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copia gratutita per la provincia di Latina euro 2,50 Anno II - numero17 16 ottobre 2009 N.38 NEWS ATTUALITA’ SEZZE Riassetto record, rischiato il dissesto FONDI Le dimissioni hanno evitato lo scioglimento MAENZA Polidoro vs Mastracci NORMA N.O.E. e TAR fiato sul collo al comune NEWS CULTURA LATINA - TENDA ROCK - SPOSI EXPO 2009 PAESE CHE VAI MAENZA Tra vicoli e leggende www.onirikaedizioni.it www.myspace.com/mondoreale distribuito da Onirika edizioni quindicinale di informazione ed opinione

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ONIRIKA EDIZIONI presenta Direttore responsabile Simone Di Giulio Vicedirettore Luca Morazzano Caporedattore Alessandro Mattei Redattori Domiziana Tosatti Simona Tranquilli Giuseppe Lestingi Paola Bernasconi Marco Abbenda Marco Fanella Agnese Ciotti Sonia Tondo Maria Cristina Tora Roberto Tartaglia Luisa Belardinelli Vito Di Ventura Mauro Costanzi Giulia Mattei Responsabile web Alessandra Carconi Grafica e impaginazione e sito internet studio Sketch[idea] Paola Caetani e Marco Martelletta Domi ziana Rober to Stampato presso la “CIVERCHIA arti grafiche” via Pantanaccio 82/B Latina www.myspace.com/mondoreale INFO: mondorealemagazine@gmail.com La redazione di MondoRe@le, sede di Onirika Edizioni, si trova in via Casali IV Tratto snc, 04018 Sezze (LT) Testata registrata presso il Tribunale di Latina il 29 febbraio 2008 RG 128/08 VG Cr.323 Registrazione Stampa N.892 Iscritto al ROC dal 7 marzo 2008 N° iscrizione 17028 OGNI FORMA DI COLLABORAZIONE CON ONIRIKA EDIZIONI, SALVO ACCORDI PRESI IN PRECEDENZA, È DA RITENERSI TOTALMENTE GRATUITA Vito Chiuso in redazione il 14 ottobre 2009

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OMMARIO 16 ottobre 2 009 Numero 38| 4 EDITORIALE Bisogna che tutto cambi per fa r sì che tutto re sti come prima ? 34 DA VIA COSTA 36 - 37 SPORT Gli auguri d i Cusani per il nuovo anno scolast ico 6 INCHIESTA A 22 DA NEL MOND O DEL GIOCO viaggio attra verso i ricord i della redazio ne e intervista al professor Umberto De Angelis STS, under 1 7 una vittori a che fa ben sp erare • BENESS ERE, l’armon ia dell’essere tr a il cielo e la terra • DA 24 A 33 NEWS ATTU ALITA’ SEZZE SC A 38 - 39 NEWS CULTURA TENDA/ROC K, dal 22 al 2 5 ottobre la Fe sta della Birra a Latina • LATINA SPOSI EXPO • DADA E SURREALIS MO in mostra fino al 7 febbraio al Vittoriano d i Roma • Un consiglio per aggiorn are il debito LO GA S E Z Z E: Metro, B-Co nsulting, Sicurezza st radale P La querelle MAENZ A LATINA Comune pil ota per lo sc reening alla prostata ROCCAGOR Riapre l’uffic io postale Problema ra n ONTINIA dagismo racci DA Nulla di fatt o in Consigli o dei Ministri FONDI Tar e N.E.O. Lotta alle ta riffe esagera te Macci scrive al Parco del Circeo CORI Progetto ad olescenza NOR MA PRIVERNO Polidoro/Ma st 40 A 48 PAESE CHE VAI Maenza, tra vicoli e le g gende contro il com une

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Bisogna che tutto cambi per far sì che tutto resti come prima? U di Simone Di Giulio n anno fa questo giornale era brutto, era nero, si leggeva male. Il 16 ottobre del 2008. Il numero 17. Venti numeri fa. “Territori drogati” recitava la copertina, con un fotone esagerato di una pianta di marijuana che fece sobbalzare i puristi. Un bel numero tutto sommato, con un’inchiesta che uscì per miracolo, ma che alla fine venne anche portata nelle scuole e letta agli studenti. Belle soddisfazioni. Personalmente tengo quel numero nel mio cuore. Perché oltre ad essere un bel numero, in cui i nostri collaboratori lavorarono con passione, oltre ad essere il 17 (che porta sfiga da noi ma fortuna nella mentalità anglosassone alla quale spesso mi vanto di appartenere), conteneva uno dei miei articoli a cui tengo maggiormente. Il titolo era “Ma quando la smette il signor Russo di prenderci per il culo?”. Era a pagina 4, come tutti gli editoriali di MondoRe@le. Le reazioni furono delle più disparate: dall’inorridimento (si dirà così? Word me lo segna in rosso… licenza poetica allora), all’esaltazione dell’individuo che stava combattendo contro il Male, fino all’indifferenza (pochi a dire il vero) e al senso di rabbia convinta perché quello che avevo scritto era qualcosa che andava fuori dalle righe. Qualcuno secondo me ha immaginato il mio corpo rivoltato in piazza dei Leoni, o il mio addio alla città che mi ha dato in natali, e donne con i fazzoletti alla stazione nell’intento di salutarmi. Niente di tutto ciò, fortunatamente per me. Quell’articolo, rivolto ovviamente alla ditta concessionaria del servizio idrico a Sezze e al suo amministratore delegato, mi ha portato ‘soltanto’ ad una diffida e a una successiva querela. Almeno credo. Perché dopo il mio interrogatorio di sabato mattina (riportato nell’editoriale di un paio di numeri dopo) quella vicenda non ha avuto sviluppi. Si sa... i tempi della burocrazia. Attendo fiducioso… ma questo è un altro discorso. Quello che voglio sottolineare qui, a distanza di un anno esatto e di venti numeri sudati, è quanto sia cambiato da un anno a questa parte il rapporto tra Comune e società veneta. Torno appena adesso (14 ottobre) da un consiglio comunale. Voi direte: 14 ottobre, cosa ci sarà potuto essere in consiglio? Qualche comunicazione del sindaco e del presidente Zeppieri? Qualche vecchia delibera da ratificare nella pubblica assise? La prima bozza del programma del Natale Setino? I successi del centro commerciale naturale o della raccolta differenziata allo scalo? Niente di tutto questo. In consiglio si è appena votato un riassetto di Bilancio di ‘soli’ 3,8 milioni di Euro. Avete letto bene: tremilionieottocentomilaeuro! Due terzi dei quali causati dalla decisione del Lodo Arbitrale indovinate un po’? Sul contenzioso tra il Comune e la Dondi. L’ente ha rischiato il dissesto finanziario, si è salvato in extremis, ma nei prossimi anni questa cifra enorme, spalmata attraverso rate, potrebbe bloccare l’intera macchina amministrativa. Motivo valido per sciogliere la convenzione-cappio? Nemmeno per idea. Fuori dal Lodo sono rimasti gli anni dal 2005 al 2009. Se nel primo contenzioso gli avvocati della società veneta avevano chiesto 9 milioni di Euro, ora, nel secondo, dopo aver vinto il primo, quanto potrebbero chiedere? O meglio… cosa potrebbero chiedere? Datevela da soli la risposta. Io la mia querela per aver scritto culo in un editoriale l’ho già beccata… 4

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 NEL MONDO DEL GIOCO viaggio attraverso i ricordi della redazione I di Domiziana Tosatti l Dolce forno, il Crystal Ball, l’Indovina Chi?, il Monopoli, il Sapientino Clementoni….e ancora ancora, in un percorso divertente ed anche un po’ nostalgico di quelli che sono i giochi che hanno caratterizzato e segnato con sorrisi e divertimento i nostri anni da bambino. Quando chi scrive era una bambina era tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, quando era possibile ancora giocare in bici per strada, quando all’ora di cena si sentivano le mamme dai balconi e dalle finestre a richiamare i figli e dire ‘Dai, è pronto!’. Erano gli stessi anni, che, dalla primavera fino al termine dell’estate, le strade davanti casa erano piene di disegni di ‘campane’ coi gessetti bianchi, e ci si sfidava fino all’ultima difficoltà, tipo ‘tutto con un piede solo, gli occhi chiusi e le mani dietro’. Le sfide a nascondino coinvolgevano i bimbi dell’intero quartiere e, se ti toccava ‘contare’, dovevi ritrovare almeno venti persone; oppure ‘Un due, tre, stella!’, che un amico ti faceva ridere e tu perdevi sempre. E poi le tante cadute e le ginocchia sbucciate per imparare ad andare sui pattini, che avevano ancora tutti quattro rotelle e le gare a chi riusciva a prendere quante più lucciole possibili e a chiuderle dentro i contenitori trasparenti dei formaggini. E poi le giornate via via erano sempre più corte, arrivava settembre, l’inizio della scuola e le prime piogge. In strada non era più possibile stare, allora ci si dava appuntamento ora a casa di uno, ora dell’altro, si guardava Bim Bum Bam e poi ci si metteva a giocare ai mitici giochi in scatola. Impossibile dimenticare Indovina Chi?, con tutte le faccine che dopo un po’ si sapevano a memoria, oppure il Monopoli. Si giocava a dama e a Forza quattro, si costruiva col Didò, col pongo o col das e ci scambiavano le figurine. Nei pomeriggi fortunati, quando le mamme avevano un po’ di tempo in più da dedicarci, soprattutto le femminucce, ci si divertiva ad impiastricciare la cucina con la farina ed impasti appiccicosi, per poi veder prendere forma ad improbabili biscottini attraverso lo sportello in vetro del Dolce Forno, che, io personalmente, ricordo, come una delle più grandi conquiste della mia infanzia, insieme ad un cagnolino di peluche, che se gli premevi una mano registrava per qualche secondo quello che gli dicevi e poi lo ripeteva. E ancora le manine appiccicose delle patatine, le bolle giganti del Crystal Ball, i modellini del Gira Moda e il Mini Pony. Giochi ormai introvabili, grande tesoro nei ricordi di chi li ha avuti. 6

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 LA STRADA COME LUOGO DEI GIOCHI di Vito Di Ventura I n un passato non molto lontano i giochi si svolgevano per lo più sulla strada. Cosa che magari oggi accade ancora in qualche paese. Naturalmente, tra i maschietti il più classico era, ed ancora lo è, il gioco del pallone, mentre per le ragazze le bambole. Oltre a questi si sviluppavano, in ragione della fantasia, una varietà enorme di giochi che cambiavano da posto a posto, anche nella stessa città. Erano comunque tutti giochi alla buona, ingenui e modesti, che tuttavia richiedevano una certa abilità. D’altronde, bisognava accontentarsi, perché non c’era la disponibilità economica per comprare giocattoli più raffinati. Il più delle volte erano giochi di gruppo, a volte ricorrendo a rudimentali pezzi realizzati in proprio e utilizzando materiale di fortuna (ad esempio: “mazza e lippa”). I giocattoli veri, comprati al negozio, erano tanto rari quanto preziosi, e, perciò, il più delle volte erano lasciati a casa, a fare da soprammobile. I bambolotti, ad esempio, erano di celluloide. Al primo consistente urto s’ammaccavano e non riprendevano più la forma iniziale. Guance e pancini paffutelli presentavano rientranze irrimediabili; le gambe, poi, una volta staccate, non si riuscivano a rimettere a posto. In pratica, il giocattolo era fragile, non resisteva alle nostre maniere forti e perciò, non poteva essere usato per giocarci con gli amici e, quindi, diventava arredo da guardare di tanto in tanto o da usare solo “in casa”. Oggi i giochi così “caserecci” sono stati sostituiti da altri più raffinati ed elettronici; penso ai videogiochi. Le stanze dei bambini sono stracolme di giocattoli già prima che nascano e spesso utilizzati solo per pochi giorni, se non affatto. Il gioco si è modificato ed evoluto. Vedere un bambino correre a perdifiato dietro ad una ruota di bicicletta mantenuta in equilibrio con un bastone nell’incavo, mentre con la mano libera si colpisce la natica per spronarsi, come fosse un cavallo, probabilmente farebbe sorridere. L’immaginazione ora è stimolata da altri oggetti, più complicati e tecnologici. La nostra fantasia correva con le gambe e non a velocità dell’elettrone nei circuiti integrati. 7

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 LA MITICA BARBIE di Sonia Tondo Q uando avevo nove/dieci anni, giocavo a Barbie con i miei tre fratellini. Di Barbie ne avevo solo tre ma tantissimi vestitini e “pezzi di ricambio” - teste, braccia, gambe, ecc… sparsi come in un film dell’orrore, una casa di campagna e una di città di Barbie. La casa di campagna era bellissima, tutta plastificata, gialla e bianca, col tetto rosso mattone. Enorme per i miei parametri dell’epoca. Mi era stata regalata alla befana. Non l’avevo chiesta, andava oltre i miei sogni, eppure c’è l’avevo. Infatti, come da tipica sindrome di chi desidera a lungo e ottiene sospirando, non la usavo per paura di romperla: religiosamente conservata “per i pomeriggi migliori”. Di solito io e i miei fratelli giocavamo in cortile, sugli alberi, insomma in altri modi, ma quando l’inverno pioveva, giocavamo con le case di Barbie. La casa di città era una specie di spaccato assonometrico di un palazzo a tre piani, addirittura con l’ascensore giallo, tutta di compensato. Non mi ricordo se fosse arredata. E’ un ricordo preciso perché un pomeriggio, mentre giocavamo, uno dei miei tre fratellini mi fece arrabbiare, come sempre, io ebbi un istinto fratricida e lo spinsi contro la casa. Risultato: lui piangeva per il taglio sulla fronte, abbastanza profondo e sanguinante, io ero impaurita dai risultati non voluti della mia violenza infantile, mia madre infuriata con me (ma questo rientrava nella normalità! Anche se aveva ragione nel caso specifico) e la casa di città di Barbie? Distrutta! La povera casa di Barbie, con il suo meraviglioso ascensore giallo, terminò quel giorno la sua vita terrena in casa mia! Mia madre buttò la casa di città e mi tolse quella di campagna. Non so perché (insomma!), ma quell’episodio, mi è rimasto così impresso che ricordo con precisione il senso di disamore verso Barbie, per un lungo periodo, e tutti i suoi accessori. Per tanto tempo non ho più giocato con la mitica bambola, bellissima, con un fisico perfetto. Ho sempre cercato e chissà quante come me hanno rischiato di rompersi le anche per riuscire a fare la sua perfetta spaccata! Noi figli degli anni settanta ottanta, delle Barbie, dei giochi Mattel, di Bim Bum Bam, con i preistorici presentatori: Licia Colò, Paolo Bonolis e Uan, siamo affetti tutti da una pericolosa sindrome, quella di voler ancora divertirci con poco e senza sballi. Siamo poi venuti su così male? 8

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 Nuovi giochi, nuove generazioni e Barbie si fa il lifting… di Luisa Belardinelli I l gioco è un’attività che produce piacere, come definiva il filosofo Immanuel Kant.. La nostra infanzia, quella degli anni ’80, è caratterizzata dal gioco fai da te. Ideare le scenografie più improbabili e creare le atmosfere più curiose e divertenti, era il nostro gioco preferito! Era come se il bambino uscisse fuori dagli schemi sociali e volasse libero.. E poi c’era lei a riempire le scene in rosa: la Barbie. Oggi, come osserva Anna Oliverio Ferraris, ordinario di psicologia dell’età evolutiva alla Sapienza di Roma, “c’è purtroppo una regressione nei modelli in cui le bambine vengono indotte a identificarsi. Sono spinte sempre più in avanti verso il “lolitismo” ed hanno troppa fretta di crescere”. Barbie invece puntava sul look ma era anche un modello dinamico, emancipato, una vera e propria donna in carriera! La Barbie, ridente cinquantenne, è stata una donna dai 100 ruoli. Non solo party girl, accessoriatissima. Non solo star e top model vestita dai più grandi stilisti del mondo. È stata veterinaria, poliziotta, vigile del fuoco, astronauta, paleontologa, regista, pilota d’aereo, acrobata, ambasciatrice Unicef, candidata presidente ben prima di Hillary Clinton, e anche sergente dei Marines! Quando si giocava, la cosa interessate era che a scrivere la storia era proprio la bambina; era la sua personale fantasia e creatività ad emergere e non esistevano “racconti” preconfezionati!! Ma con che cosa giocano le bambine di oggi? Da cosa sono attratte? Resistono ancora le semplici bambole? Barbie, definita un’icona senza tempo sembra ormai aver fatto il suo tempo! Perde terreno fra le bambine, affascinate ormai dalle Bratz e dalle Winx bambole magrissime e allusive; i giovani poi oggi sono soprattutto assorbiti dal computer e dal mondo virtuale, fissi su MySpace e attratti da Second Life e da Facebook. Da un sondaggio di Meta Comunicazione condotto a Natale scorso su duecento genitori italiani di bambini fra i cinque e i dodici anni risulta che solo il 18 per cento di loro si sono sentiti chiedere dai loro figli giocattoli di tipo tradizionale: la stragrande maggioranza vuole computer, playstation, giochi elettronici. E’ Finita l’era dei balocchi! Il bambolotto da cullare e accudire sembra ormai un residuato di guerra.. Barbie a paragone sembra preistoria. Cinquant’anni combattuti a colpi di spazzola, ritocchi vari, restyling e lifting. Le vendite sono in stallo, la richiesta rallenta e patisce la concorrenza. Si corre perciò ai ripari creando un universo parallelo, un mondo Barbie online e interattivo, un cyberspazio rosa, luccicante e impeccabile! Si possono creare abiti, accessori, case, città, parchi, castelli, e il tuo doppio. (www.barbiegirls.com) “Barbie è una star multimediale, non solo una bambola” lo slogan del rilancio. La Barbie con il lettore mp3 incorporato e con la chiave Usb è divenuta ormai una sorta di ibrido mitologico con due anime. Un restyling tecnologico o meglio potremmo definirlo un lifting, per adattarla agli anni che stiamo vivendo.. 9

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 L’importanza del gioco nella crescita dei bambini di Alessandro Mattei I l mio piccolo Gabriele, come ogni bambino della sua età, attraverso il gioco comunica, cresce e sviluppa le sue attività cognitive e affettive. Da un paio di mesi Gabriele si diverte facendomi degli scherzetti ai quali debbo ribattere con delle azioni che già lui si aspetta e che gli scatenano quindi curiosità, stimoli e tanto tanto divertimento. Come ogni bambino utilizza il gioco anche per capire, per interrogarsi e per darsi delle risposte all’interno di un universo tutto ancora da decifrare e scoprire. Il mio piccolo Gabriele considera il gioco un impegno, un momento della giornata irrinunciabile, un tempo quasi assoluto. Per lui giocare è crescere, è sviluppare ogni senso, espandere ogni conoscenza, è un modo per orientarsi e confrontarsi con ciò che lo circonda. Giocare con un bambino significa, quindi, dargli tutte quelle attenzioni e quelle soddisfazioni che egli ti richiede. E’ come se noi lavorassimo tutta la giornata e il nostro datore di lavoro, prima di andare via, ci dedicasse tanto interesse per quello che abbiamo fatto per noi stessi ma soprattutto per lui. Ecco, forse è proprio questo il modo più semplice per avvicinarsi alla psiche di un bimbo, pensare che egli stia giocando soprattutto per noi, per farci capire che tra i tanti interrogativi che gli si presentano davanti, solo noi siamo un punto fermo, un riferimento sicuro. Lo sviluppo di mio figlio la voglio intendere proprio così. Come una sorta di lavoro che Gabriele fa per me, per la mamma e per tutte quelle persone che gli sono vicino oggi e domani. Adesso che sto scrivendo, ad esempio, si lamenta del fatto che io non lo stia considerando come invece dovrei. Per cui debbo, anzi voglio smettere di scarabocchiare questo foglio nel mio Pc e mettermi a giocare con lui. Non sono uno studioso del giuoco, né tantomeno un pediatra ma sono straconvinto che basti veramente poco per arrivare alle osservazioni che ho appena descritto. Occorre essere soltanto presenti in ogni momento della giornata, facilitando così la crescita, la sicurezza e lo sviluppo delle sue attività psico-motorie e affettive. Non ci vuole tanto per capire che sono proprio i nostri bambini che attraverso semplici comportamenti sanno insegnarci molte più cose di quanto poi saremmo in grado di insegnare a loro. 10

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 I GIOCHI MILITARI di Vito Di Ventura G iocare a “soldati” penso che sia uno dei giochi più antico e diffuso. Chi di noi, da bambino, non ha almeno una volta vestito un’“uniforme”, con tanto di sciabola ed elmetto di plastica, sentendosi “capitano” ed eroe di mille imprese? Certo, in passato, le disponibilità economiche erano quelle che erano e non ci si doveva accontentare di poco, magari di costruirsi una spada con legno di circostanza. Oggi, i giochi militari sono diventati “seri” e ve ne sono una vastissima varietà, molti dei quali si giocano al computer, da soli o in rete. Altri, invece, preferiscono la realtà e danno vita ai cosiddetti giochi “di ruolo”, in cui i partecipanti indossano uniformi vere e danno vita ad esercitazioni e scontri veri. I più famosi e raffinati sono i cosiddetti wargame (“gioco di guerra”) che ricostruiscono eventi militari storici o immaginari. In passato, il wargame era un “gioco da tavolo”, in cui venivano mosse, secondo precise regole, le pedine in miniatura, rappresentanti le forze in campo (partito “blu” contro “arancione”), disposte sopra un plastico tridimensionale che riproduceva il campo di battaglia. Gli stessi militari lo usavano per imparare ed affinare tattiche e strategie nuove o per apprendere dagli errori commessi o dalle intuizioni vincenti dei generali del passato protagonisti di grandi battaglie. Oggi, nell’era dell’informatica, si parla di speciali e complessi, oltre che costosi, “simulatori” che consentono di addestrare il personale, pianificare le strategie, valutare gli effetti di un’azione o di una guerra, senza ricorrere al combattimento reale o sul campo. Ma oltre ai professionisti del mestiere (i militari), sono sempre più numerose le persone che si divertono a “fare i soldati”. Sarà il fascino della divisa, sarà la voglia di dare sfogo alla virilità o alla aggressività repressa, sarà l’eccitazione ed il brivido dell’imprevisto e dello scontro, l’adrenalina della competizione, sarà quello che sarà, ma moltissimi giovani rampanti frequentano i campi di addestramento paramilitare, frequentano corsi di difesa personale e di “military fitness”. Forse l’aggettivo qualificativo “militare” che fino a qualche decennio fa per qualcuno apparteneva alla categoria dei “dispregiativi” ora appartiene a quelli “valore”? 11

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 “HO VISTO COSE…” di Marco Fanella L ungi dallo scrivere un trattato sociologico sulla funzione del gioco, sulla sua rilevanza sociale o su qualsiasi altra implicazione teoretica, iniziamo il nostro discorso partendo da un fattore molto semplice: in linea di massima, anche ai brontoloni spocchiosoni e un po’ rompi piace giocare, infatti secondo me il loro gioco preferito consiste nel contraddire sempre e comunque quello che dicono i loro “pazienti” amici. Questa premessa umoristica serve per dire che ci piace giocare, ci piace divertirci mettendo allo stesso tempo in mostra le nostre qualità , in una sintesi di edonismo e allegria. Detta così il gioco è qualcosa di veramente “figo”! Lo sanno bene gli sviluppatori di videogiochi, quei marchingegni apparsi alla fine degli anni settanta, idolatrati dai ragazzini e temuti come la peste dalle mamme dell’epoca. Nel corso di trent’anni, complice una tecnologia sempre più “avanti”, l’evoluzione dei videogames ha subito un’ascesa talmente repentina che i videogiocatori incalliti come il sottoscritto non avrebbero nemmeno potuto immaginare. Abbiamo cominciato da un mucchietto di pixel sullo schermo che rappresentavano delle stanghette, con un quadratino più piccolo avente funzione di palla, e questo rudimentale apparato videoludico ci permetteva di simulare interminabili partite di calcio, tennis, basket, sempre nello stesso campo da gioco virtuale a sfondo rigorosamente nero. Ma già quel muovere i bastoncini, quel comandare un qualcosa di estraneo, quell’interazione con la macchina erano di per sé entusiasmanti, specialmente se i vincitori eravamo noi! Eh si perché nel corso degli anni la figura dell’avversario si è evoluta man mano che prendeva piede la cosiddetta “intelligenza artificiale”, ovvero la capacità della macchina di avere delle reazioni ai nostri 12

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 comportamenti, attraverso dei codici ben definiti. È il caso del pluridecorato “Pac-man”, dove i fantasmini ci corrono dietro per farci secchi, seguendo degli schemi stabiliti a priori. Ecco quindi che l’interazione non è vista necessariamente come una sfida tra due o più persone, ma anche tra uomo e macchina. Lo sviluppo della grafica è un altro aspetto fondamentale nell’evoluzione dei videogiochi. All’epoca di Pacman era possibile simulare oggetti dalla forma molto semplice in quanto il grado di approssimazione delle forme geometriche era veramente basso, poi nel corso degli anni ottanta lo sviluppo dei personal computer e delle schede dei cosiddetti “coin-op” (giochi a gettone) ha permesso di rappresentare forme sempre più dettagliate e utilizzare una tavolozza di colori più ampia. Ricordo ancora adesso i pomeriggi passati a giocare a”Double Dragon” con gli amici, picchiando bruti ed energumeni dalle fattezze fisiche sempre uguali per salvare la bella di turno, oppure, qualche anno prima i calci volanti di “Kung-fu” contro il solito boss di fine livello e la musichetta ossessiva ad otto bit che mi suonava nelle orecchie. Tutto questo ovviamente mentre il gestore della sala giochi comprava un’isolotto con villa e piscina coi nostri soldi! Col passare degli anni la grafica è divenuta sempre più realistica, i suoni sempre più complessi e variegati, i semplici ambienti a due dimensioni hanno raggiunto una spazialità tridimensionale, ma soprattutto il gioco si è spostato dal bar malfamato al salotto di casa! Immaginate quattro loschi figuri davanti ad un campo di calcio con quattro aggeggi “wireless” in mano che lanciano parole inenarrabili se l’arbitro non fischia un rigore o se colpiscono un palo da trenta metri. La maggior parte di voi questo lo sa perché possiede una console, ovvero una macchina che ci permette di videogiocare comodamente sul divano. La nuova frontiera però non è più il gioco in poltrona, ma il movimento fisico. Lo sanno bene quelli della Nintendo, la mamma di Mario Bros. Per intenderci. La loro ultima console “Wii” ha aperto una porta dalla quale difficilmente si potrà tornare indietro, ovvero la possibilità di simulare con movimenti reali quelli sullo schermo. Dal canto suo Microsoft con il suo “progetto Nadal” relativo alla sua console “Xbox 360” escluderà totalmente l’uso del controller, facendo immergere il giocatore nel gioco permettendogli, attraverso un sistema di rilevamento dei movimenti e dei suoni, di “diventare” il proprio controller! Immaginate di fare realmente a botte col vostro avversario nel salotto mentre il vicino vi guarda dalla finestra e telefona al centro igiene mentale! Come direbbe Rutger Hauer in Blade Runner:” ho visto cose che voi umani nemmeno potreste immaginare”. 13

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 La forza del gioco è infinita e senza età... di Sonia Tondo P er me giocare significa mettere in gioco le proprie capacità, permette di vivere nelle varie fasce d’età, dai bambini agli adulti e anziani, esperienze differenti e aiuta nel risolvere problemi in modo autonomo. Il gioco rimane, un potente strumento formativo per l’infanzia e valido supporto nell’età più avanzata (si pensi ai giochi di abilità, giochi d’intelligenza e all’enigmistica), racchiude in sè la capacità di combinare ed elaborare in modo differente i dati e le informazioni che si possiedono o che devono essere acquisite. Con il gioco è possibile cambiare il proprio punto di vista, crescendo e valutando le proprie esperienze vissute, si pensi allo sport per i ragazzi e adolescenti. Nell’attività ludica i giocatori mostrano la propria personalità e caratteristiche, i propri sentimenti e pensieri. Avendo alle spalle l’esperienza scout credo nel gioco, strumento, per formare la persona nei valori della vita quale; lealtà, rispetto delle regole, rispetto dell’altro, collaborazione tra persone e nella comunità. Un dei tanti giochi che proponevo ai ragazzi, 17/20 anni, era quello dell’Alce russa, gioco che troverete spiegato nelle prossime righe sotto. TO UL PRA IOCO S no DI G si metto POSTA squadre n l’altro. NA PRO U . Due SSA ostacoli no vedersi l’u ALCE RU deve n molti ienti co n possa oco ma ove no ad amb ire di p are atto i loro, d ppo, deve usc el gioco è and ioco ad ni tra d u d r ttivo i lonta campo. iera a g in spaz re. L’obie a band proprio 2 x 5 n nel so colo dono u portarla mato circa 1 di diver Nascon r a diera e issimo, la ban gno, fo a letter sta ben trovare e nasco sta di le sono scritti un ersari, a te esser sario, avv o avver o un cartellino , sul quale ci e degli l camp n ne hann fronte il codic e terra, co lla ori alta voc tti i modi, per stico su i giocat ad Ma non un ela leggere iparare in tu e mani, to con r o deve braccia rio m, lega c roprie Ognun i si può n prop con le p si ad u numeri. ad eliminarli. C e3 a non iando ere il o così trova, m e non appogg seguito a legg ti, iuscend utto ciò che si i r dei mor andolo volte d t iante e aglia 3 o sporc l campo le p no a ellini. llino Chi sb orti van con nuovi cart il carte ario sì. ato. I m , girando , ad un avvers in ita na è elim ti tornano in v no compag na stessa perso minu 0 -15 di u e ogni 1 codice o circa, camp a metà G 14

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INCHIESTA MONDORE@LE | NUMERO 38 | 16 OTTOBRE 2009 Il gioco della realtà di Luca Morazzano E se anche la realtà venisse intesa come un gioco?! Quest’affermazione che a prima vista sembra palesemente assurda e paradossale, analizzata in profondità e con un po’ di spirito ludico potrebbe invece nascondere risvolti filosofici per nulla scontati. Pensiamo un attimo meglio alla vita di tutti i giorni. Ognuno di noi, appena viene al mondo, si ritrova contestualizzato in un ambiente pre esistente rispetto a lui e soprattutto connotato da regole precise. Lo stesso avviene quando un giocatore si appresta a immergersi in un gioco delimitato da un preciso regolamento che permette alcune cose e ne vieta altre così come stabilisce i margini dei movimenti consentiti. Allo stesso modo nella vita di tutti i giorni ci sono le leggi che stabiliscono il consentito e il proibito e il buon senso che demarcano l’utile, il conveniente, il lecito, il rischio e il pericoloso. Ciò non toglie che sia nel gioco che nella vita è possibile contravvenire alle regole predeterminate ma ad un prezzo preciso se la violazione viene scoperta. Altro parallelo evidente è quello della consequenzialità delle mosse; nella vita così come nel gioco, ad ogni azione corrisponde una reazione consequenziale inevitabile. Nel gioco come nella vita, la bravura dell’interprete consiste nel riuscire a calcolare la prospettiva più lunga possibile della mossa che si va ad operare. Per non parlare del parallelo dell’interconnessione con gli altri; nella vita di tutti i giorni così come nell’attività ludica si entra in contatto con gli altri. Proprio il rapporto con altre persone costituisce un aspetto fondamentale da tenere in continua considerazione. Nel gioco l’altro può costituire l’avversario da battere, ma comunque di cui seguire attentamente i movimenti che determinano anche le nostre stesse scelte. Allo stesso modo nel vivere quotidiano le azioni, le espressioni e le esternazioni di chi ci è accanto, le interconnessioni con loro che possono essere gli stessi sentimenti, incidono parecchio sul nostro modo di agire ponendone spesso i contorni. Nel gioco, per determinare il vincitore, ci sono dei parametri precisi secondo cui si assegna il punteggio. Nella vita questo punteggio è dato dallo status stesso che ci ritroviamo a vivere ogni giorno. Come dire, buona partita della vita a tutti! 15

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