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Rieti in epoca pre Romana

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2010 reate mauro maria boccia 21/08/2010

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sommario la conca velina 5 le popolazioni della conca velina in epoca protostorica 12 reate la religione l epoca romana e le vie di accesso 28 indice delle figure 63 opere citate 65 indice analitico 71

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la conca velina la conca velina è una valle dell italia centrale che scorre in direzione nord-ovest sud-est parallelamente ai monti dell appennino abruzzese È delimitata ad ovest dai monti sabini ad est dai monti reatini a nord dal fiume nera e a sud dall alta valle del salto e del turano È percorsa per tutta la sua lunghezza dal fiume velino rieti si trova all interno della conca su una piccola altura a circa 400 m s.l.m in epoca preistorica la conca velina era interamente occupata da un grande lago generato dal fiume velino infatti le acque del velino ricco di carbonato di calcio derivante dalle attività vulcaniche presenti nell era quaternaria nelle zone in cui il fiume scorreva cominciarono a sedimentare calcare che si andò a raccogliere in particolare nel punto di confluenza tra il fiume velino ed il fiume nera che in origine si trovavano sullo stesso piano creando un notevole dislivello fra l altopiano reatino e quello ternano questi sedimenti crearono dapprima un forte dislivello fra i due altipiani e poi un vero e proprio sbarramento di roccia calcarea che ostruirono il passaggio alle acque del velino ne seguì l allagamento dell intera valle reatina creando così un grande lago inoltre la rapida azione erosiva del nera portò alla incisione della sua stessa valle l ultimo tratto del corso del velino scorre attualmente ad una quota di circa 370 m s.l.m mentre il sottostante nera ad una quota di 210 m s.l.m giovannetti 1969 pesce 1973 figura 1 ­ lacus velinus

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il grande lago che si formò nel pleistocene più o meno un milione anni fa ricoprì l intera pianura fu quindi durante il primo dei due periodi geologici dell era quaternaria caratterizzato dalla comparsa dell uomo e dal grande sviluppo dei ghiacci in alcune fasi che la piana reatina era in realtà un solo grande lago da dove emergevano solo alcuni rilievi piccoli isolotti di quel tempo così lontano pesce 1973 al di sotto dei depositi lacustri del pleistocene si trovano rocce calcaree e marmose risalenti al cenozoico ed al mesozoico all incirca 70 milioni di anni fa queste rocce costituiscono anche l ossatura dei monti circostanti la pianura in particolare dei monti reatini con il massiccio del terminillo ad est e dei monti sabini ad ovest il substrato calcareo affiora altresì nelle colline che si elevano al centro dell area pianeggiante colle s balduino colle s pastore montecchio e terria questo grande lago nella fase di massima estensione ricopriva con le sue acque i territori delimitati dalle isoipse 378~380 m s.l.m e precisamente buona parte della porzione settentrionale della pianura di rieti il piano di canale e le conche degli attuali laghi di ventina e di piediluco quest ultimo specchio d acqua aveva forma simile a quella odierna eccetto per la sezione sudorientale in quanto le acque a differenza di oggi circondavano completamente il colle di grugliano e si estendevano per le ampie aree attualmente dette la tenuta e la bandita sotto i colli di labro alle marmore le acque del velino dovevano giungere fin quasi all orlo del ciglione ma solo in piccola parte precipitavano nella valle sottostante mediante una serie di piccole cascate figura 2 lacus velinus storico

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a questa fase che si può definire di massima espansione ne seguì una successiva caratterizzata dall apertura di un varco naturale di maggiore ampiezza sicché la copiosa precipitazione nel fiume nera determinò uno svuotamento parziale dell antico bacino si formò in tal modo quello che gli studiosi definiscono «lago velino storico» le cui acque ricoprivano l area delimitata dalla isoipsa 375 m s.l.m a.a.v.v gli insediamenti perilacustri dell età del bronzo e della prima età del ferro il caso dell antico lacus velinus 1986 figura 3 zona orografica del monte tancia di particolare interesse è il valico di tancia 802 m s.l.m unico punto di passaggio naturale diretto tra il bacino della conca velina e quello della valle del tevere ubicato nel tratto meridionale dei monti sabini tra le pendici del massiccio omonimo e il monte ode l area sulla quale sorge l osteria di tancia appare di rilevante interesse sia storico che archeologico innanzi tutto dal punto di vista morfologico la zona si presenta come una sorta di altipiano intermontano attraversato in senso n-s da una linea spartiacque poco accentuata monticchio chiuso su tre lati a nord dal colle sterparo e ad ovest dal colle s erasmo fra i quali trae origine la stretta e fonda valle fluviale del galantina affluente del tevere a sud dal monte ode mentre a est è aperto verso il bacino idrografico del farfa al quale digrada con una serie di incisioni fluviali di fossi confluenti fosso tancia fosso figorone nel luogo transitavano almeno quattro itinerari principali da cui si dipartivano altri secondari uno diretto a rieti attraverso la val canera due in direzione della media valle del farfa ed uno verso la valle del tevere si tratta per lo più di percorsi di mezzacosta nella zona montuosa e di crinale nella zona collinare oggi ridotti a semplici mulattiere talvolta non più transitabili perché abbandonate nell ambito del sito preistorico sono stati individuati finora vari punti di affioramento di materiale ceramico d impasto 1 trincea stradale sotto quota 837 m s.l.m taglio sotto il piano stradale 2 trincea stradale in località fonte onnella taglio della scarpata 3 4 escavazione e sbancamento a nord della chiesa di s angelo;

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5 grotticella figura 4 ­ planimetria del valico del monte tancia il terzo punto in posizione intermedia rispetto ai precedenti ha restituito il maggior numero di frammenti ed è topograficamente il più significativo e ubicato a valle di una serie di terrazzi digradanti a partire dalla base della parete rocciosa regolarizzati artificialmente con una sorta di muretti a secco e coperti da fitta vegetazione a lecci aceri e ginepri nel 1983 un escavazione per ricerca di acqua consistente nell allargamento e svuotamento di un crepaccio ha portato alla luce una grande quantità di frammenti ceramici tra cui alcuni pertinenti a ciotole e tazze con decorazione dello stile appenninico anse pertinenti a situle un manico nastriforme con terminazione a rotolo un frammento di macina in pietra lavica e alcuni reperti faunistici attribuibili cronologicamente all età del bronzo medio xvi xiv sec a.c si tratta di evidenze riferibili ad un vasto complesso insediativo costituto da abitati di capanne distribuite su terrazzi in parte regolarizzati artificialmente ancora oggi distinguibili e da probabili luoghi di sepoltura e di culto indiziati dalla presenza di grotticelle e inghiottitoi nonché dalla famosa grotta di s michele ulteriori evidenze insediative della media età del bronzo sono venute alla luce nel 1986-87 in località morrone in seguito alla costruzione del campo sportivo di monte s giovanni il sito si pone poco al disotto della sommità di un modesto rilievo collinare colle casetto che funge da spartiacque tra la val canera conca velina a nord e la valle del farfa sabina tiberina a sud interposto tra il monte tancia ad ovest e il monte vecchio ad est tra i reperti raccolti si segnalano frammenti di anse e di ciotole con decorazione appenninica caratteristica comune ai due insediamenti è la dislocazione topografica lungo le vie di crinale e in prossimità di valichi il paesaggio non doveva essere molto diverso da quello attuale con campi coltivati e recinti per il bestiame di allevamento non lontano dalle abitazioni nelle successive fasi recente e finale dell età del bronzo xiii x sec a.c la frequentazione dei siti pare già estinta mentre l interesse delle comunità per il concorso di fattori sociali economici ambientali e climatici è rivolto verso altri percorsi e luoghi con requisiti geo-topografici diversi,

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come la conca velina dove si assiste ad una concentrazione e crescita del popolamento soprattutto nell età del bronzo finale duprè theseider 1939 sono di questo periodo gli insediamenti peri-lacustri riconducibili alla fine dell età del bronzo e alla prima età del ferro che costellano l intera zona come la necropoli di campo reatino che cessa di esistere nella prima metà del ix sec a.c o come i ripostigli di piediluco leopold 1930 e di contigliano ponzi bonomi 1970 che hanno restituito bronzi di origine cipriota ed egea filippi g la necropoli di campo reatino i i materiali 1983 la configurazione attuale della conca velina deriva da una serie di profonde trasformazioni ambientali verificatesi a partire dall età del ferro che influirono profondamente sulla frequentazione umana nell area mettendo probabilmente in crisi gli insediamenti protostorici sviluppatesi precedentemente sulla base dei dati archeologici il massimo innalzamento del livello lacustre del «lago velino storico» risulta verificatosi alla fine del ix sec a.c fine della fase iniziale della prima età del ferro nello stesso periodo si interrompe in modo repentino la presenza di insediamenti umani nella conca velina protrattasi precedentemente per più di 8 secoli ed in questo periodo vengono deposti i ripostigli di piediluco tutto ciò fa ritenere che l instaurarsi del vasto bacino lacustre sia stata una delle cause principali nel determinare lo spopolamento della conca velina al momento della crisi dell insediamento la popolazione ivi presente corrisponde a comunità policentriche e denota una realtà topografica ancora pre-urbana infatti non vi è la tendenza all unificazione ed alla concentrazione dell insediamento verso uno o più centri urbani come avvenne nello stesso periodo nell etruria meridionale né si evidenzia una gerarchia di rango mentre sembrano permanere piccoli villaggi sviluppatisi nella maggior parte dei casi da quelli dell età del bronzo finale dello stesso luogo tuttavia la circolazione di alcuni beni di prestigio per lo più oggetti metallici quali armi e finimenti equini contenuti nei ripostigli di piediluco potrebbe indicare la non assoluta estraneità delle comunità locali alle trasformazioni socioeconomiche in atto nell area tirrenica tra l età del bronzo e la prima età del ferro tali mutamenti risultano certamente legati a nuove strategie di occupazione e di sfruttamento del territorio nonché alla presenza di attività di tipo artigianale come la metallurgia attestata in due siti dalla presenza di crogioli la conca velina che comprendente il bacino di piediluco e la piana reatina costituisce un unità geografica omogenea ma troppo vasta perché la distribuzione della popolazione della prima età del ferro rada e disomogenea possa configurarla come un centro proto-urbano e del tutto inverosimile è una possibile dipendenza da altri centri fuori dall area il modello che si ricava dalla distribuzione dei vari insediamenti fa pensare piuttosto all organizzazione paganicovicana da pagus e vicus tipica delle popolazioni italiche di età storica nelle zone interne dell appennino inoltre a differenza di altre aree dell italia medio-tirrenica si riscontra una particolare continuità di occupazione in uno stesso sito talvolta interrotta dall età del bronzo medio all inizio dell età del ferro permane uno stesso sistema di insediamenti fino alla formazione del vasto bacino lacustre il processo di colonizzazione agricola del territorio iniziato nell età del bronzo medio e continuato con apparente uguale intensità fino all età del bronzo finale è stato un fenomeno legato molto probabilmente alla disponibilità di terreni fertili ed irrigabili per la grande disponibilità di risorse idriche e nello stesso tempo alla vicinanza di aree montuose e collinari idonee all allevamento ed alla pastorizia durante l intero corso dell anno al momento di massimo sviluppo del popolamento collocabile all età del bronzo finale segue la prima età del ferro con una occupazione distribuita in 5 centri abitati nel bacino di piediluco due a monte cornello una a podere colle d agnano il rivo e la bandita e 4 nella piana reatina vicenna riara montisola campo santa susanna e casa fonte giovannone e di 2 necropoli campo reatino e montecchio le uniche due presenze nell viii sec a.c provengono dall abitato de la mola sul versante di piediluco e da poggio bustone nel versante reatino dove è stato rinvenuto un cinturone a losanga di bronzo attualmente al museo archeologico di perugia carancini massetti posi l area tra umbria meridionale e sabina alla fine della protostoria 1985 a.a.v.v gli insediamenti perilacustri dell età del bronzo e della prima età del ferro il caso dell antico lacus velinus 1986

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durante la fase antica della prima età del ferro inizio del ix sec a.c nella regione mediotirrenica era in corso con la nascita dei grandi centri villanoviani il cosiddetto fenomeno protourbano capace di trasformare radicalmente l assetto territoriale precedente da un tipo di insediamento diffuso ad uno concentrato in pochi grandi centri avviati verso l urbanizzazione le comunità della conca velina non erano all oscuro di questo vasto processo di riassetto socioeconomico come può indicare la circolazione di alcuni di oggetti di bronzo inoltre disponevano di luoghi con i requisiti idonei per un centro proto-urbano come la collina di rieti o il vasto pianoro di campo reatino che seppur privo di difese naturali perimetrali poteva essere adatto ad un occupazione massiva con ampie aree da destinare a scopi produttivi agricoli nonostante questi presupposti il fenomeno proto-urbano non avrebbe mai interessato la conca velina per ben precisi motivi sia storici che ambientali la collina di rieti non risulta occupata prima del vii-vi sec a.c il pianoro di campo reatino invece fu utilizzato solo in piccola parte per l insediamento dell omonima necropoli attualmente compresa nel perimetro dell aeroporto di rieti che fra l altro testimonia una fase di vita relativamente breve certamente a causa degli effetti dell impaludamento della conca il pianoro corrisponde alla presenza di un deposito di travertino che si sviluppa alla quota di 390 m s.l.m quindi superiore a quella raggiunta dal lago 374-376 m s.l.m sebbene non sommersi dalle acque sia campo reatino sia la parte meridionale della conca velina risentirono degli effetti provocati dall innalzamento della soglia delle marmore oltre al tratto di piana sommersa si erano instaurate vaste zone paludose per le difficoltà di drenaggio con la conseguente diffusione della malaria in questo modo i fertili terreni dell intera conca velina risultavano occupati da specchi d acqua o comunque erano acquitrinosi e quindi non coltivabili soprattutto per l impossibilità di sviluppare insediamenti sicuri nel complesso questa era la situazione presente ancora agli inizi del 900 prima delle sostanziali opere di bonifica in definitiva nella conca velina non si assiste al passaggio dalla fase di villaggi sparsi a quella di una concentrazione proto-urbana come nell etruria meridionale e tanto meno una tendenza a ciò ma permane l organizzazione dell insediamento e quindi delle comunità per villaggi sparsi tipica dell età del bronzo l assetto degli insediamenti nell area sabina non sarebbero infatti mutati nei secoli successivi basandosi su un popolamento frazionato in numerosi piccoli villaggi con una struttura perpetuatasi dalla protostoria fino all età romana nella quale un vero e proprio stadio urbano non fu raggiunto neanche con la municipalizzazione augustea del i sec a.c la tendenza ad un sistema di insediamenti basato sui pagi e sui vici realizza l originaria forma di unità territorio-abitanti tipica delle popolazioni italiche che si riflette anche nelle fonti antiche con il prevalente uso dell etnico sabini al posto del nome delle singole città come invece avviene per le città dell etruria meridionale che compare invece solo come luogo di battaglia cures ed eretum tito tazio originario di cures è definito re dei sabini o generale dei sabini sabinus poi diventerà sinonimo di curensis riveste certamente un notevole interesse la constatazione che all abbandono dei centri della prima età del ferro della conca velina corrisponde un nuovo ciclo di popolamento nella sabina tiberina con insediamenti fondati ex novo secondo sistemi insediativi e di pianificazione territoriale unitari tanto che i dati archeologici sono corroborati dalla tradizione letteraria della colonizzazione sabina di cures da parte di modio sabidio proveniente da reate la sviluppo del popolamento nella conca velina deve essere stato interrotto da una causa estranea alla normale dinamica del processo insediativo che ha determinato in breve tempo radicali trasformazioni ambientali in tutta la conca la coincidenza cronologica e le modalità di svolgimento del fenomeno fanno ritenere che la crisi dell insediamento sia dovuta in modo fondamentale alle conseguenze dirette rapida sommersione di una vasta area ed indirette impaludamento di tutta la conca perdita dei terreni coltivabili malaria provocate dalla formazione del vasto bacino lacustre.

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negli ulteriori sviluppi della popolazione resta infatti immutata l originaria vocazione a strutturarsi in numerosi piccoli villaggi che corrisponde al concetto espresso dal motto tota sabina civitas di pio vii 20 dicembre 1800 in cui la sabina è considerata al pari di una sola città divisa in tante comunità figura 5 -mappa del xvii secolo si noti il pettine delle diverse cave fra il lago di piediluco e la cascata delle marmore il fiume velino appare connesso al lago entrando sul lato occidentale in corrispondenza della conca di piano di canale formando una zona acquitrinosa questa però negli anni successivi per l abbassamento del livello sarà bonificata sicché tale continuità tra lago e fiume risulterà interrotta e il velino scorrerà verso le cave scavalcando a occidente il lago.

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le popolazioni della conca velina in epoca protostorica la civiltà appenninica 1700-1200 ca a.c era presente lungo tutta la penisola italiana in una cultura dell età del bronzo molto uniforme puglisi 1959 fugazzola delfino 1973 è caratterizzata da uno specifico tipo di ceramica ad impasto fine decorata ad intaglio e a punteggio con l economia basata sull agricoltura e su un tipo di allevamento in parte transumante ed in parte sedentario i dati più significativi riguardo allo stanziamento ed allo sfruttamento del territorio sabino da parte delle comunità appenniniche provengono dalla zona compresa tra le pendici del monte tancia e la media valle del farfa uno degli insediamenti più importanti sorge in prossimità del valico di tancia alle pendici del massiccio omonimo il sito si trova su di un area terrazzata ad una quota di 800 m s.l.m figura 6 -frammento di grande olla con motivi decorativi incisi dalla località castiglione casamicciola età del bronzo civiltà appenninica 1400 a.c ca il valico del tancia deve aver avuto durante l età del bronzo una importanza fondamentale per la transumanza quella che si praticava era probabilmente una transumanza a corto raggio basata sui pascoli estivi dei monti sabini e reatini e su quelli invernali della valle del tevere figura 7 ­reperti provenienti dalla grotta scura castelnuovo di farfa portati alla luce nel 1988 dal gruppo speleologico f orofino,

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figura 8 le principali culture sul territorio italiano in successione dal neolitico all età del ferro la presenza di piccole grotte e non solo nell area dell abitato ma anche lungo il fosso galatina fa supporre la presenza di luoghi di culto e/o di sepoltura queste particolari attività rituali per quanto riguarda le comunità appenniniche sono ben documentate in alcune cavità presenti nella valle del farfa in base a queste considerazioni si può comprendere come la zona della sabina e della conca velina si sia prestata in maniera ottimale ad uno stanziamento stabile da parte dei gruppi appenninici la transumanza era infatti resa possibile dalla posizione degli abitati distribuiti lungo i crinali secondari dei monti sabini l agricoltura era invece praticata in zone umide su terrazzi o declivi quindi probabilmente in origine le terre intorno a rieti furono abitate dalla civiltà appenninica popolazione di etnia osco-umbra per essere poi conquistata dai sabini anche questi di etnia oscoumbra che come suggeriscono i ritrovamenti archeologici arrivarono fino ai territori vicini al tevere mentre il cicolano era popolato dagli equi forse di etnia latino-falisca con il nome di osco-umbri o italici in senso stretto si indica un insieme di popoli indoeuropei stanziati nell antichità nell italia continentale caratterizzati dall uso di un insieme di lingue tra loro strettamente imparentate appunto le lingue osco-umbre o italiche i più noti sono gli osci e gli umbri dai quali deriva il nome altri erano poi i sanniti o sabelli i marrucini i marsi gli equi i peligni i vestini i volsci gli ernici e i sabini un tempo i popoli osco-umbri erano ritenuti parte dello stesso ceppo indoeuropeo dei latini ma a partire dagli studi condotti da vittore pisani e giacomo devoto dal 1930 è emerso come in un ipotetico ceppo chiamato italico convergessero in realtà due diverse stirpi indoeuropee gli osco-umbri e i latino-falisci giunte in italia in momenti differenti e qui riavvicinate da una lunga convivenza.

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figura 9 origine e stanziamento dei popoli italici intorno all anno 1000 a.c si può infatti ritenere che gli osco-umbri come gran parte delle popolazioni indoeuropee dell europa si siano staccati dal tronco originario stanziato nelle steppe comprese tra il mar nero e il caucaso intorno all inizio del iii millennio a.c non ancora o solo in parte differenziati dagli altri popoli limitrofi fecero parte del popolo indoeuropeo che si stanziò nell europa centro-orientale e che in seguito si espanse verso occidente la formazione degli osco-umbri come popolo autonomo o perlomeno come insieme di tribù affini avvenne probabilmente in un area dell europa centrale a nord delle alpi che giacomo devoto colloca nei pressi del medio corso del danubio pannonia e ritiene che nel ii millennio a.c gli osco-umbri fossero in stretto contatto sia fisico che dialettale con i latino-falisci con i traci e gli illiri la penetrazione delle genti osco-umbre in italia è collocata nella seconda metà del ii millennio a.c probabilmente intorno al xii secolo a.c per questo motivo l arrivo degli osco-umbri in italia è stato posto da alcuni studiosi in correlazione con lo sviluppo della civiltà villanoviana cronologicamente compatibile tuttavia tale nesso è allo stato soltanto una delle ipotesi sviluppate attorno all identità etnica dei villanoviani in alternativa posti anche in correlazione con i latini e soprattutto con gli etruschi in ogni caso fin dalle testimonianze più antiche metà del i millennio a.c alcune anche anteriori i popoli osco-umbri appaiono collocati in un area in gran parte coincidente con quella nella quale nell età del ferro si era estesa la civiltà villanoviana che andava dalle attuali romagna e toscana fino alla basilicata.

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figura 10 suddivisione dei popoli italici in base alla lingua di provenienza all inizio del i millennio a.c gli osco-umbri risultano attestati lungo la dorsale appenninica centrale dalla valle del tevere alla calabria interna toccando sia le sponde adriatiche sia quelle tirreniche tutti i popoli osco-umbri subirono a partire dalla seconda metà del i millennio a.c la pressione dei latini in piena ascesa che nel iii secolo a.c li ebbero completamente assoggettati gli osco-umbri conservarono ancora per secoli la propria individualità etnico-linguistica tanto che a pompei sono stati rinvenuti graffiti in lingua osca risalenti al i secolo d.c secondo la tradizione letteraria antica i primi abitanti della conca reatina sarebbero stati proprio gli osco-umbri come riferito da un passo di zenodoto di trazene scacciati poi dagli aborigeni come riferito da dionigi di alicarnasso sul significato del nome e sulla identificazione etnica di questo popolo la stessa tradizione letteraria appare alquanto divisa ma già con catone probabilmente si era formulata l ipotesi che gli aborigeni fossero di origine greca in effetti tutta la tradizione sull origine e sulle gesta degli aborigeni deriva dalle opere di varrone dionigi insoddisfatto della incompletezza e delle imprecisioni che trovava nelle sue fonti presenta una propria personale conclusione desunta dalle altre fonti greche di sua conoscenza da sofloche antioco e ferecide conclude che gli aborigeni fossero discendenti di enotro e paucezio giunti in italia dal peloponneso diciassette

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