ContempAnticArte

 

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Art Project by Stella Radicati, Graphic Designer: Valerio Tarricone

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prefettura di viterbo u.t.g fondo edifici di culto contempanticarte opere antiche e contemporanee a confronto tredici giovani artisti reinterpretano quattro opere sacre dislocate nelle chiese di viterbo appartenenti al fondo edifici di culto

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progetto grafico valerio tarricone stampa tipografia agnesotti

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contempanticarte opere antiche e contemporanee a confronto ministero dell interno prefettura di viterbo u.t.g fondo edifici di culto progetto predisposto da stella radicati dott.ssa magistrale in arti visive tredici giovani artisti reinterpretano quattro opere sacre dislocate nelle chiese di viterbo appartenenti al fondo edifici di culto

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il fondo edifici di culto f.e.c istituito dalla legge 20 maggio 1985 n 222 attuativa dell accordo del 1984 tra repubblica italiana e santa sede ha come finalità la conservazione la manutenzione e la tutela del proprio patrimonio costituito principalmente da edifici di culto di grandissimo pregio storico artistico religioso e culturale e dalle opere d arte ivi custodite nel patrimonio del f.e.c che ha quale rappresentante giuridico il ministero dell interno ed è amministrato per mezzo del dipartimento per le libertà civili e l immigrazione direzione centrale per l amministrazione del fondo edifici di culto sono confluiti i patrimoni del fondo per il culto e del fondo di beneficenza e religione nella città di roma nonché delle altre aziende speciali di culto organismi istituiti con le diverse leggi eversive della seconda metà dell 800 tra gli oltre 750 edifici sacri di proprietà molti sono universalmente conosciuti per l alto rilievo storico artistico la basilica di s.croce s maria novella s croce e s.marco a firenze s maria in aracoeli s.maria del popolo s maria della vittoria s ignazio s.francesca romana s maria sopra minerva s andrea della valle la basilica dei ss giovanni e paolo al celio a roma l abbazia di farfa e fara sabina rieti e quella di praglia a teolo padova s chiara con annesso monastero s domenico maggiore e s gregorio armeno a napoli la chiesa del gesù ­ c asa professa e s maria dell ammiraglio o della martorana a palermo s domenico s maria dei servi e la chiesa del corpus domini a bologna michelangelo guido reni paolo veneziano caravaggio gian lorenzo bernini domenico antonio vaccaro cavalier d arpino tiziano bernardo luini francesco francia sono alcuni degli autori più illustri e rappresentativi dei più grandi capolavori della storia dell arte internazionale le cui opere sono conservate nelle chiese del fondo insieme alle chiese il f.e.c annovera nel suo patrimonio importanti aree museali la cui gestione è assicurata dal ministero dell interno nell intersesse della cultura tra queste le case romane sottostanti la basilica dei ss giovanni e paolo al celio a roma un sontuoso luogo archeologico consistente in una domus romana unica per la sua ricchezza e conservazione il museo dell opera di s chiara e l adiacente chiostro maiolicato nell omonimo monastero campano e la sala degli arredi sacri all interno della basilica di s domenico maggiore a napoli va ricordato inoltre che il fondo è proprietario di beni di altra natura tra i quali spicca per la sua particolarità la foresta di tarvisio un estensione di circa 23.000 ettari all interno della provincia di udine confinante con la slovenia e l austria un area incontaminata che si presenta ancora in tutta la sua integrità e particolarmente apprezzata per la presenza di rari esemplari di flora e fauna il fondo edifici di culto possiede anche un interessante fondo libraio antico custodito nella biblioteca della direzione centrale costituito da circa 400 volumi editi dall anno 1552 le edizioni di grande pregio storico ed artistico per le splendide illustrazioni eseguite con incisioni xilografiche e calcografiche riguardano non solo opere giuridiche ma anche classici della letteratura attualmente il fondo finanzia interventi di restauro e conservazione per circa 6 milioni di euro oltre ad attuare azioni di conoscenza e di valorizzazione del proprio patrimonio attraverso eventi culturali di notevole rilevanza artistica quali in particolare mostre e pubblicazioni 5

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la prefettura quale organo periferico del ministero dell interno e di rappresentanza del governo in ogni provincia ha tr a le v arie funzioni di competenza anche l amministrazione del fondo edifici di culto realtà del tutto particolare nella pubblica amministrazione sia per storia ed origine del suo patrimonio proveniente dagli enti religiosi disciolti dalla cosiddetta legislazione eversiva di fine 800 che per i compiti cui è preposto garantire una gestione attenta volta alla conservazione restauro tutela salvaguardia e valorizzazione degli edifici sacri aperti al pubblico e concessi in uso gratuito all autorità ecclesiastica il patrimonio immobiliare del fondo edifici di culto diffuso su tutto il territorio nazionale è costituito da circa settecentocinquanta edifici sacri che si caratterizzano per innumerevoli opere d arte presenti al loro interno la provincia di viterbo per legame storico allo stato p ontificio è la terza provincia in italia per numero dopo quelle di roma e napoli con la presenza di trentatre chiese appartenenti al fondo edifici di culto e pertanto di rilievo l attività istituzionale che la prefettura di viterbo è chiamata ad adempiere come rappresentanza sul territorio dell amministrazione del fondo i compiti istituzionali finora svolti non hanno consentito una piena conoscenza da parte della cittadinanza delle ricchezze presenti all interno delle chiese del f.e.c di questa provincia e attraverso la possibilità offerta dai progetti del servizio civile nazionale che hanno individuato nel ministero dell interno e segnatamente nell amministrazione del f.e.c come promotore di uno specifico progetto diretto alla valorizzazione del proprio patrimonio dal titolo percorsi d arte e di cultura in italia ­ il patrimonio del fondo edifici di culto dal sopralluogo all evento che la prefettur a di viterbo attraverso l opera della dott.ssa stella radicati volontaria del servizio civile ha realizzato uno studio ed un analisi di alcuni dipinti presenti nelle chiese del f.e.c nella città di viterbo elaborando il progetto contempanticarte che miscela le finalità istituzionali di v alorizzazione delle opere appartenenti al f.e.c con l azione di giovani artisti contemporanei con l intervento di alcune accademie di belle arti italiane l evento contempanticarte vuole proporre una reale valorizzazione dei gioielli artistici presenti nella pro vincia ed essere da stimolo per il rilancio dei tesori d arte a fa vore della comunità con la finalità di infondere vitalità all antico e a tutta l arte che le meravigliose chiese del suddetto fondo racchiudono l intento è quello di svelare questi tesori ed evidenziare l universo culturale viterbese mettendo in risalto i valori che il f.e.c tutela e persegue senza tuttavia porre vincolanti limiti di fruibilità i beni appartenenti al f.e.c devono infatti essere accessibili e condivisi dalla popolazione pertanto l azione di promozione deve proporsi quale contributo di iniziative che ne incrementino lo sviluppo culturale su tutti i fronti come patrimonio di una città che cresce su una base storica particolarmente ampia e profonda tali opere hanno il merito di divenire parte di una memoria culturale popolare attraverso l integrazione e l attualizzazione del f.e.c come icona divulgativa la manifestazione contempanticarte conferma l interesse ancora vivo per l arte di questa provincia fornendo uno stimolo alla collaborazione tra i soggetti del territorio diretto alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico il prefetto carmelo aronica 7

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chiesa di s maria della verità l edificio unitamente ad un complesso monastico nasce agli inizi del xiii secolo articolato su una iconografia a croce latina coperta da un semplice tetto a vista sostenuto da capriate la fondazione la cui primitiva dedicazione era a s macario fu secondo una locale tradizione senza univoci riscontri documentari opera dei monaci regolari premostratensi la medesima tradizione tramanda come quest ultimi abbandonarono la giovane fondazione per trasferirsi a roma già nel 1231 pochi decenni dopo auspice il cardinale viterbese raniero capocci il complesso era occupato dall ordine dei servi di maria che imposero la nuova dedicazione alla madonna con il titolo di s maria della verità intorno alla metà del xiv secolo l edificio conobbe un cospicuo ampliamento della zona presbiteriale con la creazione di una profonda abside semicircolare dove venne realizzato il coro i rifacimenti risposero sul piano stilistico-formale ad un r affinato lessico gotico con coperture a crociera scandite da costolonature che scaricavano su esili colonnine i lavori furono donati dalla famiglia aristocratica dei bussi lo stretto legame tra la città e la fondazione servita è documentato anche dalle sepolture sui cui coperchi sono scolpiti le immagini di facoltosi viterbesi ivi tumulati con indosso il mantello che contraddistingueva i terziari laici dell ordine per le notizie sopra riportate cfr c pinzi memorie sulla chiesa di s maria della verità ora museo viterbese -biblioteca degli ardenti la chiesa di s maria della verità ancora conserva frammenti della decorazione pittorica che tra la fine del xiii e gli inizi del xiv secolo ornavano le cappelle sulle pareti laterali la sovrapposizione degli altari rinascimentali realizzati dai fratelli fiorentini pietro e sebastiano d antonio sullo scorcio del xv secolo aveva obliterato alla vista e alle funzioni liturgiche le antiche cappelle sostituite dai nuovi altari una di queste in seguito ai lavori di restauro resisi necessari per risarcire i danni dei bombardamenti del 1944 fu parzialmente riportata alla luce rivelando sul montante sinistro la frammentaria figura di s michele arcangelo un evento di grande rilevanza produsse notevoli ripercussioni sulla storia del complesso conventuale di s maria della v erità nel 1446 si diffuse voce che nella chiesa era avvenuta una miracolosa apparizione della vergine l epifania comportò la trasmutazione della chiesa in santuario con conseguente accensione di un sentito culto popolare e di un cospicuo afflusso di donazioni che contribuì in manier a decisiva all arricchimento decorativo dell edificio il dato di maggiore evidenza che emerge dal nuovo status santuariale dell antico complesso è rappresentato dal suo assumere un peculiare significato socio-economico nell ambito della comunità viterbese il culto viene a denotarsi di natura prettamente popolare alimentato dalle corporazioni di arti e mestieri la campana fusa nel 1450 dal maestro viterbese sante di angelo sante delle campane con le prime offerte seguite all evento miracoloso era ornata dagli emblemi delle arti vasi cazzuole strumenti contadini etc tra i resti di affreschi che ancora ornano due degli altari sulla parete sinistra ricorre con grande evidenza la figura di s antonio abate figura fortemente folclorizzata dalle peculiari connotazioni di santo protettore del mondo rurale inoltre ulteriore dato di grande rilevanza storica due degli altari posti sulla parete destra erano sotto il patronato di una corporazione di corsi tutti tessitori di lino una delle voci più importanti dell economia agricola viterbese nel quattrocento e dei coniugi pietro paolo e margherita guizzi anch essi corsi e arricchitisi nell arte della lana i primi commissionarono per il loro altare a maestro pancrazio jacovetti da calvi la pala con il matrimonio mistico di s caterina cfr s santolini una nuova f gura di artista umbro della f ne del quattrocento pancrazio jacovetti da calvi in «storia dell arte» 83 1995 pp 48-81 i secondi la grande pala centinata con il presepio attribuita ad antonio del massaro ambedue le opere sono conservate nella pinacoteca del museo civico anche il primo altare sulla parete sinistra fu eretto da un arte cittadina la corporazione dei muratori che commisero al maestro viterbese costantino di jacopo zelli la deposizione dalla croce anch essa conservata nel museo civico così influenzata dalla superba deposizione di sebastiano del piombo la decorazione dipinta della chiesa comprende anche 8

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la modesta cappella cinquecentesca sulla parete sinistra e i riquadri affrescati sulle pareti del braccio sinistro del transetto nella prima conpare una madonna in trono tra i santi giovanni battista e antonio abate in cui è dato notare l intervento di almeno due maestri di ascendenza culturale vagamente peruginesca uno autore della discreta figura di s giovanni ad un secondo è da attribuire il resto del dipinto che si presenta molto più modesto rispetto alla figura del s giovanni sul dipinto compare un inserto datato 1611 con una fresca rappresentazione di genere con dei taglialegna al lavoro la decorazione del transetto comprende una frammentaria rappresentazione di un santo vescovo di fronte ad un sarcofago posto sotto una imponente tenda a padiglione tenuta aperta da due angeli il magniloquente artificio scenico fa il paio sul territorio con una analoga r appresentazione nella ex chiesa di s nicola a bler a e trova il suo prototipo nelle invenzioni di piero della francesca negli affreschi di s francesco ad arezz o una notizia di giuseppe signorelli -non verificabile attribuisce il dipinto ad antonio da roma pittore spesso nominato nei documenti ma non collegato a nessuna opera certa sulla parete di fronte compaiono tre riquadri definiti da eleganti cornici di gusto antiquariale dove sono dipinti s fabiano papa tra i santi sebastiano e rocco la trinità la stigmatizzazione di s fr ancesco nonostante che i tre singoli riquadri siano praticamente coevi rimane evidente come gli ultimi due siano stati realizzati dopo il primo e sovrapposti ai precedenti dipinti le stesse cornici che circoscrivono questi due ultimi riquadri pur rispettando il gusto all antica sono di una fattura semplificata e più corsiva rispetto a quella più curata ed elegante della prima scena ornata anche da un timpano centinato nella cui lunetta è dipinto in grisaille un cristo al sepolcro in via ipotetica per affinità stilistica si può avvicinare questo affresco a cola da roma di cui le fonti tramandano come avesse già affrontato lo stesso tema in una tavola autografa dipinta per la chiesa di s agostino a narni cola profondamente influenzato da pinturicchio col quale è in grande familiarità ha goduto di un suo pieno riconoscimento grazie ad un consistente numero di atti che oltre a permettere di restituirgli la madonna dei raccomandati del museo diocesano di orte finora attribuita al viterbese giovanni francesco d avanzarano ne documentano una cospicua attività professionale e la lunga permanenza ad orte dove aveva eretto la sua residenza e dove vi muore tr a il 1500-1502 al pittore romano è attribuita anche un opera in collaborazione con giovanni francesco d avanzaranonella collegiata di vignanello la pala bifac ciale con l assunta e il r edentore benedicente una attribuzione ricca di suggestioni anche in considerazione di una ipotesi che tende a definire una interessante linea di ricerca quale il fatto che i due riquadri di s maria con la trinità e la stigmatizzazione di s francesco sono riferibili ad un maestro molto affine proprio ai modi del d avanzarano pinzi senza però fare menzione della fonte documentaria fa riferimento ad un intervento decorativo nel 1449 di francesco d antonio detto il balletta autore di affreschi sulla parete ai lati della porta d ingresso a questi è attribuito il rovinatissimo affresco staccato e tr asferito su tela con l annunciazione s marta tr a s maria maddalena e s antonio abate posto sulla controfacciata a rendere interessante l apparato decorativo della chiesa di s maria della verità concorrono anche prodotti di alto artigianato artistico come le mostre scolpite degli altari opera dei citati maestri fiorentini pietro e sebastiano d antonio nonché l importante tetto a capriate realizzato dal maestro viterbese p aolo di mattia autore anche delle coperture di s maria nova e s lorenzo a chiudere questi brevi note è l illustrazione dell episodio artistico più importante del quattrocento viterbese la cappella mazzatosta dipinta da lorenzo di giacomo giacomo di pietro paolo padre di lorenzo è indicato dai documenti come un cittadino in vista a viterbo dove ricoprì più volte dal 1431 al 1457 la carica di priore e pa vimentata con le pianelle smaltate dal ceramista viterbese paolo di nicola autore anche del pavimento del sacello di s maria della peste intorno alla metà del secolo il convenzionale mondo artistico viterbese profondamente ancorato alle tradizionali strutture organizzativ e artigiane è attraversato da rivoluzionari fermenti afferenti alle più avanzate innovazioni rinascimentali che hanno i punti di riferimento 9

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essenziali in apporti forestieri e in particolare nel genius loci per molti versi ancora avvolto nel mistero lorenzo l unico maestro viterbese che risponde a criteri nuovi di qualificazione in senso intellettuale della funzione artistica non più ridotta a sola attività fabbrile ignota è ancora la sua data di nascita avvenuta negli anni 40 del secolo e ignote sono le sue origini come pit tore così come ipotetica è la data della sua morte da zeri f zeri una pala d altare di lorenzo da viterbo in «bollettino d arte del ministero della pubblica istruzione» 1953 p 41 supposta avvenuta nell anno 1472 per la presenza della piccola croce che precede la firma di lorenz o nella pala d altare con la madonna in trono tra i santi pietro e michele arcangelo realizzata per la chiesa di s maria maggiore a cerveteri l unica opera a lui riferibile oltre agli affreschi viterbesi della cappella mazzatosta la innovativa modernità del suo linguaggio l eccentricità rispetto alla cultura dominante nell ambiente viterbese e probabilmente la morte piuttosto prematura hanno condannato lorenzo all oblio storiografico non ne fanno menzione sia vasari sia l abate lanzi solo nel secolo scorso nel 1827 si ebbero le prime note di attenzione su lorenzo da parte di d agincourt g b seroux d agincourt storia dell arte prato 1827 p 12 che lo indica senza fornire nessun supporto documentario allievo di masaccio rumhor r rumohr italianische forschungen berlino 1827 ii pp 175 ss 202 ss con più cognizione legge nel suo stile elementi che lo accomunano a maestri fiorentini come l angelico lippi baldo vinetti e benozzo sullo scorcio del secolo nel 1888 fu pubblicata da ricci c ricci lorenzo da viterbo in «archivio storico dell arte» i 1888 pp 26-34 60-67 una monogr afia sull artista e sulla sua opera maggiore gli affreschi della cappella mazzatosta dei quali sottolineò la forte dipendenza stilistica da benozzo tale giudizio fu condiviso da cavalcaselle g b cavalcaselle j a crowe storia della pittura italiana dal secolo ii al secolo xvi anast 1886-1998 bologna p.135 che vi coglie però anche imprestiti da piero molto più recentemente si cimenta in una analisi sull opera del maestro viterbese strinati c strinati lorenzo da viterbo in «il quattrocento a viterbo» pp 179-201 che disconosce le proposte ascendenze e benozzesche e pierfrancescane e avanza invece l ipotesi di un riferimento al linguaggio mantegnesco cogliendo sicure connessioni e unità culturale tra la cappella mazzatosta la camera degli sposi a mantova e alcuni affreschi di palazzo schifanoia a ferrara un saggio recentemente pubblicato da coliva a coliva lorenzo da viterbo nella cappella mazzatosta in scritti in onore di giulio carlo argan scandicci fi 1994 definisce in termini suggestivi anche se assolutamente non definitivi la figura e l opera di lorenzo l autrice ritrova in una serie di vicende cittadine diverse le ragioni della realizzazione del complesso decorativo della cappella mazzatosta la miracolosa apparizione della vergine avvenuta nel 1446 che aveva posto la chiesa di s maria della verità in una posizione centr ale nel panorama sociale cittadino l esaltazione del successo della crociata indetta da papa paolo ii contro everso dell anguillara con il papa ritratto nelle sembianze del s gregorio dipinto nella volta ed infine con una intenzione di esaltazione municipale che si esprime nel matrimonio con la raffigurazione dei ritratti di membri delle famiglie dei gatti e dei maganzesi capofila delle secolari lotte cittadine tra guelfi e ghibellini l approfondimento critico evidenzia ancora come lorenzo per il quale è ipotizzabile anche una pratica diretta in qualche cantiere dove venivano sperimentati i più inno vativi linguaggi pittorici dell epoca sia venuto a rappresentare un risultato tra i più sorprendenti tra quelli raggiunti dall umanesimo figurativo nell italia centrale interprete di conquiste formali stilistiche e prospettiche fino a quel momento del tutto estranee nell ambiente viterbese e dopo di lui destinate a rimanere tali perché sul territorio sarebbe stata privilegiata piuttosto la tendenza conservatrice di antoniazzo nel suo lavoro coliva molto convincentemente ripropone la forte dominante di benozzo gozzoli nella fattura degli affreschi nella volta vi legge affinità formali e di impaginato con la volta del coro di s agostino a s gimignano realizzata da benozzo nel 1465 una influenza presente anche nella parete sinistra dove il cospicuo ricorso a ritratti dal vero che caratterizzano gli astanti nel matrimonio della vergine aveva avuto un precoce precedente proprio con benozzo a firenze 10

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quando era ancora latente l influenza fiamminga anche se comunque non rimane estranea nella fredda staticità delle figure senza correlazione di dialogo fra loro la lezione pierfrancescana inoltre le evidenti discrepanze formali e qualitative riscontrabili anche nelle diverse vele della volta sono ipotizzate da coliva come il frutto di interventi di aiuti e in particolare di assenze prolungate di lorenzo dal cantiere determinate o da opportunità professionali o dal verificarsi di avverse circostanze politiche quali la cacciata da viterbo del potestà umanista niccolò perotti suo protettore nonché segretario del potente cardinal bessarione che a detta di coliva favorì anche la sua attività a roma nella chiesa dei ss apostoli in collaborazione con antoniazzo in definitiva la personalità di lorenzo pur venendo ad acquisire contorni decisamente più definiti rimane ancora in gran parte da indagare anche in funzione degli esiti che essa ha avuto nella formazione di collaboratori o epigoni la preziosa cappella di s maria della verità eretta negli anni sessanta del quattrocento dal nobile viterbese nardo mazzatosta in seguito al bombardamento subito da viterbo nel marzo 1944 rischiò di essere cancellata definitivamente dal patrimonio artistico cittadino e nazionale il caso volle invece che essa divenisse il manifesto delle più avanzate teorie di restauro artistico grazie alla lucida caparbietà del direttore dell istituto centrale del restauro il prof cesare brandi per una puntuale descrizione del procedimento cfr c brandi in situ la tuscia 1946-1979:restauri interventi ricordi a cura di paolo antinucci viterbo 1996 pp 47-66 le schegge e lo spostamento d aria provocato da una bomba che aveva colpito la facciata della chiesa produssero la sconnessione della volta e la caduta di circa tre quarti degli affreschi delle vele di un terzo della presentazione e dei quattro quinti dello sposalizio parete sx l annunciazione l adorazione parete dx e l assunzione parete di fondo subirono pochi danni erano anche i meno importanti perché assolutamente non innovativi e ritenuti opera di aiuti chiesa della visitazione detta della duchessa la chiesa della visitazione fa parte del complesso monastico dei cistercensi del r amo femminile la presenza delle monache cistercensi a viterbo risale al 1276 quando queste occupavano il convento di s maria del paradiso a distanza di quasi tre secoli queste furono trasferite nella nuova fondazione voluta dalla duchessa girolama orsini farnese duchessa di parma piacenza e castro -da cui la denominazione corrente di monastero di maria s s della visitazione o della duchessa gerolama moglie di pier luigi f arnese figlio di papa paolo iii in seguito all uccisione del marito a piacenza nel 1547 si ritirò nelle terre del ducato di castro e concepì l idea di dar vita per fini espiatori ad un centro monastico a partire dal 1553 ebbe inizio la costruzione del complesso viterbese per la cui fondazione acquisì l area dell antico palazzo del cardinale raniero capocci -anche l eminente personalità del xiii secolo viterbese era un monaco cistercense e di numerose casette con annessi orti che si trovavano nei pressi dell antica chiesa di s.bartolomeo anche questa vene inclusa nel perimetro conventuale perdendo di conseguenza il titolo di parrocchia il primo gennaio 1557 la duchessa gerolama gr azie anche ai buoni uffici del figlio il cardinale ranuccio farnese ottenne da paolo iv un breve che consentiva l istituzione del monastero con af fidamento in perpetuo dello juspatronato ai duchi di castro vi fecero subito ingresso 25 converse provenienti dal territorio di castro e per la conduzione furono chiamate da firenze le monache cistercensi che tuttora lo abitano qualche tempo dopo venne deciso l abbattimento della vecchia chiesa di s bartolomeo e la costruzione di un nuovo tem 11

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pio la prima pietra fu posta il 28 luglio 1607 venne consacrata il 25 maggio 1614 dal vescovo cardinale tiberio muti oltre all altare principale vi erano gli altari del crocifisso fatto costruire da girolama santacroce dei santi benedetto e bernardo dei santi bartolomeo e francesco di s carlo il 26 maggio 1645 innocenzo x concesse il privilegio all altare maggiore e l indulgenza per le festività della visitazione di s bartolomeo di s benedetto s bernardo oltre che le speciali indulgenze dei sette altari la medesima delle sette chiese di roma e dell ascensione della scala santa in ginocchio per assolvere a questa devozione venne costruita un apposita scala all interno del monastero una nuova consacrazione della chiesa avviene il 23 aprile 1729 ad opera del vescovo sermattei al termine di notevoli lavori di restauro gregorio xvi il 4 ottobre 1841 fu accolto dalle monache cistercensi per una visita del monastero che dopo il 1870 rischiò di essere soppresso e trasformato in scuola invece la chiesa fu sottoposta a nuo vi lavori di restauro rifacimenti dorature pitture e rivestimenti in finto marmo la nuova consacrazione venne officiata il 21 marzo 1873 dal vescovo luigi serafini l edificio è a navata unica al sommo della porta di ingresso reca la lapide che celebra la consacrazione del 25 maggio 1614 nell unica absidiola quadrata si aprono le grate che consentono alle monache di seguire le funzioni e vi è alloggiato l altare maggiore nell alzata a forma di tempietto è posto un crocifisso del xvii secolo in alto compare lo stemma con le insegne araldiche dei farnese e degli orsini nella parete destra il primo altare è ornato con il quadro raffigurante il martirio di san bartolomeo copia dal guercino eseguita nel 1774 da annunziata verchiani di roma nel successivo compare una pala del maestro viterbese anton angelo falaschi con la rappresentazione della madonna col bambino e i santi benedetto e bernardo xviii secolo nel terzo altare in una nicchia coperta da un drappo dal 1833 vi è conservata la reliquia del capo di s crescenziano martire due matronei si aprono nella parete che delimita il presbiterio sotto quello di destra si apre la cappella di donna maria benedetta frey detta la monaca santa morta nel 1913 dopo 52 anni di malattia nel 1960 è stata effettuata la ricognizione del corpo ritrovato integro e incorrotto grazie anche ai molti eventi miracolosi ad essa attribuiti è in corso il suo processo di beatificazione sull altare è posta la miracolosa immagine del santo bambino statuina in cera della fine del `700 di cui era particolarmente dev oota suor maria benedetta sulla parete sinistra sull altare prossimo al presbiterio è posta una tela con la visitazione xvii secolo nel successivo una pala ottocentesca con la sacra famiglia e angeli sopra all ingresso è alloggiata una cantoria lignea seicentesca con decori e fregi dorati di raffinata fattura è il soffitto ligneo a cassettoni dipinto in rosso e azzurro con dorature e stucchi 1672-73 opera del modenese giovan battista magni al centro dei lacunari è inserita la tela con la trinità con i santi bernardo e benedetto opera del falaschi xviii secolo chiesa ss trinità la chiesa nota anche come santuario della madonna liberatrice per la miracolosa immagine della vergine conservata al suo interno attribuita ai giotteschi gregorio e donato d arezzo nasce grazie agli agostiniani dell eremo di monterazzano intorno al 1256 papa alessandro iv consacrò l altare maggiore nel 1258 come ricorda una lapide in caratteri gotici ora posta nel chiostro nel 1727 fu realizzata la nuo va chiesa nelle attuali forme il nuo vo edificio progettato dall architetto romano giovan battista gazzale fu realizzato dai maestri giuseppe prada e giuseppe spinedi originari del comasco ma attivi a viterbo ove operarono a lungo la facciata che già presenta linee dell incipiente classicismo è aperta da tre portali alternati a nicchie dove sono allocate le statue di s agostino e s tommaso di villanova scolpite da ca 12

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millo e vincenzo pacetti di roma nel registro superiore si apre un finestrone protetto da una balaustra in peperino e altre due nicchie che accolgono le statue in peperino pure opera dei pacetti di s monica e s rita da cascia l interno a croce latina è articolato in tre navate sullo snodo tra navata e transetto si eleva una imponente cupola sormontata da una lanterna e illuminata da otto oculi i pennacchi sono affrescati con i santi agostino ambrogio girolamo e gregorio opera di giuseppe toeschi archi trasversi suddividono le navate laterali in tre cappelle per lato due cappelle sono ricavate nel transetto e due nelle absidi later ali tutte sono decorate da notevoli pale d altare con le immagini di s giovanni da shagun attribuito al polacco taddheus kuntz s tommaso da villanova di domenico corvi la trinità e i santi agostino e monica opera di fabrizio chiari posta sull altare maggiore s nicola da t olentino e le anime purganti e il martirio di s agata opera dei viterbesi francesco maria bonifazi e vincenzo strigelli gesù che consegna le chiavi a pietro opera di ippolito romano e la deposizione realizzata da cesare nebbia il complesso del convento si impone all attenzione anche per il raffinatissimo chiostro esistente già dal xiii secolo ma totalmente ricostruito nel 1513 dal card egidio antonimi su progetto del maestro viterbese pier domenico ricciarelli le pareti e le lunette del chiostro furono affrescate negli anni a cavallo tra la fine del cinquecento e gli inizi del seicento con storie di s agostino e episodi biblici l impresa grazie ad un lascito del nobile giacomo nini fu realizzata dal romano marzio ganassini e dal viterbese giacomo cordelli e bentivoglio s galeotti c di fazio sub regula augustini il ciclo pittorico nel chiostro della chiesa della santissima trinità di viterbo roma 2008 fulvio ricci provincia di viterbo-ufficio documentazione e valorizzazione risorse territoriali 13

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