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accenti quadrimestrale telematico di scienze politiche e sociali non esiste più la cultura completa in senso goethiano ma per questo motivo ogni pensiero ha oggi un pensiero opposto e ogni tendenza una tendenza contraria ogni azione e il suo rovescio trovano oggi nell intelletto le più sottili ragioni perché si possa tanto difendere quanto condannare io non capisco come tu possa giustificare questo robert musil interventi di fiorenzo parziale domenica farinella pietro david ivano scotti claudio caccavale,tommaso ederoclite valentina reda grazia tatarella livio santoro antonietta de feo enrico sacco a cura dell associazione culturale accenti con il patrocinio del dipartimento di sociologia e ricerca sociale g germani università degli studi di napoli federico ii www.scienzesociali.org anno 2010 n°1 à
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accenti quadrimestrale telematico di scienze politiche e sociali rivista telematica a carattere scientifico anno 2010 n°1 issn 2036-9174 progetto grafico tommaso ederoclite associazione culturale accenti sede legale via sossio marchese 32 80020 frattaminore na sede organizzativa vico monte di pietà 1 80138 napoli sito web www.scienzesociali.org direttore responsabile tommaso ederoclite responsabile editoriale del numero enrico sacco comitato direttivo enrico sacco dario minervini ivano scotti fiorenzo parziale domenica farinella antonietta de feo enrico gargiulo francesco pirone livio santoro vittorio martone valentina reda la rivista telematica accenti è interamente scaricabile da www.scienzesociali.org in forma gratuita ma tutelata da licenza creative commons 1
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il numero uno di una rivista è sempre il più complesso non solo per le diverse difficoltà che s incontrano sotto il profilo burocratico o finanziario ma anche per la incessante richiesta di impegno collettivo necessaria alla produzione all organizzazione alla gestione e al lancio di un lavoro che per definizione non ha precedenti impegno che pur tra difficoltà logistiche continuiamo ad alimentare e diffondere sia all interno che all esterno dell ambiente accademico per questo numero il compito di responsabile editoriale è toccato ad enrico sacco che pioneristicamente ha cercato di porre al centro dell attenzione il persistente problema dello sviluppo meridionale puntando in particolare a sollevare la questione delle politiche pubbliche espressamente finalizzate a risollevarne le sorti un tema più volte apparso tra le pieghe delle ultime elezione regionali ripreso frammentariamente da numerosi testi pubblicati nel corso del 2010 ma che in ultima analisi non riesce ad affermarsi compiutamente in italia in tutta la sua valenza storica e civile le politiche pubbliche sono state coinvolte in un denso dibattito che spesso è andato al di là della ricerca o della mera analisi esse infatti possono essere considerate come dei veri e propri strumenti di consenso ovvero strumenti per la strutturazione di interventi attraverso i quali la politica e in particolar modo i partiti tentano di trovare risposte alle esigenze e ai bisogni dei territori in questo numero si fornirà dunque una visione degli interventi attivati negli ultimi anni nel mezzogiorno attraverso quella lente che da sempre ha caratterizzato tanto il dibattito quanto le riflessioni dell associazione culturale accenti diversità negli approcci e critica sociale l unitarietà il filo rosso che d altra parte è possibile rintracciare si rinviene nella consapevolezza che lo sviluppo sociale ed economico della penisola passerà invariabilmente dal tipo di soluzione avanzata per superare le forme di arretratezza più acute del sud buona lettura associazione culturale accenti 2
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indice enrico sacco mezzogiorno e politiche per lo sviluppo qualche appunto e una pista di riflessione 5 a nalisi fiorenzo parziale valutazione di alcune pratiche di governance delle politiche sociali in campania domenica farinella spesa pubblica o spreco notazioni al dibattito sullo sviluppo del mezzogiorno pietro david un italia divisa in due la persistenza dei divari nord-sud 14 32 58 o sservazioni valentina reda herbert simon due modelli di razionalità ivano scotti il mezzogiorno da area periferica ad area periferica ragionamenti intorno ai non cambiamenti del sud 78 87 a ccenti claudio caccavale le politiche ambientali nel mezzogiorno tra malgoverno e riscatto civile grazia tatarella le politiche sociali in un contesto multietnico veronica cortese derive 101 107 113 r ileggo tommaso ederoclite dahl r a 1989 democrazia e i suoi critici roma editori riuniti 115 3
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r ecensioni livio santoro foucault m 2009 la vita degli uomini infami bologna il mulino antonietta de feo malatesta m 2009 a cura di atlante delle professioni bologna bonomia university press ivano scotti minervini d 2010 politica e rifiuti napoli liguori 120 121 123 4
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mezzogiorno e politiche per lo sviluppo qualche appunto e una pista di riflessione enrico sacco 1 aumentano le voci diminuiscono le idee il mezzogiorno è un laboratorio affollato dove sono state finanziate politiche ordinarie e straordinarie dove si è discusso di casse speciali di fondi perduti di amministratori sprovveduti di faraonici progetti infrastrutturali su cui far leva per un futuro risorgimento un soggetto accattivante per scrittori e romanzieri in cerca dell esotica arretratezza incontaminata di storie e tradimenti vissuti all ombra di linguaggi morti dove l opinione maturata soggettivamente e la spasmodica ricerca di chiavi di lettura onnicomprensive della realtà meridionale sembra non incontrare più i limiti del buon senso tutto si sovrappone e tutto si confonde eventi politiche concetti e teorie pericolanti si susseguono orfani di una cornice di senso capace di risvegliare una coscienza collettiva forse ha ragione alberto asor rosa quando sostiene che si è esaurita l intelligenza critica la cui funzione non è consistita nell affermare verità assolute ma nel gerarchizzare le diverse verità e nello spiegare perché una cosa è più o meno importante di un altra 2009 p 110 così nella pubblicistica corrente di stampo giornalistico il mezzogiorno assume le fattezze di una terra di conquista per chi smarrito il senso della sua funzione essenziale nel chiacchiericcio massmediatico decide di inoltrarsi in labili avventure riflessive ed è paradossale che la mancata comprensione degli odierni problemi delle regioni delle province e dei comuni meridionali conviva negli ultimi anni con l inflazionamento delle pubblicazioni espressamente ad essi dedicate se invece si decide di prestare attenzione alla scienza che guarda al mezzogiorno d italia magari dall alto di una cattedra accademica o di un istituzione di ricerca legittimata nelle più alte sfere governative questo lembo di territorio può essere definito come quel luogo che ospita una formazione sociale costretta a vivere tra i resti di teorie e di pensatori continuamente digeriti e rigurgitati un vero e proprio cimitero degli elefanti ripercorrendo sommariamente l altalenante emergere e declinare di quelle teorie che guardano allo sviluppo come una meta raggiungibile è facile imbattersi in coloro i quali riaffermano la centralità del mercato come meccanismo ultimo di regolazione sociale incontrare i fermi sostenitori di uno stato interventista che contenga le spinte fratricide di una concorrenza cosmopolita o ancora confrontarsi con chi ha assunto un profilo più pragmatico capace di valutare senza il sostegno di una qualsivoglia sovrastruttura concettuale ed ideologica l impatto virtuoso o vizioso di politiche e strategie per la crescita e la coesione all ombra di una struttura dipartimentale o di un piccolo partito resistono poi i nostalgici di un approccio marxista o neomarxista votato a smascherare i rapporti di dipendenza viziosa che legano tra loro la fortuna e la sudditanza di paesi e regioni cosiddetti in ritardo senza dimenticare infine quelli abituati a ragionare per coppie di variabili fissate sul terreno sdrucciolevole di una giovane tradizione scientifica sopravanzano le generiche etichette del locale o del globale aumentano le discussioni 5
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autoreferenziali tra coloro che prediligono l analisi delle dimensioni economiche dello sviluppo e coloro che continuano a privilegiare quelle culturali a fronte di cotanta riflessione frammentata in mille rivoli editoriali sembra che da circa un ventennio si è smesso di indagare con profondità e curiosità i mutamenti che hanno attraversato la società l economia la politica e la cultura meridionale chi dimora o transita nel mezzogiorno quali strategie attua per far fronte alla sua endemica ingovernabilità quali sono le funzioni sociali attribuibili oggi alle grandi città adagiate nella parte bassa dello stivale come sta cambiando l economia sommersa ed i soggetti che in essa trovano riparo sfruttamento ed opportunità si avverte la mancanza in breve di studi ponderati in grado di restituire un immagine più o meno fedele del sud un immagine della vita compatta forte chiara coerente con la percezione che accompagna il quotidiano del cittadino medio un immagine indispensabile per acquisire oltre che una consapevolezza intellettuale scientifica e civile dati veritieri sulle prassi sociali effettive da porre a fondamento di un qualsivoglia progetto di sviluppo di una qualsivoglia strategia politica ma come ha scritto frank furedi il problema attuale non è la richiesta pragmatica di un sapere pratico bensì il fatto che le pressioni strumentali che gravano sulla produzione di conoscenza sono raramente bilanciate da una più ampia richiesta di comprensione 2007 p 92 dovremmo essere oramai consapevoli che l osservazione come l esperienza è priva di significato al di fuori di una prospettiva d insieme ora la questione che in questa sede si vuole sollevare riguarda l incapacità di giungere a delle sintesi analitiche rispettose di una realtà sociale complessa complessa non intrinsecamente ma rispetto alle povertà unidimensionali che continuano ad orientare gli specialisti È pur vero che il mezzogiorno d italia può essere osservato da diverse angolazioni prospettiche la storia delle idee è ricca di punti di vista che hanno influenzato la consapevolezza e la comprensione di quanti hanno deciso di accostarsi al problema meridionale anche i contributi che si presentano nel presente numero di questa giovane rivista riflettono almeno in parte tale ricchezza resta il fatto però che il prisma teoreticamente non articolato attraverso cui si guarda ai problemi del sud muta solo impercettibilmente così come il divario che lo separa dal nord gli anni ottanta del secolo scorso hanno segnato l adozione univoca di un immaginario già forte ed affermato quello economico tecnico strumentale il punto di vista della vulgata neoliberale così lo sforzo di comprendere le cause dell arretratezza che affligge i tanti mezzogiorni del nostro piccolo globo assume i contorni di un impresa impervia titanica nelle note che seguono si cercherà di sostanziare tale considerazione passando sinteticamente in rassegna il dibattito politico e scientifico consolidatosi in riferimento alla strategia e alle prospettive della programmazione negoziata e della politica di coesione europea due grandi disegni di sviluppo uno nazionale l altro sovranazionale due grandi ricettacoli di discorsi sul cambiamento meridionale dei programmi riformistici che hanno orientato giornalisti politici e studiosi nel corso dell ultimo quindicennio come si vedrà non senza difficoltà e contraddizioni la ragione che spinge a prendere in esame tali esperienze di policy si rintraccia nella matrice strategica che le accomuna una matrice tramite cui si è cercato di creare una frattura nell impalcatura economicista che ha orientato il dibattito post-bellico sulle possibilità di progresso del sud È andata crescendo almeno nelle intenzioni 6
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l attenzione nei confronti della dimensione sociale di un percorso di mutamento hanno riguadagnato consenso quelle correnti di pensiero disposte a concedere il giusto rilievo alle condizioni culturali relazionali e istituzionali di una determinata collettività territoriale si sono moltiplicati parallelamente i segmenti di policy decisi a concretizzare in termini di azione pubblica il patrimonio di conoscenze che pur in maniera frammentata si andava accumulando nelle università e nei centri di ricerca insomma a partire dalla metà degli anni novanta sembravano mature molte di quelle precondizioni indispensabili affinché il governo della società meridionale mutasse la sua tradizionale filosofia meccanicista e conservatrice ciò non è stato crediamo si renda necessaria una prima analisi delle piccole e grandi cause che hanno finito per depotenziare l ennesima azione rinnovatrice registrata nel mezzogiorno d italia 2 un solo mainstream per lo sviluppo l intensa discussione politica che ha portato all ideazione di strumenti socioeconomici rispettosi quantomeno formalmente delle peculiarità socioistituzionali di ogni territorio non è stata accompagnata da una parallela discussione pubblica relativa agli obiettivi ultimi cui lo sviluppo dovrebbe protendere e ai tempi necessari per il raggiungimento di tali obiettivi o se discussione c è stata questa non ha travalicato i ristretti confini disciplinari esistenti tra i diversi saperi storico-sociali ciò ha ingenerato una palese confusione circa la valenza dei risultati attribuibili all azione riformatrice esercitata dalle politiche negoziali i teorici dello sviluppo locale dello sviluppo che origina dai territori e dalle strategie d azione degli attori che in esso operano hanno affrontato non poche difficoltà nello schivare le critiche di economisti intransigenti1 ma la piccola comunità scientifica che si è sedimentata intorno ai temi e alle possibilità offerte dalla programmazione negoziata ha risposto a tali critiche tramite una comunanza d intenti evidente non abbandonando il terreno logico-interpretativo caro agli economisti si è cercato di dimostrare in molteplici modi l indimostrabile vale a dire che gli strumenti negoziali fra tutti i patti territoriali in poco meno di dieci anni avevano prodotto qualche risultato apprezzabile anche sul piano strettamente economico-finanziario aldilà della veridicità di queste incerte analisi finanziarie molte volte indirizzate a valutare l occupazione prodotta in determinati territori la questione principale risiede altrove nella valorizzazione dei risultati politici sociali e istituzionali oltre che economici la conclusione da trarre è la seguente insoddisfatti del ristretto punto di vista economico si continua a cercare con ciò raccogliendo i frutti di un processo di legittimazione scientifico intensificatosi nel secondo dopo-guerra nel discorso sociologico un analisi che sia effettivamente olistica dei percorsi di sviluppo locale e inaspettatamente cresce la sensazione che il tentativo è reso vano un tentativo reso vano dall esistenza di un comune sostrato ideologico che ingloba ed illumina con i propri riflessi tutto ciò che oltrepassa il confine dell unica narrazione ad oggi disponibile quella del mercato del pil dell impresa dei disavanzi finanziari delle bolle speculative e degli interessi individuali l indicatore primo per la valutare la buona riuscita dei 1 si rimanda in particolare alle critiche di nicola rossi 2005 7
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progetti di sviluppo locale resta la crescita economica e su questo fronte le voci di dissenso è qui che emerge il conformismo di molti analisti sono estremamente ridotte uno sviluppo economico troppo frequentemente non meglio esplicitato in termini di conseguenze sociali e istituzionali che da esso dovrebbero scaturire ulteriore indicatore della confusione che si è generata in seguito all applicazione delle direttive nazionali e comunitarie per l implementazione dei progetti di sviluppo locale è rinvenibile nell attenzione posta a livello accademico e politico sui livelli di governo nazionale regionale e locale maggiormente funzionali alla gestione dei nuovi percorsi di sviluppo problematica che per quanto centrale non ricomprende al suo interno la questione degli obiettivi dei fini degli approdi societari che si intendono raggiungere o che comunque non investe direttamente la contraddizione teorica sorta intorno alla loro nebulosa natura È su quest ultima questione che in primo luogo occorre trovare accordo tra le parti politiche e sociali pena la perenne incomunicabilità di visioni differenti tra gli obiettivi che un percorso di sviluppo dovrebbe raggiungere ad esempio potrebbe essere inclusa la costruzione di una filosofia programmatoria di lungo periodo nelle pubbliche amministrazioni locali fin qui tutto bene da ciò però deve necessariamente seguire una riflessione circa i tempi opportuni affinché tale apprendimento possa realizzarsi tempi che dipendono naturalmente dal contesto storico e culturale all interno del quale si intende operare se poi questo contesto è il mezzogiorno d italia si tratta sicuramente di tempi medio-lunghi utili a scardinare un modo di fare e di percepire il bene pubblico in maniera distorta e particolaristica questo non significa che gli strumenti negoziali della nuova programmazione dovranno essere valutati a partire dal 2050 significa soltanto che dalle analisi effettuate dopo pochi anni di sperimentazione territoriale non possono e non devono scaturire giudizi scientifici e politici definitivi e totalizzanti come d altro canto si è verificato in tutti i più reconditi anfratti del dibattito pubblico l aver introdotto brevemente l esperienza della programmazione negoziata italiana si giustifica con il timore che anche nelle analisi relative all impatto della politica di coesione europea vengano applicate griglie interpretative nate e consolidatesi all ombra di un primato disciplinare e per il momento gli indizi in tal senso non mancano l ansia di misurare costantemente il divario economicofinanziario che separa le regioni europee rischia anche nel contesto comunitario di minimizzare i risultati sociali e istituzionali ugualmente importanti non solo dal punto di vista economico delle politiche per lo sviluppo patrocinate da istituzioni sovranazionali le similitudini tra ciò che si è verificato nel nostro paese in seguito all applicazione di nuovi principi euristici interdisciplinari e ciò che si prospetta potrebbe accadere in europa dopo circa un quindicennio di sperimentazioni legate alla politica di coesione non sono poche se la prima riforma dei fondi strutturali introdotta dalla commissione delors a metà degli anni ottanta è stata interpretata come il simbolo di un emergente rottura paradigmatica in seno al modello di sviluppo legittimato dalle istituzioni comunitarie la definizione della programmazione degli stessi fondi per il 20072013 può essere intesa come un azione che pone fine a quella rottura la dimensione economica di un percorso di mutamento territoriale ritorna ad assumere la centralità euristica che gli è stata negata per circa un ventennio almeno nelle più alte sfere discorsive quando pur occupando il gradino più alto in una metaforica scala di priorità sovranazionali era stata costantemente interrogata sui rapporti che 8
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intratteneva con la dimensione sociale del mutamento sulla sponda opposta del medesimo campo riflessivo la coesione infatti si ritrova ora essa stessa ad essere interrogata meticolosamente sui rapporti che intrattiene con la competitività territoriale essere competitivi attrarre capitali e risorse piegare ad una logica di mercato l uso di risorse naturali e culturali presupposti a partire dai quali la commissione ha elaborato un elenco limitato di temi chiave ripresi puntualmente durante l ultimo assemblaggio programmatorio delle regioni obiettivoconvergenza innovazione economia della conoscenza ambiente prevenzione dei rischi accessibilità e servizi di interesse economico generale così sul piano paradigmatico si è verificato uno spostamento importante verso il concetto e la pratica della competitività mentre nei territori disagiati del sud si è dato inizio alla proliferazione d interventi regionali avulsi dall ambiente circostante interventi che continuando a minimizzare problematiche sociali quali quelle del lavoro nero della ghettizzazione degli immigrati irregolari dell abbandono delle periferie dell esclusione delle donne meridionali dal mercato del lavoro riconfermano anche per i prossimi anni un disegno di modernizzazione qualunquista e superficiale ampi pezzi di società restano nascosti l ultima programmazione dei fondi strutturali radicalizza l effetto magnetico esercitato da un idea-valore preminente da un egemonia mono-ideologica in seno agli orientamenti comunitari e diffonde un altro ossimoro la competitività è al centro della politica di coesione commissione europea 2008 p 6 la crescente importanza attribuita al territorio alle istituzioni locali alle reti di relazioni tra attori pubblici e privati al patrimonio architettonico-monumentale all istruzione alla ricerca scientifica di base si lega sempre più ai rapporti che in vario modo queste risorse intrattengono con la buona riuscita di un intrapresa competitiva2 l istruzione quindi è interpretata non come strumento per formare le prossime generazioni di cittadini ma come risorsa per accrescere il valore del capitale umano impiegato nelle maglie degli scambi economici la valorizzazione degli spazi architettonici non come presupposto per migliorare la vivibilità all interno di contesti urbani congestionati ma come fattore di attrattività per investitori esterni l affidabilità delle istituzioni pubbliche e delle regole ivi vigenti non è intesa come uno dei presupposti dell integrazione sociale ma è ritenuta indispensabile affinché un territorio sia più attraente di tanti altri per un potenziale investitore in cerca di profitto ne consegue che le filosofie budgetarie dello sviluppo riescano ad imporre la loro sedimentata e interiorizzata ortodossia anche entro contesti tradizionalmente poco inclini ad accoglierne il verbo si tratta di un comportamento istituzionalizzato altamente contraddittorio la mission riprendendo il linguaggio in auge del progetto europeo non può ridursi alla distribuzione di risorse economiche con il solo fine di attenuare le disfunzioni finanziarie derivanti dalla piena realizzazione del mercato unico la programmazione il partenariato l addizionalità la concentrazione e la sussidiarietà sono tutti criteri per l azione politica ed economica che soprattutto nell ultimo decennio sono emersi come vere e proprie icone dell azione 2 il quarto rapporto sulla coesione pubblicato dalla commissione europea nel 2007 non si discosta da questa filosofia gli interrogativi proposti pur arricchendo il dibattito attuale sulle cosiddette sfide del futuro globalizzazione sostenibilità ambientale sviluppo armonico ripartizione delle competenze nazionali regionali ed europee ruotano invariabilmente intorno al concetto di competitività 9
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comunitaria principi che non possono essere ridotti all assiomatica dell interesse del mercato e della visione formale dell economia ma che rispondono ad una logica filosofica attenta non solo alle necessità di crescita aggregata delle società capitaliste ma alle richieste di una maggiore umanizzazione della stessa dimensione economica la semplice constatazione che questi principi-guida sono in ogni caso posti al servizio della convergenza regionale nei livelli di pil che rappresentano in effetti solo dei nuovi mezzi per raggiungere un vecchio fine diversi dai precedenti metodi finanziari deterritorializzati ma comunque meri mezzi organizzativi al servizio dell obiettivo principe non aiuta la comprensione dell impatto destabilizzante e contraddittorio che progressivamente questi stessi principi iniziano a veicolare gli obiettivi di sviluppo perseguiti dall unione europea non hanno subito sostanziali cambiamenti durante le ultime tre programmazioni pluriennali dei fondi strutturali i divari in funzione dei quali è stato introdotto il complesso apparato di interventi a sostegno delle regioni arretrate si riferiscono ai parametri del reddito e dell occupazione paradossalmente quindi è nei mezzi che l unione europea ha introdotto nelle maglie delle pubbliche amministrazioni italiane per raggiungere elevati tassi di crescita che si può ritrovare il seme di una diversa concezione dello sviluppo una concezione inclusiva partecipativa e attenta alle esigenze sostanziali di cambiamento che ogni formazione sociale inevitabilmente esprime nelle piccole crepe di una visione uniformante la difficoltà principale si riscontra anche nel contesto comunitario nel mancato riconoscimento dei risultati socio-istituzionali discendenti dall applicazione di nuove pratiche negoziali le pratiche valutative e l ansia che intorno ad esse si sedimenta riflettono i presupposti teorici che del concetto di sviluppo l unione europea e gli stati membri legittimano le metodologie comunitarie la loro standardizzazione e il tecnicismo tramite cui vengono costruite non devono essere percepite come le roccaforti di una conoscenza obiettiva sui risultati raggiunti dalle politiche strutturali la scelta valoriale culturale di misurare per lo più i risultati finanziari raggiunti dalle regioni europee è abbastanza palese e solo la chiusura in un universo simbolico estremamente rigido può occultare tale scelta ogni criterio di giudizio non esiste mai a priori ma deve essere scelto a partire dagli obiettivi dell azione pubblica se poi questi obiettivi sono indirizzati quasi esclusivamente alla crescita del reddito regionale dell occupazione e della produttività del lavoro i modelli valutativi applicati non possono che registrare i risultati raggiunti per queste sotto-dimensioni dello sviluppo in breve ciò che è valutato non è il grado di sviluppo raggiunto da una determinata regione come spesso si crede o si cerca di far credere ma la variabilità di alcuni indicatori che non assicurano meccanicamente benessere e coesione sociale le relazioni annuali della commissione sull attuazione dei progetti regionali finanziati con i fondi comunitari sono strutturate in modo tale che la concreta realizzazione dei progetti a livello locale non sia mai raccontata nei suoi aspetti concreti fattuali vivi la partecipazione delle comunità locali l innovazione sociale posta in atto le ricadute in termini di costruzione di un nuovo tessuto civile tutto ciò resta sullo sfondo di conseguenza l imperativo che si è diffuso tra le pubbliche amministrazioni centrali e periferiche dalla riforma delors del 1988 alla stesura del piano programmatorio per il 2007-2013 è in gran parte quello di spendere di appaltare di rendicontare le conseguenze sul piano dei 10
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risultati conseguiti sono visibili anche all osservatore più distratto da un lato le regioni meridionali restano orfane di una teoria della programmazione e sono costrette frequentemente a riattivare vecchie logiche redistributive imperniate sulle convenienze congiunturali politiche-affaristiche dall altro sono quotidianamente socializzate ad una cultura rendicontativa formale dove il dato economico e sociale lascia ampi spazi di discrezionalità interpretativa non è nostra intenzione porre sotto silenzio le garanzie derivanti dall introduzione di una cultura amministrativa in grado di rendicontare le risorse spese ciò che si vuole denunciare è la rigidità di una prassi burocratica che dimentica gli obiettivi posti alla base della sua introduzione anche in questo caso superando le differenze in termini di visioni e di giudizi il punto è comprendere su quali aspetti intende soffermarsi il legislatore con l ausilio dello scienziato nel valutare una politica pubblica per lo sviluppo se tra questi aspetti il mutamento di un dato ambito sociale sul medio e lungo periodo inteso come l insieme delle consuetudini tramandate informalmente i rituali che caratterizzano le interazioni le abitudini accumulate e strenuamente resistenti al cambiamento non è prospettato come una delle priorità dell azione pubblica significa che il fallimento delle politiche locali delle politiche regionali europee è stato decretato prima ancora che queste venissero concretamente sperimentate significa altresì rinnegare le rinnovate finalità che l azione pubblica si è posta tempo addietro anche sul piano della responsabilizzazione dei livelli governativi subnazionali occorrerebbe considerare la partecipazione agli interessi della propria comunità per la sua intrinseca desiderabilità come conquista eminentemente sociale e culturale analizzare le diverse forme di capitale sociale come indispensabili supporti relazionali per la realizzazione individuale e la coesione sociale valutare le recenti architetture decisionali ispirate alla multi-level governance non semplicemente come costruzioni istituzionali necessarie per diminuire i costi di transazione economica alla north 1994 per intenderci ma apprezzarne anche il contributo in termini di rappresentanza e quindi di democraticità territoriale tutto ciò non accade perché l europa appare lontana dall affermare un suo peculiare punto di vista sul mondo sulla società sul mutamento sulle cause dell arretratezza il sogno europeo di rifkin 2006 quello sulle relazioni comunitarie sulla diversità culturale sulla qualità della vita sullo sviluppo sostenibile più che sull illimitata crescita materiale è destinato a restare tale ancora per lungo tempo insomma l unione politicamente si trova ad avallare discorsi valutativi e interpretativi che sminuiscono e minimizzano l innovazione in nuce della sua stessa azione riformatrice il discorso monodisciplinare della crescita si è potuto così arricchire di nuovi contenitori concettuali la coesione e poi la sostenibilità la partecipazione la sussidiarietà che non ritrovano più la loro ragione costitutiva contenitori orfani cioè di quella logica riflessiva che ha dimostrato in un contesto votato alla specializzazione scientifica l autonomia e l importanza di una formazione sociale nel determinare la direzione del mutamento storico una crisi più volte annunciata che rischia di travolgere e minimizzare l effervescenza socioculturale che la politica di coesione tra molteplici contraddizioni aveva in ogni caso innescato sovrapponendosi e integrandosi alla crescente sensibilità teorica non solo in europa per la dimensione sociale-locale dello sviluppo 11
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bibliografia asor rosa a 2009 il grande silenzio roma-bari laterza commissione delle comunità europee 2008 quinta relazione intermedia sulla coesione economica e sociale regioni in crescita europa in crescita bruxelles com 371 def european union regional policy 2007 fourth report on economic and social cohesion growing regions growing europe communication from the commission may 2007 luxembourg furedi f 2007 che fine hanno fatto gli intellettuali i filistei del xxi secolo milano raffaello cortina editore [ed originale where have all the intellectuals gone 2004 north d c 1994 istituzioni cambiamento istituzionale evoluzione dell economia bologna il mulino [ed originale institutions institutional change and economic performance cambridge 1990 rifkin j 2006 il sogno europeo milano mondadori [ed originale the european dream 2004 rossi n 2005 mediterraneo del nord bari laterza 12
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accenti quadrimestrale telematico di scienze politiche e sociali n° 1 anno 2010 valutazione di alcune pratiche di governance delle politiche sociali in campania fiorenzo parziale 1 introduzione la governance tra ambiguità concettuale e molteplicità delle pratiche in questo articolo si discute del modo in cui si è tradotto in pratica il concetto di governance nel campo delle politiche sociali campane negli ultimi dieci anni l analisi è circoscritta ad alcuni meccanismi di funzionamento delle social policies individuati dall osservazione e dallo studio di due casi uno relativo all area interna della campania l altro riguardante la città di napoli la tesi di fondo che qui si intende sostenere è che la formazione economicosociale regionale di tipo statuale-dirigista si sta piegando su se stessa perché in crisi di innovazione politico-istituzionale rispetto a quello che è l assetto tipico della società post-fordista È come se fossimo in presenza di una morfostasi del sistema di gestione delle politiche pubbliche regionali nonostante il più generale mutamento socioeconomico degli ultimi decenni o per essere più precisi si è assistito ad una riproduzione del sistema di gestione delle politiche regionali del passato in quanto i nuovi interventi sociali sono stati adattati a questo sistema con effetti in parte regressivi in termini di qualità del welfare andando per ordine è bene soffermarsi brevemente su quello che era il mutamento atteso definito dalle retoriche battistelli 20021 del new public management veicolate soprattutto attraverso i documenti normativi dell unione europea il mutamento atteso consisteva nel passaggio dalle forme di government a quelle di governance epperò non era ben chiaro questo mutamento essendo ancora oggi lo stesso concetto di governance opaco se non ambiguo infatti col termine governance ci si sta riferendo alla governance pubblica si intendono modalità differenti di gestione delle politiche pubbliche si va dalla concezione della governance come mera capacità degli attori sociali di resistere all intervento top-down dello stato alla loro capacità di influenzare le politiche pubbliche sin dalla loro formulazione così come l auspicio della normativa europea di dar vita a forme di gestione orizzontale tra diversi attori pubblici e privati può essere tradotto in maniera diversa a seconda dei contesti istituzionali nazionali e locali per semplificare da una parte la governance è uno dei concetti cardine della filosofia politica neoliberale secondo la quale la riduzione del raggio d azione dello stato deve essere compensata da attori sociali attivatori di capitale sociale e capaci di auto-organizzarsi secondo quella che è la visione del conservatorismo civico in modo tale da favorire la gestione delle policies con budget ridotti rispetto al passato dall altra essa viene impiegata come uno strumento analitico 1 per retorica si intende una data rappresentazione della realtà elaborata dal vertice e trasmessa alla base che porta ad individuare un dato problema e a definire le modalità generali attraverso le quali provare a risolverlo 14
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