Quando Italia era solo il Sud

 

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collana diretta da luigi rossi giuseppe reace

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ad angelo una parte di noi sopravvive nella misura in cui i posteri ci ricordano

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vietata la riproduzione anche parziale isbn 88-0000-000-0 © 2010 by luciano editore napoli via p francesco denza 7 napoli piazza s maria la nova 44 napoli tel fax 0815525472 0815521597 0815538888 http www.lucianoeditore.net e-mail editoreluciano@libero.it info@lucianoeditore.net

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lectori benevolo certamente angelo manna non ha corso il pericolo di finire nel «passatempo» letterario un pudore da uomo illuminato e consapevole appena ravvisabile nella totale assenza di sbottonamento romantico per la propria vicenda umana non gli ha impedito di varcare l uscio dei confini angusti di periferiche regioni permeate del pastello e dell elogio letterario umorismo altroché mai però di prosa temperata cordialissimo nelle pieghe ma con la mano sull elsa della daga pronto a sguainarla con veemenza per contrastare le ingiustizie e le conseguenti ruberie il tutto condito dal falso storico che il vincitore deve sempre imbandire ad usum delphini la figura alta angelo rassomiglia ad uno di quei gentiluomini spagnoli dalle facce lunghe e astratte ancorché vivissime che campeggiano in alcuni dipinti del greco nel suo viso non simmetrico si indovina la malinconia benevola dell esiliato dell auto-esiliato il suo atteggiamento mai calmo e riposato dà l impressione esatta del resto di aver sempre il colpo in canna di una prosa puntuta e rugosa che però quando si stende ha il colore dell avorio finemente lavorato armoniosissimo come d altronde lo sono i suoi versi mai estetizzante a rappresentarla plasticamente la sua scrittura rassomiglia ad una bella donna che cammina lenta e baldanzosa in mezzo ad una colonna di rachitici e deformi anche quando sembra reclinare in una belluina tristezza al pensiero del suo del nostro sud pure egli tira dritto nel suo movimento poetico con la sublime perizia che sempre ha mostrato nel pilotare la macchina pneumatica dell ironia caro angelo però un rimprovero mi corre fartelo la tua fuga improvvisa comunque escatologica coerenza del tuo modo di essere mi ha privato come dire per incongruenza temporale di assistere all incontro ravvicinato con peppino sì insomma l eroe dei due mondi posso vagamente rappresentarmi ciò che gli hai finalmente consegnato vabbé mi dirai tutto quando ti raggiungerò promesso antonio giusso

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prefazione attraverso questo libro continua felicemente a sopravvivere tra noi quella parte di angelo manna a cui siamo stati meno abituati dal giornalista tormentoso e dal politico scomodo scomodo non soltanto all aula parlamentare e al suo stesso partito di riferimento ma a tutti coloro che egli chiama platealmente sia nelle prime che nelle ultime pagine feccia e che non stanno soltanto al nord o al centro ma anche al sud in queste pagine di ricostruzione storica e culturale del sentirsi italiani rimanendo dei meridionali ­ anzi riscoprendo di esserlo stati da migliaia di anni ben prima della conquista romana della riconquista medievale e moderna ­ risentiamo e riconosciamo ancora il deputato angelo manna quell uomo che replicando ad un sottosegretario di governo analogò la partecipazione italiana alla guerra nel golfo a quella che nel fatal sessanta aveva visto il galantuomo vittorio emanuele ii di savoia fare altrettanto contro il regno delle due sicilie stesso identico modo se non peggio e senza fare una piega pur a distanza di anni da quando queste pagine furono pensate e scritte continua a sopravvivere il manna che ognuno di noi vorrebbe essere dunque ora grazie a questa edizione voluta dalla associazione angelo manna attraverso un ampia documentazione storiografica grazie ad essa si viene per esempio a sapere che ben due secoli prima della fondazione dell impero di roma ­ dunque ben prima del «non ancora imperatore ottaviano nel 42 avanti cristo» colui che diede «ufficialmente il nome di italia all intero territorio peninsulare romano dei suoi tempi» fissandone i confini p 129 ­ con il nome di italia veniva già indicato l intero territorio centro-meridionale della penisola e in aggiunta si sa «che questo territorio salendo verso il nord avesse per confine occidentale il magra il fiume che attraversava la lunigiana la zona dell etruria influenzata da luni su per giù l odierna sarzana tra la toscana e la liguria e avesse per confine orientale quel fiumicello al quale giulio cesare darà dignità di fiume storico il rubicone che oggi pare sparito o forse è appena un trascurabile rigagnolo e che comunque scorreva a sud delle foci meridionali del po nella zona romagnola che divide bellaria da rimini» p 30 le tradizioni e le dossografie antiche e moderne più o meno fondate spesso però smentite dall archeologia sono puntualmente rivisitate e proposte in queste pagine dal nostro ostinato autore da quella di ellanico che denominava terra di vitelli quella parte d italia corrispondente al-

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10 pasquale giustiniani l odierna calabria o meglio al reggino a quella di antioco secondo il quale a dare il nome ad italia era stato un remotissimo re italo un re del xiii secolo a.c con l esito chiosa sornione manna che se «ellanico potrà vantarsi all altro mondo di aver tratto alla propria tesi i timeo i varrone i dionigi e tanti altri illustri storici e filologi il siracusano dal canto suo poté rallegrarsi di aver fatto breccia nella mente non facile dello storico milesico ecatèo» p 33 dalla ricerca contemporanea per la quale «il nome di italia aveva concluso il pais non fosse di origine ellenica bisognasse cercarne le origini etimologiche nell ambiente geografico e culturale della zona che quel nome di italia aveva avuto!» p 37 fino a giungere al lavoro corale anche se indipendente di coloro che sempre in era contemporanea «lavorarono insieme anche se ciascuno a casa propria storiografi mitologi logologi filologi glottologi archeologi etnologi numismatici esperti di storia delle religioni» p 39 via via si configura così attraverso pagine avvincenti e linguisticamente molto colorite la soluzione secondo manna soluzione come quella di un rebus che in alcuni momenti salienti della storia arcaica romana e medievale d italia vede il perpetuarsi di una sorta di esito di fondo che nihil sub sole novi durerebbe ancor oggi manna infatti resuscita tanti morti e rievoca tanti avvenimenti della storia antica specialmente quella romana o medievale e moderna ritornandovi anche nelle appendici sia perché vuole far per esempio «rivivere gaio gracco marco livio druso senior e junior caio mario e lucio cornelio silla e i consoli le battaglie e i fasti e i nefasti della res publica contesa da patrizi e plebei il coraggio dei tribuni la tenacia e l eroismo dei ribelli italici il loro alto senso dell onore e della gratitudine» p 151 sia soprattutto per far prendere coscienza al lettore contemporaneo del riperpetuarsi di un fatto sporco accaduto a tutto svantaggio dei popoli italici sì italici quelli del sud quelli delle provincie meridionali annesse che adesso come un tempo non riescono ancora ad ottenere una par condicio nella res publica così per quanto riguarda il nome della penisola avevano visto giusto «gli studiosi i quali avevano dato per assai probabile o quasi certo che il nome d italia dovesse collegarsi ai nomi aventi per radicali ida itha ido e ita radicali non già preellenici ma preariani e vuol dire che avessero torto ma nella ricerca il torto è l opportuno incidente che anima il confronto dialettico coloro i quali si affezionarono all idea che in fin dei conti italia andasse considerata una delle tante comunità spuntate in calabria per effetto della grande ellenizzazione delle regioni meridionali fosse figlia cioè della magna grecia» p 42 lo studioso manna rivendica originarietà e originalità ai popoli che operavano in quel territorio che era già seppur alla maniera arcaica già pienamente italia per questo offre in proposito il suo peculiare contributo scientifico oltre che appassionatamente politico suggerendo per esempio d investire risorse umane e capitali negli scavi archeologici «sui monti del locrese dove da anni le viscere della terra ci forniscono prove-testimoniali di straordinaria importanza qualche anno fa sono affiorati i segni di una vera e propria cittadella sacra» p 42 in

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prefazione 11 sintesi «italia è storicamente parlando il nome della più antica comunità della penisola italiana» p 43 ma il tessuto narrativo non si ferma a tale conquista senza verificarne i riverberi attualizzanti l autore infatti continua riproponendo in modo serrato e avvincente domandine e anche sulla scia di michele franciosi e di altri studiosi contemporanei meticolosamente compulsati relative rispostine facili facili in nome del suo mai sopito rivendicazionismo sudista un rivendicazionismo che rivede significativamente la luce in un momento felice a motivo della rinascita d interesse verso temi di storia culturale e sociale riguardanti il nostro processo risorgimentale che condusse appunto nel xix secolo all unità d italia e di cui particolarmente nel marzo 2011 si celebra una rilevante data anniversaria per esempio la domandina relativa all esatta identificazione della divinità recuperata nella zona di locri «È per davvero persefone la divinità assisa in trono recuperata nella vigna di don vicenzo scannapieco a perciante nel locrese quasi un secolo fa e tuttora troneggiante in una sala del museo bode l ex kaiser friederich museum di berlino?» p 53 manna opina in merito che si tratti appunto di italia non di persefone in quanto la statua trafugata ripete con lo studioso calabrese carlo leone «rappresenta certamente l antica divinità femminile che gli indigeni italici adoravano molto prima che i greci-italici adorassero persefone» p 53 detto altrimenti la grande madre italia signora delle montagne e dei cicli vitali potrebbe essere appunto ipotizza manna con gli ennesimi riferimenti ancora attuali a certi politici nostrani «la più antica divinità di questa italia che abbuffandosi oggi e pure domani a pranzo e a cena di dèi del tipo d alema o berlusconi fa sempre più buchi alla cinghia e si protesta progressista materialista atea o liberal-capitalista cioè schifosamente egoista» p 54 un interesse ancora più elevato suscita questo libro di manna inoltre non solo perché attraverso la ricostruzione documentaria presenta nettamente la chiave del suo rebus che per quanto riguarda il risorgimento italiano sentenzia che esso «fu solo squallidamente ateo-massonico fu solo longobardo allobrogico fu solo l alibi di un piano criminoso diligentemente ideato e messo a punto a torino che asseveratori di lusso i massoni di francia e di inghilterra s aveva da attuare immancabilmente e a morte di subito piemontesi e lombardi correndo il rischio di finire fagocitati masticati e sputati o inghiottiti senza pietà ahi perdita irreparabile dall aquila bicipite asburgica» p 125 ma anche perché queste pagine rivivono in qualche modo ancora di più oggi a motivo dell avvenuta modifica della seconda parte del titolo v della nostra carta costituzionale che detta le norme fondamentali circa il sistema delle autonomie locali e i rapporti con lo stato l evidente orientamento federalista della modifica pone implicitamente come più rilevante la competenza regionale rispetto a quella statale solo che mentre una certa propaganda politica e culturale stiracchia questo federalismo da una parte e dall altra fino addirittura a relegare i

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12 pasquale giustiniani territori e le genti del sud a una specie di zavorra periferica dello sviluppo statal-federale il libro di manna ante litteram espone anzi grida mentre documenta storicamente esattamente l opposto lo stato che fu detto unitario nel xix secolo e che oggi riscopre di doversi ri-articolare in senso federale potrebbe rischiare di non essere altro che lo stato dei vincitori di gaeta di messina di civitella del tronto ovvero lo stato dei vili assoggettatori del sud peraltro operanti mediante vecchie e nuove forme di proscrizioni epurazioni in massa rappresaglie leggi marziali processi sommari fucilazioni torture ed orge di sangue in rotta di collisione con il liberalcapitalismo così lo denomina manna e soprattutto con relativi politici ritenuti da lui asserviti a tale orientamento questo volume finalmente venuto alla luce dopo anni di esistenza nei cassetti dell archivio di famiglia e dalle memorie del pc non può smettere di essere manna stesso e quindi di cantare stavolta per iscritto e senza voce le pesti e le corna di sempre pur rischiando antiche e nuove tacce di folli o di eversori la conseguenza di siffatta impostazione è che «nessun diritto i vincitori concessero mai alle provincie meridionali annesse con un plebiscito truccato e insanguinato dalla soldataglia e dal braccio secolare della real casa gallo-allobrogica la camorra che fu magna mater patriae anch essa la camorra di tore e crescienzo di salvatore de crescenzo che il vile traditore infame liborio romano aveva trasformato in garante della pubblica sicurezza napolitana » p 126 all italia avuta in sorte dalle genti del sud nel processo risorgimentale ovvero a quella che manna impietosamente descrive come l italia degli ateo-massoni dei neo-giacobini dei materialisti dei barbari dei disbattesimi religiosi delle devastazioni culturali di popolazioni che avevano alle spalle non meno di quarantaduequarantatré secoli di onorata civiltà il libro oppone un altra italia non solo ideale o vagheggiata ma ancora possibile ­ ecco la tesi del libro ­ perché già esistita nel passato remoto e prossimo dei popoli del sud semplice e desueto sudismo revanscista come già si disse e si scrisse di manna alla fine del secolo xx sì e due volte in primo luogo in quanto esso è teso al ristabilimento della verità storica attraverso lo svergognamento del mendacio in secondo luogo in quanto mira alla rivendicazione del diritto dei meridionali ad essere finalmente considerati italiani alla pari ma con questi capitoletti le cose poi cambieranno si domanda l autore già a suo tempo ben disilluso di fronte alle quotazioni di un revanscismo sudista in precipitoso ribasso rispetto a quelle del separatismo leghista allora in vertiginoso rialzo sì cambieranno il libro nonostante tutto conserva una certa fiducia nell azione educativa o addirittura catechizzante che potrebbe avere e non soltanto per le genti del nord e del centro ma soprattutto del meridione d italia una spiegazione e un approfondimento del nome che la nazione tricolore reca dall unificazione delle popolazioni della penisola oppure delle principali vicende romane e medievali che segnarono nuove possibilità di assetto universalistico e laico del nostro paese sì sembra ripetere manna le cose potranno cambiare per esempio a partire dal senso di orgoglio di aver

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prefazione 13 regalato noi qui al sud il nome all intero territorio della penisola mettere su carta stampata un po di storie veraci ed autentiche di casa nostra è del resto salutare anzi è l inizio della trasformazione poiché è a cominciare dal sacro nome di italia il nome la cultura l istanza fondamentale che italia diviene effettivamente nostra e dunque gli italiani veraci siamo/diventiamo soltanto noi il sud non c è alcun nome alternativo magari desunto da una regione soltanto geografica meno che mai culturale e sociale identificata che so io dal fiume po perfino il nome insomma che il nostro bel paese ha da un secolo e mezzo conta più di quattromila anni ed è un nome strutturalmente unitario vagheggiato addirittura in epoca romana e soprattutto da federico ii di svevia come mostra il bel capitolo l unità potevamo farla nel duecento nome da capo costruito e riempito di spessore dai popoli del sud ben prima e ben più di un italia che osserva manna si vanta di essere stata inventata programmata e realizzata dai cosiddetti eroi del cosiddetto risorgimento un sano revisionismo storiografico quello dell autore di questo volume mai acritico un revisionismo che rifà sì la storia unitaria però non più dalla parte dei vincitori bensì dei vinti con esiti sovversivi che certamente un qualunque professore di liceo come ci racconta manna non farebbe mai passare per buoni capitoletti scrive autoironicamente l autore però ben più succosi anche storiograficamente di quanto il diminutivo farebbe a prima vista supporre non è certamente un capitoletto ad esempio quello che propone la compendiosa rievocazione del sogno universalista di federico ii «e della brutta fine che l odio velenoso dei papalini e dei comunardi gli inflisse fino a spezzarlo» p 75 esso mostra tra l altro come fossero anticipate già in un secolo medievale istanze di universalismo e di laicità ovvero i fondamenti «del grandioso edificio nel quale tutti i popoli italici potessero convivere con pari diritti e pari doveri all ombra di una medesima bandiera e con lungimiranza davvero portentosa aveva indicato che soprattutto nell area mediterranea dovessero localizzarsi avviarsi e concretizzarsi gli affari commerciali di questa sua grande meravigliosa realtà nazionale» p 80 ben altra cosa chiosa manna rispetto ai vessilli della libertà innalzati frattanto dai comuni del centro-nord forieri soltanto di nuove dominazioni signorili «era stato lo stesso imperatore ad additare ai tanti zi nisciune italiani la strada dell affrancamento definitivo l avessero seguita i comuni l unificazione di tutte le popolazioni italiche sarebbe avvenuta seicentotrenta anni prima e niente affatto per il vantaggio di alcune e lo svantaggio di altre» p 90 le costituzioni di melfi ridiventano in tal modo tremendamente attuali anche in vista dei corretti rapporti da stabilire tra stato laico e potere ecclesiastico come pugnacemente e ostinatamente ribadiscono a ogni rigo il capitolo su federico ii e quello su melfi attualissimo e avvincente anche il capitolo dedicato ad «un epigono esemplare di federico ii di hohenstaufen il re di napoli ladislao d angiò-durazzo il figlio minore di carlo iii d angiòdurazzo e di margherita d angiò quinta ed ultima figlia di carlo di

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14 pasquale giustiniani durazzo seniore e di maria sorella della regina giovanna i» p 119 la cui lenta e crudele agonia «fatta di grida e di deliqui si concluderà all alba del 6 agosto del 1414 e manco a dirlo non susciterà affatto il generale cordoglio dei sudditi gli succederà giovanna la sorella più grande la quale sarà certamente regina e sarà la seconda di tal nome sta di fatto che per il popolino napoletano sarà nei secoli dei secoli a riggina giuvanna o giuvannella» p 122 il debito che manna aveva contratto con il sud che fu adesso è finalmente saldato scritto papale papale le correnti categorie di arretratezza sviluppo o anche di ritardo/modernità del meridione rispetto al contesto peninsulare al paragone di queste pagine non fanno che assolutizzare e normativizzare il valore della modernità peraltro da sottoporre esso stesso ad autocritica non che la modernità e in essa il risorgimento o conquista del sud che dir si voglia non sia esistito e tuttavia la modernizzazione non coincide con percorsi univoci e tappe omogenee nella modernità multipla a cui siamo oggi approdati anche dopo i processi ottocenteschi urgono categorie flessibili e non rigide forse addirittura liquide come viene adesso definita l intera società globale la ricostruzione storico-critica di manna ci aiuta mettendo al bando le categorie solo contestuali al sud ma anche quelle che enfatizzano un solo lato della contestualità quali per esempio la mediterraneità del pensiero oppure la nuova paganizzazione del federalismo ambientale sanitario o fiscale ennesime strategie che non proponessero indirizzi a monte e valle peraltro in una stagione che accanto al fallimento del ceto politico fa assistere alla stagnazione semi-inerte di un intera nazione e non soltanto di un suo determinato territorio posto al di là o al di qua del garigliano resterebbero incapaci di progettare in campo economico e sociale finendo per proporsi come un collage mal riuscito di un insieme inconcludente di elementi particolari e di ritagli individuali solo un rilancio politico nazionale e una convinzione culturale profonda che ponga al centro i vantaggi che il paese intero ricaverebbe dal ripensamento e dalla soluzione dei problemi del mezzogiorno potrebbe forse ridare speranza all italia oltre che al suo sud a manna erano già chiari quei pantani critici che avrebbero immobilizzato a partire dai processi unitari la più recente storia del mezzogiorno e d italia ovvero la macchina della pubblica amministrazione la cultura dell illegalità e del crimine il capitale umano non valorizzato per fare però l italia degli italiani per fare l italia verace oltre che una per fare l italia italiana che stiamo aspettando dal momento in cui ci fu detto con un proclama di parole e non di fatti di averla fatta tanti ragazzi nostri puri belli puliti dentro e fuori non possono continuare a morire nel corpo o negli ideali il nostro problema ribadisce tormentosamente manna è ancora l unificazione italiana e la par condicio fra tutte le popolazioni unificate robette che ci spettavano per diritto e che stiamo ancora aspettando dal 1860 anzi da prima da quando italia era il sud pasquale giustiniani

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