Pulp Page by abattoir.it

 

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Racconti pulp a cura del collettivo abattoir

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di noemi venturella chiara mazzola gas giaramita e la sua yamahaljx6ca la polpa di legno in inglese pulp è il materiale più scadente tra quelli utilizzati per produrre carta grezza di basso costo che assorbe male l inchiostro l idea del pulp ci ha conquistati tra tante il perché non è difficile noi volenti o nolenti ci siamo ritrovati ad essere abattoir un macello scriviamo e riflettiamo dentro e su questo manicomio di vita.e facendolo vediamo giorno per giorno quanto cattivismo ci sia in giro quanto faccia schifo la gente perciò pulp per noi non è solo un antologia dell orrore non è spaghetti splatter 4 colpi di sesso e di sangue bangbang mia wallace che balla e poi quasi muore se non fosse per l adrenalina sparata nel cuore e non è letteratura che ricicla materiali bassi e non è vintage il sangue la volgarità la maleducazione di certi scrittori non sono un caso e soprattutto non lo sono per noi semmai sono un pugno allo stomaco che porta alle estreme conseguenze la realtà violenta cupa e disperata in cui tutti viviamo f giovannini a tentori perché il vero pulp è il mare di fango in cui viviamo e che ci offrono e in cui ci trasformano non sono solo questi libri non è la santacroce non è ammaniti non è gioventù cannibale né il cattivone di roger rabbit i vari fight club o i tarantino mi è capitato in un momento di lutto mi era morto il gatto e badate che non è da sottovalutare un compagno di vita di 11 anni cazzo di chiedere a un signore in motore che mi aveva con tracotanza sbattuto lo specchietto della macchina perchè lui guardandomi e accorgendosi del mio viso stravolto dalle lacrime e della mia bocca gonfia ci dà sotto e mi fa baldanzoso sorridente e sadico perché mi piace e lì dà un colpo di gas per scappare via sorridendo sulla mia faccia che in quel momento probabilmente era per lui un cesso dentro cui defecare beh se il pulp come alcuni hanno declamato è orrore violenza gratuita trame forti sangue a profusione allora scusatemi e scusate la scurrilità signori ma come potete facilmente vedere è così è la realtà preconfezionata con i fiocchetti che ci offre la signorina boccasana alla tv ad essere la vera merda solo che è merda profumata e la merda d artista che però vale milioni di piero manzoni per questo qui dentro oggi ci concediamo di mandare a quel paese fin da questo editoriale qualsiasi censura ci concediamo di essere cattivi almeno in un mondo di racconti che fittizi lo sono ma che partono da un reale che questa cattiveria ce la inocula dentro giorno per giorno con fierezza costanza meticolosità pensiamo che il pulp sia uno specchio perfetto per questo abattoir che è il mondo e per questo stivale di pregiatissimo vero cuoio che è l italia una macelleria a cielo aperto che entra nelle nostre case tutte sapientemente dotate di un affettatrice affilata basta pigiare il tasto on che si accende una lucina basta mettere il nostro miglior stivale in pelle di fattura italiana al posto di una mortadella bolognese basta afferrare lo stivale per il tacco compiere un movimento reiterato avanti-dietro avanti-dietro e il gioco è fatto eccoci ogni giorno freschissime sulla nostra tavola delle genuine fette di italia come quelle di marca presentate dalla prostituta gnocchissima di mediaset di cui non puoi ricordare il nome per più di due ore giacché ogni due ore ce n è una nuova ecco allora come stanno le cose il pulp ci ha offerto l assist per riflettere con ironia questo macello che ci fanno masticare a crudo o al massimo marinato nell acido citrico non ce ne abbiate adesso sublimiamo dentro lo storytelling ma ve lo dobbiamo dire per noi non c è miglior pulp di questo dell oggi da bravi macellai di fiducia non potevamo che raccogliere questo assist e offrirvi dei pacchi-dono a tema pulp incartati con cura ma da scartare senza pudore e in cui sapete già da adesso che troverete coricate dolcemente l una sull altra delle sanguinolente adorabili grasse e succulente fette di voi 2 editoriale÷

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editoriale cuocere a fuoco lento mescolare ogni tanto di gaspare giaramita pg 2 pg 4 pg 7 pg 10 pg 12 pg 13 pg 14 pg 16 pg 18 bloody cheese di noemi venturella per amore solo per amore di chiara mazzola onyrism di rosita baiamonte festa a tema di vincenzo matta non si vince mai a priori di carlo nix ventiquattro ore e una notte di mirko tamburello hymeneide di agata faraone progetto grafico e copertina a cura di andrea ventura correzione bozze a cura di sonia melilli 3

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cuocere a fuoco lento mescolare ogni tanto di gaspare giaramita rimbombavano i muri della stanza tremavano i vetri sottili delle finestre dentro al riparo italo ballava senza fermarsi aveva collegato il suo tablet hp con lo stereo philips attraverso un cavetto di pochi centimetri era entrato nel suo archivio musicale ovvero la cartella scaricati del suo ubuntu 11.4 ed aveva selezionato col mouse 1977-suicide play esplose una bomba elettronica italo ne era l attentatore/kamikaze fuori gocciolava a sprazzi intensi e ad intermittenza come se il cielo ritenesse giusto avvisare che di lì a poco sarebbe scoppiata una tempesta la prima della stagione il freddo tardava ad arrivare tra le strade ingolfate dal traffico l asma che a volte colpiva italo era motivata dalla presenza di schiere di palazzoni che soffocavano quei colori e quelle forme non avrebbero resistito al tempo che passava e poi si sentiva sottomesso dagli altri abitanti della casa ma non ci voleva pensare italo smise di ballare dopo tre canzoni avrebbe preferito uscire cosa che in genere lo turbava che sottostare ai compiti emessi sul calendario regalatogli dal macellaio in ogni caso fuori iniziò a piovere sempre di più e gli alberi che si trovavano di fronte sembravano muoversi per il forte vento di montagna che incrociava quello di mare quel venerdì il calendario segnava ita cesso cucina e corridoio ciaccio ore 17 signora ore 19:50 italo era sudato adesso aveva ballato per un quarto d ora senza fermarsi abbassò il volume del philips e fu costretto quasi ad azzerarlo perché ad un certo punto delle voci insistenti colpirono la sua attenzione la signora al terzo piano dello stabile sbraitava con la consapevolezza di voler sputtanare qualche pezzo di merda italo uscì fuori dall uscio pantofole ai piedi calzettoni del giorno prima un maglione rosso di scarsa qualità con i pallini dell usura a campeggiare sulla sua figura oltre alle voci si associarono forti rumori di materiale pesante spostato con assoluta incuria sembrava che la signora stesse effettuando da sé e non si capisce con quale forza un trasloco dei mobili alla rinfusa finché ad un lancio di qualcosa di poderoso dal balcone seguì poco dopo un silenzio irreale assordante fischiavano le orecchie ad italo per lo stereo che prima aveva messo a palla quella era la stessa signora che avrebbe dovuto incontrare alle otto meno dieci italo doveva colmare gli arretrati delle spese di condominio per le quali la stessa signora strofinava mensilmente i pavimenti scuri dello stabile prendeva poco ma italo aveva molto spesso altro a cui pensare che pagare una signora fredda ed impassibile come quella che mai ti trovava una cipolla da prestare o un dado star otto meno dieci appunto la signora voleva solo i soldi e poi accendere la tv e guardarsi il tg1 ad un volume improponibile era stato un pizzino fatto passare sotto la porta di casa di italo ad annunciare che sarebbero arrivate le forze dell ordine a prenderlo se non avesse pagato il tributo in nero alla signora lei sapeva cosa si nascondeva in quella topaia di casa che italo condivideva con altri due ragazzi e mezzo sul mezzo non gli era dato sapere se 1 fosse scappato 2 fosse morto 3 si trovasse ancora nella sua stanza blindata 4 altro dicevamo in quel pomeriggio uggioso e pesante calò il silenzio d improvviso aveva finito di fare casino la signora italo uscì fuori un attimo con un ombrello semi distrutto e mentre il disco dei suicide riprendeva a suonare daccapo per l impostazione automatica del loop vide ciò che avrebbe compromesso gli impegni scritti sul calendario sembrava bello pieno bel modo di liberarsi della monnezza la signora pensò italo guardò in alto per incrociare lo sguardo della signora magari fosse stata ancora sul balcone che le servisse gettar giù questo saccone per smetterla di sbraitare sembrava abbastanza strano nel frattempo iniziò una grossa pioggia ed italo sapeva che il suo ombrello non avrebbe tenuto scappò verso casa e si trovò la signora davanti alla porta italo chiese guardando a terra se servisse qualcosa e disse che comunque i soldi li aveva se cercava quelli la signora disse che non le fotteva un cazzo di quei soldi disse che sarebbe stata disposta a cancellare ventiquattro mesi di debiti se le avesse fatto un favore particolare italo si sentì subito sprofondare dalla rottura di coglioni che sicuramente avrebbe incrementato le sue già noiose giornate passate in casa a farsi o a rispettare una volta ogni tanto il turno delle pulizie o ad incontrare ciaccio questi era uno fidato che veniva a prendersi la merda lavorata da italo e dagli altri coinquilini ecco cosa sapeva la signora del terzo piano aveva trovato delle persone adatte a farsi i cazzi propri sulle faccende altrui 4

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e su questo sapevano che non ci si poteva lamentare i guadagni erano enormi ma italo era l ultima ruota del carro l ultimo arrivato in quella casa e quello che prendeva pure meno si faceva almeno aggratis e poteva così uscir fuori di testa lo stronzo e sfogare la propria sociopatia tra le mura della sua stanza l incontro con ciaccio era fondamentale per alimentare il giro ovvero ingrassare le tasche dei capi e le proprie vene postadolescenziali era scappato di casa italo ed ora abitava in quella topaia nella quale poteva ritenersi fortunato qualora lo considerassero un ospite poco gradito ora italo aveva un impiego momentaneo che avrebbe consentito di risparmiare un considerevole gruzzolo di euri doveva trasferire il saccone di monnezza più lontano possibile e per far ciò avrebbe avuto bisogno di passare senza farsi accorgere dal quartiere popolare dove tutti ti conoscevano ed ognuno spiava il tuo passo da dietro le serrande bisognava mantenere tutto sotto controllo e per questo l aria che tirava tra le palazzine era pesante nella sua finta tranquillità italo di malavoglia cercò di vincere la sua inerzia e andò a vedere cosa ci fosse dentro quel sacco c era della carne incomprensibile carne umana e fresca insanguinata fu inizialmente scosso dagli odori nauseabondi poi richiuse il sacchetto e andò verso casa doveva vedere ciaccio e non poteva fargli pacco gli altri erano andati per qualche giorno in vacanza e non a caso volevano trovare tutto pulito al ritorno in quella maledetta topaia povero verme non poteva andare con quel sacco di carne morta col motorino i cani di periferia lo avrebbero rincorso con gli occhi assettati poi le dimensioni erano esagerate tanto che pensò che lì dentro non ci fosse soltanto un individuo scomodo avrebbe avuto bisogno dell ape ma in ogni caso il tempo era tiranno quel giorno e già si erano fatte le quattro così scelse di restare a casa fanculo a quell armadio parlante del terzo piano decise di aspettare ciaccio e il suo carico di soldi tanto avrebbe trovato modo di risolvere la questione prima o poi in casa italo predisponeva di un grande frigorifero adesso era per lo più vuoto e non sarebbe stato riempito neanche se si fosse realmente impegnato a fare una spesa al carrefour un ottima siringa italo altro che buona forchetta pensò bene quindi di svuotare il sacco e di porre quella carne ancora grondante di sangue sugli scompartimenti liberi in un certo senso si sarebbe mantenuta per un giorno pensava e l indomani sarebbe andato a gettare il tutto in una discarica in montagna vicino monreale in tutto questo egli pensava a quella stronza che non capiva che se l avessero scoperto avrebbero inculato anche i suoi malaffari di cui italo non voleva sapere nulla mise su autobahn dei kraftwerk non si era mai fatto con questo disco l effetto fu devastante forse quella che si iniettava era più merda del solito o probabilmente aveva esagerato con le dosi non ballò per nulla anzi cadde diverse volte rischiando di spaccarsi realmente la testa ad un certo punto iniziò ad avere delle allucinazioni ed immaginò di trovarsi con la signora del terzo piano in un momento di grande fame immaginò che lei gli avesse detto di cucinare la carne fresca che aveva appena comprato dal macellaio italo non riusciva a stare fermo e nonostante barcollasse vistosamente non si tirò indietro pensava però che i calendari di quel carnezziere avessero bisogno di un restyling prese il pentolone gli cadde a terra e quel rumore rimbombò rimise tutto a posto e dopo un po gli versò una piccola parte della carne condendola con olio aglio cipolla patate ed un sugo che si era ritrovato in quel frigo era lì da due mesi nonostante le condizioni non proprio ottimali italo creò la sua personalissima zuppa ma non riusciva più a notare dove fosse la signora effettivamente quella non c era mai stata in quella casa adesso era ciaccio che rumoreggiava suonava da un quarto d ora il campanello e finalmente fu fatto entrare italo gli si fiondò sopra con una mappina dicendogli che non doveva sporcarsi ciaccio incredulo e subito conscio di ritrovarsi di fronte uno sballone si infastidì gli aveva detto di non esagerare con le droghe almeno quando si parlava di affari ma italo ragionava a modo suo sapendo che non aveva niente da perdere se esagerava un tantino ciaccio sobbalzò quando vide il contenuto della pentola tentò di fissare gli occhi di italo ma era pressoché impossibile alla ricerca di un po d acqua fresca ciaccio aprì il frigo e non ne trovò vomitò un po dentro e fuori dal frigo quella situazione aveva dell incredibile e lo spacciatore non sapeva che fare era circondato da carne umana si lavò la faccia ma l odore dei fumi provenienti dal pentolone aveva attecchito i suoi capi e la sua pelle voleva strangolare italo cercò di fermarlo mentre mescolava l intruglio come fosse una cuoca provetta italo s incazzò e lo picchiò pesantemente col mestolo sporco e bollente mentre iniziò ad urlare come un isterica convinta di saper come cuocere un pollo all improvviso suonò qualcuno alla porta ciaccio non riusciva più a fermarlo o a farlo stare zitto e a nulla valse la sua decisione di non aprire a nessuno allora si nascose nel cesso fetido di quella casa era il panzone che abitava nella casa di fronte a quella di italo capofamiglia di panzoni analfabeti egli pensava fosse 5

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un vecchio che si accontentasse di poco tipo spendere parte della propria pensione allo spaccio alimentare una volta italo andò proprio in quel posto e gli venne un attacco d asma nel vedere tutti quei panzoni vocianti che ingolfavano i corridoi del supermercato con i carrelli strapieni naturalmente era un sopralluogo quello del vecchio vicino voleva controllare che tutto andasse per il verso giusto e che quel bordello fosse finito perché nella zona non amano il casino e bisogna riposare italo lo tranquillizzò in maniera patetica mentre quel mestolo grondante di sugo sporcava il pavimento ad un certo punto lo poggiò sulla pacca del vecchio il quale gli mollò un bel ceffone che lo fece crollare a terra non si alzò più italo il panzone chiuse la porta ed entrò cercò di farsi largo nel disordine ed iniziò a rovistare tra i cassetti alla ricerca di soldi o droga spense il fuoco del pentolone guardò con schifo cosa si trovava lì dentro e nonostante fosse pronto ad ogni cosa si sentì svenire alla vista di confusi arti che non potevano che essere umani corse in bagno e trovò ciaccio che nel frattempo era appiattito sul muro con le mani in alto ripeteva che non c entrava niente e che quello stronzo era sotto effetto di qualche pessima droga il panzone gli puntò deciso la pistola sul collo e gli intimò di dirgli dove si nascondevano i soldi e di fare tutto in assoluto silenzio se non voleva farsi stritolare dal boss ciaccio mollò quelli che aveva ottenuto dallo spaccio ma non sapeva dove potesse trovare quelli che in passato avevano tenuto in casa si affrettò a girare l intera abitazione che puzzava ancora di carne umana bollita nel pomodoro trovò soltanto siringhe e bustine già aperte con le sostanze stupefacenti a sporcare qui e là il panzone perse la pazienza e gli sparò alle spalle ciaccio cadde all indietro portandosi con sé un intera credenza decise di andarsene ma prima volle sparare a quel casinista di italo che non si era ancora mosso da terra il panzone barcollò sul tappeto rialzato quindi il proiettile colpì lo stereo e guarda caso il tasto della radio «i concerti di radio rai 3 gioacchino rossini largo al factotum scena seconda del secondo atto de il barbiere di siviglia» quella sinfonia accompagnò l ultimo viaggio di quel proiettile che si conficcò sul mestolo ancora tenuto in mano non si capiva se c era sangue o sugo su quel pavimento la signora del terzo piano suonò il campanello il panzone aprì e la fece entrare «una cosa inutile quel picciotto maronna mia» disse lei «mancu a `ppuliziari sa firava» disse lui «ah con gli altri picciotti tutto apposto assistimai a tutti» «apposto nu cazzu `u ddrogatu pensò chi putia farsi un cenone» «chi mi vinissi un coippu ppi cch istu c era tuttu `stu fetu?» «e ti pari ppi ssoccu?» «vorrà dire che ci pinzamu niautri a levari tutti `i cosi a chiddu ci sparasti veru?» «no cariu e pigghiai `a radiu però a mmia mortu pari» «putemu tagghiari puru a chiddu» «no lassamu perderi u pigghiamu e lu bruciamu poi ninnieumu e finalmenti ni putemu fari na nova vita u sa vitti che rianer c avi un bbolu a 15 euru ninniemu a madrid!» «bonu ci voli» «pronti amunì!» «e astuta sta radio un ti firi mancu a sparari » 6

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di noemi venturella «in principio era l azione» faust j w goethe i due si fronteggiavano l uno davanti all altro e noi attorno come in una scena di fight club lui brandiva una pianella marrone lei aveva in mano una pliplot una di quelle orribili scarpe mediche bianche coi buchini conoscete i due come in una trincea da prima guerra mondiale avevano il volto livido di un verde melma statico di quelli che ti risiedono ben raggrumati sui solchi della faccia per giorni prima che tu riesca a lavarli insomma vi presento mamma e papà e attorno noi figli poco meno di due di queste scenette ne abbiamo vissute tante ma solo una volta la mamma se ne uscì con un occhio nero seguitò per questo a chiamare lui e la sua pianella assassini per settimane o mesi di solito però il sangue era più nelle parole che sui corpi le vene restavano invisibili ai più come segreti non sinfonici non sinfoniche però erano anche le urla da soprano della mamma di questo ero molto curiosa non capivo come non le si spezzassero le corde vocali come mai non si accartocciassero tra loro come elastici gialli da cartoleria io odiavo gli elastici a scuola i bulletti me li schiaffavano sempre sulla carnuccia-delicata-di-bambina-grassoccia che avevo in ogni caso mai avrei pensato che le corde vocali della mamma fossero degli elastici di rosea plastica molle erano per di più delle forchette con i dentini arrotolati sull urlo di queste metalliche urla-da-forchetta erano fatti i giorni e i pensieri di una me sinceramente brutta capelli pisciati ­ come diceva lei ­ occhi verde-melma palettoni larghi e procaci come incisivi abiti demodés di colori sciarriati del tipo fucsia sopra e blu elettrico sotto vortice sulla fronte con conseguente ciuffetto ribelle e disordinato sul resto della pisciata chioma occhialetti fiorati anti-orbizie precoce a completarmi quell aborto di faccia per le feste comandate poi le visite della cuginetta maggiore arricchivano il tutto con un tocco di violetto sulle sottili palpebre e con una passata di rossetto color sangue su labbra di undici anni era così che a natale sembravo sempre una baby prostituta nelle notti di questa me sinceramente brutta invece avevo una costante insistente e violentante paura del buio e di it insonnolita e senza gli occhiali sullo storto naso solevo credere che il lampadario a mongolfiera che avrebbe dovuto allietarmi la vista fosse in realtà la testa divorante del maledetto pagliaccio cannibale così urlavo piangevo e mi dimenavo sotto il piumone dei gummis ma mio padre cioè l uomo della pianella e degli eterni calzini anche sopra i 42 gradi era un po sordo ed anche tirchio eccessivamente tirchio direi per permettermi di tenere accesa in notturna la luce della cameretta e non allucinare un pagliaccio succhiatore di sangue dai denti aguzzi che mi avrebbe divorato con avidità tutti gli organi interni nel sonno così fu che una sera il mio tema sul classico cosa vuoi fare da grande venne macchiato da un enorme forma di parmigiano reggiano diciamolo non sono mai stata una bambina remissiva le allucinazioni di it e la possenza elastica delle corde vocali materne devono avermi plasmato a dovere cosicché quando si profilò di nuovo il proibizionismo parentale di tenere acceso il lampadario-mongolfiera il mio animo si ribellò con vigore e daglie la prima e daglie la seconda e daglie pure la terza spegniuta di luci ad un bel momento dopo che credetti che it fosse giusto dentro il mio letto per mordermi il culo andai in cucina a protestare io voglio la luce accesa lui sei una sciupona io e tu sei un tirchione qui lui si alza con fare punitore io afferro la prima cosa di una certa consistenza virile che vedo e la lancio contro la sua pelata zachete papino colpito e affondato dal grana padano più grande della mia vita va da sé che da allora chiunque mangi con me mi permette di cibarmi solo di formaggi pre-tagliati in sottili listelle in ogni caso credo che il tramortimento del padre non fu tanto per via del bubbone pestilenziale che gli spuntò poco dopo che la zona sud-appenninica della forma di grana gli si conficcò di punta sulla tempia sinistra no credo che egli restò tramortito dal fatto che il soldo di cacio che soleva sempre metterlo a ferro e fuoco questa volta aveva avuto davvero del genio già lo vedevo mestamente fotografato dai giornali di cronaca nera uomo con la bloody cheese 7

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pelata squarciata dal parmigiano scagliatogli contro dalla figlia di undici anni phantastico il mio delirio di onnipotenza durò solo sette secondi l immagine soddisfacente della tignetta livida di mio padre sbucciata come una banana sanguinolenta fu poi sostituita dalla necessità di rispondere all ira della vittima del formaggio il mio gesto rivoluzionario prevedeva un necessario parmigianismo a oltranza mentre lui già brandiva il mestolino di legno decisi di trincerarmi nella mia stanza l avversario sanguinante e al contempo impuzzato di cacio mi lanciò contro il mestolino infuocato che andò a fracassarsi sull architrave della mia stanzetta quando sentii il tanfo di groviera alle mie calcagna la paura mi donò una forza bestiale trascinai armadio e letto dietro la porta e chiusi lì dentro me e l altro figlio il più piccolo e meno coraggioso nessuna claustrofobia avevo tutto quello che mi serviva libri tv e un fratello muto da seviziare e prima o poi i genitori sarebbero andati a dormire e io sarei sgusciata in bagno a bere velocemente dal rubinetto e a fare tutta quella cacca che l eccitazione da combattimento mi aveva spinto giù per il pancino nell attesa iniziai a leggere di gregor samsa mi contorsi e schifiai abbondantemente per quel lurido scarafaggio sfigato dal corpo contuso e ripieno di mousse biancastra ne sentivo addirittura i rumori digrignanti di dolore mentre dietro la mia porta smettevano finalmente di armeggiare per stanarmi e iniziavano a pregare e a intingere di acqua benedetta la serratura affinché il maligno mi abbandonasse misi a tutto volume il trailer di non aprite quella porta e alla fine madre e padre persero la speranza che gesù potesse ascoltarli per redimere quella stronza figlia che avevano e si andarono a curcare dopo essersi benedetti per bene reciprocamente verso mezzanotte io abbandonai kafka con l emisfero destro che vomitava emozioni scarafaggiformi non digerite sull emisfero sinistro e mi dedicai con dedizione al giochino del dottore con il fratellino lo spogliai nudo e gli illustrai il suo micro-arnese ma non riuscii a fargli capire in nessun modo che il pisellino poteva creare figli-bambolotti con cui giocare grazie alla fruttuosa amicizia con la patatina fu irremovibile «pisellino solo pipì» fine mi dedicai allora a rai 1 con marcellino pane e vino ma mi cacai in mano quando gesù scese dalla croce per mangiarsi la mafalda con marcellino e mi ammucciai dietro l armadio a quel punto dovevo per forza familiarizzare col mio cesso il bagno era uno spazio neutrale feci tutto per bene e col mio tempo mi lavai il culetto con cura e poi lucida e rilassata decisi che ero stata adottata e che dovevo capire chi fossero i miei veri genitori in mancanza di qualcuno che mi facesse di notte gli esamini del sangue dovevo capirlo dalle foto dopo una notte di attento studio degli album di famiglia conclusi che ero un orfana di cui i signori venturella si erano appropriati clandestinamente il giorno dopo mi presentai alle truppe nemiche col petto in fuori dichiarando «vi ho scoperto mi avete adottato brutti impostori sterili del cazzo!» su queste note ovviamente quella debosciata di mia madre si fece venire gli stillinchi l aceto non bastò e fu chiamata la saggia vicina del primo piano che appresa la situazione interruppe la mia riflessione sull uso del mocio vileda per puntarmi il dito contro «tu sei satana!» lo ripeté talmente tante volte che si sentì male disse in giro che vide dietro di me un diavolone con le corna lunghe e raggomitolate e fu così che il trionfo del parmigiano mi costò anche l attribuzione di doti demoniache sovrannaturali la guardavo additarmi continuamente dal suo balcone e fare spergiuri io per parte mia le sputavo giù saliva mista a muco ed evitavo i parents ma iniziavo a sentirmi sola il peso delle corna da lucifero era un po troppo per il piccolo cranio di una bimbetta di undici anni cose d alta magia non ferirsi mai e in effetti mi ferii e mi ferii alla vulva mi era già successo di sbattere violentemente la patata contro l asta della mia bici maschile eppure quella volta oltre un bubbone gigante intorno al punto g non mi spuntò invece qualche giorno dopo l eroico lancio del formaggio dopo aver mangiato sugo di peperoni gentilmente passatomi dalla mater capii che era arrivato per me il karma mal di pancia spaziale colonizzazione dell amico cesso sgomento avevo cacato sano sano il sugo ai peperoni appena ingurgitato la rivoluzione del grana doveva proprio avermi eccitato gli organi interni accadde allora che nell osservare il fondo del cesso mi ci caddero dentro gli occhiali fiorati restai pietrificata orba e con le mutande calate dovetti ricorrere alla bandiera bianca chiamai la madre di famiglia le feci firmare l armistizio e le ingiunsi di recuperare gli occhiali annegati nel sugo ai peperoni lei non si schifiò anzi infilò le bianche mani nel buco liquido del cesso beige sorrise li prese li lavò me li rimise sul naso e mi abbracciò due minuti dopo sentii la cugina maggiore appena arrivata urlare felice «È caduta da monte pellegrino è caduta da monte pellegrino!» urtata dal mal di pancia pensai fosse pazza lei e pazza quella madre che mi porse una cosa salsicciosa lunga 8

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bianca e morbida chiamandola assorbente dovevo assorbire ancora sugo ai peperoni non ci bastava la carta igienica e quanto cacchio ne avevo mangiato bah il mistero del mestruo mi fu svelato poco più tardi lì mi fregiai delle mie ipotetiche doti demoniache e maledissi con vigore tutti quegli stronzi che persistevano a farmi gli auguri mentre mi si stavano spezzettando in mille parti le scure viscere annegate nel mio stesso sangue antifiglio a un certo punto tra un rivoltamento di stomaco e l altro tutto mi fu chiaro il mio rito di iniziazione era terminato avevo sconfitto il totem del padre con l uso sapiente di una nuova e commestibile arma di distruzione di massa in incognito ero pure divenuta donna cadendo da un monte pellegrino immaginario e quindi era l ora di fare le valigie e di migrare in terre meno ostili più luminose e meno religiose d altronde ormai ero grande io non sarei stata come i miei storici pesci rossi che pur di riacquistare la libertà alle prime luci dell alba sceglievano volontariamente di lanciarsi di pancia fuori dalla vaschetta spiattellando le loro fredde membra contro il pavimento verdognolo per poi spegnere volontariamente le loro branchie nell atto di una fuga fallimentare io no urlò il mio super-io infantile ergendosi ad armato custode della libertà non sarei stata un attrazione demoniaca dello zoo casalingo dei miei genitori recisione netta del cordone ombelicale così senza sangue e via jack frusciante filava via come il vento e io pure volevo filare blandii il fratellino-pisellino-pipì affinché mi fosse complice lui accettò e iniziammo ad accatastare sotto i letti due squallidi sacchetti arancioni di grande migliore che riempimmo dei nostri vestiti preferiti quando i sacchetti divennero più grandi di noi capimmo che eravamo pronti a tagliare la corda rubammo tutte le copie delle chiavi di casa ci infilammo i pattini caricammo i sacchettoni sulle coraggiose membra rachitiche e chiudemmo i parents dentro casa con la doppia mandata fui particolarmente orgogliosa del rumore stridente della serratura pesante poco oliosa sicura come le sbarre di una cella in cui stavo rinchiudendo mamma e papà tigre per mettermi in salvo povero cucciolo d uomo e vaffanculo ora noi filiamo via come il vento vedo satana cadermi dietro come la folgore sono la musa inquietante di me stessa ossa meccaniche oliate da sangue e muscoli si muovono piccole e vendicative ascolto il rumore dei roller sotto i miei piedi le ruote di gomma che scarificano marciapiedi affossati su viale michelangelo come fosse pelle di mamma tigre pelle ferita pelle marcita dal dolore delle mie braccia ciondolanti braccia traditrici di figlia fuggita dalla troppa paura del buio abbandoni e dio è morto it è morto nel nome del padre corro sui suoi 10-comandamenti-al-buio eros thanatos dentro e fuori padri e figli ed edipi pagliacci sanguinari fottetevi corro sulla mia faccia abbrutita di guerra senza abbracci la strada sotto io sopra sorpasso l euforia è l altra faccia del dramma c è chi non vuole più essere figlio cappuccetto rosso hansel la cena di it la scarpetta sciolta nell acido delle paure incomprese da mister hide in nome di dio sono fottutamente felice e guardo con la gola ridente sul vento i capelli ricci di mio fratello in nome di dio sono la regina mestruata degli angeli maldestri e del grana padano sono una finta bambina che corre su strade ferite di città sono la regina di angeli in attesa di dolce risveglio tra le braccia in attesa di giochi senza memoria sono una rifugiata politica affannata chiusa a chiave con la doppia mandata in casa della nonna dentro il cesso per ore ancora coi roller ai piedi perché c era un altro paio di chiavi e le tigri si sono liberate e vogliono riportarmi dentro ma sono una bambina ferita/vincente/coraggiosa/combattente io che dormirà sul pavimento del cesso per restare fuori per restare con la luce accesa e che nell attesa della resa altrui leggerà troppo presto la santacroce 9

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per amore solo per amore di chiara mazzola che sapete voi della morte dell amore tempo fa conoscevo un tizio un detective privato che indagava su di lui proprio sul dio intendo il suo nome era groucho belane dico era non so esattamente che fine abbia fatto dopo il fattaccio che avrebbe scatenato l apocalisse la storia che mi raccontò iniziava da un episodio di paura collettiva che aveva coinvolto alcuni viaggiatori i turisti in questione dei tedeschi mi pare avevano visto elvis che si crogiolava al sole delle bahamas e morrison che su una tavola da surf dava la caccia alle sirene con un lungo arpione increduli s erano avvicinati al panzone sdraiato a due passi dall ombrellone ma non appena furono a pochi metri da lui il mare si trasformò in un immensa sagoma nera a forma di morte sulla cui falce continuava a surfare un morrison febbricitante ed eccitato dopo un primo momento di pietrificazione pura quella piccola folla si diede alla fuga e si disperse la loro storia come si può immaginare non fece storia almeno non attraverso i tradizionali canali di informazione nessuna redazione era infatti disposta a investire su una cazzata da ubriacatura di mezzogiorno venuta fuori da cento coppiette di tedeschi in viaggio di nozze ma la notizia ahinoi si sparse lo stesso attraverso tutte quelle traversie architettate dai fanatici e dai nerd che affollano la rete che ululano nelle notti di luna piena e si chiudono in bagno al primo paio di tette che gli capita davanti ne nacquero delle sette dedite a recuperare leggende un lavoro da fratelli grimm del xxi secolo e a provarne la fondamentale verità storica varie paranoie da fine del mondo presero campo tra la popolazione di tutti i continenti varie ipotesi di apocalisse gli esseri umani sarebbero finiti in scatolette di cibo per zombie gli alieni uccidevano le rockstar e davano libero sfogo al proprio sadismo jim morrison era l anticristo e altre cazzate simili il capo di una di queste sette tale passero rosso un nome in codice i nerd sono fissati con gli uccelli andò un giorno dal nostro groucho sedicente risolutore di casi paranormali e onirici per chiedergli di associarsi alla causa dietro lauto compenso s intende il detective ascoltata la storia fiutò subito una pista a suo dire certa che se fosse stata confermata avrebbe vanificato ogni ipotesi di fine del mondo tutto quel che era successo si doveva senza dubbio ad un piano messo a punto da amore sì proprio il putto con le ali l arco e le frecce per invadere il pianeta troppe coincidenze portavano il suo segno le coppie la luna di miele l adrenalina della fuga che si sa come va a finire no sembrava fatto apposta per far scopare la gente doveva solo capire se si trattasse di visioni o se davvero morrison ed elvis fossero ancora vivi come narrava la leggenda o ancora se a quel punto non fosse il caso di coinvolgere ghostbusters e milla jovovich in ogni caso tutte le ipotesi di invasione aliena o assalto di zombie erano categoricamente escluse non aveva quindi necessità di aiuti esterni le società non gli avevano portato mai niente di buono solo di promettente che andava a finire in compromettente e si concludeva in niente per l appunto decise di fare da sé e di iniziare a pedinare il putto prima però doveva trovarlo doveva capire come mai aveva smesso di usare i suoi dardi per innamorare la gente e s era messo a usare vecchi protagonisti di leggende metropolitane come esche da infilzare ai suoi ami scartò subito le strade delle battone e le case dei vip e degli ereditieri i borghesi potevano essere una pista attendibile da quando l arrivismo anni 80 era kitsch e la cultura che dona il fascino da intellettuali e gli occhiali da miopi era stata data in dotazione a tutti non lasciando adito ad alcuno snobbismo i poveri non erano più tanto poveri o quantomeno tanto ingenui forse proprio loro erano diventati i nuovi yuppies ambiziosi di gloria e denaro la tv era lo strumento più efficace prevedibile pasolini lo aveva ribadito fino alla nausea ma anche quella era una pista da non sottovalutare i cuori arrivavano alla gola senza troppa filosofia dove si nascondeva il grande burattinaio da dove lanciava le sue esche quell amorevole pescatore d amanti quel galeotto da scopata appassionata quel moltiplicatore d umanità che scatenando il panico la faceva crescere in maniera esponenziale meditando e fumando un po d oppio iniziò a ragionare in maniera polare pensava vita e si figurava la morte pensava fortuna e vedeva la morte pensava all amore e gli appariva davanti una chiesa o no forse una moschea no no una chiesa che importa dove poteva cercare se non proprio tra quelli che 10

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ostentavano amore senza saperlo neppure riconoscere quelli che gridavano signore signore fingendo umiltà e compassione quei falsi profeti vestiti di lana bianca imporporata di sangue dalle banche rapaci dalle armi feconde che si moltiplicavano come spighe di campo era lì era lì gli avrebbe inchiodato il culo avrebbe inchiodato il culo a tutti quanti era un duro c era mica da scherzare fine fu quello che mi raccontò qualche pomeriggio prima di partire alla volta del vaticano io ero andata da lui per chiedergli delle prove che il mio ragazzo mi tradisse bazzecole risolse il caso in due giorni quando scoppiai a piangere mi raccontò questa storia assurda per cercare di consolarmi amore stava lavorando alla conquista del mondo e per farlo seminava il panico in modo da accrescere l adrenalina delle persone e farle scopare come conigli sicuramente di lì a qualche mese mi sarei consolata nel letto di qualcun altro la terra sarebbe stata diversa più paura e più sesso come nell anno mille quando ci si spaventava della fine del mondo e per questo il mondo diventava un postribolo ovunque perfino in vaticano nonostante le sue buone intenzioni non gli credetti chi avrebbe mai potuto credergli e mi sentii uno schifo ma il giorno dopo che lui partì davvero il mondo non fu più lo stesso o forse mi accorsi solo allora di quel che era divenuto iniziarono a susseguirsi una serie di efferati omicidi si passò poi ai linciaggi di sguardi sconosciuti una roba inimmaginabile ti penetravano l inconscio come lame sottili tormentandoti il sonno e oscurando ogni speranza di lieto incontro la diffidenza si espandeva in maniera progressiva ognuno aveva un arma e una fondina i bar erano vuoti si preferiva fare scorta di birra e di pompelmi quelli che ti facevano inciampare e ti rendevano la vita casalinga un po più pericolosa e poi quel rosso era catartico un po di plasma da rissa sparso sul pavimento per sentirsi meno soli io mi ero chiusa in casa avevo troppa paura dov era l amore diffuso di cui mi aveva parlato groucho aveva detto più paura e più sesso sembrava piuttosto che il putto avesse perso la testa o peggio che fosse del tutto andato a farsi benedire uno di quei giorni tutti tristi qualcuno suonò alla mia porta non risposi suonò nuovamente iniziai a tremare sentii una chitarra acustica in tutta la casa rintronavano le note di light my fire «avanti baby apri la porta apri la porta baby » chiunque fosse sapeva che ero dentro e dove altrimenti le sue note erano struggenti aprii la prima cosa che vidi fu il suo viso per nulla invecchiato bello come un dio seducente le labbra carnose e i capelli arruffati alle sue spalle una chitarra appoggiata al muro una nausea mi invase un lezzo di pesce andato a male abbassai lo sguardo jim teneva tra le braccia una sirena arpionata sanguinava copiosamente dal petto spezzato come uno specchio che era stato trapassato da un proiettile il seno era turgido e la pelle lucida e chiara i capelli neri pastosi per il grumo che il sangue aveva formato le ricadevano sulle spalle arricciandosi a vortice incorniciandole il viso da madonna jim iniziò a cantare in spagnolo la poesia di un antico poeta che diceva lei non parlava perché non sapeva parlare i suoi occhi erano color d amore distante le sue braccia costruite di topazi gemelli le sue labbra tagliate nella luce del corallo «salvaci» mi disse «come?» gli chiesi «ibernaci» «perché?» sottovoce rispose «l amo» il mondo era quello che era aprii il freezer e li invitai ad entrare 11

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di rosita baiamonte solo una volta mi rifiutai di fare sesso con uno perché mi disse appoggiandomelo sulla faccia su avanti dagli un bacino odio questo linguaggio puerile avrei voluto tirare fuori il coltello delle grandi occasioni e staccargli quel cazzo impertinente che se stava lì come un bambino davanti a una mammella ma io non sono un tipo materno anzi mi definirei una psycodrama killer non so bene che vuol dire ma suona meglio di psicotica-megalomane-mitomane ho ucciso molti uomini li ho uccisi nel sonno li ho colti nella loro fragilità e li ho fatti fuori uccido perché una voce del cazzo mi dice di farlo somiglia vagamente alla voce dello zio nello morì quando avevo dodici anni ma me lo ricordo ancora mi chiamava pagnotta per via delle mie guance paffute e rosee da dodicenne pagnotta vieni ti ho portato una cosa e pagnotta andava attratta da un aspettativa di gioia tutta nascosta nella cosa la cosa era lunga rugosa gliela faceva afferrare nel buio della stanza le diceva è bella vero e pagnotta trattenendo le lacrime faceva sì col suo testone da dodicenne violata ma pagnotta voleva correre fra le sue bambole non voleva trastullare quella cosa lunga bagnaticcia che cambiava forma e dimensione sotto le sue mani grassocce passò un lungo mese dall ultima volta senza che zio nello tornasse alla carica io pagnotta non facevo che lavarmi quelle mani luride e putrescenti e dentro dentro avrei voluto morire l idea di ucciderlo mi venne quella volta che col babbo andammo a scannare i conigli fu uno spettacolo osceno il mio sguardo inorridito era fisso su quelle carni straziate appese a testa in giù il sangue che ne usciva imbrattava il terreno tutti intorno ridevano soddisfatti mi avvicinai e una goccia di sangue s infranse sul vestito buono della domenica una piccola macchia rossa nel candore che si allargava sempre di più ne rimasi incantata alzai lo sguardo zio nello mi guardava con bramosia come infoiato dalla vista di quel sangue credo che immaginasse fosse il sangue della mia violazione povero non sapeva che piattino gli stavo preparando meditai vendetta come se quella goccia di sangue sul mio vestito bianco neve avesse per sempre insudiciato la mia purezza e la mia ingenuità una notte zio nello rimase a dormire da noi adducendo una qualche motivazione puoi dormire in camera di l se vuoi paolino non c è stanotte inconsapevolmente mia madre lo aveva messo in trappola vidi il sorriso sinistro dello zio dentro tremai lessi in preda a una strana febbre alcune pagine di un libro in cui un uomo consumava la sua vendetta contro i nemici non ne rimasi soddisfatta uccidilo uccidilo diceva una voce nella mia testa era la mia solo un po più stridula ed ecco lo vidi entrare la poca luce che filtrava gli illuminava il ghigno le sue mani armeggiavano attorno agli slip avanzai verso di lui il coltellaccio da allora mio compagno di giochi avanzò anch esso insieme a me ebbe il tempo di dirmi pagnotta stanotte voglio starti vicino fu come vedersi in un film io in un angolo e l altra me che infilzava il coltello nella pancia molle dello zio il ghigno finalmente spezzato le viscere presero a uscire e io pagnotta lo guardai con stupore e mi accorsi di stare godendo solo dopo capii che quello fu il primo vero unico orgasmo mai provato mi era piaciuto ucciderlo ogni notte ne uccido uno qui nella mia testa ogni notte seduco un uomo e come una mantide religiosa gli mangio il cuore ogni notte mi dico che sarà l ultima ma è una bugia 12 onyrism

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di vincenzo matta in una stanza già buia il raggio di luce emanato dalla piccola lampada da tavolo era ostacolato da una pila di roba metà della mia tastiera era in penombra così anche i miei pensieri bevevo latte e fumavo qualcosa e in quel momento qualcuno bussò alla mia porta ebbi un tuffo al cuore come se fossi stato beccato a farmi una sega cercai di ricompormi non aspettavo visite chi poteva essere lo spioncino mi mostrava la figura di una giovane donna bionda tinta non l avevo mai vista conosco quasi tutte le facce dei miei vicini «salve sono la nuova inquilina volevo presentarmi » qualcosa puzzava nessuna bionda mi era mai venuta così vicino così risposi «piacere di conoscerti il mio nome sta sul campanello» e mi voltai per tornare a far seghe «non andartene senti davvero io sto qui al quattro!» fui tentato un istante poi risposi «ok io rimango qui al sei per un altro po magari ci becchiamo» la sentii ammutolire poi borbottare qualcosa guardai di nuovo dallo spioncino aveva un bel culo piccolo e stretto nei jeans tornai a sedere e nella penombra di quella pila di roba distribuita come in una discarica fui tentato per un istante poi ripresi a scrivere bevvi altro latte e accesi altro da fumare finito il pezzo mi tolsi la camicia e mi misi a letto con ancora i pantaloni addosso avevo un gran sonno ma faccia in aria su di un fianco sulla pancia niente non riuscivo a dormire prurito ripensai con un pizzico di sospetto alla mia amica del quattro ero curioso era davvero la mia nuova vicina d altra parte di dormire non se ne parlava così saltai giù dal letto mi infilai la camicia in gran fretta e mi apprestai alla porta buttai l occhio nello spioncino per assicurarmi che non ci fosse nessuno nel ballatoio aprii e lo notai immediatamente il campanello del quattro era nuovo su stava scritto vera matta davvero questa si chiamava proprio così ma pensa un po sul cognome ci avrei scommesso ma il nome dai vera mozzava le gambe a qualsiasi altro sospetto così convinto mi buttai e suonò il campanello della mia nuova vicina suonò lei arrivò con la voce molto meno allegra di prima era notte forse avevo esagerato guardò dallo spioncino e vide un uomo stanco con le palpebre gonfie con la barba incolta da giorni con i capelli arruffati e la camicia abbottonata di traverso qualcosa le puzzava e rispose «chi é?» «signora matta sono snelli ehm vincenzo snelli il sei il suo nuovo vicino!» fu tentata un attimo poi rispose «bene piacere adesso anche lei conosce il mio nome» poi si voltò definitivamente chissà se il suo culo era stretto ancora da qualcosa di certo brontolava più di prima me ne andai deluso ma consapevole di essermelo meritato infilai la chiave nella porta fissai il mio spioncino dall esterno avrei dovuto pulirlo la polvere non permetteva alcun riflesso con effetto fish-eye per questo non vidi arrivare quel coltello che invece notai appoggiato poco comodamente sulla mia gola qualche istante dopo non era vera ma stava accadendo la bionda tinta accompagnata da qualcuno di cui sentivo solo le ansie mi chiese di farla entrare stavolta non mi rifiutai pochi centimetri al di là o al di qua della porta fanno una gran bella differenza il potere è una questione di posizione ero impotente ma preferii non smettere di essere simpatico «prego » «fai meno lo stronzo!» lo serrò fra le labbra come un ringhio non riusciva a vederci l ironia deturparono la mia casa poi me almeno avevo la camicia a tema 13 festa a tema

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non si vince mai a priori di carlo nix era un fottutissimo volto quello che guardavo allo specchio un volto dai tratti tesi e scavati dalle ombre intriso di rabbia e rancore io ero lì debole denutrito e fragile nel buio della mia camera da letto ma di fronte a me vedevo la forza e la potenza che non avevo mai avuto quella dell odio non si vince mai a priori a priori si può solo essere sconfitti me lo ripeteva sempre il mio vecchio prima di crepare ed io da tempo immemore ci credevo era diventato il mio fottuto modo di essere ero ormai convinto che non sarei mai e poi mai riuscito a vincere la mia guerra la mia battaglia io perdevo a priori perché non ero un vincente si può iniziare la lotta già battuti senza reazioni e crollare a terra dopo il primo colpo nel buio delle prime ore del giorno non c è spazio per i sentimenti e le emozioni chiusi violentemente l anta dell armadio dove era fissato il grande vecchio specchio scheggiato e pieno di macchie di ruggine mi tagliai proprio nel gesto di nascondere quel volto che mi guardava con odio il sangue cadde copioso sulla borsa nera la borsa conteneva 5 kg di cocaina purissima la guardavo mentre stringevo forte la mia mano È tardi devo scendere per andare a lavoro il vetro tranciò di netto almeno due delle tre vene che fuoriuscivano dal torso della mia mano sinistra in breve il flusso del sangue si attenuò ed ero già in metropolitana a vomitare il whisky del giorno prima ogni mattina sempre nello stesso punto poco prima di avvicinarmi al solito bar ed ordinare un succo di arancia giravo l angolo e vomitavo come disgustato da un altra giornata sempre uguale a quella del giorno prima sempre peggio di quella del giorno prima ora sono dentro un treno insieme a un altra decina di sconosciuti sono lì che fisso il buio della galleria dal vetro sono lì che fisso il riflesso delle altre persone dietro di me le guardo le studio nella mia mano destra stringo la borsa sporca di sangue nella mia mano sinistra stringo un fazzoletto grigio ormai completamente rosso e contemporaneamente mi appendo alle cinghie del soffitto per non cadere ed è proprio lì che girandomi scrutai gli altri volti c era qualche colletto bianco come me c erano donne e uomini vestiti pesantemente per il grande freddo che attanagliava la città c era quel vecchio maniaco lì sulla sinistra vicino all uscita che guardava il culo di quelle due ragazzine con lo zaino in spalla mentre lui guardava loro io guadavo lui disgustato e irritato mentre attendevo che i nostri sguardi si incrociassero digrignavo i denti e stringevo le cinghie e il sangue riprese a scorrere cadendomi sul volto il vecchio si girò e vedendo il mio volto sussultò dalla paura e si apprestò a cambiare vagone lentamente asciugai il sangue dal mio volto con le maniche del cappotto di kashmir e mi avvicinai all uscita sono già in ascensore quando mi accorgo che un altro fottuto giorno di lavoro è appena cominciato c è chi si ferma alla macchinetta del caffè chi legge un giornale commentando i risultati sportivi del fine settimana io e la mia borsa segreta ci addentriamo nel bagno degli uomini per azzerare il senso critico una due strisce di prima mattina così per dimenticarsi di essere inutili e privi di senso a turno uno due tre persone passano davanti a me per ritirare le loro dose giornaliera settimanale occasionale di incoscienza io non giudico io non vinco io parto sconfitto prima di combattere sono quasi le 9:00 quando prendo posto sulla mia sedia accendo il pc e controllo velocemente i documenti sulla mia scrivania accendo una sigaretta e guardo fuori il giorno che cerca lentamente di venire fuori dai grandi palazzi della città ad un certo punto proprio dal palazzo davanti il mio un intensa nube di fumo precede il rombo di un esplosione un appartamento al 17 piano è volato via dalla finestra con tutte le persone che accorrono per vedere che sta succedendo io prendo la mia borsa e le sigarette e scendo passando davanti al palazzo in fiamme scorgo il presunto proprietario di casa che parla con gli sbirri È un ragazzo della mia stessa età che incredulo chiede spiegazioni alle forze dell ordine i nostri sguardi si incrociano e lui ha la mia stessa faccia la faccia di chi è stanco e rassegnato ma ha quel ghigno quello strano ghigno evidenziato dalle tumefazioni sugli occhi e sulle guance come di chi ha combattuto da poco mi dirigo verso l aeroporto con destinazione ignota non ho bisogno di sapere dove andare se ci devo andare in ogni caso È un informazione superflua inutile come la mia vita ogni battaglia è già persa se inizi a lottare sconfitto salgo sull aereo appena in tempo per svenire sul sedile la borsa è rimasta in una cassetta 14

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di sicurezza alla stazione e ho con me solo qualche dose sento una voce mi giro e vedo di nuovo quel tizio quello della casa che poco prima era a raccogliere pezzi del suo bagno per le vie del centro sta di nuovo sghignazzando e sembra parlare da solo guardando il contenuto della sua valigetta 24h rimango voltato a fissarlo per un po attraverso i sedili distogliendo lo sguardo solo quando si accorge della mia presenza vado in bagno due strisce a 10.000 metri di altezza con gli occhi che escono fuori dalle orbite e le vene sulla fronte che stanno per esplodere un respiro profondo e sei già in un altra città di un altro stato a parlare con altra gente delle stesse cose vendo automobili la gente compra ancora grosse e costose automobili io non ho la macchina io sono contro le macchine le farei esplodere tutte se potessi ma non è la mia guerra e tanto meno potrò vincerla dopo i convenevoli e la cena mi ritrovo in un motel fuori città che aspetto il giorno dopo per ricominciare una due tre strisce ho una fottutissima voglia di bere sono nel bar accanto al motel due prostitute attaccano bottone e gli offro da bere ma non ho voglia di parlare né tanto meno di scopare esco fuori nel freddo autunnale coprendomi con la giacca il collo accendo la sigaretta e 100 metri davanti a me sotto un faro che lo illumina vedo il tipo della casa e dell aereo intento a schiaffeggiarsi in un primo momento cerco di intervenire ma poi preso dalla paura e dal terrore mi nascondo nell ombra a fissarlo le sberle diventano fottutissimi pugni e comincia a sputare i suoi denti per la potenza dei colpi si accascia al suolo distrutto io lo lascio lì e torno in camera pensando tutta la notte a quel folle magari un giorno anch io arriverò a picchiarmi da solo dietro un bar losco in una periferia deserta di una città sconosciuta solo per spirito di rivalsa non potendo sconfiggere il mondo tanto vale sconfiggere se stessi tanto vale rassegnarsi due tre quattro strisce il giorno dopo sono su un taxi e poi di nuovo in aeroporto salgo dall aereo scendo dall aereo salgo sul bus scendo dal bus non riesco a capacitarmi di quello che mi succede sarà la droga sarà la stanchezza l insonnia sarà che non ho nemmeno voglia di capacitarmi sono nell atrio della stazione quando alle mie spalle un grido gela l atmosfera mi giro e un giovanotto viene verso di me correndo voltato non vedendomi mi centra in pieno e cadiamo a terra ha in mano una borsa appena rubata a quella vecchia tutta imbacuccata con preziosissimi gioielli che mi prega di trattenere il giovane ladruncolo lui è ancora addosso a me e mi punta impaurito una pistola tremando dietro di noi tre poliziotti tirano fuori il ferro e ci minacciano entrambi di stare fermi e di non muoverci il ladruncolo punta l arma prima verso di me e poi verso i poliziotti poi intima di alzarmi e mi usa come scudo per cercare di farsi strada per uscire io sono lì in mezzo al grande atrio della stazione stretto al collo da questo ladruncolo che puzza di sudore e vodka che grida e piange e mi sento come al sicuro come quando stai con chi sta peggio di te mi chiedo tra i due chi è il vero criminale io che vendo macchine della morte inquinanti e causa dell uccisione di milioni di persone ogni anno o questo scapestrato che avrà trovato una pistola giocattolo nella spazzatura e ha rubato pochi spicci per tirare a campare fino a domani mi chiedo dei due chi è che ha deciso veramente di combattere per una vita migliore se io che ogni mattina mi alzo e vomito dallo schifo o lui che probabilmente non ha nemmeno una casa mi chiedo chi è che ha vinto dei due e chi è che è partito sconfitto il frastuono dei colpi ed entrambi indietreggiamo cadendo all indietro sul marmo freddo immobili io su di lui e lui che ancora stringe con le braccia sottili il mio collo gonfio e teso entrambi sconfitti e abbattuti da chi o da cosa non si capisce forse da noi stessi fermi immobili con il sangue che si sparge sui nostri vestiti quanta voglia di gridare quanta voglia di reagire quanta voglia di combattere proprio adesso che stai morendo e non passano i ricordi davanti i tuoi occhi passa davanti a te solo la rabbia e la consapevolezza di essere sconfitto a priori perché si è scelto di non voler reagire consapevole della tua fottuta ininfluenza su quello che ti succede intorno che tu sia qui adesso non importa un bel niente a nessuno la troia che ti scopi o la madre dei tuoi figli sarebbe comunque lì con qualcun altro al tuo posto il tuo lavoro i tuoi soldi le tue emozioni sono niente e non importano a nessuno ti hanno voluto così ti hanno messo al mondo e ti hanno fornito tutti i mezzi per dimenticare di essere vivo droga alcol libri cinema storie religioni viaggi riviste cibo cinese e messicano e fast food ti hanno detto che devi avere una macchina e mettere su famiglia una volta che avrai un lavoro sicuro che non ti piacerà ti hanno detto che la vita è sofferenza e se non vuoi soffrire devi comandare la tua vita o perdere completamente i contatti con la realtà io ho scelto la seconda risposta forse la risposta più facile no lo so io ho perso perché ho deciso di perdere sono stato sconfitto ancor prima di combattere perché non si vince mai a priori a priori si può solo essere sconfitti 15

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