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stieg larsson la ragazza che giocava con il fuoco flickan som lekte med elden 2006 prologo era legata con cinghie di cuoio a una stretta branda con il telaio in acciaio le cinghie tese sopra il torace premevano era stesa sulla schiena le mani bloccate all altezza dei fianchi ormai aveva rinunciato da tempo a qualsiasi tentativo di liberarsi era sveglia ma teneva gli occhi chiusi se li avesse aperti si sarebbe ritrovata al buio l unica fonte di luce era una debole striscia che filtrava da sopra la porta si sentiva in bocca un sapore cattivo e non vedeva l ora di potersi lavare i denti una parte della sua coscienza tendeva l orecchio per cogliere il rumore di passi che avrebbe indicato che lui stava arrivando non aveva la minima idea di che ora della sera fosse al di là del fatto che aveva l impressione che cominciasse a essere troppo tardi perché venisse a trovarla un improvvisa vibrazione della branda la indusse ad aprire gli occhi era come se un macchinario di qualche genere si fosse avviato da qualche parte all interno dell edificio ma dopo un paio di secondi non sapeva se fosse stata solo un illusione oppure se il rumore fosse stato reale mentalmente spuntò un altro giorno sul calendario era il suo quarantatreesimo giorno di prigionia avvertì un prurito nel naso e girò la testa in modo da poterlo sfregare contro il cuscino sudava nella stanza l aria era calda e soffocante indossava una semplice camicia da notte che le si era arrotolata sotto il corpo spostando l anca riusciva ad afferrare l indumento fra l indice e il medio e a tirarlo giù da una parte un poco alla volta ripeté il procedimento con l altra mano ma la camicia faceva ancora una piega sotto l osso sacro il materasso era sformato e scomodo il totale isolamento faceva sì che ogni piccola impressione che altrimenti sarebbe passata del tutto inosservata si ingigantisse pesantemente le cinghie erano abbastanza lasche da permetterle di cambiare posizione e mettersi sul fianco ma anche così era scomoda perché doveva stare con una mano dietro la schiena e questo le faceva intorpidire il braccio non era spaventata al contrario sentiva accumularsi dentro di sé una rabbia violenta.
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ma era anche tormentata dai suoi stessi pensieri che si trasformavano costantemente in sgradevoli fantasie su ciò che le sarebbe successo odiava la sua impotenza coatta per quanto cercasse di concentrarsi su qualcos altro per far passare il tempo e reprimere il pensiero della sua situazione l angoscia riusciva comunque a filtrare ristagnava intorno a lei come una nube di gas minacciando di infiltrarsi nei suoi pori e avvelenarle l esistenza aveva scoperto che il modo migliore per tenere lontana l angoscia era fantasticare di qualcosa che le desse una sensazione di forza chiuse gli occhi e richiamò l odore della benzina lui era in macchina con il finestrino aperto lei gli si avventava contro versava la benzina e accendeva un fiammifero questione di un attimo le fiamme si alzavano subito lui si contorceva dal dolore e lei sentiva le sue urla di terrore e sofferenza poteva percepire l odore della carne bruciata e quello più aspro del rivestimento e dell imbottitura dei sedili che si incenerivano probabilmente si era assopita dal momento che non aveva sentito i passi ma di colpo fu perfettamente sveglia quando la porta si aprì la luce dal rettangolo illuminato l accecò alla fine lui era venuto non sapeva quanti anni potesse avere ma era grande aveva i capelli arruffati castano scuro occhiali cerchiati di nero e una rada barbetta profumava di dopobarba odiava il suo odore rimase ritto in silenzio ai piedi della branda e la osservò a lungo odiava il suo silenzio il suo viso era in ombra nel controluce della porta aperta e lei vedeva solo la sua sagoma d un tratto le rivolse la parola aveva una voce nitida e profonda che sottolineava in maniera pedante ogni parola odiava la sua voce le disse che era il suo compleanno e che voleva farle gli auguri la voce non era sgarbata o ironica era semplicemente neutra lei indovinò che stava sorridendo lo odiava lui si avvicinò e girò intorno alla branda poggiò il dorso di una mano umidiccia sulla sua fronte e le passò le dita fra i capelli in un gesto che probabilmente voleva essere gentile era il suo regalo di compleanno per lei odiava il suo contatto.
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lui cominciò a parlare lei vedeva la bocca muoversi ma si sforzava di escludere il suono della sua voce non voleva ascoltare non voleva rispondere lo sentì alzare il tono un tocco di irritazione per la sua mancanza di reazione si era insinuato nella voce dell uomo stava parlando di reciproca fiducia dopo parecchi minuti tacque lei ignorò il suo sguardo poi lui alzò le spalle e cominciò a sistemare le cinghie le strinse un po sul torace e si chinò su di lei lei si voltò di scatto verso sinistra più bruscamente che poté raccolse le ginocchia fin sotto il mento e poi scalciò forte contro la sua testa mirava al pomo d adamo e lo colpì in un punto sotto il mento ma lui era preparato e si scostò e il risultato fu solo un colpo leggero appena percettibile cercò di scalciare di nuovo ma lui era già fuori portata le sue gambe sprofondarono di nuovo nella branda il lenzuolo pendeva sul pavimento la camicia da notte era finita molto al di sopra dei fianchi lui rimase immobile senza dire nulla poi le girò intorno e cominciò a legarle i piedi lei cercò di tirare le gambe verso di sé ma lui le afferrò una caviglia e le abbassò di forza il ginocchio con l altra mano bloccandole il piede con una cinghia poi fece il giro della branda e le legò anche l altro piede adesso era ridotta alla totale impotenza raccolse il lenzuolo e la coprì la guardò in silenzio per due minuti lei poteva sentire la sua eccitazione nella penombra benché lui non ne facesse mostra in alcun modo di sicuro aveva un erezione sapeva che avrebbe voluto allungare una mano e toccarla poi lui si voltò e uscì chiudendosi la porta alle spalle sentì che chiudeva col catenaccio cosa perfettamente inutile dal momento che non aveva nessuna possibilità di slegarsi dalla branda rimase diversi minuti con lo sguardo fisso sulla sottile striscia di luce sopra la porta poi cominciò a muoversi per cercare di capire quanto fossero strette le cinghie riuscì a piegare un po le ginocchia ma quelle che le bloccavano i piedi opposero immediatamente resistenza si rilassò restò stesa assolutamente immobile fissando nel nulla aspettava intanto fantasticava di una tanica di benzina e di un fiammifero lo vide imbevuto di benzina poteva percepire fisicamente la scatola dei fiammiferi nella propria mano la scosse ne udì il tipico rumore la aprì
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e scelse un fiammifero lo udì dire qualcosa ma non lo ascoltò però vide l espressione del suo viso quando strusciò il fiammifero contro la superficie ruvida udì il rumore raspante della capocchia di zolfo suonava come un protratto rombo di tuono vide la fiamma scoccare fece un sorriso duro e si rinfrancò in quella notte compiva tredici anni parte prima equazioni irregolari 16-20 dicembre 3x-9 0 x 3 l equazione si definisce in base alla potenza delle incognite coinvolte valore dell esponente se tale potenza è uno l equazione è detta di primo grado se la potenza è due di secondo grado e così via le equazioni di grado superiore al primo danno diversi valori alle incognite tali valori sono chiamati radici 1 giovedì 16 dicembre venerdì 17 dicembre lisbeth salander abbassò gli occhiali da sole sulla punta del naso e strizzò gli occhi sotto la tesa del cappello di paglia vide la donna della stanza 32 uscire dall ingresso laterale dell albergo e raggiungere uno dei lettini prendisole a righe bianche e verdi allineati intorno alla piscina il suo sguardo era concentrato sul percorso e le sue gambe parevano instabili lisbeth non l aveva mai vista così da vicino ne stimò l età intorno ai trentacinque anni ma dall aspetto avrebbe potuto collocarsi in qualsiasi punto fra i venticinque e i cinquanta i capelli castani le toccavano le spalle il viso era allungato e il corpo maturo pareva ritagliato da un catalogo di vendita per corrispondenza di biancheria intima portava sandali bikini nero e occhiali da sole con lenti violette era americana e parlava con l accento del sud aveva anche un cappello di paglia giallo che lasciò cadere per terra accanto al lettino prima di fare un cenno al ragazzo che lavorava al bar di ella carmichael.
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lisbeth salander appoggiò il libro che stava leggendo sulle ginocchia e bevve un sorso dal suo bicchiere di caffè prima di allungarsi a prendere il pacchetto delle sigarette senza voltare la testa spostò lo sguardo sull orizzonte dal suo posto sulla terrazza della piscina poteva vedere un angolo del mar dei caraibi attraverso un gruppo di palme e rododendri lungo il muro di cinta davanti all albergo un po al largo una barca a vela andava verso nord col vento in poppa in direzione santa lucia o dominica ancora più in là poteva scorgere il profilo di un grosso mercantile diretto a sud verso la guyana o qualcuno dei paesi vicini una debole brezza mitigava la calura pomeridiana ma lei avvertì una goccia di sudore colare lentamente verso il sopracciglio lisbeth salander non amava stare ad arrostire al sole aveva trascorso le giornate il più possibile all ombra saldamente radicata sotto la tettoia eppure era scura come un cioccolatino indossava un paio di shorts kaki e una maglietta nera ascoltò le singolari tonalità prodotte dagli steel pans che fluivano dagli altoparlanti a fianco del bar non si era mai interessata alla musica e non era in grado di distinguere sven ingvars da nick cave ma gli steel pans l affascinavano pareva inverosimile che qualcuno fosse capace di accordare un bidone e ancor più inverosimile che il bidone stesso potesse essere indotto a emettere suoni controllabili che non somigliavano a nient altro quei suoni le parevano magici improvvisamente qualcosa la irritò e riportò lo sguardo sulla donna che aveva appena ricevuto un bicchiere contenente un drink color arancio non erano problemi suoi solo non riusciva a capire perché mai quella donna rimanesse per quattro notti fin da quando la coppia era arrivata lisbeth aveva dovuto ascoltare il dramma soffocato che si svolgeva nella stanza accanto alla sua aveva sentito pianti voci basse e sconvolte e in qualche occasione rumore di schiaffi l uomo che ne era responsabile supponeva si trattasse del marito era sulla quarantina aveva i capelli scuri e dritti pettinati anacronisticamente con la riga in mezzo e sembrava trovarsi a grenada per ragioni di lavoro in cosa consistesse tale lavoro lei non lo sapeva ma ogni mattino l uomo beveva il suo caffè al bar dell albergo in giacca e cravatta prima di prendere la cartella e raggiungere il taxi che l aspettava di fuori ritornava in albergo nel tardo pomeriggio e allora faceva il bagno e stava in compagnia della moglie ai bordi della piscina di solito cenavano insieme in quella che pareva essere un atmosfera sommessa e affettuosa la donna beveva forse uno o due bicchieri di troppo ma le sue sbronze non
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avevano mai provocato disturbo i litigi nella stanza a fianco cominciavano di solito fra le dieci e le undici di sera grossomodo nello stesso momento in cui lisbeth si infilava a letto con un libro sui misteri della matematica non erano maltrattamenti pesanti da quanto poteva sentire attraverso la parete era piuttosto un litigio continuo insistente la notte prima non aveva saputo resistere alla curiosità ed era uscita sul balcone per sentire attraverso la porta-finestra aperta di cosa si trattasse per più di un ora l uomo era andato avanti e indietro per la stanza ammettendo di essere un mascalzone più volte aveva ripetuto che doveva sembrare falso e bugiardo ogni volta la donna aveva risposto che non lo pensava e aveva cercato di calmarlo lui aveva insistito sempre più pesantemente fino ad arrivare a scuoterla alla fine lei aveva risposto come voleva lui sì sei un bugiardo lui aveva subito preso a pretesto la sua forzata ammissione per attaccare lei la sua condotta e il suo carattere l aveva chiamata sgualdrina una parola contro la quale lisbeth avrebbe preso senza esitazione pesanti misure se fosse stata indirizzata a lei quello tuttavia non era un problema suo di conseguenza aveva difficoltà a decidere se fosse opportuno intervenire in qualche modo aveva ascoltato stupefatta le parole insistenti dell uomo che d improvviso si erano trasformate in qualcosa che era sembrato un ceffone aveva appena deciso di uscire nel corridoio e spalancare con un calcio la porta dei vicini quando nella loro stanza era sceso il silenzio ora mentre osservava la donna ai bordi della piscina poté notare il vago segno di un livido sulla spalla e un graffio sul fianco ma nessuna lesione di rilievo nove mesi prima lisbeth aveva letto un articolo su un numero di popular science che qualcuno aveva dimenticato all aeroporto leonardo da vinci di roma e tutto d un tratto aveva sviluppato un indefinibile attrazione per una materia tanto oscura come l astronomia sferica in modo del tutto impulsivo aveva fatto un salto alla libreria universitaria di roma e aveva comperato alcuni dei trattati più importanti sull argomento ma per avvicinare l astronomia sferica era stata costretta a penetrare i misteri più intricati della matematica nel corso degli ultimi mesi aveva spesso visitato librerie universitarie per procurarsi ulteriori testi in materia i libri erano rimasti il più delle volte nella valigia e i suoi studi erano stati privi di sistematicità e di uno scopo vero e proprio fino al momento in
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cui era entrata in una libreria universitaria a miami e ne era uscita con dimensions in mathematics del dottor l.c parnault pubblicato dalla harvard university nel 1999 questo subito prima di raggiungere le florida keys e cominciare il suo vagabondaggio fra le isole dei caraibi guadalupa due giorni in un buco indescrivibile dominica piacevole e rilassante cinque giorni barbados un giorno in un albergo americano dove non si era sentita affatto la benvenuta santa lucia nove giorni qui avrebbe potuto anche pensare di fermarsi per un periodo più lungo se non avesse avuto un diverbio con un ottuso teppista locale che stazionava al bar del suo alberghetto alla fine aveva perso la pazienza e gli aveva calato in testa un mattone aveva lasciato l albergo ed era salita su un traghetto con destinazione saint george s la capitale di grenada era un posto di cui non aveva mai sentito parlare prima di salire a bordo dell imbarcazione era sbarcata a grenada sotto un diluvio tropicale alle dieci di un mattino di novembre dalla sua guida aveva appreso che grenada era nota come spice island l isola delle spezie e che era il maggior produttore mondiale di noce moscata l isola contava centoventimila abitanti ma altri duecentomila grenadiani circa vivevano fra stati uniti canada e inghilterra il che dava un idea di come fosse il mercato del lavoro nella madrepatria il paesaggio era montuoso intorno a un vulcano spento il grand etang sotto il profilo storico grenada era una delle tante insignificanti ex colonie britanniche nel 1795 aveva destato attenzione dopo che un ex schiavo liberato di nome julian fedon ispirandosi alla rivoluzione francese aveva dato inizio a una rivolta inducendo la corona a inviare truppe per fare a pezzi fucilare impiccare e mutilare un gran numero di ribelli ciò che
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aveva scosso il regime coloniale era che anche un certo numero di bianchi poveri si era unito alla rivolta di fedon senza il minimo riguardo per l etichetta e i confini razziali l insurrezione era stata schiacciata ma fedon non era mai stato catturato facendo perdere le sue tracce sul massiccio del grand etang e col tempo era diventato una leggenda locale di proporzioni robinhoodiane circa duecento anni più tardi nel 1979 l avvocato maurice bishop aveva dato inizio a una nuova rivoluzione che secondo la guida turistica si ispirava alle dittature comuniste di cuba e nicaragua ma della quale lisbeth aveva tutt altra immagine dopo l incontro con philip campbell insegnante bibliotecario e predicatore battista nella cui pensione aveva alloggiato i primi giorni la storia si poteva riassumere così bishop era stato un condottiero genuinamente popolare che aveva fatto cadere un dittatore pazzo che per di più era un fanatico degli ufo alla cui caccia aveva destinato una buona fetta del magro budget nazionale bishop aveva propugnato la democrazia economica e introdotto nel paese le prime leggi sulla parità fra i sessi prima di venire assassinato nel 1983 dopo la sua morte accompagnata dal massacro di circa centoventi persone compresi il ministro degli esteri quello delle pari opportunità e alcuni esponenti di spicco del sindacato gli stati uniti avevano invaso il paese portandovi la democrazia questo comportò che a grenada la disoccupazione aumentò dal sei per cento circa a quasi il cinquanta per cento e che il commercio della cocaina tornò a essere la principale fonte di reddito philip campbell aveva scosso la testa alla descrizione contenuta nella guida di lisbeth e le aveva fornito buoni consigli su quali persone e quartieri avrebbe dovuto evitare dopo il calare del buio nel suo caso tali consigli erano tuttavia sprecati aveva infatti evitato di fare la conoscenza della criminalità di grenada innamorandosi di grand anse beach subito a sud di saint georges una spiaggia di sabbia lunga un miglio e poco frequentata dove poteva camminare per ore senza bisogno di parlare con nessuno e nemmeno di incontrare altra gente si era trasferita al keys hotel uno dei pochi alberghi americani affacciati su grand anse e ci abitava da sette settimane senza fare molto più che passeggiare lungo la spiaggia e mangiare il frutto locale il chinup che nel gusto ricordava l uvaspina svedese e le piaceva immensamente era bassa stagione e al keys hotel neppure un terzo delle stanze era occupato l unico problema era che la sua tranquillità personale e i suoi studi sparsi di matematica venivano disturbati dal soffocato terrore nella stanza
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adiacente mikael blomkvist premette l indice sul campanello dell appartamento di lisbeth salander in lundagatan non si aspettava che lei aprisse la porta ma aveva preso l abitudine di passare da casa sua più o meno una volta al mese per controllare che non fosse intervenuto qualche cambiamento quando sollevò il portellino della buca delle lettere poté intravedere la montagnola di materiale pubblicitario erano appena passate le dieci di sera ed era troppo buio per stabilire di quanto fosse cresciuta dall ultima volta per un istante rimase fermo sulle scale indeciso prima di girare i tacchi frustrato e lasciare l edificio a passo lento si diresse verso il suo appartamento di bellmansgatan dove accese la macchina del caffè e sfogliò i giornali della sera ascoltando l ultimo telegiornale si sentiva di umore cupo e si domandava dove diavolo si fosse cacciata lisbeth avvertiva una vaga inquietudine e per la millesima volta si domandò cosa fosse realmente successo durante le feste di natale dell anno prima l aveva invitata nella sua casetta di sandhamn avevano fatto lunghe passeggiate discutendo sommessamente delle ripercussioni dei drammatici avvenimenti dei quali entrambi erano stati partecipi nel corso dell anno appena trascorso quando mikael aveva vissuto qualcosa che col senno di poi considerava una crisi esistenziale dopo una condanna per diffamazione e un paio di mesi in galera la sua carriera professionale di giornalista era infangata e lui aveva abbandonato il posto di direttore responsabile della rivista millennium con la coda fra le gambe ma d improvviso tutto era cambiato l incarico di scrivere la biografia del magnate dell industria henrik vanger che aveva considerato come una terapia assurdamente ben remunerata si era trasformato di colpo nella caccia disperata a un serial killer sconosciuto quanto scaltro nel corso di quella caccia aveva incontrato lisbeth salander mikael si passò distrattamente la mano sulla leggera cicatrice che il cappio gli aveva lasciato in ricordo sotto l orecchio sinistro lisbeth non l aveva soltanto aiutato nella caccia all assassino gli aveva anche letteralmente salvato la vita di volta in volta l aveva sorpreso con le sue bizzarre capacità memoria fotografica e abilità informatiche fenomenali mikael blomkvist si considerava personalmente dotato di una generica competenza in fatto di computer ma lisbeth salander li trattava come se fosse in combutta col diavo-
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lo si era lentamente reso conto che era un hacker di fama mondiale e all interno dell esclusivo club internazionale che si dedicava alla pirateria informatica ad alto livello era una leggenda ancorché la conoscessero solo sotto lo pseudonimo di wasp era stata la sua capacità di entrare e uscire dai computer altrui a fornirgli il materiale per trasformare la sua disfatta giornalistica nell affare wennerström uno scoop che ancora un anno più tardi era oggetto di indagini di polizia internazionali per frode e dava motivo a mikael di visitare a intervalli regolari diversi talk-show televisivi un anno prima aveva guardato allo scoop con enorme soddisfazione come a una vendetta e a una riabilitazione professionale ma la soddisfazione gli era passata presto nel giro di poche settimane era già arcistufo di rispondere sempre alle stesse domande di giornalisti e agenti della finanza mi dispiace ma non posso parlare delle mie fonti quando un reporter del giornale in lingua inglese azerbaijan times si era preso il disturbo di andare a stoccolma solo per fargli le stesse domande idiote la misura fu colma mikael aveva ridotto il numero delle interviste al minimo e negli ultimi mesi si era a grandi linee prestato solo quando era la famosa di tv4 a telefonargli per convincerlo cosa che succedeva soltanto nei momenti in cui l inchiesta passava a una nuova fase la collaborazione di mikael con la famosa di tv4 aveva inoltre una dimensione del tutto particolare lei era stata la prima giornalista ad abboccare alla rivelazione e senza il suo apporto la sera in cui millennium aveva lanciato lo scoop difficilmente la notizia avrebbe avuto un simile impatto solo in seguito mikael era venuto a sapere che lei aveva lottato con unghie e denti per convincere la redazione a dare spazio alla storia c era stata una massiccia opposizione a mettere sotto i riflettori l imbroglione di millennium e il dubbio se la batteria di avvocati della redazione avrebbe lasciato passare la notizia era rimasto fino all attimo in cui lei era andata in onda molti dei suoi colleghi più anziani avevano fatto pollice verso e constatato che se si fosse sbagliata la sua carriera sarebbe finita lì lei aveva tenuto duro ed era stata la storia dell anno se ne era occupata per la prima settimana era pur sempre l unica reporter che conosceva il caso ma verso natale mikael aveva notato che tutti i commenti e le interpretazioni erano stati assegnati a colleghi maschi verso capodanno era venuto a sapere per vie traverse che lei era stata molto semplicemente estromessa a gomitate con la motivazione che una vicenda così importante doveva essere seguita da seri reporter economici e
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non da una ragazzetta del gotland o del bergslagen o di dove diavolo fosse quando tv4 aveva telefonato chiedendogli altri commenti mikael aveva risposto con molta franchezza che sarebbe stato disposto a pronunciarsi solo se fosse stata lei a porgli le domande dovettero passare alcuni giorni di silenzio acido prima che i ragazzi di tv4 capitolassero la diminuzione d interesse di mikael per l affare wennerström era coincisa con la scomparsa di lisbeth salander dalla sua vita ancora non capiva cosa fosse successo si erano separati il giorno dopo natale e fra santo stefano e capodanno non l aveva più incontrata il 30 le aveva telefonato ma lei non aveva risposto la sera di capodanno era passato da casa sua due volte suonando alla porta la prima volta nel suo appartamento c era la luce accesa ma lei non aveva aperto la seconda era tutto spento il primo dell anno aveva provato di nuovo a chiamarla senza ricevere risposta in seguito aveva trovato solo il messaggio che l abbonato non era raggiungibile l aveva vista due volte nei giorni immediatamente successivi la prima volta non riuscendo a contattarla per telefono era andato a casa sua e si era seduto ad aspettarla sul gradino davanti alla porta dell appartamento aveva portato con sé un libro aspettando testardamente per quattro ore finché lei aveva varcato il portone subito prima delle undici di sera reggeva fra le braccia uno scatolone e si era fermata di botto nel vederlo «ciao lisbeth» l aveva salutata chiudendo il libro lei l aveva fissato senza espressione e senza un briciolo di calore o amicizia nello sguardo poi aveva infilato la chiave nella serratura «mi offri una tazza di caffè?» aveva domandato mikael lei si era voltata e aveva detto a bassa voce «vattene via di qui non ti voglio vedere mai più.» quindi aveva chiuso la porta in faccia a un mikael blomkvist immensamente stupefatto e lui l aveva sentita mettere anche il catenaccio l altra volta era stata solo tre giorni più tardi stava andando in metropolitana da slussen a t-centralen e quando il treno si era fermato a gamla stan aveva guardato fuori dal finestrino scorgendola sul marciapiede meno di due metri più in là se n era accorto nel preciso momento in cui le porte si stavano chiudendo lei aveva guardato dritto attraverso mikael come se fosse stato d aria e poi aveva girato i tacchi e si era allontanata dal suo campo visivo nell attimo stesso in cui il treno si metteva in movimento.
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sul messaggio non c era modo di sbagliarsi lisbeth salander non voleva più avere a che fare con mikael blomkvist l aveva tagliato fuori dalla sua vita con la stessa efficacia con cui eliminava un file dal suo computer senza spiegazioni aveva cambiato numero di cellulare e non rispondeva ai messaggi di posta elettronica mikael sospirò spense la tv andò alla finestra e si mise a guardare il municipio si chiese se non avesse commesso un errore ostinandosi a passare da casa sua a intervalli regolari l atteggiamento di mikael era sempre stato che se una donna faceva capire così chiaramente che non voleva più sentir parlare di lui lui se ne andava per la sua strada non rispettare un messaggio del genere equivaleva ai suoi occhi a una mancanza di rispetto nei confronti della donna in questione mikael e lisbeth erano stati a letto insieme ma era successo su iniziativa di lei e la relazione era durata sei mesi se adesso lei aveva deciso di chiudere la loro storia così sorprendentemente come l aveva aperta per mikael era okay stava a lei decidere non aveva nessun problema ad assumere il ruolo di ex se poi era di questo che si trattava ma la totale presa di distanza di lisbeth lo lasciava confuso non era innamorato di lei erano così diversi che due persone non avrebbero potuto esserlo di più ma gli piaceva e provava un genuino rimpianto per quella ragazza così maledettamente difficile aveva creduto che l amicizia fosse reciproca in breve si sentiva un idiota rimase in piedi accanto alla finestra alla fine prese una decisione risolutiva se lisbeth salander lo detestava così cordialmente da non riuscire nemmeno a salutarlo quando si vedevano in metrò allora probabilmente la loro amicizia era finita e il danno irreparabile in futuro non avrebbe più preso nessuna iniziativa per mettersi di nuovo in contatto con lei lisbeth salander guardò l orologio e constatò che nonostante fosse rimasta seduta ferma all ombra era sudata da capo a piedi erano le dieci e mezza memorizzò una formula matematica lunga tre righe e chiuse con un colpo secco dimensions quindi afferrò le chiavi della propria stanza e il pacchetto di sigarette dal tavolino la sua camera si trovava al secondo piano che era anche l ultimo si liberò dei vestiti ed entrò nella doccia una lucertola verde lunga una ventina di centimetri la fissò dal muro,
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subito sotto il soffitto lisbeth ricambiò l occhiataccia ma non fece nessun tentativo di cacciarla via le lucertole erano dappertutto sull isola e si infilavano nella stanza attraverso le fessure delle persiane da sotto la porta o dalla finestrella del bagno a lei non dispiaceva quella compagnia che generalmente la lasciava in pace l acqua era fredda ma non gelata e rimase sotto la doccia cinque minuti per rinfrescarsi quando tornò di nuovo in camera da letto si fermò nuda davanti allo specchio del guardaroba ed esaminò con stupore il proprio corpo pesava quaranta chili circa ed era alta più o meno centocinquanta centimetri e per quello non è che potesse fare granché aveva membra sottili come quelle di una bambola mani piccole e fianchi efebici ma adesso aveva le tette per tutta la vita era stata piatta proprio come se non fosse ancora entrata nell età puberale era davvero una cosa ridicola e si era sempre sentita a disagio a mostrarsi nuda e ora tutto d un tratto aveva le tette non si trattava di due meloni che non avrebbe voluto e che sarebbero sembrati ancora più ridicoli sul suo corpo per il resto così mingherlino ma di due bei seni tondi e sodi di dimensione media la trasformazione era avvenuta in maniera molto discreta e le proporzioni erano assolutamente plausibili tuttavia la differenza era evidente sia per il suo aspetto che per il suo benessere strettamente privato aveva trascorso cinque settimane in una clinica dalle parti di genova per farsi impiantare le protesi che costituivano l armatura dei suoi nuovi seni aveva scelto la clinica e i medici con la migliore fama in europa anche sul piano della serietà la dottoressa alessandra perrini una donna affascinante e tosta aveva constatato che i seni di lisbeth erano fisicamente sottosviluppati e che pertanto un ingrandimento era da considerarsi dettato da motivazioni mediche l intervento non era stato una passeggiata ma ora i seni parevano del tutto naturali e le cicatrici erano ormai quasi invisibili non si era pentita della sua scelta neanche per un secondo era soddisfatta ancora sei mesi dopo non riusciva a passare davanti a uno specchio a torso nudo senza sobbalzare e poi constatare con gioia che aveva migliorato la qualità della sua vita durante il periodo trascorso nella clinica di genova si era anche fatta levare uno dei nove tatuaggi una vespa lunga un paio di centimetri dal lato destro del collo i suoi tatuaggi le piacevano soprattutto il grande drago
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che dalla spalla scendeva fino alla coscia ma aveva comunque preso la decisione di liberarsi della vespa era talmente vistosa che la rendeva facile da ricordare e identificare lisbeth salander non voleva essere ricordata e identificata il tatuaggio era stato rimosso con il laser e quando si passava la punta del dito sul collo poteva sentire la vaga traccia di una cicatrice un ispezione più attenta rivelava che la sua pelle abbronzata era un filo più chiara nel punto in cui c era stata la vespa ma a un occhiata superficiale non si vedeva niente nel complesso il suo soggiorno a genova era costato il corrispettivo di centonovantamila corone se lo poteva permettere smise di sognare davanti allo specchio e si infilò slip e reggiseno due giorni dopo avere lasciato la clinica per la prima volta nei suoi venticinque anni di vita era entrata in un negozio di biancheria intima e aveva acquistato un indumento di cui prima non aveva mai avuto bisogno da allora aveva compiuto ventisei anni e indossava il reggiseno con una certa soddisfazione si vestì con jeans e una t-shirt nera con la scritta consideralo un cortese avvertimento trovò i sandali e il cappello di paglia e si mise sulla spalla una borsa nera di nylon andando verso l uscita notò un gruppetto di ospiti che parlottavano alla reception rallentò e tese l orecchio «ma quanto è pericoloso?» chiese a voce alta una donna di colore dall accento europeo lisbeth la riconobbe come facente parte di una comitiva arrivata da londra dieci giorni prima freddy mcbain l impiegato della reception dai capelli brizzolati che salutava sempre lisbeth con un sorriso gentile adesso aveva un aria angustiata spiegò che sarebbero state date istruzioni a tutti gli ospiti dell albergo e che non c era motivo di preoccupazione se gli ospiti le avessero seguite alla lettera la sua risposta fu accolta da un fuoco di fila di domande lisbeth corrugò le sopracciglia e raggiunse il bar dove trovò ella carmichael dietro il bancone «di che si tratta?» domandò indicando col pollice il gruppetto assiepato alla reception «mathilda minaccia di farci visita.» «mathilda?» «È un uragano che si è formato al largo delle coste brasiliane un paio di settimane fa e che stamattina è passato dritto attraverso paramaribo la capitale del suriname non si sa bene quale direzione prenderà probabil-
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