Vita pensata -Anno I- N°5 - Novembre 2010

 

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Rivista mensile on line di filosofia-Registrata presso il Tribunale di Milano, N° 378 del 23/06/2010, ISSN 2038-4386

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vita pensata la filosofia come vita pensata 5 in ogni serio problema filosofico l incertezza arriva giù fino alle radici si deve esser pronti a imparare qualcosa di completamente nuovo l wittgenstein osservazioni sui colori i 15 einaudi 2000 p.7 issn 2038-4386 vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 direttore responsabile augusto cavadi direttori scientifici alberto giovanni biuso giuseppina randazzo rivista mensile on line registrata presso il tribunale di milano n° 378 del 23/06/2010 issn 2038-4386 2

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 indice editoriale agb gr colori 4 0 1 2 3 4 56 7898 vita pensata temi alberto giovanni biuso segno ryad chellali how do humans perceive robots andrea ferroni sulla consulenza filosofica i parte giuseppe o.longo simbiosi informazione postumanoi parte giusy randazzo stessa traiettoria circolare autori augusto cavadi spinoza sapere e credere paolo citran giovanni gentile e la scuola italiana visioni agb gr francesca woodman alberto giovanni biuso pinocchio in love pinocchio in death dario carere persona in meno 46 48 50 54 56 31 37 5 9 16 21 27 in ogni serio problema filosofico l incertezza arriva giù fino alle radici si deve esser pronti a imparare qualcosa di completamente nuovo l wittgenstein osservazioni sui colori i 15 einaudi 2000 p.7 anno i n.5­novembre 2010 mensile di filosofia issn 2038-4386 sito internet www.vitapensata.eu paola filadelli inception alberto giovanni biuso il banchiere anarchico recensioni davide miccione vivere o morire alberto giovanni biuso giornale di metafisica i/2010 giusy randazzo il colore della luna nees 57 60 62 in copertina rosa fotografia di laurence chellali eleonora carpi il palcoscenico illuminato marta cristofanini se puoi guardare osserva scrittura creativa pasquale indulgenza otto poesie 65 67 69 3

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 editoriale colori agb gr ary è una famosa neurologa specializzata nell ambito della visione e dei colori di essi conosce tutto composizione chimica frequenza relazione con le aree cerebrali varietà percettiva nelle differenti civiltà umane patologie e disturbi della visione e tanto altro ma c è un fatto singolare da quando è nata mary vive in un ambiente rigorosamente bicromatico ha sempre e soltanto avuto a che fare con oggetti pareti video in bianco e nero non ha mai percepito insomma il verde il blu il giallo il rosso niente nessun colore mai un giorno esce dalla sua stanza e le si dispiega il mondo colorato in tutta la sua potenza varietà sfumature la domanda è mary sta imparando qualcosa di nuovo o no se la risposta è affermativa essa implica che la conoscenza dei colori -come anche quella degli odori dei sapori delle esperienze tattili dei suoni non può ridursi alla loro dimensione quantitativa soltanto empirica a ciò che può essere appreso e tradotto in dati numerici con il celebre esperimento mentale che abbiamo riassunto frank jackson ha voluto mostrare che i colori costituiscono un esperienza in primo luogo qualitativa sono dei qualia d esperienza e che dunque il fisicalismo è falso il fisicalismo può essere definito come la posizione che sostiene non la dimensione in grandissima parte fisica del mondo ­tesi la cui verità è davvero evidente ma la struttura esclusivamente fisica di esso e questa è invece un ipotesi del tutto speculativa e in realtà mai dimostrata l argomento della conoscenza -anche così viene definito l esperimento mentale di jackson che si inserisce su una linea già aperta da leibniz e condivisa da nagel e da molti altri mostra piuttosto che se il mondo fisico coincide con l effettualità quest ultima non 4 m esaurisce l intera realtà effettualità è la struttura percepibile coi sensi l essere e risolversi nella dimensione empirica la realtà è un cerchio assai più vasto e comprende le astrazioni della mente i sentimenti l essere stato le potenzialità d esserci nel futuro della realtà dei colori delle menti naturali e artificiali parlano numerosi articoli di questo numero il livello fondamentale della visione è discusso nella recensione a un appassionante libro di paola bressan la continuità e le differenze tra le intelligenze umane qualitative e quelle artificiali quantitative sono analizzate a fondo negli articoli firmati da due specialisti della robotica quali giuseppe o longo -che descrive l homo technologicus come un «simbionte» una simbiosi profonda tra umano e macchinico e ryad chellali quest ultimo ricorda che «the idea of creating machines that are human-like shaped and having human behavior is old» ma che oggi «social and emotional robotics is the new research field» dietro e alla base di tutto questo sta l umano come «segno» esso stesso peirce È la nostra natura semantica ad aver prodotto da sempre progetti miti favole e sogni questa nostra capacità poietica di creare forme si esprime in tutte le arti le più antiche e le recenti tra queste ultime vi è la fotografia indagata qui attraverso l analisi critica dell opera di francesca woodman e di una giovane contemporanea ma soprattutto mostrata in tutta la sua affascinante e meditativa potenza dalle immagini che costellano la versione pdf di vita pensata di questo numero di novembre che vorrebbe somigliare alle splendide sfumature dell autunno alla loro umbratilità non malinconica ma saggia perché fatta di tutto ciò che il tempo insegna agli umani se loro lo sanno apprendere.

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 segno di giovanni alberto biuso foto di claudio carta colombo p oche parole sono polisemantiche come questa segno con essa ci si riferisce infatti a contenuti e significati assai diversi plurali e tuttavia convergenti sulla base del fatto che un segno è qualcosa qualunque cosa che sta per qualcos altro peirce esprime con chiarezza questa sua natura «something which stands to somebody for something in some respect or capacity»1 tutto è quindi segno o tutto può diventarlo se viene interpretato da qualcuno come un indicatore di qualcosa morris ha ragione a ritenere che «la semiotica non ha a che fare con lo studio di un tipo di oggetti particolari ma con gli oggetti ordinari in quanto e solo in quanto partecipano al processo di semiosi»2 la pervasività del segno nella vita sociale e nei rapporti interpersonali è data dal fatto che l uomo stesso è «un segno vale a dire uomo e segno esterno sono la stessa cosa come le parole homo e man sono identiche così il mio linguaggio è la somma totale di me stesso perché l uomo è il pensiero»3 la varietà delle situazioni dei contesti della comunicazione fa sì che i segni possano avere e assumere caratteristiche anche molto diverse vediamone alcune segno è un indizio un sintomo medico una traccia investigativa un segnale del volto di una persona segno è una implicazione la cui forma generale è q p se q allora p se è giorno allora c è luce segno è un rapporto di equivalenza tra le parole p=q man=uomo=animale razionale in questo senso i segni linguistici sono una specie particolare del genere segno assai più ampio rispetto al regno -pure sconfinato delle parole segno è comunicazione un gesto compiuto con l intenzione di informare convincere spingere qualcuno ad agire 5 segno è un emblema il tricolore della bandiera le croci sulle chiese cristiane la svastica sui palazzi del terzo reich segno è un simbolo astratto tutte le formule logiche matematiche chimiche come e=mc2 segno è un simbolo che comunica intenzionalmente con un atto di significazione esplicita linguistica tutti i segni sarebbero dunque dei simboli ma non tutti i simboli sono dei segni segno è un entità incorporea come gli stoici forse per primi compresero perfettamente il senso di un segno infatti non è la sua struttura fisica -si tratti di suoni lettere colori forme geometriche ma è il contenuto concettuale che viene espresso attraverso quella struttura materiale lo spazio del segno è dunque la mente anche per questo semiotica filosofia della mente e filosofia del linguaggio non sono di fatto separabili tra di loro e dal più ampio cerchio della prassi dentro il quale soltanto ogni segno -di qualunque tipo e natura esso siaacquista e plasma la sua identità di oggetto comunicativo non è possibile infatti comprendere un segno al di fuori del temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 temi contesto rappresentato dalle forme quotidiane di vita dalle aspettative sui comportamenti dalle visioni del mondo dentro le quali i segni in generale e le parole in particolare germinano segno è pertanto un complesso processo di interpretazione «qualcosa è segno solo perché viene interpretato come segno di qualcosa da qualche interprete»4 condizione di un segno infatti non è soltanto lo stare al posto di qualcos altro indicandolo ma anche l offrire una o più possibili interpretazioni di ciò al posto del quale il segno sta la profonda relazione che intercorre tra significanti materiali significati concettuali ed ermeneutica dei contesti è ben espressa ad esempio dalla parola inglese bachelor con la quale vengono indicate entità assai diverse come il paggio di un cavaliere una foca che non si accoppia durante la stagione degli amori un maschio adulto e celibe un laureato di primo livello «jakobson ha suggerito che un unico nucleo semantico profondo costituisca la base della apparente omonomicità di /bachelor/5 si tratta di quattro casi in cui il soggetto non è arrivato al compimento del proprio curriculum sociale o biologico che sia»6 tutto appare ed è semplice e insieme complesso nel mondo dei segni un mondo al quale tanti fra i maggiori filosofi hanno dato contributi decisivi da platone e aristotele ad agostino de saussure peirce pervasività varietà e universalità del segno sono state infatti da sempre oggetto del discorso filosofico platone indaga le relazioni tra il referente iperuranio l imitazione gli enti i concetti che riassumono gli enti e le parole che li esprimono per i neoplatonici poi è l intero cosmo a costituirsi in forma di segno in teofania traducendo come sempre la metafisica del maestro in discorso tecnico su ciò che appare aristotele distingue tra onoma il segno-nome che significa qualcosa rema un segno al quale si aggiunge un fondamentale riferimento temporale logos segno complesso e discorso significativo quindi /mario è onoma /mario è arrivato e sta lavorando è rema la descrizione del viaggio di mario è logos gli stoici individuano a loro volta il semainon come segno fisico linguistico o di altra natura che sia il semainomenon la parte immateriale del segno il suo significato concettuale il pragma e cioè l oggetto-referente al quale il semainon si riferisce che può essere un ente fisico ma anche un evento o un processo lo schema è dunque significante-significatoreferente e spiega la compresenza nel segno di una forma-significante e di un contenutosignificato inseparabili come due facce della stessa moneta i filosofi antichi e quelli medioevali sanno anche che tra le parole e le cose si pone il concetto per ockham la parola rimanda non alle cose direttamente ma ai loro concetti-significati i quali a loro volta diventano dei significanti il cui significato-referente sono soltanto le cose singole con locke la semiotica inizia ad acquistare un proprio statuto autonomo oltre che il nome che la indica la svolta fondamentale è foto di paola fildadelli 6

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 costituita naturalmente da peirce dalla sua stupefacente e articolata costruzione estremamente tecnica e insieme pansemiotica all incrocio tra pragmatismo e platonismo «peirce per il quale il segno intratteneva dei rapporti precisi col proprio oggetto da questo punto di vista distingueva indici icone e simboli indice è un segno che ha una connessione fisica con l oggetto che indica l icona è un segno che rimanda al suo oggetto in virtù di una somiglianza il simbolo è infine un segno arbitrario il cui rapporto con l oggetto è definito da una legge l esempio più appropriato il segno linguistico»7 in diverse circostanze ovviamente un segno sarà un icona un indice o un simbolo interessante è che secondo peirce un icona esiste solo nella coscienza ne segue che una fotografia ad esempio non è icona se non in senso metaforico in senso proprio l icona è l immagine mentale che la fotografia fa nascere in chi la guarda importante è anche la distinzione posta da morris fra le tre dimensioni del segno semantica sintattica e pragmatica il segno significa in un tessuto di relazioni e regole combinatorie inserite in un mondo più ampio di azioni ed eventi buyssens riprende la prospettiva aristotelica e distingue i segni rispetto ai semi atomistici e puramente significanti i primi unità complesse dotate di significato i secondi una distinzione che era presente anche in hobbes e che la logica contemporanea esprime come differenza tra i singoli termini che indicano o denotano e gli enunciati che asseriscono soltanto questi ultimi possono dunque risultare veri o falsi denotazione e connotazione si riferiscono anche e rispettivamente al referente di un segno -sia esso un ente fisico o una classe di oggetti e ai vari sensi che esso può invece assumere frege propone lo schema segno sinn-bedeutung dove il bedeutungriferimento è ciò a cui il segno si riferisce una città sul baltico il sinn-senso è il modo in cui il riferimento viene inteso leningrado o san pietroburgo che non significano appunto la stessa cosa il riferimento è dunque l estensione del segno denotazione il senso costituisce la sua intensione connotazione le ricerche logiche di husserl -in particolare la prima la quarta e la sesta sostengono una posizione radicale che intende «lo stesso significato percettivo come un risultato di processi semiotici»8 le percezioni come dei costrutti la conoscenza come una sintesi attiva che trasforma il dato gegenstand in oggetto objekt9 in merleau-ponty il corpo stesso si fa segno diventa un espressività donatrice di senso sui rapporti tra pensiero e linguaggio roland barthes ritiene giustamente che il linguaggio sia la forma stessa del pensare che un pensiero non linguistico non si possa dare in ogni caso è chiaro che la complessità della semiotica è tale da tenere lontano ogni riduzionismo logicistico la logica formale infatti «si applica a linguaggi appunto formalizzati e assolutamente non equivoci e entra in crisi quando vuol farsi logica dei linguaggi naturali che sono invece il luogo dell equivocità della polisemia della sfumatura e dell ambiguità»10 il neopositivismo presenta lo stesso limite giudicando «come strumento accreditato di comunicazione quell uso di segni assolutamente univoci che si verifica così di rado nella vita umana e solo nel chiuso dei laboratori mentre veniva discreditato il discorso quotidiano il discorso della politica dell affettività della persuasione dell opinione che non può essere ridotto ai ferrei parametri della verifica fisicalistica»11 la ricchezza della semiotica è data anche 7 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 temi natura semantica del corpomente che siamo «sistema di sistemi di segni anche quando crede di parlare l uomo è parlato dalle regole dei segni che usa»12 un affermazione quest ultima condivisa da heidegger per il quale il linguaggio è «la casa dell essere abitando la quale l uomo e-siste appartenendo alla verità dell essere e custodendola»13 la natura più profonda del segno consiste in questo suo legame con la verità molteplice del mondo nel suo saperla dire indicare custodire foto di laurence chellali dal fatto che la creazione e lo scambio di segni costituiscono un ciclo senza fine sono la vita stessa della comunicazione umana il processo fonte-emittente-canale-messaggiodestinatario richiede non soltanto la comunicazione di una serie di segnali che in quanto tali possono essere puro significante flatus vocis ma di una struttura semantica un codice che renda quei segni parte di un mondo condiviso e li trasformi immediatamente in prassi peirce comprese che la ricchezza del ragionare umano non può essere racchiusa nelle sole strade dell induzione e della deduzione e propose di chiamare abduzione il necessario legame di ogni inferenza con il contesto di enti ed eventi nel quale essa si inserisce le cosiddette deduzioni di sherlock holmes sono in realtà delle abduzioni poiché collegano ogni indizio traccia segno a un contesto semantico più generale e olistico dentro cui la comprensione di ogni singola parte acquista fecondità euristica e fu ancora peirce ad aver espresso nel modo più radicale e vero la note 1 c.s peirce collected papers [1931 2.228 2 c.w morris lineamenti di una teoria dei segni [1938 trad di a cura di f rossi-landi paravia torino 1955 p 31 3 c.s peirce collected papers cit 5.314 4 c.w morris lineamenti di una teoria dei segni cit p 31 5 in semiotica la parola oggetto del discorso si pone tra i segni 6 u eco segno e inferenza einaudi torino 1997 p 11 7 id segno enciclopedia filosofica isedi milano 1973 p 51 8 ivi p 111 9 cfr lezioni sulla sintesi attiva in «vita pensata» n 2 ­ agosto 2010 pp 54-55 [www.vitapensata.eu/2010/08/03/husserllezioni-sulla-sintesi-attiva 10 u eco segno cit p 82 11 ivi p 134 12c.s peirce semiotica i fondamenti della semiotica cognitiva trad di m.a bonfantini l grassi r grazia einaudi 1980 p 84 13 m heidegger segnavia 1967 trad di f volpi adelphi milano 1987 p 287 sul tema del segno si veda anche ferdinand de saussure in «vita pensata» n 1 ­ luglio 2010 pp 9-11 [www.vitapensata.eu/2010/07/01/ferdinan d-de-saussure 8

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 how do humans perceive robots di ryad chellali we use robots or machines daily that might be considered as such indeed cars automatic assembling lines washing machines printers and cash dispensers are robotic entities that surround us and simplify our lives however many people believe that a robot is different from these previous examples even though a robot by definition is an intelligent system that is able to interact with his environment autonomously clearly there is a subjective barrier in people s minds on one side we have fascinating and intriguing robots and on the other side we have banal automata one answer to the title s question is to try to understand what creates and supports this barrier of perception a bstract from a pure technical point of view about the difficulty of defining robots before developing the topic of how humans perceive robots we first must agree about the central object of this discussion robots are particular entities not plant animal nor human so what are they in the 50 s a famous roboticist confessed that he is unable to characterize robots but if something is presented to him he can only tell if it isn t a robot following that at first glance it seems to be useless to try establishing a robot s definition nevertheless in folklore robots are magic and somehow limitless systems that can do everything you want solve any of your problems etc from my own experience when discussing robots and my research with a nontechnical audience i can feel some fear and a lot of curiosity why is there this behavior toward roboticians why do normal people think that we are achieving impossible systems why do they think that we are too futuristic this situation is recurrent and even if i explain that we are only working with machines made of metal and endowed with advanced software i still am questioned my answers are accepted politely and my interlocutors accuse me of an excess of humility robots may inspire fear and fascination perhaps fear and fascination are the consequences of the two faces of our technology the good one that helps in wellbeing and the bad one that creates joblessness and supports war the fact is that up to a certain complexity robots are no more advanced than washing machines they obey to preprogrammed sequences for acting on the world and reacting to its changes considering the robots as such is reductionist but not far from the truth in many cases in my opinion the title s question has as many valid answers as we have numbers of different robots and different observers in this submission i ll try to depict my understandings of the relationships real or hypothetic that humans and robots may have in some cases i ll rely on factual proofs directly inspired by the current research and other cases i ll share working or prospective hypotheses that have not been verified yet regarding the mental human processes that shape our representations of them robotics and the folklore we are shaped and formed by our cultural background and our daily life acquisitions and the imprints of such acquisitions can be deeper than one realizes the impact of the current technological advances is not yet clear but palpable as a matter of fact one can see how young people are very comfortable with mobile phones and other pda s concerning robotics the scheme is somehow different we don t have yet largescale deployments of robots and the robotics by essence is not a new concept in my 9 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 temi opinion a good way to understand how the robotics is viewed by our societies is to read its history this must be done from ethnographical social and economical perspectives for sure robots didn t exist in prehistory however we can assume easily that the concept of `superhuman populated through legends has influenced and shaped our modern vision of robots 1 the myth era the artificial superhuman human history is full of myths and stories about supermen namely extraordinary creatures with incredible capabilities the idea of creating machines that are humanlike shaped and having human behavior is old stories about mythical artificial people behaving like real ones were reported in the past the greek legend with ulysses and his talos or the jewish story of the clay golems for instance formed the beliefs in extraordinary entities completely created by humans to use as slaves a step closer was the first realization of actual and effective mechanical based systems ctesibius and after hero of alexandria created numerous mechanical systems powered by air pressure and water su song the chinese created a clock tower with figurines chiming the hours arabs through al-jazari developed the first humanoids that play music leonardo da vinci and then vaucanson built human sized characters as well as the first animats a duck which flap wings all these creations were a demonstration of power each nation pushed forward the design of advanced and complex systems more recently `frankestein the us cinematographic success was projected on screens the central character was created through chemistry and alchemy and brought to life by a scientist practically at the same time the word robot was introduced for the first time by the czech writer capek in his famous play rur rossum s universal robots capek referred to a factory producing human-like autonomous machines although from an etymological perspective the concept of robot and robotics started with capek the concept of humanlike machines executing human aims and commands without complaining is much older the other mythical aspect of early robotics is dealing with asimov s laws these laws sound like the ten commandments in the bible `the robot may not injure the robot must obey the robot must protect and are a quasi-theological statement on robotics the parallel with the bible made here must be considered carefully western s vision of robots differs from eastern s one as we will see later japanese typically characterize 10 foto di laurence chellali

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 human-robots interactions with concepts of comfort while westerns consider fear above the subjectivity and the ineffectiveness of the pre-robotics era one can notice that creation scheme started with mechanical systems and moved to the ultimate stage with a quasi human with a soul and a mind secondly the main goal behind each creation is the demonstration of a nation s power and advances indeed the main purpose for such facts is to maintain supremacy over laypeople he who masters such creations has the power for both internal and external necessities 2 the industrial era the hard worker after capek and asimov s novels the rationalization of production means and tools raised a crucial issue for developed countries economies the second world war increased the need and robotics became a decisive war tool the development of nuclear weapons required dexterous and effective manipulators to handle toxic and hazardous material at that time only machines directly controlled by humans were able to fulfill these requirements anthropomorphic arms with human intelligence and motor controls were developed in los alamos goertz presented his tele-operation system where a master a human controlled a slave an anthropomorphic robotics arm to handle radioactive material with effectiveness being the core target engineers of the argonne national lab admitted that the best controller is a human being this co-operative configuration remained valid till the 60 s when a new configuration with autonomous without direct human control arms was introduced the industrial unimate was presented as the solution to increase production and products quality these machines could perform very simple pick and place tasks and perhaps for marketing reasons or for their anthropomorphism they were named robots people accepted the fact but with some apprehension about their jobs e.g the equation one robot=one lost job was very popular 3 the intelligence era the autonomous machine in the mid 50 s a group of researchers launched the idea of `artificial intelligence with the advance of the new computing capabilities ai proved promising in terms of solving complex problems that even humans cannot do after `the chess player `the sales man and other `health diagnosis systems researches were pushed to more visible and more impacting demonstrators in this perspective the stanford robotics institute introduced a big change h moravec and his herbert robot liberated the unimate arm allowing it to move around autonomously this created the platform to empirically test artificial intelligence theories the idea of a system moving autonomously by processing sensing data reasoning about its environment and generating motion controls was complex herbert came with many problems to solve locomotion sensing and decisionmaking regardless herbert was copied all over the world the third generation of robots had arrived moreover mobile robotics together with additional technological advances made industrial robotics more capable of performing complex manipulation tasks and of solving difficult navigation problems this capability was increased when 11 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 temi computers and computer sciences were populated with cheap and small pcs it opened promising new doors to artificial intelligence automatic control sensing capabilities signal processing locomotion etc for handling unexpected changes and versatile environments the mobile robotics came up with new ways of thinking machines and new and now popular applications such as surgical robotics planetary exploration mars-explorer mission search and rescue robots etc what is intriguing in herbert and mobile robotics more generally is the fact that a machine with wheels far from being anthropomorphic except the visual sensing system was called a robot was it for more visibility and more impact to get funds or was it for functional anthropomorphism historians of robotics may answer this question one day 4 the humanoid era mirroring ourselves as for the pre-robotics era robotics researches are directed and strongly supported toward the so-called bio-inspired foto di mrio micciancio robotics animats in general and humanoids in particular the main hypothesis of bioinspiration is that nature performed well the selection and only the most suitable organisms those able to cope with their environments remained for engineers the bio-inspiration simplifies the work and the design effort is very low they have a free inspiration source the first inspiration was tested in the 50 s with the perceptron an artificial neural network which architecture was inspired by real neural system and it was able to recognize alphanumeric characters in recent years many animats have been built including fishes rats dogs monkeys etc in addition to solving some functional problems locomotion embedded energy specific sensing etc bio-inspired robotics spurred many of other research areas particularly material sciences nanotechnologies and advancing computing capabilities with embedded and massive parallel computers needless to say that bioinspiration is a serious contributor and a major factor in reinforcing the myth that robotic researchers are able to reproduce nature one particular theme within bio-inspired robotics is concerned with humanoid robotics it is unique not only because it is the most complex but because it is the most impacting this trend started in the early 70 s in japan and still employs a huge number of people and labs the guiding principles of this effort are not yet clear bioinspiration or the ultimate robot neither are the motivations behind building humanoid robots the main justification one hears centers around the idea that `if shaped like a human the robot will be more accepted than a 12

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 wheeled robot this is not exactly true as we will see later in the last section the other tendency which is by the way more coherent considers the robot as a platform to test theories and models about human physiology cognitive and neuronal functions in other words this humanoid robotics is dealing first with decrypting the human complexity with the hope to reproduce it prosthesis for instance in the near future as one might notice here the ultimate goal is the artificial human a kind of mirror allowing us to understand ourselves before moving to more therapeutical considerations new trends of robotics after reviewing very briefly the story of robotics and pre-robotics one cannot find any specific topic related to question we are supposed to answer in fact the question is new relatively to robotics the first ones to tackle it are people working in teleoperation indeed interactions with remote robots pose the problem of perceiving the remote machine and its effects on operations performances the first studies in this domain were initiated with the help of psychologists and specialists of human factors these studies revealed a new dichotomy robots can be seen either as partners or as tools to simplify we can classify the first stream as the one materialized by humanoid robotics the second one is more related to tele-operation however both have a common ground `the relationship with robots and obviously the way humans perceive and think about robots the interaction studies began from the perspective of humanoid robots in homes and the question of human-robots relationships became fundamental as usual engineers thought about deriving guidelines to build the robot companion that can help elderly and disabled people in their daily life tasks my research background is based on the idea that how humans perceive robots is not just a philosophical question one must understand what mechanisms support human robot interactions unfortunately there is no proved method nor accepted metrics allowing measuring the quality of the relationships between humans and robot companions social and emotional robotics is the new research field investigating the previous issue the key point is to be able to measure the human acceptability of robots from the methodological point of view one should start by understanding and modeling the processes underlying robots perception and then quantify the acceptability using these models this issue is more than conceptual and it has huge economical consequences how to build robots that are accepted as such or more by users a suggestion a unified formalism to assess and use the uncanny valley the uncanny valley is the holy grail of robotics these days mori was the first to introduce the concept in the 70 s he proposed an objective measurement of `how human perceive robots indeed mori expressed the comfort one has in the presence of robots artificial or nonconventional creatures as a function of the anthropomorphism of these later this function has a characteristic shape the curve shows an increasing comfort until a fall when creatures are close to human-shape and again an increase when the entity is considered to be human the previous 13 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 temi phenomenon can be summarized by the following formula too far no fear too close too far when the `creatures are too different from us we feel confident a toy robot for instance on the contrary when the `creatures look like us the gemini robot our natural tendency is to be afraid and to move far from it in other words one feels comfortable with animal-shaped robots and humans but this comfort decreases when he or she are in the presence of robots very similar to humans components of empathy and thus interhumans social relations this capability allows us to feel the other including his mental state and thus to be able to predict his behaviors following that it is difficult to figure out reactions and behaviors of degraded living beings like animals likewise when an adult is with a baby or an aged person he or she experience similar difficulties if we are facing our clone the asymptotic other we understand him and his behavior conforms to our expectations moreover when one is in the presence of a robot the gemini for instance noticeable rejections can be observed very quickly my own experience why this fact one plausible hypothesis is that the perspective taking process does not take place as robots and humans belong to two different sensory-motor spaces some critical perceptual features are missing or distorted 6 theory of mind a novice point of view the theory of mind is a way to model the prediction process leading someone to understand the other s intentions and actions if we consider the predictive model under the light of what was discussed for empathy one can argue that adults are more tolerant to perceptual prediction errors when facing babies elderly than other adults and realistic humanoid robots somehow the errors are weighted function of the vis à vis 7 mirror neurons the last part is the physiology supporting the previous two concepts there are some physiological evidences about the existence of a biological hardware where empathy or similar process takes place or at least is active a large literature exists about this topic and how these neurons are related to the uncanny valley why does such a phenomenon exist and what are the mechanisms leading to these reactions even if one can intuitively accept and observe the fact the core question is still under debate and no clear proofs of its existence neither its inexistence have been established it is interesting to notice that mori s hypothesis generated a huge number of researches in many domains not only in robotics but also in psychology cognition and neurosciences 5 the empathy there are many different definitions of empathy let us consider this one we observe reality through someone else s eyes this definition can be also seen as the known perspective one of the main cognitive 14

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno i n 5 novembre 2010 empathy and the theory of mind what is important to keep in mind here is that we have access not as much as needed to the substrate and we can derive objective measurements from it these three components can be combined both to explain the uncanny valley and to help to understand the human perception of robots this challenging task could be addressed following the three axes 1 exploring in depth the external features that can be extracted following the empathy theory detectable emotions facial expressions gestures and speech for instance modeling detection and recognition 2 build strong prediction models using 1 and relying on the theory of mind 3 assess and measure objectively the 1 and 2 through the mirror neurons in conclusion when i started thinking about the topic of this contribution some years ago the main question i had in mind is the following why our own behavior changes when facing novelty or unexpected behaviors not necessarily with robots but other human beings the natural answer that came in mind is that if we are tolerant in terms of accepting other cultures we can easily understand not necessarily accept any behavior we are not used to if we are not tolerant we should be shocked the reason for this could be any incoherence between our expectations and our actual perception somehow we modulate errors between our expectations/predictions and our perception the more the vis-à-vis is closer to us or assumed to be so the less we tolerate prediction errors with robots we should have the same if not even more consideration and tolerance the self-conclusion of this contribution is obvious before answering the title s question we have first to answer the question of `how humans perceive humans 15 foto di laurence chellali temi

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