Memorie e valori

 

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liceo classico l ariosto ferrara indirizzo di scienze sociali classe i r memoria e valori nonni e nonne raccontano anno scolastico 2006-2007

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il nostro libro ha tratto ispirazione da in copertina al centro in piedi sulla sedia la nonna di serena ninfali iolanda 2

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il vecchio non è un giovane andato a male un fiore avvizzito un ramo rinsecchito e fragile e un frutto maturo un atleta che ha fatto la sua corsa con dignità e non ha bisogno di fingere di essere un giovane scalpitante ai blocchi di partenza giuseppe mantovani l elefante invisibile 3

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indice presentazione giuseppe mantovani il mio nonno preferito la classe incontra due nonne e un nonno i nostri nonni pensieri ed emozioni carla calessi una nonna poetessa i cantautori e le canzoni dedicate ai nonni pag 5 6 8 21 49 51 4

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si deve cominciare a perdere la memoria anche solo brandelli di ricordi per capire che in essa consiste la nostra vita la nostra memoria è la nostra coerenza la nostra ragione il nostro sentimento persino il nostro agire oliver sacks leggere scrivere raccontare ricordare questa breve raccolta di scritti nasce dalla lettura di un testo l elefante invisibile che si rivela ogni anno sempre più carico di significato per gli studenti che cominciano il liceo parla della dimensione culturale come di una mappa che attribuisce significato alla nostra vita come di una conversazione che è iniziata prima di noi e che continuerà dopo che ce ne saremo andati che riceviamo ma che possiamo anche modificare la produzione di significato è per bruner il nocciolo dei processi educativi e le narrazioni sono il luogo in cui il significato viene costruito e negoziato tra gli attori mantovani p.205 la vita quotidiana dei nostri giovani ma anche di noi adulti è così frenetica e frammentata che raramente ci viene offerta la possibilità di fermarci a pensare o a ricostruire la trama degli avvenimenti e penso che forse i ragazzi e le ragazze di questa classe hanno percepito questa come una occasione positiva per trovare o ritrovare o ricucire pezzi della propria storia e hanno voluto farlo con i nonni e le nonne ritrovando i sentimenti anche più lontani ma forti che li legano a loro i nonni hanno raccolto con altrettanta sensibilità e calore le loro richieste e hanno saputo restituire la memoria i valori e anche la storia con la s maiuscola ne risulta un mosaico di storie personali intrecciate agli eventi a volte anche tragici della nostra storia nazionale abbiamo incontrato in classe due nonne e un nonno mentre per gli altri ci sono state conversazioni domestiche o riflessioni dei ragazzi sul loro rapporto coi nonni e poi abbiamo raccolto vecchie fotografie lettere e poesie così abbiamo fatto un piccolo libro illustrato a metà del lavoro su iniziativa di una alunna federica il prof mantovani è stato informato e coinvolto ed è stato così gentile da sostenerci e inviarci uno scritto su suo nonno con il quale si apre il fascicolo siamo molto orgogliosi e felici di questo riconoscimento come insegnante penso che uno dei compiti della scuola sia nell aiutare i giovani a comprendere che posto possono avere nella società e nel riannodare o rafforzare i legami tra le generazioni affinché possano prendere il testimone con sicurezza e stima di sé e questa un operazione che la scuola non può fare da sola occorre l appoggio e la collaborazione della famiglia e delle istituzioni esterne alla scuola ma anch io sono stata una nipote e voglio ricordare qui la mia nonna preferita caterina detta rosa lucia marchetti 5

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giuseppe mantovani il mio nonno preferito il mio nonno era unico anche nel senso che non ne avevo altri i genitori di mio papà erano morti prima che io nascessi e quindi non li ho mai conosciuti se non in fotografia o nei racconti c era anche la nonna che era la moglie un po brontolona del nonno ma qui parliamo del nonno la prima cosa da dire è che mi faceva capire che gli piacevo apprezzava l irrequietezza e l indipendenza che i genitori e gli insegnanti guardavano con preoccupazione non stavo fermo in classe chiacchieravo rispondevo allora era una cosa grave mio nonno invece non disapprovava le mie monellerie quando andavo in vacanza da lui in campagna dovevo sostenere delle vivaci zuffe con i ragazzi del paese che volevano mettere alla prova il rammollito ragazzo di città prima di ammetterlo nella loro compagnia avevo l impressione che il nonno approvasse queste battaglie di cui per fortuna i miei genitori in città non avevano sentore il nonno era una fonte di conoscenze sul mondo adulto in parte questo avveniva in modo indiretto lo accompagnavo quando alla sera andava nel bar del paese che era il ritrovo di tutta la popolazione maschile adulta lì sentivo ogni genere di discorsi seri di politica di affari di faccende di famiglia la nonna non voleva che andassi la sera con il nonno ma lui mi trattava proprio da persona grande senza degnazione come se fosse giusto così qualche volta mi chiedeva cosa pensassi della guerra di corea a dieci anni mi sentivo preso sul serio nessun altro adulto mi trattava così certe volte poi il nonno mi raccontava della sua vita di quando era piccolo e si era trovato da solo a dover lavorare per mantenere tutta la sua famiglia perchè il suo papà era morto oppure di quando durante la prima guerra mondiale andava a prendere i feriti al fronte con le ambulanze il nonno era stato uno dei primi nella sua città a prendere la patente di guida le storie della guerra della prima guerra mondiale e poi della seconda dell occupazione tedesca del nord italia dei bombardamenti di milano delle notti in cui si vedevano le fiamme levarsi dalla città anche da cinquanta chilometri di distanza arrivavano a me attraverso la memoria personale e famigliare arrivavano mescolate alle storie di persone che conoscevo chi era stato chiamato alle armi per andare in russia chi in africa chi era stato prigioniero chi non era più tornato alcuni miei compagni di scuola non sapevano nulla del loro papà disperso in russia le storie personali e quelle collettive le feste e le tragedie raccontate dal nonno mi dicevano in quale mondo stavo entrando 6

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non posso dire che il nonno mi insegnasse piuttosto come il capo polinesiano di cui si parla nell elefante mi trasmetteva la sua esperienza mi trattava da grande mi dava fiducia mi comunicava il suo mondo che da un lato era molto lontano da quello che io vivevo ma dall altro lato era la chiave per capirlo non mi sarei mai sognato di trattare il nonno con condiscendenza il nonno era una persona importante non un adulto un po svampito o un finto compagno ridanciano come quelli che vediamo negli sceneggiati tv giuseppe mantovani 7

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nonna di chiara ferraresi ciao a tutti io mi chiamo maria luisa alessandri e sono la nonna di chiara devo dire che di cose da raccontare ce ne sarebbero tante voi giovani pensate che noi anziani non avendo niente da fare pensiamo tutto il giorno al nostro passato forse gli altri vecchi sì io no sono molto legata al passato perché mio papà teneva una memoria scritta che tuttora tengo in casa i miei genitori e i miei parenti vivevano a firenze era come se fossi di due città durante le feste andavamo sempre a trovare i parenti anche quando noi abitavamo a ferrara sono nata terzogenita di una famiglia benestante e mio padre maria luisa a sinistra e famiglia era architetto fece gli studi all accademia di belle arti e vinse un concorso nel 1920 presso l ufficio tecnico comunale di ferrara io mi vantavo molto di mio padre non tutti avevano un papà così importante in famiglia ero la più piccola e quindi anche la più coccolata e viziata ho avuto un infanzia abbastanza forte che mi ha permesso di affrontare il mondo in maniera sicura e fiduciosa com è poi il mio carattere prima della guerra abitavo a ferrara nel palazzo del comunale e quando mi affacciavo alla finestra sentivo il discorso di mussolini che era trasmesso nell altoparlante del castello mio padre era sottotenente e ha partecipato alla prima guerra mondiale lavorava nell ufficio mascheramento e conservo tuttora un disegno della postazione nella quale si nota il timbro dell esercito mio padre in guerra vinse anche una medaglia al valore per quello quando fece il concorso all ufficio tecnico comunale di ferrara vinse lui su un pari merito durante la guerra avevo 9 anni ero incantata da quello che accadeva all esterno ma non capivo mio padre fu trasferito a bari e durante il viaggio di trasferta scrisse ai fratelli,che erano due medici i quali ci trovarono casa e ci fecero trasferire a firenze per fortuna mia e di mio fratello perché lui aveva l età per partire per la guerra e ebbe la fortuna di svenire a ben due visite e quindi non partì durante la nostra permanenza a firenze ci furono solo due bombardamenti alla ferrovia firenze non veniva bombardata perché meta turistica e praticamente colonia di stranieri americani e europei mio zio però per precauzione ci mise nella scuola più vicina a casa che nel periodo dell emergenza fu occupata dagli angloamericani 9

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andai a scuola in ritardo verso la primavera e dopo un mese la scuola fu chiusa perché si avvicinava la linea del fronte io frequentavo la scuola media secondo la riforma del ministro fascista bottai giuseppe l unica volta in cui ci furono bombardamenti fu alla fine della guerra quando i tedeschi se ne andarono e fecero saltare tutti i ponti nell arno il giorno prima ci avvisarono e io sempre guardando dalla mia finestra vedevo la gente le famiglie con scatoloni e carrozzine che scappavano l unica cosa che si sentì fu un breve tintinnare di vetri e poi un grosso boato per prendere l acqua bisognava andare in luoghi pubblici e all aperto e si sentiva sparare sui tetti erano i cosiddetti ribelli o più semplicemente partigiani in queste sparatorie sono morti anche molti civili e io come sempre vedevo guardavo ma non capivo e non mi rendevo conto della gravità perché ero una bambina molto protetta era come se vedessi uno spettacolo alla televisione o meglio a teatro le restrizioni in città oltre all acqua erano molte come per esempio se moriva qualcuno non lo si poteva seppellire perché il cimitero maria luisa alessandri cittadino si trovava fuori dalla città ci fu un anno 1944/45 in cui a ferrara c era ancora la guerra mentre a firenze era già finita erano presenti per tutta firenze le truppe del commonwealth e ricordo che mia mamma girava sempre con un ombrello perché aveva paura che toccassero me e mia sorella quando tornammo a ferrara trovammo la nostra casa fortunatamente libera capitava che le case venissero occupate e i nostri mobili erano ancora tutti sanissimi al nostro ritorno trovammo le rovine il listone era distrutto c erano amici che avevano perso la casa amici morti non abbiamo trovato la stessa città eravamo tutti poveri e anche il modo di vivere era cambiato a ferrara ho ripreso ad andare a scuola nella classe v del ginnasio non avevo mai fatto latino e al primo compito ricordo presi 3 all esame di v ginnasio ne bocciarono 14 e io non ero d accordo non era giusto che non si tenesse conto delle situazioni passate dei contesti sociali e soprattutto della guerra da lì io ho deciso che avrei fatto l insegnante anche per combattere l ingiustizia sono diventata un insegnante democratica quell anno ci fu il referendum io studiavo con una mia amica che però bocciarono ricordo che studiavamo a casa mia sopra il teatro comunale e come sottofondo musicale avevamo i canti popolari e i comizi poi ho continuato i miei studi e ho fatto l università di lettere ho avuto la fortuna di incontrare mio marito presto e tuttora sono sposata con lui da ben 53 anni e nella vita devo dire di aver avuto soprattutto 2 cose belle i figli e il lavoro 10

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maria luisa alessandri quando ebbi la prima figlia non ero ancora molto cosciente pensavo che avere un figlio fosse un po come giocare con le bambole ma per quanto si possa immaginare l esperienza e tutta un altra cosa quando è nata la prima figlia ancora in ospedale mi fissava con i suoi occhi e per la prima volta ho sentito la responsabilità di essere mamma tante volte ci penso di fronte a quello che succede si cambia anche mio marito lasciandomi libera mi ha fatto crescere mi sono laureata in giugno ed ero già in cinta il mio relatore il prof duprè il giorno della laurea ricordo che mi disse perdiamo una storica ma guadagniamo una mamma infatti fare ricerca storica mi sarebbe piaciuto tanto ma ci ho rinunciato per la famiglia io e mio marito avevamo la fortuna di avere idee simili ma non identiche io che venivo da una famiglia benestante ero meno colta di lui quando ero piccola io c era molto controllo sulle giovani ragazze e a me questo controllo non piaceva per esempio mio papà voleva leggere prima di me i libri che i miei professori mi consigliavano io non ero d accordo perchè mi fidavo dei miei professori c è un valore in particolare che hai trasmesso ai tuoi figli e che vorresti trasmettere a noi giovani non mi sono mai imposta di insegnare qualcosa ai miei figli certo che però i valori vanno mantenuti penso che la cosa più importante è quello che si respira ovvero quello che si è ora pensandoci però la cosa a cui tengo di più è il rispetto per gli altri il senso di responsabilità verso gli altri c erano al tempo della guerra superstizioni sul parto e sulla crescita dei bambini in casa il sesso era tabù infatti l educazione sessuale me la fece il mio fidanzato poveretto io ho avuto chiara la prima figlia a palermo sono andata in ospedale ma a quel tempo non si voleva quando ho partorito io in ospedale sentivo le altre mamme che urlavano cantilenando lanciano improperi contro i mariti ovviamente il parto doveva venire con la luna 11

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lettera scritta da un ufficiale al collega enrico alessandri in data 25 ottobre 1944 vi si parla di ciò che ha visto durante il viaggio da roma a firenze e delle condizioni di firenze 12

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nonna di elena paganoni martedì 20 febbraio 2007 noi alunni della classe 1r abbiamo incontrato la nonna di elena paganoni per avere la possibilità di ascoltare i vecchi e per poter trarre insegnamenti di vita dalla loro memoria la signora ha introdotto il suo racconto dicendo che la vecchiaia non le dà fastidio perché la esonera da certi impegni e responsabilità che prima aveva inoltre i vecchi hanno il diritto di rallentare il ritmo di vita e ciò consente loro di godersi la tranquillità e di dedicarsi ai nipoti e nata nel 1927 a bergamo ma ha trascorso l infanzia e l adolescenza a berlino con i nonni vivendo perciò prima da tedesca in una famiglia tedesca e poi da italiana in una famiglia italiana ricorda la sua infanzia come un periodo sereno e tranquillo più semplice rispetto alla nostra anche per l assenza di tecnologie tutte le necessità dovevano essere soddisfatte all interno della famiglia nella quale dialoghi e relazioni erano più intensi all inizio della guerra il 1 settembre 1939 aveva 12 anni e nessuno della sua famiglia sapeva cosa fosse la guerra con l avvento del nazismo è iniziata un epoca di propaganda che ha definito molto raffinata sofisticata e penetrante 1928 da bambina un po per volta le organizzazioni naziste come in ogni caso di totalitarismo si sono impossessate di tutte le associazioni creando inoltre un dominio e un monopolio per quanto riguarda le manifestazioni culturali ad esempio l arte futurista e dadaista essendo forme di trasgressione dovevano essere abolite di conseguenza diventava difficile avere fonti di informazione alternative e tutti i media dovevano parlare di cose coerenti al regime 1938-39 le afferma che la guerra era accettata con uno trecce spirito di collaborazione la propaganda non era fatta solo di slogan politici ma dava anche consigli su come vivere e trascorrere la giornata inizialmente le regole venivano accettate con buona volontà e rassegnazione e i sacrifici venivano fatti con convinzione ad esempio furono distribuite delle tessere annonarie utilizzate per comperare razioni di cibo sufficienti 13

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dal 2 settembre del 1939 si susseguirono bombardamenti al suono dell allarme la gente si rifugiava o nei ripari antiaerei presenti nelle case o in quelli pubblici nel 1943 durante i bombardamenti a tappeto vennero usate bombe molto pericolose contenenti un liquido infiammabile non era ancora in grado di comprendere la situazione che gli ebrei stavano vivendo e ricorda in particolare la notte dei cristalli le vetrine infrante e le scritte di disprezzo per la razza ebraica l adesione al regime era forzatamente imposta e il controllo così rigido che trattare questi argomenti non era sicuro neanche in famiglia nel 43 all età di 15 anni ritornò a bergamo partì da sola e fece il viaggio in un vagone letto durante la notte però il treno ritardò a causa di bombardamenti e non aveva possibilità di avvertire sua madre che l aspettava in italia arrivata in italia ha percepito subito una sensazione di maggiore libertà la vita era più tranquilla le razioni di cibo erano più ragionevoli e il mercato nero fiorente i certificati scolastici acquisiti in germania non avevano valore in italia e l unica scuola in cui è stata accettata era un istituto professionale femminile in italia ha percepito una grande differenza negli stili di vita rispetto a berlino più tradizionali chiusi timorosi e certe cose le ragazze non le facevano era abituata ad una scuola abbastanza aperta dal punto di vista culturale nella quale si discuteva mentre in italia la scuola era più rigida e inizialmente trovò difficoltà nell esprimersi essendo abituata a parlare il tedesco finita la guerra aveva 18 anni al termine degli studi lavorò per qualche anno come corrispondente in una ditta svizzera il cui stabilimento era a bergamo siamo negli anni della ricostruzione c era lavoro per tutti e si lavorava molto nel 1959 potè tornare a berlino per la prima volta dopo la sua permanenza in italia la trovò devastata con tanti vuoti nelle strade che prima erano sempre molto affollate per il traffico la vita riprendeva molto lentamente e fra mille difficoltà anche di carattere politico nel 1954 si è sposata ed ha cominciato ad insegnare nelle scuole pubbliche intanto anche la vita domestica si andava semplificando/complicando con la diffusione dei primi elettrodomestici come il frigorifero e la lavatrice che una volta ogni tre allagava la casa più tardi si 1947 a roma per l esame diffuse la lavastoviglie enorme e di stato rumorosissima la prima e poi la seconda 14

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automobile che permettevano alle donne di proseguire nel lavoro e di occuparsi contemporaneamente dei figli per le donne e madri della sua generazione ci fu poi il 68 studentesco che in realtà si svolse negli anni 70 72 che vide coinvolti i loro figli in manifestazioni e occupazioni a sfrido politico talvolta anche violente e quindi con molte preoccupazioni per la protezione dei loro figli ci racconta anche del muro di berlino un esperienza molto dura per i berlinesi molte famiglie furono divise e non c era alcuna possibilità di oltrepassarlo lei che era straniera ha avuto la possibilità di andare a visitare il centro storico che era nella parte sovietica della città e prima di lasciare il settore sovietico venivano effettuati moltissimi controlli dai soldati con i loro cani adesso i resti di questo muro sono 1981ca berlino dal settore occidentale la considerati cimeli e monumenti di memoria dell accaduto porta di brandeburgo infine un valore che ha voluto trasmettere ai suoi figli è stato quello di non giudicare i pensieri altrui e di rispettare perciò le opinioni di ognuno l incontro è stato molto utile per comprendere quello che è veramente accaduto durante la seconda guerra mondiale ma ancor più per valorizzare il lavoro che stiamo svolgendo la trasmissione della memoria e dei valori che hanno caratterizzato la vita delle generazioni precedenti la nostra 15

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