Gli ultimi capelli

 

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Racconto breve

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gli ultimi capelli di massimiliano forgione 02/09/2009 e l inizio di un racconto o forse romanzo insomma di un flusso di pensieri che vogliono trovare forma nel tempo nel loro formarsi proprio quelli che non avrebbe voluto mai perdere e invece vanno inesorabilmente abbandonano il luogo di tutta la vita vissuta il viso cambia la fisionomia muta non che colga di sorpresa anzi sapeva che quel momento prima o poi sarebbe arrivato ma con tutta la forza dell ottimismo e l ardire della speranza aveva voluto sempre credere di poter essere il miracolato di turno o quantomeno di vivere l indesiderata metamorfosi quanto più tardi possibile fino a quando erano lì anche se pochi un certo senso di copertura aiutava ad ignorare l evento ma così sempre più rado quasi spoglio senza più un minimo di riparo diventa difficile immaginare di potersi nascondere può essere triste ritrovarsi nudi come si è sono gli ultimi capelli quelli che non si vorrebbe mai perdere come certi momenti che si tenta di fermare per sempre ma che inesorabilmente ci abbandonano adesso è la vita che resta a dover trovare una nuova faccia anche questa non l ha scelta e in più non ci è abituato lontano dalla stazione e verso il mare il vento di tramontana diventava più forte all estero la reputazione della nostra nazione aveva recuperato terreno dopo due risicati anni di governo fallimentare l uomo dei miracoli tornava ad ostentare ottimismo e a parlare di ripresa in italia i manifesti di facce e simboli il mercatino delle idee la svendita di famiglia fede lavoro avevano lasciato il posto ai ringraziamenti del partito per la preferenza accordata dalla maggioranza degli italiani l italia crede e c è e con un po di federalismo tornerà ad essere competitiva l italia si rialza ci sono dei momenti che si vorrebbe passassero subito che non arrivassero mai eppure sono come i capelli che cadono nessuno li può fermare a parte il fondo oltre il quale ce n è un altro e un altro ancora e la caduta sembra non arrestarsi mai il vento soffiava forte ma era di tramontana quindi piacevole perché faceva chiarezza anche se più niente in italia sembrava potesse affascinare ancora si chiuse nella stanza presa in affitto e decise di affidare alla masturbazione tutta l espressione della propria carica eversiva quell atto era l unico che potesse in quel momento dare sfogo alla sua rabbia stringeva forte il membro e in violenti movimenti sussultori alzava e abbassava quel pezzo di carne solo quando arrivò all estremo della propria ira sentì il muscolo inturgidirsi e sputare lava sullo schifo che voleva allontanare buttare fuori acquietato nella propria rabbiosa impotenza poteva essere per lui scrivere sputare defecare vomitare piangere questa volta aveva significato far uscire dal profondo del proprio organo sessuale la sua indecente vischiosità la sua intimità più desolante la sua più alienante forma di solitudine forse solo perché sentiva il male di tutto il proprio fallimento e l inutilità di tutta la propria esistenza che si affidò all unico atto impotente che potesse realmente sprofondarlo nella negazione di se stesso fino a disconoscere tutto e uscirne in qualche modo rinnovato aveva adesso la sensazione di essersi dedicato al proprio corpo alla propria anima allo svuotamento della stessa alla possibilità di poterla da ora in poi riempire con chissà quale altra idiozia si trovava in quella città del nord europa alla ricerca dell intellettuale ortodosso fuggito ai campi di sterminio nazisti e da un po di anni rifugiatosi tra bergen e stavanger nessuno sapeva dove esattamente e trovarlo non sarebbe stato facile però sapeva che se fosse riuscito nel proprio intento avrebbe avuto l accesso a quella conoscenza superiore che ci fa

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tanto diversi l uno dall altro il cielo era terso e faceva molto freddo decise di mettersi seriamente alla ricerca di quell uomo dall arrivo in norvegia come ogni viaggio impone dovette fare i conti con quanto rimaneva ancora in sospeso fintanto che il cambiamento geografico non si verifica la vita è un continuo rimandare anzi ingigantire la versione problematica della stessa senza mai giungere ad un nulla di fatto si incomincia un qualcosa un progetto un abbozzo di cambiamento si porta avanti per un po poi si accantona a volte si riprende il più delle volte si abbandona e poi non si è più in grado di rimettere ordine nella propria esistenza anche la cronologia risulta falsata ad un certo punto diventa inevitabilmente un lasciarsi vivere tutto può accadere e si affrontano le giornate come se si fosse pronti anche all irreparabile che cazzo esclamò a dare voce a quella coda di riflessione c era stato anni fa impossibile dire quando con precisione un film in italia che lo aveva affascinato per quell approssimazione profetica del personaggio un film in due parti di cui vide soltanto la prima e mai la seconda di quella prima parte ricordava il protagonista che per l amore del viaggio si spinse fino lì dov era lui adesso non proprio norvegia forse finlandia o danimarca chi lo sa però l audacia che gli fece conoscere una donna bellissima l intimità della loro alcova sempre illuminata a giorno quell ultima possibilità di vita spensierata prima dell assunzione della stupida responsabilità regolatrice di qualsiasi esistenza lo spinsero ad essere proiettato a sua volta verso una conduzione meno banale del suo soggiorno in quella terra vivida aveva bisogno di una donna era questo l inequivocabile verdetto dei suoi pensieri dei suoi comportamenti delle sue pulsioni -che cazzo pensò a coda di una conclusione che significava pezzi di cuore da mettere in gioco altro sangue da versare di nascosto altro sbattersi cieco per non urlare la fine che intravedeva nei rapporti che ancora doveva iniziare e poi il silenzio e l accumulazione di ulteriore confusione di altro oblio ma tanto sapeva ed era l unico conforto che l ordine dei ricordi non gli interessava minimamente da troppi anni ormai viveva la sua condizione caotica altra gli sarebbe risultata difficile perché nuova da gestire una cosa però nel momento in cui viveva e pensava tutto ciò come l ulteriore coda di un ulteriore riflessione si rese conto di aver ben chiaro nella propria prospettiva di persona futura ancora sola ma con il peso degli anni addosso ad imbruttirlo e degenerarlo non avrebbe mai dato in scambio la propria libertà quand anche per un briciolo di assistenza qualora la tentazione di acquietarsi in una patologica quiete domestica fosse mai tornata ad affacciarsi la e con l accento questo incubo vissuto per tanto e tanto tempo alle elementari quando la maestra e poi il papà nelle loro incongruenze cercavano di spiegarla adesso ritornava e capiva che qualsiasi apprendimento se manca dell approccio esperenziale è destinato nelle migliori delle ipotesi ad essere rimandato il più delle volte si può concretizzare come rifiuto allontanamento un atteggiamento di difesa naturale per trovare la propria sopravvivenza di fronte a frasi quali perché non riesci a capire questa cosa eppure io te l ho spiegata già come se spiegare bastasse per capire senza il vissuto qualsiasi apprendimento è inutile bene che vada trova collocazione nel futuro quando la vita ha fatto il giusto corso per sistematizzare finalmente ciò che prima risultava incongruente e come mangiare quando si è piccoli ti impongono di farlo e decidono la quantità e la qualità di ciò che si deve mandare giù digerire è un altra cosa viene dopo ecco ci si rende conto che non si è neanche padroni del proprio corpo costretti ad ingerire quello che gli adulti ci passano ci si ritrova col tempo ad avere a che fare con un fisico estraneo e ormai recuperare è troppo tardi la prima forma di convivenza obbligata si realizza proprio con se stessi meditò tutto questo mentre camminando per le strade del centro di stavanger assisté al rifiuto di una bambina all ordine della mamma di mandare giù l ultimo pezzo di un sintetico alimentare quella scena tagliò il flusso dei suoi pensieri esattamente come il vento freddo che gli curvava la schiena e lo riportò ad un po di anni fa quando andò con la propria sorellina al cinema a vedere un musical per bambini all uscita lei non faceva altro che chiedergli cosa gli fosse

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piaciuto lui per reazione istintuale contraria a tutte le costrizioni che da bambino prima e da adolescente dopo aveva dovuto subire le disse chiaramente che non gli era piaciuto nulla anzi abbozzò anche qualche critica che sapeva risultare incomprensibile per l età della sorella però una frase pronunciata dalla protagonista femminile fece chiarezza nel suo frammento di vita di quegli anni ho detto addio troppe volte non riuscirei a sopportare di dovertelo dire ancora -niente è inutile in questa vita e quando meno te lo aspetti arriva quel qualcosa che permette di vedere chiaro come quando la spazzola attraversa il parabrezza.anche se lei lo amava ancora non sarebbe più tornata perché un altro addio non avrebbe avuto la forza di sopportarlo la e con l accento da che la incontrò in seconda elementare imparò ad usarla correttamente in quarta elementare solo la pratica gli diede il senso e l importanza del segno grafico che la differenziava così poté capire l allontanamento della donna che tempi addietro tanto amò collocando attraverso il vissuto la frase che quel pomeriggio uscì dallo schermo del cinema solo grazie alla propria sorellina alla sua voglia di vedere quel musical e alle sue domande indagatrici senza il vissuto siamo tutti analfabeti ci si può ingozzare ma digerire è un altra cosa -però cosa possiamo fare per i nostri bambini oltre ad evitare quello che ci ha fatto stare male?cos era la felicità se lo chiedeva tutte le volte che non riusciva a trovare un senso plausibile a tutto quello che vedeva e viveva riconducendo la riflessione al bisogno impellente che avvertiva di una donna aveva chiaro in quel momento che il concetto riconducesse a qualcosa di materiale di tangibile -forse una donna con la quale intrattenersi fare l amore senza che avanzi pretese una creatura disinteressata che docilmente stia al mio fianco ma che sappia anche allontanarsi quando è necessario fare i conti con la propria inadeguatezza.allora rimise in moto quella vecchia audacia di quando viveva all estero per adesso non poteva aspettarsi altro se non del buon sesso con una o più donne senza sapere nulla delle loro vite magari neanche ricordarsi il nome ma sapere che nello scontro fisico c è tutta l essenza della vita ecco cos era per lui adesso la felicità riparò in un bar quel tempo così austero fece un lento inesorabile lavorio di stancamento sul proprio fisico e rifocillarsi era diventato un altro irrinunciabile bisogno -una buona birra scura sazia e allo stesso tempo fa aumentare l appetito la chiese mentre si sedeva sullo sgabello al bancone nell attesa di vedersela davanti prese a guardarsi in giro a scrutare l ambiente e i corpi che lo abitavano atteggiamenti di persone avvezze alla frequentazione di quel luogo rituali famigliari di uomini che transitavano a ore pressappoco uguali per vivere la biografia di un comune destino prese la sua birra e sorseggiò avidamente colmare l urgenza fisiologica prima di riprendere a guardarsi attorno -buona pensò e decise di rimandare la continuazione dell osservazione a dopo un secondo poderoso sorso mentre mandava giù il liquido con la testa rivolta verso l alto avvertiva con la coda dell occhio una riprensione proveniente da destra e non poté fare a meno di avvertire il freno del piacere soggettivo sollecitato da un richiamo esterno cominciò a girarsi mentre allontanava dalla bocca la bevanda e quando ebbe posato il bicchiere lo sguardo era già nella direzione giusta individuato il fuoco che lo stava bersagliando si trattava di una donna seduta assieme ad altre donne anch esse probabilmente clienti usuali di quel bar che ora dopo che quella figura lo aveva così trafitto e dato lo spettro completo dell umanità presente gli sembrava indolente straziante per quell atmosfera di luci basse e fumo che comunicano un senso di passaggio incurante della vita l alcol e quegli occhi gli pungevano la pelle e al contrario dell effetto di un agopuntura sollecitavano l istinto audace e vero dell essenza dell uomo lo scosse lo smosse lo obbligò all attivismo non mediato dal raziocinio si sentì antico e avvertì il rigurgito primordiale dell età passata una sorta di uomo primitivo di se stesso che vive l evento senza la mediazione del ricordo ma con la parte iniziale di sé sempre presente e solo assopita.

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si sentiva impigliato a quel letto come se una forza avviluppante e tediosa lo avesse ghermito tutto ciò sicuramente strideva con la tanta luce che fino a tarda ora caratterizzava quei luoghi nordici e tutto era come al centro della vita soprattutto la loro alcova vicino ad un immensa vetrata che accoglieva tutto il sole nel suo giro da est a ovest aveva trovato un riparo dai giorni dalla esteriorità che lo poneva di fronte a interrogativi inquietanti aveva fermato il tempo e lo aveva fatto lì con quella donna che entrava e usciva dal suo appartamento le travi di legno del pavimento che scricchiolavano sotto i suoi passi e l assenza di luce artificiale tutto si risolse in sesso e lettura di quel libro drammatico chiave di svolta della propria esistenza che necessitava di incontrare quell uomo per poter andare avanti solo che quel libro era tra le sue mani per l ennesima volta ne conosceva i passaggi e i significati più nascosti ma rileggerlo lì in quel campo di luce era come bruciare sotto una lente che riflette i raggi solari tra non molto avrebbe sentito afrore di carne che arde nei sogni incominciano le responsabilità si svegliò di soprassalto era notte giorno quel sole ardeva la carne delle ferite aperte ogni pagina era una fenditura che lacerava la sua carne una impossibile cucitura quella carne non si sarebbe più rigenerata.

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il fiuto del cane e la cognizione del dolore decise di non uscire il fatto che fosse notte con quella luce non lo disponeva alla vaghezza di una passeggiata per le vie di una ancora sconosciuta cittadina non aveva il conto ma si accorse di come conoscesse poco di stavenger nonostante fossero passati alcuni giorni dal suo arrivo incominciò a marcare in su e giù la stanza rimanendo impigliato allo scricchiolio del legno del pavimento il fascio largo di luce non gli forniva alcun nascondiglio tutto era al centro il personaggio sapeva che così si consuma una vita interiore che c è tutto un rifluire dentro che non dà via di scampo sapeva e non poteva non riusciva a non soffermarsi sul rimestamento quasi ossessivo di un intuizione un pensiero che se pur colto di sfuggita poteva condurlo allo sminuzzamento infinitesimale dello stesso il personaggio sapeva che non ad una donna non ad un amico che a qualcosa bisognava pur darsi che questo indefinito assumeva le forme dell ossessione della disciplina di una forma d arte intendendo per tale un espressione di definitezza inconvertibile senza sorpresa s aspettava di tutto e qualsiasi defezione proveniente dall esterno non avrebbe intaccato quella sfera sempre più eterea che proteggeva il proprio percorso dall esterno poteva arrivargli di tutto sapeva quanto fragili fossero i suoi simili paurosi di soffrire sempre ad evitare il travaglio della libertà della felicità riconosceva quel gonfiore che caratterizza le vite quale un enorme surrogato di gioia una necessità perenne di nascondersi di vivere la clandestinità incapaci di scoprirsi avvertì il fastidio della mutanda che copriva il suo sesso le sfilò e continuò il nenioso andirivieni si arrestò abbassò lo sguardo raccolse il libro era l inizio di un massacro infinito di un odio mai visto ripercorrerlo era l unica possibilità di uscirne integro in questo turbinio cogitativo ebbe chiaro quanto necessario fosse raccogliere l intuizione scorreva davanti a sé l immagine non tanto vecchia di una perdita di una donna come tante andate via mentre lui rimaneva nel luogo morale e non fisico di sempre per il timore di dover gestire troppa libertà anch essa in un anelito di protezione era volata verso la sua gabbia incapace di filare in troppo cielo necessitava di un recinto di parole che le desse la sicurezza del futuro quell ultima visione di lei che andava via gli regalava uno sguardo basso ormai insensibile anche alla delusione e allo stesso tempo un incapacità di sollevare la testa e guardare in alto verso il richiamo di un altra donna avvenne in un cinema a fianco a quella bella creatura che più volte l aveva invitato a capire le sue intenzioni altro non fu in grado di fare che concentrarsi sulla pellicola e rifiutare il confronto sfuggire alla prestazione quando il film finì la donna si alzò e,vedendo che lui continuava a fissare lo schermo preso dalla lettura dei titoli di coda andò via con rammarico poté notare si riprese subito non aveva voglia di rimproveri già inflitti ed elaborati rinvenne alla coscienza per riconoscere in quell episodio un movimento della testa verso il cielo una dichiarazione d amore alla propria libertà che non può conoscere ostacoli e che sì quella era un occasione persa l ultima pag 82 dall esame dei resti delle vittime si deduce che alcuni furono strangolati con filo di ferro altri abbattuti con bastoni di legno altri ancora con magli mazze e martelli e con altri oggetti metallici provocando la rottura di crani altri ancora fucilati alla nuca al petto e alla testa con pistole e fucili il dottor bogunovic aveva esaminato i resti di molte vittime l ispettore grizogono raccolse molte testimonianze le più importanti di josip markovic uno dei pochi superstiti.

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il 20 agosto 1941 gli ustascia arrestarono tutti gli uomini serbi della mia città e li condussero nella vicina foresta di koprivnica dove li trucidarono poi fu la volta dei loro familiari nello stesso luogo violentarono le donne e le fanciulle tagliarono loro i seni impalarono i bambini squartarono i vecchi dopo averli accecati lasciò quella donna il suo piacevole campo biondo di capelli quell insieme sinuoso di movenze fluttuante di sentimenti attraversò a piedi un bosco di querce si avvicinò dopo un lungo tragitto alla sua casa pioveva a sprazzi vide una figura anziana avvicinarsi al cancello dal sentiero opposto capì che era lui josip markovic neanche tanto nascosto il suo nome non risultava sull elenco telefonico ma attraverso una ricerca neanche tanto difficile su internet partendo dall unica intervista rilasciata anni fa arrivò in quella landa nascosta poco fuori stavenberg pag 83 a una delle prime vittime fecero appoggiare la testa sul tavolo un ustascia gli tagliò la gola col pugnale gridando canta adesso e quello cominciò a cantare il sangue gli fiottò dalla gola sprizzando fino a due metri di distanza uno di noi disse faranno così a tutti uno alla volta a quelle parole gli ustascia urlarono scanna quel figlio di puttana serba si gettarono addosso a quello che aveva parlato e lo colpirono con due-tre pugnalate quando cadde a terra altri ustascia gli si gettarono addosso e gli fracassarono la testa poi lo trascinarono fuori dalla chiesa e lo gettarono sul camion con gli altri continuò così a lungo un camion dopo l altro furono caricati di cadaveri scannarono quasi tutti quelli che stavano nella chiesa restammo io e una decina di altri vivi io stavo in un angolo presso la porta e vedevo gli ustascia che trascinavano fuori i corpi insanguinati il pavimento della chiesa era un lago di sangue la chiesa era illuminata dalle candele a un certo punto quando vi fu silenzio mentre gli ustascia erano fuori a caricare i cadaveri sul camion io uscii dal mio angolo e mi gettai in mezzo a un mucchio di sgozzati allargai le braccia mi adagiai per terra nel sangue e stetti lì come se fossi morto tornarono gli ustascia ispezionarono la chiesa ma non scoprirono tre persone nascoste dietro l altare nello sgabuzzino in cui il pope tiene i libri poi cominciarono a trascinare fuori i corpi di quelli del mucchio dove stavo io uno due tre venne anche il mio turno un ustascia mi salì sulla schiena poi mi diede un calcio sulla testa e disse e tutto finito no c è ancora qualcuno vivo disse un altro quello che mi aveva dato il calcio si allontanò io spostai leggermente la testa e vidi i due ustascia che avevano afferrato un uomo tenendolo per le braccia l uomo implorava non mi uccidete non ho fatto niente di male sono rimasto vivo io solo risparmiatemi l uomo aveva grandi baffi gli ustascia gli chiesero se avesse famiglia e l uomo rispose che aveva una sorella di diciotto anni e un altra di ventidue quella di diciotto me la prendo io disse un ustascia e l altra è mia aggiunse il secondo poi ridendo presero una candela e bruciarono i baffi all uomo urlava di dolore gli ustascia gli bruciarono anche gli occhi prima uno poi l altro l uomo emise un urlo bestiale e l ustascia gli sferrò un colpo alla schiena col calcio del fucile poi lo gettarono a terra e gli schiacciarono la testa a calci e col fucile poi col pugnale lo trafissero una decina di volte in tutto il corpo infine sollevarono anche me io facevo il morto ero insanguinato dalla testa ai piedi uno mi prese per le braccia l altro per le gambe mi portarono fuori e mi gettarono sul mucchio la catasta di cadaveri crollò e io picchiai la testa sul parapetto del camion era troppo carico perciò presero me e alcuni altri cadaveri e ci gettarono sopra un altro camion i camion erano cinque scaricandomi dal primo camion uno mi prese per le gambe tirandomi giù così sbattei la testa per terra e riportai una frattura al cranio così conciato finii sull altro camion e sopra di me gettarono altri quattro-cinque cadaveri uno di questi mi cadde addosso e dalla sua gola

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sgozzata il sangue mi scorreva sul viso mi colava negli occhi nella bocca su tutto il corpo provai orrore il camion si mosse col suo carico di cadaveri quelli che lo accompagnavano ammonirono fate attenzione che non sia rimasto qualcuno ancora vivo se ne resta vivo uno solo è meglio che non torniate a glina io mi dissi sono ancora vivo e posso ancora sperare di rimanere vivo il camion attraversò urinaci e prekop io sollevai un po la testa e vidi due ustascia seduti nel camion stavano lì e tacevano il camion girò a destra verso novo selo conoscevo quel posto poi attraversò un campo e quando si fermò c erano lì degli ustascia ad aspettarlo cominciarono a scaricarci i camion si erano fermati accanto a una grande fossa così i corpi cadevano direttamente nella fossa mi presero per i piedi e le braccia e mi gettarono giù nel mucchio la fossa era quasi piena ero tutto raggomitolato quattro-cinque cadaveri mi caddero sulle gambe c era una donna che dava ancora segni di vita dio mio cosa non fecero a quella disgraziata la violentarono lì sulla fossa quella urlava e strepitava di dove sei tu le chiesero sono maestra a bovic rispose poi le sferrarono una mazzata sulla testa e anche lei ricadde nella fossa un ustascia disse vediamo se troviamo qualche anello d oro si possono vendere a un bel prezzo allora uno di essi scese nella fossa e cominciò a rovistare altri con mazze e accette davano colpi qua e là nel mucchio dei corpi insanguinati partì un camion ne arrivò un altro poi un altro ancora c erano già altre fosse più avanti tre o quattro e anche quelle si riempirono ogni tanto tra i cadaveri qualcuno gridava joi joi figli miei mamma mia ma che vi hanno fatto c era sempre qualcuno ancora vivo e gli ustascia allora lo finivano con le accette e le mazze credo che nella mia fossa ci fossero oltre cento sgozzati le altre fosse non so quanto fossero larghe e profonde poi ci fu silenzio tesi l orecchio per sentire ma niente tutto taceva sollevai un po il capo per ascoltare meglio e dopo un po sentii qualcuno che diceva guardate che qui non ci stanno la fossa non si può coprire bisogna trasportarli in un altra fossa e sistemarli bene per farceli stare tutti due ustascia cominciarono a trascinare i cadaveri arrivarono anche ai cadaveri che mi stavano sopra ne presero uno poi un altro un terzo il quarto si mosse da solo porca sua madre p qua ce n è uno che non è morto bestemmiò un ustascia sparagli fecero fuoco due-tre volte e un colpo mi prese alla gamba qui sopra il ginocchio quando sollevarono i cadaveri che mi stavano sopra presero anche me per le braccia mi tolsero la maglia mi rivoltarono a faccia in giù e mi allungarono le gambe per sistemarmi meglio mi lasciarono nella fossa mi sembrò un eternità smisi di respirare non feci un movimento continuavo a ripetermi devo restare vivo ecco com era sopravvissuto al massacro nascondersi a volte è l unico modo per sopravvivere pensò lo pregò di raccontare quanto ancora non aveva detto tutto ciò che sapeva il lungo genocidio perpetrato dai croati trova la sua istituzionalizzazione nel poglavik il partitogoverno che della religione cattolica fa la sua arma per massacrare la popolazione serba pag 150 finora abbiamo operato per la fede cattolica con il libro delle preghiere e con la croce di cristo e venuto il momento di agire con il fucile e con la pistola cacceremo dalla croazia o stermineremo la popolazione serba in croazia e sarò felice quando potremo distribuire ai croati la terra dei serbi gli ustascia si batteranno senza risparmio e stermineranno senza pietà tutti coloro che non sono fedeli allo stato indipendente croato e al suo poglavnik e fondatore guarda o popolo questi sedici ustascia qui presenti al mio fianco hanno sedicimila pallottole nelle giberne e ammazzeranno sedicimila serbi

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il loro obiettivo era convertire gli ortodossi serbi al cattolicesimo e per farlo in massa usarono i metodi più atroci non c era limite alla crudeltà questo è quanto gli fecero firmare a seguito della sua conversione io sottoscritto dichiaro e chiedo quanto segue sono nato il battezzato nella chiesa orientale greca e iniziato al rito orientale greco con solenne giuramento io oggi dichiaro alla presenza dei testimoni le cui firme sono apposte in calce di accettare di mia spontanea volontà e scelta senza alcuna pressione esterna la religione cattolica convinto come sono che soltanto nella chiesa cattolica romana la mia anima incontrerà la salvezza e acquisterà l immortalità per questa ragione io desidero entrare nell ambito della chiesa cattolica al tempo stesso io prometto di adempiere tutti i doveri alla stessa stregua degli altri membri e credenti sinceri della chiesa cattolica mi sono state lette le regole che precedono e io mi impegno a osservarle come è attestato dalla mia firma firmato monsignor stepinac l accusa era precisa e circoscritta era l emblema della chiesa che ammazza in nome di dio pag 271-272 marija bistrica croazia sabato 3 ottobre 1998 il santuario della vergine di marija districa è stipato di fedeli sull altare dove troneggia una grande statua antica della madonna giovanni paolo ii celebra la solenne funzione che sancisce la beatificazione di alojzije stepinac il pontefice e tutti gli alti prelati presenti indossano paramenti rosso porpora il colore del martirio la cerimonia raggiunge il culmine quando una bambina di dubrovnik guarita da una paralisi per un miracolo della vergine del santuario mariano porge al santo padre una teca d argento a forma di guglia gotica contenente un dito della mano destra di stepinac e giovanni paolo ii si china a baciare la preziosa reliquia subito dopo nel santuario viene tolto il drappo che copre un grande ritratto del nuovo beato stepinac definito servo di dio e martire della fede è immortalato fra la cattedrale di zagabria e la basilica di san pietro i fedeli che stipano il santuario applaudono entusiasti e commossi la solenne cerimonia volge al termine il presidente dello stato croato l ex comunista franjo tudjman raggiunge il pontefice sull altare nella navata del santuario si alzano possenti le note dell inno nazionale croato cantato a gran voce dai fedeli il cardinale angelo sodano e gli altri prelati ascoltano l inno tenendosi la mano destra sul cuore il santuario è assediato da molte decine di migliaia di fedeli secondo alcune stime trecentomila giovanni paolo ii si rivolge all immensa folla con voce accorata il beato stepinac non ha versato il suo sangue nel senso stretto della parola la sua morte è stata causata dalle lunghe sofferenze subite gli ultimi quindici anni della sua vita furono un continuo susseguirsi di vessazioni nel beato stepinac si sintetizza l intera tragedia che ha colpito le popolazioni croate e l europa nel corso di questo secolo segnato dai tre grandi mali del fascismo del nazismo e del comunismo il cardinale arcivescovo di zagabria dopo aver subito nel proprio corpo e nel proprio spirito le atrocità del sistema comunista è ora consegnato alla memoria dei suoi connazionali con le fulgide insegne del martirio infine il pontefice esorta al perdono perdonare e riconciliarsi vuol dire purificare la memoria dall odio dai rancori dalla voglia di vendetta sugli anni della dittatura ustascia e dell olocausto balcanico giovanni paolo ii non dice una sola parola josip markovic aveva viaggiato visto e scritto gli consegnò quel foglio di testimonianza alla celebrazione che ospitava un scrittura tremante di paura e rabbia ancora viva una scrittura privata con se stesso a non dimenticare!

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questo fu e tanto altro ancora josip si alzò dalla sedia si versò dell acqua in un bicchiere e sorseggiò con la gola che a fatica riusciva a mandare giù il liquido sapeva che non aveva mai raccontato tutto ciò e gli chiese perché si fosse deciso a farlo josip gli rispose la bellezza perché vedi gli disse stringendogli come poteva con la sua mano tremula l avambraccio la bellezza non è qualcosa che puoi vivere nei tuoi giorni è un idea remota una speranza che si annida tra le budella nel cervello è l insaziabile necessità di sapere che un modo di vivere più degno di questo e senza dolore ci possa essere tolse lo sguardo dal vecchio e allontanò l orecchio dal suo monito prese ad osservare la foto di una donna con una bambina per mano che portava una bambola pensò perché l uomo ha sempre bisogno di una estensione più piccola per non sentire venir meno la propria sicurezza il bisogno di imitare e di dominare attraverso la presunzione della protezione ci viene insegnato sin da piccoli si incamminò che era ancora notte pensò alla propria identità ho un nome lungo massimiliano e lo recrimino tutto non accetto diminutivi sconti di sillabe il mio nome è intero la bellezza non è un concetto astratto lo può essere nell immediatezza della vita ma nella possibile futura realizzazione è molto concreto e la possibilità di tramandarlo ad un altro uno solo perché non muoia mai il personaggio avviò il suo lento viaggio di ritorno verso casa un luogo che non percepiva nella sua consistenza materiale ma solo in quella morale unica e imprescindibile si promise di non rivedere quel corpo biondo della stanza di luce di quel luogo norvegese decise di affidare a lei una dimensione eterea cominciò a ipostatizzarla ma il personaggio sapeva che il passato è un onda che ha schiumato e perso la sua spinta non può rifluire lascia a riva un po di risacca e una sospensione che può far annegare quando viene l alta marea on a bus to købenbavn copenaghen 3rd august 2009 penso di aver terminato questo racconto di averlo reso essenziale per quello che volevo esprimere per alcuni estrapolati è liberamente tratto e i passaggi in corsivo sono fedelmente riportati da l arcivescovo del genocidio ­ monsignor stepinac il vaticano e la dittatura ustascia in croazia 1941-1945 di marco aurelio rivelli kaos edizioni.

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