Rivista della Sezione Ligure

 

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La Rivista della Sezione Ligure del CAI - Anno 2008

Popular Pages


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club alpino italiano rivista semestrale 2008 anno i numero 1 club alpino italiano rivista sezione ligure della

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una antica a amicizia it upbb ic l

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rivista della sezione ligure del club alpino italiano sommario del primo numero ottobre 2008 www.cailiguregenova.it direttore pres gianpiero zunino dir responsabile paolo gardino redazione luigi gallerani lutz marina moranduzzo roberto schenone gian carlo nardi vittorio pescia elena ferrari rosaria parodi rita martini giacomo megliola rino serino giorgio tosco progetto grafico tomaso boano luigi gallerani alice penco fotografie degli autori stampa bruzzone arti grafiche genova rivarolo e as isalla or itg a na edel p agccati d to t ro a lu s t onian rtza is o e dm hr opaeduz ic n d an sta a scmor ato i ao grdi lmarina ssgrison a a a lntagn gio di l peppe ca i ni o al bhim la iaggrw e dlla d tecun oli a a cc v il e del rarrndva em v z nera u nn a ri do pdalla g enziadi rrdince i le m iore e ci ndist teguar ani d d ser fo oti e l o sso d gio varo p ap raro di a la atugn iv e la n lin z i re c io tpae l u spaostie spa ott d s n ir ec or ca iln e&t ino gn m pe o e la pato nt a mo sso cclpic o aula pr oaee ll sraad a ri di l c erre ns e ra ad gbaoo z u f ia p ic a t t is mtal ig m ra venoe lla r a ar er torr qurio d ttescia s il ia e pe t iz osrire noaltor io op sc ldi vit autorizzazione del tribunale di genova n° 7/1969 abb annuo 5 euro rivista realizzata con software libero versione digitale e sorgenti sul nostro sito informazioni e lettere a redazione@cailiguregenova.it in copertina lo shivling dopo anni di silenzio la rivista della sezione ligure torna a far sentire la sua voce riprendendo le parole del presidente generale far senza far sapere equivale a non fare l auspicio è che la rivista riprenda anche il ruolo di incontro e dialogo fra tutti i soci della rivista nostra sezione il presidente g p zunino 3

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lo scatto fotografico 4 prima salita italiana e prima femminile delle tre cime più alte al dome chiamato anche qaqqaq kershaw catena watkins mountains 3.682m n 68:50.372 w 029:55.418 spedizione del maggio 2007 di paolo gardino luisa sanna e l inglese mark thomas in groenlandia prima scalata nel 1988 da parte di una spedizione internazionale di olsson e jenkins in foto la lunga cresta est.

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presidente generale il saluto del l annibale salsa a vita e la vitalità di una sezione del club alpino si misura sulla base di due fondamentali parametri il fare ed il comunicare una certa consolidata tradizione associativa facilita indiscutibilmente la realizzazione di questi obiettivi ma oggi alla luce delle molte sfide dell attuale società complessa diventa irrinunciabile tentare nuove strade nuovi percorsi nuovi sentieri la storia della sezione ligure di genova testimonia dal 1880 l ingresso ufficiale ed autorevole del club alpino italiano in liguria essa ne rappresenta la sezione madre da cui tutte le altre sezioni sono derivate per filiazione diretta per effetto della crisi dell associazionismo che caratterizza la post-modernità diventa sempre più urgente rafforzare i momenti di aggregazione e di informazione rinsaldare i vincoli di appartenenza fare percepire ai soci l orgoglio di una condivisione virtuosa di ideali e di regole di comportamento informare e comunicare sono gli imperativi morali ai quali non è più possibile sottrarsi ciò comporta sacrifici ed oneri in termini di risorse umane ed economiche soprattutto in un contesto di volontariato professionale cui il nostro sodalizio deve guardare in forma sempre più convinta al fine di contrastare i rischi di derive burocratiche o di manifestazioni di pragmatismo ingenuo e superficiale so che altre urgenti priorità gestionali vi hanno imposto il sacrificio di operare tagli e ridimensionamenti sul fronte dell informazione ma il coraggio e la capacità organizzativa del vostro presidente giampiero zunino dei dirigenti e dei soci della gloriosa ligure hanno reso di nuovo possibile questa prestigiosa operazione editoriale sono particolarmente lieto altresì di accompagnare con il mio saluto la rinascita di una voce tanto attesa da tutto il corpo sociale nel mio ruolo di presidente generale eletto a genova nel 2004 di socio della sezione di editoriale in foto il presidente generale del club alpino italiano annibale salsa e il presidente della sezione ligure alla festa del nuovo rifugio antola savona che seconda in liguria ha raccolto il vostro testimone nel 1884 tra le sezioni storiche del sodalizio non posso che manifestare l apprezzamento per la vostra nuova fatica e l augurio di una presenza capillare e stimata nel tessuto cittadino una presenza destinata a fidelizzare ancora di più i soci ed a promuovere la conoscenza del club alpino italiano insieme con la frequentazione consapevole della montagna tra la cittadinanza genovese excelsior 5

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la montagna di aosta christian roccati «andai nei boschi perchè volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto» david henry thoreau da walden ovvero la vita nei boschi attorno all emilius la grande montagna h 6 o trascorso svariate settimane a girar per montagne quest estate stavo scrivendo un nuovo libro una nuova guida alla valle d aosta copertina pagina a fianco nella quale avrei inserito escursioni per tutti in tutte le vallate e tutte le ferrate della regione tra le varie mete vi era il mont emilius la montagna più rappresentativa di aosta ogni città ha il suo avatar e lo stesso avviene nella vallée chi abita a dolonne ama il mont chétif e chi risiede a saint vincent onora il monte zerbion allo stesso modo chi vive nell antica augusta praetoria aosta non può che alzare la testa e capire che finché vedrà l emilius lassù a vegliare tutto andrà bene dal cardo e dal decumano è possibile osservare direttamente anche la punta chaligne la met la becca di viou ed il mont mary ma nessuna di esse è percepita come l emilius un gigante di roccia che guarda lontano ho passato giorni a camminare per le mie vallate dormendo nel mio chalet oppure in tenda od ancora sotto le stelle spesso sopra la neve ero lieto di poter descrivere la mia grande vallata il luogo dove son diventato me stesso ripetere per la millesima volta itinerari conosciuti da tutti ed altri noti solo a pochissimi mi ha riportato con la mente a quando ero bocia e più di una volta mi sono trovato a commuovermi il momento più alto l ho ritrovato proprio nella descrizione dell emilius e delle vette che s inchinano alla sua maestà la grande montagna regna sovrana su un gruppo di cime altrettanto severe sebbene accoglienti con chi chieda il passo con umiltà.

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sono perfettamente riconoscibili la becca di nona e la becca di senéva la becca di salè la cresta nera chiamata anche testa nera e la punta valletta la becca garìn e la punta rossa queste montagne erano isolate e vissute soltanto dagli abitanti di aosta e charvensod nel primo dopo guerra una banda di amici le tenevano vive proprietari delle uniche locande della vallata molto più simili a rifugi di avventurieri erano poco più che ragazzi allora alcuni partigiani altri alpinisti altri entrambe le cose da bambino ascoltai tante volte i racconti di quell epoca mio zio correva per quelle montagne o le risaliva da ogni possibile via di scalata mia nonna e gli altri della combriccola le vivevano il giorno e la notte per boschi quando la nebbia cala e tutto appare suggestivo e fatato organizzavano feste romantiche oramai d antan d alpi e vin rosso da mio zio dante alla montanara o più in alto nel rifugio senza nome alle volte andavano ancora più in su a chamolé da mario oggi scomparso ma ricordato come stüffer uno dei più grandi scultori in legno d europa ricordo le loro parole di vecchi saggi che andavano a sciare portandosi tutto sulle spalle e con l avvento delle piste battevano le stesse con una pala appresso guardavano una cresta e con le pesanti corde di canapa iniziavano a salire lina mia nonna mi raccontava che allora se volevi andare all emilius in due giorni salivi a piedi da aosta a pila per il pont suaz ed il canalone fino agli alpeggi diroccati di arbolle radunavi le buse delle mucche e gli davi fuoco per scaldarti a mia volta da bocia sono cresciuto tra quelle montagne con le salite e con le mangiate a comboé le piccole scalate dei massi al torrente con mio padre e le muscolose braccia di mio zio a girare il paiolo o le battaglie di pigne e pietre con mia sorella ed i miei cugini tra gli splendidi boschi di conifere dopo aver raccolto la legna oggi nell altopiano di comboé vogliono costruire una strada anche se fortunatamente le associazioni ambientaliste si battono per trovare una soluzione alternativa persino il wwf si è schierato contro questo scempio che rovinerebbe un ecosistema millenario in occasione della giornata sociale mondiale il 26 gennaio 2008 sono stati trattati questi temi e speriamo che serva a qualche cosa le combe che fanno capo all emilius sono posti magici che la grande montagna 7

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8 avvolgono chiunque egli lasci salire nonostante l impatto antropico oggi la vallata ha conosciuto un nuovo splendore vi sono chilometri di piste sentieri attrezzati e ferrate ed al posto degli antichi alpeggi di arbolle vi è un rifugio accogliente anche troppo simile ad un albergo dove si mangia molto bene la statua del cristo di chamolé scolpita da mario è stata sostituita da una copia in bronzo ed i nevai della becca di nona e di chamolé sono spariti per sempre questo sviluppo ha portato turismo che è un bene per l economia della vallata e per i valligiani pila sembra una metropoli e d estate è ghermita da famiglie contenti dell ambiente quasi impareggiabile c è ancora chi corre per quelle vette ma si tratta di gare oramai definite skyrace come l aosta-becca di nona termine che sicuramente mio zio dante non conosceva quando saliva e scendeva da aosta all emilius in sette ore complessive con le scarpe da lavoro sarei molto tentato di parteciparvi ma credo che mi sentirei un po come un estraneo a casa mia di norma avverto la stessa sensazione quando per andare verso le punte trovo i cartelli di allerta ad escursionisti ed alpinisti per il passaggio dei biker da down hill lo sviluppo ha comportato cambiamenti molto preziosi ma anche non facili da assimilare per chi ha visto il mondo del prima questo piccolo universo è vissuto attorno ad un sole come qualsiasi altra galassia e quella stella è l emilius con i suoi 3559 m svetta di circa 3000 su aosta a cui si mostra dalla sua temuta parete nord il suo profilo dalle quattro creste attirò grandi alpinisti e persino osvaldo cardellina che nel 1978 compose una guida specifica dedicata poi ad angelo bozzetti mancato il 3 febbraio 1967 all aiguille noire de peuterey la prima denominazione geografica della montagna riscontrata su una carta svizzera del 1555 fu mons silvius ma fu probabilmente un errore di posizionamento in una vasta area nella carta xxx dello stato maggiore sardo del 1852 fu definito come pointe de vallé ou mont emilius da allora sono state innumerevoli le rappresentazioni topografiche e le denominazioni date a questa montagna È la grande montagna

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la grande montagna una curiosità della storia alpinistica ad esempio l apertura di una nuova via il 20 settembre 1902 sulla cresta ovest dei grandi questa e mondini diffusa dalla rivista del cai quello stesso anno secondo il cardellina in uno studio postumo di quasi 80 anni i due alpinisti senza saperlo in realtà percorsero per primi una linea vinta pochi giorni prima dal quasi leggendario abbé henry l accaduto necessiterebbe di un approfondimento ma la sua importanza non è nella questione in se stessa risulta evidente quanto l emilius non possa che richiamare a sé i grandi nomi di ieri e di oggi come una calamita con il ferro un gigante resta un gigante quale che sia il momento od il motivo per il quale lo si nomina ogni volta che vi penso il cuore che batte forte e gli occhi che si inumidiscono mio padre la prima volta che salii su una vetta mi disse che quando si scala una montagna si lascia lì un pezzo del proprio cuore che va a far parte di quella vetta se la montagna ci ha fatti salire ci permetterà di portare nel cuore un pezzo dell anima di lei penso che mai come con l emilius ciò sia così vero emilius 3559m via normale pila 1850 m ­ lago di chamolé 2325 m rif arbolle 2507 m ­ mont emilius 3559 m dislivello totale circa 1800 m difficoltà e-ee/f tempo 6h dal rif.abolle si continua verso il lago che si costeggia sulla sx su sentiero si procede risalendo il valloncello morenico su tracce in sfasciume sulla dx orografica si supera un primo grande dosso e poi un secondo in vista dell emilius sulla sx della punta rossa sulla dx e della garin ancora più a dx si giunge ad un bivio si tralascia a sx la traccia che punta al petit emilius e si continua raggiungendo il lago gelato si tralascia la traccia che a dx punta al colle d arbolle e si va a sx verso il passo dei tre cappuccini giunti nella sella rocciosa si punta a sx verso la cresta s una traccia sulla dx indicata da ometti che piega poi a sx con semplici ma continui passi di i-ii porta in vetta e possibile anche affrontare per arrivare in vetta la cresta di blocchi a sx del sentiero più tecnica ma decisamente con meno sfasciumi franosi 9

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le donne del garhwal marina moranduzzo himalaya indiano il viaggio la scoperta c 10 on un gruppo di amici siamo stati nella regione indiana del garhwal himal situata nello stato settentrionale dell uttaranchal a nord di delhi al confine con il nepal ad est e con il tibet a nord un interessante viaggio trekking ci ha portato a scoprire paesaggi fantastici caratterizzati da foreste di conifere vallate percorse dai fiumi sacri come il gange suggestivi templi induisti eretti ai piedi delle morene glaciali altissime catene montuose con scintillanti ghiacciai le montagne di questa regione dell india situata nel cuore dell himalaya sono poco conosciute rimaste interdette agli occidentali fino al 1974 sono oltre 70 cime che sfiorano o superano i 7000 m lo shivling m.6543 prima foto pg 11 il meru m.6660 il bhagirathi m.6856 terza foto pg 11 il kedarnath m 6940 il mana m.7272 il nanda devi m 7816 montagne dalle forme arditissime maestose vette che per gli indù si innalzano sopra ogni cosa come manifestazioni del divino oltre al paesaggio camminando tra le valli del garhwal è anche interessante guardare la gente si incontrano pellegrini che da ogni parte dell india visitano questi luoghi sacri arrivando con ogni mezzo a piedi in portantina a cavallo si trovano sul percorso isolate famiglie di pastori nomadi islamici che vivono in estate e inizio autunno negli alti pascoli santoni induisti e yogi in meditazione in modo particolare poi si rimane sorpresi dalla presenza quasi esclusivamente femminile tra le persone

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al lavoro tra i campi e nei pascoli e al di là delle considerazioni di carattere sociale colpisce anche dal punto di vista dell immagine il contrasto tra la fatica e la durezza della vita e la cura nel vestirsi ed adornarsi propria delle donne di queste zone di montagna il risultato è lo scatto di un incredibile numero di fotografie alcune tra le più significative immagini sono state riprese nei paesini ai piedi dei ghiacciai del bandarpunch e del gangotri dove nascono rispettivamente i fiumi yamuna e gange la prima foto ritrae una bimba di agoda piccolo paese di montagna m 2250 già preparata al suo ruolo di portatrice foto pg 13 in queste fotografie scattate nella valle laterale del fiume mandakini affluente del gange vediamo le donne che si caricano di pesantissime fascine di erba durante il nostro percorso a piedi abbiamo potuto vedere ogni fase della preparazione del fieno dalla raccolta su ripidissimi pendii alla essiccazione sui rami degli alberi alla preparazione delle fascine che poi soprattutto le donne trasportano caricandole sulla loro schiena foto a lato la fatica enorme è evidente sui loro i campi di riso presenti in tutte le valli del garhwal rinomate per la produzione della pregiata qualità basmati costituiscono sempre un piacevole soggetto ma sono ancora più belli quando sono punteggiati dai vivacissimi colori dei sari delle contadine foto pag 12 la fatica sembra più sopportabile foto alta destra pag 12 per queste donne che si recano in pellegrinaggio a kedarnath santuario posto alla base di una morena glaciale a 3584 m ai piedi dell omonima vetta ultima foto a lato come si legge su un interessante documento del comitato ev-k²-cnr il lavoro delle donne sui campi è per la maggior parte delle famiglie garhwali un occupazione simbolicamente e materialmente femminile un lavoro paradossalmente invisibile in quanto considerato improduttivo legato al locale e alla sussistenza senza contatti con un esterno che porta modernizzazione la connessione simbolica del lavoro femminile con le attività di sussistenza e con gli spazi domestici cruciali nel sistema agrario casa villaggio pascoli foresta campi si regge infatti sull esclusione delle donne il viaggio la scoperta 11

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12 il viaggio la scoperta

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il viaggio la scoperta da spazi considerati maschili in quanto pubblici per esempio il mercato la banca e diverse istituzioni governative e dalle attività cui viene attribuito alto valore sociale che implicano qualche forma di transazione monetaria i campi infatti sono intesi localmente come un estensione della casa il lavoro agricolo svolto dalle donne non essendo pagato non viene pertanto considerato un vero lavoro a differenza di quello degli uomini che si occupano del processo agricolo dall inizio aratura alla fine commercializzazione il lavoro degli uomini legato al dominio commerciale svolge un ruolo fondamentale nella mediazione con il mondo esterno strutture burocratiche istituzioni di credito servizi di formazione agronomica per le risorse e servizi ormai diventati parte indispensabile delle attività di fotosussistenza di cui le donne nella pratica rimangono responsabili questa ricerca spiega come la particolarità della situazione femminile sia proprio correlata con quegli altri aspetti che così profondamente colpiscono chi si incammina per le valli del garhwal l arretratezza dovuta all isolamento delle popolazioni di queste aree montane e la forte influenza della credenze religiose tradizionali che impongono la dedizione della donna ai lavori domestici naturalmente è auspicabile che lo sviluppo economico e l istruzione riescano a cambiare la vita delle giovani e che il futuro sia diverso per le ordinate e ben vestite studentesse della cittadina agricola di ghuttu foto centrale pag 12 13

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l odore della grundvalla beppe grisoni hymalaya indiano imparare dal passato p 14 er chi ha sessant anni come me il ricordo delle prime gare di fondo è indissolubilmente legato all odore della grundvalla la grundvalla aveva un odore forte e penetrante di catrame e resina di pino che impregnava gli ambienti gli abiti e le mani di chi la usava io preparavo gli sci nella mia stanza avendo una madre molto tollerante e l odore della grundvalla vi aleggiava per mesi fino all estate quando le finestre lasciate aperte per giorni interi facevano attenuare se non scomparire del tutto il caratteristico odore ma bastava aprire lo sportello del mio armadio dove tenevo attrezzature da sci e le scioline perché l odore della grundvalla balzasse fuori con prepotenza insieme al ricordo delle gare dell ultima stagione la grundvalla la cui composizione era per noi fondisti un mistero era una sostanza nera e vischiosa venduta in tubi o barattoli dai nomi nordici serviva ad impregnare le solette degli sci per renderle impermeabili e adatte a ricevere la sciolina a quei tempi gli sci erano completamente in legno comprese le solette e le lamine queste ultime erano ricavate da un legno particolarmente duro la grundvalla non era assolutamente scorrevole per cui era poi necessario sciolinare gli sci in tutta la loro lunghezza e non solo al centro come adesso se rimaneva scoperta la grundvalla lo sci faceva zoccolo d altra parte non se ne poteva fare a meno perché il legno si sarebbe consumato usare la grundvalla non era semplice e

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ogni fondista aveva il suo metodo chi la spalmava direttamente sulla soletta chi la scaldava per applicarla poi con il pennello dopo averla stesa era necessario scaldare la soletta con una fiamma perché la grundvalla penetrasse nel legno questa era l operazione più delicata e rischiosa inizialmente si usava un fornello a benzina da lattoniere questo doveva essere scaldato preventivamente in modo che la benzina contenuta nel recipiente producesse i vapori che venivano accesi la fiamma era difficile da controllare e ricordo che una volta durante una operazione di sciolinatura la valvola di sicurezza del fornello saltò via per la pressione e si sprigionò una lingua di fuoco lunga più di un metro in seguito si incominciarono ad usare i fornelli con cartuccia in butano tipo camping gas che erano più maneggevoli e più sicuri anche con questi però si correva il rischio di incendiare la grundvalla o di bruciare le solette degli sci bisognava perciò fare scorrere la fiamma velocemente sulla soletta in modo che la grundvalla si scaldasse al punto giusto questa operazione andava ripetuta ogni anno all inizio della stagione dello sci quasi fosse un rituale per propiziare le prime nevicate a quei tempi erano abbondanti anche al beigua o fraconalto dove andavamo ad allenarci battendo degli anelli che duravano settimane imparare dal passato 15

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