Io, una donna e ancora io

 

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Testo teatrale

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io una donna e ancora io di massimiliano forgione sulla scena lui solo un pc su una scrivania una sedia da ufficio una poltrona una tv un dizionario della lingua italiana uno dei sinonimi e contrari dei libri sparsi un sacchetto di tabacco che lui ogni tanto arrotolerà nelle cartine una bottiglia di vino sulla scena coperti da teli si intravedono un trombettista un chitarrista e un pianista musica psichedelica nella tragicommedia lui sta scrivendo un romanzo e ogni tanto va a sedersi al pc per continuare a scrivere su un telo in evidenza si potrebbe pensare alla possibilità di proiettare i brani del romanzo mentre lui li scrive e necessario che l attore segua il ritmo della lettura la voce femminile con accento francese fuori campo ad un certo punto abbandona l attore lui è rimasto solo e solo conduce la rappresentazione verso la fine il ritmo è crescente psichedelico allucinato non è facile gestire gli stimoli che provengono da tv cellulare cervello ormai l ultimo contatto con una forma di vita si dissolve con l uscita definitiva della voce femminile che pur continuerà ad essere presente di tanto in tanto attraverso delle telefonate lui no no non ho niente non sento più niente non lo so ma ho paura che se solo riuscissi a vedermi dal di fuori ne rimarrei deluso sì deluso quante maschere quanti comportamenti quanti imbrogli semplicemente per non riuscire mai ad essere me stesso no no ne ho abbastanza basta vado via basta non sopporto più questa mia faccia questo mio corpo inutile pezzi di ciò che si può definire uno sfacelo lei voce femminile francese fuori campo ma perché adesso piangi sembri un bimbo ma cos hai ma perché non cerchi di semplicemente essere quello che già sei senza andare a cercare più in là di quello che già sai perché non cerchi di semplicemente esistere lui già perché non cerco di essere semplicemente quello che già sono il fatto è che io non so chi sono lei affermazione banale e trita inventati qualcosa di nuovo lui scusa volevo dire che non mi piace quel che sono e sì alla fine è come dire che so quel che non sono ti prego non infierire non farmi sentire come se lei come se non avessi neanche più la tua unica possibilità di giocare la tua parte decadente e per niente originale sai cosa ti dico ne ho abbastanza sì mi fai pena sempre a lamentarti sempre a giocare il ruolo dell artista lui recitare lei recitare giocare cosa vuoi che cambi tu giochi giochi con la vita degli altri te ne servi per i tuoi alambicchi intellettuali per i tuoi patetici umori che non producono nulla che non portano a nulla che non fanno altro che chiedere comprensione pietà come se ognuno dovesse

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adeguare i suoi ritmi alle tue patologie ai tuoi deliri ma chi ti credi di essere eh chi ti credi di essereeeeeeee lei la sua voce fuori campo è uscita lui da solo già come se non sapessi cosa è l amore come se non sapessi cosa vuol dire abbandonarsi completamente all inutilità dei sentimenti alle dolcezze dei gesti debolezze ecco cosa sono debolezze come se non sapessi cos è un bacio un abbraccio un amplesso un abbandono che illude che gonfia l essere come se non conoscessi il futile inebriarsi del corpo l estasi del momento della sua ineccepibile potenza della sua inutile potenza sdrammatizzando vabbé accendiamo un po la tv chissà questa solitudine questo silenzio possano andar via lui si siede alla poltrona e accende la tv in onda un varietà stupido con ballerine con i culi di fuori presentatori ebeti etc drammatizzazione crescente ma perché tutti ballano perché ovunque imbecilli eccitati gridano e si agitano cosa avranno da dimenarsi così non capisco sembra che il mondo debba continuamente fingere una felicità un benessere che non c è ma guarda quell imbecille come scimmiotta la brutta caricatura di se stesso dio mio che decadenza che squallore che malinconia no perfino la malinconia ha un fondo di lucida analisi critica della propria condizione questa è insulsa negazione della vita offesa ad ogni possibile capacità dell uomo di uscire dallo squallore della propria quotidiana mortificazione ma cosa faccio deliro sprofondo nell imbecillità spegne la tv e prende un libro si versa del vino lo beve ahhhh sìììììì dopo aver bevuto chiude il libro sono un insegnante quantomeno dovrei insegnare francese tante volte mi fermo a contemplare i miei ragazzi non ricordo di essere stato così audace alla loro età mia mancanza o segno dei tempi che sono cambiati non lo so non lo saprò mai mah forse tutt e due ossia la mia mancanza perché i miei tempi non erano ancora cambiati certo mi piace guardarli e mentre loro parlano discutono si agitano per nulla perché il nulla è la sola cosa che siamo stati in grado di dargli provo tanta tenerezza e sorrido sorrido dentro e loro se ne accorgono ed è questo uno dei momenti di maggiore complicità e vedo tutto quello che non ero ma che a pensarci bene mi sarebbe tanto piaciuto essere pieno di possibilità con l errore di essere anche originale che pena il consiglio di classe dell altro giorno ah se solo i ragazzi avessero potuto guardarci giudicare gli ingiudicabili questi eterni studentelli mai cresciuti che nascondono la loro impreparazione indignandosi di quella degli adolescenti aguzzini ecco cosa sono ma non avranno la meglio perché mentre noi crediamo di giudicarli loro i ragazzi sono già in fuga stanno pensando al loro futuro a ciò che saranno a ciò che guardandoci non vorrebbero mai essere e noi con tutto questo non c entriamo nulla riapre il libro devo studiare documentarmi conoscere sapere di più ci vogliono idee nuove intuizioni che possano svelare le loro capacità più insite farli essere a loro modo degli artisti a tempo perso faccio lo scrittore cioè a tempo perso a tempo pieno solo che siccome non ho una lira allora devo pur lavorare ma ciò non conta cioè è scontato rimane il fatto che sono un eterno squattrinato sognatore cerebrale inconcludente che si preoccupa per il suo romanzo non finito e non per la banca che continua a chiamare perché sono indietro con due rate del mutuo oddio le voci della mia ex compagna sono diventate le stesse mie che credo d esser mie che mi circolano nel cervello libere accelerando decelerando oddio sono le voci di dentro il fatto è che non so di quale dentro quello che mi appartiene veramente o quello che vorrei espellere come una grossa diarrea ma faccio lo scrittore e devo leggere per scrivere non posso pensare alla banca ai soldi questi problemi non mi devono appartenere non possono turbare la mia ispirazione.

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si avvicina alla sua scrivania e incomincia a scrivere -domani all alba non sarò più qui pensò guardando il viso della donna che intanto dormiva e sbuffava dei rantoli che sembrava fossero emessi da piccoli esseri insoddisfatti dentro il suo corpo aveva fatto l amore con quella donna senza provare alcun piacere l aveva fatto perché stava lottando contro se stesso perché doveva dimostrarsi che nonostante tutto era ancora vivo aveva sbattuto i suoi fianchi contro quelli della femmina per un tempo interminabile fingendo l orgasmo per sollecitare più volte il suo e adesso eccola povera vittima ingenua dormire soddisfatta a tal punto da russare magari pensava che stesse veramente facendo l amore con lei invece no per lui era affermare la propria supremazia un atto ideologico un trionfo amorale si alza dalla sedia e si sposta verso la poltrona con il bicchiere di vino un trionfo amorale e comunque una sconfitta beve adesso bisogna che torni ad esaminare bene la mia vita prima di continuare con quella del mio personaggio altrimenti non ci sarà quel distacco necessario affinché possa evitarsi l identificazione eppure ho bisogno di una identificazione lo dico sempre ai miei ragazzi la vita in solitudine dico quella ideologica porta al disfacimento delle identità prendere un idea portarla davvero avanti fare di quella cosa che hai dentro qualcosa da portare fuori plasmarla darle un entità che poi diventerà un identità si alza e va verso la scrivania prende il dizionario e cerca entità e identità molte volte ci sfugge il significato proprio dei termini che utilizziamo e allora è necessario rinfrescare la memoria con continui aggiornamenti entità l essenza dell ente rivolto alla platea l ente filosoficamente è ciò che esiste o può esistere torna a consultare il dizionario identità l essere identico assoluta uguaglianza già ma per dar forma a un entità bisogna crederci davvero fino a metterci la faccia il proprio corpo la pulsione che diventa vita e non ritirarsi come se non ne valesse mai la pena come se si dovesse sempre individuare la misura di ciò che conviene e ciò che non conviene e l emozione l impulso ingenuo che esige di essere alimentato niente non resta niente per questo son rimasto solo e si capisce non conviene troppo complicato troppo dispendioso per questo sono in questa casa murato non si respira il cellulare squilla quattro volte poi smette lui indolente lo prende a proposito di identità l altro giorno chiamo un mio amico e lui dopo tre squilli risponde ciaooooo bello con fare discendente ed io a mia volta ciao bello tutto bene ci si lascia subito prendere dalla stupidità anche del linguaggio eh lui ueh massimo mi è apparso prima massimiliano e poi la tua immagine pensavo fosse un altro il videofonino ci si riconosce subito nella propria bruttezza già quando mi son sentito dire bello beh ho avuto qualche dubbio ma lui è troppo sfacciato poi questo fare da disk jockey che sempre più persone hanno e già siamo connessi col mondo ventriquatt ore su ventiquattro e guai a stancarsi a non essere pronti pausa lui guarda di nuovo il cellulare ecco io per esempio non ero pronto era yvonne e l ho persa anche adesso ripone il cellulare poi rinviene e allegramente rivolto alla platea ciao come stai allora perché mi hai chiamato già perché l ho chiamato

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forse solo perché mi sono lasciato catturare dalla dolce persuasione della tecnologia perché per un momento mi sono lasciato intenerire delle enormi possibilità che i moderni mezzi della comunicazione ci danno però non mi ha tolto il senso di solitudine che avevo in quel momento forse perché non ho il videofonino già ma non riesco a vedermi mentre cammino per strada e parlo come uno scemo ad un coso che per di più riflette la mia immagine oddio in un crescendo ho terrore di fare anch io parte di questo mondo non voglio far parte di questo rincoglionimento generale il ritmo torna normale il suo è un alternarsi tra il rivolgersi al pubblico e non ma perché poi con yvonne non c è più dialogo forse se comunicassimo solo con il videofonino non ci sarebbero tutte le incomprensioni di quando ci troviamo faccia a faccia o nella stessa stanza o io in una stanza e lei in un altra che magari grida perché io non rispondo e questa mia possibilità di divergenza la rende ancora più furiosa perché risultato di troppa discrezionalità forse se avessimo il mezzo che ci dà la scelta di parlare con chi veramente vogliamo senza dare mai sfogo all esigenza di possesso che ognuno di noi ha insito non saremmo mai arrivati a questo punto alla incomunicabilità rivolgendosi di nuovo alla platea con aria stupita ma allora la tecnologia serve a questo a migliorare la mia vita a darmi la possibilità di scegliere veramente che società perfettibile la nostra tutti sappiamo ciò che vogliamo e tutti abbiamo la possibilità di escludere sì che bella libertà ci dà la tecnologia con voce evocatrice passeggiando in su e giù per la stanza ma cosa vi ha reso così flaccidi così rinunciatari dov è che si è creato lo strappo quando c è stato il corto circuito perché io non ricordo non ho individuato un momento preciso in cui la capacità di sognare è scomparsa l istante in cui è venuta meno una forza quella di resistere di continuare ad essere nel rispetto di se stessi e degli altri non ricordo quando è stato ma tutto all improvviso ha incominciato a non essere più lo stesso qualcosa si è rotto possibile che io non me ne sia accorta rivolto al pubblico mia madre questa la donna con la quale io ho avuto a che fare più a lungo la donna che mi conosce meglio anche adesso che non vivo più con lei da ormai vent anni colei che quando mi rivede dopo tanto tempo è l unica in grado di accorgersi se qualcosa non va si risiede in poltrona non riesco più ad insegnare io divento più vecchio e i miei studenti loro diventano sempre più giovani sempre più giovani ed io sempre più inadeguato ci vorrebbe qualcuno che la pensi come loro che abbia la stessa visione delle cose d oggi delle loro difficoltà delle loro paure di tutti i timori leciti dello smarrimento che nel tempo la mia generazione ha accumulato ed ha immancabilmente saputo trasmettergli vigliacchi già perché gli adulti non sono in grado di tramandare altro che incertezze instabilità senso del fatuo siamo tutti responsabili della delusione che i nostri giovani provano di fronte a tutto ciò che vedono continuamente sfuggire a qualcosa che apprendono a percepire come l irraggiungibile la vana ricerca dell illusione di un tesoro che non c è perché non sapendo noi sognare non riusciamo a capire la loro capacità di farlo e renderla perpetuabile di sogni più concreti di tutta l utopia di cui questo mondo ha bisogno per poter risorgere si piega in avanti e prende la testa tra le mani no non avrei mai immaginato che anch io un giorno ma perché per dire per affermare che non ci si sente a proprio agio nei tanti contesti che viviamo bisogna incominciare a parlare di crisi di mancanza di identità non è più probabile che ad un certo punto chissà per quale motivo si abbia voglia di non continuare a sentirsi stupidi in qualche modo inutili sorge il dubbio se sia più opportuno far finta di nulla e continuare a far parte di una massa oscura indefinita o piuttosto tentare di intraprendere il percorso della difficile rivelazione una sorta di salvezza riuscire finalmente una volta per tutte a dichiararsi eh sì non possiamo mai svelare i nostri più nascosti segreti o forse dovrei dire semplicemente la vera vita un modo una possibilità di poter ancora riuscire ad avere

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emozioni ma soprattutto relazioni e rapporti veri che non siano i soliti del buongiorno buonasera come sta la famiglia il lavoro ma dentro come si sta eh dentro dico come ci si sente e difficile contemplare interpretare la realtà in chiave poetica manca l audacia il coraggio di dare voce al proprio malessere capisco le osservazioni e le rimostranze di quanti si pongono a difesa di un mondo concreto forse semplicemente perché è il loro mondo non necessariamente quello che hanno sempre idealizzato o realmente vorrebbero ma proprio questa concretezza meccanica questo trionfo dell azione a discapito delle idee dei sogni delle ideologie ci ha portato a questo stato di cose ecco per me mollare adesso significherebbe rinunciare a un sogno adesso che capisco meglio ciò che faccio e ciò che sono non vorrei fare altro che scrivere sì passare le mie giornate a scrivere e leggere alzandosi e andando verso la scrivania il mio personaggio ce la farà sì lui troverà una via d uscita da poter anche tramandare scrive si rimise silenziosamente su e andò in bagno sulla mensola dello specchio c era tutta l idiozia della donna che aveva appena domato creme rossetti smalti e vari arnesi per la ristrutturazione della propria maschera -che schifo pensò e si sedette sulla tazza dando forza e cattiveria al suo bisogno fisiologico come se stesse espletando su tutta quella chincaglieria poi nella stanza si rivestì e con soddisfazione in punta di piedi andò verso la porta facendo molta attenzione a non disturbare quel respiro pesante chiusa la porta si rese conto di aver dimenticato l orologio e imprecando con lo sguardo rivolto all insù prese a scendere le scale maledicendo la propria sbadataggine si alza riprende il bicchiere di vino ne versa dell altro molte volte mi è stato detto ma perché ti ostini a volere condividere certe tue idee con gente di una certa età soprattutto con i tuoi genitori cosa cerchi di ottenere cosa vorresti cambiare non fai altro che rendere infelici del dubbio esistenze che ormai in questa affermazione rimprovero vedo soltanto il senso di una sconfitta la prima sconfitta che tutti i giovani devono affrontare nel loro tentativo di cercare un dialogo una sconfitta anticipata la prima di una lunga serie un processo destinato a non finire in effetti la castrazione di un dialogo di tutti i dialoghi l aborto di un progetto di una buona intenzione nessuno si può sentire escluso dal continuo processo della conoscenza e della comprensione nulla di buono potrà mai essere contemplabile senza una sinergia di esperienze svariate di età diverse ci si abbandona troppo facilmente alle lusinghe del tanto fanno tutti così per esempio mi ricordo che quando ero piccolo i ragazzini giocavano tutti a calcio e si atteggiavano a calciatori anche fuori dal campo sì sì è vero è una moda che purtroppo forse in italia non tramonterà mai ma mi ricordo che io come tanti altri cloni camminavo con le gambe a tarallo lui mima sono stato coinvolto da ben altre e tante mode nel tempo a dir la verità ma l incapacità di esserne all altezza come dire l eterna inadeguatezza rispetto a tutto e a tutti non so io che poi ho le gambe drittissime dovevo camminare con la pianta esterna del piede e immancabilmente incespicavo certe storte però mi sentivo un calciatore e non c era verso di capire gli insuccessi il mio essere sempre e comunque fuori luogo ecco in questi casi come fai a lasciarti sedurre dalla dolce sicurezza della moda del tutti fanno così se non ci sei tagliato non ci sei tagliato no solo che con gli anni le cose per le quali non mi sono sentito tagliato sono diventate sempre di più e adesso eccomi qui solo con nulla da condividere se non le mie astratte elucubrazioni che vagano vagano e non esplodono mai al massimo implodono nella mia esistenza distruggendo tutto ma il mio personaggio ce la farà sì lui non fallirà torna alla scrivania e scrive avrebbe rinunciato a quell orologio pur di non rivedere quella donna ma poche ore dopo a casa mentre dormiva sentì squillare il telefono era lei ciao hai lasciato la tua presenza fuori e dentro di me ho qui il tuo orologio quando passi a riprenderlo che modo patetico di esprimersi non fosse stato per la condizione di dormiveglia in cui si trovava le avrebbe urlato

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di tenerselo pure l orologio ma senza lucidità la bocca impastata la debolezza e il modo sgraziato di parlare della donna gli fecero balbettare soltanto sì vengo appena posso con la sedia si allontana prende il sacchetto di tabacco e si arrotola una sigaretta l accende sbuffa una due tre volte il mio personaggio è un uomo libero non deve non può rimanere impigliato alle esigenze e richieste di chicchessia il mio personaggio è la forza della ricerca per il vero lui non scende a compromessi lui agisce pensa e lo fa per sé per il proprio personale ideale di lealtà di sincerità squilla il cellulare questa volta non si lascia sfuggire la telefonata la voce francese fuori campo torna le battute contrassegnate da sono le sue sì ciao sono io non ti dimenticare che domani è il compleanno di tua figlia non lo dimenticherò cosa fai vieni alla sua festa oppure no sì certo vengo va bene non ti dà fastidio dico anche a non ci dà fastidio no non ti preoccupare tua figlia ne sarà contenta a domani allora ciao ciao yvonne che gentile a volte mi chiedo come abbia fatto a sopportarmi tutti questi anni beh non sono tanti ma non dev essere stato facile per lei e poi ha ragione devo pensare a mia figlia l ultima volta che ha dormito qui non è stato tanto tempo fa conservo ancora la sua stanza come l ha lasciata ogni tanto la pulisco certo ma chissà un giorno sarà lei a chiedere di voler stare con me già un giorno potrà essere proprio lei a ridarmi l emozione di poter guardare fuori dalla sua stanza la luna le luci le case una musica in sottofondo e fantasticare i miei deliri gli oggetti mia figlia che dorme il suo respiro il suo dolce respiro segnale d esistenza io qui in compagnia di una magica esistenza di cui adesso sento solo il ricordo del dolce respiro questa è la forma più concreta della vita ed è tutto ciò di cui sono sicuro mia figlia anche sei i bambini poi per quanto naturali e spontanei sono i primi ad avere bisogno dell aggregazione di non sentirsi esclusi di fare gruppo sì sono i primi a sentire impellente la necessità di avere un identificazione un appartenenza quando l accompagno a scuola e davanti all ingresso mi lascia la mano non la riconosco più in quel delirio di zaini winx braz miu miu barbie witch la comunanza il bisogno di non sentirsi soli in questo generale putrido disfacimento del mondo esausto accende la tv e si siede in poltrona vediamo se c è un telegiornale e se qualcosa di eclatante è accaduto in questo squallido affanno si succedono notizie drammatiche politiche di ogni genere in un impeto crescente emette un urlo scaraventando il telecomando contro lo schermo si alza e con la testa tra le mani va alla scrivania si siede e riprende a scrivere dopo quella telefonata non riuscì più a riprendere sonno bestemmiò diverse volte e si alzò per andare a prepararsi un caffè l orologio sul frigorifero indicava le dieci troppo tardi per andare in redazione avrebbe scritto il suo articolo da casa stava lavorando ad un dossier da pubblicare in più puntate sull attuale presidente del consiglio scese in strada a comperare il quotidiano per il quale lavorava e leggere la pubblicazione della prima puntata l aveva messa giù proprio dura ma del resto le cose stavano proprio così quell uomo era un corrotto e riportare i fatti criminosi della sua ascesa economica e politica era un dovere civile smette di scrivere proprio per questo ho voluto essere insegnante per dovere civile solo che anche quello va a farsi friggere quando ti rendi conto che non c è più una civiltà ma un orda di barbari esangui

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per troppa opulenza annoiati sempre annoiati i colleghi come i ragazzi senza una forza una spinta vitale che non ci faccia arrivare al suono della campanella come i reclusi giungono alla tanto sospirata ora d aria ma il mio personaggio ce la farà riprende a scrivere dopo la lettura riprese a studiare tutte quelle carte e atti giudiziari dei processi che un suo amico che lavorava al tribunale di milano era riuscito a fotocopiargli era una vero e proprio inedito giornalistico che gli valse il plauso del direttore del suo giornale ma a lui tutto questo non importava ciò che contava era il compimento di un atto importante che potesse farlo sentire parte essenziale di una rinascita morale avrebbe scritto la seconda parte del dossier con stile brutale e severo come l atto sessuale della notte precedente una lotta contro un nemico immaginario ma che lui sapeva esisteva da qualche parte c era e gli avrebbe dato la caccia fino a stanarlo smette di scrivere e con la testa rivolta in alto quando si smette di sognare da piccolo vedevo mio padre e pensavo che lui non sognasse più che la sua vita di tutti i giorni scorresse senza tanta luce come quella di chi sa di non potersi aspettare più granché dalla vita la mattina ti svegli e sai già come finirà la tua giornata rivolgendosi al pubblico e alzandosi piano piano come poter capire il coraggio di un uomo quando della vita non sai ancora niente tutto è inevitabilmente così lontano dalla tua realtà di persona adolescente ancora inesperta ancora troppo giovane non si può capire quanta vitalità ci sia in un corpo adulto lucido e lungimirante in quel che fa ecco cosa mi manca la lungimiranza sono stanco di non sapere dove indirizzare tutta questa rabbia questa energia vorrei riuscire a dare vita a qualcosa senza sapere bene il perché ad avere la consapevolezza del senso ma non del fine ad avere l esigenza di dover dare sfogo a qualcosa per la semplice necessità di non morire di rimanere aggrappato a un salvagente e intanto urlare sapendo che nessuno ti potrà salvare sapere della fine e illudersi che di qui possa prima o poi passare una scialuppa di salvataggio rapido dà uno sguardo dietro di sé fa uno due passi avanti si rivolge nuovamente verso il pubblico devo assolutamente lasciare dietro tutto ciò che fino ad adesso di me è stato e guardare avanti come se fossi un uomo nuovo che sta nascendo adesso e qui ritrovare uno slancio per le cose e una passione ingenua che in mezzo a tutta questa confusione ho perso negli anni non è stato facile capire quanto di me stavo perdendo nel tentativo di costruire certezze ma quand anche la perfezione delle prassi giornaliere dei gesti misurati dell essere compunto non sono riusciti a suscitare altro che rinnegamento persino del mio io se da un sentimento puro vero qual è l amore che ha poi generato una vita io sono stato in grado di scorgere la fine dei miei giorni e l insofferenza delle costrizioni le inevitabili abitudini che dovrebbero confortare e che invece mi hanno intorpidito fino a rendermi distruttivo se dalla scelta consapevole e matura di condividere la quotidianità tutto ciò che ne è nato è stata la morte di una comunione cosa deve spingermi in avanti cosa mi sta attendendo più in là che io a fatica cerco di scoprire qual è la dannazione degli esseri indefiniti quale io sono esausto si siede alla poltrona piano si arrotola una sigaretta si versa un po di vino sorseggia accende la sigaretta l essere indefinito il sipario si chiude fine i atto 35 ca

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2 atto il sipario si apre lui alla scrivania mentre scrive c era un passaggio fondamentale nella ricostruzione della fortuna criminosa di quell uomo era evidente dal carteggio quanto il contatto con quel dell itru venuto da palermo a gestire i suoi affari a milano avesse segnato un punto di svolta decisivo nell ascesa di burlesconi era quel punto che andava studiato bene e che avrebbe costituito il fuoco della seconda puntata che doveva approntare per l edizione del giorno dopo dalle intercettazioni telefoniche tra dell itru e burlesconi si parlava di rinascita del capitalismo forte presa dei posti di comando di mafiosi e capitalisti che poi sono la stessa cosa congiunzione di mafia e politica che poi vuol dire economia e politica una volta che le due sfere si fossero congiunte nessuno diceva dell itru a burlesconi riuscirà più a capire dove finisce l una e dove incomincia l altra e noi potremo fare i nostri affaruzzi con il consenso di tutti come con il consenso di tutti domandava burlesconi a dell itru non hai capito dobbiamo formare un soggetto politico un partito e lo chiameremo rozza italia mi piace e chi sarà il leader chiedeva burlesconi sarai tu così con le tv che già possiedi potremo limare le teste degli taliani e non fargli capire nulla del nostro progetto ho anche in mente un nuovo programma televisivo che dovrai far mettere nel palinsesto giornaliero delle tue sei reti a messa in onda unificata sette sere su sette mi piace l idea che programma è gli chiese burlesconi lo intitoleremo il grande flagello un titolo forte consiste nella riproduzione dei dibattiti in parlamento la gente ha l impressione di partecipare e intanto noi stiamo tranquilli quelle intercettazioni terminavano con l affermazione di consenso e plauso di burlesconi a quel piano sei un genio dell itru smette di scrivere la fine di una civiltà si misura dall insufficiente grado di consapevolezza delle persone dal non voler veramente conoscere il tempo nel quale sono calati dall insensibilità con la quale conducono le azioni quotidiane dalla misura del soddisfacimento personalistico nel più assoluto disprezzo e noncuranza di quello collettivo la nostra non si dovrebbe più chiamare società ma bensì singolarità la barbarie come quella di tutti i tempi è immanente nessuno ne è esente niente ne è risparmiato ma in quella odierna c è una pericolosità suadente e strisciante che attraverso la mistificazione supportata dalla tecnologia ha il potere di imbavagliare le bocche e di occludere i cervelli senza che le vittime ne siano neanche consapevoli chi occupa i posti del potere sa benissimo che attraverso la lusinga della delega riesce a privare il singolo dell impegno costante di cui c è bisogno per poter interpretare la vita e intanto facendosi carico di questo impegno ti fanno indirettamente capire che a te cittadino non rimane altro che gioire della vita pensare non solo alla produzione ma anche al suo godimento una sorta di diletto materialistico che impone uno stato di sospensione dei cervelli e poi dicono che chi rifiuta tutto questo è strano disadattato violento niente più della violenza che costantemente sono costretto a subire qualora solo decidessi di uscire da questa stanza niente più dell idiozia rapace di tutto ciò che mi circonda nel momento in cui dovessi mettere il naso fuori da qui e se ne chiedo subito un esempio basta accendere la tv accende la tv in onda un telegiornale che lui lascia andare avanti per 1 minuto sarà necessario scegliere immagini e parole idiote poi spegne ecco adesso mi sento più incapace sia di intendere che di volere lo scopo viene dolcemente perseguito e il mio ottundimento completo sarà inesorabilmente raggiunto da qui ai prossimi cinque sei forse sette giorni non è una questione di resistenza ma soltanto ciò che prima o poi accadrà inesorabilmente prima di perdere completamente la memoria non storica perché quella ormai è defunta da un pezzo ma di cronaca il non ricordare più chi ha ucciso chi chi ha detto cosa chi ha fatto cosa dicevo prima che tutto ciò avvenga prima che l irreparabile si concretizzi dovrò terminare il mio romanzo e sospensione sbattere il mostro fuori da qui so che non servirà a nulla se non all illusione della mia personale salvezza ma un tentativo in questa singolarità è pur meglio di niente indolente quasi ipnotizzato si avvicina alla scrivania e riprende a scrivere.

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rimane in atteggiamento di attesa per un po si comporta come se non riuscisse ad esplicitare più nessun senso critico ma ecco un evento disturbante squilla il cellulare con lo stesso fare si alza e va a prenderlo risponde le battute con asterisco sono quelle di yvonne pronto ciao hai visto le previsioni per domani come cosa le previsioni per domani pioverà non potremo fare la festa in giardino accidenti silenzio dopo un po non te ne importa niente lo sapevo beh se devi occuparti delle fotografie cerca almeno di pensare che ci vorranno delle pellicole da interno ciao con fare da automa ritorna alla scrivania il cellulare in mano mentre lo guarda e non sa cosa farne poi siccome deve scrivere se ne libera mettendolo sulla scrivania come se fosse un oggetto pericoloso e mette le mani sulla tastiera per un attimo pensò che si stava esponendo troppo ma l impegno civile che aveva assunto lo spingeva avanti in questa impresa scrivere e vivere per lui erano la stessa cosa due facce della stessa medaglia l una il contrario e il completamento dell altra buttava giù i caratteri in corsivo times new roman con un impeto martellante quasi fosse assediato dal nemico che prima o poi avrebbe avuto la meglio su di lui ma non importava l indispensabile era dare il suo contributo prima che tutto potesse finire prima che il più forte avesse avuto la meglio messo a tacere uno degli ultimi impudenti ancora in circolazione terminò l articolo lo rilesse trangugiando un panino e tracannando un bicchiere di vino telefonò alla redazione per dire che avrebbe inviato per posta elettronica la seconda puntata andò a farsi una doccia e mentre si insaponava sentì la stupida erezione del suo sesso si affrettò ad uscire prese il telefono e chiamò la donna vengo a prendere l orologio mettiti un perizoma e stappa una bottiglia di vino tra cinque minuti sono da te tracanna l ultimo goccio di vino del bicchiere si alza per andare a versarne dell altro amaro amaro ha un gusto amaro questo cinismo eppure non vedo altra reazione di fronte alla brutalità di chi nefastamente architetta e di chi dolcemente accondiscende beve dal bicchiere appena riempito distacco ci vuole distacco soprattutto ci vuole la consapevolezza di chi guarda il mondo come se non ne facesse parte sì perché l arte non si può imporre no tutt al più si può proporre ma lei più che altro si lascia scoprire è il frutto di un personale percorso anche in questo caso ci si trova di fronte all individualismo alla singolarità e non alla socialità perché quando si parla con uno che la pensa come te che condivide i tuoi stessi gusti cosa fai eh ti conforti ti confermi allora insoddisfatti si cerca il contraddittorio il confronto con chi abbia una visione delle cose completamente diversa solo che in quel caso ti avveleni rischi di diventare ulceroso cancrenoso la bruttezza ti ricopre e il fisico diventa mefitico esattamente come lo scambio di idee dal quale ti sei lasciato imbracare lo scambio di idee differenti non converge verso nessun punto e ognuno cerca la bieca affermazione del proprio punto di vista il risultato dell artista o supposto tale è la vita in solitudine un tempo si diceva l arte lo esige cosa mi son sempre chiesto questo la sofferenza la solitudine lo studio l impegno la coerenza la rettitudine perché ciò a cui si mira è la salvezza personale che può essere tale soltanto se diventa potenziale di salvezza per tutti un tentativo un atto generoso che si spera possa convogliare anime solitarie in cerca di un approdo di un riparo si accorge che sta delirando e per non perdere il contatto con il proprio romanzo torna alla scrivania saltellando evidentemente bisogna incominciare a pensare che il personaggio a seguito dei bicchieri fino ad adesso bevuti è anche un po altèro mentre guidava con musica rock che gonfiava l auto ogni tanto muoveva il polso sinistro per controllare l ora la sua rabbia montava al suono elettrico della chitarra e al pensiero che il suo

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orologio fosse in un luogo dove mai più si sarebbe augurato di tornare ogni semaforo era per abitudine una consultazione obbligata del braccio e quanto più lo vedeva nudo tanto più aumentava la voglia di violenza che pensava avrebbe usato nell atto sessuale che lo attendeva nell atrio del portone c era l ascensore ma lui come la sera precedente salì per le scale arrivato alla porta d ingresso suonò e impaziente aspettò quel tempo che la donna pone sempre prima della sua comparsa nella speranza di aumentare il desiderio alzò ancora il polso sinistro per vedere quale fosse la concezione dell attesa desiderosa per questa donna ma non vedendo il suo orologio sentì la rabbia salirgli più violenta al cervello tanto che quando lei aprì con brutalità che l ingenua scambiò per passione la prese la sospinse contro il lavello della cucina la girò e incominciò a domarla mentre quando lei ormai non era più in grado di opporre alcuna resistenza a quello che non aveva capito se fosse stupro o pura passionalità lui dopo aver aperto il rubinetto dell acqua fredda le mise la testa sotto godeva ed era tutto ciò che le interessava anche se fosse stata violenza andava bene dopotutto è ciò che si era augurata mentre dal cassetto sceglieva il perizoma da indossare in seguito alla richiesta del suo amante lui che ansima e freme immanenza si allontana dalla scrivania con la sedia si alza cammina lentamente deve recuperare la scrittura per lui è sforzo fisico poi acquietato si siede in poltrona non c è più la passione per la conoscenza nemmeno la curiosità intellettuale niente tutto ciò che ad oggi si può avvertire come concretamente realizzabile è l effimera sensazione della disconferma forse perché la vita di tutti i giorni sta diventando sempre più insostenibile presi dall affanno di essere condannati a dovercela comunque fare tutti gli sforzi quotidiani non servono a compensare l impossibilità di riuscirci e allora questa mancanza di progettualità non spaventa più quantomeno non è il timore precipuo le prospettive sono sempre più caratterizzate da tempi brevi fin troppo brevi e ciò porta caducità incapacità di riuscire a vedere al di là dell immediatezza tutto ciò si traduce in sopravvivenza e quando i più hanno a che fare con la sopravvivenza i pochi gioiscono e il loro scopo è conseguito sì perché nella fretta dell affanno ciò che si perde è la memoria e quanto più l uomo è afflitto dai problemi squallidi delle proprie economie tanto meno sarà in grado di mantenere lucido il pensiero la capacità critica delle cose che vive la riflessione richiede tempo calma dedizione lucidità si tratta di un astrazione che è sempre più difficile mantenere in vita la seduzione della semplicità dell effimero filtra continuamente e la perdita della memoria è ciò che pregiudica la costruzione di un futuro dignitoso a quanti possono interpretare i pericoli di questo periodo buio in cui la mancanza d identità si vuole a tutti i costi affermare e la parte prosaica prevalere su quella poetica tanto da diventare l unico linguaggio possibile è indispensabile far presente che resistere è un compito a tutt oggi e quanto mai imprescindibile corre nuovamente verso il suo romanzo e allora lo devo affermare lo devo gridare scrive andò a distendersi sul divano e col fiato grosso dell afflato erotico viveva quella morbidezza come quella di altri ambienti altre stanze di altre case di altre donne sole sempre sole anche quando aspettavano qualcuno sentiva di approfittare di una situazione che non gli apparteneva e per la quale provava in quel preciso istante una grande malinconia si alzò e tristemente prese a vestirsi le mutande i pantaloni lei che abbandonava la sua posizione china braccia sul lavabo poi le calze le scarpe lei che si ergeva e che si girava poi la camicia la giacca lei che tentava un abbraccio per trattenerlo e il suo divincolamento inesorabile impietoso una intesa di sguardi obliqui e lui che apriva la porta attraversando definitivamente l uscio trincea dell ultimo incontro -cristo l orologio!il romanzo è alla parte finale non manca tanto un altra puntata del dossier la redenzione del personaggio e poi la chiusura e necessario che ci sia nella recita dell attore un modo di far coincidere la fine del romanzo con la fine della tragicommedia qui incomincia l immanenza tra le due situazioni tra se vogliamo il racconto nella rappresentazione insomma le due fini devono coincidere.

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con ulteriore afflato continua a scrivere dopo che si è arrotolato una sigaretta e fuma e scrive fuma e scrive montò in auto e guidò deciso verso il tribunale sulla documentazione c era un riferimento probabilmente un nome cancellato aveva assolutamente bisogno di sapere cosa si cercava di coprire quali responsabilità superiori non potevano essere rivelate trovò il suo amico e insieme si allontanarono da quegli ambienti era meglio non destare sospetti da quella storia con molta probabilità sarebbero nate spiacevoli conseguenze ed era importante pensava non mettere in pericolo l incolumità dell amico plausibilmente quella cancellatura era la chiave di svolta di tutta l inchiesta ma per scoprirlo doveva riuscire a trovare il signor x che l amico sapeva viveva nella campagna ferrarese assistito dalla figlia nella vecchia cascina di famiglia abbracciò l amico e lo ringraziò della sua generosità disinteressata si rimise in auto e guidò fino a sera per giungere nel luogo indicatogli durante il viaggio la sua mente era vuota priva di qualsiasi pensiero e sensazione solo il disinteresse assoluto di chi va verso qualcosa di irreversibile si ferma è un momento della rappresentazione in cui c è più calma e il ritmo è meno concitato gli elementi di disturbo tacciono solo lui e la sigaretta che lo condurrà fino alla fine del romanzo quando un percorso diventa irreversibile la fine può essere una qualsiasi non importa se buona o cattiva se feroce o dolce l importante è che sia consapevole e perché sia tale c è bisogno di tutta la lucidità necessaria perché sia sopportabile riprende a scrivere arrivò che era quasi sera la nebbia stava calando era necessario individuare la cascina prima che l ultima luce tramontasse rendendo l atmosfera ancora più irreale le indicazioni dell amico erano precise e arrestò l auto davanti a quella di cui era persuaso fosse la dimora giusta scese dall auto si avvicinò al cancello e suonò il campanello una donna uscì dalla casa e gli chiese chi fosse dopo essersi presentato dovette aspettare un po prima di vedersi aprire il cancello e ricevere ospitalità entrò e la donna lo pregò di sedersi scese un uomo anziano che si aiutava con un bastone lo guardò e come se lo stesse attendendo si sedette alla poltrona di fronte speravo di non dover finire i miei giorni portando con me questo segreto disse l anziano non sapeva se rivelare la sua completa ignoranza su quanto l uomo si accingeva a dire o se dare ad intendere di sapere qualcosa ma questi proseguì so chi la manda e perché è qui io le dirò quel che lei vuol sapere ma mi lasci prima tentare di persuaderla dal proseguire in questa sua iniziativa sa io ormai non ho più niente da temere mia figlia poi dopo la mia morte tornerà a vivere in africa dove ha sempre vissuto ma lei è giovane non ha paura ha figli no non ho figli e non ho paura rispose deciso bene allora stia a sentire e rivelò tutto quanto sapeva assieme al nome sul quel documento che qualcuno aveva voluto occultare pensa ovviamente ad alta voce bene il mio personaggio è arrivato alla fine adesso deve adempiere al suo compito e svolgere appieno il ruolo per il quale esiste riprende a scrivere elaborava mentalmente la fine del dossier mentre guidava verso milano arrivato nell appartamento si mise in poltrona e rifletté sul modo in cui stava compromettendo la propria vita passarono diverse ore e si vedevano già le prime luci dell alba si preparò un caffè si mise alla scrivania e deciso cominciò a martellare sulla tastiera la sua rabbia giunto alla fine tutto ciò non lo riguardava più le conseguenze non lo riguardavano più avrebbe ripreso la sua vita allo stesso modo di prima e quel che sarebbe stato non gli interessava più di tanto prese il floppy e si diresse verso la redazione entrò nell edificio e camminò deciso verso l ufficio del direttore gli porse il floppy e gli disse questa è la parte finale del dossier grazie va tutto bene gli domandò il direttore.

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era già uscito dall ufficio e diretto verso la sua scrivania aprì un cassetto e vi prese un paio di occhiali da sole fuori era bello e i suoi occhi erano stanchi imboccò l uscita e con le mani in tasca passo leggero prese a vagare per la città pensava a quanto poteva essere leggera la vita quando si sa che potrebbe anche non esserci più un domani sbattere il mostro in prima pagina e denudarlo lui lo aveva fatto ed era pronto a rinunciare anche a se stesso per l ideale di verità dal quale mai si sarebbe potuto separare la vita gli scorreva ancora più leggera si sedette alla panchina di un giardino e mentre osservava dei bambini giocare e una vecchia signora buttare briciole di pane a dei piccioni si addormentò senza togliersi gli occhiali piano si prepara un altra sigaretta si alza e fumando si allontana dalla scrivania per andare alla poltrona il suo comportamento adesso deve essere lo stesso del suo personaggio ecco è la fine adesso anche lui non c è più ad accompagnare la mia vita è venuto il tempo di scegliere devo assolutamente scegliere la rinuncia totale di ogni compromesso o l abbandono assoluto di una qualsiasi forma di resistenza ma forse tutto ciò vuol soltanto dire la vita quella vera autentica o la morte perché cedere alla seconda possibilità è un non vivere un anestetizzarsi che con il tempo diventa sempre più inconsapevole per poter riuscire a trovare una ragione e proseguire il proprio quotidiano squallore allora piuttosto la vera morte la rivelazione autentica assoluta l immanenza dell essere supremo ma non posso arrendermi così devo trovare la forza necessaria per continuare a combattere sentire di essere in guerra obbligato a dover fronteggiare tutti i mali della dolce persuasione occulta della mistificazione essere il soldato di me stesso che caparbiamente difende la propria integrità ma per fare ciò ho bisogno di non sentirmi solo sapere di esserlo e che qualsiasi altra condizione è falsa ingannatrice ma non avvertirne la dolorosa sensazione quel fastidio epidermico che pian piano toglie la lucidità sì ci deve essere un modo per non sentire pur sapendo tornare nel mondo uscire da questa stanza devo assolutamente ritrovare il coraggio di ritornare ad essere devo a tutti i costi rappresentare il contraltare necessario per la buona sopravvivenza di mia figlia dei ragazzi della scuola che ancora incontrerò della mia stessa ragione d essere affinché io possa conquistare quel lucido e consapevole fervore necessario per vivere bene la mia fine solo così potrò dare un senso ai miei giorni trovare l amore per la scoperta della morte come fino a non molto tempo fa possedevo l amore per la scoperta delle cose della vita prima di perderlo per sempre sì devo farcela uscire di qui per poter insegnare a mia figlia e ai miei ragazzi che non sono costretti a inghiottire tutta questa merda e considerarla normalità continuare a trasmettere quella necessità di mettere continuamente in discussione se stessi gridare che dobbiamo assolutamente uscire dalla nostra povertà interiore gridare che è necessario ritrovare la poesia in tutto quello che facciamo che una via d uscita a tutta questa mediocrità sta nel coraggio di abbandonare definitivamente la paura di perderci senza la miseria di questo falso perbenismo di non doverci più dondolare nella comodità di reputarci migliori di qualcuno comunque superiori a qualcuno di smetterla di continuare ad utilizzare i nostri simili perché ci aiutino a nascondere le nostre insoddisfazioni le nostre frustrazioni a dimenticare i nostri fallimenti proprio perché ci fa comodo avere sotto gli occhi quelli degli altri qui lui diventa tutti la promessa dell impegno personale diventa impegno collettivo possibile solo con gli altri sì dire che dobbiamo smetterla di mortificare i più deboli e credere a chi professa la ricchezza e promette benessere a chi continua a venderci l incolumità la convinzione che siamo salvi perché facciamo parte dei giusti di coloro che producono e che contribuiscono al benessere del paese mentre gli altri venuti da lontano i diversi rubano ciò che insieme abbiamo creato con tanta fatica e per questo ci appartiene capire che il nemico non ha più identità che siamo noi stessi le nostre mille paure i nostri mille pregiudizi l uomo non sa nulla e si vanta di sapere tutto eppur saccente non riesce ad immaginare quanto lontano sia dalla verità delle cose riscoprire la semplicità primordiale la volontà di non avere pretese ma soltanto il dovere di cercare e di scoprire noi adulti non sappiamo più crescere non sappiamo nemmeno invecchiare non siamo neanche in grado di dare dignità alla

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morte con la fine della vita cerchiamo di avvicinarci a dio perlomeno a quell immagine patetica che ne abbiamo non sappiamo rinunciare all egoismo che ci allontana dall essenza della vita come quei vecchi che in chiesa pregano sperando di ipotecare la propria salvezza tutta la vita non hanno fatto altro che pensare a se stessi e adesso anche di dio ne fanno una questione personale come se fosse giusto che gli appartenga che presunzione come se esistesse un dio borghese quanta confusione e spazzatura siamo costretti a ingoiare e a quanta qualità arte verità dobbiamo rinunciare in tutto questo frastuono no non sono io che sono ubriaco sono gli altri che sono troppo sobri io ciò che dovevo dire l ho scritto e me ne sono liberato e adesso sono pronto per ricominciare sì perché in fondo scrivere è come defecare e poi guardare quel corpo ormai estraneo prima di tirare lo scarico e non considerarlo più parte di se stesso certo che si continuerà a vivere su questo non ho dubbi ma ho dubbi sul come si vivrà lo spettro di dover far parte di una maggioranza sempre più asservita ad una minoranza l arroganza dell ortodossia non deve trionfare si alza e cammina verso la porta indeciso la apre e senza il coraggio necessario per uscire la richiude fuori da qui ci sarà anche un altra donna a darmi conforto ad alleviare i giorni fino al prossimo fallimento alla prossima messa in discussione per vivere nuovamente la crisi la segregazione volontaria ma ho bisogno del trasporto mistico che l illusione dell amore può dare ritrovare l attrazione emotiva per ridare slancio a quella fisica certo perché anche per fare sesso c è la necessità di amare veramente basta con la volgarità di essere stupratori anche di se stessi adesso metterò fuori il naso e muoverò lo sguardo a destra e a sinistra con timore con diffidenza prima di uscire fiducioso e mettere da parte il mio trascorso perché l esigenza imprescindibile è quella di dover vivere per farcela questa volta dovrò evitare la confusione dell effimero e considerare l eterno come la sola condizione possibile l inganno non è contemplabile ciò che io sarò da questo momento in poi sarà solo l eterno della vita che raggiunge la morte esce dalla stanza si chiude il sipario fine 2 atto 31 ca tot 1h e 6 ca

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