giovanna de sanctis intervista di alessandra muntoni metamorfosi n 58 2006

 

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intervista a Giovanna De Sanctis di Alessandra-Muntoni - Metamorfosi - 58 2006

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n° 58 arte pubblica living art a cura di alessandra [14 parlando con giovanna de sanctis pieghe frammenti torsioni trafissioni muntoni glia tornavo sola a notte tarda nella mia cinquecento blu dalle riunioni nelle lande della tiburtina dopo furiosi quanto inutili attacchi contro gli speculatori locali il 68 era passato con una furia incalzante valle giulia il campo di lavoro a cuba i carri armati a praga nel 69 lasciai il pci dopo un inedita occupazione da parte dei gruppi dissidenti della sezione mazzini poco dopo uscì il gruppo del manifesto la bomba di dicembre a milano e il volo dalla finestra della questura squarciarono le nostre anime speranzose di futuro e i nostri cuori tutto era già perso ma noi non potevamo saperlo le nostre locomotive gonfie di vapore rabbioso continuarono a sferragliare a lungo ma eravamo su un binario morto ideologie utopie mitologie i tempi delle occupazioni e delle assemblee erano finiti cominciava quello delle sette per tutti gli anni 60 le nostre sette arroccate in vecchi appartamenti di prati con un aria da ultimo tango producevano documenti deliranti e metri quadri di carta lucida disegnati a matita e a china con rara sapienza come zitelle all uncinetto e al punto-a-croce fuori i poteri manovrati da guerre fredde e calde cercavano equilibri rischiosi ma per noi l importante era che non ci avevano preso guadagnavamo pochissimo avevamo scelto di insegnare alla scuola media perché l università era la a.m tu sei ormai una scultrice affermata ma permettimi di cominciare questo colloquio da lontano abbiamo frequentato insieme la facoltà di architettura nei primi anni sessanta a quell epoca avevi già una personalità di rilievo eri inserita nei gruppi di punta del movimento studentesco i più bravi i più colti il più impegnati intervenivi con sicurezza con una forte vis polemica e anche con ironia nelle discussioni che allora affrontavamo su una facoltà di architettura del tutto nuova ho impresso in mente un tuo intervento radicalmente critico rispetto alla facoltà immaginata da gustavo giovannoni con la sua sequenza lineare tra storia progetto restauro ma anche la tua insofferenza rispetto a una modernità che già allora sentivi superata ebbene quando ti sei laureata tutti noi pensavamo che saresti diventata un architetto importante ma dopo circa dieci anni nel 1974 se ricordo bene abbandonasti l architettura per seguire il richiamo dell arte e poi arrivasti alla scultura allora cosa ti ha allontanato dall architettura quale approdo importante hai trovato nella scultura insomma cosa lega e cosa separa queste due attività umane g.d.s era la fine degli anni 50 a valle giulia potrei cominciare da fasolo il vecchio ancora preside che inaugurava l anno accademico con pagnottelle e fiaschi di vino sul grande tavolo di le elaborazione con i partecipanti al workshop architettura ed arte oggi dicembre 2002 presso l accademia di s luca in roma work developed with participants in the architettura ed arte oggi workshop december 2002 accademia di san luca rome gno della biblioteca o da manfredo tafuri che ci accoglieva sbigottite matricole con ampie letture di walter gropius e la bauhaus di giulio carlo argan intimandocene l acquisto e la meditazione insieme alla storia dell architettura moderna di bruno zevi e a quella di leonardo benevolo amori sviscerati nati per le avanguardie lacrime per mondrian e il quadrato bianco su fondo bianco di malevic esposto per grazia ricevuta dal la idolatrata bucarelli alla galleria nazionale deserta meta di miei pomeriggi indimenticabili non avevo vent anni sommo disprezzo per le vestigia di una storia patria ingloriosa dai residuati accademici umbertini e peggio che mai fascisti già nel 63 occupavamo la facoltà buttando fuori saverio muratori con le sue cappelline in mattoni a pianta ottagona imponendo con il convegno del roxy un rinnovamento in senso decisamente modernista ottenendo in realtà l ingresso di zevi quaroni e piccinato rifiutando violentemente io in prima fila il grande adalberto libera perché residuato inaccettabile del passato regime era cominciata per me una stagione di appassionato impegno politico appena laureata fui risucchiata dal pci per occuparmi di urbanistica a guidonia zona di selvaggio abusivismo e feroce speculazione edilizia dove fui consigliere comunale fino al 69 rischiando non poco incinta della mia prima fi-

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arte pubblica living art n° 58 [15 talking to giovanna de sanctis folds fragments twists transfixions a.m you are now an established sculptor but please allow me to begin this conversation from way back we studied together at the faculty of architecture in the early 1960s at that time you already had a marked personality you were part of the groups spearheading the student movement the best the most cultured and committed you took part confidently with strongly polemical impetus but also with irony in the discussions we had then on a completely new school of architecture i can still remember your radically critical remarks about the faculty imagined by gustavo giovannoni with its linear sequence of history design and restoration but also your intolerance with respect to a modernity that you already felt to be superseded well when you graduated we all thought you would become a major architect but about ten years later in 1974 if i remember rightly you abandoned architecture to follow the call of art and then arrived at sculpture so what led you away from architecture what have you found in sculpture in short what links and what separates these two human activities g.d.s it was the end of the fifties in the valle giulia faculty i could begin with fasolo the elder the dean who inaugurated the academic year with loaves of bread and bottles of wine on the great wooden table in the library or with manfredo tafuri who welcomed us as bewildered freshmen with long readings from giulio carlo argan s walter gropius e la bauhaus which he told us to purchase and ponder together with the histories of modern architecture by bruno zevi and leonardo benevolo the birth of fierce loves for the avant-garde tears for mondrian and malevich s white square on a white background exhibited for grace received by the idolized bucarelli at the galleria nazionale the deserted destination of my unforgettable afternoons i was still in my teens the utmost contempt for the vestiges of an inglorious national history of academic umbertine and ­ worse still ­ fascist residues we occupied the faculty back in 1963 kicking out saverio muratori with his small octagonal chapels of brick and imposing with the meeting at the roxy a decidedly modernist renewal what we actually obtained was the appointment of zevi quaroni and piccinato violently rejecting ­ with me in the front line ­ the great adalberto libera regarded as an unacceptable hangover of the old regime a period of impassioned political commitment began for me no sooner had i graduated than i was sucked into the communist party pci to handle urban planning at guidonia an area of unbridled property speculation and unauthorized building where i was on the municipal council until 1969 taking no little risk already pregnant with my first daughter i would return home alone late at night in my blue fiat 500 from meetings out in the tiburtina badlands after furious but useless attacks on the local speculators the year 1968 was marked by a furious sequence of events valle giulia the work camp in cuba the tanks in prague i left the pci in 1969 after an unprecedented occupation of the mazzini section by dissident groups i also left the manifesto group shortly afterward the december bomb attack in milan and the fall from a police station window shattered our hopes for the future and our hearts everything was already lost but we did not know it our locomotives full of raging steam went on clanking for a long time but we were on a dead-end track ideologies utopias mythologies the days of sit-ins and demonstrations were over the era of the sects began throughout the 1960s holed up in the last tango atmosphere of old apartments in the prati district our sects churned out delirious documents and square meters of pencil and ink drawings crafted with the rare deftness of old maids doing crochet and cross-stitch embroidery outside the powers maneuvered by hot and cold wars strove for risky equilibriums but the important thing for us was to have avoided being taken in we earned very little we had chosen to teach in junior high school because the university was the stronghold of bourgeois culture barricaded in our citadels we felt as free and proud as scornful heretics our fate was sealed however we would never build any real architectural works with its power structures and its millions of new cubic meters rome had no use for our virtuously designed paper projects or our splendid angry minds i had understood this by 1974 and felt suffocated committing a never-forgiven act of betrayal i left the archo studio at the back of a courtyard in the flaminio area with a collective of frenzied feminists i obtained a space in

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n° 58 arte pubblica living art gesso a muro plaster wall 1989 trafitti installazione gesso e canne di alluminio 1993 pierced installation of plaster and aluminum pipes 1993 [16 roccaforte della cultura borghese ma asserragliati nei nostri fortini ci sentivamo liberi e fieri come catari sdegnosi ma il nostro destino era segnato non avremmo costruito mai nessuna reale architettura dei nostri progetti di carta virtuosamente disegnati delle nostre belle menti rabbiose roma e i suoi poteri nei suoi nuovi milioni di metri cubi non sapeva che farsene nel 74 questo lo avevo capito e mi mancava l aria compiendo un tradimento mai perdonato me ne andai dallo studio archo in fondo a un cortile del flaminio con un collettivo di femministe esagitate presi uno spazio al politecnico gruppo culturale polivalente come si diceva allora appena fondato nel giro di pochi mesi avevamo furibondamente discusso e litigato il collettivo naufragò rimasi sola in quello che sarebbe stato il mio studio per più di 20 anni decisi che essendo l unica committente di me stessa avrei fatto l artista come d altronde volevo da sempre a.m negli anni sessanta e settanta avanza un esigenza nuova il confronto con la storia o meglio con il passato che il movimento moderno e le avanguardie avevano evitato o contestato come hai vissuto questo problema g.d.s antico ­ moderno ­ postmoderno ­ fintantico ­ fintomoderno nei nostri collettivi farraginosi e fumosi molti collettivi tutti collettivi il grau lo studio di via nicotera di brevissima ma intensa vita lo studio archo si disquisiva e si disegnava la critica al movimento moderno era cominciata molto presto prima di tutti al razionalismo ingessato gropiusiano iniziai prima ancora di laurearmi quando lavoravo da paolo portoghesi a inseguire itinerari espressionisti e wrightiani entrando subito dopo in un ossessiva ricerca prospettica sin dai disegni maniacali per il concorso per la nuova ala del parlamento che feci con lo studio grau e che ostentava il marxiano motto di astrazione determinata leggevo marx giovane galvano della volpe lucio colletti ma anche erwin panofsky e luca pacioli il grande louis kahn mi prestò i suoi occhi da ebreo americano per farmi vedere roma con un altro sguardo ognuno del nostro variegato gruppo visse quella fase a proprio modo ma la necessità di gettare lo sguardo al di là della gigantesca frattura con tutto quello che c era prima del 900 che le avanguardie e il movimento moderno in generale avevano provocato diventò una scelta per me definitiva che segnerà poi in modo indelebile tutto il mio operare successivo molto tempo prima che irrompesse quella tendenza poi molto pubblicizzata e anche molto volgarizzata che passò sotto il nome di postmoderno che fu tutta un altra storia spesso confusa a sproposito con quella a cui ho accennato nella esegesi critica successiva dopo lyotard presente nel 1980 con la via novissima alla biennale di portoghesi già dalla metà degli anni 60 l antico smise di essere un territorio lontano da lasciare agli storici michelangelo rodin burri bernini balla medardo rosso brancusi martini boccioni fontana turner melotti erano e sono tutti orizzontali davanti ai miei occhi non ho avuto più bisogno di voltare la testa all indietro per parlare con loro e con tutti gli altri che ci hanno preceduto dal 1981 comincio un assaggio di pittura su tela libera spalmando con le mani i colori preparati da me con le terre rischiando l avvelenamento in una serie di nudi accademici mai mostrati da nessuna parte il fascino dell accademia negata un mio nodo psicanalitico insuperato orfeo ed euridice fu l approdo grandi nudi maschili per l epoca azzardati fronteggiavano panneggi violentemente e volutamente manieristi nella mostra alla temple university del 1984 non volli nessuna presentazione perché nessuno lo avrebbe fatto senza inscatolarmi in una qualche forzosa tendenza e io non volevo essere inscatolata pagai naturalmente questa mia ingenua arroganza disarmata e fui esclusa drasticamente dal seguente tripudio biennalistico di citazionismo artecolta anacronismo e varie che seguì subito dopo a.m in alcuni tuoi lavori grafici ti sei soffermata a lungo sull immagine di icaro tragico utopico antistorico trasvolatore mi pare poi che il suo volo lo hai concepito e rappresentato con tecniche che si rifanno al futurismo c è un nesso plausibile tra futurismo quindi la rottura delle avanguardie e barocco cioè il linguaggio della persuasione e delle metamorfosi tu hai spesso ripetuto di essere figlia del barocco ma qual è l attualità del barocco e quella del futurismo g.d.s pieghe frammenti torsioni e trafissioni nel 1985 feci una mostra allo studio e diretto da stefania miscetti e luigi scialanga presentata da ida panicelli si chiamava torture erano delle pitture su tele torte montate su rigate come delle ali delle vele raggi di luce dinamiche alludenti al segno futurista non lo sapevo ma ero al mio addio alla pittura e all anticamera della scultura a cui arrivai nel 1989 sempre allo studio e con la mostra galaxias presentata da mario de candia ho sempre con naturalezza visto il futurismo come l approdo novecentista di un discorso iniziato almeno tre secoli prima nel 900 l arte ha perso il debito antropomorfico che l aveva a lungo vincolata esplodendo in ogni direzione spaziale ma già tre secoli prima il barocco prodigiosamente materializzava il volo bernini liberava la forma dalla condanna al peso grave della materia che michelangelo aveva drammaticamente raffigurato come destino inamovibile la terra e il centro la avvitava verso il cielo gli angeli sono quelli che volano in ogni direzione e se ne fottono della verticale e del centro circondati da panni svolazzanti sempre più voluminosi sono il simbolo del polimorfo che vola nell aria e percorre liberamente lo spazio la materia pesante della scultura aveva preso il vento come le vele dei galeoni improntata dalla forma caotica delle forze contrastanti dell univer a.m prima di arrivare alla scultura comunque hai praticato il disegno la pittura quali soggetti hai trattato g.d.s analisi di un prototipo giovanile/materiali per una messa in scena dell estasi/orfeo ed euridice insegnavo in quegli anni allo sperimentale della bufalotta concentrato di tutti i deliri del tempo i miei ragazzi erano singolari alcuni fantastici soprattutto nella vestizione marco suonava il sax ed era un tipico indiano metropolitano era il 77 e lavorai a lungo su di lui in un insieme che chiamai analisi di un prototipo giovanile che comprendeva disegni foto e chiusi nelle teche come reperti antropologici gli oggetti stessi della sua vestizione il lavoro fu presentato nel 1979 alla casa del mantegna a mantova da ida panicelli dopo voglio ricordare materiali per una messa in scena dell estasi ciclo di opere anamorfiche disegnate con durissima matita hb su tela pelle d uovo riflesse negli specchi che annullavano la deformazione anamorfica furono istallate al castello colonna di genazzano nel 1981 achille bonito oliva scrisse in catalogo note intelligenti e distratte questo lavoro fu frutto di un maniacale rapporto quasi idolatrico durato più di due anni con quella statua appartata e fascinosa che è la beata ludovica albertoni a san francesco a ripa primo folgorante innamoramento per le vertigini caotiche del panneggio berniniano fino ad allora avevo sempre disegnato in un esercizio freddo minuzioso straniante con matite dure pastelli secchi e affilati tratti incrociati come in un incisione.

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arte pubblica living art the newly founded politecnico a multifunctional cultural group to use the jargon of the time the collective collapsed in the space of a few months of furious discussions and arguments i was left alone in what was to be my studio for over twenty years being my only client i decided that i would be an artist which was in fact what i had always wanted a.m the 1960s and 1970s saw the emergence of a new need to come to terms with history or rather with the past something that the modern movement and the avant-garde had avoided or challenged how did you address this problem g.d.s ancient modern postmodern fake ancient fake modern our muddled and smoky collectives lots of collectives all collective ­ the grau the short-lived but intense studio on via nicotera and the archo studio ­ churned out designs and disquisitions criticism of the modern movement began very early with the ossified rationalism of gropius as the first target even before graduating while i was working with paolo portoghesi i began to follow expressionist and wrightian pathways immediately getting involved in obsessive perspective explorations right from the maniacal designs i produced with the grau studio for the competition for the new wing of parliament flaunting the marxian motto of determined abstraction i read the young marx galvano della volpe and lucio colletti but also erwin panofsky and luca pacioli the great louis kahn lent me his jewish american eyes to show me rome in a new light everyone in our variegated group experienced that phase in her or his own way but the need to look beyond the gigantic break with everything before the 20th century produced by the avant-garde and the modern movement in general became a definitive choice for me and one that was to mark all my later work indelibly this was long before the explosion of the highly publicized and also highly vulgarized trend that went by the name of postmodernism a very different story but often mistakenly confused with the one i have outlined in the critical exegesis after lyotard present with the via novissima at the 1980 venice biennial directed by portoghesi the ancient ceased to be a distant land and the preserve of historians as early as the mid-1960s michelangelo rodin burri bernini balla medardo rosso brancusi martini boccioni fontana turner melotti and so on were and are all horizontal before my eyes i no longer needed to look back in order to talk to them and to all the others that came before us a.m before arriving at sculpture you worked with drawing and painting what subjects did you tackle g.d.s analysis of a youthful prototype material for a staging of ecstasy orpheus and eurydice i was teaching in those years at the bufalotta experimental school a concentrate of all the madness of the time my kids were special and some of them quite fantastic especially in the way they dressed marco played the sax and was a typical metropolitan indian it was 1977 and i worked for a long time on him in an ensemble i called analisi di un prototipo giovanile including photos drawings and articles of his clothing placed in display cases like items in an anthropological museum the work was presented by ida panicelli in 1979 at the mantegna house in mantua then i should like to recall materiali per una messa in scena dell estasi a cycle of anamorphic works drawn in very hard hb pencil on eggshell fabric and reflected in mirrors eliminating the anamorphic deformation they were installed at the castello colonna in genazzano in 1981 achille bonito oliva provided some intelligent and abstracted notes in the catalogue this job was the fruit of a maniacal and almost idolatrous relationship lasting over two years with the fascinating statue of the blessed ludovica albertoni tucked away in the church of san francesco a ripa my first dazzling passion for the chaotic vertigo of bernini s drapery up to then my drawing had always been a cold meticulous alienating exercise of hard pencils and dry sharpened pastels with crisscross lines as in an engraving ofelia 1999 bronzo verde roma via sabatini decima ofelia 1999 green bronze rome via sabatini decima district fossili 1998 bronzo nero roma via chiesa decima fossili 1998 black bronze rome via chiesa decima district n° 58 [17 i began to experiment with free canvas painting in 1981 using my hands to spread colors that i prepared myself with earths at the risk of poisoning the series of academic nudes i produced has never been exhibited anywhere the fascination of the denied academy one of my unresolved psychoanalytical hang-ups orfeo ed euridice was the point of arrival large male nudes very daring for the period juxtaposed with violently and deliberately mannerist drapery i preferred to have no presentation for the show at temple university 1984 because nobody would have written one without trying to pigeonhole me in some trend or other and i did not want to be pigeonholed i naturally paid for this ingenuous unarmed arrogance and was drastically excluded from the biennialistic orgy of citationism cultured art anachronism and so on that followed immediately afterward a.m you focus at length in some of your graphic works on the image of icarus the tragic utopian anti-historical aviator it also seems to me that you have seen and represented his flight with techniques related to futurism is there a plausible link between futurism the breakaway movement of the avantgarde and the baroque the language of persuasion and metamorphosis you have often called yourself a child of the baroque but what is the present-day relevance of the baroque and futurism g.d.s folds fragments twisting and transfixion i held a show in 1985 at the studio e directed by stefania miscetti and luigi scialanga it was presented by ida panicelli and entitled torture they were paintings on twisted canvases mounted on ruled surfaces like wings sails beams of light dynamics alluding to futurism i did not know it but that marked my farewell to painting and

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n° 58 arte pubblica living art fonte 2000 bronzo acqua sassi terni source 2000 bronze water stones terni [18 so in un momento di prodigiosa intuizione simbolica che non a caso coincide con la prima scientifica cognizione delle forze della fisica il moto terrestre e l orbita ellittica sono il prodotto delle due grandi forze contrastanti dell universo l opposta sottomissione alla forza gravitazionale e alla forza centrifuga ho sempre visto il futurismo non a caso appartenente alla nostra cultura come l esito novecentista di questo percorso a.m veniamo ai tuoi lavori di scultura hai scelto bernini l estasi il panneggio la forma mossa dal vento l instabilità mi pare comunque che l immagine nei tuoi lavori sia colta come frammento o come visione ravvicinata che ci fa entrare dentro le pieghe nascoste e sconvolgenti del soggetto che tratti mettendone in evidenza l essenza astratta e anche drammaticamente viva piuttosto che conformare una situazione definita sia pure complessa anche questo mi pare un segnale preciso di contemporaneità capace di affrontare e assimilare lacerazioni e conflitti del mondo di oggi g.d.s l e/e-l o/o la cultura dell e/e ovvero dell accettazione della compresenza delle forze opposte senza la pretesa di eliminare l una o l altra è una ricerca faticosa e minoritaria ma è stata per me la conquista difficile di quello che sono diventata e sento quindi l istintivo e simbolico fondamento delle forme che realizzo · il qui e ora è un delicato e miracoloso punto di equilibrio instabile tra forze opposte un e/e agito in una danza spazio-temporale che perdura in una stupefacente sequenza di equilibri tanto precari quanto miracolosi di cui tutto è segno i ritmi del nostro corpo per primi sistole e diastole inspirazione ed espirazione ogni cosa che appare qui e ora me compresa la vedo e la sento in questa miracolosa epifania danzante di equilibri di opposti come pure la scultura che occupa lo spazio qui e ora nella sua inesorabile materialità · la cultura dell o/o ovvero dell opposizione e della divaricazione quasi sempre dominante è appartenuta a un momento lontano della mia vita che oggi sento limitante e ottuso la mia stessa esistenza è un continuo e/e guardo bernini come guardo kapoor turner come kieffer boccioni come gehry o eisenman e mi sono più volte resa conto che per gli altri artisti della mia generazione non è affatto così non essendo passati per l esperienza strabica che mi contraddistingue quelli che rifiutano il moderno si gettano nel fintantico e viceversa quelli che rifiutano totalmente l antico continuano a fare un moderno che per me è un vero e proprio fintomoderno so bene che questo fa di me una diversa non classificabile in nessun gruppo condannata a una trasversalità difficilmente accettata a.m nelle tue prime opere di scultura urbana collaborando con gli architetti carlo severati stefania bedoni hai usato insistentemente la struttura delle rigate cardinal consalvi i grandi moduli bianchi che hai al tuo studio e che erano piaciuti a luigi pellegrin hai poi abbandonato anche questa geometria preferendo che la forma fluida diventi completamente libera di seguire le ondulazioni del tempo È il segno di una definitiva separazione dall architettura per precisare meglio un tuo linguaggio proprio g.d.s la separazione dall architettura l ha segnata la figura negli anni 70 quando avevo voglia di narrare fino a orfeo ed euridice ecc l ossessione della geometria delle rigate invece mi ha accompagnato a lungo a pensarci bene era anch essa un ossessione barocca raffigurava con legge geometrica l avvitamento il possibile moto della parallela fuori dal piano obbligato a cui la inchiodava la geometria euclidea il piano si contorce e sfugge allo sguardo verso una dimensione altra non vedo contraddizione con la tortura del piano che fugge nella piega barocca e oggi nelle pieghe turbinose e sussultorie delle architetture di gehry direi che oggi paradossalmente mi sento molto più in sintonia con l attuale ricerca architettonica che con quello che ammannisce il dominante sistema dell arte nei mega-musei proliferanti oggi risultano ahimè più affascinanti i contenitori che i contenuti frutti di un collezionismo tanto miliardario quanto capriccioso si può trovare il nano cazzuto e il pescecane ibernato il ragazzo gigante e il bambino impiccato il papa atterrato la mucca segata e il pornoshop sadomaso ma anche il politicamente corretto del filmato d imene insanguinato corpo sesso e autobiografia la gabbia dell arte al femminile a.m scultura è soprattutto materia hai scelto il bronzo e il gesso due materiali molto differenti l uno sonoro vibrante trascolorante adatto alla modellazione della grande figura all impegno epico della fusione alla monumentalità alla pesantezza l altro opaco povero ma di grande eleganza leggero bianco adatto anche a opere minime e poi usi l acqua il vetro la ceramica i ciottoli entriamo un po nel tuo laboratorio mentale-manuale-materiale g.d.s sono venuta all arte perché fuggivo dalla pura astratta progettualità contromano proprio quando gli artisti non toccavano materia praticando un arte progettuale e concettuale la cui esecuzione affidavano ad altri io considerandomi una dilettante termine per me niente affatto spregiativo non mi diletto se non metto mano nella materia e non faccio nulla in arte se non per diletto il gesso materiale mentitore atto al simulacro e alla messa in scena considerato vile in quanto privo di valore venale cattura calcandola qualunque forma si insinua colando in qualunque stampo di purissima bianchezza cristallina ingannevole perché precaria è il mio preferito con le sue polveri sottili ho continuato per anni a dilettarmi avvelenandomi nelle piccole e nelle grandi sculture.

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arte pubblica living art approach to sculpture where i arrived in 1989 again at the studio e with the exhibition galaxias presented by mario de candia it has always been natural for me to see futurism as the 20th-century outcome of a discourse begun at least three centuries earlier art shed its long-standing anthropomorphous bonds in the 20th century to explode in all spatial directions but the baroque had already materialized flight prodigiously three centuries before bernini liberated form from its condemnation to bear the heavy weight of matter which michelangelo had dramatically represented as immovable destiny the earth and the center and sent it spiraling skyward the angels are beings that fly in all direction and don t give a damn about the vertical and the center shrouded in increasingly voluminous fluttering apparel they are the symbol of the polymorphous being that flies freely through space in the air the heavy matter of sculpture caught the wind like the sails of a galleon imprinted by the chaotic form of the contrasting forces of the universe at a time of prodigious symbolic intuition that coincided and not by chance with the first scientific understanding of the forces of physics terrestrial motion and the elliptic orbit are the product of the two great contrasting forces of the universe the opposing submission to gravitational and centrifugal force i have always seen futurism which belongs by no coincidence to our culture as the 20th-century outcome of this pathway a.m this brings us to your sculptural work you have chosen bernini ecstasy drapery billowing form and instability it seems to me however that the image is captured in your works as a fragment or a close-up vision that takes us into the hidden and harrowing folds of the subjects you address bringing out their abstract but also dramatically living essence rather than shaping a defined albeit complex situation this too strikes me as a precise hallmark of a contemporary approach capable of tackling and assimilating the lacerations and conflicts of the world today g.d.s both/and ­ either/or the culture of both/and i.e acceptance of the concomitance of opposite forces without seeking to eliminate one or the other is an arduous task undertaken by a small minority for me it means the hard-won conquest of what i have become and what i feel and hence the instinctive and symbolic foundation of the forms i create the here and now is a delicate and miraculous point of unstable equilibrium poised between opposite forces a both/and acted upon in a spatiotemporal dance that persists in an astonishing sequence of equilibriums as precarious as they are miraculous of which everything is a sign the rhythms of our bodies first of all systole and diastole inspiration and expiration i see and feel everything that appears here and now myself included in this miraculous dancing epiphany of opposite equilibriums just like the sculpture that occupies space here and now in its inexorable physicality the nearly always dominant culture of either/or i.e of opposition and divergence belonged to a very distant moment of my life that i now feel to be limiting and obtuse my very existence is a constant both/and i look at bernini as i look at kapoor at turner as at kieffer at boccioni as at gehry or eisenman and i have repeatedly realized that this is not at all so for the other artists of my generation who have not gone through the strabismal experience that distinguishes me those who reject the modern throw themselves into the fake ancient whereas those who totally reject the ancient continue to produce a modern that i regard as an authentic fake modern i a.m well aware that this makes me different not classifiable as belonging to any group condemned to a transversality that is hard to accept a.m in your early works of urban sculpture collaborating with architects carlo severati and stefania bedoni you repeatedly use the structure of ruled surfaces piazza cardinal consalvi the great white modules you have in your studio which luigi pellegrin liked so much you then abandoned this geometry too preferring to leave the fluid form completely free to follow the undulation of time does this mark a definitive separation from architecture in order to develop a more precise language of your own g.d.s the separation from architecture was marked by the use of the figure in the 1970s when i wanted to narrate up to orfeo ed euridice etc the obsession with the geometry of ruled surfaces instead lasted for a long time on reflection it was dance 2002 piccoli gessi dance 2002 small plaster works fonte 2000 piazza sul parcheggio s francesco terni source 2000 piazza san francesco parking lot terni n° 58 [19 again a baroque obsession using a geometric law to portray the spiral the possible motion of the parallel outside the obligatory plane to which it was pinned down by euclidean geometry the plane twists and flees from sight toward a different dimension i see no contradiction with respect to the twisting of the plane that escapes into the baroque fold and today into the swirling shuddering folds of gehry s architecture i would say that today paradoxically enough i feel far more in tune with present-day architectural developments than with what the dominant system of art is dishing up in the proliferating mega-museums of today unfortunately the containers prove far more interesting than the contents the results of collecting that is just as capricious as it is astronomically wealthy you can find a big-dicked dwarf a hibernating shark a giant boy a hanged child a felled pope a cow sawn in half and a sadomasochistic porno shop but also the politically correct film of a bloodstained hymen body sex and autobiography the cage of art in the feminine a.m sculpture is above all matter you have chosen bronze and plaster two very different materials one sonorous vibrating changing in color suitable for the modeling of large figures the epic task of casting monumentality and gravity the other opaque humble but of great elegance light white suitable also for minimal works and then you use water glass ceramics stones let us have a look inside your mental manual material workshop g.d.s i came to art because i was escaping from pure abstract design moving in the wrong direction at the very time when artists stopped touching material and engaged in an art of planning and conceptualization the actual execution of which was entrusted to others regarding myself as a dilettante by no means a derogatory term for me i get no enjoyment if i don t get my hands into matter and i do nothing in art except for enjoyment a deceitful material suitable for the simulacrum and the mise-en-scène considered base due to its lack of venal value plaster can capture any form and be poured into any mold with its pure crystalline whiteness deceptive because it is precarious it is my favorite material i enjoyed myself for years with fine powder poisoning myself in the production of sculptures large and small bronze is a great translator it flows into the mold and performs the alchemistic miracle of pervading it with its precious substance it goes through fire whereas plaster goes through water why should i forgo the deep enjoyment that matter grants after ­ and only after ­ the exhausting effort of hard work a.m but what value can matter have in the immaterial world of electronics?

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il bronzo è un grande traduttore cola nella forma e compie il miracolo alchemico di pervaderla della sua preziosa sostanza passa per il fuoco lì dove il gesso è passato per l acqua perché dovrei rinunciare al profondo diletto che la materia concede dopo solo dopo il massacro della fatica a.m nel mondo immateriale dell elettronica però quale può essere il valore della materia g.d.s fuga dalla materia immagine e virtualitÀ la virtualità l immaterialità cangiante l assenza di peso della pura immagine polimorfa virtuale istantanea sembrano oggi aver vinto sulla fatica della materia il sogno realizzato dal digitale passa ahimè sul cadavere della pittura vecchio pastrocchio di materie puzzolenti spalmate su ingombranti supporti tenta di passare anche sui cadaveri di scultura e architettura ma la scultura non è e non sarà mai mera immagine occupa lo spazio con la materia faticosa e pesante sfugge alla virtualità della pura rappresentazione oggi vincente come pure l architettura nike 2001 bronzo palermo nuovo palazzo di giustizia nike 2001 bronze palermo nuovo palazzo di giustizia l architettura oggi in un momento particolarmente felice aiutata dalla tecnologia che tutto consente è fuggita al sistema trilitico ruba finalmente le carte alla scultura brucia le pesantezze e i tempi morti della progettualità nell istantaneità della immaginazione virtuale computerizzata esplode centrifuga in tutte le direzioni lascia alle spalle ormai la vecchia conquista della verticale l antico simbolo di potenza anche se i cultori della mitologia del grattacielo non lo hanno ancora capito l homo erectus ha conquistato ogni possibile direzione e posizione nello spazio la specie vola la specie si connette in infiniti grovigli di reti immateriali la centrifuga ha vinto la terra è lontana roba per africani quando sento mitizzare l immaterialità e globalità della rete la dematerializzazione dislocata il cyberspazio trasformato in non-luogo non-spazio nontempo sospetto la solita vecchia fuga metafisica questa volta nell empireo elettronico nuova replica dell antichissima fuga dalla materia dalla pesantezza caotica del mondo luogo maledetto destinato a ogni degradazione entropica a.m entropica per eccellenza è la città contemporanea ti sei dedicata recentemente all arte urbana partecipando a concorsi e realizzando sculture in piazze aperte o addirittura in convulsi snodi di traffico una scultura che esce allo scoperto come colloquia con l informalità della metropoli quale messaggio veicola si può confrontare l esito di nike a palermo con la stele di roma anche qui due ricordi mitologici per una memoria collettiva così disattenta È una sfida a me paiono due opere bellissime ne sei soddisfatta aprono nuove ricerche g.d.s a palermo nel 2001 e a roma nel 2004 ho piantato due schegge di memoria barocca frammenti spezzati disassati infissi al suolo come caduti dallo spazio i due contesti sono profondamente diversi a palermo nike compare in uno spazio posto tra il vecchio e il nuovo palazzo di giustizia progettato dall arch sebastiano monaco che ha voluto tenacemente la presenza di varie opere d arte inserite nella sua architettura attraverso un concorso pubblico questo spazio della nike ha assunto poi un particolare valore simbolico divenendo la piazza in memoria dei giudici uccisi dalla mafia i due frammenti accostati sono delle ali corrugate il bronzo maturando in un verde scuro diventa un pezzo di natura una sorta di materia lavica improvvisamente solidificata penso con felicità che questa scultura è davvero un pezzo di sicilia a roma stele è stata istallata nel dicembre 2004 sulla via trionfale la presenza di due sculture nell ambito del passante farnesina pineta sacchetti la mia e quella in acciaio corten dello scultore teodosio magnoni è stata frutto del concorso pubblico bandito dal xii dipartimento del comune di roma a cura dell allora direttore arch alessandra montenero e dell allora assessore esterino montino ci tengo a rimarcare la virtuosa novità nell ambito del comune di roma dell aver messo a concorso delle opere d arte nel contesto di un importante opera pubblica quale il passante cosa che per esempio non è avvenuta in occasione dell auditorium il che a suo tempo mi è apparso singolare la posizione di stele è quindi in un contesto profondamente diverso oserei dire in bocca al lupo al centro del classico groviglio di traffico in uno spazio risultante da un insieme caotico di interventi in questo senso esemplare per rumore visivo e catastrofe percettiva debbo dire che l esperienza per me è stata ed è per certi versi traumatica sento la mia opera abbandonata a se stessa consegnata al nulla voglio dire non credo alla vocazione salvifica dell arte pubblica nello spazio urbano semmai consolatoria l opera è comunque un bene che ha un suo costo attiene al rituale del dono qualcosa di più di più complesso di più difficile di più rischioso della semplice decorazione o abbellimento da arredo urbano l arte fa il luogo può strapparlo all indifferenza e alla smemoratezza ma da sola non ce la fa deve essere legata a un qualche rito meno crudele della usuale quotidianità metropolitana ludico o sacrale che sia comunque segno di un altrove.

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g.d.s the flight from matter image and virtuality virtuality ever-changing immateriality the weightlessness of the pure polymorphous image virtual and instantaneous appear to have triumphed over the laboriousness of matter today the digital dream has come true alas over the dead body of painting the old muddle of smelly materials spread over cumbersome supports it is also out to establish itself over the dead bodies of sculpture and architecture but the sculpture is not and will never be mere image it occupies space with heavy laborious matter it escapes the now triumphant virtuality of pure representation as does architecture now enjoying a particularly felicitous moment with the aid of all-enabling technology architecture has escaped from the trilithic system and can finally filch the cards from sculpture it eliminates the heaviness and downtime of planning in the instantaneousness of the computerized virtual imagination explodes centrifugally in all directions leaving in its wake the old conquest of the vertical the ancient symbol of power even though those cherishing the mythology of the skyscraper have yet to realize this homo erectus has conquered every possible direction and position in space the species flies the species connects in infinites tangles of immaterial networks the centrifuge has won the earth is far away stuff fit for africans when i hear people mythicizing the immateriality and globality of the net delocated dematerialization cyberspace transformed into non-place non-space non-time i suspect the same old metaphysical escape this time into the electronic empyrean a new replica of the ancient flight from matter from the chaotic heaviness of the world a cursed place doomed to every form of entropic decay a.m the contemporary city is the entropic entity par excellence you have recently devoted yourself to urban art taking part in competitions and producing sculptures in open piazzas and even in the middle of busy intersections sculpture that comes out into the open how does it communicate with the formlessness of the metropolis what message does it convey it is possible to compare the results of nike in palermo and stele in rome once again two mythological references for such a weak collective memory is this a challenge i think they are two splendid works are you satisfied with them do they open up new avenues of exploration g.d.s i have planted two splinters of baroque memory one in palermo in 2001 and one in rome in 2004 shattered disjointed fragments embedded in the ground as though they had fallen out of space the two contexts are radically different in palermo nike appears in a space between the old and new law courts designed by the architect sebastiano monaco who was stubbornly determined to have various works of art inserted in his architecture through a public competition the space where nike stands has taken on particular symbolic value as the piazza in memory of judges murdered by the mafia the two fragments set side by side are corrugated wings ripening into a dark green the bronze becomes a piece of nature like a sort of lava that has suddenly set i a.m happy to think that this sculpture is truly a part of sicily stele was installed in rome on the via trionfale in december 2004 the presence of two sculptures in the area of the farnesina-pineta sacchetti bypass mine and one in corten steel by the sculptor teodosio magnoni is the result of a public competition held by the 12th department of the municipality of rome and organized by the architect alessandra montenero and esterino montino respectively director and council member at the time i believe it important to draw attention to the commendable innovation within the framework of the rome city council of having held a competition for works of art in the context of an important public work such as the bypass this did not happen for example when the new auditorium was built which struck me as very odd at the time stele is therefore located in a very different setting i would even say in the wolf s jaws in the middle of the classic tangle of traffic in an area that is the result of a chaotic series of public works and exemplary in this sense in terms of visual noise and perceptual catastrophe i must say that the experience has been and is in some respects traumatic for me i feel that my work has been abandoned consigned to nothingness i mean to say that i do not believe in the salvific vocation of public art in the urban space if anything it can be consoling the work is however a product that has its own cost and pertains to the ritual of the gift something more more complex more difficult and more risky than the simple decoration or embellishment of urban furnishings art makes the place it can rescue it from indifference and oblivion but not on its own it must be linked to some rite that is less cruel than everyday metropolitan life it matters little whether it is ludic or sacral as long as it is the sign of an elsewhere it cannot be thrown indifferently to the lions it needs a context that must be conceived planned and prepared with due responsibility and competence i would even dare to say with love and then it needs periodic care and maintenance to be marked on the city s cultural and sightseeing routes and registered in the archives devoted to public art readily accessible to those who wish to take an informed and critical interest and it also needs of course funds to be drawn upon for the everyday needs of protection and maintenance if there is in rome a body responsible for supervising and handling all this i quite frankly have never nike 2001 piazza della memoria palermo nike 2001 piazza della memoria palermo heard of it and this is my third work in the city after the sculptures n the decima neighborhood and the garden of piazza cardinal consalvi a.m if art makes the place it becomes practically obligatory to ask you what places you love and why g.d.s places and non-places let me start by saying that for me contrary to current wisdom there is nothing obscene about difference or identity or even place the arrival of the generations subsequent to ours at the present-day identical disidentity the same everywhere manufactured for a sort of forgetful plebeian and consumerist juvenilism has taken place through a globalized series of delirious identities think of snoopy fake americans fake hippies fake rambos superman yuppies neolib cybernauts indiana jones lara croft neocap neocon theocon neocath turncoats big brothers fashion frauds and so on not least because i believe everything we poured into the container of our culture voltaire kant marx nietzsche heidegger sartre lévi-strauss marcuse foucault barthes lyotard freud jung lacan debord baudrillard mao tse-tung derrida and so many others depending on the hegemonic waves of our fake fathers we have poured it into a vessel cracked by the great craquelure of the loss of self which began with our generation and has continued relentlessly with those following it lavorazione in fonderia during work in the foundry

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n° 58 arte pubblica living art stele 2004 bronzo roma via trionfale stele 2004 bronze rome via trionfale lavorazione in fonderia during work in the foundry pagina accanto stele particolare opposite page stele detail [22 non può essere gettata con indifferenza nella fossa dei leoni necessita di un contesto che va pensato progettato e apparecchiato con opportune responsabilità e competenze oserei dire con opportuno amore successivamente necessita di cura e periodiche manutenzioni oltre alle dovute segnalazioni nei percorsi culturali e turistici della città e all inserimento in un apposito archivio dedicato all arte pubblica consultabile da chi voglia informarsi e approfondire criticamente e naturalmente necessita anche di fondi economici a cui attingere per le più banali necessità di tutela e manutenzione se esiste a roma autorità competente che abbia il compito di sovrintendere e occuparsi di tutto ciò io francamente non me ne sono accorta ed è questo il terzo mio intervento nella città dopo le sculture di decima e il giardino di piazza cardinal consalvi a.m se l arte fa il luogo è quasi d obbligo chiederti quali luoghi ami e perchè g.d.s luoghi e non luoghi controcorrente premetto non penso che differenza sia una parolaccia e neanche identità e neanche luogo l approdo delle generazioni successive alla nostra alla attuale disidentità identica uguale dappertutto confezionata per un giovanilismo immemore plebeo e consumista è avvenuto attraversando una serie globalizzata di identità deliranti hai presente snoopy fintamerikani fintihippies fintirambi superman yuppies neolib cybernaviganti indiana jones lara croft e ancora neocap neocon teocon neocatt volta-gabbana grandi-fratelli dolce-e-gabbana e via delirando anche perché penso tutto quello che noi avevamo versato nel recipiente della nostra cultura voltaire kant marx nietzsche heidegger sartre lévi-strauss marcuse foucault barthes lyotard freud jung lacan débord baudrillard maozedong derrida e tanti altri a seconda delle ondate egemoniche dei nostri finti padri lo abbiamo versato in un recipiente fessurato reso fesso dalla grande craquelure della perdita di sé che si è aperta con la nostra generazione ed è proseguita inesorabile con quelle successive infatti è stata la nostra singolare generazione a entrare per prima nella terra di nessuno della perdita di sé pasolini lo denunciò inascoltato e a volte dileggiato anche se nessuno ci restituirà mai più la gioia furiosa piazzaiola incosciente anarchica di quella liberazione irripetibile che ha segnato la nostra giovinezza da allora respinti violentemente i nostri padri avremmo vagato orfani con molti padri putativi padri illuministi padri protestanti-antipapisti giacobini tagliatori-di-teste-reali anarchici marxisti rivoluzionari bolscevichi assaltatori-di-palazzi d inverno trotzkisti maoisti guevaristi beatnik-americani buddisti ecc tutti finti padri nel senso banale che non erano i nostri né mai lo sarebbero stati ancora e ancora negli anni 70 smodati venati di follia violenti rischiosi lasciando morti e feriti sul campo fino al cadavere nel bagagliaio di via caetani davanti al quale tutto finì non lo sapevamo ma in tutti quegli anni eravamo stati intenti a spiccicarci di dosso insieme alle edere di nilla pizzi e ai binari di claudio villa buona parte della nostra storia senza comprenderla senza guardarla in faccia e a farne un bel falò indiscriminato ci ho messo una vita a riconoscerlo senza vergognarmene ma per me nata in questo luogo non nel bronx non a bali non a tokyo non a los angeles ecc nella mia identità e differenza anche sessuale la raffigurazione del mondo espressa per immagini è classica greca latina cristiano-cattolica mediterranea così la ho impressa sin dall inizio in ogni mia primigenia memoria sensoriale l immagine d arte è stata da me percepita da sempre con naturalezza come se fosse una appendice della natura stessa in questo luogo chiamato italia dove il mondo a lungo ha amato raffigurarsi in convivenza di caos e cosmos assogettato alle leggi dell armonia nella progettabilità di un possibile e/e oggi l inesorabilità compiaciuta dell horror celtico-gotico della cultura dominante pervade il turbinio inesauribile delle immagini che in un vorticoso cortocircuito globale intasando nervi ottici e ogni altro apparato sensoriale estinguono se stesse poltiglia multicolore che roteando vorticosamente assume un uniforme color marrone fecale ho affittato i miei occhi a una banda di ladri vedo quel che vedono loro cantava de gregori penso che se c è un lavoro da fare oggi è tentare di arginare quella perdita dell anima che ci travolge tutti per questo forse anche ho lasciato il mio vecchio studio dove ho lavorato per più di 20 anni in quel cortile del flaminio così segnato dagli anni 70 e dalle sue mitologie e me ne sono andata in un piccolo paese a ricucirmi un territorio insieme all anima come direbbe hilmann per riafferrare un profumo un aura una puzza un sentore in un po di silenzio e penombra per la mia mente interferita dall eccesso di luce rumori immagini lunapark e grande spettacolo di tutto ciò che non mi appartiene più oh il paradiso estenuato di una piazza di paese italiano finché c è voglio esserci qualunque cosa siamo siamo carne e geografia per dirla con una formulazione folgorante dell antropologo franco la cecla materia e luogo dna e microclima terra su cui poggiamo i piedi e scarichiamo il nostro peso aria lingua cibo colline montagne orizzonte mare asfalto deserto nuvole sole pioggia e polveri sottili.

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arte pubblica living art it was in fact our particular generation that first entered the no man s land of the loss of self pasolini pointed this out but was ignored or indeed derided for his pains even though nobody will ever give us back the furious vulgar foolhardy and anarchical joy of the unrepeatable liberation that marked our youth since then having violently rejected our fathers we have been wandering orphans with many putative fathers some enlightened some protestant and some anti-papal jacobin beheaders of royalty anarchists marxist revolutionaries bolsheviks storming the winter palace trotskyites maoists followers of che guevara american beatniks buddhists etc all fake fathers in the banal sense that they were not ours and would never be so and so it was back in the 1970s immoderate tinged with madness violent and dangerous leaving dead and wounded on the field until the corpse in the trunk of the car on via caetani which brought it all to an end we did not know it but in all those years we had been intent on shaking off ­ together with the pop songs of nilla pizzi and claudio villa ­ a large slice of our history without actually understanding it or looking it in the face set on making a great big indiscriminate bonfire it has taken me a lifetime to recognize this without feeling ashamed but for me someone born in this place not in the bronx not on bali not in tokyo not in los angeles etc in my identity and difference also in sexual terms the representation of the world expressed in images is classical greek latin christian-catholic mediterranean this is how i have had it imprinted in every one of my primordial sensory memories from the very beginning i have always perceived the image of art with great naturalness like an appendix of nature itself in this place called italy where the world has long loved to picture itself in the coexistence of chaos and cosmos subject to the laws of harmony in the feasibility of planning a possible both/and today the self-satisfied relentlessness of the celticgothic horror of the dominant culture pervades the inexhaustible swirl of the images that extinguish themselves in a whirling global short circuit blocking the optical nerves and every other sensory apparatus multicolor pulp that rotates wildly to assume a uniform fecal-brown color as de gregori sang i have rented out my eyes to a gang of thieves i see what they see i think that if there is a job to be done today it is to try and check the loss of soul that has overwhelmed us all it is perhaps also for this that i left the old studio where i worked for more than 20 years ­ the courtyard in the flaminio district so marked by the 1970s and its mythologies ­ and moved to a small town in order to remake a territory for myself as well as my soul as hilmann would say to grasp once again a scent an aura a smell a tang a bit of silence and penumbra for my mind flooded with the excess of light noise and images the great funfair and spectacle of everything that no longer belongs to me oh the exhausted paradise of an italian small-town piazza as long as it exists it s where i want to be whatever else we may be we are flesh and geography to quote the illuminating dictum of the anthropologist franco la cecla matter and place dna and microclimate the earth on which we rest our feet and unload our weight air language food hills mountains horizon sea asphalt desert clouds sun rain and fine powder n° 58 [23]

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