Rivista della Sezione Ligure

 

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La Rivista della Sezione Ligure del CAI - nr. 1 del 2010

Popular Pages


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rivista della sezione ligure del cai quota zero spedizione in abbonamento postale iscrizione al r.o.c 7478 del 29/08/1991 autorizzazione tribunale genova n.7 del 1969 rivista della sezione ligure del cai quota zero numero 1 del 2010 club alpino italiano rivista sezione ligure della

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nibbles.it ovunque ti portino le tue passioni campetto 29r genova tel 010.2472376 www.camisascasport.com

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rivista della sezione ligure del club alpino italiano sommario marzo 2010 www.cailiguregenova.it direttore gianni carravieri direttore responsabile paolo gardino caporedattore roberto schenone redazione marco bragheri luigi gallerani stefania martini marina moranduzzo caterina mordeglia gian carlo nardi pietro nieddu vittorio pescia editoriale 3 la grande montagna 4 watkins mountains 69° latitudine nord di paolo gardino progetto grafico tomaso boano impaginazione marta tosco ctp e stampa arti grafiche bi.ci.di genova molassana autorizzazione del tribunale di genova numero 7/1969 abbonamento annuale cinque euro per contattarci redazione@cailiguregenova.it in copertina panorama dal renjo pass 5369 m fanno da scenario al terzo lago l everest 8848m e il lothse 8516 m foto di stefania martini il viaggio la scoperta 10 il mio everest da lontano di stefania martini cesare barone lucio siboldi bianco e cuore di giancarlo cuni celso merciari scienza e tecnica 16 sacco in spalla 22 scalate in val gesso di giangi fasciolo monte niblè di alessandro covaia val cerusa di christian roccati la guerra nascosta di riccardo d epifanio imparare dal passato 31 recensioni di roberto schenone e di caterina mordeglia in biblioteca 36 intervista a claudia casoni di luigi nieddu di vittorio pescia lampada frontale 38 addio vincenzo 40 notiziario della sezione ligure 1 quotazero 42

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sulla morena sinistra dell aletschgletscher verso marjelensee foto di gian carlo nardi lo scatto fotografico 2

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un anno di lavoro gianni carravieri opo un anno dalla nomina a presidente della sezione ligure è doveroso fare un rapido esame delle attività in corso anche in relazione con i programmi che con il consiglio direttivo ci eravamo prefissi ricordo sinteticamente che i temi principali erano e sono servizi ai soci dialogo con le scuole comunicazione cultura e giovani senza dimenticare i rifugi e la sentieristica servizi ai soci la sede è oggetto di continue attenzioni e manutenzioni con priorità per l adeguamento alle recenti normative antincendio e sicurezza un più razionale utilizzo dei locali interventi su infissi interni miglioramento delle illuminazioni le escursioni sociali presentano opportunità per tutti i soci a cui danno un consistente contributo le soluzioni e le proposte delle due sottosezioni manca ancora per la verità un programma di gite interamente dedicato alla categoria seniores con uscite anche infrasettimanali e con difficoltà inversamente proporzionali all età dei partecipanti scuole il dialogo con le scuole nerbo delle attività sezionali e nostro fiore all occhiello prosegue con rinnovato entusiasmo anche attraverso la partecipazione alle celebrazioni per i 130 anni della sezione i premi ai soci con attività più assidua o di qualità in escursionismo sci fondo escursionismo alpinismo scialpinismo arrampicata e indispensabile inoltre intensificare la collaborazione tra scuole e consiglio direttivo la formazione la ricerca di nuovi istruttori titolati e l aggiornamento degli esistenti rappresenta un investimento vitale per la sezione che non deve essere lasciato solo alle iniziative del singolo saluto della presidenza d ma deve essere inquadrato in un contesto più ampio in cui consiglio presidenza direzioni delle scuole istruttori titolati ognuno nel proprio ambito deve essere pronto a dare il proprio contributo concreto comunicazione qui ci sono luci e ombre con un netto predominio delle seconde in realtà molte sono le attività fatte e ancora di più quelle in itinere cito nell ordine la rivista lo sportello della montagna il sito internet la biblioteca il dialogo tra soci e consiglieri via internet gli strumenti didattici aggiornati per gli istruttori delle scuole gli attuali responsabili delle varie commissioni e scuole così come il sottoscritto si stanno battendo senza sosta nel tentativo di modernizzare metodi approcci singole mentalità purtroppo spesso si cozza contro scarsezza di mezzi esiguo numero di collaboratori qualificati schemi ormai obsoleti rinnovo l invito ai soci volenterosi esperti d informatica e di grafica a rendersi disponibili per attività qualificate di volontariato di cui la sezione ha estremo e urgente bisogno e diventato indispensabile continuare ad adeguare tutti gli strumenti di cui disponiamo alla realtà del mondo di oggi un internet point accessibile ai soci in sezione è disponibile nell ambito dello sportello della montagna i libri della biblioteca sono consultabili dai soci per ora solo di persona nell orario di apertura della sede e sono prelevabili in prestito con obbligo di restituzione entro tre settimane il martedì e il venerdì dalle 17 alle 19 editoriale continua a pag 40 3

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watkins mountains 69° latitudine nord paolo gardino groenlandia p rima ascensione assoluta femminile e prima italiana alle tre montagne più alte dell artico gunnbjørns fjeld 3708 m dome 3700 m e cone 3685 m in groenlandia paolo gardino e luisa sanna cai ligure maggio 2007 la grande montagna siamo partiti in tre luisa il capo spedizione mark thomas un gallese che ci ha raggiunto in islanda guai a dire che è inglese ed il sottoscritto dopo le mie prime otto spedizioni artiche eravamo alla quarta fatta con luisa non ho mai capito perché gli italiani siano quasi completamente assenti dal meraviglioso `terreno di gioco polare dove ancora si riesce a gustare la completa solitudine ed il sapore dell avventura la mia prima spedizione era stata in groenlandia nel 1983 con un gruppo del cai di genova poi molte altre incluso il polo nord nel 1995 l antartide nel 1997 il monte barbeau sulla terra di ellesmere nel 2002 mi sono innamorato dell artico e pur avendo fatto spedizioni anche altrove in nord america in africa in nuova zelanda quando posso ritorno in questi posti straordinari per luisa la prima spedizione artica era stata in islanda con il cai di genova nel 2000 poi il monte perrier alle svalbard la terra di baffin ed ora la groenlandia mark è un tipo tosto 32 anni fortissimo fisicamente una buona esperienza di `vita al freddo purtroppo è una frana sciisticamente e questo nei giorni successivi ha limitato qualche bella discesa in neve 4 verso il secondo campo

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farinosa lo avevamo trovato con quasi un anno di lavoro su internet tramite l organizzatore della spedizione tangent expeditions che si occupa di tutta la parte burocratica permessi dal governo danese noleggio dell aereo assicurazioni ecc avevo programmato una spedizione meno faticosa delle ultime antartide ellesmere baffin quindi pensavo ad un comodo campo base fisso da cui salire tempo e forze fisiche permettendo le cime circostanti non cercavamo grandi difficoltà tecniche volevamo vivere ed esplorare un ambiente immenso di grandi montagne lontane da tutto dopo la spedizione del 2005 a baffin in cui eravamo circondati da meravigliose pareti di granito verticale ero rimasto affascinato dalle foto di questa parte della groenlandia totalmente diversa da baffin immensi ghiacciai rigonfiamenti `mostruosi di seracchi e ghiaccio lunghissimi pianori di un bianco accecante cercavamo come sempre in questi casi l avventura che è qualcosa di molto intimo dentro di noi l avventura per noi consisteva nell essere a 4 ore di volo dal soccorso più vicino su immensi ghiacciai crepacciati in un numero molto ridotto di persone sotto una reale minaccia di valanghe e con un clima abbastanza duro non c è avventura se non si cerca il proprio limite che è cosa squisitamente individuale e se non si avverte una situazione di pericolo anche se remoto che ci ricorda che la natura indifferente a noi è molto più forte dei piccoli esseri umani l obiettivo erano le tre cime più alte a nord del circolo polare artico alte circa 3700 m le vette fanno parte delle watkins mountains prossime alla costa est della groenlandia a circa 69 gradi di latitudine giunti a isafjordur un piccolo aeroporto nel nord dell islanda siamo restati bloccati per due giorni per il maltempo in groenle watkins mountains viste dall aereo la grande montagna 5 landia la stazione meteo di isafjordur diceva che stava nevicando a destinazione ma non sapeva quanto era nevicato per cui quando siamo partiti il pilota del twin otter da noi noleggiato ha detto proviamo ad andarci ma chissà se atterreremo l aereo ci ha lasciati su di un ghiacciaio a 2100 m di quota immersi in 40 cm di neve fresca caduta fino a poche ore prima per permettere all aereo di ripartire abbiamo spalato la neve per ore poi abbiamo scavato una `fossa per raggiungere la neve più compatta su cui montare le due tende e sistemare il bagaglio portato la temperatura la prima notte è stata rigida -30° nelle notti successive ha fatto più `caldo -28 29° in tenda la temperatura era superiore a quella esterna di una decina di gradi quindi attorno ai -18 20° di notte di giorno all aria aperta c erano -12 20 gradi ovviamente salendo alla quota dei monti circostanti c erano una

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ad un colle a 3400 m di quota abbiamo lasciato gli sci i 300 metri finali sono una cresta inclinata a 40/45 gradi dapprima in ghiaccio con qualche roccia poi in neve meno ripida la corda è utile dati i crepacci insidiosi nascosti dalla neve compattata dal vento la quota si fa sentire infatti a seguito dello schiacciamento dell atmosfera vicino ai poli l ossigeno presente nell aria equivale a quello esistente ad una quota superiore di 1000 metri alle nostre latitudini quindi era più o meno come essere sulla vetta del monte bianco abbiamo poi spostato il campo in una valle parallela con circa 8 ore di traino della pulka la seconda vetta il dome è la più bella e la più difficile tecnicamente il dome è alto pochi metri meno del gunnbjørns fjeld ma si devono salire e scendere due cime minori per arrivare al colle est dal quale inizia l interminabile cresta che porta in vetta il colle era sbarrato da enormi crepacci molto spettacolari ma che hanno richiesto qualche giro le condizioni erano di gran lunga peggiori di quelle viste in foto prese negli anni precedenti abbiamo poggiato sulla faccia nord in ghiaccio duro con insidiosi crepacci invisibili poi siamo saliti in verticale su di un pendio a circa 45 gradi coperto da una grande lastra di neve cumulata dal vento la lastra sembrava pronta a scivolare a valle ricorderò per un pezzo la salita e la discesa per quel pendio poi la cresta ancora in neve profonda È stato molto faticoso battere la traccia fino alla vetta luisa era spossata in vetta è caduta a terra vomitando per la fatica poi la delicatissima discesa pericolosa come la salita ancora un giorno di riposo eravamo stanchissimi ma con il morale alto avevamo fatto la parte più difficile ed ora eravamo ben allenati e sicuri di essere all altezza della situazione dovevamo mangiare calorie sufficienti per restare in forze ma la grande montagna 6 dall alto mark sulla cima senza nome 3060 m dal colle verso gunnbjorns fjeld 3708 m verso il campo avanzato a circa 2300 metri di quota decina di gradi in meno non mi aspettavo temperature così rigide che avevo trovato solo nel 1995 al polo nord abbiamo salito per primo il gunnbjørns fjeld il monte più alto il dislivello è di circa 1600 metri con un percorso lineare di 30 km.

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luisa e paolo in vetta al cone 3685 m la grande montagna malgrado i menu raffinati portati dall italia eravamo troppo stanchi per riuscire a mangiare a sufficienza la salita del cone è stata la più semplice e più rapida solo 1550 m di dislivello e nessuna difficoltà l itinerario è comune a quello del dome quindi già battuto fino circa a quota 3000 m poi si poggia verso il cone ben visibile sulla destra per evitare il molto ghiaccio della cresta s più facile abbiamo salito la faccia sw forse si tratta della prima salita di questa faccia questa faccia è inclinata a circa 40/45 gradi ed è traversata come al solito da numerosi crepacci negli ultimi metri abbiamo raggiunto la cresta e la vetta in neve come le altre grande gioia avevamo conseguito in pieno i nostri obiettivi luisa era la prima donna al mondo ad avere scalato queste tre montagne ed eravamo i primi italiani non eravamo nemmeno tanto stanchi siamo tornati al campo sotto il gunnbjørns fjeld avevamo ancora qualche giorno prima dell arrivo dell aereo che ci doveva riportare a casa ora l unico argomento di conversazione era il tempo sarà tempo bello abbastanza da permettere al volo di prelevarci abbiamo salito ancora un monte minore una cima presumibilmente vergine e senza nome altezza secondo l altimetro circa 3060 m siamo saliti da un ghiacciaio che nelle condizioni in cui lo abbiamo trovato è abbastanza pericoloso in quanto gran parte del percorso è esposta alla caduta di seracchi e di cornici sovrastanti il percorso il monte salito è una piccola vetta non visibile dal basso che abbiamo fatto facilmente con gli sci fino quasi in cima dopo tanta ansia il twin otter è arrivato puntuale e ci ha riportati ad un vero letto ad una doccia e sopratutto ad un pasto indimenticabile 7

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un commento tecnico le tre ascensioni sono paragonabili alla salita invernale al monte bianco con alcuni passaggi più tecnici del monte bianco ghiaccio e pendenza dei pendii si possono anche paragonare per valanghe crepacci e temperature a salite su monti assai più alti in himalaya senza ovviamente i problemi considerevoli legati alla quota la maggiore difficoltà è l isolamento come diceva il grande alpinista americano conrad anker l isolamento fa grado di difficoltà seppure si tratta di gradi non misurabili qui di solitudine ce n è in abbondanza il punto di vista di una donna luisa sanna la posizione di una donna in una spedizione è sempre difficile infatti occorre che tutti i membri accettino il fatto che la donna porti qualche chilo in meno nella zaino anche se è forte come gli uomini e fa la sua parte esattamente come gli altri nel 2007 ci siamo trovati in un gruppo di sole tre persone gruppo che è molto la prima notte al campo base a 2100 m la grande montagna vulnerabile al minimo incidente perciò la tensione e la paura sempre presenti in una spedizione erano maggiori le difficoltà sia tecniche che derivanti dall ambiente dall isolamento e dal numero limitato di partecipanti alla spedizione sono un elemento che va ben valutato prima della partenza quando siamo sul terreno riscontriamo sempre quanto sono maggiori i problemi da affrontare rispetto ai sogni di gloria fatti a tavolino comodamente seduti sul divano di casa a casa tutto sembra facile il freddo non sembra terribile la tenda sembra confortevole la fatica sopportabile la differenza tra le difficoltà che si immaginano a casa e quelle reali sul terreno è così grande che molti alpinisti anche forti tecnicamente non affrontano spedizioni in un ambiente isolato e lontano dalle possibilità di soccorso ho sempre ben presente che bisogna tornare a casa vivi che i problemi ed i pericoli sono reali e che occorre misurare e ricordare le proprie capacità per fronteggiarli e superarli in sicurezza 8

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appena scesi dall aereo sul ghiacciaio a quota 2100 m ma che gioia che carica di entusiasmo nascono dal superamento delle difficoltà quando ho completato il trittico delle tre vette più alte a nord del circolo polare ho provato una enorme gioia la mia emozione è stata realmente intensa guardavo all orizzonte le altre montagne scalate nei giorni precedenti in tutta la loro bellezza primordiale mi sono sentita piccola ed irrilevante lo confesso ho anche provato un enorme orgoglio ad essere stata la prima donna che era riuscita a salire queste vette ho raggiunto ormai tante montagne eppure l arrivo su una nuova cima continua a stupirmi anche se per me è anche importante tutta la salita il piacere che vivo nella fatica di ogni passo nel superamento di ogni pericolo in questi anni il mio senso di sicurezza in montagna mano a mano che raggiungevo nuovi difficili traguardi è andato aumentando non bisogna credere però che il raggiungere questi obiettivi non abbia un prezzo la stanchezza lo stress il pericolo soprattutto il disagio dei bivacchi al freddo sono un peso che ancora sento su di me appena rientrata dalla groenlandia malgrado l immensa gioia che avevo provato dissi a me stessa questa è l ultima spedizione che faccio oggi invece il ricordo e la gioia provati la grande montagna 9 panorama salendo al cone 3685 m lungi dal diminuire vanno costantemente aumentando e ci sto ripensando marguerite yourcenar ha scritto la tua patria è dove per la prima volta hai gettato uno sguardo consapevole sopra te stesso sicuramente ho raggiunto una maggiore conoscenza di me stessa nel corso delle mie esplorazioni e questo crea un grande legame con la patria che mi sono conquistata la montagna estrema la bellezza di questo sogno visto dall alto la forza ed il coraggio di immaginare una traccia che ancora non esiste.

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il mio everest da lontano stefania martini epal il mio trekking in himalaya è iniziato con un emozionante volo interno da kathmandu a lukla regione del khumbu e impressionante quanto un aeroporto così piccolo brulichi di vita continuano ad arrivare per poi ripartire in breve tempo piccoli aerei da cui sbarcano turisti armati di zaini e scarponi ad attenderli con i loro sandali e le loro ceste un numeroso gruppo di ragazzi che offrono le proprie spalle come portatori arriviamo a lukla insieme alla nostra guida ammar ed in un lodge dalle finestre colorate di bianco e azzurro incontriamo il nostro giovanissimo portatore a kathmandu abbiamo lasciato una temperatura quasi troppo calda per noi con la mente proiettata al fresco autunno italiano e ci ritroviamo a quota nepal n il viaggio la scoperta 2840 m accolti da una piacevolissima ma frizzante aria di montagna dopo un oretta d organizzazione logistica ed emotiva e dopo il nostro primo caldo black tea incominciamo il cammino le prime due tappe d avvicinamento al villaggio di namche bazaar il centro vitale della valle sono di modesta lunghezza e per un buon camminatore non presentano difficoltà il percorso sale lungo la valle fiancheggiando il fiume tra boschi di conifere e betulle e attraversando piccoli gruppi di case circondati da orti che ricordano la nostra campagna le costruzioni sono semplici ma curate e tutte organizzate per offrire vivande e riparo ai turisti rimaniamo un po sconcertati nell accorgerci che ormai il turismo è uno dei motori che rende viva la valle lo rimaniamo an 10 passaggio di una carovana di yak sullo spettacolare ponte tibetano di larja sospeso sul fiume dudh a 2830 m

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cor di più quando la guida ci spiega che gli sherpa hanno in parte abbandonato la propria identità di popolo di montagna e da portatori instancabili per gli alpinisti più esigenti si sono inventati gestori di strutture ricettive per noi turisti curiosi qualcuno la chiama legge di sopravvivenza e forse è così ma a me piace ancora oggi pensare all esistenza di un popolo che riesce a condurre una difficile ma preziosa vita di montagna oltrepassiamo il portale che segna l inizio del parco nazionale del sagarmatha nome nepalese del monte everest dove alcuni militari registrano il nostro passaggio da qui il sentiero segue il fondo valle per poi iniziare a prendere quota all altezza dello spettacolare ponte tibetano di larja sospeso sul fiume dudh portatori appesantiti da ceste colme di carichi impensabili e carovane di yak con grosse campane tintinnanti intorno al collo condividono con noi il cammino si respira nepal arriviamo a namche bazaar a 3460 m dove ci fermeremo due notti per avere il tempo di acclimatarci in questo villaggio tutto è a misura di turista e la nostra grande fortuna è quella di essere arrivati nella giornata del mercato ci sono sacchi ricolmi di cavoli giganti e coperte adagiate per terra su cui sono esposti beni di qualunque genere dalle scarpe da ginnastica made in china al tabacco da masticare curiosare nel quotidiano di chi abita in valle ci fa dimenticare i tanti turisti e sentire un po di più in himalaya il terzo giorno visitiamo il museo sherpa per poi passeggiare sulla collina alle spalle del villaggio in un piccolo paradiso di tranquillità il tempo non è dei migliori ma la vista ad est sul monte kongde 6086 m e ad ovest sul thamserku 6618 m è bellissima ci alziamo felici e un po agitati ma ad attenderci fuori c è la neve nella notte ha nevicato anche intorno a noi gokyo sul terzo lago 4750 m il viaggio la scoperta la nostra grande fortuna è quella di essere arrivati nella giornata del mercato ci sono sacchi ricolmi di cavoli giganti e coperte adagiate per terra su cui sono esposti beni di qualunque genere dalle scarpe da ginnastica made in china al tabacco da masticare curiosare nel quotidiano di chi abita in valle ci fa dimenticare i tanti turisti e sentire un po di più in himalaya 11

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12 dall alto il sentiero lascia alle spalle i numerosi lodge di namche per inoltrarsi nella valle di gokyo dove la bassa vegetazione prende il sopravvento e con le sue tinte autunnali ci accompagna per un tratto di percorso spettacolare a nord ci osserva la vetta del mondo ma le nuvole la nascondono e decidono per noi che non è ancora il momento dell incontro il numerosi lodge di namche bazaar a quota 3460 m questo villaggio è il centro vitale della valle dove tutto è a misura di turista uno yak si lascia fotografare mentre cerca di scaldarsi ai tiepidi raggi di sole il giorno successivo riprendiamo il cammino il sentiero lascia alle spalle i numerosi lodges di namche per inoltrarsi nella valle di gokyo dove la bassa vegetazione prende il sopravvento e con le sue tinte autunnali ci accompagna per un tratto di percorso spettacolare a nord ci osserva la vetta del mondo ma le nuvole la nascondono e decidono per noi che non è ancora il momento dell incontro il percorso sale per poi scendere un ultima volta a quota 3600 m da qui in due tappe di salita arriveremo a gokyo per noi abituati alle lunghe escursioni non è facile imporci di camminare solo poche ore al giorno per prendere quota un poco alla volta ogni tanto ci guardiamo desiderosi di avvicinarci a quelle montagne sconosciute ma seguiamo le regole dell acclimatamento e ci ritroviamo a vivere i pomeriggi curiosando la valle che ci accoglie un po nebbiosa sesto giorno si arriva a gokyo il sentiero sale tra crinali colorati da piccole genziane azzurre rigate di bianco fino ad incontrare la morena del ghiacciaio ngozumba la valle in alto è bellissima camminiamo fiancheggiando il primo secondo e terzo lago che anticipano il villaggio il colore verde-azzurro dell acqua di scioglimento e l aria fredda che ci accoglie a 4700 m ci fanno sentire finalmente in alta montagna il tempo continua a non essere dei migliori e solo per un breve attimo girandoci verso il fondo valle vediamo far capolino tra le nuvole la favolosa cima del cholatse 6335 m i giganti dell himalaya continuano a farsi desiderare arrivati al lodge posiamo gli zaini per salire sulla morena che si erge alle nostre spalle lo spettacolo è incredibile la nebbia copre le montagne tutt intorno ma nonostante questo il lunghissimo fiume di ghiaccio che riempie tutta la parte alta della valle è impressionante ci sediamo su una grossa roccia a riempirci gli occhi di immagini e sperare di ricevere in dono un tempo più clemente per i giorni a venire il giorno seguente il programma prevede la salita sulla collina di gokyo ri meta del nostro trekking da cui godere del pano il viaggio la scoperta

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rama completo sulle cime dell himalaya svegliarci alle 5 e trovare ad attenderci puntuale la pioggia ci rattrista ma non ci perdiamo d animo e incominciamo la salita la pioggia si trasforma in neve che ci accompagna sino alla vetta non riusciamo a vedere nulla intorno a noi ma io sono felice non è da tutti arrivare così in alto e oggi per me è un giorno speciale sono le 7e 35 del 7 ottobre 2009 e tocco quota 5357 m è una data da ricordare ritorniamo al lodge e aspettiamo che passi la giornata tra letture passeggiate e black tea domani dovremmo affrontare la salita al passo che porta nell adiacente valle di thame e avremo un altra possibilità per raggiungere un ottimo punto panoramico sull himalaya la sveglia è nuovamente di quelle di montagna quelle che squillano nella notte e ti vogliono far credere a tutti i costi che è già giorno ci alziamo felici e un po agitati ma ad attenderci fuori c è la neve nella notte ha nevicato anche intorno a noi le guide dicono ai camminatori che piano piano si radunano nella sala comune che da anni ad ottobre non nevica così a bassa quota ammar è convinto che il tempo non cambierà nei giorni a venire e ci suggerisce di tornare a namche per lo stesso sentiero seguito durante la salita cuore e mente si dividono vorremo aspettare salire vedere dall alto le cime di cui tanto abbiamo letto su libri e riviste di montagna ma la ragione impone la rinuncia ottavo giorno sei ore di cammino circondati da nebbia e bagnati da una fine pioggia per scendere a quota 3600 m io non riesco a pensare ad altro che ad una sconfitta la sera andiamo a dormire cercando di far finta di non accorgerci che il tempo sta cambiando le stelle fanno capolino tra le nuvole e noi un po confusi rinunciamo a godere dello splendido spettacolo di un cielo himalayano per rifugiarci nei nostri caldi sacchi a pelo il mattino porta con se il sole più caldo che abbiamo mai incontrato in questa nostra vacanza ci alziamo e discutiamo basta poco un black tea ed uno zaino riempito con tutto il necessario esponiamo il nuovo programma alla nostra guida ci incontreremo nuovamente tra tre giorni a il viaggio la scoperta 13 il tempo continua a non essere dei migliori e solo per un breve attimo girandoci verso il fondo valle vediamo far capolino tra le nuvole la favolosa cima del cholatse 6335 m i giganti dell himalaya continuano a farsi desiderare

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