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euro 2,50 ti ratu ia g t r la a pe vi pro di nc ia Lati na cop anno ii - numero22 5 febbraio 2010 N.43 politica Norma De Angelis ci riprova Sezze Il Centro con la Polverini PdL nuovo direttivo da via costa La Provincia a sostegno della Sanità 300 studenti pontini ad Auschwitz musica La guerra secondo I ThIrTy SeConDS To MArS paese che vai cori Un salto indietro nel rinascimento www.onirikaedizioni.it www.myspace.com/mondoreale distribuito da onirika edizioni quindicinale di informazione ed opinione

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oNiRiKa ediZioNi presenta Direttore responsabile Simone Di Giulio Vicedirettore Luca Morazzano caporedattore Alessandro Mattei redattori Domiziana Tosatti Simona Tranquilli Giuseppe Lestingi Paola Bernasconi Marco Fanella Agnese Ciotti Sonia Tondo Maria Cristina Tora roberto Tartaglia Luisa Belardinelli Vito Di Ventura Mauro Costanzi responsabile web Alessandra Carconi Grafica e impaginazione e sito internet studio Sketch[idea] Paola Caetani e Marco Martelletta Domi ziana Rober to Stampato presso la “CIVERCHIA arti grafiche” via Pantanaccio 82/B Latina www.onirikaedizioni.it www.myspace.com/mondoreale mondorealemagazine@gmail.com La redazione di Mondore@le, sede di onirika edizioni, si trova in via Casali IV Tratto snc, 04018 Sezze (LT) Testata registrata presso il Tribunale di Latina il 29 febbraio 2008 rG 128/08 VG Cr.323 registrazione Stampa n.892 Iscritto al roC dal 7 marzo 2008 n° iscrizione 17028 OGNI FORMA DI COLLABORAZIONE CON ONIRIKA EDIZIONI, SALVO ACCORDI PRESI IN PRECEDENZA, È DA RITENERSI TOTALMENTE GRATUITA Vito Chiuso in redazione il 3 febbraio 2010

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OMMARIO | 5 febbraio 2010 numero 43 4 eDitoriaLe 6 iNcHieSta a 17 Da BorDi Di P Del Lazio inte ressa a qualcuno? Da 30 NewS attuaLita ’ a 33 eriferia S e z z e: - In arrivo il Piano regola tore - Iniziative p er l’agricoltu ra PriVerNo: - Su Faceboo k per salvare il “regina ele na” Da 20 attuaLità a 22 N o r m a: Da LatiNa Ne L S a N G u e: 36 ore di te rrore 34 muSica a 36 La guerra se condo I Thirty Seco nds To Mars Da 24 PoLitica a 27 Da - De Angelis ci riprova... con l’Udc S e z z e: - Il centro di Bernabei sostiene la P olverini. - nuovo dire ttivo per il P dL 37 a 39 NewS cuLtu ra Da 28-29 Da Via coSta - La Provincia a sostegno della Sanità - 300 studen ti pontini ad Auschwit z 40 a 48 CorI Un salto ind ietro nel rinascim ento PaeSe cHe Vai

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DEL LAZIO INTERESSA A QUALCUNO? La differenza tra chi parla a vanvera di sanità, famiglia e strade e chi invece si preoccupa dei turchi in Germania di Simone Di Giulio L a campagna elettorale per il successore di Piero Marrazzo alla Pisana è già entrata nel vivo. In risposta al Marrazzogate i due maggiori schieramenti hanno optato per due donne, da una parte renata Polverini, cresciuta a pane e tessere del sindacato UGL, dall’altra emma Bonino, cresciuta con poco pane (considerati gli scioperi della fame) e tante battaglie per temi più o meno decisivi. e già dalle prime battute si è capito come si svolgerà il tutto. La Polverini ha iniziato tappezzando roma, proprio per dimostrare che le elezioni si vincono nella capitale. Alla faccia di chi ancora parla di “regione delle provincie” o di decentramento da roma. Mentre la sindacalista di destra aveva già fatto due volte il giro tra roma, Viterbo, Frosinone, Latina e rieti, la sua rivale si destreggiava in una battaglia tutta personale per far rispettare i diritti dei turchi residenti in Germania! Al suo ritorno dall’ex regno di Prussia arrivava il colpo ad effetto. Alla domanda “Dove crede che il Lazio debba puntare per risorgere?” la Bonino rispondeva biascicando qualcosa sulla introduzione della legge sul divorzio breve e su nuove regole da applicare all’aborto. Un clamoroso autogol nemmeno tanto sottolineato dagli attenti osservatori del centrodestra, impegnati a creare intorno a renata Polverini una nube di fumo da soffiare negli occhi dell’elettorato medio del Lazio, pesantemente deluso dalla vicenda Marrazzo. Sì perché anche la cara sindacalista ha i suoi bei scheletri nell’armadio. Ma nessun problema. Anche se un’inchiesta è stata già aperta, si sa già come andrà a finire e ci sono già i colpevoli, i commercialisti che hanno sbagliato a sistemare le carte. In tutto questo marasma quello che appare chiarissimo è lo scarso interesse di Partito Democratico e Popolo della Libertà per le questioni laziali. I primi si stanno ancora riprendendo dalla scoppola in Puglia, dove il buon Vendola ha dimostrato che un pochino la faccia conta ancora. I secondi sono impelagati su questioni più importanti di valenza nazionale. Uscire dalla crisi? risolvere i nodi legati ai problemi dell’industria italiana? Assicurare pensioni decenti? niente di tutto questo come al solito. Piuttosto continuare a fare leggi per evitare o accorciare processi e tenere a bada la Lega che vorrebbe cominciare a sentire due paroline, federalismo e fiscale. Insomma del Lazio ormai frega poco e niente. Ma come non capirli? Tra Badaloni, Storace e Marrazzo sono stati creati danni forse irreparabili, a cominciare dalla sanità, ormai allo sbando più totale. non saranno la Polverini, che vincerà a mani basse, o la Bonino, che perderà malamente e darà la colpa a Di Pietro, a sistemare i cocci. A perderne saranno di nuovo le provincie minori, a cominciare da Latina, qualsiasi sia il risultato delle urne. Ma in fondo cambierà poco e comunque più in basso di così sarà difficile andare. 4

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NoVità iN ViSta mondore@le torna il 5 marzo... informazioni: 339.4966093 info@onirikaedizioni.it

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 LA PERIfERIA P di Vito Di Ventura eriferia. Una piazza racchiusa dalle facciate di palazzi popolari dalla stessa architettura e colore, sotto di cui una serie di negozi espongono le ultime novità di ieri e ti lusingano con sconti favolosi, una sala giochi d’azzardo autorizzata, due bar, uno di fronte all’altro, frequentati in massima parte da immigrati e gente di colore. Al centro, uno spazio per metà sterrato o con radi ciuffi d’erba, mèta di cani lasciati liberi di dare sfogo alla loro natura, e metà lastricato con mattonelle di cemento disconnesse. In mezzo, la statua di un grande che fu, pensoso come non mai, un campo giochi in abbandono, ravvivato nelle domeniche di sole da qualche carrozzina e da uno sparuto gruppo di bambini accompagnati da genitori coraggiosi. Quattro panchine scrostate per pensionati piegati sui loro ricordi. La sede del partito di un politico di quartiere emergente, dispensatore di promesse e di lavori saltuari. Una scuola strapiena di motorini, con graffiti sui muri a ricordare un amore fin troppo palese. Sguardi incrociati in fretta e poi via a testa bassa. La sera luogo d’incontro di pusher e di clienti, di giorno di sfaccendati e caporali in cerca di manodopera a basso costo. rari poliziotti di passaggio per un caffè veloce. non è la scena di un film, ma la realtà della periferia, di una qualsiasi periferia, di una qualsiasi città: Latina, come roma, come napoli o Milano. La periferia, che già il nome stesso indica lontano dal cuore della città, ieri sinonimo di spazi aperti, di campagna e filari di alberi, oggi troppo spesso sinonimo di emarginazione sociale, economica e culturale. Vuol dire “casermoni” dove convive isolata, rinchiusa nelle mura domestiche e imbonita dalla televisione sempre accesa, gente in fuga dai costi impossibili del centro, giovani coppie, pendolari forzati e immigrati 6

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iNcHieSta extracomunitari. In periferia mancano o sono molto carenti i trasporti, l’illuminazione, la segnaletica, i servizi, i cinema, i teatri, i luoghi di ritrovo… manca tutto o quasi. Solo case su case, strade piene di buche, marciapiedi sgangherati, cassonetti stracolmi e buste di immondizia ovunque. La piazza, o il parco che dir si voglia, diventa il “centro” della vita di periferia, s’affolla e si svuota a intermittenza di gruppetti di giovani che all’imbrunire, a ritmo della musica delle autoradio, si radunano per decidere la notte. Si fa bella, s’illumina e si colora per la festa patronale, per l’esibizione canora di alcuni gruppi rock del quartiere, evento musicale dell’estate, e poi…poi ritorna al ritmo di sempre, scossa dalla sgommata di una macchina che fugge. La periferia costituisce nel migliore dei casi una realtà dove si svolgono attività senza bagliori, senza vitalità e colore, e nel peggiore il luogo dell’assenza di qualità o della carenza di servizi, del degrado, dell’insicurezza. non è facile entrare nell’anima e nel corpo della periferia. non è facile raccontare la vita di questi pezzi di città, dove s’intrecciano traiettorie di vita che nessun può pretendere di riassumere, che assurgono alla ribalta solo quando accade un fatto di cronaca. Allora, al quartiere si appiccica un’etichetta che la ghettizza ancora di più e lo fa diventare luogo di verità banali. Tutti s’affannano a organizzare tavole rotonde e dibattiti, l’opposizione coglie a balzo l’occasione per scagliarsi contro gli amministratori, i giornali sfoderano titoli e articoli sulla “periferia-ghetto”, sui casermoni dormitorio, sui servizi assenti, sui piccoli crimini tollerati dalla polizia. Si scrivono libri, canzoni e poesie, ma il passo concreto resta sempre lontano. e la realtà della periferia resta sempre la stessa. Lontana, appunto! “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore” moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 recita un vecchio proverbio ed è la verità. Lontano dagli occhi dei politici, lontano dai turisti, lontano dalle forze dell’ordine, lontano da tutti; lontano dal cuore pulsante della città, senza monumenti “storici” o cattedrali da mostrare, ma solo realtà di vita quotidiana, di gente che paga le tasse come gli altri, ma riceve meno degli altri. Si parla di “periferie abbandonate”, ma vi sono “periferie” centralissime e ben più degradate, come le baracche sorte sotto i ponti delle circonvallazioni o sotto acquedotti di romana memoria, che guardiamo distrattamente dai finestrini dei treni in corsa. nessuno ha la ricetta pronta e sicura per risolvere un problema di portata mondiale, perché la “periferia” e il degrado sono parte di ogni grande città di questo mondo, anzi più grande è la città maggiori sono i problemi e le differenze sociali tra chi vive in città e chi in periferia (basti pensare alle “baraccopoli”). Forse, invece di continuare a discutere, seguitando a vivere nel nostro “isolamento”, culturale o etnico, bisognerebbe fare qualcosa per “amalgamare” la gente del quartiere, invogliarli a conoscersi meglio, per scoprire magari quanto assomigliamo agli “altri”. Bisognerebbe far vivere il quartiere, cominciando col renderli visibili, illuminando le strade e le piazze. Bisognerebbe decentrare i servizi, costruire centri culturali, effettuare opere e infrastrutture degne di questo nome e non solo palazzi anonimi. Insomma, inglobare la periferia per renderla meno “lontana”, valorizzarla per renderla più attraente. 7

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 LATINA di Luisa Belardinelli BoRGhi o nuove periferie? S ono ormai passati più di settanta anni dall’anno in cui si costituirono i Borghi. Ma cosa è cambiato? I “villaggi operaio” così originariamente chiamati dopo la bonifica, avevano la funzione di fare da luogo di incontro fra i vari poderi dell’agro pontino e di provvedere a tutti i bisogni primari dei coloni. Se noi ci soffermiamo ad osservare tali luoghi, possiamo notare che la struttura urbanistica è tale e quale (in scala decisamente inferiore) a quella di una città. Sono sempre presenti infatti: la chiesa, la casa del fascio, il credito agricolo e la scuola. Ai borghi di nuova fondazione furono attribuiti nomi ispirati ai luoghi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, (ad es. Borgo Carso, Borgo Piave, Borgo Grappa, Borgo Montello, Borgo Isonzo). In alcuni casi questi “villaggi” furono costruiti su centri rurali già esistenti o fondati all’inizio della bonifica con differenti nomi come ad esempio Sessano per Borgo Podgora, Casale delle Palme per Borgo Grappa e così via. Ma oggi che funzione hanno i Borghi? e’ curioso notare che vi esistono due tipologie di abitanti. La prima è costituita dai cosiddetti fondatori: i coloni e i rispettivi figli che dal lontano Veneto ma anche dall’emilia romagna e Friuli, si sono spostati nell’Agro Pontino e con fervore hanno contribuito alla sua bonifica. La seconda categoria è rappresentata sia dai nuovi cittadini, provenienti soprattutto dalla regione Campania che da giovani coppie e single del capoluogo pontino, in cerca di case più ampie ed economiche. Un altro dubbio mi assale, queste micro città senza sindaco (aventi però dei rappresentanti, i quali a volte influenzano non di poco l’andamento politico locale e provinciale), sono diventate ormai le nuove periferie? A visitarle sembrerebbe di no. Ancora è abbastanza forte l’identità della gente che vi abita e lo si vede soprattutto quando arriva la stagione estiva. L’estate infatti è il mese migliore per capire quanto 8

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 ancora il Borgo sia un luogo ben circoscritto e ricco di tradizioni. Sono note a tutti le pittoresche celebrazioni in onore del santo patrono o le sagre degli usi e costumi locali. e’ comunque evidente una forte espansione urbanistica. Basti notare ad esempio i nuovi quartieri di Borgo Carso, Borgo Podgora, Borgo Sabotino, Borgo San Michele e Borgo Piave. Piccole e graziose palazzine crescono come funghi e si alimentano di gente in fuga dalla ormai troppo costosa Latina. Soffermandomi poi su Borgo Piave, è noto a tutti come tale località stia scomparendo tra il traffico giornaliero e le piccole ma anche grandi imprese automobilistiche. e’ un borgo ormai quasi totalmente inglobato nell’area cittadina e, per questo motivo, a mio avviso e non solo, estremamente a rischio di perdita delle tradizioni. Contrariamente, altri borghi come ad esempio Borgo Carso, Borgo Sabotino e Borgo San Michele, possiedono ancora l’originalità del luogo e per così dire gli “antichi odori”. non si può però rimanere immobili di fronte allo stato di abbandono di alcuni di essi. Passeggiando ad esempio per le strade di Borgo Carso e Borgo Podgora, ho notato un certo “disordine”.. Piazze abbandonate, alberi malati, fontane spente, marciapiedi malmessi, ecc.. Dai piani alti mi dicono però che sono in programma dei restauri.. Sarà vero? noi vogliamo crederci! Alla fine della mia breve indagine sui borghi pontini, ho potuto pertanto constatare come alcuni dei nuovi quartieri siano stati concepiti in un territorio forse troppo “debole”, ossia, poco predisposto, a livello urbanistico, (mancanza di strade, parcheggi, spazi, ecc.) ad accogliere nuove strutture abitative. riguardo invece all’identità culturale dei singoli “villaggi” (retaggi storici, dialetto e tradizioni) essa paradossalmente è ancora percepita, seppur fortemente in bilico ed eternamente messa a confronto con le nuove tendenze. 9

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 LATINA di Simona Tranquilli ecco come si vive nei quartieri Nascosa e Nuova latina I passi da compiere sono ancora tanti ma, la situazione dei quartieri Q4-Q5 nell’ultimo anno è decisamente migliorata. Una parte di Latina che fino a qualche tempo fa era considerata come un “quartiere dormitorio”, perché priva di esercizi commerciali e punti d’incontro per i giovani, oggi ha assunto un aspetto nuovo grazie alla presenza di un centro commerciale, supermercati, negozi e aree verdi. C’è da dire però che a dare la spinta verso la riqualificazione di queste zone è stato soprattutto il campionato mondiale di Tiro con l’Arco che nel 2009 ha avuto come teatro proprio la zona nuova Latina. Com’è accaduto con il centro storico del Comune pontino, rimesso a lucido in vista dell’82esima adunata degli alpini, anche per i quartieri Q4 e Q5 i grandi eventi hanno rappresentato un motivo di rinascita e sono stati la spinta per dare un nuovo volto a zone di periferia spesso dimenticate e lasciate all’incuria. Parlando di numeri lo scorso settembre, in occasione dell’evento sportivo tanto atteso, sono stati investiti circa 400 mila euro per gli arredi urbani e le aree verdi e 200 mila per i marciapiedi e le asfaltature. Finanziamenti che hanno giovato all’aspetto delle strade e dei parchi, soprattutto nell’area di via Paganini, via Cherubini e via Lunga. Inoltre in più occasioni il sindaco Zaccheo ha sottolineato la volontà dell’amministrazione comunale di ridare luce ai quartieri nascosa e nuova Latina riqualificando le zone lasciate al degrado e creando nuovi spazi. resta il fatto che nonostante i miglioramenti, c’è ancora molto da fare. Al momento uno dei nei di questi quartieri è la raccolta differenziata. Spesso i sacchi della spazzatura vengono lasciati senza criterio in mezzo ai marciapiedi per colpa dell’inciviltà di molti. Accanto a questo problema di mal costume restano poi quelli legati all’assenza di strutture e aree adatte per permettere ai quartieri Q4 e Q5 di diventare delle zone residenziali a tutti gli effetti. Si tratta comunque di aspetti negativi che con il tempo, e soprattutto con un pizzico di impegno da parte dei cittadini e dell’amministrazione comunale, potranno essere risolti agevolmente. 10

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 SAbAUDIA di Sonia Tondo Fuori dalla piazza iniziano i guai P arlare della “periferia” di Sabaudia non è facile. Qualcuno potrebbe immediatamente obiettare che “tutta” Sabaudia è una periferia. Perciò bisogna per prima cosa capire di cosa stiamo parlando, quale significato vogliamo dare alla parola “periferia”. In genere con questo termine si intende tutto ciò che è lontano dal centro, dal cuore pulsante della città, dove normalmente si trovano i “pezzi” migliori, sia dal punto di vista architettonico - culturale (cattedrali, chiese, monumenti, biblioteche, piazze, fontane, ecc.) che sociale (luoghi di ritrovo, circoli, …). In questo, Sabaudia non fa eccezione. La sua architettura razionalistica, pregio e vanto della città, è rimasta più o meno intatta proprio nel centro storico. La piazza, non solo in termine “fisico”, ma come luogo d’incontro continua ad essere la parte vitale della città. Appena si supera, però, di qualche isolato il “centro storico” cominciano i guai. Ci accorgiamo di essere in “periferia”, perché manca l’illuminazione, i marciapiedi traballano, l’erba cresce spontanea, i giardini (sic!) sono incolti, e i trasporti pubblici passano di rado. Insomma, siamo lontani dagli occhi e dal cuore. La città è cresciuta con le stesse modalità delle altre, senza il rispetto della sua originaria architettura. Solo case su case, strade da completare, servizi insufficienti e così via. La colpa non può essere di questa Amministrazione, troppo facile. Gli errori sono stati commessi molti anni addietro e oggi ne paghiamo le conseguenze. Certo potremmo porre rimedio, questo sì. Anziché pensare di ampliare ancora e costruire laddove non è possibile, bisognerebbe migliorare quello che c’è. Spendere i soldi per rendere la qualità della vita migliore e far sì che la città possa essere vissuta in tutti i suoi spazi. Venire a Sabaudia era, fino a qualche decennio fa, lasciarsi alle spalle il traffico opprimente della città, godere della natura, fare passeggiate, girare in bicicletta, arrivare fino alle dune e bagnarsi nell’acqua trasparente, sotto lo sguardo immobile e ridente di Circe. Forse questa potrebbe essere la ricetta anche per il futuro, per attrarre un turismo di qualità e ridare alla città la sua originaria reputazione. 11

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 SEZZE di Simone Di Giulio suso abbandonata, progetti realizzati parzialmente e tanta confusione S ezze insiste su un territorio enorme, caratterizzato da un centro tutto sommato piccolo e da una serie di frazioni che nel corso dei decenni hanno avuto un’improvvisa impennata per l’uso abitativo. La conca di Suso rappresenta alla perfezione questo stacco tra centro della città e periferia urbana. nel corso degli anni questa zona di confine si è letteralmente trasformata, passando da luogo di villeggiatura a seconda città, abitata da quelli che vivevano al centro che si sono spostati per diversi motivi, dal traffico alle difficoltà dovute alla mancanza di parcheggi, fino all’arrivo dei cittadini stranieri, che si sono insediati nel centro storico. Questa situazione ha costretto gli amministratori a rivedere strutturalmente lo sviluppo della conca di Suso, anche se i risultati a cui si è giunti lasciano perplessi. Suso è diventato un agglomerato di abitazioni e la realizzazione dei servizi non è riuscita ad andare di pari passo alle esigenze dei cittadini. Alcune zone pagano a carissimo prezzo un Piano regolatore fermo al lontano 1972, soprattutto quelle dove insistono abitazioni popolari. In località Fontanelle sembra di essere caduti nel diciannovesimo secolo, tanti sono i problemi che i cittadini si trovano quotidianamente ad affrontare. Discorso simile per il quartiere di Crocemoschitto, in cui le cicliche promesse elettorali sono rimaste utopia. non va meglio nelle zone a ridosso della Semprevisa, dove si continua a costruire senza però avere alcuna certezza di sviluppo. Va un po’ meglio ai Colli, anche se il solo ufficio postale non assicura quella copertura di servizi sperata dai residenti. La tanto declamata decentralizzazione dei servizi comunali, chiave di volta praticamente di tutte le campagne elettorali da almeno venti anni, non ha mai avuto sbocchi. Gli amministratori lavorano improvvisando, basti pensare alla zona dei Zoccolanti, a ridosso del cimitero comunale. Da area industriale prima, artigianale poi, si è passato a un ibrido cui non bastano un centro commerciale e la farmacia comunale. 12

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 SEZZE SCALO di Alessandro Mattei Frazioni di pianura, scarsa attenzione per i reali problemi della comunità B uona parte del territorio del Comune di Sezze è costituito dalle cosiddette frazioni di pianura. Si tratta di agglomerati di case ubicate in piena campagna e lontana di qualche chilometro dal centro abitato di Sezze Scalo. Tra le molte possiamo citare le maggiori, tra cui le frazioni di Archi di San Lidano (7,99 km), Casa di Piano (3,70 km), Case rosse (3,15 km), Ceriara (5,84 km), Ponte Corradini (7,03 km) e Ponte Ferraioli (5,79 km). Tra queste piccole realtà si trovano altre abitazioni sparse che, per crescita demografica, nel corso degli anni sono anch’esse diventate delle mini comunità. La maggior parte dei residenti sono degli agricoltori, si lavorano i campi e si alleva bestiame. La qualità della vita è sicuramente migliore rispetto al centro urbano dello Scalo, dove il principale problema resta quello dell’inquinamento atmosferico e acustico, dovuto soprattutto da un intenso traffico viario. A differenza dei centri abitati però, nelle frazioni di periferia, mancano ancora i più elementari servizi, o meglio quelli che oggi vengono considerati tali. Si va dall’assenza totale della pubblica illuminazione, alla cattiva manutenzione delle strade. non ci sono quei servizi esistenti già da diverso tempo nel centro abitato di Sezze Scali. non c’è, quindi, una qualità dei servizi alla persona, perché i servizi in molte zone non esistono neppure e non vi sono prospettive di sviluppo, se non in termini di incremento di stabili ad uso abitativo. A parte l’assenza di servizi, i disagi maggiori provengono dalle strade. In molti casi possono essere considerate delle vere e proprie mulattiere e bastano le prime piogge a provocare allagamenti e intasamenti dei canali di scolo. Disattese, in molti casi, le promesse elettorali. non bastano certo pochi metri di breccia e qualche centinaio di metri di asfalto per parlare di “attenzione” per le periferie della città. Cosi come non servono sporadici incontri con i residenti o rari momenti di festa e iniziative culturali per parlare di decentramento delle attività e delle manifestazioni estive. occorre ben altro, occorre una reale “impegno” per i reali problemi della gente. A partire, ad esempio, dalla regolare consegna della posta, che spesso non c’è per mancanza di toponomastica. 13

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 PRIvERNO di Giuseppe Lestingi un distacco enorme tra città e hinterland L a situazione delle periferie che si trovano a valle intorno al Comune di Priverno non sono esenti da mancanze. Quello che ci preme sottolineare in primis è l’aumento in maniera esponenziale di rifiuti e discariche abusive che l’amministrazione non riesce ad arginare. Basta percorrere le stradine che portano in zona “Fontana Vecchia” e quelle che affiancano il canale “Iavone” e il fiume “Amaseno” per accorgersi delle discariche a cielo aperto piene di immondizia, vecchi elettrodomestici e gomme di autotreni gettati a ridosso dei fiumi. In zona S.Martino ci sono alcuni punti dove è marcata la presenza di amianto lasciato lì ormai da diversi anni. nessuno si preoccupa e i cittadini sono sconcertati dalle conseguenze che una simile noncuranza può causare alla salute delle persone che abitano vicino a queste zone. Per non parlare delle condizioni delle strade di campagna vicino alle abitazioni dove gli abitanti sono costretti a passare su percorsi ridotti a crateri e buche scavate dalle piogge invernali. Su alcune strade e stradoni è assente inoltre la Toponomastica che crea disagio alle persone del luogo per il passaggio, qualora dovesse servire, di ambulanze, postini e altri servizi. Insomma della Priverno di qualche anno fa è rimasto ben poco. Il paesaggio periferico continua a subire delle modificazioni e la mancanza di un piano regolatore fa sorgere abitazioni in punti che hanno ben poco a che vedere con l’idea di una periferia ben strutturata. La lontananza dalla cittadella medievale si nota anche dalla mancanza di illuminazione in alcuni punti diventati nodo si spaccio e di delinquenza. Molti dei furti che avvengono specialmente durante l’estate potrebbero essere evitati illuminando zone periferiche dove vi è una discreta presenza di abitazioni contigue. In zona “Fontana Vecchia” la crescita del numero delle abitazioni dovrebbe dar vita all’installazione di lampioni che diano luce alla zona. La situazione invece è manchevole anche da questo punto di vista con conseguenze che potrebbero essere evitate. Anche lo spaccio sotto i ponti della nuova 156 bis che taglia il territorio periferico del Comune di Priverno sarebbe evitabile con la presenza costante di luce che garantisce durante il calare della sera quel controllo da parte degli abitanti del posto che spesso le forze dell’ordine non possono garantire. Quello che deve garantire un amministrazione dalla parte dei cittadini è di evitare il distacco tra la città e l’hinterland in modo tale da rendere più efficienti quei servizi che da toppo tempo mancano alle periferie di priverno. 14

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iNcHieSta moNDore@Le | Numero 43 | 5 feBBraio 2010 SERMONETA tanti i problemi delle borgate di Domiziana Tosatti V iabilità e sicurezza stradale inadeguate e carenza di opere di urbanizzazione, anche e soprattutto primaria, sono i maggiori problemi che affliggono le periferie della cittadina dei Caetani, con riferimento particolare all’esteso territorio della Piana. A questo c’è da aggiungere la manutenzione dai tempi biblici di alcune strade del Centro storico ed anche l’assenza del servizio di scuolabus per la colina in zona san Francesco-Casai, la stessa zona che soprattutto in estate soffre anche la carenza del servizio idrico. Viabilità disconnessa e scarsa sicurezza stradale, manti stradali improbabili, con ‘toppe’ di asfalto qua e là, scoline inesistenti, acqua che per defluire deve per forza incanalarsi al centro delle carreggiate ed arenarsi nella prima parte avallata che trova. Disagi diffusi sia sulle strade di competenza comunale, che in quella di competenza provinciale. e’ il caso, tanto per fare un esempio tra i mille, di via norbana, che appare, soprattutto verso il tratto finale, disconnessa ai lati e priva dei necessari scoli per le acque. Ad aggravare la situazione è la traversa di via della rotonda, dove, oltre a fare i conti con i marciapiedi costruiti forse 40 anni fa ed ormai quasi completamente inesistenti, lo scoline a bordo strada sono chiuse, tanto che le acque confluiscono tutti sulla provinciale norbana, fino a fermarsi al crocevia con via dell’Uliveto, sempre a Sermoneta scalo. La frazione di Monticchio è un caso a sé. Lo stato di abusivismo ha fatto sì che vi siano decine e decine di abitazioni non servite dalle opere di urbanizzazione primaria, quali pubblica illuminazione e rete fognaria, oltre alla presenza di una viabilità del tutto inadeguata all’insediamento abitativo e, ancor di più, al traffico al quale la strada, ed in questo caso si parla della provinciale Consolare-romana vecchia, è quotidianamente sottoposta. oltre al danno anche la beffa. A partire da un tratto della provinciale il Consiglio comunale ha approvato il Piano di recupero, numerose abitazioni, che si trovano giusto davanti, ne sono state escluse, secondo criteri sconosciuti ad ogni logica. La strada Piazza lunga, a Borgata Carrara, è buia ed avrebbe bisogno di dossi. Su via dell’Irto c’è una scuola, ma nessun marciapiede, sempre a Carrara c’è il sito della Mistral, ormai ricettacolo di immondizia e rifugio di qualche senza tetto. Sermoneta diamante dei Lepini ripete sempre qualcuno…solo per la strada centrale del Centro storico, il castello Caetani e l’oasi di ninfa? 15

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