La forma del delirio - Emiliano Maramonte

 

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2 emiliano maramonte la forma del delirio www.innovari.it/scudo.htm www.shortstoriesmag.splinder.com

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4 the sun goes down i feel the light betray me il sole tramonta sento che la luce mi tradisce linkin park brano papercut dall album hybrid theory

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5 prima parte forma delirii non appena sergio lo vide capì che era cambiato l amico appariva fuori di sé come se fosse in preda agli effetti di qualche droga si muoveva rapidamente e il suo sguardo era carico d eccitazione jonathan non si era mai comportato così sergio salì gli ultimi scalini con riluttanza jonathan lo prese sottobraccio e lo condusse alla porta dall interno provenivano le sferzate sonore delle chitarre di un gruppo heavy metal non può essere si stupì sergio mesi prima gli aveva regalato un cd degli afterdestruction una stupida burla visto che sapeva che odiava quel genere di musica adesso invece «jona stai bene?» chiese all amico con apprensione «certo,» rispose l altro spingendolo in casa l appartamento aveva l aspetto di sempre pacchiano alternativo estroso jonathan non aveva problemi di soldi e li sprecava per frivolezze in salotto sprofondato in una poltrona rivestita di velluto azzurro ornato di motivi geometrici c era valerio teneva un bicchiere di succo d arancia in una mano e sembrava a disagio di tanto in tanto si passava la mano libera sulla spazzola che aveva per capelli respirando a fondo «ciao vale,» lo salutò sergio interdetto non s aspettava di trovare anche lui lì valerio si alzò di scatto e ricambiò il saluto «state comodi,» disse jonathan con un gesto secco delle mani sergio prese posto di fronte a valerio e gli lanciò un occhiata interrogativa jonathan restò in piedi accanto a loro e cominciò a dondolarsi ansiosamente sulle gambe fu sergio a rompere il silenzio «allora mi devi una spiegazione mi pare.» jonathan fu sul punto di dire qualcosa poi si trattenne si allontanò per qualche istante per spegnere lo stereo e troncare a metà le feroci melodie degli afterdestruction «perdonatemi,» esordì dopo che fu tornato «adesso vi spiego.» ma dava la netta impressione di voler temporeggiare come se non avesse il coraggio di sputare il rospo «volete qualcosa?» sergio si nascose la faccia tra le mani nel tentativo di soffocare la rabbia che lo stava invadendo «jonathan ti prego,» intervenne valerio con malcelata insofferenza «non mi sembra il caso di tirarla per le lunghe.» «va bene,» disse l amico «vi spiego che cosa mi è successo.» prese una sedia dallo schienale sinuoso e si sistemò a pochi centimetri dal tavolino di vetro al centro della sala giunse le mani chinò leggermente il capo e cominciò «stanotte ho avuto una strana esperienza.» «parla,» lo esortò sergio «ho riaccompagnato alessia a casa e mi sono avvicinato alla macchina a un certo punto mi sono sentito chiamare.» jonathan fece una pausa e spostò lo sguardo prima attorno a sé poi sui due ospiti «un po impaurito data l ora e la situazione,» proseguì «mi sono girato lentamente e ho visto un giovane aveva l aria stravolta indossava un cappotto logoro aveva un colorito da cirrotico stava male sulle prime ho pensato che fosse un drogato o roba del genere ma poi ho intuito che la sua era una sofferenza diversa e terribile non so perché d istinto gli ho chiesto se gli servisse aiuto e lui semplicemente ha risposto che voleva una sigaretta un po risollevato gliel ho data lui mi ha ringraziato e se n è andato mentre aprivo lo sportello mi sono sentito chiamare di nuovo a quel punto la cosa ha cominciato a non quadrare forse era davvero un drogato magari in piena crisi d astinenza forse voleva aggredirmi per procurarsi i soldi per un altra dose in ogni caso quello mi ha chiesto hai da accendere sapete ero titubante però ho tirato fuori

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6 l accendino mentre il tabacco prendeva fuoco ho fatto un sorriso tirato tanto per accattivarmi la sua simpatia ma lui non ha reagito ha voltato le spalle e si è allontanato di qualche passo poi è tornato indietro in quel momento ho cominciato a tremare le gambe mi sono diventate molli ho pensato che stesse per picchiarmi ma non è successo niente si è avvicinato e mi ha regalato una palla.» valerio e sergio credettero di avere capito male «vuoi ripetere?» chiese valerio jonathan drizzò la schiena sulla sedia «sì una palla ed è questo l aspetto incredibile della storia quel tizio mi ha consegnato un involto di carta stagnola e si è dileguato io sono rimasto come un fesso a fissare la notte » «aspetta un attimo,» lo interruppe sergio «tu mi hai svegliato all alba per giunta di domenica e mi hai costretto a venire qui per questa cazzata?» si alzò furioso deciso ad andarsene «no aspetta non è una cazzata,» si giustificò jonathan poi si rabbuiò si alzò anche lui e scomparve oltre il massiccio divisorio colmo di libri e strane cianfrusaglie «vale,» disse sergio rivolto all amico «non so tu ma io non ci sto stanotte ho fatto tardi e ho bisogno di dormire se vuoi restare per me va bene.» ma jonathan era già di ritorno adesso era entusiasta come un bambino a natale quegli sbalzi d umore non erano da lui «ragazzi ecco l oggetto di cui vi ho parlato.» in una mano aveva un cartoccio spigoloso che mandava riflessi metallici sergio aggrottò le sopracciglia e si sedette valerio si umettò le labbra incuriosito «guardate non è uno scherzo,» disse jonathan e poggiò l involto sul piano del tavolino poi cominciò a scartarlo con gesti accorti ciò che venne fuori era effettivamente una palla grande come una mela o qualcosa che le somigliava molto i tre amici stettero a fissarla per lungo tempo cercando di capire che cosa fosse in realtà «non è proprio una palla,» osservò valerio spostando la testa di lato per studiare l oggetto da un altra angolazione «sembra più un uovo,» propose sergio «lasciate stare la forma,» suggerì jonathan «e concentratevi sul colore.» la palla irregolare era rossa ma il colore mutava costantemente se la si guardava con attenzione la tonalità predominante stingeva in un altra più scura e poi in una più chiara magenta rosso cadmio scarlatto cremisi granata e il ciclo si invertiva a volte la mutazione del colore non era totale per cui sulla superficie liscia si formavano bizzarre sagome in rapida evoluzione «guarda sembra un volto umano,» disse sorpreso valerio ora erano apparse due macchie sfumate vagamente circolari su un lato e una linea ondulata sull altro poi le macchie e la linea si dissolsero lasciando il posto a un cerchio marrone che diventando sempre più nitido si espandeva piano piano proprio al centro della superficie dell uovo sergio lo scrutò più da vicino ed ebbe un sussulto un occhio lo fissava la sensazione che quella cosa lo stesse spiando fu sconcertante «bello no?» concluse jonathan con entusiasmo «sì,» assentì sergio stralunato «però non riesco a capire che cosa ci sia di così straordinario in tutto questo.» valerio non disse niente si trastullava con i giochi di sfumature della palla misteriosa «questo oggetto,» spiegò jonathan in un guizzo di euforia «possiede energia mentre stanotte lo tenevo tra le mani ho avvertito del calore che si diffondeva nei palmi che risaliva nelle braccia e poi ancora più su dentro il cervello da quel momento sono cambiate le cose ho cominciato a pensare in maniera diversa mi sentivo diverso.» sergio e valerio ascoltavano interessati più che altro per capire dove jonathan volesse arrivare «ho guidato come un matto,» riprese l amico «avevo dentro una tale carica di trasgressione ma con il controllo totale delle mie azioni non potete immaginare con quale chiarezza percepivo e percepisco il mondo volevo fare grandi cose volevo » si interruppe e sollevò un pugno all altezza del cuore proseguì dicendo «ho una tale forza qui dentro.» sergio era confuso non sapeva che valore dare a quelle parole «jona che ti è successo

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7 veramente stanotte?» domandò scoprendosi preoccupato per l amico jonathan lo guardò come se avesse di fronte un idiota i suoi occhi all improvviso erano diventati ostili «stai sbagliando stai pensando male di me.» «no,» ribatté sergio «secondo me non ci hai raccontato tutto.» jonathan si stava arrabbiando le mascelle si stringevano le palpebre si socchiudevano il respiro diventava sibilante si avvicinò minaccioso sergio intuì che poteva capitare qualcosa di brutto e si alzò di scatto indietreggiò di qualche passo poi si fermò «sei tutto scemo,» lo schernì «io non ti ho detto niente calmati.» jonathan balzò verso di lui e lo afferrò rudemente per il piumino «non ti permettere mai più hai capito?» sergio subì uno sbalzo di pressione le mani si chiusero d istinto sui polsi dell amico «lasciami stronzo che ti prende?» jonathan lo allontanò con uno spintone sergio lo guardò con disprezzo ma anche con spavento nelle sue pupille per un istante aveva scorto una barlume rosso che non gli era piaciuto «sei uno stronzo,» lo insultò ancora poi si alzò la lampo del piumino e se ne andò stravolto jonathan è proprio schizzato pensò sergio mentre si recava allo studio legale non è normale ha cominciato a farsi di qualcosa come diavolo si è permesso di aggredirmi così eppure è una persona a posto un po stravagante in certe occasioni d accordo ma niente di cui preoccuparsi lo conosco da tanti anni e sono straconvinto che non cederebbe mai alla tentazione di una pasticca non riesco proprio a capire guidava soprappensiero muovendo gli ingranaggi del cervello a grande velocità jonathan aveva occupato buona parte delle sue riflessioni domenicali a che cosa era dovuto quel comportamento prima gli afterdestruction poi l immotivata reazione di rabbia e quegli occhi così duri e ostili qualcosa non andava ma per il momento sergio non poteva occuparsene a un incrocio una donna incastrata in una bmw nera gli tagliò la strada senza riguardi lui le lanciò un paio d insulti confusi che s infransero contro il finestrino chiuso poi tirò dritto leggermente risentito come ogni mattina sarebbe arrivato in ritardo ormai l avvocato non sprecava più rimproveri per chiedergli di essere puntuale e sergio non si adoperava per esserlo la pigrizia era nel suo dna il sonno era la sua malattia bene adesso viene il bello erano le otto e mezza passate e il ritardo si gonfiava fece un paio di giri dell isolato e alla fine lo trovò quasi non ci credeva era talmente bello quello spazio vuoto talmente incontaminato e invitante che avrebbe potuto non occuparlo mai strano però che non ci fossero divieti o segnali che indicassero la piazzola per i disabili doveva spicciarsi adesso o mai più per fortuna la via non era particolarmente frequentata si trattava di una traversa di corso roma dove la vita aveva una cadenza più pacata più a misura d uomo sergio riuscì a completare la manovra in poco tempo senza doversi preoccupare del flusso di autoveicoli tipico delle strade principali non gli restava che correre allo studio legale non molto lontano da lì prese la borsa con i documenti chiuse a chiave lo sportello e s incammino accelerando il passo la sorte gli permise di percorrere solo una decina di metri sul marciapiede opposto da un angolo formato dalle vetrine di un negozio di calzature sbucò una ragazza che sergio conosceva bene in altre occasioni aveva avuto modo di apprezzarne segretamente la bellezza indulgendo a pensieri maliziosi e non aveva mai nascosto l invidia per chi l aveva conquistata ricordava con

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8 piacere i suoi capelli castani lunghi e vaporosi il suo stile raffinato il suo viso dolce e intrigante per non parlare del carattere una creatura assolutamente adorabile eppure in quel momento vide una persona diversa circospetta fosca timorosa sfuggente indossava un lungo cappotto nero che cancellava impietosamente le forme femminili inoltre aveva i capelli opachi e scarmigliati e grossi occhiali scuri le occultavano larga parte del volto sembrava stesse fuggendo da qualcosa sergio fu colto dal desiderio di saperne di più ma che scusa poteva inventarsi con l avvocato e perché doveva impicciarsi dei fatti di alessia la ragazza di jonathan per un semplice motivo una ragazza come quella non subiva un cambiamento così improvviso senza una seria ragione sergio sospettava che dietro quella strana faccenda ci fosse ancora jonathan senza esitazioni decise di pedinare alessia e mentre la teneva d occhio prese il cellulare dalla tasca e chiamò lo studio legale non aveva idea di quale baggianata rifilare all avvocato «pronto sono sergio no non posso venire stamattina perché ehm legittimo impedimento certo capisco la sua irritazione ma oggi pomeriggio le spiegherò adesso devo chiudere scusi ancora.» riconobbe che come praticante era un autentico disastro ma forse aveva un futuro da investigatore privato non aveva perso di vista alessia neppure per un istante lei percorreva le vie della città a passo sostenuto come se avesse una bestia ringhiante alle calcagna sergio non credeva che si stesse dirigendo a casa del fidanzato dal momento che jonathan abitava in un quartiere distante almeno venti minuti d auto dove stava andando alessia attraversò i giardini pubblici ancora poco frequentati e sergio le tenne dietro con disinvoltura poi giunse nei pressi del mcdonald s e lì sergio intuì la destinazione della ragazza poco dopo infatti lei stava suonando al portone di casa della sua migliore amica sergio si accigliò cosa c era di male una ragazza va a far visita a un altra ragazza per fare quattro chiacchiere e allora restò a sorvegliarla nascosto dietro a un furgoncino di latticini aspettando che accadesse qualcosa dopo un paio di minuti nessuno era venuto ad aprire il portone a quel punto alessia si girò e si guardò attorno smarrita e fu allora che lui scorse i lividi il viso della ragazza quel visino dolce che faceva innamorare era deturpato da orrende macchie bluastre sergio ebbe la sensazione che un vortice di cemento spalancatosi magicamente nel marciapiede lo stesse divorando stava male per lei e nel contempo provava collera per chi aveva commesso una cattiveria del genere quale mostro aveva avuto il coraggio di picchiare una bellezza come alessia lottò a lungo per non correre da lei ma alla fine cedette non sapeva neppure perché lo stesse facendo divorò la distanza che lo separava da alessia in un soffio quando le fu vicino riuscì a malapena a pronunciare il suo nome «alessia » lei balzò indietro spaventata come se avesse di fronte un pazzo con il coltello si chiuse il bavero del cappotto sulla faccia a mo di maschera e disse «vattene lasciami in pace.» fece per andarsene ma sergio si affrettò a tranquillizzarla «non avere paura.» «non abbiamo niente da dirci,» decretò lei e voltò le spalle sergio non si diede per vinto aveva nel cuore una pena acida e invadente che non riusciva a spiegare che non riusciva a scacciare quei lividi erano inconcepibili almeno quanto la scontrosità che lei gli opponeva evidentemente era terrorizzata fuggiva per non parlare la ragione gli consigliava di non insistere ma lui voleva aiutarla voleva che lei sapesse che non l avrebbe lasciata sola «alessia aspetta » la ragazza gli scoccò un occhiata di fuoco sergio non parlò uno schiamazzo di pensieri cominciò a rimbombargli nel cervello un tremendo senso di colpa prevalse su tutto era consapevole che non avrebbe dovuto ficcare il naso nelle faccende altrui men che meno in quelle della fidanzata del suo migliore amico che cosa gli era saltato in testa ma quei lividi la pena ritornò più acuta di prima «che ti hanno fatto chi è stato?» si sentì chiedere il silenzio di alessia era di pietra non aveva senso continuare sergio le rivolse un sommesso

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9 cenno di saluto e prese la via dello studio lo attendeva una giornata durissima la collera dell avvocato milioni di documenti da esaminare ore d inferno in tribunale non mi riguarda si convinse non è affar mio aveva raggiunto i cancelli spalancati dei giardini pubblici quando alessia lo chiamò «sergio.» s immobilizzò all istante «cosa c è?» sussurrò senza girarsi non mi riguarda lascia perdere «sergio aspetta,» lo chiamò ancora alessia i suoi passi si avvicinavano velocemente lui era combattuto la ignoro me ne frego bado agli affari miei oppure si girò e si sforzò di apparire inespressivo alessia aveva il fiatone e sembrava stravolta non si era neppure preoccupata di coprirsi la faccia i lembi del bavero svolazzavano scomposti come le ali di un aereoplanino di carta senza controllo sergio restò in attesa il cuore aveva cominciato a battere a precipizio era ansioso e imbarazzato quella vicenda lo stava scombussolando più del dovuto alessia si fermò a un metro da lui riprese fiato e disse «scusa non era mia intenzione scacciarti in quel modo.» si esprimeva con difficoltà come se le parole fossero lamette che risalendo dai polmoni le tagliuzzavano la trachea «sto molto male ho bisogno che qualcuno mi ascolti.» lo sguardo di sergio si soffermò con discrezione sulle macchie turpi che costellavano il volto della ragazza «elisabetta non c è,» spiegò alessia togliendosi gli occhiali sergio notò che i due gioielli color smeraldo celati dalle lenti erano umidi «che cosa ti è successo?» le domandò con tono prudente «non mi va di parlarne qui,» ribatté lei nervosa «va bene,» assentì sergio «magari possiamo prendere qualcosa insieme.» «okay,» disse semplicemente la ragazza in un bar non molto distante i due trovarono la riservatezza di cui avevano bisogno il locale non era diverso da tanti altri c erano un bancone di legno lucido con dietro due giovani baristi indaffarati e dei separé di mogano anticato con mosaici astratti di vetro multicolore sui tavolini in vimini si posava la morbida luminosità di abat-jour in stile inglese fissate al muro e poste all altezza giusta per creare l atmosfera l aria vibrava dell allegro scampanellio della ceramica delle tazzine e dei piattini le oziose conversazioni dei clienti erano un continuo sciabordio di onde sonore nient affatto fastidiose l odore inebriante del caffé titillava le narici era la sola cosa che avesse senso in quella mattina fuori dall ordinario a sergio non pareva vero di essere in un bar in compagnia di alessia la fidanzata del mio migliore amico doveva abbassare lo sguardo sulla schiuma del caffè per ricordarsi che tutto stava accadendo davvero e non appena riportava l attenzione su di lei subito piombava nell angoscia i lividi nascondevano ferite dell anima molto più profonde e dolorose sono sempre i danni invisibili quelli che fanno soffrire di più «È stato terribile » esordì alessia chinando il capo verso il bicchiere d acqua sergio gliene fu grato se non avesse parlato lei se ne sarebbe rimasto stupidamente in silenzio «vedi,» aggiunse lei con un filo di voce «sento che posso fidarmi di te ho sempre pensato che sei una brava persona.» sergio si fece attento dentro di sé trepidava anzi bruciava d attesa trovò la forza per incoraggiarla a continuare «ti ascolto.» «non so se ci riesco,» temporeggiò alessia era chiaramente impegnata a vincere un duro conflitto con se stessa le ferite invisibili dovevano farle molto male «se non vuoi parlarne ti capisco,» disse lui «magari chiamiamo jonathan così » gli occhi di alessia si accesero di colpo colmandosi di terrore «no ti prego!» quella reazione gettò scompiglio in sergio non voleva affatto ipotizzare neppure con un angolino perverso della sua mente che l artefice della violenza subita dalla ragazza fosse proprio il suo migliore amico «scusa non volevo.» bevve il caffè d un fiato ma il gusto era cattivo e non per la qualità della miscela «non voglio più vederlo,» proruppe alessia serrando le unghie ben curate sul piano del

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10 tavolino i sospetti di sergio si addensarono sempre di più attorno all immagine di jonathan e ciò lo sconvolse «mi ha picchiato,» rivelò alessia di getto la fissò incredulo in un attimo la stima l amicizia l affetto e la simpatia che da anni nutriva per l amico scomparvero senza lasciare traccia al loro posto si formò un nucleo freddo di stupore e sconcerto «com è successo?» chiese alessia si concesse un breve sorso poi disse «ieri pomeriggio mi ha invitata a uscire a prendere qualcosa alla sala da tè naturalmente ho accettato ma già al telefono mi era parso strano aveva un tono spavaldo del tipo ragazzina oggi insieme spacchiamo il mondo ho pensato che forse voleva farmi una sorpresa o qualcosa del genere «quando è venuto a prendermi effettivamente era diverso aveva un aspetto trasandato portava jeans scoloriti un maglione infeltrito e un giaccone rovinato che non avevo mai visto mi sono spaventata perché avevo paura che gli fosse capitato qualcosa di brutto ma lui sorrideva e il suo sorriso non mi piaceva credimi non sapevo proprio come comportarmi «allora lui si è avvicinato e con uno slancio brutale mi ha dato un bacio doloroso guarda sergio non mi era mai successo i baci non dovrebbero far soffrire e invece » pausa silenzio fragoroso come il traffico all ora di punta sergio fu travolto dal riflesso di emozioni in rivolta jonathan è impazzito in tanti anni non si è mai comportato così perché povera dolce alessia maledetto idiota ti verrò a cercare e ti rovinerò «mi ha costretto a salire in macchina,» riprese alessia le mani tremanti «abbiamo fatto un giro guidava come un matto io gli gridavo di rallentare di smetterla ma lui era fuori di sé mi ripeteva di stare calma perché era padrone assoluto delle sue azioni a quel punto gli ho afferrato il braccio e ho cercato di fermarlo e lui » strinse le palpebre e lottò per soffocare il disgusto selvaggio che le risaliva dalla memoria «alessia?» si preoccupò sergio sul punto di balzare in piedi spinto dal tumulto interiore lei continuò il racconto senza guardarlo persa nel grigiore insensato del ricordo violento «ha fermato la macchina e mi ha mollato un ceffone.» portò istintivamente la mano alla guancia destra là dove una macchia bluastra ne sfigurava la levigatezza «poi ha continuato a picchiarmi accusandomi di cose terribili mi chiedeva se scopavo con altri uomini se lo tradivo e » non trattenne le lacrime nascose il viso tra gli avambracci e pianse con disperazione sergio spostò la sedia e si sistemò al suo fianco tentò di consolarla con un abbraccio le sussurrò parole d incoraggiamento e le disse che non doveva più avere paura le promise che l avrebbe accompagnata a casa dei genitori e le consigliò di denunciare al più presto jonathan poi avrebbe risolto la faccenda col suo ex-migliore amico era estremamente deciso aveva una tale rabbia nelle viscere come aveva potuto jonathan trattare un fiore raro e prezioso come alessia in quel modo selvaggio voleva tanto scoprirlo e voleva sapere quale rotella era andata fuori posto non aveva perso neanche un minuto ed era corso direttamente a casa dell amico ora era impegnato a torturare il pulsante del campanello perché diavolo non apri sei scappato cacasotto sarebbe rimasto ad aspettare per l intera giornata se fosse stato necessario era in gioco un rapporto d amicizia che durava incontrastato da anni sergio si fidava ciecamente di jonathan ­ almeno fino a quel momento ­ e lo reputava una persona straordinaria sotto molti punti di vista ma ciò perdeva di significato di fronte alla crudele esperienza vissuta da alessia lo farò ragionare io sono proprio curioso di sentire cos ha da dire a sua discolpa il citofono restava muto erano passati cinque lunghi minuti da quando sergio era arrivato lì.

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11 l agitazione cresceva e con essa un penetrante senso di tradimento mi ha tradito quella carogna credevo in lui credevo nella sua umanità ero sicuro che fosse se le orecchie non lo ingannavano una voce ovattata proveniva dalla griglia del citofono sergio si accostò incuriosito e provò a decifrare le parole sembravano risate c era anche della musica in sottofondo gli afterdestruction probabilmente ma chi rideva «jonathan,» sbottò sergio esasperato «se sei in casa fammi salire immediatamente!» la voce smise di ridere e crebbe d intensità «va bene,» disse dopo un po la serratura del portone si sbloccò con la solita martellata sergio salì le scale un gradino alla volta cominciando a sentirsi preoccupato tallonato da una sadica inquietudine giunse alla porta d ingresso con il respiro accelerato e con il sangue che gli rumoreggiava nelle vene l appartamento echeggiava dell impeto stridente delle chitarre elettriche la porta era socchiusa una ruvida semioscurità allungava tentacoli d ombra attraverso il sottile spiraglio la rabbia di sergio era quasi del tutto sparita la casa di jonathan era un antro spettrale da cui stare alla larga prima di compiere qualunque azione si chiese se stesse facendo la cosa giusta in fondo la polizia avrebbe sistemato la faccenda presto o tardi inoltre se jonathan era impazzito nessuno avrebbe dovuto avvicinarsi almeno finché non fosse stato sotto l effetto di qualche sedativo ormai sono qui pensò e jonathan non aggredirebbe mai un vecchio amico «entra!» il tuono lo travolse con forza sorprendente aprendogli nell anima un abisso di paura sergio restò immobile a fissare l uniformità marrone della superficie della porta «che fai lì impalato mollaccione!» era jonathan ma con la voce frastornante di un orco gigantesco sergio era spaventato ma si sforzava di mantenere il sangue freddo ha collegato un microfono allo stereo È completamente andato in malora convogliò il coraggio che circolava in modica quantità nelle vene e spinse la porta con un gesto riluttante in quell istante jonathan intonò una strofa della canzone anticipando di qualche parola il cantante degli afterdestruction «i m surfing in a bright and bloody day » sergio non credeva a ciò che succedeva intorno a lui il baccano era tremendo e l appartamento dell amico non somigliava più a un luogo reale le tapparelle erano abbassate le luci spente a momenti l aria sembrava irrespirabile « with the wind that shatter me this way!» «dove sei?» domandò ad alta voce «jona basta con queste stronzate.» le sue gambe si rifiutavano di portarlo più in là dentro il regno dell ignoto «sono qui,» rispose inaspettatamente jonathan mentre la canzone sfumava nel nulla il tuono proveniva da ogni punto del buio le sagome scure dei mobili avevano la consistenza di ectoplasmi in vibrante attesa «non ho voglia di scherzare!» urlò sergio scandagliando impaurito il muro sfocato che gli si parava di fronte «fatti vedere se hai le palle!» diede un paio di colpi all interruttore al lato dello stipite ma i lampadari non funzionavano dopo alcuni secondi d indecisione mosse due passi verso una massa appena delineata dal lucore del pianerottolo e portò le braccia in avanti il divano finalmente un punto di riferimento ancora un paio di metri e avrebbe raggiunto la finestra la soffice spalliera rappresentava un utile guida e un robusto sostegno mentre procedeva disse «sei un mostro alessia sta soffrendo da cani.» l altro non rispose «hai capito bastardo?» incalzò sergio furente il divano era terminato se non ricordava male c era una pianta rigogliosa un altro passo eccola poteva avvertire il solletico delle foglie sulle dita se fosse riuscito ad agguantare la corda della tapparella «ho sempre saputo che la desideravi.» stavolta il tono di jonathan anche attraverso le casse dello stereo era più basso meno aggressivo ma più insidioso «volevi averla volevi un trofeo

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12 sessuale non è così?» «stai delirando,» ribatté sergio a un metro dal suo obiettivo «fermo dove sei!» l ordine lo gelò all istante udì un paio di scariche statiche negli altoparlanti poi uno schiocco elettrico gli annunciò che il microfono era stato staccato «vengo a prenderti» urlò jonathan dal lato opposto della sala sergio fu colto da spasmi di panico allo stomaco i peli gli si rizzarono sulla schiena il cuoio capelluto s irrigidì doveva fare qualcosa e subito anche perché l amico stava arrivando con andatura irruente tunk tunk erano pestoni non passi sergio si scosse e si proiettò verso la finestra la corda che cercava era dietro la tenda annaspò freneticamente nel tessuto come un aragosta impigliata nella rete di un pescatore e non appena la trovò la tirò con un grugnito graffiante la luce del giorno si riversò nell appartamento come acqua da una diga crollata sergio si voltò per non finire accecato e fu allora che vide la figura giallastra dell amico «lasciami stare,» gemette sentendo che la propria voce si sfaldava jonathan brandiva nella mano destra un lungo appendiabiti dall aspetto robusto e distruttivo il gancio all estremità poteva diventare un arma mortale se si sapeva come usarlo sergio ebbe la conferma che il suo amico era impazzito e siccome non aveva intenzione di lasciarci la pelle si diede alla fuga si accoccolò sul pavimento e schizzò via a quattro zampe scegliendo un percorso obbligato coperto da mobili e penombra «fai il furbo,» sorrise jonathan colto di sorpresa fece scattare l appendiabiti e agganciò sergio alla cinta dei pantaloni un attimo prima che riuscisse a evitarlo sergio si lasciò sfuggire un verso di terrore il tocco del gancio lo aveva mandato in tilt jonathan tirava e allentava la presa e rideva e si divertiva da matti sergio era accecato dalla smania di filare via per cercare l alternativa a una fine penosa strattonò più volte l appendiabiti finché non si sganciò per un meraviglioso secondo assaporò la sensazione di libertà mista a sollievo ciò gli diede energia sufficiente per sgattaiolare lontano dalla minaccia «tanto ti acchiappo tanto ti acchiappo » cantilenò jonathan come un bambinone affetto da seri disturbi mentali sergio masticò un insulto e sgusciò verso una porta contornata da linee di luce si sentiva un maledetto topo in trappola non avrebbe potuto nascondersi all infinito la sua fuga era patetica e d altronde si era avventurato nella tana del lupo per combatterlo a un tratto si fermò poi si alzò in piedi si guardò intorno ma non vide traccia di jonathan dove si era cacciato la luminosità era sufficiente eppure quel bastardo era sparito mi attaccherà di sorpresa ipotizzò doveva preparare una contromossa e aveva pochissimo tempo alla sua destra c era il massiccio divisorio di legno con una mezza dozzina di scomparti traboccanti di libri soprammobili e piantine la sua attenzione fu attratta da un vaso madreperlaceo con il collo lungo che si protendeva da una base sferica andrà bene non ho altro a portata di mano mentre afferrava l oggetto e lo soppesava udì un prolungato scalpiccio spandersi al di là degli scomparti eccolo che arriva un rapido gioco di ombre gli annunciò che l amico era vicino il cuore batté alcuni colpi selvaggi in risposta alla fatica accusata dai polmoni un insana paura s impadronì della sua mente costringendo i muscoli a irrigidirsi tese le orecchie si concentrò al massimo ma l ambiente era tornato tranquillo quel silenzio lo atterrì e lo disorientò dannazione jonathan stava giocando con lui si divertiva a farlo tremare che cosa voleva ottenere se fosse rimasto ad aspettarlo se avesse consentito al nemico di attaccare per primo avrebbe perso miseramente sergio avanzò di un passo lo scalpiccio si levò più forte di prima sergio si voltò verso il divisorio il suono proveniva da quella parte vicino troppo vicino poi cessò adesso c era il bisbiglio del sangue nelle

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13 orecchie il clacson isterico di un automobile schiamazzò all esterno che aspetti forza fatti vedere sollevò il vaso all altezza della testa pronto a colpire un fruscio con la coda dell occhio notò un movimento l asta dell appendiabiti sbucò da dietro una piantina sergio schivò il gancio appena in tempo i riflessi pronti gli avevano salvato un occhio ma jonathan non si accontentò sferzò il bastone a destra e a sinistra con accanimento inveendo contro l amico finché non lo colpì al volto all altezza dello zigomo sinistro l urto stordì sergio che vide il campo visivo lampeggiare per qualche istante il vaso di madreperla scivolò dalla mano e si schiantò sul pavimento poi arrivò il dolore il dolore divenne tormento perforante sergio si accasciò a terra e si abbandonò a una cantilena di gemiti premendosi la mano sulla ferita pulsante la fine era vicina ora era una preda facile quel pazzo omicida sarebbe venuto a prenderlo e avrebbe concluso l opera spinto da questa constatazione strisciò verso la porta dai bordi luminosi ma ben presto rinunciò a proseguire nel crepuscolo giallastro della sala aveva scorto le scarpe di jonathan «perché mi fai questo?» gridò nella sua direzione si sentì afferrare e trascinare di peso da un altra parte tentò di divincolarsi ma jonathan aveva una forza superiore venne sbattuto senza riguardi sul divano con la stessa noncuranza con cui si getta via dell immondizia restò nel silenzio solido come un cristallo di quarzo ad attendere le successive mosse dell ex-amico jonathan gli stava di fronte in piedi con il bastone nella mano destra pronto a scattare quella stasi minacciava di dilatarsi all infinito la mente di sergio era prostrata incredibilmente spaurita lo shock era germogliato e aveva sparso spore tossiche per tutto il corpo il dolore alla guancia inoltre sembrava un sicuro presagio di morte surclassato da tanta negatività sergio avrebbe potuto restare insensibile a qualunque tortura e chissà forse jonathan stava meditando proprio questo il suo volto cosparso di tetri chiaroscuri esprimeva sadismo brutalità squilibrio a stento contenuti l essere che sergio aveva di fronte non era più il suo amico era uno sconosciuto posseduto da un demone potente «che cosa mi farai adesso?» domandò la voce che s incrinava jonathan si avvicinò piano battendo ritmicamente il bastone sul palmo della mano sinistra «fermo,» rantolò sergio mentre il panico oscillava in picchi intollerabili i movimenti di jonathan divennero meno precisi e più guizzanti sulla sua faccia truce una guancia cominciò a contrarsi con casuale frequenza sergio capì di essere spacciato così tentò il tutto per tutto affondò i pugni nei cuscinoni del divano e spinse sulle braccia per sollevarsi jonathan non glielo permise si scagliò contro di lui e gli piantò il bastone nel verso della lunghezza appena sopra il pomo d adamo nella gola di sergio prese forma un roco grido di rabbia jonathan aveva gli occhi sgranati lucidi di follia «eh no bello con me non funziona.» sergio ghermì l appendiabiti alle due estremità e spinse in senso contrario ma per quanta forza impiegasse sembrava che le mani dell amico fossero di cemento se non fosse uscito da quell assurda trappola presto sarebbe soffocato gridò ancora ma il suono che emise era poco più che un soffio crepitante jonathan gli immobilizzò le gambe salendoci sopra con le ginocchia sergio era scosso da tremiti di energia emotiva inesplosa il dolore gli stritolava i muscoli e i polmoni rosicchiando secondi preziosi di vita jonathan avvicinò la faccia stralunata alla sua e modellò sulle labbra uno squallido sorriso da clown una cupa ferita distorta su un volto riempito di riflessi malati poi allentò la pressione e si ritrasse lasciò cadere il bastone e si sedette accanto a sergio abbandonandosi esausto nel morbido abbraccio dei cuscini sergio trasse una lunga boccata di ossigeno e si massaggiò la gola poi le gambe cercando nel contempo di controllare la distanza dal criminale che aveva di fianco non riusciva a smettere di tremare la morte lo aveva sfiorato con la lucida lama della sua antica falce ora era libero e poteva fuggire se avesse esitato un secondo di più jonathan avrebbe provato di nuovo a ucciderlo.

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14 incredibilmente però i muscoli non rispondevano ai suoi comandi in un certo senso il corpo era ancora preda del dominio di jonathan l improvvisa liberazione doveva essere assimilata poco a poco come quando si attende l arrivo dell effetto definitivo di un tranquillante una parte di lui decise di non peggiorare le cose restò inerte vuoto di stimoli e colmo di paura nel suo cantuccio indifeso a un angolo del divano udiva il respiro irregolare dell ex-amico la tregua prima dell attacco finale «jonathan?» pronunciò il nome in risposta a un riflesso condizionato aveva uno smisurato bisogno di certezze prima fra tutte quella per cui gli impulsi animali dell aggressore si fossero acquietati «puoi andartene sei libero,» disse jonathan come se nulla fosse successo sergio non aveva intenzione di farselo ripetere due volte se quel pazzoide si trovava in un momento di lucidità doveva approfittarne subito forza e coraggio si erse sulle gambe molli e si diresse alla porta «aspetta,» lo fermò jonathan sergio si paralizzò il suono della voce era pregno di una nera inquietudine «credi che io sia pazzo?» sergio si girò sperimentò un moto di collera che disciolse la paura e tutto il resto «sì!» esplose senza controllo «e credo che dovrebbero internarti in un manicomio criminale hai rischiato di soffocarmi alla faccia della nostra lunga amicizia sei uno stronzo ecco cosa sei » troncò lo sfogo a metà all improvviso consapevole di dannose conseguenze la collera si sgonfiò cedendo il posto a un senso di ansia palpitante «sei sulle spine» dichiarò jonathan con calma glaciale «e questo mi piace sai dopo l altra notte ho imparato a controllare la vita degli altri È una sensazione meravigliosa e incomparabile.» sergio rimase ad ascoltarlo «c è un energia potente che scorre nel mio corpo un energia che mi rende completo superiore prima ero solo un omuncolo vuoto privo della vera scintilla vitale non sapevo che cosa volevo e lasciavo che la mia esistenza se ne andasse per conto suo ma ora no ora ho il controllo totale.» «tu hai bisogno d aiuto,» commentò sergio sconvolto dal carattere delirante di quelle affermazioni e intanto indietreggiava verso l uscita «non capisci,» riprese jonathan «non capirai mai ti ho dimostrato che potrei fare di te quello che voglio.» «vai a fare in culo,» scandì sergio con disgusto non appena raggiunse la porta si girò di scatto e si lanciò giù per le scale aveva provato più volte a chiamare la polizia ma ogni volta una morsa di paura gli aveva fatto chiudere la comunicazione per sergio riprendere il ritmo delle cose quotidiane fu un vero travaglio la voce tagliente di jonathan infestava i suoi pensieri rendendogli pressoché impossibile concentrarsi sui documenti processuali più spesso immagini dominate da tinte grigie si materializzavano sui fogli brulicanti di parole per ricordargli che il male era entrato con prepotenza nella sua vita l angoscia minacciava di schiacciarlo il senso di oppressione che gli premeva sullo sterno aveva l effetto di un anestetico gli stimoli esterni avevano scarsa efficacia sui suoi sensi l avvocato gli aveva riservato una meritatissima strigliata ma lui non aveva ascoltato che poche parole insensibile e distante tornato a casa meccanicamente con un distacco dalla realtà senza precedenti sergio trascorse

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15 gran parte delle giornate a guardarsi dentro e più evocava il ricordo della pazzia di jonathan più sprofondava nel malessere aveva la sensazione d avere perso qualcosa d importante come un braccio o una gamba l amicizia di jonathan era preziosa e solida e niente avrebbe potuto metterla in discussione niente eccetto un fattore talmente estraneo e incontrollabile da risultare soprannaturale pensò all uovo cangiante e si rifiutò di credere che racchiudesse una forza malefica queste cose non esistono si disse eppure dal momento in cui quell oggetto era apparso le anomalie si stavano moltiplicando con eccezionale rapidità che fine avrà fatto si domandò senza reale interesse era un interrogativo privo di rilevanza adesso soprattutto in un pomeriggio dominato dall apatia devo scuotermi non posso continuare così si guardò attorno il suo appartamento aveva un aspetto cupo le tapparelle erano abbassate per metà le porte delle altre stanze erano sbarrate c erano troppi angoli in ombra il riflesso fedele del suo stato d animo sergio scoprì di essere depresso il divanetto del soggiorno rappresentava la sua zattera vacillante in un oceano d inchiostro corrosivo sapeva che non doveva lasciarsi travolgere dalle onde altrimenti avrebbe continuato a precipitare reagire prima che sia troppo tardi lo ripeté dieci volte si massaggiò le tempie poi sbadigliò cambiò posizione sul divanetto e affondò la faccia in un cuscino tra le labbra gli capitò il metallo della cerniera ai bordi della fodera il sapore metallico gli fece salire alla mente una sensazione dimenticata si alzò si avvicinò alla credenza poi si fermò strinse i pugni con rabbia per sconfiggere l impulso di comportarsi come un maledetto tossico in astinenza si costrinse a voltare le spalle alla sua immagine riflessa nelle ante di vetro fumé ma il sapore metallico più illusorio che reale e non per questo meno stuzzicante ritornò prepotente spalancò l anta di destra frugò con ansia tra tazzine piattini e bicchieri e alla fine trovò una scatola dentro c erano le sue certezze una bottiglia di whisky mezza vuota il cui contenuto sciaguattava a ogni movimento delle mani quello era il suo tragico passato riassumeva un periodo di cinque anni durante i quali le sue certezze erano crollate una dopo l altra prima la scomparsa improvvisa di suo padre poi l inferno dell esaurimento nervoso infine la malattia di sua madre nei momenti di assoluto sconforto aveva bevuto e si era rifugiato nei mondi velenosi e rassicuranti dell alcol a un certo punto aveva smesso e aveva trovato la forza di percorrere una strada lastricata di positività si era laureato e aveva cominciato a fare progetti veri e adesso jonathan e tutta quella storia assurda fissò l etichetta obliqua con la scritta color oro johnnie walker red label un sorso pensò la profondità della tinta ambrata lo spingeva a desiderare di bagnarsi le labbra un sorso soltanto adesso sono forte posso smettere quando voglio una voce disse dentro di lui «puoi farne a meno.» «posso farne a meno,» ripeté sergio in un bisbiglio in quel momento il citofono gracchiò sergio sobbalzò assieme al liquido ambrato nella bottiglia un colpo di cannone non avrebbe potuto fare di peggio chi sarà a quest ora fissò la bottiglia con odio augurandosi di non doverla rivedere presto si affrettò a nascondere la scatola e andò a rispondere un attimo prima di accertarsi dell identità della persona in strada fu colto dal sospetto pensò che jonathan fosse tornato per concludere il lavoro ma subito si tranquillizzò non aveva nulla da temere era al sicuro a casa sua protetto da muri spessi e da una porta blindata a prova di martello pneumatico e poi avrebbe potuto avvertire i carabinieri in qualunque momento trasse un profondo respiro e domandò «chi è?» «sergio sono alessia,» rispose una timida voce femminile «scusa se ti disturbo mi faresti

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