Maitan - Classi sociali

 

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copyright 1976 savelli spa -00193 roma via cicerone 44 copertina «davif» livio maitan ct dinamica delle classi sociali in italia con un commento i d p sylos labini finito di stampare nel mese di gennaio 1976 nella tipografia della savelli spa savelli

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e capitato altre volte il lavoro che in teoria i marxisti avrebbero dovuto essere i più qualificati e interessati a fare lo hanno fatto altri infatti nonostante il rilancio del marxismo come strumento scientifico e arma di lotta nel corso degli anni seguiti all esplosione del 68 il primo tentativo con un minimo di organicità di definire la dinamica delle forze sociali della distribuzione del reddito e dei comportamenti politici delle classi o di settori di esse è stato compiuto da uno studioso che benchè non prescinda dall apporto di marx alla scienza economica al marxismo non si richiama data l importanza dell argomento e grazie all adozione di una formula divulgativa che rifugge dai paludamenti accademici e tende a cogliere l essenziale è prevedibile che il saggio sulle classi sociali di paolo sylos labini costituirà almeno per un certo periodo un punto di riferimento obbligato 1 il saggio non merita tuttavia attenzione solo per questa ragione sylos labini può essere considerato a giusto titolo come l esponente più conseguente e intellet tualmente più onesto di una scuola che ha cercato di combinare l analisi delle tendenze economiche degli ultimi decen ni con indicazioni di soluzioni politiche con altri studiosi ha animato dalla fine degli anni 50 il dibattito che doveva sgomberare il campo al centro-sinistra e alla programmazione simboleggiata dal cosiddetto piano pieraci lo scritto risale nella prima stesura ali fj72,ma solo da qualche mese è comparso con una serie di aggiunte e di revisioni nella collezione dei saggi tascabili di laterza i

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6 cini ha cercato di richiamare i governi del centro-sinistra a un minimo di rigore e di sistematicità nell azione e tradu zione in pratica di una politica economica dai contorni abbastanza definiti più di recente è stato tra coloro che hanno compiuto il maggiore sforzo per la definizione di una delle opzioni di fondo possibili in questa fase una volta che si escluda come fa sylos labini l alternativa della rottura rivoluzionaria opzione tutto sommato caldeggiata non solo dalla sinistra del blocco sorto all inizio degli anni 60 ma sempre più esplicitamente dallo stesso partito comunista il fatto che l autore non sia militante di partito non toglie valore alle implicazioni politiche della sua analisi al contrario proprio la sua qualità di franco tiratore gli permette di esprimersi con maggiorecoerenza e chiarezza senza preoccupazioni di indole tattica la brevità del saggio e il suo carattere largamente divulgativo non deve indurre a una benché minima sottovalutazione dei problemi affrontati comprendere quale fosse il quadro all inizio degli anni 70 come vi si fosse giunti individuare le tendenze attuali a sei anni dall inizio della grande ascesa delle lotte operaie è di primaria importanza per l analisi globale della società italiana e per definire le linee delle azioni politiche da intraprendere per assicurare uno sbocco positivo a una crisi che appare sempre di più come economica sociale e politica allo stesso tempo le analisi e le indicazioni di sylos labini sintetizziamo innanzi tutto i punti essenziali del saggio spesso presenti anche in altri contributi dello stesso autore 1 l analisi della società italiana e delle sue tendenze dimostra l inadeguatezza degli schemi teorici che considerano due grandi categorie di reddito in corrispondenza delle due classi sociali fondamentali il peso delle classi medie lungi dal declinare si è in linea generale accresciuto e le stesse classi medie sono state sottoposte a processi di notevoli differenziazioni interne premesso questo e partendo dalla distribuzione del reddito può essere formulata la seguente suddivisione delle classi sociali «i borghesia vera e propria grandi proprietari di fondi rustici e urbani rendite imprenditori e alti dirigenti di società per azioni profitti e redditi misti che contengono elevate quote di profitto professionisti autonomi redditi misti con caratteri di redditi di monopolio iia piccola borghesia impiegatizia stipendi iib piccola borghesia relativamente autonoma redditi misti coltivatori diretti artigiani inclusi i piccoli professionisti commercianti iic piccola borghesia categorie particolari militari religiosi ed altri stipendi iiia classe operaia salari iiib sottoproletariato» pp 24-25

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8 2 in seguito alle crescenti difficoltà economiche si sono verificati nel corso degli ultimi anni «un acceleraz.ione dell area di influenza delle imprese a partecipazione statale» e «l ingresso silenzioso ma massiccio del capitale estero controllato in parte da grandi società multinazionali» pp 96 e 120 la classe operaia «ancora molto arretrata» risente della persistente arretratezza della struttura sociale del paese per cui oltre la metà degli operai sono occupati in aziende piccole o medio-piccole nonché della non superata arretratezza culturale pp 175-176 44-45 «pur essendo sempre una classe subalterna lo è in misura decrescente e nel suo complesso si trova economicamente e politicamente in ascesa» pp xii e 109 ma «il fenomeno più rilevante è il fortissimo aumento della piccola borghesia impiegati zia e commerciale» nell ambito della già segnalata differenziazione delle classi medie il concetto di proletarizzazione non appare economicamente fondato mentre può avere una giustificazione parziale dall angolo di visuale politico e ideologico la piccola borghesia continua a essere uno strato di importanza decisiva e le sue oscillazioni possono influire in modo determinante sull evoluzione politica del paese strati di piccola borghesia costituiscono il possibile terreno di sviluppo di tendenze reazionarie e fasciste tuttavia al polo opposto la piccola borghesia appare come gerente di interessi operai magari gerente privilegiata nelle regioni rosse l alleanza con la classe operaia si realizza sotto la sua egemonia 3 i confronti internazionali se a grandi linee mettono in risalto l omogeneità di certe tendenze indicano tuttavia come l italia sia ancora economicamente politicamente e culturalmente un paese arretrato non omogeneo rispetto ai paesi industrialmente più sviluppati dell europa capitalistica 4 l aggravarsi della situazione economica di cui la persistente flessione del saggio medio di profitto appare come la tendenza più emblematica può portare a crescenti tensioni a involuzioni reazionarie a prove di forza tra le classi p 97 i partiti operai e i sindacati non sono pronti 9 «al decisivo scontro frontale a una strategia rivolta a impartire colpi d intensità progressivamente crescente per mutare il sistema» la classe operaia non è «abbastanza forte e compatta e consapevole» «la grande maggioranza degli operai non vuole veramente una rivoluzione» p 98 di conseguenza la prospettiva per cui si deve lavorare politicamente è quella di «politiche di tipo laburista» e di «riforme anche radicali» sulla base di un alleanza tra ampi strati della piccola borghesia e «coloro che gestiscono gli interessi della classe operaia» p 83 in altri termini si tratta di fare ora quello che non è stato fatto alla fine della guerra cioè «una rivoluzione democratica caratterizzata da profonde riforme sociali non diverse almeno negli elementi essenziali da quelle introdotte in inghilterra» pp 83-89 quello che neppure con il centro-sinistra è andato al di là dello stadio di progetto la responsabilità del pesante bilancio negativo ricade sulla «grande borghesia particolarmente quella industriale» che pur avendo interesse a «riforme rivolte alla razionalizzazione del sistema e alla stabilizzazione sociale» ha preferito allearsi con gli strati più conservatori dei ceti medi p 85 ricade sulla piccola borghesia vittima più delle altre classi della arretratezza civile del paese e incapace di levarsi al di sopra di interessi corporativi e settoriali pp 88-89 ma gli stessi partiti operai e gli stessi sindacati non sono esenti da colpe nella misura in cui non di rado hanno rinunciato a combattere contro interessi corporativi per ricercare alleanze in chiave demagogica o elettoralistica pp 114 e 136 solo lottando contro queste deformazioni e questi comportamenti sarà possibile compiere la svolta democratica e riformistica sempre più urgente ponendo le premesse per il superamento di un arretratezza che ha radici storiche remote e ha costituito cinquant anni fa l humus fecondo per l affermazione del fascismo pp 88-89 -

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premesse sul metodo per il fatto stesso di tener largamente conto delle categorie marxiane senza tuttavia accettare organicamente il metodo marxista sylos labini non riesce a evitare oscillazioni e ambiguità metodologiche che sia detto di passata costituiscono la base oggettiva di interpretazioni polemiche unilaterali per cui da una parte gli si rimprova di ignorare completamente i criteri per la definizione di una classe dall altra è considerato come un marxista malamente camuffato dietro la veste scientifico-accademica il saggio di cui ci stiamo occupando osciila in realtà tra due diverse accentuazioni l autore afferma a un certo momento che «la distribuzione del reddito dipende congiuntamente dalla proprietà privata dei mezzi di produzione dal controllo politico e amministrativo del processo di accumulazione e dai diversi gradi di istruzione e di qualificazione di coloro che lavorano i tre aspetti in parte si sovrappongono» pp 23-24 e sottolinea poco più avanti che «per distinguere le diverse classi sociali il reddito è un elemento importante ma non tanto per il suo livello quanto per il modo attraverso cui si ottiene» p 26 ma altrove quando vuole giustificare la classificazione della piccola borghesia scrive che «la analisi della distribuzione del reddito serve di base all intera classificazione» p 144 c è dunque quanto meno una mancanza di chiarezza che dipende dal fatto che non viene distintamente e categoricamente individuato un criterio centrale certo i fattori che influiscono sulla dis tribuzione del reddito sono grosso modo tutti quelli

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13 12 indicati da sylos labini ma le classi non si definiscono prima di tutto in rapporto al reddito che percepiscono quello che definisce una classe è essenzialmente la sua collocazione nel processo produttivo e nei rapporti di produzione tutte le altre determinazioni sono derivate o accessorie se viene meno l asse centrale si finisce inevitabilmente nell empirismo si rischiano conclusioni arbitrarie si costruiscono classificazioni prive di rigore e di scarso valore operativo errori e ambiguità nel metodo possono indurre a incertezze altrimenti incomprensibili come la formulazione per cui svlos labini dice che la borghesia puÒ essere considerata una classe «quasi certamente» p 43 o a collocazioni decisamente sbagliate come l inclusione dei professionisti nella categoria della borghesia il che può essere fatto solo qualora si usi il criterio quantitativo del reddito possono determinare deformazioni o errori nell indicazione della natura di certe differenze come il tipo di distinzione stabilita tra rendita urbana e rendita agraria 2 nella definizione di certi fenomeni come l adozione del criterio del livello di vita ancora basso per respingere la tesi dell integrazione della classe operaia nel sistema e nella stessa delimitazione tra proletariato e classi medie per cui a volte si fa ricorso unicamente all ammontare della retribuzione possono ostacolare o impedire la comprensione del quadro complessivo nella misura in cui l adozione di un criterio più quantitativo che qualitativo conduce a una sottovalutazione del peso specifico e ancor più del dinamismo delle classi decisive e ingenera confusioni o errori nelle valutazioni 2 non vediamo su quale base sylos labini possa parlare di «natura profondamente diversa»della rendita urbana rispetto alla rendita fondiaria dal momento che la genesidellarendita è fondamentalmentela stessa e identica ne è la caratteristica che consiste per richiamare marx nell appropriazione in misura crescente di valori creati senza intervenire nella produzione il capitale,iii 3 p 35,rinascita,roma 1956 ladifferenzacospicua in termini quantitativi di reddito dipende in realtà dal fatto che per le condizioni note la rendita urbana racchiude una rendita differenziale e il più delte volte addirittura una rendita di monopolio il che può avvenire tuttavia anche per la rendita agraria questo era stato già chiarito anche da engels nel suo libro la questione delle abitazioni rinascita roma 1950 p 26 delle classi medie come si vedrà proprio su questo terreno emergeranno le nostre divergenze più nette da sylos labini basti averne indicato qui le origini dal punto di vista del metodo più in generale poi affiora specie nella polemica dell autore sulle responsabilità di quella che considera la persistente arretratezza economica e sociale dell italia una concezione al fondo intellettualistica le carenze i ritardi le irrazionalità sarebbero da imputare a una mancanza di comprensione da parte dei diversi protagonisti o a una loro carenza di senso civico passano in seconda linea se non scompaiono del tutto le matrici materiali cioè i contrasti di interessi tra le varie classi e all interno delle varie classi il divario tra esigenze astratte a lungo termine ed esigenze di difesa a scadenza immediata o a breve termine le contraddizioni specifiche del capitalismo iri questa fase a ben rifletterci a questa distorsione metodologica è collegata quella che soggettivamente costituisce una qualità del nostro autore cioè la sua carica moralisticà fatto piuttosto eccezionale del tutto scevra da ipocrisie l incomprensione degli errori e delle deformazioni appare così paradossale da dover essere ascritta a ottusità morale a cieca ricerca del proprio «particulare» e il risanamento morale appare in ultima analisi come la premessa obbligata di un azione riformatrice non diciamo che in sylos labini questa inversione dei fattori sia esplicita e consapevole ma è il filo conduttore della sua analisi e dei suoi comportamenti -

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concentrazione del capitale capitalismo di stato e contraddizioni interne della classe dominante sylos labini non sottovaluta affatto il processo di concentrazione del capitale anzi constata esplicitamente «che ha compiuto nel tempo passi da gigante» tuttavia aggiunge subito «un tale processo non sembra condurre di per sé al collettivismo pubblico socialismo può invece condurre e in una certa misura ha condotto ad una sorta di collettivismo privato ossia a un sistema che perpetua i privilegi sotto forme nuove non fondate più principalmente sulla proprietà privata dei mezzi di produzione ma sulla forza politica e sulla divisione del lavoro in un peculiare as setto istituzionale che risulta da una commistione fra pubblico e privato» p 94 altrove sottolinea come il settore pubblico sia destinato ad allargarsi mentre si accentua la penetrazione del capitale straniero pp 96 e 120 questi ed altri processi influiscono sulle diverse stratificazioni interne della stessa classe dominante borghesia industriale propriamente detta borghesia finanziaria borghesia speculatrice ecc n on si tratta ovviamente di mettere in discussione la maggior parte dei fenomeni segnalati né va contestata la legittimità di una individuazione di vari settori della borghesia anche se la compenetrazione tra i settori stessi in italia non certo minore che in altri paesi capitalisti rende spesso le distinzioni formali e scarsamente operanti politi-

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16 camente 3 ma quello che va soprattutto sottolineato è che c è tra tutti questi fenomeni una sostanziale omogeneità e che le contraddizioni non sono tra «vecchio» e «nuovo» tra capitale moderno e forme precapitalistiche ma si generano nel meccanismo dello sviluppo capitalistico ai punti più alti che sia detto di la tendenza alla concentrazione passata è l elemento centrale dell analisi-previsione del marxismo ed esprime la polarizzazione della società capitalistica si è manifestata in italia durante un ventennio a con il rafforzamento dei maggiori gruppi capitalistici crescita del loro peso specifico non solo nella produzione ma nelle stesse scelte macroeconomiche nazionali e non b con la partecipazione del capitale italiano sempre in posizione subordinata o passiva alla concentrazione su scala europea e mondiale c con la subordinazione alla logica e alle esigenze dei monopoli e del grande capitale delle industrie medie e piccole la sopravvivenza e lo sviluppo di queste ultime non hanno significato una rivitalizzazione delle vecchie industrie tradizionali ma hanno implicato una radicale trasformazione della parte più consistente e più vitale di esse con inserimento nel processo di rammodernamento tecnologico che ha portato non di rado a un altra composizione organica del capitale lungi dall aver assunto una posizione antagonistica nei confronti dei monopoli hanno subito una integrazione molto ampia nel ciclo produttivo dei grandi complessi egemonici specializzazioni produzioni connesse ecc 4 17 il rafforzamento del settore pubblico è andato nello stesso senso nella siderurgia per esempio il processo di concentrazione è avvenuto in larga misura tramite il settore pubblico la caratteristica peculiare è consistita nel fatto che lo stato è stato corresponsabilizzato per tutto un periodo soprattutto nei settori in cui il rischio di partenza appariva maggiore e più problematica la riuscita delle operazioni di riconversione post-bellica 5 successivamente via via che il «miracolo» si esauriva e cominciavano la stagnazione e la crisi lo stato assumeva più precisamente la funzione di «socializzatore delle perdite» funzione che aveva cominciato a esercitare alle origini dell iri durante la crisi degli anni 30 vale la pena di soffermarsi un momento sul fenomeno dell espansione di quello che sylos labini definisce «collettivismo privato» distinguendolo dal collettivismo pubblico convegno sulla piccolae media industria organizzato dal pci al novembre 1974 per quanto riguarda la vecchia e falsa polemica sulla presunta smentita a marx che costituirebbe la sopravvivenza delle medie e piccole aziende ci permettiamodi ricordare che già all inizio del secolo nella sua prefazione al programmadi erfurt kautsky aveva scritto «la concentrazione del capitale come fu concepita da marx,non è compatibilesolo con la sopravvivenza ma addirittura con una certa crescita dellapiccolaazienda in singoli rami produttivi e non solo nell agricoltura ma anche nell industria e nel commercio proprio procedendo nel senso della dialettica marxiana si comprenderà più facilmentequesta crescita dalla concentrazione del capitale deriva in certe condizioniuna moltiplicazionedella piccola azienda ma la nuova piccola azienda è assai diversa dalla vecchia solo in apparenza ha qualcosa in comune con essa ma economicamentee politicamente assume un ruolo assai diverso» e vero che kautsky aveva in vista soprattutto il lavoro a domicilio o le aziende di tipo artigianale fenomeni sia detto tra parentesi che tutt oggi hanno un rilievo considerevole in alcuni settori basti pensare quanto è avvenuto negli ultimi anni nell industria tessile a prato ma la logica del fenomeno non muta il capitale per effettuare la propria concentrazione non ha bisogno necessariamente di spazzare via le aziende piccole e medie può più utilmente integrarle in condizionidi totale dipendenza e subordinazione 5 non va dimenticato che in italia il settore cosiddetto pubblico ha sempre comportato una partecipazionee quindi una diretta cointeressenza privata tutt altro che trascurabile ma lo stato ha in ogni caso esercitato la funzione di garante assumendosil onere delle perdite 3 la classificazione più plausibile è a nostro avviso la seguente a la borghesia dei grandi gruppi industriali privati b la borghesia legata a settori specifici come quello del petrolio in connessione più stretta con il capitale internazionale c la borghesia finanziaria e speculativa d la tecnocrazia o burocrazia dirigente del settore statale come abbiamo richiamato altrove la crisi economica e la risposta dei rivoluzionari bandiera rossa milano 1974 bisogna guardarsi dallo stabilire nessi troppo meccanici tra specifici settori economici e specifiche tendenze politiche in particolare nei periodi in cui sono in giuoco le sorti del sistema in quanto tale e nelle scelte politiche si impnoe maggiormente l esigenza di una difesa degli interessi complessivi della classe dominante 4 alcuni di questi aspetti sono stati messi in luce dai documenti del

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il 18 che equivarrebbe al socialismo tanto più che la sua messa a punto non è esente da una implicita intenzione polemica i marxisti non hanno mai ignorato che la concentrazione avrebbe potuto assumere l aspetto di una concentrazione sotto diverse forme nelle mani dello stato e mai hanno ipotizzato che un tale processo potesse di per sé condurre al socialismo una tesi del genere non è presente neppure presso i teorici della ii internazionale che pure avevano mitizzato la «pienezza» delle condizioni oggettive e alla concezione dialettica avevano sostituito un evoluzionismo di marca positivistica engels in particolare aveva rivolto la sua attenzione a questo problema prospettando persino l ipotesi di una sorta di capitalismo di stato generalizzato con i borghesi ridotti alla funzione di percepitori di dividendi «pubblici» un tale sviluppo non avrebbe significato l istaurazione del socialismo con l eliminazione delle vecchie classi dominanti bensì avrebbe rappresentato una forma estrema di concentrazione del capitale si trattava comunque di un ipotesi teorica di cui fattori contro-operanti sia economici sia politici erano destinati a contrastare la realizzazione tuttavia alcuni paesi sottosviluppati in determinate fasi non sono rimasti lontani da questo schema almeno per quanto riguarda il settore dell industria si pensi all egitto nasseriano della metà degli anni 60 6 la forma di concentrazione del capitale rappresentata dail espansione del settore statale o pubblico non ha minimamente intaccato la sostanza dei rapporti di produzione né sminuito il potere economico della borghesia nella misura in cui anzi ha facilitato il superamento di congiunture critiche o consentito la riorganizzazione e il rilancio di branche decisive in italia lo abbiamo visto la siderurgia ha costituito un fattore di riconsolidamento del sistema ha tuttavia influito sulla strutturazione interna della classe dominante ha acquistato infatti risalto la figura del manager pubblico che se dal punto di vista 6 e strano che sylos labini insista nell attribuire ad alberto braglia la primogenitura di un analisi che era stata fatta molto prima dai marxisti anche in italia 19 giuridico-formale non può essere considerato un capitalisla agisce però,sempre di più secondo la logica del profitto oltre che della preservazione del sistema nel suo complesso e realizza uno status economico e sociale equiparabile a quello dei capitalisti veri e propri sarebbe peraltro interessante vedere in quale misura questi managers a somiglianza dei managers del settore privato abbiano acquisito dirette cointeressenze sotto forma del possesso di azioni,obbligazioni ecc e non va dimenticato il caso di certi personaggi che emersi ali origine come managers statali magari in virtù di legami clientelari sono successivamente divenuti difensori degli interessi specifici di gruppi capitalistici privati eugenio cefis è un esempio emblematico in materia con una sorge così uno strato che possiamo definire certa approssimazione concettuale e terminologica borghese burocratico in certi periodi questo strato ha agito in perfetto accordo con strati tra i più significativi della borghesia esprimendo anche prospettive politiche comuni in direzione di una razionalizzazione riformistica una convergenza del genere ha indubbiamente aiutato a suo tempo l em ergere del centro-sinistra tuttavia specie quando l estensione del settore pubblico avviene non in concomitanza con uno sviluppo del settore privato bensì come suo surrogato o in virtù di operazioni di salvataggio tale ristrutturazione indebolisce la borghesia come forza sociale e crea condizioni più difficili per l esercizio della sua egemonia ai fini del funzionamento e dell equilibrio complessivo del sistema d altra parte l inserimento nell apparato statale tende a dare alla borghesia burocratica una impronta conservatrice che può essere accentuata ulteriormente da preoccupazioni politiche specifiche evitare un cambio di direzione politica del paese con l eventuale partecipazione del pci suscettibile di spezzare vecchi equilibri faticosamente costruiti e di smantellare vecchi feudi fonti di privilegio in conclusione la presenza di un settore pubblico cospicuo non è affatto un elemento di arretratezza della società capitalistica italiana al contrario è un importante _

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20 componente della sua modernizzazione e i gruppi dirigenti di questo settore possono conoscere oscillazioni politiche per ragioni specifiche o congiunturali non per una loro intrinseca natura reazionaria o parassitaria abbiamo visto in quale senso possano pesare di più tendenze alla conservazione il discorso è diverso per il settore pubblico non produttivo quello dell amministrazione e dei servizi e soprattutto su questo piano che vanno individuati i fenomeni tanto deprecati di parassitismo tuttavia lasciando da parte ogni considerazione sull universalità del fenomeno dell espansione delle funzioni dello stato bisogna evitare di confondere la causa con gli effetti la presenza di settori o enti parassitari divenuti sempre di più oggetto di polemiche a non è all origine degli squilibri e volte di dubbia lega delle contraddizioni dell economia italiana bensì ne è la conseguenza lo sviluppo capitalistico della fase della decadenza restringe tendenzialmente le possibilità di assorbimento delle nuove leve del lavoro nei settori produttivi e perciò stesso aumenta la spinta alla ricerca di surrogati al limite certi enti «inutili» costituiscono una specie di cassa di integrazione permanente per un lungo periodo questa distorsione è stata accettata senza polemiche eccessive nella misura in cui il boom assicurava margini economici e la borghesia nel suo complesso era interessata ad alimentare ceti suscettibili di esercitare socialmente e politicamente una funzione conservatrice le polemiche si sono moltiplicate e sono divenute aspre a partire dal momento in cui la congiuntura favorevole si è esaurita e la lotta per la distribuzione del reddito è divenuta più serrata neanche in queste condizioni tuttavia sono da attende rs i risultati sostanziosi dalle campagne contro i «parassiti» infatti gli sbocchi occupazionali si sono ristretti ulteriormente e non si vede quale governo possa essere dispos to ad accrescere direttamente o indirettamente -la massa già pericolosamente in ascesa dei disoccupati e ad accollarsi l onere di massicce liquidazioni o indennità abbiamo già accennato alla necessità di non stabilire nessi troppo meccanici tra determinati settori della borghesia e determinate tendenze politiche in particolare sarebbe un errore considerare che la consistenza di certe posizioni 21 conservatrici o le potenzialità di movimenti fascisti o golpisti siano da ascrivere alla persistenza di strutture economiche arretrate o presunte tali basti pensare che sostegni alle tendenze più conservatrici e reazionarie o addirittura fasciste sono venuti dai magnati dell industria petrolifera che nessuno vorrà catalogaretra i settori arretrati diciamo di più la definizione di «arretrati» micamente e socialmente non ha molto senso neppure se riferita alla borghesia finanziaria né ha molto senso dire come dice sylos labini che «speculazioni edilizie esportazioni di capitali petrolio sono aree economicamente inquinate da un punto di vista capitalistico» p 120 la metafora elude qui la corretta impostazione del problema si vuoi dire che si tratta di fenomeni atipici di manifestazioni di arretratezza la risposta non può essere che negativa se prendiamo per esempio le speculazioni edilizie riscontriamo che mutatis mutandis hanno accompagnato tutto lo sviluppo storico del capitalismo già marx nel capitale individuava nella speculazione edilizia una tendenza che si accentua via via che il capitalismo si sviluppa senza costruzione per speculazione e su grande scala nessun imprenditore oggi può più tirare avanti il profitto stesso della costruzione è estremamente piccolo il suo guadagno principale consiste nel rialzo della rendita fondiaria in un abile scelta ed utilizzazione del terreno da costruzione» ed cit voi ii i p 245 e iii 3 p 181 d altra parte la speculazione sulle aree e la speculazione edilizia sono fenomeni internazionali da cui nessun grande paese capitalista sviluppato è andato esente e che si accentuano in determinate congiunture quando per esempio l inflazione stimola la ricerca di beni-rifugio evocare a questo proposito i rentiers i funzionari e gli amministratori corrotti le mandrie di parassiti significa non cogliere nel segno perché le speculazioni non solo hanno ingrassato tutta questa fauna variopinta ma ancor più hanno avvantaggia to grandi società immobiliari e finanziarie principali beneficia rie negli anni di alta congiuntura del boom della edilizia le mostruose deformazioni che si sono prodotte econo-

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22 23 nello sviluppo delle città e gli squilibri stridenti che hanno impedito una soluzione del problema degli alloggi non sono dovuti all intrusione di figure parassitarie o abnormi bensì sono la conseguenza inevitabile della ricerca del massimo profitto e della massima valorizzazione della rendita fondiaria quanto poi alle speculazioni finanziarie alle esportazioni di capitali ecc neppure qui si può parlare di tendenze atipiche o di manifestazioni di arretratezza anche questi fenomeni hanno accompagnato la storia del capitalismo in tutti i paesi se oggi conoscono un particolare rilancio ciò è dovuto da un lato a un recupero di peso specifico di un capitale finanziario relativamente autonomo come conseguenza della caduta del saggio di profitto industriale e di una riduzione drastica dei margini dell autofinanziamento dall altro alla congiuntura negativa che scoraggia gli investimenti nei settori direttamente produttivi anche qui i protagonisti non sono strati «parassitari» ma strati classicamente capitalistici stimolati dalla molla del profitto parassitari se si vuole nel senso che il capitalismo nel suo insieme è ormai storicamente parassitario aggiungeremo che persino la corruzione spicciola di amministratori e funzionari non costituisce un tratto abnorme o una particolare piaga di gente arretrata o moralmente ottusa bensì tradizionalmente ha agito come ingrediente complementare dell accumulazione del capitale 7 si dirà che i fenomeni analizzati provocano pur tuttavia differenziazioni interne nelle classi dominanti e sono a volte denunciati da esponenti di queste stesse classi cer7 a dimostrazione del carattere costante di certi fenomeni ci permettiamo di rinviare per esempio alla denuncia da parte del vecchio engels dei funzionari delle amministrazioni comunali «che quasi dappertutto sono notoriamente in inghilterra centri di corruzione di tutte le specie di nepotismo e di jobbery» v la questione delle abitazioni ed cito p 92 per fare poi un riferimento contemporaneo a dimostrazione sempre dell universalità del fenomeno nelle amministrazioni della repubblica con approfederale tedesca «criminali in colletto bianco» trufferebbero priazioni indebite peculati vari ecc da 20 a 25 miliardi di marchi all anno v le monde 10-1-1974 tamente il capitalismo per la sua stessa natura è tra vagliato da squilibri profondi e da contraddizioni interne che si traducono in conflitti sociali e politici ma ciò av viene non solo nelle fasi arretrate ma anche e per certi aspetti soprattutto nelle fasi più avanzate o più precisamente nelle fasi in cui la crisi del sistema ha raggiunto uno stadio più elevato supporre che squilibri disfunzioni e contraddizioni interne possano essere superati grazie all imposizione di un disegno razionale o in virtù di una sollecitudine per le condizioni delle classi e dei ceti colpiti dalla crisi significa in ultima analisi prospettare un capitalismo in cui non operino più le leggi fondamentali che ne hanno determinato la esistenza significa prospettare una sua fase più «avanzata» o più «equilibrata» di cui nessun da to reale o nessun elemento tendenziale permette di ipotizzare la realizzabilità concludendo la società italiana continua a risentire del suo modo di formarsi come stato na ionale e di essere durante un periodo abbastanza lungo la questione del mezzogiorno ne è la manifestazione più cospicua tuttavia le contraddizioni decisive non vanno individuate su questo terreno non sono il risultato di un arretratezza economica strutturale bensi sono contraddizioni tipiche del capitalismo e più particolarmente del neocapitalismo o spatkapitalismus quale si è configurato su scala mondiale che si sono sviluppati delle classi dominanti qui è la matrice degli stessi conflitti economici e politici e si sviluppano all interno -

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dinamica della classe operaia non intendiamo soffermarci su un problema marginale come quello sollevato da procacci sull uso di dati statistici riferiti alla classeoperaiaper il 1881e il 1901,che se non considerati criticamente potrebbero indurre a conclusioni fuorvianti e cioè a una sopravvalutazione del peso della classe operaia in quel periodo sylos labini ha fatto in proposito una utile precisazione rispondendo pertinentemente al suo recensore v unità 9 e 29 novembre 1974 non ritorniamo d altra parte,sul fenomeno della persistenza delle piccole e medie industrie ma in rapporto alla sottolinea tura dell alta percentuale di operai in queste ind ustrie come indice di arretratezza è utile richiamare quanto segue a la classe operaia industriale che è economicamente e politicamente spinadorsaledel proletariato è la passata da 3.410.000di addetti nel 1951a 4.800.000nel 1971 e se pur con un ribasso nella seconda metà del ventennio sono aumentati di un milione gli operai dell edilizia la percentuale complessiva è passata dal 22.9 al 33 b i confronti internazionali sfavorevoli all italia dal punto di vista della concentrazione nelle grandi unità indicano però che la percentuale della classe operaia complessivamente considerata è inferiore solo a quella della gran bretagna e neppure a quella della gran bretagna se si considera l industria propriamente detta edilizia inclusa c si sono rafforzati quantitativamente e qualitativamente o addirittura si sono creati centri industriali che,

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26 se in termini assoluti hanno un incidenza limitata hanno tuttavia un enorme peso specifico sia per lo sviluppo produttivo sia per la dinamica socio-politica basti pensare al considerevole rafforzamento della fiat e dell alfa romeo alle dimensioni assunte dal petrolchimico di porto marghera alla nascita del gigante dell ltalsider a taranto al persistente peso nonostante un declino numerico degli stabilimenti milanesi della pirelli non è un caso che proprio in questi centri si siano registrati i punti più alti delle lotte economiche e politiche di questi anni e che una serie di fenomeni significativi si siano diffusi altrove per così dire per induzione due altri fenomeni non devono essere in alcun modo sottovalutati in primo luogo la classe operaia ha acquisito una sempre maggiore omogeneità e compattezza nella misura in cui sono venute deperendo vecchie professioni e specializzazioni e in cui sono divenute più uniformi le condizioni di riproduzione della manodopera queste tendenze sono state alla base delle aspirazioni egualitarie esplose a partire dal 68 e hanno costituito il supporto della sopraggiunta riduzione del ventaglio retributivo e normativo e della maggiore omogeneità politica 8 in secondo luogo la classe operaia ha subito un ricambio assai profondo la cui portata ha cominciato a manifestarsi soprattutto dalla metà degli anni 60 questo ricambio è stato dovuto sia alla normale sostituzione di generazioni sia al massiccio afflusso di classe operaia di nuova formazione in connessione con le emigrazioni interne in passato la classe operaia «nuova» di provenienza contadina era stata di norma un elemento di freno e di conservazione negli ultimi dieci anni non è stato così anzi è accaduto piuttosto il contrario le 27 nuove generazioni operaie hanno assunto una funzione di avanguardia questo fenomeno va inquadrato nel più generale fenomeno di radicalizzazione delle giovani generazioni su scatla mondiale e stato stimolato dall esplodere delle strozzature che lo sviluppo squilibrato della fase del «miracolo» aveva provocato nella società civile e favorito dall accresciuto livello culturale complessivo a quest ultimo proposito i limiti pesanti che tuttora caratterizzano la situazione del paese non annullano la promozione culturale risultante sia dalla scolarizzazione di massa sia dall evolvere delle condizioni ambientali ed è proprio sul piano culturale che le diversità tra vecchie e giovani generazioni operaie sono più chiaramente percettibili alla base dell ascesa iniziata con il 1968 sono dunque l accresciuto peso della classe operaia come forza sociale l elevamento del suo livello culturale la sua mara?iore compattezza interna questo è l elemento centrale e non il persistere di elementi di arretratezza reali o presunti strutturali o sovrastrutturali 8 queste tendenze sono messe in risalto dagli studi di emest mandel sullo spatkapitalismus v per esempio in neocapitalismo e crisidel dollaro laterza bari 1973,pp 123-24 innovazioni tecnologiche e nuove forme di organizzazione del lavoro sono state le premesse dell omogeneizzazione della classe operaia che è stata determinata tuttavia anche da fattori economici più generali e da fattori politici a questo proposito concordiamo con gli argomenti di massimo paci in mercato del lavoro e classi sociali in italia n mulino bologna 1973 la dinamica delle forze sociali non si valuta d altronde in termini astrattamente quantitativi decisivo è il peso specifico che dipende dalla collocazione oggettiva nel proçesso di produzione dal grado di omogeneità dal livello di coscienza da questo punto di vista la classe operaia ha dimostrato nei fatti la sua ascesa ha espresso nei fatti la sua potenzialità storica ed è stata questa ascesa che ha determinato largamente dal 68 ad oggi tutta la vita del paese le forme specifiche della crisi economica e in certa misl1ra le stesse difficoltà che il capitalismo incontra nel superarla sono legate alla capacità che la classe operaia ha dimostrato di mobilitarsi su vasta scala e con grande intensità in un arco di tempo ormai abbastanza ampio e le sue lotte e la sua maturità politica non hanno inciso meno fortemente sulle vicende politiche la stessa debolezza del movimento fascista in una situazione che per vari aspetti potrebbe favorirlo va ascritta in primo luogo alla presenza

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l 28 29 attiva politicamente cosciente del proletariato se per esempio in un centro come napoli in cui la disgregazione economica e sociale ha raggiunto vertici impressionanti l estrema destra ha subito una serie di sconfitte fallendo il tentativo di una ripetizione su scala senza paragone più larga dell ésperienza di reggio calabria la causa principale va individuata nelle mobilitazioni di una classe operaia numericamente minoritaria ma determinante per il peso specifico l influenza del passato ha pesato notevolmente da un solo punto di vista e cioè in senso politico ma non ha agito affatto come elemento negativo se le tendenze che operano in tutta l europa capitalistica hanno avuto in italia la espressione più alta o una delle espressioni più alte ciò è dovuto a fattori più propriamente politici cioè al~aesistenza di un movimento operaio altamente politicizzato che è pas sato attraverso esperienze di lotta rivoluzionarie e periodi di profonda radicalizzazione e che in tutto il dopoguerra non ha mai subito sconfitte decisive né è stato integrato politicamente e ideologicamente nel sistema altro che arretratezza un ultima osservazione sylos labini respinge la tesi dell imborghesimento della classe operaia ma lo fa sulla base del presupposto della sua arretratezza delle sue condizioni materiali e culturali e non esclude affatto che il processo si possa verificare in avvenire p 44 secondo noi la classe operaia non viene integrata nel sistema non perché non abbia raggiunto il soddisfacimento di una serie di esigenze più o meno elementari ma per la sua collocazione nei rapporti di produzione in funzione antagonistica al capitalismo l esperienza non solo italiana ha peraltro dimostrato che una classe operaia che strappa delle conquiste non necessariamente perde di combattività e che il livello di vita raggiunto di per sé non è affatto decisivo in molti episodi cruciali di questi anni sia in italia sia in francia sono stati infatti principali protagonisti non strati operai meno retribuiti e costretti a subire condizioni normative più sfavorevoli ma settori operai delle industrie più moderne che già avevano raggiunto livelli più elevati della media una riprova sperimentale che restano determinan ti oggettivamente la collocazione nel processo di produzione e soggettivamente la coscienza politica acquisita o che via via viene maturando -

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l evoluzione delle classi medie i dati che sylos labini rielabora a proposito delle cosiddette classi medie vanno ovviamente presi con il beneficio dell inventario l autore è il primo a esserne consapevole tuttavia non possono essere messe in discussione certe tendenze di fondo che ne emergono soprattutto è incontestabile a che prese complessivamente le classi medie hanno registrato un declino sia assoluto sia percentuentuale da 11.345.000 pari al 56,9 nel 1951 a 9.720.000 pari a149,6 nel 1971 b che il dato globale è la risultante di due andamenti diametralmente opposti cioè il declino delle classi medie tradizionali e l espansione delle classi medie «nuove» in particolare per usare la terminologia deli autore delia piccola borghesia impiegatizia e commerciale quest ultima è passata da 1.970.000 nel 51 a 3.300.000 nel 71 mentre la piccola borghesia «relativamente autonoma» è scesa da 8.930.000 nel 51 a5.710.000nel 71 prima però di analizzare le tendenze che hanno operato in italia nella fase cui ci riferiamo è necessario porre una serie di problemi teorici e di metodo da cui non è possibile prescindere se si vuoi procedere con la massima chiarezza si può convenire che nell opera marxiana manca una esplicita definizione organica delle classi sociali e a maggior ragione una individuazione precisa della loro dinamica tuttavia l affermazione peraltro niente affatto nuova secondo cui «la successiva evoluzione delle classi sociali -

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