URBAN LIVING - Corsie preferenziali per surfisti di città

 

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Raccolta di racconti e immagini sulla città

Popular Pages


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di noemi venturella e gas giaramita qui dentro non troverete altro che corsie preferenziali parti di strada altre dal solito asfalto di quelle riservate al transito di certi mezzi mezzi pubblici mezzi di emergenza mezzi speciali per vie protette da percorrere contromano per evitare la selva oscura dei selvaggi di città racconti come corsie preferenziali per scovare le nature più intime di città paesi zone usi quartieri dialetti e poi troverete noi viaggiatori che cavalchiamo onde di città su corsie preferenziali narrative il nostro mezzo non è un amat in cronico ritardo ma una tavola da surf con cui scivolare o planare lungo la parete dell onda cittadina È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità e della forma della parete di palazzi giardini medioevi futuri visi libri l importante è restare vivi e liberi in piedi o anche coricati di faccia ma vivi e liberi respirare l aria delle terre delle concentrazioni umane delle loro funzioni strutture e infrastrutture amare odiare sentire sperimentare vivere per questo urban living vivente vivace attivo ardente corrente viviente lebend vivide güncel questi racconti ve li porgiamo così poggiati su tavole da surf anti-carobenzina che scivolano leggere e dolci su corsi d acqua preferenziali spinte dal moto circolare delle nostre bic nero-blu sono piccole guide esperienziali di città visitate o vissute macro/micro-visioni di un luogo vicino palermo o lontano bologna siviglia londra o lontanissimo san pietroburgo cracovia gaza mini-lonely planet per un pubblico accomunato dall intenzione di un viaggio non turistico ma visionario sensoriale da trattenere dentro a piene mani creando un altrove mentale in cui nuotare di benessere di avventura di immortalità siamo dante ulisse gulliver enea calvino marco polo ebrei alla ricerca del graal all opera per trovare virtute e canoscenza in città visibili e invisibili individui-viaggiatori nelle maglie di un macro-cosmo con cui allacciare legami fisici route 66 di vie portici musei teatrini piazze odori e gusti idee passioni santi e peccatori aerei automobili autostop e chi si ferma è perduto chi va sa che dietro l angolo può trovare fascini scoperte o delusioni che lo differenzieranno obbligatoriamente da chi da casa propria e dai suoi comodi divani davanti la tv deciderà di non muoversi e noi vogliamo e «dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati dove andiamo non lo so ma dobbiamo andare» perché «rimanere nello stesso luogo è come invecchiare morire prematuramente» j kerouac e sappiate che la nostra città «è qualcosa di più di una congerie di singoli uomini e di servizi sociali come strade edifici lampioni linee tranviarie e via dicendo essa è anche qualcosa di più di una semplice costellazione di istituzioni e di strumenti amministrativi come tribunali ospedali scuole polizia e funzionari di vario tipo» r park diteci voi cos è senza dimenticare però che «le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure» e che in ogni caso «d una città non godi le sette o le settantasette meraviglie ma la risposta che dà a una tua domanda» i calvino felice stallo o viaggio n.b ricordatevi di obliterare il biglietto una volta saliti sul mezzo 2 avviso ai naviganti

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maps editoriale È tutta questione di tacco di cristina vasile pg 2 pg 4 kiki loves patcha di rosita baiamonte pg 6 pg 8 pg 12 pg 14 pg 16 pg 18 pg 20 fritto misto bulgnais di noemi venturella via imporvvisamente verso l est di gas giaramita istinti metropolitani di carlo nix la parola armata nella città inesistente di riccardo ferrante un giorno al museo di eve ingoglia plenilunio sola andata di agata faraone progetto grafico e collage in copertina a cura di andrea ventura illustrazioni e fotografie a pagina 7 22 23 e 24 di chiara mazzola correzione bozze a cura di sonia melilli 3

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È tutta questione di tacco di cristina vasile secondo la definizione di federico garcìa lorca il duende è «questo potere misterioso che tutti sentono e nessun filosofo spiega» faceva caldo ero zuppa di sudore eppure era solo aprile un aprile così caldo non si aveva dal 92 dai tempi dell expo la finestra era aperta il vestito rosso appeso all anta dell armadio «non ce la farò mai!» pensai andai verso lo stereo comprato miracolosamente a dieci euro al charco de la pava il più grande mercato gitano del mondo e rimisi daccapo la traccia «la cojo la miro la como y la tiro» stavo imparando a ripetere il movimento mano in alto a raccogliere la mela la porto agli occhi e la guardo la assaggio virtualmente e la getto via questo è quanto mi aveva insegnato maria improvvisatasi profesora di flamenco mancavano due giorni alla feria «non ce la farò mai!» ripetei guardando sconsolata il vestito rosso era un vestito con una scollatura importante con i volantes sulle maniche a tre quarti e sulla gonna strettissimo da levare il fiato pesantissimo e a pois neri che in realtà si chiamano lunares lo avevo affittato alla tienda di don luís romero martín un omino basso panciuto e stempiato che nonostante ciò ostentava un fascino da bailaor d altri tempi forse lo era stato davvero forse «sì in un altra vita!» pensai quando attaccò a parlare delle sue tresche con ballerine nei retroscena di cuevas di periferia «È tutta questione di tacco!» disse «di tacco?» «claro È il tacco che indica la potencia e la pasión ed è importante modulare l intensità» «sì ma qui si tratta di sevillanas e non di flamenco» una nota di indignazione si dipinse sul suo volto segnato da mille rughe evidentemente mi considerava una guiri una turistella da strapazzo che voleva provare l ebbrezza di indossare un traje de flamenca sventolare un ventaglio e farsi offrire da bere da qualche señorino sivigliano ribatté «le sevillanas di siviglia hanno la stessa dignità di qualsiasi altro compás flamenco!» «ma non è flamenco vero!» mi azzardai a controbattere «che cos è il flamenco vero allora me lo dica lei forse le sevillanas non si ballano con el arte ci vuole duende anche per ballare le sevillanas!» toccatami nell orgoglio dato che io non avrei mai avuto duende neanche se fosse scesa la musa tersicore a offrirmi un po di pietà e misericordia decisi di non dire più niente e così fece lui e in un mutismo da film anni 20 io affittai il mio vestito e lui tornò nel suo retrobottega per andare alla feria da vera sivigliana dovevi essere munita di traje alla moda e non quello dell anno scorso inviti per le casetas private per poter vantartene con gli amici soldi tanti soldi per poter offrire da bere rebujito a destra e a manca il rebujito è un insolita miscela di vino manzanilla e 7up e infine di un cavaliere ben vestito a parte i soldi che ero riuscita a mettere da parte lavorando tutto l inverno il traje che avevo appena affittato e gli inviti privati che maria mi aveva assicurato si sarebbe procurata la mia preoccupazione più grande risiedeva nella mancanza di un cavaliere ben vestito non è facile trovarne uno sia perché le agenzie di uomo in affitto a siviglia non sono conosciute sia perché tutti quelli buoni erano già stati presi neanche fossero stati dei capi firmati ad una svendita totale «non ci pensare per adesso» mi dissi e tornai a casa ad allenarmi e così feci per tutta la sera e la mattina del giorno seguente prendi la mela guarda la mela mangia la mela butta la mela di nuovo prendi la mela guarda la mela butta la mela ah no È mangia la mela dopo un intera mattinata durante la quale mi ero virtualmente ingozzata di mele che se fossero state vere avrei avuto problemi di stitichezza fino al 2054 suonano al citofono maria portava notizie «ho gli inviti ho gli inviti per una caseta privata!» «ce l hai fatta allora!» «sì il papà di fran conosce uno che ha un amico che è amico del proprietario» «oh almeno quest altro problema è risolto» «ma non ti ho detto il bello » «c è dell altro?» «sì tieniti pronta si tratta di una caseta con l incoronazione!» «e cioè cos è viene uno dei vostri regnanti a presiedere il bancone della birra?» «ah ah ah ma no È una sorta di gara c è un palchetto si balla e incoronano la reina de la feria».

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«ah ma che idea carina » dissi e non penso che maria avesse notato la sottile nota d ironia perché continuò entusiasta «e noi ci siamo dentro!» «come den scus aspett » «sì i biglietti don paco ce li ha dati a questa condizione siamo giovani dice siamo belle e quindi perché non dovremmo ballare?» «perché io non so ballare!» «venga non è vero non ti ci vuole niente a imparare!» «ma è domani maria la feria è domani!» «no pasa nada!» più me lo ripeteva e più la disperazione cresceva in me come l acqua che corre in un lavandino otturato «sono perduta irrimediabilmente perduta!» e nel pensarlo mi sentivo come una nobildonna del 1800 sedotta e abbandonata da qualche mascalzone forestiero che mi aveva convinto a fuggire con lui sì lo so la faccio troppo tragica ma non è tragico non rispettare le convenzioni sociali quando tutti si aspettano che lo faccia senza pensare al fatto di essere umiliata per non avere un accompagnatore la mia inettitudine alla danza impallidiva al confronto «non posso venire!» «ma dai certo che vieni il cavaliere te lo troviamo là e se non c è nessuno che vuole ballare offriamo da bere a qualche amico del padre di fran e vedrai che qualcuno lo convinciamo!» «bella consolazione!» pensai mi facevo pena da sola alla fine mi convinsi che tanto ero solo un italiana che assiste ad uno degli eventi più importanti della città una guiri insomma il giorno dopo indossai il vestito mi pettinai i capelli con un grosso fiore nero all altezza dell orecchio sinistro mi feci un trucco da prostituta/maschera del teatro cinese kabuki e chiamai il mio taxi l appuntamento era sotto la portada «facilissimo!» pensai questo enorme portale è alto circa cinquanta metri e largo uguale insomma cercando tra la folla infine li vidi maria e i suoi amici che mi aspettavano con i sacchetti del mercadona nota catena di supermercati convenienti pieni di bottiglie di rum e coca sì perché in genere per risparmiare si beve prima ingollati i miei due cubatas nella speranza che mi rendessero più sciolta mi incamminai appresso a loro verso la caseta privata di non so quale personaggio illustre amico del padre del ragazzo di maria camminammo per circa un quarto d ora quanto era grande questo recinto feriale lampadine dappertutto cavalli con carrozze a seguito merletti pizzi ventagli e ubriachi riempivano i viali di quel micro mondo che era la feria di siviglia finalmente dopo il nostro pellegrinaggio arrivammo la caseta non era né grande né striminzita e non era nemmeno fastosamente addobbata come la maggior parte delle altre casetas che avevo visto lungo i viali entrammo presentazioni a caso di quelle che ti dimentichi il nome della persona proprio nel momento in cui lo pronunciano «tra dieci minuti apriamo le danze!» disse una voce che sospettai appartenere alla padrona di casa anzi di caseta c era gente di ogni età e forma vecchi giovani magri grassi e tutti erano perfettamente in armonia con quell aria impregnata di festa e merletti fu camminando verso il bancone per dar via alla mia iniziazione al rebujito che lo vidi don luís romero beveva un bicchiere di vino con il gomito appoggiato al bancone e parlava con un giovanotto non appena mi vide mi guardò con sufficienza e disse «allora sei venuta a far sfoggio della tua incapacità a mettere insieme due passi?» lo guardai come per dire «che fa infierisce?» purtroppo non sapevo tradurre l espressione «sparare sulla croce rossa» altrimenti gli avrei reso l idea però lui parve capire lo stesso e smise di tormentarmi a quanto pareva doveva essere piuttosto popolare visto che salutava e stringeva mani e baciava qualcuno ogni volta che si spostava «concentrati su qualcuno da adescare!» mi dissi e cominciai a guardarmi intorno nel frattempo le coppie si erano formate e i musicisti avevano accordato le chitarre il cantaor mi strizzò l occhio chissà quanto aveva bevuto feci il giro dell intera sala e ritornai al punto di partenza proprio quando tutti erano già saliti sul palchetto di legno armati di grandi sorrisi e pronti a ballare sevillanas mi assalì l ansia fu in un secondo o forse meno che una mano afferrò il mio braccio mi trascinò sul palco e si mise in posizione don luís romero stava di fronte a me col suo vestito azzurro chiaro e la camicia che premeva sulla pancia ad uno ad uno i nostri passi si susseguirono durante tutte e quattro le parti di una sevillana molto graziosa riuscii a seguire don luís per tutte le coreografie e mi meravigliai in effetti era molto più semplice ballare con un partner piuttosto che da sola in casa seguendo una ballerina improvvisata su un tutorial di youtube «ce l ho fatta!» pensai e tutti applaudivano e ridevano «i vincitori!» sentii urlare «scegliete i vincitori!» quasi tutti gli sguardi della sala si posarono annuendo su di noi e non so perché forse per pietà o forse per non farmi sentire troppo estranea a quel mondo mi trovai ad essere incoronata reina de la caseta sapevo che il merito era tutto di don luís così mi voltai a guardarlo egli dando un colpo di piede sul palco si limitò a dire «visto È tutta questione di tacco!».

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kiki loves patcha di rosita baiamonte la bangla la investì col suo odore di curry e curcuma odore che fuoriusciva dalle cucine lerce dei ristoranti indiani brick lane era la sua strada preferita lì il suo nome altisonante non importava a nessuno era solo kiki la bionda per distinguerla da kiki la dura in realtà il suo nome era kathleen jane dubois figlia di facoltosi avvocati che secondo tradizione vivevano in un lussuoso attico nel ricco quartiere residenziale di knightsbridge a dire il vero sua madre non faceva che lamentarsi del chiassoso viavai dei turisti che entravano e uscivano da quel palazzo pacchiano chiamato harrod s loro i residenti non osavano metterci piede erano decisamente posh ma non kiki lei era diversa e francamente avrebbe preferito di gran lunga vivere nella bangla di brick lane lì ci viveva patcha la sua migliore amica si erano conosciute a un concerto rock giù a camden town quella sera suonavano i jumpers smooth ne andavano matte patcha dovette inventarsi un rognosissimo compito di fisica per poter passare la notte fuori era di origini pakistane i suoi genitori vivevano a londra da decenni ma di fatto erano rimasti saldamente ancorati alle loro tradizioni odiavano kiki perché vedevano in lei una minaccia preferivano si incontrasse con la cugina tashija che però puzzava e aveva i capelli unti e decine decine di brufoli la sua faccia era un patchwork di puntini rossi putrescenti con lei poteva solo andare al tempio pregare fare i compiti passare le domeniche a cucinare con la madre e la zia quintali di cibo indiano il cui odore le si stagnava addosso per giorni patcha aveva lunghi capelli neri e lucenti gli occhi grandi leggermente all ingiù vestiva all occidentale unica concessione del dispotico padre al contrario kiki era bionda con degli acquosi occhi azzurri slanciata abbastanza da sembrare più magra di quel che era a kiki bastò dire la verità da tempo i suoi genitori non l ascoltavano neanche più un giorno decise di metterli alla prova e cosi a bruciapelo disse «ehilà voi sono incinta!» la madre alzò lo sguardo e le rispose «sì ma non fare tardi» quel pomeriggio kiki doveva incontrarsi con patcha finalmente si era decisa si sarebbe fatta un tatuaggio «perché non lo fai anche tu sarebbe come se ci tagliassimo un dito e ci scambiassimo il sangue ma più figo!» patcha arrossì e non rispose ma kiki era già lungo la strada direzione tube giunte alla stazione metro patcha la prese per un braccio «devo dirti qualcosa di molto importante» nel frattempo a londra si faceva già buio le mille luci della città cominciavano ad accendersi decisero di cambiare direzione e dirigersi a blackfriars bridge pioveva di quella pioggia fine e fitta «per il tatuaggio c è tempo» sorrise e alzò le spalle con noncuranza patcha le stampò un bacio sulla guancia fredda kiki non insistette come suo solito avvertì che c era davvero qualcosa di importante blackfriars bridge era il loro posto preferito dove parlare davanti a loro il tamigi il waterloo bridge da un lato e il gran cupolone di st paul che faceva capolino bianco e imponente se invece volevano fare shopping a poco prezzo si dirigevano a spitafields market nei pressi di brick lane non era un posto conosciuto dai turisti per cui non era quasi mai preso d assalto se invece volevano divertirsi camden town era il loro posto la loro mecca adorava quel quartiere le sue mura nere gli enormi mostri di carta pesta che fuoriuscivano da sopra le insegne le sembrava di scrollarsi di dosso l intollerabile staticità e finto perbenismo della gente di knightsbridge voleva immergersi nella «dark side of london» immaginando fosse meno zozza dei cessi da mille pound di casa sua scesero a southwark giunsero nei pressi della tate gallery e si sedettero su una panchina kiki uscì furtivamente un pacco di pall mall dal suo astuccio se l accese e aspirò buttando fuori il fumo in maniera goffa quasi si strozzava patcha non parlava fissava l acqua e il suo sguardo sembrava disperato «la prossima settimana mi sposo» disse d un fiato questa volta kiki si strozzò per davvero lo sguardo reclamava spiegazioni era incapace di parlare «mi hanno promessa in sposa all età di otto anni lui vive in pakistan ha trentotto anni è mio cugino ci sposiamo e fine della storia» kiki non riusciva a pensare era come sopraffatta da mille emozioni tutte insieme «ok ma non puoi rifiutarti dire ehi ho sedici anni cazzo non voglio sposarmi con un matusa fottetevi!» patcha scoppiò a ridere non era necessaria una risposta e kiki lo sapeva era una decisione incontestabile il destino di patcha era segnato kiki lanciò la sigaretta oltre il parapetto si strinse al suo giubbotto di pelle non c erano più parole prese la mano di patcha e la tenne forte la pioggia divenne spessa londra come una vecchia signora troppo sensibile si commosse di fronte a quelle due creature destinate a separarsi una settimana dopo patcha partì 6

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7 vignetta di chiara mazzola

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fritto misto bulgnais di noemi venturella «una vecchia signora coi fianchi un po molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli» f guccini gli skiantos la zanichelli lucio dalla i tortelli umberto eco cristina d avena il crescente guccini carducci tagliatelletigelle&crescentine pascoli pasolini gino cervi il ragù paz prodi e la mortadella trentotto chilometri di portici 27 ottobre 2012 ­ 3 novembre 2012 bulaggna 1° giorno porticato amore mio come tutti anche questo viaggio inizia dalla ryanair alba sedili scomodi shock epilettico da blu&giallo gambe rannicchiate anche se sei alto un metro e cinquanta arrivo annacquato nella piadina town lui ed io ci perdiamo subito in aeroporto e dopo appena appena due orette dall atterraggio eccoci in bus verso bononia scendiamo in via marconi c è scuro piove abbestia e ci perdiamo di nuovo mentre cerchiamo l ostello di via morgagni solo dall altra parte della città finalmente lo troviamo salutiamo la feudataria ornella schiavi ovvero la donna con la voce più rauca del nord e barboncini 1 2 e 3 detto l epilettico poi via per le strade e sotto i portici piove e ce ne fottiamo c è aria di rivoluzione corporeo-mentale abitiamo dietro radio alice dietro ex-bombe energia nei nostri polpacci elettricità attraverso le sinapsi fame esploriamo negozi e viuzze c è una piazzetta affascinante dietro via morgagni piazza della pioggia si chiama lui è impazzito per un tortino salsiccia cime di rapa io perché piove a dirotto e non mi bagno di un cazzo sotto i portici rossocaldo ripieni di botteghe piccole curate tenere imbandite per tutti e c è un corniciaio non vende soltanto lui dipinge in vetrina qui è la norma sfigata che ti credi va da sé che via dell indipendenza è chiusa al traffico è la via principale chiusa al traffico senza se e senza ma tutti i finesettimana che ti credi ancora lui vuole festeggiare e mi compra un tagliaunghie augurale io sono felice non voglio ancora vedere piazza maggiore andiamo a casa piumone quando in sicily si esce ancora a maniche corte e si metabolizza in sogno che siamo lì dormi un ora esci e poi nel buio li vedi il nettuno che proietta la sua ombra su palazzo d accursio il palazzo del re enzo che quasi ce lo immagini a scappare mentre scopa con questa e con quella viddana la torre dell orologio san petronio il quadrilatero piazza maggiore ti abbraccia di viuzze antichissime via delle pescherie vecchie via drapperie via clavature via degli orefici mercato il mercato al nord capite sei a casa ma è tutto pulito e perfetto il chiaroscuro è perfetto come la naturalezza di passare dalla frutta e dal pesce nordico alle due torri leggerci sopra dante qual pare a riguardar la garisenda tornare ridendo nonostante il freddo congeli i peli della tua facciadidonnasenzapeli si salta come gazzelle dentro i portici in legno o di affreschi li amo puzzano di vecchio ne voglio incamerare un pezzo ne voglio sapere tutto chi ci ha scopato sotto chi ci ha vomitato chi ci ha baciato e per quanto tempo siamo nell ombelico di bologna alle due di notte in pausa davanti al nettuno arriva il fumo e mi parte l idea che stiano arrostendo stigghiola dietro il san petronio lui capisce in un attimo mi sfotte dice «È la nebbia» 2° giorno la grassa biciclette ovunque invasione di biciclette cazzo quante bici bici impellicciate bici imbellettate bici col portacane bici col portabimbo bici pieghevoli incentivi comunali per le bici anziani con casce d acqua e 8

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sacchi della spesa sulla bici piove a dirotto ma tutti vanno in bici e intimano «sia maledetto chi ruba con la peggio malattia» invidia ma io sono più vicina a bulaggna la grassa in fondo streghe integrali al curry semplici e ai semi a colazione e in dono ci danno pure un crescente fritto familiarizziamo sempre più con gli odori di strutto che vagano in giro coi marroni coi cappotti pesanti con la voglia di osteria ci fanno le tagliatelle davanti ce le mangiamo brindandoci le misuriamo ad occhio vanno dal mio naso al mio ombelico e ne succhiamo rumorosi il ragù con le bocche sporche e poi mille salumi ma di dove li prendono cioè la coppa di testa voi l avete mai sentita È una roba scura grassa saporosa impressionevole e me la magno la ficco dentro una tigella una sorta di panella ovviamente fritta nello strutto vuncia accogliente madre in gestazione dei miei mille salumi emiliani per dessert mascarpone ovunque ovvio poi giustamente il siculo deve smaltire perché il mal di pancia è d obbligo il bagno pure e la passiata anche sedo i crampi intestinali da abbuffata nel cesso dell ibs buon modo per familiarizzare con via rizzoli vedo un negozio apple a tre piani e musicisti sotto i portici che cantano a squarciagola circondati da centinaia di persone che lasciano soldi con fervore passiamo dal roxy bar quello di vasco squallido povero vasco sto per spezzarmi il collo su un tavolino perché ho la testa dentro il cappotto per il freddo e non vedo una cippa e in più sono notoriamente orba sopravvivo e festeggiamo da atti la vetrina è imbandita di tortelli e cartelli «oggi bomboloni la dieta poi domani!» e alle sedici il pane è già finito sticazzi ma è più raccapricciante come i bolognesi si fanno il panino imbottito non lo aprono no ci avvolgono intorno il salumazzo e se lo ficcano in bocca tutto qui e non è tutto in salumeria ci guardano storto perché dopo la coppa di testa gli diciamo «basta» e a quanto pare loro dicono «altro» per dire basta annichiliamo poi superiamo il doppio shock con delle pappardelle di una larghezza spropositata e corriamo a casa cena massaggio cardiaco ai piedi ancora fuori lui salta non cammina ha i muscoli tumefatti ma felici corre in piazza verdi pula a sinistra e giovani a terra a destra guccini esce fuori da un alcatel internescional con la voce cupa di lambrusco e ora siamo di fronte a settechiese fuse in una e non c è orror vacui da cristianesimo nessuna minaccia papesca all orizzonte solo bellezza da medioevo e odori di momentanea conversione non ti illudere papà momentanea e solo in un posto come quello 3° giorno la dotta e la rossa a palermo ci sono le elezioni e a noi tocca espiare il mancato voto con l acchianata sulla torre degli asinelli la buonanima dell asinelli ghibellino voleva forse fare scottare all umanità tutti i peccati capitali sui suoi maledetti 97 metri e 20 centimetri di altezza per un totale di 498 gradini partoriti dal maligno invero non so se chiamare gradini delle robe in cui entra solo metà del mio misero piede 36 in ogni caso ad acchianare ci siamo arriviamo in cima col fiatone da anziani rimirando i piccionelli che tentano di ficcarsi dentro le feritoie e i colli bolognesi su cui cremonini si flasha di canne con la sua special tetti di mattoni a perdita d occhio sotto di noi civiltà di traffico strade regolari pochi palazzoni ma solo all orizzonte e trillo dal cellulare «micciché in testa» È la fine scendiamo consapevoli della nostra morte metri 85 lui è un lignu per le vertigini io rischio 7-8 volte di mancare l ologramma mentale del gradino inesistente prego metri 75 ed è di nuovo conversione la seconda in due giorni perché anche se sopravvivo all idea di micciché non riuscirò mai sopravvivere ai 300 gradini di 3 centimetri cadauno che mi separano dal suolo probabilmente un animale angelo o insetto custode che sia mi ha protetto dall infarto da scantazzo potents e dalla precoce rottura del femore previa sciddicata sui gradini di legno più fracchi di bologna metri 15 tachicardia da quasi salvezza non mi sono ancora deturpata facendomi l asinella di faccia toccando terra lui recupera sembianze quasi umane e alla fine ha vinto crocetta rendere grazie con la nostra prima piadina è d obbligo ci fiondiamo in via zamboni l alma mater ci approva dall alto della sua infinita vecchiaia razzolata dai giovani seguiamo il flusso di lauree verso un posto senza tempo l osteria del sole ha fuori solo la scritta vino fine poi la confusione vinovinovino come da titolo gente che mangia su tavoli di legno ciò che le pare lui ed io impazziti in un posto in cui è legge bere ciò che vuoi mentre mangi tutto ciò che ti sei voluto portare da casa afferrando lo squacquerone o la frittata con le mani splendida confusione siamo in vucciria a bologna al chiuso in un posto pulito ma 9

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in cui per stile la chiave del bagno è appesa a un tubo che devi portarti appresso per pisciare alla turca ma «È vietato sputare sul pavimento» e i tavoli sono in comune perché è naturalmente civile rosso di nome di fatto di rossa passione 4º-5º-6º giorno tema della triage cacca mattina la voce da uomo di ornella schiavi ci riporta alla vita con una cosa che chiama ciambella ma che è senza buco i residui di merlot rosso che ho in corpo urlano all onta e mi chiedono come facciano i bolognesi a rinunciare a quel saggio detto sulle ciambelle che «non tutte nascono col buco» tuttavia il problema del buco è ben presto superato da quello dei due inglesi che hanno occupato la stanza accanto alla nostra dando dimostrazione mattutina della loro nota lurdia il piccolo e ordinato wc dell ornellona bolognese era infatti stato oltraggiato da una striscetta marrone lunga e sottile per comunicarci che nell attrezzatura da cesso english non esiste lo scopettone lui ne è profondamente turbato e rifiuta di espletare le sue funzioni fisiologiche in presenza di strisce malevole si veste di fretta ha quasi il broncio e usciamo verso la montagnola per metabolizzare il trauma in bucolica pace arriviamo e lui si trasforma in un cappuccetto rosso maschio che gongola nel rubare aggratis i marroni del parco del re quant è bello questo quant è grosso quello che begli alberelli eccone un altro lì ma questa è merda inizia a correre col dito medio in evidenza non si dà pace dell ennesima contaminazione subita non accetta il suo karma si dispera si immerge nell amuchina calcia il marrone incriminato che faceva da ciliegina sulla cassata marroncina da lui scovata si allorda anche la scarpa fugge lasciandomi lì lo recupero ad un pam dove ha dimenticato la macchia marrone sulla sua coscienza e sul suo dito mangiando datteri per la prima volta nella sua vita a casa brindiamo alla felice risoluzione della faccenda con una bottiglia di cabernet dei colli bolognesi che mi riporta alla felice condizione di scimmia rhesus in grado di stonare a ripetizione con le posate di legno in bocca «el pube è un pilota piazzista volante» di elio al mio sesto ritornello sentiamo urlare il barboncino 3 e prima di uscire la padrona ci confessa che ha avuto una crisi epilettica giuro che gli ho chiesto scusa in privato lo giuro ma d altronde è ancora vivo e stasera a noi tocca il pratello in edicola il vernacoliere recita «primarie pd becco chi vota» lui ed io siamo ubriachi e corriamo fumando trinciato per far passare i raffreddori per lo stesso principio casereccio entriamo in un palazzo qualunque credendo di far bene a fare su e giù con l ascensore poi entriamo al macondo lì lo hanno scritto ben chiaro «l arte più grande della vita è quella di avvicinarsi agli altri» e c è melania una psicoprostituta invecchiata che tocca culi e pacchi a tutti e tutti la amano io dico al padrone che li amo anch io perché mi versa jägermeister a gogò alla fine ho le mani in faccia e gli occhi chiusi e va bene così il barboncino d altronde è ancora vivo ma non era finita la striscetta il giorno dopo è ancora lì ancor più corposa lui non riesce a tollerare la presenza incombente della striscia fa armi bagagli e saluta l ornellona rauca ci trasferiamo in via san vitale dove ci accoglie una vecchia con dentiera che legge con la lente d ingrandimento e desidera addebitarci venti euro in più per capriccio ci opponiamo strenuamente e ci fanno accomodare lui pare soddisfatto addita col dito ormai mondo una lavatrice e mi fa «qui sì che staremo bene possiamo fare pure il bucato!» ma in pochi secondi la donna vede la vera realtà ovvero che ci hanno collocato in una cucina con tanto di tende macchiate a coprire macchina del gas cibi sparsi e televisioni di contrabbando lenzuola con peli di cane materassi-sottilette bidet nero-sporco in cui lavarsi il ventitré in volo sdegnati usciamo a comprare l acqua e al ritorno il portone di casa non si apre più lui piange tira calci si rassegna decide che dobbiamo espiare una qualche colpa e che perciò dobbiamo darci al pellegrinaggio via paolo fabbri da guccini via d azeglio casa di domenico sputo alias lucio dalla e infine casa di pasolini e di leopardi ultima tappa la biblioteca più biblioteca mai vista sala borsa ovvero quattro piani scavi archeologici su cui campeggiano la gratuità della libera cultura e il profilo di enrico fiabeschi ci ubriachiamo di tutele culturali e la notte la passiamo svegli in via petroni recitando la scena della mensa di paz e progettando di devastare la cucina da letto con mister balanzone che resiste alle multe della pula suonando il silenzio in strada con la tromba e heidi al piano gli si uniscono un fintomutotexano che suona l armonica gli ac/dc a palla e gli shots purificatori di petrus e unicum 10

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ora il partigiano anteo zamboni attentatore di benito mussolini catturato dal padre di pasolini veglia su di noi niente più merda siamo salvi se ce lo dice dal fondo dell amaro 7º giorno addio e grazie per la carne tagliatellacity ci ama e giriamo in tondo pur di salutare tutto noi maniaci di strade di città san vitale via petroni piazza verdi via zamboni e l università ­ asinelli con la garisenda che pende via rizzoli piazza maggiore il nettuno via dell indipendenza via ugo bassi via del pratello via marconi via morgagni e l ornellona piazza della pioggia forme di grana in vetrina grandi quanto cinque culi di noi non magre ­ quadrilatero ­ vicolo de ranocchi osteria del sole vinovinovino ­ di nuovo san petronio ­ via d azeglio ­ sala borsa ­ noi sfiniti sui gradini ed è ancora piazza maggiore appendice trip da allucinazioni alcoliche plurime ovvero ciò che lui ubriaco udì la quarta notte «mi hanno rotto il cazzo questi nordisti mi hanno triturato il cazzo ci hanno smaronato le ali con sti spuntoni sulle mie case cioè se fai un atterraggio sbagliato ti ammazzi porca pulla ti rendi conto ti trapàni le piume là esattamente dove stai andando a gonfiarti a palla per la notte là dove mi passa la cena o si posano le molliche di pane più morbide e leggere quelle uscite a sbuffo da panini del mcdonald di via ugo bassi i portici sono diventati in-vi-vi-bi-li lo fanno apposta odiano il dondolare del mio collo il mio avanti e indietro li turba ho capito che qua le tagliatelle le fanno bene che te le fanno davanti che sta piada è una delizia ma gli emiliani sono stronzi e razzisti peggio dei gabbiani non gli basta avere qualche chiesa diroccata come al sud no loro le hanno tutte sane le chiese e tutte avvolte da reticelle e pure il nettuno e il san petronio ci hanno impellicolato di metallo sti egoisti solo per impedirci di usarle come cesso perché non l ho capito loro cagano all aria aperta no e noi sì costretti discriminati umiliati in virtù della coda per salvaguardare le loro bellezze di mattoni rossi ma va sucala va chi me lo ha fatto fare ad emigrare al nord a palermo dovevo restare io che c avevo la disoccupazione e 4 mura alla magione e invece qua c è addirittura a chi per la timidezza di farla davanti a tutti si allorda la coda di sterco morirà vergine quel povero cristo figurati chi se lo incula con la coda lurida di merda seccata dal freddo bolognese ma mo ti faccio vedere io quant è bella la mia cacata sulla tigna di quell arianello in via rizzoli proprio nel mezzo gliela lancio calda molle bianchiccia e verdina fatta di molliche di crescente bolognese d.o.c profumo di strutto emiliano che ti credi qua ci friggono tutto nello strutto pure il pane e do il segnale di guerra alla p7 interplanetaria di piccioni ma che ne sanno di p7 sti bipedi spiumati si sono fermati alla p3 del berlusca loro ma li ho fregati io eh li ho fottuti l ho trovata quella feritoia un po più grande al 7° della garisenda devo solo concimarla bene per evitare che si ci accoffoli qualcun altro non vorrei mica trovarci le uova di qualcun altro nel mio cesso personale eh che ti pare che ti pare compare ma tu pure immigrato sì ma di dove vieni compà certo sì nnù pocu strano puru tu tuttu nivuru sì ma chi sì africanu non è che zitto tu e zitto io mi vuoi fottere la feritoia personale ah te lo dico prima io te lo sto dicendo che l ho riempita di merda così ci pensi due volte prima di infilatrici dentro mentre io vado a trombarmi la picciona con lo stacco di zampa più bello di bulagna attento a te compà ah compà sei morto compà?» 11

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via improvvisamente verso l est di gas giaramita elio aveva letto da qualche parte che «bisogna andare non è importante dove ma andare» fu così che in quella solitudine dei primi giorni palermitani iniziò a scoprire un pezzo di mondo che se fosse rimasto in provincia avrebbe continuato ad ascoltare da qualcun altro i primi tempi elio mosso da curiosità e dalla voglia di non fare le solite strade per tornare a casa s imbatté in un quartiere strano non sapeva se fosse esaltante passarci o fosse migliore allontanarsene tutto attorno era grigio ma formicolante di gente bambini senza maglietta correvano come gli adolescenti gellati col motorino bastava soltanto far finta di niente non apparire agli occhi della gente del luogo come turisti o sprovveduti studenti perduti con le tasche piene di soldi elio decise di andar via e fortunatamente trovò la strada di casa ma l esperienza in fondo gli piacque e raramente fu visto girare per palermo con una mappa in mano decise che quell aforisma che aveva letto da qualche parte doveva essere aggiornato in «l importante è andare anche se non sai dove e sicuramente ti perderai» un giorno conobbe una ragazza se ne innamorò non aveva il vespino e neanche la voglia di andare voleva sposarsi e diventare carabiniere lasciò perdere più in là incontrò un altra ragazza aveva una fiat sfasciata e voleva andare si misero assieme e la cosa funzionò decisero senza troppo pensare che avrebbero dovuto fare un viaggio una settimana da qualche parte ai parents avrebbe spiegato poi i soldi di compleanni natali e pasque avevano incrementato il portafoglio con soliti euri che elio riusciva a raccogliere annualmente ecco con un gruzzolo di 250 euro si poteva andare sicuramente via per qualche giorno correre correre correre run run run non bisogna fermarsi finché c è la voglia elio ed elda erano convinti di farlo e basta scelsero cracovia cosa cracovia sì qualche dubbio venne pure a loro quando al momento della prenotazione il pc si spense d improvviso come fosse un segno del destino ma in verità loro che cercavano costava davvero poco un aereo a/r per la polonia con quaranta euro eri apposto e potevi percorrere un casino di cielo permetterti di volare sopra diversi stati per poi giungere in una città dell est non tra le mete preferite dai viaggiatori/fuggiaschi delle solite vite quotidiane ma forse per questo si presentava come una località pronta a sorprenderli presero un ostello in ulica westersplatte ovvero a ridosso del planty il confine verde di alberi e prati che circondava stiare miasto la città vecchia di cracovia nonostante l estate elio ed elda si ritrovarono di fronte ad un clima pazzerello tra il freddo e il caldo di un agosto continentale dal diario di elio «18/luglio la prima scoperta ci sono degli strani moscerini qui in polonia non sono zanzare e tappezzano le tende bianche e volano di continuo sulle nostre teste lei elda mi odia ma se non pungono posso stare tranquillo» strano che scrivesse solo questo elio perché in verità quel primo giorno polacco fu come entrare nuovamente nel mondo vedere le cose con occhi vergini fu come riattivare i sensi in un luogo in cui non conoscevano la lingua ed avevano di fronte gente di un altra cultura lontana dalle loro quotidianità culinarie e politichesi da poco erano morti il presidente e la moglie in uno strano incidente aereo che molti italiani avevano invidiato aspramente in quella sporca e indegna fine d epoca berlusconiana cracovia si presentò inizialmente col castello del wavel e appena giunsero in quei luoghi di potere elio ed elda furono sommersi dalla pioggia torrenziale che raffreddò di colpo l aria subito riscaldata però dalle storie che aleggiavano tra le imponenti mura sopra la vistola il freddo fiume mentre si immaginavano dominare dalla regina anna e dal re sigismondo che abitavano stanze larghe e senza eco colme di arazzi con teste appese ai tetti decorati fuori da tutto ciò si respirava un atmosfera delicata per i bellissimi fiori e gli odori dei pretzel che i venditori ambulanti mostravano dietro i vetri dei loro carretti 12

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all improvviso nelle loro menti tra i tuoni ormai lontani e l arcobaleno e la brezza del fiume spuntò di corsa il drago sputa-fuoco l abitante della grotta accanto al castello i due ne ricevettero calore la sera elio ed elda si prendevano per mano e con un bicchiere di vino pagato con poche monete lì puoi permetterti di spendere perché la vita è poco cara si aggiunsero ai cracoviesi in maly rynek che stavano un po seduti a terra un po sulle sedie e anche se piovigginava si restava a guardare un bizzarro cartone-collage che ad elda ricordava un opera lirica seria ma che in fondo faceva ridere scoprirono la piazza centrale di lì a poco rynek glowny grande grandissima con al centro il fondaco dei tessuti un mercato al chiuso che da secoli riunisce stoffe pelli e oggetti di qualunque genere e che in quel momento raccoglieva donne imbellettate impegnate nella ricerca dell affare del giorno uscendo da lì elda puntò il dito verso l alto ad indicare la torre della mariachi sulla quale ad ogni ora suonava il caro hejnal ma vederlo era impossibile su quegli ottanta metri d altezza elio non ha dimenticato palermo e neanche la sua provincia di provenienza sta correndo sì con la sua elda fugge da qualcosa che non vuol sapere o forse vuole soltanto imparare ad allargare i propri confini non come quei parents poco propensi agli spostamenti ai cambi di rotta non dimentica palermo il suo caos primordiale sa che al ritorno dovrà fare i conti con gli odori forti talvolta pure nauseabondi e quella strada verso casa sempre piena di escrementi di animale che i padroni non raccoglieranno mai dal diario di elio «21/luglio rynek glowny dispone di un armonica vitalità sui suoi 200 metri per 200 lontani da casa elda ed io riflettiamo sulle capacità di chi ha saputo guadagnare e portare crescita a questo paese con l ordine la gentilezza la simpatia e il lavoro il che li ha resi più belli e liberi di quanto quella scritta invocava ironicamente molto tempo fa» elio si riferiva a quell arbeit macht frei che campeggiava sull entrata del campo di sterminio di auschwitz elda ne rimase scioccata sapeva sì tutto quello che doveva sapere sugli ebrei sui fattacci del nazismo probabilmente non bastavano i racconti non bastavano i film in questi casi non basta mai niente e il dolore e l incredulità si sa possono riaffiorare d improvviso come all interno del museo allestito nell ex fabbrica di schindler nel quartiere podgorze elio provò ribrezzo per come hitler aveva dato il suo nome alla piazza di cracovia un piazzale della memoria vuole ricordare quello che fu il ghetto per tanti ebrei adesso elda ed elio lo percorrono facendo slalom attorno alle sedie solitarie e volutamente vuote cracovia è lontana dall italia e si vede dalle schiere di birre che riempiono gli scaffali dei supermercati scrive elio sul diario «22/luglio un modo per conoscere un paese una città è quello di farsi un giro in un supermercato vedere cosa compra la gente del luogo cosa afferra da quegli scaffali» birre come la tyskie la zubr la zywiec non avrebbero avuto un sapore intenso se non degustato nei momenti di forte afa della città polacca che continuava a fare impazzire i due giovani in viaggio ma la cosa migliore che si potesse bere era la vodka e i due lo scoprirono ben presto in uno dei pub/bar del centro chiamasi wodka zoladkowa gorzka il capolavoro superalcolico che il gestore del locale verserà sui loro bicchierini quasi ogni sera come un rito scegliendo di continuo gusti diversi altro rito i due si accorsero velocemente che dietro la pesante aurea di città cattolica si nascondeva in maniera azzizzata una cracovia diversa un po porca e peccaminosa sarà un impresa per elio non riuscire a scrutare i molti sexy shop e i locali dove venivano promessi spettacolini di un certo tipo inoltre se tra le strade appare una popolazione che non si dà agli eccessi tranne quando elio ed elda si intrattennero con un ubriacone che incontravano ogni giorno la vera vita notturna si manifesta nei sotterranei scendendo per strette e per nulla attraenti scale che portavano a locali di pietra a feste alternative concerti jazz di tutto rispetto ma ad un certo punto il ritorno è d obbligo anche per i viaggiatori dal diario di elio «25/luglio non vorrei più partire incredibile imbronciata metà di zucchero rosso che tramonti quando senti che non vuoi più tornare e mi regali nuove giornate estere alcoliche e suggestive e dalla finestra dell ostello le guglie di una chiesa lontana e le case spelacchiate di fronte l hejnal suona puntuale ti ricorda che il cielo adesso è libero da aerei e bombardieri e se sei un vigliacco ubriacone puoi sperare in qualche colpo di culo e che non ti crolli un edificio addosso o di farcela in qualche modo e ingozzarti di zuppe di carne e crauti» 13

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istinti metropolitani di carlo nix lungo le vie del centro mi ritrovo a passeggiare ignaro e sovrappensiero cammino sopra marciapiedi disastrati con le aiuole che arredano malamente le vie della città le vie di una città le vie principali di una città sono spesso la chiave di lettura delle persone che ci vivono che sia la rambla o via roma corso buenos aires o via mazzini quelle vie mostrano l anima della città in cui ti trovi il fatto è che oggi non ricordo dove mi sono svegliato ricordo di essere già passato da queste parti ma non ricordo quando e con chi soffro di una grave forma di amnesia tutto se non sbaglio potrebbe essere successo circa un anno fa anche se non avendo buona memoria potrebbero essere già passati dieci anni mi hanno detto che caddi a terra battendo la testa rimanendo in coma per mesi al mio risveglio in un ospedale di cui non ricordo il nome non c era nessuno ad aspettarmi i dottori e gli infermieri mi dissero che mi avevano trovato in mezzo alla strada quasi morto un auto pirata mi aveva scaraventato a decine di metri dal punto d impatto con me non avevo né soldi né documenti dicevano che ero un barbone che vagava per il centro dicevano che andavo raccontando alla gente dei miei viaggi per le città del mondo avevo viaggiato in lungo e in largo portando con me solo una vecchia borsa di cuoio e una chitarra a tracollo mi conoscevano perché suonavo sotto i portici del centro accompagnando i pomeriggi e le sere della gente che si muoveva rapidamente tra fiumi di traffico questa notte mi sono svegliato in un vecchio scantinato per cercare di riscaldarmi non fa molto freddo e la mia coperta marrone ancora tiene caldo non sono riuscito a svegliarmi aspettando la luce oggi mi sono svegliato intorno alle quattro di mattina e ho iniziato a gironzolare per il centro l orologio di quella farmacia segna il primo novembre del 2012 la temperatura è di quindici gradi centigradi in base a queste conclusioni posso dedurre di essere a sud del mondo a quell ora per il centro c è poca gente vedo alcuni ragazzi ubriachi che ridono e scherzano zigzagando per la strada semi deserta sento le campane di una chiesa che suonano sarà domenica l odore del pane caldo appena sfornato aleggia per i vicoli ancora bui vedo qualche spazzino che stancamente si trascina per le viuzze con scopa e secchio vedo i trasportatori con i furgoni carichi che cominciano ad aprire e chiudere le serrande consegnando merce e giornali fermo uno di loro e chiedo una sigaretta non ricordavo di fumare ma vedendo quel signore al volante mi è venuta una irrefrenabile voglia di bastoncini bianchi io vivo di sensazioni per chi non ha ricordi è difficile avere sentimenti i sentimenti si basano sul ricordo e sulla memoria essenzialmente io ogni giorno mi baso semplicemente sui miei sensi in base a quello che vedo e sento ora cerco di ricordare il mio passato il resto non conta per il semplice fatto che non riesco a ricordarlo se avessi una moglie e dei figli un cane o un gatto dovrei saperlo ma non sento la loro mancanza forse perché semplicemente non posso ricordare e intanto la città lenta e pigra si sveglia sicuramente non sono a milano o a torino né a roma o a napoli il centro è grande e sporco e adesso sono davanti ad una grande cattedrale normanna con i gabbiani che svolazzano intorno alle torri sento parlare le persone e mi sembra di riconoscere il dialetto mi pare il mio riconosco bene gli accenti e riesco a differenziarli forse è una delle poche cose che ricordo dei miei viaggi o magari sono un grande linguista caduto in disgrazia o uno storico dell arte che fugge dalla sua vecchia vita chi lo sa i mezzi pubblici cominciano a muoversi intorno a me un vecchio autobus con la scritta 101 mi scivola silenzioso alla mia destra mentre a bocca aperta arrivo ad un ampio incrocio con quattro fontane su tutti i lati il sole sta sorgendo dietro i palazzi e in fondo alla strada già si vede la luce 14

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rossa del primo mattino mi pare di essere arrivato vicino la stazione le stazioni sono il punto nevralgico di ogni città tanto di giorno quanto di notte fermo un ragazzo africano e gli chiedo del fuoco per accendere la sigaretta «grazie amico che ci fai sveglio a quest ora?» «vado a lavorare vado a cercare lavoro in un cantiere fuori città» «eh già la vita è dura!» lo saluto e lo vedo correre all interno della stazione sarei tentato di seguirlo vorrei fare due tiri dalla sigaretta gettarla e salire di corsa sul treno anch io ma il tempo di realizzare dove sono e sento il fischio che si allontana dalla stazione ritorno in strada e in poco tempo il sole è già sorto ed è forte il frastuono delle macchine la temperatura è quasi piacevole adesso e il mio stomaco brontola come al solito a volte mi chiedo come sia potuto finire così a volte mi chiedo se ho mai avuto un altra vita ma più mi sforzo di ricordare più mi bruciano gli occhi e le tempie in realtà non ho niente a cui pensare scendo verso quello che da lontano sembra il mare È così sento l odore della salsedine insieme a quello dei gas di scarico delle macchine che intasano la strada mi siedo sugli scogli e guardo le navi che escono dal porto questa città sembra tutta un porto mi perdo tra le onde leggere che s infrangono sugli scogli mi perdo nei miei pensieri e poco dopo sono di nuovo in centro sotto i portici posiziono il mio berretto di lana con visiera e comincio a suonare in realtà suonare è solo una scusa per poter vedere la gente che passeggia davanti a me per poterla fissare senza dare nell occhio le canzoni che suono e canto non le conosco escono da sole dalla mia bocca e le mie dita si posizionano automaticamente sulla tastiera della chitarra anche la gente mi guada mentre suono magari si chiede che diavolo ci fa questo tizio sotto i portici a suonare magari mia moglie o mio fratello saranno passati da qui facendo finta di non vedermi magari non ho mai avuto né una moglie né un fratello continuo a suonare e a fissare la gente mi impressiona particolarmente il modo in cui si vestono e ho una particolare predilezione per le scarpe la gente si veste in modo tale che chi gli sta intorno possa avere una certa considerazione di lei lo stesso non vale per me io mi vestirei anche diversamente ma a dire il vero non ricordo nemmeno da quanto tempo ho addosso questi vestiti sono sporchi e strappati su più parti con il tanfo di sudore che dà fastidio persino a me con 2 euro e 40 centesimi raccolti in due orette posso permettermi la colazione decido di entrare in un bar davanti a un prestigioso e grandissimo teatro pago un caffè e un cornetto e mi metto in fila con la gente che tenta il più possibile di starmi alla larga non li biasimo perché puzzo terribilmente adesso fuori dai vetri che danno alle spalle del bancone si vede il traffico che è sempre più frenetico e rumoroso ma la città splende di un fortissimo sole autunnale e la temperatura e gradevolissima mi inoltro dal centro per alcune viuzze interne arrivo all ingresso di un grande mercato colorato i colori sono quelli della frutta e della verdura giallo verde e rosso rosso come le carni dei cadaveri di animali appese sui ganci fuori della botteghe gli odori sono quelli delle spezie e del pesce fresco i rumori sono quelli dei venditori che con voci rauche e disumane invitano a comprare le proprie prelibatezze sono in preda ad una crisi esistenziale sono lì che mi confondo in mezzo all altra gente sono lì nel mercato più caotico del mondo e con gli occhi al cielo celeste mi chiedo chi sono con gli occhi che bruciano e le tempie che pulsano fortissimo sono lì che stramazzo al suolo per l ennesima volta con la gente che accorre intorno vedo le loro bocche che si aprono e i loro occhi che mi guardano ma non riesco a sentire le loro voci ero lì che cercavo di dimenticare di ricordare con lo sguardo verso l alto intravedevo le pietre bianche e i marmi dei palazzi vedevo i gabbiani che planavano ad ali spiegate sopra la mia testa silenziosi anche io come gli uccelli plano da una città all altra anche io come loro non ho bisogno dei ricordi ma solo dell istinto lo stesso istinto che oggi mi fa sentire a casa anche se stramazzato su puzzolenti pietre bagnate con la testa che scoppia e gli occhi colmi di lacrime 15

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