Niente domande, niente risposte

 

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niente domande niente risposte di massimiliano forgione 02/09/2010 il tentativo è sempre più quello arduo di non sentirsi analfabeti in fondo scrivere altro non è che scrollarsi rabbiosamente di dosso l afasia collettiva avvertenza come c è una poesia prosastica così esiste una prosa poetica la meta del cammino della verità si chiama solitudine di quel viaggio non avrebbe riportato nulla indietro se non il `nulla -siamo tutti infelici pensava guardando attorno a sé corpi in attesa di treni su banchine di binari dai diversi arrivi che portano ad altre destinazioni una signora che fuma -avrà settant anni e il pensiero si univa al desiderio di un po di tabacco l età dell anziana donna a ripulire la colpa del vizio il masochismo dell autodistruzione una donna che parla al telefono felice -quel sorriso gioioso può avere le origini più diverse intendeva che le ragioni dell apparente felicità di quella donna avrebbero potuto essere motivi di tristezza per altri la scala dei presunti valori che fanno stare bene o male le persone disciplinano a malapena i singoli i codici subiscono rivoluzionamenti anche radicali con la sola necessità di rendere la vita passabile nel vecchio caos se ne inserisce uno nuovo e ognuno regola il proprio destino fuori da quello comune la voce dell altoparlante annunciava il ritardo del suo treno venti minuti troppi per continuare quell osservazione sterile di simili dai cervelli e cuori diversi -rinascere e sentirsi nuovo era ormai troppo tardi avrebbe dovuto azzerare anche il passaggio che lei ostinatamente gli volle dare mentre lui era già partito e nel tragitto in auto si produsse tutto il silenzio che esplose in un bacio appassionato di lei sulla sua guancia -tutto il non detto è un ipoteca di infelicità e aprì il giornale per contrastare la bassa ideologia che proveniva dalla stupida rivista della donna di fronte alla quale si sedette -a volte le parole è meglio leggerle e ascoltarle che produrle esprimeva questa sua inadeguatezza mentre cercava quelle più indicate per continuare la sua storia ma le parole sono menzogna e il comportamento dà la misura di ciò che è reale e cioè che continuamente inganniamo si trattava di mettere l azione del quotidiano su carta di trasporre l idea della verità di questo assunto su foglio per riempirlo di parole mistificatrici avrebbe reso chiaro che tutto è teso irreparabilmente alla falsità dell esistenza le parole sono in prestito e circolano per una personale descrizione delle singole esistenze hanno un tempo perché siamo mutevoli e così diventano obsolete superate e il vero delle proposizioni letterarie sovrastate dall inesprimibile peso dell incapacità di sapere comunicare di sapersi esprimere attraverso il verbo da questa ignavia il falso della realtà e la distruzione del genere umano come rendere la verità di questa certezza attraverso la sua storia perché il mondo non sa tacere e perché non si insegna il silenzio la certezza che il mondo può essere raccontato solo dal proprio punto di vista lo atterriva ciò significava una irreprensibilità senza risparmio nei confronti di se stesso ma in fondo riuscire a scrivere di questo rappresentava il suo tentativo di salvarsi dall analfabetismo collettivo c è uno steccato nuovo nella periferia della provincia che il personaggio abita che delimita lo spazio riservato ai bisogni fisiologici dei cani il limite il luogo confinato che esige una pretesa di proprietà privata che vada ad escludere la possibilità di vivere quello stesso spazio da parte di altri esseri viventi umanità varia che transita con o senza alcuna abitudine i solchi della terra.

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-osservare non posso fare altro che osservare pensava il personaggio -insediarmi negli interstizi delle idiosincrasie delle piccole e grandi contraddizioni che ci fanno brutti osservare e criticare cercando di non fare mai parte di una insulsa moltitudine e sforzarmi di fare massa nella mia solitudine essere spettatore attento e spietato a proposito abbiamo tutti piccole storie ci illudiamo che siano uniche a volte importanti solo per la mancanza del coraggio necessario per dire a noi stessi che sono storie delle quali potremmo fare a meno come cambiare città dopo un po puoi scordarti di quella in cui hai vissuto e magari per lunghi anni difficile vivere nel vero inseguendo continuamente la mistificazione necessaria per non soffrire per provare qualcosa per rimanere a galla ­siamo tutti disperatamente soli ed è proprio per questo che diamo importanza a piccole storie per la disperazione di non avvertire immanente la nostra solitudine ecco forse guardarla esaminarla scandagliarla porterebbe a vere relazioni piene della propria coscienza del proprio vero stato consapevoli e smetterla una volta per tutte di vivere la patetica condizione in cui c è uno che si appoggia ad un altro difficile immaginare la salvezza del genere umano fuori da questo sillogismo ma oggi sono io che parto e lascio un luogo altri tempi persone sono io destinato all impossibilità di poter esprimere dei sentimenti per i quali provo una profonda inadeguatezza in questa eterna partenza c è l eterno `non detto chiuso nella mia persona nella mia incapacità di vivere questo fatuo intrattenimento collettivo di essere compreso nel mio eterno rifiuto materia che mi rende solo stanco ammalato di incomunicabilità eppure qualunque cosa io faccia dovunque vada un pensiero mi conforta sono un uomo involontario dunque sono un uomo innocente la stanzialità ha bisogno della malattia e dell assistenza il nomadismo è fuga e come tale necessità di forma fisica e mentale prendeva le distanze da una città vissuta in tutti i suoi angoli conoscerla gli aveva procurato quel disgusto tale per oscillare tra lo stringersi un cappio alla gola o tentare di cambiare scenario pochi chilometri sarebbero bastati per sentirsi rigenerato quantomeno proiettato verso un orizzonte sconosciuto per affogare quel tanto che conosceva bene talmente bene da avergli occluso la mente prosciugato lo spirito rattrappito il corpo pur giovane si sentiva vecchio andato eziologicamente parlando malato terminale -vivere la vita per piccole singole scadenze e avere un proprio disegno superiore queste parole che vorrei dire potrebbero essere rivolte solo a te e solo ora non perché altre non potrebbero capirle fraintenderle o non essere capaci dello sforzo necessario per inglobarle ma perché ora qui siamo noi e quello di cui siamo portatori vite tempi vissuti e altri ecco perché nessun altro sarebbe pronto a recepire ciò che dico non è questione di volontà ma quanto questo tempo e questo spazio solo per ora hanno fatto sì che potessimo riuscire a comprenderci.viaggiava con queste parole in testa remore dell ultimo vissuto proprio quello che lo indusse allo spostamento ad assecondare il suo nomadismo -le parole vagano nella mente fluttuano senza regole liberamente ogni tanto riesco a fermarle e ad ergerle al loro significato nel momento in cui trovano spazio sulla pagina poi tornano al loro stato brado prive dell intendimento originario smarrite nel loro etimo come sottrarsi al peccato di tanta noncuranza?il personaggio in questione si sentiva riflessivo ma privo di riflessione in mente solo la ripetizione di un sentimento della separazione ciò che rimaneva nuovamente era il bello di tutto un vissuto fatto di estasianti picchi e deprimenti precipizi sempre così almeno quando il lascito era una definitiva morte fisica della coppia aggiornare il profilo la modernità tecnologica esigeva che i tanti connessi ai sentimenti altrui i voyeristi informatizzati sapessero della nuova condizione in cui si agitava la nuova vita di lei stridente modo di comunicare come quello della suoneria infernale di un telefonino che adesso gli arrivava improvviso ad interrompere quell embrione di pensiero si voltò perché il motivo druido continuava e quando giratosi vide la faccia di colui da cui proveniva l esigenza di farsi

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notare così immanentemente ignorante compatì la necessità che certi energumeni hanno di ritardare la risposta masticare il chewingum come fosse una prova di testosterone bocca aperta e biascicante inquinare il mondo con la propria presenza rumorosa aggravata da certe suonerie caratterizzanti il prolungamento prensile della propria insulsa massa corporea rinchiudersi nella comunicazione autistica di facebook tutta la volgarità di questa esigenza di esserci spaesava il personaggio ma è di questo che la gente vive e sarebbe stato un bene farsene una convinzione non si può semplicemente essere ma bisogna essere uno per ognuno così senza volontà si rimane fissati nell immagine a cui le aspettative degli altri ti inchiodano nel quadro che vogliono che tu rappresenti una coppia segue un percorso che falsamente viene definito progresso mentre è solo una egoistica considerazione di se stessi della propria condizione quale la più sopportabile in buona sostanza una rinuncia alla bellezza della complessità che si alimenta della condizione patologica del rapporto stesso il personaggio non aveva mai visto una singola persona evolvere all interno di un rapporto di coppia che è di per sé sempre portatore di un processo inverso non riusciva a licenziare l immagine patetica dell ultima donna che gli aveva generosamente regalato un ulteriore saldo di idiozia nel continuo rimprovero della propria natura un rimbrotto talmente caratterizzante da essere sempre presente bastavano gli sguardi i gesti anche i più incondizionati l interesse alle possibilità dell esistenza il fascino la naturale attrazione che il personaggio provava per le tante modalità che la vita stessa proponeva era una spinta insopportabile per chiunque gli vivesse accanto e castrarla era nell immediato la vera missione di una `vita insieme la rabbia di quest ultimo essere impegnato nell esternare la propria espressione di donna abbandonata risiedeva tutta nell insopportabile peso di veder fallire un progetto un piano di obiettivi da conseguire la trasformazione non aveva avuto luogo l esperimento da eseguire nel laboratorio di uno squallido appartamento da condividere non era stato portato a termine perché la cavia aveva messo in atto la sua silenziosa ribellione ed era riuscito a fuggire dalla gabbia la prospettiva dell uomo amorfo aveva destabilizzato la certezza di una possibile staticità e di fronte all amorevole richiesta di mandare a quel paese ogni possibilità di brivido di esistenza di amore termini che nella loro accezione etimologica non possono tradire il rapporto vitale col tempo certificato da scadenza di quel tanto di incertezza che ogni giorno chiama a vivere capì che era meglio non chiedere ma agire quindi andare sullo scompartimento di quel treno che lo portava ancora non sapeva dove vi era una donna con il burka e non poté fare a meno di pensare quale fosse la differenza tra quell apparato protettivo di un corpo e la bigotta educazione morfocattolica che allo stesso modo protegge l uomo occidentale attraverso l amorevole subdola dispensa di sentimenti emozioni pensieri assolutamente tutti uguali qual era la differenza se non di una immediata estetica tra la donna con il burka e la donna che le sedeva a fianco con il suo auricolare che diffondeva canzonette buone per sentirsi stupidamente leggeri -può esistere una società in cui più nessuno abbia bisogno dell altro e avere così necessità di tutti?provava una certa rabbia per quanti non riescono ad essere felici perché danno al concetto stesso di felicità una importanza relativa pur affermando che sia tutto proprio la possibile illusione di felicità vissuta attraverso le canzonette gli dava in maniera esatta la misura della pretesa che non giustifica gli sforzi e che alimenta attese frustranti per lui questa condizione sublime non era mai stata a portata di mano e la sola considerazione che la sua versione farlocca fosse di facile presa gli provocava indignazione e rabbia ma sapeva da tempo che il campo affettivo all interno del quale si muoveva era molto ristretto che i vicini di un tempo erano sempre più lontani in quanto avevano volentieri ceduto all idiozia che la resilienza con la sua forza centripeta tendeva ormai ad escludere il suo spazio e a ributtarlo per effetto di una forza centrifuga fuori molte cose potevano dargli fastidio ma niente poteva ormai procurargli dolore così pensò allo spazio recintato per le deiezioni degli animali del suo efficiente comune del nord al bivano sede di esperimenti coniugali e autorizzò il suo pensiero feroce nichilista ma vero se le frasi dell amore in qualunque fase esso sia sono sempre le

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stesse che almeno le facce siano diverse e intanto la donna continuava ad ascoltare la sua musichetta come se tutto questo affanno fosse solo per lui inutile come la polvere non serve toglierla bisogna conviverci il personaggio bisogna dirlo viveva un età storica in cui donne e uomini stavano molto bene attenti a non implicarsi troppo con le vite degli altri si riteneva che le noie i problemi le patologie fossero già tali e tante da non potersi permettere di invischiarsi con quelle altrui anzi di più l epoca in cui la sorte ha voluto che il personaggio vivesse era contraddistinta da una considerazione dell altro che doveva essere portatrice di convenienze e soluzioni così accadeva che ci si frequentava perché i singoli trovavano levità e accomodamenti alle proprie singole esistenze viveva con la perfetta coscienza che gli individui conducessero una silenziosa vera guerra combattuta con il cuore e vedeva corpi caduti un campo sterminato di veri cadaveri di una tenzone persa da tempo immemore di cui necessitava trovarne le origini le cause le ragioni di vita di questi innumerevoli morti che pur continuavano un collettivo inutile movimento vedeva gente dai volti stanchi incapaci di sorridere davvero volgari maschere della moda di tutti i sentimenti che in quanto tali sono solo da esibire prive della certezza di appartenere realmente individui avidi di cose materialità da possedere e ostentare oggetti con cui ammannire le esistenze stuprare gli spazi rendere tutto ancora più caotico inutile irrimediabilmente compromesso il suo corpo non ce la faceva a digerire tutta quella volgare abbondanza e così capì che doveva sbarazzarsi delle persone per non avere oggetti intorno a sé perché sono esse che accumulano le cose più inutili nell adultità che viene dal dolore perfetto il personaggio sentiva di avere forze tali per poter ricercare le parole necessarie ad esprimere tutto quanto viveva e sentiva e ciò proprio nel momento in cui aveva la netta percezione di averle semplicemente esaurite quindi scrivere perché ormai comunicare secondo il vero era impossibile sapendo di non potersi aspettare niente dalle persone di dover essere capace di gestire le superficialità dell ostentazione di una moda speculare per giustificare lo schifo che le caratterizzava sentire il punto di vista degli altri utile per fare agire esattamente nel senso opposto il personaggio sapeva che ogni luogo sa dare una buona ragione per restare che ogni luogo dà degli ottimi spunti per scrivere intanto il treno andava e lui sapeva che c è sempre un posto da cui fuggire era il tempo della comunicazione massiva tutti si esprimevano e si permettevano di farlo fuori da qualsiasi criterio di minima qualità e così il personaggio viveva l incessante assordante eccesso di comunicazione perlopiù volgare inutile fuorviante una pletora di chiacchiericci e allocuzioni volti solo ad allontanare dal vero e a intrattenere volgarmente gente già incattivita e irrimediabilmente disponibile all inconsapevole assoggettamento totale e incondizionato avvertiva urgente il monito della necessità di non cedere alla volgare presunzione di conoscersi sì da poter coltivare un eterna urgenza di indagare mettendosi sempre in discussione -questo è il mio augurio continuare a rincorrermi senza raggiungermi mai una destinazione poteva pur essere genova tante volte vi era stato e conosceva i suoi carruggi per averli esplorati soprattutto nelle ore notturne come quando si passa attraverso feritoie di misteriosi sotterranei ma i suoi castelli fiabeschi da tempo non erano più in quel versante dell italia e ritornarvi avrebbe avuto un inutile ripiego nostalgico non era tempo né soggettivo né storico per un accomodamento dell anima urgeva uno smembramento feroce di se stesso anima cuore cervello ma a cosa serviva l esistenza senza l ingenua nudità umana che sola ci può far assurgere a persone reali era questo il suo bisogno ormai vitale non più procrastinabile amore non significava più quella cosa del passato `relazione con una donna aveva assunto significati completamente diversi da quelli subiti per educazione e vissuti per tradizione vi era un afflato tutto da inventare che controvertiva il comune vissuto mentre la sua ricerca si sviluppava verso un individuale sentito queste continue perdite di verginità erano mutamenti traumatici di tutta un esistenza a venire,

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in quanto segnavano la chiusura di un passaggio a livello destinato ad essere trasformato in cavalcavia viatico di una circolazione sostenibile meno affascinante nella fluidità si perdeva la sosta nella necessità modaiola di scorrere sempre e a prescindere spariva per sempre la possibilità di mettere un freno al frenetico affaticamento e spegnere il motore trattenere e non rinunciare a questa opportunità era l ambizione muta del personaggio forse stava inscenando bach l arte della fuga era una delle musiche alle quali più si sentiva legato imbrigliato con la testa appoggiata verso destra il mondo fuori dal finestrino gli entrava nel cervello viaggiava in direzione contraria in una lotta contro il tempo di chi ne ha tanto e può perderlo sprecarlo in una minuziosa lenta e ricamante ricerca di una trincea con la sua estensione sotterranea un rifugio post atomico in un mondo dove pochissimi si inventano quotidianamente una solitaria e coerente arte della fuga e molti sempre più rispondono attraverso bigotti adeguamenti e accontentamenti il fattore tempo ha sempre un suo ruolo centrale certo ma inevitabilmente sfuggente il tentativo insensato di porre argini e barriere all imposizione del tempo alla sua cornice barocca la regolazione del tutto mentre l espressione vera si trovava aldilà del tempo che scorre ­ ma a che serve vedere e sentire di più diversamente a cosa porta questa lotta inutile contro orologi e calendari fredde astrazioni che servono a dividerci in una insensata via crucis certo l arte della fuga non prescinde da quella di vedere il vuoto oltre una certa distanza e ciò non proteggeva il personaggio dagli inciampi del caso di una vita quotidiana asfissiante per questo si alzò dal suo posto e si adagiò sulla poltrona di fronte quel mondo era meglio rigurgitarlo del resto si trattava di uno squallido mondo unico uno schifoso agglomerato di vite costumi e usanze omologate la politica era diventata pura sopraffazione sordida ipocrisia vivere significava recitare una parte assurda in un gioco crudele di identità imposte e confiscate sottoporsi all arroganza delle definizioni obbligate di un codice uniformato spento arte del sopravvivere tirare a campare annusando l aria spaventato e provando a scappare da fermo resistere a mani nude in una specificità di giorni sempre più rarefatti impersonali come sfuggire alla precisione minuta ossessionante e faticosa di frammenti di tempo scanditi in blocchi di neutro spessore come sottrarsi all inutile evoluzione di abbozzi di pensiero abortiti sterili di indecise fantasie lo spazio stava diventando sempre meno importante e solo lontano dal suo luogo abituale avrebbe potuto trovare il suo là dove la parola luogo non aveva più importanza e tutti si equivalevano spaventosamente il personaggio aveva vissuto per lungo tempo la condizione della vittima sacrificale di chi non riesce a cogliere la passione nella sua totalità pur riconoscendola quale unica possibilità di vita reale e facendo di tale cosa meravigliosa una complicanza di paure incertezze lamentose affermazioni sulla propria condizione insignificanti anticipazioni di possibili dolori trasformando la poesia dell attimo fuggente in uno squallido attimo sfuggente vi era uno scarto tra la vita da carpire e la passione di perpetuarla fino al suo momento di verità e l atto omologato del farlo solo a condizione di intravedere una certa sicurezza e quando tutto inevitabilmente sfumava un atterraggio morbido -ecco il modo migliore di negare il nostro diritto alla felicità accontentandoci di piccole iniezioni morfiniche in un impegno profuso a regolare ad arte piccoli sobbalzi del cuore tracciare il solco del perimetro all interno del quale muoversi farlo d autorità privando le parti della possibilità di sconfinamento di un possibile percorso a due senza presunzioni e singole patologiche forzature la sua relazione era nata morta in quanto aveva sempre vissuto in un limbo tra la vita e la morte a volte più vicina ad una dimensione a volte all altra ma comunque senza quella spinta passionale che solo le persone disinteressate sono in grado di profondere e lei che nel tempo aveva lentamente creato un ambiente protetto regolato da un microclima tutto per sé non lasciava a lui altra possibilità che uscirne per esporsi alle intemperie delle uniche muse che riconosceva come tali materie che non si lasciano intimidire dalla fissità del tempo e in grado di proferire passione duratura musica e libri per uscire dalla stupidità dell idea di amore umana e inseguire la propria poesia ebbene era così tutto falso tutto convesso al più meschino egoismo per il personaggio il

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soggetto interlocutore poteva tornare nel suo museo delle cere si mente per celare la realtà ciò che a noi non piace allora si mente con una tendenza al difetto e una all eccesso con la prima vogliamo togliere una realtà o parte di essa a noi sgradevole con la seconda vogliamo migliorarla darle quel plusvalore a noi necessario la menzogna è una forma di desiderio e agisce sulla realtà attraverso la privazione o l aggiunta di qualcosa comunque esprime la nostra necessità di rimozione chi non mente non ha bisogno né dell una né dell altra operazione sta alla realtà come essa sta a lui non è una proporzione perfetta è semplicemente l abitudine a navigare in ciò che è ma se è vero che la menzogna toglie o aggiunge togliendo qualcosa alla realtà è pur tanto vero che non si tratta mai di un operazione indolore nella menzogna c è anche il tentativo di voler conoscere se stessi di mettersi alla prova magari l audacia di un coraggio trovato a fatica e tutto teso a capirsi in questi casi l ipoteca di una sofferenza inflitta a se stessi o ad altri non viene presa in considerazione ciò che guida i pensieri e le azioni è l avanzamento nella scoperta in fondo si tratta di un tentativo nobile per questo nell ultima scena di un rapporto non tanto lontano l emergenza esistenziale sul volto di lei aveva inflitto al personaggio l unica possibilità di poter soddisfare il proprio sentimento di amore scomparendo la sua presenza non era più di nessuna utilità e aiuto e nonostante il desiderio di fondersi con lei come duellanti si diedero le spalle e avanzarono con paurosi decisi passi non si voltarono per l ultimo sparo erano senza munizioni già abbondantemente sanguinanti il suo ultimo bossolo fu un sospirato ti amo ma si trattava di un colpo a vuoto ormai fuori gittata amava la complessità il personaggio sì perché era convinto che una personalità semplice in una realtà così sovrastante era destinato a soccombere per incapacità di dare significati e interpretazioni validi a segni complessi una morte ben diversa da quella folle della generosità dell inesauribile animo sensibile a fianco al bilocale sede di esperimenti abitava una famiglia quella tradizionale tardo borghese italiana moglie casalinga marito operaio e due figli uno maschio più grande e una femmina a caratterizzare quella convivenza variegata un continuo vociare il cicaleccio caratteristico di chi è impegnato nella rappresentazione farsesca della vita e sente tutta la fatica interiore dell attore consumato dalla ripetizione scenica quotidiana impegnava non poco l osservazione del personaggio questo teatro elisabettiano il palcoscenico era il giardino la quiete era impossibile cedeva mollemente all arroganza della pretesa di dimostrare di esserci non di esistere non di essere ma di esserci limitati prodigi verbali e locuzioni stereotipate si impossessavano dell aria primaverile di quegli spazi all aperto limitati da siepi e reti coperte che diventavano invivibili d estate per il troppo caldo e per le zanzare tigri tra l altro `che mondo di plastica era il pensiero ricorrente del personaggio definire una zanzara assiemando il nome di un animale completamente diverso è proprio e tipico dell inganno da perpetrare anche attraverso il linguaggio la gente si adattava agli ossimori alle metonimie agli inglesismi diffusi dai parolai del nulla e se ne appropriava ostentando un bonario compiacimento di se stessi quella recita elementare gli portava alla mente quella più onesta da attori d altri tempi dei suoi genitori stesso quadro familiare ma privo di finzione non c era niente da oscurare i silenzi stagliavano i contorni dei sentimenti dei commensali la fatica quotidiana della vita familiare la fiera opposizione degli adulti al disfacimento sociale la volontà di non cedere alla commedia di lasciar intendere che dalla tragedia e con il soccorso della comicità le persone intelligenti trovano l audacia di non prendersi sul serio e poter sostenere l assurdità dei ruoli che poesia quel passato da cui il personaggio dovette scappare rispetto al quel presente troppo posticcio quasi televisivo tanto da confondere finzione e realtà che rammarico diventava il suo passato a causa di un presente tanto ingombrante avvertiva un inflessione di falsità e cedimento nei proferimenti più ostentati di questi genitori moderni i figli non capivano ed esercitavano la loro appartenenza rimandando frasi urlate e incongruenti gli attori sapevano di essere al centro della scena e come prevedono i reality quando non volevano essere ascoltati bisbigliavano e riducevano le distanze fisiche era questa la storia degli umani da sempre questo era il vero inferno creato dalla loro ipocrisia dalla loro paurosa limitatezza e abbandonarlo in fondo non sarebbe stato così drammatico affrancarsi da tutto dove i tutti erano inclusi poteva essere la massima

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aspirazione del personaggio sì perché lui sentiva di essere caratterizzato da un amore che si potrebbe definire universale ma non trovava nulla su cui esercitare tale sentimento sentiva un senso di appartenenza largo realmente vasto ma non vedeva dove poter soddisfare questo slancio andava sempre più verso se stesso e stava esaurendo il suo senso della vita tanto da pensare che l amore universale potesse essere proprio lo stato della morte una fusione con tutto e sentiva che non vi era bisogno di dover attendere la morte corporale che questa era solo l appendice di un trapasso che era già avvenuto senza che ce ne fossimo accorti sapeva già che ciò che non sopportava dei suoi simili erano i limiti umani scaturiggine d infelicità terrena aveva lucida la certezza dell illimitatezza priva di materia condizione alla quale gli umani hanno rinunciato e riconosceva nella morte dell anima la vera iattura del presente quale sillogismo ne derivava da ciò se l anima è già morta e non ce ne siamo accorti distratti dai nostri corpi che resistono di una salute meccanica se l illimitatezza risiede altrove e fuori dai nostri corpi che ci faceva lui qui qual era lo stato mortifero di cui incominciava a sospettarne i prodromi come un convalescente non aspettava niente se non il decorso della sua malattia e i relativi sintomi era così da sempre era questa la sua eccezionalità l essere unico e speciale che gli attribuivano parole trite e usate a prestito ma se pur così fosse quella eccezionalità gli costava cara e non poteva essere per chicchessia a buon mercato sentimento e parola due facce della stessa medaglia il personaggio nell incapacità di comunicare vedeva la mancanza d amore per entrambi sì perché la necessità di stagliare nella sua forma perfetta il sentimento dovrebbe portare chiunque a interessarsi alla ricchezza lessicale se ciò non avveniva voleva dire che non vi era amore per i propri sentimenti figuriamoci per la parola ma l uomo è saccente e soffre di millenaria egopatia e piuttosto che tacere si ostina al verbo usando le parole che circolano libere nell aria e appiccicandole ai sentimenti svenduti al mercato delle parole dibattiti televisivi talk shows approfondimenti culturali presentazioni di libri seminari tavole rotonde a tema e chissà quanta altra comunanza posticcia a creare l insostenibile vuoto di una sola parola proferita per un solo sentimento realmente proprio questa condivisione di parole e sentimenti non era quella auspicabile per una reale convivenza delle persone era quella creata dalla società dello spettacolo immanente che ha spersonalizzato l individuo fino a farlo parlare con le parole della sua prosa necessaria e a farlo sentire con i sentimenti della sua rappresentazione lucrativa era questa la moneta che l uomo si scambiava da tempo denaro senza odore appropriarsi delle parole e dei sentimenti in libera circolazione nell etere era diventata la costituzione fisica delle persone che attraverso tale materia riscontravano il loro riconoscimento il loro `io sociale così si cercava di abbattere la paura dell altro che diventava mezzo e complice per non percepire la destabilizzante paura di se stessi la materia `io doveva essere messa a tacere la spersonalizzazione non è la mancanza dell `io ma la sua negazione in un tale contesto sociale chiunque era lentamente traghettato verso la stupidità collettiva ritrovo sociale rassicurante occorreva decontestualizzare la visibilità vi era un volgare gusto sesquipedale nell ostinarsi a tale pratica la presenza a tutti i costi era la malattia infettiva del nuovo millennio tutta la storia dell uomo portava a quella palestra vitrea di una parte in vista della città battuta di frequente dal personaggio enormi vetrate regalavano idiozie di protagonismo a ominidi che sembravano vivere il loro passaggio dalla condizione di quadrupedi allo stato di bipedi su degli immobili nastri scorrevoli fuori la primavera con in suoi tramonti mozzafiato su ovunque comunque a piangere una bellezza bistrattata da una cultura televisiva fatta di amor proprio del peggiore culto corporale e mentale di se stessi chi è esposto all amore universale non può sentire che banale un qualsiasi amor proprio avverte impellente far sì che non sia un modo per curarne la mancante corresponsione concepisce possibile solo l egoistico sano amore necessario per sentire gli altri attraverso se stesso le due dimensioni erano pericolosamente intersecabili esattamente come lo era passare dalla pratica di una stessa attività fisica correre praticata all esterno di un tramonto vivo o

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all interno di una luce riflessa da schermi di vetro si trattava di un popolo non cresciuto chi non è capace dell amore altrui se non come visione dell ego è rimasto un ragazzo capriccioso orfano di sentimento e parola il personaggio si fidava di ciò che vedeva e sapeva che la sua visione doveva aspirare a maggiore ricchezza a smisurata ampiezza l italiano era pronto per questa cultura della visibilità televisiva per la videocamera invasiva di ogni situazione vissuto il personaggio ricordava delle fotografie di famiglia che immortalavano la posa sofferente del fratello durante l imboccamento dell ostia alla cerimonia della prima comunione vi erano dei momenti sacri che andavano fissati a futura memoria non importa quanto falso fosse il loro contenuto la loro millenaria valenza sociale doveva diventare testimonianza ciò che non persuadeva il personaggio era questa disinibizione acquisita dai soggetti nell arco degli ultimi trent anni com era stato possibile che queste comparse avessero acquisito tali padronanza espositiva e destrezza recitativa com era avvenuto questo processo antropologico e attraverso quali modalità quali meccanismi sociali e psicologici erano alla base di questa profonda mutazione sociale com era stato possibile passare dall impacciataggine della foto del fratello di nove anni contrito nel suo momento di protagonismo a quella di un qualunque individuo-attore perfettamente a suo agio davanti al telefonino che riprende i momenti più insignificanti delle singole esistenze non poteva la riflessione che segue esulare dalla considerazione di quanto finora scritto utopia e materialità qual era la consistenza di questi due assi dell esistenza il personaggio poteva distinguere nei comportamenti degli umani un retropensiero di una fattezza atta a operare una distinzione tra utopia priva di materialità e materialismo privo di utopia ma pieno di fato e arrivare a congetturare l inganno che risiedeva dietro le due stesse dimensioni là dove l utopia diventa possibilità concreta di scelta di vita il materialismo la vita di tutti che si attacca a tutto e spera che l inferno della condizione quotidiana possa trovare fine solo per via di una forza esterna indipendente dalla propria volontà il fato per l appunto intanto lui osservava il silenzioso ritiro spirituale delle coppie l investimento in borsa degli audaci l afflato dei neofiti della comunicazione virtuale predati dall opzione sempre più tutto compreso con la quale veniva rigurgitata l ultima realtà la facilità del fascino dell assenza o anche la stessa dimensione con i due termini invertiti forse più appropriata a ritrarre la vuotezza della pornografia odierna in cui l agito di una puttana risultava più vero e coerente invitava il personaggio a considerare che una coppia senza confronti è privazione che il denaro senza lavoro è inganno che la conoscenza senza la frequentazione è negazione tenersi lontano dal falso della modernità era il filo sottile della sua personale tenuta il treno andava e il personaggio non avrebbe fatto alcuna sosta ma si sarebbe diretto verso il suo sud dove ogni anno nello stesso periodo circa centomila convalescenti più o meno consapevoli della loro malattia facevano rotta una transumanza silenziosa di umanità che ad ogni inizio estate alleggeriva il carico dei trecentomila precari più o meno sicuri più o meno affidabili professionisti della conoscenza di cui veniva celebrata la morte fisica alla fine di ogni anno scolastico entusiasti dell educazione certificati da scadenza umanità a termine nella più assoluta indifferenza una popolazione di giovani e non più tiravano le cuoia di una vita di beffe di ciclicità stanca noiosa ripetitiva per andare ad estivare in un altro universo di sicuro precariato quello familiare intanto le nuove generazioni crescevano con la consapevolezza che ci si può anche uccidere la cronaca raccontava così il martirio dei giorni i suicidi erano la normalità come la mole di comunicazione inutile che imponeva l approssimazione del linguaggio il suo scadimento in fondo si trattava di un altro suicidio che rispettava l incessante e rassicurante richiesta di omologazione estetica e del pensiero la vita mutava inesorabilmente nel suo contrario come certi nomi che diventano ossimori nell arco di un esistenza dati in origine per contrastare un indole culturale da rinnegare ma che non si riesce a smentire.

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`metti in versi la vita trascrivi fedelmente senza tacere particolare alcuno l evidenza dei vivi giovanni giudici

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