La regina dei castelli di carta - Larsson Stieg (Millennium Trylogy 3)

 

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stieg larsson la regina dei castelli di carta luftslottet som sprängdes 2007 parte prima intermezzo in un corridoio 8 12 aprile si calcola che circa seicento donne prestarono servizio nella guerra civile americana si erano arruolate travestendosi da uomo al riguardo hollywood si è lasciata sfuggire un pezzo di storia della civiltà o forse l argomento è troppo spinoso sul piano ideologico difficilmente i libri di storia si occupano di donne che non rispettano i confini sessuali soprattutto in tema di guerra e uso delle armi dall antichità fino all epoca moderna si sono tuttavia conservati numerosi racconti di donne guerriere le amazzoni gli esempi più noti trovano posto nei libri di storia perché le donne vi compaiono come regine ovvero rappresentanti della classe dominante la successione politica per quanto possa suonare sgradevole a intervalli regolari mette infatti una donna sul trono siccome le guerre scoppiano anche quando a capo della nazione c è casualmente una donna ci sono regine guerriere che necessariamente compaiono alla stregua di un churchill uno stalin o un roosevelt qualsiasi semiramide di ninive che creò il regno assiro e boadicea che guidò una delle rivolte inglesi più sanguinose contro l impero romano sono solo un esempio la seconda fra parentesi è immortalata in una statua che decora il ponte sul tamigi di fronte al big ben fatele un saluto se vi capita di passarle davanti invece i libri di storia parlano molto poco delle donne guerriere che come soldati comuni si esercitano nell uso delle armi fanno parte delle truppe e vanno in battaglia contro gli eserciti nemici alle stesse condizioni dei loro colleghi maschi eppure sono sempre esistite non c è guerra che sia stata combattuta senza partecipazione femminile 1 venerdì 8 aprile il dottor anders jonasson fu svegliato dall infermiera hanna nicander mancavano pochi minuti all una e mezza di notte.

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«che c è?» domandò confuso «elicottero in arrivo due pazienti un uomo anziano e una giovane donna la donna ha ferite d arma da fuoco.» «aha» fece anders jonasson stancamente si era appisolato una mezz oretta e aveva ancora sonno stava facendo il turno di notte al pronto soccorso dell ospedale sahlgrenska di göteborg era stata una serata alquanto faticosa da quando era entrato in servizio alle sei di sera l ospedale aveva accolto quattro persone reduci da uno scontro frontale subito fuori lindome una era in gravi condizioni e di un altra era stato constatato il decesso subito dopo l arrivo il dottore aveva anche curato una cameriera con un ustione a una gamba conseguente a un incidente nelle cucine di un ristorante dell avenyn il corso principale di göteborg e salvato la vita a un bambino di quattro anni che era arrivato con un blocco respiratorio dopo aver ingerito la ruota di una macchinina giocattolo inoltre aveva fatto in tempo a medicare un adolescente finita in una buca con la bicicletta la manutenzione stradale aveva scelto opportunamente di piazzare lo scavo all uscita di una pista ciclabile e qualcuno aveva buttato i cavalletti di avvertimento dentro lo scavo la ragazza era stata ricucita con quattordici punti in faccia e avrebbe avuto bisogno di due incisivi nuovi jonasson aveva poi riattaccato un pezzo di pollice che un entusiasta falegname della domenica si era mozzato con la pialla verso le undici il numero delle urgenze era diminuito aveva fatto il giro per controllare lo stato dei pazienti ricoverati e poi si era ritirato nel suo studio per riposarsi un po era di turno fino alle sei e non aveva l abitudine di dormire anche se non arrivavano emergenze ma proprio quella notte si era appisolato quasi subito hanna nicander gli allungò una tazza di tè non aveva ricevuto altri dettagli sui due casi in arrivo anders jonasson sbirciò fuori dalla finestra e vide che al largo sul mare era tutto un susseguirsi di lampi l elicottero aveva fatto veramente appena in tempo d improvviso cominciò a piovere a dirotto il temporale era arrivato su göteborg mentre era in piedi accanto alla finestra sentì il rombo del motore e vide l elicottero barcollare nella burrasca verso la piattaforma di atterraggio trattenne il respiro quando il pilota parve avere qualche difficoltà a mantenere il controllo poi il velivolo sparì dal suo campo visivo e si sentì il motore che calava di giri bevve un sorso di tè e mise da parte la tazza.

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anders jonasson accolse le barelle all ingresso del pronto soccorso la collega katarina holm si fece carico del primo paziente che fu portato dentro un uomo di una certa età con estese ferite al viso toccò invece al dottor jonasson occuparsi dell altro paziente la donna con ferite d arma da fuoco fece un rapido controllo e constatò che all apparenza si trattava di un adolescente tutta insudiciata e sanguinante con gravi ferite sollevò la coperta che il personale di soccorso le aveva avvolto intorno al corpo e notò che qualcuno aveva chiuso le ferite all anca e alla spalla con del largo nastro adesivo argentato iniziativa che giudicò insolitamente intelligente il nastro teneva lontani i batteri e fermava la fuoriuscita di sangue una pallottola aveva colpito l anca penetrando attraverso il tessuto muscolare le sollevò la spalla e localizzò il foro d ingresso nella schiena non c erano fori d uscita il che significava che la pallottola era ancora da qualche parte dentro la spalla sperava che non avesse forato il polmone e siccome non rilevò la presenza di sangue nella cavità orale della ragazza trasse la conclusione che probabilmente non era successo «radiografia» ordinò all infermiera non c era bisogno di spiegare altro infine tagliò la fasciatura con la quale il personale di soccorso le aveva avvolto il cranio si raggelò quando con le dita sentì il foro d ingresso e si rese conto che la ragazza era stata colpita anche alla testa neppure lì c erano fori d uscita anders jonasson si fermò un secondo a osservarla d improvviso si sentiva scoraggiato da lui arrivavano ogni giorno persone in condizioni molto diverse ma con un unico scopo ricevere aiuto signore di settantaquattro anni che si erano afflosciate al centro commerciale di nordstan per un arresto cardiaco ragazzi di quattordici con il polmone sinistro perforato da un cacciavite ragazze di sedici che avevano rosicchiato pasticche di ecstasy e ballato per diciotto ore di fila per poi crollare con la faccia cianotica vittime di incidenti sul lavoro e di maltrattamenti bambini aggrediti da cani da combattimento in vasaplatsen e uomini in gamba che dovevano soltanto segare qualche asse con il black decker e avevano finito quasi per amputarsi una mano anders jonasson stava fra il paziente e le pompe funebri era la persona che stabiliva cosa era necessario fare se prendeva la decisione sbagliata il paziente poteva morire o essere condannato all invalidità il più delle volte faceva la cosa giusta il che dipendeva dal fatto che la grande maggioranza dei pazienti aveva un problema specifico evidente una coltellata in un polmone o una frattura in conseguenza di un incidente automobilistico erano fenomeni comprensibili il paziente soprav-

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viveva a seconda della natura del danno e di quanto lui era stato abile ma c erano due tipi di lesioni che anders jonasson detestava le ustioni gravi le cui conseguenze a prescindere dalle misure che avesse adottato si sarebbero protratte per tutta la vita e le lesioni alla testa la ragazza che aveva di fronte poteva vivere con una pallottola nell anca e una pallottola nella spalla ma una pallottola da qualche parte nel cervello era un problema di tutt altro ordine di grandezza d un tratto sentì che hanna stava dicendo qualcosa «prego?» «È lei.» «lei chi?» «lisbeth salander la ragazza cui stanno dando la caccia per il triplice omicidio di stoccolma.» anders jonasson guardò il viso della paziente hanna aveva perfettamente ragione era la sua foto che lui e tutti gli altri svedesi avevano visto sulle locandine fuori da ogni edicola nei giorni di pasqua e adesso l assassina era stata a sua volta colpita il che costituiva forse una sorta di poetica giustizia ma la cosa non lo riguardava il suo lavoro era salvare la vita dei suoi pazienti che fossero pluriomicidi o premi nobel o tutte e due le cose allo stesso tempo quindi scoppiò il caos efficiente che caratterizza un pronto soccorso il personale della squadra di jonasson si mise all opera con consumata abilità gli indumenti rimasti addosso a lisbeth salander furono tagliati con le forbici un infermiera riferì la pressione sanguigna cento e settanta mentre il dottore poggiava lo stetoscopio sul petto della paziente e auscultava un battito che sembrava relativamente regolare e un respiro che non lo era altrettanto il dottor jonasson non esitò a classificare immediatamente le condizioni di lisbeth salander come critiche le ferite alla spalla e all anca per il momento potevano aspettare tamponate con un paio di compresse di garza o anche con gli stessi pezzi di nastro che qualche anima ispirata ci aveva messo sopra l importante era la testa il dottor jonasson ordinò che fosse fatta una tac con l apparecchiatura nella quale l ospedale aveva investito la sua parte di tasse anders jonasson era biondo con gli occhi azzurri ed era originario di umeå lavorava da vent anni al sahlgrenska e all Östra sjukhuset alterna-

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tivamente come ricercatore patologo e medico del pronto soccorso aveva una peculiarità che sconcertava i colleghi e rendeva il personale orgoglioso di lavorare con lui nessun paziente doveva morire nelle mani della sua squadra e in qualche modo miracoloso era effettivamente riuscito a mantenere a zero il numero dei decessi alcuni dei suoi pazienti erano morti è vero ma era sempre accaduto nel corso dei trattamenti successivi o per cause del tutto diverse dai suoi interventi jonasson aveva una visione talvolta poco ortodossa della medicina a suo parere alcuni dottori tendevano a trarre conclusioni senza fondamento e di conseguenza si arrendevano troppo in fretta oppure dedicavano troppo tempo a individuare con esattezza il problema del paziente per procedere a un trattamento corretto certamente era il metodo suggerito dal manuale il problema era che il paziente rischiava di morire mentre i medici erano ancora lì a riflettere ad anders jonasson però non era mai capitato in precedenza qualcuno con una pallottola in testa qui probabilmente c era bisogno di un neurochirurgo si sentì inadeguato ma d un tratto si rese conto di essere forse più fortunato di quanto non meritasse prima di lavarsi e infilarsi il camice gridò a hanna nicander «c è un professore americano che si chiama frank ellis e lavora al karolinska a stoccolma ma in questo momento è a göteborg È un noto studioso del cervello e un mio buon amico È all hotel radisson sulla avenyn puoi trovarmi il numero di telefono?» mentre anders jonasson aspettava le radiografie hanna nicander tornò con il numero del radisson jonasson diede un occhiata all orologio l una e quarantadue e alzò la cornetta il portiere era assolutamente contrario a passare qualsiasi chiamata a quell ora di notte e il dottor jonasson fu costretto a usare qualche parola molto dura prima che la sua chiamata fosse inoltrata «buon giorno frank» disse quando la cornetta fu finalmente sollevata «sono anders ho sentito che eri a göteborg avresti voglia di venire su al sahlgrenska per assistermi in un intervento al cervello?» «are you bullshitting me?» si sentì dall altra parte del telefono nonostante frank ellis abitasse in svezia ormai da anni e parlasse correntemente lo svedese pur con accento americano la sua lingua rimaneva l inglese jonasson parlava in svedese ed ellis rispondeva in inglese «frank mi dispiace di aver perso la tua conferenza ma pensavo che avresti potuto darmi qualche lezione privata ho qui una giovane donna alla quale hanno sparato in testa foro d ingresso subito sopra l orecchio sini-

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stro non ti telefonerei se non avessi bisogno di una second opinion e mi è difficile immaginare una persona più adatta a cui chiederla.» «È una cosa seria?» domandò ellis «si tratta di una ragazza sui venticinque anni.» «e le hanno sparato alla testa?» «foro d ingresso nessun foro d uscita.» «però è viva?» «battito debole ma regolare respiro meno regolare pressione cento e settanta inoltre ha una pallottola nella spalla e una nell anca ma quelli sono due problemi che posso trattare io.» «sembra incoraggiante» disse il professor ellis «incoraggiante?» «se una persona ha una pallottola in testa ed è ancora viva la situazione dev essere considerata incoraggiante.» «mi puoi assistere?» «devo ammettere che ho passato la serata in compagnia di buoni amici sono andato a letto all una e ho probabilmente un tasso alcolico impressionante » «sarò io a prendere le decisioni e ad agire in concreto ma ho bisogno di qualcuno che mi assista e mi dica se sto facendo qualche idiozia e detto sinceramente un professor ellis ubriaco fradicio è probabilmente molto meglio di me quando si tratta di giudicare dei danni cerebrali.» «okay arrivo però mi devi un favore.» «c è un taxi che ti aspetta fuori dall albergo.» il professor frank ellis si spinse gli occhiali sul naso e si grattò la nuca focalizzò lo sguardo sullo schermo del computer che mostrava ogni angolo del cervello di lisbeth salander ellis aveva cinquantatré anni i capelli di un nero corvino spruzzati d argento e la barba scura e sembrava uno che recitasse una parte secondaria in e r medici in prima linea il suo corpo lasciava capire che trascorreva un certo numero di ore alla settimana in palestra frank ellis si trovava bene in svezia era andato lì come giovane ricercatore ospite alla fine degli anni settanta e si era fermato per due anni poi c era tornato in ripetute occasioni finché gli era stato offerto un posto di professore al karolinska a quel punto era già un nome noto e rispettato a livello internazionale anders jonasson conosceva frank ellis da quattordici anni si erano incontrati a un seminario a stoccolma e avevano scoperto di essere entrambi appassionati di pesca sportiva così anders aveva invitato frank ad ac-

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compagnarlo in un tour di pesca in norvegia negli anni si erano tenuti in contatto e i tour di pesca si erano ripetuti ma non avevano mai lavorato insieme «i cervelli sono un mistero» disse il professor ellis «ho dedicato vent anni allo studio del cervello anche di più.» «lo so scusami se ti ho disturbato ma » «lascia perdere.» ellis agitò una mano per chiudere l argomento «ti costerà una bottiglia di cragganmore la prossima volta che andiamo a pescare.» «okay me la cavo con poco.» «ebbi una paziente qualche anno fa quando lavoravo a boston scrissi di quel caso sul new england journal of medicine si trattava di una ragazza della stessa età di questa stava andando all università quando qualcuno la prese di mira con una balestra la freccia penetrò al margine esterno del sopracciglio sinistro attraversò tutta la testa e uscì quasi al centro della nuca.» «e lei sopravvisse?» domandò jonasson stupefatto «la situazione sembrava disperata quando arrivò al pronto soccorso tagliammo le parti sporgenti della freccia e le infilammo la testa in un tomografo la freccia attraversava tutto il cervello secondo ogni ragionevole stima avrebbe dovuto essere morta o in ogni caso avere un trauma così esteso da essere in coma.» «com erano le sue condizioni?» «È sempre stata cosciente non solo ovviamente era terrorizzata ma perfettamente lucida solo aveva una freccia che le attraversava la testa.» «cosa hai fatto?» «be presi una pinza e tirai fuori la freccia e poi applicai dei cerotti sulle ferite all incirca.» «se la cavò?» «non sciogliemmo la prognosi per alcuni giorni è ovvio ma detto onestamente avremmo potuto mandarla a casa subito non ho mai avuto un paziente più in buona salute.» jonasson si chiese se non lo stesse prendendo in giro «d altro lato» continuò ellis «qualche anno fa a stoccolma ebbi un paziente di quarantadue anni che aveva battuto la testa contro lo stipite di una finestra riportando una leggera commozione si era sentito male e l avevano portato in ambulanza al pronto soccorso quando arrivò da me era privo di conoscenza aveva un piccolo bernoccolo e una piccolissima emorragia.

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ma non si riprese mai e morì dopo nove giorni di terapia intensiva ancora oggi non so quale sia stata la causa del decesso nel referto autoptico scrivemmo emorragia cerebrale post-traumatica ma nessuno di noi era soddisfatto di quella conclusione l emorragia era estremamente circoscritta e dalla posizione non avrebbe dovuto avere alcuna influenza su nulla eppure fegato reni cuore e polmoni smisero a poco a poco di funzionare più divento vecchio più mi sembra una specie di roulette personalmente credo che non scopriremo mai esattamente come funziona il cervello ora cosa pensi di fare?» picchiettò con una penna sull immagine che compariva sullo schermo «speravo che me l avresti detto tu.» «sentiamo il tuo giudizio.» «be anzitutto sembra trattarsi di una pallottola di piccolo calibro È entrata all altezza della tempia e si è fermata circa quattro centimetri all interno del cervello poggia contro il ventricolo laterale e in quel punto c è un emorragia.» «misure?» «per usare la tua terminologia prendere una pinza e tirare fuori la pallottola per la stessa strada per cui è entrata.» «ottima idea ma io userei la pinzetta più sottile che hai.» «così semplice?» «in questo caso cos altro possiamo fare possiamo lasciare la pallottola lì dove sta e lei forse continuerà a vivere fino a cent anni ma anche questo è un rischio la paziente potrebbe avere problemi di epilessia emicrania ogni genere di disturbo e una cosa che nessuno vorrebbe fare è trapanarle il cranio fra un anno quando la ferita sarà guarita la pallottola si trova a una certa distanza dalle grandi arterie in questo caso raccomanderei che tu la estraessi ma » «ma cosa?» «non è la pallottola in sé che mi preoccupa È questo l aspetto affascinante delle lesioni al cervello se è sopravvissuta al fatto di avere una pallottola in testa allora è segno che sopravviverà anche se gliela togliamo il problema è piuttosto qui » indicò sullo schermo « intorno al foro d ingresso c è una quantità di frammenti ossei posso vederne almeno una dozzina di lunghi qualche millimetro alcuni sono penetrati nel tessuto cerebrale ecco quello che potrebbe ucciderla se non operi con la dovuta cautela.» «questa parte del cervello è associata all uso della parola e alle capacità

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matematiche.» ellis alzò le spalle «bah non saprei dire a cosa servano nello specifico queste cellule grigie tu puoi soltanto fare del tuo meglio sei tu quello che opera io guarderò da sopra la tua spalla posso prendere un camice e lavarmi da qualche parte?» mikael blomkvist diede un occhiata all orologio e vide che erano da poco passate le tre del mattino era ammanettato chiuse gli occhi un secondo era mortalmente stanco ma l adrenalina lo teneva sveglio riaprì gli occhi e guardò furibondo il commissario thomas paulsson che ricambiò l occhiata con un espressione sconvolta sedevano al tavolo della cucina di una casa contadina bianca in un posto nei pressi di nossebro che si chiamava gosseberga e del quale mikael aveva sentito parlare per la prima volta in vita sua meno di dodici ore prima la catastrofe era un dato di fatto «idiota» disse mikael «mi stia un po a sentire » «idiota» ripeté mikael «l avevo detto accidenti che era estremamente pericoloso l avevo detto che dovevate trattarlo come una bomba a mano senza sicura ha ucciso minimo tre persone è fatto come un carro armato ed è capace di ammazzare a mani nude e lei manda due poliziotti di paese a prelevarlo come fosse un ubriacone del sabato sera.» mikael chiuse di nuovo gli occhi si domandò cos altro sarebbe andato storto nel corso di quella nottata aveva trovato lisbeth salander poco dopo mezzanotte gravemente ferita dopo aver chiamato la polizia era riuscito a convincere il pronto intervento sanitario a inviare un elicottero per trasportarla al sahlgrenska aveva descritto dettagliatamente le sue ferite e il foro da pallottola in testa ricevendo supporto da qualche persona saggia e intelligente che si era resa conto che la ragazza aveva bisogno di cure immediate eppure era trascorsa più di mezz ora prima che l elicottero arrivasse mikael era uscito e aveva recuperato due automobili dalla vecchia stalla che fungeva da garage e accendendone i fari aveva marcato una sorta di pista d atterraggio illuminando il campo davanti alla casa il personale dell elicottero e due operatori sanitari al seguito avevano agito con esperienza e professionalità uno dei sanitari aveva prestato a lisbeth salander i primi soccorsi mentre l altro si occupava di alexander za-

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lachenko conosciuto anche come karl axel bodin zalachenko era il padre di lisbeth salander e il suo peggior nemico aveva cercato di ucciderla ma aveva fallito mikael l aveva trovato parecchio malridotto nella legnaia con una brutta ferita da accetta alla testa e una frattura alla gamba in attesa dell elicottero mikael aveva fatto quel che aveva potuto per lisbeth recuperato un lenzuolo pulito da un armadio l aveva tagliato improvvisando una fasciatura di fortuna dato che il sangue si era coagulato formando una sorta di tappo sul foro d ingresso nella testa era rimasto incerto se bendare o meno infine aveva annodato il lenzuolo intorno alla testa della ragazza senza stringere troppo più che altro perché la ferita non rimanesse esposta a batteri e sporcizia aveva fermato il sangue che usciva dalle ferite all anca e alla spalla nella maniera più semplice che gli fosse venuta in mente in un armadietto c era un rotolo di largo nastro adesivo argentato e l aveva usato per chiudere le ferite poi le aveva inumidito il viso con un asciugamano bagnato cercando di rimuovere alla bell e meglio lo sporco infine era andato nella legnaia e aveva soccorso zalachenko ma nel suo intimo aveva constatato che onestamente non gliene importava un fico secco mentre aspettava il pronto intervento sanitario aveva anche telefonato a erika berger per spiegarle la situazione «tu stai bene?» volle subito sapere erika «io sto bene» rispose mikael «È lisbeth che è ridotta male.» «povera ragazza» disse erika «ho letto l inchiesta di björck per la säpo i servizi segreti durante la serata come gestirai questa faccenda?» «non ho nemmeno la forza di pensarci» disse mikael mentre parlava con erika stava seduto sul pavimento e teneva un occhio vigile su lisbeth salander le aveva tolto le scarpe e sfilato i pantaloni per poterle medicare la ferita all anca e gli capitò di mettere la mano sui pantaloni che aveva buttato per terra accanto al divano senti che c era qualcosa dentro una tasca e tirò fuori un palm tungsten t3 corrugò le sopracciglia e osservò pensieroso il palmare quando sentì il rumore dell elicottero se lo infilò nella tasca interna della giacca quindi mentre ancora era solo si chinò e frugò in tutte le tasche di lisbeth trovò un mazzo di chiavi dell appartamento di mosebacke e un passaporto intestato a irene nesser infilò velocemente il tutto in uno scomparto della borsa del computer.

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la prima macchina con fredrik torstensson e gunnar andersson della polizia di trollhättan arrivò qualche minuto dopo che l elicottero del pronto intervento sanitario era atterrato seguita da quella del commissario in servizio esterno thomas paulsson che assunse immediatamente il comando della situazione mikael si era fatto avanti e aveva cominciato a spiegare cosa fosse successo paulsson gli sembrò subito un sergente maggiore presuntuoso e ottuso dopo il suo arrivo le cose avevano cominciato ad andare per il verso sbagliato paulsson non diede nessun segno di aver capito di cosa stesse parlando mikael sembrava stranamente intimorito e l unico fatto che recepì fu che la ragazza malridotta stesa per terra davanti alla cassapanca della cucina era la super-ricercata triplice omicida lisbeth salander e che si trattava quindi di una cattura particolarmente importante paulsson aveva chiesto tre volte all occupatissimo operatore del pronto intervento se la ragazza poteva essere arrestata sul posto alla fine il paramedico si era alzato e aveva urlato a paulsson di tenersi a distanza di un braccio quindi paulsson si era concentrato sul martoriato alexander zalachenko e mikael l aveva sentito riferire alla radio che lisbeth salander aveva cercato di ammazzare un altra persona a quel punto mikael era così arrabbiato con paulsson il quale evidentemente non ascoltava una sola parola di quanto cercava di dirgli che aveva alzato la voce intimandogli di chiamare immediatamente l ispettore jan bublanski della polizia di stoccolma si era offerto di fare lui stesso il numero con il proprio cellulare paulsson non si era mostrato affatto interessato dopo di che mikael aveva commesso due errori aveva spiegato con decisione che il vero triplice omicida era un uomo di nome ronald niedermann che era una specie di robot anticarro soffriva di una malattia denominata analgesia congenita e al momento era legato come un salame in un fosso lungo la strada per nossebro mikael spiegò come localizzare niedermann e raccomandò che la polizia mobilitasse un plotone di militari con armi di rinforzo per andare a prenderlo paulsson aveva domandato come avesse fatto niedermann a finire nel fosso e mikael aveva ammesso apertamente che era stato lui a sistemarlo in quel modo minacciandolo con un arma «minacciandolo con un arma?» aveva chiesto il commissario paulsson a quel punto mikael avrebbe dovuto rendersi conto che paulsson era un

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imbecille avrebbe dovuto prendere il cellulare e chiamare lui stesso jan bublanski pregandolo di intervenire per diradare la nebbia in cui paulsson sembrava immerso invece aveva commesso l errore numero due cercando di consegnare l arma che aveva nella tasca della giacca la colt 1911 government che ore prima aveva trovato nell appartamento di lisbeth salander a stoccolma con l aiuto della quale aveva tenuto a bada ronald niedermann il gesto aveva indotto paulsson a fermarlo su due piedi per porto abusivo di arma da fuoco paulsson aveva quindi dato ordine agli agenti torstensson e andersson di dirigersi verso il punto della strada per nossebro che mikael aveva indicato e di controllare se ci fosse qualcosa di vero nella storia secondo cui c era una persona in un fosso legata a un cartello con scritto attenzione alci se così effettivamente era gli agenti avrebbero dovuto ammanettare la persona in questione e portarla da lui al podere di gosseberga mikael aveva immediatamente protestato spiegando che ronald niedermann non era un soggetto che si potesse semplicemente prendere e ammanettare era un pericolosissimo assassino quando paulsson aveva mostrato di ignorare le sue proteste la stanchezza aveva fatto valere i propri diritti mikael aveva dato a paulsson del somaro incompetente urlando che torstensson e andersson non dovevano assolutamente liberare ronald niedermann senza prima chiamare rinforzi il risultato della stanchezza era stato che mikael era finito in manette sul sedile posteriore della macchina di paulsson dalla quale aveva guardato imprecando i due agenti allontanarsi con la loro automobile l unico bagliore di luce nelle tenebre era che lisbeth salander era stata trasportata all elicottero ed era sparita sopra le cime degli alberi in direzione del sahlgrenska mikael si sentiva del tutto impotente e lontano dal flusso delle informazioni e poteva solo sperare che lisbeth finisse in mani competenti il dottor anders jonasson eseguì due profonde incisioni fino all osso e ripiegò la cute intorno al foro d ingresso usò delle graffe per fissarla un infermiera introdusse con cautela una cannula per drenare il sangue poi arrivò la terribile fase in cui il dottor jonasson utilizzò un trapano per allargare il foro nell osso il tutto si svolse con una lentezza snervante alla fine il dottore ottenne un foro sufficientemente largo perché il cervello di lisbeth salander diventasse accessibile infilò con cautela una

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sonda e allargò il canale della ferita di qualche millimetro quindi introdusse una sonda più sottile e localizzò la pallottola dalla radiografia della scatola cranica poté constatare che formava un angolo di quarantacinque gradi rispetto al canale della ferita usò la sonda per raggiungere la pallottola e dopo una serie di tentativi falliti riuscì a muoverla un po e a portarla nella posizione giusta infine introdusse una sottile pinza chirurgica con le estremità scanalate le strinse forte intorno alla base della pallottola e la afferrò saldamente poi tirò indietro la pinza la pallottola la seguì quasi senza opporre resistenza jonasson la sollevò un secondo in controluce e constatò che sembrava intatta dopo di che la fece cadere in una bacinella «pulire» disse e l ordine fu subito eseguito diede un occhiata all elettrocardiogramma che mostrava che la sua paziente aveva ancora un attività cardiaca regolare «pinza.» abbassò una lente a forte ingrandimento e la puntò sulla zona messa a nudo «piano» disse il professor frank ellis nel corso dei successivi quarantacinque minuti anders jonasson recuperò non meno di trentadue minuscoli frammenti ossei intorno al foro d ingresso il più piccolo era praticamente invisibile a occhio nudo mentre mikael blomkvist frustrato cercava di recuperare il proprio cellulare dal taschino della giacca operazione che si dimostrò impossibile con le mani legate arrivarono a gosseberga diverse automobili con poliziotti e tecnici della scientifica il commissario paulsson ordinò loro di mettere al sicuro le prove nella legnaia e di ispezionare a fondo la casa dove erano già state messe sotto sequestro parecchie armi mikael osservò rassegnato le loro manovre dal sedile posteriore della macchina di paulsson fu solo dopo un ora circa che il commissario parve accorgersi che gli agenti torstensson e andersson non erano ancora tornati tutto d un tratto assunse un aria preoccupata e portò mikael in cucina chiedendogli di fornire nuovamente una descrizione della strada mikael chiuse gli occhi era ancora seduto in cucina in compagnia di paulsson quando la squadra inviata per dare man forte a torstensson e andersson tornò a fare rapporto l agente gunnar andersson era stato trovato morto con il collo spezzato.

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il suo collega fredrik torstensson era ancora vivo ma era stato percosso selvaggiamente entrambi erano stati rinvenuti nel fosso accanto al cartello attenzione alci le loro armi di servizio e la macchina della polizia erano sparite da una situazione pressoché sotto controllo il commissario thomas paulsson si ritrovò d improvviso a fronteggiare l omicidio di un poliziotto e la fuga di un uomo disperato e armato «idiota» ripeté mikael blomkvist «insultare la polizia non è di nessun aiuto.» «su questo punto siamo d accordo ma io la inchioderò per negligenza in servizio fosse l ultima cosa che faccio sarà descritto come il poliziotto più stupido di tutto il paese in tutti i giornali svedesi.» la minaccia di essere esposto al pubblico scherno era evidentemente l unica cosa che toccava thomas paulsson sul vivo assunse un aria inquieta «cosa suggerisce?» «esigo che telefoni all ispettore jan bublanski della polizia di stoccolma adesso.» l ispettore sonja modig si svegliò di soprassalto quando il suo cellulare che era in carica dall altra parte della camera da letto cominciò a suonare guardò la sveglia sul comodino e vide turbata che erano passate da poco le quattro del mattino quindi diede un occhiata a suo marito che continuava beatamente a russare sarebbe stato capace di andare avanti a dormire anche sotto un attacco di artiglieria sonja si alzò barcollando dal letto e trovò il tasto rispondi sul cellulare jan bublanski pensò chi altri «È scoppiato l inferno giù dalle parti di trollhättan» esordì il suo capo senza tante formalità «l x2000 per göteborg parte alle cinque e dieci.» «cosa è successo?» «blomkvist ha trovato lisbeth salander niedermann e zalachenko lui è stato fermato per oltraggio a pubblico ufficiale resistenza e porto abusivo di arma da fuoco lisbeth salander è stata trasportata al sahlgrenska con una pallottola in testa zalachenko anche ma con un accetta nel cranio niedermann è a piede libero ha ucciso un poliziotto.» sonja modig batté le palpebre due volte e avvertì la stanchezza più di ogni altra cosa avrebbe voluto infilarsi di nuovo sotto le coperte e prendersi un mese di vacanza «l x2000 delle cinque e dieci okay cosa devo fare?»

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