Il ciclista Felice

 

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flavio casella il ciclista felice

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il ciclista felice o quando come per caso ­ o per pigrizia dei sensi o per la fugace traccia d un sogno svanito subito dopo il risveglio ­ ti capita tra le mani una foto ingiallita o ti torna in mente un appassito ricordo la sensazione dello scorrere d un tempo che fu tuo e più non è e allora ristai immobile di fronte a te stesso a ridisegnar nell anima lontane istantanee virate nel seppia della rimembranza un tornante in valtellina il profilo fiero e tagliente d un eroe un tubolare forato da robic sul tourmalet un osteria di campagna un toro in un recinto la bici poggiata a un albero sul colle di zambla e ti sovvien l eterno e le morte stagioni e della tua eternità personale ti vien voglia di parlarne che tutti ne sappiano prima che sia tardi e se ne perda per sempre anche il ricordo e ti pare di tale rilevanza questa tua privata e insignificante stagione vissuta che ti siedi e cominci a lasciarne traccia sulla carta con la compunta certezza che possa essere l ultima cosa importante alla quale metterai mano in vita tua prima di dire nunc dimittis servum tuum domine e chiudere gli occhi per sempre e neanche ti importa sapere se invece debba rimanere ancora tua e solo tua come mille altre cose che hai sognato di condividere e non hai condiviso con nessuno 3

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1 chi fu a passare la borraccia all altro era questo il nostro tormentone preferito la domanda che sempre ricorreva nei momenti di stanca quando ci si sedeva al ciglio della strada a ripigliar fiato dopo aver macinato tornanti su tornanti tirando l anima coi denti le dita indolenzite a furia di smanettare col cambio che tanto il rapporto giusto non lo trovi mai cazzo per forza ti salta sempre la catena la vuoi capire che è inutile intestardirsi col 53/26 che ti storce il cambio tutto da una parte quando col 39/19 ottieni lo stesso sviluppo e la bici ti va via liscia era marco il nostro tecnico quello che sapeva a memoria lo sviluppo di pedalata di tutti i rapporti corona/pignone capace di regolare in cinque minuti la tensione della catena e dei cavetti di tutte le nostre bici che il cambio scattasse fluido e senza sforzo con un impercettibile clic s incazzava a bestia nel vederci usare un rapporto secondo lui non idoneo aveva con la bici un rapporto quasi carnale una confidenza più stretta della nostra lo si vedeva dalle posizioni che assumeva in sella posizioni che a noialtri erano estranee come per un distaccato rispetto per il mezzo meccanico che non riuscimmo mai a superare del tutto marco era grande e grosso e potente con questa scusa tagliava l aria meglio di noi lo lasciavamo spesso in testa a tirare il gruppo quando s andava a quaranta all ora sulla strada piana e asfaltata sovente sopportava in silenzio mulinando le gambe a novanta pedalate al 4

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minuto appena sfiorando il manubrio con quelle sue manacce da manovale senza apparente sforzo nello scegliere la traiettoria migliore evitando ogni buca ogni minima disuniformità del terreno con un impercettibile movimento del busto a volte ce lo faceva apposta a scartare all ultimo istante per vedere se chi lo seguiva da presso fosse altrettanto pronto gli bastava intuire dietro di sé più che sentirlo il lieve sobbalzo l imprecazione trattenuta tra i denti di chi incespicava nell ostacolo imprevisto per voltarsi a mezzo con l ombra di un sogghigno sulle labbra ogni tanto qualcuno ci cascava ­ pirla ­ gli gridava ­ scarta un po prima no non aspettava altro lo vedevi sollevare il busto e fare un cenno con la sinistra ­ va un po tu a tirare ­ rideva ­ così scarti quando vuoi altre volte lo provocavamo specie in salita dove il suo peso ad onta della potenza fisica lo limitava maurizio ed io più agili e leggeri ci producevamo in scatti improvvisi rizzandoci in piedi sui pedali ben sapendo che in breve e senza neppure alzarsi dalla sella ci avrebbe raggiunti in quelle occasioni ci guardava storto mentre ci superava ansimando ma senza mai smettere di sorridere e in quel frangente nessuno dei tre poteva nascondere un sorriso mentre ci rialzavamo sulla sella e ci voltavamo ad aspettare salvo che recuperava sbuffando col suo fisico tarchiato e compatto più adatto alle volate che non ai tornanti di montagna ma alla fine s era sempre insieme e vicini tutti e 5

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quattro su e giù per i tornanti della val serina o per le strade piane della brianza e del lago di lecco ad annusare nell aria il gusto della fatica e della velocità a cogliere nella vibrazioni della bicicletta e negli scatti del cambio un ombra di vita alla ricerca di quel rapporto emotivo che ogni cavaliere sente col proprio cavallo e che ogni ciclista cerca di rivivere col suo mezzo meccanico e ad ogni sosta in un prato o sotto un albero nel dar di piglio alle borracce per dissetarci sempre sortiva fuori l eterna domanda fausto o gino bartali o coppi chi fu a passare la borraccia all altro salvo era il più convinto troppo giovane per aver vissuto dal vivo le gesta dei due era comunque un bartaliano irriducibile ­ figuriamoci ­ esclamava ­ coppi pace all anima sua era un bello stronzo ve lo dico io È stato gino a passargli la borraccia mi ci giocherei le palle noialtri non ne eravamo così sicuri ma in fondo neppure ce ne importava molto era più che altro un abitudine un modo per passare il tempo per consolidare la nostra amicizia attraverso la comune passione per il ciclismo e da coppi e bartali si passava a gimondi e merckx a saronni e moser a bugno e chiappucci sostammo un pomeriggio di primavera in un osteria in collina dalle parti di monticello brianza reduci da una tirata a denti stretti su per l erta di sirtori ci sembrò un meritato premio poterci sedere sotto un pergolato all ombra del glicine in fiore masticando con gusto 6

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pane e salame e bevendo un vinello fresco l oste aveva pochi clienti da servire e una gran voglia di parlare notò le nostre tenute e le nostre bici attaccò discorso raccontò d essere stato anch egli ciclista dilettante raccontò di gare eroiche nel primo dopoguerra di sterminati gruppi di ragazzetti quindicenni su bici preistoriche in gara da milano a sestri levante costretti poi a notte a far ritorno a casa con lo stesso mezzo raccontò d aver vinto una di quelle corse e d averne avuto in premio un tubolare forato e abbandonato da jean robic sul tourmalet nel 44 e insistette per mostrarcelo quel curioso trofeo racchiuso in una teca di vetro impolverata raccontò d aver gestito per anni un osteria in toscana e d aver spesso avuto ospite un famoso ciclista ormai in pensione che passava di lì durante le sue sgambate e che all acqua della borraccia preferiva un robusto bicchiere di chianti il nome di quel campione ci disse era gino bartali raccontò d avergli chiesto lumi su quella famosa foto della borraccia e d averne avuto in risposta un risolino divertito e mille imbarazzati ed esitanti ammiccamenti prima di confessare che ovvìa l era tutta una frottola e che quella foto se l erano inventata di sana pianta lui e fausto per compiacere un giornalista a caccia di scoop che vedendoli pedalare assieme per quella salita aveva talmente insistito ­ ma ci credete voi ­ borbottava salvo sulla via del ritorno mente pedalavamo pigramente affiancati per 7

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le ripide discese della collina brianzola ­ secondo me ci ha contato un sacco di balle quello lì magari non l ha neanche conosciuto bartali non gli rispondemmo forse sì forse in quel momento ci sentivamo tutti quanti un po derubati di qualcosa 2 il ciclista felice l autunno è la stagione più crudele direbbe il poeta ma anche la più dolce e triste neppure hai fatto in tempo a rientrare in ufficio dalle ferie e a riprendere l eterno tran tran di sempre e a giustificarti con gli amici in bicicletta quest estate no sai non mi ci stava in macchina e tu a dà via `l cü te e la bicicletta in spiaggia me la dovevo portare e tu beh sai com è mia moglie mi ha detto non romperai mica le palle anche in ferie con quella bici e così per non litigare che già vedi nuvole basse addensarsi ogni sera all orizzonte e scruti il cielo ogni venerdì pomeriggio e ti chiedi pioverà farà bel tempo e intanto si avvicina a gran passi l equinozio e le ore di luce sprofondano in un baratro del quale non sembra possibile veder la fine e insomma di rimontare in bici e macinar chilometri mica ne hai più tanta voglia ­ oh ragazzi ­ diceva salvo ad ogni fine settimana ­ ma a voi le ferie v hanno proprio ammosciato vogliamo ritirarla fuori `sta cacchio di bici o aspettiamo che nevichi 8

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e tutti quanti a guardarci perplessi farfugliando le scuse più inverosimili ­ mah il meteo ha detto che domani piove devo tinteggiare una stanza sistemare il box ho promesso a mia moglie di portarla in centro ma poi ci si ritrovava sempre più il tempo che si passava nelle pause del lavoro o alla sera a progettare uscite e itinerari che non quello trascorso in sella ogni volta alle prese con programmi sempre più ambiziosi oh quest anno lo si fa lo stelvio eh stavolta lo becchiamo il felice che non si sarebbero mai realizzati perché su una cosa eravamo sempre e comunque d accordo divisi tra bartaliani e coppiani tra tifosi di bugno o di chiappucci o di indurain ma uniti nella comune venerazione per felice gimondi lo sfortunato ciclista dal sorriso triste scolpito nella roccia l eterno secondo quello che se non c era merckx sarebbe stato il più grande di sempre il campione bergamasco del quale tutti avevamo vissuto le imprese nell infanzia o nell adolescenza che viveva a un passo da noi e che sognavamo di incontrare in sella alla sua bici ogni volta che salivamo verso oltre il colle e il passo di zambla ­ ma perché ­ aveva provato a obiettare maurizio le prime volte che ne parlavamo ­ non lo andiamo a trovare a sedrina non ha mica un ristorante lì andiamo dentro e gli chiediamo l autografo no sarebbe stato facile in effetti ma tutti sentivamo che non sarebbe stata la stessa cosa che in sella ad una 9

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bicicletta dovevamo trovarlo perché il nostro incontro avesse un significato un bosco di castagni in val brembana doveva essere la cornice di un indimenticabile avvenimento l anziano campione e quattro dilettanti e appassionati suiveus che pedalano fianco a fianco come vecchi amici chiacchierando del più e del meno il grande felice avrebbe firmato autografi a tutti e quattro e ci avrebbe narrato di merckx e di hinault e di moser e del mondiale del 73 e del tour del 65 e del giro del 76 e a sera ce ne saremmo tornati a casa eccitati e felici potendo raccontare a tutti di aver incontrato gimondi in persona e di esserne diventati amici mai lo incontrammo in quei tre o quattro anni che trascorremmo assieme pedalando per le valli bergamasche e lecchesi e sempre parlandone tra noi e ogni volta dicendoci sarà per la prossima 3 maurizio e il toro la lombardia è regione ritrosa e pudica nasconde in sé le sue riposte bellezze quasi timorosa di denudarsi ad occhi estranei e di mostrare di primo acchito le sue glorie non ne rimarrai abbagliato come di fronte al mare della liguria né incantato come dall ipnotico stendersi delle viti e degli olivi della collina toscana ti toccherà bensì addentrarti in essa in profondità per coglierla sfuggire all impatto grigio di milano e dei suoi dintorni all invariabile immobilità della pianura circostante se vorrai finalmente colmartene gli occhi e il 10

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cuore e così noi facemmo a lungo in quell ormai lontano periodo nessun mezzo essendo più adatto allo scopo della bicicletta percorrendo all alba le strade irte di fabbriche e mobilifici della bassa brianza l occhio fisso al lontano tralucere della grigna e del resegone che si ergevano di fronte a noi nella luce ancora incerta già sapevamo che avremmo vissuto l atmosfera incantata e silenziosa dei boschi di castagni e di querce delle valli avremmo ammirato vertiginosi panorami sul lago sfumati come da un filtro flou dall impercettibile nebbia del mattino saremmo stati immersi al ritorno nella luce sfolgorante del tramonto autunnale che tinge la campagna di colori accesi e variegati e scivola nel buio della sera accompagnando il nostro rientro nelle fredde luci della città anche la pianura ci riservò sorprese inaspettate fattorie e porcilaie dalle parti di san pietro all olmo prati contornati da tigli in fiore attorno a vecchi casolari abbandonati stradine silenziose e introvabili sui navigli scendendo un giorno da un cavalcavia in fila indiana e a velocità sostenuta notammo con la coda dell occhio sulla nostra destra al fondo della scarpata un ampio recinto di terra battuta apparentemente deserto contornato da una robusta staccionata di legno una sorta di corral all americana non ci fu possibile sul momento approfondire l esame a maurizio nel bel mezzo della discesa saltò la catena dal deragliatore sbandò tentò di tenere in strada la bici non vi riuscì finì a capofitto giù 11

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per la scarpata io che stavo in coda al gruppo subito dietro di lui diedi una voce agli altri tutti ci arrestammo sul ciglio della strada frenando bruscamente maurizio allargando d istinto gambe e braccia scivolò lungo il ripido pendio e si arrestò illeso contro la staccionata voltandosi subito dopo verso di noi e facendo un gesto rassicurante col pollice alzato la bici dopo qualche rimbalzo sulle irregolarità del terreno era andata ad atterrare un paio di metri dentro il recinto ­ che roba è ­ chiese salvo ­ un maneggio ­ può darsi ­ fece eco marco ­ però cavalli non se ne vedono ­ saranno dentro la stalla ­ dissi io indicando una costruzione di legno che si ergeva nell angolo più lontano maurizio balzato al di là della staccionata aveva rimesso a posto la catena e si guardava attorno per cercare una via di risalita guardammo anche noi al fondo della discesa ci parve di intravedere una stradicciola sterrata dipartirsi dalla via principale ed inoltrarsi in un boschetto di pioppi in direzione del recinto la indicammo al nostro compagno mentre risalivamo in sella per andargli incontro giunti sull altra estremità del corral mentre scendevamo dalle biciclette vedemmo maurizio che pedalava prudentemente sulla terra battuta verso di noi ma nello stesso istante ci accorgemmo che il recinto non era affatto un maneggio di cavalli come avevamo sospettavo 12

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bensì la dimora di un toro prima nascosto alla nostra vista dalla mole della stalla e che ora potevamo vedere chiaramente intento a brucare i pochi fili d erba che crescevano ai margini dello spiazzo per lo stesso motivo neppure il toro aveva fino a quel momento visto noi ma maurizio procedendo attraverso il recinto gli si presentò ben presto davanti agli occhi vedere un estraneo aggirarsi nella sua proprietà e caricare per l irascibile animale fu tutt uno maurizio che lo aveva alle spalle non lo vide subito fummo noi ad attirare la sua attenzione con frenetici gesti delle mani e gridando allarmati ­ il toro mauri occhio al toro lo sventurato ciclista c impiegò qualche istante di troppo per comprendere quel che stava accadendo sulle prime pensò forse a uno scherzo ma ben presto si rese conto che lo spavento sui nostri volti era autentico e gli bastò un occhiata alle sue spalle per vedere la minaccia che incombeva su di lui s ingobbì sul manubrio producendosi in uno sforzo disperato ma il toro guadagnava inesorabilmente terreno non ho idea sinceramente di che velocità possa raggiungere un toro alla carica sono convinto che su strada piana e asfaltata un ciclista allenato come maurizio sarebbe riuscito a distanziarlo ma su quel terreno sconnesso era impresa disperata maurizio teso nello sforzo sbandò una due volte incespicò con la ruota anteriore in un sasso più grande degli altri finì a terra lungo disteso a non più di tre metri dalla staccionata si 13

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rialzò come una molla col toro che ormai lo incalzava da vicino raggiunse in due balzi il bordo del recinto e si tuffò dall altra parte dove trovò le nostre braccia pronte ad afferrarlo al volo scampato il pericolo mentre noialtri ci sdraiavamo sul prato tenendoci la pancia dal ridere maurizio si sfogò indirizzando una serqua di improperi in direzione del toro il quale ormai completamente disinteressato a noi dedicava le sue attenzioni alla bicicletta tentando senza successo di incornarla e buttarla in aria visibilmente deluso dal fatto che quello strano oggetto non desse alcun segno di vita ­ e adesso ­ chiese salvo asciugandosi le lacrime che il gran ridere gli aveva fatto spuntare ­ chi ci va a riprendere la bici ­ cerchiamo il padrone del toro ­ propose maurizio ancora visibilmente alterato ­ sarà ben da qualche parte no ­ e dove lo trovi di domenica poi aspettammo un buon quarto d ora nella speranza che il toro si stancasse del gioco e si ritirasse nel suo angolo ma quello non sembrava avesse alcuna intenzione di allontanarsi continuava a guardare un po noi e un po la bicicletta annusandola e girandovi attorno ­ distraiamolo ­ propose marco ­ mauri tu resta qua e tienti pronto ad acchiappare la bici noi andiamo dall altra parte e cerchiamo di attirarlo di là così facemmo aggirando il recinto ci togliemmo le variopinte magliette e cominciammo a sventolarle ur14

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lando a squarciagola il toro ci degnò appena di un occhiata e rimase ad aggirarsi intorno alla bicicletta ­ bisogna andar dentro ­ concluse marco ­ se lo disturbiamo nel suo territorio s incazza di sicuro ­ io non ci vado a farmi caricare dal toro ­ protestò salvo ­ vacci tu se hai voglia di fare il torero marco s infilò tra i tronchi della staccionata fece qualche passo verso il centro del recinto sventolando la maglietta ci volle un po prima che il toro si decidesse a dargli retta pareva quasi che abbandonasse a malincuore la bicicletta di maurizio ma alla fine abbassò la testa e cominciò a trotterellare in avanti marco tornò indietro a precipizio si mise al sicuro con un salto e subito il toro si arrestò e si volse indietro maurizio era appena entrato nel recinto dall altra parte e non aveva ancora fatto in tempo a muovere un passo verso la bici quando se lo vide tornare incontro a corna basse ­ ostia ­ gridò ­ tiratelo un po più in là no il gioco cominciava a divertirmi ­ provo io ­ dissi scavalcando la recinzione feci un passo nel recinto gridando il toro mosse appena il capo ne feci un altro e un altro ancora il toro mi guardava agitando la coda e se ne restava immobile al suo posto mi misi in posizione da torero la maglietta stesa davanti alle gambe l agitai di lato un paio di volte ­ toro aca toro ­ gridai ridendo 15

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