malgrado. Nei piani, per questi trenta giorni ci doveva essere la messa in atto di vari progetti già elaborati e consegnati, ma rimasti in attesa di approvazione. Uso il termine in attesa di approvazione visto che, a fronte di presentazione cartacea a mano e pure protocollata, non abbiamo avuto cotanta risposta con i crismi dell’ufficialità. Non ci appelliamo e neppure vogliamo sperare in un consenso-assenso, ma attendiamo fiduciosi una presa di posizione, non per forza positiva, ma comunque certa e ufficiale. Visto il carattere delle proposte avanzate, lo svolgersi o no all’interno dell’Estate Setina, non preclude di certo la validità dei progetti. Di certo gli iter cui abbiamo assistito aiutano noi ad elaborare dei teoremi e dei giudizi che però, in quanto personali, ci riserviamo dal rendere noti. Del resto, non ci era dovuto nulla, se non, ribadisco il concetto, una risposta sicura e questo l’abbiamo premesso fin dal principio. Una diversa considerazione, assolutamente non di privilegio, ma quantomeno al pari di altre associazioni, quella si, ce l’aspettavamo. Non vogliamo pensare ad una classifica di associazioni di serie A e serie B. Sulla validità o meno dei progetti poi, non ci risulta esistere un organo ufficiale in grado di esprimere parere in merito senza entrare nel merito di altri eventi svolti. Se non altro perché Sezze è dove siamo nati, ma a cui non abbiamo mai chiesto nulla, visto che Mondo Re@le esiste dal dicembre 2007 grazie al sostegno degli sponsor (e quelli li ringraziamo di cuore), senza amicizie politiche particolari. Ci diciamo tra noi che Sezze è il luogo da cui il giornale si irradia, su cui scrive la maggior parte del corpo redazionale e considerato anche che non c’era il rischio di fare il torto a nessun concorrente per il semplice fatto che siamo l’unico organo di informazione con sede operativa in questo paese qualcosa in più del nulla potrebbe esserci riconosciuto, ma non ci fasciamo certo la testa perché altri comuni, per fortuna, almeno ci stanno a sentire (e qualcuno poi ha avuto a che ridire dal premio Comune Virtuoso a Priverno!?). Per concludere, colgo l’insegnamento dell’Associazione Buona Sera Romania ancora in attesa di un patrocinio, per fare altrettanto per quello promesso a noi in occasione del Premio Onirika del 27 dicembre 2008 (l’attore Clemente Pernarella, il maestro Francesco Belli per la musica classica e il maestro Luca Velletri per la musica leggera, il campione italiano di ciclismo Filippo Simeoni e le campionesse del mondo di karate dell’SKGM per lo sport per ricordare solo alcuni dei dodici premi consegnati): che venga utilizzato per soggetti più bisognosi, ma comunque utilizzato e certificato. 4

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 L a disabilità è un argomento in generale poco toccato. Vuoi per la difficoltà di esprimere praticamente teorie sociali e culturali, vuoi per l’altra difficoltà, quella di riuscire a parlare di qualcosa che non si conosce a fondo. Nessuno di noi, che ci alziamo la mattina sulle nostre gambe, può realmente sapere come ci si sente. Nessuno di noi riesce davvero a mettersi nei panni di chi non può fare qualcosa perché gli manca qualcosa addosso. Quello che abbiamo cercato di fare in questo numero, con il quale salutiamo i nostri lettori fino alla seconda metà di settembre, non è stato metterci nei panni di qualcuno (non ne saremmo stati in grado). Quello che abbiamo deciso di fare e provato a fare è analizzare dalla nostra posizione (purtroppo diversa da quella dei disabili) le condizioni che spesso si realizzano nei nostri paesi nei confronti dei diversamente abili. Nessuno si senta offeso se in qualche modo richiamato a valori morali ed etici che dovrebbero far parte del Dna di ognuno di noi. Anzi. Se qualcuno si sentirà offeso sarà anche meglio, perché almeno dentro di sé capirà che qualcosa è sbagliato nei confronti di chi non può difendersi, bloccato com’è dalle cosiddette barriere architettoniche. Il primo passo deve essere fatto educando a rimuovere le barriere culturali prima di quelle architettoniche, per promuovere quell’integrazione sociale sempre sulla bocca di tutti, dall’extracomunitario allo straniero, ai giovani, fino ai diversamente abili. Il diritto al movimento e quello ad usufruire di servizi essenziali alla vita sono inalienabili. Ma spesso la conversazione resta solo sul piano teorico, mentre i fatti documentati forse fanno capire che bisogna cambiare indirizzo. 6 B R A I RE IE R LI BI TA N O RM SO N

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 LATINA di Luisa Belardinelli Prigionieri della nostra città. TUTTO SI CREA E TUTTO SI DISTRUGGE! li ostacoli nella vita sono tanti ma non pensavo fino a questo punto.. In un caldo e tranquillo sabato sera mi sono imbattuta un po’ per curiosità e un po’ per il senso civico ed estetico che ancora fa parte della mia formazione culturale, a verificare quanto la città di Latina sia più o meno agibile a tutti… Mi sono subito resa conto che, a volte piccole e a volte grandi, le barriere architettoniche nel nostro capoluogo sono molte anche nel minimo dislivello che separa la strada dal marciapiedi. Impressa nella mia mente l’immagine di una donna con il passeggino che cerca di farsi strada ma è bloccata sul marciapiede da un palo della luce che non le permette di camminare agevolmente.. Ed allora la mente viaggia e i ricordi affiorano. Immagini di amici, disabili e anziani che per uscire di casa devono superare un centinaio di ostacoli prima di arrivare alla meta tanto ambita! Pali dell’illuminazione pubblica, cestini porta rifiuti, cassette postali, vasi giganti, tende, sono tutti elementi utilissimi, ma se collocati in modo sbagliato costringono l’avventore a compiere improbabili e rocamboleschi slalom, sempre che non impediscano totalmente il passaggio; a quel punto l’unica soluzione sarebbe quella di camminare al centro della strada! Mi viene in mente una mostra fotografica tenutasi a Febbraio a Pescara e con Paolo D’Incecco, un fotografo amatoriale, vincitore del concorso ‘’Cultura e tempo libero’’, promosso dall’assessorato provinciale alla Tutela sociale del cittadino. Si chiamava proprio “Slalom” la foto vincitrice. p Attraverso l’immagine si sono sollevati temi scottanti sull’accessibilità universale e si è cercato At di sensibilizzare i cittadini e le istituzioni riguardo le barriere architettoniche cittadine. Tornando alla città di Latina, è curioso notare come sia stata, nel corso degli anni, così ben To G 7

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 identificata per la sua architettura spaziale, per le sue strade larghe e per gli edifici alti e ampi che esprimono disciplina e solidità. Ma è proprio così ovunque? O esistono quartieri abbandonati a loro stessi? La verità è che stiamo soffocando, si stringe, si taglia, si crea e si distrugge e le “toppe” purtroppo si vedono e si sentono! Sono enormemente colpita dalle vie poco distanti dal centro città, quelle vie densamente abitate e frequentate dai cittadini dove sui marciapiedi non c’è spazio e scampo per nessuno.. Dove i cassonetti occupano abusivamente il passaggio, dove i poveri alberi soffocano sotto il cemento creando pericolosi dossi. Non basta la bella ristrutturazione delle vie centrali denominate “da passeggio”, la vita pubblica e quotidiana si svolge soprattutto in periferia.. Servirebbe solo un po’ di senso pratico e di sensibilità! Non parliamo poi del disagio dei non vedenti.. Quante vie sono fornite degli appositi percorsi creati ad hoc?? Io ne ho viste ben poche.. Ho visto invece e ne sono rimasta stupita, i tanti passaggi pedonali che giungono al marciapiedi senza che esso abbia l’apposito scivolo. Un portatore di handicap motorio o una madre con il bambino nel passeggino ad esempio, non possono e a questo punto non devono attraversare sulle strisce pedonali!! Piccoli e grandi scandali urbani quindi, che rendono un disabile, e non solo, prigioniero di una città pensata esclusivamente per le macchine; una città quasi per nulla “ciclabile” (è alto il pericolo di vita per chi desidera avventurarsi in bicicletta per la città) e scarsamente dedicata ai pedoni. E’ essenziale pertanto conoscere i molteplici disagi presenti nei luoghi lontani ma non troppo dal bel centro di Latina, come è anche importante attivarsi attraverso le immagini, le storie e le sensazioni della gente comune, affinchè nasca più consapevolezza nei cittadini e nelle istituzioni, per la cura dei luoghi che ci circondano e che frequentiamo quotidianamente. 8

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 SEZZE di Alessandro Mattei Uffici pubblici, poco importa delle esigenze dei disabili el 2009 Sezze è una città che ancora non è stata in grado di abbattere le antiche barriere architettoniche. Le amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo hanno lasciato le cose come stavano e gli ostacoli esistenti per tutte quelle persone con capacità motorie ridotte tali sono rimasti. A partire dalla maggior parte degli uffici pubblici, e proseguendo per i vari marciapiedi esistenti nel centro storico e nelle zone urbane, è tutto una barriera che impedisce al diversamente abile di muoversi liberamente e di usufruire degli stessi servizi in maniera autonoma. Il primo esempio di barriere architettoniche lo troviamo negli uffici della SPL Sezze. L’ex municipalizzata del Comune di Sezze ha, infatti, la sede nell’antico edificio “Palazzo Rappini” in via Umberto. La struttura che un tempo ospitava l’istituto scolastico “Caio Titinio” presenta una serie di barriere architettoniche impensabili nel terzo millennio. Eppure la società che gestisce numerosi servizi aperti al pubblico è stata ubicata in una struttura che molto difficilmente potrà essere adeguata alle esigenze dei portatori di handicap e soprattutto adeguata ai sensi del Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 236/89, pena la chiusura dello stesso. Discorso simile per la stazione ferroviaria di Sezze Scalo. Il nuovo parcheggio realizzato recentemente conduce in un tunnel che presenta una serie di scale che danno l’accesso ai binari dei treni. Una persona in carrozzella non può né salire né scendere dal treno e non vi è mai stata disponibilità da parte delle Ferrovie dello Stato e del Comune di Sezze neanche ad esporre tale problematica, figuriamoci a risolverla. Diversamente, quello che potrebbe essere risolto viene lasciato com’è. E’ il caso dei tanti marciapiedi realizzati in passato e ultimamente che presentano impedimenti strutturali evidenti. L’attuale amministrazione potrebbe incominciare proprio da questi, forse facendo a meno di qualche evento estivo e a progetti che servono solo a chi li ha proposti e realizzati. Forse il settore dei servizi sociali dovrebbe realizzare una mappatura di tutte le strutture inidonee, inadeguate e impensabili nel 2009. N 9

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 SEZZE di Paola Bernasconi su e giù dai MARCIAPIEDI ono le quattro di pomeriggio quando mia sorella entra in camera: - Usciamo a fare un giro? - Non posso non accettare. Ho venticinque anni, ho finito di studiare da qualche mese e ora sono in vacanza. Eppure non esco di casa da un bel po’. Non mi blocca la pigrizia, anzi, il fatto è che due anni fa ho avuto un incidente e da allora cammino su una sedia a rotelle. La mia vita è cambiata eppure ho sempre continuato a farmi pochi problemi. Passeggiare è uno di quelli. Stavolta però mia sorella non ammette scuse. La destinazione? Via S Piagge Marine, Sezze: una strada dritta, lunga, bel paesaggio, ideale per me. Parcheggiamo la macchina davanti ai campi da tennis e mia sorella tira fuori la mia sedia a rotelle. Inizia la passeggiata. Avevo dimenticato ci fosse una passerella davanti quel marciapiede: buon inizio. Non è ben levigata ma può andare. Il sole è caldo ma un bel vento rende tutto più piacevole. Almeno fino allo stop. Arrivate tutte pimpanti alla fine del primo tratto di marciapiede (quello che finisce proprio lì dove c’è lo stop per le macchine che vengono dall’Anfiteatro) il primo ostacolo: se all’inizio della passeggiata c’è una passerella, lo stesso non può dirsi per la sua fine. Uno scalino piuttosto alto mi impedisce di scendere comodamente. Ma mia sorella è un tipo duro. Pure io. Senza perdere la calma facciamo dietrofront e torniamo verso la macchina. A quel punto decidiamo di continuare la nostra gita panoramica attraversando la zona Anfiteatro da dentro, passando davanti i giardinetti e l’Auditorium “Costa”. Da lì riusciamo a prendere il marciapiede con la passerella nei pressi del bar e così continuiamo in direzione Sezze centro tutte rallegrate. Man mano che anche questo tratto di marciapiede si avvia alla conclusione inizio a temere invece la passerella c’è, sia per scendere che per salire. Forse da risistemare un po’, ma ci sono. 10

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 Siamo quasi alla fine di via Piagge Marine e sulla nostra sinistra c’è ormai la scuola elementare. Cammina cammina, scorrendo scorrendo arriviamo alla fine della strada. Non ci posso credere eppure ci si palesa davanti un altro scalino bello alto. Ma il carattere è carattere e allora mia sorella, alzando gli occhi al cielo e maledicendo scalini, scale, scalette e quant’altro, mi aiuta a scendere da lì con la mia sedia a rotelle. Davanti a noi un altro marciapiede ma anche un altro scalino. Decidiamo di lasciar stare e continuare quello che è diventato una specie di tour de force. Attraversiamo la strada, passiamo davanti alla rotonda di via Guglielmo Marconi e proseguiamo. Davanti la scalinata che scende verso il Parco della Rimembranza c’è un’altra passerella: bene. Continuiamo passeggiando cercando di dimenticare gli intoppi. Intanto s’è fatto tardi: tra un tornare indietro, un giro largo e qualche scalino dove non doveva essere decidiamo di fermarci per respirare un po’. Attraversiamo la strada e ci troviamo sotto la grande scalinata bianca di quello che un tempo era Ferro di Cavallo e l’occhio va a finire proprio lì. Proprio su un’altra pedana che forse sembra più una pista di lancio. Dovrebbe permettere la salita e la discesa per accedere anche alle panchine: in realtà l’accessibilità è palesemente impedita. Se la pendenza di una rampa può variare dal cinque al dodici per cento lì ci troviamo davanti ad una di quelle pendenze veramente troppo elevate. Un’altra volta gli occhi al cielo di mia sorella: poi mi guarda, io la guardo e decidiamo di riprendere il nostro cammino dirigendoci verso la macchina. Eccoci un’altra volta all’inizio di via Piagge Marine, di nuovo davanti allo scalino di cui sopra. - Forse è meglio che io ti aspetti qui -. Si, forse è meglio così. La salita sarebbe ancora più dura della discesa. 11

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 SABAUDIA Spiagge accessibili… di Sonia Armida Tondo egli ultimi anni le spiagge di San Felice Circeo si sono attrezzate per l’accesso ai disabili, dotandosi di passerelle che conducono direttamente al bagnasciuga. Il problema è stato risolto anche da stabilimenti balneari che avevano “scomodi” gradini, fornendosi i loro ingressi di pedane per il trasporto di carrozzelle. Spostandosi invece sulla spiaggia di Sabaudia la situazione è davvero drammatica, le barriere sono costituite da numerosi gradini e altre barriere architettoniche, senza alcuna pedana per l’accesso al mare. Fatta eccezione di pochissimi stabilimenti, la maggior parte di essi dunque, non rispetta le norme previste N dalla legge sia in fatto di raggiungibilità del mare, sia per quanto riguarda i servizi. Sulle nostre spiagge mancano parcheggi adiacenti, percorsi adeguati e l’accesso ai servizi come bar e docce, per non parlare di alcune passerelle ostruite dalla sabbia, o mezze rotte. Questo non va solo a svantaggio di persone con difficoltà motorie, ma anche mamme con i passeggini che vogliono raggiungere la spiaggia. NORMA di Domiziana Tosatti Filippo, passeggiare nel borgo ono Filippo, ho 54 anni e da circa 40 sono costretto su un sedia a rotelle, a seguito di un bruttissimo incidente in motorino avuto quando ero poco più di un bambino. Sono dirigente di un’azienda pubblica e vivo per tutto l’anno a Roma. Ad agosto, però, mi ritaglio un periodo abbastanza lungo di riposo e da anni ormai scelgo Norma come meta preferita. Un paesino arroccato sui Lepini, neanche 4000 anime, aria buona, panorami mozzafiato e, soprattutto, molto più a portata di disabile di numerosi altri paesi che ho visitato negli ultimi decenni. Non è difficile trovare marciapiedi con lo scivolo, rampe per salire in posti altrimenti difficilmente raggiungibili da solo, edifici pubblici dotati tutti di abbattimenti delle barriere architettoniche. Esiste anche un centro S sportivo polivalente, con delle piscine ed un campo di calcetto. Certo, le partite di calcetto posso divertirmi solo a guardarle da spettatore, ma in piscina vi trascorro volentieri qualche giornata. Ed anche qui non è difficile il mio accesso, poiché c’è un ingresso che facilita il nostro passaggio, anche se da una parte diversa dall’entrata principale. In Comune c’è fuori la rampa e dentro l’ascensore per accedere al piano superiore, al centro anziani ci sono i bagni adatti d anche lì un ascensore, stessa cosa vale per il Museo Archeologico e la biblioteca comunale. Il rimpianto più grande, tuttavia, è non poter accedere con facilità alla parte più vecchia del paese. Lì mi dicono tutti che i sono scorci e vicoli incantati, ma che si sviluppano su discese e risalite difficili per me da percorrere. Mi hanno raccontato e descritto una piazza, che si chiama Piazza di Pietra, da cui si gode di una vista magica della pianura pontina, ma ci si arriva solo attraversando la lunga scalinata della chiesa di San Rocco, dove non c’è attrezzatura che facilita la salita di persone nelle mie condizioni. Nei centri storici, tuttavia, è molto spesso così, e solo raramente riusciamo a godere dei piccoli gioielli antichi che vi sono custoditi. 12

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 SERMONETA di Domiziana Tosatti Scivoli a pendenza pericolosa ono così da quando sono nata. Ho 28 anni, mi sto laureando in comunicazione, mille interessi, tanta curiosità, un meraviglioso gruppo di amici, ma non ho l’uso delle gambe. Mi muovo su una sedia a rotelle da sempre. Sono un’ handicappata, o diversamente abile che dir si voglia, ma il succo del discorso certo non cambia. Non mi sono mai fatta mancare nulla nella vita ed alle gambe ho sempre supplito con tanta forza di volontà, con le braccia e con la disponibilità di chi mi vuole bene. Ci sono però quei giorni che decidi di andarti a fare una passeggiata vicino casa, non c’è nessuno che venga con te, ti avventuri sola e lì ti rendi conto che il tuo paese, nonostante gli sforzi, ancora non è pienamente a misura di persone come me. E’ vero che, come previsto dalle normative, negli edifici pubblici ogni barriera architettonica è stata abbattuta, ed è così che nel S palazzo comunale, così come nei centri civici, trovi gli ascensori e le passerelle, poi però ci si perde in un bicchier d’acqua si sbagliano a fare gli scivoli dei marciapiedi di nuovissima costruzione, oppure i marciapiedi non ci sono affatto, con tanto di pericolo per i portatori di handicap, ma anche per i normalissimi pedoni. E’ il caso della piana di Sermoneta e, in particolare, di Borgata Carrara e Pontenuovo. E’ lì che l’altro giorno ho fatto un giro, dalle parti, per intenderci, del nuovo centro commerciale. Bene, lì gran parte della viabilità non tiene conto delle mie esigenze e di quanti hanno le mie stesse difficoltà. Da casa mia scendo direttamente su via dell’Irto, la strada su cui insistono anche la chiesa e la scuola elementare e già qui iniziano i problemi, perché non c’è l’ombra di marciapiedi. Mi metto in strada, facendo forza sulle braccia e sperando di non essere travolto da alcuna macchina. Arrivo finalmente al centro commerciale ed entro dall’entrata laterale. Davanti all’ingresso noto che sì, c’è una rampa che rende agevole la salita anche per me, ma a pochissimi metri c’è una serie di parcheggi riservati ai portatori di handicap, per la maggior parte occupati da automobilisti che evidentemente andavano di fretta e che non sanno cosa sia il rispetto. Sulle loro auto nessuna traccia di un cartellino che legalizzi quella sosta in quei parcheggi. Entro, faccio un giro nei negozi, trovo un po’ di pace dal torrido caldo in un fresco caldo ed esco. Questa volta, però, mi dirigo verso la strada principale, via Carrara. E qua i marciapiedi ci sono. Pericolosi e fuori norma, ma ci sono. Scivoli dalla pendenza improbabile, che rendono ardua la salita e ancor di più la discesa, rischiando di essere una rampa di lancio verso la strada. Passi per le difficoltà nel centro storico, ce però gode delle deroghe per l’evidente difficoltà nell’abbattimento delle barriere, ma sarà mai possibile che in costruzioni di recentissima realizzazione esistano tali macroscopici errori? 13

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 PONTINIA di Roberto Tartaglia Un paese di distratti on sono un tipo che ama polemizzare. E non sono nemmeno una persona costantemente in lotta con il mondo. Ho imparato a convivere con la mia situazione da tempo e questo mi ha temprato. Ma ci sono alcune cose che non mi vanno giù in questo paese. Mi chiedo se la gente conosca davvero il senso della parola “rispetto”. Prima ci chiamavano handicappati. Poi, per rispetto, disabili, portatori di handicap o diversamente abili. Ma io ancora continuo a credere che non sia questo il vero senso del rispetto. Come spesso capita, stamani mi sono recato in centro e una volta in più mi sono ritrovato a disagio. Forse non si tratta di mancanza di rispetto o sensibilità, piuttosto di distrazione. O almeno così mi piace pensare. I primi problemi li ho incontrati sui marciapiedi di Via Cavour, appena entrati nel centro di Pontinia. Per raggiungere un negozio ho tentato di passare sulle strisce pedonali dei nuovi dossi ma questo dosso, con relative strisce pedonali, va a finire, anziché su uno scivolo, o su un marciapiede a livello, sullo zoccolo del marciapiede stesso che è più alto del marciapiede stesso. Mi sono ritrovato in mezzo alla strada senza poter alzare le ruote della carrozzina per poter salire. Sono tornato indietro ed ho tentato in un altro punto, dove c’è lo scivolo ma mancano le strisce pedonali, di fronte una videoteca. Ho corso il rischio ed ho attraversato, ma non è stato semplice salire. Ho rischiato di cadere per le codizioni dello scivolo. Di questi problemi che ho riscontrato oggi in Via Cavour, ne è pieno il comune. Se da Piazza Indipendenza si prova ad attraversare in direzione della chiesa di Sant’Anna sulle strisce pedonali, ci si ritrova di nuovo davanti ad un dislivello. E non solo, se anche si riuscisse ad aggirare il problema e a salire, ci si ritroverebbe davanti all’edicola che occupa gran parte del marciapiede impedendo le manovre per proseguire la passeggiata. Dietro il verde pubblico, addirittura, l’asfalto è completamente cosparso di radici. Due sono state, però, le esperienze che mi hanno sconcertato N di più. La prima l’ho vissuta proprio all’interno del Palazzo Comunale. Nonostante abbiano installato dei sollevatori meccanici, l’ascensore è inaccessibile. Troppo piccolo perché una carrozzina ci possa entrare. La seconda, è relativa ad una notizia sconcertante. Non tutti sanno che sta per essere ristrutturata la torre dell’acquedotto e che sarà possibile accedere all’ultimo piano per avere una panoramica del nostro paese e godere di un po’ d’aria fresca. Certo, non sarà Castel Sant’Angelo, ma potrei avere voglia di salire e dare un’occhiata anche io. Il progetto però prevede l’utilizzo dell’ascensore fino ad un certo punto. Per arrivare in cima occorrerà salire delle scale. Per chi può farlo, ovviamente. No per noi. In tutto ciò vorrei evitare di parlare di alcuni miei compaesani che per la fretta di trovare un posto o perché “tanto si fermeranno solo pochi minuti”, o 14

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 35 | AGOSTO 2009 ROCCAGORGA Una struttura architettonica per nulla a misura di Agnese Ciotti 32 anni, buona salute, gambe corte ma passi lunghi. La libertà di muovermi, camminare, salire e scendere da qualsiasi scala. Non sembra una conquista la normalità eppure trovandomi vicino a chi questa libertà non la possiede capisco quanto sia importante. Ho provato ad immaginare il mio corpo menomato, gambe che non mi sostengono, piedi che non si muovono. So di non poter provare davvero il disagio di chi vive in questa condizione la normalità, ma per comprendere il problema ho dovuto fare uno sforzo ed immedesimarmi. Muoversi in un paese con la struttura architettonica di Roccagorga non è semplice. Salite e discese, scalini e scalinate ovunque. Scale per accedere in Chiesa, in municipio, scale per portare i bambini a scuola, scale per arrivare al palazzo baronale, per accede a studi medici o in caserma. Molti siti sono stati dotati di opportune apparecchiature per i diversamente abili ma tanti altri rappresentano barriere difficili da superare. Non tutti gli impianti inoltre funzionano a regime ed allora diventa davvero problematico poter usufruire dei servizi erogati in quegli spazi. Ho sentito parlare molto dell’abolizione delle barriere architettoniche nella campagna elettorale appena trascorsa, segno di una sensibilità crescente verso questo problema. Le nuove strutture vengono costruite nel rispetto di quanto dettato dalla legge, mentre le difficoltà maggiori sono relative proprio a quei luoghi del centro storico destinati a nuovi usi. Dall’amministrazione l’impegno a provvedere in tempi brevi alla sistemazione degli impianti esistenti ed alla installazione di nuovi più moderni e facili da utilizzare. Al solito il problema centrale non è la volontà ma l’economia. Presto dunque finanziamenti ad hoc per consentire a chiunque di potersi muovere in libertà almeno nelle strutture pubbliche. proprio per “distrazione”, parcheggiano nei posti auto riservati a noi disabili o davanti quei rari scivoli che ci permettono di scendere e salire i marciapiedi. Distratte, però, sono anche le forze dell’ordine che non sempre è possibile veder gironzolare per il centro, incentivando così, indirettamente, i miei compaesani a comportamenti “distratti”. Ecco, che Pontinia sia un paese assolutamente non a portata di disabile è chiaro, ma alcune cose mi lasciano sconcertato. Se avessi mai l’occasione di parlare in pubblico di questi problemi mi piacerebbe dire che a me non interessa davvero con che appellativi gli altri si riempiono le bocche per indicarci nel modo più polically correct possibile. Credo che sarebbe meglio se spendessero il tempo in modo più utile che pensando a come chiamarci. Magari creando strutture e percorsi che ci permettano di vivere una vita sociale più autonoma e serena. 15

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