Lis Magazine n.2

 

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Agosto-Settembre 2011

Popular Pages


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n umero non è solo sposi essere vivere sentire percepire gioire dire 2 l open space pappalardo calusca arte l area speciale the look of the year spose moderne la vera rivoluzione

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si sposaitalia collezioni passione emozione tradizione ed eleganza sono queste le basi che hanno reso l italian touch famoso nel mondo e che si sono incontrate a milano per l evento sposa più atteso dell anno sì sposaitalia collezioni 2011 prima del marchio prima del modello prima del colore viene il mood quello dello scorso sì sposaitalia collezioni che ha avuto luogo dal 17 al 20 giugno 2011 al padiglione 3 di fieramilanocity con ingresso da porta teodorico ha avuto un impronta particolare che racchiude un modo di pensare la sposa lo sposo la cerimonia e tutto l universo a loro collegato attraverso gli occhi e la capacità dei nostri migliori talenti sensibilità estro creatività ma anche la grande tradizione sartoriale del bel paese sono stati presentati nei quattro giorni di fiera ha chiuso con 6.430 buyer un incremento rispetto al 2010 sì sposaitalia collezioni salone internazionale only trade dedicato al mondo del bridal fashion in fieramilanocity organizzato da fiera milano e di circa il 27 il dato relativo ai buyer stranieri che hanno visitato il salone sorpresa dal nord europa con presenze da austria germania finlandia norvegia e svezia che incrementano nettamenteil loro passaggio in manifestazione una conferma arriva anche dal bacino dei paesi dell est consolidata piazza di riferimento per il mercato degli abiti da sposa con picchi di crescita da serbia moldavia ucraina e russia.piccolo decremento invece su francia e spagna varcando i confini europei la migliore soddisfazione viene dal giappone paese che si è rivelato in grande fermento con una buona presenza di buyer in mostra ottenuta grazie al capillare lavoro dell ice in aumento anche i compratori cinesi fra i paesi worldwide spiccano nuovi mercati come brasile e australia mentre c è una buona tenuta degli usa export positivo dunque un dato che trova riscontro anche nell ultimo rapporto smi sistema moda italia relativo al 2010 sul comparto dal quale emerge un 7,1 dopo un pesante 18 del 2009 buono anche il fatturato complessivo del settore abiti da sposa che sempre secondo smi si attesta su un +2 di crescita dagli oltre 6000 abiti in esposizione al portello emerge una tendenza le spose 2012 avranno quasi sempre le spalle scoperte e il punto vita sottolineato tramonta il taglio impero a favore di corpetti strutturati su maxi gonne ampie e leggere qualche indicatore fonde tendenza con economia e socialità le linee scivolate e minimal sono le preferite dalle spose occidentali e giapponesi negli stati uniti invece vince l abito particolarmente ricco e strutturato anche se le spose americane destinano un budget inferiore circa 35 mila euro all evento matrimonio rispetto alla spesa un po più alta delle italiane 40 mila e delle inglesi 43 mila in particolare per l abito le italiane acquistano in un range fra i 2400 e i 6000 euro un po meno della disponibilità inglese che parte da 3200 per raggiungere anche gli 8000 euro particolare il discorso per le collezioni maschili in usa perché oltre oceano la tendenza per lo sposo è quella di noleggiare l abito per il giorno del sì creando un buon indotto fra i distributori di abiti a noleggio ma nei particolari cosa abbiamo realmente apprezzato senza ombra di dubbio i tagli e le cromie della stilista turca ozlem suer tra le più geniali al momento sul mercato le forme raffinate e costruite della siciliana loredana roccasalva il gusto sempre raffinato di giuseppe papini e l ardita eleganza dello stile dell inglese ian stuart l appuntamento con la 35esima edizione di sì sposaitalia collezioni è per giugno 2012 dal 15 al 18 del mese

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la vera rivoluzione di jaja ferri come se una coltre fumosa e spessa come una folata improvvisa avesse spazzato in un colpo il buon senso e la misura come se fossimo piombati in un caos che più o meno consapevolmente abbiamo barattato con l idea di libertà tutti prima di aprire bocca su qualsiasi questione prendiamo le distanze dalla moralità non per fare il moralista non vorrei che sembrasse che ne faccio una questione di morale e perché no forse la distanza che abbiamo preso è eccessiva forse la battaglia che abbiamo condotto per essere persone libere ci ha portati nella direzione sbagliata si è perso il senso intimo e la mancanza di intimità ha ridotto il senso del valore.tutto è troppo visibile tutto è troppo detto è condiviso non ciò che rappresenta un valore ma quello che in sé rappresenta vuoto mancanza assenza e annullamento di ogni valore tutto è raccattato con i mezzi più vili purché venga raccattato niente si riesce più a meritare animati da quel meraviglioso senso di conquista di sacrificio che porta a sentire il traguardo lontano e irraggiungibile più vicino sempre più vicino e accorciandosi la distanza a renderci migliori come esseri umani che la nostra libertà finisce dove comincia quella di un altro è un concetto da ritenersi antiquato soggetto a scadenza moralista falso e bacchettone oppure al momento attuale quanto di più trasgressivo eversivo eretico e politicamente svincolato esista se invece di continuare a svilire la nostra natura in ogni sua forma provassimo ad esaltarla intelligenza lealtà senso di giustizia sono parole così familiari geneticamente inscritte nell essere umano potremmo ripescarle nel sacchetto chiuso delle nostre verità e senza falsi o scontati moralismi sarebbe una pesca miracolosa non ci avevano insegnato che ci differenziamo dagli animali perché la nostra intelligenza lo spirito intelletto e il raziocinio ci consentono di tenere a bada il nostro istinto che di fondo è identico a quello di un animale il concetto si accompagnava a tavole illustrative che vedevano la curva della schiena di un primate accartocciato su se stesso colmarsi fino a diventare l uomo eretto nostro rappresentante che per quanto fosse brutto il disegno era sempre splendido pare che quella figura debba rileggersi al contrario siamo tutti piegati e schiavi come se ci fosse impedito di guardare in alto come se `sopra ci fosse solo fumo nero la caduta dei valori l abbattimento della morale l egoismo elevato a massima aspirazione tutto trangugiato nel vortice del caos confusione imperante nella personale dirittura nelle priorità su larga scala nella cultura nel costume nelle relazioni nella famiglia solo caos contagioso e contaminante nessuno amico di nessuno e tutti nemici di tutti corpi svenduti perché quello è l unico utilizzo che gli si concede senza neanche prevedere opzioni e soprattutto poche domande e men che meno quella che chiede ma forse potrei avere di meglio per me tutto è invece giustificato e zittito dalla mancanza di mezzi dalla difficoltà di sostenersi offendendo chi con la schiena dritta col bene condiviso si nutre ogni giorno e sfama chi la fame la conosce davvero si può sperare solo che il silenzioso senso di offesa di coloro che continuano nella difficoltà effettiva ridisegnino un nuovo quadro evolutivo con un uomo un po meno animale e sempre più uomo e se finalmente ci concedessimo la libertà di essere uomini e se ci concedessimo un unica indulgenza quella della dignità sarebbe una vera rivoluzione e senza il vincolo della morale dell apparenza e del facile giudizio la vera rivoluzione sarebbe il recupero cosciente della nostra dignità editoriale

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agosto|settembre 2011 scene di rocco giudice o sketch per sola sposa li sconfinamenti fra interni abitabili o sfitti paesaggi visti di scorcio e sogni dove si è soli o la pittura e l immagine fotografica che si incontrano senza mescersi che concorrono alla stessa scena senza fondersi perché la distanza che dovrebbe salvare dalle illusioni è la più forte fra di esse vale anche in questo caso per figura fotografata e sfondo dipinto dove lo spazio dell una è contenuto o prosegue nell altro o vi si sovrappone una sortita nell immaginazione accresce un dato di fatto e entrambe sembrano sospese sull orlo in cui il contorno è tutto lo spessore che le separa quello che il sogno rivela e quello che la realtà nasconde vivono sulla stessa linea di tensione percorribile a ritroso terra di nessuno cui fanno schermo location naturale o patria ideale per un immagine che sembra fuori della portata dei sensi e dell essere perciò la sposa è librata nell orbita attorno a cui gravita la scena che esiste solo per lei ­ i dipinti di calusca e di alfio pappalardo sono disarticolati e remixati perdendo in relazione alla figura che vi è installata le connotazioni rispettivamente di interno domestico che non esorcizza l horror vacui e di spazio aperto a una messa a fuoco da zero a infinito di orizzonti atrofizzati a dimensioni domestiche e di prossimità disperse fra vaste distese impercorribili e poderose scenografie celesti nell abito del giorno più bello la donna non sogna o non sa di sognare perché è sognata su uno sfondo che la cinge e che mescola i suoi colori al bianco che li ha fusi nel suo spettro allora quello spazio ritrova le sue linee nel profilo su cui esse convergono e compone così in una figura il centro che gli mancava una creatura che non può esistere dentro un paesaggio che si trova nella sua mente o come lei nella nostra pertanto fluttua levita sul pavimento e vedendo oltre di sé come una scultura arcaica emersa fra le pieghe di un angolo che vorrebbe ingabbiarla la sua testa sorvola il reticolo che lo spazio intesse per lei divenuta una creatura di magritte alle prese con un ambiente pronto a cambiare stato d aggregazione sedizioso come in bacon o soutine calusca ha riassemblato brandelli dei suoi dipinti per darci un set onirico perfetto per una sparizione o una visione l interno e l esterno si scambiano di ruolo e una parete cede il posto a un muro una stanza come una piazza metafisica si accampa quasi fosse una propaggine del vuoto da cui offre riparo lo spazio è dissezionato dal taglio di un cono di luce gettato da una lampada o risucchiato in una mise-en-abîme latente o in corso da una finestra che intercetta 5

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a volo un corridoio lungo cui si snoda il labirinto che riscatta un interno disertato o s imbatte in una rampa di scale che cerca per conto suo il vuoto nella peculiare meteorologia dell interno che eroga flussi benauguranti quale buona stella fissa l acqua della doccia riassetta le assi del parquet e le doghe della poltrona serrata nell intelaiatura che l incardina pure divagazioni geometriche in cui nulla scorre rispetto a cui i tubi della doccia con l ombra di uno di essi scandiscono monologhi prospettici fra dimensioni non comunicanti se non attraverso quel ritmo imposto dalle inanimate comparse che vi irrompono e così definiscono lo spazio e la posizione nello spazio incrociandosi in coordinate per riportare il bianco delle pareti a quello dell abito inscritto dentro la cornice di una storia che prima di iniziare ha già una protagonista scorrendo dalle pareti alle braccia per scoprirsi dentro un immagine uno stesso tatuaggio prosegue l itinerario in cui sono trascritte le sue derive un tessuto si lega all altro ­ siamo della stessa sostanza dei sogni questo mimetismo ­ di emulsioni alogene di secrezioni stroboscopiche sparse in tutto il corpo di contrassegni apposti o debordanti le superfici rugose di un rivestimento di linoleum e le reattive increspature di una parete scrostata come un epidermide da abbigliare ­ non è fatto per sciogliere gli enigmi da cui scaturisce indoviniamo caratteri che non saranno decifrati ­ la logica del sogno lo esige e quale sogno può rivelarsi più vano del tentativo di riportare alla realtà il sogno quando l unico nesso possibile fra di essi è la felicità alfio pappalardo ha scontornato brani dei suoi sostrati magmatici e d alta quota panorami impervi anche per l immaginario cui connetterli ­ il vulcano con cui alfio pappalardo ingaggia da tempo una personale lotta con l angelo ora che angelo o ciclope il vulcano si manifesta come uno degli alberi che crescono lungo i fertili pendii dell etna alfio pappalardo ha stemperato nei colori freddi ma dalla stesura fibrosa e screziato delle sue trame più fluide l incandescenza di ogni richiamo del profondo sposa del vulcano o figlia dei nembi il piovasco che sgronda da addensamenti cromatici che non colmano condensano lo spazio che li ospita non la bagna ma cade o inscena in onde verticali in rapprese scie di volo la stessa rappresentazione che profittava di uno scenario ridotto volgendo il gioco a incastro delle prospettive col dare a quel paesaggio un clima disponendo a ala i drappeggi che la pioggia schiude nell abbraccio con cui giove nella sua passione idrosolubile si accoppia con danae gli interni più spogli di una terra desolata di calusca e la natura d uso non domestico di alfio pappalardo ci dicono che non è una casa di bambole e non è un anima che la tiene dentro i suoi grovigli la fotografia come la pittura fanno da luogo a un immagine che non ammette alcuna distanza oltre di sé essere parte di un mondo o averne una rappresentanza qualificata intorno può essere un dettaglio fuorviante un ripiego elusivo per chi evochi o è già un mondo a sé ­ lei non è mai sola c è solo lei è così che arte e moda diventano termini dello stesso viaggio attorno e attraverso l immagine dove fotografia o pittura c è posto solo per la bellezza come una virulenza che non permette ad altro di esistere luglio|agosto 2011 6

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luglio|agosto 2011 10 calusca pag 3 v77 sequenzialità pag 6 v57 nuda numero2 edizione lsc edition redazione via g vitale 29 95024 acireale ct www.lisloslas.com info@lisloslas.com direttore creativo jack pigeon marketing marketing@lisloslas.com progetto grafico giuseppe calderone stampa litocon srl ctr torre allegra 95121 catania in attesa di registrazione pag 7 v83 seduta vanitosa cover alfio pappalardo a.d immage project calusca body painting tahiti tattoo make-up antonio giuffrida cover girl giorgia m photo valerio d urso pag 5 pioggia estiva pagg 8-9 l ora del vento regesto delle opere presentate nello sfondo del servizio con abiti di gattinoni.

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l open space di

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interiors in transito di marco di capua una delle principali caratteristiche della mente è la smania di costruire interi a partire da frammenti tutti quanti abbiamo un vero e proprio punto cieco nel campo visivo nella zona in cui il nervo ottico si congiunge alla retina ma il nostro cervello registra immancabilmente un mondo senza soluzione di continuità cogliamo parte di una parola e ci sembra di sentirla per intero.vediamo volti espressivi in una tappezzeria a disegni floreali siamo sempre impegnati a riempire gli spazi vuoti jonathan franzen come stare soli l artista per l is in alto a destra big pullet in bed 2007 tecnica mista su tavola cm 13 x 15 qui sotto v52 il complesso di eureka 2007 tecnica mista su tavola cm 96 x 75 ciascuno niente da ridire in genere va proprio così come sostiene lo scrittore americano solo che poi arriva una falange di pittori sopravvissuta alle granate di riprovazione che gli getta addosso l establishment dei coatti d avanguardia ed esposta alla gogna allestita dalle consorterie della malavitosità trendy voglio dire ne arriva anche uno solo di quelli lì tipo calusca e tutto cambia prendete l epigrafe qua sopra capovolgetene il senso e su calusca e i suoi quadri avrete qualche rigo perfetto viene da dio sentite ha la smania di demolire interi e di focalizzare di isolare ed esaltare frammenti coltiva alla grande il suo punto cieco ne è perfettamente consapevole e infatti per lui il mondo è continuamente trafitto da soluzioni di continuità il mondo tartaglia vede straordinarie fioriture e scrosci di colori insensatamente violenti in volti che di solito si direbbero espressivi e d altra parte quale volto non lo è gli piace una certa aria di smobilitazione domestica guarda stanze che non guarda proprio nessuno o stanze che manco lo sanno di essere guardate ed è impegnato a tenere vuoti certi spazi riassunto me lo ha fatto lui stesso sono interessato agli spazi punto sul vuoto lui calusca poi è pure un architettodesigner-grafico pubblicitario sa cosa voglia dire stilizzare le figure le immagini del proprio tempo lavorarci su tirandole al meglio della coppia forma+comunicazione e a colpo d occhio qui la vedo la profilatura progettata pensata di oggetti sedie poltrone sofà un tiraggio di prospettive pavimenti scale trombe delle scale inquadrano silenzi ma insomma ci pensa te ne accorgi che calusca ci pensa davvero alla definizione alla messa in pagina degli ambienti e degli oggetti e infatti in questo se vuoi è poco tradizionalmente siciliano e invece molto baconiano francis gran maestro facce e corpi di patimento e sbattimento esistenziale e bestiale e sessuale dentro un altissimo e freddissimo décor e un elegantissimo design da salotto perché c è tutta quella pittura che lì qui in sicilia si è espansa su una corda di continua visualizzazione della natura in maniera dura o sentimentale comunque ineludibile e invece nei dipinti di calusca manco un giardino o uno scorcio di mare o un pezzo di cielo non so se mi spiego i metri quadri che bastano a una pittura così saranno una decina un paio d angoli di muro il tempo di andare con lo sguardo da qui a lì dal divano alla porta un niente ci siamo capiti neanche da mettere le scarpe agli occhi ad occhi scalzi ricorderò giusto così per fare storia per risvegliare la catena degli antenati che la migliore figurazione novecentesca è miope ha lo sguardo ravvicinato dico a caso pi casso nemmeno un prato o un bosco camere muri tavoli a nome di tutti ridiamo la parola a de kooning lui è stato esemplarmente chiaro questo famoso spazio fisico ­ lo spazio degli scienziati ­ ora ha finito proprio con l annoiarmi hanno lenti così spesse questi scienziati che lo spazio visto attraverso di esse diviene sempre più malinconico sembra proprio che non vi siano limiti allo squallore dello spazio fisico non contiene altro che miliardi e miliardi di frammenti di materia calda e fredda che vagano nel buio secondo un sistema grandioso senza scopo il fatto è che le stelle che interessano me se potessi volare le raggiungerei alla buona in un paio di giornate le stelle degli scienziati invece le uso come bottoni che abbottonano sipari di vuoto se stendo le braccia intorno e mi domando dove sono le mie dita ecco ho trovato lo spazio che basta a un pittore lo spazio che basta amico intanto ora lo sai dove ti trovi per orientarti tra questi dipinti ho messo la freccetta rossa tu sei qui cioè dentro accanto a coloro che jean clair chiamerebbe i fedeli al volto giacometti freud balthus ma indicati questi punti cardinali della tua costellazione di riferimento là fuori chi c è chi ti aspetta calusca là c è tutto un mondo che tu io noi conosci bene col quale lavori perfino è quello dell immaginazione-via-cavo e della rappresentazione evanescente del tutto-deve-essere-visto fosse anche uno stupro nel cesso o una decapitazione è la luce verde che inguaina come una pelle fosforescente come un alone un continuo crepitìo così me lo figuro visto dallo spazio la re-

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agosto|settembre 2011 altà e la rimpiazza perché non c è cosa o essere che non cadano tramortiti qua e là sul terreno sostituiti subito come in un film sugli alieni dal loro simulacro da un eco dal loro riverbero nel microvideo del cellulare come mi è capitato anche fanaticamente in passato potrei fare ancora molte perorazioni a favore del dipingere ma adesso me ne viene in mente soprattutto una che è questa nei panorami dell arte giovane emergente la fedeltà alla pittura per di più alla pittura figurativa è sempre più sottoposta al confronto con i cosiddetti nuovi media con raccomandazioni che gli artisti più avvertiti si danno spontaneamente se li conosci li eviti nel senso che calusca lo prova un quadro vero è sostanzialmente un prodotto fatto a mano a mano libera per l esattezza alta sartoria e niente upim e ciò che resta dopo che lo sguardo ha avuto coraggio e si è soffermato è il risultato di chi non si è distolto e il sottosuolo dove hai la sensazione che si rifugi qualcosa di elementare e di vero non lo trovi più da nessuna parte e un gesto barbaricamente inalterabile e innato e infine una realtà concreta è vera presenza direbbe george steiner permanente solida e odorosa overdose di colori e materia non fiotto di pixel da un video accesospento-acceso fine della perorazione ad alto impatto visionario il realismo di calusca non ha niente di espressionista ha ragione da vendere guido giuffré qui non c è nessuna teatralizzazione dell io nessuno scorticamento dell anima nessuna perlustrazione di recessi intimi magari mi sbaglio ma ci vedo l intrusione allo stato puro l arrivo l apparizione di stranieri che per poco valicando non sai quale porta materializzando in forma di corpo e figura chissà quale loro allarme o tristezza o mansuetudine si ritrovano a un passo da te e semplicemente ti guardano come non li volessero più altrove si rifugiano qui il loro istinto di sopravvivenza ha scelto noi e reclama attenzione accidenti mette paura questa loro presenza perché e lo capisci al volo è davvero sorprendente prima quello mica era lì potrei giurarlo il divano la sedia erano vuoti e ora invece c è questo tipo che si volta si accorge di noi benché sia come se pensasse ad altro ah ecco infatti mi pareva la scena è abbandonata la sedia la poltrona il divano queste scale tornano vuote dunque erano vuote c è qualcosa di animalesco sia nelle figure che negli oggetti che calusca dipinge qualcosa di selvaggio e inafferrabile e stupefatto come se quelli fossero in attesa anzi a voler essere esatti proprio in agguato una diffusa trepidazione una specie di ansia in questi quadri fende trafigge il vuoto scuotendolo caricandolo di ricordi e di premonizioni c è come una vertigine un perdersi e un ritrovarsi dell immagine una forza che la spinge alla sua massima evidenza tattile e cromatica proprio nella frazione di secondo in cui che so un risucchio verso il fondo un flash bianco inizia a bruciarne il profilo i contorni a gettarla nel nulla questo alternato processo di dissoluzione-ricondensazione delle figure vanno da qualche parte e poi tornano indietro le altera e le purifica il trattamento è duro prese a cazzotti qua e là tumefatte ferite le immagini si spogliano del loro aspetto ordinario e per un attimo hai la certezza che passino di stato in stato di quadro in quadro svelando e decantando il loro karma nascosto v77 sequenzialità polittico 2008 tecnica mista su tavola cm 8 x 10 x 10 ciascun elemento man/chair 2 double g.p inside a mirror 2005 tecnica mista su tavola cm 120 x 160

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agosto|settembre 2011 14 l istante prima l etna blu di alfio pappalardo di placido antonio sangiorgio qui sotto in ordine pioggia estiva 1993 olio su carta cm 24 x 32 nuvola 1993 olio su carta cm 24 x 32 gelb und rot 1993 olio su carta cm 24 x 32 a personale der blaue Ätna di alfio pappalardo non può fare a meno di introdurre una serie di dialoghi e ascendenti che mettono in relazione due culture immaginifiche tanto quella calda di una nebbia colorata di sicilia di una germania che respira il sud quanto l altra di un etna che si connota di variazioni di vento di virate fredde e ingorde di luce anarchia di stereotipi in sintesi il richiamo immediato è con der zauberberg capolavoro di thomas mann la cui percezione di montagna è cammino iniziatico apertura all orfismo a quella purificazione cara a dino campana evanescenza dell apollineo e nel contempo marchio di forma ma l etna di alfio pappalardo nonostante la sua matrice non è impressione fissità è stato di incoscienza abita la dimensione dell es ed è pertanto un rimando immediato ai flussi interiori concettuale sospesa tra il giallo della ginestra nostrana e il blu dell inquietudine paradossalmente è un degradare uno stato d animo proteso alla quiete nell inquietante assuefarsi all oblio un amor mortis come istante di precedenza la luce del più recente pappalardo è il varcare la soglia rifrazioni e atto dell ultimo infinito istante sono d accordo con mercedes auteri quando vede nell opera di pappalardo una musica del colore i quadri si fanno scale variazioni note blu e mi piace l associazione con l hauptwerk di miles davis kind of blue per l appunto ma l se dovessi scegliere una colonna sonora un contorno acustico per i suoi quadri un biglietto d invito musicale sceglierei le note di jan garbarek i cui toni spaziano dalla definizione aspra dell ottone fino all ascensionalismo onirico all autoannullamento d afflato storia jazz di ritorni e di incroci a sorpresa ed è in tale involuzione che pappalardo instaura un confronto con l asprezza degli orizzonti di rothko e un certo lirismo del più suggestivo guccione sospendendosi autosospendendosi dalle nevrosi e dalla velocità del contemporaneo la sua non è arte provinciale è ricerca ed esperibilità di linguaggio e forma lontana da un genere rifiuto di sintesi definitorie e sono spesso le sincopi quei graffi che lacerano il colore come visi calligrafia dello sdoppiamento voce inquieta di prometeo antilirismo intimo che lo avvicinano allo shönberg del der blaue reiter la cui ascendenza è stata evocata in termini per lo più d anniversario non si può non valutare il rimando al classico nel frammento al fascino presocratico alla poesia dell avanzo non va pertanto ignorata la lezione che mitoraj oggi applica alla scultura alba meriggio vespro scandiscono le tappe di un silenzio di un ventaglio di ragioni di un ciclo biotico che in ogni istante è variazione sono le ragioni della vita del procedere di un eternità microstoria lessico universale in cui riconoscerci ancora accaldati dentro la mucosa materna in alto a destra vespro 2007 olio su carta cm 14 x 34 a sinistra meriggio 2007 olio su carta cm 14 x 34 qui sotto etna blu 2010 fusaggine e gessetto su carta cm 25 x 35 nella pagina succesiva ginestre 2000 olio su carta cm 25 x 25 l artista per l is

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di daniela leonardi il matrimonio contadino di 100 anni fa l matrimonio fin dall antichità ha avuto come scopo finale l unione dei due sessi per la procreazione dei figli data l importanza di questa unione sono sorte in ogni paese e in ogni religione procedure e rituali diversi per dare legittimità al matrimonio pensando ad usi e costumi delle nozze in sicilia approfondiamo il matrimonio contadino il rito nuziale vissuto più di 100 anni fa in sicilia fimmina a diciuòtto e màsculu a vintuòttu da un semplice proverbio possiamo partire per individuare l età media degli sposini siciliani di un tempo l età matrimoniale per le caruse ragazze non doveva superare i diciotto anni l uomo invece era considerato abbastanza maturo verso i ventotto cioè dopo l assoluzione degli obblighi militari le ragazze che passavano la maggior parte della loro giovane vita nelle campagne e nelle masserie avrebbero tanto desiderato uscire fuori dal loro ristretto nucleo familiare e l unico modo era quello di trovar marito lo cercavano con la fantasia facendo pronostici e praticando divinazioni la pratica più antica già in uso negli oracoli greci e caratteristica che praticavano le ragazze era detta scutu cioè l ascolto e consisteva nel porre una domanda/preghiera riguardante l arrivo del futuro sposo a qualche santo a cui si era particolarmente devoti da quel momento la ragazza si metteva in ascolto nell attesa di un segnale di una frase di un ignaro passante o di qualche vicino e interpretava questi segni cercando di comprendere quanto il matrimonio fosse vicino o ancora lontano ma nelle grandi città soprattutto quando questi segni tardavano ad arrivare ad occuparsi del matrimonio ci pensava u sinsali altrove detto paraninfu o mezzanu personaggio che aveva il compito di combinare i matrimoni nei piccoli paesi invece tale ruolo veniva affidato alla madre del ragazzo che sceglieva la ragazza più adatta come nuora dello stesso paese della stessa classe sociale e dello stesso culto prima di organizzare la conoscenza tra i due giovani detto nguaggiu uno dei modi più frequenti utilizzati dalla madre del ragazzo per indagare sulla disponibilità della fanciulla prescelta era quello di andare con una scusa dalla futura consuocera chiedendole in prestito un qualunque oggetto in base alla risposta positiva o negativa si otteneva quindi il consenso o meno sulla futura unione in caso di risposta positiva le due donne cominciavano in segreto le trattative delle nozze stilando una lista detta minuta delle cose che avrebbero dato in dote ai rispettivi figli si concretava così un matrimonio combinato che sarebbe stato celebrato non per amore ma come adempimento di un contratto fatto dalle madri che a loro dire ritenevano giusto nell interesse dei loro figli ma se a quel tempo un giovane uomo si fosse invaghito di una ragazza come avrebbe dovuto agire non potendole dichiarare in modo diretto i suoi sentimenti l unica maniera possibile era quella di dare segnali forti alla madre dimostrando malumore svogliatezza e rifiutando addirittura la consegna del salario settimanale a quel punto la madre scoperta la causa del turbamento e valutata la convenienza e la fattibilità del legame si dava da fare alla ricerca dell accordo con la possibile futura consuocera ma questi giovani una volta sposati senza conoscersi si sarebbero piaciuti e soprattutto si sarebbero mai amati la risposta alle nostre domande sta tutta in due proverbi del tempo lu liéttu fa l amùri e va a lu liéttu ca veni l afféttu in pratica volendone tradurre il senso si era convinti che il legame sessuale fra i due sposi avrebbe garantito la nascita di un sentimento all interno della coppia sappiamo bene quanto sia importante la sessualità in una coppia ma non è detto che i due giovani si piacessero e quindi che avrebbero avuto piacere nello stare insieme probabilmente avrebbero vissuto la loro sessualità come l adempimento di un obbligo coniugale tornando al nguaggiu i due promessi sposi una volta conosciutisi potevano vedersi solamente la domenica e sempre in compagnia di qualche parente lasciando di fatto la loro conoscenza del tutto superficiale la fase successiva nell organizzazione del matrimonio consisteva nel perfezionare con integrazioni e aggiunte la dote che riguardava il corredo della ragazza il tutto veniva fatto in base alla condizione economica a tre a sei a otto a dieci pezzi per ogni voce di biancheria la stimatùra della dote fatta alla vigilia delle nozze dallo scrivano che registrava la roba attribuendo ad ogni cosa un valore portava così ad una somma alla quale per lo stesso totale veniva aggiunto un importo simbolico di affettu da parte del futuro sposo il quale spesso non avendo denaro come risorsa economica poteva contare solo sulla propria forza lavoro fatto l inventario venivano distribuiti cibi rustici ed alcuni parenti avevano il compito di prendere la biancheria per portarla alla casa dei novelli sposi sfoggiando su di un carretto spesso addobbato a festa la quantità e la qualità del corredo nella casa nova la sera della vigilia dormiva un congiunto che aveva il compito di custodire il corredo e la mobilia il giorno delle nozze il corteo si formava davanti alla casa della sposa lo sposo apriva il corteo circondato da familiari e amici maschi dietro di loro la sposa accompagnata da madre sorelle parenti ed amiche arrivati in chiesa si entrava dall ingresso laterale e dopo la cerimonia si usciva dalla porta principale dove come simbolo bene augurante veniva lanciato a seconda del paese frumento legumi briciole di pane frumento e sale confetti o farro varietà di frumento simbolo già per i romani di fecondità dopo gli auguri agli sposi poi si riformava un corteo che stavolta vedeva le donne avanti e gli uomini dietro si andava quindi a casa dei genitori della sposa dove si teneva il banchetto solo davanti alla porta di casa lo sposo poteva avvicinarsi alla sposa ricevendo dalle madri una manciata di frumento in testa simbolo di fecondità e una cucchiaiata di miele simbolo di dolcezza alla cerimonia seguiva il pranzo pasto che sarebbe durato fino alla cena che veniva considerata il vero pranzo di nozze ad animare la cena c era poi il cosiddetto poeta amico o appositamente invitato che continuava a fare brindisi e a declamare poesie in compagnia di alcuni suonatori che davano il via alle danze aperte con il primo ballo fatto dagli sposi lo sposo a turno ballava con tutte le donne e la sposa con tutti gli uomini durante questi balli la sposa riceveva i regali ancora non avuti proprio in questa circostanza interveniva il datore di lavoro dello sposo ovvero il padrone che approfittava del momento per dare il suo regalo agli ziti ad una certa ora il padre della sposa invitava la comitiva a porre fine alla festa che oltretutto si svolgeva in casa sua e tutta la brigata usciva con delle fiaccole per farsi strada accompagnando con un festoso corteo i novelli sposi per poi lasciarli soli nella loro nuova casa che fossero soli si fa per dire spesso infatti in alcuni paesi c era l usanza fortunatamente scomparsa che la madre dello sposo rimanesse in casa con loro dormendo però in un altra stanza per preparare il letto nuziale e aiutare la sposa a svestirsi inoltre come se la presenza della suocera non bastasse il mattino successivo alle nozze gli sposi dovevano alzarsi presto per evitare di essere sorpresi a letto dai congiunti i quali si presentavano di buon mattino portando in dono brodo di pernice e zabaione che sarebbero serviti agli sposini per rigenerarsi e rinforzarsi dopo la prima notte passata insieme.toccava poi alla suocera disfare il letto per constatare i segni della verginità della sposa arrivando addirittura a volte ad esporre dalla finestra la camicia da notte o il lenzuolo della nuora per mostrare a tutti l onestà della fanciulla tra i vari sotterfugi per contrarre matrimonio non dimentichiamo però la fuitina spesso fatta quando c era il disaccordo di una o di entrambe le famiglie dei due innamorati i due giovani dopo aver preso segretamente accordi scappavano infatti di casa spesso con la copertura di un amico o di una parente e stavano tre giorni insieme tempo sufficiente secondo la regola per consumare il matrimonio seguivano immediatamente le nozze riparatrici per legalizzare l unione anomala e una volta fatta la frittata se il giovane aveva ripensamenti poteva praticamente considerarsi morto e la fanciulla disonorata alla fuitina seguiva solo la cerimonia strettamente religiosa per ufficializzare l unione che spesso veniva fatta alle prime ore dell alba quasi in segreto niente inviti e niente pranzi spesso la modalità della fuitina veniva praticata dalle famiglie povere per evitare la spesa delle nozze e in questi casi almeno una delle due madri era a conoscenza delle intenzioni dei giovani o addirittura li favoriva il matrimonio contadino nella sicilia di più di 100 anni fa era organizzato seguendo passo passo regole dettate da usi costumi e superstizioni vi era insomma un misto di religione e credenze popolari un intreccio di sacro e profano ma anche oggi è così abbiamo ereditato qualcosa dal passato e qualcosa nell evoluzione della cultura è andata perduta a volte per fortuna questo è il nostro passato oggi è il nostro presente ma guardiamo avanti trasmettendo le cose più belle e significative di questo legame che al di là del rito dovrà rimanere per chi verrà dopo di noi un evento di grande importanza legato alla volontà di due individui di voler condividere insieme l amore per la vita agosto|settembre 2011 show room via g b nicolosi 57/a paterno tel 095 859917 340 9803206 www.dheratelier.it si riceve per appuntamento usi e costumi 15

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