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gargantua e pantagruele françois rabelais traduzione di gildo passini formiggini editore roma 1925 libro primo gargantua la vita orrificissima del grande gargantua padre di pantagruele giÀ composta dal signor alcofribas astrattore di quinta essenza libro pieno di pantagruelismo ai lettori o voi che il libro a legger v apprestate liberatevi d ogni passione e leggendo non vi scandalizzate ché non contiene male né infezione anche gli è ver che poca perfezione v apprenderete salvoché nel ridere non può il mio cuore senza riso vivere e innanzi al duolo che vi mina e estingue meglio è di riso che di pianto scrivere ché il riso l uom dall animal distingue vivete lieti prologo dell autore beoni lustrissimi e voi impestati pregiatissimi poiché a voi non ad altri dedico i miei scritti alcibiade nel dialogo di platone intitolato il simposio lodando socrate suo precettore e senza contrasto principe de filosofi dice tra l altro ch egli era simile ai sileni per sileni s intendeva una volta certe scatolette quali vediamo ora nelle botteghe degli speziali dipinte di figure allegre e frivole come arpie satiri ochette imbrigliate lepri colle corna anitre col basto caproni volanti cervi aggiogati ed altrettali immagini deformate a capriccio per eccitare il riso quale fu sileno maestro del buon bacco ma quelle scatole dentro contenevano droghe fine come balsamo ambra grigia cinnamomo muschio zibetto gemme ed altre sostanze preziose così dunque di socrate diceva alcibiade vedendolo fisicamente e giudicandolo dall aspetto esteriore non gli avreste dato un fico secco tanto brutto il corpo e ridicolo appariva il portamento col suo naso a punta lo sguardo di toro la faccia da matto semplice ne modi rozzo nel vestire povero disgraziato a mogli inetto a tutti gli uffici della repubblica sempre ridente sempre quanto e più d ogni altro bevente sempre burlante e sempre dissimulante il suo divino sapere ma schiudendo quella scatola quale celeste e inapprezzabile droga dentro intelletto più che umano virtù meravigliosa coraggio invincibile sobrietà senza pari contentatura facile fermezza perfetta disprezzo incredibile di tutte quelle cose per cui gli uomini vegliano corrono s affannano navigano combattono a che tende secondo voi questo preludio d assaggio a questo voi miei buoni discepoli e altri mattacchioni leggendo gli allegri titoli di alcuni libri di nostra invenzione come gargantua pantagruele la dignità delle braghette i piselli al lardo cum commento etc credete troppo facilmente non trovarvi dentro che burle stramberie e allegre fandonie dacché l insegna esterna chi non vi cerchi per entro suona generalmente canzonatura e facezie ma le opere degli uomini non vanno giudicate con tanta leggerezza l abito non fa il monaco dite voi stessi e talora veste abito monacale chi tutto è meno che monaco e talora veste cappa spagnuola chi nulla ha di spagnuolo nell anima aprire il libro dunque bisogna e attentamente pesare ciò che vi è scritto allora v accorgerete che la droga dentro contenuta è di ben altro valore che la scatola non promettesse vale a dire che le materie per entro trattate non sono tanto da burla come il titolo dava a intendere e ammesso che seguendo il senso letterale troviate materie abbastanza gaie e corrispondenti al titolo non bisogna badare a quel canto di sirena ma dare più alta interpretazione a ciò che per avventura crediate detto per festevolezza sturaste mai bottiglie eh per bacco e allora richiamatevi a mente l aspetto che avevate vedeste mai un cane trovare un osso midollato il cane è come dice platone lib ii de rep la bestia più filosofa del mondo se l avete visto avrete potuto osservare con quale devozione lo guata con qual cura lo vigila con qual fervore lo tiene con quale prudenza lo addenta con quale voluttà lo stritola e con quale passione lo sugge perché con quale speranza lo studia quale bene ne attende un po di midolla e nulla più ma quel poco è più delizioso del molto di ogni altra cosa perché la midolla è alimento elaborato da natura a perfezione come dice galeno iii facult nat e xi de usu partium all esempio del cane vi conviene esser saggi nel fiutare assaporare e giudicare questi bei libri d alto sugo esser leggeri nell avvicinarli ma arditi nell approfondirli poi con attenta lettura e meditazione frequente rompere l osso e succhiarne la sostanziosa midolla vale a dire il contenuto di questi simboli pitagorici con certa speranza d esservi fatti destri e prodi alla detta lettura in essa troverete ben altro gusto e più ascosa dottrina la quale vi rivelerà altissimi sacramenti e orribili misteri su ciò che concerne la nostra religione lo stato politico la vita economica credete per davvero che scrivendo l iliade e l odissea omero pensasse mai alle allegorie che dall opera sua hanno scombiccherato plutarco eraclide pontico eustazio fornuto e ciò che da loro ha rubacchiato il poliziano se ciò credete non v accostate né punto né poco alla mia opinione la quale dichiara omero aver pensato a quelle allegorie così poco quanto ovidio poté pensare ai sacramenti dell evangelo come s è sforzato di dimostrare un tal frate lubino vero pappalardo per vedere se trovasse mai per avventura dei pazzi come lui ossia coperchio degno della pentola come dice il proverbio e se non sono in omero perché in queste allegre e nuove cronache avrebbero a essere misteri ai quali dettandole pensavo su per giù quanto voi che probabilmente stavate bevendo al par di me alla composizione di questo libro sovrano non perdetti né occupai altro né maggior tempo di quello assegnato alla mia corporal refezione scrissi cioè bevendo e mangiando questa è infatti l ora più giusta per scrivere di alte materie e scienze profonde come a testimonianza di orazio ben facevano e omero modello degli scrittori ed ennio il padre de poeti latini benché un villano abbia detto che i suoi carmi sanno più di vino che d olio altrettanto dei libri miei disse un briccone merda alla faccia sua del resto l odor del vino quanto è più stuzzicante esilarante orante più celeste e delizioso che l odor d olio e se demostene teneva a vanto si dicesse che più spendeva in olio che in vino io maggior gloria trarrò se si dica che più spendo in vino che in olio onore e gloria sarà per me esser detto buon gottiere e buon compagnone questa fama io godo in tutte le buone compagnie di pantagruelisti mentre a demostene fu rimproverato da un malinconico che le sue orazioni puzzassero come l immondo strofinaccio d un sudicio oliandolo pertanto interpretate ogni mio fatto e detto al giusto modo abbiate in reverenza il cervello caseiforme che vi pasce di queste belle vesciche e a tutto vostro potere tenetemi sempre allegro ed ora spassatevela gioie mie e lietamente leggete il resto a suffragio del corpo e a beneficio dei reni ma oeh mie care teste d asino date retta che il malanno vi colga ricordatevi di bere alla mia salute e io vi renderò ma subito la pariglia capitolo i della genealogia e antichità di gargantua per conoscere la genealogia e antichità dalla quale è disceso gargantua vi rimando alla grande cronaca pantagruelina da quella apprenderete per disteso come i giganti nacquero in questo mondo e come per linea diretta da loro uscì gargantua padre di pantagruele e non vi dispiaccia che ora me ne dispensi benché la cosa sia tale che quanto più fosse ricordata e tanto più piacerebbe alle signorie vostre come assicura l autorità di platone philebo e gorgia e di flacco il quale dice esservi alcuni argomenti come questo senza dubbio che più dilettano quanto più di frequente ripetuti.
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piacesse a dio che ciascuno conoscesse con certezza la propria genealogia dall arca di noè fino ai giorni nostri io penso che parecchi sono oggi imperatori re duchi principi e papi sulla terra i quali discendono da qualche questuante o facchino come per converso molti sono accattoni meschini e miserabili i quali discendono da sangue o lignaggio reale e imperiale considerate le straordinarie trasmissioni di regni ed imperi dagli assiri ai medi dai medi ai persiani dai persiani ai macedoni dai macedoni ai romani dai romani ai greci e dai greci ai francesi e tanto per dirvi di me che vi parlo io credo essere disceso da qualche ricco re o principe del tempo andato infatti mai non vedeste uomo più inclinato e più disposto di me a esser re e ricco per potere far baldoria star senza lavorare senza preoccupazioni e arricchire i miei amici e tutte le persone sapienti e dabbene ma mi consolo pensando che lo sarò nell altro mondo e anche più che ora non osi sperare con tal pensiero o migliore consolatevi anche voi nelle vostre disgrazie e bevete fresco se si può tornando a bomba vi dico che per sovrana grazia dei cieli l antica genealogia di gargantua ci è stata conservata più integra che altra mai eccettuata quella del messia della quale non parlo ché non è di mia pertinenza e i diavoli inoltre cioè i calunniatori e gl ipocriti vi si oppongono fu trovata da jean andreau in un prato che possedeva presso l arco gualeau sotto l oliva verso narsay scavando i fossati le vanghe degli zappatori urtarono in una gran tomba di bronzo smisurata che mai non ne trovavano la fine addentrandosi essa troppo avanti nelle chiuse della vienne scoperchiatala in un punto segnato con un bicchiere intorno al quale era scritto in caratteri etruschi hic bibitur trovarono nove fiaschetti ordinati allo stesso modo de birilli in guascogna quello che stava nel mezzo copriva un grosso grasso grande grigio vezzosetto piccioletto ammuffito libretto odorante più forte ma non meglio che rose in esso fu trovata la detta genealogia scritta per disteso in lettere cancelleresche non su carta non su pergamena non su tavolette cerate ma su scorza d olmo tanto guaste tuttavia erano per vetustà le lettere che appena se ne potevano decifrare tre di fila fui chiamato io benché indegno e con gran rinforzo d occhiali praticando l arte colla quale si possono leggere lettere invisibili come insegna aristotele la tradussi e la potrete vedere pantagruelizzando vale a dire bevendo e a vostro agio leggendo le gesta orrende di pantagruele alla fine del libro era un trattatello intitolato le fanfaluche antidotate i topi e le tignole o per evitar menzogna altre maligne bestie avevano brucato il principio il resto per reverenza dell antichità l ho accomodato e trascritto qui sotto capitolo ii le fanfaluche antidotate trovate in un monumento antico o nuto il gran domator dei cimbri vie dell aria per paura della rugiada sua venuta traboccarono gli abbeveratoi burro fresco giù piovente a ondate del quale quando la gran madre fu innaffiata gridò a gran voce messeri pescatelo di grazia ché la sua barba è quasi tutta inzaccherata o per lo meno reggetegli una scala diceano alcuni che leccar la sua pantofola era meglio che penar per le indulgenze ma sopravvenne un briccon matricolato uscito dal buco dove si pescano i ghiozzi il quale disse messeri guardiamocene per dio l anguilla c è e si nasconde in questo banco vi troverete se scrutiamo ben da presso una gran macchia in fondo alla mozzetta quando fu pronto a leggere il capitolo non vi trovò che le corna d un vitello io sento egli dicea in fondo alla mia mitria sì freddo da gelarmisi il cervello lo riscaldarono con fomenti di navone e fu contento di starsi al focolare purché si desse un nuovo caval da stanghe a tanta gente dal carattere bisbetico discorsero del pozzo di san patrizio di gibilterra e di mille altri buchi per veder se si potessero cicatrizzare così che più non avesser tosse poiché sembrava a tutti non pertinente vederli così sbadigliare ad ogni vento se per avventura fossero chiusi ammodo si potrebbero darli per ostaggio ciò stabilito il corvo fu pelato da ercole che veniva dalla libia ché disse minosse perché non vi sono chiamato anch io tutti sono invitati eccetto me e poi vogliono che passi la mia voglia di fornirli d ostriche e ranocchie che il diavolo mi porti se in vita mia io più m assumo di vendere le loro conocchie per domarli sopravvenne q b lo zoppo col salvacondotto de graziosi stornelli lo stacciatore cugino del gran ciclope li massacrò ciascuno si soffi il proprio naso in questa terra pochi sodomiti nacquero che non siano stati messi alla gogna sul mulino del tannino corretevi tutti e sonate l allarme ci guadagnerete più che non ci guadagnaste mai ben poco appresso l uccel di giove deliberò scommettere pel peggio ma vedendolo tanto corrucciarsi temé che si mettesse sossopra a ferro e a fuoco l impero e preferì il fuoco del cielo empireo rapire al tronco dove vendonsi le arringhe affumicate piuttosto che l aria serena contro cui si cospira assoggettare ai detti dei massoreti tutto fu concluso con punta affilata malgrado ate dalle cosce aironesche che là sedette vedendo pantesilea scambiata nei suoi vecchi anni per venditrice di crescione ciascun gridava o brutta carbonara ti s addice trovarti per la strada tu la prendesti la romana bandiera che avevan fatto con orli di pergamena se non era giunone che sotto l arcobaleno col suo gufo sulla gruccia badava a richiamar gli uccelli le avrebbero giocato un tiro birbone ché sarebbe stata conciata per le feste l accordo fu che di quel boccone ella avrebbe avuto due uova di proserpina e se mai ella vi fosse stata presa si legherebbe al monte dell albaspina sette mesi dopo meno ventidue colui che un giorno annichilì cartagine cortesemente s interpose tra di loro chiedendo la sua eredità oppure che giustamente facessero le parti secondo la legge bene ribadita distribuendo un tantino di zuppa ai suoi facchini che fecero il brevetto ma verrà l anno segnato da un arco turchesco da cinque fusi e tre culi di marmitta nel quale il dorso d un re poco cortese sarà pepato in abito d eremita oh qual pietà per un ipocrita lascerete inabissarsi tanti campi basta basta questa maschera non imita alcuno ritiratevi dal fratello dei serpenti passato quest anno colui che è regnerà tranquillamente coi suoi buoni amici né affronti né oltraggi allora domineranno tutto il buon volere avrà il suo compromesso e la gioia che fu già promessa alle genti del cielo verrà nella sua torre allora gli stalloni che erano costernati trionferanno come palafreni regali e durerà questo tempo di mistificazione finché marte abbia le catene poi uno ne verrà superiore ad ogni altro delizioso piacevole bello senza paragone in alto i cuori accorrete a quel banchetto voi tutti o miei fedeli poiché tale è morto che non tornerebbe per qualsiasi bene tanto sarà lodato allora il tempo che fu.
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finalmente colui che fu di cera sarà alloggiato ai cardini di jaquemart più non sarà richiamato sire sire lo scampanatore che tiene la pentola ah chi potesse atterrare la sua daga scomparirebbe il rombare dei cappucci e si potrebbe con un buon spago chiudere tutto il magazzino degli abusi capitolo iii come qualmente gargantua fu portato per undici mesi nel ventre materno grangola era un buon burlone al tempo suo e amava bere schietto e mangiar salato quant altri al mondo a tal uopo teneva ordinariamente buona munizione di prosciutti di magonza e di baiona moltissime lingue di bue affumicate abbondanza di biroldi alla loro stagione bue salato con mostarda poi rinforzo di bottarga una provvista di salsicce ma non di bologna non si fidava a bocconi de lombardi ma di bigorra di lonquaulnay de la brenne e di rouargue giunto all età virile sposò gargamella figlia del re dei parpaglioni bella traccagnotta e di bel mostaccio e facevano spesso insieme la bestia a due schiene fregandosi allegramente il loro lardo sicché ella ne ingravidò d un bel maschio che portò fino all undecimo mese tanto infatti e anche più può durar la gravidanza delle donne massimamente quando trattisi di qualche capolavoro di personaggio che debba compiere nel tempo suo grandi prodezze così omero dice che il fanciullo di che nettuno ingravidò la ninfa nacque dopo un anno compiuto cioè il dodicesimo mese questo lungo tempo infatti come dice aulo gellio lib iii conveniva alla maestà di nettuno affinché quel fanciullo fosse formato a perfezione allo stesso intento giove fece durare quarantotto ore la notte che giacque con alcmena poiché in meno tempo non avrebbe potuto fucinare ercole che purgò il mondo da tanti mostri e tiranni i signori pantagruelisti antichi hanno confermato ciò ch io dico ed hanno dichiarato non solo possibile ma anche legittimo il fanciullo nato dalla vedova l undicesimo mese dopo la morte del marito vedi infatti ippocrate lib de alimento plinio hist nat lib vii cap v plauto cistellaria marco varrone nella satira intitolata il testamento allegante l autorità di aristotele a questo proposito censorino lib de die natali aristotele lib vii cap iii e iv de natura animalium gellio lib iii cap xvi servio in egl esponendo questo verso di virgilio matri longa decem ecc e mille altri pazzi il numero dei quali è stato accresciuto dai legisti vedi infatti digesto de suis legitimis heredibus lege intestato paragrafo finale e nelle authenticae il par de restitutionibus et ea quae parit in undecimo mense post mortem viri inoltre ne hanno scombiccherato le loro rodilardiche leggi gallo de liberis et postumis heredibus etc e nel libro settimo del digesto de statu hominum e qualche altro che non oso nominare grazie alle quali leggi le vedove possono bravamente esercitarsi al gioco di stringichiappe a tutto spiano e senza rischio fino a due mesi dopo la morte del marito e però vi prego in cortesia voialtri miei buoni bagascieri se ne trovate qualcuna che metta conto di sfoderarci l arnese saltateci addosso e menatemela qui poiché se al terzo mese esse ingravidano il figlio sarà erede del defunto e accertata la gravidanza forza coraggio e avanti e voga e dagli ché tanto la pancia è già piena così giulia figlia dell imperatore ottaviano non si abbandonava ai suoi stamburatori se non quando si sentiva gravida a mo dei piloti che non montano a bordo se prima la nave non è calafatata e carica e se taluno le biasimi di farsi rotainconniculare gravide laddove le bestie pregne non sopportano maschio maschioperante esse risponderanno che le bestie son bestie e che esse son donne le quali bene intendono i belli e allegri minuti piaceri della superfetazione come già rispose populia a quanto ci riferisce macrobio lib ii saturnali e se il diavolo non vuole che impregnino tagli le cannelle e tappi tutti i buchi capitolo iv come qualmente gargamella gravida di gargantua fece una spanciata di trippe l occasione e il modo come gargamella partorì fu il seguente e gli scappi il budello culare a chi non crede il budello culare le uscì fuori un dopopranzo 3 di febbraio per aver fatto una scorpacciata di estapingui estapingui sono grasse trippe di manzi manzi sono i buoi ingrassati alla greppia e al pascolo dei prati bisettili e prati bisettili sono quelli che danno due tagli d erba all anno di que manzi ne avevano fatti macellare trecento settantasettemila e quattordici per metterli in sale il martedì grasso e aver carne ben stagionata a primavera per scialarsela con salati al principio del pasto e preparare degno ingresso al vino le trippe abbondavano come capite e tanto appetitose da leccarsene ciascuno le dita ma ahimè ahimè c era un gran guaio e cioè che non si potevano conservare a lungo se no andavano a male e ciò sarebbe stato sconveniente fu dunque stabilito di papparsele tutte e che nulla andasse perduto a tal uopo furono convitati tutti i cittadini di cinais di seuilly di roche clermault di vaugaudry senza trascurare coudray montpensier il guado della vède e altri vicini tutti buoni tracannatori buoni compagnoni e bravi giocatori di cavicchio il buon grangola se la godeva un mondo e ordinava che se ne distribuisse a palate raccomandava tuttavia alla consorte già vicina al parto che non abusasse di quella trippaglia vivanda non troppo delicata merda appetisce chi ne mangia il sacco sentenziava egli malgrado la raccomandazione ella ne mangiò sedici moggia due barili e sei scodelle oh la bella materia fecale che doveva ribollirgli dentro dopo pranzo tutti mescolati insieme se ne andarono al saliceto e là sull erba folta al suono di giocondi pifferi e dolci cornamuse danzarono sì allegramente ch era uno spasso celeste veder tanta baldoria capitolo v ciò che dicono i beoni poi decisero di fare uno spuntino sul posto ed ecco le bottiglie vanno i prosciutti trottano i bicchieri volano i boccali tintinnano tira qui dammi gira annaffia a me senz acqua amico così fulminami questo bicchiere gagliardamente versa qua del chiaretto e che il bicchiere pianga via la sete ah falsa febbre vuoi andartene sì o no in fede mia comare non riesco a mettermi in carreggiata di bere siete raffreddata amica mia un pochino eh parliamo di bere per san barile io non bevo che alle mie ore come la mula del papa ed io non bevo che nel mio beviario come un padre guardiano chi venne prima la sete o il bere la sete la sete e chi avrebbe bevuto senza sete al tempo dell innocenza il bere dico io perché privatio praesupponit habitum la privazione presuppone l abitudine non son chierco per nulla faecundi calices quem non fecere disertum arca di scienza chi non vien tra i calici eppure noi siamo innocenti ma non beviam che troppo senza sete ed io peccatore senza sete mai che se la sete non è presente bevo per la sete futura prevenendola capite io bevo per la sete avvenire bevo eternamente e ciò mi dà eternità di bere e bere per l eternità cantiam beviam un mottetto intoniam dov è il mio bicchier che m intona ohè il mio bicchiere è voto non devo bere che per procura vi bagnate voi per asciugarvi o v asciugate per bagnarvi io non intendo la teoria m arrangio un po colla pratica svelti io bagno io umetto io bevo e tutto per paura di morire bevete sempre non morrete mai se non bevo resto asciutto ed eccomi morto la mia anima se ne scapperà in qualche palude colle rane poiché l anima non rimane mai all asciutto o coppieri o creatori di nuove forme rendetemi bevente da non bevente innaffiamento perpetuo a queste nervose e asciutte budella chi beve distratto non beve affatto questo va tutto in sangue nulla se ne perde in piscio io laverei volentieri le trippe di questo vitello a cui stamane ho messo panni ah ho ben zavorrato il mio stomaco se le mie cedole bevessero quanto
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me i creditori avrebbero vino alla scadenza badate la mano vi guasta il naso quanti entreran bicchieri prima che n esca questo abbeverarsi a guado basso rompe il pettorale ma quelle fiaschette là si burlano di noi che si credono quei fiaschi d esser lì per zimbello qual è la differenza tra bottiglia e fiaschetta grande poiché la bottiglia si tura col tappo e la fiasca a vite e avanti i nostri padri bevvero bene e vuotarono i vasi ben caca cantato beviamo c è qui questo sorso che va a lavar le trippe avete nulla da dire al fiume più d una spugna non bevo io bevo come un templare e io tamquam sponsus e io sicut terra sine aqua un sinonimo di prosciutto propulsorio del bere oppure carretto il carretto conduce il vino in cantina il prosciutto nello stomaco orsù da bere da bere qua c è posto ancora respice personam pone pro duos bus non est in usu se io salissi così agevolmente come mando giù da un pezzo sarei ben alto in aria così jacques cueur divenne ricco così s avvantaggiano i boschi incolti così bacco conquistò l india così la scienza conquistò melindo piccola pioggia placa un gran vento lunghe bevute rompono il tuono se la mia cannella pisciasse urina come questa vi piacerebbe succhiarla vedremo a suo tempo paggio mesci bevi guglielmo ce n è ancora un boccale io ricorro in appello contro la condanna alla sete paggio qua prendi nota dell appello secondo procedura qua quella fetta una volta avevo l abitudine di bere tutto ora invece non ci lascio niente non occorre tanta fretta sorbiamoci bene ogni cosa ecco qui trippe sublimi trippe da far venir l acquolina di quel manzo rossigno dalla riga nera strigliamolo per dio a onor dell economia bevete o vi no no bevete vi prego i passerottini non mangiano se non gli dai sulla coda io non bevo se non colle buone lagona edatera non c è buco in tutto il mio corpo dove questo vino non dia caccia alla sete questo qui me la frusta a modino questo qui me la bandisce del tutto sia qui proclamato a suon di fiaschi e bottiglie che chiunque avrà perduto la sete non venga a cercarla qui dentro con lunghe siringate di vino noi l abbiamo cacciata fuor di casa il gran dio fece i pianeti noi facciamo i piatti netti ho la parola di dio sulla punta della lingua sitio la pietra detta àbestos non è più inestinguibile che la sete di mia paternità l appetito vien mangiando diceva angest di mans ma la sete se ne va bevendo il rimedio contro la sete È tutto l opposto del rimedio contro i cani che mordono correte sempre dietro al cane e mai non vi morderà ah vi colgo a dormire svegliatevi coppiere eterno guardaci dal sonno argo aveva cent occhi per vedere a un coppiere occorrono le cento mani di briareo per versare infaticabilmente bagnamoci ohè che fa tempo secco bianco bianco versa tutto versa corpo del diavolo versa qui ben pieno la lingua mi brucia lans tringue a te compagno di cuore di tutto cuore là là là così me lo lappi oh lachrima cristi È della devinière è vino pinello oh che finezza di vin bianco per l anima mia morbido come il taffetà eh ah e a un orlo solo ben tessuto e di buona lana coraggio camerata a questo gioco non ci danno cappotto ché una levata di gomito l ho fatta ex hoc in hoc qui non c è trucchi ciascuno ha visto io son maistre passè abrun abrun prestre macè volevo dire oh i beoni oh gli assetati paggio amico mio riempi qua e con tanto di corona ti prego alla cardinalesca natura abhorret vacuum vi pare che una mosca ci possa bere a la moda di bretagna limpido come un rubino ah che nettare giù giù è sugo d erbe medicinali capitolo vi come qualmente gargantua nacque in maniera ben strana mentr essi così cianciavano di beveraggio gargamella cominciò a sentire i dolori grangola levatosi a sedere sull erba la consolava bravamente pensando fossero le doglie del parto e le diceva che là stesa sull erba sotto i salici metterebbe in breve piè nuovi onde nuovo coraggio le conveniva trovare per l avvento del nuovo figliolo e che se quel dolore era increscioso aveva tuttavia il grande vantaggio d esser breve e la gioia che ne seguirebbe cancellerebbe ogni fastidio sgombrando fino il ricordo ciò è dimostrabile dimostratissimo diceva egli afferma infatti nostro signore nell evangelio joannis xvi la donna nell ora del parto ha tristezza ma dopo il parto perde il ricordo dell angoscia ah rispose ella ben dite e preferisco sentire le parole dell evangelio e mi fan più prò che sentire la storia di santa margherita o non so che altra bigotteria coratella di pecora diceva egli sbrigatevi con questo che ben presto ne faremo un altro ah la è comoda per voialtri uomini sì poiché ci tenete farò del mio meglio ma piacesse a dio che ve lo foste tagliato che cosa disse grangola non fate l indiano mi capite benissimo il membro dite il membro sangue di capra qua un coltello che v accontento ah no per carità l ho detto dio perdoni per burla non date retta ma oggi avrò un bel da fare se dio non mi aiuta e tutto per quel bischeraccio vostro che dio l abbia in gloria coraggio coraggio lasciate fare ai quattro buoi davanti e non badate al resto e state tranquilla io me ne vado a bere ancora una sorsata se capitasse il male non sono lontano date una voce e correrò poco dopo ella cominciò a sospirare a lamentarsi a gridare subito accorsero levatrici da ogni parte a branchi e tastandola sotto sentirono pelle di poco buon odore e pensarono fosse il neonato ma altro non era se non il fondamento che scappava per la mollificazione dell intestino retto o budello culare come voi lo chiamate dovuto alla grande spanciata di trippe che sopra abbiam detto allora una sozza vecchiaccia della compagnia che aveva reputazione di gran medichessa ed era là venuta settant anni prima da brisepaille presso saint genou le somministrò un astringente sì orribile che tutte le membrane ne furono serrate e contratte per modo che a gran pena le avreste slargate tirando coi denti cosa orribile a dirsi come accadde al diavolo quella volta alla messa di san martino quando allungò a forza di denti la sua pergamena per notarvi tutte le chiacchiere di due megere l inconveniente fece rilassare più sopra i cotiledoni della matrice e il neonato ne profittò per saltarvi su entrò nella vena cava e arrampicandosi per il diaframma fin sopra le spalle dove la detta vena si biforca in due prese la strada a mancina e uscì fuori per l orecchia sinistra appena nato non strillò come gli altri mi mi mi ma gridava a gran voce bere bere bere come invitando tutti quanti a bere talché fu udito in ogni paese dai confini di bevessi fino a berrò mi viene un dubbio che non crediate come cosa certa questa strana natività se non lo credete non me ne importa un fico ma un uomo probo un uomo di buon senso crede sempre a ciò che sente o trova scritto innocens credit omni verbo etc dice salomone proverbiorum xiv charitas omnia credit dice san paolo prima corinthior xiii ma perché scusate non vorreste crederlo perché dite voi non c è nessuna verosimiglianza ma appunto per questa sola ed unica ragione dovete crederlo con fede perfetta dicono i sorbonisti che non altro è fede se non argomento delle cose non apparenti È contrario alla legge alla fede alla ragione alla santa scrittura nella santa bibbia nulla trovo scritto in contrario se quello era il volere di dio chi oserebbe dire che non l avrebbe potuto orsù fatemi la grazia di non imbaricuccolarvi mai il cervello con sì futili dubbi a dio nulla è impossibile vi dico e s egli volesse le donne d ora innanzi si sgraverebbero tutte così per l orecchio bacco non fu forse generato dalla coscia di giove e roccatagliata non nacque forse dal tallone della madre e mangiamosche dalla pantofola della nutrice e minerva non nacque dal cervello per l orecchio di giove e adone non uscì dalla scorza d un albero di mirra castore e polluce non sbucarono dal guscio d un ovo fatto e covato da leda oh voi sareste ben più stupiti e trasecolati se vi esponessi ora tutto il capitolo di plinio in cui si parla dei parti strani e contro natura no io non ho certo la faccia tosta di mentire come lui leggete leggete il libro settimo della sua storia naturale capitolo iii e non rompetemi più le scatole capitolo vii come qualmente fu messo il nome a gargantua e come egli tracannava il vino il buon grangola stava bevendo e spassandosi cogli altri quando intese il tremendo grido del figlio che veniva alla luce di questo mondo urlando bere bere bere e allora disse que grand tu as sottinteso la gola ciò udendo i presenti dissero che gli si dovesse metter nome gargantua perché questa era stata la prima frase del padre alla nascita secondo l esempio degli antichi ebrei consentì il padre e ne fu contentissima la madre per acquetarlo gli diedero bere a iosa e portatolo al fonte fu battezzato al costume dei buoni cristiani per allattarlo convenientemente furono ordinate diciassettemila novecento e tredici vacche di paurtille e di brehemond poiché non era possibile trovare in tutto il paese nutrice adeguata alla grande quantità di latte necessario ad alimentarlo alcuni dottori hanno affermato che l allattò la madre la quale poteva trarre dalle mammelle millequattrocento e
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due mastelli più nove boccali di latte ogni volta non è verosimile e tale proposizione è stata dichiarata mammellensamente scandalosa dalla sorbona offensiva delle pie orecchie come quella che puzza d eresia lontano un miglio all età d un anno e due mesi per consiglio de medici cominciarono a farlo uscire in un carrozzino tirato da buoi inventato da gian denyau lo portavano a spasso qua e là nel suo carrozzino lietamente ed era un piacere vederlo ché aveva un bel faccione con quasi diciotto pappagorgie e strillava ben di rado ma si smerdava ogni momento ché straordinariamente dolcetto era di tafanario e per sua natural complessione e per la disposizione accidentale causata dal soverchio ingollare di pappa settembrina e non c era goccia che ne ingollasse senza la sua ragione poiché se avveniva che fosse dispettoso corrucciato in collera o triste se sgambettava o piangeva o strillava con una buona bevuta si rimetteva in sesto tornava subito tranquillo e allegro una delle governanti m ha assicurato e giurato sulla sua potta che egli c era così avvezzo che al solo tintinnio dei boccali e delle bottiglie andava in estasi come se gustasse le gioie del paradiso onde esse considerando quella sua divina facoltà per rallegrarlo il mattino facevano tintinnire davanti a lui i bicchieri con un coltello o le bottiglie coi tappi o i boccali col coperchio a quel tintinnio diventava festoso e sussultava e si cullava da sé dondolando la testa strimpellando il monocordo e baritonando di culo capitolo viii come qualmente vestirono gargantua giunto a quell età il padre ordinò gli facessero vestiti dei suoi colori cioè bianco e azzurro vi misero mano e furono fatti tagliati e cuciti alla moda del tempo dagli antichi registri trovati nella corte dei conti a monsoreau si rileva che fu vestito come segue per la camicia furono adoperate novecento aune di tela di chasteleraud e duecento pei rinforzi quadrati da mettere sotto le ascelle la camicia non era pieghettata poiché la pieghettatura è stata inventata in epoca posteriore quando le cucitrici rompendosi la punta dell ago cominciarono a lavorar col culo per il farsetto furono adoperate ottocento tredici aune di raso bianco e per le stringhe millecinquecento e nove pelli e mezza di cane data da quel tempo la moda di attaccare le brache al farsetto invece del farsetto alle brache come prima s usava uso questo contro natura come ampiamente ha dimostrato l ockam negli esponibili di messer altabraca per le brache occorsero mille cento e cinque aune e un terzo di stamigna bianca e furono intagliate a fessure in forma di colonne striate e scannellate sul di dietro per non riscaldare i rognoni i ritagli di damasco azzurro sfioccavano al di dentro quanto conveniva e notate che aveva bellissime gambe e ben proporzionate alla statura furono tagliate sedici aune e un quarto della stessa stoffa per la braghetta la quale ebbe forma d arco superbamente agganciato per due fibbie d oro a due ganci smaltati su ciascuno dei quali era incastonato un grande smeraldo della grossezza d un arancia lo smeraldo infatti come dice orfeo libro de lapidibus e plinio libro ultimo possiede virtù erettiva e confortativa del membro la braghetta sporgeva in avanti la lunghezza d un canna ed era a spaccature come le brache con il damasco azzurro svolazzante del pari ma nel vedere i bei ricami di canutiglia e i graziosi intrecci d oro guarniti di fini diamanti fini rubini fini turchesi fini smeraldi e grosse perle persiane l avreste comparata alle belle cornucopie rappresentate nei monumenti antichi o a quella che rea donò alle due ninfe adrastea e ida nutrici di giove sempre gagliarda succulenta trasudante sempre verdeggiante fiorente fruttificante riboccante d umori di fiori di frutti ricolma di tutte delizie giuro a dio ch era una gioia mirarla ma ben più vi dirò de suoi meriti nel libro che ho scritto sulla dignità delle braghette solo di questo mi preme avvertirvi che se era ben lunga e ampia era pure ben guarnita dentro e ben provveduta in nulla rassomigliando alle ipocrite braghette d un branco di bellimbusti non gonfie d altro che di vento con grave pregiudizio del sesso femminile per le sue scarpe furono messe in opera quattrocento e sei aune di velluto azzurro sgargiante e furono tagliate a graziose strisce e spaccature parallele congiunte con cilindri uniformi per le suole a coda di merluzzo furono adoperate mille e cento pelli di vacca bruna per il saio furono tagliate milleottocento aune di velluto azzurro vivo un ricamo di bei pampini vi girava intorno e in mezzo erano ricamate d argento di canutiglia belle pinte alternate di anelli d oro con molte perle ciò significava ehe sarebbe stato a suo tempo un gran vuotabottiglie la cintura fu di trecento aune e mezza di saia di seta metà bianca e metà azzurra se non m inganno la spada non fu di valenza né il pugnale di saragozza poiché suo padre odiava tutti quegl hidalghi ubriaconi marranizzati come diavoli ma ebbe una bella spada di legno e il pugnale di cuoio bollito pitturati e indorati a meraviglia la borsa fu fatta colla coglia d un elefante donatogli da her pracontal proconsole di libia per la tunica furono tagliate novemila seicento aune meno due terzi di velluto azzurro come il precedente tutto trapunto d oro a diagonale che guardato convenientemente presentava un colore cangiante quale si vede al collo delle tortore e dava mirabile gioia agli occhi per il berretto furono tagliate trecento e due aune e un quarto di venuto bianco ebbe forma larga e rotonda e proporzionata al capo poiché suo padre diceva che quei berretti alla marrabisa fatti a mo di pasticcio portavano un giorno o l altro mala ventura ai loro tonduti come pennacchio portava una bella piumona azzurra tolta ad un onocrotalo della selvatica ircania cadente con grazia sull orecchio destro come coccarda portava in una placca d oro del peso di sessantotto marchi un rilievo proporzionato di smalto che raffigurava un corpo umano con due teste l una rivolta verso l altra quattro braccia quattro piedi e due culi quale scrive platone nel simposio essere stata l umana natura nel suo mistico principio e l esergo recava in lettere ioniche agape ou zetei ta elytes da portare al collo ebbe una catena d oro del peso di venticinque mila e sessantatre marchi d oro tutta di grosse bacche intercalate di grossi diaspri verdi con incisi dragoni tutti contornati di raggi e scintille come li portava un tempo il re necepsos essa scendeva fino alla bocca dello stomaco onde risentì benefizio tutta la vita come sanno i medici greci per guanti furono adoperate sedici pelli di lontra e tre di lupo mannaro per l orlatura quel genere di pelli fu suggerito dai cabalisti di sainlouand quanto agli anelli che il padre volle portasse per ripristinare quell antico segno di nobiltà ebbe all indice della mano sinistra un carbonchio grosso come un ovo di struzzo incastonato graziosamente in oro di serafo e all anulare un anello di quattro metalli combinati nel modo più meraviglioso che mai fosse visto senza che l acciaio intaccasse l oro senza che l argento soverchiasse il rame opera questa del capitano chappuis e di alcofribas suo buon aiutante all anulare della destra ebbe un anello fatto a spirale nel quale erano incastonati un balascio perfetto un diamante a punta e uno smeraldo del fisone di prezzo inestimabile hans carvel gran lapidario del re di melindo lo valutava sessantanove milioni ottocentonovantaquattromila e diciotto montoni di gran lana non meno lo stimarono i fugger d augusta capitolo ix i colori e la divisa di gargantua i colori di gargantua furono bianco e azzurro come più sopra avete potuto leggere e con quelli voleva il padre significare che il figliuolo gli era gioia celeste poiché il bianco per lui voleva dire gioia piacere delizia esultanza e l azzurro cose celesti capisco che leggendo queste parole voi riderete del vecchio beone e reputerete grossolana ed errata cotesta interpretazione dei colori affermando che il bianco significa fede l azzurro fermezza ma senza irritarvi corrucciarvi scaldarvi né alterarvi ché il tempo è pericoloso rispondetemi se vi piace nessuna violenza userò né a voi né a chicchessia ma solo date qui un amplesso alla bottiglia chi vi muove chi vi punge chi vi dice che bianco significa fede e azzurro fermezza un libercolo dite voi che vendono i girovaghi e i merciai ambulanti dal titolo le blason des couleurs chi l ha scritto chiunque sia ebbe la prudenza di non metterci il nome ma quanto al contenuto non so se più ammirare la sfrontatezza o la bestialità dell autore sfrontatezza poiché senza ragione né causa né verosimiglianza ha osato imporre di sua autorità personale il significato dei colori usanza questa di tiranni che vogliono sostituire l arbitrio alla ragione non di savi e sapienti che con ragioni manifeste appagano i lettori bestialità poiché ha potuto credere che la gente regolasse le proprie divise secondo le sue sciocche imposizioni senza dimostrazioni e argomenti convincenti dice bene il proverbio a cul che scacazza sempre abbonda merda infatti ha trovato un resto di macachi del tempo andato i quali prendendo per buona moneta i suoi scritti da quelli traggono norma per coniare
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apoftegmi e sentenze combinar le gualdrappe ai loro muli le livree ai paggi i quarti alle brache le orlature ai guanti le frangie ai letti le figure nelle insegne per comporre canzoni e ciò ch è peggio per tramare clandestinamente imposture e brutti tiri contro le pudiche matrone dentro simili tenebre sono immersi quei vanitosi cortigiani e allegorizzatori di nomi i quali fanno dipingere nel loro blasone una sfera per significare speranza delle penne d uccello per significare pene la pianta ancolia per significare melanconia la luna bicorne per vivere crescendo un banco a pezzi per indicare bancarotta un non e un armatura per significare non durabit un letto senza baldacchino per licenziato omonimie tutte codeste tanto stupide e insipide e rozze e barbare che chiunque le voglia ancora usare in francia dopo il rinascere delle buone lettere meriterebbe gli si attaccasse una coda di volpe al collo e gli si applicasse una maschera di sterco vaccino per le stesse ragioni se ragioni debbo chiamarle e non farneticazioni io farò dipingere un paniere per indicare che mi si fa penare e un vaso di mostarda rappresenterà il mio cuore a cui molto tarda e un vaso da notte sarà un ufficiale e il fondo delle mie brache simboleggerà una nave mercantile e la mia braghetta la cancelleria delle sentenze e uno stronzo di cane un tronco di qui dentro ch è la gioia della mia amica ben altrimenti facevano un tempo i saggi d egitto quando scrivevano con lettere da essi chiamate geroglifiche nessuno intendeva se non le intendeva e intendeva ciascuno che intendesse la virtù proprietà e natura delle cose da esse raffigurate su questa materia oro apollonio ha composto due libri in greco e polifilo nel sogno d amore ne ha esposto anche più in francia ne avete un accenno nella divisa del signor ammiraglio già adottata prima di lui da ottaviano augusto ma più oltre non farà vela la mia barchetta fra tali gorghi e bassifondi ostili e tornerò ad approdare al porto dal quale sono uscito ho tuttavia speranza di trattar più ampiamente questo soggetto un giorno e dimostrare sia per ragioni filosofiche sia per testimonianze ammesse e approvate da tutti gli antichi quali e quanti colori sono in natura e che cosa simboleggi ciascuno sempreché dio mi conservi lo stampo del berretto cioè il recipiente del vino come diceva mia nonna capitolo x ciò che significano i colori bianco e azzurro il bianco dunque significa gioia sollazzo letizia e non a torto ma a buon diritto e a giusto titolo come potrete accertare se messe da banda le prevenzioni vorrete prestare orecchio a ciò che sto per esporvi aristotele dice che supponendo due cose contrarie nella loro specie come bene e male virtù e vizio freddo e caldo bianco e nero piacere e dolore gioia e tristezza e via dicendo se le accoppiate in guisa che il contrario d una specie s accordi ragionevolmente col contrario d un altra specie ne consegue che si accordano i due contrari residui esempio virtù e vizio sono contrari in una specie e bene e male del pari se uno dei contrari della prima specie s accorda con uno della seconda come virtù e bene poiché è certo che la virtù è buona altrettanto faranno i due residui che sono male e vizio poiché il vizio è cosa cattiva ammessa questa regola di logica prendete i due contrari gioia e tristezza e poi gli altri due bianco e nero che sono contrari fisicamente se è vero che nero significa lutto a buon diritto bianco significherà gioia questo significato non è istituito per imposizione d uomini ma accertato per libero consenso da tutto il mondo ciò che i filosofi chiamano jus gentium diritto universale valevole per ogni contrada È noto infatti che tutti i popoli d ogni nazione e lingua eccetto gli antichi siracusani e alcuni argivi che avevano l anima di traverso volendo manifestare per segni esteriori la loro tristezza mettono abito nero e ogni lutto è significato dal nero il detto consentimento universale non è avvenuto senza qualche buon argomento e ragione di natura che ognuno può comprendere immediatamente da sé senza esser istruito da altri è ciò che noi chiamiamo diritto naturale nel bianco per la medesima induzione di natura tutti vedono gioia letizia gaudio piacere diletto in passato i traci e i cretesi segnavano i giorni fortunati e lieti con pietre bianche i tristi e sfortunati con nere la notte non è essa funebre triste e malinconica essa è nera e oscura per privazione la luce non rallegra tutta la natura ed essa è bianca più di qualsiasi altra cosa e per provarlo potrei rinviarvi al libro di lorenzo valla contro bartolo ma la testimonianza evangelica basterà in matteo xvii è detto che alla trasfigurazione di nostro signore vestimenta eius facta sunt alba sicut lux le sue vesti divennero bianche come la luce con quella bianchezza luminosa dava a comprendere ai tre apostoli presenti l immagine e forma delle gioie eterne poiché dalla luce tutti gli uomini sono rallegrati così avete la sentenza di una vecchia che pur senza più denti in bocca diceva bona lux e tobia al cap v quando perduta la vista raffaele lo salutò rispose quale gioia potrò io avere che non veggo punto la luce del cielo con lo stesso colore gli angeli testimoniarono la gioia di tutto l universo alla resurrezione del salvatore ioan xx e alla sua ascensione act i e pur di candidi abbigliamenti san giovanni evangelista apoc iv e vii vide vestiti i fedeli nella celeste gerusalemme beatificata leggete le antiche istorie greche e romane e troverete che la città di alba prima madre di roma fu fondata e così chiamata per la scoperta d una troia bianca troverete che il vincitore dei nemici cui era decretato il trionfo entrava in roma sopra un carro tirato da cavalli bianchi lo stesso chi vi entrava in ovazione poiché per nessun altro segno e colore poteva esprimersi la gioia della loro entrata se non col bianco troverete che pericle duca degli ateniesi volle che passassero la giornata in gioia godimenti e riposo quelli dei suoi guerrieri ai quali erano toccate fave bianche mentre quelli altri dovevano combattere mille altri esempi e passi potrei citarvi a questo proposito ma non è qui il luogo e mediante questa interpretazione potete risolvere un problema che alessandro afrodisiaco ha reputato insolubile perché il leone che colle sole sue urla e ruggiti spaventa tutti gli animali ha timore e riverenza solo del gallo bianco perché come dice proclo lib de sacrificio et magia la presenza della virtù del sole che è organo e modello di ogni luce terrestre e siderale è più simboleggiata e trasfusa nel gallo bianco tanto pel colore quanto per la sua proprietà e ordine specifico che nel leone e procio aggiunge che furono spesso visti diavoli sotto forma leonina sparire in un attimo alla presenza d un gallo bianco ed è questa la causa per cui i galli cioè i francesi detti galli perché sono per natura bianchi come il latte che i greci chiamavano gala portano volentieri piume bianche sui loro berretti infatti essi sono per natura allegri candidi graziosi e molto amati e per simbolo e insegna nazionale hanno il fiore più bianco d ogni altro il giglio se domandate come la natura c induce a intendere gioia e letizia nel color bianco vi rispondo per cagion d analogia e di conformità poiché secondo aristotele problemi il bianco esteriormente disgrega e sparge la vista dissolvendo manifestamente gli spiriti visivi e prospettivi e lo sperimentate quando passate monti coperti di neve lagnandovi di non poter ben guardare come scrive senofonte essere avvenuto alle sue genti e come galeno espone ampiamente libro x de usu partium parimenti il cuore per gioia straordinaria si disgrega all interno e patisce manifesta risoluzione di spiriti vitali la quale può diventar così grande da lasciarlo privo di spiriti onde la vita sarebbe spenta per pericaria come dice galeno lib xii method lib v de locis affectis e lib ii de symptomaton causis e come testimoniano nel tempo andato marco tullio lib i quaestio tuscul verrio aristotele tito livio dopo la battaglia di canne plinio lib vii cap xxxii e liii a gellio lib ii xv e altri essere avvenuto a diagora di rodi a chilone a sofocle a dionisio tiranno di sicilia a filippide a filemone a policrata a filistione a m juvenzio e ad altri che morirono di gioia e come dice avicenna canone ii e lib de viribus cordis a proposito dello zafferano il quale a prenderlo in dose eccessiva tanto rallegra il cuore da togliergli la vita per risoluzione e dilatazione superflua e qui vedete alessandro d afrodisia lib primo problematum cap xix e mi par che basti ché son proceduto avanti in questa materia più che non volessi al principio a questo punto dunque ammainerò le vele rimettendo il resto al libro esclusivamente a ciò dedicato quanto all azzurro dirò in una parola che significa certamente cielo cose celesti per gli stessi simboli onde il bianco significa gioia e piacere capitolo xi dell adolescenza di gargantua dai tre ai cinque anni gargantua fu allevato ed educato secondo il volere del padre in ogni disciplina conveniente e passò quel tempo come tutti i bimbi del paese bevendo mangiando e dormendo mangiando dormendo e bevendo dormendo bevendo e mangiando sempre s avvoltolava nel fango,
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s incarbonava il naso s imbrattava la faccia scalcagnava le scarpe sbadigliava spesso alle mosche e inseguiva volentieri i farfalloni soggetti alla giurisdizione dell impero paterno si pisciava sulle scarpe smerdava la camicia si soffiava il naso nelle maniche moccicava nella minestra sguazzava dappertutto beveva nelle pantofole e si grattava di solito la pancia con un paniere aguzzava i denti con uno zoccolo lavava le mani nella minestra si pettinava con un bicchiere sedeva fra due selle col culo a terra si copriva con un sacco bagnato beveva mangiando la zuppa mangiava la focaccia senza pane mordeva ridendo rideva mordendo sputava nel piatto peteggiava grasso pisciava contro il sole si tuffava nell acqua per ripararsi dalla pioggia batteva il ferro quand era freddo fantasticava chimere faceva lo smorfioso faceva i gattini diceva il pater noster della bertuccia ritornava a bomba faceva l indiano batteva il cane davanti al leone metteva il carro davanti ai buoi si grattava dove non gli prudeva faceva cantare i merli troppo abbracciava e nulla stringeva mangiava il pan bianco per primo metteva i ferri alle cicale si faceva il solletico per iscoppiar dal ridere si slanciava con ardore in cucina la faceva in barba agli dei faceva cantar magnificat a mattutino e gli andava a fagiolo mangiava cavoli e cacava tenero discerneva le mosche nel latte faceva perder le staffe alle mosche raschiava la carta scarabocchiava la pergamena se la dava a gambe tirava all otre faceva i conti senza l oste faceva il battitore senza prendere gli uccelletti prendeva le nuvole per padelle di bronzo e le lucciole per lanterne pigliava due piccioni a una fava faceva l asino per aver crusca del pugno faceva mazzuolo voleva mettere il sale sulla coda alle gru per prenderle sfondava porte aperte a caval donato guardava sempre in bocca saltava di palo in frasca tra due verdi metteva una matura colla terra faceva il fosso faceva guardia alla luna contro i lupi sperava calando le nubi prendere le allodole cascate da cielo faceva di necessità virtù quale il pane tale faceva la zuppa faceva distinzione fra rasi e tonduti ogni mattina vomitava l anima i cagnolini del padre mangiavano nella sua scodella ed egli mangiava con loro egli mordeva loro orrecchie essi gli graffiavano il naso egli soffiava loro nel culo essi gli leccavan le labbra e volete sentirne una ragazzi che il mal di botte v inghiotta questo piccolo porcaccione palpeggiava sempre le sue governanti sopra e sotto davanti e di dietro e arri somari e cominciava già a esercitare la braghetta che ogni giorno le governanti gli adornavano di bei mazzolini di bei nastri di bei fiori di bei fiocchi esse passavano il tempo a farla rinvenire tra le mani come il maddaleone da impiastri poi scoppiavano a ridere quand essa levava le orecchie come se il gioco fosse loro piaciuto l una lo chiamava mia cannelluccia l altra mio bischero l altra mio ramoscello di corallo l altra mio cocchiume mio turacciolo mio trapano mio stantuffo mio succhiello mio pendaglio mio rude gingillo duro ed arzillo mio mattarello mio salciccin di rubino mio coglioncin bambino È per me diceva l una È mio diceva l altra ed io diceva una terza debbo dunque restarne senza ma allora perbacco lo taglio tagliarlo diceva un altra ma gli farete male signora mia tagliereste il pipi ai bimbi verrebbe su il signor senzacoda e perché si divertisse come i bambini del paese gli fabbricarono un bel mulinello con le pale d un mulino a vento del mirabelais capitolo xii dei cavallucci fittizi di gargantua poi affinché fosse tutta la vita buon cavaliere gli fabbricarono un bel cavallone di legno che egli faceva impennare saltare volteggiare springare e danzare tutto insieme e andar di passo di trotto di trapasso di galoppo all ambio di mezzo galoppo di travargo alla camellesca all onagresca e gli faceva cambiar pelo come i monaci cambiano dalmatica secondo le feste dal baio scuro all alezano al grigio pomellato al topino al cervino al roano al vaccino allo screziato al variegato al punteggiato al bianco egli stesso si fece di un grosso traino un cavallo da caccia uno per tutti i giorni con un fusto da frantoio e con una grossa quercia una mula ingualdrappata per la camera n ebbe inoltre altri dieci o dodici di ricambio e sette per la posta e tutti quanti li metteva a dormire coricati vicino a sé un giorno capitò a visitare suo padre con gran corteo e pompa il signore di paninsac proprio lo stesso giorno erano venuti a trovarlo anche il duca di sbafagratis e il conte masticavento in fede mia il castello risultò un po stretto per tanta gente specie le scuderie allora il maggiordomo e il maresciallo degli alloggi del detto signore di paninsac per sapere se in qualche altro angolo della casa vi fossero stalle disponibili si rivolsero a gargantua ancor fanciullo considerando che i bambini volentieri spiattellano tutto e gli domandarono in confidenza dove erano le scuderie dei grandi cavalli gargantua li condusse salendo la grande scalea del castello e passando per la seconda sala in una grande galleria per dove entrarono in un torrione mentre salivano un altra scalinata il maresciallo disse al maggiordomo questo ragazzo ci mena pel naso le scuderie non sono mai alla sommità delle case adagio disse il maggiordomo io conosco posti a lione alla baumette a chinon e altrove nei quali le scuderie stanno al sommo della casa e può darsi che ci sia un uscita posteriore che metta al montatoio ma per maggior sicurezza ora glielo chiedo dove ci conducete carino mio domandò a gargantua alla stalla dei miei grandi cavalli ci siamo quasi non mancano che questi gradini poi facendoli passare per un altro salone li condusse alla sua camera e aprendo la porta ecco disse le scuderie che chiedete ecco qui il mio ginnetto il mio ungherese il mio lavedano il mio trottatore e mettendo loro sulle spalle una grossa leva vi regalerò disse questo frisone mi viene da francoforte ma sarà vostro è un gran buon cavalletto e di gran resistenza con un terzuolo una mezza dozzina di cani spagnuoli e un paio di levrieri eccovi fatti re e padroni delle pernici e delle lepri per tutto questo inverno per san giovanni dissero essi siamo capitati bene abbiamo preso un bel granchio non è vero diss egli granchi non ce n è stati qui dentro da tre giorni indovinate un po ora se era più il caso di nascondersi per la vergogna o di ridere per la facezia e mentr essi scendevano tutti confusi egli domandò volete un albiera cos è cinque stronzi da farvi una musoliera rispose per oggi osservò il maggiordomo se ci mettono arrosto non rischiamo di bruciare poiché siamo conditi in tutte le salse se non erro tu ci hai scornato carino mio un giorno o l altro ti vedrò papa È probabile diss egli ma allora voi sarete papilione e questo grazioso pappalardo sarà un pappagallo perfetto vero vero disse il maresciallo ma disse gargantua indovinate quanti punti d ago vi sono nella camicia di mia madre sedici rispose il maresciallo non è parola di vangelo affermò gargantua poiché ce n è davanti e di dietro li contaste troppo male quando chiese il maresciallo quando il vostro naso disse gargantua servì di cannella per spillare un moggio di merda e la vostra gola servì d imbuto per travarsarla in altro recipiente essendo le doghe sconnesse corpo di dio disse il maggiordomo abbiamo incontrato qui un bel burlone dio vi salvi dai malanni signor chiacchierino tanto avete lo scilinguagnolo sciolto così discendendo in gran fretta sotto la volta delle scale lasciarono cadere la grossa leva di cui l aveva cariccati onde gargantua voi siete pessimi cavalieri diavolo il vostro cortaldo vi manca proprio al momento del bisogno se vi occorresse andar di qui a cahusac che preferireste cavalcare un ochetta o menare una troia al guinzaglio preferirei bere disse il maresciallo così dicendo entrarono nella sala terrena ov era raccolta tutta la brigata e raccontando loro la nuova avventura li fecero ridere come un branco di mosche capitolo xiii come qualmente grangola s accorse dell intelligenza meravigliosa di gargantua per l invenzione d un forbiculo sul finir dei cinque anni grangola di ritorno dalla disfatta inflitta ai canariani venne a trovare suo figlio gargantua e ne fu tutto lieto come poteva essere un tal padre rivedendo un tal figlio lo baciava lo abbracciava e non cessava di interrogarlo su diverse cose bamboleggiando con discorsi puerili e bevve con lui e le sue governanti alle quali tra l altro domandava insistentemente se l avessero tenuto lavato e pulito gargantua rispose che aveva a ciò provveduto egli stesso in guisa che in tutto il territorio non v era bimbo più netto di lui in che modo chiese grangola ho inventato rispose gargantua con lunghi e diligenti esperimenti un modo di forbirmi il culo che è il più signorile il più eccellente il più spedito che mai si vedesse quale chiese grangola ora ve lo dico rispose gargantua una volta mi pulii col cache nez di velluto di una delle damigelle e lo trovai buono per la morbidezza della seta che mi dava una voluttà ineffabile al fondamento un altra volta con un loro cappuccio e fu lo stesso un altra volta con una sciarpa da collo un altra volta con le orecchiette del cappuccio di raso rosso ma il ricamo in oro di tante piccole sfere di merda che v erano applicate mi
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scorticarono tutto il di dietro che il fuoco di sant antonio possa bruciare il budello culare dell orefice che lo fece e della damigella che lo portò il male passò forbendomi con un berretto da paggio bene impennacchiato alla svizzera poi cacando dietro un cespuglio trovai un gatto marzolino e me ne servii per forbirmi ma quello con l unghie mi ulcerò tutto il perineo guarii l indomani forbendomi coi guanti di mia madre ben profumati di malzoino in seguito mi forbii colla salvia col finocchio coll aneto colla maggiorana colle rose colle foglie di zucca di cavolo di bietola di vite d altea di verbasco il rossetto del culo di lattuga di spinaci questi furono di gran giovamento alla mia gamba poi di mercorella di persicaria d ortica di conzolida ma queste mi produssero il cacasangue come dicono i lombardi del quale guarii forbendomi colla mia braghetta poi mi forbii colle lenzuola colla coperta colle tendine con un cuscino con un tappeto usuale con uno verde con uno straccio con un tovagliolo con un fazzoletto con un accappatoio e n ebbi da tutti piacere più che i rognosi sotto la striglia ma insomma disse grangola di tanti forbiculi quale ti parve il migliore un momento disse gargantua non tarderete a saperne il tu autem mi forbii ancora col fieno la paglia la stoppa la borra la lana la carta ma chi con carta il cul deterge sui coglion la merda asperge che esclamò grangola tu rimi già ti sei dunque strofinato alla bottiglia coglioncino mio certo mio re rispose gargantua e rimo anche meglio e rimo tanto che spesso nel rimar m inreumo ascoltate un po ciò che la vostra latrina canta ai cacatori cacone diarrone petone stercoso il lardo ti sfugge si strugge ha in me riposo schifoso merdoso goccioso di sant antonio ti bruci il martir se tutti gl impuri tuoi buchi non turi e non forbisci avanti di partir ne volete ancora sì per bacco rispose grangola e allora rispose gargantua ecco qua rondÒ cacando l altro ier comodamente la gabella pagai che al culo devo non fu l odore tal quale credevo e ne rimasi tutto puzzolente oh se m avesse alcun cortesemente condotto la gentile che attendevo cacando a lei col mio buon mestolo imbrandito il buco dell urina avrei condito mentr ella avrebbe col suo roseo dito il buco della merda a me forbito cacando ed ora andate a dire che sono un buono a nulla oh per la merda mica li ho fatti io questi versi ma udendoli recitare dalla nobil matrona che vedete qui li ho conservati nel ripostiglio della mia memoria torniamo disse grangola al nostro argomento quale cacare chiese gargantua ma no rispose grangola forbire il culo siete disposto chiese gargantua a pagare un buon barile di vin bretone se vi metto nel sacco in questa materia volentieri rispose grangola non è necessario forbir culo disse gargantua se non sia sporco sporco esser non può se non s è cacato conviene dunque primum cacare e poi forbirsi il culo oh quanto senno figliolo mio esclamò grangola uno di questi giorni ti fo promuovere dottore alla sorbona ché per dio hai più saviezza che anni ma seguita ora ti prego l argomento forbiculativo e per la mia barba prometto che non un barile ma sessanta botti ti dono di quel buon vin bretone intendo che veramente non cresce in bretagna ma nella buona terra di verron provai poscia continuò gargantua a forbirmi con una parrucca con un origliere con una pantofola con un carniere con un paniere oh l ingrato forbiculo codesto poi coi cappelli notate che i cappelli taluni son lisci altri pelosi altri vellutati altri di seta altri di raso migliori di tutti son quelli col pelo che astergono in modo perfetto la materia fecale poi mi forbii con una gallina con un gallo con un pollastro con pelle di vitello con una lepre con un piccione con un marangone con una borsa d avvocato con una barbuta con una cuffia con un logoro ma concludendo dico e sostengo che non v ha forbiculo migliore d un papero di copiosa pelurie tenendogli però la testa fra le gambe lo affermo sull onor mio credetemi voi vi sentite una voluttà mirifica all orifizio del culo sia per la dolcezza di quella pelurie sia pel tepore del papero che facilmente comunicandosi al budello anale ed agli altri intestini arriva fino alla regione del cuore e del cervello oh non è a credere che la beatitudine degli eroi e semidei che se la godono nei campi elisi derivi dal loro asfodelo o dall ambrosia e del nettare come dicono le nostre vecchierelle la loro beatitudine viene a mio avviso dal forbirsi il culo con un ochetta così la pensa anche mastro giovanni di scozia capitolo xiv come qualmente gargantua fu istruito da un sofista nelle lettere latine all intender questi discorsi il buon uomo grangola fu rapito d ammirazione per l assennatezza e la meravigliosa intelligenza del suo figliolo gargantua e disse alle governanti filippo re di macedonia riconobbe l accortezza del figlio alessandro dal modo di domare destramente un cavallo quel cavallo era sì terribile e sfrenato che nessuno osava montarlo a tutti i cavalcatori dava gran riscossoni e a chi faceva rompere il collo a chi le gambe a chi la testa a chi le mascelle ciò considerando alessandro nell ippodromo dove si facevano movere e volteggiare i cavalli s accorse che la furia di quello non veniva se non dallo spavento della sua ombra e allora salito in groppa lo spinse a corsa nella direzione del sole sicché l ombra si proiettasse dietro e in questo modo rese il cavallo docile al suo volere da ciò riconobbe il padre la divina intelligenza del figlio e lo fece egregiamente istruire da aristotele il più stimato allora fra tutti i filosofi greci ebbene io vi dico che solo dall argomento trattato ora davanti a voi con gargantua ho compreso che qualcosa di divino è nel suo intelletto tanto m appare acuto sottile profondo e sereno bene istruito salirà a grado sovrano di sapienza voglio pertanto affidarlo a qualche gran dotto che lo ammaestri secondo le sue facoltà e nulla sia risparmiato gli consigliarono infatti un gran dottore in teologia chiamato maestro thubal oloferne il quale gl insegnò così bene l alfabeto che lo recitava a memoria anche a rovescio questo insegnamento richiese cinque anni e tre mesi poi gli lesse il donato il faceto il teodoleto e alano in parabolis questo insegnamento richiese tredici anni sei mesi e due settimane ma notate che intanto gl insegnava a scrivere in caratteri gotici e così gli faceva copiare tutti i suoi libri poiché l arte della stampa non usava ancora portava dunque seco un grosso scrittoio pesante più di settemila quintali l astuccio del quale eguagliava in altezza e grossezza i pilastroni della chiesa di ainay il calamaio appesovi con grosse catene di ferro poteva contenere una botte d inchiostro poi gli lesse il de modis significandi coi commenti di urtaborea facchino cenetroppi galeotto gianvitello billonio leccasterco e d un branco d altri questo insegnamento richiese più di diciotto anni e undici mesi e l imparò così bene che messo alla prova lo rivomitava alla rovescia e dimostrava sulla punta delle dita alla madre che de modis significandi non erat scientia poi gli lesse il composto impiegandovi sedici anni e due mesi ma ecco che il detto precettore morì e fu l anno mille quattrocento venti per uno scol che tolselo ai viventi gli successe come precettore un vecchio catarroso chiamato maestro giobelino imbrigliato che gli lesse hugutio il grecismo di hebrard il dottrinale le parti il quid est il supplementum il marmotteto il de moribus in mensa servandis il libro di seneca de quattuor virtutibus cardinalibus il passavanti con commento il dormi secure per le feste e vari altri della stessa farina con questi studi divenne tanto sapiente che mai d allora in poi ne fu infornato uno altrettale.
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capitolo xv come qualmente gargantua fu affidato ad altri precettori intanto il padre notò che veramente il ragazzo studiava con amore e allo studio dava tutto il suo tempo ma che non ne traeva profitto anzi ciò ch è peggio ne diveniva matto cretino fantastico farneticante e rammaricandosi un giorno con don filippo de marais viceré di papaligozza questi gli disse che sarebbe stato meglio non imparasse nulla piuttosto che ficcarsi in testa quei libri con quei precettori la scienza loro non era che bestialità la loro sapienza scempiaggine a non altro adatta che a imbastardire i buoni e nobili spiriti e a corrompere ogni fior di giovinezza ne volete una prova disse prendete un giovanetto di questi d ora che abbia studiato solo un paio d anni e se non mostrerà miglior giudizio miglior parlare migliori concetti di vostro figlio e anche miglior contegno e garbo tra la gente dite pure d ora innanzi ch io non son altro che un taglia salame della brenne piacque la proposta a grangola e volle si facesse la prova la sera a cena il detto de marais presentò un suo paggetto di villegongis chiamato eudemone tanto ben pettinato e abbigliato e pulitino e grazioso nei modi che pareva un angioletto piuttosto che un uomo e disse a grangola vedete questo ragazzo non ha sedici anni vediamo di grazia qual differenza sia tra il sapere dei vostri vuoti matteologi d un tempo e i giovani d oggidì vediamo disse grangola e comandò che il paggio incominciasse per primo allora eudemone chiestane prima licenza al viceré suo signore col berretto in mano la faccia aperta le sue labbra rosse gli occhi sicuri volto lo sguardo a gargantua restando in piedi con modestia giovanile cominciò a lodarlo ed esaltarlo prima per la virtù dei buoni costumi in secondo luogo pel sapere in terzo luogo per la nobiltà in quarto luogo per la sua bellezza fisica in quinto luogo lo esortava dolcemente a riverire con ogni riguardo suo padre il quale si studiava di farlo ben istruire e per ultimo lo pregava che volesse considerarlo come il più umile de suoi servi poiché altro dono non chiedeva al cielo pel momento se non la fortuna di rendergli qualche gradito servigio tutto il discorso fu profferito con gesti sì acconci pronunzia sì schietta voce sì eloquente e un fraseggiar latino sì puro ed adorno che parve un gracco un cicerone o un emilio di roma antica meglio che un giovanetto di questo secolo la prova di gargantua invece fu questa che mettendosi a piangere come un vitello e nascondendo la faccia col berretto non fu possibile cavargli una sola parola più che un peto da un asino morto il padre ne fu tanto corrucciato che voleva ammazzare mastro giobelino ma il detto de marais glielo impedì persuadendolo con buone parole a moderare la collera comandò tuttavia grangola che fosse regolato subito il conto a giobelino e che dopo averlo fatto tracannare teologalmente lo mandassero a tutti i diavoli così aggiungeva se morisse briaco come un inglese per oggi almeno non costerebbe nulla al suo oste partito mastro giobelino grangola chiese al viceré quale precettore potesse consigliargli e fu tra loro stabilito di affidare l ufficio a ponocrate precettore di eudemone e che tutti insieme andassero a parigi per sapere quali erano gli studi dei giovanetti francesi di quel tempo capitolo xvi come qualmente gargantua fu inviato a parigi e l enorme giumenta che lo portò e come qualmente essa si sbarazzò delle mosche bovine della beauce quella stessa stagione fayoles quarto re di numidia mandò dall africa a grangola la più enorme e grande giumenta che mai si vedesse e la più mostruosa dall africa infatti come sapete giungono sempre cose mai viste era grande come sei oriflanti aveva i piedi digitati come il cavallo di giulio cesare le orecchie spenzolanti come le capre di linguadoca e un piccolo corno sul culo quanto al resto aveva pelo rossigno fulvo intrammezzato di pomelli grigi ma soprattutto aveva una coda orribile grossa pelo più pelo meno come la torre di saint-mars presso longès e quadrata del pari con ciuffi adunchi né più né meno che spighe di frumento se ciò vi stupisce stupitevi anche più della coda dei montoni sciti che pesava più di trenta libbre e delle pecore di soria alle quali se è vero ciò che dice tenaud bisogna attaccare una carretta al culo per portare una coda tanto lunga e pesante d egual misura non l avete voialtri porcaccioni d insignificanti paesi essa fu imbarcata su tre caracche e un brigantino fino al porto di olona in thalmondoys quando grangola la vide ecco disse quel che ci vuole per portare mio figlio a parigi ora sì per dio che tutto andrà bene ed egli diventerà un gran chierico ah se non ci fossero le signore bestie noi vivremmo come chierici l indomani dopo bere si sottintende gargantua il suo precettore ponocrate il seguito e con essi il paggio eudemone si misero in viaggio e poiché il tempo era sereno e mite suo padre gli aveva fatto fare degli stivali gialli babin li chiama borzacchini viaggiarono allegramente sempre in gozzoviglia fin sopra orlèans là era un estesa foresta trentacinque leghe lunga e larga diciassette o all incirca orribilmente fertile e infestata di mosche bovine e calabroni un vero brigantaggio per le povere giumente gli asini e i cavalli ma la giumenta di gargantua vendicò bravamente tutti gli oltraggi colà perpetrati sulle bestie della sua specie con un tiro che nessuno s aspettava infatti appena entrarono nella foresta i calabroni volarono all assalto ma essa sguainò la sua coda e avventandola intorno non solo li disperse ma abbattè tutto il bosco come un falciatore fa cader l erba così essa abbatteva gli alberi a torto e a traverso di qua di là di su di giù in lungo e in largo sopra e sotto di guisa che sparirono e bosco e calabroni tutto il territorio fu rasa campagna a quello spettacolo gargantua tutto gongolante pur senza vantarsene disse alla sua gente beau ce da quel giorno la regione cominciò a chiamarsi la beauce ma tutta la colazione si ridusse a sbadigli in memoria di che anche oggi i gentiluomini della beauce fanno colazione di sbadigli e ne hanno buon pro e ci sputano anche meglio finalmente giunsero a parigi per due o tre giorni si ristorarono facendo baldoria con tutto il seguito ma s informarono intanto delle persone più sapienti ch erano allora nella città e anche se c era buon vino capitolo xvii come qualmente gargantua pagò il suo benvenuto ai parigini e come portò via i campanoni della chiesa di notre-dame qualche giorno dopo essersi ristorati mentre gargantua andava in giro a visitare la città tutta la gente restava a bocca aperta ad ammirarlo il popolo di parigi infatti è tanto balordo e scemo di sua natura che un ciarlatano un monaco questuante un mulo co suoi sonagli uno strimpellatore di viola a un quadrivio chiaman più gente che un predicatore del vangelo tanto molestamente dunque gli tenevan dietro che fu costretto a riposarsi sulle torri della chiesa di notre-dame e là seduto vedendo tanta gente intorno a sé disse chiaramente mi pare che questi bricconi vogliano che io paghi loro il benvenuto e la buona entrata È giusto ora gli offro subito la bicchierata ma sarà un vino par ris e tutto sorridente spalancò la sua bella braghetta e spianando il bischero in aria li scompisciò sì aspramente e copiosamente che ne annegò duecentosessantamila quattrocento e diciotto senza contare le donne e i fanciulli un certo numero poté scampare a quella pisciaforte grazie alla leggerezza dei piedi e pervenuti sull altura dov è l università sudando tossendo sputando e ansimando cominciarono a sacramentare e bestemmiare per le piaghe di dio rinnego dio sangue di diana sta un po a vedere per la merdiana per la testa di dio das dich gots leyden schend potta di cristo ventre di san quenet virtù di dio per san fiacre di brie per san ringano fò voto a san teobaldo pasqua di dio buondì di dio che il diavolo mi porti fede di gentiluomo per santa salciccia per san godegrande martirizzato a suon di mele cotte per san fottino apostolo per san vito per santa mamica siamo inondati par ris da quel giorno la città fu chiamata paris mentre prima si chiamava come dice strabone lib iv leucezia cioè in greco bianchetta a cagione delle coscie delle dame di parigi che sono bianche e poiché inoltre al momento dell imposizione del nuovo nome ciascuno dei presenti bestemmiò invocando il santo della sua parrocchia a parigi specie di porto di mare dove c è gente d ogni razza gli uomini son per natura forti giocatori forti giuristi e un tantino arroganti onde giovannino de barranco a giusto titolo nel libro de copiositate reverentiarum stima che son detti parrhesiens cioè in greco valenti parlatori gargantua dopo la pisciata considerando i campanoni delle torri li fece suonare armoniosissimamente e ciò facendo gli venne in mente che
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ben potevano servir da sonagli sul collo della sua giumenta che voleva rimandare al padre carica di formaggi della brie e d aringhe fresche e infatti se li portò a casa intanto passò un pescaprosciutti commendatore di sant antonio per la sua questua suina il quale avrebbe voluto portarseli via furtivamente perché il suono lo annunciasse da lungi e facesse tremare di paura i lardi in sale ma poi per sentimento d onestà li lasciò stare non è che scottassero gli è che erano un tantinello pesantucci a portare badate che non era l antonista di bourg quello è un mio carissimo amico tutta la città fu in subbuglio alle sommosse come sapete sono tanto inclini che i forestieri stupiscono della pazienza dei re di francia i quali non li frenano come giustizia vorrebbe dati gli inconvenienti che sorgono ogni giorno ah volesse dio che io conoscessi l officina dove si fabbricano tanti scismi e macchinazioni ben io vorrei denunciarla alla confraternita della mia parrocchia il popolo dunque tutto fuor di sé e balordo s adunò alla sorbona dov era allora e ora non è più l oracolo di leucezia colà fu esposto il caso e fu dimostrato il danno dei campanoni asportati dopo aver ben sofisticato pro et contra fu deliberato a mò di baratipton doversi inviare a gargantua i più anziani e competenti della facoltà di teologia per dimostrargli quale orribile inconveniente fosse la perdita delle campane e nonostante l obiezione d alcuni dell università che l incarico meglio s addiceva a un oratore che a un teologo l affare fu affidato al nostro mastro giannotto de bragmardo capitolo xviii come qualmente giannotto de bragmardo fu inviato a gargantua per recuperare i campanoni mastro giannotto tonduto alle cesarina e indossato il suo bravo tiripipion teologale bene antidotato lo stomaco di cotognate al forno e d acqua benedetta di cantina si recò all abitazione di gargantua parando avanti a sé vitelli dal muso rosa e traendo dietro cinque o sei maestri inerti unti e bisunti a gloria dell economia li incontrò sull entrata ponocrate e spaventato in vederli così agghindati pensava fossero maschere impazzite fuor di stagione poi chiese ad uno dei maestri inerti della carovana che cosa cercasse quella mascherata gli fu risposto che domandavano la restituzione delle campane ponocrate corse subito a informarne gargantua per poter dare sollecita risposta e deliberare prontamente sul da farsi gargantua avvertito chiamò in disparte ponocrate suo precettore filotimo suo maggiordomo ginnasta suo scudiero ed eudemone e li consultò brevemente su ciò che doveva fare e rispondere tutti furono d avviso d introdurre gl inviati nel salotto di bevimento e lì che bevessero teologalmente e intanto perché il catarroso giannotto non si gloriasse d aver ottenuto colla sua richiesta la restituzione delle campane mentre egli beveva si mandassero a chiamare il prevosto della città il rettore della facoltà e il vicario della chiesa ai quali avrebbe consegnato le campane prima che il teologo esponesse il suo mandato dopo la consegna presenti anche i sopravvenuti avrebbero dato udienza all arringa teologale così fu fatto i chiamati arrivarono e il teologo condotto nel bel mezzo della sala cominciò non senza tossire come segue capitolo xix l arringa di mastro giannotto de bragmardo a gargantua per recuperare le campane ehen hen hen mna dies signore mna dies et vobis signore sarebbe un gran bel fatto che ci rendeste le nostre campane poiché ne abbiamo molto bisogno hen hen hasc ne abbiamo rifiutato una volta del bravo danaro sonante dai cittadini di londra in cahors e altresì da quelli di bordeaux nella brie i quali volevano comprarle per la sostantifica qualità della complessione elementare che è intronificata nella terrestrità della loro natura quidditativa per estraniare gli aloni e i turbini dalle nostre vigne veramente non nostre ma poco ci manca poiché se perdiamo il sugo di vigna tutto perdiamo sentimento e legge se voi ce le restituite per mia richiesta io ci guadagnerò dieci spanne di salciccia e un buon paio di brache che saranno una grazia di dio per le mie gambe se no non mi terranno la promessa oh per dio domine un paio di brache non è mica un pugno in un occhio et vir sapiens non abhorrebit eam ah ah non è mica dato a tutti avere un paio di brache io lo so bene per esperienza personale pensate domine son diciotto giomi che sto a rugumare questa bella arringa reddite quae sunt caesaris caesari et quae sunt dei deo ibi iacet lepus date a cesare quel ch è di cesare e date a dio quel ch è di dio questo è l importante in fede mia domine se volete cenare con me in camera corpo di dio charitatis nos facemus bonum cherubin ego occidi porcum et ego habet bon vino faremo una bella baldoria ho ammazzato un maiale e c è buon vino in cantina ma di buon vino non si può fare cattivo latino orsù da parte dei date nobis clochas nostra in nome di dio dateci le nostre campane tenete vi regalo in nome della facoltà un esemplare dei sermones de utino e utinam una buona volta consegnateci le nostre campane vultis etiam pardonos per diem vos habebitis et nihil payabitis volete indulgenze le avrete per dindirindina e non pagherete un soldo oh signore domine clochi dona minor nobis per diana est bonus urbis tutti se ne servono se fanno comodo alla vostra giumenta altrettanto alla nostra facoltà la quale è comparata alle giumente insipienti ed è fatta a loro somiglianza quae comparata est jumentis insipientibus et similis facta est eis psalmo nescio quo non so più in quale salmo e sì che l aveva annotato nei miei appunti ed è unum bonum achilles argomento capitale hen hen ehen hasch orsù ecco vi provo che me le dovete consegnare ego sic argumentor onnis clocha clochabilis in clocherio clochando clochans clochativo clochare fecit clochabiliter clochantes parisius habet clochas ergo gluc ah ah ah questo si chiama parlare e in tertio primae in darii o altrove ah per l anima mia passò quel tempo che facevo il diavolo a quattro in argomentare presentemente non fo che farneticare d ora innanzi null altro mi conviene che buon vino buon letto buon fuoco alle spalle il ventre a tavola e scodella ben profonda ahi domine vi prego in nomine patris et filii et spiritus sancti amen che rendiate le nostre campane e che dio vi preservi dal male e insieme nostra signora della salute qui vivit et regnat per omnia saecula saeculorum amen hen hasch shasch grenhenhasch verum enim vero quando quidem dubio procul edepol quoniam ita certe meus deus fidius una citta senza campane è come un cieco senza bastone un asino senza sottocoda una vacca senza sonaglio e fino a che non ce le avrete restituite non cesseremo di gridarvi dietro come un cieco senza bastone di ragliare come un asino senza sottocoda di mugghiare come una vacca senza sonaglio un quidam latineggiatore dimorante presso l hotel dieu disse una volta allegando l autorità d un taponnus pardon volevo dire pontanus poeta secolare che s augurava campane di piume con una coda di volpe per batacchio perché gli davano la cronica alle trippe del cervello quando componeva i suoi vermi carminiformi ma nac patatì patatà tira gira molla fu dichiarato eretico noi le facciamo come di cera il teste non ha più nulla da aggiungere valete et plaudite calepinus recensui capitolo xx come qualmente il teologo si portò il suo panno e come promosse lite ai sorbonisti non appena il teologo ebbe finito ponocrate ed eudemone scoppiarono a ridere così profondamente che credettero render l anima a dio né più né meno di crasso quando vide un coglionaccio d asino mangiarsi i cardi e come filemone il quale morì a forza di ridere vedendo un asino che mangiava i fichi preparati pel desinare insieme con loro cominciò a ridere anche mastro giannotto e ridevano a gara tanto da averne le lagrime agli occhi per la veemente concussione della sostanza cerebrale dalla quale era stata spremuta quella umidità lagrimale e versata presso i nervi ottici pareva proprio che essi rappresentassero in quel modo democrito eracliteggiante ed eraclito democriteggiante calmato il riso gargantua consultò la sua gente sul da farsi ponocrate fu d avviso che si facesse ribere quel bell oratore e poiché li aveva divertiti e fatti ridere più che non avrebbe fatto songecreux gli si regalassero le dieci spanne di salciccia menzionate nella allegra arringa con un paio di brache tre centinaia di ciocchi di legno scelto venticinque moggi di vino un letto a triplice strato di piuma anserina e una scodella ben capace e profonda tutte comodità com egli aveva detto necessarie alla sua
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vecchiaia detto fatto ma gargantua dubitando si trovassero lì subito brache adatte a quelle gambe né sapendo quale foggia meglio s attagliasse al detto oratore se colla martingala ch è il ponte levatoio del culo per andar di corpo più comodamente oppure alla marinara per meglio alleviare i rognoni o alla svizzera per tener calda la trippa o a coda di merluzzo per non riscaldare i reni gli fece dare sette aune di panno nero e tre di bianchetto per la fodera la legna fu portata dai facchini i maestri in arti portarono le salsiccie e la scodella mastro giannotto volle portare il panno uno dei detti maestri chiamato jousse baudouille gli rimostrò che ciò non era né decoroso né conveniente allo stato teologale e ch era meglio dare il panno a qualcuno di loro ah disse giannotto somaro due volte tu non concludi affatto in modo et figura ecco a che cosa servono le supposizioni e le parva logicalia pannus pro quo supponite confuse et distributive disse baudouille io non ti domando o somaro disse giannotto quomodo supponit ma bensì pro quo pro tibiis meis s ha a dire somaro e perciò lo porterò io egomet sicut suppositum portat adpositum e così lo portò lui alla chetichella come già pathelin il bello fu quando il tossicoloso presentandosi trionfalmente all assemblea della sorbona richiese in compenso le brache e le salsicce promesse la sorbona glie le negò recisamente avendole egli ricevute da gargantua come s era risaputo egli obbiettò che quelle le aveva ricevute gratis e che la liberalità del donatore non li svincolava dalla loro promessa ciò nonostante gli fu risposto che si contentasse d aver ragione che altro non avrebbe ricevuto ragione disse giannotto ma non sta di casa qua dentro traditori sciagurati gente da nulla non c è sulla terra gente più perfida di voi me n intendo bene io non claudicate davanti a uno zoppo son del mestiere anch io appartenni alla vostra combriccola per la coratella di dio avvertirò il re degli abusi enormi che si perpetrano qua dentro per opera e intrigo vostro e mi colga la lebbra se non vi faccio bruciar vivi tutti quanti come sodomiti traditori eretici e seduttori nemici di dio e di virtù a queste parole stesero un atto d accusa contro di lui e lui a sua volta li fece citare insomma il processo fu assunto dalla corte ed è sempre in corso i sorbonicoli per questa faccenda fecero voto di non più ripulirsi e mastro giannotto coi suoi di non più soffiarsi il naso finché non fosse pronunciata la sentenza definitiva ecco la ragione per cui son rimasti fino ad oggi tanto sporchi e mocciosi infatti la corte non ha ancora ben vagliato tutti i documenti la sentenza uscirà alle prossime calende greche cioè l anno del mai poiché voi ben lo sapete i teologi della corte superano la natura e vanno contro i loro stessi articoli gli articoli di parigi cantano chiaro che dio solo può fare cose infinite che la natura nulla può fare d immortale ma dà fine e compimento a tutte le cose da essa prodotte omnia orta cadunt etc questi ingollatori di nebbia invece conferiscono infinità e immortalità ai processi e ciò facendo hanno realizzato e dimostrato la massima di chilone lacedemone consacrata in delfo il quale affermava miseria esser compagna di processo e miseri essere i litiganti i quali vedono prima la fine della loro vita che il riconoscimento del diritto reclamato capitolo xxi lo studio e la dieta di gargantua secondo la disciplina dei suoi professori sorbonagri passati così i primi giorni e rimesse al loro posto le campane i cittadini di parigi riconoscenti all onestà di gargantua gli offrirono di mantenere e nutrire la sua giumenta finché gli piacesse e avendo egli gradito l offerta la inviarono a pascolare nella foresta di bière ma credo che ora non ci sia più quindi volle mettersi alacremente allo studio sotto la disciplina di ponocrate ma questi in principio ordinò che seguitasse secondo il suo costume affine di comprendere come in sì lungo tempo gli antichi precettori avessero potuto renderlo tanto sciocco zuccone e ignorante egli regolava dunque così le sue giornate si svegliava tra le otto e le nove facesse chiaro o no così avevano ordinato i suoi pedagoghi teologi allegando il detto di david vanum est vobis ante lucem surgere è vano sorgere prima della luce poi con sgambetti salti e capriole faceva un po di ginnastica sul letto per meglio destare gli spiriti animali e si vestiva secondo la stagione ma indossava volentieri una grande e lunga tunica di frisato grosso foderato di volpe poi si pettinava col pettine di almain cioè colle quattro dita più il pollice giacché i suoi precettori gli dicevano che pettinarsi in altro modo e lavarsi e pulirsi era una perdita di tempo in questo mondo poi cacava pisciava vomitava ruttava scorreggiava sbadigliava sputava tossiva dava il singhiozzo sternutiva e si soffiava il naso all arcidiacona e faceva colazione per combattere la rugiada e l aria cattiva con belle trippe fritte belle braciole sulle bragie bei prosciutti bei capretti arrosto e zuppe di prima in quantità ponocrate gli rimostrò che non doveva mangiare così subito appena alzato di letto senza aver fatto prima un po di ginnastica e gargantua rispose e che non basta voltolarsi nel letto come ho fatto cinque o sei volte prima di alzarmi papa alessandro faceva altrettanto per consiglio del suo medico ebreo e visse fino alla morte a dispetto degli invidiosi i miei maestri così m hanno avvezzato dicendo che la colazione rinforza la memoria e davano per primi l esempio del bere io me ne trovo benissimo e pranzo anche meglio mastro tubal che primeggiò tra i licenziati di parigi al suo tempo mi diceva che non era tutto correre velocemente ma che bisognava anche partir di buon ora parimenti la salute totale del genere umano non istà nel reiterar sorsate l una dopo l altra come anitre ma nel cominciare a bere di buon mattino unde versus levarsi all alba non allieta il cuore ma tracannare all alba è assai migliore dopo una copiosa colazione dunque andava in chiesa dove gli portavano dentro un gran paniere un grosso breviario impantofolato pesante tra untume fermagli e pergamena undici quintali e sei libbre poco più poco meno sentiva ventisei o trenta messe intanto capitava il suo elemosiniere ufficiale imbacuccato come un allocco e col fiato bene antidotato a forza di sciroppo vinoso borbottava con esso tutti i suoi kirie e con tanta attenzione se li sorbiva da non lasciarne cadere una goccia uscendo di chiesa gli conducevano sopra un carro di buoi un mucchio di rosarii di san claudio coi grani grossi quanto lo stampo d un berretto e passeggiando per chiostri gallerie o giardini ne sgranava da solo più di sedici eremiti poi studiava una mezz oretta gli occhi fissi sul libro ma l anima in cucina come diceva il comico dopo aver pisciato un orinale pieno sedeva a tavola e poiché era per natura flemmatico cominciava il pasto con qualche dozzina di prosciutti di lingue di bue affumicate di bottarghe di salsiccie e simili altre avanguardie del vino intanto quattro camerieri gli gettavano in bocca palate di mostarda l una dopo l altra senza tregua poi ci beveva su una spaventevole sorsata di vino bianco per sollevare i rognoni quindi mangiava secondo la stagione le carni che desiderava e non cessava di mangiare se non quando la pelle gli tirava né a bere conosceva termine o regola poiché diceva solo termine e confine del bere essere quando il sughero delle pantofole per ringonfiamento si alzasse di un mezzo piede capitolo xxii i giochi di gargantua poi borbottando alla grossa un tocco d orazione di ringraziamento si lavava le mani con vin fresco si curava i denti scarnificando un piede di maiale e chiacchierava allegramente coi suoi quindi steso il tappeto verde mettevan fuori mucchi di carte di dadi e scacchiere e là giocava a goffo a passadieci a primiera a trentuno a rubamazzo a pari e sequenza a pigliatutto ai trecento a trionfo ai disgraziati a piccardia alla condannata al centro a carta voltata alla spinetta al malcontento alla sfortunata al lanzichenecco alla furba al cucú a chi l ha lo dica a tavole intere a piglia,niente,gioca,fuori a tavole abbassate a matrimonio a rinnegadio al gallo al forzato all opinione a dama a chi fa l uno fa l altro a babuino a sequenza a primus secundus all uvette a piè di coltello ai tarocchi alle chiavi a cochinverde chi vince perde al centro del quadrato al belinato a pari e dispari al tormento a testa e corona alla ronfa alle martore al glic agli aliossi agli onori a bilia alla morra al ciabattino agli scacchi al gufo alla
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volpe a leprottino a campana a tirlintana alle vacche ad avanti porchetto alla bianca alle gazze alla fortuna al corno alla zara al bue alle tavole alla civetta a nicca nocca a ti pizzico senza ridere al lurco alle beccate alla reginetta a sferrar l asino a sbaraglino a trotta gregge tru al trictrac a va somaro su a io mi siedo alle vallette alla barba d oribus alla verghetta alla boschina alle piastrelle a tira lo spiedo a ci sto anch io alla botte in fiera a spegnimoccolo a compare prestami il tuo ai birilli sacco al siam alla coglia di montone a palla piatta a buttafuori al verrettone ai fichi di marsiglia alla lippa alla mosca a rosicamerda a dagli arciere dagli ad angenart a scuoiavolpe alle boccie in corte alla granata al volano all uncino madama a scondarella a vender l avena alla pentolaccia a soffiare il carbone a mio talento ai responsori al mulinello a giudice vivo e giudice ai giunchetti morto a baston corto a trarre i ferri dal forno a prillavola al finto villano a mosca cieca ai quagliettini al picchetto al gobbo di corte alla bianca a san trovato al furetto a pizzica spugnole alla seghetta al pero al castelletto a pimpompetto alla fila a trallalalella trallalalà alla fossetta al cerchio alla trottola alla troia alla tromba a ventre contro ventre al monaco alle tenebre a beccalaglio allo stupito alla grola al pallone a gallo canta alla spola a colin maliardo a sculaccioni a guardargli il muso alla scopa allo spione a san cosimo vengo ad al rospo adorarti al pallamaglio a lumacone il bruno al pistone a vi colgo senza verde a bilbochetto a pian pian bel bello se ne alle regine va quaresima ai mestieri a quercia forcelluta a testa a testa o testa a a caval per terra piè alla coda del lupo al pinotto a peto in gola a mano morta a guglielmino dammi la ai buffetti mia lancia a lavar la cuffia madama a dondolarsi allo staccio ai fasci di tre covoni a seminar l avena alla betulla al ghiottone alla mosca al molinetto a migna migna bue a defendo agli spropositi alla giravolta a nove mani a schioppetto arrabbiato a testa pazza a cul per terra a ponte caduto all aratro a bestia morta alle fiche a monta monta la scaletta alle pernacchie al porco morto a pestamostarda a cul salato a gambadilegno a l uccellin volò volò alla ricaduta a caccia al terzo a trar le freccie alle piramidi a salincerchio a saltacespugli alla gru a tagliar la strada a taglia taglia alla cutt ai biscottini sul naso al quattrino borsa in culo agli schiaffi al nido di bozzagro ai buffetti al passavanti dopo aver ben giocato stacciato crivellato e passato il tempo conveniva bere un pochino cioè undici bigoncie a testa e subito dopo banchettare sopra un banco cioè o sopra un bel lettone sdraiarsi e dormire due o tre ore senza cattivi pensieri né maldicenza svegliatosi scrollava un po le orecchie e intanto gli portavano vin fresco e beveva meglio che mai ponocrate gli rimostrava non esser igienico bere dopo dormire ma rispondeva gargantua se è proprio questa la vita dei padri io di mia natura dormo salato e il sonno mi tien luogo d altrettanto prosciutto poi cominciava a studiare un tantino e giù paternostri per meglio snocciolarli nella debita forma montava sopra una vecchia mula che aveva servito nove re e così borbottando colla bocca e dondolando la testa andava a veder prendere i conigli colle reti al ritorno entrava in cucina per informarsi quale arrosto fosse allo spiedo e cenava benone in coscienza e volentieri convitava qualcuno dei beoni vicini coi quali bevendo a gara contavano e il vecchio e il nuovo frequentavano la casa fra gli altri i signori de fou de gourville de grignault e de marigny dopo cena venivano in tavola belli evangeli di legno vale a dire scacchiere o il bel flusso o un due tre o tutti gli altri giochi tanto per farla breve oppure andavano a trovare le ragazze dei dintorni e lì nuovi spuntini e pusigni e ripusigni poi dormiva tutto un sonno filato fino all indomani alle otto capitolo xxiii come qualmente gargantua fu educato da ponocrate con disciplina tale che non perdeva un ora del giorno quando ponocrate conobbe la maniera sbagliata di vivere di gargantua deliberò d istruirlo nelle lettere in modo diverso ma pei primi giorni tollerò l antico andamento considerando che la natura non sopporta mutazioni repentine senza grave malanno per meglio cominciar l opera sua supplicò un sapiente medico di quel tempo nominato teodoro che studiasse il possibile per rimettere gargantua su miglior via egli lo purgò secondo le regole con elleboro d anticira con tal medicina lo guarì dal disordine e dai vizi del cervello e parimenti gli fe dimenticare tutto ciò che aveva imparato sotto gli antichi precettori come già usava timoteo per quei discepoli che erano stati istruiti da altri musici a meglio ottenere il suo fine l introdusse nelle compagnie dei sapienti di parigi a emulazione dei quali gli crebbe l ardore e il desiderio di studiare in modo diverso e di far apprezzare il suo valore poi gli diede tale indirizzo di studi che non perdeva un ora del giorno e dava tutto il suo tempo alle lettere e all onesto sapere si svegliava infatti gargantua circa le quattro del mattino mentre gli facevano il massaggio gli si leggeva qualche pagina della sacra scrittura a voce alta e chiara e con pronunzia adatta alla materia a questo ufficio era addetto un giovane paggio nativo di basché nominato anagnoste secondo l argomento della lettura spesso si dava a riverire adorare pregare e supplicare il buon dio la maestà e i meravigliosi avvedimenti del quale la lettura aveva illustrato poi andava al cesso a fare escrezione della digestione naturale ivi il precettore ripeteva ciò che era stato letto chiarendogli i punti più oscuri e difficili tornando consideravano lo stato del cielo se era quale l avevano lasciato la sera precedente in quali segni dello zodiaco entravano il sole e la luna in quel giorno ciò fatto mentre lo vestivano pettinavano ravviavano abbigliavano e profumavano gli ripassavano le lezioni del giorno avanti egli stesso le recitava a memoria e vi applicava qualche caso pratico e concernente le umane condizioni talora prolungavano questo esercizio per due o tre ore ma di solito tralasciavano quando era completamente abbigliato poi per tre buone ore gli facevano lettura usciti quindi all aperto sempre conversando degli argomenti trattati dalla lettura andavano al bracque o nei prati e giocavano alla pallacorda al pallone alla pila trigona esercitando gagliardamente il corpo come prima avevano esercitato la mente giocavano in piena libertà interrompendo la partita quando piaceva loro e cessavano di consueto quand erano vinti dal sudore o dalla stanchezza allora erano ben asciugati e strofinati si cambiavano di camicia e passeggiando tranquillamente andavano a vedere se il pranzo era pronto e in attesa recitavano chiaramente con eloquenza alcune sentenze ritenute dalla lezione intanto veniva monsignor l appetito e a buon punto si mettevano a tavola al principio dei pasti un lettore leggeva qualche piacevole istoria delle antiche prodezze fino a che pantagruele avesse fatto recare il suo vino allora se pareva opportuno si continuava la lettura o cominciavano a conversare allegramente insieme parlando nei primi mesi della virtù proprietà efficacia e natura di tutto ciò ch era servito in tavola pane vino acqua sale carni pesci frutta erbe radici e del modo di prepararle ciò facendo apprese in poco tempo tutti i passi concernenti quelle materie di plinio ateneo dioscoride giulio polluce galeno porfirio appiano polibio eliodoro aristotele eliano e altri e dopo aver ragionato di questi autori per controllare i testi facevano portare i loro volumi in tal modo egli apprese a mente così bene le dette cose che non c era medico allora che ne sapesse la metà dopo conversavano degli argomenti letti nel mattino e finivano il pasto con un po di cotognata si curava i denti con un ramo di lentisco si lavava mani ed occhi con bell acqua fresca e rendeva grazie a dio con qualche bel cantico composto in lode della benigna munificenza divina portavano poi delle carte non per giocare ma per apprendervi mille piccole combinazioni e invenzioni tratte dall aritmetica alla quale tanto s appassionò che tutti i giorni dopo pranzo e dopo cena si divertiva colla scienza dei numeri quanto prima coi dadi e le carte e divenne sì profondo nell aritmetica teorica e in quella pratica che l inglese tunstal il quale aveva trattato diffusamente la materia confessò d essere rimasto di fronte a gargantua all abbicì e non solamente imparò l aritmetica ma altre scienze matematiche come geometria astronomia musica poiché attendendo la concezione e digestione degli alimenti fabbricavano mille piacevoli strumenti componevano figure geometriche e parimente applicavano i canoni astronomici poi si divertivano a cantare cori di quattro o cinque voci accordate musicalmente oppure svolgevano un tema così a capriccio di gola degli strumenti musicali imparò a suonare il liuto la spinetta l arpa il flauto alemanno e quello a nove fori la viola e il trombone passata così un ora e finita la digestione si purgava degli escrementi naturali poi si rimetteva al suo studio principale per tre ore o più sia ripassando le cose lette il mattino sia proseguendo il libro cominciato sia esercitandosi a ben tracciare e comporre la scrittura gotica e la romana uscivano poi dal palazzo con un giovane gentiluomo turenese lo scudiere ginnasta che gl insegnava l equitazione si cambiava vesti e montava un corsiero un ronzino un ginnetto un barbero un cavallo leggero e li spingeva alla carriera li faceva volteggiare in aria varcar fossati saltar palizzate girare in tondo stretto tanto a destra come a sinistra e non rompeva lancie poiché è la più gran sciocchezza del mondo dire ho rotto dieci lancie in torneo o in battaglia un carpentiere può fare altrettanto buon titolo di gloria è
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invece con una sola lancia averne rotto dieci nemiche colla sua lancia dunque acciaiata dura e rigida fracassava una porta sfondava una corazza atterrava un albero infilava un anello abbatteva una sella da battaglia un usbergo una monopola ferrata ciò faceva coperto d armatura da capo a piedi quanto alle bravure e alle acrobazie sul cavallo nessuno lo superava il volteggiatore di ferrara non era che una scimmia in confronto abilissimo appariva nel saltare rapidamente dall uno all altro di quei cavalli detti desultori senza toccar terra montava in sella da ciascun lato colla lancia in pugno e senza staffe guidava il cavallo senza briglia a suo piacere poiché tali esercizi sono alla militare disciplina utilissimi un altro giorno si esercitava al maneggio dell azza e sì valentemente l agitava e in rudi puntate sospingeva e agilmente mulinando calava che fu promosso cavaliere d armi in campagna e in ogni prova poi brandiva la picca impugnava lo spadone a due mani la spada bastarda la spagnuola la daga il pugnale corazzato e non corazzato con scudo con cappa e con rondella cacciava il cervo il capriolo il daino il cinghiale le pernici i fagiani le ottarde giocava al pallone e lo faceva balzare in aria e col piede e col pugno lottava correva saltava e non a tre passi e un salto non a piè zoppo non alla tedesca poiché diceva ginnasta tali salti erano inutili e di nessun beneficio in guerra ma d un salto varcava un fossato sorvolava una siepe montava di slancio sei passi contro un muro e s arrampicava in questo modo a una finestra dell altezza di una lancia nuotava in acqua profonda diritto e arrovesciato di lato movendo tutto il corpo o i soli piedi con una mano in aria nella quale teneva un libro e così traversava la senna senza bagnarlo e traendo coi denti il suo mantello come giulio cesare poi appoggiandosi con una mano entrava in una barca dalla quale si rituffava a capofitto nell acqua sondava il profondo s insinuava tra le roccie piombava negli abissi e nei gorghi quindi girava a suo piacere la barca la dirigeva la spingeva rapidamente o adagio secondo corrente e contro corrente la fermava nel rapido delle chiuse con una mano la guidava e con l altra schermeggiava un gran remo tendeva la vela s arrampicava sull albero per le sartie correva sui pennoni aggiustava la bussola tendeva le boline sbandava il timone uscito dall acqua scalava rudemente la montagna e con pari franchezza scendeva montava sugli alberi come un gatto saltava dall uno all altro come uno scoiattolo e ne abbatteva i grossi rami come milone con due pugnali aguzzi e due picconi provati saliva sul tetto d una casa come un sorcio e balzava dall alto a terra in posizione da non farsi mai alcun male lanciava il dardo la sbarra di ferro la pietra il giavellotto lo spiedo l alabarda tendeva l arco e tirava a forza di reni le forti balestre d assedio sparava l archibugio ad occhio affustava il cannone e tirava al bersaglio al pappagallo dal basso in alto dall alto in basso di fianco e all indietro come i parti saliva e scendeva con le mani per una corda attaccata a un alta torre con la stessa agilità e sicurezza come se camminasse sopra un prato ben livellato si appendeva per le mani ad una pertica sospesa ai capi a due alberi e andava e veniva colle mani a tale velocità che non si poteva raggiungerlo correndo e per tenere in esercizio torace e polmoni gridava come cento diavoli io l ho udito una volta chiamare eudemone dalla porta di san vittore ed ero a montmartre stentore non ebbe tal voce alla battaglia di troia per rinforzare i nervi gli avevano fabbricato due grossi salmoni di piombo che egli chiamava manubrii del peso ciascuno di ottomila e settecento quintali li afferrava uno per mano li elevava sopra la testa e così li teneva tre quarti d ora e anche più prova di forza inimitabile giocava alla barra coi più forti e quando il momento venisse si piantava sui piè rigidamente e sfidava i più robusti a smuoverlo dandosi per vinto a chi lo scotesse come già faceva milone e ad imitazione di lui serrava una melagrana nel pugno regalandola a chi potesse strappargliela dopo aver occupato così il suo tempo gli facevano i massaggi si lavava mutava vestito e se ne ritornava pian piano passando per prati o altri luoghi erbosi osservavano gli alberi e le piante richiamandosi ai libri degli antichi che ne hanno scritto come teofrasto dioscoride marino plinio nicandro macerio e galeno e ne portavano a piene mani a casa consegnandole a un giovane domestico chiamato rizotoma a cui erano affidati insieme coi marrelli le vanghe i zappini i badili le roncole e altri strumenti necessari a ben erborizzare arrivati a casa mentre si preparava la cena ripetevano passi delle letture fatte e sedevano a tavola notate qui che il desinare era sobrio e frugale non mangiava che per calmare i latrati dello stomaco la cena invece era copiosa e larga e tanto vi si cibava quanto gli era necessario per sostenersi e nutrirsi che è la vera dieta prescritta da buona e sicura medicina checché consiglino in contrario un branco di sciocchi medici addestrati alla scuola dei sofisti durante la cena continuava la lettura cominciata a desinare finché sembrasse opportuno poi si conversava di argomenti letterari e utili dopo l orazione di ringraziamento si davano a cantare musicalmente a suonare strumenti armoniosi oppure si dilettavano di piccoli passatempi colle carte coi dadi e coi bussolotti e là restavano allegramente divertendosi qualche volta fino all ora di dormire qualche volta andavano a visitare i crocchi di letterati o di viaggiatori che giungevano da paesi stranieri nel pieno della notte prima di ritrarsi salivano sulle terrazze della casa a osservar l aspetto del cielo e vi notavano le comete se ve ne fossero e le figure delle costellazioni le posizioni i rapporti le opposizioni e le congiunzioni degli astri poi insieme col precettore ricapitolava brevemente all uso dei pitagorici tutto ciò che aveva letto visto imparato fatto o inteso nel corso di tutta la giornata indi pregavano dio creatore adorandolo e confermando la loro fede in lui e glorificandolo della sua bontà immensa e rendendogli grazie di tutto il tempo passato si raccomandavano alla sua divina clemenza per tutto l avvenire ciò fatto andavano a riposare capitolo xxiv come qualmente gargantua occupava il tempo quando l aria era piovosa se faceva tempo piovoso e burrascoso la mattinata era occupata come il solito solo faceva accendere un bello e chiaro fuoco per correggere l intemperie dell aria ma dopo desinare invece d uscire per la ginnastica restavano a casa e per apoterapia si divertivano a imballare fieno a spaccare e segar legna e a battere il grano nel granaio poi studiavano pittura e scultura o richiamavano in uso l antico gioco degli aliossi come lo descrive leonico e come lo gioca il nostro buon amico lascaris giocando ricordavano i passi degli antichi autori riferentisi a tal gioco e qualche metafora da esso suggerita anche andavano a vedere come si lavoravano i metalli o come si fondeva l artiglieria o i lavori dei lapidari orefici e incisori di gemme degli alchimisti dei coniatori di monete dei fabbricanti di tappezzerie tessuti e velluti degli orologiai e degli specchiai dei tipografi dei fabbricanti d organi dei tintori e d altrettali artigiani e offrendo vino dappertutto potevano conoscere a considerare l industria e le invenzioni dei mestieri andavano a sentire le lezioni pubbliche gli atti solenni le esercitazioni retoriche i discorsi le arringhe degli avvocati di grido i sermoni dei predicatori evangelici passava per le sale e luoghi destinati a esercizi di scherma e là si misurava coi maestri d ogni arme e mostrava coi fatti di saperne quanto e più di loro invece di erborizzare visitavano le botteghe dei droghieri erboristi speziali e consideravano accuratamente frutti radici foglie gomme sementi grassi esotici e anche come li adulteravano andava a vedere giocolieri saltimbanchi e ciarlatani e ne considerava i gesti le astuzie le capriole e le belle parlate singolarmente di quelli di chaunys in picardia che sono per natura gran chiacchieroni e abili spacciatori di frottole in materia di scimmie verdi ritornati per la cena mangiavano più sobriamente degli altri giorni e carni più disseccative e meno sostanziose affinché la temperie umida dell aria comunicata ai corpi per necessario contatto fosse in questo modo corretta e non soffrissero incomodo per non aver fatto ginnastica come il solito così fu educato gargantua e con questa regola quotidiana profittava come si comprende dovesse profittare un giovane giudizioso della sua età con un esercizio continuo il quale benché sembrasse difficile in principio diveniva in seguito tanto dolce lieve e piacevole da apparire passatempo regale piuttosto che studio di scolaro tuttavia ponocrate per sollevarlo dalla veemente tensione mentale sceglieva una volta al mese un giorno ben chiaro e sereno nel quale uscivano di città fin dal mattino e andavano o a gentilly o a boulogne o a montrouge o al ponte di charanton o a vanves o a saint-cloud e là passavano tutta la giornata a far la più gran baldoria del mondo scherzando divertendosi bevendo giocando cantando danzando voltolandosi sull erba di qualche bel prato snidando passerotti cacciando quaglie pescando rane e gamberi ma se la giornata passava senza libri e letture non passava tuttavia senza profitto poiché ripetevano a memorta dei versi delle georgiche di virgilio di esiodo del rusticus del poliziano componevano qualche piacevole epigramma latino e lo traducevano in rondò e ballate francesi banchettando separavano l acqua dal vino annacquato come insegna catone nel de re rustica e plinio con un bicchiere fatto d edera lavavano il vino in una bacinella piena d acqua poi lo ritiravano con un imbuto e facevano passar l acqua da un bicchiere a un altro costruivano parecchi piccoli congegni automatici vale a dire semoventi da se stessi.
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capitolo xxv come qualmente sorse gran conflitto tra i focacceri di lernè e quelli del paese di gargantua onde seguirono grosse guerre in quel tempo era il principio dell autunno stagione delle vendemmie i pastori della contrada che facevan guardia alle vigne per impedire agli stornelli di beccar l uva videro i focacceri di lernè passare presso il quadrivio portando alla città dieci o dodici carichi di focaccie essi chiesero cortesemente che ne vendessero loro qualcuna al prezzo del mercato notate ch è un mangiar di paradiso far colazione d uva e focaccia fresca massimamente d uva pinella uva ficarola moscatella zibibbo e d uva cachereccia che fa andar gli stitici come una fontana e spesso credendo scorreggiare se la fanno addosso onde son chiamati cuideurs des vendanges alla richiesta non consentirono i focacceri anzi ciò ch è peggio li insultarono grandemente chiamandoli affamati sdentati buffoni di pel rosso galeotti cacainletto ragazzacci lime sorde fannulloni leccapiatti buzzoni fanfaroni cattivi soggetti zoticoni rompiscatole rodibriciole rodomonti fiocchettoni scimmiotti lasagnoni miserabili macacchi matti zucconi buggeroni palloni pitocchi bovai da stronzi pastori di merda ed altrettali epiteti diffamatori aggiungendo che non eran pan pe lor denti quelle belle focaccie e ch era anche troppo per loro grosso pan di crusca e pagnottaccia a quell oltraggio uno dei pastori chiamato forgier onesto e valente giovanotto rispose garbatamente da quando avete voi messo corna che siete tanto arroganti diavolo una volta ce ne vendevate pure ed ora rifiutate non è questo il modo di trattare da buoni vicini non v accogliamo mica così noi quando venite a comprare il nostro bel frumento per fare pasticcini e focaccie in cambio di focaccie vi avremmo dato la nostra uva ma per la madre di dio potreste pentirvene o un giorno o l altro avrete a fare con noi verrà la nostra volta ricordatevene allora marchetto gran gonfaloniere della corporazione dei focacceri gli disse ah ah che galletto e che cresta stamattina devi aver mangiato di molto miglio iersera vien qua vien qua che ti darò le focaccie forgier s avvicinò in tutta semplicità e trasse dalla cintura una moneta pensando che marchetto gli avesse a spacchettare qualche focaccia ma quegli gli menò una sì rude frustata sulle gambe da lasciarvi il segno di tutti i nodi poi si diede a scappare ma forgier gridando con quanto fiato aveva in gola soccorso all assassino gli avventò il grosso randello che teneva sotto l ascella e lo colpì alla giuntura coronale della testa sull arteria crotafica della tempia destra in tal guisa che marchetto stramazzò dalla giumenta e meglio sembrava uomo morto che vivo intanto i mezzadri che abbacchiavan le noci lì presso accorsero coi loro perticoni e giù addosso ai focacceri come battessero segala verde gli altri pastori e pastore udendo le grida di forgier sopraggiunsero con fionde e bracciali e via a inseguirli tempestando loro addosso una grandinata di pietre finalmente li raggiunsero e tolsero loro quattro o cinque dozzine di focaccie tuttavia li pagarono al prezzo d uso e diedero loro un centinaio di noci e tre ceste d uva bianca poi i focacceri aiutarono a rimontare in sella marchetto malamente ferito e invece di proseguire per parilly ritornarono a lerne minacciando forte i bovai pastori e mezzadri di seuilly e di cynays pastori e pastore invece fecero gran baldoria con quelle focaccie e bella uva e se la spassarono insieme al suono della zampogna ridendosi di que bei focacceri che avevano avuto mala sorte per non essersi segnati il mattino con la mano buona poi con sugo di grossa uva canina fecero una bella unzione sulle gambe di forgier che ne fu ben presto guarito capitolo xxvi come qualmente gli abitanti di lernè per comando del re loro picrocolo assalirono d improvviso i pastori di gargantua tornati a lernè i focacceri senz altro prima ancora di mangiare e bere si recarono sul campidoglio e là innanzi al re chiamato picrocolo terzo di questo nome presentarono i loro lagni mostrando i panieri rotti i berretti gualciti le vesti lacerate le focaccie andate in malora e specialmente la enorme ferita di marchetto e affermarono che tutto ciò era accaduto causa i pastori e mezzadri di grangola sul gran quadrivio dopo seuilly il re montò subito in furore e senza più chiedere né come né perché fece gridare il bando per tutto il paese imponendo che ciascuno sotto pena d impiccagione convenisse in armi sulla piazza grande davanti al castello nell ora del mezzodì per meglio confermare il suo disegno ordinò di dar dentro ai tamburi tutt intorno alla città ed egli stesso mentre preparavano il desinare andò a far affustare l artiglieria spiegare bandiere ed orifiamme e caricare gran quantità di munizioni da guerra e da bocca desinando distribuì i comandi e fu per suo decreto stabilito che comandasse l avanguardia il signore granpelo con sedicimila e quattordici archibugieri e trentacinquemila e undici fanti il grande scudiero toccaleone fu incaricato del comando dell artiglieria composta di novecento quattordici grossi pezzi di bronzo tra cannoni doppi cannoni basilischi serpentine colubrine bombarde falconi passavolanti spirole e altri pezzi la retroguardia fu affidata al duca raspadanari al centro si tenne il re coi principi del reame così sommariamente ordinati prima di mettersi in marcia inviarono trecento cavalleggeri sotto gli ordini del capitano ingollavento per compiere ricognizioni nella regione e scoprire se vi fossero imboscate ma dopo aver accuratamente esplorato trovarono tutto il paese intorno tranquillo e silenzioso senza traccia di genti riunite ciò inteso picrocolo comandò che tutti marciassero rapidamente dietro le loro bandiere si misero dunque in campagna senz ordine e misura gli uni confusi con gli altri guastando e distruggendo tutto per dove passavano senza risparmiare né ricco né povero né luogo sacro né profano portavano via buoi vacche tori vitelli manze pecore montoni capre e caproni galline capponi pollastri paperi oche maiali troie porcellini bacchiavano le noci vendemmiavano le vigne estirpando anche le viti squassavano tutte le frutta dagli alberi facevano un danno incomparabile e non trovarono alcuno che resistesse tutti si rendevano a discrezione e li supplicavano di trattarli più umanamente ricordando che in ogni tempo erano stati buoni vicini e amici senza che essi mai avessero commesso né sopruso né offesa contro loro per essere così improvvisamente maltrattati e che dio li avrebbe presto puniti a quelle rimostranze nient altro rispondevano se non che volevano insegnar loro a mangiare focaccie capitolo xxvii come qualmente un monaco di seuilly salvò il brolo dell abbazia dal saccheggio dei nemici tanto fecero e tempestarono saccheggiando e rapinando che arrivarono a seuilly ove spogliarono uomini e donne e portarono via ciò che poterono nulla trovando troppo caldo o troppo pesante benché la peste fosse nella maggior parte delle case entravano dappertutto rubavano quanto v era e ciò ch è mirabile a nessuno colse malanno i curati vicari predicatori medici chirurghi e farmacisti che andavano a visitare curare guarire sermoneggiare e consigliare i malati erano tutti morti del contagio a quei diavoli di ladri ed assassini non capitò mai alcun male onde procede ciò signori pensateci ve ne prego dopo aver saccheggiato il borgo si recarono all abbazia con orribile tumulto ma la trovarono ben serrata e chiusa onde l esercito principale passò oltre verso il guado della vède non si fermarono che sette bande di fanti e duecento lancie che abbatterono le mura di cinta per rovinare tutta la vendemmia i poveri diavoli di monaci non sapevano a che santo votarsi ad ogni buon conto fecero suonare ad capitulum capitulantes là deliberarono di fare una bella processione rinforzata di bei cantici e litanie contra hostium insidias e corroborata di bei responsi pro pace era nell abbazia un monaco claustrale chiamato frate gianni degli squarciatori giovane gagliardo agghindato di buon umore ben destro ardito avventuroso risoluto alto magro ben tagliato di bocca ben provvisto di naso svelto sbrigator di preghiere rapido spacciatore di messe magnifico sbarazzator di vigilie e insomma per farla corta vero monaco in monacheria e quanto al resto ferrato fino ai denti in materia di breviario sentendo egli il fracasso dei nemici dentro il recinto della vigna uscì per vedere ciò che fosse e vedendo che vendemmiavano il vigneto nel quale era il bere di tutta l annata ritorna nel coro della chiesa dov erano gli altri monaci tutti sbalorditi come fonditori di campane e sentendoli cantare ini nim pe ne ne ne ne ne ne ne tum ne num num ini i mi i mi co o ne no o o ne no no no rum ne num num ah ah diss egli ben caca cantato ma dovreste perdio cantare:
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