Trazzi - Antididattica, la forma e il tempo

 

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Description

catalogo mostra

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testi e rendering 3d fotografie e introduzione progetto grafico impaginazione coordinamento paolo salvo marco giberti roberto monevi renzo dell ungaro cristina berta

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trazzi trazzi antididattica la forma antididattica e il tempo la forma e il tempo

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l associazione culturale breramilazzo è nata nei primi mesi del 2012 per volontà di un gruppo di ex studenti che frequentò negli anni 70 il liceo artistico di brera in via milazzo oggi lo stesso edificio è sede della scuola media manzoni e scala che sono state le prime ad essere coinvolte in questa nostra esposizione una serie di fatti apparentemente casuali ci ha portati ad allestire la mostra che segna la partenza operativa dell associazione il recupero del materiale fotografico dell epoca perfettamente conservato la disponibilità e la sensibilità dell attuale direzione scolastica i contatti con le persone che furono parte del progetto di quarant anni fa tutte queste fortunate combinazioni ci hanno permesso di arrivare ad oggi con la stampa di questo catalogo che siamo felici ed orgogliosi di proporre a chiunque voglia saperne di più sulla mostra dobbiamo dire che l idea originale era di rendere nomade questa esposizione per cui vi saranno molteplici inaugurazioni tante quanti saranno gli spazi disposti ad ospitarci allo stato attuale dell opera possiamo citare solo lo spazio che darà il via al progetto ossia l atrio della nostra scuola di un tempo un luogo non convenzionale non una galleria d arte o un museo consideriamo questa occasione unica ed irripetibile un momento di rievocazione un ricordo privo di tristezza in quanto ancora pieno di vitalità artistica in seguito vedremo come i differenti luoghi agiranno sulla fisionomia dell esposizione che ne siamo certi riserverà moltissimi momenti interessanti introduzione 5 mostra rievocativa di un esperienza formativa all avanguardia

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alberto trazzi nasce a mantova nel 1935 già alla scuola statale d arte di mantova si evidenziano le sue doti nel disegno e nel modellato subito dopo il diploma all istituto statale d arte di modena si trasferisce da solo a milano per iscriversi all accademia di belle arti di brera si inserisce subito nell ambiente artistico caratteristico di brera dove conosce anche la futura moglie e compagna di vita francesca di stefano nel 1960 si diploma all accademia nella scuola di scultura di marino marini con tesi su brancusi in occasione delle sue prime personali galleria salone annunciata a milano nel 1964 e galleria del cavallino a venezia nel 1966 si occupano della sua opera segnalandolo al mondo dell arte i più importanti critici tra cui guido ballo marco valsecchi gillo dorfles nel 1964 prende la cattedra di discipline plastiche al liceo artistico statale ii l odierno caravaggio di milano dove continuerà a insegnare fino al 1997 l interesse per i rapporti tra arte contemporanea e formazione artistica lo impegna alla rivalutazione degli aspetti didattici e metodologici della scuola artistica compiendo esperienze di ricerca e sperimentazione nell ambito della sua materia d insegnamento la sua ricerca artistica nel campo della scultura è profonda appassionata e costante per tutta la vita nel 2004 alberto trazzi conclude la sua esistenza dopo una lunga malattia per comprendere meglio l opera e il cammino professionale lucido e coerente dell artista si riportano le presentazioni di critici che si sono occupati del suo lavoro e alcuni suoi scritti nel pieghevole della mostra tenutasi presso la galleria del cavallino a venezia nel 1965 si trova una presentazione di mario valsecchi già pubblicata su «il giorno» del 4 novembre dell anno precedente dalla quale si estrae il seguente stralcio le opere di trazzi prendono ispirazione da certi particolari dell architettura e per questo lato viene in mente brancusi un altro nome strettamente significante per il giovane scultore ma c è una differenza che merita di sottolineare brancusi ricorreva a questi elementi anatomici dell architettura per raggiungere l assolutezza purista e astratta di una forma trazzi si muove invece con un pensiero più inquieto che tende a suggerire affinità con certe parti del corpo umano e proprio per rifarmi a quell idea della tradizione iniziale ovvero che non è tanto l ambiguità o l ironia surrealistica a suggerire queste trasmutazioni di figure quanto piuttosto quelle levità e ricchezza fantastica ambivalente che fu del grande manierismo cinquecentesco italiano.trazzi ripeto è di mantova cioè di una città che è un trionfo delle levitazioni immaginifiche di codesto manierismo nel catalogo della mostra alla galleria blu di milano del 1975 tre modi attuali di scultura antico-skoda-trazzi alberto trazzi spiega la bidimensionalità come inizio e origine della scultura proprio facendo una «superficie» con un certo spessore credo di capire di ricominciare biografia 1935-2004 7

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a fare scultura qualcosa di vitale la scultura che facevo prima tridimensionale tattile verticale di origine brancusiana non era più utile e con sacrificio piano piano per riduzione per eliminazione l ho persa abbandonata l ho sentita morta le prime «superfici» del 1972 le ho fatte con terra-creta materia molle informe fragile mi interessava questa materia proprio perché si poteva schiacciare ridurre dilatare una massa di terra che con le mani si può stendere in una superficie l annullamento della tridimensionalità l inizio della tridimensionalità il risultato «qualcosa» da custodire da fissare con il gesso da non vedere come «definitivo» «fermo» «estetizzante» più che un «oggetto estetico» il momento attivo «del fare» ho progettato «superfici» grandi di terra-creta da stendere sul pavimento «l orizzontale» come campo di analisi come elemento da esplorare che si vive solo partecipando che richiede «partecipazione» al contrario del «verticale» che si subisce con distacco qualcosa che è all origine di primario una nuova dimensione da cui è possibile ritrovare il reale da cui è possibile riconoscersi nel reale a scuola con gli studenti ho fatto delle «esperienze» sul «ritrovamento» dello spazio come superficie orizzontale attraverso il «limitare» o il «costruire» a secondo della materia usata una superficie progetti e operazioni che sono all origine di ogni momento creativo ed esistenziale nello stesso catalogo il critico enrico crispolti osserva anche per trazzi la manipolazione è essenziale ma l orizzonte è diverso e senz altro drammatico per trazzi il «medium» elementare negli ultimi anni è l argilla ­ l argilla sulla quale egli interviene in semplici e schematiche operazioni manuali l argilla la materia primaria della antica scultura ripresa alla sua origine di materia la più prossima e disponibile alla manipolazione ma per trazzi non conta tanto la manipolazione quale processo d identificazione esistenziale quanto la definizione d una primarietà d un ricominciamento insomma del fare scultura e quindi della definizione ­ per ora forse ­ del modo più semplice ed elementare della cosa-scultura praticamente una sorta di pane di superficie pura di argilla occasionalmente di stagno o piombo come nella biennale del metallo di gubbio quest anno la «bidimensionalità» alla quale trazzi aspira è in realtà soprattutto orizzontalità come rispondenza più immediata ad uno spazio percorribile appropriabile brano a brano e non figurabile in ottica più o meno prospettiva e di stacco di visione e orizzontalità dico perché opposta ­ radicalmente ­ a quella bidimensionalità verticale praticata già molti anni fa per esempio da consagra nella sua scultura «con le spalle al muro» non schermo verticale appunto ma superficie manualmente ­ ma in fondo neppure solo manualmente ­ praticabile il maggiore principio di occupazione dello spazio inteso appunto quale estensibilità orizzontale anzitutto non dimentichiamo l origine profondamente padana di trazzi 9

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e per il nostro scultore è indubbiamente un traguardo quest estrema semplicità non esibita e poi magari di fittizia «povertà» della cosa scultura se si considera che la sua precedente vicenda creativa è stata attorno a forme totemiche di evidente spesso quasi prepotente consistenza plastica e anche di certo pronunciamento verticale una volontà di azzeramento insomma ora e di rimeditazione di fare scultura non tanto mi pare chiaro per eluderla appunto in una sorta di succedaneo quanto per recuperarla se mai proprio dalla sua origine un recupero denso di un lirismo tutto particolare all operatività sommessa e non declamatoria del fare plastico demitizzato e demistificato di trazzi nel libro che cos è un monumento storia del monumento a roberto franceschi di francesco poli ed ezio rovida ezio rovida ricordando il dibattito sviluppatosi intorno alle modalità di esecuzione del monumento commemorativo a roberto franceschi ricorda il pensiero di alberto trazzi che faceva parte del comitato promotore dell iniziativa c era infine un filone di ricerca che tendeva a identificare un oggetto simbolo come diceva alberto trazzi nei suoi appunti «la prima forma qualcosa di sacro tutti assieme il luogo dove ci si incontra qualcosa di reale senza tempo la necessità di credere senza forma» 11

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nel 1972 alberto trazzi docente di plastica modellata presso il liceo artistico statale ii di milano avvia una sperimentazione che egli stesso definirà di anti-didattica come risulta nell articolo scritto da alberto trazzi e pubblicato dalla rivista d arte nac col titolo struttura o realtà l allora classe terza a venne coinvolta in un corso sperimentale sulla forma tridimensionale il corso sulla forma tridimensionale denominato anti­didattica fu così scandito la forma come struttura organica ­ la forma compatibile modulare ­ percezione delle forme primarie ­ forma figurazione ­ forme ambientali ­ rapporto uomo forma ­ rapporto forma ambiente ­ rapporto uomo forma ambiente avvertendo la necessità di estendere il campo d azione dell arte fino a poterlo rispecchiare nella realtà trazzi pensa di inserire una grande struttura in un luogo pubblico per ottenere il maggior coinvolgimento possibile di persone cerca allora un contesto concreto che faccia parte della vita quotidiana viene individuata la stazione della metropolitana di largo cairoli a milano l idea è quella di porre un cuneo monocromo di grandi dimensioni di fronte ad una delle uscite della stazione sotterranea con lunghezza ed inclinazione uguale a quelle della scala sotterranea così da diventarne la continuità fuori terra all interno del solido si sarebbe trovato un passaggio di larghezza molto inferiore a quella della scala chi fosse uscito dalla metropolitana salendo la scalinata sarebbe stato costretto a limitare la propria visuale e imboccare il breve ma insolito percorso all interno della forma sconosciuta furono fatti sopralluoghi studiate ipotesi e fu presentato il progetto all ufficio tecnico del comune di milano ma il permesso non fu accordato per questioni di sicurezza trazzi allora cambiò la destinazione del progetto e considerò di realizzare una grande struttura da collocare nell atrio della sua scuola il liceo artistico statale ii allora situato tra via milazzo e piazza xxv aprile per arrivare al progetto definitivo e alla forma della struttura si svolsero diversi confronti di idee tra docente e studenti varie ipotesi si fecero riguardo all aspetto della forma ma soprattutto sulle modalità del suo collocamento e sulle dinamiche che avrebbe dovuto innescare lo spazio prescelto come si è detto era l atrio della scuola uno spazio circolare morfologicamente piuttosto insolito l edificio in cui era ospitato il liceo artistico ii era stato costruito nel 1938 per essere la sede del gruppo rionale fascista gabriele d annunzio un grande palazzo che a distanza di trent anni era ancora tristemente ricordato e che malgrado tutto possedeva uno strano fascino conferitogli forse dalla incongruenza dei volumi interni e da un enfasi che la rimozione dei simboli fascisti aveva solo smorzato l ampia scalinata semicircolare a livello del marciapiede ancora oggi anti-didattica 13

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funge da raccordo tra la via milazzo e piazza xxv aprile e conduce all interno nell atrio di forma circolare questo androne a dispetto della ridondanza dell edificio non è particolarmente grande circa 7,5m di diametro e risulta ulteriormente costretto da quattro ampi gradini che lo attraversano con una curvatura simmetrica rispetto a quella della scala esterna dall atrio in orientamento opposto all ingresso superati i pilastri si accede direttamente ad una scala elicoidale di distribuzione ai piani uno spazio quindi poco funzionale definito da alcuni pilastri e muri curvi che ne marcano la circonferenza il tutto viene a creare una gabbia cilindrica la cui superficie realmente fruibile è nel concreto piuttosto modesta al solo scopo ornamentale e forse per convalidare la più rassicurante nuova destinazione d uso lungo la circonferenza interna del locale si fronteggiavano due copie in gesso della venere di milo e dello schiavo morente di michelangelo alberto trazzi sulla rivista nac nell ampia relazione dell evento descrisse le principali problematiche affrontate bloccare l attenzione sulla sola «coesistenza» della forma la dimensione metri 9x3x1 la leggerezza del materiale polistirolo in fogli la pesantezza percettiva il dover rispettare «l esistenzialità» dell ambiente centro vitale della scuola sede della ricreazione quotidiana interventi assemblee entrata e uscita ha fatto si che non si tentasse la rappresentazione della realtà ma ci si fondesse con essa inseriti in questo contesto reale gli studenti hanno reagito con vitalità durante tutta l esperienza in particolare all ideazione della forma tesi soprattutto a provocare con questa operazione estetica una reazione emozionale e critica che andasse al di là della forma stessa perciò con la piena coscienza di una azione che modificava uno stato preesistente sia a livello percettivo che culturale dopo varie ipotesi sull orientamento della forma in funzione del flusso delle persone all interno dell ambiente e della forma stessa con la morfologia di quest ultimo si arrivò a stabilire che il volume si sarebbe sviluppato sul diametro della pianta circolare e con un andamento diagonale dal basso verso l alto trazzi conosceva gli studi e le ricerche sul campo gestaltico che attilio marcolli aveva riunito nella teoria del campo pubblicata nel 1971 e ne aveva fatto partecipi i suoi studenti marcolli sosteneva che gli oggetti gli elementi in campo gestaltico si organizzano per via percettiva ed è questa organizzazione delle nostre sensazioni che stabilisce il valore dello spazio marcolli giungeva alla conclusione che le situazioni di relazione tra elemento e contesto fossero introiettate dall osservatore tanto più in modo equilibrato e riconoscibile quanto più la dialettica spaziale degli elementi fosse basata su relazioni di simmetria quindi per attivare uno 15

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