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viandante ed enèrgheia viandante si esso uomo o donna non è a noi dato saperlo era andato camminando di tempio in tempio pregando in diversissime terre sedendo alle ginocchia di diversissimi dei andando una volta per le brulle steppe siberiane passando per ghiacci e rocce ebbe un caso simile a quello d un islandese che passando per un luogo mai calpestato nella parte interiore dell africa vide avanti a sé un gigantesco capo e attaccato a questo una gigantesca donna ecco così viandante vide quella che a lui sembrava un immensa statua un immenso moai disteso fra i ghiacci eppure fattosi più da vicino notò come non fosse tanto più bizzarra la statua riversa sulla schiena con il suo gomiti squadrati affondati nelle nevi quanto quella che in grembo le gravitava come una gigantesca bolla azzurra grande quanto una montagna tonda come il più perfetto dei crateri e lucente al pari d un cielo azzurro a mezzodì e questa montagna questa bolle enorme vorticava di continuo con i suoi piccoli pianeti interiori riflessi liquida nei ghiacci ed eretta oltre il limite del suolo come mai ad un liquido si vide fare.
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e questa bolla non era solo semovente ma anche viva e d una bellezza meravigliosa e terribile ad un tempo un insieme infinito di tonalità di cosmi di soli da poter pensare vi fosse l universo all interno eppure camminando seppure a fatica si sarebbe altrettanto scommesso di poterla circumnavigare e ammirare per ogni prospettiva ma la cosa che stupì viandante oltre la visione fu che tale bolla parlava senza bocca senza gola senza corde essa tirò la sua voce profonda e armoniosa di donna tanto che i ghiacci tremarono all unisono ene rgheia chi sei che cerchi in questi luoghi dove esseri come te non hanno mai messo occhio viandante sono viandante che vo fuggendo cercando il principio e fuggito quasi tutto il tempo della mia vita per diversissimi templi fuggo adesso per questo ene rgheia così fugge il topo dalla serpe a sonagli finché gli cade in bocca da se medesimo io sono ciò che tu fuggi viandante:il principio ene rgheia non altri viandante me ne rallegro fino all anima e tengo per fermo che maggior stupore di questo non mi potesse cogliere ene rgheia bene potevi pensare che io frequentassi specialmente queste parti o ignoravi ove si dimostrava più che altrove la mia potenza?ma che era che ti moveva a cercarmi viandante:oh enèrgheia di popolo in popolo di fede in fede e di lido in lido ogni dio ogni dea ogni credo per me cospargevasi di fallacia il dio dei cristiani creò il mondo e chi lo popola e va
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lamentandosi della sua creazione punendola e distruggendola il dio dell islam permette che sia solo il maschio a godere e lascia allo stato di bestie gli unici semidei sulla terra le donne altri furono pensatori illuminati filosofi e vie di vita di retto agire furono dei infiniti personificazioni dei vizi coagulati nelle creature così più simili a pasticci che a creazioni io te cercavo un principio che distrugge e crea che mai muore come un dio in croce che mai s allontana come entità in cieli e mondi che sempre è nei suoi figli e attorno ai suoi figli a cui essi stessi tornano ed essi stessi partono te cercavo perfetta nel tuo perfetto mutare e restare invariata te sciolta da leggi se non le tue ene rgheia e ora che m hai trovata,cosa vorrebbe chiedermi la tua gola assetata viandante cosa tu provi e se mai oltre al corpo ci fornisti anche d anima e se questa esiste perché e se il corpo esiste e almeno questo so che è vero perché ne possediamo uno ,perché piante ,animali e cose ne hanno un latro simile e il vento invece no perché lui libero e noi prigionieri perché lui spensierato e noi capaci di soffrire enèrgheia a quel punto rimestò i propri universi tanto che al suo centro iniziò a splendere uno dei soli un sole rosso cosparsi di luce dorata e oltre la luce dorata una nebulosa violacea.
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e ancora parlò il principio con voce di madre clemente e profonda che scorrendo all interno e all esterno di suo figlio ne conosce ogni minuscolo anfratto ene rgheia siediti figlio le tue domande necessitano d una risposta lunga quanto la vita del mondo viandante allora conficcò il suo bastone nodoso e consumato su d una montagnola di neve fresca e chetatosi si sedette sulla mano immensa del moai aperta proprio in prossimità del ventre ribollente e parlante così la bolla iniziò a vorticare nuovamente e così la sua voce riprese a parlare.
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l uroboro e il bagatto ed enèrgheia incominciò a parlarle a viandante a proposito del tempo e dell essere umano per parabola raccontò come un essere fosse stato rinchiuso in un manicomio a causa della sua presunta pazzia a causa delle sue presunte visioni uditive e visive raccontò a viandante di come l infinito passato e l infinito futuro non facessero altro che a gara verso destra e verso sinistra solamente per poi potersi incrociare nuovamente e rincorrere mescolandosi di come l essere umano avesse la possibilità di farsi partecipe del proprio tempo e anzi fosse questo un dovere al limite del vitale per lui se solo voleva ambire a elevarsi un poco sopra le bestie che subiscono ma non vogliono l essere umano deve volere il suo tempo e deve sapersene fare interprete consapevole del fluentismo perpetuo così enèrgheia incominciò il suo racconto sul pazzo sul manicomio e sull uroboro ogni volta che socchiudeva le palpebre il sudore si staccava dalle ciglia e prendeva a bruciargli tremendamente gli occhi arrossati.
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attorno a lui il mondo era bianco totalmente bianco il muro il pavimento il letto le grate la luce che filtrava dalla finestra e persino la camicia che gli teneva bloccate le braccia incrociate avanti al petto erano tutte di quell unico colore folle:bianco ogni cosa ogni maledettissima cosa e particolare non eccedeva al pazzo candore d una luce insopportabile il corpo tremava mortificato e insozzato da quella lordura iniettata da quella medicina venefica si ribellava e soccombeva a poco a poco e avanti agli occhi immagini colori onde forme prendevano consistenza macchiando il bianco maledetto disseminando il suo mondo di macchie e poliedri e rideva il bagatto rideva del suo piccolo peccato un riso stridulo acuto straziato poi d un tratto fu silenzio atroce silenzio in una stanza abbacinante cos era avvenuto?gli avevano forse mozzato la lingua cosa guardava quell omuncolo quel piccolo essere drogato perché fissava il proprio seno ad occhi sbarrati a labbra distorte col naso
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arricciato e la gola piangente di viscidi singulti sotto di lui addosso a lui sotto il suo naso la camicia annodata si muoveva si gonfiava e distorceva le sue fibre tirando i bottoni flettendosi prendendo forme altrettanto viscide altrettanto pari ai suoni lamentosi c esso vomitava ed ecco una testa una orribile testa di serpe verde piena di spuntoni con la sua lingua biforcuta e sibilante con le sue zanne spalancate e soffianti e gli occhi di drago infuocati giallognoli e rossicci si faceva strada sullo sterno dell uomo carezzandolo con le sue spire d acqua e sbucandogli aizzata dalle falde del colletto e il bagatto immobile balbettava senza ammaestrare la lingua a suono alcuno che fosse sensibile intanto il serpente continuava a carezzargli la veste delle viscere ad annodarglisi al collo fino ad avere su di lui l intera sua mole strangolante e soffocante la lingua solleticava l orecchio del malato saggiava la sua preda e quando prese voce questa era d uno spirito dei ghiacci e d oltretomba
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non sentisti forse qualcosa di uguale a questo essere non provasti già la medesima sensazione e il bagatto ancora lo fissava ,tremante e incapace di muore muscolo aveva forse già provato tutto ciò in anni lontani forse in una giungla in una palude si si ancora riusciva a sentire le squame gelate dell anaconda strangolargli il respiro si in un altro tempo in un altro luogo un altro serpente medesima azione medesima emozione e qui l essere smise di fissare la serpe imbambolato ma chiudendo gli occhi rammentò d un vecchio saggio d un pastore soffocato dall interno da stesse viscide squame e d un saggio uomo che a lui gridò mordi e schizzò affondando gli incisivi nella coda a sognagli della bestia tu piccolo essere vuoi forse erigerti al di sopra del tempo e l animale a sua volta selvaggiamente sibilando affondò le sue fauci nel capo dell uomo così uomo e serpe l uno a mordere la coda l altro a mordere il capo si mescolarono avidamente coagulandosi nella visone folle d un pazzo che
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fu noto per aver assorbito il tempo partecipando del suo passato e del suo futuro fuori dalla finestra la luce andava tingendosi di rosso e sul far della sera una civetta spiccava il suo volo ,tingendo il grigio sul grigio.
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di come enèrgheia si innamorò di eros conclusasi così la parabola che viandante carezzandosi la gola,nemmeno sentisse esso stesso le spire della serpe soggiunse viandante e dell anima non mi hai ancora parlato dell anima forse che avevo ragione io e l anima non esiste viandante sulla mano giaceva seduta e l indice puntava verso enèrgheia come una che ne sa tanto e il ventre mobile e immobile del moai a lui rigirando le sue galassie rispose ene rgeia come potresti pensare tu figlio di provare ciò che provi se l anima non fosse?o magari il senno ti è venuto meno e tu forse hai pensato che se piangi ridi o disperi è tutto merito del tuo corpo se tutto dentro ti intirizzisci se le emozioni ti fanno arrovellare lo stomaco e ribollire di invidi di schifo o d amore se provi freddo o caldo fino anche ad avere fame questo tu forse hai creduto essere solo merito del corpo viandante perché non è forse quello che tu elenchi null altro che l attraversarci di atomi che in noi imprimono le loro qualità ene rgheia e a te forse risulta forse che quando fra montagna e mare un fiume scorra attraverso l uno o l altro regali a l uno o all altro le qualità dell uno o dell altro viandante:ma il fiume porta al mare la terra e ciò che furono i ghiacci del monte ene rgheia:e acqua che non è più ghiaccio e sabbia che non è più monte sono forse ancora qualità della montagna confusa adesso appariva viandante tanto che gli occhi suoi si erano concentrati su d una cometa che ora ora attraversava il globo d enèrgheia
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senza però seguirne la coda e il principio spandendo il sentore di una risata benigna a lui continuò dicendo ene rgheia ti vedo confuso viandante lascia quindi che ti racconti di come anima si innamorò di eros e di come per amarlo essa dovette calarsi in un corpo vedrai quindi che troverai risposta non solo a questa tua domanda ma anche al perché il vento non possiede un involucro mentre animali vegetali minerali e quant altro in natura si 1 in principio io ero il tutto ero l immobile quiete ero la luce bianca,ero lo spirito addormentato che nell universo esiste ma non si muove ero la perfezione che in quanto tale non anela e non desiderando non si sposta ma vegeta e contiene in sé il fetore di morte questo ero e pure eterna successe poi che notassi come nel cosmo non fossi solo io non solo questo ammasso impalpabile ma anche altro vi era infatti un entità simile a me come me immortale come me impalpabile come me tutto eppure eternamente caotica eternamente mobile eternamente imperfetta e nella sua imperfezione carica di desiderio di nero velluto
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andava girando e ammiccando in lungo e in largo con una delle voci più sensuali mai sentite e sai viandante ne ero attratta eppure la schivavo nel mio non desiderare quell essere quasi mi impauriva eppure era d un bello d un sublime finii per innamorarmene e si sa che per amore tutto si muove si chiamava eros quel caos primordiale ed era anche un bel briccone di cosmo in cosmo vagava facendo prede e poi dalle stesse fuggiva lasciandole dopo averle deflorate della perfezione ma io non fui così dissennata io elusi il suo giochetto,figlio mio esso per fuggire si faceva corpo sì che poi le sue prede incorporee non potessero goderne ed io allora per lui mi feci anima di mè muovendomi allungai le dita verso i corpo dentro di loro mi innestai e contattando eros in quella forma inizia a ribollire e montò il sentimento e mutai il mio nome in anima fosse che lui poteva toccare ogni cosa ma non sapesse tradurre nulla di ciò che sentiva io invece ero il suo abbecedario e crescevo di giorno in giorno regalando a me stessa più tardi due fiumi che
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m attraversassero e che insieme illibassero eros di continuo intersecandosi sette volte sulla sua spina ma eros furioso per essere stato messo al guinzaglio tentò ancora di sfuggirmi facendo appello a quanto di più libero potesse ancora costruire perché anche lui come me non riversò tutto se stesso nella materia ma continuò a galleggiarci attorno e allora esso per ancora sfuggirmi creò il fuoco che è mobile distruttore passionale e io risposi con l acqua che più assennata riesce a generare e lo spesi eppure ero triste per la prima volta nella mia eternità provavo la tristezza dell amante rifiutato del desiderio inappagato della mancanza sì che anche io a quel punto creai qualcosa che potesse accarezzarlo tutto senza che esso se ne accorgesse per essere amante discreta creai l aria e non puoi capire quale sia stato il mio stupore nel vedere come lui non solo non mi fuggisse ma mi concedeva le parti più preziose di se stesso i semi esso infatti da materia era anche terra ed era forse più femmina di me nel suo scappare che in verità era ancora una volta desiderio d essere inseguito o più semplicemente mi ricompensò per aver appreso che l amore non deve essere preteso.
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