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cagli 1 cagli cagli stato regione provincia italia marche pesaro e urbino coordinate altitudine superficie abitanti 43°3249.20n 12°3850.28e43.547°n 12.6473°e [1 [1 coordinate 43°3249.20n 12°3850.28e43.547°n 12.6473°e 276 m s.l.m 226,16 km² 9086 30-4-2009 densità frazioni comuni contigui cap 40,03 ab km² abbadia di naro acquaviva ca bargello cerreto foci massa moria paravento pianello pieia secchiano smirra acqualagna apecchio cantiano fermignano fossombrone frontone gubbio pg pergola pietralunga pg piobbico urbania 61043 pref telefonico 0721 codice istat codice catasto class sismica 041007 b352 zona 2 sismicità media class climatica zona e 2295 gg
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cagli 2 cagliesi san geronzio 9 maggio sito istituzionale [2 nome abitanti santo patrono giorno festivo cagli è un comune italiano di 9053 abitanti[3 della provincia di pesaro e urbino nelle marche geografia fisica l ubicazione attuale della città è su di un altopiano stretto dai fiumi bosso e burano confluenti al metauro il comune che per estensione territoriale è il 3º più grande delle marche e il 95º d italia risulta delimitato verso sud dai monti catria petrano e nerone e più a nord dal monte paganuccio che con il pietralata forma le scoscese pareti di calcare massiccio del passo del furlo dista 51 km da fano in direzione di roma storia cagli città che sotto il dominio bizantino costituiva nel vi secolo uno dei capisaldi della pentapoli interna insieme a gubbio urbino fossombrone osimo e jesi risulta menzionata sia nell itinerarium gaditanum di epoca traianea e sia nel cosiddetto itinerarium antonini che riporta gli elenchi delle città e delle stationes poste lungo le principali vie dell impero romano era a 147 miglia da roma più tardi nel iv secolo cale tale era l antico nome della città figura nell itinerarium burdigalense o hiersolymitanum destinato a pellegrini che da bordeaux si dirigevano verso la terra santa e in quell itineraria picta che è la tabula peutingeriana sempre nel iv secolo servio onorato commentando l eneide di virgilio chiariva il possibile equivoco affermando cales civitatis est campaniae [l odierna calvi nam in flaminia est quae raffigurazione della città del 1611 di paolo piazza cale dicitur e precisava che nella galizia un altra città portava evidentemente a seguito della dominazione romana il nome della cale posta lungo la flaminia ulteriore corpo alla cale antica è dato dal ritrovamento di numerosi reperti tra i quali i bronzetti etruschi e italici del iv secolo a.c scoperti in un santuario pagano nei pressi della città e tra i quali figura la nota testa di cagli testa di giovane con diadema conservata nel museo archeologico nazionale delle marche in ancona nell atto di donazione del territorio delle due pentapoli la marittima e la montana e dell esarcato redatto per il re dei franchi pipino il breve nel 754 a favore di santa romana chiesa cagli è indicata con l appellativo di città parzialmente distrutta dal fuoco appiccato dai ghibellini durante la cruenta lotta intestina del 1287 finalizzata alla sottrazione del potere civile alla fazione guelfa sotto l alta protezione di papa niccolò iv e l intermediazione del cardinale berardo berardi viene nel 1289 traslata dalle propaggini di monte petrano e ricostruita ex novo nel sottostante pianoro inglobando gli edifici religiosi e civili preesistenti che ne costituivano il borgo sembra che nel 1287 un consistente gruppo di cagliesi di parte guelfa fuggendo trovasse rifugio e accoglienza a sassoferrato fondando il borgo di quella comunità ben presto la città tornerà ad essere un florido centro visto che in un registro di pagamento delle tasse alla chiesa del 1312 sottoposto a revisione a seguito del forte calo demografico dovuto ad
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cagli una carestia cagli era composta da 1.528 famiglie corrispondenti ad una popolazione compresa tra i 6.328 e i 7.119 abitanti i termini di raffronto sono ricavabili in fumantes marchiae secundum antiquum registrum camere romane ecclesie databile al 1340 dove pesaro annotata 2.500 fuochi mentre fano ne conta 4.500 poco dopo nelle constitutiones aegidianae del 1357 cagli figura tra le nove città magnae della marca insieme per l odierna provincia di pesaro fano e fossombrone che erano precedute nella classificazione da cinque città maiores e seguite dalle ventidue mediocres ventisei parvae tredici minores e dai castra e terrae costituito nel xii secolo il libero comune di cagli tra i cui podestà figurano gli orsini i colonna i baglioni i gabrielli i montefeltro e i tarlati aveva assoggettato oltre 52 castelli snidando la nobiltà rurale e fronteggiando gli abati senza sottrarsi ad una politica aggressiva che portarono le armi delle sue milizie fin dentro i chiostri delle potenti abbazie la sua espansione ebbe a seguire i confini della giurisdizione della diocesi di cagli che in greciano iv secolo annovera il suo primo vescovo l incendio del 1287 appiccato al palazzo del comune dai ghibellini appoggiati da trasmondo brancaleoni del feudo di roccaleonella aveva indebolito la politica territoriale comunale che peraltro dovette sempre confrontarsi con le mire espansionistiche del limitrofo comune di gubbio spesso frenate grazie alle alleanze strette con perugia la città era però rinata nel 1289 con uno straordinario progetto urbanistico attribuito da maddalena scoccianti ad arnolfo di cambio basato su ampie vie che si uniscono in maniera ortogonale anche se dovette essere in parte ripensato e non sempre fedelmente rispettato nei secoli come rammenta lo stesso celebre giurista bartolo da sassoferrato quando asserisce che talune strade interne furono ristrette per questioni di difesa la città entrava nel rinascimento condividendo la felice stagione urbinate con la razionale e anticipatrice geometria del suo impianto urbanistico ciò secondo la tesi di bresciani alvarez e filippini non dovette passare inosservato agli occhi di quanti animavano culturalmente la magnifica corte del duca federico da montefeltro lo spunto a tale ipotesi nasce dall osservazione che la celebre città ideale attribuita al laurana su disegno di leon battista alberti conservata nella galleria nazionale delle marche presenta sullo sfondo un elemento paesaggistico dal profilo talmente caratterizzato da non sembrare fantastico ma decisamente reale visto che combacia con l altopiano di monte petrano ai piedi del quale è ancor oggi cagli con la sua piazza a questo si aggiunge l arretramento di parte degli edifici posti sul lato destro della tavola urbinate e che è realmente presente su di un lato della via che fiancheggia il lato destro del palazzo pubblico cagliese quest ultima strada veniva inoltre a concludersi di fronte ai fabbricati che compongono il monastero di san nicolò che sopravanzavano nella sede stradale lasciando uno stretto passaggio al posto dell odierna ampia via del torrione allineata solo nella seconda metà del novecento in larghezza a via leopardi proveniente dalla piazza maggiore il grande edificio a pianta centrale che compare al centro del dipinto secondo la tesi citata avrebbe occupato il posto del palazzo pubblico che nel 1476 il comune di cagli esattamente un secolo dopo il suo ingresso volontario su piede di uguaglianza insieme ad urbino nel nascente stato dei montefeltro aveva donato a federico da montefeltro il quale si fece carico in quegli anni di far eseguire profondi lavori di ristrutturazione a francesco di giorgio martini l architetto senese che negli anni ottanta del quattrocento è in cagli impegnato per l erezione della rocca e del torrione il dibattito su una cagli destinataria o semplice ispiratrice di un superbo progetto da leggersi secondo quanto già proposto da zorzi nel 1976 come una città panorama di cagli 3
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cagli progettata rimane ovviamente aperto e quelle che potrebbero apparire come delle coincidenze meritano per la loro eccezionalità successivi approfondimenti furono soprattutto le manifatture consistenti in particolare nella lavorazione dei panni di lana e più tardi della seta e nella concia delle pelli che sviluppatesi notevolmente sotto i duchi d urbino sostennero la forte crescita economica della città e conseguentemente costituirono la base per quello culturale al quale presero parte anche grandi artisti attivi presso la corte urbinate o uomini di governo a quella legati la devoluzione del ducato d urbino allo stato pontificio del 1631 comporta per cagli l inserimento in uno stato dove le marche dovranno votarsi principalmente all agricoltura cerealicola strategia economica che essendo poco remunerante per le aree appenniniche avrebbe infine comportato a partire dal settecento un arretramento economico sempre più consistente delle stesse l unità d italia se da un lato accende gli animi anticlericali che vagheggiano un progresso a portata di mano trovano in loco validi spunti nella costruzione della ferrovia fano-fabriano-roma distrutta e mai più ricostruita durante la seconda guerra mondiale e del teatro comunale dall altro apre il capitolo delle spoliazioni dei monasteri prima e delle confraternite dopo i cui beni demaniali servirono per l ammodernamento del regno la politica della monarchia sabauda a differenza di quella pontificia precedente che aveva lasciato ampia autonomia ai comuni avrebbe ben presto mostrato il volto del piemontesismo anche nelle marche vanificando con il compimento dell unificazione amministrativa del 1865 i disegni di decentramento durante la seconda guerra mondiale nel periodo dell occupazione tedesca e della repubblica sociale italiana nel territorio del comune di cagli trovarono rifugio e protezione alcune famiglie di profughi ebrei italiane e straniere in quest opera di solidarietà che coinvolse molti abitanti del luogo si distinsero in particolare la famiglia alessandri proprietaria di una pensione sul monte petrano la famiglia virgili nella frazione di secchiano e la madre superiora del convento di san nicolò suor nicolina baldoni l 11 febbraio 1992 l istituto yad vashem di gerusalemme ha conferito l alta onorificenza dei giusti tra le nazioni ai coniugi virgilio e daria virgili e alle loro figlie gianna e mercedes e il 29 febbraio 2004 a spartaco alessandri e sua madre mimma alessandri 4 alla città di cagli va affiancata la bellezza del suo territorio appenninico che per molti tratti si presenta pressoché incontaminato e del tutto simile al cuore verde dell umbria È un territorio vasto dove cresce il prelibato tartufo bianco quello del comune di cagli che con i suoi 226 km² è per estensione il terzo delle marche di cagli vittorio sgarbi nel 1997 scrive che «indipendentemente dal singolo palazzo dipinto oggetto è il fatto di non poterla più rimuovere dalla mente come accade per altri luoghi che sono più facoltativi li hai visti ma non fanno parte di una memoria essenziale o indispensabile invece per me cagli è diventata una città inevitabile» più tardi nel 2005 sempre sgarbi riferendosi a questa città annota «cagli è una città bellissima con grandi palazzi che nascondono bellezze impreviste soluzioni architettoniche sorprendenti» in precedenza edward hutton giungendo in treno da sassoferrato annotava nel 1913 che «cagli è la cittadina più deliziosa che si trova fra fabriano e urbino un luogo ombroso fresco tranquillo pieno di edifici interessanti e di belle pitture» lo stesso precisava che «si viene qui per vedere soprattutto giovanni santi padre di raffaello che ha lasciato in cagli più di un dipinto e ci si resta per amore del posto» lo scrittore inglese rimarcava inoltre che «la gente è cortese e bella più del comune È una città piena di belle pitture e in grado di offrire al viaggiatore oltre le porte urbiche la vista di paesaggi magnifici e di splendidi monti che l attorniano da ogni parte» 4
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cagli 5 toponimo il toponimo cagli deriva dall antico nome latino di cale attraverso le forme tardolatine callis e callium l abitato altomedievale sorgeva però sul colle della banderuola a sud-ovest della città moderna nel commentare i versi dell eneide di virgilio servio onorato spiegava cales civitates est campaniae nam in flaminia est quae cale dicitur e aggiungeva che nella provincia di galizia un altra città portava il nome di cale all atto della traslazione e rifondazione della città nel sito moderno 9 febbraio 1289 per volontà di papa niccolò iv cagli fu ridenominata sant angelo papale ma nel corso dei secoli prevalse anche nei documenti ufficiali l antico toponimo ormai modificato dall evoluzione della lingua stemma comunale con decreto del capo del governo datato 20 febbraio 1935 lo stato italiano ha formalizzato per cagli l uso del suo antico stemma così descritto di rosso al capriolo d argento accompagnato da tre palle d oro due in capo ed una in punta lo stemma con il solo scaglione nel decreto è definito capriolo d argento su campo rosso è già ben documentato fin dai tempi dell imperatore federico ii di svevia l inserimento delle tre palle d oro per tradizione avvenne in omaggio ai de medici di firenze nel tempo in cui ebbero il governo dello stato d urbino sottratto ai della rovere per volontà del pontefice leone x sempre per tradizione il motto che attornia l arme comunale è la diretta conseguenza della distruzione della città del 1287 e della sua rifondazione del 1289 questo spiega in effetti il senso di tale motto che recita callium fide et concordia sibi superstes ma proprio a seguito della rifondazione avvenuta sotto l alta protezione e guida di papa niccolò iv la città nuova fu ribattezzata col nome di sant angelo papale ed assunse nel suo stemma anche a figura intera san michele arcangelo d oro con la bilancia sulla mano sinistra e la spada sulla destra in atto di calpestrae la figura del demone alato in verde su fondo azzurro il buroni riteneva che di questo stemma vi erano alcuni esemplari su monete del xvii secolo con la sigla s.p.q.c ossia senatus populusque callensis nella lettura popolare le tre palle sono reinterpretate come i tre monti catria petrano e nerone che delimitano parte del territorio del comune di cagli mentre lo scaglione diventa la confluenza dei fiumi bosso e burano che stringe il pianoro su cui la città è stata rifondata nel 1289 i colori della città sono il rosso e giallo nell abbinamento che figura anche nelle bolle di papa niccolò iv riguardanti la traslazione e rifondazione di cagli monumenti e luoghi d interesse architetture religiose cappella tiranni nella chiesa di san domenico in cagli è la nota cappella tiranni la cui decorazione fu affidata da pietro tiranni a giovanni santi e che pungileoni considerava il suo capo lavoro indicandola come la bell opera che fu l estremo di sua possa tutta la concezione dell altare elegante ed armoniosa si direbbe opera del santi nei due tondi dei pennacchi dell arco è l annunciazione mentre nella parete di fondo prendono corpo la sacra conversazione e la resurrezione di cristo al centro di una sapiente architettura la madonna col bambino dritto sulle ginocchia è attorniata da quattro figure di santi e due creature celesti tra le quali quella con espressione vivace che volge lo sguardo verso il visitatore è tradizionalmente ritenuta il ritratto di raffaello all età di circa nove anni lo studio dei guerrieri della scena della resurrezione ha condotto di recente fausta gualdi ad individuare citazioni dell opera paterna da parte del giovane raffaello nella predella della crocifissione gavari lisbona museu national de arte antiga la studiosa ha peraltro ravvisato anche precisi rimandi esistenti nella resurrezione di cristo san paolo del brasile museo di raffaello con il fastigio del sarcofago di battista tiranni del 1481 posto sotto l altro affresco di giovanni santi presente nella medesima chiesa di san domenico le due opere cagliesi commissionate entrambe da pietro tiranni dunque testimoniano l influenza subita dal giovane raffaello sia attraverso l assunzione dei primi
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cagli insegnamenti e sia mediante una sorta di apprendistato visivo generato dalla profonda conoscenza delle opere paterne ciò sottolinea perciò l importanza di giovanni santi per la formazione del figlio per una descrizione più dettagliata della cappella si fa rinvio alla voce giovanni santi abbazia di san pietro di massa il più antico documento conosciuto che cita un johannes abbas monasterii s petri de massa de monte neroni risale al 1115 l origine dell abbazia viene però fissata all anno 830 l ingente patrimonio accumulato nei secoli porterà però l abbazia a scontrarsi nel corso del xiii secolo con la politica espansionistica del comune di cagli pomo della discordia era in particolare il dominio dei castelli di massa monte migliario e rocca bianca così nel 1278 dopo il sacco di cinquant anni prima l armata comunale distruggeva parzialmente l abbazia mentre nel 1314 un presidio militare cagliese nell insediarsi giungeva a scacciare l abate l abbazia perdeva nel xv secolo la sua autonomia la chiesa abbaziale superstite è oggi sede parrocchiale all esterno incassati nei paramenti murari in pietra sono vari frammenti dell antica abbazia all interno della chiesa ad aula unica con basse capriate a vista particolare attenzione merita la pala seicentesca raffigurante la madonna del rosario e santi gli spazi di maggiore interesse architettonico sono costituiti dai due locali d impostazione romanica posti dietro l altare maggiore abbazia di santa maria nuova non si conosce la data di fondazione dell abbazia il cui nome santa maria nuova si direbbe legato alla ricostruzione della badia il cui periodo più fiorente andrebbe fissato a quanto pare alla metà del xii secolo i monaci si mostrarono alquanto remissivi nei confronti del comune di cagli tanto che fin dal 1217 assoggettarono a tale istituzione il castello di monte l abbate ricevendo in cambio vari favori tra i quali il mantenimento e la difesa militare della fortificazione l abbazia perdeva gradatamente la sua autonomia fino ad essere unita alla mensa vescovile cagliese intorno al 1515 dell antica badia rimane la sola chiesa il cui paramento murario esterno specie sul lato sinistro testimonia vari rifacimenti nel retro la chiesa oltre un campanile a vela presenta la grande monofora romanica che il mattino continua nei secoli ad inondare di luce il presbiterio l interno ad unica navata si presenta ora con capriate a vista essendo andata distrutta la volta probabilmente a curvatura sull esempio della chiesa del monastero di fonte avellana i lati maggiori del tempio oltre la cornice lapidea che rimarca la linea d imposta della volta presentano incassate nello spessore delle murature le colonne che sostenevano gli archi delle navate laterali della complessa decorazione parietale oltre le poche tracce nei sottarchi rimane superstite un frammento d affresco trecentesco raffigurante la madonna in trono col bambino il presbiterio un tempo posto ad un livello più alto per lungo tempo ha celato la presenza di una cripta la cui volta poggiava su di un unica colonna centrale nel vano semicircolare sono raccolti numerosi reperti lapidei in buona parte d epoca romana la chiesa abbaziale è dominata dalla ferrigna mole del medioevale castello di naro basilica cattedrale la storia della cattedrale di cagli inizia con quella di greciano il primo vescovo della città la cui presenza rimonta al iv secolo non si hanno tracce della prima chiesa che fu sede della cattedra vescovile e neppure di quella altomedioevale posta nel recinto urbico dell antica cale pentapolitana della fabbrica costruita ex novo all interno della nuova attuale città che si edifica a partire dal 1289 restano invece nell odierna costruzione alcuni elementi significativi come il portale gotico ed la cripta ritrovata con il restauro 1997-2004 6
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cagli chiesa di san bartolomeo l aula della chiesa che colpisce per il largo impiego delle dorature ha un elaborato soffitto a cassettoni ideato da benedetto ginestra intorno al 1629 allo stesso artefice si lega la realizzazione dell altare maggiore che volutamente non separa l antico soffitto a cassettoni del coro della chiesa realizzato fin dal 1588 la statua di san giovanni evangelista posta di fronte a quella di san bartolomeo è opera dello scultore francese giovanni anguilla attivo in roma agli inizi del seicento con commissioni di rilievo mentre le altre vanno ricondotte alla mano di più artisti tra i quali figura il tedesco francesco enghiarez i quattro dipinti collocati al centro degli apparati laterali furono donati nel 1699 da antonia gucci l autore pasqualino rossi di vicenza vi ha raffigurato in senso antiorario dalla prima a destra san bartolomeo risana la figlia di polimnio san bartolomeo converte polimnio il battesimo di polimnio e il martirio di san bartolomeo chiesa di san domenico la chiesa fu edificata dai celestini a seguito della traslazione della città del 1289 con posteriore abside del 1655 e campanile del 1654 il fronte principale è adorno di un portale datato 1483 l interno ad aula unica con capriate a vista mostra al 1º altare a sinistra la seicentesca pala del miracolo di soriano di scuola napoletana a lato dell altare è il monumento funebre che nel 1481 pietro tiranni fece erigere in onore della consorte battista e per il quale giovanni santi padre di raffaello eseguì con accenti fiamminghi l affresco del cristo nel sarcofago fra san gerolamo e san bonaventura il 2º altare a sinistra è la nota cappella tiranni opera notevole di giovanni santi che il pungileoni considerava il suo capo lavoro eseguita tradizionalmente nei primi anni novanta il santi muore nel 1494 l opera presenta nei pennacchi dell arco due tondi con l annunciazione nella parete di fondo sono invece la sacra conversazione e la resurrezione alla sinistra dello spettatore compaiono san pietro san francesco e un angelo che volge lo sguardo al di là della scena tradizionalmente ritenuto il ritratto di raffaello bambino al centro è poi la vergine con il bambino che molto risente dell influsso del perugino infine vanno notate le figure di san tommaso d aquino e san giovanni battista il cui volto sarebbe l autoritratto del pittore sul pavimento le ampolle alludono al sacrificio del cristo mentre la fiamma della candela indica la possibilità riscattata dal salvatore attraverso la fede della vita ultraterrena che nella lunetta è testimoniata dal cristo risorto nel sottarco è poi tra angioletti musicanti il cristo benedicente a lato del 3º altare recante stemmi rovereschi è un frammento d affresco dell antica decorazione medioevale della chiesa occultata nel 1576 con uno strato d intonaco al centro dell abside è una pala barocca del xvii secolo raffigurante la visione di san giacinto sul lato destro della chiesa la pala dell altare vicino alla cantoria con organo del 1853 di carlo carletti da fabriano è la presentazione al tempio di gaetano lapis sul lato sinistro dell altare entro una nicchia è la cinquecentesca annunciazione che per gli evidenti richiami alle opere del signorelli è stata attribuita a girolamo genga e recentemente a timoteo viti e giuliano persciutti quest ultimo limitatamente alla figura del padre eterno della lunetta nell ampia cripta scala a lato della cappella tiranni è un ciclo d affreschi di antonio viviani 1560 1629 chiesa di san filippo nel popolare quartiere di sant andrea nel quale si inseriva il ghetto ebraico è l omonima chiesa oggi detta di san filippo che con la sua facciata incompleta attraverso i lavori di ammodernamento del 1644 e del 1728 assunse l aspetto attuale caratterizzato da un architettura che risente del barocco mitteleuropeo e da una cupola a base ellittica alta 21 m posteriormente occultata all esterno da un secondo tamburo con tetto a padiglione le due ultime cappelle intercomunicanti poste verso il presbiterio sono adorne di due pale eseguite da gaetano lapis a destra è la morte di san francesco saverio datata 1735 mentre a sinistra è l estasi di san filippo neri del 1754 7
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cagli chiesa di san francesco nell omonima piazza con la statua bronzea di angelo celli dello scultore angelo biancini posta nel 1959 dinanzi al loggiato del 1885 sorge la chiesa di san francesco che edificata tra il 1234 e il 1240 extra-muros è considerata l emblema del gotico medioappennico ed è la più antica chiesa francescana delle marche l elegante abside poligonale dominata dallo slanciato campanile concluso da una guglia in cotto di 12 m di altezza come peraltro i fianchi corsi da lesene mostra un ricercato equilibrio cromatico ottenuto contrapponendo ai chiari paramenti in pietra corniola e marmarone la merlettatura fittile che funge da coronamento il portale marmoreo del 1348 con colone tortili e lanceolate alternate a pilastri quadrangolari reca nella lunetta un deperito affresco attribuito a guido palmerucci e raffigurante la chiesa san francesco madonna col bambino e i santi francesco e giovanni battista gli affreschi del vasto interno ad aula unica occultati dalla scialbatura del 1579 riemergono oltre che nella controfacciata nella ritrovata abside duecentesca si tratta di un vasto ciclo della quarta decade del trecento attribuito a mello da gubbio e raffigurante uno straordinario consesso di dodici apostoli disposti su sei troni bicuspidati sormontati da angeli con potenti ali arcuate su nuvole saettanti che recano altrettante corone nelle vele del catino absidale entro robuste cornici sono profeti e patriarchi di chiaro influsso lorenzettiano con al centro il volto glabro di san francesco su due delle nove lunette in cui e ripartito il catino le scene prive di cornici si dilatano per dare spazio alla narrazione della maddalena che riceve la veste da un presbitero e di santa margherita della quale resta solo parte del suo emblema il drago nell aula ai lati del primo altare a destra sono i due frammenti d affreschi attribuiti all antonio alberti da ferrara ritenuti anteriori al 1438 illustrano gli episodi miracolosi della mula affamata che si piega riverente dinanzi alla particola che sant antonio di padova pone in ostensione nonché della gamba riattaccata al giovane che se l era tagliata per autopunizione avendo insultato la madre con un calcio nell altare al posto della pala di simone cantarini trafugata dai napoleonici è un opera della prima metà del seicento dello schaychis raffigurante il miracolo della neve nella nicchia del 1838 che la menzionata pala copre in taluni periodi scorrendo su due binari è la statua di sant antonio di padova con gesù menzionata in un documento del 1794 nel 3º altare a destra è la madonna della neve firmata e datata 1730 da gaetano lapis cagli 1706 roma 1773 che allude al miracolo che portò all erezione della basilica di santa maria maggiore ai lati dell arco trionfale sono due delle tre tele l altra è sul lato sinistro dell organo firmate da francesco battaglini da imola che le eseguì nel 1529 nel 3º altare a sinistra poi è posta la pala di raffaellino del colle databile 1540 che rappresenta la madonna col bambino e i santi rocco francesco geronzio stefano e sebastiano l opera è considerata come uno dei più alti risultati del manierismo in tutto il ducato infine al centro della cantoria è l organo cinquecentesco più antico delle marche attribuito a baldassare malamini 8
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cagli chiesa di san giuseppe dietro il palazzo pubblico è la chiesa di san giuseppe cara alla magistratura cittadina con una volta a botte riccamente ornata da stucchi manieristici che nel 1635 dovevano essere dorati le pitture del cialdieri alle quali mise mano successivamente il patanazzi raffigurano i momenti fondamentali della vita di san giuseppe correlati alle figure re patriarchi e personaggi biblici ad altorilievo che poste entro nicchie ritmano lo spazio tra le scene dei grandi riquadri la parte centrale della volta è dominata dalla carità alla quale fra telamoni si uniscono le altre due virtù teologali mentre nei due altari laterali della seconda metà del cinquecento con ornati lapidei dei cagliesi angelo e filippo finale sono le statue in stucco di san giuseppe e delladdolorata nell altare maggiore è larcangelo michele del lapis datato 1764 tra due affreschi seicenteschi di girolamo cialdieri chiesa di sant angelo minore risale all anno 1362 la concessione fatta dal capitolo lateranense in favore della confraternita di sant angelo di erigere una chiesa e un ospizio durante il pontificato di innocenzo vi 1352-1362 lo stesso capitolo si pronunciava nuovamente sull edificazione concedendo indulgenze a quanti avessero contribuito all erezione della chiesa e dell ospizio il fatto che destinatari di tale atto erano anche i pellegrini fa ipotizzare che l ospizio fosse ad uso di costoro che in gran numero percorrevano la via flaminia il fronte principale della chiesa doveva essere in epoca medioevale interamente affrescato a giudicare da un frammento presente nell estradosso della volta della loggia del 1560 articolata frontalmente in tre archi poggianti su colonne di ordine tuscanico innalzate su piedistalli quadrangolari e realizzata in pietra arenaria la loggia con la sua volta a crociera rimarca con grande eleganza l accesso principale l oratorio si presenta ad aula unica sormontato da una volta a botte lunettata domina la parete di fondo il grande altare con elaborato ornato ligneo laccato e dorato composto da due possenti colonne salomoniche al centro è il noli me tangere il più importante lavoro di timoteo viti insieme all annunciata tra i santi giovanni battista e sebastiano realizzata per il mausoleo dei duchi d urbino l opera cagliese è firmata thimothei d vite vrbinat opvs nella cromia che assume una profondità gemmea in quei colori quasi smaltati sembra riemergere quanto aveva appreso durante il suo tirocinio di orafo presso la bottega bolognese del francia a proposito del dipinto cagliese il pungileoni lo definiva per lo stile e pel colorito raffaellesco uno de più mirabili prodotti dell arte e nella persona del nazzareno le forme del nudo sono incomparabili ed al primo colpo d occhio le diresti sporgere dalla superficie l opera viene datata al 1512-13 dunque al periodo antecedente la collaborazione romana del viti con raffaello nella cappella chigi a santa maria della pace chiesa di santa chiara la chiesa di santa chiara con campanile concluso da un cupolino a cipolla fu costruita nel xviii secolo l interno impreziosito da un imponente altar maggiore marmoreo derivato da un modello presente nella chiesa dei gesuiti a roma con pala di giovanni conca del 1739 reca un affresco raffigurante la gloria di santa chiara e le martiri santa barbara sant orsola santa cecilia sant agnese santa margherita e sant apollonia di gaetano lapis sul presbiterio a tarsia marmorea entro una raggiera dorata è la madonna del ponte di giannandrea lazzarini 1710 1801 nell altare laterale a sinistra la pala datata 1572 e firmata lucio dolci da casteldurante con i modi del manierismo metaurense raffigura la natività di maria chiesa di santa maria della misericordia È la chiesa dell omonima confraternita che vi ha sede fin dal 1301 il robusto portale del fronte principale con portone datato 1537 è dominato da un affresco con la madonna della misericordia databile al xvi secolo l interno presenta nell altare maggiore il gruppo in terracotta policroma della madonna della misericordia sormontato da un baldacchino quattrocentesco poggiante su colonne con decorazioni affrescate nelle cui vele sono i quattro evangelisti erroneamente attribuiti ai salimbeni per i due altari laterali claudio ridolfi probabilmente intorno al 1625 dipingeva la strage degli innocenti e la vistazione al cialdieri allievo del ridolfi si deve nel 1634 la 9
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cagli predella dell altare a sinistra della strage degli innocenti quest ultimo tema era particolarmente caro alla confraternita che in locali adiacenti alla chiesa provvedeva alla cura dei trovatelli detti esposti lungo le pareti grandi porzioni d affresco provenienti dall estradosso della volta raffigurano il compianto sul cristo morto la crocifissione e il martirio di sant apollonia quest ultimo databile al 1455 è attribuito al maestro jacopo bedi allievo del nelli a benedetto nucci si deve poi nel 1539 l esecuzione dello stendardo rappresentante su di un lato san biagio in trono e angeli e dall altro l incoronazione di maria e confratelli della misericordia poco lontano da questa chiesa è da un lato l ex convento dei padri zoccolanti con la chiesa di sant andrea che custodisce il crocifisso ligneo del 1630 intagliato dalle forti espressioni e firmato da fra innocenzo da petralia soprana dall altro lungo via pian del vescovo è il monastero di clausura delle benedettine con la chiesa di san pietro con opere del lapis santuario di santa maria delle stelle il santuario di santa maria delle stelle eretto dal comune di cagli nel 1495 attorno alla celletta dove apparve il 22 luglio 1494 nostra signora beatissima v.m ha una pianta a croce greca di precoce derivazione dal modello che nel 1485 giuliano da sangallo utilizza a prato per la chiesa di santa maria delle carceri e che costituisce in tal senso la prima esperienza rinascimentale il tema della croce greca è in quegli anni particolarmente vivace poiché è la pianta centrale che bramante propone agli inizi del cinquecento per la maggiore chiesa di roma e della cristianità san pietro il monumentale santuario cagliese seppure privo dell ampia cupola demolita già nel 1712 ha quali elementi di maggiore pregio la notevole architettura che molto si giova dei candidi paramenti in pietra finemente lavorati che si stagliano cromaticamente contro i prati circostanti nonché la celletta con fregi federiciani e affreschi trecenteschi del maestro di monte martello affreschi questi ultimi la cui cifra stilistica rafforza la triangolazione cagli-gubbio-fabriano con il maestro di campodonico di fabriano e il palmerucci di gubbio e ancor di più mello da gubbio il cui capolavoro è nella chiesa duecentesca di san francesco di cagli all interno del santuario con le alte volte a botte è l antica celletta o maestadella che in seguito al miracolo del 1494 fu inglobata nel santuario qui sono gli affreschi dell artista conosciuto come il maestro di monte martello la cui voce afferma il donnini si leva altissima fra quante animarono il movimento proscenico della pittura regionale del trecento la chiesa mostra tracce di ulteriori affreschi in buona parte cinquecenteschi da poco tornati alla luce nella loro interezza e perciò largamente inediti 10 architetture civili ponte mallio il nome a questo ponte deriva da un iscrizione falsa ove era citato il personaggio m allius il manufatto costruito all inizio dell epoca repubblicana si presenta come una delle opere romane più imponenti di quelle esistenti lungo il tracciato della consolare flaminia il grande fornice centrale 11,66 m è composto da 21 cunei e sormontato da un cordolo aggettante risulta in parte ancora interrato come l altro più piccolo posto dopo la serie dei possenti contrafforti tecnicamente il ponte è stato costruito mediante la sovrapposizione a secco di grandi blocchi superiori anche al metro cubo in breccione localmente noto ponte mallio come pietra grigna di cui un antica cava si trova lungo la flaminia poco dopo la località foci la parte in conci di pietra corniola disposti a filari regolari risale ad un successivo intervento di restauro che si ipotizza sia avvenuto all inizio dell epoca imperiale.
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cagli teatro comunale il teatro comunale fu edificato tra il 1871 e il 1876 su progetto di giovanni santini da perugia autore del teatro civico di orvieto e quello di narni parzialmente modificato dal bolognese coriolomo monti l edificio è l apoteosi dello stile eclettico e le decorazioni interne opera di alessandro venanzi da ponte san giovanni di perugia 1839-1916 sorprendono lo spettatore tanto per il fasto dell insieme quanto per la loro eleganza e qualità dei dettagli la sala degli spettacoli con i palchi disposti a ferro di cavallo è sormontata da un ampia volta con entro cornici esagonali le figure allegoriche delle sette arti liberali dello stesso venanzi è il sipario che si rifà all episodio storico del 1162 quando l imperatore federico barbarossa dopo aver conquistato la guelfa cagli conferisce poteri di governo sulla città di perugia a ludovico baglioni torrione opera autografa di francesco di giorgio martini il torrione che si stava costruendo nel 1481 insieme con la rocca romboidale appartiene al fecondo periodo di transizione quando artisti della fatta del famoso architetto senese sperimentavano nuove soluzioni di architettura militare per fronteggiare l impiego sempre più massiccio delle armi da fuoco il torrione si salvò dallo smantellamento della rocca operato nel 1502 prima della seconda invasione del ducato di urbino da parte del valentino ancor oggi è collegato con il suggestivo soccorso coverto lungo camminamento torrione segreto sotterraneo ai ruderi della rocca sui quali sorge dal 1568 il convento dei padri cappuccini dal torrione si intravede la duecentesca porta urbica turrita detta porta massara e il vasto monastero di clausura delle domenicane con la chiesa di san nicolò profondamente modificata nella prima metà del settecento e ricca di opere di gaetano lapis palazzo berardi mochi-zamperoli nella seconda decade del seicento il monumentale edificio gentilizio era già indicato come il palazzo di anton francesco berardi i berardi discendenti degli acquaviva nel duecento con il cardinal berardo berardi avevano svolto un ruolo determinante nella rifondazione della città sua santità papa niccolò iv il francescano girolamo masci d ascoli piceno in virtù dello stretto legame di amicizia con il cardinal berardi prese a cuore la ricostruzione della nuova città semidistrutta dall incendio appiccato dai ghibellini estinto il casato dei berardi il nuovo assetto proprietario è rilevabile anche dalla narrativa della controversia sulla sostituzione della rampa con i due gradini dell ingresso del palazzo su piazza san francesco a causa delle nuove quote infatti nella delibera consiliare comunale del 18 giugno 1827 è fatto riferimento a la ratta [rampa che esisteva avanti il portone del palazzo una volta berardi ora de nobili signori fratelli agostini zamperoli successivamente la figlia di luciano agostini zamperoli di nome amelia il 24 settembre 1849 contrae matrimonio col nobile liborio di sante mochi da quest ultima unione coniugale discendono i mochi zamperoli i quali nel 1997 hanno ceduto l intero edificio alla provincia di pesaro e urbino si tratta di uno dei più vasti e preziosi palazzi gentilizi di cagli eretto su preesistenze medioevali dal ramo più facoltoso dei berardi il livello culturale ed economico dei membri del casato committente spiega la monumentalità di tale fabbricato che costituisce a tutti gli effetti il maggiore e più compiuto esempio di architettura civile seicentesca nella città di cagli la parte medioevale di notevoli proporzioni inglobata nell attuale fabbricato era ben visibile sul fronte di via lapis 11
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cagli di anton francesco berardi committente del palazzo nel 1639 il bricchi scriveva che con la peritia di belle lettere e di quasi tutte l arti liberali istitutore e conservatore d una nobile e dotta accademia quale d ogni mese tiensi nel suo adorno palagio di sua architettura fatto ma il palazzo dovette positivamente risentire anche del fatto che nel settecento fu abitato dall architetto anton francesco junior al quale vanno ricondotte nel settecento numerose e importanti fabbriche spesso in collaborazione col murena che opera a stretto contatto con il vanvitelli nella prima metà dell ottocento sotto gli agostini-zamperoli furono realizzati ulteriori lavori diretti da michelangelo boni allievo del valadier e dei quali da nota il maestrini quando assegna proprio al boni ristauri interni ed esterni del palazzo agostini zamperoli l ampio fronte principale del palazzo è articolato dalla presenza di un grande portale in pietra corniola sormontato da un balcone che colpisce per le sue dimensioni le finestre della facciata principale sono riccamente ornate con grandi mascheroni e ghirlande tutte le sale del piano nobile hanno volte in buona parte a padiglione la più interessante è quella lunettata con stucchi ed affreschi secenteschi da tema muliebre nei quali è riscontrabile un eco baroccesca i numerosi affreschi in particolare quelli seicenteschi tanto del piano nobile quanto del pianterreno mai studiati nel corso del novecento per l impossibilità di accedere al palazzo i portali i camini marmorei e la felice architettura dell intero complesso fanno di tale edificio uno straordinario fabbricato monumentale il palazzo il cui restauro è pressoché concluso sarà sede del polo bibliotecario e archivistico della città di cagli palazzo felici i felici che discendono dai bandini originari di lucca si erano stanziati a piobbico con corrado intorno al 1330 a fare tale affermazione è il celebre medico e naturalista costanzo felici che chiudeva i suoi giorni a pesaro il 15 febbraio 1585 senza lasciare alcuna discendenza maschile in quel castello delle figlie sposate nate dal matrimonio con virginia brancorsi di rimini emilia si era unita al medico fabrizio simoncelli di cagli nonostante le varie unioni matrimoniali che vi erano state fin dal xv secolo tra i felici e nobili cagliesi il primo ramo che prende residenza stabile in cagli è tuttavia quello di fabrizio ii felici di tale famiglia composta di giuristi e uomini d arme di spicco se ne ha una descrizione da un atto comunale cagliese del 6 giugno 1640 con il quale si attesta che le famiglie de signori felici e berardi di questa città sono antichissime e nobilissime per le quali qualità hanno sempre goduti tutti gli honori et essercitate quelle cariche solite à darsi à maggiori in riguardo delle loro nascite il palazzo stando alla mappa della città di cagli del 1858 era passato in proprietà ai romiti dai felici giunchi solo in seguito parte di tale edificio divenne proprietà dei balloni l altra parte del palazzo venne acquisita dal nobiluomo lorenzo mochi figlio di onesto di sante con atto notarile del 1926 l edificio gentilizio si presenta imponente con un ampio giardino posizionato nella parte retrostante nel timpano di uno dei più elaborati portali della città è lo stemma dei felici nel grande salone galleria sono in particolare due grandi stemmi che testimoniano l unione matrimoniale di un felici con una nobildonna discendente dei berardi e dei giunchi di urbino e dei marcelli nel piano di rappresentanza del palazzo le sale che si susseguono sono sormontate da ampie volte a padiglione decorate 12
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cagli palazzo pubblico piazza matteotti l antica piazza maggiore risulta dominata dalla severa mole medioevale del palazzo pubblico da sempre sede della magistratura cittadina l edificio al quale fu accorpato il palazzo del podestà fu donato nel 1476 dal comune di cagli al duca federico da montefeltro il quale ebbe a commissionare a francesco di giorgio martini i lavori di trasformazione che mai completati gli conferirono l aspetto attuale di questo periodo è lo spostamento al livello di calpestio dell antico ingresso fortemente rialzato l abbattimento della merlatura e l erezione di palazzo pubblico un ampia loggia della quale restano solo i peducci nonché la partizione interna degli spazi del pianterreno il fronte principale è dominato dal campo dell orologio datato 1575 opera dei lapicidi cagliese scipione e giambattista finale a lato dell odierno disadorno ingresso sono delle unità di misura canna braccio e piede alle quali si affianca il tronco scavato di colonna all interno del vestibolo datato 1548 nella lunetta della parete di fondo è l affresco databile 1536 della madonna col bambino san michele arcangelo e san geronzio attribuito al pittore cagliese giovanni dionigi verso l esterno il passaggio ricavato al di sotto dell affresco è impreziosito da un prezioso portale quattrocentesco con a bassorilievo i simboli federiciani da qui si accede al cortile al centro del quale è la scultura contemporanea ordine cosmico di eliseo mattiacci che consente tramite lo scalone incompiuto di salire alle carceri oppure di accedere al museo archeologico e della flaminia sistemato negli spazi del duecentesco palazzo del podestà al centro di piazza matteotti è la fontana eseguita nel 1736 da giovanni fabbri su disegno del cagliese anton francesco berardi collaboratore di quel carlo murena che subentrò al vanvitelli nelle fabbriche della città dorica 13 palazzo preziosi brancaleoni il palazzo fu commissionato dal giureconsulto luca preziosi che oltre ad operare nell università degli studi di siena e padova è nel 1471 in firenze a servizio della repubblica amico di san bernardino fu ritratto con il santo in un affresco andato perduto sul finire del settecento il palazzo era di proprietà dei loreti dei quali giuseppe sposava nel 1810 virginia sorella di pio ix il quale nel viaggio per partecipare al conclave che lo avrebbe elevato al trono di pietro ebbe a soggiornare in cagli congedandosi dal cognato che formulava espressioni augurali il cardinale mastai ferretti scettico rispondeva di questo legno si fanno i fusi la facciata del palazzo richiama il bugnato rustico del piano terreno del palazzo dello strozzino a firenze che palla strozzi fa realizzare negli anni 1425-34 su disegno di michelozzo il bozzato è qui realizzato a filari di pietra bianca alternati a quelli rosati la facciata che è corsa da due marcapiani è stranamente priva del coronamento che doveva essere un robusto cornicione stando alla descrizione seicentesca del bricchi il fronte principale recava due sedili il che spiegherebbe la mancanza di un elaborata fascia di raccordo tra il piano di calpestio e il bozzato palazzo tiranni-castracane il fronte principale del cinquecentesco palazzo tiranni castracane è rimarcato da un robusto cornicione a cassettoni e da un portale rusticato nel cui timpano è lo stemma della santa casa di loreto che lo ricevette quale lascito ereditario nel 1590 fu la santa casa che assolto fino al 1631 l onere di tenere il palazzo aperto ai duchi d urbino lo cedette nel 1642 ai felici ai quali nel 1646 subentrarono i castracane al primo piano oltrepassato il grande portale lapideo con stucchi del brandani e stemma lapideo posteriore dei castracane si accede nel salone d onore con monumentale camino per la cui alzata in stucco datata 1571 federico brandani raffigurò entro il grande riquadro
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cagli centrale la fucina di vulcano alla felice mano del brandani si deve nel 1555 l elaborato ornato in stucco di una delle volte del piano nobile con scene tratte dal repertorio antiquariale come nel caso dei lunghi bassorilievi con trionfi di condottieri vi sono anche cammei d intonazione classicheggiante che rappresentano le quattro stagioni scene mitologiche e complesse allegorie come nell ovale centrale ove compare la vittoria alata nei due portali brandani pone le lettere f e v che alludono al committente poiché attengono a felice tiranni episcopo urbinate del brandani è pure l alzata del camino della stanza accanto privato della caminiera marmorea il palazzo è destinato a sede del museo civico e del museo della diocesi di cagli 14 società evoluzione demografica abitanti censiti cultura musei centro di scultura contemporanea torre martiniana all interno del torrione del 1481 i cui spazi si direbbero non costruiti bensì scavati esattamente come per la scultura attraverso l asportazione del materiale è attivo inizialmente sotto la direzione artistica del critico d arte fabrizio d amico il centro di scultura contemporanea inserito nella più vasta rete dello spac sistema provinciale arte in rete nato a seguito del successo ricevuto dalla mostra pensieri spaziali ideata nel 1989 da eliseo mattiacci con il determinate sostegno di lucia braccini e paolo paleani tale evento espositivo nel 1989 metteva insieme i migliori talenti della scultura contemporanea in campo internazionale pietro coletta marco gastini paolo icaro hidetoshi nagasasawa pino pascali ed eliseo mattiacci che hanno realizzato per l occasione opere site-specific confrontandosi con la monumentalità della struttura architettonica fu così che su iniziativa dello stesso mattiacci prese corpo l idea di destinare il torrione martiniano a sede permanente di una collezione d arte contemporanea il nucleo primigeneo delle opere esposte nel centro di scultura deriva proprio da tale mostra poiché tutti gli artisti lasciarono le loro creazioni ideate appositamente per tali spazi militari quattrocenteschi caratterizzati dall essenzialità sull idea di costituire una collezione in continua crescita in un luogo che da macchina da guerra per la difesa diviene suggestivo contenitore d arte contemporanea il menzionato primo nucleo è stato a mano a mano incrementato con l ingresso di ulteriori sculture di artisti emergenti e di calibro internazionale ideate sempre appositamente per il torirone di cagli jannis kounellis carlo lorenzetti giulio paolini giuseppe uncini gilberto zorio roberto almagno ed ernesto porcari tale raccolta rispecchia alcuni dei linguaggi fondamentali che hanno caratterizzato la ricerca e la sperimentazione in campo artistico degli ultimi quaranta anni dall attenzione all uso di materiali poveri o di recupero all utilizzo dei metalli in una carrellata di esperienze aperte ad ipotesi diverse sul modo di intendere la scultura l attività del centro di scultura contemporanea è stata documentata da una pubblicazione intitolata quaderni di scultura contemporanea attraverso cui è possibile approfondire anche grazie
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