Rivista della Sezione Ligure

 

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La Rivista della Sezione Ligure del CAI - nr. 2 del 2010

Popular Pages


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rivista della sezione ligure del cai quota zero spedizione in abbonamento postale iscrizione al r.o.c 7478 del 29/08/1991 autorizzazione tribunale genova n.7 del 1969 rivista della sezione ligure del cai quota zero numero 2 del 2010 club alpino italiano rivista sezione ligure della

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nibbles.it ovunque ti portino le tue passioni campetto 29r genova tel 010.2472376 www.camisascasport.com

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rivista della sezione ligure del club alpino italiano sommario novembre 2010 www.cailiguregenova.it direttore gianni carravieri direttore responsabile paolo gardino caporedattore roberto schenone redazione marco bragheri luigi gallerani stefania martini marina moranduzzo caterina mordeglia gian carlo nardi pietro nieddu vittorio pescia editoriale 3 la grande montagna 4 abbracciando il gigante marco decaroli sciare nel far west marina moranduzzo al cospetto del mito leandro ricci ed enzo bevilacqua il viaggio la scoperta 10 cronaca alpina 22 club 4000 lorenzo bonacini ottantadue quattromila gianni pàstine imparare dal passato 28 progetto grafico tomaso boano impaginazione marta tosco ctp e stampa arti grafiche bi.ci.di genova molassana autorizzazione del tribunale di genova numero 7/1969 abbonamento annuale cinque euro per contattarci redazione@cailiguregenova.it in copertina allievi del corso di escursionismo avanzato sulla via ferrata deanna orlandini al reopasso 51 anni or sono vittorio pescia scuole,corsi ed avventure 30 ghiaccio verticale scuola nazionale alpinismo b figari siete stati grandi un allievo del corso map is magic paolo ceccarelli pedalaitalia a genova marco bragheri la fjall di saana marco rivara sacco in spalla 44 solo una predica per convertiti goa canyoning chi vuol fare roberto sitzia the bird recensione di roberto schenone ambiente e territorio 48 in biblioteca 52 quotazero 55 notiziario della sezione ligure 1

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rio mondelli uno dei più bei percorsi scesi durante il raduno internazionale ossola 2010 organizzato dal nostro gruppo torrentistico goa canyoning foto di r schenone lo scatto fotografico 2

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questa volta parliamo di rifugi gianni carravieri iprendo l argomento rifugi che non aveva trovato spazio nell editoriale precedente cercherò di essere sintetico perché gli argomenti degni di nota sono tanti e potrei perdermi in un labirinto di problemi non ancora risolti o in evoluzione mi limiterò a indicarvi alcuni punti fermi e a comunicarvi che cosa è cambiato e che cosa è stato ottenuto nel corso del 2010 innanzi tutto abbiamo alle spalle un altro inverno che non finiva mai con tanta neve tante valanghe e la prospettiva di altri interventi di ripristino non totalmente trascurabili nel complesso però i nostri rifugi hanno retto bene e sono idonei ancora una volta ad accogliere escursionisti e alpinisti sono stati rinnovati per tutto il 2010 e per il primo semestre 2011 i contratti con i gestori del federici-marchesini al pagarì del genova-figari del bozano e del questa in questi ultimi due rifugi sono stati completati in estate importanti interventi di manutenzione sull alimentazione dell acqua di servizio vasche tubazioni sistemi di aspirazione per consentire un esercizio adeguato a rifugi di montagna ad alta frequentazione turistica per il pagarì è stata completata la pratica di ampliamento per ritornare nel 2011 ai ventiquattro posti originali al genova sono terminati importanti lavori relativi alla raccolta e allo scarico delle acque nere con l installazione di una vasca imhoff di nuova concezione per quanto riguarda i rifugi md ministero difesa esercito e cioè questa talarico e zanotti ceduti o in corso di cessione provvisoria al demanio civile siamo in attesa delle sorte a loro riservata dalla legge recentemente approvata relativa al cosiddetto `federalismo fiscale entro un paio di anni dovrebbero diventare di pro l editoriale r prietà di un ente pubblico locale comune provincia regione o altro che deciderà in merito a concessioni di lunga durata auspichiamo a nostro favore o eventualmente alla vendita noi saremo sempre pronti a giocare la nostra partita ovviamente basata sulle nostre risorse e sulle decisioni del consiglio direttivo e dell assemblea dei soci in attesa del possibile cambiamento della proprietà proseguono in ogni caso i lavori di manutenzione ordinaria col ripristino e la sostituzione degli internals armadi materassi coperte ecc per adeguare comunque questi rifugi alle necessità dei frequentatori ovviamente gli interventi di manutenzione straordinaria peraltro necessari ma notevolmente più onerosi sono rinviati a tempi migliori quando tutto il discorso della proprietà sarà completamente definito alcune novità organizzative per i rifugi talarico e zanotti non è ancora prevista l attività di gestione ma è stata cambiata dal 1 giugno 2010 tutta la squadra precedente il tenutario chiavi in pietraporzio l ispettore lo schema organizzativo il tutto cercando di trovare la soluzione migliore per mantenere entrambi i rifugi a disposizione di escursionisti ed alpinisti e di agevolare per il periodo estivo l utilizzo dei rifugi come posto tappa per il trekking itinerante della valle stura da rifugio a rifugio con partenza da borgo san dalmazzo al colle della maddalena avendo a valle il rifugio migliorero e a monte il posto tappa di ferriere o di pontebernardo editoriale continua a pag 53 3

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abbracciando il gigante marco decaroli monte bianco m la grande montagna a è ancora possibile vivere il monte bianco come un incredibile insieme di valli alpine con i suoi pascoli e le sue genti lontano dall atmosfera un po snob di courmayeur e un po `no limits di chamonix oppure l autostrada che ormai raggiunge direttamente il traforo dalla parte italiana è il simbolo di una montagna accerchiata fino alle sue pendici e quasi soffocata dalla nostra modernità il massiccio è in realtà così vasto e così articolato da nascondere ancora angoli inaspettati probabilmente addirittura ancora simili a quelli che horace-bénédict de saussure calpestava nelle sue pionieristiche esplorazioni alla fine del xviii secolo ed è proprio questa ricerca insieme alla fame di panorami su vette e profili straordinari che ha portato me e stefania ancora una volta ma in modo diverso nel profondo della valle d aosta la voglia instancabile di modificare per quanto possiriflessi delle grandes jorasses sulla val ferret bile i tempi della nostra vita tornando alla lentezza delle giornate vissute con i tempi della luce del buio e della velocità del nostro cammino ha fatto il resto il giro del monte bianco è ormai una gran classica del trekking europeo che davvero nulla ha da invidiare ai trekking himalayani nel suo percorso completo e senza varianti necessita di circa 10-12 giorni di cammino la maggioranza delle persone inizia il giro da chamonix e molti disponendo solo di una settimana di tempo arrivati a courmayeur utilizzano il traforo stradale per rientrare e dimezzare il percorso altri a dir la verità riescono addirittura a compiere l intero giro in circa 22 ore tempo impiegato dal vincitore dell ultra trail du mont blanc nell edizione 2009 ma non è di questo modo di vivere la montagna che voglio né sono in grado di raccontarvi 4

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la nostra avventura parte da courmayeur all inizio di uno splendido mese di settembre lasciamo la macchina a villair e salendo per la val sapin incominciamo da subito a respirare l aria secca e frizzante di questa fine estate di alta montagna alcuni tornanti nel bosco e dal balcone erboso che ospita il rifugio bertone appare la prima immagine meravigliosa del massiccio con il ghiacciaio della brenva e lo sperone della cresta di peuterey che si arrampicano ripidi verso la cima del monte bianco da qui il percorso segue tutto il crinale erboso del mont la saxe che chiude verso sud la val ferret e regala panorami memorabili sulle grandes jorasses inerpicandosi verso il passo che introduce in territorio svizzero la val ferret è per tanti di noi innamorati della montagna uno scrigno di tesori incredibili una tappa obbligata quasi un pellegrinaggio da fare ogni volta che saliamo a courmayeur e così non ci aspettavamo emozioni nuove da questi primi giorni di cammino ma il punto di vista leggermente differente ci ha ancora una volta confermato la magia di questi profili e di queste nevi perenni la discesa sul versante svizzero con il grand combin ben visibile in lontananza scopre da subito una valle erbosa disseminata di pascoli baite e attività agricole si segue la valle a lungo avvertendo la presenza ancora più imponente dei ghiacciai che scendono lungo il versante nord est del massiccio poi nel fondovalle il sentiero attraversa numerosi paesi incredibilmente curati e fioriti e per piccoli tratti coincide con la poco trafficata strada carrozzabile fino ad una netta deviazione che abbandona la valle salendo verso ovest in direzione di champex è da questo incantevole e turistico paese sull omonimo lago che il giro riprende ulteriormente quota per arrampicarsi alla fenêtre d arpette 1200 m più su e poi ridiscendere verso trient perdendo tutto il dislivello guadagnato nella giornata qui la valle permette una variante di la grande montagna dall alto una scintillante veduta delle grandes jorasses accompagna i primi giorni di cammino il monte bianco dalle vicinanze del rifugio bonatti l accogliente terrazza del rifugio bonatti 5

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dall alto il plateau glaciale dalla terrazza rocciosa su cui si trova la cabane du trient il mer de glace e il dente del gigante visti dal lac blanc le aiguilles de peuterey dal pianoro del lago combal 6 alta quota davvero spettacolare si tratta di salire volendo parzialmente aiutati da una seggiovia alla cabane du trient situata a 3170 m sopra l enorme plateau del glacier du trient da qua noi ci siamo goduti una splendida visione del ghiacciaio al crepuscolo ed un alba altrettanto scintillante dal rifugio con l attrezzatura e l esperienza necessarie è anche possibile tagliare il normale percorso passando per il ghiacciaio e raggiungendo il territorio francese attraverso il col du tour noi ci siamo accontentati dello spettacolo e siamo ridiscesi per incontrare nuovamente il percorso ufficiale risaliti quindi alla fenêtre d arpette il panorama è eccezionale l enorme seraccata dell imponente glacier du trient accompagna la nostra discesa nell omonima valle e la visione ci ripaga totalmente del lungo e faticoso percorso la parte svizzera del massiccio ci lascia la sensazione di anguste e boscose valli alpine e di montagne vissute con attività ancora poco incentrate sul turismo il monte bianco si sente in lontananza presente solo nella vista lassù in alto di enormi ghiacciai e nell incombenza spesso anche solo percepita di grandi montagne l ascesa al col de balme riapre invece gli spazi e gli orizzonti al colle porta d ingresso della valle di chamonix e quindi della francia la vista sul massiccio si fa di nuovo grandiosa e il lato ovest del monte bianco è tutto un susseguirsi di nomi di picchi e di ghiacciai che hanno reso gloria ai nomi più famosi dell alpinismo d altro canto proprio qua inizia il grande sfruttamento turistico tipico di tutta la valle con i suoi tanti i graffiti lasciati dall uomo sui fianchi delle montagne la presenza di impianti di risalita è subito evidente come lo sono le ferite aperte dalle piste da sci e il continuo susseguirsi di abitazioni e alberghi fortunatamente però dopo essere scesi a montroc il trekking risale sul versante della valle opposto al monte bianco dove rimane per due giorni intensissimi di splendide vedute su tutto il versante ovest della catena con il mer de glace l impres la grande montagna

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in val veny osservando i profili che hanno fatto la storia dell alpinismo la grande montagna 7

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gli splendidi laghi jovet verso l aguille des glaciers 8 sionante parete nord delle grandes jorasses il mont blanc du tacul il mont maudit e la cima del monte bianco sempre in evidenza il refuge du lac blanc raggiunto con facili passaggi attrezzati su roccia regala nuove emozionanti vedute la vicina piccola conca glaciale su cui si adagia un laghetto lattiginoso è un perfetto balcone sulla mer de glace da questo punto il sentiero percorre uno dei più classici e fotografati balconi che si affacciano sul massiccio fino alla panoramicissima vetta del brévent dove tocca quasi sgomitare tra le frotte di turisti saliti in gran parte con la poco distante funivia proveniente da chamonix da qui dopo una lunga discesa l attraversamento obbligato della trafficata statale presso les houches costituisce il saluto alla valle universalmente più celebre delle alpi che alle nostre anime abituate alla montagna è apparsa come un susseguirsi di cartoline a disposizione in un negozio affollato basta superare il col de tricot per ritrovare atmosfere più solitarie in ambienti altrettanto emozionanti l aiguille de bionnassay scende impressionante con i suoi ghiacciai e i suoi torrenti e il sentiero corre adagiato sul fianco del massiccio di cui possiamo nuovamente sentire il respiro si attraversa la conca glaciale degli chalets de miage incontrando pascoli campi coltivati e animali allo stato brado quindi aggirando l enorme glacier de tré la tête si raggiunge la splendida alta val montjoie all altezza di un antichissima strada che fiancheggia un suggestivo tratto inforrato del torrente di fondovalle in mezzo al bosco il sentiero da qui sale costante in direzione sud per uscire dalle conifere e tornare in breve tra i pascoli e gli chalet ed è così tanta l allegria e la bellezza di queste cime nuovamente vicine che la nostra scelta propende per una variante che si dirige verso l aguille des glaciers per un sentiero un po da scoprire e che fiancheggiando due laghi solitari taglia valloni e pietraie lambendo circhi glaciali abitati da tranquilli gruppi di stambecchi il refuge robert blanc tappa obbligata alla fine della lunga giornata mantiene in sé il sapore di questo versante poco frequentato aspro e selvaggio la val veny è ormai dietro l angolo e a breve lo scio la grande montagna

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glimento dei ghiacciai la renderà raggiungibile con facilità il percorso ufficiale per ora prevede di scendere ancora a fondovalle per seguire la storica carrareccia che si arrampica fino al col de la seigne confine di stato e ingresso alla val veny qui si saluta il monte bianco francese che ci lascia un ricordo di enormi ghiacciai che si fanno largo tra incredibili vette di granito a corollario della cima d europa mai così nitida e in evidenza la discesa per la val veny passa dal rifugio elisabetta per poi risalire sulla destra idrografica ad ammirare l incredibile susseguirsi di meraviglie naturali l aguille noire i piloni e le seraccate del miage e del freney sono davvero ad un passo e l ultima tappa riserva ancora forti emozioni la valle stretta le pareti subito verticali i ghiacciai tanto tribolati rendono il versante italiano tremendamente affascinante poi passato il col checrouit non resta che la discesa a courmayeur questo è il nostro tour du mont blanc l emozione è quella di sentire perennemente la presenza di questo enorme mas siccio quella di fermarsi ad osservare le cime famose e provare a seguire con il dito le vie di salita quella di stupirsi ancora una volta per una cima imbiancata che si arrossa al tramonto quella di scoprire valli in cui l uomo vive sempre del fragile equilibrio con l alta montagna quella di trovare ancora luoghi dove ti senti `ospite e non `cliente questa è la nostra speranza che l uomo riesca a conservare gelosamente tutto questo per continuare a regalare la possibilità di vivere questi sentimenti a chiunque li cerca come noi proprio nel bel mezzo della nostra moderna e affollatissima europa la grande montagna scrutando la vetta del monte bianco dalla val veny 9

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sciare nel far west marina moranduzzo parco di yellowstone i 10 le upper falls dello yellowstone river il viaggio la scoperta l parco di yellowstone è il più antico parco nazionale nord americano costituito nel 1872 per decisione del congresso degli stati uniti che ha elevato a riserva tutta la zona nord occidentale del wyoming e una piccola parte dell idaho e del montana per un totale di quasi 900.000 ettari situato nel cuore delle montagne rocciose yellowstone si trova a un altitudine media di 2400 metri parte del territorio è occupato dal grande lago yellowstone mentre l omonimo fiume vi ha scavato un profondo canyon di 32 chilometri di lunghezza il parco sorge su un enorme catino magmatico che esterna la propria energia sotterranea nelle sorgenti di acqua calda nelle fumarole e vulcani di fango e nei geyser le manifestazioni vulcaniche più spettaco lari con l acqua che viene violentemente spruzzata verso l alto a intervalli regolari ogni qualvolta le condizioni di pressione e temperatura lo consentono la stagione invernale permette di vivere al meglio questo paradiso naturale lontano dalle folle dei turisti che d estate assediano il parco circa tre milioni concentrati soprattutto tra luglio ed agosto in inverno le strade sono innevate non aperte alle normali autovetture ed anche l ospitalità interna è molto limitata noi troviamo posto in una confortevole struttura di tende riscaldate gestita dall agenzia yellowstone expeditions proprio in mezzo al parco a circa 40 miglia dall entrata ovest prenotata molto per tempo e così alla fine di febbraio di quest anno inizia la nostra avventura sci

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madison river giovane bisonte al pascolo escursionistica nel fantastico mondo di yellowstone mentre entriamo nel parco percorrendo con un mezzo cingolato la strada innevata che ci porta alla nostra base il canyon skiers yurt camp ci sentiamo già immersi nel far west di buffalo bill degli indiani piedi neri e degli eroi dei film western quando cominciamo a scorgere i primi bisonti al pascolo insieme con gli alci i coyote in cerca di prede sulla riva del fiume le aquile dalla testa bianca anche i nomi sulle cartine rievocano quel mondo tante volte immaginato nelle letture da ragazzi madison river pelican creek wapiti lake cody peak alum creek nei giorni seguenti esploriamo il parco con il solo mezzo con cui ci si può addentrare in questo periodo nella wilderness e cioè con gli sci da fondo i miei vecchi fischer europa 99 mi fanno dannare come al solito a volte la sciolina tiene poco o niente o troppo in discesa gli sci diventano missili incontrollabili le punte finiscono nei solchi enormi delle orme dei bisonti o s incastrano tra i tronchi di traverso sul sentiero inciampano nei rami a terra sprofondano nella neve polverosa però mi danno anche enormi soddisfazioni mi fanno scivolare veloce sulle tracce battute mi portano proprio fino all orlo del profondo canyon dagli incredibili colori rosso giallo e arancione punteggiati dal bianco della neve riescono a farmi arrivare ai punti da cui ammirare al meglio le alte impetuose cascate incorniciate di ghiaccio verde ad osservare il lupo lo scoiattolo il castoro a costeggiare le rive dei fiumi che liberi dal ghiaccio per effetto delle acque calde delle sorgenti termali sono abitati da cigni lontre e papere mi fanno scorrere leggera nel fitto cuore delle foreste a scoprire nelle radure le solfatare le pozze di fango o d acqua bollente colorate le fumarole e i geyser nel parco non vi sono piste battute meccanicamente al di fuori delle strade ma infiniti itinerari sci escursionistici noi seguiamo prevalentemente quelli già tracciati dalle nostre guide nelle settimane o anche nei mesi precedenti visto che i solchi rimangono a lungo nella neve così profonda le nostre mete possono essere un lago una zona termale un punto pano il viaggio la scoperta 11

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il viaggio la scoperta 12 lupo grigio americano

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il viaggio la scoperta 13

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