Oscurità tramandate, di Vincenzo Ercolano

 

Embed or link this publication

Description

Anteprima

Popular Pages


p. 1



[close]

p. 2



[close]

p. 3

edu edizioni drawup www.edizionidrawup.it collana rosso e nero

[close]

p. 4

collana rosso e nero oscurità tramandate di vincenzo ercolano proprietà letteraria riservata ©2013 edizioni drawup latina lt viale le corbusier 421 email redazione@edizionidrawup.it sito www.edizionidrawup.it progetto editoriale edizioni drawup direttore editoriale alessandro vizzino grafica di copertina roberto di mauro per edizioni drawup i diritti di riproduzione e traduzione sono riservati nessuna parte di questo libro può essere utilizzata riprodotta o diffusa con qualsiasi mezzo senza alcuna autorizzazione scritta i nomi delle persone e le vicende narrate non hanno alcun riferimento con la realtà isbn 978-88-98017-78-2

[close]

p. 5

vincenzo ercolano oscuritÀ tramandate

[close]

p. 6



[close]

p. 7

introduzione sulle storie dell orrore sapete che domani inizia l autunno certo è così facile ma pochi sanno che l autunno è la stagione che cambia il nostro andirivieni e mentre costringe le piante a spegnersi fa spuntare nuovi racconti palpitanti di emozioni l autunno ha sussurri e dita fra i rami e nella pioggia c è qualcosa di diverso intrappolato nei primi freddi e negli scampoli di caldo come pepite d oro mascherate di fango in autunno inizi a chiederti cosa c è davvero fuori e cosa vuole veramente il vento È il tempo di partire perché se provate a guardare oltre le finestre a cercare con lo sguardo sentirete che il vostro fiato materializzato nell appannare i vetri non ha lo stesso odore di sempre e crea sagome di teschi deformi dentro c è il sangue delle foglie cadute e il desiderio di sedersi sotto un albero per sognare di non sognare più di ricominciare o di morire di vendicarsi o perdonare in autunno ho messo i piedi in acqua e ho contato le onde ho seguito il corso di un ruscello che serpeggiava nel muschio di muri umidi e ho scoperto case ribollenti di fantasmi sporchi di segatura odorosa e cemento ho osservato i primi acquazzoni stancare i tombini secchi e abbeverare corpi sepolti tra braccia di radici in autunno ho conosciuto la donna che ha modellato la mia metamorfosi e mi ha spinto a creare un viaggio che mi portasse verso un altro autunno dove il riposo è cenere che attende di ritornare a spostare l aria uso la parola donna ma potrei sovvertire tranquillamente e alla rinfusa le tre consonanti e le due vocali senza provocare alcun danno alla sua immagine alla sua forma e al suo pensiero -l orrore è una landa deserta dove puoi perderti battendo gli occhi o strofinandoti il polso sulla faccia ma allo stesso modo con uno sputo una lacrima uno schizzo di piscio una goccia di sangue riesce a darti il percorso per scoprire chi sei narrava spargendomi il desiderio fragrante di frasi e trame nei polpastrelli la razionalità e l impostazione regolare delle cose non possono 5

[close]

p. 8

oscurità tramandate far parte di queste storie se non come momento di passaggio lei come la paura era ed è il desiderio erratico di costruire e distruggere di cancellare e ricordare di farsi nomade e sedentario al contempo simile a fumo che esala e rende forme improvvisamente diverse mischiate indescrivibili non mi mancano le spiagge plasmate che regalano ricordi come vecchie che dopo silenzi decennali raccontano una vita non mi mancano le colline infreddolite che smistano colori fino a sembrare pozzi neri capovolti nell aria non mi mancano le cortecce gonfie sentori di liquirizia e rami spezzati stuzzicadenti per un gigante di passaggio non mi mancano perché sono anche qui nel rovesciamento di ogni aspetto e ho imparato a descriverle avendo finalmente compreso come ogni cosa abbia un altro significato oltre quello più palese e condiviso come l occidente sia una parte d oriente e viceversa come tutto vada vissuto ma la verità più forte presagio per il futuro è che pur se lontano io ricordo e sento ogni racconto che ha fatto accapponare la mia pelle anche qui dove i terrori sono simili ai nostri come se vi fossi ancora addentrato come se percorressi gli stessi vicoli di ombre e polveri girati per una vita intera mentre chi corporalmente vi è ancora inserito non se ne accorge oppure peggio lascia fuggire ogni insegnamento come se avesse già tutto il mondo a portata di un soffio la paura e l orrore ci mostrano a noi stessi e ci permettono perciò di cambiare l autunno inizia i frutti ad un nuovo profumo e le colture a nuovi vermi getta le prime infante paure sui fragili tetti e rende spaventose le viuzze tra girotondi di foglie e fanghiglie senza fondo risveglia gli abitanti di finestre nere e tende strappate si accovaccia negli angoli a chiedere l elemosina alle cicale svanite e alle lucertole spaurite infiltrandosi nella veste nera di vecchie che spuntano dagli angoli con dita ossute e vene scure graffia le saracinesche chiuse di lunghi garage che ripetono il tuo nome qui l autunno mi ricorda che la vita non è solo quella che inizia dopo nove mesi la vita è nei cuori che smettono di battere nelle figure che si delineano nella nebbia e ti inseguono negli insetti che 6

[close]

p. 9

vincenzo ercolano si mettono in processione per indicarti un orrore nascosto nel punto più sotterraneo della tua casa il punto più vicino all inferno e quindi ritrovo neppure casualmente l abitudine dei posti in cui sono cresciuto di dover per forza sminuire tutto subito la calpesto non mi sentirò più in obbligo per arrivare agli altri di rimbecillire anche le nozioni più serie riducendo gli incubi ad una risata perché l incubo è nel gocciolio di una fontana presso la quale si accovaccia storta e ansimante una figura che si accorge della tua presenza come se avesse occhi sulle tempie l incubo è nell albero spezzato dentro il quale è rannicchiato un uomo troppo piccolo e troppo pallido che sa troppe cose di te l incubo è nel pozzo che echeggia di grida e volti dalla bocca spalancata addensati nel fango rossastro che colora le strade come sangue di narici l incubo è nello spostamento d aria che ti sfiora la nuca mentre aspetti alla fermata dell autobus e passi malfermi zigzagano sul marciapiede tra i pali della luce e i cesti per l immondizia vale l identico discorso per tutti quelli che si sono ben sigillati in una campana di vetro per affrontare la realtà illudendosi di essere i più giusti i meglio avviati sulla strada della diligenza e tirando le somme dimostrano i loro presunti buoni sentimenti e la loro cordialità solo attraverso la finzione anche per voi ci sarà il soffio di un ossario la tenebra di una casa abbandonata il marcio di una busta nera abbandonata nella boscaglia dentro la quale s intravedono mani spalancate e occhi fissi nell eternità svuotati da topi e corvi per tale ragione preferisco la sopravvivenza remota in ambienti brutali e le carovane che ciclicamente alternano l erranza del nomade alla stabilità della suddivisione del lavoro due aspetti contrapposti ma non divisibili perché la cultura della sedentarietà hadra non potrebbe avere sicurezza senza l esperienza del movimento della ricerca di sé del confronto con quanto di estraneo ci portiamo dentro così conservo l altro dentro me interiorizzato non espulso e vincolo di fierezza parola data ospitalità onore parlare ha il ritmo dei passi sulla sabbia e l importanza dei segni lasciati dalle ruote dei carri nel deserto una frase può essere cercata 7

[close]

p. 10

oscurità tramandate per anni una parola può durare mesi un colloquio può stemperarsi per notti e notti carpendo suoni dal crepitio dei falò e sagomandosi con lo sfrigolio dei tessuti non c è la fretta di consegnare l obbligo di dover arrivare al punto la paura di non essere compresi qui c è il tempo che devi abbracciare e affrontare qui non devo sorbirmi l arroganza di chi condanna gli altri usando gli stessi metodi condannati e tradendo la propria cultura in nome della quale si era mosso l autunno è instillato soprattutto nei frutti che vengono direttamente dalla terra frutti con un colore che dondola tra la vita e la morte dolci da sembrare calati nello zucchero e molli da ricordare quasi il putridume che possono nascondere altri esseri oltre ai semi esseri che hanno lo stesso sapore della loro casa e che a loro volta sono la casa dei frutti io lo so perché ne mangio lo so perché assaggiando il sangue avverto il pulsare di un terrore secolare che da qui ha preso vita come molto altro terrore di chi non conosci che si mescola al buio vedo questo da anni immemorabili mi confidò una sera la donna di cui prima parlavo sono stata seduta in grotte e casupole sotto alberi e barche rovesciate e ho sempre atteso come mi è stato insegnato il vento che entra e mi parla la polvere che mi scalda i boccioli e gli aracnidi che mi saziano a quel tempo comprendevo una minima parte di ciò che mi raccontava ma adesso so aveva attraversato anni e terre per raggiungere il mio paese alla ricerca di qualcosa che non bisognava conoscere per forza in anticipo il vero senso dell autunno gliel aveva insegnato una zia una gholi morta durante il viaggio due mesi prima che i miei occhi s incrociassero per la prima volta con i suoi mi ha insegnato che l oscurità è sempre accanto a noi perennemente in ascolto delle nostre giornate e non possiamo escluderla È come un cadavere da venerare che tornerà disse in un altra occasione mentre le facevo vedere i posti dove giocavo da bambino quando immaginavo di essere un avventuriero sulle tracce di un tesoro provai paura quella volta e solo dopo molto tempo ho compre8

[close]

p. 11

vincenzo ercolano so la fenice mitico uccelli degli antichi testi bennu per gli egizi simurg per gli arabi alla fine della sua lunga esistenza si reca in un posto preciso alla ricerca di mirra e incenso con i legni pregiati e le rare essenze si costruisce un nido vischioso suo finale alloggio che incendia in un rogo fragrante le ceneri della fenice intrise dall umidità si decompongono creando un verme che cresce e ridiventa il magico uccello questo è il vero autunno da cui scaturisce quello inserito fra le stagioni È sopra di noi nel riposizionarsi delle costellazioni e dentro di noi prima che nel modo in cui ci fa cambiare gli abiti e le abitudini avevo un cavallino di plastica che forse è ancora fuori al balcone della mia stanza ad aspettare folate per sgranchirsi dalla dimenticanza e scordare i tagli inferti alla plastica dal tempo quando lei lo vide volle sapere cosa significasse per me ed io non ebbi il coraggio di ammettere che era ancora l emblema dell affrontare il male anche se tutti in passato avevano riso della mia idea e mi avevano consigliato di non pensarci al male che tanto hai una vita da vivere e tante cose da fare ci credi ancora adesso aggiunse lei alla fine del mio racconto ed è giusto passò le dita sull occhio colato del giocattolo una cascata di azzurro bianco e nero come per ridonargli la vista poi continuò mia zia è stata uccisa in un rogo appiccato di proposito non so chi l organizzò ma so il perché e soprattutto so cosa trovai di lei non si erano limitati ad arderla viva l avevano impalata e le sue carni ancora brulicanti di fuoco non si erano arrese l oscurità cantavano esauste l oscurità è in noi restammo affacciati alla ringhiera con lo sguardo a dominare chiome di alberi ingialliti e frutti pronti a cadere e insetti attirati dal sentore mellifluo lei cantava piano motivi di riti e feste primitive addormentandomi e quelle canzoni non voglio scordarle sento ancora il tintinnio delle sue collane l odore delle sue vesti e la forma dei suoi tatuaggi simboli di un esistenza trascorsa nel rituale di raccogliere in giro estirpare dall ipocrisia trovare un punto di congiunzione per 9

[close]

p. 12

oscurità tramandate migliorare gli altri e se stessi non abbandonerò mai questi ricordi perché mi danno la forza di essere ciò che voglio essere mia zia era il mio cavallino capisci capivo perfettamente ed annuii senza proferire parola perché avevo la gola serrata dall emozione e al contempo dalla paura il dissenso anche doloroso che insegna proprio come l autunno quando l incontrai quando tutto è avvolto da una rinascita difficile da percepire nell appassire c è qualcosa da cogliere ogni frutto che prende a decadere mostra la sua verità più intima le cose sono sviscerate e stese al sole incerto ricercando l interiorità lo spasimo delle ossa il significato del sangue se avessi accettato prima queste cose adesso forse sarei ancora con lei ma è altrettanto vero che probabilmente non sarei partito e l avrei costretta a cambiare pur di tenermela vicina ed allora sarebbe stata una perdita definitiva ora invece se dovessi ritrovarla sarei come lei diverso e per questo più vicino se avessi approvato tutto forse sarebbe stata una menzogna e non avrei scoperto altipiani malagevoli terre riarse precari vapori È qui che crescono stentatamente le piante dell incenso e della mirra essenze bruciate sugli altari che collegano i contrari corruttibile e indeteriorabile umano e divino femmina e maschio balsami della mummificazione degli usi medicinali dell erotismo poco prima di andarsene per sempre con una barchetta arenata su una spiaggia che non sapevo esistesse disse non siamo tanto inavvicinabili se la linfa odorosa e dorata di questi alberelli tormentati che crescono senza acqua usando l odorato per contendersi gli insetti necessari al ciclo riproduttivo appartiene sia al nostro mondo sia al vostro aveva ragione e il fatto più inconcepibile è che potevo confermarglielo senza perdere nulla di me ma non lo feci infatti il giorno prima l avevo costretta ad accompagnarmi in una piccola chiesa che si trova sulla strada per la collina più alta del mio paese ha una sola navata e mi è sempre piaciuta perché c è poca gente soprattutto di passaggio seduta nei banchi ci si celebra la messa solo di domenica ma quel pomeriggio il sacerdote aveva 10

[close]

p. 13

vincenzo ercolano organizzato un ora di preghiera giungemmo che tutto era concluso e questo mi rincuorò fendendo una processione vociante di donne ma c era un ragazzino che ancora spargeva incenso con il turibolo È tutto più vero nel silenzio e nella solitudine dissi lei approvò con il capo in queste statue disse c è lo stesso dolore che i miei dei soffrono nel deserto anche nelle icone della mia razza si combatte il male come queste che schiacciano il serpente era vero senza dubbio ma ormai tutti cancellavano la morte intorno a me tutti negavano il mostro che perseguita ogni nostro attimo di fronte alla morte si fanno gli scongiuri e questo nutre la mostruosità che occupa un angolo del nostro cuore dei nostri occhi delle nostre unghie delle nostre labbra e delle nostre orecchie nell annusare la fumante fragranza iniziai a percepire il senso dei suoi discorsi standogli accanto avendo ascoltato parole precedentemente non raggiungibili sentii in quell odore il cuore dell autunno dei tronchi resi vivi dalla nebbia e delle ragnatele in cerca di scintillii e sacrifici mi chiedevo come potessi accettare seppur solo in parte le sue azioni e il motivo che le scatenava ma non c era risposta adeguata io mi sentivo conquistato da quella donna anche se non avrei voluto anche se sarebbe stato più normale scappare forse bisognerebbe accettare nonostante l automatico senso di rifiuto che tutti abbiamo pensato alla morte di qualcun altro in un momento della nostra esistenza tutti abbiamo desiderato una sofferenza una punizione da affibbiare ad un nostro simile o dissimile tutti ci siamo scontrati con la violenza insita nei nostri desideri tutti in qualche modo abbiamo ucciso e vissuto sul sangue altrui vogliono far esserci tondi o quadri e ci autoconvinciamo che hanno ragione i cosiddetti maestri in seguito a volte in tempo a volte troppo tardi scopriamo di essere l esatto contrario o addirittura né l una né l altra cosa bensì ibridi o semplicemente altre forme altre idee in più discutendo con lei non mi sentivo preso in giro la mia educazione non era sconfitta dalla meschinità di qualcuno la mia gentilezza non era soffocata dal tornaconto d altri e finalmente non 11

[close]

p. 14

oscurità tramandate dovevo sentirmi annunciare che il bene è un unico concetto semplice da comprendere ero io ma ero anche ciò che potevo diventare accade così anche alle foglie che si staccano dai rami cercando nell aria smossa una mareggiata in cui colare a picco e riposare per adoperarsi da tappeto la loro ultima dimora bara e culla è la terra camminare sulle foglie equivale a ripassare se stessi senza stupide convinzioni e spingere così gli anni avanzanti verso la primordiale posizione fetale significa rompere le ossa e ricreare i tessuti viscidi della creazione non sono soltanto le articolazioni vegetali a cedere è il nostro scheletro di idee imposte e stratificate mimetizzato È per questo che lei mi chiese di assistere alla vendemmia la portai da un amico agricoltore per accontentarla a quel tempo c era ancora chi schiacciava l uva con i piedi senza l ausilio di macchinari vari qualcosa di arcaico si muoveva insieme a quei corpi che calpestavano gli acini con le piante nude e dure dei piedi senza accorgersi delle loro grida si cercava il sangue senza comprenderlo e vedendo i contadini che si lavavano dita calcagni talloni e piante con i limoni mi venne da pensare al martirio di donne animali bambini uomini È una pratica larvata È il rito propiziatorio che sposa la forza umana a quella naturale qualcosa di simile è accaduto qui nel deserto con un tipo di calligrafia che dal suo nome originale risale a lettere di polvere huruf al-ghubar tracciate direttamente sulla superficie sabbiosa le consonanti allungandosi da destra a sinistra seguono la direzione del cuore e visualizzano le file di carovane le vocali non applicate o segnate come punti diacritici evocano le anime dei viaggiatori invisibili ma irrinunciabili corpi dentro la natura a mutuarne concezioni in un continuo scambio tra riprendere e ridare natura dentro mostri e demoni il deserto vita e morte fa acquisire significati favolosi ad oggetti e segni a volte il significato originale va perduto altre si perpetua ho compreso che la vera rovina di ogni specie è la scaduta interazione tra uomo e natura che porta al declino della cultura più elevata il significato della morte stringendola di spalle dopo aver fatto l amore nella mia stanza 12

[close]

p. 15

vincenzo ercolano segretamente usando i respiri come parole urla e godimento lei mi sussurrò che aveva dovuto sempre lottare giacché in quel mare di sabbia proprio nulla è realmente ereditabile so cosa vuol dire credere accanto ad un fiume e durante la siccità sotto un tetto e in mezzo ai venti che spostano le dune la morte l ho annusata l ho cantata l ho vista È questa l oscurità di cui parli sempre chiesi sì mi tengo la mia oscurità facendone salvezza non ho bisogno di dimostrare il contrario di ciò che sono qui l oscurità viene evitata lo so assentì lei la povertà ha mille corpi qui regna quella dell anima fece una pausa e si voltò per guardarmi negli occhi poi riprese qual è la cosa più atroce che hai commesso ci pensai silenziosamente sapevo che ci sarebbe stata una risposta valida per ogni parte della mia vita che avessi ripercorso anche l atrocità non ha un solo significato e un solo modo di essere messa in pratica capì che non avrei detto niente e riprese io ho ucciso una persona appena giunta qui ho fatto esplodere la mia rabbia nel suo corpo ed ho mangiato una parte del suo cuore le cose poggiate e appese nella camera ebbero una pulsazione verso me e fu come se mi colpissero al naso perché domandai senza voce con le mani improvvisamente gelide avevo percepito qualcosa di irraccontabile in lei ma fino ad allora non avevo voluto ammetterlo per questo me lo diceva tanto serenamente avevo bisogno di comprendere il posto in cui mi trovavo se avessi incontrato prima te presumibilmente non l avrei fatto si diventa mostri per sopravvivere e perché gli altri ti hanno sempre visto così bisogna cercare sangue per assumere l identità che ci è sempre stata attribuita negandoci la verità da quando gli uomini hanno piegato le religioni ai propri comodi siamo divenuti esseri sui quali avere la prima e l ultima parola anche noi abbiamo i nostri dei e le nostre preghiere ma non abbiamo bisogno di portarlo a13

[close]

Comments

no comments yet