colline di Pavese n 134

 

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fge s.r.l reg san giovanni 40 14053 canelli at trimestrale anno 35 n° 134 canelli trimestrale anno 35 n° 134 san

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im vviso a a ante port in ri etto il ostr un contributo per mantenere viva una voce cari lettori la rivista le colline di pavese è diventata negli anni la voce di questo territorio di cui sottolinea le peculiarità e le problematiche costituisce nel contempo un ponte ideale con i santostefanesi lontani e con i sempre più numerosi cultori pavesiani italiani e stranieri il legame indissolubile con questi ultimi è comprovato dalla rilevanza raggiunta dalle varie iniziative in memoria del grande scrittore e dall osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo il mantenimento e l ulteriore incremento delle attività in particolare la pubblicazione della rivista dipendono però dalle risorse sempre più ridotte a disposizione facciamo pertanto appello ad aderire al sodalizio mediante il versamento di una delle quote associative a fianco indicate o in alternativa di un piccolo contributo nella convinzione che tante piccole gocce fanno un grande fiume per continuare pertanto a ricevere la nostra testata chiediamo la cortesia di esprimere il consenso compilando la seguente scheda il cepam ringrazia per l attenzione e augura buona lettura il presidente luigi gatti restituire a mezzo posta oppure e-mail info@centropavesiano-cepam.it sì desidero ricevere le colline di pavese per l anno 2012 prego indirizzare la rivista a cognome indirizzo cap tel p.iva o cod fisc verso la quota di a mezzo 100 socio benemerito 50 socio sostenitore 30 socio ordinario altro città fax mail prov nome vaglia postale assegno circolare o bancario intestato a cepam versamento c/c postale nr 10614121 bonifico bancario presso ubi banca regionale europea iban it32y0690646840000000004317 acconsento al trattamento dei miei dati personali ai fini sopra indicati firma

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2 osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo anno 35 n 134 aprile 2012 paesaggio invernale di sergio aiello tesseramento 2012 iscriviti o rinnova la tua adesione per sostenere le varie iniziative del sodalizio e per contribuire a mantenere in vita la voce de le colline di pavese modalità versamento sul c/c n 10614121 o con vaglia postale intestato a cepam via cesare pavese 20 12058 s stefano belbo socio ordinario sostenitore benemerito u 30 u 50 u 100 via pavese 20 12058 s stefano belbo cn tel 0141/844942 aut trib alba n 376 del 29/4/78 direttore luigi gatti responsabile luigi sugliano redazione l bussetti calzato g brandone f penna f zampicinini foto lidia olivieri scaletta blasich tassa pagata taxe perçue abbonamento postale abbonement postel 14053 canelli fge s.rl concessionaria esclusiva per la pubblicità su questa rivista image advertising di piero carosso tel 0141 843908 fax 0141 840794 santo stefano belbo cn sommario cesare pavese e bianca garufi una bellissima coppia discorde di antonio catalfamo 4 9 consonanza di accenti tra il filosofo rumeno e lo scrittore piemontese cioran e pavese di franco lorizio la decadenza di un mondo borghese privo di grandi ideali la spiaggia di sandro angelo ruffini 11 com eravamo paralipomeni alla nostra vita considerazioni sul libro di pasquale adorante di giovanna romanelli 12 un canto patriottico risorgimentale la bella gigogin di daniele crotti 14 un bel romanzo di dario nicholls di philippe popièla amore di un giorno per sempre a marie-hélène welfare all italiana epigrammi di francesco de napoli di assunta cardile battisti 19 12058 s stefano anno 35 n° 134 belbo cn trimestrale 16 occasioni di lettura 17 l angolo del racconto inverno di luciana bussetti calzato fabiano group srl via cesare 18 l angolo del racconto di luigi gatti quando all imbrunire suonava l avemaria gianna sallustio nella valle dei monaci giganti di antonella zezza 19 occasioni di lettura 20 in una foto del 1912 il simbolo di s stefano belbo la tour di beppino costa 22 antropologia culturale di alberto borghini la quercia e il centro della terra in un racconto astigiano un `confronto dall antichità l elettroaratura in italia di franco zampicinini 26 storia della meccanizzazione agricola 29 una natura rivisistata con misura e un profondo amore per il paesaggio franco de macchi immagini e paesaggi nella luce di angelo mistrangelo 30 andar per mostre nel capoluogo piemontese torino eventi di gian giorgio massara 31 È stato uno dei più grandi tenori del xx secolo di mario t barbero giuseppe di stefano l arte del parlar cantando la canapa 32 piante medicinali ed alimentari di luciana bussetti calzato 33 recensioni cuneesi nella pampa di franco zampicinini 36 l angolo del racconto c era una volta di tiziana fissore 38 l angolo del racconto 40 l angolo del racconto correnti d aria di emma pretti di giulio locorvo zia clementina e in vino veritas di mariateresa biasion martinelli 42 vaneggiamenti 43 dal 21 aprile al 4 novembre di luciano caramel al castello di pergine valsugana i macromondi spezzati di riccardo cordero man ray la trasfigurazione delle immagini di mario t barbero 46 una grande mostra al museo d arte della città di lugano 47 non per odiare ma per non dimenticare di nani ponti i ciliegi della speranza da una memoria del dott balbi e dell infermiere carlo

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osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo un nuovo volume a cura di mariarosa masoero cesare pavese e bianca garufi una bellissima coppia discorde di antonio catalfamo vede finalmente la luce la corrispondenza epistolare intercorsa tra il 1945 e il 1950 tra cesare pavese e bianca garufi a pubblicarla è la casa editrice leo s olschki di firenze1 in collaborazione con il centro di studi di letteratura italiana in piemonte guido gozzano ­ cesare pavese operante presso l università di torino.curatrice dell elegante volume è mariarosa masoero docente di letteratura italiana nello stesso ateneo torinese ed autorevole studiosa dell opera pavesiana alla quale ha dedicato numerosi scritti merito della masoero è stato anche quello di aver propiziato nel corso degli anni con la propria curatela e l infaticabile attività di ricerca nonché con rara competenza filologica la pubblicazione di opere inedite che hanno consentito di completare il quadro critico intorno agli scritti di cesare pavese e di poter meglio delineare la sua personalità l illustre accademica anche nel caso in esame non si è smentita offrendo al lettore un libro ricco di elementi conoscitivi nelle direzioni sopra richiamate ai quali si aggiunge una chiave interpretativa come al solito originale e filologicamente impeccabile il presente volume propone per la prima volta lo scambio epistolare completo tra cesare pavese e bianca garufi del quale sinora si conoscevano perlopiù le poche lettere esattamente sette pubblicate nel secondo volume dell edizione einaudiana dell epistolario pavesiano uscito nel 1966 a cura di italo calvino la raccolta ora pubblicata contiene anche tutto il resto delle lettere inedite di pavese nonché le lettere di bianca garufi tutte inedite quest opera veramente meritoria è stata resa possibile dalla generosità degli eredi della scrittrice e psicanalista di origini siciliane in particolare dal nipote giampaolo garufi che hanno messo a disposizione tutto il materiale necessario attraverso una donazione le lettere sono attualmente conservate nell archivio pavese del centro interuniversitario per gli studi di letteratura italiana in piemonte guido gozzano ­ cesare pavese la corrispondenza tra pavese e la garufi è inaugurata con una lettera del 30 agosto 1945 per iniziativa di quest ultima che si trova a letojanni cittadina balneare a nord di taormina lungo la fascia ionica della provincia di messina e qui è bene ricordare che bianca garufi nata a roma da madre siciliana giuseppina melita appartenente ad una cospicua famiglia isolana unica sopravvissuta al terremoto del 1908 che devastò la città di messina soleva trascorrere le vacanze estive nella grande casa materna del settecento situata in corso vittorio emanuele a letojanni appunto dove esiste tuttora lo scambio epistolare prosegue nell autunno dello stesso anno nonostante i due si vedano ogni giorno perché lavorano a contatto di gomito nella sede romana della casa editrice einaudi presso la quale la garufi è segretaria e pavese è stato inviato per rilanciare la filiale commenta opportunamente mariarosa masoero dalla lettera che colma la distanza si passa a quella che prosegue il dialogo avviato di persona lo chiarisce e lo integra insiste sul non detto o sul difficile da dirsi mette a nudo pensieri ed emozioni 2 dal 1° gennaio 1946 bianca garufi rassegna le dimissioni dalla casa editrice einaudi ed attraversa un periodo difficile una lettera del 13 febbraio 19463 ci informa che si è ricoverata per un periodo di cure presso la colonia arnaldi di uscio in provincia di genova a partire da questo momento lo scambio epistolare si infittisce con invii talvolta quotidiani determinati dalla necessità di trasmettersi reciprocamente i capitoli del romanzo che pavese e la garufi stanno scrivendo a quattro mani fuoco grande rimasto incompiuto pubblicato postumo nel 1959 e poi completato dalla sola bianca mantenendo la forma dei capitoli alterni e delle due voci narranti con il titolo de il fossile 1962 abbiamo dunque il privilegio di assistere quasi in presa diretta alla nascita del romanzo di conoscere le osservazioni che i due autori si scambiano le loro critiche reciproche emergono già qui due modi di lavorare diversi che sono la spia di personalità antitetiche pavese è lo scrittore meticoloso sistematico 2

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osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo che si dà un programma di lavoro e lo rispetta scrupolosamente bianca garufi si affida interamente ai suoi quarti di luna al suo estro irregolare alla sua creatività istintiva che pure ha nell apparente disordine una sua razionalità un filo conduttore segreto pavese assieme ai capitoli di fuoco grande che tocca a lui scrivere invia a bianca garufi i dialoghetti per usare una sua modesta definizione che sta componendo vale a dire i dialoghi con leucò iniziati a scrivere ai tempi del lavoro alla filiale romana della casa editrice einaudi e nati da un idea comune il primo dialogo le streghe risale proprio a quei tempi bianca garufi ricostruendo a distanza di molti anni la genesi del dialoghetto se ne sentiva quasi defraudata seppur ironicamente rivendicando a sé la prima idea di dar vita ad uno scritto tra il letterario e il mitologico che avesse al centro la figura di circe nell immediatezza degli avvenimenti invece sottolinea il rimpallo dell idea da lei a pavese e viceversa nella consapevolezza da parte di entrambi del carattere autobiografico del dialogo nel quale pavese è odisseo la garufi circe ma anche leucotea così in una lettera del 18 dicembre 1945 definisce «maledetto»4 quel dialogo che la fa piangere come se si fosse «trovata davanti a un muro» ad una strada senza vie d uscita ad un destino «inevitabile» leggiamo infatti «in fondo non m interessa sapere chi è circe chi odisseo o l altra quello che è veramente inesorabile è il non poter rimediare l essere circe odisseo ecc ecc dopo tutto l idea di circe che ormai non ricordo più se è venuta a te o a me tanto ci abbiamo pasticciato sopra non poteva approdare a niente di meglio e solo per questo meglio che tu hai saputo creare è stata messa in circolazione in fondo sentivo in fondo in fondo che era un po come una partita o una gara questa di circe infatti ogni tanto per quell insoffribilità psichica che ho della concorrenza dell agone in qualunque forma si manifesti anche in un soffio ti dicevo ogni tanto di prenderti circe e di manipolartela a piacere»5 bianca garufi rinuncia all idea di circe la cede alla fine a pavese perché è consapevole della drammaticità evocativa di quell immagine del carattere simbolico che tutto il dialogo nel suo complesso compresa la figura di leucotea il terzo personaggio «l altra» di cui parla la garufi nella lettera sopra citata riveste nell immaginario di pavese con riferimento al suo modo di vivere il rapporto con l universo femminile ioannis dim tsolkas in uno dei volumi di saggi internazionali da noi pubblicati come osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo 6 ha sottolineato che lo scrittore piemontese ha proceduto ad una rivisitazione del mito classico greco nell ambito del quale leucotea era una divinità benigna che interveniva spesso ad aiutare i marinai in pericolo mentre nei dialoghi con leucò essa ha la doppia natura di essere che dà la vita ma anche la morte rappresenta non solo bianca garufi ma l intero universo femminile la donna per pavese è un essere fondamentalmente ambiguo e pericoloso perché capace di riunire in sé i caratteri opposti della creatura dolce e un po materna e nel contempo quelli della distruttrice che passa nella vita dell uomo come una tempesta e conosce solo le leggi della propria natura selvaggia lo scambio epistolare tra pavese e la garufi procede negli anni tra liti piccole e grandi rappacificazioni nuove rotture e nuovi componimenti dai quali emerge chiaramente il carattere antitetico delle loro personalità leggiamo in una lettera dello scrittore langarolo datata 17 aprile 1946 «io mantengo quasi sempre la mia parola che cosa pretendi che ci coccoliamo come due conigli io trovo molto bello questo maltrattarci insaziabile è sincero dopotutto e producente ciascuno ha i suoi sistemi ­ noi siamo una bellissima coppia discorde e il sesso ­ che dopotutto esiste ­ si sfoga come può»7 nessuno meglio di pavese poteva definire il suo rapporto con bianca garufi «una bellissima coppia discorde» perciò ha fatto bene mariarosa masoero a dare questo titolo al carteggio tra i due che ora vede la luce È ancora troppo presto per trarre conclusioni da queste lettere la critica letteraria quella seria e ponderata richiede quel distacco emotivo che solo la distanza temporale può assicurare in chi come il sottoscritto ha conosciuto personalmente bianca garufi la prima lettura suscita per l appunto grandi emozioni ghirigori di pensieri si affollano alla mente sembra quasi di rivederla bianca garufi ancora scattante nonostante gli anni e le malattie con i suoi lampi di genio le sue trovate improvvise il suo essere eslege trasgressiva pur nell ambito di una disciplina sottile di una regolarità di un ordine nell apparente disordine con il suo rispetto delle scadenze degli appuntamenti che reputava importanti nonostante la sua vita sembrasse affidata al caso ricordo con grande piacere le telefonate che con straordinaria regolarità negli ultimi anni di vita mi faceva ogni giovedì all arrivo della sua segretaria sonia le lunghe conversazioni sempre vivaci ed argute com era nel suo carattere con me ma anche con mia madre con la quale aveva stretto per attrazione fatale un rapporto di sincera amicizia esclusivamente telefonica ma solida note 1 mariarosa masoero a cura di una bellissima coppia discorde il carteggio tra cesare pavese e bianca garufi 1945-1950 leo s olschki firenze 2011 pp 162 euro 20 2 ivi p vi 3 ivi pp 23-24 4 ivi p 19 5 ivi pp 19-20 6 ioannis dim tsolkas il «mito» la leucotea e cesare pavese in aa vv cesare pavese sessanta nuovi studi comparativi e «ritorni» decima rassegna di saggi internazionali di critica pavesiana a cura di antonio catalfamo i quaderni del ce.pa.m santo stefano belbo cuneo 2010 pp 67-78 7 una bellissima coppia discorde cit p 68 3

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consonanza di accenti tra il filosofo rumeno e lo scrittore piemontese cioran e pavese di franco lorizio una delle voci più isolate della poesia contemporanea soltanto l infanzia vissuta ma l idea che ce ne facemmo nella così si definiva pavese nella fascetta che accompagnava l egiovinezza nella maturità ecc per questo appare l epoca più dizione einaudi 1943 di lavorare stanca parafrasando lo stesimportante perché è la più arricchita dai ripensamenti sucso scrittore potremmo designare emil cioran una delle voci cessivi 6 le langhe magiche ed evocative risvegliano le più intense emozioni l unico spunto che mi tocca e scuote è la più isolate della filosofia europea entrambi rappresentano magia della natura l occhiata ficcata nella collina 7 in una due casi ­ emblematici e irrisolti ­ di marginalità sostanzialettera ad augusto monti il diciottenne pavese rivelava che i le all interno della cultura novecentesca del tutto eccentrici propri furori giovanili erano placati solo da silvestri peregririspetto alle tendenze più diffuse maestri senza discepoli nazioni scribacchio e studio tutto il hanno battuto parallelamente ­ fino santo giorno e quando preso dalla raball autoannientamento ­ sentieri inebia scappo fuor di casa ho intorno un splorati privi di appigli in forza di giogo di colline tutte boschi ch è una una stoica fedeltà a se stessi meraviglia vagabondarli emil cioran nacque l otto aprile circa un anno dopo nottetempo del 1911 a rainari un piccolo vil laggio della transilvania ove trascorscriveva a una ragazza di santo stefano se un infanzia felice il paese natio e belbo qua ho riveduti i colli fra cui la vicina collina di coasta boacii ne sono nato nella dolce pianura del fiume costituirono il paradiso perduto piena d alberi e la terra dal largo decli quando rievoco i miei primi anni di vio dolcissimo dove ho scorrazzato e visvita nei carpazi devo fare uno sforzo suto bambino ho riveduto i profili delle per non piangere È molto semplice colline pallidi di lontananza dove bamnon riesco a immaginare nessuno che bino ancora spaziavo lo sguardo col abbia avuto un infanzia paragonabile cuore gonfio e con parole esaltate alla alla mia cielo e terra mi appartenebocca in un aspirazione struggente a vano persino le mie apprensioni mondi lontani tanto lontani dove si erano felici mi alzavo e mi coricavo viveva soltanto della musica di quelle da signore del creato ero consapebelle parole d amore amavo le nuvole emil cioran vole della mia felicità e presentivo che in cielo allora a dieci anni 9 la rac1 penso a certi paecolta lavorare stanca si apre con l iml avrei perduta saggi della mia infanzia dov è quello che ero allora 2 il tramagine della collina di moncucco che con la sua ampia mole sferimento nella vicina cittadina di sibiu causò al piccolo a ridosso del paese fa da sfondo alla poesia i mari del sud emil un grande dolore cristallizzatosi nella memoria camminiamo una sera sul fianco di un colle in silenzio il quando ho compiuto dieci anni i miei genitori mi hanno 25 giugno del 1942 da santo stefano belbo pavese scriveva a trapiantato in città mi ricordo ancora di quel viaggio che fernanda pivano per decantare con animo ammaliato i luoghi ho fatto in una carrozza a cavallo ero completamente dispedella fanciullezza mi metto dunque stamattina per le strarato mi avevano sradicato e durante il tragitto che è durade della mia infanzia e mi riguardo con cautela le grandi colto un ora e mezzo ho avuto il presentimento di una perdita line ­ tutte quella enorme e ubertosa come una grande mamirreparabile mella quella scoscesa e acuta dove si facevano i grandi falò È impossibile non pensare a pavese alle memorie santoquelle ininterrotte e strapiombanti come se sotto ci fosse il stefanesi alle riflessioni sull infanzia così feconde sul piano mare ­ e sotto c era invece la strada la strada che gira intorno esistenziale e poetico-letterario tutto è nell infanzia anche il alle mie vecchie vigne e scompare alla svolta con un salto nel fascino che sarà avvenire che soltanto allora si sente come un vuoto da questo salto non ero mai passato si diceva allora che urto meraviglioso tutte le passioni passano e si spengono la strada proseguiva sempre a mezza costa sempre affiancata tranne le più antiche quelle dell infanzia 5 l infanzia non è da colline di così enorme estensione da apparire viste sopra la 4

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consonanza di accenti tra il filosofo rumeno e lo scrittore piemontese spalla come un breve orizzonte a fior di terra ero sempre arrivato soltanto a quell orizzonte a questi canneti ma presentivo di là dal salto a grande distanza dopo la valle che si espande come un mare una barriera remota di colline assolate e fiorite esotiche quello era il mio paradiso i miei mari del sud la prateria i coralli ophir l elefante bianco 10 appena due giorni dopo lo scrittore consegnava ancora le proprie emozioni a fernanda attraverso una missiva che era la prosecuzione della precedente sempre ma più che mai questa volta ritrovarmi davanti e in mezzo alle mie colline mi sommuove nel profondo rivedere questi alberi case viti sentieri mi dà un senso di straordinaria potenza fantastica come se mi nascesse ora dentro l immagine assoluta di queste cose come se fossi bambino 11 strappati precocemente all incanto delle colline e costretti alla monotonia dell ambiente urbano cioran e pavese apprendono recalcitranti il proprio mestiere di vivere crescere è per loro un processo doloroso la repentina presa di coscienza di una realtà ostile se non assurda nella forma e nell essenza il disagio esistenziale assume il profilo fisiologico dell insonnia nella prefazione alla sua prima opera pe culmine dispera rii al culmine della disperazione 1934 cioran descrive minuziosamente come una maledizione le notti bianche di sibiu per ore e ore passeggiavo di notte nelle strade deserte o talvolta in quelle dove bazzicavano prostitute solitarie compagne ideali nei momenti di supremo smarrimento l insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il paradiso stesso in luogo di tortura qualsiasi cosa è preferibile a quest allerta permanente a questa criminale assenza di oblio È durante quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia le ore di veglia sono in sostanza un interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero è la coscienza esasperata da se stessa una dichiarazione di guerra un infernale ultimatum della mente a se medesima se la veglia forzata che condizionò tutta la vita del filosofo rumeno è una tortura il sonno è l unico antidoto possibile durante il sonno si dimenticano il dramma della vita le sue complicazioni e le sue ossessioni anche pavese fu oppresso dall insonnia dovuta principalmente all asma il 28 novembre 1949 appuntava succede di notte quando comincio a assopirmi ogni rumore ­ scricchiolio di legno frastuono in strada grido lontano e improvviso ­ mi risucchia come un gorgo un repentino e ondeggiante gorgo in cui mi crolla il cervello e crolla il mondo nell attimo attendo il terremoto il finimondo riguardo alle difficoltà respiratorie egli rivelava in una lettera ad adolfo ruata brancaleone 5 novembre 1935 di saltar su tutte le notti in preda all asma qualche giorno dopo 19 novembre scriveva alla sorella maria l asma qui mi viene così forte che non basta fare il fumo prima di coricarsi ma bisogna ripeterlo alle tre di notte dopo un doloroso risveglio per soffocamento un problema che evidentemente perseguitava pavese rendendo il confino ancora più drammatico ora è cominciato l inverno sotto forma di piogge venti torrenziali e umidità notturne che per la mia asma sono tanto pepe questo è brutto perché essendo qui il sonno l unico passatempo non 5 esasperante sentirselo troncare tutte le notti moltiplica per x la durata dell esilio il sonno dunque come rifugio ultimo contro l esacerbante lentezza con cui il tempo del confinato scorreva un idea che ci riporta a cioran ci si addormenta sempre con una contentezza che non si può descrivere si scivola nel sonno e si è felici di sprofondarvisi se ci si risveglia malvolentieri è perché non si abbandona senza pena l incoscienza vero e unico paradiso tale sentimento è icasticamente rappresentato da pavese nella poesia lo steddazzu che chiude lavorare stanca domani tornerà l alba tiepida con la diafana luce e sarà come ieri e mai nulla accadrà l uomo solo vorrebbe soltanto dormire in ulisse è descritta l inutile veglia del vecchio deluso ora il vecchio è seduto fino a notte davanti a una grande finestra ma non viene nessuno e la strada è deserta ma il vecchio non si muove dal buio non ha sonno la notte e vorrebbe aver sonno e scordare ogni cosa come un tempo al ritorno dopo un lungo cammino si ripetono le descrizioni di desolati vagabondaggi notturni nella notte la piazza ritorna deserta e quest uomo che passa non vede le case tra le inutili luci non leva più gli occhi sente solo il selciato che han fatto altri uomini dalle mani indurite come sono le sue lavorare stanca tentò darsi pace camminando assonnato le vie interminabili nella notte ma vide soltanto a migliaia i lampioni lucidissimi su iniquità donne rauche ubriachi traballanti fantocci sperduti fumatori di carta lo stesso pavese aveva sperimentato l inquieto e selvaggio girovagare nottetempo per lo stradale e per i boschi ho errato tutta la notte come un lupo lettera a tullio pinelli 12 luglio 1927 i punti di contatto fra cioran e pavese si fanno viepiù stringenti quando gli autori affrontano temi di carattere filosofico cioran ­ che identifica la felicità nello sguardo senza riflessione nella pura contemplazione del vuoto o nell andare lungo i fiumi e rompere le noci come i bambini e i vagabondi ­ individua nel nulla l elemento costitutivo dell essere tutto è nulla anche la coscienza del nulla 18 perché non ammettere un trionfo finale del non essere perché non ammettere che l esistenza va verso il nulla e l essere verso il non essere 19 la vita per cioran non si regge su niente è un improvvisazione un tentativo un avventura 20 in pavese soprattutto nel mestiere di vivere si avvertono ­ con maggiore potenza drammatica ­ i medesimi accenti nichilistici ricorre l immagine della nudità come metafora dell inconsistenza dell essere l individuo messo a nudo prende coscienza della propria nullità l amore ha la virtù di denudare non i due amanti l uno di fronte all altro ma ciascuno dei due davanti a sé 21 non ci si uccide per amore di una donna ci si uccide perché un amore qualunque amore ci rivela nella nostra nudità miseria inermità nulla 22 un altra figura simboleggia con accentuata tragicità e intensità emotiva la miserevole condizione umana un uomo solo in una baracca che mangia il grasso e la salsa da una pignatta certi giorni ci raschia con un vecchio coltello certi altri con le unghie tanto tempo fa la pignatta era piena e buona adesso è brusca e per sentirne il gusto l uomo si mangia le unghie rotte e continuerà domani e dopo 23 se l es-

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consonanza di accenti tra il filosofo rumeno e lo scrittore piemontese senza delle cose è il nulla perché ­ si chiede pavese ­ continuiamo ad attendere una sorta di miracolo che conferisca senso e speranza alla nostra vita com è grande il pensiero che veramente nulla a noi è dovuto qualcuno ci ha mai promesso qualcosa e allora perché attendiamo ricorda sempre che nulla ti è dovuto che cosa meriti infatti quando sei nato ti era forse dovuta la vita 24 una volta presa coscienza della vacuità dell esistenza l attesa degli istanti futuri assume i connotati di una insensata condanna aspettare è ancora un occupazione È non aspettar niente che è terribile 25 nei confronti della religione i due autori hanno un atteggiamento sostanzialmente analogo la visione nichilistica del mondo impedisce loro di accettare l idea di un dio creatore buono e soccorrevole nei confronti delle proprie creature cioran al riguardo è perentorio È impossibile credere che il dio buono il `padre sia implicato nello scandalo della creazione tutto fa pensare che non vi abbia mai preso parte che essa sia opera di un dio senza scrupoli un dio tarato 26 il creatore possiamo immaginarcelo soltanto malvagio o nel migliore dei casi arruffone 27 anche pavese mette fortemente in dubbio l idea di un dio benevolo lo fa con il suo abituale sarcasmo graffiante e corrosivo saluta federica e ringraziala del suo biglietto e dille che se dio mi ha dato grandi doti ha però anche dato il cancro a molti altri li ha creati scemi altri li ha fatti cadere da piccoli non si vede dove stia questa grande bontà a meno che lo si deva ringraziare sempre ti picchi o ti carezzi e allora non ci capisco più niente 28 non capisco perché muoiono tanti padri di famiglia lasciando belle corone di orfani inconsolabili e non crepo io orfano più che consolato la caratteristica del padre eterno è evidentemente la mancanza di tatto per cui esagerando poi dalla parte opposta riporta vanto di esser l alta armonia che concilia i contrari prendi un esempio ci sono persone a cui tutto va male di quelli che `se vendessero i cappelli la gente nascerebbe senza testa ebbene il padre eterno mette al mondo delle altre persone cui tutto va bene e dopo averle fatte belle e sapienti le fa ancora vincere alla lotteria e giustizia è fatta ha persino inventato il diavolo per poter addossare a lui le trovate troppo enormi 29 siccome dio poteva creare una libertà che non consentisse il male cfr lo stato dei beati liberi e certi di non peccare ne viene che il male l ha voluto lui 30 bestemmiare per quei tipi all antica che non sono perfettamente convinti che dio non esista ma pure infischiandosene se lo sentono ogni tanto tra carne e pelle è una bella attività viene un accesso d asma e l uomo comincia a bestemmiare con rabbia e tenacia con la precisa intenzione di offendere questo dio eventuale pensa che dopotutto se c è ogni bestemmia è un colpo di martello sui chiodi della croce e un dispiacere fatto a colui poi dio si vendicherà ­ è il suo sistema ­ farà il diavolo a quattro manderà altre disgrazie metterà all inferno ma capovolga anche il mondo nessuno gli toglierà il dispiacere provato la martellata sofferta nessuno È una bella consolazione e certo ciò rivela che dopotutto questo dio non ha pensato a tutto pensate è il padrone assoluto il tiranno il tutto l uomo è una merda un nulla e 6 pure l uomo ha questa possibilità di farlo irritare e scontentarlo e mandargli a male un attimo della sua beata esistenza 31 nonostante tale carica demolitrice sia cioran che pavese si rivelano nel proprio intimo profondamente religiosi afferma il filosofo rumeno non ho mai avuto una religione nel senso etimologico perché non sono mai stato legato a niente ho avuto solo la nostalgia della religione il sospiro religioso 32 io non vorrei vivere in un mondo svuotato di ogni sentimento religioso non penso alla fede ma a quella vibrazione interiore che indipendentemente da qualsiasi credenza ti proietta in dio e qualche volta al di sopra 33 in un mondo assurdo non è assurda la preghiera senza dio c è un solo rimedio alla disperazione la preghiera ­ la preghiera che può tutto perfino creare dio 34 per me dio non è niente eppure mi sono trovato più di una volta come altri in quello stato di invocazione che fa di lui la cosa più importante di tutte 35 talvolta il tono dell implorazione si fa confidenziale accorato fin quasi a sfociare nella vera preghiera signore perché non ho la vocazione alla preghiera nessuno al mondo è più vicino a te e più lontano un briciolo di consolazione non ti chiedo altro 36 signore abbi pietà della mia sterilità scuoti il mio spirito assente soccorrimi in questo momento d abbandono e di torpore 37 signore aiutami a sopportare le ore fa che nessuna sia pesante come me le immagino tutte 38 pavese al pari di cioran ebbe momenti di profondo trasporto religioso un intera stagione della sua vita fu caratterizzata dalla ricerca appassionata di dio fino alla riscoperta della fede i diciotto mesi ­ dal novembre del 1943 all aprile 1945 ­ trascorsi sotto falsa identità a casale monferrato dove lo scrittore trovò rifugio presso il collegio trevisio dei padri somaschi in questo periodo ebbe un ruolo importante il padre giovanni baravalle monregalese ventottenne direttore spirituale del collegio e studente di filosofia presso l università cattolica di milano tra i due si stabilì un affettuoso rapporto di amicizia grazie alla fidata compagnia del sacerdote e ai libri che questi gli aveva generosamente messo a disposizione pavese riesaminò molti aspetti della propria esistenza ebbe quindi desiderio di confidarsi con il religioso incominciò a raccontare la sua vita per due ore il bene e il male tutto quello che poteva dire io gli facevo qualche domanda in più per capire esattamente le cose due ore alla fine mi dice padre cosa può fare per me e io gli rispondo `professore io sono un prete se lei ha dispiacere di quello che è accaduto contro la legge di dio io le posso dare l assoluzione e lui `mi spiace se ho offeso dio non potevo capire che valore avessero queste parole e allora gli ho detto `va bene io le do l assoluzione l ho confessato due ore di confessione e ne ha dette di cose non si era più confessato da quando aveva fatto la prima comunione allora mi dice `ma lei potrebbe anche darmi la comunione `ma certo non adesso domani mattina alle sei e mezza io celebro messa nella chiesa che sta dietro quella parete `ma non so come fare non so come comportarmi allora io gli dico `lei non deve fare niente faccio tutto io alle sette di quel giorno 30 gennaio [1944 gli ho dato la comunione 39

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consonanza di accenti tra il filosofo rumeno e lo scrittore piemontese pavese registrò nel diario questo avvenimento l annotazione porta la data del 29 gennaio 1944 la stessa della confessione sacramentale È un documento straordinariamente significativo e testimonia il suo reale avvicinamento alla fede ci si umilia nel chiedere una grazia e si scopre l intima dolcezza del regno di dio quasi si dimentica ciò che si chiedeva si vorrebbe soltanto goder sempre di quello sgorgo di divinità È questa senza dubbio la mia strada per giungere alla fede il mio modo di esser fedele una rinuncia a tutto una sommersione in un mare di amore un mancamento al barlume di questa possibilità forse è tutto qui in questo tremito del `se fosse vero se davvero fosse vero 40 la riflessione proseguiva nei giorni successivi lo sgorgo di divinità lo si sente quando il dolore ci ha fatto inginocchiare al punto che la prima avvisaglia del dolore ci dà un moto di gioia di gratitudine di aspettazione si arriva ad augurarsi il dolore 41 il concetto era ribadito di nuovo l esperienza che si desidera il dolore per avvicinarsi a dio 42 all inizio del 1945 pavese tracciò un bilancio dell anno appena trascorso la parola dio vi ricorreva tre volte come nuovo imprescindibile centro interiore di riferimento annata strana ricca cominciata e finita con dio con meditazioni assidue sul primitivo e selvaggio ha visto qualche creazione notevole potrebbe essere la più importante annata che hai vissuto se perseveri in dio certo non è da dimenticare che dio significa pure cataclisma tecnico ­ simbolismo preparato da anni di spiragli 43 l esperienza religiosa vissuta nel collegio di casale monferrato l amicizia con padre baravalle furono trasposte artisticamente nel romanzo la casa in collina emerge in alcune pagine del racconto con assoluta sincerità un grande desiderio di raccoglimento interiore di pace di preghiera pensavo alle voci alle storie di gente rifugiata nei conventi nelle torri nelle sacrestie che cosa doveva essere la vita tra quelle fredde pareti dietro a vetrate colorate tra i banchi di legno un ritorno all infanzia all odore di incenso alle preghiere e all innocenza pregare entrare in una chiesa pensai è vivere un istante di pace rinascere in un mondo senza sangue 44 talvolta in assonanza davvero singolare con cioran si fa strada la nozione della preghiera senza dio non si può ­ disse cate ­ pregare senza crederci non serve a niente ­ eppure crederci bisogna ­ le dissi ­ se non credi in qualcosa non vivi ­ cate mi prese per il braccio ­ tu credi in queste cose ­ siamo tutti malati ­ le dissi ­ che vorremmo guarire È un male dentro basterebbe esser convinti che non c è e saremmo sani uno che prega quando prega è come sano 45 in una lettera a bianca garufi parlando della propria sorella maria pavese affermava si alza ogni mattina all alba e passa in chiesa e non ci crede ma si abbandona un momento e poi è come un dovere una cosa rigida e giusta che va fatta 46 il sacerdote somasco nella casa in collina assume le fattezze di padre felice discorrendo con me mi accettò sempre a prima vista non mi chiedeva perché vivessi di nascosto diceva soltanto ­ dev essere brutto per un uomo come lei starsene chiuso ­ una volta gli dissi che ci stavo benissi7 mo lui chinò il capo consentendo ­ si capisce una vita tranquilla ma un po d aria non guasta ­ era giovane appena trentenne figlio di contadini 47 il brivido religioso che pure aveva fatto vibrare le corde più intime dell animo pavesiano rimase un episodio isolato terminata la guerra ripresa in qualche modo la normalità della vita si riaffacciarono i fantasmi che da sempre lo avevano tormentato scrisse da roma al baravalle padre ho cercato di fare come lei mi ha detto di pregare di andare in chiesa ieri mi sono trovato di fronte a una chiesa ho cercato di entrare ma una mano misteriosa sembrava respingermi forse io non sono degno 48 la tentazione suicida ritornò in agguato il pensiero del suicidio percorse anche la vita di cioran con valenza paradossale come possibile uscita di sicurezza dal mondo senza l idea del suicidio mi sarei già suicidato con ciò voglio dire che per me il suicidio è un idea positiva che aiuta a vivere senza possibilità di uscire dalla vita questa sarebbe insopportabile 49 la vita smette di essere un incubo quando si dice a stessi `posso uccidermi quando voglio infatti si può sopportare tutto quando si dispone di una tale risorsa 50 il suicidio è un compimento brusco una liberazione folgorante il nirvana mediante la violenza 51 nonostante i ricorrenti pensieri o forse proprio in forza di essi cioran non tentò di togliersi la vita considerando tale possibilità una ipotetica quanto astratta extrema ratio la concezione di cioran è riproposta ­ con un maggiore senso di angosciante ineluttabilità ­ da pavese so che per sempre sono condannato a pensare al suicidio davanti a ogni imbarazzo o dolore 52 non manca la rivendicazione stoica del suicidio come autotrascendimento perché non si cerca la morte volontaria che sia affermazione di libera scelta che esprima qualcosa invece di lasciarsi morire perché 53 volersi uccidere è desiderare che la propria morte abbia un significato sia una suprema scelta un atto inconfondibile 54 la portata autarchica di tali affermazioni si andò viepiù stemperando con l accentuarsi del malessere interiore dovuto agli eventi biografici sfavorevoli pavese subì una progressiva corrosione dei propri valori di riferimento alcuni dei quali ­ come la religione o la politica ­ avevano invero una radice debole tale da condurlo alla deriva anomica rispondo che l assoluto e fiducioso abbandono di sé all umiltà alla grazia di dio ha il difetto di essere un gesto presuntuoso una superbia una speranza ingiustificata una comoda ipotesi mi si risponde ogni uomo è così cade in strada e tende la mano si sente morire e si affida a chiunque la vera esperienza costringe alla totale abdicazione e alla speranza quando siamo perduti speriamo rispondo che non è ancora un motivo perché la cosa sperata sia reale esistente mi si risponde di accettare il mio gesto istintivo non posso sbagliarmi non esiste più il problema di sbagliarsi perché in quel modo tutto mi è dato anche la fede rispondo che allora mi si risponde rispondo 55 il suicidio ­ non più fiera opzione incondizionata ci vuole umiltà non orgoglio ma travolgente risucchio nel gorgo scenderemo nel gorgo muti ­ diventò proposito

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consonanza di accenti tra il filosofo rumeno e lo scrittore piemontese reale tutto questo fa schifo non parole un gesto non scriverò più 56 in preda alla disperazione il poeta levò un grido al cielo o tu abbi pietà anche il filosofo di sibiu andò incontro a un tragico destino la sua mente preclara fu oscurata dalla demenza cioran e pavese accomunati da una pluralità di cadenze omofone si posero nella cultura del novecento come testi moni strenuamente lucidi e inattuali di una incessante ricerca di senso essi si spinsero nel dominio della persuasione rifuggendo dalla rettorica potremmo eleggere a loro epitaffio i versi di ezra pound formica solitaria d un formicaio distrutto dalle rovine d europa ego scriptor bibliografia 1 emil cioran quaderni 1957-1972 milano adelphi 2001 p 151 2 ivi p 224 3 emil cioran un apolide metafisico conversazioni milano adelphi 2004 p 127 4 cesare pavese il mestiere di vivere torino einaudi 1952 seconda edizione 1974 rist 1976 p 331 5 ivi p 333 6 ivi p 133 7 ivi p 331 8 cesare pavese vita attraverso le lettere a cura di lorenzo mondo torino einaudi 2004 p.7 9 ivi p 33 10 ivi p 179 11 ivi p 180 12 emil cioran al culmine della disperazione milano adelphi 1998 p.11 13 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 centro pavesiano museo casa natale il ce.pa.m è una associazione senza fini di lucro con sede nella casa natale dello scrittore cesare pavese costituito nel 1976 ha tra i suoi compiti statutari prioritari la promozione e lo sviluppo culturale e socio-economico del territorio 36 37 38 39 le attivitÀ · · · · · · · pubblica la rivista le colline di pavese organizza il premio pavese letterario di pittura e di scultura promuove losservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo cura lallestimento di mostre personali e collettive di pittura scultura e fotografia pubblica i quaderni del ce.pa.m ad integrazione delle tematiche trattate su le colline di pavese organizza il premio letterario il vino nella letteratura nellarte nella musica e nel cinema e la collettiva darte dioniso a zonzo tra vigne e cantine organizza il moscato dasti nuovo in festa 8 dicembre una manifestazione legata strettamente alleconomia del territorio 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 ce.pa.m · via c pavese 20 · 12058 s stefano belbo cn telefax 0141 84.09.90 www.centropavesiano-cepam.it e mail info@centropavesiano-cepam.it ivi pp 99-100 lettera a mario sturani brancaleone 27 novembre 1935 in cesare pavese vita attraverso le lettere cit pp 132-133 emil cioran squartamento milano adelphi 1981 p 162 le citazioni sono tratte dai quaderni 1957-1792 cit p.104 332 e 681 emil cioran squartamento cit p 147 emil cioran al culmine della disperazione cit p 66 emil cioran quaderni 1957-1792 cit p.69 cesare pavese il mestiere di vivere cit p 187 ivi p 357 ivi p 223 ivi p 276 ivi p 292 emil cioran il funesto demiurgo milano adelphi 1986 p 12 emil cioran un apolide metafisico conversazioni milano adelphi 2004 p 182 lettera alla sorella maria del 17 agosto 1950 in cesare pavese vita attraverso le lettere cit p 258 lettera ad adolfo ruata del 5 novembre 1935 ivi p 130 cesare pavese il mestiere di vivere cit p 93 ivi pp 21-22 emil cioran quaderni 1957-1792 cit p 312 emil cioran squartamento cit p.93 emil cioran quaderni 1957-1792 cit p 258 ivi p 696 ivi p 26 ivi p 35 ivi p 300 padre giovanni baravalle conferenza del 28 febbraio 1990 presso il centro san carlo di milano in gianfranco lauretano la traccia di cesare pavese milano rizzoli 2008 p.142 cesare pavese il mestiere di vivere cit p.248 ibidem ivi p 269 ivi p 270 cesare pavese la casa in collina torino einaudi 1967 p.126 ivi p 128 cesare pavese vita attraverso le lettere cit p.197 cesare pavese la casa in collina cit p.144 in gianfranco lauretano op cit p.149 emil cioran sul suicidio in m.a rigoni in compagnia di cioran padova il notes magico 2004 p 77 emil cioran un apolide metafisico conversazioni cit p 181 emil cioran il funesto demiurgo cit p.72 cesare pavese il mestiere di vivere cit p.34 ivi p.61 ivi p.74 ivi pp 308-309 ivi p.362 8

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la decadenza di un mondo borghese privo di grandi ideali la spiaggia di sandro angelo ruffini lo stesso pavese nel rileggere freneticamente la sua opera definiva la spiaggia come un romanzetto senza pretese che gli era servito solamente quale espressione di ricerca di uno stile elegante e nuovo lo aveva composto senza grande entusiasmo ma con la solita attenzione di sempre tra il novembre del 1940 e il gennaio del 1941 e vi aveva rappresentato tutta la decadenza di un mondo borghese privo di grandi valori e impegnato in un esistenza svogliata e irregolare l opera costituita di undici brevi capitoli è articolata secondo la tecnica di un io narrante come tra l altro risulterà accadere ne la luna e i falò ne la spiaggia dunque l autore racconta le vicende di un insegnante di torino silenzioso e solitario e di una coppia di suoi amici clelia e doro che dopo il trasferimento presso una villa sulla riviera ligure in una località non ben definita vivono una sorta di crisi familiare spesso dediti a situazioni monotone e vacue doro per la verità è il vero amico d infanzia del protagonista accade che dopo un incontro a torino dove doro era tornato per affari il protagonista stesso scriva una lettera all amico chiedendogli ospitalità È a questo punto che doro da solo prende l auto e lo raggiunge proprio a torino insieme i due amici ritrovati si avventurano in un viaggio nelle langhe terre d origine di doro e accompagnandosi ad un tale ginio manovale conosciuto da doro si lasciano andare ad una serata di baldorie nei pressi della casa dove risiedono due sorelle che ancora vivono in paese amiche di vecchia data il giorno successivo finalmente i due incontrano clelia la moglie di doro al mare e qui si uniscono alla compagnia di quelli che saranno i nuovi e minori personaggi del romanzo ginetta mara nina e guido e il berti quest ultimo ex alunno del protagonista si forma così una piccola comitiva variegata che vive giornate articolate tra mare e spiaggia bagni e brevi gite serali intraprese come normali distrazioni di quella che appare una borghesia annoiata ed incapace di approfittare del normale trascorrere del tempo perché sempre intenta in inutili futilità e frivolezze quando l estate è vicina al concludersi si palesa la fragilità del rapporto che lega clelia e doro ma il fatto di apprendere della inaspettata gravidanza di sua moglie induce lo stesso doro a rientrare nella villa in riviera per ritornare alla routine di sempre mentre il berti giovincello insicuro e perditempo che si era invaghito di clelia torna amareggiato a torino la figura di clelia donna inquieta e sola della storia si ispira alla scrittrice fernanda pivano incontrata da pavese quando ella studiava al liceo d azeglio e che fu da questi amata e corteggiata senza successo restò comunque sempre il segno di una profonda amicizia tra i due studiosi e americanisti nel romanzo troppo lento e non esattamente riuscito si individuano appena accennati i temi cari a pavese innanzitutto la difficoltà dei rapporti all interno di certi ambienti propriamente borghesi quindi la drammatica solitudine di personaggi come il protagonista stesso tesi alla costante introspezione e ricerca di dimensioni più alte e raffinate dell esistenza e per questo destinati a ruoli defilati e marginali i paesaggi delle langhe propri dello scrittore piemontese sono visitati solo brevemente per lasciare spazio ad ambientazioni proprie del territorio rivierasco ligure È tra l altro chiara nel testo l attenzione di pavese a figure femminili tratteggiate con cura e particolarità tralasciando il misoginismo che egli aveva manifestato in altre occasioni inoltre appare lucida l analisi che l autore conduce di rapporti complessi intrecciati dai suoi personaggi quasi sempre ad evidenziare relazioni difficili e in alcuni casi equivoche sempre distaccato con la sigaretta tra le dita appare il protagonista che rivela nei tratti più evidenti l autore stesso e osserva senza giudizi e troppa partecipazione l evolversi di situazioni ed eventi ai quali risulta per lo più estraneo sensibilità spiccata e acuta quella di pavese che lo condurrà a soffrire tanto forse questo costituisce il testo meno rappresentativo dello scrittore langarolo quello in cui poco o nulla egli si riconoscerà e che considererà una sorta di pura distrazione ma consente dopo tutto a noi lettori e appassionati di pavese di conoscere meglio la genesi di certi suoi tormenti e drammi esistenziali 9

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il profumo del pane di scarsi enzo c s.n.c via oberdan 15/17 ­ s stefano belbo cn tel 0141 840311 ­ fax 0141 840311 chiuso il lunedì aperto domenica mattina lavorazione artigianale produzione di pane e grissini senza additivi chimici ­ prodotti da forno vari ­ pasticceria secca ­ specialità amaretti alla nocciola biscotti polentini farinata espressa

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com eravamo paralipomeni alla nostra vita considerazioni sul libro di pasquale adorante di giovanna romanelli alcuni giorni or sono mi è giunto inaspettatamente e perciò tanto più caro il libro dal suggestivo titolo paralipomeni alla nostra vita opera di pasquale adorante un compagno dei lontani anni di liceo perso poi di vista come tanti altri amici della ormai lontana giovinezza quale emozione ritrovare all improvviso una parte del passato e sulla scia della narrazione riallacciare percorsi ritrovare volti e gesti di un tempo divenuto nel ricordo favoloso e mitico il libro in questione è accattivante e suscita curiosità a partire dal titolo stesso e dalla bella immagine di copertina ove campeggia in tutta la sua maestosità la neoclassica statuaria del glorioso liceo melchiorre delfico di teramo in particolare la voce dotta che rinvia alla cultura greca e significa continuazione o completamento di un opera precedente è a detta dello stesso autore un omaggio esplicito agli studi classici «sempre presenti nella mente e nel cuore» ma anche la riappropriazione di un tempo passato riletto rivissuto e infine fatto proprio anche grazie alla scrittura tema cruciale in un epoca di crisi della narrazione in cui per ciò stesso si moltiplicano le istanze a narrare e a ricercare un senso attraverso le narrazioni nel campo della vita la memoria infatti non è solo una facoltà di raccolta e archiviazione ma una facoltà attiva e ricostruttiva che riattiva e seleziona che ricompatta e interpreta e ricompone È ricostruzione attiva del senso la memoria aprendo alla coscienza del tempo permette di ritrovare il senso perduto della nostra storia e la restituisce alla contemporaneità ed è proprio ciò che stiamo ricominciando a fare reinterrogando noi stessi e come questa lunga stagione ci ha trasformato paralipomeni alla nostra vita realizza un esperimento impegnativo e complesso capace di evocare fonti letterarie di spessore proust della ricerca joyce di dedalus musil de l uomo senza qualità ma anche pratiche autobiografiche attuali dal blog alle diverse forme di scrittura del sé il libro in esame è infatti una sorta di autobiografia intrecciata con la forma romanzesca in cui la centralità dell io come non ricordare le confessioni di rousseau e il recupero della memoria danno impulso ad una narrazione incentrata sulla ricostruzione del passato individuale sul recupero dell adolescenza e sul tema della memoria rammento che pasquale adorante era tra tutti lo studente più apprezzato e amato dai professori per le sue non comuni doti intellettuali e per il rigore del giudizio critico insomma ci surclassava inesorabilmente e come avrebbe potuto essere diversamente per chi nel nome stesso portava favorevoli auspici queste doti sono oggi testimoniate dal suo scritto un piccolo gioiello di prosa letteraria i cui singoli elementi narrativi acquistano senso nell insieme compatto e coeso dal quale emergono vividi e vitali diversi personaggi mai fissi o statici ma mondi dinamici suscettibili di molteplici possibilità di aggiunte e correzioni così all improvviso riaffiorano dal temporaneo oblio figure indimenticabili di un tempo relativamente breve ma intenso come quello della gioventù impaziente di crescere e di percorrere la propria strada una strada lunga e piena di successi almeno nella fantasia di ciascuno questo libro racconta com eravamo narra non di singoli individui ma di una piccola comunità dalla forte identità che condivideva difficoltà quotidiane la scuola era allora ben più intransigente e gli ostacoli molto più duri speranze sogni e valori ciascuno di noi nutriva un progetto di vita e affinava gli strumenti quotidiani per realizzarlo l autore poeticamente delinea un affresco a tutto tondo vivacizzato da una scrittura intensa a volte ironica capace di offrire la magica sensazione ­ per dirla con proust ­ di catturare «un frammento di tempo allo stato puro» e di «gioire dell essenza delle cose cioè fuori del tempo» 11

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un canto patriottico risorgimentale la bella gigogin di daniele crotti ancora alcune note storico ­ musicali sul nostro risorgimento ed in particolare su una delle non poche donne che agirono e lottarono combatterono e si sacrificarono per l unità d italia rataplan tambur io sento che mi chiama alla bandiera oh che gioia o che contento io vado a guerreggiar rataplan non ho paura delle bombe e dei cannoni io vado alla ventura sarà poi quel che sarà e la bella gigogin col tramilerilerela la va a spass col so spincin col tramilerilelà di quindici anni facevo all amore daghela avanti un passo delizia del mio cuore a sedici anni ho preso marito daghela avanti un passo delizia del mio cuore a diciassette mi sono spartita daghela avanti un passo delizia del mio cuore la ven la ven la ven alla finestra l è tutta l è tutta l è tutta incipriada la dis la dis la dis che l è malada per non per non per non mangiar polenta bisogna bisogna bisogna aver pazienza lassàla lassàla lassàla maridà le baciai le baciai il bel visetto cium cium cium la mi disse la mi disse oh che diletto cium cium cium là più in basso là più in basso in quel boschetto cium cium cium anderemo anderemo a riposà ta ­ ra ­ ra ­ tà ­ tà versione reperita in `canti della montagna turismo scolastico del tci marcopolo n 3-4 dicembre 1965 in molti sanno che la bella gigogin è un canto risorgimentale un canto patriottico molti sapranno che tale canto è entrato di fatto nel repertorio dei canti dei bersaglieri sin anche nell equivoco mondo dei canti di montagna come potrebbe sostenere il vettori in tanti o forse non tanti sanno 12 che era il `canto più cantato sul lombardia e sul piemonte che portava i mille e più di garibaldi da quarto a marsala forse perché la maggior parte erano lombardi nella fattispecie milanesi ma anche piemontesi e comunque soprattutto provenienti dalle regioni del nord più che del centro ­ nord quelli che erano partiti per la `spedizione dei mille al comando di giuseppe garibaldi e fu proprio questa la canzone o comunque soprattutto questa canzone che unì nell animo lo spirito di quei volontari che ebbero l ardire di imbarcarsi a quarto nel 1860 che li rese `fratelli e compagni di una decisamente ardimentosa e `strampalata ­ e complessa ­ impresa ma non tutti sanno forse come e quando nacque questa canzone chi fu se mai lo fu la bella gigogin e così via certo se andate online in internet utilizzando un qualsivoglia motore di ricerca google per esempio forse il più utilizzato vi appariranno un centinaio o può darsi di più di siti ove consultare il canto e la sua storia anche se sovente le cose sono ripetute e troppo ci si sofferma a sottolineare chi cantò o suonò in tempi attuali o quasi tale inno patriottico da gigliola cinquetti a orietta berti ad amlia rodrigues e tanti altre ed altri ancora un passo in dietro io stesso oltre al supporto di tanti libri letti su garibaldi e i suoi garibaldini con quanto precedette e seguì a quella storica impresa aiutandomi col ricorso ad alcuni siti online ho cercato di ricostruire e di riassumere per il lettore e il curioso ­ in senso positivo inteso evidentemente ­ la `storia o `la leggenda di questa `nostra bella bela gigogin nella sede della sezione garibaldina della società di mutuo soccorso di perugia credo sia depositato l elenco `ufficiale dei mille e più che da quarto genova salparono all inizio di maggio del 1960 alla volta della sicilia con scalo a talamone chi qui scese e chi qui salì a bordo per potere sbarcare alfine in quel di marsala una sola donna da uomo travestita sembra essere stata partecipe diretta al viaggio con i due piroscafi di rubattino anche questa una storia complessa era rose montmasson la moglie di francesco crispi ma secondo altri ve ne furono più d una sempre travestite da `uomo o altre seguirono con altre imbarcazioni pochi giorni dopo il piemonte e il lombardo con garibaldi bixio e tutti gli altri mille e più ma nello spazio e nel tempo molte altre ancora di donne intendo dire parteciparono al risorgimento che è difficile datare azzardo dal 1948 al 1961 ma sicuramente iniziò prima e perdurò ben oltre il 1961 e oltre il 1870 l anno della `presa di roma in altre parole non poche o in ogni caso non pochissime,

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un canto patriottico risorgimentale furono o sono state le donne che si batterono per la causa italiana a volta anche pagandone di persona con la loro morte le cosiddette `donne risorgimentali alcuni nomi l umbra colomba antonietti per esempio tonina marinello la contessa di castiglione e perché no rosa donato le contesse martini della torre in particolare maria martini giovio della torre virginia oldoini la pia cristina trivulzio giuseppina lazzaroni luigia o luisa battistoni erminia mameli maddalena donadoni giudici laura solera mantegazza e chissà quante altre ancora ma torniamo al 1948 e alla nostra `bella la nostra bella gigogin si narra che il 22 marzo del 1848 leggo da la cambiale dei mille e altre storie del risorgimento di massimo novelli interlinea edizioni novara 2011 durante le cinque giornate [di milano l ultima da una delle barricate di porta tosa [ora porta vittoria sgusciò fuori una ragazza bellissima tremava per il freddo si seppe che era fuggita dal collegio e che aveva deciso di battersi con i patrioti luciano manara la incaricò di portare un messaggio urgente allo stato maggiore dell esercito sardo per la marmora colonnello dei bersaglieri eseguì l ordine ritornata a milano fece la vivandiera degli insorti [con sua immensa felicità e conobbe goffredo mameli tra i due nacque sembra un grande amore ma la gigogin che è vezzeggiativo piemontese anche lombardo di teresina dovette seguire i volontari di manara al fronte [un altra fonte mi dice che gigogin vezzeggia teresina il nome carbonaro dato alla lombardia a goito fu in prima linea a soccorrere e a dar da mangiare ai soldati di carlo alberto l esercito sardo venne sconfitto la gigogin riprese la strada di casa destinata nuovamente al collegio cammin facendo [ma v è chi dice successivamente perché dal collegio riscappò almeno un altra volta e v è chi azzarda che raggiungesse roma nel 1949 per stare vicino a mameli che nella difesa della repubblica romana come in molti sanno fu ucciso le venne da cantare un ritornello quel «daghela avanti un passo» che diverrà famoso con cui avrebbe voluto invitare i suoi compagni a riprendere la guerra contro l austria [secondo altri era un invito specifico rivolto pochi anni avanti al successore di carlo alberto ovvero vittorio emanuele ii affinché si decidesse a `muovere il culo contro l odiato nemico austriaco sarà poi andata veramente a roma per morire a fianco del suo goffredo nel `49 chissà della bella gigogin nessuno sentì più parlare era veramente esistita nessuno lo sa e nessuno seppe peraltro mai il suo vero nome ma la leggenda narra che il suo fantasma avrebbe assunto sembianze umane guarda caso quelle di una vivandiera nelle battaglie della guerra del `59 a magenta a san martino al termine dei combattimenti sarebbe scomparsa certo è che la canzone a lei dedicata opera di un anonimo [ispiratosi ad un `mosaico di canti popolari lombardo ­ piemontesi e musicata [nel 1858 da paolo giorza cominciò a circolare a milano e pare tra le truppe di napoleone iii in quel `59 riscuotendo un enorme successo [vi sarebbe chi afferma che sarebbe stato lo stesso ventitreenne manara amante della musica a scrivere le parole del testo e chiedere al sedicenne giorza a musicarla quest ultimo morì in miseria nel 13 1914 a seattle se nel dàghela avanti un passo c è il perentorio invito a marciare oltre il ticino nello mangiar polenta c è il giallo dell odiata bandiera austriaca e il bisogna aver pazienza rimanda alla speranza del `matrimonio tra regno sabaudo e l alleato francese i cui zuavi nella battaglia di magenta per l appunto intoneranno quel canto che risuonò anche sulle bocche dei milanesi nella notte del 31 dicembre 1858 sotto le finestre del vicerè austriaco e chissà se nella quarta strofa il fidanzamento il matrimonio la separazione della nostra `bella giovane non vogliano alludere alle intese e contro intese alleanze e contro alleanze che in quei decenni successero la canzone fu scritta ovviamente e sostanzialmente in dialetto onde non farsi capire dagli austriaci per divenire il canto ufficiale nella ii guerra d indipendenza e uno dei più popolari del nostro risorgimento fu infatti la banda civica di milano che l ultimo dell anno del 1858 e quindi nella notte del capodanno del 1859 la eseguì pubblicamente tra l entusiasmo della folla al teatro carcano a milano a mo di polka e diretta dal maestro gustavo rossari l entusiasmo con il quale la canzone venne accolta raggiunse il delirio al punto che la banda dovette eseguirla otto volte quasi segno premonitore di quello che fu l entrata delle truppe franco-sarde nella città meneghina liberata dopo la vittoria nella battaglia di magenta ove mac mahon batté il generale giulaj diventò poi il vero inno dei cacciatori delle alpi e dei mille e loro portarono la gigogin «fresca e graziosa da quarto al volturno» pensate che dopo l unificazione d italia ci fu addirittura chi propose di farne l inno nazionale non arrivò a tanto ma apprendo che ancora oggi è o sarebbe la canzone ufficiale dei bersaglieri racconta giuseppe cesare abba uno dei narratori delle vicende dei mille che a volte bastava anche solo l apparire di garibaldi a scatenare il canto della gigogin leggo anche che la gigogin nonostante mameli fosse già eroicamente morto a roma nel `49 aveva avuto dunque il sopravvento su tutti i canti patriottici del tempo e persino sugli inni nazionali degli eserciti stranieri ogni battaglione ogni compagnia trova la sua gigogin al fianco a s martino porta acqua bende e munizioni già ne accennai più sopra fino all ultimo fino a quando in un turbinio di fuoco riscompare alla vista degli uomini non si presenta a ritirare le medaglie gli encomi nessuno la ritrovò più anzi da quel giorno fu dovunque nelle marce sotto le stelle e sotto il solleone per generazioni e generazioni di bersaglieri a cadenzare il passo e rendere meno tristi gli affetti lasciati gli aneddoti riguardanti la vera bella gigogin ci dicono che fosse bella giovane discinta e senza troppi scrupoli morali a dire che non si limitava a rifocillare i soldati e portare ordini e vettovagliamenti ma che li allietasse anche in altri modi concedendo le sue grazie con molta facilità recentemente ho assistito ad uno spettacolo del coro armonia e tradizione di perugia un coro che canta e suona canti e musiche di tradizione soprattutto umbre nel cui repertorio figura anche la bella gigogin proposto al pubblico probabilmente quale personale tributo al 150° dell unità d italia e cantato nella versione di cui sopra l ho ritenuta cosa apprezzabile.

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