Rivista della Sezione Ligure

 

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La Rivista della Sezione Ligure del CAI - nr. 1 del 2011

Popular Pages


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nibbles.it ovunque ti portino le tue passioni campetto 29r genova tel 010.2472376 www.camisascasport.com

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rivista della sezione ligure del club alpino italiano sommario marzo 2011 www.cailiguregenova.it direttore gianni carravieri direttore responsabile paolo gardino caporedattore roberto schenone redazione luigi gallerani stefania martini marina moranduzzo caterina mordeglia gian carlo nardi pietro nieddu vittorio pescia progetto grafico tomaso boano impaginazione marta tosco ctp e stampa arti grafiche bi.ci.di genova molassana editoriale 3 la grande montagna 4 una salita veloce giacomo bruzzone il viaggio la scoperta 8 metti il fado roberto schenone obiettivo bianco carlo campora e barbara bonfadini cronaca alpina 12 imparare dal passato 16 l ardua grivola bella umberto marana rimpatriata allo zanotti vittorio pescia scuole,corsi ed avventure 24 ma che sci lunghi che hai roberto sitzia mute raccontano luca prato autorizzazione del tribunale di genova numero 7/1969 abbonamento annuale cinque euro per contattarci redazione@cailiguregenova.it da costafontana al friciallo lorenzo torre groppo rosso non avrai il mio scalpo marco salvo intorno e sopra al monte leone giangi fasciolo vicine solitudini massimo cipolla il nubifragio del 4 ottobre 2010 roberto pedemonte e luca onorato la più forte era lei la montagna recensione di gian carlo nardi vette e sentieri in val d Áveto recensione di marina moranduzzo sacco in spalla 32 ambiente e territorio 46 in biblioteca 52 quotazero 55 in copertina il becco alto del piz si specchia nel lago mongioie alta valle stura di demonte cn foto di caterina mordeglia notiziario della sezione ligure 1

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scatto `peloso al rifugio gianetti in val masino foto di marco decaroli lo scatto fotografico 2

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l editoriale un patrimonio da tutelare gianni carravieri e scuole della sezione sono il nostro fiore all occhiello un sistema che permette ad allievi e istruttori di frequentare insieme alpi o appennini per tutto l anno sono centri di formazione di alta qualità e testimonianza del nostro `saper fare delle nostre esperienze di uomini e donne di montagna oggi il neofita per avvicinarsi all ambiente alpino si iscrive al cai e in particolare a uno dei nostri corsi poiché sa di trovarvi un mondo ricco di storia e di cultura ma soprattutto di valori in poco tempo può acquisire un adeguata competenza tecnica per affrontare anche in solitaria o con gli amici difficoltà e soddisfazioni sempre maggiori in maniera consapevole questo è il nostro intento rendere la montagna accessibile in tutta sicurezza e senza costi proibitivi ecco in cifre come si articola la didattica nella nostra sezione dopo oltre cinquanta anni di attività cinque scuole alpinismo scialpinismo sci fondo-escursionismo alpinismo giovanile escursionismo a cui si aggiunge il torrentismo affiliato all associazione italiana canyoning presente in sezione e molto attivo benché non ancora inserito in ambito cai le prime tre si fregiano del titolo di scuola nazionale e sono state costituite nell ordine dalla sucai nel 1959 da soci dello sci club genova nel 1964 da fondisti e scialpinisti nel 1983 in anni più recenti sono nate le ultime due in totale il corpo docente è costituito da più di centocinquanta istruttori e accompagnatori di cui quindici nazionali cinquantacinque regionali e circa ottanta sezionali in base ai diversi livelli formativi raggiunti in corsi ufficiali cai vengono effettuati ogni anno più di quindici corsi l ognuno con tipologie e specialità proprie dal corso di alpinismo a quello di ghiaccio e di arrampicata libera dallo scialpinismo allo sci fondo-escursionismo dall escursionismo di base a quello avanzato inoltre orientamento topografia sicurezza autosoccorso e altre materie complementari in questo ampio fiorire di iniziative coordinate dalle singole commissioni tecniche centrali e territoriali nel nostro consiglio direttivo sono emerse da qualche tempo alcune indicazioni guardare all attività nel suo complesso uniformando la didattica in particolare per le materie comuni di base semplificare l iter di formazione per gli aspiranti istruttori e quello di aggiornamento per i titolati soprattutto in termini di efficacia durata e costi salvaguardando ovviamente la qualità conformemente il consiglio centrale ha approvato e reso applicativo il 13/11/2010 un documento redatto all interno di un suo gruppo di lavoro di cui fa parte il nostro socio e past president gian carlo nardi a grandi linee esso prevede un nuovo assetto delle numerose commissioni tecniche centrali che coordinano anche se indirettamente tutte le scuole del cai e le varie commissioni operative tale processo di semplificazione interesserà oltre che la didattica e la formazione anche le commissioni scientifiche e culturali i rifugi i sentieri e altro questa scelta causa di ampi dibattiti e discussioni determinerà sicuramente l accorpamento e l integrazione di molti organi tecnici centrali addetti alla formazione sotto l unica regia di unicai continua a pag 54 editoriale 3

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una salita veloce giacomo bruzzone ado in montagna dal 1958 quando undicenne raggiunsi per la prima volta la vetta del marguareis da allora sono veramente tante le vette che ringraziando il padre eterno sono riuscito a raggiungere da un po di anni è mio figlio il capo cordata ha fatto il corso cai di arrampicata una quindicina di anni or sono e da allora `mi porta in vetta per vie che non sono le `normali come ho sempre fatto ho scritto in poche righe la mia vita di ascensioni di un amante della montagna uno che arrivando in vetta si commuove per la gioia di seguito le impressioni di mio figlio giacomo sull ascensione fatta tre anni fa al bernina mario bruzzone fin da ragazzino un famoso `4000 ha sempre suscitato in me grande interesse e curiosità il pizzo bernina il fatto di essere la montagna più alta delle alpi centroorientali e la sua posizione non comodis pizzo bernina v sima per noi liguri abituati a bazzicare più o meno insistentemente dalle marittime alla valle d aosta mi hanno di anno in anno spinto a desiderare con maggiore insistenza di tentarne l ascesa finalmente durante l ultima estate il momento è arrivato si è trattato come al solito di riuscire ad indovinare una finestra di buone condizioni meteorologiche a cavallo di ferragosto in un periodo estivo tra l altro a dir poco bizzarro non si può dire che siamo stati sfortunati anzi il programma fissata la partenza per la mattina di giovedì 18 agosto prevedeva l ascesa graduale alla vetta in tre giorni facendo tappa in due distinti rifugi la via italiana alla montagna prevede infatti un lunghissimo e in certi tratti abbastanza monotono avvicinamento in stile quasi `himalayano durante il primo giorno partendo dalla diga di campo moro sopra chiesa in la grande montagna 4 il bernina con la vedretta di scerscen

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valmalenco l obiettivo era quello di raggiungere il rifugio marinelli-bombardieri ad oltre 2800 m di quota lo sviluppo di questo percorso è tale che anche a fronte di un dislivello non eccessivo richiede mediamente almeno quattro ore occorre francamente sostenere che questa è la parte più noiosa dell ascesa sino alla bocchetta delle forbici ad oltre 2600 m si attraversano prima rade boscaglie e poi magri pascoli tra continui saliscendi su pietraie poco invitanti poi arrivati alla sella fortunatamente lo sguardo si apre di colpo verso il pizzo roseg e il monte scerscen appagando finalmente la fatica fin lì abbondantemente profusa giunti al rifugio marinelli il programma della giornata successiva sembrava abbastanza tranquillizzante arrivare al successivo e più alto rifugio marco e rosa e nella giornata di sabato 20 agosto tentare la vetta purtroppo le condizioni meteorologiche hanno radicalmente modificato i nostri piani un evidente e limitata finestra di bel tempo concentrava le speranze di successo solo nella giornata di venerdì 19 ed era quindi indispensabile attaccare direttamente la vetta l indomani poveri noi questa soluzione seppure non esclusa a priori nei giorni precedenti era stata considerata sino a questo momento solo come una possibilità estrema nonostante ciò rassegnati abbiamo cercato di organizzarci nel migliore dei modi passando la serata a studiare l intero percorso di salita fino alla vetta l indomani mattina di buon ora siamo partiti dal rifugio il primo contatto con il ghiacciaio è avvenuto poco dopo attraversato il passo marinelli occidentale al cospetto della parete sud del monte scerscen e del terribile versante ovest del gruppo argent­zupò si è trattato di un contatto niente affatto agevole preludio a un accesso al rifugio marco e rosa non elementare la situazione della vedretta di scerscen superiore fino almeno a circa 3300 m di quota era semplicemente disastrosa una seraccata continua ci ha obbligato a frequenti peripli e a dispendiose perdite la cresta di salita a circa 3900 m la grande montagna 5 poco sotto la vetta vista sul ghiacciaio del morteratsch

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dalla vetta verso il piz roseg dualmente sempre più ripido ma privo di difficoltà tecniche successivamente però le difficoltà si incontrano anche a quote elevate si appalesano gli effetti provocati in questi ultimi anni dalle alte temperature sulle nostre amate coperture glaciali l ascesa all anticima italiana del bernina 4021 m si è resa infatti complicata per un incremento notevole dei passaggi su roccia spesso non elementari e soprattutto su terreno infido anche la cresta finale dall anticima verso la vetta è costituita ormai da un percorso aereo di misto niente affatto agevole e sicuro in linea generale non si tratta assolutamente di passaggi tecnici impegnativi si raggiunge ragionevolmente il grado iii­iii ma affrontati a 4000 m stanchi abbondantemente zavorrati e comunque su roccia assolutamente di scarsa qualità hanno rappresentato una difficoltà notevole che al ritorno fortunatamente abbiamo evitato con tre corde doppie ora le ultime parole del mio breve racconto alla vetta raramente sono giunto in cima ad una montagna con una tale sensazione di appagamento le difficoltà tecniche incontrate e soprattutto la fatica profusa per toccare i fatidici 4049 m dello scoglio di sommità sono andati sinceramente al di là di qualsiasi mia previsione più pessimistica la soddisfazione generata in me dalla conquista della cima forse si è per questa ragione ulteriormente accresciuta i ghiacciai nord del pizzo roseg del pizzo zupò e del bernina stesso non hanno a mio parere molto da invidiare ai corrispondenti del monte bianco e del monte rosa quando verso le 16:30 del pomeriggio del 19 agosto dopo quasi 12 ore di fatiche siamo finalmente giunti al rifugio marinelli con due soli obiettivi in testa cenare e dormire potevo senza dubbio dire di aver trascorso una delle più belle giornate di montagna della mia vita degna di analoghe esperienze su 4000 m molto più illustri ma meno generosi di emozioni la grande montagna 6 di tempo ed energie solo dopo un ora e mezza di fatica siamo riusciti ad uscire da tale impasse senza praticamente guadagnare un metro di dislivello nelle ultime stagioni la parte finale della salita al rifugio è stata attrezzata a seguito dell inagibilità del vecchio percorso si tratta di una via ferrata esposta faticosa e potenziale oggetto di pericolose cadute sassi solo alle 8:30 del mattino dopo quasi quattro ore di fatica siamo riusciti a sbucare alla forcola di cresta güzza dove ad oltre 3600 m si trova il rifugio confesso che il desiderio di fermarci era molto forte la stanchezza cominciava a farsi sentire l orario non era ormai propriamente favorevole e le prime cordate partite al mattino dal marco e rosa cominciavano già a ritornare al rifugio stesso non so cosa ci abbia spinto a continuare in montagna spesso non esistono risposte chiare e razionali dopo una breve pausa per ristorarci verso le 9 siamo ripartiti più decisi che mai a conquistare la cima fino a quota 3900 m circa si sale agevolmente attraverso un pendio glaciale gra-

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in vetta a quota 4049 la grande montagna 7 fungo sulla lingua terminale della vedretta di scerscen

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metti il fado roberto schenone el bel mezzo di un luvego autunno ligure siamo unanimemente rapiti dall idea di trascorrere nella primavera successiva una settimana torrentistica a madeira isola portoghese che si erge quasi solitaria in mezzo all atlantico più o meno alla stessa latitudine di casablanca l organizzazione è piuttosto semplice per prima cosa acquistiamo via internet che grande invenzione il biglietto aereo la tap portugal prevede un opportuno scalo a lisbona che ci consentirà anche una veloce visita della capitale poi grazie alla nuova guida di antoine florin uno degli esploratori dei canyon madeirensi troviamo una sistemazione economica nel nord ovest dell isola la casa do ribeirinho a porto moniz resta da organizzare il materiale siamo in sette e ci divideremo `quasi equamente il carico e da raccogliere informazioni dettagliate sulle forre quello che non cogliamo tra le righe di guide e siti internet è che il clima dell isola è quanto la meravigliosa ponta de são lourenço madeira n il viaggio la scoperta meno bizzarro i dati climatici sono rassicuranti temperature medie che oscillano fra i 16° e i 25° a seconda delle stagioni a fine aprile sono previsti circa 22° sulle coste ma quali coste l orografia di madeira è a dir poco tormentata una catena montuosa che culmina nel pico ruivo a 1862 m divide in due l isola creando di fatto due microclimi praticamente opposti nel sud splende spesso il sole mitigato da brezze marine il nord ha un clima per lo più pessimo gli alisei soffiano potenti e causano mareggiate quasi continue e ammassano nubi contro la catena montuosa di origine vulcanica con continue pioggerelline inutile dire che i canyon sono tutti sul versante nord e che le partenze sono spesso sopra i 1000 m di quota in poche parole partiti pensando a una spedizione subtropicale al mattino ci troviamo sull unica pianura dell isola l altopiano paúl da serra 1300 m a preparare zaini e corde battendo i denti a 5°-6° centigradi ci rin 8

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cuoriamo ascoltando il fado che come saprete è una musica che notoriamente mette allegria abbandonando queste considerazioni vagamente fantozziane va dato atto a madeira di essere un posto meraviglioso anche grazie a questa situazione geografica particolarissima la costa nord tormentata e battuta dal mare è di una bellezza struggente scogliere alte fino a 700 metri si buttano nell oceano atlantico percorse da cascate che nascono direttamente dalla montagna l umidità costante favorisce la crescita di stupende foreste di lauri laurissilva facilmente visitabili attraverso le levadas straordinario sistema di canalizzazioni costruito nel xix secolo per portare l acqua dal piovoso nord al più asciutto versante sud lungo i canali larghi un massimo di 75 cm si snodano infatti facili e bellissimi percorsi di trekking che alternano tranquilli tratti nel bosco a cenge mozzafiato scavate nelle pareti basaltiche per poi sovente percorrere tunnel lunghi fino a 2 km e proprio attraverso le levadas spesso ci ritroviamo a raggiungere o lasciare i vertiginosi canyon dell isola nei giorni a nostra disposizione percorriamo 5 forre dopo il primo giorno di ambientamento nella ribeira funda puntiamo a uno dei `bersagli grossi il corrego da beira do lombo queimado saggiamente ribattezzato jungle rain la giornata si presenta splendida cosa che scopriremo essere un assoluta eccezione dall altopiano in poco più di mezz ora raggiungiamo l inizio del percorso o meglio il baratro da cui parte la forra che ci condurrà dai 1300 metri di paúl da serra ai circa 500 metri del chão da ribeira le prime calate si susseguono senza particolari difficoltà anche se la roccia vulcanica è affilatissima tanto da avere costretto gli esploratori ad attrezzare calate con partenze sempre piuttosto scomode la portata è ridottissima ma dopo poche verticali scopriamo il perché del nome jungle rain una potentissima risorgenza scarica circa 250 l/sec nella forra da questo momento in poi ogni cala l ingresso in parete nella levada do seixal il viaggio la scoperta 9 una cascata nella ribeira do vimieiro

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10 ta è ampiamente innaffiata dal getto delle cascate ivi compreso il `mostro da 105 metri calata peraltro decisamente tecnica i primi 30 metri leggermente appoggiati scendono in una goletta e occorre installare ben due deviatori per evitare di essere travolti dall acqua il frazionamento a 75 metri da terra nascostissimo incastonato sotto un tetto di roccia tanto che chi sta in sosta penzola letteralmente nel vuoto l armo è così nascosto che io che sono il primo a scendere lo manco quando lo vedo sono ormai 10 metri sotto decido allora di continuare lungo la corda che è lunga 70 metri abbastanza per riuscire ad arrivare sulla cengia che vedo in basso dove forse si trova il secondo frazionamento a circa 40 metri dalla base leggermente in ansia continuo la discesa e tocco la cengia sotto il fragore della cascata do il segnale di `libera con il fischietto e confido che dall alto in qualche modo riusciranno a recuperarmi durante le successive discese in realtà pochi metri a destra del mio `punto di atterraggio dietro una quinta di roccia vedo il secondo frazionamento un po di `fattore c non guasta mai attendo di vedere spuntare nanni sulla verticale per avvertirlo in tempo indicandogli il frazionamento che ho mancato uso il fischietto a più non posso e riesco a catturare la sua attenzione mostrandogli a gesti l ancoraggio nascosto e fatta a parte la lunga e fredda attesa sulla cengia il resto della manovra va via liscia passato il cascatone il resto della discesa si snoda senza intoppi incontriamo e superiamo la levada do norte possibile scappatoia e proseguiamo fino alla confluenza con la ribeira de hortela altra forra che scende dall altopiano ormai siamo quasi al termine del nostro percorso segnato da un alta cascata da 75 metri di cui dobbiamo scendere solo la prima parte l uscita dalla forra è infatti la più bella e curiosa incontrata nella mia vita torrentistica dopo i primi 20 metri di cascata infatti si trova un buco nella parete questo breve tunnel di 2 metri è perpendicolare a un tratto in galleria della levada do seixal si tratta quindi di `centrare la presa della canalizzazione e infilarsi nel cuore della montagna da lì in un oretta di cammino sulla levada e nella laurissilva saremo alle auto a valle jungle rain ci ha impegnato non poco e il giorno successivo scendiamo il breve ribeiro de pedra branca per poi dedicarci alla visita della spettacolare anchada da cruz una piccola pianura alla base di una scogliera imponente il giorno successivo un tempo peggiore del solito ci fa desistere dall idea di scendere hortela e ci dirigiamo sulla più breve ma comunque bella ribeira do vimieiro io continuo a dare prova di occhio di lince malata mancando frazionamenti a go-go ci rifacciamo l ultimo giorno con la ribeira do passo per il cui accesso percorriamo circa 3 km di levada di cui uno in galleria con il passo terminano le nostre fatiche torrentistiche madeirensi tutto sommato soddisfatti un po di rammarico per non avere potuto o voluto `timbrare altri must dell isola come il delgado o il seixal ma il nostro animo vacanziero ha avuto la meglio e godersi madeira non è poi così male così il sesto e ultimo giorno lo dedichiamo a scoprire da turisti il versante sud dell isola ed è questo giorno che scopriamo che a sud ci sono il caldo e il sole completiamo il periplo dell isola scoprendo l unica spiaggia di madeira vicino alla splendida ponta de são lourenço poi ci resta il tempo per visitare l impressionante cabo girão 589 metri a picco ma a picco veramente sul mare e per attraversare la bellissima catena montuosa alla boca da encumeada con fantastici panorami sul pico ruivo domani ci aspetta il decollo dall aeroporto sopraelevato provare per credere di funchal si torna a casa sarà dura riabituarsi al nostro rio lerca il viaggio la scoperta video qui http www.youtube.com watch?v=svtjdbqaxfc

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scendendo la cascatona di jungle rain il viaggio la scoperta 11 pedra branca termina direttamente nell oceano

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obiettivo bianco carlo campora e barbara bonfadini e ne parlava con mia moglie barbara già da mesi l ambita meta finale sarebbe stata la traversata del monte bianco con partenza dal refuge des cosmiques e discesa dalla vetta alla vallot al goûter e alla tête rousse e così il 15 novembre diamo inizio alla preparazione con una scialpinistica alla tête de l autaret e a seguire la risalita delle piste di limone poi ci si sposta in valtellina dove il 31 dicembre decidiamo di concludere l anno con una ciaspolata in tanta tanta neve fresca fino alla mitica baita di barbara sugli alpeggi a 1600 m della val d arigna nelle alpi orobie fu costruita tanti anni fa pietra su pietra dal suo papà carlo la nostra casa in mezzo ai monti ci accoglie spesso e ci rilassa nella quiete alpinismo s cronaca alpina più assoluta lo scenario meraviglioso è dominato da quel che resta del ghiacciaio dei forni e dal pizzo coca dopo una puntata scialpinistica a livigno si torna quindi in piemonte per salire con il gruppo tittamassi boys formatosi alla fine dei corsi di scialpinismo al bric di costa rossa alla cima ferrarine alla cima pianard da palanfrè con gli amici margherita e gianni pàstine per poi spostarci nuovamente verso montagne più lontane la forcella del sassolungo in compagnia del saggio altoatesino mario senoner è affrontata in una giornata di fitta neve alternata a schiarite improvvise quasi come tende che si aprono all improvviso per permetterci di scorgere l imponente massiccio e pronte a richiudersi altrettanto rapidamente per vista sul cervino e sul monte rosa dal colle della brenva 12

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invitarci ad affrettare la discesa a valle e guadagnare così il bosco senza correre troppi rischi spesso pensando al lontano gigante bianco tornati a valle si fa per dire saliamo il marguareis e a pasqua per tenere le gambe allenate risaliamo la ripida alpe del cermis sopra cavalese tutto serve tutto fa e poi ancora altre salite sci ai piedi sulle piste di livigno alla rocca reis e alla becca trecarrè dalla primavera riprendiamo anche l attività di trekking sui `nostri monti alternandola alle sedute in palestra sappiamo bene che le salite ai monti si preparano salendone altri sgambettiamo quindi sul monte rama e sull argentea raggiunto stoicamente due volte in giornata per aumentare il dislivello e un altra volta questa in modo speciale per il primo trekking di kristian che con i suoi 13 kg grava sulle spalle di papà e poi ripetutamente punta martin per la direttissima ottima col suo sviluppo breve che ci permette di ottimizzare i tempi parte integrante di quest annata di preparativi sono state le sedute alla palestra royal di giorgio e le scale di viale cambiaso percorse centinaia di volte correndo su e giù senza sosta fino allo sfinimento a volte ci sembrava di essere dei criceti dentro la ruota ma nella testa avevamo il nostro obbiettivo bianco sono solo trenta scalini ma sono sempre stati importanti per prepararci alle `cose serie come l anno dell ascesa all huayna potosì in bolivia 6088 m a maggio integriamo la preparazione con belle gite in bicicletta la diversificazione delle discipline è utile per far lavorare in modo diverso l apparato muscolare a giugno saliamo al rifugio remondino in marittime partendo da entracque e compiamo un altra ascesa nei pressi di livigno ed eccoci alla parte finale della preparazione da effettuarsi in quota speriamo che il tempo ci assista la risalita al breithorn occidentale era stata scelta da tempo come prima ascesa a quota 4000 si unisce a noi anche l intrepido chicco fratello di barbara che arriva a cervinia di cronaca alpina dall alto il mont blanc du tacul sul ghiacciaio del lys rettamente da sondrio con una sveglia in puro stile cai ci godiamo la breve salita al breithorn in una splendida giornata di sole noi tre con la gran becca alle nostre spalle e il pensiero ormai rivolto perennemente al bianco la settimana successiva facciamo l ultimo sforzo prima della fatica finale scegliendo una quota più elevata la capanna margherita raggiungiamo il passo salati e percorriamo l ultimo tratto in funivia scartiamo l idea di passare a piedi per lo stolemberg perché il tempo si sta guastando e le prime schermaglie di quello che si scatenerà nella notte si fanno sentire già sulla via della capanna gnifetti nella notte tra tuoni e fulmini vediamo le luci di staffal in lontananza e ci sentiamo infinitamente piccoli e immersi nella natura che implacabile si scatena intorno a noi fortunatamente tutto torna tranquillo giusto prima 13

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