colline139

 

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fge s.r.l reg san giovanni 40 14053 canelli at trimestrale anno 36 n° 139

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im vviso a a ante port in ri etto il ostr un contributo per mantenere viva una voce fge s.r.l reg san giovanni 40 14053 canelli at trimestrale anno 36 n° 137 canelli at trimestrale anno 36 n° 137 cari lettori la rivista le colline di pavese è diventata negli anni la voce di questo territorio di cui sottolinea le peculiarità e le problematiche costituisce nel contempo un ponte ideale con i santostefanesi lontani e con i sempre più numerosi cultori pavesiani italiani e stranieri il legame indissolubile con questi ultimi è comprovato dalla rilevanza raggiunta dalle varie iniziative in memoria del grande scrittore e dall osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo il mantenimento e l ulteriore incremento delle attività in particolare la pubblicazione della rivista dipendono però dalle risorse sempre più ridotte a disposizione facciamo pertanto appello ad aderire al sodalizio mediante il versamento di una delle quote associative a fianco indicate o in alternativa di un piccolo contributo nella convinzione che tante piccole gocce fanno un grande fiume per continuare pertanto a ricevere la nostra testata chiediamo la cortesia di esprimere il consenso compilando la seguente scheda il cepam ringrazia per l attenzione e augura buona lettura il presidente luigi gatti restituire a mezzo posta oppure e-mail info@centropavesiano-cepam.it sì desidero ricevere le colline di pavese per l anno 2013 prego indirizzare la rivista a cognome indirizzo cap tel p.iva o cod fisc verso la quota di a mezzo 100 socio benemerito 50 socio sostenitore 30 socio ordinario altro città fax mail prov nome vaglia postale assegno circolare o bancario intestato a cepam versamento c/c postale nr 10614121 bonifico bancario presso ubi banca regionale europea iban it32y0690646840000000004317 acconsento al trattamento dei miei dati personali ai fini sopra indicati firma fge s.r.l reg san giovanni 40 14053 canelli at trimestrale anno 36 n° 139 fge s.r.l reg san giovanni 40 14053

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anno 37 n 139 luglio 2013 le voci segrete della natura di bichy giffoni tesseramento 2 0 1 3 iscriviti o rinnova la tua adesione per sostenere le varie iniziative del sodalizio e per contribuire a mantenere in vita la voce de le colline di pavese modalità versamento sul c/c n 10614121 o con vaglia postale intestato a cepam via cesare pavese 20 12058 s stefano belbo socio ordinario sostenitore benemerito 30 50 100 via pavese 20 12058 s stefano belbo cn tel 0141/844942 aut trib alba n 376 del 29/4/78 direttore luigi gatti responsabile luigi sugliano redazione l bussetti calzato g brandone f penna f zampicinini foto olivieri scaletta tassa pagata taxe perçue abbonamento postale abbonement postel 14053 canelli fge s.r.l concessionaria esclusiva per la pubblicità su questa rivista image advertising di piero carosso tel 0141 843908 fax 0141 840794 santo stefano belbo cn sommmario 2 4 osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo cesare pavese mito classico e miti moderni di antonio catalfamo il nuovo volume del cepam giovanna romanelli i dialoghi con leucò e il labirinto della vita di giovanni giosuè chiesura 7 9 12 15 16 18 19 20 24 29 30 35 36 una sorta di testamento spirituale cesare pavese ­ dialoghi con leucò di franca maria ferraris amarcord rosa calzecchi onesti rosa la risposta decisa quasi risentita di pasquale briscolini quasi un preludio al capolavoro pavesiano feria d agosto laboratorio della luna e i falò di franco lorizio presentato il libro di franco lorizio come il letto di un falò riflessioni su cesare pavese di anna campo anno 36 n° 139 il mare è la costante rivelatrice della prigionia 40 14053 canelli at trimestrale un viaggio antropologico di discesa alle origini il carcere di deborah bertone fge s.r.l reg san giovanni l angolo del racconto ricordi albesi di luciana bussetti calzato alla casa natale di cesare pavese dal 24 agosto al 29 settembre beppe fenoglio nell obiettivo di aldo agnelli una dotta e penetrante analisi sul destino dell uomo il potere che frena di massimo cacciari di sergio rapetti i vincitori della xii edizione il vino nella letteratura al relais san maurizio di elena bartone la collettiva dedicata al vino x edizione passeggiando fra le vigne di gian giorgio massara storia dell agricoltura piemontese la mezzadria in monferrato tra otto e novecento di franco zampicinini eccellenze del territorio viaggio tra i prodotti agroalimentari della provincia di cuneo di franco zampicinini un intervento dell associazione valle belbo pulita il mio belbo il nostro fiume ricordi sensazioni passate attualità e prospettive di giancarlo scarrone 38 40 41 42 memorie langarole la mia dolce città di maria luisa brovia pittura e grafica per un rinnovato rapporto con la natura luisa porporato al palazzo delle feste di bardonecchia di angelo mistrangelo maria rosa ravera aira al museo civico «antonino olmo» di savigliano volti e colori della natura di angelo mistrangelo torino 136 scatti in bianco e nero a palazzo madama elliot erwitt momenti di storia cani stanze d albergo finestre socchiuse di gian giorgio massara 43 nostra intervista a claudio lorenzoni curatore del progetto museo a cielo aperto di camo l arte delle langhe abita le strade di maddalena de bernardi 45 piante medicinali ed alimentari erba di s pietro di luciana bussetti calzato 46 l angolo della poesia 47 48 occasioni di lettura rita bignante un incantesimo lungo una notte di mario t barbero mostra fotografica di renato olivieri viaggio attraverso la natura a casa pavese

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osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo uscito il tredicesimo volume di saggi internazionali cesare pavese mito classico e miti moderni antonio catalfamo l «osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo» operante nell ambito del ce.pa.m centro pavesiano museo casa natale di santo stefano belbo cuneo e avente sede proprio nella casa in cui lo scrittore langarolo è nato è stato costituito per iniziativa del sottoscritto che da allora ne è coordinatore nel febbraio 2001 con lo scopo di monitorare il panorama letterario internazionale al fine di individuare nuovi studi sull opera di cesare pavese a questo organismo hanno aderito come corrispondenti docenti universitari e critici di fama provenienti da tutti i continenti il cui numero cresce continuamente i risultati del monitoraggio sono stati resi noti attraverso la pubblicazione con rigorosa cadenza annuale di dodici corposi volumi circa duecento pagine ciascuno di saggi internazionali di critica pavesiana l «osservatorio permanente» è l unico organismo ad occuparsi con continuità a livello internazionale dell opera di cesare pavese È uscito da poco il tredicesimo volume che si pone in linea di continuità con quello immediatamente precedente intitolato ­ lo ricordiamo ­ cesare pavese un greco del nostro tempo nonché con tutta una serie di altri saggi da noi ospitati nei volumi via via apparsi nel corso degli anni e dedicati allo stesso tema seppur da angoli visuali diversi oggetto dell analisi critica è ancora una volta il mito così come si è configurato nell opera pavesiana in tutte le sue sfaccettature abbiamo voluto dare la parola innanzitutto agli amici dello scrittore piemontese che gli sono stati accanto nei momenti difficili ma che negli anni che sono seguiti alla sua morte sono stati tenuti sempre più nell ombra fino ad oscurare completamente la loro testimonianza fra di essi oggi unico sopravvissuto è franco ferrarotti padre fondatore della sociologia italiana nel secondo dopoguerra dopo che il fascismo l aveva cancellata nel presente volume egli ci ha fornito una preziosa testimo nianza su come pavese concepiva il mito nel periodo trascorso nell area del monferrato tra casale e serralunga di crea dopo l armistizio dell 8 settembre 1943 e negli anni immediatamente successivi l argomento fu oggetto di lunghi conversari tra i due amici durante le loro passeggiate in quei giorni così bui per la storia del nostro paese ferrarotti traccia un quadro preciso attingendo alla memoria ma anche ad appunti conservati nel tempo ed ora riportati alla luce già nel decimo e nel dodicesimo volume della nostra rassegna l illustre accademico aveva offerto altri elementi per poter ricostruire meglio la fase trascorsa da pavese nel monferrato ma anche il ruolo che lo scrittore ha avuto nel rinnovamento della cultura italiana ha aggiunto ora un ulteriore importante tassello crediamo che anche in futuro non mancherà di dare il suo autorevole contributo alla ricostruzione della personalità e dell opera di pavese eleonora cavallini filologa classica si occupa nel suo saggio del progressivo superamento da parte di pavese della ostilità nei confronti del mare fino a giungere alla identificazione tra mito greco e propria mitopoiesi personale italo calvino che pure fu allievo e lettore attento di pavese in un suo colloquio con carlo bo del 1960 afferma che lo scrittore langarolo nei suoi ultimi saggi sosteneva che con si può dare carica poetica cioè «mitica» ad immagini d altre epoche e invece pavese ha attualizzato il mito nel saggio d apertura del presente volume il curatore antonio catalfamo dimostra testi alla mano che lo scrittore ha evitato coscientemente di perdersi nel labirinto dei miti analizzandoli razionalmente per «ridurli a chiarezza» in funzione dell azione presente e futura degli uomini un ulteriore conferma ci viene dal saggio di marina beelke nel quale la studiosa tedesca continua con la solita acutezza e originalità la sua riflessio 2

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osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo ne intorno alla «protesta» di pavese che rimanda a nostro parere a quella del leopardi così come è stata ben interpretata da walter binni1 da sebastiano timpanaro2 e da ugo dotti3 la descrizione impietosa della condizione dell uomo non è fine a se stessa mira a una ricostruzione dal basso della società umana fondata su valori autentici la beelke sottolinea opportunamente la demolizione operata da pavese nei confronti dei falsi miti moderni È dunque quella pavesiana un opera che oscilla tra mito classico e miti moderni da qui il titolo del presente volume visti nel loro rapporto complesso che va studiato in tutta la sua dimensione prismatica rifuggendo dalle facili schematizzazioni questa complessità emerge dal saggio di michael schwarze che si sofferma sul modo in cui si articola nell opera pavesiana il rapporto tra «monomito» e «polimitia» che secondo l illustre accademico tedesco «traspone l impossibilità del monomito nel secondo novecento in una serie potenzialmente aperta di storie parallele» e qui va osservato a nostro avviso che lo stesso mito greco non è stato qualcosa di unitario ma si è evoluto nei secoli verso il «logos» come è stato ben evidenziato ne la fisiologia del mito da mario untersteiner4 le «storie parallele» secondo l analisi suggestiva proposta da schwarze sono rese da pavese attraverso un «dialogismo oppositivo» di matrice umanistica che ­ aggiungiamo noi ­ sarà poi superato da galileo il quale pur ricorrendo anch egli alla forma dialogica prende apertamente partito tra le tesi in campo irena prosenc segula approfondisce il rapporto esistente ne la luna e i falò tra «mito» e «storia» tra «temporalità» e «atemporalità» nonché tra le varie dimensioni temporali presenti nell ultimo romanzo pavesiano alberto borghini oscillando anch egli tra classicità e modernità attraverso uno studio «intertestuale» inserisce il prato dei morti pavesiano in una «modellizzazione» virgiliana seguono due saggi il primo scritto da josé manuel de vasconcelos e il secondo da alberto borghini francesca de carlo e mario seita dedicati a il diavolo sulle colline il romanzo pavesiano in cui è forte il contrasto tra la verginità del mondo primigenio della campagna e la corruzione determinata dai miti moderni della società cittadina il greppo è una sorta di escrescenza cancerosa di cavallo di troia attraverso il quale i vizi della città penetrano nella campagna paolo chirumbolo incentra il suo intervento sull analisi di un altro mito pavesiano quello del cinema soprattutto americano josé abad procede ad uno studio «intertestuale» tra l opera di pavese e quella del poeta spagnolo javier egea che è stato fortemente influenzato dallo scrittore langarolo con particolare riferimento al profilo dell «impegno» politico-letterario visto nella configurazione diacronica ch esso assume nel passaggio da una raccolta di versi all altra nonché all uso del paesaggio con funzione marcatamente simbolica in conclusione philippe popiéla rende omaggio a fernanda pivano che da pavese ereditò il mito della letteratura americana sviluppandolo poi in maniera originale fra l altro attraverso lo studio della beat generation l «osservatorio permanente» continua ad espandersi a mettere solide radici nelle varie aree geografiche e culturali del pianeta ogni giorno pervengono nuove adesioni da parte di studiosi che operano in tutti i continenti nonostante la grande mole di materiale critico sinora pubblicato pervengono nuovi scritti che analizzano l opera pavesiana da angoli visioni sempre originali tutto ciò ci impone di proseguire nell attività di ricerca superando le mille difficoltà soprattutto di ordine finanziario che ostacolano il nostro cammino abbiamo il dovere di dare un futuro a questo organismo per rispetto nei confronti di quanti hanno collaborato con entusiasmo e con grande puntualità nei confronti di quanti guardano a noi come un punto di riferimento sicuro a cui affidare il frutto delle loro fatiche e nei confronti di cesare pavese del suo impegno tenace nell arte di scrivere che ha accompagnato la sua travagliata esistenza fino all ultimo respiro note 1 walter binni la protesta di leopardi sansoni firenze 1973 2 sebastiano timpanaro il verde e il rosso scritti militanti 1966-2000 a cura di luigi cortesi odradek roma 2001 3 ugo dotti lo sguardo sul mondo introduzione a leopardi laterza roma-bari 1999 4 mario untersteiner la fisiologia del mito bocca milano 1946 centro pavesiano museo casa natale il ce.pa.m è una associazione senza fini di lucro con sede nella casa natale dello scrittore cesare pavese costituito nel 1976 ha tra i suoi compiti statutari prioritari la promozione e lo sviluppo culturale e socioeconomico del territorio le attivitÀ · pubblica la rivista le colline di pavese · organizza il premio pavese letterario di pittura e di scultura · promuove l osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo · cura l allestimento di mostre personali e collettive di pittura scultura e fotografia · pubblica i quaderni del ce.pa.m ad integrazione delle tematiche trattate su le colline di pavese · organizza il premio letterario il vino nella letteratura nell arte nella musica e nel cinema e la collettiva d arte dioniso a zonzo tra vigne e cantine · organizza il moscato d asti nuovo in festa 8 dicembre una manifestazione legata strettamente all economia del territorio ce.pa.m · via c pavese 20 · 12058 s stefano belbo cn tel 0141 844942 www.centropavesiano-cepam.it info@centropavesiano-cepam.it 3

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il nuovo volume del cepam rubbettino 2013 giovanna romanelli i dialoghi con leucò e il labirinto della vita giovanni giosuè chiesura giorni or sono dalle mani dell amico sergio rapetti giunto a chiavari dal piemonte in treno ho ricevuto un prezioso saggio critico ed ermeneutico sui dialoghi con leucò di cesare pavese il sorriso radioso dell amico sembrava voler rievocare la dedica a nepote di catullo cui dono lepidum novum libellum a chi posso offrire questo nuovo ed elegante libro e in effetti questo nuovo libro è a dir poco affascinante e sorprendente a chi lo legga e rilegga presenta nella sua apparente brevità una rilevante densità concettuale espressa sempre attraverso il flusso di una sintassi leggera e persuasiva la scacchiera su cui si muovono le tessere argomentative dinamica e policroma si avvale per dirla con machiavelli della lezione degli antiqui da omero ai moderni mai disgiunta tuttavia dalla realtà effettuale ossia dagli eloquenti testi pavesiani speculari documenti dell erlebnis interiore di un poeta oscillante tra decadentismo e neorealismo tra pulsioni dionisiache e aspirazioni apollinee tra lacerante eros travolgente e una emergente aspirazione religiosa in cui si accostano e sovrappongono come in simone weil la religione dei greci e quella dei cristiani la nostra valida guida nell interpretazione dei dialoghi con leucò ci fa capire che pavese benché moderno è un vi giovanna romanelli chiano continuatore di omero e di esiodo l intera sua opera è infatti uno scrigno talmente ricco di ritmi e sul ritmo insiste molto giovanna romanelli da evocare l immagine di un arcaico rapsodo di un aedo delle origini la studiosa inoltre precisa che la stesura dei dialoghi è strettamente legata alla vicenda sentimentale che ha unito il poeta nel periodo romano a bianca garufi dicembre 1946-primavera 1947 e che tale ispirazione unita alla conoscenza dei miti e alla riflessione sul mito ha prodotto un capolavoro unico nel suo genere dinamico e sorvegliato giovanna romanelli nelle pagine introduttive si sofferma sulla natura sull essenza del mito servendosi di alcune indicazioni fornite dall insigne studioso francese jean-pierre vernant secondo cui il mythos è una parola formulata e si concretizza come racconto dialogo o discorso il mythos all inizio infatti apparteneva all oralità cioè al legein sacrale e ieratico e non si distingueva affatto dal logos formando con lo stesso un sinolo unico e irripetibile si opporrà più tardi al logos soprattutto quando si affermerà la scrittura e nascerà la letteratura scritta a scapito della tradizione orale in cui musica e poesia si compenetravano ai fini anche di una corale teurgia religiosa l acuta metodologia di approccio ai testi ha suddiviso i dialoghi in tre gruppi distinti e all interno degli stessi ha creato un ulteriore suddivisione in tre sottogruppi tutto questo perché secondo la studiosa lo schema ternario corrisponde al profondo sentire e allo svolgersi del pensiero pavesiano la saggista ci fa intuire che il pensiero di pavese nel suo divenire nel suo farsi aderisce a un ritmo interiore cha anima come un magma incandescente sotteso e nascente la parola che nella scrittura si incarna pavese poeta sia in prosa sia in poesia occulta nella pagina scritta il soffio arcaico dell epos formulare e corale delle origini nella trattazione relativa ai nove primi dialoghi ci sono parsi di rilevante interesse il riferimento a schopenhauer che in merito al mito di issione mette a nudo l inutilità e la vacuità della tensione umana verso il piacere per colmare il desiderio nonché il richiamo junghiano al tema dell ombra come antitesi della luce a corollario dell amara constatazione dell umbratile condizione dell uomo il quale pur essendo 4

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il nuovo volume del cepam ombra o ombra di un sogno è un ombra che rivuole la vita e non muore mai più È evidente quanto pavese sia erede da un lato di leopardi e dall altro strettamente vincolato alla lunga traiettoria del lirismo chiaroscurale che unisce attraverso il tasso virgilio a ungaretti ma inoltrandoci nel viaggio e proprio di viaggio si tratta la nostra guida ci fa incontrare nella sua tragica cecità edipo che dialoga con tiresia cieco ma veggente uomo e al contempo donna nonché il centauro chirone che con ermete evoca i tratti caratteristici del suo pupillo asclepio puer toto salutifer orbi egli sarà il signore dei corpi un uomo-dio vivrà tra la carne corrotta e i sospiri a lui guarderanno gli uomini per sfuggire il destino per ritardare di una notte di un istante l agonia passerà questo bimbo tra la vita e la morte come tu che eri coglia di toro e non sei più che il guidatore delle ombre questa la sorte che gli olimpici faranno ai vivi sulla terra assistiamo qui come ci viene suggerito a un dualismo metamorfico di stampo ovidiano e dantesco governato dalla moira e dal fatum dalla dialettica alternanza di vita e di morte dalla maledizione tragica che incombe su tutti non soltanto su edipo e nei confronti del quale non è inopportuno l aforisma di eraclito il carattere di un uomo è il suo destino e sempre in questo contesto ci pare utile ricorrere alle parole di giovanna romanelli perché riteniamo che esse sfiorino uno dei punti fondamentali di indissolubile saldatura tra il pavese cristiano e il pavese ellenico o ellenizzante come tiresia e come lo stesso ermete anche asclepio ha doppia natura egli è signore e demone divino e mortale come medusa è un pharmacos perché mostra la dualità del sacro e sancisce la separazione del mostruoso dal divino anche asclepio dunque non può sottrarsi al suo destino così da poter essere assunto come metafora della condizione umana grazie a questa affermazione ci sentiamo autorizzati in una sorta di katabasis a scendere nella weltanschauung di pavese onde conciliare in essa il mondo classico col mondo cristiano l antico col moderno l ethos ellenico arcaico con l ethos cristiano delle langhe l exitus dal labirinto della vita ci è purtroppo noto ma forse anch egli nella sua attuale condizione di ombra o di luce potrebbe dirci insieme al suo amato dante che contaminando adattò i miti di ovidio al pensiero medievale cristiano trasumanar significar per verba non si porria però l essemplo basti a cui esperienza grazia serba e di nuovo sulle orme del leopardi del ciclo di aspasia egli innalza il compianto di eros e thanatos in onore del giovane amato da apollo e poi trasformato in fiore perché il gioco è l amore ma il destino è la morte ma gli dei come dice pavese facendo eco ai seguaci di epicuro non si curano degli uomini per esprimere un fiore distruggono un uomo tra i dialoghi del primo gruppo il sesto la belva occupa un posto rilevante perché sotto la maschera di artemidediana pensa a una donna reale pavese inoltre come ci viene suggerito dal contesto del saggio nel decennio 1935-1946 ebbe tre rapporti sentimentali molto forti con donne anch esse forti quali tina pizzardo fernanda pivano e bianca garufi da cui uscirà solo apparentemente sconfitto perché tutte a loro modo si mostrarono eredi di un lascito intellettuale e morale bianca garufi proseguirà in quanto psicanalista l indirizzo antropologico fernanda pivano già sua allieva al liceo d azeglio nel 1935 continuerà i suoi lavori di scrittrice e di traduttrice seguendo la strada tracciata dal maestro anche tina pizzardo l autentica voce rauca si cimenterà parzialmente nella scrittura il rapporto con la figura femminile è legato anche all immagine materna come si evince dal dialogo la madre così dice infatti giovanna romanelli del resto accomunava pavese e bianca anche il rapporto dilemmatico e conflittuale con la figura materna rapporto presente anche nel romanzo a quattro mani scritto da cesare pavese e bianca garufi fuoco grande dove la madre della protagonista silvia è rappresentata come figura dominante colei che dà la morte psichica alla giovane imprigionandola nella propria stanza coprendo ­ dunque legittimando ­ la violenza del patrigno inoltre in pavese giocano anche suggestioni letterarie in primis il leopardi della ginestra ove il poeta definisce la natura madre di parto e di voler matrigna nel secondo gruppo di dialoghi fra gli altri incontriamo edipo sulla strada peregrinante flâneur alla stregua di baudelaire e di walter benjamin successivamente incontriamo il classico oppositore del fato prometeo che nel dialogo la rupe conversa con eracle giovanna romanelli ci avverte che pavese qui a scapito della narrazione di eschilo privilegia la versione di percy bysshe shelley il cui prometeus era stato suo oggetto di studio e di traduzione sin dagli anni del liceo aggiungiamo anche che questa versione pone l accento sullo spargimento di sangue e sul destino di morte che angoscia gli esseri umani ma ciò che rende intrigante il saggio è il riferimento a nietzsche sul tema dell eterno ritorno previo l avvertimento che pavese trova una maggiore corrispondenza con mircea eliade questo ci appare centrale e fondamentale nel saggio di giovanna romanelli sappiamo che il filosofo rumeno considerava il cristianesimo come la più perfetta manifestazione del sacro e che ebbe un rapporto di grande amicizia con pierre teilhard de chardin ciò ci consente di rivendicare grazie all intuizione di giovanna romanelli l appartenenza e 5

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il nuovo volume del cepam l adesione latente di pavese al cristianesimo ce lo consente anche un affermazione possente del gesuita francese che ha degli aspetti di analogia con la tematica dell eterno ritorno cara a pavese e fondamentale in eliade « et depuis que jÉsus est nÉ qu il a fini de grandir qu il est mort tout a continué de se mouvoir parce que le christ n a pas achevé de se former il n a pas ramené à lui les derniers plis de sa robe de chair et d amour que lui forment ses fidèles le christ mystique n a pas atteint sa pleine croissance ni donc le christ cosmique l un et l autre tout à la fois ils sont et ils deviennent et dans la prolongation de cet engendrement est placé le ressort ultime de toute activité créée le christ est le terme de l Évolution même naturelle des êtres l Évolution est sainte » crediamo che qui ci sia materia abbondante di discussione ma ritornando al nostro viaggio nel dialogo l inconsolabile dedicato a orfeo ritroviamo di nuovo le tematiche del destino e dell eterno ritorno questo è parso a noi ma soprattutto all autrice del saggio uno dei punti nodali del pensiero pavesiano in cui si intersecano e si scontrano grovigli interiori e l archetipo del labirinto sempre relativamente al secondo gruppo una suggestiva emozione emerge dall isola e da le streghe ricche di indica zioni autobiografiche e culturali come viene sottolineato dall autrice del saggio giunto qui avrei voluto soffermarmi sulla geografia del mito pavesiano dove i luoghi grazie al ricordo diventano unici avrei voluto entrare con pavese nei campi e nelle vigne per gustare i sapori inebriarmi degli odori che emana la terra e infine ascoltare con esiodo il canto di mnemosine ma lo spazio come il tempo è tiranno non è stato possibile seguire tutta la traccia e l intero percorso indicato da giovanna romanelli data l ampiezza e la profondità di quanto è stato scritto non ho voluto inoltre correre il rischio del beota che vuole scrivere un trattato sul trattato giovanna romanelli in questo suo saggio mi ha affascinato per la brevitas stilistica la profondità dei contenuti la molteplicità dei riferimenti critici e bibliografici di ampio respiro europeo le sono grato per quanto mi ha dato l elegante libro grazie anche alle suggestive e indeterminate immagini di enrico savi andrà come il liber di ovidio in urbem ma con la sua autrice a spiegare a dare luce alla metafora del viaggio pavesiano tra le ombre questo saggio puntuale conciso ed elevato mi ha stupito e ammutolito agriturismo il crutin di barbero marinella il nome dell agriturismo deriva dal crutin grotta che raccoglie acqua di sorgente potabile che i nostri avi usavano quotidianamente questa grotta è parte integrante dell edificio la zona permette di fare lunghe escursioni a piedi o in bici l azienda dispone di 6 camere con bagno privato riscaldamento autonomo e tv tutte con vista sulle vigne o sulle colline loc vogliere 3 12058 santo stefano belbo cn tel e fax 0141 840559 cell 349-4749463 6

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una sorta di testamento spirituale cesare pavese ­ dialoghi con leucò franca maria ferraris odisseo non sono immortale calipso lo sarai se mi ascolti che cos è vita eterna se non questo accettare l istante che viene e l istante che va l ebbrezza il piacere la morte non hanno altro scopo cos è stato finora il tuo errare inquieto odisseo se lo sapessi avrei già smesso ma tu dimentichi qualcosa calipso dimmi odisseo quello che cerco l ho nel cuore come te queste le ultime battute tra odisseo e calipso nel dialogo l isola che più degli altri a una rilettura del libro di pavese dialoghi con leucò seguita ad affascinarmi per le sue lezioni di saggezza a tutt oggi attualissime È dalle radici della nostra cultura che arriva questo libro ritenuto dal suo stesso autore così insolito per il proprio genere di scrittura fino a quel momento da indurlo a scrivere nella presentazione della prima edizione dei dialoghi queste testuali parole cesare pavese che molti si ostinano a considerare un testardo narratore realista specializzato in campagne e periferie americano piemontesi ci scopre in questi dialoghi un altro aspetto del suo temperamento ebbene sì un narratore e per giunta della tempra di pavese a un certo punto della propria attività letteraria può a buon diritto svelare un altro aspetto della propria interiorità soprattutto se spaziare in altri ambiti diviene per lui un esigenza inderogabile quale la ricerca di un assoluto che lo conduca ad affrontare fuori dai percorsi risaputi il particolare momento in cui versa il suo animo con questo intento lo scrittore accende i riflettori sugli antichi miti greci che dopo una guerra devastante 1939-1945 rischiavano di essere oscurati sia perché rimasti sopiti sotto la cenere di un fuoco con cui si voleva mandare al rogo il passato sia perché l impellenza di una rinascita spronava gli animi a costruire un futuro radicalmente nuovo per esplorare il territorio del mito pavese si volse dunque a quell insieme di racconti che vengono prima della storia dove una quantità di personaggi dotati di un grande impatto emotivo agisce mirando anzitutto alla costruzione di un cosmo in cui vinto il disordine e stabilito l ordine naturale delle cose ciascuno possa trovare il ruolo in cui identificarsi e dare un senso alla propria esistenza i personaggi coinvolti in queste confuse trame con il compito di dipanarne la matassa sono gli immortali dèi creati dal mon7 do pagano la loro forza di seduzione assicura agli uomini un valore esemplare cui fare riferimento ma quando ci si trova di fronte alle loro ingarbugliate vicende gestite da sentimenti contrastanti è naturale che si avverta il bisogno di soffermarsi di guardarsi dentro di scavare nel profondo del proprio sé per analizzare le radici degli impulsi più sotterranei ciò accade poiché le vicende vissute dagli dèi essendo preesistenti nella coscienza di ciascun uomo hanno una risonanza segreta ma potente all interno del suo essere in questa fase di scandaglio pavese si trova a fare il punto su un incommensurabile diversificazione tra la vita degli dèi e quella degli uomini l immortalità concessa ai primi segnatamente il dialogo tra odisseo e calipso di cui alcune battute sono riportate in apertura di questo commento è incentrato sull immortalità cioè su quella sorta di tensione verso l eterno che l uomo sente sua nell infinità del proprio spirito ma di cui la finitezza del proprio corpo così fragile e precario gli fa sfuggire la presa nel dialogo tra meleagro e ermete la riflessione ha invece per oggetto la morte l uomo è un tizzone ardente che a poco a poco si spegne riarso tra i due dialoganti solo ermete può essere felice perché è immortale perciò così egli ammonisce il mortale meleagro sempre la vostra vita è nel tizzone e la madre vi ha strappato dal fuoco e voi vivete mezzo riarsi e più avanti nessuno può sfuggire al destino che l ha segnato col fuoco non meno pressante il pensiero della morte è presente nel dialogo tra patroclo e achille dove la riflessione verte sul fatto che la giovinezza non ancora gravata dal nefasto pensiero della morte perché vista lontana è felice tra orfeo e bacca il dialogo si sposta sull amore per affermare che solo se è forte e vero come la morte riesce sia pure metaforicamente ad annullarla infatti a orfeo-pavese che interloquisce o bacca bacca non vuoi proprio capire il mio destino non tradisco ho cercato me stesso non cerco che questo bacca risponde qui noi siamo più semplici orfeo qui crediamo all amore e alla morte noi donne di tracia non temiamo queste cose anche tra circe e leucotea scorre una riflessione sull amore comunque riconducibile alla morte circe anche lui odisseo il coraggioso se gli dicevo parole d amore smetteva di capirmi e pensava a penelope ma quando per trattenere ulisse ella imita la voce di penelope non sortendone alcun beneficio ecco la sua ammissione anch io quella sera fui mortale venendo così a chiarire che non esiste

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una sorta di testamento spirituale soluzione all infelicità del vivere poiché sia ai mortali che agli immortali la vita reca estremi conflitti È questo contrastato dualismo il filo rosso che lega i dialoghi leuconiani dualismo non solo tra mortalità e immortalità bensì tra tutti i sentimenti in opposizione che dominano il sottosuolo dell uomo generando laceranti turbamenti risalendo ai racconti dell origine così definiti dal filosofo luc ferry pavese sperò di riuscire a tessere senza strappi il filo della propria esistenza ormai da calipso così come da ulisse aveva appreso che non è l immortalità il dono che consente all uomo di vivere meglio ma non gli bastò continuando la sua insistente riflessione su mortalità e immortalità in cui l universo viene scrutato non come oggetto da conoscere ma come realtà da vivere e dove il suo proposito non è tanto quello di scoprire la verità dei fatti quanto piuttosto come da quei fatti si possano trarre modelli significativi per migliorare l esistenza umana pavese ci fa assistere nei dialoghi a una progressiva umanizzazione degli dèi e al contempo a una progressiva divinizzazione degli uomini così da mediare una sorta di pacificazione tra gli uni e gli altri all uscita di stampa i dialoghi con leucò non ebbero ingiustamente il successo che lo scrittore si era augurato e che l opera meritava ma una conferma all importanza del libro nel tempo è data proprio dall atemporalità dei messaggi che pavese vi ha disseminato mettendo in scena gli dèi le cui sofferenze e angosce così simili alle nostre prospettano come far fronte a un comune tragico destino anche a chi tra i mortali rifiuta la consolazione offerta dalle grandi religioni monoteistiche basate sulla fede al di là dell aspetto teorico e intellettuale i dialoghi ci fanno scoprire le grandi lezioni di saggezza presenti nei miti greci che nella loro bellezza e unicità si ispirano ad alcuni interrogativi fondamentali tra cui a prescindere dalla religione quale fu l origine del mondo dal caos quale l origine degli uomini e il loro posto nell universo quale la dismisura tra le esistenze ostili e quelle favorevoli all ordine cosmico in qual modo avviene l adattamento a vivere in un universo per certi versi armoniosamente ordinato ma per altri così pieno di incidenze variabili da colpire con indifferenza buoni e cattivi e talvolta i primi più dei secondi È quest ultimo l interrogativo a cui è più difficile rispondere se non attraverso una credenza religiosa attraverso cui si scorga un disegno divino ma a chi esula da questo tipo di credenze neanche uno o più trattati di filosofia basterebbero per fornire una risposta esauriente dunque che il cammino verso una riconciliazione con l esistenza possa avvenire attraverso l esercizio di una lunga riflessione sui miti è senza dubbio vero ma lo è soprattutto se si guarda agli ambiti letterari pittorici e musicali ossia al campo dell arte tout court dove i miti spesso presenti sono fatti oggetto di capolavori letterari scultorei pittorici e musicali che ne esaltano l essenza così rappresentati e purificati in modo sublime dal lavacro della bellezza artistica che ha il potere di accostare gli animi all universo i miti del passato fondendosi col presente conducono alla conquista del la serenità dell innocenza del divenire cioè di quella inesplicabile fiducia capace di allontanare ossessioni e paure da chi vive la vita terrena il libro `dialoghi con leucò si può considerare una sorta di testamento spirituale essendovi tracciato un discorso escatologico da cui oltre le riflessioni qui espresse possono scaturirne tantissime altre e sempre più approfondite restituendo al mito la valenza dovuta cesare pavese malgrado la tragica prematura scomparsa ebbe in sorte di entrare nel mito dei grandi scrittori italiani del novecento non solo per la sua prosa essenziale cui le inflessioni langarole aggiungono intensità e fascino ma anche per la sua poesia fatta di simbolismi che irradiano una grande tensione emotiva per la quale l immortalità tanto dibattuta nei dialoghi gli viene consegnata assieme al suggello dell immortale verso verrà la morte e avrà i tuoi occhi buonasera fu l augurio cordiale alle folle dell uomo giunto da molto lontano oltre i mari da popoli nuovi e la prima parola fu il silenzio del colloquio con gli uomini e l iddio glorioso di compressione interiore senza fregi e ornamenti in bianca veste come racconta l apocalisse chiese per sé il dono di preghiere e poi pregò per la folla esultante d alta umiltà e carità profuso scese fra i più umili e più poveri poveri nel corpo o nello spirito cercando contatti con i fratelli di ogni fede cultura credenza auspicando una chiesa universale e invitando gli afflitti alla speranza ma dietro la rinuncia ai privilegi la sobrietà e semplicità del tratto sta l infallibile segno del nome di chi è votato a fare il pastore e certo ammansirà i nuovi lupi colui che ha scelto chiamarsi francesco liana de luca 8

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amarcord rosa calzecchi onesti la sua visione del mondo e del lavoro rosa la risposta decisa quasi risentita pasquale briscolini con rosa calzecchi onesti il 17 maggio ci incontravamo tutte le volte che era possibile ma di sicuro ci sentivamo almeno per telefono perché era un giorno che in qualche modo condividevamo quel giorno era infatti il suo compleanno era nata il 17 maggio del 1916 ma era anche il mio onomastico san pasquale baylon e scherzavamo su quel detto san pasquale baylonne protettore delle donne avevamo poi scoperto che questo detto apparentemente scherzoso dovrebbe avere un origine serissima in quanto il vescovo pasquale baylon avrebbe messo a disposizione delle giovani donne in difficoltà in particolare ragazze madri i suoi locali a roma senza approfondire più di tanto la circostanza ci piaceva comunque l idea ma preferivamo ritornare al tono scherzoso del detto napoletano nella sua interezza «san pasquale baylonne protettore delle donne fammi trovare marito bianco rosso e colorito come te tale e quale o glorioso san pasquale!» il 17 maggio di quest anno è stato il motivo occasionale che mi ha portato a riprendere la bella consuetudine di scrivere qualche riflessione su le colline di pavese ormai rosa non c è più da quasi due anni ma il pensiero torna spesso a lei e alle lunghe conversazioni serali su pavese sulle traduzioni e sul modo di farle sulla scuola e sul significato profondo dell insegnare e dell apprendere mi rendo conto sempre più con il passare del tempo del valore di quei momenti mi capita anche di pensare a quanto altro avrei potuto chiederle e quante altre cose avrei potuto capire meglio più in profondità in compenso adesso ci sono molti più strumenti a disposizione per informarsi c è internet e allora in questo clima di leggera malinconia e di ripensamenti avevo scritto su google rosa calzecchi onesti pensando tra me e me chi sa che non ci sia dell altro rispetto a quello che ho visto ormai un po di tempo fa infatti con grandissimo piacere trovo una parte della tesi di laurea di annalisa neri con la quale ero stato in contatto qualche anno fa nel suo lavoro sulla grammatica greca dal titolo l incruento duello rosa calzecchi onesti cesare pavese e l iliade einaudiana annalisa si era proposta di analizzare per la prima volta in modo approfondito attraverso il carteggio tra i due sia il lavoro di pavese quale editor dell opera sia quello di rosa come traduttrice tante volte mi ero ripromesso di ricercare queste lettere ­ in particolare quelle di rosa a pavese perché le altre sono state pubblicate e sono quindi note ­ ma poi il tempo era passato e mi ero fermato alle buone intenzioni e anche il contatto con annalisa si era perso cosicché adesso mi sembra di rimettere indietro l orologio di cinque anni e di ripartire nel mio primo articolo su le colline di gennaio 2007 avevo riportato la lettera della mia grande emozione perché tenuta in mano nel manoscritto originale di pavese a casa di rosa e poi fotocopiata accendendo proprio apposta quella fotocopiatrice un po polverosa e sommersa dai libri in quell angolo quasi del tutto buio della sua casa di milano c è nella lettera quella parte insieme con altre anche più importanti in cui pavese dà un interpretazione degli atteggiamenti di rosa e del suo modo di porsi di fronte alla natura il tono è di grande affetto come in tutta la lettera ma non è certo alla pari È come del professore che spiega all allieva come lei è la sua caratterizzazione soprattutto paesistica è molto giusta e tradisce un identica dolce mania in lei l illusione di penetrare la natura di poter arrivare a sentirne e suscitarne la vita in modi quasi magici certo simpatetici 9

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amarcord rosa calzecchi onesti tante volte rosa mi aveva detto di quando soprattutto a proposito dei vari punti controversi della traduzione dell iliade ma non solo pavese le dava il suo parere e le chiedeva di cambiare qualcosa e invece lei difendeva con forza il proprio punto di vista però nonostante questo che sapevo già non immaginavo una risposta di rosa su questo punto così precisa determinata fino ad apparire quasi risentita bella in sé e soprattutto illuminante nell indicare la sua visione del mondo e di conseguenza le linee guida del suo lavoro di traduttrice devo dirle che io non sento davvero la natura come qualche cosa in cui si possa penetrare o i cui effetti si possano rendere o la vita suscitare in modi magici o simpatetici no in realtà io sono molto semplice vedo nella natura un opera bella e armoniosa di dio e mi abbandono volentieri al godimento di questa bellezza e armonia ringraziandone il creatore e così mi viene spontaneo cercare coi suoni le parole le immagini dei ritmi armonici che si adeguino alla serenità della contemplazione naturalmente cercare non equivale a trovare purtroppo ecco allora che il rapporto già prima asimmetrico con il professore che dà la sua spiegazione all allieva si rovescia completamente ed è l allieva che smentisce il professore al quale espone invece la sua semplice verità no in realtà emergono due visioni del mondo che si contrappongono esplicitamente quella di pavese che interpreta la realtà la natura come qualcosa in cui si può penetrare per suscitarne la vita e quella di rosa che parte dalla sua fede assoluta e vede il creato come qualcosa di completamente definito e completamente armonico È chiaro che si tratta di visioni antitetiche anche se quella di pavese è in divenire e forse tende in qualche modo a quella di rosa ma senza raggiungere mai un porto un approdo di una qualche sicurezza c è però un punto in comune che illumina il lavoro con le parole di ciascuno dei due e l avvicina a quello dell altro e il punto in comune è rappresentato dalla parola ritmo dice infatti rosa che a lei viene spontaneo cercare coi suoni le parole le immagini dei ritmi armonici anche pavese parla esplicitamente e in modo circostanziato di ritmo a proposito del suo lavoro in un intervista forse l ultima rilasciata a leone piccioni il 12 giugno del 501 quando pavese comincia un racconto una favola un libro non gli accade mai di avere in mente un ambiente socialmente determinato un personaggio o dei personaggi una tesi quello che ha in mente è quasi sempre soltanto un ritmo indistinto un gioco di eventi che più che altro sono sensazioni e atmosfere il suo compito sta nell afferrare e costruire questi eventi secondo un ritmo intellettuale che li trasforma in simboli di una data realtà ciò gli riesce beninteso secondo il grado di concretezza sensoriale dialogica umana che porta nella sua elaborazione nasce di qua il fatto non mai abbastanza notato che pavese non si cura di creare dei personaggi i personaggi sono per lui un mezzo non un fine i personaggi gli servono semplicemente a costruire delle favole intellettuali il cui tema è il ritmo di ciò che accade lo stupore come di mosca chiusa sotto un bicchiere in carcere la trasfigurazione angosciosa della campagna e della vita quotidiana nella casa in collina la ri 10

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amarcord rosa calzecchi onesti cerca paradossale di che cosa siano campagna civiltà contadina vita elegante e vizio nel diavolo sulle colline la memoria dell infanzia e del mondo in la luna e i falò a me piace molto quest idea del ritmo come fine del lavoro con le parole non solo nell attività di scrivere ma anche in quella di leggere specie nel leggere ad alta voce o anche nel raccontare storie non mi aveva mai convinto l idea che ad attrarci a tenerci legati quando leggiamo o ascoltiamo qualcosa fosse solo l interesse del contenuto no doveva esserci qualche altra cosa ancora più importante del contenuto e quella cosa può essere individuata proprio dalla parola ritmo infatti è con i bambini che si ha la conferma giusta e lo verifico ogni volta che vado alla scuola dell infanzia a leggere le fiabe siano esse delle semplici filastrocche che con la rima facilitano l ascolto o siano invece le splendide fiabe italiane di calvino un po più complesse nella loro struttura È con il ritmo della lettura o del racconto che si riesce quando ci si riesce ad entrare in sintonia altra parola cardine con i bambini e per questo non c è una regola vera e propria valida sempre in ogni situazione alcune volte ad esempio serve rallentare la lettura ma guai a farlo in altre situazioni altre volte è opportuno accelerare per mantenere il filo teso al punto giusto nel clima complessivo nell emozione nostra e dei bambini insieme ed è solo un empatia una comunicazione di pancia e non tanto di testa che può guidarci in questo si tratta di creare e di tenere vivo l interesse ad andare avanti ad ascoltare il resto d altro canto a tutti è nota ­ è italo calvino che parla2 la sensazione di disagio che si prova quando qualcuno pretende di raccontare una barzelletta senza esserne capace sbagliando gli effetti cioè soprattutto le concatenazioni e i ritmi questa sensazione è evocata in una novella di boccaccio vi 1 dedicata appunto all arte del racconto orale una lieta brigata di dame e cavalieri ospiti d una dama fiorentina in una villa di campagna dopo desinare fanno una passeggiata a piedi per raggiungere un altra amena località dei dintorni per rendere più agevole il cammino uno degli uomini s offre di raccontare una novella madonna oretta quando voi vogliate io vi porterò gran parte della via che a andare abbiamo a cavallo con una delle belle novelle del mondo al quale la donna rispose messere anzi ve ne priego io molto e sarammi carissimo messer lo cavaliere al quale molto non stava meglio la spada allato che `l novellar nella lingua udito questo cominciò una sua novella la quale nel vero da sé era bellissima ma egli or tre e quattro e sei volte replicando una medesima parola e ora indietro tornando e talvolta dicendo io non dissi bene e spesso ne nomi errando e uno per un altro ponendone fieramente la guastava senza che egli pessimamente secondo le qualità delle persone e gli atti che accadevano profereva di che a madonna oretta udendolo spesse volte veniva un sudore e uno sfinimento di cuore come se inferma fosse stata per terminare la qual cosa poi che più sofferir non poté conoscendo che il cavaliere era entrato nel pecoreccio né era per riuscirne piacevolmente disse messer questo vostro cavallo ha troppo duro trotto per che io vi priego che vi piaccia di pormi a piè la novella è un cavallo un mezzo di trasporto con una sua andatura trotto o galoppo secondo il percorso che deve compiere ma la velocità di cui si parla è una velocità mentale i difetti del narratore maldestro enumerati da boccaccio sono soprattutto offese al ritmo di notte a san paolo del brasile nei coni di luce brandelli umani sguardi scavati in un arco di stelle note sui ponti sospesi nella foschia 1 c pavese saggi letterari einaudi torino 1951 pg 266 calpestio di passi 2 i calvino lezioni americane garzanti milano 1988 pg 39 sommersi dal frangersi del fiume che rimanda l eco della città su scogliosi anfratti dormono i vinti nella nicchia di allucinati fantasmi tra sponde di emarginazione spogli di memoria della percezione del vivere scomparsa nel dedalo di rovinose bufere una veste bianca ondeggia sulle fiancate di un ponte e svanisce nei gorghi del silenzio ascolto le voci della miseria inafferrabili schegge disperse nei marciapiedi del mondo soffio leggero sull indurita coscienza di luccicanti miraggi il rintocco di una campana lacera l aria e muore su fondali di vento nel vuoto esistenziale le luci di san paolo si frantumano nel profondo del mio sgomento e sfumano nel canto desolato di un vagabondo tace la notte sospinta dal peso del dolore marcella artusio raspo 11

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quasi un preludio al capolavoro pavesiano feria d agosto laboratorio della luna e i falò franco lorizio feria d agosto è una delle opere più significative di cesare pavese il volume composto dal giugno 1940 all agosto 1944 e pubblicato nel novembre 19451 comprende numerosi racconti2 e alcune riflessioni teoriche suddivisi in tre sezioni che corrispondono ad altrettanti nuclei tematici il mare la città la vigna lavoro composito eterogeneo a tratti enigmatico feria d agosto suscitò al suo esordio pareri discordanti oreste del buono vi scorse un inclinazione al bozzetto alla macchia di sensazione e di colore che danneggia ogni possibilità di durata e di resistenza alla distrazione gli elementi descrittivi e le ambientazioni rimangono dettagli dispersi annoiati in una descrizione monotona ripetuta fino al tedio 3 nino badano per contro definì l opera una della letture più notevoli di questi tempi 4 compiutasi la parabola artistica e delineatosi il percorso letterario dello scrittore il giudizio si fece più equilibrato e fu possibile assegnare al libro la giusta valenza all interno della produzione complessiva in particolare s individuò in feria d agosto l anticipazione di temi personaggi e situazioni de la luna e i falò gianni venturi intravide nell opera l accumularsi dei motivi simbolici che preannunciano la luna e i falò 5 lorenzo mondo definì le tre sorelle del racconto primo amore figure che torneranno tra le più persuasive in la luna e i falò nel mare ricompare candido il suonatore di clarino de i fumatori di carta che passerà poi a la luna e i falò e sarà nuto l umanissimo falegname del `salto nella langa vi è il motivo del ritorno alla terra dai paesi d oltremare che costituirà il leitmotiv dell ultimo romanzo 6 in effetti feria d agosto prefigura la luna e i falò per pavese rappresentò una fucina di idee per l elaborazione dell opera estrema il racconto che più di ogni altro contiene in nuce la vicenda della luna è la langa 7-8 ottobre 1941 in poche pagine sono preannunciati il protagonista l ambientazione e la tecnica narrativa fin dall esordio io sono un uomo molto ambizioso e lasciai da giovane il mio paese con l idea fissa di diventare qualcuno il mio paese sono quattro baracche e un gran fango ma lo attraversa lo stradone provinciale dove giocavo da bambino siccome ­ ripeto ­ sono ambizioso volevo girar tutto il mondo e giunto nei siti più lontani voltarmi e dire in presenza di tutti `non avete mai sentito nominare quei quattro tetti ebbene io vengo di là 7 nell incipit della langa compaiono già molti elementi che caratterizzano la luna e i falò le quattro baracche e il gran fango di cui è costituito il borgo lo stradone provinciale cioè la via che da santo stefano conduce a canelli l abbandono precoce del paese per giungere nei siti più lontani e poter dire io vengo di là come per anguilla il successo nel tempo arride al protagonista narrante così andai per il mondo e vi ebbi una certa fortuna identico è lo spirito d avventura che lo trasporta in situazioni e ambienti nuovi e impensati vissi in una grande città e feci persino molti viaggi per mare e un giorno che mi trovavo all estero fui lì lì per sposare una ragazza bella e ricca che aveva le mie stesse ambizioni e mi voleva un gran bene ma al di là di tutto finisce per prevalere l attaccamento al luogo d origine non lo feci perché avrei dovuto stabilirmi laggiù e rinunciare per sempre alla mia terra anguilla in california dopo aver frequentato molte donne incontra roxanne con una fui quasi sposato bionda alta ambiziosa con lei è sul punto di stabilire un rapporto duraturo persino di pensare a un figlio roxanne me l avrebbe anche fatto un figlio ­ se accettavo di andare sulla costa ma io mi tenni non volli ­ con quella mamma e con me sarebbe stato un altro bastardo ­ un ragazzotto americano già allora sapevo che sarei ritornato 8 la langa introduce il tema del ritorno un bel giorno tornai invece a casa e rivisitai le mie colline dei miei non c era più nessuno ma le piante e le case restavano e anche qualche faccia nota È il rientro di uno sradicato una persona che pur non essendo un bastardo come anguilla ha reciso in tempi remoti i legami con la propria terra in paese è costretto a risiedere in hotel l albergo dell angelo della luna e a rimirare il profilo della collina dal balcone di esso l accoglienza dei compaesani è quella che si riserva a una persona di riguardo pur sempre estranea ­ dalla quale ci si attende qualche beneficio come ad esempio un matrimonio vantaggioso la voce della vallata era ch io fossi tornato per scegliermi una moglie diverse famiglie anche contadine si fecero visitare perché vedessi le figliole mi piacque che in nessun caso cercarono di apparirmi diversi da come me li ricordavo i campagnoli mi condussero alla stalla e portarono da bere all aia i borghesi mi accolsero nel salottino disusato e stemmo seduti in cerchio fra le tendine pesanti mentre fuori era estate 9 la stessa situazione è riproposta nella luna e i falò qui tutti hanno in mente che sono tornato per comprarmi una casa e mi chiamano l americano mi fanno vedere le figlie 10 12

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quasi un preludio al capolavoro pavesiano eppure nonostante la sostanziale estraneità nei confronti di gran parte dei conterranei permane un legame connaturato che precede ogni circostanza e condizione il mio sangue le mie ossa il mio respiro tutto era fatto di quella sostanza e oltre me e quella terra non esisteva nulla ripresi dunque a viaggiare promettendo in paese che sarei tornato presto nei primi tempi lo credevo tanto le colline e il dialetto mi stavano nitidi nel cervello sapevo che erano lì e soprattutto sapevo ch io venivo di là che tutto ciò che di quella terra contava era chiuso nel mio corpo e nella mia coscienza 11 espressioni che sono in consonanza con il celebre passo de la luna e i falò un paese vuol dire non essere soli sapere che nella gente nelle piante nella terra c è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti 12 in altri racconti è possibile cogliere situazioni espressioni accenti rifluiti nella luna e i falò il finale della giacchetta di cuoio 611 settembre 1941 corrisponde a un passo della luna in cui si parla di efferati omicidi contro le donne in america perpetrati per disperazione insofferenza ubriachezza pazzia e avevano non soltanto la sbornia ma anche la donna cattiva veniva il giorno che uno per toccare qualcosa per farsi conoscere strozzava una donna le sparava nel sonno le rompeva la testa con la chiave inglese proprio come ceresa il protagonista della giacchetta che reso folle dalla gelosia strozza nora la sua donna e la getta nel po c è da rilevare a conferma del legame esistente fra i due passi che proprio il nome nora ricorre nel capitolo in questione il terzo della luna e i falò il nome 23-24 giugno 1941 brano che apre feria d agosto ricrea il mondo infantile pavesiano fatto di collina fiume canneti prugnoli ginepri terre arroventate bisce vipere il protagonista pale pur distinguendosi nell aspetto dal cintodella luna ha un carattere selvaggio e ribelle come quello del ragazzo di gaminella i vagabondaggi e gli sconfinamenti nelle terre di nessuno incolte e desolate a caccia della vipera accomunano i due giovanetti un altro tratto che li rende simili è la violenza di cui sono vittime in famiglia maturata in un ambiente degradato reso brutale dalla povertà e dalla fatica disumana c è poi la voce ossessiva cantilenante ostinata che chiama con la curva melodica di un mantra il nome del fuggitivo certe mattine mi svegliavo all urlo lamentoso cadenzato di quella donna da quella finestra molte vecchie chiamavano così i figli ma il nome che faceva ammutolire tutti e che in certe ore echeggiava esasperante come le fucilate dei cacciatori era quello di pale 13 di nuovo dal paese avevano chiamato era la solita voce lamentosa e rabbiosa `pale pale 14 il silenzio s era appena rifatto e di nuovo la voce ­ inumana in quel salto d aria ­ strillò `pale pale la vecchia maledetta continuava a chiamare 15 lo stesso grido fa la sua comparsa nella luna un urlo della donna dall aia che chiamava cinto voleva cinto malediceva cinto ci fece sorridere si sente spesso questa voce sulle colline 16 questi discorsi non finivano mai perché quella voce rabbiosa lo chiamava 17 il passatempo preferito una vera passione di pale e di cinto è la caccia alla vipera per pale e i suoi amici occasionali la cattura dell aspide è un opera d arte da realizzare con maestria c eravamo muniti di due verghe a forcella e con queste dovevamo inchiodare la bestia e ammazzarla 18 nella luna e i falò nuto chiede a cinto per compiacerlo l hai trovata la vipera il ragazzo imbaldanzito esclama ghignando se la trovo le taglio la testa 19 a proposito del falegname del salto la genesi letteraria del personaggio è chiaramente individuabile nel racconto il mare settembre-ottobre 1942 l antecedente di nuto è candido il cui nome coincide con quello del fratello di pinolo scaglione quest ultimo lo ricordiamo era l amico santostefanese al quale lo scrittore s ispirò per creare il nuto della luna e i falò candido anticipa molte caratteristiche di nuto suona il clarinetto è schietto generoso saggio fa il gesto di stendere il labbro per imboccare il clarino allunga le labbra per attaccare abitudine radicata in nuto pure in assenza dello strumento stavolta stette zitto sporgendo le labbra anche le caratteristiche somatico­espressive coincidono candido ha la faccia del gatto come nuto quella faccia da gatto era più tranquilla e sorniona 20 sempre nel mare troviamo l episodio dell incendio diventato il rogo del casotto di gaminella nella luna e i falò il trambusto susseguente alla combustione è descritto con lo stesso drammatico dinamismo il cortile era pieno di roba buttata dalle finestre e dagli usci e in mezzo scorrazzavano i conigli nessuno parlava si sentiva soltanto il muggito della fiamma dai fienili e una voce ogni tanto che dava un comando dall inferriata della cucina si vedevano le stanze vuote sfondate in fondo 21 nel romanzo del ritorno il dramma si fa tragedia già dal sentiero nella luce della luna vidi il vuoto dov era 13

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